Caso Busi: e gli italiani stanno a guardare

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Una volta la diversità era un delitto, un dramma… una disgrazia da nascondere con timore e vergogna: oggi è un segno di distinzione, di cultura… un vanto da ostentare con orgoglio. In entrambi i risvolti si evidenziano errori ed esagerazioni di una società che non è in grado di offrire equilibrio e ragionevolezza, ma solo esempi estremi per meravigliare e speculare. La televisione, inoltre, è diventato il mezzo primario di diffusione del ” peggio “. Ognuno si può permettere di urlare e di usare linguaggi volgari e sprezzanti in un contesto di critiche distruttive ed aberranti. Il caso Busi è l’ultimo esempio, e, forse per questo, il più eclatante. Aldo Busi, scrittore, intellettuale… profeta, può permettersi di dire ciò che vuole e offendere come vuole. Lui è il verbo, gli altri un ” danno “, e per altri si intendono la maggior parte di coloro che non la pensano come lui, chiunque siano, anche Benedetto XVI, perché a suo dire …  ” gli omofobi sono degli omosessuali repressi , sono un danno della società “…

Ma la colpa, secondo me, è  da attribuibile solo in minima parte ad Aldo Busi, perché è da ricercare soprattutto fra coloro che ora lo scomunicano e ne prendono le distanze, dopo avergli permesso ” tutto e di più ” nel corso di questi anni. Il suo fare stravagante nel porgersi e la sua dialettica acuta erano ingredienti vincenti di ogni apparizione televisiva. L‘odiens toccava sempre il picco, e lo ha toccato anche nell’ultima puntata dell’ Isola dei Famosima a quale prezzo! Aldo Busi non ha esagerato più del solito, è stato se stesso nella sua coerenza; l’incoerenza è di coloro che ora si scandalizzano e condannano, dopo aver sfruttato e spremuto fino all’ultima goccia della sua ” baracconaggine trasgressiva ” permettendo il verificarsi di due contemporanee ed ingiuste umiliazioni: quella di un uomo, un grande artista, che ha offeso per contratto e di un altro, un umile pastore, che ha subito per vocazione.

Famiglie      d’Italia

Umberto Napolitano

 

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