Ieri, oggi, per sempre: un volo fantastico planando insieme sul magico mondo del Circo

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Un Tendone al centro, l’ardito di turno si lancia a capofitto, centra la «piscina» e ne esce incolume tra le ovazioni di un pubblico eccitatissimo è lo spirito malandato del vecchio baraccone di periferia, estremizzato e incupito nei colori, ai fini di uno spettacolo totale, urticante, provocatorio ma non per questo meno divertente. L’idea in fondo è quella di ripartire proprio da lì da quando i clown “mettevano paura. Nell’infanzia di ciascuno di noi, c’è sempre stato un momento in cui abbiamo scoperto che i pagliacci erano spaventosi, già fenomeni da baraccone, e le creature bizzarre, affiancandosi, fanno capolino con acrobati, ballerini, funamboli, e”domatori d’insetti”.

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Il risultato è una specie di cabaret gotico, il circo che conserva tanto i caratteri polverosi dello show-prima-della-tv, quanto una proiezione tormentata delle più classiche fantasie horror cinematografiche (gli zombie, i trucchi dark, i ghigni malefici, le pose a effetto). I costumi sono discinti, i trucchi provocanti, e non è un caso che il suo fascino abbia da sempre colpito le sottoculture anglosassoni (quella dark-gothic in particolare, ma anche le tante varianti del dopo-punk di stampo industriale) e i circoli sadomaso propriamente detti. Il circo e le sue creature giocano quindi la carta del vizio, del sordido, dell’equivoco: il tendone ospita al tempo stesso casinò, tavoli da gioco, striptease, concerti, e esibizioni al trapezio, spettacoli di giocoleria, fachirismi e via di questo passo. Pensate quindi a un incrocio tra i locali per spogliarello ottocenteschi e la precarietà trasandata odierna, con tutto quello che ne deriva in termini di propensione al fantastico, all’ignoto, al mostruoso. Ambiente da favola nel puro senso del termine, ma sia chiaro che sempre di favola gotica alternativa si tratta: quello che viene rappresentato è quindi un mondo in disfacimento, decadente, che quasi per necessità si aggrappa al fantastico, di cui subisce però le suggestioni più orrorifiche. La vita è spettacolo. E noi siamo i trapezisti lanciati su una fune a sfidare l’universo. Quale sarà la nostra sorte? Ci faremo risucchiare dal limbo e cadremo o avremo la forza di rimanere in equilibrio? Vivere è avere la forza di trovare la propria strada che conduca con dignità dall’altra parte della fune. Ma c’è sempre l’imprevvisto,la fatalita’che in un attimo puo’bruciare i tuoi castelli di carta e,guardare i tuoi sogni andare in fumo.Impari a vivere l’esperienze belle o,tragiche… Ci arrampichiiamo come equilibristi sugli specchi nell’assurdo,nel ridicolo come poveri pagliacci. Siamo poi sotto l’occhio attento degli spettatori,quelli che guardano,giudicano,che si credono intelligenti filosofi..che si illudono che con le belle parole possono insegnare a vivere..a noi gente normale. Non immaginano, vivendo, che chi impara a saltare,recitare,lotta con unghie e denti ogni giorno per non soccombere. Possiamo dire che abbiam vissuto e non solo guardato vivere gli altri non con la filosofia ma,con dolori e cicatrici. Mangiafuoco allora non è più arte, ma cultura,poiché questo non è inteso come lavoro ma scelta ed insegnamento di vita,il Tendone la casa di tutti,dove ognuno recita la sua parte lasciando qualcosa di sè agli altri.

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E’ lì, che l’amore vince, quasi si volesse prende la rivincita sul grigiore di vite appassite. Chi si stupisce di quanto ho scritto, forse vuol dire che non ha ancora vissuto abbastanza, è giovane e non frequenta ambienti multiculturali e multietnici,forse vuol dire che non sta passeggiando su un palcoscenico ampio. Le persone non si inventano: chi le spara grosse con gli amici al bar, le spara grosse pure qui; chi fa’ l’intellettualone, parlando forbito e con lessico ampio, lo fa’ qui come al lavoro, a casa o a spasso per la città; chi ti racconta tutto di tutti, ed ha piacere ad aggiungere colore ai fatti degli altri, lo fa’ qui come nel cortile di casa o all’oratorio, coi genitori degli amichetti dei figli; chi si diverte a mettere zizzania, non importa fra chi e per cosa, purché ci siano litigi e ci si trovi sempre sulla bocca di tutti, lo fa’ qui come al lavoro o in famiglia. Sarà un caso, ma a parer mio, il primo passo è imparare a capire i propri meccanismi mentali per poter poi passare a mente libera ad analizzare quelli degli altri, e lo scopo è quello di aiutarli a capire se stessi ad interpretare e a dare un perché ai propri comportamenti per arrivare a definire il proprio profilo comportamentale, se uno psicologo desse giudizi, che fine farebbero i pazienti…??? Mi aspetto sempre che, una volta aperti gli occhi tutti imparino a migliorarsi,con impegno per sé e per gli altri . La vera povertà è la perdita della capacità di meravigliarsi e di sondare in profondità la vita e l’umanità, fino a trovarne il senso trascendente, quale che ne sia la condizione, mentale, fisica, sociale.L’esistenza in fondo è un numero da circo come tanti. E’ un tronco d’uomo, senza braccia,rimarremo sempre testimoni viventi di come non esistano vite senza valore. Dio ha mai davvero «voltato le spalle», a nessuno può essere tolta la sua umanità. Nel mentre Il bruco è diventato la farfalla, in questo mondo magico e morbido di velluto non smette di vivere il circo delle roulotte ferme nel parcheggio. E’ e rimane il circo circolare,nella la sua arena stessa.L’articolo è stato scritto,con il consenso da parte della moglie vedova , legittima sulle memorie e l’insegnamento ancor oggi risuonante di un grande uomo di spettacolo quale il Commendatore Paolo Orfei classe 1889.

Sabrina Parini

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

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