Francesco Rutelli ha deciso di lasciare, meglio così. Con l’elezione di Pierluigi Bersani alla guida del Pd si è fatta finalmente chiarezza. Si è data un’identità definitiva ad un progetto che era nato in modo enfatico, come un grande sogno, rimasto tale… perché di reale aveva ben poco. Era una ” cosa “, ma cosa? Aveva un grande fine, per fortuna sopravvissuto: il via ad un bipolarismo che avrebbe dovuto e dovrebbe rappresentare la grande chance italiana per un riscatto della politica verso una conduzione meno confusa e meno tortuosa.
Ora, con il riavvicinarsi al partito di Casini, riscontriamo se non altro il definitivo abbandono da parte di Rutelli di un bluff che non poteva più sostenere: il Pd non è un partito da accomunare al Partito Democratico di Obama, come tentato di sostenere da parte di Veltroni e Franceschini, ma è un partito di centro sinistra composto dall’unione di un compromesso equilibrato tra il vecchio PCI moderato e l’area di sinistra della defunta DC. Ingredienti similari, anche se opposti, che si possono riscontrare nel PDL di Berlusconi e Fini.
L’entrata di Rutelli nella scuderia di Casini servirà probabilmente a rimpinguare il ” forziere ” del progetto di un ” grande centro ” che potrebbe fare da ” ago della bilancia “ ogni qualvolta il distacco fra Pdl e Pd dovesse essere esiguo, in modo da esaltare quel compromesso ” all’italiana “ che sembra a volte, purtroppo, l’unica vera chance da mettere a disposizione del nostro popolo… ovvero, l’ennesima ” cosa poco chiara “.
Tra tanti politici che sognano e si propongono per il bene ” esclusivo ” degli italiani, molti di loro dimenticano quale sia il nostro vero sogno: ” quello di essere governati da una maggioranza coesa sotto il vigile controllo di una opposizione altrettanto coesa… è chiedere troppo? “… Non credo proprio, ben venga dunque l’elezione di Bersani, il quale ha subito chiarito dubbi e fantasie: la speranza nostra è quella che non ricada negli errori dei suoi predecessori e dia finalmente il via ad un contraddittorio… basato esclusivamente sui contenuti.
Umberto Napolitano
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