Funghi e batteri al servizio dell’ umanità ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

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Contro il riscaldamento globale i fungi champignon

È notizia di ieri che l’Istituto nazionale francese per la ricerca in agricoltura (Inra) ed il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti sono riusciti a mappare completamente il DNA del fungho Champignon, il più coltivato e consumato. Ma perché?

L’uso di questo fungo non potrebbe essere relegato al solo scopo alimentare, a quanto pare gli champignon si comporterebbero infatti come efficienti spazzini in grado di ripulire le foreste e l’atmosfera dalla Co2.

I  funghi infatti sono organismi che crescono di notte, nei sottoboschi, e per crescere riconvertono l’anidride carbonica e decompongono le sostanze organiche. I ricercatori hanno sequenziato due varieta’ di questo fungo, il cui nome scientifico e’ Agaricus bisporus: una coltivata e una selvatica. Il lavoro mostra che lo champignon, rispetto agli altri funghi, possiede geni che gli conferiscono una maggiore capacita’ di metabolizzare miscele complesse di derivati di lignina e di altri polimeri. ”La possibilita’ di utilizzare le proteine prevalenti nel suolo conferisce un vantaggio agli champignon rispetto ad altri funghi spazzini” ha osservato uno degli autori, Francis Martin, dell’Inra. E’ la prima volta, spiega l’esperto che si dimostra che questo fungo e’ capace anche di decomporre il legno e non solo le foglie del sottobosco.

Gli champignon potrebbero infatti rappresentare un ottimo alleato nella lotta al fenomeno del riscaldamento globale. I funghi crescono di notte nei sottoboschi, e la loro maturazione passa attraverso processi di riconversione dell’anidride carbonica e di decomposizione delle sostanze organiche. Gli enzimi  potrebbero fornire nuovi metodi per neutralizzare e catturare il carbonio contenuto nel terreno.

Inoltre, questi particolari enzimi già utilizzati nelle bioraffinerie per degradare residui vegetali ricchi di lignina ed ottenere nuovi prodotti chimici ad alto valore, potrebbero avere ulteriori importanti applicazioni a livello industriale.

Fonte: Ansa Gaianews

Il batterio che crea l’oro, trovata la pietra filosofale?
by Roberto Cicchetti  
I ricercatori della Michigan University (Usa) hanno trovato l’anello di congiunzione tra scienza e alchimia. Il batterio metallidurans Cupriavidus sarebbe capace di trasformare il cloruro d’oro in pepite da 24 carati. Ma non c’è da illudersi, il procedimento è più costoso dell’oro prodotto, almeno per ora. Quindi niente febbre dell’oro o fabbrichette casalinghe di gioielli e monili.

“Abbiamo creato l’alchimia microbica trasformando in oro qualcosa che non ha alcun valore se non solido”,ha detto Kazem Kashefi, assistente professore di microbiologia e genetica molecolare.

Lui e Adam Brown , professore associato di arte elettronica e intermedia, hanno trovato questo batterio resistente ad altissime concentrazioni tossiche di cloruro d’oro, un sale presente in natura normalmente utilizzato per dorare porcellane o cornici dei quadri e anche in elettronica. In circa una settimana la colonia di Cupriavidus trasforma le tossine del cloruro in una pepita d’oro da 24 carati.

I ricercatori ne hanno fatto un’opera d’arte: The Great Work of the Metal Lover, un laboratorio portatile trasparente che permette di contemplare tutti i processi chimici. Un microscopio elettronico a scansione scatta a intervalli delle foto alla colonia di batteri così da analizzarne i progressi.

“È la neo-alchimia. Ogni parte, ogni dettaglio del progetto è un incrocio tra moderna microbiologia e alchimia, ” Ha detto Brown “La scienza cerca di spiegare il mondo fenomenologico. Come artista, sto cercando di creare un fenomeno. L’arte ha la capacità di spingere la ricerca scientifica.”

( fonte: Michigan University )

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Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

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