Mensa scolastica: debito saldato… ma io non ci sto

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Adro ( Bs ) Un imprenditore del paese ha saldato tutto il debito pregresso, quasi 10 mila euro, versando il denaro all’associazione di genitori che gestisce la mensa. L’imprenditore intende rimanere anonimo e ha spiegato il proprio gesto in una lettera. “…

E’ stato un bel gesto che, secondo me, sarebbe stato bellissimo se alla serena umanità dell’ atto fosse seguita una lettera altrettanto umanamente serena, e invece…

 ” Voglio urlare che non ci sto – scrive l’anonimo benefattore, che ha precisato di non essere comunista e di avere votato Formigoni alle elezioni – ma per non urlare e basta ho deciso di compiere questo gesto che vorra’ dire poco ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani “- e ancora – ” Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano… ”

Caro benefattore, sono io che  ” non ci sto ” ad accettare la sua lettera giustificativa, perché un atto così nobile avrebbe potuto sedare le polemiche lasciando ad ognuno una propria interpretazione, magari… più romantica. Se lei osserva la foto con cui apro questo post, può vedere una sala mensa arredata da tavoli vuoti tutti uguali ed apparecchiati ordinatamente indipendentemente se saranno occupati da bambini italiani o extracomunitari. In quella sala non c’è alcun segno di razzismo o di distinzione, anche se poi in seguito i posti si riempiranno di bambini provenienti da situazioni differenti: famiglie finanziariamente solide, altre un po’ meno… ed alcune sofferenti. Tra quest’ultime, probabilmente, saranno quelle extracomunitarie ad essere in numero superiore, anche se nella  ” povertà ” , di questi tempi, siamo quasi tutti equiparati, con una differenza, però… noi italiani siamo meno abituati all’improvvisa ” carestia ” che si è abbattuta. Non a caso, proprio lei nella sua lettera ricorda una Mercedes lavata da un albanese e non da un bresciano.

 

Gli extracomunitari, come lei li definisce, sanno adattarsi meglio di noi a lavori più umili e sottopagati, come quello di lavare un parabrezza ad un semaforo o l’intera auto in una stazione di servizio. Essi arrivano da paesi poveri e accettano qualsiasi tipo di attività o di sacrificio, riuscendo alla fine della giornata, a mettere qualche soldo nel loro ” cassetto “. Per noi italiani, illusi negli anni precedenti ed imborghesiti da occupazioni fisse e ” dovute per diritto acquisito “, l’impatto con la crisi è stato molto più violento e deleterio, e l’adattamento alla nuova realtà molto più difficile con, di conseguenza, ” cassetti ” alla sera quasi vuoti.

Tra i morosi della mensa che lei ha soccorso c’erano anche degli italiani, pur se in minoranza… minoranza dovuta a tradizionale ” orgoglio ” o, magari, congenito ed esagerato senso del ” dovere ” che, piuttosto di far fare brutta figura ai propri figli, porta a saltare qualche pasto in più per onorare i propri impegni… In ogni caso, però, non credo di bestemmiare quando affermo che i  ” poveri ” sono soprattutto fra gli italiani, perché, per esempio, a Brescia e provincia dove abito, la maggior parte delle persone a spasso che io conosco, per i motivi sopra citati, sono proprio gli italiani in cassa integrazione o definitivamente licenziati.

Quindi, caro benefattore ignoto, è probabile che il suo nobile gesto, se ha soddisfatto il suo animo e le casse del comune, con l’aggiunta dello sfogo della sua lettera, ha in qualche modo riacceso le polemiche, rimarcata la suddivisione fra locali ed extracomunitari, nonché mosso il risentimento di coloro che per pagare la retta si erano sottoposti a numerose privazioni.

Considerazione finale: di questi tempi la risalita è dura e può essere facilitata dall’intervento di persone capaci di saper mettere mano al portafoglio, come ha fatto lodevolmente lei ” anonimo benefattore “, per sopperire direttamente alle carenze incombenti. Occorre però stare attenti a non ottenere effetti contrari rimarcando ” differenze ” che , per essere eliminate, devono cominciare ad essere definitivamente accantonate prima di tutto nella nostra testa. Esiste un solo tipo di ” povertà “, la quale non fa affatto distinzione di razze: per affrontarla e superarla più agevolmente occorre agire determinati e, soprattutto, uniti e… coesi.

Famiglie                   d’Italia
 
Umberto Napolitano
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