Naturale/Artificiale, scontro di due sistemi incompatibili? ( Econota 88 )

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Esiste il contrasto Naturale/Artificiale?

Ignazio Lippolis ( Villaggio Globale )

Il punto ora è che stiamo assistendo allo scontro di due sistemi incompatibili. Il naturale e l’artificiale. Il responsabile di tale scontro è l’uomo. E non sappiamo se l’uomo si stia staccando dal naturale o, per ipotesi puramente teorica, non abbia mai fatto parte del mondo naturale

Eresia, ricerca, fanta-scienza… tutto e il contrario di tutto. In questo numero di giugno di «Villaggio Globale» si confrontano i ricercatori e la scienza applicata su un dibattito antico eppur sempre nuovo a cui l’uomo apporta il suo instancabile contributo, negativo o positivo. Questo che proponiamo è l’Editoriale. La rivista è on line nella parte destra del portale.

Se dobbiamo prendere per buone le segnalazioni che vengono dal mondo della prima infanzia, quando i bimbi concettualizzano quello che vedono ed elaborano le prime considerazioni, dobbiamo concludere che la forbice fra quello che è naturale e quello che è artificiale si allarga sempre di più.

Piuttosto che sorridere alle loro espressioni o, peggio, trasformarle in pubblicità, faremmo bene a riflettere.

La cruda realtà è che ci stiamo allontanando da una visione empatica con la natura, né le radicalizzazioni aiutano. Non si tratta di parteggiare per il creazionismo o per la scienza; non si tratta di diventare musulmani, induisti, buddisti; non ci sono libri da bruciare o guerre da combattere.

Tutta la storia dell’umanità, dalle origini ad oggi, è una triste, insensata, inutile storia di guerre e morti. Eppure, è proprio nell’impasto tra dolore e gioia, come in un eterno divenire, creare e ricreare, che nel bene o nel male, siamo arrivati ad oggi.

La risposta è proprio nell’intrinseco ricercare la felicità, proprio di ogni essere vivente (e non ho detto uomo…).

Ma chi decide qual è il bene?

Consideriamo la catena alimentare. Ogni sistema, pur soggetto all’ordine superiore, ha un suo equilibrio, quindi una sua felicità. Quell’equilibrio, visto da un osservatore estraneo al sistema, è fatto di vita e di morte, di gioie e dolori.

Quando si rompe l’equilibrio allora le conseguenze sono imprevedibili per tutti fino a quando non si stabilisce un altro equilibrio. Ed essendo venuto meno un sistema, non è detto che il nuovo equilibrio sia in realtà tale o non sia l’inizio della rottura di tutta la catena.

Il punto ora è che stiamo assistendo allo scontro di due sistemi incompatibili. Il naturale e l’artificiale. Il responsabile di tale scontro è l’uomo. E non sappiamo se l’uomo si stia staccando dal naturale o, per ipotesi puramente teorica, non abbia mai fatto parte del mondo naturale.

Non sto sragionando. Sto semplicemente mettendo insieme le conoscenze storiche, filosofiche, religiose, archeologiche che tutti noi possediamo e alle quali abbiamo possibilità di accedere e alle quali rimando per non trasformare questo breve articolo in un trattato.

Qui mi preme spingere, con qualche provocazione, alla riflessione, perché il lungo cammino che dall’alchimia alla chimica, dalla tecnologia alla nanotecnologia, dalla biologia all’ingegneria genetica ci ha portato fino ad oggi, proprio ci dice che lo scontro continua, è in atto e prosegue, anzi galoppa.

Quante sono le sostanze non naturali che abbiamo inserito nella natura fino ad ora? In atmosfera, nella terra, nel corpo umano, nel mare?

E con quali conseguenze? Occorre proprio una laurea in Catastrofismo per prevedere quello che è sotto gli occhi di tutti? Stiamo correndo da anni in interventi successivi di risanamento senza arrivare al punto. Dal buco nello strato di ozono alla plastica nell’oceano.

E mentre scopriamo ancora oggi, sostanze chimiche che da anni circolano in natura e che non sono metabolizzate né da noi né dall’ambiente, e che ci hanno resi cavie viventi ecco che già nuovi fronti si aprono: dagli Ogm alle nanotecnologie.

E che interpretazione si può dare di quest’uomo che nonostante abbia lasciato sulla sua strada morti e feriti, continua imperterrito e incurante delle conseguenze di questo suo procedere?

Né può essere sufficiente considerare la collocazione dell’uomo nella natura per dedurre che ogni sua espressione, anche quella tecnologica, sia naturale. È qui la differenza che ci richiama la capacità peculiare dell’uomo di produrre ex novo. Né può essere sufficiente porre il discrimine sulla sostenibilità di un’azione. È nella complessità delle scelte di vita che si crea il discrimine e che producono comportamenti antropocentrici o no. La responsabilità umana è enorme tanto da comprendere l’uomo non da escluderlo, il che la dice lunga sul reale posto occupato dagli umani.

È vero, c’è un convitato di pietra che ogni qual volta si fanno queste riflessioni, qualcuno evidenzia: il business. Sì, ma c’è anche lo spirito di conservazione al quale rispondono pure coloro che manovrano l’economia globale. Può essere lo spirito di conservazione meno forte dello spirito di arricchimento?

La prima risposta che viene è che non importa niente a nessuno. E come mai? Semplice, l’uomo, «quest’uomo moderno», non è di queste parti…

Ignazio LippolisVillaggio Globale )

 

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Un giacimento nascosto che non sappiamo sfruttare ( fonte: Il Sole 24 Ore )

E’ arrivata l’ora dell’efficienza energetica, la fonte di energia più abbondante e a buon mercato che abbiamo a disposizione.

Un primo accenno l’abbiamo avuto dal Quinto Conto Energia: incentiva il fotovoltaico, ma obbligherà tutti gli impianti costruiti su edifici a presentare una certificazione energetica con le indicazioni precise degli interventi da fare per migliorare la prestazione dell’immobile. Poi è arrivata la Strategia Energetica Nazionale, tratteggiata per la prima volta dal ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera in Senato. Qui l’efficienza energetica sta al primo punto fra i cinque elencati dal ministro come prioritari per il governo. Un segnale inequivocabile che qualcosa si sta muovendo. Sull’efficienza, ha detto Passera, “possiamo e vogliamo perseguire una vera leadership industriale nel settore”. Come? Passera indica quattro linee d’intervento: le normative ad hoc per migliorare gli standard di edifici e apparecchiature; l’enforcement delle norme; la sensibilizzazione dei consumatori e la revisione degli incentivi. Ad oggi, l’unico incentivo che stimola l’efficienza energetica è la detrazione fiscale del 55% sulle riqualificazioni. E dall’anno prossimo non è più sicuro nemmeno quello. Per la modernizzazione del sistema, dice Passera, servirà una strategia energetica “chiara, coerente e condivisa”, che “inizieremo a discutere con tutti gli attori rilevanti in estate”. Non è mai troppo tardi.

Sull’efficienza in edilizia, siamo già stati messi in mora da Bruxelles: a fine aprile la Commissione ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia Ue per non essersi pienamente conformata alla direttiva del 2002 sul rendimento energetico nell’edilizia. Il procedimento d’infrazione contro l’Italia è partito nel 2006, con lettere e pareri motivati al nostro Paese, che non si è conformato “alle disposizioni relative agli attestati di rendimento energetico”. Le distorsioni del mercato italiano, del resto, sono sotto gli occhi di tutti. E’ vero, infatti, che dal primo gennaio è obbligatorio per chi vende o affitta un immobile dichiarare la classe energetica di appartenenza, ma è anche vero che dilagano gli attestati offerti da sedicenti certificatori senza neanche vedere l’immobile, via email e a prezzi stracciati. Un obbligo rispettato così, ovviamente non serve a nulla.

In un Paese dove la maggior parte degli immobili sono in classe G, con un dispendio energetico di oltre 160 kilowattora per metro quadro per anno, si sta perdendo un’occasione preziosa di metter mano al problema. E una grande opportunità di business, visto che la riqualificazione degli immobili è l’unico segmento dell’edilizia che mostra ancora qualche segnale di vita. In base agli ultimi dati diffusi dal Cresme, nel 2011 gli investimenti destinati alle nuove costruzioni non hanno superato i 60 miliardi, mentre la manutenzione ne ha messi a segno 108, quasi il doppio, divisi tra manutenzione ordinaria (30 miliardi) e straordinaria (78,2 miliardi). Tradotto in percentuali, significa che gli investimenti nelle nuove costruzioni contano ormai solo per il 37% del mercato (e ancora di meno, al 31%, se si tolgono le realizzazioni per il fotovoltaico). La sostenibilità ambientale, dunque, se coltivata con normative mirate e incentivi efficaci, potrebbe diventare una miniera d’oro per l’edilizia in crisi e far decollare un settore, quello dell’impiantistica, oggi dominato dai tedeschi. Non a caso l’efficienza energetica, che in Germania si prende sul serio, lassù ha ricadute importanti anche sul mercato immobiliare, con un immobile di classe A che vale il 30% in più di uno di classe G.

L’International Energy Agency definisce l’efficienza energetica “il combustibile nascosto del futuro” e sostiene che potrebbe avere un peso determinante nella lotta globale alle emissioni climalteranti: se sfruttata a fondo, potrebbe abbatterle del 71% da qui al 2020, contro appena il 18% attribuito alle fonti rinnovabili. Perla Commissione, con l’efficienza energetica potremmo ridurre del 40% i consumi di energia in Europa. Confindustria, da parte sua, ha stimato un impatto economico complessivo di quasi 15 miliardi di euro da qui al 2020, valutato considerando sia l’onere sullo Stato a seguito di politiche di incentivazione, sia la valorizzazione dell’energia risparmiata. In pratica, adottando iniziative che tendano a stimolare il mercato verso l’efficienza energetica nei vari ambiti (industria, terziario, residenziale e trasporti), si potrebbero muovere 130 miliardi di euro di investimenti e creare 1,6 milioni di posti di lavoro, con un risparmio complessivo di 20 milioni di tonnellate di petrolio. Come dire togliere 23 milioni di automobili dalle strade italiane.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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