Caso Battisti, l’Italia si unisce

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Tra meno di un mese ricorrerà il quarantennale della strage di piazza Fontana, avvenuto a Milano in un pomeriggio del 12 dicembre 1969, esattamente alle 16  e 37. Mi ricordo di quel giorno perchè mi trovavo incolonnato nel traffico di via Larga, a meno di 300 metri dalla sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, quando improvvisamente la mia auto tremò come si trovasse nell’epicentro di un devastante terremoto in contemporanea, o quasi, al fragoroso boato di una terribile esplosione. Era scoppiata la bomba, la prima di cinque attentati di quel giorno coordinati nel giro di un’ora a Milano e a Roma,  che avrebbe sancito definitivamente la guerra fra lo Stato italiano ed una frangia estremista del suo popolo: avvisaglie già riscontratesi nel 1968 e che per molti anni videro l’Italia sotto assedio continuato nell’incubo e nelle ferite devastanti di oltre 140 attentati. Ferite che il tempo non ha ancora del tutto rimarginate e che l’estradizione di Cesare Battisti, ex terrorista dei Nuclei Proletari Armati per il Comunismo ( Pac ) dovrebbe in qualche modo contribuire a risanare in parte.

 Alla notizia arrivata dal Brasile, il cui Tribunale Supremo ha concesso, previa autorizzazione definitiva da parte del Presidente Lula, l’estradizione dell’illustre latitante, il nostro Parlamento è esploso in un unanime applauso liberatorio. Dopo di che sono cominciati a susseguirsi i commenti soddisfatti dei vari esponenti politici e delle vittime di quei terribili  ” anni di piombo “. Anche Bruno Vespa con i suoi ospiti a Porta a Porta ha dato il contributo in un dibattito finalmente tranquillo durante il quale Olga D’Antona, deputata del Pd e vedova di Massimo, ha ” elogiato ” soddisfatta l’opera del governo Berlusconi che con la sua fermezza ha portato a questo inaspettato risultato positivo. Anche Alberto, figlio di Pierluigi Torregiani assassinato a Milano il 16 febbraio 1979 a seguito di un’azione terroristica punitiva e rimasto a sua volta ferito e condannato perennemente alla sedia a rotelle, ha esternato il suo compiacimento per la conclusione di un evento, rimasto troppo in sospeso, di un dramma che per lui resterà infinito. Perfino l’intervento dei giornalisti è stato pacato, anche se per me quello di Piero Sansonetti, ex direttore di Liberazione ed ora de L’Altro, a tratti è parso avventurarsi su argomentazioni abbastanza incomprensibili, quasi il volersi aggrappare su vetri di giustificazioni ” in qualche modo “, scivolando inesorabilmente, il tutto, però… sempre pacatamente.

Ora, quello che mi chiedo è il perché si possa essere uniti e ragionare civilmente su fatti che hanno rappresentato pagine oscure della nostra storia e non, nello stesso modo, su fatti che potrebbero avvenire nuovamente se lo stato di tensione e contrapposizione tra le ” parti avverse ” non andasse a calare immediatamente. Già i primi sintomi ricominciano ad affiorare, messaggi intimidatori di nuove cellule eversive emergenti, studenti in piazza che si coordinano a livello nazionale nelle loro rimostranze, e via di seguito. Se i politici abbaiano e si scannano tra di loro, il popolo… non tutto tace e subisce. C’è chi parla e scrive per ammonire e riportare all’ordine, c’è chi non si accontenta e si organizza per agire… e non solo a parole.

Se nei giorni scorsi ho parlato della necessità di un codice deontologico da imporsi da parte dei cittadini nell’affrontare e vivere in modo adeguato i tempi attuali… i politici devono essere i primi a imporselo ed a dare gli esempi. La politica spettacolo e rissosa sta creando nuovi virus eversivi: si dia una mossa… o faccia un passo indietro definitivo e si rigeneri!

Umberto Napolitano

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