Famiglie d’Italia,per dire chi siamo! 2

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A seguito dell’articolo da noi pubblicato ieri, intendo continuare nell’analisi del significato dell’espressione ” per dire chi siamo “, per cercare di dare delle risposte che  soddisfino le richieste ricevute. Il mio nome è Umberto e il cognome Napolitano; sono nato a Brescia un  paio d’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale da padre salernitano e da madre delle isole Eolie, conosciutisi chissà come a Milano e sposatisi, ancor di più chissà come, a Saluzzo: credo che non ci siano dubbi, una famiglia italiana. Una famiglia nella quale sono cresciuto imparando ad apprezzare tutte le piccole conquiste, giorno dopo giorno, del progredire costante di un nucleo in condizioni finanziarie modeste, ma determinato e unito, perché innamorato e ricco dentro. E nel contempo cresceva anche la nostra neonata Repubblica sulle ferite di una guerra disastrosa, ma con la grinta e l’orgoglio di un popolo che si stava rigenerando, si ritrovava, si sentiva finalmente…una Nazione. E poco importa se il lavoro non era sufficiente a soddisfare tutte le richieste; i più forti, i più tenaci salivano sui treni e si imbarcavano sui transatlantici per raggiungere terre lontane, con i loro cari vicini solo  nel cuore. Lavori umili e faticosi, ma affrontati ed eseguiti con impegno e con bravura, tanto da trasformare il famoso ” italiani spaghetti  mandolino ”  in italiani  responsabili e grandi lavoratori. La mia mamma mi raccontava di una sua sorella che aveva fatto fortuna in America e mi mostrava con orgoglio la ricevuta del vaglia che le aveva spedito con i soldi per  il biglietto del treno per venire a Milano, insieme ad un’altra sorrrella ( mia madre era la settima di undici figli ), e sopravvivere  per il tempo di trovarsi un lavoro. Sto parlando di un’Italia povera, ma dignitosa. Un’Italia in grado di tirarsi su le maniche e reagire, affrontando il mondo a petto in fuori, senza vergognarsi, certa ed orgogliosa della propria identità. La strada era in salita e piena di trabocchetti, ma la voglia di arrivare era immensa, e nei momenti di solitudine e di tristezza era il calore della famiglia a sostenere; bastava una fotografia, per ritrovare  energie, riprendere l’ascesa e raggiungere il traguardo.

E l’Italia è cresciuta diventando una delle nazioni più importanti nel mondo: famoso è il boom degli anni ’60, il sogno che si fa realtà. L’automobile diventa accessibile a tutti, divenendo insieme agli elettrodomestici, un bene primario come il pane e più del pane. Ma con il benessere si assopiscono gli stimoli, le grandi scommesse. Il lavoro c’è, magari non ti soddisfa, ma ti permette di non farti mancare quasi nulla. Ed il consumismo diventa l’amico più caro, il compagno di merende e , se non ci sono i soldi, poco importa…una cambiale, un assegno posdatato, un prestito in banca, un acquisto fatto a rate: un ingranaggio inarrestabile.

                                                 

Un ingranaggio che ha aumentato col tempo il suo movimento, trasformandosi in una corsa folle. E intanto altri popoli si destavano dal torpore, al contrario di noi che lo stavamo riscoprendo. Ed ecco che l‘Italia diventava l ‘Eldorado dei paesi poveri che in massa, liberati dopo secoli di schiavitù, raggiungevano con tutti i mezzi le nostre coste in cerca di fortuna, integrandosi con le loro usanze, orgogliosi della loro religione e della loro storia. E noi li abbiamo accolti come un giorno fummo accolti, con la differenza che dove andavamo c’era lavoro, ma questi poveracci qui non ne hanno trovato molto, visto che anche noi non ce la passiamo troppo bene, perché i tempi son cambiati e la festa è ormai finita. In ogni caso adesso sono qui, siamo sulla stessa barca e, bene o male, insieme dobbiamo remare. 

Ora, però, io mi domando, visto che dobbiamo integrarci e convivere civilmente…perché mai un musulmano può permettersi di gettare un nostro Crocifisso da una finestra o murare una Madonnina senza temere una nostra reazione o una ferma disapprovazione?…perché?Perché sa che noi al massimo ci alteriamo un po’, alziamo un po’ la voce e  poco dopo ci dimentichiamo  tutto e rientriamo nelle nostrae cucce. Famiglie d’Italia nel suo ” per dire chi siamo “  intende dare una risposta credibile al quesito in questione: loro se lo possono permettere perché sono convinti di quello che fanno. Sono orgogliosi di essere musulmani, di essere credenti e praticanti seri della loro religione. I nostri simboli li vedono come un’offesa e cercano di eliminarli perché sanno che la controparte non è altrettanto convinta o, almeno, non lo fa vedere e dorme o mugugna e più di tanto non si muove. L’orgoglio è annegato nel naufragio delle conquiste sociali e la nostra religiosità si è rifugiata nei meandri interiori, lasciando alle vecchiette e a pochi temerari l’accesso alle chiese di parroci annoiati e quasi rassegnati. Sta a noi far cambiare idea a chi pensa di poter fare quello che vuole a casa nostra, che adesso è anche la loro, e farci rispettare.

                                          

Famiglie d’Italia, nel suo ” per dire chi siamo ” vuole ricordare a tutti le nostre origini, il nostro passato, le cose buone che abbiamo fatto grazie anche alle cose buone che abbiamo ricevuto: il tutto non in un nostalgico revival, ma in una ponderata presa di coscienza, per ritrovare le energie, gli stimoli…l’orgoglio che ci rende forti e produttivi nei confronti nostri e di quelli che con noi si confrontano e si integrano,  per risorgere e risplendere, ritornando ad essere l’esempio di un buon esempio.

Umberto Napolitano

 

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Una Risposta to “Famiglie d’Italia,per dire chi siamo! 2”

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