Microalghe nel nostro futuro… ( econota 2 )

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 Econote a cura di Paolo Broglio

Il Progetto Mare (Micro Algae Renewable Energy), il più importante progetto  di ricerca  e sviluppo industriale presentato al bando 2008 Efficienza Energetica di Industria 2015, vuole dimostrare la fattibilità industriale di un processo di produzione di biodiesel da microalghe di seconda generazione e sviluppare impianti che si adattino alle condizioni climatiche del territorio italiano, dalla Lombardia alla Sicilia, con l’utilizzo di tecnologie e materiali innovativi, aumentare la produttività e ottimizzare le fasi dell’intero processo in modo che il biodiesel non superi il costo industriale di 100 dollari al barile.   <<Le microalghe? spiega il dott. Mario Renna – sono in grado di realizzare il processo di fotosintesi con un’efficienza di conversione dell’energia solare superiore alle materie prime agricole tradizionali e sono caratterizzate da un alto contenuto di lipidi, fino al 60 per cento della biomassa, utilizzabili come biocarburante. La combinazione di questi fattori garantisce un’elevata produttività bioenergetica: un ettaro coltivato a girasole o colza può produrre all’anno da 0,7 a 1 tonnellata di olio vegetale puro, mentre un ettaro di coltivazione intensiva di microalghe con fotobioreattori potrà fornire dalle 100 alle 200 tonnellate l’anno di olio vegetale>>. In prospettiva, inoltre, le microalghe potranno produrre non solo biodiesel per autotrazione ma anche energia elettrica con motori endotermici. In più, l’anidride carbonica prodotta dalla combustione delle microalghe non andrà in atmosfera, ma verrà convogliata nei fotobioreattori come nutrimento per le microalghe in coltivazione per realizzare la fattoria delle microalghe con chiusura del ciclo della CO2.

Le microalghe possono anche diventare fonte di produzione di idrogeno. La ricerca applicata da tempo rivolge la sua attenzione a questo particolare processo :

  • 2006 – Ricercatori dell’Università di Bielefeld e della università del Queennsland, hanno geneticamente modificato l’alga verde unicellulare Chlamydomonas reinhardtii in modo da rendere possibile da parte dell’alga la produzione di grandi quantità di idrogeno. La Stm6, come è stata chiamata, può produrre nel lungo termine, cinque volte il volume di idrogeno prodotto dall’alga nello stato naturale, con una efficienza energetica di produzione di circa l’1,6-2%.
  • 2006 – Un articolo non pubblicato dell’Università della California a Berkeley (il programma è stato svolto dal Midwest research Institute, un operatore esterno che lavora per il NREL) potrebbe aver trovato la soluzione tecnologica che consente di superare il limite di una efficienza energetica del 10%, rendendo fattibile da un punto di vista economico il progetto. Questo risultato è stato ottenuto accorciando i blocchi di clorofilla negli organuli deputati alla fotosintesi, la Tasios Melis ha “probabilmente” superato la soglia.
  • 2007 Uno studio svolto da ricercatori della Penn State University ha evidenziato la possibilità di produrre idrogeno con un’alta efficienza utilizzando una cella per elettrolisi microbica con acido acetico. Quest’ultimo è l’acido predominante prodotto nella fermentazione di glucosio e cellulosa. La cella produce energia immagazzinata nell’idrogeno con un’efficienza del 288%. Sottratta quella necessaria per il suo funzionamento comunque la cella fornisce il 144% in più dell’energia immessa.
  • 2008  Il prototipo di questo singolare impianto per la produzione di energia è ormai vicino alla realizzazione in Giappone, dove un’azienda provata ha deciso di realizzare un progetto ideato da Yoshiharu Miura, professore emerito dell’università di Osaka. Il progetto, rende noto l’Associazione parchi scientifici e tecnologici italiani (Apsti), è stato finanziato anche dal ministero giapponese per l’Economia, il Commercio e l’Industria (Meti) e si prevede possa, a breve, ottenere coperture con brevetti nazionali e internazionali.                                                                                                                                                                                                                                                                            

 Il sistema per la produzione “biologica” di idrogeno prevede tre fasi: le microalghe vengono accumulate in una sorta di lievito fotosintetico; quindi viene avviato il processo di fermentazione dei microrganismi al fine di produrre idrogeno e composti organici; a questo punto i composti organici ottenuti dalla fermentazione delle microalghe vengono da trasformati da batteri per ottenere altro idrogeno. Il sistema è efficiente se viene installato in luoghi, come le zone costiere, dove sono abbondanti acqua salmastra e irradiazione solare, insomma ottimale per la nostra Penisola !

La pillola eco-impegnata ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano !

 L’Ital Green Energy guida un gruppo di ricerca sul carburante di seconda generazione. I progetti al centro della prima edizione del Festival dell’Innovazione in programma a Bari dal 3 al 5 dicembre 2009 “  Dalle alghe il carburante del futuro”. Un’azienda pugliese, la Ital Green Energy del Gruppo Marseglia, è capofila di un pool di ricerca su una materia prima energetica alternativa per la realizzazione di biofuel: le microalghe. L’obiettivo è quello di sostituire le sostanze (oli vegetali) impiegate finora, come colza, soia e girasole. Con l’energia prodotta dalle alghe si evita il conflitto cibo-carburante, utilizzando una materia non in competizione con quelle alimentari, e nello stesso tempo si possono raggiungere in anticipo gli obiettivi prefissati dall’Unione europea per il 2020 in tema di biocarburanti.   I progetti promossi dall’Ital Green Energy in collaborazione con il meglio della ricerca italiana nel campo (ENEA, CNR, e le Università di Firenze, Roma Verona, Cagliari) sono stati presentati nel corso della prima edizione del Festival dell’innovazione in programma a Bari dal 3 al 5 dicembre negli spazi della Fiera del Levante.

 

Famiglie d’Italia

Paolo Broglio

P. S. Letti gli esiti delle ultime indagini riguardo allo stato di salute delle famiglie italiane, delle quali il 30 % ha difficoltà ad arrivare a fine mese, ho deciso di ridare fiato e visibilità giornaliera, fino alla noia, ad una nostra iniziativa dell’estate scorsa che riguarda esclusivamente la sfera delle conoscenze personali di ognuno di noi… e che permette di dare una mano concreta a chi la necessita, i cui effetti positivi si possono vedere immediatamente e senza bisogno di inviare sms o indire collette nazionali.


{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediatico, ma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qgrazie!ualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia  click on per visitare il blog

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