Gheddafi come Fidel…anzi, no

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gheddafi Il nostro Paese è in grado di sorprendermi ogni giorno di più: quello che è successo ieri a Roma, almeno per quanto abbia potuto analizzare a mente fredda nella mia testa, ha quasi dell’incredibile. Gheddafi, l’ultimo dei rivoluzionari, che vediamo a lato accanto a Berlusconi nella sua originale uniforme, essendo ormai Fidel Castro per motivi di età più un monumento che una realtà operante, è stato contestato contemporaneamente dalla destra e dalla sinistra e, stranamente, in modo maggiore proprio da quest’ultima, che non ha gradito il fatto che l’uomo abbia ormai dismesso i panni del terrorista, anzi stia dimostrando di volerlo contrastare energicamente a seguito delle nuove convinzioni di pensiero createsi in lui. Un Gheddafi che combatte le migrazioni clandestine e, soprattutto, i negrieri del XXI secolo non affascina più, per cui il fatto che egli condanni l’America di aver eliminato con Saddam l’ultimo baluardo  in Medio Oriente contro Bin Laden, poco importa, passa in secondo piano… il suo pacifismo è troppo personale, troppo logico, troppo poco comunista. Della foto sul petto in onore al martire libico ho già detto ieri; forse ha dato anch’essa fastidio a qualcuno, ma ciò che certamente ha infastidito di più qualcun altro, ed esattamente Alemanno, è stato il sogno del Colonnello, cioè  quello di un mondo senza partiti, ne destra ne sinistra, ma il meglio di ognuna al servizio del popolo, unico sovrano. Infatti, il sindaco romano ha affermato che il leader di un altro Paese non può permettersi di venire in Italia a dare lezioni di politica e ad esprimere le proprie convinzioni: dal suo punto di vista potrebbe anche avere tutte le ragioni, se non fosse che questo è permesso, invece, ad un Grillo qualsiasi, che può mandare in quel posto chiunque ed inneggiare tranquillamente all’anarchia. Ad un Gheddafi sereno ed educato no, benché da noi ci sia, appunto, un innegabile libertà di parola.

meglio stare zitti Io penso che a volte sia meglio, almeno ogni tanto, stare zitti e soffermarsi ad ascoltare senza sempre levare gli scudi in segno di protesta. Perché tutto ciò provoca altre parole e, di parole, da noi se ne sono dette e se ne dicono ancora troppe a discapito dei fatti che, invece, ahimè latitano. Siamo arrivati ad un certo momento storico della nostra evoluzione in cui anche i più arrabbiati, vedi appunto Fidel e Gheddafi, anche se per motivi diversi, tendono a tranquillizzarsi ed a cercare la via del colloquio e del confronto. Solo da noi questo, almeno per il momento, non è ancora possibile…lo dimostra il bordello pre e post elettorale degli ultimi giorni. Ma questo, per fortuna, è il difetto e il dramma solo di pochi. Noi, cittadini,… stiamo crescendo, stiamo cominciando a capire… ci stiamo organizzando… stiamo cercando di pararci in qualche modo i… fondali, in attesa che il buon senso, grazie anche alle nostre indicazioni e preferenze, prenda definitivamente il sopravvento. Accontentarsi di sperare solo, ormai, non basta e non serve più a nessuno!

Umberto Napolitano

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