Il coraggio di chiedere scusa

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https://i2.wp.com/www.ansa.it/site/notizie/awnplus/topnews/med/re210x2hX_20090610.jpgIeri è stata una giornata storica per noi e per il mondo intero. Con l’arrivo e la visita nel nostro paese del leader libico Muammar Gheddafi, l’Italia sta dimostrando che il sedersi intorno ad un tavolo e cercare di dialogare e  di spiegarsi, può essere un passo essenziale verso la comprensione tra popoli e mentalità differenti, verso l’obbiettivo comune che è quello di una convivenza pacifica. In fin dei conti siamo stati noi che al tempo del fascismo abbiamo invaso lo Stato libico e a commesso anche delle atrocità nel nome di una civilizzazione che aveva come scopo primario quello dei propri interessi nazionali ( petrolio, un posto al sole…etc. ). L’aver avuto il coraggio di ammettere i propri errori e chiedere scusa è stata l’opportunità per chiudere definitivamente una brutta pagina della storia dei due popoli. E, secondo me, l’arrivo del colonnello in divisa militare con cucita addosso la foto della cattura da parte degli italiani del loro eroe della resistenza, non è stato un gesto provocatorio, ma un dovuto omaggio a colui che morì per la causa libica, come a ricordargli che il suo non è stato un sacrificio inutile. Il tempo e la storia non lo hanno dimenticato e gli rendono onore attribuendogli ampio merito se i due popoli, un giorno nemici, ora possono intraprendere l’inizio di un percorso comune. Ieri è stato un lavoro lungo e paziente intrapreso 15 anni fa e Silvio Berlusconi ha dimostrato di sapersi ben muovere nell’ambito della diplomazia internazionale, e, almeno di questo, gliene va reso atto. Purtroppo a noi italiani non è permesso mai di godere appieno di un qualcosa di positivo, senza che non lo si riesca ad intorbidare  in qualche modo con polemiche ed alzate di scudo varie da parte delle opposizioni, incomprensibili se consideriamo che proprio Massimo D’Alema fu uno dei maggiori fautori di tale risultato. Ed il mio rammarico è rivolto specialmente nei confronti di Marco Pannella, eroe ai miei tempi di tanti giovani per le sue battaglie innovative, e dei suoi radicali che hanno intrapreso l’ennesimo sciopero della fame,  solo perché contrari all’ospitalità e agli onori resi ad un Capo di Stato, visto da loro come un semplice e sanguinario dittatore. Può anche darsi che Gheddafi un tempo sia stato un terrorista nella sua rivoluzione, ma, come egli stesso dice oggi, ” condanno il terrorismo, ma dobbiamo pensare alle ragioni che hanno portato a questo fenomeno  e non solo agli effetti. Dobbiamo tornare indietro e capire queste ragioni, capire perché c’è stato e c’è questo fenomeno “.

La Libia oggi non si può certo definire una democrazia compiuta, in quanto non sono ancora concesse tutte le libertà politiche e perché vige tuttora forte il culto della personalità di Gheddafi, però sembra aver intrapreso una buona strada che non possiamo certo agevolare con le prese di posizione radicali tendenti all’isolamento e che rischiano solo di rallentare un processo evolutivo in positivo. Noi abbiamo teso una mano alla Libia e la Libia l’ha tesa a noi. Possiamo dimostrare che il dialogo e l’intesa con il mondo arabo sono possibili, basta che  ognuno degli interlocutori cerchi di capire le visioni dell’altro per tendere al giusto compromesso. Solo così, ed anche Barack Obama sta andando in questa direzione, si potrà aprire uno squarcio nella diffidenza e nei contrasti fra le due mentalità. Avvicinandosi, le due culture tenderanno ad integrarsi cogliendo il meglio l’una dell’altra. E un sogno, ma anche una necessità, e la presenza di Gheddafi sul nostro territorio, con la firma definitiva dei vari accordi intrapresi, ne rappresenta la conferma più evidente.

Umberto Napolitano

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