Fusione fredda: l’E-Cat di Andrea Rossi funziona ( Econota 108 )

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E-Cat: la fusione fredda di Andrea Rossi funziona

fonte : GreenMe.it

L’E-Cat, dispositivo prodotto dall’ingegnere italiano Andrea Rossi, funziona davvero. Questa volta a dimostrarlo è il rapporto del professor Giuseppe Levi dell’Università di Bologna, scritto con Evelyn Foschi, Torbjörn Hartman, Bo Höistad, Lars Tegnér, Hanno Essén, Roland Pettersson, pubblicato su arXiv e annunciato da Prometeon s.r.l.. Sarebbe stata dimostrata, infatti, una volta per tutte, l’emissione di calore anomalo da parte del “marchingegno” che ha sollevato tanto entusiasmo ma anche molte, moltissime polemiche e critiche. Forbes si sbilancia: “Forse il mondo cambierà davvero”, scrive addirittura la rivista economica in riferimento agli ultimi risultati dei test condotti dalle terzi parti indipendenti che erano stati a lungo rimandati, tanto da far dubitare dell’affidabilità di Rossi.  Ma gli esperimenti, condotti da esperti internazionali in diversi campi della scienza, dalla fisica nucleare, alla chimica, all’ingegneria elettrotecnica, che avevano il divieto di aprire il dispositivo, hanno verificato solo come l’energia emessa non provenga da fonti e/o da processi già noti. E non è poco. I problemi comunque non mancano. Non ci sono dati, ad esempio, sul combustibile utilizzato durante i test, cu cui Rossi mantiene il massimo riserbo.

Secondo le indiscrezioni si tratterebbe, tuttavia, di un composto di nichel, idrogeno e un catalizzatore segreto. In conclusione, per usare le parole di Forbes, “o si tratta di una delle truffe più elaborate della storia della Scienza, oppure stavolta il mondo potrebbe cambiare davvero. La velocità di questo cambiamento dipende esclusivamente da Rossi”.

Roberta Ragni

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

La bici in cartone riciclato cerca fondi su Indiegogo

Cardboard Technologies punta in alto, mirando a raccogliere ben 2 milioni di dollari nei prossimi 45 giorni e già preannuncia che le prime consegne inizieranno nella primavera del 2015

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Fonte:Rinnovabili.it

La notizia era rimbalzata qualche mese me fa nel web attirando la curiosità di cicloamatori e non: l’inventore israeliano Isear Gafni aveva fatto il suo ingresso nel mondo dell’ecodesigner con una bicicletta creata da cartone di recupero e con il dichiarato intento di offrire una versione economica dello strumento numero uno della mobilità sostenibile. Con un prezzo di produzione stimato in soli 10 dollari ed un telaio ottenuto direttamente dai rifiuti del packaging, l’idea non ha faticato a farsi notare. Ora il progetto ha raggiunto un nuovo livello e il prototipo della Alpha Bike – così è stata battezzata – potrebbe tra non molto arrivare anche nei rivenditori della vostra città.

Sì perché, Cardboard Technologies – la società che ha brevettato la speciale due ruote – ha appena lanciato una campagna di raccolta fondi sul sito di crowdfunding Indiegogo. L’obiettivo è semplice: raggiungere il capitale iniziale per potere iniziare una produzione su scala commerciale della bici in cartone. L’azienda punta in alto, mirando a raccogliere ben 2 milioni di dollari  nei prossimi 45 giorni e già preannuncia che le prime consegne inizieranno nella primavera del 2015.

Fondamentalmente l’idea è quella di un origami giapponese, ma noi non comprimiamo il cartone, né rompiamo la sua struttura“, ha spiegato in un comunicato stampa Gafni. “Al contrario superiamo le falle del materiale, mediante una ripartizione del peso per creare resistenza”. Per realizzare un telaio resistente a partire dai rifiuti di imballaggio, la società provvede a sottoporre il cartone ad un trattamento in grado di rendere la struttura completamente impermeabile ed ignifuga. I copertoni delle ruote sono ricavati da vecchi pneumatici, mentre i pedali sono in Pet riciclato e le cinghie di distribuzione in gomma, anche questa recuperata da auto rottamate. Cardboard Technologies ha spiegato di aver ricevuto diverse proposte di investimento, ma di aver scelto di raccogliere fondi attraverso il crowdsourcing, per non compromettere i propri valori sociali per i margini di profitto.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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