Legno rinnovabile ( Econota 11 )

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 C’era una volta, come fonte di energia, il legno che il Solefabbrica” e reintegra continuamente, anno dopo anno, secolo dopo secolo. Per migliaia, anzi diecine di migliaia di anni il legno è stato il combustibile con cui i nostri antichi progenitori scaldavano le caverne; poi sempre col calore del legno, hanno imparato a cuocere e conservare gli alimenti; poi ancora più tardi hanno imparato a scaldare l’argilla per farne vasi, poi a trasformare i minerali in metalli. A mano a mano che si perfezionava la tecnologia, l’uso del legno come fonte di calore si è fatto sempre più intenso al punto che sono state tagliate intere foreste, lasciando al loro posto terre desolate, terreni esposti all’erosione e alle frane con conseguenti alluvioni, come denunciava, già nel Cinquecento, Giorgio Agricola (1494-1555), l’autore di un celebre trattato di tecnologia mineraria e metallurgica.

Finalmente”, si fa per dire, qualcuno ha scoperto che la natura, centinaia di milioni di anni fa, aveva trasformato antiche foreste e ammassi vegetali in un combustibile, il carbone fossile, che bruciava anche meglio del legno e permetteva di evitare ulteriori tagli di foreste; poi si è scoperto che la natura nascondeva altri combustibili fossili come il petrolio e il gas naturale. Peraltro le fonti energetiche fossili sono limitate come riserve, non rinnovabili, e sono responsabili dei mutamenti climatici perché durante la combustione immettono nell’atmosfera anidride carbonica e altri “gas serra”.

Sono state perciò riscoperte le virtù energetiche del legno che non è abbondante, ma almeno è rinnovabile, a condizione che al posto degli alberi tagliati ne vengano fatti crescere altri; l’uso del legno non contribuisce neanche, in via di principio, ai mutamenti climatici: durante la sua combustione si forma dell’anidride carbonica, il principale responsabile di tali mutamenti, che finisce nell’atmosfera ma si tratta della stessa anidride carbonica che era stata assorbita pochi anni prima dall’atmosfera quando l’albero è nato e cresciuto e che sarà di nuovo tolta dall’atmosfera quando cresceranno nuovi alberi al posto di quelli tagliati.

Peraltro anche l’uso dei combustibili costituiti e derivati dal legno e, più in generale, dal mondo vegetale, la cosiddetta “biomassa” combustibile, è diventato bersaglio di contestazione e qualche volta per giusti motivi. I governi, in Italia, ma un po’ dovunque, hanno deciso di premiare con incentivi chi produce calore e elettricità usando fonti energetiche rinnovabili, alternative a quelle fossili: solare, vento e biomassa, appunto; chi le usa lo fa quindi in generale non per amore dell’ecologia, ma per amore dei soldi, per sfruttare i finanziamenti statali; e come sempre, quando sono in gioco dei soldi, meglio se statali, ci sono ingegnose menti che cercano di scoprire varie forme di ”biomassa” da bruciare per ottenere tali finanziamenti, talvolta in modo fraudolento.

Addirittura alcune leggi fanno passare come fonti energetiche rinnovabili e “biomassa” i rifiuti solidi urbani o i loro prodotti di trasformazione bruciati negli inceneritori che producono anche elettricità, i cosiddetti ”termovalorizzatori”; è vero che i rifiuti urbani contengono materiali combustibili come residui di cibo e carta (e queste due categorie si possono anche considerare di origine naturale e rinnovabili) ma contengono anche plastica, molto desiderata dai gestori di inceneritori perché brucia bene, ma che certo non è un combustibile rinnovabile, e poi contengono sostanze non combustibili che finiscono delle discariche di “ceneri”.

Fra le forme di combustibili classificabili come biomassa vanno di gran moda gli oli vegetali, in generale greggi, prodotti da semi o frutti oleosi (soia, palma, girasole, e simili) coltivati in paesi in via di sviluppo. Dal momento che la loro richiesta è in aumento nel mondo, anche per la fabbricazione del biodiesel, spesso i paesi produttori distruggono irrimediabilmente le foreste originali per creare spazio alla coltivazione delle piante da olio, con un effetto ecologicamente dannoso o devastante. A livello di combustione gli oli vegetali non sono fonti di inquinamento, a meno che non contengano residui di agenti tossici impiegati nella coltivazione o residui di solventi tossici impiegati durante l’estrazione, e sarà bene che il loro uso nei forni sia autorizzato soltanto dopo adeguate indagini chimiche e merceologiche che ne accertino la provenienza e l’assenza di sostanze nocive per la salute degli abitanti delle zone circostanti.

Un’altra forma di biomassa combustibile è rappresentata da residui di potature di alberi, da sfalci di prati, da paglia di cereali, da tutoli di granturco, da residui vegetali dei mercati, insomma da sottoprodotti dell’agricoltura, anche qui con adeguate precauzioni. Crescente interesse è rivolto ai sottoprodotti della lavorazione del legno impiegato essenzialmente come materiale da costruzione, in edilizia e nella produzione di mobili, oppure nella fabbricazione della carta. Nel caso dell’impiego come materiale da costruzione i tronchi sono dapprima scortecciati e poi trasformati in tavole o fogli; durante queste operazioni si formano grandi quantità di segatura che viene essiccata e trasformata in “pellets”, tubicini di circa un centimetro di diametro e alcuni centimetri di lunghezza, bruciati nelle stufe domestiche o in centrali termiche o termoelettriche.

I pellets, che si formano anche nei processi che trasformano il legno in cellulosa da carta, sono ormai oggetto di un grande commercio internazionale e sono quotati in borsa come il carbone e il petrolio. Il Regno Unito importa navi intere di pellets dal Giappone. A parità di potere calorifico i pellets costano in genere più del carbone, ma meno del petrolio. Anche qui bisogna stare attenti alle frodi: venditori spregiudicati possono essere tentati di produrre pellets dalla segatura o frantumazione di residui di legno contenenti sostanze tossiche, come le traversine ferroviarie o i pali di legno impregnati di sostanze antimicrobiche tossiche che verrebbero così liberate nell’aria durante la combustione. E’ quindi opportuno che anche l’autorizzazione all’uso dei pellets avvenga previa analisi della composizione della materia da bruciare. C’è un gran da fare, quindi, intorno a questo nuovo capitolo della merceologia.

 di Giorgio Nebbia

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano !

Dall’Annual National Ethanol Conference

 Una importantissima notizia ! Dalla Danimarca gli enzimi  per la produzione di bioetanolo a partire dal materiale vegetale di scarto.

  (Rinnovabili.it) – Già posseditrici di un’ampia fetta di mercato con la produzione degli enzimi necessari alla prima generazione di bioetanolo, le due più grandi società danesi attive nel settore hanno dato via oggi alla competizione per la fornitura finalizzata alla seconda generazione. Danisco e Novozymes si preparano, infatti, ad aprire la strada ai biocarburanti provenienti da residui agricoli e scarti vegetali la cui produzione, nonostante l’attenzione riversata a livello mondiale, si trova ancora di due anni indietro rispetto a quella in competizione con i generi alimentari.
La prima mossa l’ha giocata la divisione Genencor della Danisco, approfittando del palco della 15° Annual National Ethanol Conference di Orlando per presentare il suo Accellerase DUET, enzima che accelera il processo di conversione della biomassa cellulosica in molecole di zucchero, passaggio critico nella sintesi dell’etanolo e di altri biocarburanti avanzati.
Con il miglioramento dell’attività di emicellulasi, il prodotto costituisce un notevole progresso sui risultati precedentemente raggiunti che permettono di ottenere rendimenti più elevati con dosaggi di materie prime 3 volti più bassi.
Come contromossa Novozymes, tramite il suo amministratore delegato Steen Riisgaard, ha reso noto l’intenzione di lanciare in anteprima dalla conferenza della Florida un nuovo enzima per la produzione di biocarburanti di seconda generazione che consentirà di degradare facilmente le pareti di cellulosa a partire da materie prime come la paglia. A rendere ancora più stimolante il mercato, per le due società, il rinnovato impegno a sostenere il rapido sviluppo di carburanti rinnovabili da parte dell’amministrazione Obama che vuole fare della seconda generazione la strategia vincente contro il giogo del petrolio estero. Se queste notizie fossero confermate si realizzerebbe il sogno degli “ addetti ai lavori” circa il recupero totale delle biomasse  soprattutto da quelle di scarto.

Fino ad ora infatti si è utilizzato mais o farine varie per produrre biofuel o plastiche biodegradabili contribuendo in modo significativo all’aumento di queste materie prime. D’ora in poi ( forse …) si potrà ottenere zuccheri semplici da materiale attualmente scartato e non sfruttato senza particolari sforzi energetici grazie agli specifici enzimi individuati. Mi sento molto ottimista per il futuro della terra ma aspetto ancora a brindare. Faccio altre verifiche e poi vi riferisco.

Famiglie  d’Italia

Paolo Broglio

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3 Risposte to “Legno rinnovabile ( Econota 11 )”

  1. pellet di legno Says:

    Thanks for finally talking about >Legno rinnovabile ( Econota 11 ) | Famiglie d’Italia <Liked it!

  2. pellet di legno Says:

    Hmm is anyone else experiencing problems with the images on this blog loading?
    I’m trying to determine if its a problem on my end or if it’s the blog.
    Any responses would be greatly appreciated.

  3. famiglieditalia Says:

    This blog usually has no problem with images … This is the first time I raised the issue.

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