Collaborazione fra le associazioni nell’ambito dello sviluppo del progetto e-commerce ecosolidale

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Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano by Federico F. Pincione Esq., presidente dell’associazione di giovani imprenditori Arcadia.

Collaborazione fra le associazioni nell’ambito dellosviluppo del progetto e-commerce eco solidale

Cari Amici, Spettabili Autorità, Egregi Signori e Gentili Signore,

colgo l’ occasione per rivolgere il mio personale ringraziamento a Banca Mediolanum, Esae srl, Famiglie d’ Italia onlus, ACR,  FederFauna, Consorzio Wilford ed alla Università degli Studi di Milano (che, pur per un breve periodo di tempo, ho avuto il piacere di frequentare nelle vesti di studente di Giurisprudenza e della quale conservo splendide memorie) oltre a tutte le persone che si sono adoperate per la perfetta riuscita di questo interessantissimo evento.

          E’ veramente un piacere ed un privilegio per me essere qui con Voi, oggi, ad ascoltare le autorevoli opinioni dei nostri oratori su un tema così attuale e rilevante. Rilevante dal punto di vista economico, certamente, a causa della grave crisi con la quale ci troviamo a convivere, giorno per giorno, oramai da diversi anni, ma anche dal punto di vita umano, sociale e culturale, vista la profonda correlazione che si instaura tra l’ Italiano, produttore o consumatore, indipendentemente dalla sua “denominazione origine e provenienza” e i prodotti della sua terra.

Per infinite ragioni, infatti, non si può pensare di valorizzare pienamente lo “strumento Agricoltura” e di utilizzarlo efficacemente quale sostegno al difficile stato in cui versa la nostra economia, senza valutare attentamente il “fattore” umano e culturale che circonda le nostre produzioni, il nostro territorio, la nostra Gente, da un lato, e le produzioni, il territorio e le Genti dei Paesi nei quali le nostre aziende, grazie al “mezzo” internet, sceglieranno di proporre prodotti nostrani. Se è vero infatti che in un mondo in crisi sempre più globalizzato, internet, offre una irrinunciabile possibilità di esplorare nuovi mercati e mettere in contatto con il proprio prodotto un numero infinitamente maggiore di possibili acquirenti rispetto ai metodi tradizionali, è anche vero che non è detto che essi siano “capaci” di apprezzare, o comprendere ciò che gli viene offerto.

Un esempio lampante che ho vissuto di prima persona è stato quello di vedere in un supermercato del Nord Europa del “pane in cassetta” molto vecchio, ovvero, particolarmente “nostalgico” (visto che, sull’ intera parte superiore della confezione era finemente rappresentato l’ Italico stivale colorato del rosso, del bianco e del verde, senza la Sardegna -per ragioni di spazio o di stampa, chissà- ma, dettaglio ben più preoccupante, con l’ Istria, Fiume, e un pezzetto di Dalmazia) e spacciato per pane fresco Italiano.

Ma c’è di più, la globalizzazione va al di là della mera contraffazione.

In alcune grandi città industriali del Messico ho trovato la più vasta scelta di squisiti “sushi rolls” che mi sia capitato di vedere in un menù, ciò non è sconvolgente se si pensa alla incredibile varietà di ingredienti che compone la cucina Messicana, ma diventa rilevante se si considera che, in realtà il “roll” non sono tradizionale cibo giapponese, ma una “mutazione” (che personalmente ritengo molto positiva) tanto che i veri ristoranti tradizionali non li propongono.

 

Pochi sanno, poi, che un piatto famoso in tutti gli Stati Uniti è nato nella città di Buffalo in un ristorante Italianissimo (  Anchor Bar ) che espone con orgoglio delle bellissime Moto Guzzi in sala. Le pietanze non sono, però, così “Italianissime”. La versione romanzata di questa storia, infatti, racconta di due passanti che fermatisi affamati a chiedere qualcosa di caldo ben oltre l’ orario di chiusura si sentirono rispondere che “non c’era trippa per gatti” e nemmeno molto altro a dire la verità. Solo dopo avere sopportato la molta insistenza dei due soggetti per vario tempo il cuoco si arrese e si inventò un piatto nuovo con gli scarti che stava per buttare via e che poi sarebbe diventato un vero”must” della cucina americana (specialmente allo stadio con una bella birra gelata!) ovvero le famose “Buffalo wings”. Personalmente dubito che in Italia qualcuno lotterebbe per gli scarti e, se anche fosse, dubito che l’ oste lo tramuterebbe in leggenda a rischio di perdere tutta la clientela a vita!

 Mi ha fatto grande piacere, quindi, sentire parlare in mattinata di  “Globalizzazione del made in Italy” e notare, scorrendo gli interventi descritti in locandina, quello sulla “Cultura del made in Italy” che seguirà a breve. Questi sono, a mio parere, i concetti cardine da tenere a mente per un approccio utile e concreto ad una commercializzazione sensata del made in Italy, perché, come nell’ esempio del “pane italiano”, prodotti ed atteggiamenti che costituiscono assiomi basilari nella nostra vita quotidiana possono non esserlo, e anzi, spesso non lo sono, nelle terre lontane alle quali intendiamo rivolgerci; addirittura, come nell’ esempio del sushi, (e come dimostrano enfatizzandone i risvolti più negativi alcuni sedicenti re delle torte in TV) essi possono essere reinventati o fraintesi rendendo difficile la commercializzazione della qualità.

Sugli atteggiamenti, sulla condivisione di informazioni corrette, sulla crescita delle comunità possono operare con successo a supporto dell’ attività di commercializzazione, le associazioni quali insieme di persone riunite, organizzate ed operanti per uno scopo comune.

In questo caso parlando di Arcadia aggiungerei anche [..] “un insieme di persone” [..] motivate, cresciute con una mentalità aperta, estroversa e volenterosa tesa ad operare per creare interazione ed un terreno fertile perché tutto quello che abbiamo di buono, che è così tanto, possa essere pienamente apprezzato da tutti.

Il Presidente di Arcadia

Federico F. Pincione Esq.

Famiglie                        d’Italia

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