C’è ancora petrolio nel Golfo del Messico ( Econota 66 )

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C’è sempre più petrolio. Marea nera bis, video girato dall’alto sul Golfo del Messico ( fonte blogeko.iljournal.it )

La situazione peggiora. C’è petrolio, tanto petrolio, sempre più petrolio sul Golfo del Messico vicino al pozzo Macondo, quello da cui uscì la marea nera Bp dell’anno scorso. Trovati non solo bolle o veli iridescenti, ma anche lunghissimi “nastri” fra il grigio e il color cioccolata (foto), quasi come quelli dell’estate scorsa. Bp e Guardia costiera degli Usa smentiscono che il petrolio ci sia: ma sto per farvi vedere il video girato dall’associazione On Wings of Care che ieri ha ispezionato nuovamente il mare da un’aereo. Questa faccenda è importante , anche se si svolge a 9.000 chilometri di distanza dall’italia.

Un anno fa, quando si è prodotto l’incidente, Bp e Guardia costiera inizialmente affermavano che non c’erano perdite di petrolio. Ma la potenziale gravità era già chiara: un pozzo imbizzarrito con l’imboccatura situata sotto 1500 metri di mare e che si spinge giù nelle viscere della terra. Poi si è anche appurato che gli idrocarburi ne uscivano con una spaventosa pressione, e voci anche istituzionali hanno parlato di fratture apertesi nel fondale. Ecco le immagini, ora che il quadro è definito.

On Wings of Care non ha trovato il petrolio esattamente sopra il pozzo Macondo, ma a circa 20 chilometri verso Nord Est. A riprova della bontà delle sue segnalazioni valga il fatto che i goccioloni di petrolio affioranti a circa due chilometri da Macondo (un dato perfettamente compatibile con la corrente sottomarina) individuati in un precedente sorvolo sono stati effettivamente reperiti da giornalisti giunti sul posto in barca.

I campioni sottoposti ad analisi hanno rivelato una corrispondenza pressochè totale (e non solo indicativa, come ho scritto l’altra volta) con il petrolio uscito da Macondo un anno fa. Durante il sorvolo, l’aereo ha individuato e contattato una nave che ha affermato di essere incaricata di prelevare campioni per la Bp. Ha anche incontrato una nave oceanografica del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) alle prese non con l’area coperta di petrolio ma con i goccioloni che continuano ad affiorare poco più in là.

Sta indagando le perdite naturali di gas dal fondale (nel Golfo del Messico se ne verificano spesso, come anche di petrolio: ma quella filmata è davvero un po’ grossa); le bolle però di solito si dissolvono prima di venire a galla; sospettano che stavolta arrivino in superficie perchè coperte da un velo di petrolio.

Non c’è alcuna prova che il petrolio stia uscendo proprio dal pozzo Macondo (la Bp eliminerebbe tutte le illazioni se rendesse pubblico il video dell’ispezione subacquea effettuata qualche giorno fa), ma il petrolio c’è.

Lo ha scritto perfino Scientific American: i ricercatori hanno appurato che da Macondo, o da un punto assai prossimo, si sprigiona un pennacchio subacqueo di idrocarburi monoaromatici del petrolio quotidianamente alimentato da una fuoriuscita pari ad almeno 5.500 chili, e doppia rispetto all’intero volume di perdite naturali di idrocarburi monoaromatici che si verificano nel settore Nord dei fondali del Golfo del Messico. Gli idrocarburi monoaromatici rappresentano solo circa l’1% del petrolio della Louisiana. I dati pubblicati da Scientific American sono aggiornati a giugno, quando nessuno aveva ancora notato in superficie i goccioloni di petrolio, e tanto meno i “nastri” ripresi ora dalle immagini.

Blogeko.it

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 “Agosto 2011- Marea Nera in Scozia: continua la fuoriuscita di petrolio in mare”

Come già riportato dalla stampa e da alcune agenzie per il disastro DeepWater nel Golfo del Messico noi proponiamo un rimedio semplice, facile da applicare e relativamente poco costoso (12.000-18.000 $ per ettaro di mare trattato ): i “batteri mangiapetrolio” ( blend di microrganisni NON MANIPOLATI GENETICAMENTE ). Abbiamo fornito al governo USA ( per DeepWater ) e alla Shell ( per il recente oil-spill Scozzese ) pubblicazioni, filmati, report e certificazioni ma non abbiamo avuto ( ne ora ne ieri ) nessuna risposta salvo qualche attestato di stima ( Sole24ore ). E’ visibile su youtube (http://www.youtube.com/watch?v=LSK_rI1H3dw ) un video girato nel 2010 presso l’Università di Milano – Facoltà di Agraria alla presenza di curiosi, giornalisti, studenti in cui è stata dimostrata la possibilità di trasformate, in poche ore, il petrolio greggio in mono-di e tri gliceridi ( praticamente sapone! ) solubile in acque di mare e utilizzabile come cibo dai pesci. Non abbiamo amici influenti, non conosciamo politici, non abbiamo contatti con confraternite occulte ma siamo solo docenti e ricercatori con l’aggravante di non essere abili nel marketing. Se vorrete mettervi in contatto con noi utilizzate l’indirizzo indicato o paolo.broglio@guest.unimi.it. Grazie per l’attenzione e per la diffusione.

Paolo Broglio e Roberto Blundo ( profili su Linkedin attivi )

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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