Miracolo in Samboja ( Econota 5 )

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A cura di Paolo Broglio

Se c’è un angolo di mondo dove le cose sono talmente gravi e disperate che si desidererebbe rinunciare a tentare di migliorarne l’habitat deturpato questo è l’isola del Borneo in Indonesia. A partire dagli anni cinquanta, lo sviluppo industriale e le attività illegali come il taglio degli alberi hanno degradato la foresta rendendola vulnerabile al fuoco e trasformandola in una prateria arida.

Nel 1998, quando l’esperto forestale indonesiano Willie Smits fece una prima visita sul luogo, l’area intorno a Samboja era diventata un deserto senza uccelli o insetti. Le scimmie Orangutan che avevano vissuto nella foresta per millenni erano del tuttospariti. Determinato a trasformare in meglio il territorio nel 2001 Willie Smits ha acquistato 5.000 ettari e con il suo team ( Fondazione per la Sopravvivenza del Borneo ) ha raccolto semi da 740 specie di albero seminandoli nel territorio acquistato con una speciale miscela formata da zucchero, escrementi, rifiuti alimentari e urina di vacca allo scopo di proteggere e incoraggiare la nascita delle piantine. 
I semi, a causa del favorevole clima del Borneo, crebbero rapidamente ed in sei anni gli alberi arrivarono fino a 35 metri di altezza. Grazie a tale risultato la nuvolosità è aumentata del 12 % e le piogge del 25 per cento mentre la temperatura al suolo è diminuita di 3-5°C contribuendo a migliore le condizioni di vita di  persone e animali selvatici. Nove specie di primati hanno hanno ricolonizzato la giovane foresta compreso l’ Orangutans, insieme a 116 specie di uccelli e a più di 30 specie di mammiferi. Riferisce Smits che “l’intero sistema sta giungendo alla vita. Sapevo che cosa stavo cercando di fare, ma la forza di natura totalmente mi ha sorpreso.”
   
Il villaggio di Samboja Lestari, principale villaggio della regione con la sua popolazione di 10.000 abitanti è stato coinvolto nel ripristino ambientale attraverso pratiche agro-forestali e con la costruzione di manufatti artigiani determinando un rapido calo della disoccupazione e un aumento dei redditi locali. La criminalità locale è scomparsa e la salute della popolazione è migliorata vistosamente. Il grande successo dell’iniziativa ha portato a nuovi progetti come quello di ripristinare totalmente la foresta seminando 5.000 specie di albero, costruendo un giardino botanico e numerose « scuole foresta » per la reintroduzione dell’ orangutan e di altre specie animali tipici del Borneo. L’obiettivo a lungo termine è di ripristinare 18,5 chilometri quadrati del Borneo ad un suo habitat naturale; facendo tesoro di questa esperienza si potrebbe applicare lo stesso approccio alla risoluzione della deforestazione tropicale del mondo.

Per tutti coloro fossero interessati è possibile sponsorizzare il rimboschimento di Samboja versando 3 euro per il ripristino di un metro quadrato visitando il sito www.create-rainforest.org o adottare un orangutan attraverso www.redapes.org.

  

La pillola eco-impegnata ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

PAOLO LUGARI

Questo nome rappresenta un mito per i moltissimi che si occupano di ambiente ma rimane sconosciuto alle grandi masse e ai decisori politici o economici. Paolo, colombiano figlio di un marchese italiano innamoratosi dei tropici oltre mezzo secolo fa, nell’estate del 1967 partì con il padre a bordo di una Jeep Willis lasciandosi Bogotà alle spalle senza meta precisa ma con un’unica direzione: l’Orinoco, il fiume che segna il confine orientale del Paese, quello con il Venezuela. Viaggiarono per giorni, fino a giungere nelle “Llanos”, le “piane” dell’Orinoquia, una regione fra le più aride e inospitali del pianeta. L’allora 23enne Paolo ne fu letteralmente rapito: “In questo posto ci tornerò”, promise a sé stesso, “E ci verrò per costruirci qualcosa”.

 Il “qualcosa” oggi c’è ed è uno dei più stupefacenti esempi di insediamento umano del tutto autosufficiente dal punto di vista economico e completamente sostenibile da quello ecologico. Il  nome di questo villaggio/esperienza è “Gaviotas” – in spagnolo  “gabbiani”. Definito anche dalle Nazioni Unite un modello ideale di sviluppo sostenibile, questo villaggio di quasi 1500 persone racchiude in sé tante innovazioni tecnologiche e di processo quante ne vengono prodotte in anni di lavoro nei migliori atenei del mondo.

Secondo una logica di “catena naturale”, tutto poggia su quella che i botanici chiamano “micorrizia”, l’unione simbiotica fra un fungo e le radici di una pianta. “Una delle prime cose sensate da fare a Las Gaviotas era una piantagione, ma tutto quanto mettevamo giù moriva per l’acidità del terreno”. La soluzione venne da quello che Lugari indica come il vero protagonista di questo esperimento miracoloso: il caso (“Tutto qui è figlio del caso. Così deve essere: pianificare ai Tropici è impossibile ma soprattutto controproducente, perché nega la dinamica naturale dell’ecosistema ).

In effetti fu un agronomo venezuelano incontrato per caso a suggerire a Lugari di provare con il Pinus caribaea – il Pino tropicale (“Attecchì subito, ma non sapevamo che farcene”). E fu ancora per caso che si notò che i pini che crescevano meglio erano quelli vicino ai quali nasceva un certo fungo – il Pisolithus Tinctorius. Merito, per l’appunto, della micorrizia (“Il che ci fece pensare che forse poteva essere utile irrorare le piante con una soluzione di Pisolithus”).

Una ‘manipolazione’ botanica naturale che, in modo del tutto inaspettato, portò a conseguenze straordinarie ancorché non volute: la drastica diminuzione dell’acidità del terreno e la ricrescita spontanea di un sottobosco tropicale ormai assente da milioni di anni, da quando cioè un rivolgimento tettonico provocò la scomparsa della foresta pluviale e il suo rimpiazzo con una savana totalmente sterile. “L’ultima cosa che pensavamo di poter fare era riportare un pezzo di mondo alle condizioni in cui si trovava decine di milioni di anni prima” ammette Lugari, “ma una giusta combinazione di caos e caso ha portato proprio a questo”.

Il resto è stato un concatenarsi di cause ed effetti, più o meno pilotati: così che oggi dai pini si estrae la resina che una fabbrica in loco trasforma in colofonia, una materia prima ricercata per la produzione di vernici, cosmetici e profumi. La fabbrica utilizza esclusivamente energia rinnovabile: dai collettori solari progettati da Lugari e capaci di operare anche in caso di pioggia ai mulini a vento che intercettano il minimo refolo d’aria (anch’essi concepiti nel laboratorio alla “Archimede Pitagorico” che Lugari ha allestito su una collina sovrastante Bogotà), fino al vapore generato dalla combustione della legna ottenuta dai pini abbattuti per consentire la corretta crescita della piantagione.

 Le stesse fonti energetiche che sono in uso anche nell’altra attività industriale di Las Gaviotas: l’imbottigliamento di acqua minerale. Un’acqua oggi presente in grande quantità (per l’aumento della piovosità dovuto alla riforestazione, che arriva a coprire un’area di 8mila ettari) e ottima qualità, grazie all’azione filtrante del fondo sabbioso sulle acque piovane destinate alle falde profonde.

Tutto ciò crea un volano economico che permette di pagare a chi lavora in questo villaggio-impresa (ad esempio i raccoglitori di resina) stipendi vicini ai 300 dollari al mese (al netto di vitto e alloggio): più del doppio del salario cui può aspirare un operaio di Bogotà

 “Ciò che abbiamo fatto a Las Gaviotas”, dice Lugari, “è consentire alla diversità di fare il suo corso e produrre i suoi effetti: nulla di più.

E dicendo diversità, intendo quella biologica ma anche quella culturale”. Nemico giurato della standardizzazione, strenuo oppositore dell’omologazione da piccolo Lugari non andò a scuola perché volle essere il padre – un po’ avvocato, un po’ ingegnere e in parte geografo – a impartirgli un’istruzione (“poi, per compiacere mia madre, presi la laurea in sociologia”). Quello stesso padre che voleva un Paolo ancora adolescente a tavola durante le cene in cui erano presenti ministri e diplomatici e che non aveva problemi a interrompere la conversazione per accertarsi che il figlio avesse compreso quanto si stava dicendo. Fu proprio una di queste conversazioni a segnare profondamente la personalità in fieri e il futuro genio creativo di Lugari. “Una sera Louis Lebret, un frate domenicano ex-capitano di lungo corso, chiese ai commensali di dare una definizione del termine ‘sviluppo’” ricorda Lugari. Gli astanti erano ministri e banchieri e le risposte spaziarono dal reddito pro-capite al numero dei letti negli ospedali, dai chilometri di strada asfaltata per abitante al capitale investito in infrastrutture.  “Sviluppo è dare felicità alle persone” fu la replica serafica di padre Lebret, “pensateci prima di spendere soldi in strade e infrastrutture”. Paolo è uno che “ha fatto” e “continua a fare” e Las Gaviotas rappresenta una incredibile oasi di tecnologia ecosostenibile in mezzo alla foresta Colombiana facendoci intuire come se solo si volesse si potrebbe vivere tutti meglio con meno. Se sono riuscito ad incuriosirvi potete visitare il sito http://www.friendsofgaviotas.org ed osservare da vicino le incredibili intuizioni ( Paolo non aveva formazione tecnica/scientifica ) del nostro amico e….. cercare di imitarlo !

 Famiglie d’Italia

Paolo Broglio

 

P. S. Letti gli esiti delle ultime indagini riguardo allo stato di salute delle famiglie italiane, delle quali il 30 % ha difficoltà ad arrivare a fine mese, ho deciso di ridare fiato e visibilità giornaliera, fino alla noia, ad una nostra iniziativa dell’estate scorsa che riguarda esclusivamente la sfera delle conoscenze personali di ognuno di noi… e che permette di dare una mano concreta a chi la necessita, i cui effetti positivi si possono vedere immediatamente e senza bisogno di inviare sms o indire collette nazionali.


{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediatico, ma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qgrazie!ualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia  click on per visitare il blog

 

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