La Danimarca tassa i grassi saturi ( Famiglie d’Italia Salute News )

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Oggi vi propongo una notizia molto interessante. Riguarda un’iniziativa, secondo me saggia, presa dal governo di uno Stato, la Danimarca, che ha a cuore la salute dei propri cittadini. I grassi saturi sono la causa primaria dell’obesità e di molte malattie collaterali dovute all’eccesso di colesterolo che circola nel sangue. Non è difficile paragonare l’importanza di tali danni a quelli procurati dal ” fumo “, per cui, se quest’ultimo viene tassato per diminuirne l’uso ed evidenziarne i pericoli, il sottoscritto, pur essendo contrario all’abuso della tassazione che così male influisce sulle nostre tasche già fin troppo tartassate, penso che quest’ultima potrebbe servire da deterrente e fornirebbe l’occasione per usarne i proventi in modo saggio, destinandoli alla ” ricerca “. Penso veramente che i ” grassi saturi ” debbano essere limitati al massimo ed è proprio per questo motivo che io spesso ricordo l’esistenza di un prodotto ” miracoloso ” in materia, il Muscolo di Grano, gustosissimo al palato e ricco di tutte le proteine necessarie al corpo, nonché assolutamente privo dei famigerati ” grassi ” in oggetto. Sull’argomento odierno vi propongo un post firmato da Elmar Burchia ed edito da Corriere della Sera .it

In Danimarca la prima tassa sui ” Grassi “

” Fat Tax ” su tutti gli alimenti, in proporzione ai ” grassi saturi ” . E grazie al burro le casse dello Stato si gonfiano. 

MILANO – Ogni anno i danesi si trovano ai primi posti delle classifiche come popolo più felice del mondo. I motivi sono molteplici e noti. Certo, la Danimarca non ha l’euro e vive le turbolenze della moneta unica e della crisi economica con relativo distacco. Tra le uniche preoccupazioni c’è la propria corona che Copenaghen conta non si apprezzi troppo. E la salute dei propri cittadini. Nonostante meno del 10 per cento dell’intera popolazione risulti essere clinicamente obesa, una percentuale ben al di sotto della media europea, dal primo ottobre è entrata in vigore una tassa sui grassi saturi contenuti negli alimenti. Lo scopo? Salvaguardare la salute pubblica del popolo danese, ma soprattutto rimpinguare le casse dello Stato. Con la «fat tax» arriveranno infatti ogni anno non meno di 200 milioni di euro.

TASSA SUL GRASSO DANESE – Da sabato 1° ottobre in Danimarca viene applicata quella che è considerata in assoluto la prima «fat tax». E tutto (o quasi) in nome della salute. Per i danesi che vanno a fare la spesa significa un aumento dei prezzi dei prodotti ad alto contenuto di grassi saturi, i veri nemici delle arterie, poiché accusati di aumentare il colesterolo e favorire di conseguenza l’insorgenza delle malattie cardiovascolari. I ricercatori danesi dell’Institute of Food and Resource Economics di Copenaghen convengono sul fatto che il 4% delle morti premature nel Paese siano il risultato di un eccessivo consumo di grassi saturi. Il nuovo provvedimento si applica a tutti i cibi venduti, quale che sia la natura e la provenienza, mentre l’alimento viene tassato in misura degli acidi grassi saturi che contiene. Gli alimenti che subiscono il tributo addizionale più sostanzioso, ha scritto recentemente il Copenhagen Post, sono il burro, gli oli e i prodotti lattiero-caseari in generale. L’imposta per i cibi con oltre il 2,3% di grassi saturi è in misura pari a 16 corone danesi (2,15 euro) al chilogrammo di nutriente. In altre parole: da oggi i danesi dovranno sborsare il 30% in più per una confezione di burro da 250g; l’8% in più per un sacchetto di patatine, mentre un litro d’olio d’oliva costerà loro il 7,1% più del solito. Altri numeri: l’imposta dovrebbe però ridurre il consumo di grassi saturi di quasi il 10 per cento e il consumo di burro scenderebbe secondo le previsioni del 15%.

I GRASSI D’EUROPA – La scelta danese non è isolata, anzi è un esempio che viene seguito da diversi governi europei: la Francia ha deciso di aumentare dal 2012 la tassazione sulle bevande zuccherate, ritenute tra i responsabili dell’aumento dell’obesità in terra transalpina. La cosidetta «tassa sulla Coca Cola» dovrebbe generare 120 milioni di euro in più da destinare alla previdenza sociale. Caso analogo in Ungheria dove a inizio mese è stata introdotta una «tassa anti-obesità», un tributo addizionale sui cibi confezionati ad alto contenuto di sale, di zuccheri o carboidrati, come patatine e cioccolata. Se Finlandia e Norvegia hanno già introdotto questa tassa, anche in Svezia gli esperti spingono per una «fat tax». L’obesità è infatti considerata una vera e propria malattia, spesso complicata da altre patologie (cardiovascolari, respiratorie etc.) e da gravi alterazioni del metabolismo. In Italia sono 5 milioni gli obesi a cui si aggiungono almeno 20 milioni di italiani in sovrappeso, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Società Italiana dell’Obesità. Notevoli sono le differenze tra le regioni che vedono la Campania in testa con il 49% di persone con eccesso di peso e la Valle d’Aosta in coda alla classifica con il 23%. Quello che «preoccupa maggiormente», ha affermato invece qualche giorno fa il ministro della Salute Ferruccio Fazio, è l’obesità pediatrica, «considerato che il 35% dei bambini italiani, dunque circa 1 milione, è obeso o in sovrappeso».

Elmar Burchia ( Corriere della Sera )

introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia
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