Negli anelli di un tronco la storia del clima e della sua influenza sullo sviluppo delle società ( Econota 49 )

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Preambolo: su ogni anello di un tronco ci sono molte informazioni sul clima e sulla pianta. Spesso visitando dei parchi è facile ammirare sezioni di giganteschi tronchi dove sono segnati eventi storici come la nascita di Cristo, l’inizio della Guerra d’Indipendenza Americana, la fine di Pompei; per me questa fetta di Quercus petrea è un meraviglioso ricordo del padre della moderna arboricoltura, purtroppo recentemente scomparso, Alex Shigo.

  

 

QUALE RELAZIONE TRA IL CLIMA E LO SVILUPPO DELLE SOCIETA’ ?

 

Gli studiosi esaminando gli anelli di antichi alberi in oltre 7.000 campioni di specie sub-fossili, storici e contemporanei, sono stati in grado di ricostruire la storia della temperatura estiva e delle precipitazioni dell’Europa centrale nel corso degli ultimi 2.500 anni

 

Elsa Sciancalepore

 

Un team di ricerca internazionale ha trovato nuove prove per dimostrare che in passato il clima ha avuto molta influenza sullo sviluppo delle antiche civiltà. Lo studio in questione è stato pubblicato sulla rivista «Science» e rivela come periodi di instabilità climatica spesso siano coincisi con tempi violenti della storia europea.

Il lavoro di ricerca è stato coordinato dall’istituto di selvicoltura dell’università di Friburgo e dall’Istituto Federale Svizzero di Ricerca (Wsl); il team è risultato composto da climatologi, geografi, archeologi e storici. Ma capiamo in che modo sia stato condotto lo studio.

Gli studiosi, esaminando gli anelli di antichi alberi, di oltre 7.000 campioni di specie sub-fossili, storici e contemporanei, sono stati in grado di ricostruire la storia della temperatura estiva e delle precipitazioni dell’Europa centrale nel corso degli ultimi 2.500 anni. Successivamente, il team ha quindi confrontato le variazioni del clima estivo europeo con gli eventi storici umani e con episodi come peste, migrazioni e la guerra dei trent’anni. Le conclusioni raggiunte hanno dimostrato che i cambiamenti climatici hanno avuto un ruolo fondamentale nella ricchezza, o meno, agricola e nella crescita, o decrescita, economica.Gli autori dello studio, infatti, scrivono: «Le variazioni climatiche hanno influenzato la produttività agricola, i rischi sanitari e i livelli di conflitto delle società preindustriali, anche se la discriminazione tra impatti ambientali e antropogenici sulle civiltà del passato rimane di difficile lettura a causa della scarsezza di prove paleo climatiche ad alta risoluzione».

Lo studio è appunto un’interpretazione di dati ricavati indirettamente dalla lettura degli anelli degli alberi che hanno permesso di confrontare le precipitazioni naturali e le fluttuazioni di temperatura con lo sviluppo delle società europee.

Ed è da questa comparazione che si è scoperto che il clima estivo europeo durante l’epoca romana, per esempio, era relativamente caldo e umido ed è cambiato di poco. Maggiori variazioni climatiche a partire da circa il 250-600 d.C., dicono i ricercatori, sono coincise con la caduta dell’Impero romano d’occidente e con il caos delle invasioni barbariche.

Inoltre, estati umide e miti risultano coincidere con la crescita politica e culturale dell’Europa medievale a differenza di periodi caratterizzati da condizioni climatiche avverse che potrebbero aver influenzato le scarse condizioni di salute, cause queste della grande crisi economica emersa durante la pandemia di peste nera nel XIV secolo.

E avvicinandoci alla nostra era, ritroviamo minimi di temperatura che all’inizio del XVII e del XIX secolo coincisero con l’abbandono degli insediamenti durante la guerra dei trent’anni e con la migrazione di massa di molti europei in America.

In definitiva, come gli stessi addetti ai lavori dicono, «si sono avute estati umide e calde durante i periodi di prosperità romana e medievale e maggiore variabilità climatica in periodi caratterizzati da importanti disordini».Una riflessione è d’obbligo, i cambiamenti climatici globali in atto che tipo di impatto potrebbero avere sulla società umana? A questa domanda che non trova, ad oggi, un’adeguata risposta, la ricerca reagisce proseguendo gli studi indispensabili per individuare i possibili effetti futuri dettati da un riscaldamento globale recente che non ha precedenti e che quindi osserva queste conclusioni, effettuate su epoche passate, come un monito i cui cambiamenti climatici globali previsti potrebbero avere un impatto molto più significativo sulle società umane di quanto tutti noi osiamo solo immaginare.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Pompa ossigenatrice Cavalletti – Antonelli

 

Contrariamente ad alcuni mitomani che imperversano nella Rete con le loro invenzioni “strampalate “ questa volta ci troviamo davanti ad un dispositivo in regola con i principi della Termodinamica e di buon livello d’ingegno. Il dispositivo progettato e realizzato in piccola scala dal prof. Cavalletti si configura come una  pompa-ossigenatore per acqua; questa può infatti essere prelevata da vasche o canali, sollevata alla quota desiderata e arricchita di ossigeno disciolto, caratteristica molto utile per acque stagnanti poco ossigenate o per l’ittiocoltura.

Il dispositivo è una evoluzione dell’antica e semplice pompa a colpo d’ariete nella quale una portata di acqua Q1 che scende in condotta da una quota H acquista quell’energia cinetica che consente il sollevamento di una frazione  Q2 ( ovviamente inferiore a Q1 ) ad una quota H2 ( ovviamente inferiore a H1). Per concretizzare se si dispone di 10 litri di acqua ad una quota di 5 m. è possibile sollevarne la metà circa ad una quota di 10 m. mentre l’altra metà resta a quota 0 m. e viene chiamata “acqua di dispersione “. Le proporzioni e le quote di sollevamento possono variare rispettando il principio di conservazione dell’energia. Naturalmente occorre tener conto del rendimento paragonabile a quelle delle migliori elettropompe. Non sempre è disponibile un serbatoio a quota bassa dove scaricare l’acqua di dispersione ( pensiamo alla necessità di sollevare da un bacino interrato o da una canale). Di qui l’invenzione del prof. Cavalletti : applicando un piccolo compressore, calibrando e dimensionando opportunamente le valvole, i volumi e la lunghezza delle condotte, viene sollevata anche l’acqua di dispersione alla quota voluta in una fine emulsione aria-acqua nel condotto ascendente.

La macchina realizzata in laboratorio funziona quindi con un ritmo pulsante seguendo diverse fasi :

–          discesa dell’acqua nella condotta di captazione

–          arresto dovuto alla chiusura della valvola e origine della pressione necessaria per sollevarne una parte ( colpo d’ariete )

–          successiva depressione nella quale entra aria

–          origine dell’emulsione che consente, grazie alla bassa densità, il sollevamento dell’acqua di dispersione

E’ evidente che il maggior lavoro dovuto al sollevamento di tutta l’acqua è pagato dall’energia richiesta al compressore, energia che nella macchina realizzata è elettrica e fornita dalla rete ma che in un modello in scala più grande può essere di altra natura ( es. pale eoliche ). Tornando alla macchina realizzata in piccola scala essa sollva poco meno di 5 litri al minuto a quote variabili ossigenando l’acqua da circa o mg/l a 7 mg/l  con un rendimento paragonabile a quello dei più diffusi aeratori per la depurazione delle acque o ottenendo, per di più, il sollevamento.

Modestia, ingegno, tenacia e, soprattutto, rispetto della Fisica, queste sono le qualità che apprezziamo di più negli inventori.

a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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