L’infelicità non paga

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Il mio livore nei confronti di una politica rissosa è ben noto ed ha le sue ragioni più che fondate. Per cui, chi segue questo blog ricorderà come per me lo Stato sia la grande  ” Famiglia  ” di tutti gli italiani e come io consideri la Maggioranza  il buon padre che si assume tutte le sue responsabilità e governa con saggezza ed autorità il  nucleo di cui è a capo, e l’ Opposizione  la  brava madre paziente che vigila attenta, abile nell’intervenire quando è necessario con la sua importante opera di mediazione e correzione. Il Parlamento  rappresenta la casa e i cittadini, i figli…  figli che però crescono male se padre e madre non vanno d’accordo e litigano continuamente davanti ai loro occhi. In questo modo la grande famiglia si sgretola ed i figli, tristi abbandonano i genitori per non  perdersi totalmente e soccombere inesorabilmente.  

La felicità è il motore essenziale di ogni azione: stare bene significa lavorare meglio e rendere di più, per cui se padre e madre per il loro egoismo e desiderio di sopraffazione si fanno la guerra, lo stato di tensione logora energie e cervello loro, nonché quello di coloro che gli sono accanto. Quanto affermo è confermato dall’interessante post pubblicato ultimamente da Italiasalute.it e che vi ripropongo fedelmente, augurandomi che arrivi anche e, soprattutto, ai vari Berlusconi, Fini, Bersani, Di Pietro, Casini, etc., sperando che lo leggano con attenzione e ne traggano insegnamento. 

Umberto Napolitano  

   

   

ALLA CONQUISTA DELLA FELICITA’ 

Ampia ricerca mostra i meccanismi alla base della felicità 

 

  

  

Una ricerca commissionata e pubblicata sul quotidiano Financial Times si è concentrata sugli aspetti legati al raggiungimento della felicità, adottando anche un punto di vista economicista.
Gli scienziati interpellati dal quotidiano hanno considerato l’impatto che alcuni eventi della vita producono sui livelli di felicità e di serenità delle persone.
La ricerca è giunta alla conclusione che il maggior beneficio in termini di felicità personale è dato da una buona salute, che coincide secondo gli esperti a un valore di circa 1 milione e mezzo di euro.
Alcuni dati appaiono sorprendenti, come nel caso degli effetti del divorzio, quantificati in un costo di circa 350 mila euro, contro i 160 mila legati alla morte di un figlio.
 

 

Lo studio di Nick Powdthavee e Carl Wilkinson sostiene che il denaro possa in realtà garantire solo piccole soddisfazioni, aggiungere un certo grado di felicità solo se in grado di assicurare una condizione sociale migliorata. Tuttavia, mentre un aumento di stipendio considerevole viene associato a 0,0007 punti, frequentare di più i propri amici equivale a 0,161 punti, un vantaggio quindi non paragonabile.
Una delle esperienze peggiori in assoluto è la perdita del lavoro, ma la sua assenza in coincidenza di problemi comuni legati alla disoccupazione anche di conoscenti e amici lenisce il proprio dispiacere. È in sostanza il vecchio adagio “mal comune, mezzo gaudio”. Lo stesso principio vale per altri aspetti, per esempio legati alla propria fisicità. Se si ha qualche chilo di troppo e amici in gran forma, la frustrazione aumenta, mentre ci si consola maggiormente se le persone che frequentiamo condividono gli stessi problemi di peso.
Naturalmente, la vita privata svolge un ruolo fondamentale, e il divorzio, come detto, risulta l’esperienza più difficile da tollerare. Il concetto più rilevante evidenziato dalla ricerca è legato al carattere “contagioso” della felicità.
In effetti, un altro studio pubblicato sulla rivista “British Medical Journal” ha stabilito con una relazione matematica che la felicità è contagiosa e, proprio come un virus, è tanto più probabile essere felici quanto più si sta vicini a persone gioiose e serene.
 

 

Meno metri ci separano da un nostro amico felice tanto più sarà probabile che ci sentiremo felici anche noi. A mettere a punto questa teoria della felicità sono stati due scienziati anglosassoni, Nicholas Christakis della Medical School di Harvard e James Fowler, sociologo dell’Università della California (San Diego). Dai calcoli degli studiosi risulta che la probabilità d’essere felici aumenta del 42% se si vive a meno di un chilometro di distanza da un amico felice e del 22% se si vive a meno di tre chilometri di lontananza. Ovviamente nella realtà tutto è meno scontato e schematico, ma la relazione matematica balza certamente agli occhi. Questa formula numerica è stata riassunta in un grafico dopo aver esaminato il grado di felicità di oltre cinquemila persone tra i 21 e i 70 anni. Ad ogni persona corrispondevano dei puntini colorati e la distanza fisica che le separava era rappresentata da linee: collegando tra loro questi due elementi grafici è stato possibile disegnare il “diagramma della felicità”.
Nella ricerca si sono tenuti nel giusto conto alcuni importanti parametri discriminanti, come il contesto sociale in cui vivevano gli individui del campione, le loro relazioni di parentela e i loro rapporti di amicizia o di lavoro. L’interpretazione del grafico emerso dallo studio dimostra che il “contagio da felicità” avviene tra chi è fisicamente più vicino, ma questo non vale nel caso di vicinanze virtuali, come le amicizie nate in rete e tenute in piedi tramite chat line e messaggi e-mail. Pian piano, tuttavia, si scopre che i numeri lasciano spazio anche ad altre considerazioni: l’epidemia di felicità non si verifica tra colleghi di lavoro e, come ammettono gli stessi ricercatori, il grado di contentezza trasmessa alle persone vicine dipende dalla qualità delle interazioni sociali presenti tra loro. Il meccanismo fisiologico chiamato in causa per spiegare i risultati dello studio è quello dei neuroni specchio, che sono particolari cellule nervose della corteccia ventrale premotoria che hanno un ruolo chiave sia nell’apprendimento dei movimenti per imitazione, sia nelle interazioni sociali, perché ci permettono di provare empatia e di interpretare le azioni altrui.
È proprio grazie ai neuroni specchio che apprendiamo dai nostri genitori alcuni gesti quotidiani, come mangiare con le posate o pettinarsi.
Al di là di tutte le formule matematiche sulla felicità che di tanto in tanto vengono espresse, si può certamente dire che stare bene con se stessi e con gli altri è una delle chiavi per vivere una vita serena.
http://italiasalute.leonardo.it/Psicologia.asp 

Andrea Piccoli 

   

  

Famiglie  d’Italia 

  

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2 Risposte to “L’infelicità non paga”

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