Chicza: il chewing-gum biodegradabile ( Econota 25 )

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ARRIVA IL NUOVO CHEVING-GUM BIODEGRADABILE

nei supermercati londinesi è già in vendita 

 fonte: Abruzzo24ore

Ricordate quelle fastidiosissime gomme da masticare attaccate sotto le scarpe, ai vestiti, o peggio appiccicate ai capelli dopo una bella dormita nel parco sotto il primo sole primaverile? Tutto superato, grazie all’invenzione del primo chewing gum biodegradabile.  
Ambientalisti, amanti del walking cittadino, bidelli snervati dall’irriverente tenacia delle gomme spiattellate furtivamente sulle sedie a mò di scherzo o sotto i più discreti banchi di scuola, mamme imbestialite per gli eterni residui plastici trovati in lavatrice dopo il bucato, possono tirare tutti un sospiro di sollievo… La gomma da masticare biodegradabile non si appiccica, e al contrario delle antenate dispettose, pasticcione e soprattutto inquinanti, si dissolve nell’amabile arco di sei settimane: si chiama Chicza Rainforest Gum e viene realizzata in Messico, dal Consorcio Chiclero, una catena aziendale che comprende ben 56 cooperative, tutte coinvolte nella produzione di zucchero, dolciumi e gomme da masticare.
Apparentemente frivola, la notizia sul nuovo chewing gum biologico ha entusiasmato opinione pubblica e amministrazioni cittadine di tutto il mondo: In Inghilterra, dove la lotta alla cosiddetta gomma americana ha sfiorato l’inverosimile, è stato calcolato che occorrono ben 17 settimane per ripulire Oxford Street dai gommosi residui lasciati incautamente da comuni passanti, teenager e insospettabili signori in bombetta. Una costosa operazione, quasi completamente annullata dopo soli 10 giorni, quando la nota via dello shopping londinese riappare costellata dai più svariati tipi di chewing gum esistenti sul mercato.  Ecco spiegato il motivo del grande plauso che la gomma bio ha ricevuto in Gran Bretagna: presente in quasi tutti i supermercati londinesi un pacchetto del nuovo antistress costa soltanto 1,39 sterline, ossia 1 euro e 50 centesimi. Un buon prezzo se si considera la più costosa lavorazione del prodotto rispetto alla gomma sintetica fin’ora commercializzata.  

Un pò di storia. Il chicle, la base utilizzata per la produzione della gomma da masticare, veniva originariamente reperita nelle foreste pluviali tra Messico, Guatemala e Belize. Ricavata dal Manilkara chicle (albero della famiglia delle Sapotaceae), tale sostanza naturale e biodegradabile fu progressivamente sostituita dalla gomma sintetica, più economica da lavorare. Durante gli anni del boom economico proliferarono moltissimi accampamenti, dove migliaia di “chicleros” erano costretti ad affrontare le molteplici insidie della foresta pur di portare a destinazione la famigerata gomma.
Oggi la nota cooperativa gestisce un piccolo campo alla periferia della riserva di Calakmul, dove il lavoro è rimasto sostanzialmente lo stesso di tanti anni fa: i contadini escono al sorgere del sole per addentrarsi all’interno della vegetazione circostante. Dopo essersi arrampicati sugli alberi ne incidono la corteccia, raccogliendo la preziosa sostanza in piccoli contenitori. Al tramonto giungono sfiniti al campo, dove vengono pagati per il quantitativo di gomma raccolto.

Per i 50 agricoltori dello Yucatan rimasti negli accampamenti, il bio chewing gum rappresenta non solo l’opportunità di un lavoro maggiormente richiesto, ma anche la possibilità di operare compatibilmente con le esigenze dell’Ecosistema. Il reperimento della sostanza infatti non danneggia la foresta: le incisioni praticate nella corteccia sono tali da permettere la rigenerazione della stessa, permettendo all’albero di Sapodilla (come definito volgarmente) di continuare a respirare nonostante i molteplici tagli inferti. ( Nella foto a sinistra , noti esponenti dell’amministrazione cittadina di Canterbury alle prese con le fastidiosissime gomme da masticare vecchia maniera ).

Un curioso video su cosa fare quando la gomma si attacca ai vestiti: http://www.youtube.com/watch?v=bw-yDEoIWgQ

di Giovanna Di Carlo

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano !

  

GROASIS  water box per alberi

In molte parti aride del mondo gli alberi lottano per la sopravvivenza; spesso non c’è abbastanza acqua per la loro irrigazione.  Anche quando c’è acqua spesso va persa per evaporazione. Cosa possiamo fare allora?  Pieter Hoff, un produttore olandese di fiori, ha trovato la sua soluzione : il Waterbox Groasis (foto sotto) sistema che consente di coltivare la terra e gli alberi anche in posti  molto aridi.

 Il water box ha la dimensione di un pneumatico ed è in grado di catturare l’acqua piovana o l’umidità dell’aria che raccoglie e condensa nella camera sotto la copertina, impedendole di evaporazione. Una specie di piccolo rubinetto fa scendere una piccola quantità di acqua sul sistema di radici dell’albero ogni giorno. Una volta che l’albero ha messo radici, per raggiungere una sorgente d’acqua di diversi metri sotto la terra, la scatola può essere rimossa e riutilizzata altrove.

In un test di 3 anni effettuato  nel deserto del Sahara in Marocco ( dove piove solo per pochi centimetri di pioggia all’anno) l’88% degli alberi piantati con la scatola è sopravvissuto dopo essere stato rimosso. Di un gruppo di piante interrate senza la scatola, ma annaffiato una volta a settimana, solo il 10% è sopravvissuto.

Piantare nel deserto con il waterboxx Groasis Piantare nel deserto senza il waterboxx Groasis
88,2% 88,2%  OK 10,5% 10,5%  OK
11,8% 11,8% Debole 89,5% 89,5%  Morto

I test hanno dimostrato che gli alberi, dopo che il waterboxx Groasis viene rimosso, continuano a sopravvivere. Pieter ha sviluppato una versione del Waterbox costruita con un biopolimero  biodegradabile in grado di rilasciare sostanze nutrienti nel suolo e attualmente sta cercando di  convincere una banca olandese di sviluppare un sistema di micro-finanza per consentire agli agricoltori di acquistare il Waterbox. (costo medio $26). Pieter pensa che si potrebbe anche promuovere una riforestazione globale con il reimpianto di due miliardi di ettari di alberi che abbiamo abbattuto negli ultimi 2000 anni (vedi www.groasis.com ).

Il waterbox Groasis è un ‘incubatore d’acqua intelligente che produce e cattura l’acqua dall’aria attraverso la condensazione e  dalla pioggia. La condensa catturata a causa del disegno del dispositivo, senza l’utilizzo di energia. Il waterbox Groasis rende possibile piantare alberi o cespugli sulle rocce, sulle montagne, nei giardini, nelle ceneri di bosco bruciato di recente, nelle zone erose o deserti o in qualsiasi altro luogo, senza l’aiuto di irrigazione . Nei climi temperati il waterboxx Groasis aumenta del 30% la velocità di crescita producendo più biomassa. Il waterbox Groasis offre la possibilità di fare business con alberi o cespugli in grado di produrre cibo, frutta, legno, estratti, farmaci, oli e molti altri prodotti interessanti economicamente.

Nel novembre 2008 questa innovazione è stata premiata con il Beta Dragons Science Award 2008. Il concorso era organizzato dalla Piattaforma Techniek Beta in collaborazione con il ministero olandese degli Affari Economici. La giuria ha giudicato molto positivamente il potenzialità del water box Groasis ritenendola una soluzione di grande aiuto rispetto al miglioramento del clima e all’abbattimento della povertà.

a cura di Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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3 Risposte to “Chicza: il chewing-gum biodegradabile ( Econota 25 )”

  1. Giulio Gino Di Giacomo Says:

    Di Giacomo Giulio Gino, Resp.le Italia Chicza, comunica che il 18 Giugno 2010, a Udine, ha ricevuto il prestigioso “Premio Special Greenfactor 2010 ” per il progetto ” Chicza nella green economy italiana “. Prima l’Etica e poi il Profitto. Inoltre comunica che da analisi effettuate dal laboratorio Ecocontrol di Pomezia ( Rm ), laboratorio accreditato con l’Associazione Italiana Celiachia, si è riscontrato che la Chicza NON CONTIENE GLUTINE.

  2. Mastica Chicza e… sai cosa ti metti in bocca « Famiglie d’Italia Says:

    […] un po’ di informazioni su Chicza, il rivoluzionario chewing-gum proveniente dal Messico, Chicza: il chewing-gum biodegradabile ( Econota 25 ) … oggi intendo ampliare l’argomento fornendovi ulteriori ragguagli attraverso una […]

  3. Amici!… E’ arrivato Chicza, il chewing-gum biodegradabile « Umberto Napolitano Says:

    […] po’ di informazioni su Chicza, il rivoluzionario chewing-gum proveniente dal Messico, Chicza: il chewing-gum biodegradabile ( Econota 25 ) … oggi intendo ampliare l’argomento fornendovi ulteriori ragguagli attraverso una relazione […]

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