Meno carne, meno Co2 ( Famiglie d’Italia news )

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Anche questa settimana, grazie alla cura con cui  Promiseland.it < Vivere etico Vegan propone e seleziona i propri servizi, Famiglie d’Italia può porvi all’attenzione un interessantissimo post dedicato a Marina Berati e firmato da Laura Dotti.

Meno carne, meno Co2
Intervista a Marina Berati
21-05-2010 – Fonte: Wakeupnews.eu

 

Meno carne, meno Co2. Intervista a Marina Berati 

 

Dedicarsi con coraggio al servizio degli animali e della Terra è possibile. La dott. ing. Marina Berati ci spiega come.

Marina Berati è coordinatrice del progetto “Dalla fabbrica alla forchetta: Sai cosa mangi?” (saicosamangi.info) e di VegFacile.info; co-promotrice di VIVO, Comitato per un consumo consapevole (consumoconsapevole.org), rappresentante del NEIC (Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (nutritionalecology.org), collaboratrice di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana e fondatrice di AgireOra edizioni. Vegana convinta, naturalmente. 

 

Ci può spiegare in cosa consiste il suo lavoro?

Questo lavoro, che è tutto di volontariato, consiste davvero in tante cose, tante diverse attività, sia di divulgazione che di organizzazione. Consiste nel progettare, scrivere i contenuti e realizzare materiali informativi, libri, siti web, video (originali o doppiati), campagne a manifesti o per le riviste o per le radio, nel rispondere a innumerevoli mail di richiesta informazioni, nel divulgare comunicati stampa, nel partecipare come relatrice a conferenze e presentazioni, o a lezioni nelle scuole, nonché nell’organizzare conferenze stampa. 

Il tutto con lo scopo di mettere al corrente le persone sul tema del rispetto per gli animali e per l’ambiente, affinché abbiano gli strumenti per decidere di cambiare comportamento, perché è attraverso la modifica di abitudini e di stili di vita delle singole persone che si possono cambiare le cose, non dipende solo dalle istituzioni o dalle industrie, il primo e maggiore responsabile è proprio il singolo individuo.

 

Il NEIC, di cui lei è rappresentante, ha sostenuto una campagna dal titolo: “Gli allevamenti pesano sulla terra. Meno carne, meno effetto serra”. Cosa significa?

Questa è una campagna informativa a manifesti, che ha lo scopo di spiegare quanto sia massiccio l’impatto dell’allevamento di animali sull’emissione di gas serra. È un’iniziativa a cura del NEIC e del progetto “Dalla fabbrica alla forchetta: sai cosa mangi?”, e i manifesti sono stati realizzati e diffusi da AgireOra Edizioni.

Nel manifesto è ritratto lo zoccolo di un bovino che “schiaccia” il pianeta, con la spiegazione “Gli allevamenti PESANO sulla Terra”, mentre il titolo asserisce “Meno carne, meno effetto serra”. Il testo esplicativo sottostante spiega quanto influisca l’allevamento di animali sul problema dell’effetto serra: come percentuale impatta tanto quanto l’industria, e ben di più dell’intero settore dei trasporti – 18% contro il 13,5% – ed è quindi un obiettivo prioritario, e alla portata di tutti, su cui intervenire.
Abbiamo distribuito gratuitamente i manifesti a tutti gli attivisti – singoli o in gruppi – che si sono impegnati a organizzare un’affissione nel proprio Comune.  Fino ad ora sono stati affissi quasi 3000 manifesti in 36 diversi Comuni.

Con questa campagna vogliamo far sì che si sappia che la scelta più potente che ognuno può fare in prima persona per diminuire il proprio peso sull’effetto serra è quella di diminuire drasticamente il consumo di carne, o meglio ancora diventare vegetariani.

Quindi un’ulteriore conferma che non sia necessario mangiare carne, anzi…

Mangiare carne, pesce, e altri prodotti animali (come latte, latticini e uova) non è e non è mai stato necessario, e oggi questa abitudine è invece un grosso problema da ogni punto di vista: per il numero astronomico di animali uccisi, per il devastante impatto sull’ambiente, per le ripercussioni negative sulla nostra salute.

Il nostro corpo non è fatto per mangiare carne e altri cibi animali a ogni pasto come si fa oggi, è solo in grado di nutrirsi di questi “ingredienti” occasionalmente senza averne più di tanto danno, ma, appunto li può assumere,  non li deve assumere. Mentre un consumo quotidiano come avviene oggi è gravemente dannoso da ogni punto di vista. Ed è dovuto sostanzialmente a una riuscitissima “campagna pubblicitaria” da parte degli allevatori, copiata in gran parte dal modello statunitense. L’idea che abbiamo bisogno della carne degli animali e delle loro secrezioni (latte e uova) è un mito creato ad arte dall’industria dell’allevamento per ricavare enormi profitti. Il nostro “bisogno” di proteine animali è pari a zero.

Da sempre e fino a qualche decennio fa, praticamente tutta la popolazione era quasi-vegan, e i nostri nonni e bisnonni lavoravano di certo molto più duramente di noi, dal punto di vista fisico, eppure la loro alimentazione fatta in questo modo li sostentava benissimo (l’unico problema era quando non c’era abbastanza da mangiare come quantità, ma questa è un altra questione): tant’è che molti di loro arrivano sani fino in tarda età, mentre oggi il numero di persone che muoiono giovani o che rimangono invalide per le malattie “croniche” o “degenerative” (le cosiddette “malattie del benessere”, che sono le più diffuse, invalidanti e mortali che colpiscono i Paesi ricchi) è in costante aumento. Queste malattie sono l’arteriosclerosi, il sovrappeso-obesità, il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa, il cancro, l’osteoporosi e sono tutte legate allo stile di vita e in particolare all’alimentazione. Possono essere prevenute, e in diversi casi anche curate, con una dieta a base vegetale.

Perché, secondo lei, le persone riescono così bene a scindere l’idea della carne che hanno nel piatto dall’idea dell’animale che possono accarezzare in campagna o sentire pigolare indifeso?

Perché non vogliamo stare male psicologicamente, perché non siamo abituati ad andare a vedere “dietro le quinte”, perché diamo per scontato che quello che compriamo “incellofanato” al supermercato sia “cibo” anziché “pezzi di animali”.

Ma noi non vogliamo lasciare questa via di fuga, perché non guardare la realtà non significa risolvere i problemi, e quindi vogliamo dire in faccia a tutti che la “carne” sono in realtà animali, esattamente come i cani e i gatti che abbiamo a casa e per i quali è reato l’uccisione per qualsiasi motivo che non sia l’eutanasia.

Per questo abbiamo creato, come AgireOra Edizioni, un pieghevole che si chiama “Incontra gli animali”, ma anche un sito – www.IncontraGliAnimali.org – e abbiamo anche doppiato in italiano il documentario “La vita emotiva degli animali da fattoria”, basato sul bellissimo libro del famoso autore Jeffrey Moussaieff Masson, “Il maiale che cantava alla luna – La vita emotiva degli animali da fattoria”. Attraverso tutti questi materiali – il pieghevole, il sito, il documentario – spieghiamo che gli animali sono tutti uguali, tutti provano sentimenti ed emozioni, non esistono animali “da amare e rispettare” e altri “da mangiare”.

Nell’introduzione al pieghevole e al sito diciamo:

“Qui impareremo a conoscere questi animali, che solitamente non vengono né amati, né rispettati. Vedremo come vivono in natura, e come vivono invece nella dura realtà dell’allevamento, ma anche come potrebbero vivere se venissero rispettati, l’affetto che sanno dare e ricevere, la loro dignità, la loro bellezza, dentro e fuori. E impareremo anche come fare per evitare il loro sfruttamento e la loro morte: dipende solo da noi.”

Ecco, direi che questo dice tutto.

Quindi anche i singoli possono contribuire a raggiungere un consumo “sostenibile” che rispetti la terra e gli altri esseri viventi?

Assolutamente sì. Non solo, ma quello che possiamo fare sul fronte della scelta del nostro cibo è decisamente più potente di quello che possiamo fare in ogni altro campo!
Nell’articolo pubblicato nell’aprile 2008 sulla rivista scientifica Environmental Science and Technology da due ricercatori della Carnegie Mellon University, dal titolo “Chilometri-cibo e relativo impatto sul clima delle scelte alimentari negli Stati Uniti”, si sostiene che l’impatto dei singoli individui è dovuto a tre fattori principali: il cibo, l’energia usata in casa, e i trasporti. Di questi tre fattori, quello del “cibo”, cioè di che cosa ciascuno sceglie di mangiare, è il più “potente”, perché:

1. è quello che in termini quantitativi ha il maggior impatto;

2. ha il maggior livello di scelta personale: sul che cosa mangiare il singolo consumatore ha pieno potere;

3. si può applicare già subito, non è a medio o lungo termine come possono esserlo altri aspetti che implicano cambiamenti nelle infrastrutture, nei beni disponibili, nella tecnologia usata.

È questa, la via da seguire: modificare le nostre abitudini alimentari per avere un impatto ambientale e sociale molto minore.

Laura Dotti

Wakeupnews.eu

Famiglie   d’Italia

 

 

 

 

  

  

 

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