VII Rapporto sulla sicurezza alimentare: come mangia l’Italia ( Econota 34 )

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Italia a tavola 2010: VII Rapporto sulla sicurezza alimentare

 

Le frodi alimentari si moltiplicano mettendo sempre più a repentaglio la sicurezza e la qualità del cibo italiani. Non solo i casi delle “mozzarelle colorate” ma anche sequestri di latte qualificato come 100% italiano, e in realtà prodotto da una miscela di latte ungherese e italiano, allevamenti dopati con ormoni, vini e prodotti di qualità falsi.
Carni, allevamenti e prodotti lattiero caseari e Made in Italy sono i settori più nel mirino dei contraffattori del cibo.

E’ quanto emerge da Italia a Tavola 2010, il rapporto sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente giunto ormai alla sua settima edizione e che sempre più si qualifica come l’analisi più completa e dettagliata del sistema di controllo e prevenzione della filiera agroalimentare.
Nella ricerca i numeri e i casi dei Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas), dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari (Icqrf), dell’Agenzia delle Dogane, del Corpo Forestale, del Sistema di allerta comunitario, delle Capitanerie di Porto, e dei Carabinieri per le Politiche Agricole e Alimentari.

Quest’anno Italia a Tavola si arricchisce del contributo dei Servizi Igiene degli Alimenti e Nutrizione ed i Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle A.S.L. e Laboratori pubblici che operano nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale.
Tra i casi più eclatanti di frodi e irregolarità pericolose per la salute ne spiccano alcuni come l’operazione “Somatos” portata a termine dai Nas dopo tre anni di attività investigativa: 22 ordinanze di custodia cautelare, di cui 5 in carcere e 17 agli arresti domiciliari, nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico ed all’impiego di sostanze vietate in zootecnia (ormoni).

Luca De Nardo

fonte: 100ambiente

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

 L’Organic Rankine Cycle verrà applicato anche nel settore dei motori marini

 

Sembra una notizia non fondamentale per il nostro quotidiano vivere, ma l’innovazione che vede l’utilizzo della tecnologia Organic Rankine Cycle nel settore dei motori marini è un importante passo avanti verso il risparmio energetico e verso la sostenibilità nel settore dei trasporti marini, ambito in cui lo spreco e l’inquinamento è purtroppo un realtà. Ma facciamo un passo indietro. Attori di questa novità sono la già citata Turboden – azienda bresciana specializzata nella produzione di turbogeneratori ORC (Organic Rankine Cycle), per la generazione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili (biomassa, geotermia, solare termodinamico) e dal recupero di calore e la finlandese Wärtsilä, leader globale in soluzioni complete “power lifecycle” per i mercati marino e dell’energia.

Il sistema MECC di Wärtsilä fornisce un mezzo per recuperare energia che altrimenti andrebbe dispersa dallo scarico e/o dall’acqua di raffreddamento dei motori marini, su piccola taglia. L’aumento di potenza che si ottiene è dell’ordine del 8 % -12% della potenza del motore marino.
Le dimensioni tipiche vanno da centinaia a diverse migliaia di kWel. Con il ciclo combinato in funzione, il consumo di olio combustibile si abbassa, riducendo in tal modo anche le spese di funzionamento e le emissioni di gas di scarico. “Migliorare l’efficienza energetica è oggi una questione di grande importanza per i nostri clienti a causa dei prezzi elevati del combustibile e della necessità di ridurre le emissioni. Il ciclo combinato abbinato al motore marino porterà beneficio sia al cliente che all’ambiente e quindi è del tutto in linea con la strategia di Wärtsilä”,.

Il ciclo Rankine è un ciclo termodinamico che converte il calore in energia meccanica.

In questo tipo di sistema il fluido più utilizzato è l’acqua, che genera la maggior parte dell’energia elettrica nel mondo. L’ORC (Ciclo Rankine Organico), al contrario, può operare usando diverse tipologie di fluido organico per uno sfruttamento ottimale di calore da gas di scarico o da acqua di raffreddamento a temperatura medio-bassa e, in generale da fonti di calore a temperatura più bassa rispetto a quella necessaria per alimentare i tradizionali cicli a vapor d’acqua. Sebbene l’ORC sia già un sistema di produzione di energia elettrica consolidato e con una flessibilità tale da permetterne l’applicazione a diversi ambiti, l’estensione al mercato marino è una novità.

“Dopo aver ottenuto risultati molto positivi nel campo dei sistemi di recupero di calore da motori stazionari, siamo ora entusiasti all’idea di lavorare con Wärtsilä per sviluppare una soluzione ORC specifica per il mercato marino” ha dichiarato Paolo Bertuzzi, di Turboden s.r.l.

Insomma. un ulteriore passo avanti verso la sostenibilità. L’inquinamento prodotto dai motori navali convenzionali non è irrilevante. Anche durante le lunghe soste nei porti, le navi non spengono mai i propri motori perché devono funzionare tutti i servizi di bordo.
Non è infatti un caso che a Venezia la prima fonte di inquinamento da polveri fini nell’aria è dovuta al traffico navale, e quote importanti dello smog di Napoli e Genova sono date proprio dai fumaioli sempre attivi delle navi.

fonte: www.casasocial.net

a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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