Rilevato petrolio nel profondo delle acque del Golfo e nella catena alimentare. I batteri marini naturali salvano dal disastro ? ( Econota 32 )

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I ricercatori della University of  South Florida hanno trovato petrolio nel plancton nella parte settentrionale del Golfo. Il Plancton è formato da piccolissimi organismi che molte specie di grandi dimensioni ( es. i pesci ) consumano come cibo; per tale ragione ci potrebbe essere un impatto accumulativi su tutte le specie che da essi dipendono. Uno degli scienziati dell’Università,  David Hollander , ha detto: “L’idea che questo potrebbe avere un impatto sulla rete alimentare e sul sistema biologico è certamente una realtà”.

Il Plancton contaminato da petrolio è ingerito dai pesci che a loro volta contengono tracce di petrolio. Le tossine potrebbero essere trasmesse dai pesci piccoli ai pesci più grandi che li mangiano. Alla fine questo processo di bioaccumulo può arrivare alle persone umane che mangiando i pesci contaminati introducono nel proprio organismo quanto accumulato nella catena alimentare. La FDA ha dichiarato che gamberi e i frutti di mare dal Golfo alimenti sono sicuri da ma qualche pescatore della Louisiana ha dichiarato di avere dubbi; è troppo presto per avere queste sicurezze. Carol M. Browner, per la Casa Bianca, ministro del clima e l’energia ha detto , “più di tre quarti del petrolio è sparito. La maggior parte del petrolio è andato.” Sembra anche che un pool di batteri marini naturali abbiano provveduto alla trasformazione del petrolio greggio in composti solubili ( momo, di e tri gliceridi ) che sono poi rientrati nella catena alimentare confermando i test in campo e in laboratorio (www.youtube.com/watch?v=EEPnYn7Rh-M ; www.youtube.com/watch?v=yqmtdHmECQU&feature=related ) dei ricercatori italiani Roberto Blundo e Paolo Broglio che da circa 20 anni propongono un prodotto denominato “ batteri mangiapetrolio “ nel generale scetticismo. Se questo prodotto fosse stato utilizzato subito i costi ecologici e economici sarebbero stati ridotti del 90 %.

C’è anche chi la pensa diversamente : David Hollander ha detto che in realtà è vero il contrario, che circa il 70-75 per cento del petrolio non è stato disperso. La sua stima è stata che solo il 25-30 per cento del petrolio era stato scremato, bruciato o era evaporato. Un altro ricercatore USF ha commentato : “Il disperdente è in movimento verso il basso l’olio di superficie e nelle acque più profonde, dove può incidere fitoplancton e altra vita marina.” La ricerca USF è considerata preliminare ma ha trovato la tossicità nei campioni di acqua profonda ( 275 metri e 50 metri ). Quelle si sono rivelate le profondità con la più grande concentrazione tossica. In una delle prove subacquee il 39 per cento dei campioni ha mostrato tossicità  anche se questo numero deve essere confermata da una analisi statistica. Petrolio è stato anche trovato in DeSoto Canyon che è una zona profonda subacquea importante per la deposizione delle uova dei pesci del Golfo a circa quaranta miglia da Panama City, Florida. Difficile capire chi abbia ragione ma riteniamo probabile che  “la verità stia nel mezzo “ ovvero che i batteri siano stati molto efficaci ma che non abbiano potuto risolvere completamente il problema. Il prossimo futuro farà chiarezza ( o almeno lo speriamo….)

di Jake Richardson  elaborato da Paolo Broglio

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

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a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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Una Risposta to “Rilevato petrolio nel profondo delle acque del Golfo e nella catena alimentare. I batteri marini naturali salvano dal disastro ? ( Econota 32 )”

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