La Corte del Verderame di Alzek Misheff

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LA PITTURA AL VERDERAME

I contadini la usavano per dipingere muri, porte e finestre, è un’emulsione di acqua, verderame, calce ed olio di lino.“La corte del Verderame” si rivolge a privati e/o aziende che ne condividono gli ideali o sono impegnati nel recupero e riuso. Eventi potranno essere organizzati presso le sedi pilota o in altri luoghi secondo il naturale sviluppo del progetto stesso e comunque durante l’inaugurazione degli affreschi.


” La corte del Verderame “ ( intervento del maestro Alzek Misheff al convegno del 12 ottobre 2012 tenutosi nell’Aula Magna di Agraria di Milano, dal tema ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’Economia “ )

Qualche capriolo, nessun cinghiale si è visto quest’anno. Ogni tanto passa il contadino amico rimasto. E’ l’inizio di ottobre, il periodo dei pomodori che rimarranno verdi.

Dalle colline di Montechiaro d’Acqui disegno dal vivo con il dito direttamente su iPad e scrivo questo testo per il convegno a Milano “Qualità e Tracciabilità della filiera Agroalimentare Made in Italy”.

Mi devo presentare… fatica d’obbligo.

Sopravvalutato come nuotatore e come avanguardista internazionale, trent’anni sono passati, sono sopravvissuto senza performance, senza installazioni, ho fatto semplicemente concerti, molta pittura “non più moderna”, volti e figure di donne e uomini rassomiglianti e per niente deformati e che qualche benevolo amico forse avrebbe chiamato di stile “poetico realista”. Di recente anche pittura ad olio e verderame, quella di una volta dei contadini agricoltori per i loro portoni… Forse è la parabola del nuotatore performer che ero e che cerca un amico agricoltore. E se ha una parete, per lui vorrei fare un vero affresco su intonaco fresco. Sicuro che non penserà male di me considerandomi soltanto un decoratore o peggio, graffitaro. O peggio ancora, quello delle aste.

Dipingere per qualcuno e non per se stessi, pittura “a- fresco” fissata per sempre, che non può circolare ed essere valutata e scambiata con il denaro, che non ha un suo vero e proprio valore di scambio. Immobile su immobile.

Questo è il primo punto per quanto concerne la professione, comportamento e presa di coscienza personale. Ovviamente è in contrasto netto con la così detta Arte contemporanea e Arte Concettuale, da dove provengo, nonostante ci siano segnali incoraggianti di cambiamento di tipo Ambientalista nuovo come quello dell’ultima Documenta di Kassel.

Sull’impatto negativo nella vita di tutti provocata dall’Arte e dall’ si stanno levando più voci. I protagonisti sono diventati intoccabili non solo perché sostenuti dal capitale in denaro planetario, aderente al dinamismo del costume consumista “mordi e fuggi”, ma con il benestare di molti governi e la loro politica culturale. Praticamente di stile estetico a tutti costi avveniristico “extraterrestre”. Trionfo dell’ individualismo dissacrante tutto, gli Art e Archistar si sono eletti come unica realtà sacra. Naturalmente questi sono argomenti di attualità in altre sedi

( su questo argomento vedi n. 719 de ” il Covile” – www.ilcovile.it<http://www.ilcovile.it> ).

in generale in questa sede a noi invece interessa il contributo di valori che la cultura artistica potrebbe e dovrebbe indicare in relazione al mondo italiano degli agricoltori di oggi. Credo che convenga a proposito, tornare molto indietro per riascoltare l’ autorevole voce del nostro Patrono:

“Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e con la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, con la testa e con il cuore è un artista”. Semplice da capire, facile da ricordare. Non dice che l’ operaio e l’ artigiano sono senza cuore, ma cuore significa visione globale, responsabilità, dare dei valori oggettivi. Invece sono gli altri quelli che decidono se il cuore dell’opera è grande e sincero.  Mani, testa e cuore. E non menziona, comunicatori, analisti e altri e altri, questi non esistevano. Mani, testa e cuore, dove sono rimasti, dove cercarli? Nel suolo, nella terra, nel clima, nel vento e nella pioggia, nelle vaste porzioni di territori abbandonati, le piccole comunità, oasi rurali di umanità. E se per qualcuno San Francesco d’Assisi dice poco o ha preteso troppo o che è troppo tardi oggi nell’epoca della crisi, sentiamo un altro bravo uomo che non è un santo e nemmeno un artista:

“…  è nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie… Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato… Senza crisi non c’è merito… Perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze…”

Lo  scrisse  intorno al 1929 quell’incorreggibile ottimista ed inventore Albert Einstein. Aveva ragione per il singolo, per il comportamento individuale allora e adesso. E oggi per una visione allargata e sociale sulla crisi e i cambiamenti tecnologici, sul dominio economico che si estende su tutto e tutti, cosa possiamo dire e fare?

Nel mio piccolo da molto penso che ogni invenzione rappresenta un paradigma (perciò rappresentazione temporanea) tra libertà e costrizione. E certamente molti  faranno l’associazione con un noto termine filosofico d Hegel, ” la resistenza del materiale”.

Non riesco ancora a intravedere come quei pochi artisti con pensieri e comportamenti, che io chiamo ” non più moderni” possano mettersi al servizio di moti  movimenti  che rivendichino l’ autenticità del piccolo, del locale  e del valore culturale storico, per il quale ho scelto tempo fa un temine : “sentimento italiano”. D’altra parte se si vuole riconoscere almeno in parte che è il desiderio che orienta la vita del mondo, quanto tempo deve passare prima che gli intellettuali della metropoli comincino a desiderare le sane e belle fanciulle che ci sono, nate, cresciute e che vivono in mezzo alla natura. O quante belle poetesse o esperte delle nuove  tecnologie s’innamorino del bell’ agricoltore ?Detto oggi, mi rendo conto, la domanda che ha  qualche aspetto antropologico, pare poco seria. Il costume, il gusto, le abitudini e l’erotismo oggi sono tutti metropolitani o vacanzieri ed esotici, purtroppo e comunque in relazione economica. Forse ci vuole tempo, ci vogliono generazioni, la metropoli è inerte in questo.  Ma si deve provare, come fanno tanti e tante piccole forze, nuovi modelli di ambientalismo che si stanno costituendo. Così l’ associazione “La corte del verderame” nata poco tempo fa durante il recupero della nostra cascina. Tipica tipologia piemontese inizio secolo. Recupero rigoroso, lavorare con le proprie mani, usare calce, sabbia e pietra locale. E porte e portoni da risistemare  e ridipingere. E lì improvvisamente accade qualcosa di speciale: la scoperta del verderame. Cercare di capire quel millenario colore verde, l’ ossido di rame, e dargli un senso ordinante e fisico, un ruolo universale per realizzare pittura affresco, su tela o su tavole di legno. E un valore lessicale, una reale metafora, “la corte”- sede dell’Associazione.

A chi si rivolge? In primo luogo agli agricoltori, piccoli o grandi. Dopo, agli  artisti e agli architetti sensibili culturalmente alle piccole realtà rurali. A persone sensibili, ai piccoli per adesso, ma importanti cambiamenti culturali. Lo stesso vale per i mecenati se ancora esistono. Alle aziende che garantiscono non solo i materiali tradizionali e genuini, ma anche processi e l’ etica della lavorazione.

L’arte di oggi ha bisogno del contadino per sopravvivere in qualità, in autenticità, per non dire in sincerità. Il contadino o l’ agricoltore hanno bisogno dell’artista e della comunicazione per poter sopravvivere in qualità, che è anche l’autenticità della produzione. L’ agricoltore deve servirsi della cultura per riaffermare il suo esistere sociale che il consumismo gli ha sottratto, nel nome di una visione del mondo come solo mercato.

Il mio sogno, difficile da realizzare: la metamorfosi da un artista internazionale a un artista locale.

Adesso invio il testo. Davanti ho quel piccolo vigneto senza più uva. Ottobre, verrà color rosso e giallo e oro. Tra poco.

Maestro Misheff

Famiglie                        d’Italia

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