Il giorno di Thor nell’Italia dei dubbi e della confusione

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Oggi è un giovedì molto strano, il giorno di Giove per gli antichi Romani o quello dei tuoni e dei fulmini per gli antichi Britanni, da cui Thursday, ovvero il giorno di Thor. Per noi italiani oggi invece è solo il giorno dei dubbi e della gran confusione. Quanto accaduto ieri rimarrà perennemente scritto nei libri di storia: 20 anni di un certo modo di fare politica sono stati defenestrati in modo traumatico  senza se e senza ma. I dubbi che ci rimangono ( per il fatto che nessuno ha saputo chiarirci le idee in modo definitivo, ne i giudici che hanno condannato Silvio Berlusconi senza fornirci evidenti pistole fumanti della sua colpevolezza, ne gli avversari che lo hanno definitivamente eliminato dalla politica con un voto senza appello ) sono dovuti alla mancanza della certezza che l’imputato sia un delinquente conclamato oppure la vittima sacrificale di un potere occulto che pur di vincere calpesta, tutto e tutti, diritti ed ideali. La confusione è nella nostra testa ormai da tempo e, dopo ieri, ancor di più. In mano a chi sono affidate le sorti del nostro futuro? A gente competente e moralmente sana o a  “numeri ” messi lì solo per portare a termine un disegno oscuro che vede la fine della storia di una grande Nazione come la nostra, condannata ad un destino che la vedrà definitivamente invasa e spartita fra barbari d’oltre Alpe e schiere islamiche ottomane alla secolare ricerca di ampliare i propri confini?…

Credo che la risposta migliore stia dentro di noi: nella forza delle nostre braccia e nel risveglio definitivo dei nostri cervelli da troppo tempo dormienti, quasi atrofizzati, per anni di promesse e di razzie sconsiderate nei nostri portafogli. La salvezza e la rinascita sono nelle nostre tradizioni e nella solidità del nostro territorio. Non lasciamolo in mano di gente famelica e bramosa, riappropriamoci della nostra identità riscoprendo la nobiltà e l’orgoglio del lavoro manuale, quello nei campi, nelle botteghe, nelle officine, nei cantieri… il lavoro non è solo dietro ad una scrivania o nel rincorrere la dea bendata nella grande bisca legalizzata che ci hanno costruito intorno: il lavoro è fatica e sudore con consapevolezza ed intelligenza. Io sto lanciando uno slogan… ” vogliamo contadini laureati! “… Cosa significa?… significa che la cultura è un bene che potrà solo apportarci altro bene, in qualsiasi campo opereremo. La cultura farà sì che ogni famiglia potrà trasformarsi in una piccola azienda preparata nella fase creativa, nelle strategie di marketing, nella tutela legale: il mondo ricerca il nostro ingegno e la qualità dei nostri prodotti chiamandoli ” Made in Italy “… teniamolo sempre ben chiaro nella nostra mente come base certa della nostra risalita, cancellando così in modo naturale ed incruento ogni tentativo di assimilarci e schiavizzarci.

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

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