Alzheimer, una brutta bestia che è possibile domare in tempo… ( Famiglie d’Italia news )

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Notizia importantissima che apre nuovi spiragli di speranza in una malattia devastante come l’Alzheimer capace di cancellare ricordi ed affetti di un’intera vita. La scienza, nel campo della medicina, sta facendo enormi progressi per prevenire ancor prima di curare. E’ necessario che tutte queste nuove opportunità vengano promulgate in modo efficiente affinché, essendo informato, ognuno di noi possa intervenire in tempo per scrivere il proprio futuro  nel modo migliore e sereno possibile. Noi di Famiglie d’Italia cerchiamo di tenere sempre alta l’attenzione per informarvi riproponendovi notizie essenziali, ma che spesso scivolano  inghiottite come una tavola di surf  fra le onde.

 

 

Test per identificare i malati di Alzheimer ancora senza sintomi

Ricercatori Usa al lavoro su una strategia per l’identificazione precoce dei pazienti

by LASTAMPA.it

Potrebbe aiutare a identificare le persone a rischio Alzheimer prima che sia troppo tardi. È un test messo a punto da un gruppo di neurologi della Mayo Clinic statunitense e presentato in uno studio pubblicato online su Neurology, la rivista dell’American Academy of Neurology.

I camici bianchi hanno usato un’avanzata tecnica di imaging chiamata spettroscopia protonica con risonanza magnetica per capire se 311 anziani fra i 70 e gli 80 anni senza particolari problemi cognitivi (selezionati attraverso lo studio sull’invecchiamento condotto dalla Mayo Clinic) mostrassero anomalie in diversi metaboliti del cervello che potrebbero essere biomarker per l’Alzheimer. I pazienti reclutati sono stati anche sottoposti a una Pet per valutare l’entità dei depositi di beta-amiloide, o placche nel cervello – primo segnale della malattia – e a un test su memoria, linguaggio e altre abilità.

La conclusione a cui sono arrivati i ricercatori è che «ci sono evidenze crescenti del fatto che l’Alzheimer è associato a cambiamenti del cervello che cominciano molti anni prima della comparsa dei sintomi», spiega Jonathan M. Schott del Dementia Research Centre dell’University College London, membro dell’American Academy of Neurology e autore di un editoriale che accompagna lo studio.

«Identificare le persone malate quando ancora i sintomi non si sono sviluppati – osserva – potrebbe aprire una finestra per nuovi trattamenti finalizzati a prevenire o ritardare l’inizio della perdita di memoria e del declino cognitivo».

I ricercatori hanno scoperto che il 33% dei soggetti osservati aveva livelli significativamente alti di depositi di beta-amiloide nel cervello. Questi pazienti tendevano inoltre ad avere alti livelli di particolari metaboliti del cervello, myo inositolo/creatina e colina/creatina. Quelli con alti livelli di colina/creatina avevano il più delle volte anche più bassi punteggi su molti dei test cognitivi, indipendentemente dai depositi di beta-amiloide.

«Questa relazione fra i depositi di beta-amiloide e i cambiamenti metabolici nel cervello rappresenta l’evidenza del fatto che alcune di queste persone si trovano allo stadio iniziale della malattia», sottolinea Kejal Kantarci della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota), autrice dello studio.

«Serve comunque un’ulteriore ricerca che segua i pazienti negli anni per precisare quali di loro svilupperanno l’Alzheimer e qual è l’esatta relazione fra depositi amiloidi e metaboliti», conclude.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

 

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