La Goletta Verde informa: mare… i depuratori lasciano ancora a desiderare ( Econota 70 )

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A cura de Le Rinnovabili

Mare – I depuratori lasciano ancora a desiderare

I prelievi eseguiti dalla squadra di tecnici e studiati da un laboratorio mobile, ha rilevato come situazione diffusa e esistente in molti porti italiani, la presenza di scarichi non depurati direttamente convergenti a mare

La Goletta Verde, la storica campagna itinerante di Legambiente, che ogni estate vigila sullo stato di salute del mare e dei litorali italiani diffondendo informazione e costruendo sensibilizzazione, comincia a dare i primi segnali relativi alle analisi effettuate sui campioni prelevati nei mari italiani. E Goletta Verde, accompagnata dal lavoro svolto dai biologi di Legambiente, muove le sue denunce a bordo di un laboratorio mobile che, regione per regione, focalizza le analisi alla ricerca di punti critici quali foci di fiumi, torrenti e canali, al fine di esporre un quadro, quanto mai critico, rispetto alla situazione qualitativa delle acque che circondano il nostro Belpaese.

Siamo arrivati a poco più della metà delle regioni italiane esaminate e la situazione riscontrata non è certo felice in molti casi. I prelievi eseguiti dalla squadra di tecnici di Legambiente e studiati da un laboratorio mobile grazie al quale è possibile effettuare le analisi chimiche direttamente in situ, esaminando parametri microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità/salinità), ha rilevato, come situazione diffusa e esistente in molti porti italiani, la presenza di scarichi non depurati direttamente convergenti a mare, situazione questa dedotta dall’aver riscontrato valori molto alti di parametri microbiologici.

E in Puglia qual è la situazione evidenziata?

Bene, sono 9 i punti critici emersi, quattro dei quali risultati fortemente inquinati. Sotto accusa foci dei fiumi, canali e scarichi non depurati. Massima allerta per il prelievo effettuato sul lungomare di Trani che anche quest’anno desta serie preoccupazioni per gli altissimi livelli batteriologici riscontrati.

Ma vediamo nel dettaglio le varie zone prese in esame dai biologi di Goletta Verde.

Bene, partendo dalla zona di Brindisi e dei comuni della sua provincia, le analisi sui campioni prelevati hanno evidenziato tre punti critici, di cui due, uno in località La Forcatella, nel comune di Fasano e l’altro in località Torre Guaceto, nel comune di San Vito dei Normanni, risultati fortemente inquinati. I campioni, il primo prelevato nei pressi dello scarico del depuratore civile e il secondo presso la foce del canale Reale, ricordiamo all’interno di un’Area marina protetta, hanno indicato altissimi livelli di inquinamento microbiologico.

Guai anche nella provincia di Taranto; nel comune di Massafra, nella riserva forestale dello Stato, la foce del fiume Patemisco è risultata fortemente inquinata come lo sono risultate, sempre nel Tarantino, le acque prelevate nei pressi del canale dei Cupi, ricadente nel territorio del comune di Lizzano, le quali hanno rilevato una significativa presenza di batteri fecali.

E spostandoci sulla provincia di Foggia, due foci campionate dai biologi di Goletta Verde sono risultate inquinate per i livelli batteriologici riscontrati; stiamo parlando della foce del torrente Carapelle, nel comune di Zapponeta e della foce Fortore, nel comune Serra Capriola in località Torre Mozza.

Ma il punto di prelievo che ha vinto l’oscar dell’inquinamento in Puglia è quello realizzato nel comune di Trani, dove il campione prelevato presso lo scarico di fogna, riporta valori di inquinamento microbiologico talmente alti da risultare non quantificabili.

Alla luce di questi risultati, il responsabile scientifico di Legambiente, Stefani Ciafani, dichiara:

«Anche in Puglia non possiamo che evidenziare la situazione di inquinamento causata da alcune foci, indice di una mancata depurazione nell’entroterra, e da scarichi fognari non a norma o abusivi. Un problema che purtroppo accomuna l’Italia intera. È dal 1998 che il nostro Paese avrebbe dovuto mettersi in regola con i sistemi di depurazione delle acque reflue, come richiede la Direttiva Europea 1991/271/CE ma, ad oggi, la copertura del servizio in Italia arriva appena al 70% degli abitanti, lasciando una ampia parte della popolazione sprovvista di sistemi adeguati di trattamento delle acque. Il termine ultimo per adeguarsi era stato fissato a fine dicembre 2005, ma a molti anni di distanza il “Belpaese” si ritrova con un sistema ancora deficitario e con l’ennesima procedura d’infrazione europea aperta a suo carico. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta Ufficiale europea del 29 gennaio 2011 sono 168 i Comuni che non si sono ancora conformati alla direttiva europea per il corretto trattamento dei reflui urbani e di questi 12 in Puglia».

In definitiva, oltre al danno economico dovuto all’infrazione, anche la beffa di avere gravi ricadute sul sistema ambientale e sanitario. Dove sono le autorità competenti? Legambiente, facendosi portavoce di abitanti che si vedono danneggiare il proprio paesaggio a causa di una mancata applicazione di quanto disposto dai regolamenti comunitari volti a salvaguardare l’ambiente con, semmai, aggravanti economiche nel pagamento di un servizio deficitario e costantemente sanzionato, chiede, alle autorità competenti, di sanare quanto prima queste incresciose situazioni.

Elsa Sciancalepore

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Studiata la falda acquifera Botanica Sands in Australia.

Un batterio per ripulire le falde acquifere inquinate. (A cura de Le Rinnovabili )

Dall’Australia un nuovo contributo alla ricerca contro l’inquinamento dei siti industriali. La soluzione è affidata ancora una volta alle forme di vita più piccole

 Ancora una volta Madre Natura arriva i soccorso per risolvere un problema tutto umano. Lo studio di gruppo di ricercatori australiani ha dimostrato che i batteri potrebbero svolgere un ruolo di “spazzini” dei siti inquinati a livello terrestre, risanando le aree contaminate con efficienza, velocità e in perfetta sicurezza. La sperimentazione batterica condotta dalla Università del New South Wales ha coinvolto i processi di pulizia dei solventi clorurati che fuoriuscirono molti anni fa da un ex stabilimento chimico dell’Imperial Chemical Industries (ICI) nella falda acquifera Botanica Sands in Australia, contaminando le acque sotterranee. I ricercatori hanno raccolto i batteri naturalmente presenti nella falda e isolato tre ceppi in grado di degradare gli inquinanti, tra cui un microorganismo che processa il cloroformio.
“Con la tecnologia attuale ci sarebbero voluti decenni, o forse secoli, prima che questi solventi tossici venissero rimossi dalla falda acquifera”, ha detto Mike Manefield professore associato che ha guidato la ricerca. “I nostri test hanno dimostrato che questi batteri “respirano” in modo efficace questi inquinanti al pari del nostro modo di respirare ossigeno. Si tratta di un grande passo avanti. Queste culture rappresentano lo strumento più verde ed economico che possiamo usare per ripulire alcuni dei siti contaminati” e sono la dimostrazione che “ volendo si potrebbe fare molto “.

Come più volte abbiamo scritto su questo blog i microrganismi si rivelano come i nostri alleati più efficienti in tema di antinquinamento.

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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