Italia incapace di futuro ( Econota 19 )

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Il rito delle elezioni regionali è ormai compiuto e se qualcuno ha accennato a qualche problema ambientale, come la TAV o il nucleare, a un territorio che frana ad ogni pioggia, ora l’agenda è di nuovo occupata da altri temi ritenuti più urgenti di quelli ambientali: le riforme istituzionali, la giustizia, le intercettazioni telefoniche.

 Una classe politica (e metto insieme maggioranza e opposizione) incapace per limiti culturali e di visione futura, di seguire ciò che avviene nel mondo sui temi ambientali ed economici,  che si illude che la crisi economica attuale sia solo contingente e non strutturale, e si possa risolvere semplicemente con qualche intervento finanziario, o qualche incentivo settoriale, come avveniva per le crisi del passato, non riconoscendo la propria inadeguatezza, crede, o vuol far credere che è la macchina che non funziona e non che chi la guida (e chi vorrebbe guidarla) non è capace di condurla sulla strada per il futuro.Da una parte abbiamo una maggioranza che tiene in secondo piano le sue menti migliori, guidata da un uomo talmente convinto di esser sempre nel giusto da non rendersi conto che le sue idee sull’economia erano buone per il ‘900 e non lo sono più per il 2000, che non ha la cultura per comprendere la differenza fra “grandi opere” ed “opere grandi”. Dall’altra c’è il maggior partito di opposizione talmente convinto di interpretare la volontà popolare per dono di natura, da non preoccuparsi più di stare in mezzo al popolo ad ascoltare. In mezzo c’è un popolo considerato dagli uni come pedine che devono solo consacrare il capo e conferirgli la patente di “giusto” nella lotta del “bene” contro il “male”, dagli altri come stupidi, ignoranti esposti al plagio televisivo.

Eppure io in questi giorni, c’è la possibilità di incontrare un’Italia diversa. A Bergamo, il 15 marzo, mille giovani delle scuole superiori hanno ascoltato discorsi di scienza, etica ed ecologia, in una iniziativa organizzata dal Centro di Etica Ambientale, alla presenza del vescovo e delle autorità cittadine. Grande era l’attenzione e l’interesse dei giovani a discutere del loro futuro, seriamente preoccupati del presente e fiduciosi nel sentire che il futuro può essere migliore o peggiore, e che dipende dal coraggio con cui anche loro sapranno affrontare il cambiamento radicale necessario per riportare l’uomo e l’ambiente al centro della politica e del processo economico. Altrettanto è accaduto con un centinaio di giovani universitari a Roma il 27 marzo. E poi il 28 e il 29  moltissimi non sono andati a votare e non si tratta di persone indifferenti o con scarso senso civico, ma proprio di persone coscienti della gravità del presente e preoccupati dalle incognite del futuro, che hanno sentito parlare i politici in campagna elettorale di tutt’altro, persone che hanno ritenuto giustamente che chiunque avesse vinto non sarebbe stato in grado nemmeno di capire  la loro preoccupazione.

Eppure questa crisi passerà, i consumi ripartiranno, per la gioia dei nostri politici di destra e di sinistra, e proprio questo ci riporterà in breve tempo in una crisi ancora peggiore; la ripresa dei consumi non potrà che far riprendere la corsa in alto del prezzo del petrolio, come avviene per tutte le risorse al tramonto, questo trascinerà una ripresa dell’inflazione, una salita del costo degli alimenti che aggiungerà altre centinaia di milioni di affamati al miliardo attuale, e i consumi torneranno a calare. Continuando con le vecchie ricette economiche passeremo di crisi in crisi e solo questo ci impedirà di esaurire entro il secolo il petrolio, il metano l’uranio e poi anche il carbone. E così la miseria generata dalla sequenza di crisi ridurrà le minacce dei cambiamenti climatici e tutte le altre crisi ambientali che essi aggravano, come le crisi dell’acqua. Ma questo esito non se lo augura nemmeno il più ottuso degli ecologisti amanti del wilderness.

Il mondo può avere un futuro migliore del presente, solo se saprà riconoscere che stiamo ad un punto di svolta, che il passato non può ritornare e che dobbiamo lasciarci alle spalle il vecchio armamentario tecnologico, il carbone, il petrolio, il nucleare, il mito della motorizzazione di massa, ed altre fantasie irrealizzabili per una umanità che sarà entro questo secolo di 9, 10, 15 miliardi di individui. E’ necessario lasciarci alle spalle il regionalismo ottuso ed ignorante che oggi impera e dobbiamo pensare ad uno sviluppo strettamente articolato sulle diversità geografiche, culturali ed ambientali, non fatto per ergere steccati ma per creare ponti di collaborazione e scambio fra diverse identità; la paura del diverso e del nuovo nasce dall’ignoranza, da una fragilità di valori, che stanno dietro alle presunte identità urlate nelle piazze. La storia ci insegna che l’ampio consenso non è affatto garanzia di esser sulla strada giusta.

L’utopia che ci vorrebbe è che da quel grande partito che oggi non va votare, nascano tante minoranze creative, che sappiano liberarsi di tanti politici ignoranti ed arroganti perché anche loro sono dei vecchi arnesi che non servono per costruire un futuro migliore, anzi sono zavorra che sta facendo sprofondare il paese in una arretratezza scientifica e tecnologica senza precedenti, in un abbrutimento etico e culturale che toglie ogni speranza alle nuove generazioni.

Alla prossima utopia.

Fonte: Ecquo testo modificato e reso impersonale da Paolo Broglio

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano !

Le case di paglia non sono solo una via d’uscita per risolvere le situazioni di emergenza, come nel caso dei terremotati di Pescomaggiore. Tutt’altro. Costituiscono invece una soluzione economica ed ecologica applicabile praticamente ovunque.

Conosco una famiglia che ha appena terminato di costruire una casa di paglia sulla collina di Torino. Una villetta con tutti i comfort, autosufficiente dal punto di vista dell’energia e costata meno di un edificio convenzionale in mattoni. Guardate i conti.

La casa di paglia della famiglia Coppo (Marco, Anna e il figlioletto di quattro anni) si trova a Sciolze, frazione Tetti Borca, appunto sulla collina di Torino. E’ uno stabile di 140 metri quadrati distribuiti su due piani, più cantina e rimessa. Da pochi mesi ultimata.

Si distingue dalle ville (tante) e dai pochi rustici perlopiù abbandonati della zona solo perché i muri esterni hanno spigoli un po’ stondati.

All’ufficio tecnico comunale, giura Marco Coppo, non hanno fatto una piega di fronte al progetto di uno stabile così lontano dagli schemi abituali.

Le fondazioni sono l’unica parte della casa di paglia in cui è stato indispensabile fare delle concessioni al calcestruzzo e all’edilizia tradizionale. Dal punto di vista burocratico, si tratta di un edificio con struttura portante in legno e tamponatura con balle di paglia.

Per i muri sono state necessarie circa 700 balle di paglia a media pressatura. Le pareti sono state poi, ovviamente, intonacate all’esterno e all’interno. Le balle di paglia sono costate complessivamente circa 2.000 euro: molto, molto meno dei mattoni. E proprio di qui nasce il risparmio.

Per il tetto e gli impianti è stato indispensabile ricorrere agli stessi artigiani che, in una casa “normale”, si occupano di tegole, cavi elettrici, tubature dell’acqua, intonaci e pavimenti.

Dato che la paglia offre un ottimo isolamento termico, per il riscaldamento è stato sufficiente installare un impianto solare termico in grado di portare a 40-42 gradi l’acqua. Il medesimo impianto fornisce acqua calda a bagno, cucina, lavastoviglie e lavatrice. C’è una piccola caldaia a legna, in caso di ripetuti giorni freddi e nuvolosi. Anche l’energia elettrica è ricavata dal sole: sul tetto c’è un impianto fotovoltaico da 1,6 kW.

I conti? la villetta in paglia di Sciolze è costata 1.100 euro circa al metro quadrato, acquisto del terreno a parte. Le sole bollette da pagare sono quelle del gas metano per cucinare e dell’acqua potabile.

Pericolo d’incendio? Non ce n’è un solo frammento di paglia a diretto contatto con l’atmosfera. E poi, la paglia pressata in balle è tutt’altro che facilmente infiammabile: sarebbe come cercare di dar fuoco all’elenco telefonico con l’accendino.

Marco Coppo ha 45 anni è un insegnante di reiki.

Famiglie  d’Italia

Paolo Broglio

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Una Risposta to “Italia incapace di futuro ( Econota 19 )”

  1. dario Says:

    complimenti davvero meraviglioso, sto cercando di elaborare un progetto simile. gradirebbe darmi una mano?
    io parto con una struttura “nuda” gia in opera, un cappannone agricolo”.
    in una parte di esso (circa 100mq, su di un solo livello) vorrei sviluppare un appartamento con tecniche simili alle vostre!
    dario.gio84@gmail.com

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