Fame – I biocarburanti sotto accusa ( Econota 6 )

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Il Congresso Fao del 2008 – una importante indicazione che tende ad essere dimenticata

 

Positive le iniziative di tante nazioni che prendono decisioni concrete per il flagello della fame che è anche una minaccia per la pace. Lula, che ha favorito la deforestazione dell’Amazzonia, scansa le accuse sul bioetanolo e accusa i petrolieri

Roma ha accolto il Congresso Fao su sicurezza alimentare, cambiamenti climatici e biocarburanti. La presenza di oltre 20 presidenti della Repubblica, primi ministri e quasi 5.000 delegati provenienti da 186 paesi di tutto il mondo ha fatto di questo summit un vero e proprio vertice mondiale. Dichiarazioni di Ahmadinejad a parte, i partecipanti discutono sulle misure da adottare per affrontare il nodo della crisi alimentare mondiale innescata dall’impennata dei prezzi di grano, riso e generi di primo consumo. Il tutto potrebbe ulteriormente peggiorare a causa dei cambiamenti climatici in corso.
La Conferenza mondiale sulla sicurezza alimentare si muove su due direttrici: capire, da un lato, le motivazioni che hanno portato ad una crescita incontrollata dei prezzi dei cereali; dall’altro, individuare le azioni che rispondano all’attuale emergenza fame e ricollochino alimentazione ed agricoltura fra i primi posti dell’agenda globale. Anche in virtù del fatto che «fame e malnutrizione sono inaccettabili in un mondo che, in realtà, dispone di conoscenze sufficienti per mettere fine a tali drammi ed alle loro conseguenze»: è il richiamo ad un senso di responsabilità di Papa Benedetto XVI, di cui si è fatto portavoce il cardinale Bertone nella giornata inaugurale.

Le cause della crisi alimentare vanno cercate in un mix di fattori: aumento del prezzo del petrolio, crescita della produzione di biocarburante, effetti climatici e danneggiamenti delle coltivazioni, maggiore richiesta di cereali e riso dovuta alla crescita della domanda da parte di Paesi emergenti come Cina e India.

Prima ancora delle cause va però capita l’enorme portata dell’emergenza alimentare. Si calcola che 862 milioni di persone nel mondo non hanno accesso sufficiente alle risorse alimentari. La Banca Mondiale ha stimato un aumento di oltre 100 milioni se non si porrà un freno all’attuale crisi. La notizia non è un fulmine a ciel sereno, piuttosto la «cronaca di un disastro annunciato» come ha affermato il Direttore Generale della Fao Jacques Diouf. Nel 1996 era stato preso l’impegno solenne di dimezzare la fame nel mondo entro il 2015, ma le risorse destinate ai programmi di sostegno all’agricoltura nei Paesi in via di sviluppo non sono mai aumentate, anzi sono diminuite. «I fatti parlano da soli – ha incalzato Diouf -. Gli aiuti all’agricoltura sono crollati passando dagli 8 miliardi di dollari del 1984 ai 3,4 del 2004, segnando una diminuzione del 58%». Con questo trend l’obiettivo di dimezzare la fame nel mondo sarà forse raggiunto nel 2150 anziché 2015.

Subito c’è da risolvere il problema dell’emergenza fame (che in diversi Paesi africani ha già causato scontri di piazza) e scongiurare la crisi dei raccolti per il 2008: la Fao lancia un appello per mobilizzare subito 1,7 miliardi di dollari, a fondo perduto, per facilitare l’accesso degli agricoltori locali alle sementi, ai fertilizzanti e al nutrimento per gli animali. «Quando i poveri e gli esclusi dal banchetto dei ricchi scendono in piazza per manifestare il loro scontento, è solo allora che emergono le prime reazioni», ha concluso Diouf. Un fatto è emerso dal summit in Brasile: hanno stimato che sul prezzo di ogni singolo chicco di riso, soia o litro di latte quello dell’oro nero incida per il 30%. E nel caso del Brasile la percentuale non è alta, considerando che il 46% dell’energia viene da fonti rinnovabili. Quanto al protezionismo, Lula ha citato l’impatto su Haiti, un tempo il maggior produttore di riso dei Carabi, oggi il più povero paese delle Americhe.

Certo è che sulle affermazioni del presidente brasiliano pesano le accuse di aver accelerato il processo di deforestazione, nonché le recenti dimissioni del ministro per l’Ambiente causate da divergenze di vedute proprio sulla protezione dell’Amazzonia.
Dopo le tante voci degli ultimi mesi, si può dire che il Congresso Fao sia una delle prime occasioni in cui la questione dei biocarburanti viene affrontate a livello globale.

«Basta parole, passiamo all’azione» era stato il monito di molti delegati alla vigilia dell’incontro Fao. Non è ancora terminato, ma si può già dire che sia stato ricco di risultati. E dimostra ancora una volta che i grandi organismi internazionali sono un’utile tribuna (forse l’unica) dove discutere i problemi di un mondo globalizzato e di nazioni sempre più interdipendenti.

(testo base di Anna Rita Pescetelli integrato da Paolo Broglio)

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano !

La Simbiosi Industriale 

L’ecosostenibilità applicata, per distinguerla da quella “chiaccherata”, è attuata anche sul vecchio continente e precisamente nel comprensorio industriale di Kalundborg in Danimarca (http://www.agenda21.provincia.siena.it/upload_settori/La%20simbiosi%20industriale.pdf ) dove una intelligente riprogrammazione di una zona industriale in decadenza, negli ultimi due decenni, ha permesso alla locale centrale elettrica di vendere la sua energia ad un comprensorio industriale “a cascata” ovvero integrato nelle loro esigenze fondamentali di materie prime, energia, scarti.

Se gli insediamenti industriali vengono guidati con una logica integrata potremmo avere, come nel caso di Kalundborg una obsoleta raffineria riconvertita a centrale termica che provvede a riscaldare la cittadina e le industrie del distretto tramite teleriscaldamento e a distribuire gesso e polveri inerti derivanti dai suoi processi di depurazione degli effluenti gassosi nell’industria edilizia con una società avviata appositamente allo scopo, una ditta di fermentazione che produce enzimi e biomasse per l’agricoltura la quale si occupa anche del trattamento dei reflui civili e industriali realizzando prodotti distribuiti ad aziende agricole di tutto il mondo. Le acque depurate vengono interamente riciclate nei cicli produttivi della rete industriale del distretto.

I principi che regolano il sistema di Simbiosi Industriale possono essere applicati anche in altre città o in altri paesi. Due sono le possibilità: creare simbiosi in aree già industrializzate, oppure costruire una nuova area industriale (“Parchi eco-industriali”), dove pianificare, sin dall’inizio, la composizione delle singole industrie. La prima è adatta soprattutto al continente europeo, mentre l’altra è oggetto di interesse soprattutto in America e in alcuni paesi asiatici. Fino ad ora ben poco è stato fatto, ma speriamo che nel futuro questi progetti possano svilupparsi. La realizzazione di un sistema di Simbiosi Industriale non è un problema tecnico né giuridico né, tantomeno, è un problema umano. E’ solo una questione di comunicazione, di relazioni personali e di cooperazione.

Famiglie d’Italia

Paolo Broglio

 

 

P. S. Letti gli esiti delle ultime indagini riguardo allo stato di salute delle famiglie italiane, delle quali il 30 % ha difficoltà ad arrivare a fine mese, ho deciso di ridare fiato e visibilità giornaliera, fino alla noia, ad una nostra iniziativa dell’estate scorsa che riguarda esclusivamente la sfera delle conoscenze personali di ognuno di noi… e che permette di dare una mano concreta a chi la necessita, i cui effetti positivi si possono vedere immediatamente e senza bisogno di inviare sms o indire collette nazionali.


{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediatico, ma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qgrazie!ualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia  click on per visitare il blog

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