Il licenziamento di Babbo Natale

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babbo-natale2Famiglie d’Italia ha il piacere di pubblicare un altro articolo del nostro amico australiano, Michael Gray: un simpatico omone di quasi due metri che impareremo a conoscere nel tempo per la sua sensibilità e per le infinite qualità.

 

 

Ho letto con un po’ di preoccupazione la notizia che questo Natale, a Sarajevo, le autorità hanno proibito la presenza di Babbo Natale nelle scuole materne. Io, che da dieci anni faccio Babbo Natale nella scuola materna del mio paese nell ’ Oltrepò Pavese, potrei essere, in un futuro non lontano, un esubero?

 

In Italia, ed anche recentemente in Spagna, si discute la presenza del crocefisso nelle aule delle scuole e degli uffici pubblici. Devo ammettere che non è un problema che io viva con un’ ansia particolare, provenendo da una nazione che non ha una simile usanza e che, almeno in apparenza, mantiene un distacco tra Chiesa e Stato. Capisco, però, che in un Paese come l’Italia questo possa essere fonte di timori e di polemiche, proprio per le tradizioni storiche che hanno legato questi due mondi. Nello stesso modo non mi sorprende che in una zona musulmana, com’è oggi Sarajevo, ci sia un’avversità a figure associate alle celebrazioni cristiane, tipicamente occidentali, come Babbo Natale.

 

Ma il tutto mi mette davanti un dilemma. Babbo Natale: quale valore rappresenta?

 

Sicuramente è una rappresentazione bonaria del Natale e, pertanto, vicina ai temi cristiani, nonostante le sue probabili origini pagane teutoniche. Però, in un certo senso, io, come Babbo Natale, sono anche una cosa finta, non reale, un’invenzione di un desiderio popolare per esprimere una gioia collettiva nel periodo natalizio.

 

Però, quando mi trovo davanti ai bambini delle scuole materne, loro mi vedono davvero come un’entità reale. Per la grande maggioranza dei bimbi la presenza di Babbo Natale, questo uomo grosso, gioviale, dai vestiti e accento strani, porta sicuramente un momento di grande gaiezza. Purtroppo per alcuni tale è la stranezza, che suscita timore.

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Mi ricordo, un anno, di una bambina dagli occhi grossi tondi, che doveva ricevere il dono da Babbo Natale. Mentre si avvicinava, vedevo aumentare il suo spavento. Ad un certo punto si bloccò, immobilizzata dal terrore, con gli occhi che quasi saltavano fuori dalle loro orbite, e scoppiò a piangere.

 

Spero che l’esperienza brutta della bambina non le rimanga per il resto della sua vita. Ma quella vicenda mi ha insegnato una cosa, che la commozione dei bimbi è reale perché le emozioni che provano sono reali. Babbo Natale, è un evento reale della loro vita, anche se transitorio.

 

L’altra cosa che mi ha colpito della figura di Babbo Natale è avvenuta un anno, quando, ai festeggiamenti di Natale alla scuola materna, parteciparono tre personaggi importanti: il sindaco, il prete e, naturalmente, Babbo Natale.

 

Seduto tra il prete e il sindaco (Babbo Natale era la star dell’evento) mi resi subito conto che avevo molte cose più in comune con il prete che con il sindaco. E questo perché Babbo Natale e il prete rappresentano, anche se a livelli molto diversi, un atto di fede con la necessità di seguire certe regole.

 

Nel caso del prete, il mistero della fede prevede un comportamento particolare. Come dice Homer Simpson nella sua descrizione della religione “… the one with all the well meaning rules that don’t work out in real life, uh, Christianity” “… quella con tutte le regole ben intenzionate che non si riescono a rispettare nella vita quotidiana, Cristianesimo”.

Ma non è diverso per Babbo Natale. E’ un atto di fede il credere che io arrivi dalla Laplandia o Lapponia su una slitta tirata da renne (ogni anno i bambini mi chiedono di vedere le mie renne) e che porti dei regali il giorno di Natale (l’anno scorso una ragazzina, tutta preoccupata, mi ha confessato che a casa sua non c’era camino e, perciò, come riuscivo a lasciarle i regali?), ed è importante che i bambini si siano comportati bene (sempre prima di distribuire i regali faccio le solite domande – siete stati bravi quest’anno? – coro di “siiiiii”, date sempre un bacio a mamma e papà? – coro di “siiiiii”, non litigate troppo fra di voi vero?…e qui già iniziano le prime defezioni).

 

E nella classe della scuola materna composta da bambini italiani ma anche da bambini provenienti dell’Europa dell’est, dall’Africa e dall’Asia, l’arrivo di Babbo Natale è anche una conferma della visione di Natale del bambino Bart Simpson: “Christmas is a time when people of all religions come together to worship Jesus Christ”, “Natale è il momento in cui persone di tutte le fedi e religioni si uniscono per venerare Gesù Cristo”.

 

In questo contesto non credo che le mie paure iniziali possono avverarsi. Non penso che io, Babbo Natale, almeno in Italia, sia in procinto di essere licenziato. Babbo Natale ha buone intenzioni senza essere troppo dogmatiche. E quando giro per il mio paese in questi strani vestiti rossi, non c’è una persona, giovane o vecchio, maschio o femmina, sindacalista o magnate, italiano o forestiero, che non sorrida.

 

Questo per me è un vero dono tra noi. Dico, “Viva Babbo Natale”. Spero che io non sia vissuto come un inganno ma come una piacevole credenza passeggera. Almeno il bambino Bart Simpson è dalla mia parte: “Aren’t we forgetting the true meaning of Christmas? You know, the birth of Santa.” “Non ci stiamo dimenticando il vero significato di Natale? Sai, la nascita di Babbo Natale.”

 

Ringrazio Bart per il suo appoggio, ma Babbo Natale non vuole mettersi in concorrenza con “ Gesù “… Vuole solo mettere in atto un po’ della gioia della “ Sua “ parola.


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MICHAEL GRAY

 

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