L’RDPGSW (Relief Disaster Princeton Generator Solar e Wind ) si trasporta in un container ( Econota 84 )

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Un prototipo di una centrale di energia solare ed eolica che si inserisce all’interno di un container ha visto un gruppo di studenti provenienti da Princeton University tra i vincitori di un concorso di progettazione nazionale sostenibile. L’idea degli studenti di Princeton nel P3 Student Design Competition è un ” sistema operative in tempi rapidi di energia rinnovabile “per le zone colpite da calamità come il terremoto che ha devastato Haiti nel 2010 e lasciato grandi aree senza infrastruttura.

Immagine di Frank Wojciechowski , per gentile concessione di Princeton University

Il Sistema solare ed eolico (10 kW ) progettato dagli studenti di Princeton  è contenuto in un container da 12 metri. Turbine eoliche , pannelli solari, batterie per l’immagazzinamento di energia, la circuiteria e i sistemi meccanici necessari sono tutti racchiusi nel container. “Il loro intento è quello di creare un sistema capace di migliorare le condizioni nei campi di soccorso in zone disastrate , eliminando la necessità di inquinanti che emettono pericolosi, i generatori diesel .

Il team di progettazione ha trasportato il loro sistema su un camion da Princeton a Washington DC per il concorso di progettazione. “Il primo giorno del concorso, il tempo era soleggiato e quindi i  pannelli solari si sono evidenziati come la prima fonte di energia. Il giorno dopo il tempo era ventoso e piovoso, costringendo gli altri concorrenti a ripararsi sotto una tettaia e sollevare dubbi tra alcuni osservatori dubitando che i membri del team di Princeton avrebbero potuto aumentare il loro carico energetico. Con semplicità e senza problemi di potenza, generata in entrambe le giornate, “gli studenti hanno veramente impressionato i giudici ” ha spiegato il consulente, Catherine Peters , professore di ingegneria civile e ambientale a Princeton. Con una borsa di $ 90,000 dalla Environmental Protection Agency, gli studenti dovranno ora lavorare per sviluppare ulteriormente il prototipo per creare una versione più potente e realizzare un modello avanzato per un tour dell’Africa .

Gli studenti di questo concorso, provenienti da 165 istituzioni accademiche, hanno presentato diverse proposte ma solo 15 sono state premiate con premi per perseguire soluzioni progettuali sostenibili ai problemi che vanno dal controllo dell’erosione ad una ricerca di una valida alternativa alla plastica biodegradabile. Una proposta particolarmente curiosa è arrivata da un team di studenti della Vanderbilt University con lo scopo di progettare un ” pannello solare biologico che sostituisce una proteina dagli spinaci per i metalli rari (estratto), ed è in grado di produrre energia elettrica. “

Charley Cameron

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

La nuova specie scoperta nel 2008 da alcuni studenti dell’università statunitense di Yale

Alla plastica ci pensa il fungo!

Secondo un recente studio, la “Pestalotiopsis microspora” è in grado di degradare il poliuretano sia in ambiente aerobico che privo di ossigeno

 (Rinnovabili.it) Un biorisanatore naturale capace di mangiare letteralmente la plastica: stiamo parlando del Pestalotiopsis microspora una specie particolare di fungo che – secondo uno studio pubblicato recentemente dalla rivista Applied and Environmental Microbiology – è capace di degradare il poliuretano, un materiale noto per la sua versatilità, economicità ma, soprattutto, per la sua non riciclabilità.

In particolare, questa forma biologica, scoperta durante una spedizione nella foresta amazzonica da alcuni studenti dell’università statunitense di Yale, è in grado di sopravvivere con una dieta a base di sola plastica sia in ambiente aerobico che privo di ossigeno. Le proprietà di questa specie fungina potrebbero quindi essere molto utili nel campo del biorisanamento – ossia il processo di depurazione del suolo ad opera di microrganismi, batteri o funghi – dove, ad esempio, si avrebbe senz’altro una ricaduta positiva nel processo di bonifica dei fondali di discarica, dove gli “spazi”, solitamente, sono privi di ossigeno. Il nuovo super-fungo porterà certamente ad ottimi risultati nel campo della sostenibilità dei rifiuti e dello sviluppo ecologico: “Il micro-organismo – sostengono gli esperti – è una promettente fonte di biodiversità da tenere d’occhio per queste proprietà metaboliche, utili per il biorisanamento. Nel futuro, i nostri smaltitori di rifiuti potrebbero essere semplicemente campi di funghi voraci”.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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