Quanta sofferenza in un piumino d’oca

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Tempo fa abbiamo raccontato delle atroci sofferenze subite da poveri animali indifesi a causa della vivisezione. Oggi aggiungiamo un’altra triste pagina che racconta come interesse e profitto siano causa di pratiche sadiche e crudeli nei confronti di chi non è in grado di difendersi ed è condannato ad una vita breve, ma densa di sofferenze e sevizie inimmaginabili.

OCHE:  UNA VITA DI DOLORE

Oche: una vita di dolore

Non tutti sanno quanta sofferenza si nasconde dietro un piumino d’oca; la soffice imbottitura cela un dolore indicibile: quello delle oche, delle anatre spennate vive e senza anestesia.


Le piume vengono strappate, dalla pelle di questi animali molto sensibili, più volte nel corso della loro vita, tra sofferenze così atroci che alcuni di loro muoiono addirittura di crepacuore perché  la paura e il dolore fisico sono tali da provocare loro addirittura un infarto.
Lo spiumaggio da vive – definito estremamente crudele dai veterinari e persino dagli stessi avicoltori – consiste nel rimuovere il manto più morbido, quello che precede la formazione delle penne vere e proprie, ed è per questo motivo che ne sono vittime i pulcini. Le oche, infatti, vengono spennate ad appena 2 mesi di vita. Dopo averle afferrate, appese per il collo ed aver loro legato le zampe, vengono strappate tutte le piume di questi piccoli che si contorcono e urlano dal dolore, impotenti.

In seguito, le oche, così traumatizzate e spogliate, vengono ributtate nel recinto (già la vita, tipica degli allevamenti intensivi, in grandi capannoni al chiuso, è causa di stress per gli animali); lì giaceranno a terra tremanti, per ore, in uno stato di apatia e di vero shock, sofferenti per il freddo e per le ferite aperte provocate dalla violenza dello strappo durante lo spiumaggio.

La piuma è una produzione cornea dell’epidermide di tutti gli uccelli: costituisce il rivestimento contro il freddo ed ha finalità di termoregolazione per cui assolve a funzioni fisiologiche fondamentali. Per questo motivo, oltre al momento, terribile, dello spiumaggio, questi animali risentono del fatto di rimanere sprovvisti del loro manto nel periodo successivo, per cui possono morire, oltre che per lo stress cui vengono sottoposti, anche per il freddo che devono poi sopportare.

Dopo due mesi questa operazione verrà ripetuta, e poi per altre 2 volte. A circa 8 mesi di vita, quando la qualità delle piume comincia a risentire dei ripetuti ‘strappi’, per alcune oche, le più fortunate, il calvario finirà, in maniera cruenta, ma comunque finirà. Le altre invece andranno incontro all’ingozzamento forzato per la produzione di fegato grasso d’oca; poi saranno uccise.
Il metodo per uccidere piccoli numeri di animali è quello di appendere l’oca ed infilarla in un imbuto, a testa in giù in modo che sporga la testa. Le viene, quindi, troncata la giugulare con un’incisione sul lato sinistro, senza tagliarle la testa. L’imbuto impedisce lo sbattere delle ali e permette al sangue di fluire mentre l’oca sofferente è ancora viva. Negli impianti meccanizzati, invece, si procede con lo stordimento elettrico. Gli animali sono appesi a testa in giù lungo una linea di macellazione orizzontale e ricevono una scossa elettrica quando la loro testa viene immersa in una soluzione elettrolitica.

La natura di questi animali è di trascorrere gran parte della loro esistenza in acqua. In questi allevamenti, molti volatili vengono tenuti in capannoni, o in gabbie dove si feriscono le zampe che poggiano su una serie di fili metallici. Le gabbie sono così piccole che gli animali non possono nemmeno girarsi su loro stessi, assumere una posizione eretta o battere le ali. A molti di quelli che sopravvivono fino al macello si spezzano le ossa durante il trasporto o mentre vengono maneggiati.

La polemica scaturita tempo fa, in seguito ad un servizio televisivo messo in onda dalla TV svedese sulla raccolta del piumaggio da animale vivo, ha fatto sì che l’associazione europea EDFA, che raggruppa le aziende operanti nell’UE nel settore della piuma e del piumino, abbia messo in atto una sorta di controinformazione sull’argomento, dichiarando che in tutta l’Europa il 98% del piumaggio da imbottitura proviene come sottoprodotto dell’industria di macellazione di oche e anatre per l’alimentazione umana; esiste, specifica l’EDFA, come materia prima, in quantità marginali, del piumaggio raccolto da animali vivi, ma questo viene strettamente regolamentato da “Standing Committee of the European Convention for the Protection of Animal kept for Farming purposes”, che prevede la raccolta di piuma e piumino derivante dalla muta naturale degli animali, allevati appositamente allo scopo e per la riproduzione. L’animale allevato per la riproduzione ha, infatti, delle mute stagionali (causate da un processo ormonale) che comportano la perdita di piuma e piumino da sostituirsi con quello nuovo; è in questa fase, afferma l’EDFA, che avviene la raccolta.

Tuttavia, tra i paesi produttori di piumino d’oca, quali l’Islanda, la Francia, l’Irlanda, la Gran Bretagna, il Canada, l’Italia, la Polonia, l’Ungheria e la Romania risulta che questi ultimi tre Stati adottino, almeno nel 60% di tutta la piuma prodotta, il procedimento crudele dello spiumaggio da animale vivo. Gli altri, compresa la Svizzera, hanno vietato la spiumatura delle oche vive, ma comunque ammettono l’importazione delle piume ottenute in questo modo. Maggior produttore, in assoluto rimane, comunque, l’Est Asiatico, specie per il piumino d’anatra, ed in particolare la Cina, che detiene questo e molti altri tristi primati.
Il commercio internazionale di piume e piumini è stato, nel 1994, di circa 76.000 tonnellate per un valore di 650 milioni di dollari; questi dati si riferiscono a tutte le tipologie di piume dove quelle d’oca rappresentano il 30-40% del totale.

Ovviamente le alternative alla piuma esistono e sono validissime, tanto che già hanno conquistato parte del mercato dei prodotti imbottiti. Le piume d’oca possono oggi essere facilmente sostituite con imbottiture sintetiche, come ad esempio l’ovatta di poliestere, già largamente utilizzata nei divani, ma anche nei giacconi e nei piumoni da letto. Inoltre si posono acquistare prodotti fatti con Hollifill, Fibrefil o Myform.
Anche i piumini in fibra di mais, sono leggerissimi e caldi come il piumino d’oca, oltre ad essere ipoallergenici, isolanti e addirittura lavabili in lavatrice sino a 60°.

Oltre alla sofferenza dello spiumaggio, l’oca subisce l’ingozzamento forzato per la produzione di fegato grasso, il foie gras, che altro non è che il fegato malato di un’oca o di un’anatra torturata, sovralimentata forzatamente, più volte al giorno, per mezzo di un tubo metallico, lungo 20-30 cm, infilatole in gola e spinto giù fino al raggiungimento dello stomaco. Per costringere il suo organismo a produrre il foie gras, l’animale deve ingerire un’enorme quantità di mais in pochi secondi. Questo comporta l’aumento delle dimensioni del suo fegato di quasi di dieci volte un fegato normale e lo sviluppo di una malattia: la steatosi epatica; altre conseguenze sono, inoltre, dispnea, diarrea e difficoltà respiratorie che rendono doloroso qualsiasi movimento. Se l’animale cerca di divincolarsi quando il tubo gli viene inserito in gola, o se il suo esofago si contrae per conati di vomito, rischia il soffocamento e la perforazione del collo che gli sarà fatale. A molti animali viene amputata, inoltre, parte del becco, senza anestesia, con pinze o forbici.

Gli animali più deboli sono già moribondi al momento dell’arrivo nella stanza da macello, mentre molti altri non arriveranno neanche a quel momento: nel periodo di alimentazione forzata, il tasso di mortalità delle anatre è da dieci a venti volte superiore al normale.

L’OIPA insieme a molte altre associazioni animaliste internazionali e privati cittadini, ha sottoscritto il Manifesto per l’abolizione del foie gras, che è ancora possibile firmare, proposto dall’associazione francese Stop Gavage per chiedere l’abolizione definitiva dell’alimentazione forzata di anatre e oche per la produzione del foie gras, in quanto questa procedura viola le regolamentazioni europee sulla protezione degli animali d’allevamento: “Gli alimenti o i liquidi sono somministrati agli animali in modo da non causare loro inutili sofferenze o lesioni e non contengono sostanze che possano causare inutili sofferenze o lesioni” (Direttiva 98/58/CE del Consiglio del 20 luglio 1998) e, inoltre: “Non sono ammessi metodi di alimentazione e additivi alimentari che possano causare stress, lesioni o malattie alle anatre o che comportino lo sviluppo di condizioni fisiche e psicologiche nocive alla loro salute e al loro benessere.” (Norma CE del 22 giugno 1999 sull’ utilizzo di anatre per la produzione di foie gras).

L’alimentazione forzata è già stata bandita nella maggior parte dei Paesi della Comunità Europea. E’ stata bandita in Polonia a partire dall’1 gennaio 1999 ed è da poco stata interdetta in Italia, Israele e California. Tuttavia ogni anno 30 milioni di animali vengono utilizzati per il foie gras, soprattutto in Francia, dove l’associazione GAIA ha immesso sul mercato il ‘faux gras’ (‘finto grasso’) che si propone come alternativa vegetariana al crudele ‘foie gras’. L’anno scorso il prodotto è stato lanciato nei negozi bio e da quest’anno è presente anche nei supermercati Carrefour e Lidl del Belgio. Tutto il faux gras distribuito, 30.000 confezioni, è stato venduto! Se altri supermercati aderiranno, per l’anno prossimo il faux gras sarà distribuito in modo molto più massiccio; più ne verrà distribuito più ne verrà venduto, e più quindi si imporrà sul mercato come valida alternativa all’orribile foie gras.

Le oche, le anatre, come tutti gli animali, sono esseri senzienti che, come noi, provano dolore e angoscia, che ci conoscono e capiscono.

Racconta Carlo Peroni: «Una volta mia madre comprò due piccole oche che pensò di mettere nel cortile per farle ingrassare. Io stavo molto spesso assieme a queste oche e le vedevo crescere a vista d’occhio. Loro mi amavano e si lasciavano fare tutto quello che volevo, ma i miei amici non potevano avvicinarsi, altrimenti correvano loro incontro per beccarli. Io avevo costruito con il cemento una specie di piscina dove mettevo sempre dell’acqua per le oche che si divertivano molto a farci il bagno. Ogni tanto facevo loro anche la doccia e le oche si erano abituate a tirare su le ali per farsi bagnare anche lì. Avevo allenato le oche ad eseguire i miei ordini con dei fischi: erano una serie di motivetti e ciascuno significava un ordine. Le oche impararono subito quella specie di linguaggio ed obbedivano. Quando facevo ritorno da scuola io eseguivo il mio solito fischio da lontano e le due oche mi sentivano e cominciavano a corrermi incontro facendo un baccano incredibile; solo che c’era il muro del quale ho parlato prima e dovevano attendere che entrassi da una porticina e loro venivano a farmi le feste. Io le ricompensavo dando loro qualcosa da mangiare. Per me erano delle vere amiche e ci parlavo anche spesso e loro sembrava che mi capissero.
Ma un brutto giorno i miei genitori mi chiamarono per farmi un discorso: mi spiegarono che quelle oche loro le avevano prese solo per aspettare che ingrassassero per poterle… cucinare! Io non potevo crederci, come si poteva pensare a cucinare delle amiche? Ma i miei genitori erano inflessibili ed io piansi per diversi giorni. Alla fine arrivammo ad un compromesso: loro avrebbero portato le mie due oche da un contadino che ne aveva tante e ne avrebbero portate via altre due. Io, sempre piangendo, fui costretto ad accettare. Quando il contadino mise le due oche in mezzo alle altre, queste non ne volevano sapere di rimanere lì: volevano seguirmi. Allora i miei genitori mi obbligarono ad andarmene senza nemmeno voltarmi a guardarle. Io rimasi con il muso lungo per diverso tempo e ne avevo anche parlato con i miei amici e questi ebbero un’idea: dopo circa un paio di mesi ci recammo tutti in gruppo in bici presso la fattoria di quel contadino e, quando vidi le numerosissime oche mi persi di coraggio. I miei amici mi dissero che c’erano pochissime speranze che le “mie” oche fossero ancora lì. Ma io feci la mia prova: mi misi a fischiare i motivetti che avevo insegnato loro ed improvvisamente dal gruppo delle oche ne uscirono due che mi corsero incontro. Io non stavo più in me dalla gioia. Ma il contadino ci obbligò ad andarcene perchè stavamo disturbando le sue oche. Io me ne andai via a malincuore, ma contento che fossero ancora vive e che non si erano dimenticate di me».

Vorrei concludere questo articolo presentandovi Chupito, una tenera anatra adottata da dieci anni da una famiglia di Sondrio. Scrive Stefania Sbarra: «Lo abbiamo conosciuto sabato 24 luglio a Sondrio. Eravamo in Piazza Campiello impegnati al tavolo della LAV. Vicino al tavolo si era fermato un gruppetto di persone in bicicletta, da un cestino coperto da un telo rosso a un certo punto, è uscita la testina di Chupito… l’anatra!
La sua magnifica famiglia di umani ci ha raccontato che l’avventura di Chupito ebbe inizio il 30 agosto 2001 nella baia di San Sebastian, in occasione di una vacanza.
Il papero era nato da poco, e fu dato loro in dono, e da allora è entrato a fare parte di quel nucleo familiare.
Eravamo in piazza a raccontare di animali abbandonati, quelli che nel gergo moderno sono classificati come “d’affezione” e quindi a rigor di termine dovrebbero essere i destinatari della benevolenza, dell’affetto, della dedizione da parte dell’umano che ha coniato per loro tale neologismo.
Nell’era attuale, invece, un’oca è classificata come animale da reddito. Destinato ad essere immobilizzato e alimentato forzatamente tramite un lungo imbuto con mangimi innaturali per ingrossargli il fegato, avvelenandoglielo sino a produrre il “pâté de foie gras”, oppure essere spiumato vivo per confezionare piumini d’oca e alla fine di tutto finire in pentola. In un caso o nell’altro è fonte di reddito, rappresenta solo una cosa deputata all’uso e consumo umano.
Realtà resa confutabile dalla quotidianità di Chupito che non è solo portato in giro in bicicletta, ma anche a sciare, in treno, in traghetto, al lago, in montagna. Nelle città d’arte è entrato nei musei, nelle Chiese è stato più volte benedetto, ed ha assisto a teatro agli spettacoli di danza della sua mamma umana.
Chupito è stato collocato dalla sua famiglia automaticamente in una posizione di pari rispetto, pur nella diversità. Nella realtà suscita meraviglia il fatto che un’anatra sia trasportata in bicicletta, consuetudine l’idea di questo essere intelligentissimo straziato dall’uomo nella sua sistematica follia.
E’ la tortura che subiscono questi animali, non l’amore che ricevono, che dovrebbe rappresentare la non-normalità.

Mi piace chiudere questa bella realtà con le parole che mi ha scritto la mamma umana di Chupito “Come tutti gli animali, credo sia un tramite fra noi e qualcosa di più grande e che quindi riesca a unire gli esseri umani attraverso un linguaggio non verbale, che è quello della natura, dell’amore universale”».

fonte:  Promiseland.it

Annalisa Ruffo

 

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

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