Sao Paulo Calling Project

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Si è svolto a Milano a Palazzo Reale il dibattito sul tema :

Le politiche di trasformazione degli insediamenti informali nel mondo nell’abito della presentazione del progetto SAO PAULO CALLING al quale sta lavorando da tantissimi anni la dott.sa Elisabete Franca – Direttrice della Segreteria de Habitacao di San Paolo e promotrice del progetto medesimo.

SAO PAULO CALLING si prefigge di ricercare le soluzioni ottimali per gestire e migliorare le condizioni di vita delle persone che vivono ai margini di tantissime grandi città in di tutti quegli agglomerati che identifichiamo ad esempio con il nome di favelas in Brasile, piuttosto che slam come a Mumbai o baraccopoli come in Italia.

I cardini di questo progetto sono:

a) lo scambio di Know how tra le varie città coinvolte nel progetto che oltre a San Paolo del Brasile sono Roma, Nairobi,Mumbai,Mosca, Medellin e Baghdad

b) le best practise, cioè le politiche di intervento che hanno dato i risultati migliori

c) lavorare sull’immaginario, nel senso cioè di dare con la creatività individuale un forte contributo per ricercare soluzioni a questi problemi.

Come ha tenuto a precisare in apertura dei lavori la dott.sa Seble Woldeghiorghis dell’Assessorato alle Politiche Sociali e Servizi della Salute del Comune di Milano, sarà assolutamente basilare in futuro che tutti gli interventi che verranno adottati per giungere ad una soluzione di questo problema tengano in debita considerazione tutti quegli aspetti relazionali e tutti quegli equilibri, instauratisi da tempo, che sono propri,specifici ed identificativi di questo particolare tipo di insediamenti urbani.

Ogni singola città ricompressa nel progetto pur denotando in macro problematiche comuni ha evidenziato caratteristiche del tutto proprie, Roma ad esempio risulta contraddistinta dal fenomeno dell’abusivismo che sino ad oggi non ha visto mai dei provvedimenti seriamente organici, si è sempre pensato a torto infatti che le comunità Rom in funzione delle loro caratteristiche di itinerante stanzialità non richiedessero strutture logistiche “definitive” ma, solo aree di transito ove concentrare queste persone.

Nairobi denota invece nei suoi agglomerati quale peculiarità, la presenza delle cucine, gli unici luoghi cioè di possibile aggregazione e socializzazione in mezzo ad un mare di costruzioni fatiscenti prive di qualsiasi servizio essenziale.

Nella città indiana di Mumbai , grazie anche alla collaborazione con il Politecnico di Milano, si stanno realizzando invece una serie di unità abitative con caratteristiche costruttive standardizzate che consentono tempi rapidi di realizzazione e che vedono la partecipazione attiva degli stessi occupanti.

La città di Mosca presenta una grandissima concentrazione di “edifici alveari”,progettati e realizzati ai tempi dell’ex Unione Sovietica quando con rigidi calcoli venne calcolato rigidamente quante persone avrebbe dovuto ospitare ogni singolo edificio, quanto verde comune sarebbe dovuto essere loro assegnato e la vicinanza sia ai posti di lavoro e sia alle scuole per i figli con una replica industrialmente infinitesimale di questi quartieri. Questi edifici oggi,prevalentemente degradati,spesso fatiscenti, sono occupati esclusivamente in maniera abusiva,spesso in totale assenza di servizi,  in regime di  super affollamento ma, nonostante questo il governo russo ad oggi continua a manifestare il più totale disinteresse per questo problema.

L’ultimo intervento della giornata è stato dedicato alla città di Baghdad, quì la presenza militare americana ha comportato la divisione della città in due zone,una verde accessibile esclusivamente agli americani ed al personale diplomatico delle varie ambasciate ma, interdetta al resto della popolazione che risiede invece nell’area rossa contraddistinta da tutta una serie di palazzi, prevalentemente appartenuti al precedente governo e che ora sono stati occupati.

La zona rossa è delimitata da alti muri di cemento armato che servono per proteggere la popolazione dai continui attentati terroristici, spesso adiacenti ad altri palazzi e che moltissime persone hanno utilizzato per ricavarne ulteriori alloggi di fortuna In una situazione di questo tipo la “normalità” quotidiana deve mettere in conto che anche spostamenti brevi di poche centinaia di metri per andare per esempio dal centro città all’Università può comportare anche diverse ore in considerazione dei ripetuti controlli ai numerosissimi  posti di blocco presenti.

Stefano Micheli

Famiglie  d’Italia
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