La plastica biodegradabile : a che punto siamo ? ( Econota 14 )

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L’impatto ambientale della “ plastica ” è noto e da anni si cerca di risolvere la questione studiando nuove molecole in grado di mantenere le eccezionali caratteristiche di questo materiale ( leggero, poco costoso, duttile negli impieghi più vari ) unitamente alla sua riciclabilità e/o biodegradabilità.

Molti oggetti o imballaggi “ plastici “ se raccolti e selezionati per polimeri omogenei ( PVC con PVC, polietilene con polietilene, polipropilene con polipropilene e così via ) possono essere riciclati e recuperati mediante idonei processi. Tuttavia la scarsa presenza, in Italia, di “stazioni di recupero e ritrasformazione della plastica” rende parzialmente inutile il meritorio lavoro del CONAI ( consorzio per la raccolta della plastica ) lasciando in pratica (non solo in Italia ) centinaia di  tonnellate di “ rifiuti plastici ” nelle nostre strade, sui prati, nei fiumi, nei mari e nei laghi. Le ricerche hanno portato alla realizzazione dei biopolimeri ( matrici di diversa composizione chimica  derivati dalla elaborazione di zuccheri o dal polimero di questi ovvero dall’amido ) i quali si sono dimostrati in genere di ottima biodegradabilità ma di scarsa qualità tecnica per le usuali applicazioni di questo materiale ( carte di credito, bottiglie, suole da scarpe, fili, etc. ).

 La ricerca ha anche seguito un’altra strada mantenendo gli originali polimeri ma addizionandoli con speciali additivi che rendono la “ plastica ” biodegradabile. Questa seconda strada ( non necessariamente alternativa alla prima ) permette di mantenere le qualità tecniche e commerciali realizzabili con i polimeri classici. Tutto a posto allora ? No, ovviamente. … E’ in corso una guerra commerciale, dall’esito incerto, tra gli uni e gli altri che penalizzerà noi consumatori ecologisti e che avrà pesanti ripercussioni sul futuro.

Per fare un po’ di chiarezza sull’argomento nei prossimi giorni,  il 15 e 16 aprile, presso l’Università di Parma si terrà il primo convegno sugli “ imballaggi biodegradabili ” ( http://www.biopolpack.it ). Scaricando gli atti del Convegno è possibile farsi un’idea dell’evolversi dell’attuale situazione per poi decidere, da consumatore cosciente, il da farsi.

Probabilmente i biopolimeri ( che utilizzano risorse alimentari altrimenti destinabili) sono indispensabili nel settore medicale – farmaceutico ma per tutti gli altri usi sarebbe meglio utilizzare gli additivi. Trasformare una molecola di PVC (refrattaria sostanzialmente alla biodegradabilità con  un tempo di “ demolizione molecolare ” oscillante tra i 200 e i 600 anni ) in una molecola biodegradabile sia pure in tempi medio lunghi (2-3 anni ) è comunque un grande risultato anche se non completamente conforme agli standard dettati da un protocollo tecnico ( UNI EN 13432 accettato dall’Italia ) particolarmente selettivo che richiederebbe una biodegradabilità minima del 90 % in 180 giorni. Altri protocolli tecnici ( es. UNI EN 14885 ), applicabili, sono ugualmente validi sebbene non prevedano limiti similari.

Sottolineando il fatto che alcune “ sostanze naturali “ come ad esempio la paglia, la buccia del riso, il legno e la buccia di banana non sarebbero conformi al test e quindi dovrebbero essere dichiarate “ non biodegradabili ”, richiamiamo l’attenzione dei nostri politici e quindi del legislatore circa la necessità di instaurare “ classi diverse di biodegradabilità ” ( refrattario, poco, medio e altamente biodegradabile ) al fine di facilitare la diffusione di manufatti comunque biodegradabili sia in tempi brevi che in tempi medio lunghi al fine di contrastare l’utilizzo dei polimeri puri di origine petrolifera notoriamente “ refrattari alla biodegradabilità ”. Auspichiamo anche l’immediata entrata in vigore di un decreto legge che proibisca, in genere, l’utilizzo dei polimeri puri di origine olefinica  ma solo biopolimeri ( per le applicazioni farmaceutiche-medicali ) o plastiche additivate ( per tutte le altre applicazioni) : il Pianeta ne trarrebbe grande giovamento.

Paolo Broglio

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano !

Sviluppare un’economia «parallela» dai prodotti di scarto

 Mondo accademico e imprenditoriale a confronto nel convegno residenziale organizzato il 19-21 marzo 2010 da Costellazione Apulia nell’ambito del Progetto Dicote

Soluzioni tecnologiche per ridurre i consumi, cooperazione interaziendale tra imprese per favorire lo scambio di beni e servizi e sviluppo di un’economia «parallela» dai prodotti di «scarto».

Questi alcuni dei temi affrontati nel corso del convegno residenziale dal titolo «Raccontami una storia, visioni, pratiche e relazioni per il presente sostenibile» in corso presso l’Agriturismo Masseria Chiancone Torricella di Martina Franca (Taranto). Il meeting è organizzato nell’ambito di Dicote («Discorsi in comunità di pratiche attraverso le Tecnologie»), il progetto promosso dal Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Bari «Aldo Moro» in collaborazione con Costellazione Apulia, il consorzio di imprenditori pugliesi impegnato nella diffusione della cultura della cooperazione e della crescita sostenibile.

Obiettivo della tre giorni è quello di condividere storie ed esperienze di rappresentanti del mondo accademico e imprenditoriale per dare vita a una riflessione su come le tecnologie possano essere impiegate per ridurre sprechi e consumi, condividendo casi concreti sul tema della crescita sostenibile.

Gli imprenditori che partecipano all’iniziativa infatti condividono il senso dei propri comportamenti in un percorso che si snoda attraverso diverse esperienze: l’ascolto del pensiero di alcuni guru internazionali, riflessioni individuali e collettive realizzate con metodologie interattive, esperienze all’interno di laboratori creativi finalizzati alla riscoperta di pratiche dimenticate.

Tra gli imprenditori e i relatori che sono intervenuti a raccontare la loro storia o a condurre laboratori creativi Ugo Bardi, docente di chimica all’Università di Firenze e Presidente di Aspo-Italia (la sezione italiana dell’associazione scientifica Association for the Study of Peak Oil il cui scopo principale è lo studio del Picco del Petrolio), Paolo Cacciari, architetto, politico e teorico della «Decrescita» autore dei libri «Pensare la decrescita. Equità e sostenibilità» e «Decrescita o barbarie» e Luciana Delle Donne, promotrice con l’Officina Creativa di Lecce di «Made in Carcere», progetto che prevede la realizzazione di borse, accessori e shopper bag confezionate con materiali di scarto dalle detenute del carcere di Lecce.

«Quello attuale è un modello di crescita economica non più sostenibile –  ha commentato Vito Manzari, presidente di Costellazione Apulia -. Abbiamo la possibilità e la responsabilità di intervenire per innescare un circolo virtuoso che consenta di riutilizzare in maniera proficua le energie quotidianamente sprecate. Ma l’innovazione tecnologica da sola non basta: deve essere accompagnata da un forte rinnovamento a livello sociale e culturale. Questi tre giorni saranno un’occasione per diffondere tra gli imprenditori pugliesi valori etici e di responsabilità nella gestione d’impresa e un’idea di sviluppo economico che non coincida necessariamente con la logica del profitto».

Il Progetto Dicote (realizzato grazie alle risorse messe a disposizione dall’Accordo di Programma Quadro per la ricerca scientifica tra la Regione Puglia, il Mur (Ministero dell’Università e della Ricerca) e il Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze) si propone di costruire, tra le piccole e medie imprese, un sistema di collaborazione che incentivi la costituzione di una comunità di pratiche basata su una cultura d’impresa cooperativa. Il progetto Dicote, di respiro Regionale, potrebbe diventare uno dei più importanti progetti attuabili a livello Nazionale per uscire da una logica imprenditoriale totalizzante approdando ad un nuovo modo “ compartecipato “ nella divisione delle risorse dove la tecnologia è presente per facilitare questo difficile compito.

(Fonte U. S. con commento di Paolo Broglio)

Famiglie  d’Italia

Paolo Broglio

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