Giovanardi chiede scusa alla famiglia di Stefano Cucchi

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giovPer noi di Famiglie d’Italia che in  Carlo Giovanardi, in qualità di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con  delega alle Politiche per la Famiglia, vediamo il referente per le nostre proposte e richieste inerenti all’attività del governo, è importante constatare che egli abbia fatto un passo in dietro e chiesto scusa alla famiglia del giovane Stefano Cucchi, morto, si ipotizza, a causa delle percosse ricevute durante la sua detenzione in una delle celle del Palazzo di Giustizia mentre era in attesa di processo. Per noi è un atto come minimo dovuto perché, in momenti di tensione politica così esasperata, le sue scuse rappresentano un segnale di civiltà e distensione.

Queste le sue dichiarazioni: ” Quando ci sono dei fraintendimenti, soprattutto se offendono la sensibilità di una famiglia, è giusto chiedere scusa. Ci tengo a ribadire che è un fatto gravissimo, intollerabile, che per cinque giorni Stefano non sia stato curato; è entrato in ospedale che pesava 43 chili ed è uscito che ne pesava 36 chili, non è stato nutrito. … E la famiglia  ha ragione a chiedere il motivo per cui non è stata coinvolta. Perchè non sono stati chiamati gli psicologi, perchè i medici non lo hanno curato?… Una persona così debole e fragile non è stata aiutata. Questa è la cosa più grave. … Il resto, percosse o altro, ribadisco che, come Dipartimento e come Presidenza del Consiglio, siamo disposti a costituirci parte civile nel processo se dovessero emergere responsabilità di qualche pubblico ufficiale nel corso della vicenda “.

Alcune testate giornalistiche hanno ironizzato su queste scuse giunte, a parer loro, un po’ troppo in ritardo e con lo scopo di tamponare una polemica che stava tracimando. Io aggiungo, però, che a quanto mi risulta da fonti personali ottenute a seguito di una mia telefonata di due giorni fa in cerca di ” spiegazioni ” ad affermazioni troppo fredde e semplicistiche in un caso così triste, serio e ancora poco chiaro, … mi è stato confermato che Giovanardi aveva già telefonato alla sorella del povero ragazzo, scusandosi immediatamente e fornendo spiegazioni alle sue parole che, secondo lui, erano state  interpretate frettolosamente e riportate in modo non conforme alle reali intenzioni affermative.

In ogni caso, se è umano sbagliare divenendo oggetto di critiche giustificate. … importante, ancor di più, è essere capaci di saper rimediare con intelligenza ed umiltà.

Famiglie d’Italia

Umberto Napolitano

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2 Risposte to “Giovanardi chiede scusa alla famiglia di Stefano Cucchi”

  1. Matteo Says:

    ROMA – «Stefano Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto, e la verità verrà fuori, soprattutto perchè pesava 42 chili». Le frasi del sottosegretario con delega per la lotta alla droga ,Carlo Giovanardi, intervenuto a «24 Mattino» su Radio 24 per parlare di droga, hanno scatenato l’ennesima, aspra polemica politica. Parlando di Cucchi, Giovanardi ha continuato: «La droga ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente… E poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato… Certo, bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così».
    Non è che si puo intendere come grido di allarme di una morte psicologica e mentale causata dall’assunzione di sostanze stupefacenti?
    Reprorevole resta il fatto dell’eventuali responsabilità di un pestaggio che la Magistratura verificherà, anche con la presa di posizione del Governo di costituirsi parte civile, e analizzando anche approfonditamente la reale volonta di Cucchi di rifiutare le cure mediche…
    MD

  2. famiglieditalia Says:

    Riporto ed evidenzio il dissenso di Federico ( fdrk@email.it ) che in modo colorito non accetta e respinge al mittente le scuse di Giovanardi alla famiglia Cucchi. ( Questo blog non pubblica volgarità di nessun tipo, come è concesso altrove, per scelta editoriale e per non aggiungere astio ed odio a situazioni già di per sé surriscaldate) Umberto Napolitano

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