Urla nel silenzio dell’indifferenza

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Questo racconto mi è stato inviato dall’amico Stefano, testimone di un dramma consumatosi nell’ennesimo volo di un uomo disperato verso un asfalto freddo e destinatario del suo ultimo rantolo di vita. Un altro suicidio verificatosi a poche ore da quello più famoso di Mario Monnicelli, ma con lo stesso denominatore: la difficoltà nel rapportarsi e riconoscersi se nessuno sa capirti o confortarti. La solitudine è la peggiore delle malattie perché, a causa dell’indifferenza umana, spesso si tramuta in paura di vivere.

 

” Voglio raccontare un triste e tragico episodio, uno dei tanti che purtroppo ogni giorno accadono nelle nostre metropoli e che non fanno più notizia, ma che ho sentito il dovere morale di raccontare ugualmente perché spero che possa contribuire a cercare di arrivare alle coscienze di chi potrebbe fare e non fa.
Vengo al dunque, mercoledì mattina alle 7 mentre mi stavo preparando per andare al lavoro ho sentito delle voci molto concitate provenire dal mio pianerottolo, mia moglie è uscita pertanto a vedere di cosa si trattasse e, dopo avere parlato con il nostro portinaio, veniva purtroppo a sapere che nel nostro cortile interno era stato trovato il corpo senza vita   dell’ inquilino che abitava da solo al quarto piano, proprio sopra il nostro appartamento. Questa persona si è suicidata lanciandosi dalla finestra del suo bagno nel silenzio della notte senza che nessuno nel palazzo abbia sentito nulla; poi, quasi in una situazione surreale, il silenzio cupo, come cupa è la morte, è stato lacerato dal suono delle sirene delle ambulanze del pronto soccorso, dei vigili del fuoco e della polizia.
Raccontato così, qualcuno potrebbe dire ” ma in fondo cosa c’e’ poi di tanto particolare in questa notizia ? “… del resto, come ho detto nella premessa, di fatti del genere ne succedono tantissimi in tutti i giorni dell’anno: ebbene, rispondo io, e la cronaca che voglio fare di questo accaduto è perché sono fermamente convinto che questa persona ora sarebbe potuta essere  ancora tra di noi, perché la sua morte è anche colpa di quelle enormi sacche di disfunzionalità dell’assistenza sociale della nostra ” civiltà “.
Luigi, si chiamava così, era un signore in pensione da tanti anni dopo avere lavorato come direttore in una importante azienda di Milano e già, molti anni fa, iniziò a manifestare segnali inequivocabili di quel mondo terribile che sono le malattie mentali. Ogni tanto si assentava per lunghi periodi perché sottoposto a terapie in centri specializzati, dopo di ché faceva rientro nel suo appartamento. Tutti sapevamo che assumeva dei farmaci che lo facevano stare tranquillo sino a quando, però, si ricordava di prenderli…vivendo solo ( aveva un unico fratello, ma in un altra città ).
E allora cosa succedeva? Semplice, in quei giorni Luigi diventava un’ altra persona, con una incredibile iperattività; passava intere giornate, e purtroppo anche nottate, con la musica ad alto volume, urlando di tanto in tanto contro qualcuno e contro qualcosa, e, quando usciva di casa, poteva bastare una parola od uno sguardo di una persona perché in lui si scatenasse una reazione incontrollata fatta di parolacce, minacce e litigi, di cose gettate dalla finestra con rancore  ma, soprattutto, la sua iperattività si manifestava nella grafomania. Scriveva tantissimo ed inondava le nostre cassette della posta di lettere, di biglietti, di relazioni sulle sue considerazioni riguardo ad  argomenti di qualsiasi genere. Peccato che quegli scritti a volte fossero stati offensivi e minacciosi nei confronti di mia moglie senza alcuna motivazione… perché da quel momento lei ha iniziato a non sentirsi più tranquilla dato che abbiamo un bambino di 10 anni e questa mancanza di tranquillità ci ha accompagnato per diverso tempo. Spesso ci chiamava sul telefono di casa ma, quando lo faceva, era tranquillo. Si rivolgeva a me sapendo del mio lavoro di Banca per informazioni di vario genere ed io, sempre molto pacatamente, cercavo di assecondarlo rispondendo con cortesia come se mi fossi trovato a colloquio con una qualsiasi persona normale. Luigi purtroppo non lo era, lo sembrava soltanto: era non solo malato, ma anche pericoloso da quello che avevo potuto appurare, perché rientrava in quella terribile casistica di chi ha un atteggiamento che può trasalire in comportamenti sconsiderati in ogni momento; in pratica come una bomba innescata che non sai quando potrà scoppiare… ed il salto nel vuoto di martedì notte ne è la tragica conferma.
Qualcuno dirà “… ma non avete mai avvisato nessuno?… ” Certo che lo abbiamo fatto e, per prima, proprio mia moglie che era stata oggetto di minacce verbali e scritte e che  si era rivolta alla polizia ma…  ma devo  tristemente sottolinearlo, per quanto di sua competenza, questa si è limitata ad affermare laconicamente che il caso richiedeva specifiche competenze di strutture adeguate e  preposte.
Penso lo abbiate capito: se ora sto facendo questa cronaca è perché qualcosa o qualcuno non ha funzionato. Si doveva intervenire e non lo si è fatto! E’ troppo facile e comodo ora per quelle persone di pessima volontà mimetizzarsi e liquidare  tutto con una alzata di spalle accompagnata dall’odiosa frase ” poveretto, non era a posto di testa, era uno squilibrato ”
No, dico io , fermamente no! Non deve succedere che una persona possa perdere così la sua vita! Non ci sono e mai ci potranno essere alibi e giustificazioni che possano assolvere la coscienza di chi poteva intervenire e fare in tempo o non l’ha fatto pensando di potersi esentare ed assolvere coperto dal mare magnum della  burocrazia e dell’incuranza assistenziale, perché  tutti sono colpevoli se nessuno in particolare lo è!

Concludo:   a poche centinaia di metri dal futuristico Palazzo della Regione Lombardia, nel centro di Milano, nel cuore di una metropoli che si sta preparando a presentarsi al mondo con Expò 2015, il meglio del nostro Paese,… è inaccettabile che possano accadere cose terribili come quella che ho raccontato. Il progresso tecnologico è vero progresso solo se serve a qualificare e a migliorare  l’Uomo, conciliando le esigenze di lavoro con la famiglia, migliorandone i rapporti sociali e la sua interattività con il mondo che lo circonda, e, questo anche e soprattutto quando questi si ammala e necessita di assistenza…altrimenti non è e mai sarà progresso vero!  

Stefano Micheli

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

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3 Risposte to “Urla nel silenzio dell’indifferenza”

  1. Vincenzo Beninato Says:

    Condivido tristemente tutto il post… e lascio questa parte di poesia di John Donne a mo’ di saluto a Luigi.

    La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
    perché io sono parte dell’umanità.
    E dunque non chiedere mai
    per chi suona la campana:
    suona per te. – (J.Donne)

    Vincenzo

  2. Aldo Cannavò Says:

    Ogni suicidio è una sconfitta della società, che ha pure la pretesa di chiamarsi civile.

  3. lordbad Says:

    concordo con quanto su detto :Un bel post, complimenti..

    Tra l’altro non resta mai facile affrontare il tema del suicidio. Un tema dalle molteplici sfaccettature che ci pone davanti lo spettro della libertà di scelta, uno spettro drammatico.

    Noi di Vongole & Merluzzi abbiamo scelto di solcare quest’argomento ma lo abbiamo fatto con lo stile che ci è più consono, spero avrai modo di ricambiare la visita

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/31/perche-un-coniglietto-d%e2%80%99oggi-puo-uccidersi/

    Ad Maiora, Lordbad ogni suicidio è una socnfitta sociale!

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