Un’economia da rifare ( Econota 87 )

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Un’economia da rifare

Finalmente si comincia a capire che nessuna crescita può essere infinita, che l’illusione di un capitalismo eterno non convince, che il mercato non salverà la terra e che l’accumularsi dei rischi demografici, ecologici e finanziari sta bloccando il futuro nostro e dei nostri figli.

L’attuale crisi economica in cui sembrano precipitare rovinosamente tutti gli Stati più ricchi e avanzati è ormai così palese, che sarebbe insensato fingere di non vederla, o affannarsi a proclamare che il peggio sia ormai dietro alle spalle.
Nel disastro generale, crollano i miti della finanza facile, si sgretolano idoli bugiardi come il Pil, si sgonfiano bolle immobiliari che predicavano un futuro fatto di case infinite e di cemento dilagante. Ma forse qualche piccolo vantaggio emerge, ed è la possibilità di riflettere se non sia il caso di infrangere qualcuno dei più disastrosi tabù del nostro tempo, e di cambiare finalmente rotta.

Esplode anzitutto l’evidenza degli sprechi e degli eccessi, visibili materialmente nei rifiuti che sommergono intere città, nel traffico privato che le paralizza, nei tir che viaggiano giorno e notte per spostare prodotti che potremmo trovare dietro casa, nei telefonini che assorbono ore e giornate senza approdare a nulla. Questa smania di esagerare giova davvero a tutti? Ipermercati e riunioni oceaniche, megaconcerti e grandi opere, gigantesche navi da crociera e superaerei… Mentre una parte crescente del mondo è afflitta da povertà e malattie, sete e disastri, le cui nefaste conseguenze non potranno non ricadere sulle società affluenti che, per miopia o egoismo, le hanno più o meno consapevolmente provocate o tollerate.

C’era una volta la vecchia, cara economia classica, che aiutava a capire il rapporto tra bisogni e risorse, ma poi è stata sostituita dalle aride cifre e dai calcoli quasi sempre illusori di un nuovo vangelo, la econometria: trasformandoci sempre più in macchine per produrre e consumare, vendere e comprare, in una corsa frenetica al Pil che, se placa qualche ansia e soddisfa ambizioni momentanee, non giova molto al vero interesse della collettività. Forse sarebbe meglio ribattezzare questa nuova scienza «egonomia», perché una cosa è certa: la somma di mille arricchimenti individuali, talvolta sproporzionati, potrà magari abbagliarci, ma non riuscirà sempre a nascondere le conseguenze a danno dell’ambiente e del territorio, della salute e della convivenza civile, della stabilità politica e del futuro dei giovani. A ogni nuovo straricco corrispondono migliaia di poveri, a qualsiasi crescita vertiginosa si accompagnano purtroppo rapina, dilapidazione e contaminazione delle risorse naturali.

Ma ora qualcuno incomincia finalmente a capire che nessuna crescita può essere infinita, che l’illusione di un capitalismo eterno non convince, che il mercato non salverà la terra e che l’accumularsi dei rischi demografici, ecologici e finanziari sta bloccando il futuro nostro e dei nostri figli. Segnali timidi, ma significativi, affiorano da Paesi vicini e lontani. Meno cifre e più fatti; meno cemento e più prodotti naturali; basta droghe mediatiche, sì a spazio maggiore per riflessione, responsabilità e senso etico. Perché oltre alle cifre dei profitti e degli indici di borsa, contano anche e soprattutto equilibrio e civiltà, solidarietà e memoria storica, redistribuzione e rispetto per madre terra. In altre parole, valgono altrettanto e più di certe statistiche quei beni che stavamo dimenticando: aria pulita e qualità della vita, armonia e convivenza, circolazione delle idee e contatto sociale, educazione e solidarietà, valori e ideali… Una ricchezza che nessuna scienza è in grado di misurare, e che non c’è mercato dove si possa vendere o comprare.

( Franco Tassi )

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Esperimento di geoingegneria nel Regno Unito : nuvola artificiale per raffreddare la Terra

( by Leon Kaye and Paolo Broglio )

 

Un esperimento  di geoingegneria che avrebbe simulato l’effetto di raffreddamento di una eruzione vulcanica è stato ( fortunatamente ) per una disputa brevettuale. Un team di scienziati del Regno Unito aveva annunciato l’anno scorso un piano per inviare un gigantesco pallone a 12 migliasopra la Terra per simulare una nube vulcanica e studiare se essa possa essere implicata nel raffreddamento della Terra. Ma gli argomenti relativi alla domanda domanda di brevetto presentate prima di effettuare questo esperimento hanno sollevato preoccupazioni su un potenziale conflitto di interessi.

 

SPICE  un consorzio tra diverse università del Regno Unito e una società aerospaziale britannica avevano proposto l’iniezione di particelle nella stratosfera per rallentare il riscaldamento globale tramite la geoingegneria. Il piano di SPICE avrebbe sospeso un pallone aereostatico dalle dimensioni di uno stadio di calcio a12 miglia sopra la superficie terrestre. Il pallone, legato a terra da un tubo lungo, avrebbe poi rilasciato una combinazione di prodotti chimici e di acqua nell’atmosfera. Gli scienziati avrebbero studiato i dati risultanti dalla nuvola artificiale  valutando se in scala maggiore ciò potrebbe raffreddare il pianeta riflettendo la luce del sole.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Due degli scienziati coinvolti nel progetto, tuttavia, hanno fatto domanda di brevetto per alcune delle tecnologie del progetto prima del loro coinvolgimento con SPICE. Intanto l’opinione pubblica ha rilevato che il Regno Unito è priva di qualsiasi normativa o linee guida per tali esperimenti. Le organizzazioni ambientaliste, tra cui Amici della Terra e del Gruppo ETC, avevano anche criticato il piano reclamando contro gli esperimenti di geoingegneria temendo che i benefici( eventuali ) potessero essere annullati da alterati schemi delle precipitazioni e quindi costituire una minaccia per l’approvvigionamento alimentare globale. Per ora SPICE ha affermato che continuerà la ricerca, ma si limiterà al lavoro di laboratorio. Anche questa volta l’abbiamo scampata bella!

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