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I dieci diritti del paziente oncologico ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 5, 2013
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Tumori: Veronesi presenta i 10 diritti del malato (fonte:Gaianews.it )
Presentato dal professore il decalogo con le regole per mettere al centro il paziente e i suoi diritti.

Umberto Veronesi ha presentato all’Istituto europeo di oncologia, i dieci diritti inviolabili del paziente oncologico. Al centro dei dieci punti sta il paziente oncologico che deve essere sostenuto dal sistema sanitario al quale viene richiesta una vera e propria svolta che metta al centro l’etica della cura e del rapporto con il paziente

Veronesi ha spiegato che il primo diritto deve essere quello a cure che abbiano una validazione scientifica. Cure che non sono scientificamente valide non dovrebbero essere somministrate e rischiano di illudere il paziente.

Il secondo diritto riguarda i tempi di cura: le cure devono essere sollecite. Chi ha dovuto attendere tempi lunghi per un esame sa quanto sia importante quest’aspetto nel vissuto di un malato. “Per eliminare le liste d’attesa, negli istituti oncologici, l’Italia dovrebbe applicare il modello francese”, spiega Veronesi. “Dovremmo avere non 8 o 9 istituti oncologici, ma 30, su tutto il territorio nazionale”.

E sempre per tenere il malato al centro e non certo la preparazione di un medico, Veronesi indica come terzo diritto, quello di chiedere una seconda opinione ad un altro specialista senza pensare di poter offendere il primo.

Il quarto diritto è quello alla privacy: negli ospedali dovrebbero essere presenti più camere singole e la privacy del paziente dovrebbe essere sempre rispettata.

Il quinto diritto è quello di conoscere la verità sulla malattia:”Una verità che va sempre raccontata con umanità, senza terrorizzare il paziente”, spiega Veronesi “Perché una cosa è la verità diagnostica, un’altra la verità prognostica. E noi medici siamo i primi a non avere certezze. E può anche capitare, raramente, la regressione spontanea della malattia”.

Il sesto diritto del paziente riguarda il dialogo con il medico che serve a veicolare informazioni: il medico deve parlare lentamente e in maniera comprensibile. La modulistica del “consenso informato” non può essere un paravento dietro cui difendersi

Il settimo diritto riguarda quello del rifiuto alle cure che è previsto dall’articolo 32 della Costituzione: “Chi non vuole essere curato ha il diritto di non farsi curare”, dice Veronesi. “Al medico il compito di una mediazione intelligente, che permetta magari di accettare le cure se non in toto almeno in parte”.

L’ottavo diritto è quello del testamento biologico che permetto al paziente di rifiutare in anticipo lo stato vegetativo.

Il nono è il diritto a non soffrire:”È un’importante svolta culturale, quella dell’ospedale senza dolore”, spiega Veronesi. “Oggi abbiamo per fortuna farmaci validi, come la morfina, che consentono di evitare inutili sofferenze”.

Il decimo è il diritto al rispetto e alla dignità.Di difficile e ampia attuazione. Il professore ha però ricordato quanto sia importante per i malati l’affetto e la vicinanza dei cari e quanto siano importanti quindi ospedali più aperti che consentano ai pazienti di ricevere tutto l’affetto e l’attenzione possibili.

by Gaianews.it

Famiglie  d’Italia

Microbolle al servizio delle alghe destinate ai biocarburanti ( Econota 107 )

maggio 31, 2013

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Le microbolle consentono una produzione più efficiente di alghe destinate ai biocarburanti by Timon Singh

I biocarburanti derivati dalle alghe sono uno dei combustibili alternativi più promettenti sul mercato. Lo svantaggio principale finora è stato l’altoi costo di produzione e l’utilizzo di molta energia. Utilizzando un nuovo ” metodo di raccolta” con microbolle, una squadra della University of Sheffield crede di aver trovato un modo per fare delle alghe una fonte di combustibile commercialmente più valida.

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Il problema principale nella produzione di biocarburanti è rappresentato dalla rimozione delle alghe dall’acqua e in modo che possano essere elaborate in modo efficace. Questo richiede di solito un grande investimento di tempo ed energia. Il team ritiene che producendo microbolle in una soluzione contenente alghe queste possano essere fatte galleggiare sulla superficie dell’acqua rendendole facilmente estraibili.

Secondo il  professore Will Zimmerman  il metodo a microbolle utilizza 1000 volte meno energia rispetto ai metodi precedenti e può essere utilizzato a costi inferiori. Il professor Zimmerman ha detto: “Pensavamo di aver risolto un grave ostacolo per le imprese di trasformazione dei biocarburanti da alghe  quando abbiamo usato microbolle far crescere le alghe più densamente”, “Si è scoperto tuttavia che i biocarburanti  da alghe ancora non potevano essere prodotti economicamente sia a causa della difficoltà nella raccolta che nell’alimentazione delle alghe. Abbiamo dovuto sviluppare una soluzione a questo problema e ancora una volta, le microbolle hanno fornito una soluzione. “

Un certo numero di compagnie aeree, tra cui Lufthansa, British Airways, United, e Virgin, stanno già investendo in biocarburanti da alghe  e il mercato è destinato a crescere in modo esponenziale. Infatti, all’inizio di questa settimana Etihad, compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, ha fatto volare sul Golfo il primo volo di linea alimentato a biocarburante. Anche la US Navy sta sperimentando biocarburanti derivati da alghe.

Ulteriori informazioni sulle ricerche del team si trovano nella rivista Biotecnologie e Bioingegneria

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Lo Stato di Washington afferma ufficialmente che i ciclisti emettono più CO2 degli automobilisti e quindi devono essere tassati; potrebbe succedere anche da noi in Italia?by Tafline Laylin e Paolo Broglio

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Photo via Shutterstock

Nel tentativo di raccogliere fondi per un progetto di legge del valore di 10 miliardi dollari per migliorare il trasporto nello stato di Washington, i legislatori vogliono imporre una tassa di $ 25 su tutte le biciclette che costano più di $ 500. Quando i proprietari di attività commerciali locali e i frequentatori del  blog di Bike Seattle Washington hanno contattato  Ed Orcutt , un membro del Comitato Trasporti di Stato, per mettere in discussione la tassa, Orcutt ha affermato che i ciclisti non stanno contribuendo alla circolazione stradale e per la loro elevata respirazione producono emissioni di carbonio maggiori di automobilisti.

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Photo via Shutterstock

“Mi dispiace ma io credo che i ciclisti devono cominciare a pagare per le strade che percorrono  piuttosto che gli automobilisti “, ha detto Dale Orcutt Carlson, proprietario di Bici a Tacoma, in una e-mail. Il che non sembra una cosa così irragionevole.

“A ciclisti [sic] hanno un aumento della frequenza cardiaca e della respirazione”, ha detto Orcutt. “Ciò significa che i ciclisti sono in realtà inquinanti  “

Proprietari di piccole imprese che vendono biciclette sono preoccupati ; ulteriori costi legati alla nuova legge fiscale farà male il loro business. Altri sottolineano che i ciclisti dello stato di Washington State potrebbero contribuire in altri modi.

“I ciclisti già pagano tasse sostanziali per il nostro sistema di trasporto, comprese le imposte sulle vendite, imposte sulla proprietà e tasse federali che insieme coprono i due terzi di tutte le spese di trasporto a Washington”, ha detto Evan Manvel, uno scrittore per Seattle Club Cascade biciclette .

Nel frattempo ecco una domanda: perché si stanno tassando i ciclisti quando le emissioni di carbonio delle auto sono il vero nemico? Cosa succederebbe in Italia ad una simile proposta ?

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Italia Unita per la Scienza, sabato 8 giugno 2013 ( Famiglie d’Italia Salute News )

maggio 23, 2013

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FederFauna sostiene ”Italia Unita per la Scienza”, l’8 giugno in tutta Italia

L’ evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica” nasce da alcune persone vicine o aderenti al gruppo di divulgazione scientifica Pro-Test Italia e si pone come obiettivo quello di far fronte ai problemi dell’Italia per quanto riguarda la cultura scientifica. I recenti episodi (caso staminali, occupazione stabulario di Milano e tanti altri) hanno reso ancora più urgente la necessità di instaurare un dialogo aperto tra ricercatori, università, mass media e cittadini comuni.

Sempre più spesso viene dato risalto all’emotività trasmessa attraverso i mezzi di informazione e sempre meno spazio viene dato alla correttezza scientifica. Se è vero che l’aspetto umano ed etico di ogni questione andrebbe sempre preso in considerazione, è fondamentale che non si faccia a meno dal secondo aspetto. L’obiettivo di questo evento è, dunque, aprire un dialogo su temi molto importanti che hanno e avranno ripercussioni sul futuro del Paese per quanto riguarda salute, alimentazione e ambiente, in modo che l’aspetto scientifico sia protagonista e non una voce tra le tante.

L’evento consiste in una serie di convegni contemporanei in diverse città sul tema della disinformazione scientifica e sullo stato della ricerca in Italia. Il modo più semplice e di minor costo per realizzare questo evento è quello di rendere ogni città, una volta stabilito un nucleo di organizzatori e responsabili, almeno parzialmente indipendente.

L’idea è, quindi, quella di iniziare l’evento con un discorso generale introduttivo sulla disinformazione scientifica e lo stato della ricerca in Italia (attraverso video registrato o streaming), tenuto da un personaggio di spicco noto al pubblico medio.

Dopodiché ogni città avrà, sotto controllo di supervisori nominati, autonomia nel proporre e gestire gli argomenti da trattare.

I temi principali sono:

Sperimentazione animale
OGM
Cellule staminali e altre frodi mediche
Vaccini e autismo
Sismologia e previsioni
Scie chimiche

Alcuni temi, come sperimentazione animale e OGM, sono indicati per tutte le sedi, mentre gli altri verranno discussi sono in alcune città e la cui scelta dipenderà prevalentemente dalla disponibilità di relatori e dall’attitudine delle università coinvolte.

Altre relazioni suggerite, di carattere generale e non attinenti a un tema specifico, possono riguardare l’importanza delle fonti (capire se chi parla ha le conoscenze per farlo) e le bufale scientifiche, temi sempre più importanti nell’era dei social network.

L’evento proposto non vuole essere una “lezione” da parte degli scienziati/professori alla cittadinanza da istruire, ma un dibattito aperto. Lo scopo di questo evento è mettere le carte in tavola e rendere argomenti complessi almeno in minima parte comprensibili, aprendo un dialogo che renda chiaro, ove possibile, come la scienza e il metodo scientifico siano mezzi imprescindibili per una visione critica.

Per saperne di più CLICCA QUI

fonte: FederFauna

Famiglie  d’Italia

Come scoprire la celiachia in tempo ( Famiglie d’Italia Salute News )

maggio 19, 2013

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Basterà un esame del sangue per scoprire la celiachia

( fonte: La Stampa .it )
Il test sviluppato dai ricercatori dell’Istituto pediatrico Gaslini
con l’Università di Verona
Alessandra Pieracci
Genova
Un test, sviluppato in anni di lavoro dai ricercatori dell’Istituto pediatrico Gaslini in collaborazione con l’Università di Verona, consente, grazie a una semplice analisi del sangue, di verificare se un soggetto predisposto alla celiachia si ammalerà o no (con un anticipo che varia da pochi mesi fino a sei anni). Si tratta di una diagnosi precoce importante soprattutto per i casi a sintomatologia atipica o silente. Il test è stato brevettato ed è pronto per un’utilizzazione pratica diffusa. Per il momento si può effettuare presso i laboratori del Gaslini. E’ un aiuto, come spiega il professor Antonio Puccetti del Laboratorio di Immunolo gia Clinica e Sperimentale del Gaslini (che ha lavorato con il professor Claudio Lunardi e la dottoressa Giovanna Zanoni di Verona) nella complessa battaglia contro una patologia benigna sì, ma molto diffusa.

La celiachia è la patologia più frequente delle malattie autoimmuni, prima ancora dell’artrite reumatoide (una persona su 100-150 in Nord America ed Europa), per un totale di 600 mila in Italia, anche se la diagnosi riguarda solo un settimo di chi ne soffre, perché ne esistono forme silenti: 135800 casi in Italia nel 2011, contro i 6000 del 2005, con un aumento del 19% l’anno. Nei bambini blocca la crescita, provoca forti dolori e disturbi intestinali, negli adulti può causare l’infertilità nelle donne, l’anemia negli uomini, in alcuni casi dermatite erpetiforme (il 5% dei celiaci diagnosticati), ma anche quadri neurologici che simulano la sclerosi multipla, come la demienilizzazione, di fatto la debolezza muscolare. L’opportuna dieta priva di glutine cancella i sintomi neurologici e l’infertilità, le dermatiti devono invece essere curate con farmaci.

Lo studio del Gaslini, pubblicato sulla rivista Immunologic Research, dimostra la possibilità di prevedere l’insorgenza della malattia prima del su esordio e della positivizzazione dei test diagnostici classici. I soggetti affetti da celiachia, ma non i soggetti sani, producono anticorpi diretti contro una particolare proteina del virus, detta VPZ. Studianto una casistica di oltre trecento bambini genericamente predisposti a sviluppare la celiachia (scelti tra piccoli affetti da diabete di tipo 1 per poter utilizzare prelievi di sangue che comunque i piccoli avrebbero dovuto effettuare) si è verificato che circa il 10 % dei soggetti analizzati ha sviluppato la malattia nel corso del follow up, e si trattava dei bimbi nel cui sangue comparivano già dieci anni prima gli anticorpi diretti contro la proteina VP7 del Rotavirus. Sono gli anticorpi che riconoscono anche una proteina presente sulla superficie di tutte le cellule intestinali e quindi interagendo destabilizzano la barriera intestinale danneggiando l’impermeabilizzazione e lasciando così aperta una via di ingresso al glutine, contro il quale viene rivolta la risposta infiammatoria che si sviluppa da parte del sistema immune dei soggetti celiaci.

Accertata la previsione di malattia, si potrà procedere con analisi del sangue semestrali per intervenire all’immediata insorgenza: una dieta preventiva infatti è inutile, oltre che costosa, dato che l’assistenza sanitaria italiana contribuisce all’alimentazione speciale solo dopo diagnosi effettuata con analisi del sangue, che verifica la presenza di particolari anticorpi diretti contro un enzima, Translutaminasi, e con gastroscopia (per effettuare una biopsia).

«La celiachia è una patologia subdola – dice il professor Lorenzo Moretta, direttore scientifico del Gaslini – che può portare danni notevoli a un organismo in accrescimento, quindi una diagnosi precoce è importantissima». Come spiega il professor Puccetti, la celiachia è una malattia cronica dell’intestino tenue, dovuta a una intolleranza al glutine (proteina contenuta nel frumento, orzo, segale e avena) assunto attraverso la dieta. La predisposizione è genetica, riconducibile alla presenza di uno di due geni, HLADQ2 o DQ4, ma non si tratta di una malattia genetica, ovvero inesorabile se i geni sono presenti. Ci si può ammalare o no, e questo nuovo test può stabilirlo in anticipo.

Fonte:  La Stampa.it ( Scienza 15/05/2013 – salute )

Famiglie  d’Italia

Alzheimer, da Milano un’ottima iniziativa

maggio 17, 2013
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Alzheimer, Milano Lancia il ” Piano ” per assistere famiglie e malati ( fonteVitadiDonna Community )
Pubblicato 16 Maggio 2013
Di Antonio Luzi
La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante, con esordio prevalentemente senile (oltre i 65 anni, ma può manifestarsi anche in epoca precedente) e con un tempo di vita media di circa sette anni.

Meno del 3% della popolazione vive più di quattordici anni dopo la diagnosi.

L’aspettativa di vita è particolarmente ridotta rispetto alla popolazione sana quando la malattia di Alzheimer colpisce i più giovani. Gli uomini hanno una prognosi di sopravvivenza meno favorevole rispetto alle donne.

La malattia è la causa di morte nel 70% dei casi. La polmonite e la disidratazione sono le cause immediate più frequenti di morte.

Al momento non ci sono prove definitive per sostenere l’efficacia di una qualsiasi misura preventiva o curativa per la malattia di Alzheimer.

Una diagnosi tempestiva è estremamente importante perché permette di formare in modo corretto e completo i familiari, programmare gli interventi assistenziali, distinguere la malattia di Alzheimer da altre forme di demenza e di impostare subito il trattamento farmacologico.

In Italia si calcola che esistano 600.000 malati di Alzheimer. Un numero, secondo alcuni, in costante aumento che ha fatto si che questa malattia sia un fenomeno sociale importante e che sempre più peserà nel futuro sulla nostra assistenza sanitaria.

Per questa ragione iniziative come quella del Comune di Milano, che ha annunciato attraverso l’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino il lancio di un  “Piano Alzheimer”, sono estremamente importanti.

Le azioni che verranno svolte dal “Piano Alzheimer” sono il frutto del lavoro delle otto associazioni di volontariato che nel comune di Milano si occupano della malattia.

Majorino ha spiegato che “a Milano ci sono 14 mila persone malate di Alzheimer e ogni anno si registrano circa mille nuovi casi”, ed ha aggiunto “vogliamo che Milano si attrezzi ad affrontare per tempo e in modo lungimirante una situazione che altrimenti potrebbe diventare emergenza”.

Il piano prevede quattro tipi di azioni che possano aiutare i malati di Alzheimer e le loro famiglie.

  • Il primo è quello di una linea telefonica che darà informazioni ai cittadini;
  • verranno poi aperti otto nuovi centri di ascolto e accompagnamento per fornire assistenza psicologica alle famiglie dei malati che non sono stati ancora riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale; 
  • verranno aumentati i centri di ritrovo dedicati a malati e familiari; 
  • il comune di Milano aprirà dei corsi di formazione per badanti specializzate nella cura dei pazienti di Alzheimer che verranno inserite in un albo di riferimento.

fonteVitadiDonna Community 

Famiglie  d’Italia

Si potrebbe risparmiare benzina, ma nessuno vuole ( Famiglie d’Italia notizie ripescate )

maggio 13, 2013

Inventa il sistema per risparmiare carburante ma la sua idea non interessa

Scopre un sistema per risparmiare benzina ma nessuno lo ascolta ( fonte: Infiltrato.it )

Mentre gli svizzeri, che non a caso sono avanti anni luce rispetto a noi italiani, hanno iniziato a montarlo in alcune carrozzerie. Ecco l’assurda storia di Leonardo Grieco, che ha inventato un sistema per risparmiare benzina ed abbattere le emissioni del 60% ma in Italia viene preso per pazzo.

Il meccanico Leonardo Grieco ha messo a punto il Kinetic Drive System, che permette alle auto di dimezzare i consumi di carburante, abbattere le emissioni del 60 per cento e allungare la vita del motore dell’80 per cento. Il Kds, scartato dalle grandi case automobilistiche (tra cui la Fiat), viene montato in alcune carozzerie svizzere.

Si chiama Kinetic Drive System (Kds) e promette di dimezzare i consumi di carburante, abbattere le emissioni del 60 per cento e allungare la vita del motore dell’80 per cento. L’invenzione porta la firma di Leonardo Grieco, un meccanico di lungo corso di Saltrio (Varese), uno di quelli che si è “guadagnato i galloni in officina – come dice lui stesso -, in anni di lavoro”, sporcandosi le mani oltre ad usare la testa.

Oggi il suo Kds, dopo essere stato brevettato, ha ottenuto dalla motorizzazione svizzera l’autorizzazione ad essere montato sui veicoli e in un’officina del Canton Ticino è già possibile farselo installare per poco meno di 2 mila euro. Per un non addetto ai lavori non è semplice intuirne il funzionamento, ma in buona sostanza il Kds è composto da una centralina che interviene sul meccanismo della frizione.

“Una volta accelerata la massa – spiega l’inventore – la macchina resta su un numero di giri ottimale e ad ogni cambio di marcia, grazie a questo sistema si risparmiano 700 giri motore. Infatti, mentre normalmente si scende al minimo di giri, qui si utilizza il motore soltanto quando dà la coppia migliore, fra i 1700 e i 2300 giri. Praticamente a parte lo spunto iniziale, la macchina viaggia quasi sempre a basso regime, basta dare un colpo di gas ogni tanto e ci si mantiene a velocità di crociera. Il pedale della frizione non c’è e per cambiare si usa solo la mano”.

leonardo-grieco-kdsIl signor Grieco ha montato il sistema su una vecchia Skoda 1900 turbo diesel: “Ho già fatto 50 mila chilometri con questa macchina e i risultati sono sorprendenti. Questa auto, che oggi ha 290 mila chilometri, fa abitualmente attorno ai 500 chilometri con un pieno, da quando ho montato il sistema Kds sono stabilmente sopra i mille”. Al signor Grieco dobbiamo credere sulla parola. Oltre ad aver visto la centralina montata e ad aver percepito il suo vibrante entusiasmo, non abbiamo infatti a disposizione elementi empirici sufficienti ad avvalorare la sua scoperta, se non un breve viaggio di prova da cui effettivamente abbiamo potuto constatare che il pedale dell’acceleratore viene usato davvero poco.

 Se quanto promesso fosse vero si tratterebbe di una innovazione sensazionale. Con macchine capaci di percorrere normalmente 50 km con un litro. Di questa vicenda colpisce anche un’altra cosa: “Questa scoperta potrebbe valere metà del combustibile mondiale – dice Grieco – ci ho speso dieci anni di lavoro e tentativi. Soldi, tempo e impegno. Nessuno ha però voluto darci retta. Nessuno ha voluto vederlo e capirne il funzionamento. Abbiamo scritto alle case automobilistiche di tutto il pianeta: a Marchionne, a Montezemolo, negli Stati Uniti, in Corea, dappertutto. Abbiamo speso un capitale in lettere e raccomandate. Le risposte che ci sono arrivate sono tutte uguali. Hanno tutte lo stesso desolante tenore, ne ho un cassetto pieno”.

Insomma, Grieco ha scritto e presentato il suo Kds alle principali case automobilistiche che hanno sempre risposto alla stessa maniera: “Ci dispiace tanto, ma la sua invenzione non ci interessa”. Ma l’inventore del Kds non ci sta: “Questi signori dovrebbero scendere dalle loro scrivanie e toccare con mano, sedersi sulla macchina e provarla prima di dire che non gli interessa. Prima provi, studi, poi mi dici che non funziona. Una bocciatura motivata la posso anche accettare. Ma una chiusura a priori no. Nelle cose, per capirle, bisogna metterci il naso”.

grieco-intervistaDal momento che nessuna casa automobilistica ha creduto nel progetto, Grieco ha stretto un accordo con un’officina elvetica che ha accettato di montare il sistema sulle auto svizzere: “Siamo andati alla motorizzazione del Canton Ticino, hanno provato il sistema, hanno verificato le caste e dopo dieci giorni avevamo in tasca l’autorizzazione a montarla. Una cosa simile in Italia, con tutta la burocrazia, sarebbe impossibile”.

Fonte: Infiltrato.it

Famiglie  d’Italia

Il bioreattore per la crescita algale sperimentale ( Econota 106 )

maggio 9, 2013

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Ricercatrice 17 vince un premio da 100.000 dollari con il bioreattore per crescita algale sperimentale.

di Morgana Matus

Sara Volz  ha inventato un processo che aumenta la quantità di biocarburanti prodotti dalle alghe e ha vinto  quest’anno il Intel Science Talent Search . La studentessa di Colorado Springs ha vinto il suo premio con un  progetto, che utilizza la selezione artificiale per individuare quali organismi siano in grado di trasformarsi in biocarburante. Questo nuovo metodo non solo aiuta a ridurre il costo complessivo del biocarburante da alghe  ma, curiosamente, è stato sviluppato principalmente nella camera da letto di Sara!

Sara Volz ha realizzato i cicli di luce (necessari per far crescere le alghe) in un laboratorio casalingo sotto il suo letto soppalco. La Volz ha cresciuto le sue alghe in un terreno contenente il pesticida sethoxydim che produce bassi livelli di acetil-CoA carbossilasi (ACCase), un enzima che è importante nella sintesi lipidica. Le alghe selezionate potrebbe produrre notevoli quantità di olio che potrebbero rendere il biocarburante commercialmente redditizio in futuro.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

La stufa solare

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Per milioni di persone nel mondo, qualcosa di semplice come fare il pranzo di tè o di cottura richiede ore di lavoro massacrante per trovare combustibile per un fuoco duraturo. Nei paesi in via di sviluppo le donne e le ragazze passano lunghe ore di raccolta di combustibili come ad esempio la legna mentre i loro fratelli maschi sono a scuola. One Earth Designs sa che in una sola ora abbastanza luce solare raggiuge la Terra per soddisfare teoricamente tutta l’energia necessaria l’umanità per un intero anno.  Attraverso la loro linea di stufe solari portatili in cui è decisivo il prezzo particolarmente basso, il loro obiettivo di sfruttare l’energia per un pianeta più pulito e socialmente giusto si fa più vicino.

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Attualmente, il prodotto più famoso dell’azienda è il Pro SolSource . Questo piatto parabolico utilizza pannelli riflettenti per raccogliere i raggi solari. L’energia del sole viene concentrata in un unico punto nell’ambito di un fornello che è costruito sopra il centro del dispositivo dove il cibo può essere bollito,cucinato alla griglia, al vapore o fritto. Perfezionata attraverso 13 cicli di prototipazione e test di campo con le comunità rurali in Cina occidentale, Pro SolSource è stato progettato per proteggere gli occhi dell’utente dai dannosi raggi UV fornendo una cucina comoda e conveniente anche con tempo nuvoloso. Secondo la società, la Pro SolSource può far bollire un litro d’acqua in dieci minuti senza produrre un grammo di inquinamento da anidride carbonica .

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

E’ in rete ” Percomprareitaliano.it “

aprile 24, 2013

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In questi giorni, a quattro anni e mezzo dalla nascita di questo blog, da noi  promosso ed attuato, ed a seguito del convegno tenutosi il 12 ottobre 2012 presso l’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano dal titolo ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia “, si apre un sito nel quale sarà proposto il meglio del Made in Italy. Si comincia presentando il meglio dei Sapori di Sicilia con tre confezioni offerte e ciò servirà per collaudare e migliorare il progetto. Poi, nel giro di un mese, l’offerta si aprirà ad altre regioni e ad un carrello spesa ” riassuntivo ” scegliendo tra il meglio dei prodotti offerti dal nostro territorio nazionale.

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 ( Umberto Napolitano e Natalina Torresani, una coppia felice, sposata ed insieme da una vita, orgogliosa della propria appartenenza ad una Nazione in grado di offrire ingegno,qualità e capacità produttiva: l’Italia! )
www.percomprareitaliano.it,  nato da un’idea del cantautore Umberto Napolitano, la cui storia artistica è riscontrabile ovunque, ed affidato per la gestione amministrativa alla moglie Natalina Torresani, ha lo scopo di mettervi in contatto con produttori, consorzi e grossisti primari permettendovi di acquistare direttamente da loro prodotti di alta qualità e tracciabilità esclusivamente italiani. Quindi è un e-commerce che nasce e si sviluppa a livello familiare, che si mette al servizio vostro e delle aziende, che agisce su mandato delle realtà presentate ed offerte, e che proprio alle famiglie è rivolto. L’alta qualità e tracciabilità dei prodotti sono garantiti dalle varie certificazioni di legge degli stessi, supervisionate da ESAE srl, spin-off Università degli Studi di Milano e ecologia applicata srl, Organizzazione scientifica di ricerca ambientale QuESTIO 2012… Quindi, il compito primario di percomprareitaliano.it è quello di favorire l’incontro diretto fra produttori ed acquirenti o almeno di ridurne al massimo i passaggi intermediari. Dopodiché trasferisce “in toto“ gli ordini ed i pagamenti da voi effettuati direttamente alle aziende presentate e da voi scelte, le quali vi invieranno quanto acquistato rispondendo personalmente nei vostri confronti del buon esito completo della trattativa.
Se il progetto godrà della vostra attenzione e fiducia, ci apriremo col tempo ad altri settori, quali abbigliamento, manufatti, turismo ecc. Noi abbiamo lavorato con impegno e serietà e così continueremo sperando di non deludere nessuno.
Famiglie  d’Italia

Mostra etnografica “Ancestral” al Museo D’Arte e Scienza di Milano

aprile 20, 2013

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Il 17 aprile al Museo D’Arte e Scienza di  Via Quintino Sella a Milano è stata inaugurata la mostra etnografica “Ancestral” che resterà aperta al pubblico sino all’8 di maggio.

Il nome di questo evento non poteva essere più indovinato: Infatti,  appena varcata la soglia di questo bellissimo  museo, ospitato in un magnifico palazzo situato proprio difronte al Castello Sforzesco, si entra, come attraversando un vero e proprio “stargate”, in un’altra dimensione, fuori la metropoli frenetica di tutti i giorni, dentro una quiete quasi irreale a contatto diretto con oltre 100 oggetti rituali, idoli sacri e raffigurazioni simboliche  provenienti dai cinque continenti che ripercorrono cinquecento  anni di storia.

E’ una vera e propria visione cosmica sciamanica quella che si presenta ai nostri occhi e che ci riporta alle origini primordiali dell’uomo, al suo rapporto diretto con la natura, al culto degli antenati, alle superstizioni ed alle credenze che sono state proprie dell’umanità e che ancora oggi sopravvivono in riti e cerimonie celebrati in tante parti del mondo.

La serata è stata poi  arricchita da due eventi collaterali, una conferenza tenuta dal Prof  Hildegard Antoni Carvajal  ideatore di Ancestral , fautore e membro attivo in particolare di Sangredeamerica.org, una organizzazione no-profit che quest’anno celebra i 20 anni di attività e composta da un gruppo di persone, tra cui scrittori, antropologi, musicisti, campesions, intellettuali e gente comune con l’obiettivo di promuovere la difesa e l’autodeterminazione delle comunità indigene, riconosciute dall’ONU solo nel 2006, diffondere il valore delle tradizioni ancestrali, il rispetto delle culture, dello stile di vita di questi nativi che ancora oggi sono purtroppo oggetto delle logiche di sfruttamento della “civilizzazione progressista”.

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Il Prof Carvajal ha parlato al folto pubblico intervenuto della sua esperienza di oltre 25 anni, insieme a etnologi, antropologi e musicisti. Ha effettuato numerosi viaggi e ha soggiornato con le popolazioni indigene e rurali del Sud America, dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania per riportare alla luce la loro vera storia e le loro tradizioni, la musica, la spiritualità i costumi e la saggezza degli ultimi sciamani, veri conoscitori dei segreti e dei meccanismi della natura, vittime per secoli di annientamento, colonizzazione e deculturizzazione etnica.

La serata si è chiusa splendidamente con alcuni brani eseguiti dal grandissimo compositore, musicista e pluristrumentista  Roland Ricaurte (oltre 2500 concerti in tutto il mondo e 10 albums), etnologo proveniente dall’Università Nazionale di Bogotà e membro attivo di Sangredeamerica, che ha suonato alcuni strumenti a fiato e a percussione della sua collezione composta da 197 meravigliosi pezzi autentici del continente americano, raccolti in tantissimi anni, generando sonorità di una limpidezza ineguagliabile che hanno avvolto i presenti trasportandoli in mondi ancestrali dove, come dice lo stesso Ricaurte, se si ascolta bene è possibile udire anche il passo della formica, melodie che ci hanno riportato alle splendide atmosfere del film Mission e delle colonne sonore del Maestro Ennio Morricone con il quale proprio Roland Ricaurte ha collaborato.

Prima di concludere voglio ringraziare pubblicamente il grande artista Marcelo Bottaro che mi ha invitato a questa splendida mostra e che era presente alla serata, appena rientrato dal Venezuela dove ha esposto con grande successo alla Galleria d’Arte Nazionale di Caracas le 12 battaglie di Simon Bolivar. Il richiamo non è casuale perché nelle tele di Bottaro ritroviamo proprio quella simbologia, quegli oggetti e quella spiritualità ancestrali che sono stati il fulcro di una serata veramente unica ed indimenticabile.

Un ringraziamento doveroso e  sentito al direttore del Museo d’Arte e Scienza di Milano, il dott Peter Matthaes  per questa mostra e per tutte le altre splendide iniziative che danno lustro alla cultura ed alla città di Milano.

by Stefano Micheli

Famiglie  d’Italia

E’ in arrivo una nuova microbatteria ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

aprile 19, 2013

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Una nuova microbatteria: si carica velocemente ed è potentissima

Dei ricercatori dell’Università dell’Illinois– Urbana-Champaign hanno creato delle microbatterie che si caricano 1.000 volte più velocemente delle batterie normali e possono, concretamente avviare un’automobile.

Le batterie sono agli ioni di litio e risultano non solo oltre 2000 volte più potenti di una batteria moderna, ma anche notevolmente più piccole.

Guidati dal professore di ingegneria William P King, alcuni ricercatori hanno creato una batteria che misura meno di un centimetro, ma che ha una potenza sufficiente per avviare la batteria scarica di un’auto.

Anodo e catodo utilizzano una microstruttura tridimensionale per un trasferimento di energia più veloce e un’uscita di potenza superiore.

Con tale struttura per questi due elementi essenziali per lo scambio degli elettroni all’interno della batteria, il team di ricerca ritiene che le batterie possano essere 30 volte più sottili, ma anche fornire 30 volte più energia.

La nuova tecnologia, illustrata su Nature Communications, secondo il professor King, potrebbe rivoluzionare il mondo dell’elettronica e costituire un modo tutto nuovo di pensare alle batterie.

“Una batteria può fornire molta più energia di quanto chiunque abbia mai pensato. Negli ultimi decenni l’elettronica si è rimpicciolita, ma le batterie sono rimaste indietro. Ora una microtecnologia può cambiare tutto e rimetterle in pari”, ha detto il professor King.

“È una nuova tecnologia. Non è un progressivo miglioramento delle precedenti tecnologie”, ha precisato il laureando James Pikul, primo firmatario dell’articolo apparso su Nature Communications.

Naturalmente sono necessari ulteriori studi per poter affinare la tecnologia e sono necessari dei produttori per immettere sul mercato queste batterie.

Questo articolo è stato pubblicato in Scienza

Approfondimento:Le batterie del futuro 10 volte più piccole e potentiLa Stampa (Blog )

Famiglie  d’Italia

Problemi di memoria?… ( Famiglie d’Italia Salute News )

aprile 11, 2013

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Memoria flop? Ci pensa l’olio di rosmarino ( by Salute 24 )

Olio essenziale di rosmarino per migliorare la memoria. Sembra l’inizio di un rituale magico, ma, in realtà, si tratta di una recente scoperta che sarà presentata martedì alla conferenza annuale della British Psychological Society di Harrogate (Regno Unito). Secondo Mark Moss e Jemma McCready, autori dello studio che ha svelato questa nuova proprietà della ben nota pianta, la sua essenza aumenta non solo la capacità di ricordare eventi passati, ma anche quella di non dimenticare di svolgere azioni nel futuro, dal banale invio di un biglietto d’auguri alla più importante assunzione regolare di un medicinale.

Rosmarino e brahmi: le 5 medicine naturali che fanno bene alla testa

Già in passato il rosmarino era stato associato alla fedeltà e alla memoria, in particolare a quella a lungo termine e alle capacità aritmetiche. Queste proprietà sono state associate all’azione inibitrice delle sostanze presenti nella pianta su alcuni enzimi che agiscono a livello del cervello. Per approfondire la conoscenza di questo fenomeno Moss e McCready si sono concentrati sulla memoria prospettica, quella che permette di ricordare eventi che si realizzeranno nel futuro. Per farlo i ricercatori hanno diviso 66 volontari in due gruppi, cui è stato chiesto di attendere in due stanze diverse l’inizio di test specifici per valutare le capacità mnemoniche, ad esempio nascondere un oggetto e ritrovarlo dopo un po’ di tempo. Solo una delle due stanze è stata profumata con olio essenziale di rosmarino e i partecipanti che hanno atteso l’inizio dei test in questa stanza hanno ottenuto risultati migliori. Non solo, nel loro sangue sono state rilevate maggiori quantità di 1,8-cineolo, una molecola presente nell’olio di rosmarino nota per la sua capacità di influenzare la memoria.

Rosmarino e brahmi, le erbe-sprint per la memoria. Guarda la fotogallery

“Questi risultati – ha spiegato McCready – potrebbero avere implicazioni nel trattamento delle persone con problemi di memoria. Ulteriori ricerche saranno necessarie per scoprire se questo trattamento è utile per gli anziani che hanno a che fare con un declino della memoria”.

di Silvia Soligon (10/04/2013) fonte: Salute 24

Articoli Correlati

A volte capita… ( Famiglie d’Italia News )

aprile 8, 2013

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Oggi ho pensato di mettervi a conoscenza di un fatto strano accaduto recentemente al di fuori dei nostri confini, e questo indipendentemente dal modo di pensare riguardo l’argomento, ma solo per dovere di… cronaca.

Al parco con la felpa pro famiglia e anti nozze gay. Fermato. «Tenuta contraria ai buoni costumi»

di Rodolfo Casadei

Era con la famiglia ai giardini del Lussemburgo a Parigi. La gendarmeria lo ha portato al posto di polizia perché indossava un indumento con i simboli della manifestazione contro le nozze gay

A Parigi ci si può baciare in pubblico per strada, come nella famosa foto di Robert Doisneau, si può passeggiare in minigonna ostentando generose scollature, si possono indossare le t-shirt con sopra stampate le più aggressive strofe dei rapper americani o francesi. Ma una cosa proprio non si può fare: passeggiare con la famiglia nei giardini del Lussemburgo indossando una felpa recante il simbolo della manifestazione di protesta contro la legge che istituisce in Francia il matrimonio fra persone dello stesso sesso (ieri in Senato è cominciata la discussione). Cioè i profili stilizzati e rosa di un uomo, una donna e due bambini che si tengono tutti per mano. I gendarmi vi fermeranno e vi porteranno al posto di polizia con l’intenzione di verbalizzare l’infrazione che avete commesso: «Tenuta contraria ai buoni costumi».

È quello che è successo a Parigi il 1° aprile scorso, ma nonostante la data non è uno scherzo, stando a quel che racconta il signor Franck Talleu. Si era recato sul posto con altre famiglie per far divertire i loro bambini con un nascondino a base di uova di Pasqua. Ma prima che potessero iniziare due poliziotti si sarebbero avvicinati e avrebbero intimato all’uomo di rimuovere o coprire la sua felpa, recante uno dei simboli della Manif pour tous, perché «contraria ai buoni costumi» e perché suscettibile di creare controversie e quindi disturbare la quiete del luogo.

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Alle proteste del signore i due poliziotti lo invitano a chiarirsi le idee col responsabile del presidio di polizia permanente presente in loco. Lì il capoposto dà vita a un interrogatorio della durata di un’ora che si conclude con la redazione di un verbale dove l’accusa iniziale viene trasformata in un più sostenibile illecito (in sede di processo) di «organizzazione di una manifestazione ludica nei giardini di Luxembourg senza autorizzazione speciale». Seguirà un processo amministrativo e, in caso di condanna, un’ammenda di importo imprecisato da pagare. Comunque il signor Franck viene rilasciato solo dopo che ha accettato di togliersi la felpa incriminata.

Le Figaro riporta le sue dichiarazioni indignate per quella che definisce «un’enorme farsa», fonte di un «sentimento di esasperazione che cresce» di fronte all’«impedimento sempre più marcato alla libertà d’espressione»: «Se il semplice disegno di una famiglia su una t-shirt è considerato contrario ai buoni costumi, cosa capiterà a una coppia che se ne va per strada tenendosi per mano con un paio di figli? Faranno un verbale anche a loro?».
Franck Talleu, che è direttore delle scuole cattoliche di Soissons, Laon e Sant-Quentin nel dipartimento di Aisne, non lesina sull’enfasi nel suo commento alla vicenda pubblicato su Le Figaro: «Cari padri di famiglia, una nuova resistenza si annuncia: non quella dei combattimenti interminabili nelle trincee per difendere qualche metro di una patria da trasmettere ai figli, e nemmeno quella dei maquis (i partigiani antitedeschi della Seconda guerra mondiale, ndr) da cui si tornava qualche notte scura per abbracciare i nostri cari. No, la resistenza dei mesi a venire è quella dei parchi e dei luoghi pubblici, in famiglia, sotto braccio alla propria moglie, ostentando fieramente la nostra gioia (e le nostre magliette) di vivere un matrimonio felice».

Rodolfo Casadei

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Il nucleare, a quanto pare, non sempre fa male

aprile 5, 2013
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Uno studio svolto dal Goddard Institute for Space Studies della Nasa ha evidenziato come le centrali nucleari avrebbero salvato la vita di quasi 2 milioni di persone dal 1971 a oggi per non aver respirato l’inquinamento prodotto dai combustibili fossili utilizzati per creare energia, né per malattie derivate. Notizia riportata dalle varie agenzie ma non con il risalto forse dovutole. Questo blog, sempre attento e trasversale nelle sue proposte ed analisi, vi offre un interessantissimo articolo a firma del fisico Giuseppe Quartieri.
Il primo insegnamento della lezione di Fukuscima
di Giuseppe Quartieri

Insistere per l’informazione corretta. E’ un punto d’onore per questa Redazione ( fonte: Ilmovimentodopinione.it )

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Un incidente industriale si è verificato nello stabilimento di trasformazione di scorie nucleari a  Marcoule, vicino Nimes (Francia)   a circa 250 Km in linea d’aria da Torino. Quasi tutti hanno chiamato questa esplosione del forno come un incidente “nucleare” ma in realtà si è trattato di un incidente convenzionale (termochimico). Non si è trattato di un incidente di una centrale nucleare ma in uno stabilimento di ritrattamento di combustibili nucleari. A causa dello scoppio di natura termochimico (non nucleare) del forno di ritrattamento di scorie radioattive c’è stato un morto e 4 feriti di cui uno grave. Inizialmente, molti hanno temuto fughe di materiale radioattivo. Tutte le Autorità nucleari francesi hanno sconfessato la possibilità di fughe radioattive. Tutti gli elementi specialisti e le Autorità  Italiane (VF, ISPRA, ANPA, Protezione Civile ecc.)  in materia sono allertate per operare al meglio.  In attesa di sviluppi non si può dire nulla che non sia avventato se non il fatto che non si è trattato di un incidente nucleare. I soliti imbonitori televisivi e pseudo-scienziati, anche apparentemente bravi, hanno cominciato a riprendere il tono e i discorsi alla Fukushima senza rendersi conto delle assurdità che hanno detto a caldo.

Frattanto si può cominciare a dire qualcosa su quanto appreso dalla lezione appresa dall’incidente di Fukushima. Questo ben noto incidente critico è stato solo e soltanto uno scoppio di  natura puramente chimica. Come conseguenza dello scoppio prodotto dalla reazione idrogeno – ossigeno ad alta temperatura si è verificato lo squarcio della terza barriera quella della costruzione edile esterna. Dagli squarci si è verificata la fuoriuscita di radioattività. Le Autorità giapponesi hanno adottato una serie di misure di emergenza per ridurre al massimo gli effetti negativi dell’incidente e soprattutto per ridurre gli effetti sulla catena alimentare ed ambientale.

Le stesse Autorità stanno adottando le tecniche più moderne ed avanzate per la depurazione e salvaguardia dei siti e delle campagna circostante che viene bonificata con l’impiego di nano-batteri del tipo Rlastonia De Tusculanese in grado di bio-accumulare ed assimilare la radioattività ed isolarla  purificando i campi e la catena di alimentazione.

Quindi,  questo ben noto incidente è stato classificato infine di settimo livello ossia del massimo livello previsto dalla scala INES degli incidenti. Appare chiaro che questo incidente ha generato nel mondo intero uno stato di paura, di panico e di incomprensione degli eventi accaduti che ha fatto precipitare velocemente il credito e la fiducia nella sicurezza delle centrali nucleari. In questi mesi, molte persone hanno finalmente notato che, in Giappone, non ci sono stati morti a causa del comportamento “nucleare” delle centrali stesse. Invece, il terremoto di livello 9 della scala Richter con conseguente tsunami (maremoto) e la conseguente onda anomala hanno prodotto oltre 30000 morti  e dispersi. Tuttavia, non ci sono stati morti dovuti ad effetto di radiazioni nucleare. Di fatto, il popolo giapponese attorno alle centrali nucleari di Fukushima  è stato evacuato per tempo con almeno due giorni di anticipo rispetto alla piccola perdita di radioattività procurata. L’andamento degli eventuali morti che si potranno forse verificare nel futuro   a causa delle perdite di radioattività a Fukushima, sarà elaborato a tempi futuri. Per adesso,  si fa subito notare che i processi di depurazione dell’aria e del terreno sono già stati iniziati dai responsabili tecnici giapponesi e procedono molto alacremente. In particolare, sono state distribuiti sul terreno circostante le centrali nucleare nano-batteri vari che hanno la funzione di bio-accumulare la radioattività eliminandola dal terreno e concentrandola negli stessi microrganismi. Successivamente questi micro-organismi verranno raccolti e, a loro volta, stipati in opportuni contenitori che verranno inviati ad appositi depositi per lo smaltimento. In altre parole, i giapponesi stanno dimostrando di essere al massimo livello tecnologico e scientifico impiegando le più moderne ed avanzate tecnologie di depurazione, bio-rimedio e di conservazione del terreno e dell’aria circostante in modo da preservare la catena alimentare dagli effetti di radioattività a medio e lungo termine. La stessa tecnica e metodica verranno impiegate con alcune semplici varianti per la depurazione della radioattività nell’acqua.

In altre parole, la pacata e riflessiva cultura tecnico-scientifica giapponese sta risolvendo i problemi senza troppe fisime psicologie, paure vere e paure amplificate da imbonitori di cervello e da psuedo-scienziati diretti più dai propri interessi personali che dalla volontà di migliorare la disponibilità energetica per il popolo italiano. Questi stessi pseudo acculturati, diretti da presentatori vari, da attori e cantanti di bassissimo livello culturale scientifico, non conoscono i rudimenti della teoria dei rischi, della accettabilità scientifica e tecnologica dei rischi stessi. Di conseguenza,  questi stessi imbonitori non hanno la benché minima idea di che cosa sia la “politica dei rischi”, che governa tutta la moderna società. Molti autori, pensatori e politici vari hanno accettato che la moderna migliore  definizione di società è quella di “società del rischio” (risk society).

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La quantità di morti prodotta dal carbonio (anidride carbonica) al mondo è dell’ordine di un milione di morti all’anno. La media dei morti per cancerogenesi nelle grandi città (Roma, Milano, Londra, Parigi ecc.) si aggira attorno a circa 500 al mese. Tutti conoscono le medie di morti a settimana nelle autostrade d’Italia a causa di incidenti stradali vari. Questi numeri sono oltre 1000 volte superiori ai morti prodotti da effetti di guasto delle circa 450 centrali nucleari al mondo avendo contato i picchi di Chernobyl e di altri incidenti quali Three Mile Island e tenendo conto delle eventuali morti nel futuro prodotte dagli incidenti di Fukushima  Al momento, alcune di queste stime è ancora soggetta a variazioni ed aggiornamenti vai con alto livello di confidenza statistica reale. Si ricade quindi nei soliti problemi di accettabilità del rischio a confronto con la paura del popolo dettata non solo dalla ignoranza crassa del nucleare ma anche dai persuasori occulti che vogliono che si mantenga lo status quo energetico attuale ossia la supremazia dei carburanti fossili (petrolio, gas e carbone).

Giuseppe Quartieri

Famiglie  d’Italia

 

Per saperne di più riguardo al mobbing sul lavoro ( Famiglie d’Italia News )

aprile 2, 2013

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Mobbing sul lavoro: una vessazione da combattere!
( Post molto esaustivo riguardo al mobbing sul lavoro tratto da La Perfetta Letiziainteressantissimo blog che invito tutti a visitare. )
Se ne se sente parlare sempre più spesso, e molti lo subiscono nell’impotenza. Ma che cos’è il mobbing?

Il termine mobbing origina dal verbo inglese “to mob”, tradotto come “Assalire in massa o in modo tumultuoso, accerchiare, circondare, assediare, attaccare”. Il termine rievoca l’immagine di animali o persone che circondano minacciosamente un membro del gruppo, tendenzialmente per indurlo alla fuga e all’esilio. Nell’ambito delle scienze giuridiche, il mobbing è definito come “l’insieme di atti o azioni che si ripetono per un considerevole periodo di tempo, compiute da uno o più soggetti, che possono essere il datore di lavoro o gli stessi colleghi, nei confronti di un altro lavoratore. Detto comportamento è finalizzato a danneggiare le vittime in modo sistematico e per uno scopo ben preciso. Queste vengono accerchiate ed aggredite intenzionalmente attraverso una strategia comportamentale volta alla distruzione psicologica, sociale e professionale.” (tratto da Jobonline.it”)Gli atti persecutori si manifestano sottoforma di vessazioni, molestie morali, persecuzioni, abusi, ritorsioni sulle possibilità di carriera e violenze psicologiche di vario tipo. Anche la declassazione immotivata di un lavoratore a funzioni e compiti inferiori al suo ruolo, con conseguente umiliazione e dequalificazione, può rientrare in un’intenzionale manovra di distruzione psicologica, sociale e professionale, ed essere valutata come mobbing. Citare tutte le condizioni che, in un preciso contesto, possono far forma a un comportamento vessatorio sarebbe eccessivamente lungo. L’articolo “Mobbing” di Stefano Spinelli (http://www.personaedanno.it/enciclopedia/mobbing) fornisce un elenco esauriente. Qui, mi limito a citare alcune situazioni frequenti:

1. Spostamento del posto di lavoro illegittimo o ingiustificato.
2. Mutamento di mansioni e obbligo a svolgere compiti dequalificanti.
3. Licenziamento illegittimo.
4. Mancato riconoscimento promozioni, diritto alla partecipazione a corsi di formazione in precedenza concessi.
5. Numerosi cambiamenti di mansioni, indipendentemente dalle necessità dell’azienda.
6. Collocazione in posizione sott’ordinata a colleghi con qualifica inferiore o collocazione in posizione equiparata a colleghi di livello inferiore.
7. Trasferimento di un altro collega nel posto ricoperto fino a quel momento.

Il mobbing può essere realizzato in modo smaccato oppure subdolo, celato sotto una gestione del rapporto di lavoro apparente legittima. Il lavoratore che lo subisce vive la situazione dapprima con un senso di colpa “Se le cose vanno male, io solo ne sono responsabile” per poi scivolare sempre di più nella depressione. I danni psicofisici possono essere ingenti, e, se giudicato colpevole, colui che mette in atto il mobbing è tenuto a risarcire economicamente il dolo perpetrato (pecunia doloris). Il giudice che ha presieduto la causa della signora Sig.ra E.G, presso il Tribunale di Torino, Sezione Lavoro I grado, 16 novembre 1999, Est. Ciocchetti, ha dichiarato che le pratiche del mobbing hanno l’effetto di: “Intaccare gravemente l’equilibrio psichico del prestatore, menomandone la capacità lavorativa e la fiducia in se stesso e provocando catastrofe emotiva, depressione e talora persino suicidio”.

I danni del mobbing si possono ascrivere in: danno esistenziale, biologico e patrimoniale.
A livello fisico, “la vittima di mobbing accusa sintomi e malesseri a carico di organi o apparati che sono strettamente legati a patologie psico-somatiche, comunemente derivanti dalla depressione reattiva all’ambiente lavorativo o allo stress occupazionale” (H.Ege, op. cit., pag. 94).

Le malattie, sia fisiche che psicologiche, si possono protrarre per lungo tempo o divenire persino irreversibili. Nell’accertamento del danno biologico, vengono coinvolti il medico del lavoro, il medico legale e lo specialista psichiatra.

In Italia il mobbing è un reato ancora ambiguo, non ben inquadrato dalla legge, ma è possibile aggirare l’ostacolo attenendosi alla costituzione vigente. Infatti, ai sensi dell’art. 2087 c.c., intitolato “Tutela delle condizioni di lavoro”: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Inoltre, “il datore di lavoro, per parte sua, vista l’ampiezza dell’obbligo di tutela che gli è imposto dalla norma, sarà responsabile non solo delle condotte di mobbing realizzate direttamente, ma anche di quelle poste in essere dai suoi preposti, essendo in questo caso egli responsabile di non aver vigilato sulla loro condotta, o di averli scelti nonostante adottassero tali comportamenti.” (tratto da Jobonline.it”)

Anche i liberi professionisti, se inquadrati in una formula lavorativa assimilabile a quella di un dipendente, possono subire mobbing e richiedere l’intervento del giudice del lavoro denunciando la violazione dell’art. 2087 c.c.

A cura di Federica Leva 
Famiglie  d’Italia

Buona Pasqua a tutti

marzo 31, 2013

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Cristo è risorto nel cuore di tutti gli uomini di buona volontà che intendono, attraverso questo evento meraviglioso, cogliere l’occasione per guardare al futuro con meno egoismo e più senso di amore e carità cristiana. Buona pasqua a tutti!

Famiglie  d’Italia

Raffreddore da fieno: aiuto! ( Famiglie d’Italia Salute News )

marzo 22, 2013

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E sì, è proprio il caso di dire ” Aiuto, è in arrivo il raffreddore da fieno! “. Per molti inizia il calvario primaverile che come una cambiale puntualmente scade e passa all’incasso. Occhi arrossati e naso gocciolante e un’infinità di etcì etcì… salute! Oppure, pillole varie e sonnolenza quotidiana assicurata, a meno che non ci si sia prima vaccinati in tempo, vaccini che però non con tutti hanno sempre a stessa efficacia. A me, per esempio, nel lungo periodo in cui sono stato ” infestato ” fin da ragazzino, erano talmente tante le fonti di allergie alle quali ero soggetto che ogni prevenzione poco funzionava. Per fortuna, come è arrivato, ad un certo punto della mia vita, avvicinandomi alla cinquantina, il maledetto raffreddore è sparito improvvisamente… ma che calvario fino ad allora!

Oggi, navigando su Google, la mia attenzione si è soffermata su un post molto interessante proposto da GreenMe.it e, che a mia volta, vi ripropongo pari pari, certo di farvi cosa gradita.

Alimenti e pollini: boom di allergie. Ma le api fanno da sentinelle

Non solo pollini. Anche gli alimenti contribuiscono ad incrementare le più comuni manifestazioni allergiche di questo periodo. È la cosiddetta SOA, la Sindrome Orale Allergica, la principale manifestazione da reattività incrociata tra pollini e alimenti.

In Italia a soffrirne è una percentuale di allergici ai pollini che va dal 47 al 70%. Si tratta soprattutto di adulti, meno frequentemente coinvolge anche i bambini perché la prevalenza aumenta con l’età.

Quali sono gli elementi che associati ai pollini provocano la Soa? Putroppo si tratta di cibi che fanno parte della dieta quotidiana, come frutta e verdura fresca che scatenano i sintomi soprattutto se consumati crudi. Ed ecco quali sono le associazioni più fastidiose:

  • pollini di Graminacee e pomodoro, frumento, kiwi, melone, anguria, arancia;
  • pollini di Urticacee (come la Parietaria) e basilico, piselli, ciliegie;
  • pollini di Composite e sedano, prezzemolo, camomilla, melone, anguria, mela, banana, lattuga;
  • pollini di Betulaceae e mela, pera, albicocca, carota, finocchio e noce.

È quanto emerso oggi a Como, nel corso del convegno “Non solo pollinosi. Pollini e alimenti: la sindrome orale allergica” organizzato, in occasione della VII Giornata Nazionale del Polline dall’Associazione Italiana di Aerobiologia (AIA), insieme all’Ispra, alla Fondazione Minoprio e alla Federazione Italiana delle Associazioni di Sostegno ai Malati Asmatici e Allergici.

Lo studio ha dedicato un’ampia parte al miele e alle api, le sentille dell’inquinamento e della sicurezza alimentare. In questo senso, esse consentono di effettuare valutazioni sulla qualità dell’ambiente in cui vivono. Attraverso fenomeni di bio-accumulo, scomparsa e mortalità, le api assorbono le sostanze presenti ad esempio nei pollini durante l’impollinazione. Spesso nel loro corpo sono state trovati contaminanti ambientali quali metalli pesanti (Piombo, Cadmio, Cromo, Mercurio, Nichel, Rame e Zinco), radionuclidi gamma emittenti, microinquinanti organici (diossine, furani), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), policlorobifenili (PCB), pesticidi (insetticidi, fungicidi, erbicidi e battericidi), microrganismi patogeni (batteri, funghi e virus).

Animali preziosi, purtroppo poco tutelati visto che di recente la proposta di abolire per due anni l’impiego di pesticidi neonicotinoidi, che minacciare la sopravvivenza delle api, non ha ricevuto la piena approvazione dei paesi membri dell’Ue.

Intanto, dice l’Agenzia europea dell’ambiente che negli ultimi 20 anni è scomparso il 60% delle farfalle mentre un quarto degli insetti è a rischio estinzione.

by Francesca Mancuso ( fonte: GreenMe.it )

 

Leggi anche:

Allergie: rimedi naturali per alleviare i sintomi

Allergie ai pollini: ecco i rimedi naturali per contrastarle

Allergie: quello alimentari colpa dell’acqua del rubinetto o dei pesticidi?

 

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Cosa significa essere gesuiti

marzo 18, 2013

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In questi giorni, dopo l’elezione di Papa Francesco I, il termine ” gesuita ” è sulla bocca di tutti. Alcuni lo pronunciano addirittura con timore come nascondesse chissà quale oscuro messaggio o significato. Invece l’immagine che ha fornito di sé Jorge Mario Bergoglio ha ben poco di oscuro, anzi: dai suoi occhi e dalle sue parole emerge un messaggio chiaro e semplice che parla di pace, amore e solidarietà verso i deboli. Comunque, come uso fare in questo blog, sono andato alla ricerca di informazioni tramite Google entrando direttamente nel sito Gesuiti.it, dal quale ho tratto quanto segue.

“Anzitutto, chi sono i gesuiti? Sono “religiosi”, cioè persone consacrate con voti all’amore e al servizio di Dio, della Chiesa e degli uomini. Soltanto che, oltre ai tre voti di povertà, castità e obbedienza comuni a tutti i religiosi, i gesuiti “professi” fanno un quarto voto di speciale obbedienza al Papa, il quale in forza di tale voto può mandarli in ogni parte del mondo e affidare loro qualsiasi “missione” egli ritenga necessaria o utile per il bene della Chiesa.

In quanto religiosi, i gesuiti fanno parte di un particolare Ordine religioso, che si chiama la “Compagnia di Gesù” (in latino, Societas Iesu; in sigla “S.I.” Quando la traduzione ufficiale latina del Vangelo utilizzava la lettera “J” per il nome di Gesù, Jesus, la sigla dei Gesuiti era “S.J.”).

È importante notare che il termine “Compagnia” non ha un significato militare (come alcuni pensano, parlando dei gesuiti come dei “soldati del Papa”), ma significa soltanto un gruppo di persone che stanno insieme per il raggiungimento di uno scopo. Invece, nell’espressione “Compagnia di Gesù” il termine significativo è “di Gesù”: esso vuol dire, infatti, che i gesuiti fanno di Gesù il centro e lo scopo della loro vita, vogliono essere “compagni di Gesù”, cercando in ogni modo di imitarlo nella sua vita e nella sua morte; vogliono lavorare con Lui nella vita apostolica e vogliono servirlo nella sua Chiesa con la maggiore dedizione possibile, a costo di ogni sacrificio, fino a quello della vita. Questo è il nucleo essenziale della spiritualità dei gesuiti, che essi attingono anche dagli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio di Loyola, loro fondatore, ed è la spiegazione ultima di quanto c’è di grande e di eroico nella loro storia.

Certamente in questa storia non tutto è grande ed eroico. Ci sono deficienze, miserie, infedeltà al Vangelo, come in ogni gruppo di uomini, segnati dai peccati dell’orgoglio, dell’ambizione, dalla ricerca dei propri interessi umani e mondani. Ma quello che stupisce chi ripercorre anche frettolosamente la storia della Compagnia di Gesù è che in essa è fiorita in modo eccezionale la santità cristiana: sono oltre 50 i gesuiti che la Chiesa ha proclamati “santi” e oltre 150 quelli proclamati “beati”. La maggior parte di essi hanno sofferto il martirio per la fede. A questi santi e beati va aggiunta una moltitudine immensa di gesuiti che, in ogni parte del mondo, hanno sofferto il martirio o hanno vissuto santamente secondo il Vangelo. “

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Papa Francesco: l’amore e l’umiltà si affacciano a San Pietro

marzo 13, 2013

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Laudato sie, mi’ Signore, 

cum tucte le tue creature… 

spetialmente messor lo frate Sole,

lo qual è iorno et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cun grande splendore:

de Te, Altissimo, porta significatone.

Uno squarcio di luce in un cielo plumbeo e la Chiesa ha ritrovato il suo faro e  nuovo Vescovo di Roma: Jorge Mario Bergoglio, d’ora in avanti Papa Francesco I. Sono bastati pochi minuti del suono del suo verbo e dolcezza del suo sguardo per far innamorare il mondo intero. Preghiamo per lui, come ci ha chiesto, affinché Dio lo aiuti ad essere più forte di ogni onere e di qualsiasi potere affinché possa imporre il suo cristiano pensiero: amore, umiltà e soccorso ai poveri, cominciando da un esempio concreto e materiale offerto dalla Chiesa in primis. Viva Papa Francesco!

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Il ministro Balduzzi salva Sofia, o almeno ci prova

marzo 13, 2013

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Il ministro della Salute Renato Balduzzi ha rotto gli indugi ed ha dato l’ok alla ripresa delle cure di Sofia, la bambina affetta da leucodistrofia metacromatica, una grave malattia degenerativa comparsa quando aveva un anno e mezzo, interrotte dopo la prima iniezione di cellule staminali che tanti benefici le aveva procurato. Ma poi era arrivato lo stop a seguito dell’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, che, non riconoscendo il metodo della Stamina Foundation, aveva sostenuto che poteva essere una cura dannosa per la saluta della bambina… benché gli evidenti miglioramenti. Ora Sofia sta partendo con i genitori da Firenze alla volta di Brescia dove riceverà la seconda iniezione presso gli Spedali Civili. Sembra che il buon senso per una volta abbia prevalso su interessi ” vari ” che a volte ai più rimangono incomprensibili quando di mezzo c’è la vita o… almeno una speranza in più di vita. Auguriamoci che sia il segnale di una svolta definitiva.

Segue uno schema informativo riguardanti un certo tipo di cellule staminali tratto da un recente articolo di Giuliana Grimaldi, fonte TgCom.

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a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Meno sale e più attenzione ai reni: prevenire è sempre meglio che curare ( Famiglie d’Italia Salute news )

marzo 12, 2013

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Salute: indetta la settimana con meno sale

E’ noto che consumare cibi troppo salati faccia male alla salute ed aumenta il rischio di ictus. L’Organizzazione mondiale della Sanità, ha stabilito la giusta quantità di sale da assumere in una giornata, che si aggira intorno ai 5 gr per gli adulti, e ancor meno per i più piccoli. A quanto pare, mediamente, il consumo di sale pro-capite giornaliero è di ben 10 gr, quindi il doppio del previsto

Per limitare un po’ il consumo di sale, nella settimana che va dall’11 al 17 marzo, è stata indetta una campagna informativa, nata per sensibilizzare le persone su questo argomento. Il Gruppo di lavoro intersocietario per la riduzione del consumo di sodio in Italia (Gircsi) e gli Esperti della società italiana di nutrizione umana (Sinu), hanno comunicato l’inizio della campagna promossa dal Wash (World Action On Salt and Health).

La campagna indetta, il cui slogan è “Meno sale più salute nei pasti fuori casa”, vedrà coinvolti anche le strutture mediche e le aziende attive nel campo della ristorazione.

by UominiDonne

Non solo Uomini e Donne

 

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Prevenzione, giovedì è la Giornata mondiale del rene

Controlli e consigli gratuiti al Massaja

v. fa. (by Salute – La Stampa)

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Giovedì è la Giornata Mondiale del Rene, promossa dalla Società Italiana di Nefrologia (Sin) e dalla Fondazione Italiana Rene (Fir).

 Il personale medico e infermieristico dell’ ambulatorio di Nefrologia e Dialisi dell’Asl allestirà una postazione informativa nella hall del Massaja (dalle 8.30 alle 11.30). Saranno distribuiti opuscoli informativi. Inoltre, con la misurazione della pressione arteriosa, saranno anche forniti consigli sullo stile di vita e dietetici per prevenire la malattia perché “una corretta educazione sanitaria aiuta i cittadini nella prevenzione e consente di conoscere i pericoli delle malattie renali”. In Italia 6 milioni di persone che soffrono di una malattia renale: si prevede che entro la fine dell’anno 2,5 milioni di pazienti saranno trattati con emodialisi nel mondo, di questi 50.000 in Italia.
“Meglio tenere sotto controllo la pressione arteriosa, effettuare l’esame urina e il dosaggio della creatinina – consiglia Fulvia Caligaris, direttore Nefrologia e Dialisi – questi piccoli accorgimenti, gestiti con esperti sanitari, ci permettono di identificare una malattia renale in fase precoce, e quindi prevenirne e rallentarne l’evoluzione”. Per informazioni sulla Giornata Mondiale del Rene: ambulatorio di Nefrologia, 0141/486505.

by La Stampa.it Salute

Famiglie  d’Italia

Microcogenerazione a stormo: sulle orme di un vecchio progetto, il Totem Fiat, abbandonato a inizio anni ’80 ( Econota 105 )

marzo 9, 2013

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La microcogenerazione a stormo e quel Totem dimenticato ( fonte: QualEnergia.it )

Nell’era della smart grid la microcogenerazione potrebbe giocare un ruolo nuovo: lo mostra il progetto ‘Schwarmstrom’ di Volkswagen e LichtBlick. Una sorta di centrale a gas virtuale e diffusa, con 100mila microimpianti casalinghi che producono assieme calore ed elettricità. Come il vecchio Totem Fiat, abbandonato a inizio anni ’80.

Giulio Meneghello con nota finale di Paolo Broglio

clip_image002Metti un centinaio di migliaia di micro-centrali a gas, o ancor meglio a biogas, capaci di dare assieme calore ed elettricità in maniera super-efficiente. Collocale nelle cantine di altrettante case e condomini e rendile capaci di essere gestite in remoto, coordinandosi nella rete intelligente per dare energia in maniera flessibile, sostituendo la produzione centralizzata dei vecchi impianti e compensando la non programmabilità di eolico e fotovoltaico. Aggiungi che questi micro-cogeneratori sono progettati a partire da motori d’automobili e che vengono dunque realizzati da un’industria, quella dell’auto che ha urgente bisogno di reinventarsi.

Sembrerebbe una buona idea: dispiace che a realizzarla saranno i tedeschi di Volkswagen, mentre Fiat, che negli anni ’70 era diversi passi avanti a tutti riguardo alla costruzione di micro-cogeneratori, sembra aver chiuso il futuro in un cassetto. Infatti, di fronte a un mercato dell’auto in flessione di oltre il 20%, Fiat risponde (oltre che con l’erosione dei diritti dei lavoratori) puntando ancora ostinatamente sull’auto e nemmeno nelle sue motorizzazioni più innovative come l’ibrido e l’elettrico, ma – come dichiarato recentemente dall’ad Marchionne – scommettendo sui veicoli di lusso.

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La buona idea di cui stiamo parlando è quella che Volkswagen e l’operatore energetico LichtBlick hanno iniziato a mettere in pratica dal 2009 e che ora sta iniziando a entrare in una nuova fase: i ‘ZuhauseKraftwerke’ (“centrale elettrica a casa”), micro-cogeneratori a gas (che possono essere alimentati a biogas) basati sui motori del Caddy e della Touran, che si vogliono installare ad Amburgo in grandi quantità (100mila) per creare una sorta di centrale virtuale diffusa da 2.000 MW. Il futuro che la Fiat ha dimenticato nel cassetto è invece il ‘Totem’, il micro-cogeneratore basato sul motore 900 cc della 127 del quale Fiat, da metà anni ’70 all’ ’85, ha prodotto circa 5mila esemplari, quasi tutti ancora in funzione. Una macchina da 15 kW ideale per essere alimentata anche con biogas e che trasformava il combustibile in energia e calore con un’efficienza altissima: del 92-93%.

Chissà se quando hanno abbandonato il progetto Totem, nel 1982, i vertici Fiat immaginavano che 30 anni dopo Volkswagen lo avrebbe ripreso in mano. Il ZuhauseKraftwerke infatti “è stato integralmente copiato dal nostro motore”, spiega a QualEnergia.it l’ingegner Francesco Paolo Ausiello, che ai tempi dirigeva il progetto Totem in Fiat. E ci elenca le innovazioni che lo sviluppo del cogeneratore aveva introdotto a fine anni ’70, dalla prima accensione elettronica, a un inverter fatto realizzare appositamente all’MIT, fino ad un nuovo sistema di protezione in parallelo con la rete.

Ai tempi, ci racconta Ausiello, il Totem aveva avuto un discreto successo applicato nel settore ospedaliero e alberghiero e in paesi come Olanda e Germania (ma, va detto, si produsse molto meno rispetto a quanto previsto). In generale, ci spiega, un microcogeneratore è conveniente da installare dove c’è un fabbisogno di calore abbastanza alto e costante, ma trova una applicazione ideale anche in aziende agricole in cui ci sia produzione di biogas.

Oggi le potenzialità di un prodotto come il Totem sarebbero certo maggiori per una serie di motivi: le tecnologie impiegate per realizzarlo – ad esempio le centraline elettroniche e inverter – sono crollate di prezzo e migliorate in qualità, la liberalizzazione del mercato elettrico ha rimosso una serie di ostacoli che complicavano l’installazione e la vendita in rete dell’elettricità, sono stati introdotti incentivi all’elettricità prodotta da biogas e, infine, l’informatica e lo sviluppo di sistemi di gestione intelligente della rete e dell’energia ne consentono un uso ancora più efficiente.

Ed è proprio l’applicazione della microcogenerazione alla smart grid la parte innovativa del progetto di Volkswagen e LichtBlick: il loro ZuhauseKraftwerke è predisposto per essere integrato in una rete informatica e di recente hanno presentato un software, SchwarmDirigent, in grado di coordinare migliaia di micro-cogeneratori in base ai bisogni della rete e delle utenze domestiche presso cui sono installati. “Il software usa dati dai nostri sistemi di trading dell’elettricità, dal mercato elettrico spot e dal sistema di accumulo di calore di ogni singola unità per ottimizzare la produzione di energia”, spiega a QualEnergia.it, Ralph Kampwirth, portavoce di LichtBlick.

Al momento ci sono 700 microcogeneratori coordinati tramite il software, che controlla anche alcuni impianti eolici. Il progetto, battezzato SchwarmStrom, (cioè “energia dello stormo”) è di coordinare 100mila ZuhauseKraftwerke, creando in pratica una centrale a gas virtuale e diffusa da 2.000 MW di potenza.

Come si concretizzerà l’esperimento SchwarmStrom resta da vedere. Per ora si sono installati meno impianti del previsto ed è già cambiato il modello di business: inizialmente si prevedeva una sorta di leasing per cui, a fronte di un contributo per l’installazione di 5mila euro, LichtBlick si occupava di tutto e continuava a fornire energia al cliente, ora invece, ci spiega Kampwirth, si è passati a un modello di vendita normale, con un costo per unità di circa 28mila euro, forse un po’ caro anche se la macchina, adatta al fabbisogno di un condominio o di una grande casa, fa risparmiare circa il 40% della spesa per luce e gas.

In ogni caso, è chiaro che nell’era della smart grid e della generazione diffusa la cogenerazione potrebbe giocare un ruolo nuovo. Avrebbe senso se anche la nostra Fiat riprendesse in mano il vecchio Totem, ovviamente aggiornato? Ausiello ne è convinto, l’azienda, interpellata ripetutamente, invece non ci ha risposto.

Presso l’Università degli Studi di Milano – Facoltà di Agraria – lo spin-off ESAE srl. sta accarezzando l’idea di rendere autonome le piccole aziende o addirittura i condomini aggiungendo un piccolo digestore anaerobico in grado di produrre biogas e quindi alimentare il TOTEM o apparecchiatura similare coniugando la “ trasformazione della frazione organica “ con l’ottenimento di un ottimo combustibile in grado di alimentare il motore endotermico. Se si arrivasse ad una produzione di massa di tali sistemi l’effetto sarebbe sconvolgente : basta scarichi civili e fognature, basta depuratori, risparmio della bolletta energetica del 40-60 % e perdita di potere delle ex Aziende Municipalizzate Multiulilities. Ce lo lasceranno fare ?

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Prof. Giovanni Bianucci : è scomparso un Maestro, un grande divulgatore scientifico ed un ricercatore di sistemi di depurazione di acque usate civili ed industriali innovativi

E’ con grande dolore che apprendo, con grande e colpevole ritardo, la scomparsa di Giovanni Bianucci avvenuta lo scorso anno (21/2/2012 ). Ultraottantenne ha sempre seguito le ultime novità tecnologiche del settore della depurazione delle acque usate. I suoi numerosissimi libri e manuali

( editati per i tipi di Hoepli ), elaborati sempre con la moglie Esther Ribaldone-Bianucci, lasciano un incancellabile e importante segno in questo particolare settore che abbraccia la biologia, la chimica e l’ingegneria.

Libero Docente di Chimica delle Acque la sua gentilezza e la sua fermezza nell’esporre i suoi punti di vista sono rimasti scolpiti nella mente di amici e discenti. Tantissimi sono i ricercatori e “ gli addetti ai lavori “ che gli devono molto in termini di conoscenza dei processi depurativi che per così tanto tempo ha coltivato sia in proprio che con collaborazioni con ditte private, Enti e Università.

Giovanni un grande abbraccio ed una Ecopillola solo per te !

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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Il riccio di mare chiave per catturare il CO2 dall’atmosfera ( Econota 104 )

marzo 1, 2013

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Carbone pulito, l’insegnamento dei ricci di mare

La scoperta che i ricci di mare utilizzano particelle di nichel per impiegare l’anidride carbonica dal mare potrebbe essere la chiave per catturare in maniera efficiente tonnellate di CO2 dall’atmosfera

( Rinnovabili.it) – Migliorare l’efficienza delle tecnologie di sequestro dell’anidride carbonica potrebbe essere un compito da riccio di mare. E’ proprio a questa specie marina che si sono affidati i ricercatori dell’Università di Newcastle, nel Regno Unito, per sintetizzare un catalizzatore efficiente per la reazione che converte la CO2 in innocuo carbonato di calcio. Gli scienziati hanno studiato il meccanismo con cui alcuni organismi acquatici risulta in grado di costruirsi un esoscheletro a partire dall’anidride carbonica disciolta in mare.

“Abbiamo cercato di capire in dettaglio la reazione dell’acido carbonico – che è ciò che otteniamo quando il biossido di carbonio reagisce con l’acqua – e avevamo bisogno di un catalizzatore per accelerare il processo”, spiega Lidija Siller, fisico presso l’ateneo britannico ed autrice della scoperta. “Quando abbiamo analizzato la superficie delle larve di riccio abbiamo trovato un’alta concentrazione di nichel sul loro esoscheletro”. Gli scienziati hanno impiegato pertanto nanoparticelle di questo metallo aggiungendole al test sull’acido carbonico. “Il risultato è stato la completa eliminazione della CO2”, aggiunge la ricercatrice.

Attualmente, gli studi pilota sulla cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) propongono sistemi di pompaggio che iniettano il gas nel sottosuolo, processo costoso e non esente da un certo rischio. Una soluzione alternativa è quella di convertire la CO2 in calcio o carbonato di magnesio. “E un modo per farlo è quello di utilizzare un enzima chiamato anidrasi carbonica, che tuttavia è inattivo in condizioni acide”, spiega Gaurav Bhaduri, autore principale dello studio. Al contrario il catalizzatore in nichel continua a funzionare indipendentemente dal pH e grazie alle sue proprietà magnetiche può essere riutilizzato più e più volte. “E’ anche molto economico – 1.000 volte meno rispetto all’anidrasi”. La scoperta rappresenta una vera opportunità per le industrie quali centrali elettriche e impianti di trasformazione chimica di catturare tutte le loro emissioni di CO2 prima che raggiungano l’atmosfera.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Ecobarometro 2013: l’ambiente tra le priorità degli italiani

Secondo la ricerca pubblicata da Legambiente, per i cittadini italiani le preoccupazioni ambientali sono seconde solo a quelle su lavoro e occupazioneambiente,

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(Rinnovabili.it) – Agli italiani l’ambiente sta a cuore ed è un tema la cui priorità viene dopo solo ai problemi legati al lavoro e all’occupazione. Secondo i dati emersi dall’Ecobarometro di Legambiente, infatti, la ricerca realizzata in collaborazione con l’istituto Lorien Consulting, il 48,2% dei cittadini è preoccupato per le condizioni ambientali del nostro Paese e il 78,2% sarebbe disponibile ad appoggiare tagli “governativi” piuttosto di vedere crescere le rinnovabili.

Preoccupati per l’inquinamento (il 41% del campione) e per lo spreco di risorse (34,8%), gli italiani si sono dichiarati favorevoli anche a una legge sulla bellezza, proposta da Legambiente proprio in queste settimane ai candidati politici e agli amministratori locali: “Una proposta di disegno di legge – così la presenta Legambiente – che punta a coniugare lavoro e ambiente risanando le città, valorizzando le risorse del territorio, fermando il consumo di suolo e le grandi opere inutili e sostenendo le rinnovabili”. Una prospettiva, ha spiegato il Presidente Vittorio Cogliati Dezza, in cui serviranno meno energia, materie prime e chilometri: «Un processo – ha detto Cogliati Dezza – che ha bisogno di una diversa politica fiscale, che sposti il prelievo dal lavoro e dall’impresa al consumo di risorse, utilizzando una patrimoniale verde per colpire i consumi che incidono sulle emissioni di CO2». L’edizione 2013 dell’Ecobarometro è stata pubblicata oggi sulla Nuova Ecologia.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Acqua ed elettricità per il benessere della Bolivia ( Econota 103 )

febbraio 20, 2013

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Acqua e luce per eliminare la povertà in Bolivia ( fonte: Rinnovabili.it  )

Il presidente boliviano ha ribadito l’importanza di acqua ed elettricità per il benessere del paese, ricordando i piani governativo di sostegno alle risorse.

Eliminare la povertà estrema dando alla popolazione un maggiore accesso ad acqua ed elettricità. Questo quanto affermato dal presidente boliviano Evo Morales, intenzionato a promuovere nuovi progetti di produzione energetica per aumentare nel paese il flusso economico e la disponibilità elettrica insieme a quella idrica.

Il discorso che il presidente ha tenuto in occasione dell’inaugurazione dell’istituto  è servito anche per ribadire cosa il governo sta attualmente facendo per aumentare l’accesso all’acqua. Ricordando che il programma governativo appositamente studiato per la diffusione della risorsa idrica sta per entrare nella terza fase con l’obiettivo di aumentare la reperibilità di acqua potabile e dei sistemi di irrigazione in tutti i comuni.

La mancanza di acqua, oltre che danneggiare le coltivazioni e aumentare le problematiche legate all’igiene, impedisce il progresso delle popolazioni.

“La situazione climatica può danneggiare la produzione anche se in minima parte, ma se abbiamo l’acqua la produzione è garantita” ha concluso il presidente.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Gli scienziati tentano di ricreare artificialmente la fotosintesi per sviluppare energie rinnovabili efficienti ( by Morgana Matus )

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Quando si tratta di sfruttare la potenza del sole, niente può abbastanza paragonare alle foglie. Trasformano la luce in energia chimica utilizzabile mediante l’utilizzo di clorofilla, fotosintesi sono stata a lungo una fonte di ispirazione per coloro che cercano di generare energia rinnovabile efficiente. Con i combustibili fossili in diminuzione e inquinando il nostro ambiente, gli scienziati stanno girando per i processi biologici della natura per creare energia elettrica pulita che può essere utilizzato su richiesta. I ricercatori della University of East Anglia, Università di Leedse l’ Università di Cambridge nel Regno Unito sono state concesse £800.000 per sviluppare la tecnologia che imita fotosintesi, con la speranza di produrre forme più efficienti di energia rinnovabile.

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Al fine di catturare la luce del sole e infine produrre idrogeno, i ricercatori sono lavorando sulla tecnologia che modifica i microbi. Come combustibile ad emissioni zero che può essere convertito in energia elettrica, i ricercatori finanziati dal Biotechnology & Biological Sciences Research Council (BBSRC) spero di produrre un metodo più efficiente di generazione rispetto già esistenti convertitori solari.

“Costruiremo un sistema per la fotosintesi artificiale inserendo piccoli pannelli solari sui microbi. Questi sarà sfruttare la luce del sole e guidare la produzione di idrogeno, da cui le tecnologie di rilasciare l’energia on-demand sono all’avanguardia. Immaginiamo che la nostra fotocatalizzatori dimostrerà versatile e che con una lieve modifica saranno in grado di sfruttare l’energia solare per la produzione di combustibili a base di carbonio, farmaci e sostanze chimiche bene.”, ha detto il capo ricercatore, Prof. ssa Julea Butt di scuola di chimica e di school of Biological Sciences della University of East Anglia.

Utilizzando microrganismi provvisto di pannelli artificiali, la squadra UEA spera di poter manipolare i processi biologici già esistenti per soddisfare i desideri delle pratiche di consumo umano. Imponendo un rapporto sintetico, i ricercatori possono essere in grado di approfittare di uno dei mezzi più antichi e più efficienti di sfruttare l’energia del sole.

+ Università di East Anglia

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Muscolo di grano l’alternativa al seitan e alla carne ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 18, 2013

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Muscolo di grano: cos’è?

Il muscolo di grano è l’alternativa italiana al seitan, per via delle innumerevoli caratteristiche in comune con questo alimento. Diversamente dal seitan, il muscolo di grano è meno conosciuto, fu creato da Enzo Marascio nel 1992 in Calabria.

Possiamo considerarlo un preparate a base di farina di frumento della qualità Cappelli, farina di legumi o soia, olio e spezie. L’unico sale aggiunto in quest’alimento è il cloruro di sodio, il prodotto nel corso di questi anni è stato perfezionato per fare origine all’arrosto.

Pensate che il prosciutto derivato dal muscolo di grano si può affettare come se fosse il classico prosciutto di maiale.

Le caratteristiche nutrizionali del muscolo di grano

Moltissime persone si chiedono quali sono le caratteristiche nutrizionali. Il muscolo di grano è un alimento dalle spiccate proprietà proteiche (garantite dal glutine del grano, legumi e dalla soia). La quota proteica e superiore a quella dei carboidrati e dei grassi e visti gli elementi integrati è ragionevole pensare che l’apporto di sette amminoacidi sia essenziale.

L’unica fonte lipidica presente è quella dell’olio extravergine di oliva, mentre l’assenza di nitriti e nitrati e coloranti ne accresce i pregi secondo le direttive della dieta italiana. Il muscolo di grano viene associato al seitan, perché entrambi sono degli alimenti proteici di origine vegetale. In realtà il seitan contiene solo quattro aminoacidi essenziali e l’apporto calorico è inferiore.

Il muscolo di grano nella dieta

Il muscolo di grano può essere utilizzato nell’alimentazione quotidiana come fonte proteine ad apporto nullo di colesterolo. Può essere considerato un’alternativa ai legumi, alle bistecche di soia e al tofu. Vi ricordiamo che non è un alimento equivalente alla carne, visto che non sono presenti tutti gli amminoacidi essenziali.

Questo alimento può essere interessante da integrare all’interno di una dieta varia ed equilibrata. Se avete bisogni di ridurre il colesterolo assunto nei cibi, il muscolo di grano è una valida alternativa, soprattutto dal punto di vista quantitativa. Non è un alimento adatto ai celiaci in quanto la presenza di glutine è molto elevata.

Dove trovare il muscolo di grano? La maggior parte degli ingredienti sono di provenienza limitata alla Calabria, per questo motivo la reperibilità può risultare difficile trovare tutti gli ingredienti. L’unica alternativa rimane internet, dove è possibile trovare tantissimi siti dove i prodotti biologici sono venduti senza problemi.

Siete pronti a conoscere il gusto e i vantaggi offerti dal muscolo di grano?

fonte: Naturalebio.it

Famiglie  d’Italia

Giacomo Carone dice: perché e per chi votare, nonostante tutto

febbraio 16, 2013

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In risposta al mio post ” Stringiamci a coorte, siam pronti alla vita… ma non c’è vita senza amore e buon senso! ” pubblicato di recente su questo blog, l’amico Giacomo Carone ha aggiunto in calce un suo commento ” sfogo “, a cui ho reputato giusto e coerente dare un risalto più consono riproponendolo come post del giorno.

” Caro Umberto,

il tuo ragionamento non fa una piega e lo condivido in molti suoi punti.
In passato ne abbiamo parlato e scritto più volte e voglio evitare di essere ridondante sull’argomento. Quei periodi eravamo lontani da elezioni, se non erro se ne parlava un paio di anni or sono.

Comunque sia, da allora si sono aperti molti “vasi di Pandora”, sono usciti molti scandali, si sono fatte e distrutte alleanze strategiche.
Abbiamo visto “primedonne” mettersi a sfidare i “baobab” della politica che avendo radici lunghissime che permettono loro di resistere alla violenza delle tempeste;non li hanno nemmeno sfiorati con il loro operare contro.

Io farò questo, io farò quello.
eliminare le provincie,
metterne di nuove,
abolire i privilegi dei politici,
limitare le auto blu,
far rinascere i capelli ai calvi. A no, scusami. Quella era una pubblicità tra un siparietto e l’altro.

Tutti a fare a gara per posare le ricche chiappe su tutte le sedie possibili ai vari talk-show, come se non bastassero gli scranni che già occupano e che non mollano nemmeno se li schiodi a forza.

Vediamo gatekeepers travestiti da gente del popolo, che grazie a semplici tecniche di PNL (programmazione neurolinguistica) riescono a riempire le piazze come faceva decenni fa la lega con il suo “durismo”. Poche parole che sono sulla bocca di tutti, ben scandite da un palco e ti vedono come uno dei loro.

Il “tecnico”, l’”esperto” che ha tirato su le sorti dell’Italia, a modo suo e sempre secondo i dettami di chi è REALMENTE al potere, promette che toglierà tasse da lui imposte. C’era chi faceva il comico che si è dato alla politica, e chi era bancario a tempo pieno che dopo la politica si mette a fare il comico. Peccato che ride solo lui delle sue battute,

L’unica cosa che mi amareggia, è che non ho sentito negli ultimi vent’anni un programma per l’Italia, per gli Italiani.

Le cavolate di avere gli immigrati per permetterci di pagare le pensioni nostre, sono state dette con l’inganno, perchè tutti loro, quelli che hanno voluto l’Europa Unita, sapevano benissimo che gli immigrati avrebbero spedito i soldi a casa loro, nei loro Paesi, togliendo moneta al nostro. Per forza, dopo c’era la BCE a fornirci il denaro che ci serviva previo pagamento di interessi. E visto che sono stai bravi ed hanno fatto bene il loro lavoro, adesso tutti con le chiappette al sicuro a ricoprire incarichi importanti e ben remunerati.

Sono triste perchè tutti hanno mangiato a piene mani e continuano a farlo.

Le idee che potrebbero ritirarci sù le cassano una dietro l’altra. Certo, è importante sapere che si possono fare le nozze tra gay (è un esempio tra tanti), che possiamo condonare così diventiamo contribuenti, che il nuovo papa magari sarà nero, come predicevano nelle loro profezie Malachia e Nostradamis, che i nostri figli avranno i preservativi gratis nelle scuole, che Belen ha la farfallina tatuata.

Come potremo uscirne? Votando? Questi sono tutti accomunati da una cosa: la passione per la sedia e basta. Votiamoli che tanto non cambierà nulla.

Ci hanno portato a forza senza un nostro parere (menomale che siamo in democrazia) nell’Europa Unita.
Ci hanno offerto “spintaneamente” di adottare una moneta unica che sarebbe diventata più forte del dollaro. Che me ne frega se è più forte e poi non posso nemmeno comprarmi il pane?

L’Italia non avrebbe bisogno di importare quasi nulla.

Abbiamo i migliori prodotti della terra e dobbiamo buttarli in nome dell’Europa.
Abbiamo i migliori siti turistici e dobbiamo svenderli agli stranieri o ai palazzinari.

Nessun politico serio ha fatto proposte in merito a questo. Tutti a parlare di globalizzazione. Sì, permettimi, dei miei “globi”.

Sono i progetti come il tuo, il mio e tanti altri che potrebbero ridare vita a questo Paese meraviglioso, non i politici.

Concludo il mio sfogo, condividendo il tuo pensiero di andare a votare, pur turandosi il naso, e di votare tra chi ha possibilità di governare, senza disperdere il proprio voto in partiti minori.

Grazie “

Giacomo Carone

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Un anticorpo naturale per combattere la sclerosi multipla ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 7, 2013

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Sclerosi multipla, scoperto dai ricercatori italiani un anticorpo naturale. ( da: Meteo Magazine – Meteo Italia Scenze e Natura )

I ricercatori dell’Università di Siena hanno scoperto un anticorpo in pazienti già affetti da sclerosi multipla

Sclerosi multipla scoperto anticorpo naturale, Fonte:www.futurity.org

L’Università di Siena, in Toscana, ha  scoperto un autoanticorpo naturale, presente nei pazienti di sclerosi multipla con malattia lungamente stabile. L’istituto riferisce che l’anticorpo possiede proprietà immunosoppressive e quindi potrebbe avere un ruolo di stabilità nella malattia. Potrebbe rivoluzionare il futuro della comprensione e lotta alla malattia della sclerosi multipla una ricerca tutta italiana. La ricerca, pubblicata sul Journal of Neuroimmunology, evidenzia come lo stesso anticorpo potrebbe essere utilizzato come un possibile marker prognostico per definire l’evoluzione della malattia stessa nei singoli pazienti, nelle versioni benigne o maligne. Nel dettaglio, durante la ricerca si è riusciti ad isolare l’anticorpo monoclonale nei pazienti affetti da sclerosi stabile da tre anni.

La scoperta potrebbe far comprendere meglio al mondo scientifico come funziona il nostro sistema immunitario, e come questo si lega al nostro sistema nervoso. Inoltre, l’anticorpo potrebbe essere sviluppato ed utilizzato nella terapia delle malattie autoimmuni organo-specifiche, ad esempio potrebbe essere testato nel rigetto da trapianti. La sclerosi multipla (SM), chiamata anche sclerosi a placche, è una malattia autoimmune cronica, che colpisce il sistema nervoso centrale causando un ampio spettro di segni e sintomi. La sclerosi multipla colpisce le cellule nervose rendendo difficoltosa la comunicazione tra cervello e midollo spinale.

preso da: Meteo Magazine – Meteo Italia Scenze e Natura

Famiglie  d’Italia

Un decalogo in occasione della giornata mondiale del cancro ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 4, 2013

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Il decalogo della nuova lotta al cancro ( di Francesca Cerati, fonte: Il Sole 24 Ore )

Ogni anno il cancro sottrae all’economia mondiale circa 900 miliardi di dollari in perdita di produttività e costi sanitari, l’equivalente dell’1,5% del Pil globale. Così, già nel 2011, a un summit Onu i leader di tutto il mondo hanno concordato di voler ridurre del 25% la mortalità prematura per malattie non trasmissibili entro il 2025. Che, nel caso del cancro, significa salvare almeno 1,5 milioni di vite all’anno. Ma le attuali strategie non consentono nemmeno di avvicinarsi a questo obiettivo.

«Servono nuove e incisive misure per promuovere la ricerca scientifica, modificare gli stili e gli ambienti di vita, riprogettare i sistemi sanitari e riformare le politiche sanitarie» ha precisato Douglas Hanahan, dell’Istituto svizzero per la ricerca sul cancro illustrando lo stato dell’arte della ricerca farmaceutica di questo settore, aggiungendo: «Se la domanda era “il mondo sta vincendo la guerra al cancro? A livello globale, la risposta è chiaramente no». A confermalo sono i casi in aumento della malattia e lo stallo nella ricerca.

Le stime dell’Oms indicano infatti che il numero di nuovi casi diagnosticati ogni anno raddoppierà nei prossimi 25 anni e raggiungerà i 22 milioni nel 2030. Il paradosso è che chi si può curare si ammala di meno perché le campagne preventive (contro il fumo, per esempio) e la formazione (l’abitudine a sottoporsi regolarmente al pap test e alla mammografia) hanno permesso di ridurre i casi nel mondo occidentale, ma il restante 65% della popolazione non ha né i mezzi per curarsi, né è messa in condizioni di adottare stili di vita adeguati. Il caso del tumore al polmone nei paesi a basso reddito dove i fumatori sono moltissimi ne è una prova.

Anche i più recenti farmaci mirati, progettati per attaccare la composizione genetica del tumore, non riescono a soddisfare le aspettative: i prezzi, esorbitanti, dei trattamenti stanno diventando insostenibili anche per i paesi “ricchi”. Un esempio? Un anno di trattamento con vemurafenib da solo costa 91.000 dollari e anche se prendiamo tra le sei nuove molecole approvate nel 2011, la più economica (Zytiga per il cancro della prostata avanzato) costa all’anno 44mila dollari, con un allungamento della vita media da 5 a 16 mesi. Alexander Eggermont, direttore generale del Gustave Roussy Cancer Institute francese, ha infatti detto che i “modelli economici di medicina molecolare sono molto incerti”.

Domani, in occasione della giornata mondiale contro il cancro, i 100 esperti di oncologia (clinici, ricercatori, politici, giornalisti, rappresentanti dell’industria e delle associazioni dei pazienti) che hanno partecipato al World oncology forum – che si è tenuto a Lugano l’ottobre scorso per il trentennale della Scuola europea di oncologia (Eso) fondata da Umberto Veronesi – lancieranno un appello ai Governi affinché prendano misure urgenti per contrastare l’aumento dei casi di cancro a livello mondiale. Non solo, hanno anche individuato una strategia in 10 punti per fermare questa “epidemia globale”. Che prevede, oltre alla riduzione dei decessi a livello globale un “pacchetto” di cura del cancro per i paesi poveri.

L’obiettivo è di ottenere quello che è accaduto per la cura dell’Aids in Africa: una decina di anni fa, nessuno riteneva possibile avere farmaci antiretrovirali per curare i pazienti africani con Hiv. Oggi sono più di 8 milioni le persone nei paesi a basso reddito in trattamento. Bisogna agire per interrompere questa escalation. Già ma come? «Di certo, la lotta contro il cancro non potrà più essere solo medica e scientifica, ma anche sociale, culturale e politica – precisa Ugo Rock, presidente della Eso –. Anche in questo campo la ricetta è quella di eliminare spese irrazionali e inappropriate, per rendere più efficiente l’organizzazione dei servizi e più efficace l’uso delle risorse». Il tema va affrontato nel suo complesso – interviene Alberto Costa, direttore scientifico dell’Eso –. È stata una reale sorpresa calcolare che già adesso si potrebbero evitare più di un milione di morti all’anno, con un risparmio che oscilla tra 1 e 2 milioni di euro.

Anche l’Italia non fa eccezione. Il nostro territorio è segnato da una profonda diseguaglianza nella diagnosi e nel trattamento come riporta un nuovo studio dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano che evidenzia come al Nord il 45% dei tumori della mammella è diagnosticato a uno stadio precoce, mentre al Sud le percentuali scendono, arrivando al 26% di Napoli e Ragusa, dove sono frequenti i casi che presentano già metastasi al momento della diagnosi, pari rispettivamente a 9,6% e 8,1 per cento. Sebbene a questa diagnosi ritardata corrisponda una differenza di sopravvivenza a cinque anni relativamente contenuta (89% al Nord a fronte dell’85% al Sud), la scoperta di un tumore allo stato iniziale è un fattore di grande importanza per la paziente perché consente di ricorrere a trattamenti chirurgici meno invasivi e a terapie più semplici, garantendo una migliore qualità di vita e un minore costo sociale.

Francesca Cerati, fonte: Il Sole 24 Ore

 

Famiglie  d’Italia

Frutta e verdura per combattere lo stress ( Famiglie d’Italia Salute news )

gennaio 28, 2013

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Lo  scopo di questo blog è quello di informarvi dando anche voce a notizie utili che spesso non ricevono l’adeguata attenzione. Per cui spesso naviga sul web e ” pesca ” per voi evidenziando e lincando sempre la fonte originale delle news in modo da permettervi di approfondirne la conoscenza . La notizia di oggi riguarda un’interessante ricerca dell’Università di Otago e pubblicata sul British Journal of Health Psychology che offre un intelligente consiglio per come difendersi dallo stress quotidiano ed aprirsi alla positività.

La frutta e la verdura aiutano a calmarsi

Fonte Il Journal da Marina Morelli | Categorie: Alimentazione naturale, Studi e Ricerche

La frutta e verdura si sa fanno bene alla salute. Uno studio dell’Università di Otago svela però qualcosa in più:

la frutta e la verdura hanno il potere di calmare e aiutano a sentirsi più felici e cariche di energie ogni giorno.

La ricerca è stata pubblicata sul British Journal of Health Psychology, condotta da Tamlin Conner, Bonnie White e Caroline Horwath ed ha coinvolto 281 adulti giovani con un’età media di vent’anni. Lo studio ha monitorato i partecipanti per ventuno giorni ed ha rilevato una strettissima correlazione tra l’umore quotidiano e il consumo di frutta e verdura. I risultati hanno dimostrato che mangiare più frutta e verdura rilassa i nervi, aumenta la positività e il senso di felicità individuale. Le persone coinvolte nel progetto hanno dichiarato, infatti, di sentirsi più felici e rilassate del normale durante le giornate in cui avevano assunto più frutta e verdura rispetto ad altre tipologie di cibo.

Quali scegliere allora? Sicuramente frutta e verdura di stagione:

Abbiamo i carciofi che hanno i più alti livelli di antiossidanti.

La rucola con alto contenuto di vitamina A, ottima per aggiungere sapore alle insalate. I broccoli considerati un cibo miracoloso per la loro capacità di prevenire il cancro. Questo ortaggio è consigliato a chi soffre di problemi cardiaci e ictus. I broccoli contengono anche ferro, ideali quindi per pazienti anemici.

La zucca, una verdura che ha pochissime calorie ed è un vero e proprio concentrato di salute: Vitamine A e C, minerali (ferro, potassio, calcio e fosforo), e fibre. Calma gli stati nervosi e favorisce il sonno. Oltre ad avere un basso contenuto di calorie (circa 15 ogni 100 grammi) è ricca di betacarotene, potassio, calcio, fosforo e fibre.

Da non dimenticare il melograno. I semi, rossi e succosi di questo frutto, apportano vitamine A e C, niacina, tannini, potassio, fitoestrogeni e bioflavonoidi, ne basta bere un bicchiere al giorno per proteggere il cuore e difendersi dagli attacchi dei raggi ultravioletti, svolge inoltre un’azione difensiva, addirittura contro la formazione delle proteine killer del morbo dell’ Alzheimer.

Ottimi anche i ravanelli, sono infatti una buona fonte di vitamina E e C, che favoriscono la riduzione delle infiammazioni. Il calcio e i sali minerali in esso contenuti sono anche in grado di alleviare i sintomi della sindrome premestruale.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Al bando anche le sigarette elettroniche

gennaio 24, 2013

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Anche la sigaretta elettronica subirà piano piano tutti i divieti imposti alla sigaretta tradizionale, quindi cinema, ristoranti, uffici e giardini pubblici, etc. Evidentemente le rimostranze dei produttori di catrame, i cui danni deleteri sono già stati ampiamente e tristemente dimostrati, stanno cominciando ad ottenere i riscontri desiderati… giocarsela almeno alla pari! C’è ben poco da aggiungere, da una parte gli effetti nocivi certi, la puzza e la tosse… dall’altra possibili conseguenze negative sulla salute non ancora accertate, nessun odore o fastidio particolare per chi non svapora. La scelta resta a noi, o meglio a chi non riesce ad uscire dalla schiavitù di tenere qualcosa in bocca da succhiare come un ciuccio od un capezzolo materno… io, che sono libero da molti lustri dalle catene di cui sopra, posso solo aggiungere che alla certezza del male ed alle puzze irritanti certo preferisco il ” dubbio ” e gli aromi gradevoli…ma il mio è solo un piccolo pensiero che verrà presto asfaltato da quello sostenuto dagli usufruitori dei soliti ” interessi ” personali.

Stop alla sigaretta elettronica Divieti al cinema e ristorante  ( fonte: Corriere del Veneto )

Stop alle sigarette elettroniche. I cittadini si dividono ( fonte: Quotidiano Net )

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Sigaretta elettronica vietata negli uffici pubblici
Commenti

L’ordinanza ha stabilito che municipio e scuola saranno offlimits. Per chi non rispetta il provvedimento multe da 25 a 500 euro. L’opinione dei sindaci di Veniano, Rovello Porro e Rovellasca

Una ragazza fuma una sigaretta elettronica (foto Ansa)

Lomazzo, 23 gennaio 2013 – Il divieto della sigaretta elettronica firmato dal sindaco Gianni Rusconi fa discutere. Lomazzo è il primo Comune in Italia ad aver introdotto il divieto nei locali pubblici di pertinenza comunale e di fronte a questa disposizione il mondo politico lariano si divide. C’è già chi difende a spada tratta questo divieto al punto da considerare la possibilità di introdurlo anche nel proprio comune.

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L’ipotesi è al vaglio del sindaco di Como, Mario Lucini, esponente di centrosinistra ma anche Erba e Cantù, con altre connotazioni politiche, stanno valutando un provvimento ad hoc sulla sigaretta sintetica. Elio Rimoldi, sindaco di Veniano e alla giuda di una Giunta leghista sostiene in toto la scelta del collega di Lomazzo. «Condivido completamente la sua ordinanza – dice -. Mi riservo di affrontare la questione nei prossimi giorni direttamente con il sindaco Rusconi per valutare la possibilità di firmare un’ordinanza dello stesso tipo anche nel mio Comune». Parere favorevole anche da Gabriele Cattaneo, primo cittadino di Rovello Porro. «Sono pienamente d’accordo – precisa Cattaneo –. Nel caso le sigarette elettroniche emettono nicotina il provvedimento mi trova d’accordo al 100 per cento. Vale lo stesso discorso però anche nel caso non dovessero emetterla, per una questione di igiene».

C’è anche qualche sindaco però che preferisce non prendere posizione in merito al provvedimento di Rusconi e della sua giunta. «Ho letto delle sigarette elettroniche in settimana e mi sto facendo solo adesso un’idea – fa presente Sergio Zauli, primo cittadino a Rovellasca, esponente di spicco del centrodestra – È necessario che gli organi di competenza comunichino se siano nocive o meno, sia sull’effettivo utilizzo. Adesso come adesso non ci sono gli elementi per poter prendere una decisione in merito ad un’eventuale ordinanza».

Va cauto anche Franco Pagani, il primo cittadino di Cadorago. «Se diranno che sono pericolose per la salute e per chi le fuma è ovvio che valuterò il da farsi», dice infatti. Chi è invece davvero scettica sul provvedimento è la minoranza consiliare che per voce di Paolo Colmegna, capogruppo del gruppo “Il Patto”, fa sapere che: «Mi sembra un po’ prematuro firmare un’ordinanza di questo tipo. Mi viene da paragonare il sindaco ad un pesce in un acquario che vuole fare vedere quanto è bello. A Lomazzo ci sono altre cose più importanti cui pensare prima di quest’ordinanza». Di fatto però fra qualche ora la sigaretta elettronica non potrà più entrare negli spazi comunali aperti al pubblico. E per chi non rispetta il provvedimento la sanzione è dietro l’angolo.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Desertec Sahara Solar Power: i problemi di un grande progetto ( Econota 102 )

gennaio 21, 2013

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Il progetto Desertec Sahara Solar Power affronta  problemi finanziari e sociali (di Timon Singh ) Foto di energia solare a concentrazione da Shutterstock

L’iniziativa di Desertec ( di cui abbiamo parlato nelle nostre prime Econote ) è un grande progetto solare che mira a utilizzare l’ energia solare nel deserto del Marocco per l’alimentazione elettrica in Europa, il Medio Oriente e Nord Africa. Il progetto su larga scala è stato annunciato nel 2007 e noi abbiamo seguito suoi progressi da allora. Purtroppo, Desertec si trova ad affrontare problemi abbastanza seri. BBC News ha recentemente riferito che due grandi finanziatori industriali (Siemens e Bosch) si sono ritirati e il governo spagnolo ha ritardato firma un accordo per la costruzione di centrali solari in Marocco.

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Se completato, Desertec potrebbe fornire fino al 15% del fabbisogno totale di energia dell’Europa. Obiettivo del progetto era quello di fornire circa 125 gigawatt di energia elettrica per il continente entro il 2050 esportati in vari paesi attraverso cavi di corrente continua ad alta tensione sotto il Mar Mediterraneo.

Purtroppo tale termine non sembra sarà soddisfatto in virtù del ritiro di  ‘Siemens e Bosch. Parlando alla BBC News, Dr Daniel Onofrio Mbi Egbe, professore presso l’Università di Linz, in Austria, ha detto che la loro assenza potrebbe significare il fallimento del progetto. “Siemens e Bosch sono grandi imprese e se non vogliono sostenere questa iniziativa potrebbe essere difficile per Desertec sopravvivere”

Ma che cosa ha causato questa improvvisa mancanza di fede nel progetto? Secondo alcuni, è la recente instabilità politica in Nord Africa ma probabilmente ci sono altri fattori. “I padri della Desertec hanno detto che loro scopo era quello di sfruttare energia dell’africa del Nord per il mercato europeo ma che cosa rimane all’Africa stessa? In molti paesi africani ci sono tagli di elettricità costanti  e quindi se si vuole aiutare l’Africa non  bisogna pensare solo ad esportare in Europa ma di fornire anche l’Africa “

Non è noto come la recente notizia impatterà sulla costruzione di 500 megawatt ($2,8 miliardi ), con un impianto solare a concentrazione (CSP) in Marocco.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

HidrolICE: il motore a combustibile solare che potrebbe ridurre i costi del 75% (da Beth Buczynski)

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Mentre l’idea di una vettura alimentata solare è attraente la realizzazione che l’accompagna di solito è piuttosto deludente: o si tratta di piccole realizzazioni scarsamente significative o installazioni poco estetiche con pannelli solari che spuntano dappertutto. Ma la Energy LLC non è interessata ad andare su questa strada ma stanno mettendo il sole al lavoro attraverso una tecnologia fin troppo familiare : il motore a combustione. Se avrà successo  potrebbe essere la strada per un nuovo brillante futuro in cui il costo dell’energia solare scenderà del 75 per cento.

Trovi difficile immaginare il sistema che permetterebbe al sole di alimentare un motore a combustione convenzionale? Non ti preoccupare, ci vuole un po’ di fantasia. Gli inventori Matt Bellue e Ben Cooper (le menti creative dietro il progetto HydroICE ) dicono che invece di usare benzina per accendere una scintilla e quindi spostare un pistone per creare la potenza, il loro motore potrebbe utilizzare la potenza del sole.

Invece di iniettare gasolio nel motore si inietterebbe olio caldo (scaldato utilizzando collettori solari parabolici a specchio) nel cilindro. Invece di una scintilla si aggiungono alcune microgocce d’acqua. Quando l’acqua contatta l’olio caldo l’energia termica dell’olio viene trasferita all’acqua trasformandosi istantaneamente a vapore. Mentre vi starete chiedendo come questo concetto possa essere integrato in un veicolo, potrebbe avere una più immediata applicazione come fonte di energia elettrica sostituendo i generatori alimentati a gas off-grid.

Sembra fantascienza ma questo motore unico è già in strada per diventare una realtà. Bellue e Cooper hanno convertito un motore a 2 tempi gas da 31cc trasformandolo in un motore HydroICE. Hanno anche collaborato con Missouri State University e la Missouri University of Science e Tecnology per sviluppare tutto l’hardware necessario(ad esempio i collettori solari) e per testare l’efficienza del motore.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Trovata su Facebook… una bella storia

gennaio 19, 2013

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IN OSPEDALE 

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d’ospedale.
A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo.
Il suo letto era vicino all’unica finestra della stanza. L’altro uomo doveva restare sempre sdraiato.
Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, e dei viaggi che avevano fatto.
Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra.
L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e dai colori del mondo esterno.
La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto.
Le anatre e i cigni giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo.
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era una bella vista della città in lontananza.
Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.
In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che stava passando.
Sebbene l’altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla con gli occhi della sua mente così come l’uomo dalla finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno.
L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo.
Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra.
L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo.
Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per vedere il mondo esterno.
Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto.
Essa si affacciava su un muro bianco.
L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra.
L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro.

“Forse, voleva farle coraggio” disse.dolore,felicità

Vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione.
Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata.
Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare oggi.
La vita è un DONO, è per questo motivo che si chiama PRESENTE!

Famiglie  d’Italia

13 gennaio 2013, giornata mondiale del migrante e del rifugiato

gennaio 13, 2013

gennaio 13

Migrazioni,un pellegrinaggio di fede e di speranza

Questa mattina la 99ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato sul tema “Migrazioni:  pellegrinaggio di fede e di speranza”, è stata celebrata con una Santa Messa a Bari da Mons. Francesco Cacucci ( Arcivescovo di Bari-Bitonto), presso la Cattedrale, e trasmessa su Rai1.

Da La Domenica, relativa alla Santa Messa di oggi, un articolo di Mons. Giancarlo Perego, direttore generale :

” Milioni di persone nel mondo sono state costrette a mettersi in viaggio alla ricerca di una casa e di un lavoro per salvaguardare la propria libertà politica e religiosa, per fuggire da guerre, disastri ambientali, situazioni di fame e di mancanza di acqua e di salute: sono i migranti e i rifugiati.

In questo Anno della fede, a cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II, in cui la Chiesa si è riscoperta “ esperta di umanità ” ( Paolo VI ), Benedetto XVI legge le migrazioni come ” un pellegrinaggio di fede e di speranza “. Le migrazioni sono un’opportunità importante di incontro tra Chiese, di dialogo ecumenico e  religioso, dove i credenti possono crescere nel rispetto della libertà religiosa.

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Al tempo stesso le migrazioni sono un luogo di speranza, perché le persone che si mettono in cammino ricercano per sé e la propria famiglia condizioni nuove di vita, sicurezza, pace. Purtroppo questo cammino di fede e di speranza, diventa talvolta un calvario.

La Chiesa, in questa Giornata, in ogni parrocchia italiana desidera ascoltare ” le gioie e le speranze le tristezze e le angosce ” ( GS 1) dei migranti, per promuovere con loro e per loro nuovi cammini di fede e di speranza, di condivisione, di partecipazione, di cittadinanza.

Famiglie  d’Italia

Dalla pipì le cellule cerebrali ( Econota 101 )

gennaio 10, 2013

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Gli scienziati hanno creato cellule cerebrali dalla pipì

da Lori Zimmer

Urina è una sostanza abbastanza sorprendente : essa è in grado di alimentare propulsori al plasma nello spazio. Ma il potere della pipì non è limitato alla generazione di energia; una nuova ricerca dimostra che possiamo, realmente, riprodurre cellule del cervello umano dall’ urina. Gli scienziati in Cina hanno cominciato a sperimentare riproducendo i neuroni che sono stati derivati da cellule presenti nell’urina umana. Tale scoperta  potrebbe avere alcune importanti implicazioni per il futuro della ricerca sulle cellule staminali.

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I ricercatori non hanno trasformando la pipì in cellule del cervello ma  isolando e stimolando le cellule epiteliali del rene che sono presenti nelle urine di tutti. Utilizzando le cellule epiteliali del rene, come base, gli scienziati le hanno lentamente convertite in cellule staminali pluripotenti che possono essere coltivate in qualsiasi tessuto umano.

Di solito sono necessarie circa tre settimane per far crescere le cellule staminali in laboratorio utilizzando biopsie di tessuto o campioni di sangue, ma queste nuove cellule contenute nella  pipì prendono solo dodici giorni per crescere a cellule pluripotenti. Il progetto, sotto la guida di Duanqing Pei e la Guangzhou Istituto di Biomedicina e Sanità, è stato in grado di coltivare cellule staminali stabili da urina; una prodezza non raggiunta in passato. In quattro settimane la squadra è riuscita ad arrivare a neuroni funzionanti.

Le cellule staminali provenienti dalla pipì erano molto più stabili rispetto a quelle create dal sangue e biopsie e sono cresciute nella metà del tempo. Se queste cellule si dimostreranno efficaci si potrebbe avere un enorme passo avanti nella ricerca sulle cellule staminali.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Vancouver diventa la prima città a spianare le strade con plastica riciclata

da Kristine Lofgren

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Foto da Shutterstock

La città di Vancouver ha impostato il nobile obiettivo di diventare la città più verde del mondo entro il 2020 e, a giudicare dalla loro ultima innovazione verde, essi sono molto impegnati per arrivarci. Per aumentare la loro “quota verde “  Vancouver ha iniziato asfaltando le sue strade con plastica riciclata. La città si è alleata con la società  con GreenMantra di Toronto per fondere insieme la plastica vecchia con asfalto per creare una miscela per pavimentazione che è molto meglio per l’ambiente di asfalto tradizionale.

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L’ asfalto tradizionale richiede temperature molto elevate per permettere di scorrere facilmente, ma mescolandola con plastica riciclata i flussi di asfalto vengono deposti ad molto una temperatura inferiore utilizzando fino a 20 per cento meno di combustibile. L’ Ingegnere Peter Judd stima che ciò potrebbe tradursi in una riduzione di 300 tonnellate di gas serra all’anno. Utilizzando il legante plastico si riducono anche la quantità di vapori rilasciati nell’aria quando l’asfalto si raffredda.

Il processo costa circa 1 – 3% di più rispetto a tradizionale di asfaltatura mai vantaggi ripagherebbero l’aumento. La pavimentazione ecologica non ha un aspetto diverso dalla pavimentazione tradizionale; Vancouver sta attualmente testando la miscela prima di distribuirla in tutta la città.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Perché il 6 gennaio si festeggia l’Epifania

gennaio 6, 2013

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Nel post di ieri, dedicato alla storia ed alle origini della Befana, ho esordito con queste parole ” 6 gennaio festa dell’Epifania ” e poi ho dedicato tutto l’articolo alla Befana che di questa festa, in realtà, è solo un personaggio secondario che porta i doni ai bambini nella notte fra il 5 e il 6 gennaio perché pentita e in qualche modo farsi perdonare per non aver seguito i Re Magi quando questi si dirigevano verso la grotta di Betlemme. Infatti i personaggi principali sono  il Bambino Gesù e i Re Magi. La parola Epifania, tradotta dalla lingua greca, significa ” manifestazione ” e la liturgia celebra il giorno dell’Epifania un momento del periodo natalizio molto significativo, ovvero la manifestazione di Gesù Cristo neonato ai Magi venuti da lontano per conoscerlo e  rendergli onore in rappresentanza di tutte le genti. Questo blog rispetta tutti, dai credenti ai non, qualsiasi sia la sua fede, ma proprio a  quelli che oggi festeggiano l’Epifania nel suo vero significato cristiano voglio dedicare un tratto del Vangelo secondo Matteo che parla dei Magi, sapienti stranieri, guidati verso Betlemme con la luce della stella e le parole del profeta Michea, riconoscono in Gesù il vero re… passaggio che è stato oggetto della messa odierna.

” Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme, e dicevano: < Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo. > All’udire questo il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.

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Gli risposero: < A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: < E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giudea: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele. > Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo : < Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo: > Udito il re essi partirono. Ed ecco la stella che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunsero e si fermo sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella provarono una gioia grandissima.Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. “

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Buona festa dell’Epifania a tutti!

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Perché si festeggia la Befana ( replica )

gennaio 5, 2013

6 gennaio, festa dell’Epifania: evito di fare gli auguri alle nostre care amiche che, come da tradizione, ne riceveranno a iosa. Invece, seguendo un’usanza già adottata da questo blog per le altre feste, anche questa volta ho fatto un giro su Google in cerca di nozioni e notizie a riguardo, e, tra le varie offerte, ho scelto, dopo un’attenta cernita, proprio la prima che mi era  subito apparsa, dal titolo:  La BefanaUn post molto ben fatto e simpatico, che non ho potuto fare a neno di riportarvi,  edito da www.provincia.ps.it

 LA BEFANA PER NOI

La Befana è una vecchietta che vola su una scopa; porta uno scialle sulla testa e i suoi abiti scuri sono strappati e sporchi di fuliggine, perché per entrare nelle case si cala giù dal camino. Questa vecchina, la notte del 5 Gennaio, quando le persone dormono, porta doni ai bambini: bambole, macchinine, libri, giochi vari e dolciumi. Se qualcuno è stato disubbidiente, troverà carbone, cenere, cipolle, aglio. Una settimana prima della festa, i bambini cercano di fare i “buoni” e la sera prima preparano la calza appesa al camino e vanno a letto presto.
Sono emozionati, curiosi di vedere il loro regalo, ansiosi per l’arrivo della Befana e talvolta, un po’ impauriti.

Il giorno della festa sono allegri, contenti del regalo ricevuto o un po’ delusi perché non sono stati accontentati e per il carbone che nelle calze non manca mai.
Molti bambini credono che la Befana sia la moglie di Babbo Natale e che abiti al Polo Sud, mentre il marito vive al Polo Nord. Babbo Natale non sempre riesce ad accontentare i desideri dei bambini e a questo cerca di rimediare la Befana.
Qualche bambino pensa che la Befana esista veramente, cerca di immaginarla e la aspetta con ansia; alcuni non ci credono e pensano che sia la mamma a mettere i regali nelle calze, però fanno finta di non saperlo. Nel nostro paese, l’Amministrazione Comunale ogni anno organizza una piccola festa: una signora vestita da Befana distribuisce a tutti i bambini un pacco di cioccolatini, caramelle, quaderni, matite, penne e gomme.

LA LEGGENDA DELLA BEFANA

Un giorno, i Re Magi partirono carichi di doni (oro, incenso e mirra) per Gesù Bambino.

Attraversarono molti paesi guidati da una stella, e in ogni luogo in cui passavano, gli abitanti accorrevano per conoscerli e unirsi a loro.
Ci fu solamente una vecchietta che in un primo tempo voleva andare, ma all’ultimo minuto cambiò idea, rifiutandosi di seguirli.

Il giorno dopo, pentita, cercò di raggiungere i Re Magi, che però erano già troppo lontani.
Per questo la vecchina non vide Gesù Bambino, né quella volta né mai.
Da allora ella, nella notte fra il cinque e il sei Gennaio, volando su una scopa con un sacco sulle spalle, passa per le case a portare ai bambini buoni i doni che non ha dato a Gesù.

LE NOSTRE RICERCHE SULLA FESTA DELLA BEFANA

La Befana si festeggia il giorno dell’Epifania, una festa religiosa che ricorre il sei Gennaio e ricorda la visita dei Re Magi a Gesù Bambino.
Tre re, Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, partirono da paesi diversi, forse la Nubia, la Godolia e Tharsis, per portare doni a Gesù: oro, incenso e mirra.
Si incontrarono vicino a Gerusalemme e, pur parlando lingue diverse, si compresero e si accorsero di avere la stessa meta; così proseguirono il viaggio insieme.
Giunti alla grotta offrirono a Gesù i loro doni, lo adorarono e ripartirono.

DOVE E QUANDO E’ NATA LA BEFANA

Non si sa in quale città o regione italiana sia “nata” la Befana, ma di essa si è incominciato a parlare nel milleduecento.
Da allora, questa festa è diventata una delle più importanti e attese dai bambini.
La Befana è una vecchietta brutta e arcigna che intimorisce i bambini e nello stesso tempo è una vecchietta di buon cuore che porta doni ai bambini buoni.
Forse, la vecchietta rappresenta l’anno vecchio che, dopo le feste del periodo natalizio, se ne va lasciando dei doni.
A questo proposito esiste ancora un detto:
“L’Epifania tutte le feste porta via”.

PERCHE’ SI CHIAMA BEFANA

Il suo nome deriva da Epifania, trasformato poi in “Beffania” per ricordare la “Strega di Beffania” che volava sui tetti delle case in quella notte. Col passare del tempo perse le lettere “f” ed “i” e diventò Befana.

LA BEFANA AL TEMPO DEI NONNI

Al tempo dei nostri nonni nelle case si aspettava la Befana appendendo al camino una calza di lana fatta a mano con i ferri dalle mamme o dalle nonne. Essi, da piccoli, credevano molto alla Befana; le scrivevano una lettera esprimendo i loro desideri che, per lo più, non venivano esauditi perché c’era molta povertà. Quando arrivavano i doni della Befana, tutti i bambini erano molto contenti perché era l’unica festa in cui ricevevano dolciumi.

Nella calza i bambini trovavano poca roba: qualche mandarino, caramelle di orzo fatte in casa, castagne, noci e lupini; essi sapevano che dovevano essere buoni almeno due mesi prima della festività, altrimenti avrebbero ricevuto carbone, cenere, cipolla, aglio e carote.
Nella calza non si trovavano giocattoli, se non bamboline di stoffa cucite dalle mamme o dalle nonne. Non si preparavano piatti particolari in quel giorno, ma in alcune famiglie ci si riuniva per mangiare castagne, noci e frittelle. In occasione di questa festa, in alcuni paesi venivano dati dei buoni alle famiglie più bisognose per prendere le cose più necessarie, come pane, pasta, zucchero,…

Attenzione: se cliccate su La Befana troverete anche la versione in inglese.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Deepwater Horizon, la cura dopo il disastro è più tossica del petrolio stesso ( Econota 100 )

dicembre 27, 2012

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I disperdenti usati per la pulizia dopo il disastro petrolifero in Deepwater Horizon potrebbero essere 52 volte più tossici rispetto al petrolio stesso

Negli sforzi per mitigare la devastante perdita di petrolio sottomarino causato dall’esplosione della petrolifera Deepwater Horizon nel 2010 la BP ha usato disperdenti chimici che, sospettiamo, hanno fatto più male che bene. Il clean-up — in cui 2 milioni di galloni di disperdenti sono stati combinati con petrolio greggio — ha creato una miscela che potrebbe essere 52 volte più tossica del petrolio sversato secondo una nuova ricerca del Georgia Institute of Technology e l’Universidad Autonoma de Aguascalientes (sau), Messico.

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I disperdenti rompono in piccole goccioline il petrolio diluendolo con l’acqua marina appena sotto la superficie. Sebbene tale sistema sembri vantaggioso per varie specie come tartarughe marine, uccelli e mammiferi, il processo è altamente dannoso per gli organismi microscopici che regolano interi ecosistemi acquatici. Test di laboratorio hanno dimostrato che gli effetti della miscela ha aumentato mortalità dei rotiferi, organismi microscopici di plancton che si trova alla base della catena alimentare del Golfo. Le uova di Rotifera era inibito del 50 per cento quando colpite dal 2,6 per cento della miscela olio-disperdente.

“Disperdenti sono approvati e consentiti per aiutare a ripulire le fuoriuscite di petrolio e sono ampiameGolfo del Messico,nte utilizzati durante disastri… Ma noi abbiamo una scarsa comprensione della loro tossicità. Il nostro studio indica che l’aumento di tossicità possa essere stata notevolmente sottovalutata dopo l’esplosione di pozzo Macondo,”ha detto Roberto-Rico Martinez di UAA, che ha condotto lo studio.

La ricerca, pubblicata online, sarà pubblicata anche a stampa nel numero di febbraio 2013 della rivista scientifica dell’inquinamento ambientale.

by Lidija Grozdanic

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Imprenditore tedesco crea forni solari per la campagna messicana  producendo Tortillas ad emissioni zero ( by Lidija Grozdanic )

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L’mprenditore tedesco Gregor Schaper ha installato una serie di grandi pannelli solari circolari nella piccola città di El Sauz, vicino a Città del Messico e utilizza l’energia solare per la sua cucina. Ogni  fornello solare costa tra $4.000 e 5.000 $ ma una volta fatto  non produce emissioni di gas serra. Secondo Schapers, ogni riflettore solare può creare abbastanza energia che può essere utilizzata per cucinare per un gruppo di 60 persone.

I riflettori possono creare temperature fino a 1.020 gradi Celsius (1.868 gradi Fahrenheit). Il calore poi raggiunge una pentola e viene condiviso tra un calderone, una griglia e un forno. Ogni riflettore fa risparmiare l’equivalente di 60 litri (16 litri) di gas ogni mese dimostrando che il sistema è ecosostenibile. Schapers sostiene che questo tipo di forno solare grazie al suo design presenta significativi miglioramenti rispetto ad altri modelli esistenti potendo, tra l’altro, cucinare direttamente in casa.

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“In un primo momento i cittadini erano molto scettico sull’utilità del mio progetto,” ha detto Schapers.” “Una volta però che hanno visto le strutture e che cosa possiamo fare con questi riflettori si sono resi conto della loro utilità.”

I pannelli sono state prodotti da Trinysol, l’azienda fondata Schapers, impiegando la tecnologia sviluppata dall’ austriaco Wolfang Schefflers. Essi sono disponibili in due dimensioni — 10 metri quadrati o 16 mq e sono dotati di sensori di luce che orientano automaticamente verso il sole. Schapers attualmente sta testando la tecnologia per altri usi, tra cui un progetto di serra, produzione di miele e un sistema di bagni di vapore.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Saremo mai liberi di essere noi stessi?… Asia Noreen Bibi lo sogna da una cella senza finestre

dicembre 11, 2012

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Se mi convertissi sarei libera, preferisco morire cristiana

Scrivo da una cella senza finestre ( fonte: Avvenire )

Mi chiamo Asia Noreen Bibi. Scrivo agli uomini e alle donne di buo­na volontà dalla mia cella senza finestre, nel modulo di isolamen­to della prigione di Sheikhupura, in Pakistan, e non so se leggerete mai questa lettera. Sono rinchiusa qui dal giugno del 2009. Sono stata con­dannata a morte mediante impiccagione per blasfemia contro il profe­ta Maometto.

Dio sa che è una sentenza ingiusta e che il mio unico de­­litto, in questo mio grande Paese che amo tanto, è di essere cattolica. Non so se queste parole usciranno da questa prigione. Se il Signore miseri­cordioso vuole che ciò avvenga, chiedo agli spagnoli (il 15 dicembre, il marito di Asia ritirerà a Madrid il premio dell’associazione HazteOir, n­dr ) di pregare per me e intercedere presso il presidente del mio bellissi­mo Paese affinché io possa recuperare la libertà e tornare dalla mia fa­miglia che mi manca tanto. Sono sposata con un uomo buono che si chiama Ashiq Masih. Abbia­mo cinque figli, benedizione del cielo: un maschio, Imran, e quattro ra­gazze, Nasima, Isha, Sidra e la piccola Isham. Voglio soltanto tornare da loro, vedere il loro sorriso e riportare la serenità. Stanno soffrendo a cau­sa mia, perché sanno che sono in prigione senza giustizia. E temono per la mia vita. Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nel­la mia cella e, dopo avermi condannata a una morte orribile, mi ha of­ferto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam. Io l’ho rin­graziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta one­stà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musul­mana. «Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto –. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui».

Due uomini giusti sono stati assassinati per aver chiesto per me giusti­zia e libertà. Il loro destino mi tormenta il cuore. Salman Taseer, gover­natore della mia regione, il Punjab, venne assassinato il 4 gennaio 2011 da un membro della sua scorta, semplicemente perché aveva chiesto al governo che fossi rilasciata e perché si era opposto alla legge sulla bla­sfemia in vigore in Pakistan. Due mesi dopo un ministro del governo na­zionale, Shahbaz Bhatti, cristiano come me, fu ucciso per lo stesso mo­tivo. Circondarono la sua auto e gli spararono con ferocia.

Mi chiedo quante altre persone debbano morire a causa della giustizia. Prego in ogni momento perché Dio misericordioso illumini il giudizio delle nostre autorità e le leggi ristabiliscano l’antica armonia che ha sempre regnato fra persone di differenti religioni nel mio grande Pae­se. Gesù, nostro Signore e Salvatore, ci ama come esseri liberi e credo che la libertà di coscienza sia uno dei tesori più preziosi che il nostro Creatore ci ha dato, un tesoro che dobbiamo proteggere. Ho provato u­na grande emozione quando ho saputo che il Santo Padre Benedetto XVI era intervenuto a mio favore. Dio mi permetta di vivere abbastan­za per andare in pellegrinaggio fino a Roma e, se possibile, ringraziarlo personalmente.

Penso alla mia famiglia, lo faccio in ogni momento. Vivo con il ricordo di mio marito e dei miei figli e chiedo a Dio misericordioso che mi per­metta di tornare da loro. Amico o amica a cui scrivo, non so se questa lettera ti giungerà mai. Ma se accadrà, ricordati che ci sono persone nel mondo che sono perseguitate a causa della loro fede e – se puoi – prega il Signore per noi e scrivi al presidente del Pakistan per chiedergli che mi faccia ritornare dai miei familiari. Se leggi questa lettera, è perché Dio lo avrà reso possibile. Lui, che è buono e giusto, ti colmi con la sua Grazia.

Asia Noreeen Bibi – Prigione di Sheikhupura, Pakistan​ 

Famiglie                        d’Italia

La vera bellezza sa andare oltre ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

dicembre 5, 2012
 Mullins_AimeeDIVERSAMENTE BELLE: IL SUCCESSO DELLE DONNE DISABILI ( fonte: Cervelliamo )

Oggi vi proponiamo nella rubrica curata da Sabrina Parini un interessantissimo post da lei scovato in un blog veramente interessante (Cervelliamo) e che vi invitiamo ad andare a visitare con continuità ed a consigliarlo ai vostri amici.

Loro non sono famose come Belen Rodriguez, Elisabetta Canalis o Nicole Minetti, solo per citare alcuni stereotipi di bellezza conosciuti qui nel nostro Paese.
Ma sono altrettanto belle: anzi, forse lo sono ancora di più perchè rappresentano la dimostrazione che la vera bellezza sa andare oltre, oltre l’aspetto fisico ed esteriore…una bellezza che è stata capace di lottare nel corso della propria vita contro handicap che, spesso, avrebbero fatto desistere chiunque da quella voglia di emergere e di fare sentire la propria importante presenza.

shannon murrayC’è, per esempio, Connor Boss, legalmente cieca ed arrivata lo scorso luglio quinta al concorso di Miss Florida-USA 2013; l’inglese Shannon Murray ( foto a destra ), su sedia a rotelle dall’età di 14 anni, modella per la catena di grandi magazzini inglese Debenhams.

AIMéè
E ancora la celebre Aiméè Mullins ( foto a sinistra e in alto ), che ha subito l’amputazione di entrambe le gambe ad appena un anno di vita, musa dell’artista visionario Matthew Barney e annoverata dalla rivista People, tra le 50 donne più belle del mondo; poi Kelly Knox, nata senza un braccio e salutata dalla BBC “nuovo volto della moda”: queste sono solo alcune delle donne che hanno dimostrato che la bellezza non conosce limiti e che anche donne con disabilità possono diventare icone di stile uniche e non omologabili.
Eccezioni che confermano la regola? Sicuramente anche in Italia, dove – a parte Annalisa Minetti, ( foto in basso a destra ) finalista a Miss Italia 1997 e prima non vedente a sfilare, lo stesso anno, su una passerella di alta moda per la maison Gattinoni – sono rari gli eventi e le campagne pubblicitarie che riconoscono e valorizzano l’immagine di donne disabili o che decidono di scommettere su testimonial non convenzionali.
Annalisa MinettiNumerose, invece, le iniziative dal basso che stanno sfidando i luoghi comuni, per affermare che le barriere non devono esistere, in nessun ambito, neanche nella moda. Tra queste c’è la straordinaria esperienza di Cinzia Rossetti, disabile motoria di Brescia, affetta da tetrapatia spastica, che è riuscita a creare un vero e proprio casting dal basso di modelle diversamente abili e fotografi, reclutati grazie al social network Facebook, con l’intento di restituire la giusta dimensione dell’immaginario femminile e scardinare lo stereotipo sociale e culturale che vede la donna con limitazioni fisiche non come donna, ma semplicemente come disabile.
( fonte: Cervelliamo )
Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Carenza di immondizia ( Econota 99 )

dicembre 3, 2012

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E la Svezia importa rifiuti

Nel Paese scandinavo il problema è rappresentato dalle enormi percentuali di riciclaggio dei rifiuti, ben il 36%, mentre solo il 45% di essi viene bruciato. Di conseguenza i nuovi inceneritori di ultima generazione non riescono a lavorare a regime, con un enorme dispendio di denaro.

Carlo Ciminiello ( fonte: Villaggio Globale )

Per la serie quando il troppo virtuosismo diventa controproducente, la Svezia, che discarica solo l’1% dei rifiuti, si vedrà costretta, già nell’immediato futuro, a importare enormi carichi d’immondizia per soddisfare il fabbisogno dei suoi moderni e complessi impianti di bruciatura.

Può sembrare un paradosso ma nel Paese scandinavo il problema è rappresentato proprio dalle enormi percentuali di riciclaggio dei rifiuti, ben il 36%, mentre solo il 45% di essi viene bruciato. Di conseguenza i nuovi inceneritori di ultima generazione non riescono a lavorare a regime, con un enorme dispendio di denaro.

Tale problema si riflette poi anche sulle amministrazioni svedesi e sui cittadini stessi, poiché l’approvvigionamento energetico che deriva dalla bruciatura risulta poi minimo.

Stando alle stime dello Swedish Waste Management, grazie ai performanti inceneritori svedesi, la Svezia genera energia sufficiente ad assicurare il 20% del fabbisogno nazionale e fornisce elettricità a 250mila famiglie su 4,5 milioni totali.

Stoccolma ha deciso quindi di intraprendere una strada parallela, ma diametralmente opposta rispetto a quella di molti Comuni italiani, come Roma o Napoli, cominciando a importare immondizia per approvvigionarsi maggiori quantità di materie prime da destinare poi alla bruciatura.

L’intento è naturalmente quello di compensare le considerevoli capacità di incenerire i rifiuti con le reali quantità trattate.

Caterina Ostlund, dirigente dell’Agenzia svedese di protezione ambientale, ha di recente affermato: «Valorizzare i rifiuti è una saggia scommessa, proprio in un mondo in cui il prezzo dell’energia continua a salire e potremmo trovarci di fronte a una carenza di carburante. Ed è importante anche per il Paese scandinavo trovare il modo di ridurre la produzione di rifiuti e aumentare il riciclaggio. La valorizzazione dell’energia ricavata dai rifiuti è una buona soluzione».

In tempi in cui equilibrio e costanza rappresentano forse gli unici attributi su cui costruire ideali e progetti la Svezia ha deciso di adottare determinate strategie energetiche apparentemente, ma solo apparentemente controproducenti e che, invece, nel breve periodo, potrebbero rappresentare reali soluzioni al problema.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Rete natura è un ecosistema che vive di acqua di mare ( da Inhabitat )

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Nonostante i tentativi per arginare l’innalzamento del livello del mare , resta il fatto che senza un controllo il cambiamento climatico si tradurrà in un notevole aumento del livello degli oceani. Questo aumento del livello del mare mette milioni di vite e case in pericolo – dalle nazioni insulari piccoli del Sud Pacifico alle le residenze di lusso di Outer Banks del North Carolina. La preparazione di questo cambiamento richiede la volontà di adattarsi ai nuovi ecosistemi che emergeranno in questo sale-acquoso mondo.

La Rete Natura non è solo progettata per fornire ai singoli individui o famiglie con acqua dolce –ma è destinata ad essere parte di una più grande infrastruttura idrica locale. “E ‘una rete idrica intelligente controllata da sensori che leggono la mancanza locale di acqua e, tramite una scheda, attiva le pompe che forniscono l’acqua dove vi è un picco di domanda”, spiegano i progettisti. “La rete idrica intelligente sarà uno strato della rete ecologica, della rete elettrica intelligente e della rete di comunicazione. Questa strategia non solo dà risposta alla salvaguardia dell’ambiente ma è anche un modello radicalmente nuovo che garantisce l’accesso libero e democratico alle risorse a tutti. “

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Ragionamenti sul web

novembre 30, 2012
che
Postato  sulla nostra pagina Fb da un’amica e riportato integralmente.
Oggi (ieri) c’è un post, un articolo, chiamatelo come volete che è stato letto da 48.000 persone. C’è una foto del Che che metto anch’io, per ripetere un ragionamento che faccio da anni.
Fonte: Informare per Resistere
Mentre noi ci azzuffiamo sui partiti, la destra, la sinistra e con quelli che dicono che destra e sinistra non esistono balza in tutta evidenza che è proprio una politca di sinistra che manca, direi rivoluzionaria ed anticapitalista di sinistra.
Da anni vado scrivendo che il problema non è il Pd simil socialdemocratico o il Pdl simil fascista, il problema o la soluzione non sono nemmeno i movimenti che hanno sepolto la politica e non credono alla destra ed alla sinsitra.
Il problema è il capitalismo. Il capitalismo evoluto che da produttore e sfruttatore di persone, proletari, si è fatto ancora più feroce diventando capitalismo finanziario speculatore e parassita.
Lo scrivo da anni e sono contento perchè le mie parole rimarranno nel web all’infinito e tra 20, 50, anni magari qualcuno le leggerà.
Tanto è vera la mia tesi che il nuovo capitalismo finanziario parassita non ha più nemmeno bisogno di finanziare le guerre, distruggere mezzo mondo per poi ricostruire e fare profitti.
Adesso riescono ad ucciderci tutti, a condizionarci tutti con il debito pubblico degli Stati, ne ammazzano di più con il fondo monetario internazionale che con tutti i caccia, messi insieme, della seconda guerra mondiale.
E’ solo un sistema più lento, più lento delle camere a gas e non devono nemmeno sporcarsi le mani.
Semplicemente danno un ordine ad un ragazzo di vent’anni che siede davanti ad un pc a Wall Street o a Strasburgo quello clicca invio e fallisce un paese, lasciando milioni di vittime innocenti.
Intanto che aspettano la soluzione finale che, non avendo necessità di bombe o missili lascerà intatti i loro capitali, si godono l’autentica guerra tra poveri che sono le nostre misere discussioni tra sinistra, centrosinistra, movimenti e generazioni in lotta tra di loro. Loro hanno messo genitori contro figli, nonni contro nipoti e si godono le nostre dispute che non porteranno a nulla per il semplice fatto che chiunque vinca le elezioni non metterà in discussione il capitalismo.
Al massimo metteranno in discussione il modello di sviluppo, giusto per avere un altro secolo o due di discussioni inutili perchè, comunque, avverranno nel cortile del carcere che il capitalismo ha costruito intorno a noi.
Grazie a noi, alla nostra indifferenza.
Tav si, Tav no, ponte si ponte no, sono tutte cazzate se decidiamo di abbattere il capitalismo e ripartire da capo.
Ovvio che ci sono dei bravi capitalisti, non sono tutti banditi o evasori ma è il capitalismo il cancro e non basta che alcuni di loro facciano i bravi, si lavino la coscienza.
Buffett: “Ok a tassa sui ricchi. Ma sopra 500mila dollari”
E’ una presa per il culo se è in malafede, una fesseria se è in buona fede. Cambierebbe poco o nulla.
Mentre Grillo pensa che il problema sia Bersani e Bersani e gli altri pensano che il problema sia Grillo e la sua antipolitica i capitalisti, l’alta finanza, gli speculatori, aspettano che si vada a votare per continuare come prima e più di prima a fare i loro interessi.
Per la pace sociale basteranno le solite briciole e le classi intermedie che si accolleranno il compito, insieme a tutta l’informazione di regime, tutti i giornali, di farci la predica che il sistema capitalista è il migliore perchè abbiamo visto i mali che il comunismo reale ha fatto nel mondo.
Il comunismo reale ha poco più di cento anni, il capitalismo almeno sei volte di più.
Cosa ha creato il capitalismo se non una moltiplicazione di poveri vittime dello stesso consumismo iniettato dal capitalismo per fare profitti?
Ma davvero pensiamo che la soluzione del problema sia la crescita infinita? Dovremmo prendere i nostri mobili, i nostri elettrodomestici, i nostri pc, le nostre televisioni a mazzate per creare nuovi consumi?
O affideremo tutto alle mode, all’ultimo modello, tanto avremo il cervello talmente spappolato dal mercato che anche i precari, i disoccupati, faranno debiti per comprare l’ultimo modello di telefonino.
Magari con la pensione del nonno.
Se, come io ritengo, il problema è il capitalismo allora è necessario che ci sia una sinistra forte, unita, veramente rivoluzionaria che pensi all’uomo del futuro e non alle nuove carte di credito.
Se i movimenti, chiunque siano i loro ideologi, vi dicono che sono il nuovo, il futuro e disconoscono gli unici ideali che hanno fatto progredire il lavoratore, la massa, portandola dalla schiavitù dei secoli scorsi ai diritti degli anni settanta e cioè la sinistra diffidate.
Sono i nuovi fiancheggiatori del capitalismo.
Se noi lottiamo e ci azzuffiamo nel cortile concesso, bontà sua, dal capitalismo globale che deciderà quando darci o toglierci il pallone, inteso come pane, sappiate che i nuovi ideologi negazionisti della destra e della sinistra non sono altro che i nuovi lacchè del capitalismo globale.
Se non si discute di lavoro, di futuro del proletariato, delle persone e dei loro diritti non cambierà niente.
Chiudo con la solita domanda ai politici vecchi e nuovi: capitalismo si o capitalismo no?
Questo è il punto.
Nel tempo che ho impiegato per scrivere il post i lettori dell’altro post saranno più di 50.000, bene, mi auguro che abbiano letto bene e non messo mi piace perchè c’è la foto del Che.
Non l’ho trovata nel web, sono 40 anni che l’ho nel portafogli.
dollaro

Pubblicato da il 29 novembre 2012.

L’articolo Oggi (ieri) c’è un post, un articolo, chiamatelo come volete che è stato letto da 48.000 persone. C’è una foto del Che che metto anch’io, per ripetere un ragionamento che faccio da anni. appartiene alla categoria Autori,Bacheca,Slasch16.
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Famiglie                        d’Italia

Fiori intelligenti per salvare un mondo che vuole evolversi… e noi? ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

novembre 28, 2012

Per fare un fiore ci vuole una scarpa

Ormai tutti, cittadini comuni e mezzi di comunicazione, parlano di sostenibilità, più o meno a ragione o cognizione di causa: sembra sia una parola (più che uno stile di vita: anche perché tra il dire e il fare…) sempre più di moda. Nel senso più stretto del termine, per quanto riguarda la storia, più che notizia, che sto per raccontarvi: l’azienda olandese OAT Shoes ha brevettato una scarpa eccezionale che non solo è biodegradabile, ma addirittura plantumabile. Una strada green a 360°, quella scelta dai giovani ragazzi di Amsterdam: mediante i loro prodotti infatti vogliono promuovere la salvaguardia dell’ambiente attraverso un consumo più consapevole. E cosa c’è di più sostenibile di una scarpa che “fiorisce”?

Entrando nei particolari, anzitutto va detto dei materiali che compongono le OAT Shoes: di sughero, canapa, cotone biologico, fibra vegetale e plastiche biodegradabili. Tutti elementi abasso impatto ambientale, insomma; e fino a qui potrebbe trattarsi di eccellenti prodotti a impatto zero, ma con questo ambizioso progetto si è andati oltre, imbottendo le linguette superiori delle scarpe di piccoli semi. Una volta concluso il loro ciclo di vita, le calzature dunque germoglieranno e daranno vita a una vera e propria pianta. In che modo? Semplicemente piantandole, proprio come sotto il rabarbaro del babbo di Gigi e Marina nel famoso racconto “L’albero delle scarpe” dei Raccontastorie, con cui personalmente sono cresciuto e che forse oggi mancano tanto alle nuove generazioni. Una favola che diventa realtà, insomma.

Tornando alla realtà, in molti penseranno a una trovata di tendenza per far parlare di sé e vendere qualche paia di scarpe in più: a parte i semi e il fascino della cosa, infatti, in molti immagineranno nei fatti queste scarpe, da cui escono pochi licheni appassiti, abbandonate nei campi. Falso, la nostra storia ha un degno lieto fine: i materiali assemblati per ottenere le sneakers più green del momento infatti si degradano in tempi differenti, ma in non più di sei mesi, anche se per cominciare a scorgere un germoglio verde dalla terra occorrerà molto meno (tempo un mese e nel  vaso comparirà una pianta).

Un’idea magnifica, dall’inizio alla fine, che non significa solo prodotto a impatto zero, ma anche ritorno alla natura. Ciascuno di noi infatti dovrebbe abituarsi a considerare i beni che acquista come prodotti che devono rigenerarsi, decomporsi e scomparire dal Pianeta perridare spazio alla natura. Purtroppo l’intera linea OAT Shoes è disponibile solo nei Paesi Bassi e in Belgio, noi italiani dobbiamo accontentarci della vendita online e di un prezzo non proprio popolare (139 euro circa): un po’ caro, sopratutto di questi tempi, ma decisamente adeguato se si considerano il raffinato ingegno che le ha partorite e la degna fine che le aspetta dopo l’uso.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale

( fonte: Attenti alluomo )

Per visionare o acquistare le scarpe che diventano pianta: sito Oatshoes

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In Uk si studia il fiore che salverà il mondo ( fonte: Fanpage )

Un’ equipe di ricercatori di prestigiose università britanniche sta testando un fiore che servirà a ripulire terreni e acque contaminate e da cui si potranno estrarre sostanze utili per i trattamenti del cancro.

Un fiore salverà il mondo. E’ questo l’obiettivo di un gruppo di ricercatori britannici che si sono consorziati per dare il via a un programma di fitodepurazione dei terreni del Regno Unito.

A capo dell’equipe di lavoro c’è il professore Kerry Kirwan dell’università di Warwick, che si sta avvalendo di diversi ricercatori provenienti da la Newcastle University, l’Università di Birmingham, la Cranfield University e l’Università di Edimburgo.

Il progetto si chiama “Cleaning Land for Wealth” e sta studiando come fiori “mangia-inquinamento” alcune classi comuni come l’Alyssum. Questo fiore miracoloso oltre a ripulire i terreni della Gran Bretagna, potrà essere utilizzato anche per curare il cancro.

Dai fiori, infatti, sarà possibile estrarre delle nanoparticelle di platino e arsenico da utilizzare come convertitori catalitici utili per i trattamenti anti-cancro.

Se lo studio riuscirà nel suo intento non si ricaverà solo un rimedio per la terra e le acque contaminate, ma potrà essere applicato a diverse tecnologie.

“Questo darebbe ai fabbricanti di convertitori catalitici, agli sviluppatori di trattamenti contro il cancro – ha dichiarato Kirwan – e di altre tecnologie applicabili esattamente la giusta forma, le dimensioni e altre funzionalità di cui c’è bisogno senza un successivo affinamento”.

continua su: http://www.fanpage.it/in-uk-si-studia-il-fiore-che-salvera-il-mondo/#ixzz2DVjjqMDQ
http://www.fanpage.it
Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

L’olio di palma è dannoso alla salute e all’ambiente ( Econota 98 )

novembre 26, 2012

Il dominio delle multinazionali

Fritti dall’olio di palma

Notizia su organizzazione mondiale della sanità del 07 ottobre 2012 da Mondo Alla Rovescia

Fritti dall’olio di palma Foto

<!– –>non posso parlare ai tuoi simili, ma tu puoi farlo… Fallo!!! Roberto Cazzolla Gatti, Biologo ambientale ed evolutivo (Fonte  vglobale )<!– –>

L’olio di palma sta friggendo la Terra

Un olio dall’insulso sapore e potenzialmente dannoso per la salute, diventa l’ingrediente più utilizzato dall’industria alimentare, semplicemente perché costa poco produrlo nonostante i danni all’ambiente ed ai popoli che vivono nelle aree di produzione e vengono impiegati e sfruttati nella coltivazion

Roberto Cazzolla Gatti, Biologo ambientale ed evolutivo

La rossa pelliccia, un tempo muschiata ed in lento ondeggiare tra fronde rigogliose, serpeggia oggi in un disperato tentativo di ritrovare la foresta perduta. Due occhi neri e profondi osservano impotenti l’ultimo albero che si schianta al suolo. Non si ode rumore nel nulla. Quel piccolo, avvinghiato con forza alla propria madre, si aggrappa all’unica certezza rimastagli. Ma quel passaggio verso la vita adulta condurrà, invece, entrambi ad una triste fine.

Sono gli oranghi delle foreste pluviali del sud-est asiatico che ci ricordano attraverso i loro affranti sguardi l’immensa sofferenza che si cela dietro la coltivazione ed il commercio dell’olio di palma. Forse perché più vicini a noi, uomini, da un punto di vista evolutivo, questi enormi e pacifici primati rendono le immagini di una foresta che scompare la più grave tragedia che sia mai stata inscenata sulla Terra. Letteralmente, l’olio di palma sta friggendo il Pianeta di cui siamo parte.

La palma da cui si estrae il tanto ambito olio (Elaeis guineensis) è una pianta originaria dell’Africa sub-sahariana, esportata e poi coltivata negli ultimi secoli nelle Americhe ed in Europa per scopi ornamentali ed in Asia per la produzione dei semi. Questi, raccolti in enormi grappoli sferici che a maturazione sono di color rosso-arancione, contengono un olio facile da estrarre a freddo (olio palmitico) e da utilizzare come emulsionante. La diffusione della pianta avvenuta negli ultimi 50 anni ha assunto proporzioni inimmaginabili. Si stima che oltre il 90% delle coltivazioni in Indonesia e soprattutto nel Borneo siano riservate alla palma da olio. Com’è facilmente immaginabile, la maggior parte della produzione non viene mantenuta entro i confini nazionali, ma utilizzata nell’esportazione a basso costo vero i Paesi occidentali e la Cina. Gli Usa e l’Europa sono tra i principali importatori di olio di palma nel Mondo.

Ci si potrebbe chiedere il perché dell’esplosione di coltivazioni dedicate alla produzione di un olio di scarsa qualità e relativamente saturo (circa 50%, con l’acido palmitico che raggiunge il 47% di saturazione) tale da essere ritenuto tra i più dannosi per la salute se combinato con una dieta in cui è presente carne, burro, uova, latte e derivati. Ma la risposta non giungerà, come spesso accade né dall’Organizzazione mondiale della sanità, che consiglia la moderazione nel consumo di grassi saturi, né tantomeno dal raziocinio umano. Si tratta, infatti, di una vera e propria follia commerciale.

È l’economia di poche multinazionali a dettare le regole planetarie e, così, un olio dall’insulso sapore e potenzialmente dannoso per la salute, diventa l’ingrediente aggiunto più utilizzato dall’industria alimentare, semplicemente perché costa poco produrlo nonostante i danni all’ambiente ed ai popoli che vivono nelle aree di produzione e vengono impiegati e sfruttati nella coltivazione.

Il canovaccio della distruzione procede identico in ogni luogo. Si individua la foresta pluviale dove sarà realizzata la piantagione. Le aziende del legno commerciale (molte si trovano in Italia e vendono legno e parquet di «origine tropicale», spacciandolo per sostenibile e certificato) iniziano a tagliare gli alberi con valore di mercato (solitamente i più alti e grossi). Successivamente le industrie che producono polpa per la fabbricazione della carta (tra le quali la Asian Paper and Pulp è la più grossa multinazionale della devastazione forestale in Oriente e rifornisce aziende anche italiane che producono quaderni, libri e risme) rimuovono il resto degli alberi utili.

Al termine del lavoro selettivo, le industrie agroalimentari per la produzione di oli tropicali rimuovono ciò che resta di quella che un tempo era una foresta rigogliosa e ricca di vita (si stima che oltre l’80% di tutte le specie animali e vegetali viva nella fascia tropicale e le foreste dell’arcipelago malese, dov’è più diffusa la coltivazione, siano tra le più ricche al mondo). La maggior parte degli animali è già fuggita o morta dopo le prime due fasi. Ma alcuni temerari, come gli oranghi, restano abbracciati all’ultimo stelo disponibile per non abbandonare la foresta in cui vivono. Così è facile assistere a scene di primati impauriti che si arrampicano su rinsecchiti e carbonizzati tronchi, inseguiti dalle ruspe. Per loro la miglior sorte è il trasferimento, ma raramente accade perché lo stress li uccide dopo qualche giorno. Muoiono, come muore la foresta di cui sono parte.

Completata la rimozione di ogni forma di vita, l’impianto delle palme avviene in poche settimane e la produzione procede per 4-5 anni sino a quando il suolo, povero di sostante organiche e minerali, non è più in grado di sostenere la piantagione. E viene abbandonato. Laddove troneggiavano maestosi alberi e la vita pullulava sotto la canopea, resta qualche misero tronco di palma marcescente.

In questo scenario apocalittico i capricci degli ingordi sultani (come quello malesiano e del Brunei) e gli interessi delle grandi aziende (che sfruttano manodopera a basso costo, popoli indigeni e violano i diritti dei lavoratori e dei minori, oltre a danneggiare l’ambiente) giocano un ruolo fondamentale. Ma non sono gli unici colpevoli. A provocare la perdita di biodiversità (scompaiono più specie nelle foreste tropicali di quelle che ne vengono scoperte ogni anno), che ha gravi effetti sull’intero pianeta e la riduzione della copertura forestale tropicale (negli ultimi 50 anni il Borneo ha perso l’85% delle sue foreste vergini) è soprattutto il consumatore. Siamo noi, in altre parole, i principali responsabili.

I nostri acquisti fanno la differenza.

I sultani ed i primi ministri dei paesi tropicali (le piantagioni da esportazione si stanno, purtroppo, diffondendo anche in Africa ed in Sudamerica) complici delle aziende del legno ed olearie, non avrebbero fonti di guadagno se nessun compratore acquistasse prodotti che contengono l’infernale olio di palma. Niente acquisti significherebbe niente guadagni e, quindi, zero deforestazione.

Il quadro, però, si complica perché il mercato globale cerca di imporre il suo modello dominante nel commercio e ci si ritrova immersi nell’olio fino al collo. Infatti, oltre ai cibi, l’acido palmitico finisce nei cosmetici, nei saponi, nei prodotti per la casa e per gli animali.

I livelli di distruzione delle foreste tropicali nel mondo sono già insostenibili e se non si arresta questo trend immediatamente avremo sconvolto gli equilibri del pianeta e portato alla deplezione delle meravigliose forme di vita che lo popolano per un po’ d’olio nelle nostre merendine. Tutto questo è assurdo e mortifica la reputazione (già ripetutamente scalfita) dell’uomo. In quanto essere, autoconsideratosi, razionale ed intelligente un simile sfacelo non dovrebbe essere permesso dalle leggi internazionali e dei singoli Stati. Ciò, però, non accade perché al di sopra degli interessi statali ci sono quelli delle multinazionali che controllano i governi.

Così le uniche due armi che ci restano per fermare l’assalto alla Natura sono la denuncia e l’azione.

La prima avviene ogni volta che portiamo qualcuno a conoscenza, con dati alla mano, di ciò che accade nel mondo e cerchiamo con i fatti di sensibilizzare la sua coscienza. Basta poco, un articolo, una foto affissa in ufficio, un’e-mail, un post su Facebook. Ma non è sufficiente. Ognuno deve agire in prima persona dando il buon esempio agli altri.

Iniziando dal non acquistare tutti i prodotti che contengono olio di palma. Sembrerebbe semplice, ma non lo è. Infatti l’olio di palma finisce spesso nascosto nelle etichette sotto il nome di «olio vegetale» o «grassi vegetali». Dov’è indicato in maniera così generica, è molto probabile che il prodotto contenga in sé una percentuale di «deforestazione». Meglio evitarlo, dunque. Ma non è tutto. L’olio di palma si camuffa sotto le false spoglie di diciture come: «Palm Oil, Vegetable Oil, Margarina, E471, cocoa butter equivalent (CBE), cocoa butter substitute (CBS), palm olein and palm stearine, elaeis guineensis, sodium lauryl sulphate (SLS), sodium laureth sulphate (SLES), cetyl alcohol, stearic acid, isopropyl and other palmitates, steareth-2, steareth-20 and fatty alcohol sulphates».

La maggioranza dei saponi e dei detergenti contiene almeno uno di questi ingredienti. Molte multinazionali come la Kraft li impiega in quasi tutti i suoi prodotti alimentari. Anche la nota Nutella non specifica quali oli utilizza (lasciando ampio margine al dubbio), scrivendo «olio vegetale» tra i suoi ingredienti. E catene di supermercati come la Coop, molto attente alle problematiche ambientali, pur avendo sostituito con l’olio di girasole i grassi tropicali nella linea Vivi Verde Bio, continuano a produrre col loro marchio biscotti solidal contenenti olio di palma e di cocco, saponette, cosmetici e svariati alimenti. E la Palmolive…lo conferma il nome stesso.

La spesa rischia, in questo modo, di diventare un incubo (già c’era da evitare il tonno, il pesce spada, acquistare bio, solidal, i conservanti, gli additivi, etc., ora si aggiunge anche l’olio tropicale). Ma non bisogna demordere. In ballo c’è il presente ed il futuro della Terra. Leggere le etichette, non acquistare prodotti con oli e grassi vegetali, preferire i prodotti freschi, non confezionati e direttamente dal produttore, acquistare bio e solidal (ma con molta attenzione perché green economy non è sinonimo di sostenibile!).

E se si vuole uscire dalla nicchia del consumatore consapevole che vive nella sua campana di vetro, si potrebbe iniziare a lasciare qualche post-it nei supermercati sui prodotti incriminati, con su scritto: «Attenzione, oli e grassi vegetali in questo prodotto. Danneggiano la salute e distruggono le foreste». È un piccolo avvertimento per la società del consumo frenetico ed a basso costo. Non lo affigge l’ambientalista fomentato, che non sa come passare la sua giornata. Lo appone una mano sensibile, che ha colto negli occhi di quell’orango che muore la richiesta disperata dell’intera Natura: io non posso parlare ai tuoi simili, ma tu puoi farlo…

Fallo!!!

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Uno studente inventa frigorifero senza porta che fa risparmiare energia e riduce il deterioramento degli alimenti

Tutti Bredenberg

 

Ben de la Roche, uno studente di design industriale presso Massey University in Nuova Zelanda , ha progettato una parete senza porta refrigerazione, chiamato Impress che fa risparmiare energia. Design de la Roche è finalista nel concorso Electrolux Design Lab 2012 . Impress, dice Electrolux, “trasforma completamente il nostro modo di conservare in frigorifero.” Piuttosto che nascondere alimenti refrigerati e bevande in una scatola chiusa, l’apparecchio li mette in evidenza. Si risparmia energia di refrigerazione quando un alimento è presente.

Impress è costituito da un insieme di entità di raffreddamento allungate che de la Roche chiama “pin.” Ogni perno presenta una faccia esagonale verso l’esterno, formando un’unica superficie a nido d’ape. Quando sei pronto per refrigerare un elemento, lo si preme contro uno o più degli esagoni e spingere indietro. Perni terranno a posto l’elemento; i loculi circostanti sono attivati ​​in modo da iniziare a raffreddare il vostro articolo. A differenza dei frigoriferi convenzionali che utilizzano gas tossici come ammoniaca, Impress impiega refrigerazione termoacustica con azoto.

Il suo frigorifero è uno dei concetti “Casa Dieci Elettrodomestici” scelti da Electrolux su 1200 partecipanti e saranno in mostra presso il Triennale Design Museum di Milano, Italia, il 25 ottobre. Electrolux ha scelto finalisti al concorso provenienti da Australia, Brasile, Cina, Danimarca, Inghilterra, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia e Spagna. Electrolux afferma che il suo intento con la concorrenza è quello di lanciare agli studenti una ” sfida a creare olistici esperienze sensoriali”  che rappresentano “il genere di disegno creativo che pensa e che sorprende, ci sfida e crea discussione sul futuro.” In Milano , un giuria di esperti di design assegnerà un primo premio di 5.000 euro e sei mesi di stage retribuito presso il centro di design globale di Electrolux.

 

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

” Angeli dell’eternità ” accompagnano Egizia Russo nella pubblicazione del suo primo libro

novembre 25, 2012

” Sembra irreale Umbi, invece è tutto vero! Il giorno 5 Dicembre 2012 ci sarà la presentazione , presieduta dal Sindaco del mio Comune, del mio primo libro ” IO EGIZIA” . E’ già in vendita su internet… spero che tu possa darmi una mano a sponsorizzare il link e a vendere più copie. “

Ecco fatto: ” www.libritalia.net“. Qui potrete acquistare il libro della mia cara amica di faceboock, Egizia Russo. Lei mi chiama Umbi, come usano appellarmi tutti gli amici di fb. La nostra amicizia nasce in modo spontaneo e ognuno segue con interesse e discrezione l’attività dell’altro, in modo semplice e senza invasioni, godendo l’uno del successo dell’altro. Egizia scrive delle poesie, o meglio… trasforma in poesie pensieri ed emozioni. E qui mi fermo, perché io non sono un critico, bensì un lettore che si lascia affascinare da tutto ciò che sgorga puro dall’animo di chi non ha paura di esternare sentimenti e sensazioni che la vita è in grado di donare a chi sa apprezzarla ed amarla, nella gioia e nella sofferenza.

Prima della prefazione di ” Io Egizia “, firmata da Gastone Cappelloni, vi offro un assaggio della sua arte genuina con una poesia che a me piace molto e che parla di Angeli… Angeli dell’eternità che l’accompagnano  e vi aiuteranno a conoscerla un po’ di più.

Umberto Napolitano

Angeli dell’eternità

L’amore elargisce
le sue ali con morbide ..piume
Avvolge paure sconforto dolore
nella grande magnificenza
del Creato
Irrequieto sobrio gaio
duetta un canto
a passi di danza
Non vi è sconfitta
non vi è disfatta
sotto le stelle di un Angelo bruno
alla luce di un Angelo biondo
Essi sono Angeli
al percorso della vita
perenne.

” Io Egizia “

LA PREFAZIONE DEL LIBRO

Le poesie di Egizia, evocative e nostalgiche, catturano con la genuina spontaneità l’attenzione del lettore, sono la panacea del cuore, della mente. In esse vivono i racconti della quotidianità, dell’assoluta certezza dell’incertezza, il grido velato dell’orgoglio e della “compostezza”. L’autrice si racconta con la semplicità dell’umiltà, della sofferenza, con la caparbietà e l’orgoglio di chi, come lei, ha saputo e voluto combattere contro le avversità di una vita in salita, con quella dignità che a ben pochi appartiene. I suoi versi sono perle di rara autenticità, perché dettate dal vissuto, della rinascita del proprio Io, senza andare oltre il sentimento del Tempo. Quel tempo che in lei non si è mai concretato, se non con il soffermarsi nel rammarico del non aver respirato appieno le gioie, che ci appartengono. La morte del padre, traumatica e lacerante, ci ha “consegnato” un’autrice e una Poetessa, caparbiamente matura, purtroppo, soprattutto grazie, alla sofferenza, consegnate con decorosa dignità della lettura.
Scrive Egizia: < … le mie Poesie sono l’irrinunciabile viaggio di chi ha nel sentimento del ricordo il profumo di tempi lontani e di mondi semplici, e che del passato avrebbe voluto “assaporare almeno l’aria”. Ecco, il motivo perché il lettore attento e sensibile, dovrebbe entrare nel mondo di Egizia, e della sua quieta carica di dolce
umanità!

Gastone Cappelloni

Famiglie                        d’Italia

La UE consiglia di mangiare insetti… Boh, a fine post un bel po’ di sane ricette nostrane ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

novembre 20, 2012

Carissimi amici, ho voluto proporvi due post così agli antipodi l’uno dell’altro, proprio per  sottolineare l’assurdità di certe proposte UE che stanno cercando sempre più di cancellare definitivamente qualsiasi legame di appartenenza di un cittadino europeo al proprio territorio, quindi tradizioni e cultura, in modo da creare una società futura piatta e priva di emozioni più facilmente adattabile a stereotipi decisi a tavolino in modo freddo, brutale e calcolato. Ecco perché rispondo provocatoriamente a proposte di un futuro di pietanze a base di insetti, contrapponendo delle sane e gustose ricette tradizionali italiane, in questo caso abruzzesi, che ci vengono offerte con arte e dovizia dall’esperta Eva d’Antonio nel suo blog In Cucina da Eva

Umberto Napolitano

La UE vuole che gli europei inizino a mangiare insetti

Nel totale disinteresse dei media, all’oscuro dei cittadini, lo scorso Gennaio il Parlamento europeo ha stanziato un’ingente cifra per qualcosa di veramente fantascientifico. Si tratta di 3 milioni di euro che verranno versati ad ogni Paese membro dell’Unione europea che incoraggia, con iniziative di vario tipo, l’uso di insetti in cucina.

La notizia è vecchia ed è passata quasi sotto silenzio, ma cercando sul web si può trovare, per esempio, un articolo di Repubblica.

Il fatto che le istituzioni europee abbiano deciso di investire immense cifre per agevolare l’introduzione degli insetti nelle abitudini alimentari europee, fa pensare che probabilmente i potenti, in vista di un futuro in cui il numero dei poveri è destinato a crescere, vogliono affidarsi anche agli insetti per permettere al popolo di cibarsi.

Questo provvedimento e questa prospettiva la dice lunga sull’Europa che verrà. Nulla è a caso in questa Europa mondialista.

La stravagante legge va interpretata come la soluzione europea al rapido incremento della popolazione mondiale e ai conseguenti problemi dovuti al loro nutrimento. Le Nazioni Unite stimano che nel 2050 vi saranno altri 2 miliardi e mezzo di abitanti del pianeta terra, che si aggiungeranno ai 7 oggi esistenti, ne deriva che sarà necessario quasi raddoppiare la produzione di cibo.

La ripugnante soluzione gode, evidentemente, di un nutrito numero di estimatori, tanto che i promotori di questa iniziativa asseriscono che moltissimi insetti contengono proteine, alta quantità di calcio, basso contenuto calorico. E come le alghe, gli insetti hanno un ulteriore vantaggio: sono piccoli. La loro produzione, anche su larga scala, non richiede tanto spazio. E non inquina l’atmosfera. Sarebbe un buisiness colossale!

Come dire, vogliono farci abituare a cibarci di insetti, già parte integrante della tradizione alimentare dei paesi asiatici.

Come mai è passato tutto in sordina?

In un periodo di recessione così cupo, non sarebbe corretto che l’opinione pubblica sapesse che nelle stanze dei bottoni di quell’enorme macchina burocratica chiamata Unione Europea, c’è chi pensa bene di spendere i “nostri” soldi per finanziarie questo stomachevole progetto?

Soprattutto mentre l’agricoltura a chilometro zero viene distrutta a colpi di leggi e di ricorsi e il settore agrario e sementiero è in mano a poche multinazionali senza scrupoli.

Non sarà anche questo un cavallo di troia per introdurre cibi geneticamente modificati?

La paura di future guerre e carestie potrebbe convicere la gente ad accettare di buon grado cibi creati in provetta piuttosto che una dieta a base di insetti.

Peccato che noi dimentichiamo di vivere in una frenetica società consumista. Difatti le ultime stime ci dicono che noi, lungo la filiera, tra scarti di produzione e spreco domestico, perdiamo circa il 30% della produzione totale di cibo.

E’ quanto emerge da uno studio inedito sullo spreco del cibo, curato dal Barilla Center e presentato lo scorso maggio a Milano.

In particolare, nei Paesi industrializzati vengono buttate 222 milioni di tonnellate di cibo ogni anno: una quantità che sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Sub Sahariana.

Soltanto in Europa, la quantità ammonta a 89 milioni di tonnellate. L’Italia “contribuisce” a circa il 10% dello spreco totale con 8,8 milioni di tonnellate: 27 Kg pro capite che corrispondono ad un costo di 454 euro all’anno per famiglia.

Infine, se ne vogliamo fare semplicemente un fatto economico, posso citare Sandro Castaldo, ordinario di Marketing alla Bocconi secondo cui il fatturato della grande distribuzione in Italia supera i 100 miliardi di euro l’ anno, mentre lo spreco alimentare vale circa un miliardo, e la cifra tiene conto solo della grande distribuzione.

Numeri pazzeschi che fanno rabbia e che non giustificano per nulla le decisioni prese dall’Unione europea.

Vista la situazione mondiale sono numeri che fanno tremare i polsi.

Secondo le stime della F.A.O. un terzo degli alimenti viene buttato nella spazzatura!

Follia!

E allora dove poggiano questi finanziamenti per incentivare l’uso degli insetti in cucina?

Manca qualche pezzo del puzzle.

Continuando la lettura dell’articolo apparso su Repubblica lo scorso Gennaio troviamo delle sorprese.

Si tratta della così detta “carne artificiale”. Sono già partiti gli esperimenti per fare crescere hamburger e polli in laboratorio. Questi “studi” sono a uno stadio avanzato e promettono risultati entro due anni.

Nonchè  dei cibi geneticamente modificati. Per esempio, i cinesi hanno dato il via alla sperimentazione di un “super riso verde”, più facile da far crescere e più nutriente. C’è chi studia banane con extra vitamine, pesci che maturano più in fretta, vacche resistenti alle infezioni. Cibi sintetici che nel prossimo futuro verranno sostituite da pillole prodotte direttamente dalla case farmaceutiche in combutta con le multinazionali alimentari.

Insomma, ci prendono per fame, e noi accetteremo di “buon grado” le loro decisioni.

Saremo le loro cavie, il più grande esperimento che la storia scientidica ricordi.

Fame e paura sono le armi con cui verremo schiavizzati e forse addirittura decimati.

Sarà un mondo dominato dell’eugenetica e dall’ingegneria sociale, sempre più simile a quello descritto da Aldous Huxley nel suo distopico e profetico capolavoro “Brave New World“.

Approfondimenti

Articolo originale: http://www.oltrelacoltre.com/?p=14124

by Italo Romano (fonte: Oltre la Coltre )

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In Cucina da Eva

Rubrica cibo e regioni qui inserirò tutte le ricette che fino ad ora ho pubblicato nella rivista online. Ringrazio Babe e Renata per avermi fatto partecipe e soprattutto a Tina per aver chiesto il mio inserimento,è un piacere rappresentare l’Abruzzo. Inoltre cliccando al link non solo troverete la mia ricetta ma tutti i link dei blog degli amici della rubrica con il titolo della loro ricetta.

Qui per le ricette precedenti alla mia adesione

Ricetta Light: Ciabotto

I rustici: Pizza rustica salata

Il riso: Risotto all’abruzzese

I biscotti e piccola pasticceria: Buccunotte

Il pane: Pane di patate

Le melanzane: Anellini alla pecorara

I formaggi: Pallotte Cace e ove

I piatti freddi: Melanzane sott’olio

Le dolcezze estive: Lattacciolo

Le verdure di stagione: Pipindun arrost

I Liquori: La ratafia abruzzese

I ripieni: Peperoni ripieni all’abruzzese

L’uva e Vino: Ciambelline al vino 

Le castagne e frutta Secca: I sassi d’Abruzzo

Dolci e salati ripieni: Panzarotti all’abruzzese

Minestrone di verdure: Cioffa mbriica

Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Rafael Correa: “L’esempio dell’Ecuador di fronte alla crisi del debito in Europa”

novembre 17, 2012

Debito estero, ovvero quel concetto “rivoluzionario” per attuare una economia sociale e solidale veramente utile per un paese. ( Nella foto, Rafael Correa Presidente della Repubblica dell’Ecuador )

Stiamo vivendo tempi molto difficili legati a tutto quello che la crisi finanziaria e la recessione economica si trascinano tristemente sempre dietro ma, anche per la profonda crisi dei valori che dovrebbero essere alla base della coscienza di ogni essere umano e che trova nelle vicende della nostra politica ,sempre più spesso di cronaca nera, l’esempio più eclatante.

Siamo sempre più disarmati nel vedere come venga metodicamente ed impunemente annientata  la ricchezza pubblica e con essa anche la più piccola speranza di un poter avere un futuro aggravata dall’assenza totale di un qualcuno che possa essere in grado di guidarci verso un totale risanamento materiale e morale.

In un contesto generale di questo tipo dove tutti i partiti sono indistintamente occupati nelle operazioni di plastica facciale non può certo passare in secondo piano l’intervento che pochi giorni fa il Presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha tenuto nella sua veste di economista nell’aula magna dell’Università Bicocca di Milano davanti ad una  platea gremita di studenti,molti dei quali ecuadoriani giunti anche da altre città d’Italia.

Una lectio magistralis insolita dal titolo “L’esempio dell’Ecuador di fronte alla crisi del debito in Europa” nella quale ha spiegato come il suo paese, stretto in passato nella morsa del debito estero e delle politiche finanziarie stabilite dal Washington Consensus e Fmi, abbia deciso di interrompere questa spirale negativa bloccando i pagamenti e dirottando le risorse su investimenti per nuove infrastrutture,assolutamente indispensabili per uscire da una crisi che aveva generato oltre due milioni di immigrati e per il rilancio economico e sociale della sua nazione, come del resto sta avvenendo.

Replicare questo modello nel nostro paese sottoposto ai vincoli dell’Eurozona appare di improbabile attuabilità ma, quanto avvenuto in Ecuador deve servici come spunto di approfondita riflessione, non dimentichiamoci infatti che molti dei paesi latinoamericani hanno pesantemente  pagato lo scotto delle politiche protezioniste ma soprattutto di quelle del già menzionato Washington Consensus che erano state concepite con la rigidità ed ottusità di poter rappresentare un unica  ricetta per le difficoltà economiche di qualsiasi  paese, senza tenere assolutamente in considerazione le diverse situazioni   economiche e sociali e provocando invece un forte aumento delle diseguaglianze e dei livelli di povertà.

La riduzione del debito deve essere  accompagnata da misure a sostegno del reddito,diversamente si innesca un meccanismo devastante come lo stesso Fmi ha finalmente ora ammesso, basti pensare che negli ultimi quattro anni il reddito della Grecia si è ridotto di un quarto e  l’impossibilità  da parte dello stato e dei cittadini di poter fronteggiare per esempio le spese per le medicine e le cure sta provocando un incremento dei decessi delle persone malate, proprio come avveniva ai tempi del Washington Consensus, ora la cosa fa più ovviamente più scalpore perché parliamo non di un paese al di la dell’Atlantico come se si trattasse di un pianeta molto distante da noi ma, di una nazione che è stata la culla della cultura e della civiltà anche se situata alla periferia dell’Europa ed in tutti sensi molto ma molto vicina e simile a noi.

Stefano Micheli

Famiglie  d’Italia

Energia dai funghi ( Econota 97 )

novembre 16, 2012

L’energia che viene dai funghi

Sara dai boccoli d’oro e grandi occhi azzurri è un po’ invidiosa di Mikako. Lei non ha figli e nel tempo libero, insieme con il marito micologo, può andare in giro per i boschi a catturare nuovo materiale di ricerca. Siamo nei laboratori della Novozymes, a pochi chilometri da Copenhagen, e le due donne sono le vestali della sezione “funghi”, la materia prima principe da cui estraggono gli enzimi.

Il lungo processo prevede selezione, isolamento del gene, sequenziamento del Dna e conservazione in contenitori di idrogeno liquido a meno 193 gradi. Un enorme database. Sara, Mikako e i colleghi bioinformatici che lavorano con loro hanno creato una banca dati di enzimi che costituisce il patrimonio di questa azienda, decisa a fare della biotecnologia la base della bioeconomia del futuro, «l’unica in grado di traghettare l’occidente fuori dalle secche della crisi». Dando un ruolo primario all’Europa che deve imparare «a sfruttare meglio l’unica materia prima che ha: la capacità di innovare». Soprattutto nella biotecnologia bianca, che a differenza di quella rossa, destinata a usi farmacologici, e di quella verde, fonte di enormi dissidi in quanto si occupa di agricoltura Ogm, spazia dalla chimica all’alimentazione, dalla carta al tessile e, solo in parte, alla produzione di Ogm,l. Solo per dare qualche dato, il 19% delle attività legate a questa applicazione riguarda la produzione di farine, latte, formaggi, carne e birre, l’1% le fibre tessili e in pelle, il 3% i cosmetici, il 45% i componenti di sintesi e il 15% la bioenergia. «Siete tutti nostri clienti, anche se inconsapevoli», sorride Per Falholt, vicepresidente Novozymes incaricato per la ricerca e sviluppo. Vede il mondo come un enorme recipiente di enzimi e microrganismi in grado di rivoluzionare le nostre economie in maniera sostenibile. Non si sente un utopista, al contrario, sostiene di avere gli argomenti per convincere anche i politici più recalcitranti che la bioeconomia ha un futuro. E che può rendere. Novozymes ne è un esempio. L’azienda danese, cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni, come dimostrano gli edifici che mano a mano si accumulano per ospitare nuovi laboratori, è oggi leader mondiale nella produzione di enzimi industriali, di cui detiene il 47% del mercato. Con un fatturato di 1,9 miliardi di dollari e un Ebit del 22,3%, dà lavoro quasi 6mila persone in giro per il mondo, un sesto dei quali in Cina. Ha 7mila brevetti e destìna ogni anno il 14% dei ricavi alla ricerca.

La sfida dei 500 ricercatori che lavorano nei laboratori danesi, spiega Falholt, è quella di riuscire a individuare metodi sempre più sostenibili per produrre energia. Gli sforzi sono diretti in particolare all’utilizzo di biomasse non food e rifiuti urbani. Già oggi l’azienda ha sviluppato metodologie ed enzimi speciali per lavorare gli scarti agricoli e i rifiuti urbani alimentari, materie prime a basso costo che non hanno bisogno di sussidi statali e non vanno a incidere sui bisogni alimentari.

Novozymes ha anche fornito le tecnologie a M&G, il gruppo italiano che sta per inaugurare una bioraffineria a Crescentino, nel vercellese. «Avrebbe dovuto essere la prima al mondo a produrre bioetanolo di seconda generazione» dice Falholt, ma sono stati battuti sul filo di lana dai cinesi che a giorni apriranno uno stabilimento. L’impianto italiano (un investimento di 120milioni di euro) estrarrà etanolo da sorgo, paglia di grano e canna comune, molto più efficaci del mais. Per produrre un milione di tonnellate di canna bastano 30-40mila ettari di terreno non pregiato, spiega il gruppo che opera in Piemonte, mentre se l’etanolo fosse estratto dal mais ne servirebbero almeno 300mila. Colture meno estensive, dunque, «ma non meno redditizie per gli agricoltori che si pensa di remunerare circa mille euro per ettaro, senza ricorso ad alcun sussidio statale». Se le bioraffinerie hanno rappresentato un passo avanti rispetto all’utilizzo di carburanti fossili, il vero salto sarà il ricorso a materia prima agricola non pregiata. È stato calcolato che solo di scarti agricoli al mondo si renderebbero disponibili oltre 900 milioni di tonnellate di “materia prima”. Più di 150 solo in Europa. Se nei paesi europei si realizzassero un migliaio di bioraffinerie si potrebbero generare 31 miliardi di euro di ricavi, con un risparmio di 49 miliardi sull’import di petrolio (la stima è di Bloomberg). Si potrebbe creare un milione di posti di lavoro, soprattutto nelle aree rurali e tagliare del 50% il consumo di gasolio. Tutto grazie agli enzimi di Sara.

by Fernanda Roggero ( fonte: Il Sole 24 ORE )

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Biofuel: acque reflue per le coltivazioni

Depurare le acque reflue e impiegarle per l’irrigazione delle coltivazione destinate alla produzione di biocarburanti. Il programma Reaguam elenca i primi successi.  ( Fonte: Rinnovabili.it )

La diffusione dell’utilizzo del carburante alternativo oltre a garantire la riduzione delle emissioni inquinanti può evitare, come spesso si teme, il consumo di coltivazioni alimentari. Un altro aspetto positivo potrebbe presto derivare dal consumo delle acque reflue per l’irrigazione delle colture. Il progetto in analisi, che rientra nel programma Reaguam, sperimenta l’impiego di acqua depurata in una coltivazione irrigua destinata alla produzione di vegetali non alimentari per la produzione di biofuel. I ricercatori della Fondazione Centro delle Nuove Tecnologie dell’Acqua partecipano, insieme ad altri esperti dell’Università Rey Juan Carlos di Madrid, Alcala di Henares, Las Palmas di Gran Canaria e IMDEA Water Foundation stanno collaborando per portare a termine lo studio e incrementare la produzione di combustibili non fossili. Grazie al progetto anche le piccole popolazioni potranno beneficiare di coltivazioni, anche alimentari, senza temere gli elevati costi dell’irrigazione. Le sperimentazioni, effettuate in una coltivazione di 300 metri quadrati localizzata a Siviglia, ha messo a coltura la ‘Jatropha Curcas’, dalla quale estrarre l’olio per la produzione di biodiesel. Dai primi risultati del progetto è evidente che non c’è differenza tra le colture irrigate con acqua depurata e le normali piantagioni.

 

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Forse ci stanno trasformando in Robocop: vorremmo saperne di più! ( Famiglie d’Italia Salute news )

novembre 14, 2012

Da un po’ di tempo su vari social network e blog stanno girando notizie piuttosto allarmanti relative al cibo che noi ingeriamo quotidianamente. Questo blog da sempre dedica molta attenzione all’alimentazione per cui pubblica quanto riportato, augurandosi però che le autorità competenti prima o poi prendano il tutto in seria considerazione ed operino in modo da accertare con serietà la veridicità di tali scoperte ed affermazioni per il nostro benessere, perché non se ne parli solo,  ma si obblighino le aziende imputate, in caso di reali conferme, ad intervenire immediatamente con delle soluzioni adeguate per non mettere a rischio definitivo la loro esistenza e quella dei propri lavoratori. 

Il tutto è nato da una piccola ricerca del dott. Stefano Montanari ( nanodiagnostics ) sulle nanoparticelle nei prodotti alimentari e portata alla ribalta da Beppe Grillo, ma in seguito ridimensionata dallo stesso Montanari… perché?. E questo ” perché  ” che ci preoccupa!

E’ in arrivo l’uomo bionico. I Metalli che ingeriamo ci stanno trasformando in ferramenta ambulanti: L’elenco che segue riporta alcuni metalli contenuti nei prodotti che ingeriamo.

Lista cibi con nanoparticelle

Fonte: http://bloggerinfo.altervista.org
Molti degli alimenti che quotidianamente consumiamo sono stati esaminati ed analizzati da due scienziati modenesi di fama mondiale che ahimè hanno trovato particelle metalliche nei composti. Particelle che purtroppo restano nel nostro organismo non essendo biodegradabili e che causano gravi problemi di salute.
Quindi cio’ significa che gli alimenti che ingeriamo sono contaminati. E’ quanto emerge da una ricerca portata avanti dalla “Nanodiagnostics”, nel 2005 e che ha messo in evidenza la presenza di particelle di natura metallica e ceramica nei cibi e nelle materie prime alimentari. Naturalmente i mezzi d’informazione cartacei e televisivi per lo più hanno taciuto a riguardo.
Il rapporto completo della ricerca con i relativi dettagli tecnici si può leggere sul sito http://www.nanodiagnostics.it.
Gli elementi inquinanti evidenziati che introduciamo giornalmente nel nostro organismo sono metalli come Cobalto, Titanio, Argento, Alluminio, Ferro, Cromo. Roba da far invidia a robocop !
E’vero che alcuni dei metalli sopra elencati sono essenziali per la nostra salute, ma solo quando si trovano sottoforma di ioni (i cosiddetti oligoelementi) che, entrano a far parte dei normali processi fisiologici dell’organismo; mentre gli elementi di cui stiamo parlando non sono ioni, bensì una sorta di minuscoli sassolini che vengono involontariamente introdotti come inquinanti nei cibi, e la cui grandezza si aggira nell’ordine dal miliardesimo al decimilionesimo di metro, in pratica piccole abbastanza da poter entrare all’interno delle nostre cellule, permanendovi per sempre, non essendo biodegradabili, e che possono causare gravi infiammazioni dette Granulomatosi che nel peggiore dei casi possono trasformarsi in cancro. Ma da dove derivano questi microscopici frammenti di metallo? Semplice, dai sistemi di macinazione che sono spesso costituiti da acciaio (Ferro-Cromo-Nichel etc.) col tempo questo materiale si usura, perdendo scorie che entrano nel macinato.
In attesa che sulle confezioni dei prodotti in questione campeggi la scritta “Nuoce gravemente alla salute – presenza di nanoparticelle cancerogene” come per le sigarette, riportiamo di seguito l’elenco dei cibi in cui sono statti riscontati gli agenti contaminanti:
Infastidendo le aziende produttrici che peraltro hanno soltanto ricevuto una comunicazione dei dati e quindi un invito a revisionare i processi produttivi, l’università che concedeva agli scienziati l’utilizzo di questo microscopio particolare ne ha chiesto la restituzione.
Sul sito di Beppe Grillo troverete un link per donare anche la più piccola cifra per riacquistare questo microscopio visto che i risultati sono a favore di tutti. http://www.beppegrillo.it/2006/03/la_ricerca_imba.html

“E’ in arrivo l’uomo bionico. I metalli che ingeriamo ci stanno trasformando in ferramenta ambulanti.
L’elenco che segue riporta alcuni metalli contenuti in prodotti che mangiamo tutti i giorni, metalli come Titanio, Cobalto, Argento.
Basta saperlo. Come per le sigarette è sufficiente aggiungere un’etichetta con su scritto: “Attenzione, vetro all’interno”, oppure “Piombo, Bismuto e Solfato di Bario possono produrre effetti collaterali”.

– Pane Panem : ferro, nichel, cobalto, alluminio, piombo, bismuto.
– Cornetto Samsung (cialda) : ferro, cromo, e nichel (acciaio).
– Biscotto Marachella Samsung: silicio, ferro.
– Omogeneizzato Manzo Plasmon: silicio, alluminio.
– Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: ferro, solfato di bario, stronzio, ferro-cromo, titanio.
– Cacao in polvere Lindt: ferro, cromo, e nichel.
– Tortellini Fini: ferro, cromo.
– Hamburger Mc Donalds: argento.
– Mozzarella Granarolo: ferro, cromo, e nichel.
– Chewing gum Daygum Microtech Perfetti: silicio (cioè vetro).
– Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) Herbalife: ferro, titanio.
– Integratore Formula 2 Herbalife: ferro, cromo.
– Pandoro Motta: alluminio, argento.
– Salatini Tiny Rold Gold (USA): ferro, cromo, nichel, alluminio.
– Biscotti Offelle Bistefani: osmio, ferro, zinco, zirconio, silicio-titanio.
– Biscotti Galletti Barilla: titanio, ferro, tungesteno.
– Macine Barilla: titanio.
– Granetti Barilla: ferro, cromo.
– Nastrine Barilla: ferro.
– Bauletto Coop: ferro, cromo.
– Plum Cake allo Yogurt Giorietto Biscotti: ferro, cromo.
– Ringo Pavesi: ferro, cromo, silicio, alluminio, titanio.
– Pane Carasau ( I granai di Qui Sardegna) : ferro, cromo.
– Pane Ciabatta Esselunga: piombo, bismuto, alluminio.
– Pane Morbido a fette Barilla: piombo, bismuto, alluminio.
– Paneangeli Cameo: alluminio, silicio.

Lo studio è stato condotto dal dott. Stefano Montanari e la moglie dott. Antonietta Gatti. Grillo pubblicò anche una lista di alimenti nei quali i ricercatori avevano rinvenuto nanoparticelle di metalli, invitando a non acquistarli. Quando furono pubblicati gli studi la società privata per cui lavoravano che possedeva il microscopio elettronico a loro disposizione, la nanodiagnostics, decise di trasferire il prezioso microscopio attraverso cui avevano fatto le analisi all’università di Modena. Grillo si fece promotore di una raccolta fondi per l’acquisto di un nuovo microscopio, più di 378.000 € furono raccolti. La raccolta fondi fu supportata da una onlus emiliana, l’associazione Carlo Bortolani, che divenne proprietaria del microscopio acquistato. Per motivi poco chiari poi l’associazione decise di donare il microscopio all’Università di Urbino.
Mi sorprendo che la lista è così corta! Infatti Montanari ha dichiarato che ha effettuato delle analisi a campione casuali prendendo dei prodotti dagli scaffali del supermercato. Qui si riportano le marche famose, e non, per esempio, le marche discount e importate.

Infatti i metalli pesanti sono dappertutto nell’aria, nell’acqua, nelle pentole (in alluminio, acciaio con nichel, etc) nei cibi e addirittura nei farmaci (ad esempio gli antiacidi contenenti idrossido di alluminio come il MAALOX), nei vaccini e nei cosmetici. Ogni giorno, ogni giorno accumuliamo e accumuliamo sempre di più metalli pesanti nel corpo che bloccano l´attività di numerosi complessi enzimatici, mentre l´eliminazione avviene solo in minima parte, per salivazione, traspirazione, allattamento (!!), ecc. I metalli si concentrano, danneggiandoli, in particolare in alcuni organi ( come cervello, fegato e reni) e nelle ossa, e sono spesso un fattore aggravante, quando non determinante, in numerose malattie croniche.

Se non avete idea di quanto i metalli pesanti siano un realtà che purtroppo ci tocca direttamente, sebbene non lo dicano in tv, allora potete effettuare il test del mineralogramma. Il mineralogramma fornisce un accurato identikit bio-chimico, poiché i capelli rappresentano un tessuto organico la cui composizione è praticamente identica a quella degli altri tessuti organici.

Per approfondire su in che modo assumiamo i metalli pesanti, gli effetti sul corpo, dove si accumulano nell’organismo e come rimuoverli leggi il dossier Metalli Pesanti.

http://dioni.altervista.org/
Tratto da: CIBI CONTAMINATI DAI METALLI PESANTI: ECCO L’ELENCO DELLE MARCHE DA EVITARE! | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/04/24/cibi-contaminati-dai-metalli-pesanti-ecco-lelenco-delle-marche-da-evitare/#ixzz2CBHrtRyr
– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

Il Marocco si adegua all’energia solare ( Econota 96 )

novembre 10, 2012

Marocco intende produrre il 14% della sua energia dal solare entro il 2020 by Timon Singh

Produrre Energia solare per sfruttare l’abbondante quantità di luce solare che ricevono è un’idea che abbraccia molti paesi nel Medio Oriente e Nord Africa . Agenzia marocchina per energia solare (MASEN) ha recentemente annunciato che sono “molto fiduciosi” di garantire gli investimenti necessari per costruire grandi centrali solari nel deserto delle regioni meridionali del paese. Il paese è sulla buona strada per diventare un produttore mondiale di energia solare  e  prevede di raccogliere il 14% della sua energia dal sole entro il 2020.

Parlando ai giornalisti, in una conferenza a Marrakech, il Vice Ministro dell’energia Mohammed Zniber disse: “il nostro obiettivo è che nel 2020 il 42% della nostra alimentazione verrà da energie rinnovabili tra cui il 14% dal solare. Al momento abbiamo solo un impianto solare, nell’est del Marocco, al Ain Beni Mathar, con una capacità installata di 20 MW”. Tuttavia se il paese riceverà l’investimento che sta perseguendo Zniber predice che Marocco sarà in grado di costruire cinque nuovi impianti solari per i prossimi otto anni, con una capacità di produzione combinata di 2.000 MW e un costo stimato di $9.000.000. “Siamo sicuri che molti investitori saranno interessati a finanziare questi progetti. Siamo molto fiduciosi,ha aggiunto. Come molti paesi del mondo in rapido sviluppo, anche il Marocco sta vivendo un innalzamento della domanda di energia nel 2012 a causa di una crescita della popolazione. Infatti il consumo di energia del paese dovrebbe salire del 10%  nel 2012. Ha anche poca scelta, dal momento che il Marocco non ha riserve di petrolio.  Il Progetto pilota è un ibrido solare e impianto di gas, ma i nuovi impianti saranno esclusivamente solari. Il primo sarà costruito vicino la frontiera desertica città di Ouarzazate e avrà una capacità di produzione di 500 megawatt ( si prevede di completarlo nel 2015 ). “Questo è il progetto più grande del suo genere al mondo, ha detto Obaid Amrane, marocchino dell’Agenzia per l’energia solare (MASEN).

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Dacci oggi il riciclo quotidiano

Il miglior risparmio, si sa, è il riuso. Innanzitutto di beni di grande valore come acqua, calore, energia e luce, ma anche dei rifiuti, il cui trattamento consente, tra l’altro, di risolvere un grave problema, quello dello spazio. Per chi abita in città, l’obbligo della raccolta differenziata impone infatti di avere più contenitori che molto spesso creano problemi di igiene e cattivi odori e che devono essere sistemati o sotto il lavello o sul balcone, sacrificando spazio prezioso e provocando notevoli disagi. La tecnologia può dare un aiuto straordinario, innanzitutto installando sotto il lavello il tritarifiuti elettrico (inventato da InSinkErator), che polverizza i rifiuti organici convogliandoli al tubo di scarico e per il quale occorre solo verificare se il proprio Comune è dotato di depuratore. Oppure ricorrendo al compattatore (Ecobin di Texambiente, 1.400 euro, tutto italiano) che riduce notevolmente e separatamente i rifiuti organici, la plastica, le lattine e simili molto rapidamente. Oppure si può installare Ecodyger (tecnologia e brevetto italiani) che separa i rifiuti organici liquidi da quelli solidi, inviando i primi nello scarico, e i secondi, riducendoli di oltre il 50% e trasformandoli in ottimo compost.

Ancora più interessante è il riuso dell’acqua piovana. È possibile, con un sistema di semplice installazione, ridurre almeno del 50% l’uso di acqua potabile innaffiando e lavando pavimenti e auto. La prima società in Italia specialista in questo campo, Raccoltaacquapiovana (www.raccoltaacquapiovana.it), progetta e realizza impianti, anche di piccole dimensioni, che consentono di ridurre la bolletta idrica famigliare per arrivare in alcune situazioni al 100 per cento. «Nei casi più semplici basta acquistare uno dei nostri serbatoi, collegarlo al tubo dell’acqua piovana – dichiara Alessio Sogliani, termotecnico dell’azienda – e installare il filtro per poi innaffiare le piante, lavare aree pavimentate, l’auto e qualsiasi parte della casa. Condizione essenziale è collegare il serbatoio a un pluviale da cui esce l’acqua piovana da trattare. Ed è possibile farlo anche in città, sul terrazzo, previa autorizzazione del condominio. In alcuni casi è possibile ottenere le agevolazioni del 50%, previste dal Governo, se c’è una sostituzione di gran parte dell’uso dell’acqua potabile, in quanto si tratta di una ristrutturazione e rivalutazione dell’impianto idrico». Il serbatoio, che può raggiungere una capacità di migliaia di litri (il più piccolo, da 300 litri, per terrazzo, costa 400 euro), può venire interrato, servendo più palazzine o più appartamenti. L’utilizzo può essere esteso a tutti gli usi sanitari, anche alla lavatrice e, con adeguato pre-trattamento brevettato da Raccoltaacquapiovana, anche alla lavastoviglie.

Più costoso, ma in evoluzione tecnologica, il sistema di Lef Group che progetta e realizza impianti di trattamento e riutilizzo delle acque grigie, provenienti da lavandini, docce e vasche, trattate con sistemi a filtrazione a membrana. Euro-Control è in grado di rendere riutilizzabili le acque grigie anche con la debatterizzazione tramite raggi Uv. Questi sistemi, è bene sottolinearlo, non danno mai acqua potabile bensì acqua adatta all’80% degli usi domestici, abbattendo di conseguenza la bolletta idrica. Facile da adottare è l’«imbuto di luce», un lucernario che, con tubi speciali guida la luce del sole, riflettendola e aumentandola con materiali hi-tech, verso ambienti ciechi, riuscendo persino a “inviare” la visione del cielo. Consente notevoli risparmi l’impianto di recupero del calore da riscaldamento: quello che Minusenergie importa dalla Svizzera, Seven Air, recupera il 90% del calore che altrimenti si disperderebbe all’esterno, con un costo rapidamente ammortizzabile. Altamente efficiente, grazie a tecnologie e controlli sofisticati, il termo-caminetto che brucia di tutto e non solo legna: può scaldare un’intera casa “divorando” qualsiasi rifiuto, organico e non, disponibile.

APPLICAZIONI TRA IL DIGITALE E IL REALE

01 | TRITARIFIUTI
Sotto il lavello per gli alimentari, oppure il compattatore di tutti i tipi di rifiuti (300-1600 euro)
www.insinkerator.com, www.texambiente.it, www.ecodyger.com

02 | COMPOSTIERA
Sul balcone trasforma i rifiuti alimentari in fertilizzante per le piante (50-70 euro)
www.komposter.com, www.tuttogreen.it, www.ikea.it

03 | ACQUA PIOVANA
Sul terrazzo o in giardino serbatoi per acqua piovana per irrigare e lavare tutto (a partire da 400 €)
www.raccoltaacquapiovana.it

04 | LAVATRICE
Utilizza l’acqua piovana, che serve anche il water, e la riscalda con l’energia dei pannelli solari
www.raccoltaacquapiovana.it

05 | ACQUE GRIGIE
Le acque di vasca, doccia e lavabo, trattate e filtrate, possono irrigare e lavare zone interne ed esterne
www.lef-group.it

06 | TRITACARTA
Riduce l’ingombro della carta, mentre il termo-caminetto speciale “divora” qualsiasi rifiuto
www.rexel.it, www.fellowes.com/it

07 | LUCE SOLARE
Sul tetto un “imbuto luminoso” porta la luce solare nei bagni e negli ambienti poco illuminati
www.solartrading.it, www.lightway.it

08 | ACQUE DI COTTURA
L’acqua di cottura di pasta, riso, verdure e carni è un ottimo fertilizzante per le piante in vaso

09 | CALDO RECUPERATO
Costoso, ma l’impianto di totale recupero del calore taglia i costi del riscaldamento
www.minusenergie.com

10 | TENDE E PARETI ESTERNE
Vaporizzate con acqua piovana, abbassano costantemente la temperatura interna
www.perfectcool.it, www.idromig.com

 

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Funghi e batteri al servizio dell’ umanità ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

novembre 7, 2012

Contro il riscaldamento globale i fungi champignon

È notizia di ieri che l’Istituto nazionale francese per la ricerca in agricoltura (Inra) ed il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti sono riusciti a mappare completamente il DNA del fungho Champignon, il più coltivato e consumato. Ma perché?

L’uso di questo fungo non potrebbe essere relegato al solo scopo alimentare, a quanto pare gli champignon si comporterebbero infatti come efficienti spazzini in grado di ripulire le foreste e l’atmosfera dalla Co2.

I  funghi infatti sono organismi che crescono di notte, nei sottoboschi, e per crescere riconvertono l’anidride carbonica e decompongono le sostanze organiche. I ricercatori hanno sequenziato due varieta’ di questo fungo, il cui nome scientifico e’ Agaricus bisporus: una coltivata e una selvatica. Il lavoro mostra che lo champignon, rispetto agli altri funghi, possiede geni che gli conferiscono una maggiore capacita’ di metabolizzare miscele complesse di derivati di lignina e di altri polimeri. ”La possibilita’ di utilizzare le proteine prevalenti nel suolo conferisce un vantaggio agli champignon rispetto ad altri funghi spazzini” ha osservato uno degli autori, Francis Martin, dell’Inra. E’ la prima volta, spiega l’esperto che si dimostra che questo fungo e’ capace anche di decomporre il legno e non solo le foglie del sottobosco.

Gli champignon potrebbero infatti rappresentare un ottimo alleato nella lotta al fenomeno del riscaldamento globale. I funghi crescono di notte nei sottoboschi, e la loro maturazione passa attraverso processi di riconversione dell’anidride carbonica e di decomposizione delle sostanze organiche. Gli enzimi  potrebbero fornire nuovi metodi per neutralizzare e catturare il carbonio contenuto nel terreno.

Inoltre, questi particolari enzimi già utilizzati nelle bioraffinerie per degradare residui vegetali ricchi di lignina ed ottenere nuovi prodotti chimici ad alto valore, potrebbero avere ulteriori importanti applicazioni a livello industriale.

Fonte: Ansa Gaianews

Il batterio che crea l’oro, trovata la pietra filosofale?
by Roberto Cicchetti  
I ricercatori della Michigan University (Usa) hanno trovato l’anello di congiunzione tra scienza e alchimia. Il batterio metallidurans Cupriavidus sarebbe capace di trasformare il cloruro d’oro in pepite da 24 carati. Ma non c’è da illudersi, il procedimento è più costoso dell’oro prodotto, almeno per ora. Quindi niente febbre dell’oro o fabbrichette casalinghe di gioielli e monili.

“Abbiamo creato l’alchimia microbica trasformando in oro qualcosa che non ha alcun valore se non solido”,ha detto Kazem Kashefi, assistente professore di microbiologia e genetica molecolare.

Lui e Adam Brown , professore associato di arte elettronica e intermedia, hanno trovato questo batterio resistente ad altissime concentrazioni tossiche di cloruro d’oro, un sale presente in natura normalmente utilizzato per dorare porcellane o cornici dei quadri e anche in elettronica. In circa una settimana la colonia di Cupriavidus trasforma le tossine del cloruro in una pepita d’oro da 24 carati.

I ricercatori ne hanno fatto un’opera d’arte: The Great Work of the Metal Lover, un laboratorio portatile trasparente che permette di contemplare tutti i processi chimici. Un microscopio elettronico a scansione scatta a intervalli delle foto alla colonia di batteri così da analizzarne i progressi.

“È la neo-alchimia. Ogni parte, ogni dettaglio del progetto è un incrocio tra moderna microbiologia e alchimia, ” Ha detto Brown “La scienza cerca di spiegare il mondo fenomenologico. Come artista, sto cercando di creare un fenomeno. L’arte ha la capacità di spingere la ricerca scientifica.”

( fonte: Michigan University )

Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Dall’acqua di mare il combustibile verde per Jet ( Econota 95 )

novembre 6, 2012

Il processo per trasformare l’acqua di mare in un combustibile verde per Jet ( by Beth Buczynski )

Senti un leggero fastidio ogni volta che si riempie la tua auto per l’elevato prezzo del combustibile? Per fortuna non sei un Militare degli Stati Uniti alla guida di un Let o di un corro armato! Stanca di sprecare gran parte del suo bilancio con combustibili fossili, la US Navy ha condotto una ricerca di alternative più verdi e, possibilmente, economiche. Alcuni ricercatori presso laboratorio navale di ricerca degli Stati Uniti (NRL) hanno sviluppato un processo che può trasformare in abbondante acqua di mare combustibile per jet della Marina. Se la tecnologia si dimostrerà valida i loro sforzi potrebbero avere un impatto enorme; nel 2010 solo il dipartimento della difesa ha sborsato circa $11 miliardi su “energia operativa,” l’energia usata dalle forze militari nell’esecuzione delle loro missioni. Che è l’equivalente di tutto il bilancio dello stato del Tennesseee e non comprende ancora tutta l’energia necessaria ai veicoli militare delle basi.

Secondo un recente annuncio la trasformazione avviene durante un processo unico di gas-liquido che estrae l’anidride carbonica dall’acqua di mare e produce idrogeno utilizzando una cella elettrochimica ad acidificazione. “La riduzione e l’idrogenazione di C02 a idrocarburi viene ottenuta utilizzando un catalizzatore che è simile a quelli utilizzati per la riduzione di Fischer-Tropsch e idrogenazione dell’ossido di carbonio,” ha detto il Dr. Heather Willauer, un chimico di ricerca. “Modificando la composizione superficiale di catalizzatori di ferro nei reattori a letto fisso il sistema ha una migliore efficienza di conversione di C02, fino al 60%.

Al centro  per la corrosione Science & Engineering facility di Key West, in Florida, (NRLKW) un prototipo di “cattura carbonio” è stato testato utilizzando acqua di mare dal Golfo del Messico per simulare le condizioni che verranno incontrate in un processo reale di oceano aperto per catturare la CO2 dall’acqua marina e produrre gas H2. Attualmente si sta lavorando sull’ottimizzazione del processo e verso un scale-up. Una volta che questi sono stati completati gli studi iniziali prevedono che il  combustibile dall’acqua di mare sarebbe costato tra $3 e $6 per il gallone.

La Marina USA starebbe per trasformare l’acqua in una fonte di energia. Come prima cosa è conveniente. La maggior parte della flotta viene distribuita su un oceano in tutto il mondo. In secondo luogo l’acqua di mare è piena di C02, con concentrazioni di oceano circa 140 volte maggiore che in aria. Sebbene il processo di conversione abbia fatto progressi significativi in questi ultimi anni è ben lungi però dall’essere considerata affidabile.Tuttavia, con le forniture di petrolio globale che diminuiscono di giorno in giorno, non sorprende che la Marina stia cercando di pianificare in anticipo il suo futuro energetico.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

A Reggio Emilia gli Stati Generali della Bicicletta ( fonte: Rinnovabili.it )

 

Dal 5 al 6 ottobre 2012 il Comune ha ospitato l’evento nazionale programmato per discutere di mobilità nuova, ciclabilità e qualità urbana. Dalla summit, un Libro di Impegni per le Amministrazioni di ogni livello Il 

La bicicletta è una delle chiavi di volta di una mobilità urbana diversa, innovativa e smart. Per fornire un nuovo impulso alla mobilità dolce e sostenibile si riuniranno a Reggio Emilia gli Stati Generali della Bicicletta, l’iniziativa promossa da Legambiente, ANCI, Fiab e #salvaiciclisti. L’appuntamento si è tenuto il 5 e 6 ottobre, due giornate pensate per avviare un dialogo a livello nazionale su una mobilità nuova e al contempo raccogliere una serie di impegni vincolanti da chi ogni giorno è responsabile dei trasporti nelle nostre città. Gli Stati Generali della Bicicletta chiamando a raccolta amministratori, esperti del settore, associazioni e cittadini con di dare spazio l’obiettivo di proporre soluzioni che siano finalmente più performanti e competitive rispetto all’uso quotidiano dell’automobile favorendo la bicicletta come mezzo di trasporto sicuro, sostenibile, accessibile e dinamico. Gli organizzatori hanno redatto un Manifesto, al quale è possibile aderire on-line, (http://www.comune.re.it/italiacambiastrada), che presenta un quadro sintetico dello status quo della mobilità nostrana, vero e proprio punto di partenza del summit. Al termine della due giorni è stato rilasciato un Libro di Impegni per le Amministrazioni di ogni livello, contenente proposte per il breve periodo dal costo zero, misure a medio periodo dal costo lieve e azioni a lungo periodo dal costo più alto.

“Gli aspetti su cui lavorare sono molteplici, ma siamo convinti che per l’Italia sia davvero giunto il momento di cambiare strada e favorire una mobilità in grado di soddisfare il più possibile le diverse esigenze di spostamento, quelle dei pedoni, dei ciclisti e del trasporto collettivo – afferma Alberto Fiorillo, Responsabile Aree Urbane Legambiente -. In questo senso, abbassare di venti chilometri orari la velocità dei mezzi a motore in città è una priorità che può evitare ogni anno la morte di mille persone tra ciclisti e pedoni. L’introduzione di un limite di velocità più basso, una misura da approvare subito e da rendere operativa in fretta, comporta esclusivamente vantaggi – sottolinea Fiorillo -. Far scendere la lancetta del contachilometri conviene a tutti, dal punto di vista della riduzione della rumorosità, dell’inquinamento atmosferico e dei consumi di carburante”.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Energia anche dal chiarore lunare ( Econota 94 )

novembre 4, 2012

Globi solari generano energia anche raccogliendo il chiarore lunare (by Ayasha Guerin )

I progettisti di energia solare a Rawlemon hanno creato un globo di vetro sferico a inseguimento solare in grado di concentrare la luce solare e quella lunare fino a 10.000 volte. L’azienda sostiene che il sistema ß.torics è 35% più efficiente rispetto ai tradizionali modelli fotovoltaici doppio asse e la sfera, completamente rotazionale e resistente alle intemperie, è anche capace di raccogliere energia elettrica dal chiarore lunare.

Il sistema ß.torics è stato inventato da Barcellona dall’architetto tedesco André Broessel ( nella foto a destra ). Egli cercò di creare un sistema solare che potesse essere incorporato nelle pareti degli edifici i quali agiscono come generatori di energia. Ma il progetto non solo è degno di nota per le sue capacità di efficienza solare – il sistema di ß.torics è progettato anche per produrre energia lunare !

Le sfere sono in grado di concentrare il chiaro di luna diffuso in una fonte costante di energia. Il sistema ß.torics  sta avendo molta attenzione per il suo design pulito e bello. (Nonostante l’ enorme potenziale di energia solare, non abbiamo visto troppe tecnologie di energia solare di bel design).

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Una bici pieghevole con ruote full-size di Mikulas Novotny  ( by Kristine Lofgren. )

Se vivete o lavorate in una città una bicicletta può essere la scelta giusta. L’unico problema è che cosa fare con la bicicletta quando hai bisogno di andare da qualche parte abbastanza lontano. Le Biciclette pieghevoli offrono una grande soluzione ma hanno ancora i loro svantaggi. La  nuova bicicletta pieghevole progettata da Mikulas Novotny che ha le ruote full-size sembra aver risolto alcuni problemi di trasporto

Una sfida per qualsiasi bicicletta pieghevoleè il suo trasporto spesso ingombrante e scomodo. Per risolvere questo dilemma, il progettista Mikulas Novotny ha elaborato un nuovo design intelligente che permette la bicicletta di essere piegata in su. Oltre la comodità di essere in grado di piegare la bici, le ruote da 26 pollici ( ruote più grandi di molte biciclette pieghevoli) permettono un corsa più simile a una bici standard.

Con l’obiettivo di arrivare ad un prodotto semplice ed affidabile la bici presenta cerniere presso il reggisella e la spalla così che le ruote si allineano una accanto all’altra quando è ripiegata. Le ruote inoltre possono ruotare liberamente in posizione piegata, così, piuttosto che dover raccogliere e trasportare la bicicletta, può facilmente essere spinta tenendo il sedile. Le ruote più grandi consentono persino di essere tirata su o giù per le scale; l’idea è fantastica per chiunque abbia bisogno di usare una metropolitana o che vive in un appartamento a piani alti.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Premio Miranese dell’anno 2012: evento di beneficenza pro terremotati

novembre 1, 2012

Comunicato stampa: nell’ambito delle ricche tradizioni del popolo miranese, quest’anno, dop0 un  periodo di stop è stata riproposta dalla nostra associazione il Premio del Miranese dell’anno. In allegato trasmettiamo la rassegna stampa dell’ultimo periodo dalla quale potrete evincere la grande risonanza che ha avuto la notizia. 

Il risultato ha optato per Paolo Favaretto ( nella foto ), imprenditore molto attivo nel Comune e nel campo della beneficenza. Nello spirito poi della nostra associazione che valorizza le eccellenze gastronomiche del nostro paese, abbiamo pensato di abbinare l’evento ad un momento culinario culturale estremamente importante: Il Parmigiano Reggiano di Mantova e la Sopressa vicentina DOP. Il momento di incontro sarà occasione per attirare l’attenzione, facendo anche beneficenza, nei confronti dei paesi colpiti dall’ultimo devastante terremoto.

In allegato l’invito in formato A4 con l’evento che si terrà il giorno 3 novembre con una Conferenza Stampa di apertura e con relatori eccellenti. E’ prevista per le ore 11 presso il ristorante “19 al Paradiso” in Via Luneo 37 – 30035 Mirano (VE).

Rassegna Stampa Miranese – proterremotati

Pagina A4 – Invito Ufficiale

 Ufficio Stampa

Tel 333 6807900

Mail: massimo.zaratin@libero.it

Famiglie                        d’Italia

 

EASYVERBOX & PARTNERS S.R.L.“ COMUNICARE PER REALIZZARE”

ottobre 27, 2012

EASYVERBOX & PARTNERS S.R.L.“ COMUNICARE PER REALIZZARE” La Nostra Piattaforma al servizio qualitativo della Filiera Agroalimentare Made in Italy

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano

 

“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume,abbattuto l’ultimo albero,preso l’ultimo bisonte,pescato l’ultimo pesce solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro Banche”,cosi’ disse Toro Seduto antico profeta di una tendenza sempre piu’ attuale del Mondo nel non rispettare i veri valori umani e la natura.

Pertanto proprio in questo momento in cui la crisi sta mettendo a dura prova sul piano Economico e Sociale il nostro Paese traducendosi in un problema d’identita’ a tutti i livelli,ho deciso di fondare Easyverbox & Partners s.r.l.

Le Mie precedenti esperienze Mi hanno visto presente sia nel mondo della Finanza, tre sono stati gli Istituti di Credito nei quali ho svolto  vari ruoli sempre nell’Asset Management ovvero Banco di Roma,Banca Fideuram e Unicredit Banca  oltre che la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli in veste di Consulente ,sia nel mondo Industriale dove ho ricoperto  incarichi in vari Consigli di Amministrazione in Societa’  del Gruppo Seragnoli di Bologna,ed infine,anche in ambito Istituzionale dove ho avuto il ruolo di Consigliere Delegato nella Merchant della Regione Liguria ovvero Ligurcapital S.p.a,tutto ciò ha portato alla gratificazione per il lavoro svolto arrivata anche con la nomina a Cavaliere al merito della Repubblica Italiana conferita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.Questi percorsi professionali hanno,unitamente all’esplodere della crisi,contribuito ad una conoscenza delle regole e delle tendenze di questi settori stimolando una profonda riflessione sulle tendenze ed esigenze dell’essere umano.

Easyverbox &Partners s.r.l nasce da una sintesi di esperienze professionali e da un profondo dialogo e confronto con tutti i componenti del mio Team ,dei Soci e dei Partners storici.

“Una persona determinata puo’ fare la differenza,un piccolo gruppo di persone determinate puo’ cambiare il corso della storia”.

Il nostro motto “Comunicare per Realizzare” parte da una principale considerazione: integrare la Comunicazione,le Competenze Manageriali,le Aziende con le loro esigenze ed i loro Core Business,il Territorio ed i  Mercati Internazionali in un’unica Piattaforma che segue e guida il processo operativo con il fine di conseguire risultati importanti.Dobbiamo in una crisi cosi’ difficile si innovare,ricercare ma anche saper far conoscere efficacemente quello che sappiamo fare,ottimizzare il Network Operativo e fare piu’ Sistema in Italia e all’Estero.Nell’ambito del Convegno le principali riflessioni che sottoponiamo alla Vostra attenzione sono:

A)Abbiamo prodotti d’eccellenza,dobbiamo farli conoscere meglio utilizzando un Marketing Professionale.

B)I bisogni interni e’ giusto soddisfarli con prodotti il piu’ possibile a km 0 ed anche abbattendo i costi della filiera distributiva.

C)Bisogna fare sistema per raggiungere dimensioni che ci consentano una penetrazione nei Mercati Internazionali.

D)La Comunicazione a supporto del Web e del E-commerce riveste un’importanza notevole.

E)Le competenze Professionali devono ,nell’ambito della conoscenza dei prodotti,contribuire al rafforzamento dell’interesse con schede,testi ,analisi ,convegni,incontri,ect…….

Easyverbox & Partners s.r.l. ha strutturato un percorso operativo che affianca senza appesantire di costi le Aziende nel perseguire il raggiungimento degli obiettivi.

Easyverbox:” Comunicare per Realizzare”.

Nel costituire Easyverbox & Partners s.r.l.,oltre a curare i dettagli ,siamo partiti dalle Nostre convinzioni riguardo le tendenze ed esigenze future dell’Uomo,a tal proposito sono emersi i punti che costituiscono cio’ che noi chiamiamo Easyerbox  Trends per il prossimo decennio:

1)Ci sara’ un aumento della longevita’ ed a prescindere dall’eta’ , dell’obesita’.

2)La Middle Class costituira’ circa il 50% della Popolazione Mondiale

3)Nel mondo del lavoro nell’ambito di ogni professione saranno necessari nuovi concetti,metodologie,criteri innovativi e avranno maggiore spazio i creativi.

4)L’uomo si dedichera’ maggiormente alla gestione del suo tempo libero.

5)Aumentera’ la ricerca del Benessere psico-fisico per tutte le fasce sociali.

6)Ci sara’ una riscoperta di Etica e Valori

7)Si manifestera’ l’esigenza che la Tecnologia diventi sempre piu’ uno strumento al servizio dell’Uomo e non il contrario.

8)Gli investimenti con il venire meno delle vecchie regole del sistema bancario saranni piu’ in linea con la Vita e l’Economia reale ma dovremo tenere conto della compatibilita’ con la salvaguardia in tutti i suoi aspetti del nostro Pianeta.

Easyverbox &Partners s.r.l. prevede  4 principali  segmenti di attivita’:

A)Comunicazione ,Produzione ed Editor sviluppati sia direttamente che con dei Media Partners

B)Internazionalizzazione ,siamo presenti in Cina con una sede e con rapporti storici ed in Sud America in Brasile e Argentina.

C)Partecipazioni ed Investimenti diretti in particolare nei Settori del Made in Italy,Tourism & Wellness,Food e New Media.

D)Nell’ambito delle Attivita’ di consulenza riguardanti il Real Estate turistico-alberghiero ed il Tempo libero e delle Attivita’ di Advisory  ,Easyverbox & Partners s.r.l. le svolgera’ con i suoi Business Partners.

Vorrei concludere con una frase forte ma che deve farci superare questi limiti e questa incapacita’ italiana di fare sistema:

“Non e’ necessario spegnere la luce altrui, affinche’ la propria risplenda”.

Cav. Mauro Cervini

Famiglie                        d’Italia

No choosy e banda larga: il governo ci sfotte e ci controlla ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

ottobre 25, 2012

Scende in campo l’Italia “no choosy”: decine di offerte per chi non è d’accordo con la Fornero

La provocazione del ministro fa ancora discutere. Decine di mail giunte nella nostra redazione testimoniano un Paese che non è “schizzinoso”. Tgcom24 vuole dare voce a chi sta cercando un’occupazione cercando di offrire un aiuto che viene dalla rete.

 “welfare,”. Il Ministro Elsa Fornero parla ai giovani italiani, a quella che il presidente del Consiglio Mario Monti ha definito la “generazione perduta”.

I ragazzi si arrabbiano e rispondono sul web, attaccano il ministro. Non ci stanno, non vogliono più sentirsi additare come “bamboccioni” , celebre epiteto di Tommaso Padoa Schioppa, o “sfigati”, come ha fatto più recentemente l’ex viceministro al Welfare Michel Martone.

Se i choosy esistono, inutile negarlo, ci sono anche tanti ragazzi che farebbero qualsiasi lavoro pur di portare a casa la pagnotta. Tgcom24 vuole mettere in contatto i volenterosi con le aziende che offrono lavoro. Sul nostro blog di tgcom24 Missionelavoro le offerte non mancano. Oggi, ad esempio, le proposte arrivano dalla Campania, dove si cercano 100 addetti call center in provincia di Salerno e dall’Emilia Romagna dove c’è posto per 20 persone che lavoreranno in un inventario dell’Humangest Spa a Bologna.

Ci siamo messi in contatto con alcune agenzie interinali per capire quali sono i lavori “non choosy” che il mercato offre. Ma tu cosa saresti disposto a fare per dimostrare che non sei schizzinoso? I nostri lettori hanno già incominciato a scriverci qui. Se anche tu vuoi dimostrare che possono dirti di tutto ma non che tu sia schizzinoso mandaci una mail cliccando qui

Vado a fare l’operaio
Mettendo come parola chiave “operaio” nei primi tre siti di lavoro interinale proposti dai motori di ricerca spuntano, in Italia, 153 offerte di lavoro.

In particolare Adecco offre 70 posti, Obiettivo lavoro 23 posti mentre 51 posti arrivano da Manpower

E nel settore commerciale…

Su Adecco sono ben 256 le posizioni ricercate in diversi ruoli,  100 posti su Obiettivo lavoro e addirittura 560 su Manpower.

Fonte: Tgcom24

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Telefono e Internet, tutti i dati finiranno in mano al Governo

Nel mondo orwelliano di 1984  i prolet erano consci di essere controllati attraverso il televisore sempre acceso (solo gli alti papaveri del partito avevano il diritto di spegnerlo). Nell’incubo beferian-tremontiano da cui nel 2012 non ci si sveglia, i sudditi saranno controllati senza nemmeno saperlo.

Dal 23 prossimo ottobre tutti i dati sul traffico telefonico e internet di tutti i residenti in Italia dovranno essere trasmessi all’Agenzia delle Entrate il cui direttore, il sub-comandante Attilio Befera ha firmato il 6 settembre scorso il provvedimento che rende obbligatorio per tutti gli operatori telefonici, mobili e fissi, di tutti gli internet service provider inclusi quelli in wi fi, l’obbligo legale di comunicare tutte le informazioni su ogni abbonato (che tra l’altro deve fornire il codice fiscale già quando compra una SIM). Per il Grande Fratello non esistono zone franche per la privacy, concetto peraltro borghese, deviazionista o peggio.

Si e’ sempre iniziato in questo modo a introdurre il totalitarismo in forma prima morbida poi sempre più soffocante man mano che gli anticorpi della società venivano indeboliti. Sempre con una scusa plausibile, il nemico esterno, i terroristi, gli speculatori. Si martella i cervelli fino al candeggio totale che si adotta una politica criminale contro la collettivita’ e contro i singoli per il loro bene, in nome dei loro interessi collettivi. Nell’era dei burocrati al governo dipinti come tecnici, la scusa per instaurate il controllo sociale sugli individui è l’evasione fiscale su cui viene montato un lavaggio del cervello mediatico senza tregua. E i cervelli candeggiati dagli spot sull’evasore con la barba lunga e lo sguardo truce subito applaudono contente come le scimmiette ammaestrate.

Una volta che i dati su cosa fai, cosa leggi, cosa compri, quanti soldi spendi, dove vai, con chi parli, saranno a disposizione del governo, della polizia, del pubblico ministero e delle autorità in generale (e ovviamente di chi li comprerà al mercato nero) senza che il cittadino (pardon, il suddito) nemmeno se ne renda conto (almeno in 1984 la gente sapeva di essere sotto osservazione costante attraverso il televisore) il passo per stabilire chi è buono e chi è cattivo e va rieducato è molto breve. Per i Befera di tutto il mondo e in tutti i periodi storici quando si ha un martello in mano tutto il resto ha l’aspetto di un chiodo. E voi che vi illudete di avere ancora una testa (persino pensante) vi accorgerete, tra non molto, che agli occhi di Equitalia si tratta di una ben misera capocchia.

by Fabio Scacciavillani fonte originaslehttp://noisefromamerika.org/articolo/teste-capocchie )

 

( Famiglie d’Italia News Interessanti )

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare Made in Italy, attraverso nuovi mezzi di comunicazione.

ottobre 24, 2012

Grande successo a Milano del Convegno su Qualita’ e Tracciabilita’ della filiera Agroalimentare Made in Italy, tenutosi venerdi’ presso l’Aula Magna della Facolta’ di Agraria dell’Universita’. Riportiamo di seguito l’intervento integrale del Segretario Generale di FederFauna Massimiliano Filippi, dal titolo: “La Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare ”Made in Italy” attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.”

La Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare “Made in Italy” attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

Perche’ il cane, che da noi e’ considerato un animale d’affezione, in diversi Paesi del Mondo, soprattutto in Asia Orientale e in Oceania, e’ invece consumato come alimento e addirittura allevato appositamente per la macellazione? Perche’ nell’Ebraismo e nell’Islam si osserva la prescrizione di non mangiare carne di maiale, che e’ da noi tra le piu’ consumate? Perche’ in India i bovini vengono considerati animali sacri e gli indiani hanno sviluppato una certa fantasia nel cucinare carni che in Occidente sono molto meno diffuse e presentano una minore varietà di ricette?

Tali scelte, gli usi e i costumi dei Popoli sono dettati dalle diverse Culture, ovvero da quel bagaglio di conoscenze, tradizioni, saperi e pratiche acquisite, ritenute da ciascun Popolo fondamentali, tanto da venir trasmesse di generazione in generazione.

La Cultura nasce da un processo di sedimentazione dell’insieme di tutti questi fattori, inclusi quelli ambientali e climatici e cio’ sta a significare che la Cultura non e’ statica, ne’ riducibile alla dimensione biologica dell’Uomo, ma che si arricchisce di elementi e si evolve con l’Uomo, andando a rappresentare la totalita’ dell’ambiente sociale e fisico che e’ opera dell’Uomo.

In poche parole: noi dipendiamo dalla nostra Cultura, ma la nostra Cultura dipende da noi. Siamo noi che abbiamo il potere di decidere quali conoscenze, tradizioni, saperi, pratiche, siano degne di essere diffuse e tramandate alle generazioni future. Siamo noi che abbiamo il potere di decidere attraverso quali mezzi diffonderle e tramandarle.

E ovviamente bisogna, come diceva Luigi Einaudi: “conoscere per deliberare”. “E’ un cane che si morde la coda” aggiungo io.

Non possiamo permetterci che riguardo al sistema Agroalimentare “Made in Italy” si creino sacche di ignoranza, intesa come non conoscenza della realta’ o scostamento tra la realta’ ed una percezione errata della stessa.

Per Sistema Agroalimentare intendo l’insieme di tutti i settori dell’economia coinvolti nella produzione e distribuzione di prodotti alimentari, dall’Agricoltura, all’Industria che le fornisce i mezzi tecnici, all’Industria della trasformazione dei prodotti, al Settore del commercio e della distribuzione degli alimenti.

Non solo perche’ ne va della stessa sopravvivenza di tale sistema, ma anche per una questione di utilita’ Sociale: per garantire a tutti di poter operare scelte realmente consapevoli.

Non solo “gli ignoranti non possono non odiare, e temere insieme, coloro che si occupano delle cose ch’essi non capiscono”, come disse lo  scrittore e commediografo britannico William Somerset Maugham, scomparso nel 1965, ma come ha osservato piu’ recentemente l’attore statunitense Tom Hanks, “viviamo in una societa’ dove nessuna legge proibisce di guadagnare denaro diffondendo ignoranza o, in qualche caso, stupidita’”.

E’ il caso ad esempio delle produzioni zootecniche, oggi in alcuni casi minacciate addirittura di piu’ dalla propaganda e dalle azioni degli animalisti che non  dello stato di crisi economica in cui versa l’Italia e che ha coinvolto tutti i settori, compreso quello alimentare.

Venerdi’ 28 mi trovavo a Montirone in Provincia di Brescia, ospite di un’azienda agricola che alleva visoni che quel giorno partecipava ad un’ottima iniziativa organizzata dall’AIAV, l’associazione italiana degli allevatori di visone: un Open Day per consentire ai Cittadini di entrare a visitare gli allevamenti e vedere con i propri occhi com’e’ condotta l’attivita’ e come vivono gli animali. Voi non avete idea di quanta gente sia rimasta sorpresa di vedere animali belli, ben tenuti ed in perfetta salute! Alcune persone sono uscite quasi deluse perche’ si aspettavano di vedere immagini da film horror, tante altre soddisfatte e rassicurate dall’aver constatato di persona che acquistare ed indossare una pelliccia prodotta in Italia, oltre a offrire garanzie sulla qualita’ del prodotto, offre anche una garanzia di tutela del benessere animale. E’ rimasto positivamente sorpreso e impressionato anche il Sindaco del Paese che pochi mesi prima, dietro pressione degli animalisti, aveva emesso un’ordinanza di chiusura di quell’allevamento (poi sospesa dal Tar). Prima di allora, lui un allevamento non lo aveva mai visto, e quella sua sacca di ignoranza era stata colmata dalle falsita’ diffuse da una lobby, quella animalista, che ha interessi ben diversi da quello propagandato di difendere gli animali.

Ovvio quindi che per evitare che qualcuno pensi che le vacche siano costrette “a continui stupri e a continui parti” per produrre il latte, come ho sentito sostenere alcuni esponenti di quell’ideologia, o che l’allevamento realmente sottragga cibo alle popolazioni povere del Pianeta (provino loro, questi vegani, a mangiare quello che mangia un bovino), o ancora, magari, che il pollo nasca direttamente nel cellophane al supermercato, dobbiamo diffondere un’informazione corretta, percio’ conoscenza e quindi Cultura.

Stessa cosa dicasi per evitare che qualcuno pensi che la “Fiorentina” sia semplicemente una bistecca tagliata spessa e non un preciso taglio comprensivo dell’osso dalla lombata del vitellone di razza Chianina, o che il “Chianti” sia un vino californiano, oppure che non vi sia alcuna differenza tra una “Mozzarella di Bufala Campana” e la mozzarella blu di cui hanno tanto parlato i media poco tempo fa.

A riguardo e’ da notare che in tutto il Mondo vengono vendute montagne di prodotti alimentari presentati con slogan, nomi, bandiere, immagini, richiami di qualsiasi tipo all’Italia, che spesso non hanno nulla a che fare con l’Italia. Gia’ nel 2009 la Coldiretti aveva stimato in oltre 50 miliardi di euro il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy.

In altre parole, se una maggior conoscenza anche a livello internazionale della realta’ sulle produzioni agroalimentari italiane inducesse nei consumatori scelte tali da determinare il progressivo stop alla contraffazione, che e’ causa di danni economici ma anche di immagine, le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy potrebbero quadruplicare.

Non mi pare poco, operando solo in ambito culturale, senza pensare a leggi che comunque sarebbero ben difficili da far adottare ed ancor più difficili da far rispettare!…

La Cultura pertanto risulta essere l’arma piu’ efficace per difendere l’Agroalimentare Made in Italy!

Come qualsiasi arma pero’, deve essere usata ed usata nel modo giusto. Oggi ad esempio vi e’ la tendenza a considerare “persone colte” o addirittura “uomini di Cultura” coloro che hanno letto tanti libri, ritenendo erroneamente che la Cultura sia sinonimo di “conoscenza di quanto scritto sui libri”, mentre in Societa’ come la nostra oramai la Cultura non si identifica esclusivamente con le tradizioni scritte, ma con le nuove tecnologie multimediali come ipertesti, e-book, immagini e suoni, e anche per questo i grandi mezzi di comunicazione sono responsabili della Cultura di massa.

E’ indubbio che internet abbia cambiato non solo il modo di comunicare, ma anche quello di informarsi. Solo qualche anno fa, per condurre una ricerca o semplicemente per conoscere il significato di una parola, avremmo iniziato a scartabellare i volumi dell’enciclopedia ber riposta sullo scaffale in salotto o al massimo ci saremmo recati in biblioteca; oggi accendiamo il PC e in un “clic” consultiamo Wikipedia. Probabilmente sui libri non avremmo trovato nemmeno la parola “clic”. La stessa cosa vale per le notizie, siano esse di cronaca, di politica, di economia o di costume, che sempre più spesso leggiamo online anziche’ sui quotidiani cartacei.

L’uso di internet infatti e’ esploso ed e’ in continua espansione, anche perche’ rispetto alla stampa o a radio e televisione, consente una reciprocita’ in cui la fonte e l’utente possono interagire e tutti possono contribuire all’informazione di tutti: in Internet e’ presente tutto, sempre, e’ alla portata di tutti e tutti possono contribuirvi.

In internet si esprimono opinioni, si discute e ci si confronta attraverso i social network, in internet si incontrano produttori e consumatori dei prodotti più disparati attraverso l’e-commerce.

Diventa cosi’ piuttosto facile veicolare qualsiasi informazione anche non presentandola espressamente come tale, e anche se in internet l’informazione sfugge molto di piu’ al controllo dei poteri piu’ o meno forti rispetto che in altri mezzi di comunicazione, tant’e’  che sulla rete circolano molti contenuti censurati altrove, questo non significa che essa sia totalmente priva di controllo. Infatti e’ la stessa liberta’ di contribuire all’informazione che offre internet, che si rivela talvolta un’arma a doppio taglio. Ad esempio, una stessa informazione puo’ venire distorta, oppure ripresa e riciclata all’infinito, creando la falsa sensazione di una “abbondanza” che puo’ essere facilmente scambiata per conferma della sua veridicita’, anche nel caso vera non sia.

A quel punto l’informazione puo’ divenire disinformazione, ed e’ per questo che poc’anzi ho detto che le armi bisogna saper usarle.

Per fare un esempio concreto di uso efficace di internet come mezzo di disinformazione tornero’ a parlare degli animalisti citati prima. Fateci caso: quando navighiamo in internet generalmente non ci soffermiamo mai troppo tempo su una pagina, quantomeno non tanto tempo quanto ci soffermiamo su quella di un libro o di un giornale cartaceo, tant’e’ che le stesse testate giornalistiche normalmente pubblicano on line un riassunto di cio’ che pubblicano sul cartaceo. Cio’ dimostra che la comunicazione su internet deve essere veloce: meglio slogan ed immagini ad impatto. Ecco che gli animalisti, che internet sanno usarlo bene, adottano in genere una propaganda che consiste esclusivamente in slogan e parole ingannevoli ed immagini magari non pertinenti o addirittura false, ma ad elevato impatto emotivo.  L’osservatore e’ indotto a considerare tali immagini come indubitabile realta’ e rappresentative di un settore che magari non c’entra nulla. Oppure gli stessi ripetono il medesimo concetto, magari con parole molto semplici, talmente tante volte da farlo apparire vero anche quando non lo e’, solo perche’ falsamente appare largamente condiviso. Altra tecnica e’ quella di citare spesso fonti, magari roboanti, che poco importa se in realta’ siano inesistenti o le abbia scritte la nonna, tanto in molti casi cio’ che appare conta di piu’ di cio’ che e’. Talvolta basta poco ad offuscare la ragione. E in internet il danno puo’ essere facilmente ingigantito perche’ internet consente l’isolamento ed una realta’ virtuale dove chiunque pur di appartenere a un gruppo sposa delle tesi, oppure pur di sentirsi una persona saccente all’interno di un gruppo, diffonde tali tesi che ha assunto usando male gli strumenti di internet per documentarsi.

Ma ovviamente questo non e’ il nostro caso: noi vendiamo emozioni che nascono dalla realta’, da tutti i cinque sensi, emozioni che si possono toccare, e anche mangiare! Noi rispetto a loro partiamo avvantaggiati: non abbiamo bisogno di fare disinformazione, ci basta fare una corretta informazione su cio’ che e’ vero e oggettivamente constatabile da chiunque. Ecco che i nuovi mezzi di comunicazione, compreso l’e-commerce che viene presentato qui oggi, se impariamo ad usarli bene, possono diventare un eccezionale veicolo per rilanciare e potenziare le nostre eccellenze, un’arma per fare informazione e produrre Cultura, l’arma piu’ efficace per difendere l’Agroalimentare Made in Italy!

Massimiliano Filippi

Famiglie                        d’Italia

Collaborazione fra le associazioni nell’ambito dello sviluppo del progetto e-commerce ecosolidale

ottobre 23, 2012

 

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano by Federico F. Pincione Esq., presidente dell’associazione di giovani imprenditori Arcadia.

Collaborazione fra le associazioni nell’ambito dellosviluppo del progetto e-commerce eco solidale

Cari Amici, Spettabili Autorità, Egregi Signori e Gentili Signore,

colgo l’ occasione per rivolgere il mio personale ringraziamento a Banca Mediolanum, Esae srl, Famiglie d’ Italia onlus, ACR,  FederFauna, Consorzio Wilford ed alla Università degli Studi di Milano (che, pur per un breve periodo di tempo, ho avuto il piacere di frequentare nelle vesti di studente di Giurisprudenza e della quale conservo splendide memorie) oltre a tutte le persone che si sono adoperate per la perfetta riuscita di questo interessantissimo evento.

          E’ veramente un piacere ed un privilegio per me essere qui con Voi, oggi, ad ascoltare le autorevoli opinioni dei nostri oratori su un tema così attuale e rilevante. Rilevante dal punto di vista economico, certamente, a causa della grave crisi con la quale ci troviamo a convivere, giorno per giorno, oramai da diversi anni, ma anche dal punto di vita umano, sociale e culturale, vista la profonda correlazione che si instaura tra l’ Italiano, produttore o consumatore, indipendentemente dalla sua “denominazione origine e provenienza” e i prodotti della sua terra.

Per infinite ragioni, infatti, non si può pensare di valorizzare pienamente lo “strumento Agricoltura” e di utilizzarlo efficacemente quale sostegno al difficile stato in cui versa la nostra economia, senza valutare attentamente il “fattore” umano e culturale che circonda le nostre produzioni, il nostro territorio, la nostra Gente, da un lato, e le produzioni, il territorio e le Genti dei Paesi nei quali le nostre aziende, grazie al “mezzo” internet, sceglieranno di proporre prodotti nostrani. Se è vero infatti che in un mondo in crisi sempre più globalizzato, internet, offre una irrinunciabile possibilità di esplorare nuovi mercati e mettere in contatto con il proprio prodotto un numero infinitamente maggiore di possibili acquirenti rispetto ai metodi tradizionali, è anche vero che non è detto che essi siano “capaci” di apprezzare, o comprendere ciò che gli viene offerto.

Un esempio lampante che ho vissuto di prima persona è stato quello di vedere in un supermercato del Nord Europa del “pane in cassetta” molto vecchio, ovvero, particolarmente “nostalgico” (visto che, sull’ intera parte superiore della confezione era finemente rappresentato l’ Italico stivale colorato del rosso, del bianco e del verde, senza la Sardegna -per ragioni di spazio o di stampa, chissà- ma, dettaglio ben più preoccupante, con l’ Istria, Fiume, e un pezzetto di Dalmazia) e spacciato per pane fresco Italiano.

Ma c’è di più, la globalizzazione va al di là della mera contraffazione.

In alcune grandi città industriali del Messico ho trovato la più vasta scelta di squisiti “sushi rolls” che mi sia capitato di vedere in un menù, ciò non è sconvolgente se si pensa alla incredibile varietà di ingredienti che compone la cucina Messicana, ma diventa rilevante se si considera che, in realtà il “roll” non sono tradizionale cibo giapponese, ma una “mutazione” (che personalmente ritengo molto positiva) tanto che i veri ristoranti tradizionali non li propongono.

 

Pochi sanno, poi, che un piatto famoso in tutti gli Stati Uniti è nato nella città di Buffalo in un ristorante Italianissimo (  Anchor Bar ) che espone con orgoglio delle bellissime Moto Guzzi in sala. Le pietanze non sono, però, così “Italianissime”. La versione romanzata di questa storia, infatti, racconta di due passanti che fermatisi affamati a chiedere qualcosa di caldo ben oltre l’ orario di chiusura si sentirono rispondere che “non c’era trippa per gatti” e nemmeno molto altro a dire la verità. Solo dopo avere sopportato la molta insistenza dei due soggetti per vario tempo il cuoco si arrese e si inventò un piatto nuovo con gli scarti che stava per buttare via e che poi sarebbe diventato un vero”must” della cucina americana (specialmente allo stadio con una bella birra gelata!) ovvero le famose “Buffalo wings”. Personalmente dubito che in Italia qualcuno lotterebbe per gli scarti e, se anche fosse, dubito che l’ oste lo tramuterebbe in leggenda a rischio di perdere tutta la clientela a vita!

 Mi ha fatto grande piacere, quindi, sentire parlare in mattinata di  “Globalizzazione del made in Italy” e notare, scorrendo gli interventi descritti in locandina, quello sulla “Cultura del made in Italy” che seguirà a breve. Questi sono, a mio parere, i concetti cardine da tenere a mente per un approccio utile e concreto ad una commercializzazione sensata del made in Italy, perché, come nell’ esempio del “pane italiano”, prodotti ed atteggiamenti che costituiscono assiomi basilari nella nostra vita quotidiana possono non esserlo, e anzi, spesso non lo sono, nelle terre lontane alle quali intendiamo rivolgerci; addirittura, come nell’ esempio del sushi, (e come dimostrano enfatizzandone i risvolti più negativi alcuni sedicenti re delle torte in TV) essi possono essere reinventati o fraintesi rendendo difficile la commercializzazione della qualità.

Sugli atteggiamenti, sulla condivisione di informazioni corrette, sulla crescita delle comunità possono operare con successo a supporto dell’ attività di commercializzazione, le associazioni quali insieme di persone riunite, organizzate ed operanti per uno scopo comune.

In questo caso parlando di Arcadia aggiungerei anche [..] “un insieme di persone” [..] motivate, cresciute con una mentalità aperta, estroversa e volenterosa tesa ad operare per creare interazione ed un terreno fertile perché tutto quello che abbiamo di buono, che è così tanto, possa essere pienamente apprezzato da tutti.

Il Presidente di Arcadia

Federico F. Pincione Esq.

Famiglie                        d’Italia

La Cultura Rurale per un nuovo modello di Ambientalismo

ottobre 22, 2012

La Cultura Rurale per un nuovo modello di Ambientalismo

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano.

 

Milano, 12 ottobre 2012

L’Associazione per la difesa e la promozione della Cultura Rurale – Onlus è un’associazione culturale nata un paio di anni fa, composta da rappresentanti di tutte le categorie portatrici della ruralità.

Ad essa aderiscono agricoltori, allevatori a scopo professionale, amatoriale ed ornamentale, cacciatori, pescatori a scopo professionale e sportivo, rappresentanti del mondo ambientalista propositivo e non integralista, esponenti della cultura, dell’informazione, dello spettacolo, esponenti dell’economia e della scienza.

Le attività portatrici della Cultura Rurale rappresentano in Italia milioni di persone che lavorano, producono reddito, pagano le tasse, creano occupazione, tramandano di generazione in generazione tutti i valori che affondano le loro radici nella Cultura Rurale, che è parte fondamentale della nostra storia e delle nostre tradizioni.

Le forze che rappresentano la ruralità italiana negli ultimi anni si sono sentite minacciate da un modello di ambientalismo e da uno stile di vita nato nelle città. Con il distacco dalla natura e l’abbandono delle campagne (troppe volte purtroppo per lasciare spazio a nuovo asfalto e cemento), della vita semplice, genuina e naturale delle comunità rurali, l’uomo ha improntato la sua vita frenetica verso altri modelli di riferimento. In questo ambiente abbiamo prodotto generazioni di figli sempre più avulse dalla realtà naturale, che spesso non conoscono i delicati equilibri della natura e l’amore con il quale l’uomo di campagna cerca di mantenerli nei secoli.

Noi siamo convinti che per uno sviluppo ecosostenibile dell’agricoltura e delle attività rurali ad essa correlate serva un modello di ambientalismo che cammini di pari passo con i valori ed i principi che da sempre hanno sostenuto le attività dell’uomo e che soprattutto non si lasci travolgere da ideologie integraliste improntate sull’animalismo ma che piuttosto fondi le sue ragioni sull’”etica delle responsabilità”. L’ambientalismo italiano è nato nelle città, non nelle campagne, ed è per questo che su certi argomenti sembra non esserci dialogo; si pensi solo al dibattito attuale sulla cosiddetta “questione animale”. Crediamo che un modello di ambientalismo ragionevole, scevro dai pregiudizi ideologici che oggi lo stanno soffocando, sia possibile. Un modello di ambientalismo su stile americano ove, non dimentichiamolo, le associazioni ambientaliste più rappresentative sono formate proprio dai primi interessati alle questioni della terra, ovverosia gli agricoltori, gli allevatori, i cacciatori, i pescatori, i fruitore della natura in generale.

Oggi parliamo in particolare dei prodotti tipici agroalimentari che contraddistinguono l’Italia in tutto il mondo. Ebbene, i nostri prodotti tipici, siano essi di derivazione animale che vegetale, sono unici al mondo proprio grazie alle amorevoli cure che l’uomo ha riservato alla sua terra. E’ impensabile che si producano tali eccellenze senza fare del giusto, ragionevole ed efficace ambientalismo a salvaguardia della natura e dei frutti che essa ci offre.

La ruralità italiana ha però anche un’altra importante sfida da compiere. In essa sono racchiusi i segreti di un rapporto uomo-natura essenziale per la formazione dell’uomo e dei suoi più sani principi. Dobbiamo trasmettere questi valori alle future generazioni affinché siano d’esempio per uno stile di vita che ristabilisca il giusto equilibrio tra l’essere e l’apparire, ora molto sbilanciato sul secondo stato. La sfida non può che estendersi a livello culturale, all’interno delle scuole, insegnando ai nostri figli ciò che i nostri padri ci hanno tramandato. Ricordo un recente sondaggio effettuato in una scuola elementare ove gli alunni, la maggior parte, non sapeva che la fettina che si ritrovava sul piatto proveniva da un animale vero in carne ed ossa ma la credevano fabbricata all’interno del supermercato. Questo non è rispetto per gli animali, per l’ambiente e per gli uomini che li allevano. Sapere cosa mangiamo, il tipo di animale, come viene allevato e la cultura che sta alle spalle di questo duro lavoro significa rispetto per quell’animale e quindi per l’ambiente.

Attenzione però! Quando parliamo della funzione importante della cultura rurale non intendiamo insegnare un ritorno al passato, ma anzi fare un balzo in avanti nel futuro. Imparare da ciò che è stato, dagli errori che stiamo oggi commettendo affinché l’uomo di domani si approcci in maniera diversa con la terra e la natura. Questo è per noi un nuovo modello di ambientalismo, quello che abbiamo definito l’”Ambientalismo Rurale”, dove l’attore principale, cioè chi deve essere ascoltato per primo sulle questioni ambientali, anche e soprattutto dalle nostre Istituzioni, sia chi vive con e per la terra e non come spesso accade oggi, ne sia completamente avulso.

Quando Famiglie d’Italia ci ha chiesto di collaborare in questo grande progetto di e-commerce che viene oggi presentato, abbiamo subito colto favorevolmente la richiesta. La valorizzazione dei nostri prodotti tipici è cultura ed automaticamente significa salvaguardia dell’ambiente; spiegare al consumatore perché un prodotto diventa DOP od IGP, significa salvaguardare lo stesso consumatore dalle imitazioni.

La valorizzazione del sano e del genuino italiano diventa determinante quindi anche per la nostra economia e le nostre tradizioni, ed è in questo contesto che voglio chiudere il mio intervento presentandovi un’associazione, nostra partner, nata da poco ma che ha già fatto parlare di se in tutta Italia. L’idea è del brillante presidente di questa associazione, Vincenzo Fusco, anch’egli oggi presente qui con noi. Si chiama “Incontri Culturali Culinari tra Regioni”. Di manifestazioni che valorizzano i nostri prodotti tipici ce ne sono ogni anno a centinaia, sempre presi singolarmente. Ebbene, Incontri Culturali Culinari tra Regioni organizza eventi in cui fonde assieme non solo i prodotti tipici ma anche le relative culture di provenienza. Ho partecipato alla prima edizione del marzo scorso, “la Bufala DOP incontra il Radicchio IGP” ovverosia, pensateci, la Campania incontra il Veneto, in cui l’evento culinario ha assunto il significato di unione culturale di due regioni che a volte sembrano profondamente diverse ma che in questa occasione, a tavola, nel luogo conviviale per eccellenza, si uniscono a difesa dei loro prodotti tipici.

Continueremo quindi su questa linea, per una corretta e capillare diffusione della Cultura Rurale a difesa delle nostre eccellenze e per un’Italia che attraverso la sua storia, le sue radici e le sue tradizioni diventi un esempio per tutta Europa.

Associazione per la Difesa e la Promozione della Cultura Rurale – Onlusss

IL PRESIDENTE

Massimo Zaratin

 

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Dalla terra la speranza di riscatto di una società disattenta e trasandata per la mancanza di lavoro e di prospettive

ottobre 20, 2012

Tratto dall’intervento dell’avv. Domenico Musicco il 12 ottobre al convegno tenutosi nell’Aula Magna di agraria dell’Università di Milano, dal titolo ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia “. Titolare dello STUDIO LEGALE MUSICCO, è presidente e fondatore della AVISL, Associazioni Vittime Incidenti Stradali sul Lavoro e Malasanità.

Dalla terra la speranza di riscatto di una società disattenta e trasandata per la mancanza di lavoro e di prospettive

L’agricoltura in generale è contrassterritorio, prodottiegnata dalla disattenzione da parte dei poteri istituzionali e da parte di un mondo teso alla produzione di beni e servizi sempre più immateriali e astratti e al servizio del moloch che è la versione esclusivamente finanziaria del mercato. I contadini che non possono reggere la concorrenza della globalizzazione abbandonano i campi e sopravvivono stentatamente.

La stessa disattenzione che connota il campo del quale professionalmente mi occupo come associazione a favore di un altro disastro al quale vengono immolate circa 5.000 vittime all’anno e parlo solo dei morti.

I due aspetti si legano per l’indifferenza con cui vengono considerati il bene primario della vita e della salute e il bene primario della produzione del cibo.

Mi piace tuttavia cogliere alcuni segni che ci fanno sperare in una controtendenza.

Lo stimolo di associazioni come la mia innesca campagne di stampa che cominciano a sensibilizzare la società sul tragico fenomeno: si parla della istituzione dell’omicidio stradale, di prevenzione e manutenzione delle strade, ecc.

Allo stesso modo i casi sempre più frequenti di cittadini che tornano a fare i contadini o i produttori; la produzione e il commercio equo e solidale, la ricerca mirata ai prodotti doc, dop e di eccellenza; la valorizzazione dei prodotti del territorio e della alimentazione mediterranea.

Le vendite dirette, il crescente numero di agriturismi mi paiono tutti segni di una capacità di resistere e di adattarsi di quella forza tranquilla degli agricoltori.

Dimenticare quale sia il contributo decisivo delle nostre campagne al patrimonio della bellezza delle nostre campagne e alla preservazione dell’ambiente è delittuoso.

Perché tanti giovani al sabato sera bevono si drogano e si ammazzano sulle strade? Perché tanti giovani sono senza speranza di fronte alla mancanza di lavoro e di prospettive? Perché hanno smarrito la durezza tenace, la voglia di ricominciare, l’abitudine al sacrificio che sempre ha connotato chi vive della terra e per la terra.

Confido proprio che dal mondo agricolo partirà il riscatto di questa popolazione rassegnata, fiacca e smarrita.

Avv. Domenico Musicco

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La Corte del Verderame di Alzek Misheff

ottobre 18, 2012

LA PITTURA AL VERDERAME

I contadini la usavano per dipingere muri, porte e finestre, è un’emulsione di acqua, verderame, calce ed olio di lino.“La corte del Verderame” si rivolge a privati e/o aziende che ne condividono gli ideali o sono impegnati nel recupero e riuso. Eventi potranno essere organizzati presso le sedi pilota o in altri luoghi secondo il naturale sviluppo del progetto stesso e comunque durante l’inaugurazione degli affreschi.


” La corte del Verderame “ ( intervento del maestro Alzek Misheff al convegno del 12 ottobre 2012 tenutosi nell’Aula Magna di Agraria di Milano, dal tema ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’Economia “ )

Qualche capriolo, nessun cinghiale si è visto quest’anno. Ogni tanto passa il contadino amico rimasto. E’ l’inizio di ottobre, il periodo dei pomodori che rimarranno verdi.

Dalle colline di Montechiaro d’Acqui disegno dal vivo con il dito direttamente su iPad e scrivo questo testo per il convegno a Milano “Qualità e Tracciabilità della filiera Agroalimentare Made in Italy”.

Mi devo presentare… fatica d’obbligo.

Sopravvalutato come nuotatore e come avanguardista internazionale, trent’anni sono passati, sono sopravvissuto senza performance, senza installazioni, ho fatto semplicemente concerti, molta pittura “non più moderna”, volti e figure di donne e uomini rassomiglianti e per niente deformati e che qualche benevolo amico forse avrebbe chiamato di stile “poetico realista”. Di recente anche pittura ad olio e verderame, quella di una volta dei contadini agricoltori per i loro portoni… Forse è la parabola del nuotatore performer che ero e che cerca un amico agricoltore. E se ha una parete, per lui vorrei fare un vero affresco su intonaco fresco. Sicuro che non penserà male di me considerandomi soltanto un decoratore o peggio, graffitaro. O peggio ancora, quello delle aste.

Dipingere per qualcuno e non per se stessi, pittura “a- fresco” fissata per sempre, che non può circolare ed essere valutata e scambiata con il denaro, che non ha un suo vero e proprio valore di scambio. Immobile su immobile.

Questo è il primo punto per quanto concerne la professione, comportamento e presa di coscienza personale. Ovviamente è in contrasto netto con la così detta Arte contemporanea e Arte Concettuale, da dove provengo, nonostante ci siano segnali incoraggianti di cambiamento di tipo Ambientalista nuovo come quello dell’ultima Documenta di Kassel.

Sull’impatto negativo nella vita di tutti provocata dall’Arte e dall’ si stanno levando più voci. I protagonisti sono diventati intoccabili non solo perché sostenuti dal capitale in denaro planetario, aderente al dinamismo del costume consumista “mordi e fuggi”, ma con il benestare di molti governi e la loro politica culturale. Praticamente di stile estetico a tutti costi avveniristico “extraterrestre”. Trionfo dell’ individualismo dissacrante tutto, gli Art e Archistar si sono eletti come unica realtà sacra. Naturalmente questi sono argomenti di attualità in altre sedi

( su questo argomento vedi n. 719 de ” il Covile” – www.ilcovile.it<http://www.ilcovile.it> ).

in generale in questa sede a noi invece interessa il contributo di valori che la cultura artistica potrebbe e dovrebbe indicare in relazione al mondo italiano degli agricoltori di oggi. Credo che convenga a proposito, tornare molto indietro per riascoltare l’ autorevole voce del nostro Patrono:

“Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e con la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, con la testa e con il cuore è un artista”. Semplice da capire, facile da ricordare. Non dice che l’ operaio e l’ artigiano sono senza cuore, ma cuore significa visione globale, responsabilità, dare dei valori oggettivi. Invece sono gli altri quelli che decidono se il cuore dell’opera è grande e sincero.  Mani, testa e cuore. E non menziona, comunicatori, analisti e altri e altri, questi non esistevano. Mani, testa e cuore, dove sono rimasti, dove cercarli? Nel suolo, nella terra, nel clima, nel vento e nella pioggia, nelle vaste porzioni di territori abbandonati, le piccole comunità, oasi rurali di umanità. E se per qualcuno San Francesco d’Assisi dice poco o ha preteso troppo o che è troppo tardi oggi nell’epoca della crisi, sentiamo un altro bravo uomo che non è un santo e nemmeno un artista:

“…  è nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie… Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato… Senza crisi non c’è merito… Perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze…”

Lo  scrisse  intorno al 1929 quell’incorreggibile ottimista ed inventore Albert Einstein. Aveva ragione per il singolo, per il comportamento individuale allora e adesso. E oggi per una visione allargata e sociale sulla crisi e i cambiamenti tecnologici, sul dominio economico che si estende su tutto e tutti, cosa possiamo dire e fare?

Nel mio piccolo da molto penso che ogni invenzione rappresenta un paradigma (perciò rappresentazione temporanea) tra libertà e costrizione. E certamente molti  faranno l’associazione con un noto termine filosofico d Hegel, ” la resistenza del materiale”.

Non riesco ancora a intravedere come quei pochi artisti con pensieri e comportamenti, che io chiamo ” non più moderni” possano mettersi al servizio di moti  movimenti  che rivendichino l’ autenticità del piccolo, del locale  e del valore culturale storico, per il quale ho scelto tempo fa un temine : “sentimento italiano”. D’altra parte se si vuole riconoscere almeno in parte che è il desiderio che orienta la vita del mondo, quanto tempo deve passare prima che gli intellettuali della metropoli comincino a desiderare le sane e belle fanciulle che ci sono, nate, cresciute e che vivono in mezzo alla natura. O quante belle poetesse o esperte delle nuove  tecnologie s’innamorino del bell’ agricoltore ?Detto oggi, mi rendo conto, la domanda che ha  qualche aspetto antropologico, pare poco seria. Il costume, il gusto, le abitudini e l’erotismo oggi sono tutti metropolitani o vacanzieri ed esotici, purtroppo e comunque in relazione economica. Forse ci vuole tempo, ci vogliono generazioni, la metropoli è inerte in questo.  Ma si deve provare, come fanno tanti e tante piccole forze, nuovi modelli di ambientalismo che si stanno costituendo. Così l’ associazione “La corte del verderame” nata poco tempo fa durante il recupero della nostra cascina. Tipica tipologia piemontese inizio secolo. Recupero rigoroso, lavorare con le proprie mani, usare calce, sabbia e pietra locale. E porte e portoni da risistemare  e ridipingere. E lì improvvisamente accade qualcosa di speciale: la scoperta del verderame. Cercare di capire quel millenario colore verde, l’ ossido di rame, e dargli un senso ordinante e fisico, un ruolo universale per realizzare pittura affresco, su tela o su tavole di legno. E un valore lessicale, una reale metafora, “la corte”- sede dell’Associazione.

A chi si rivolge? In primo luogo agli agricoltori, piccoli o grandi. Dopo, agli  artisti e agli architetti sensibili culturalmente alle piccole realtà rurali. A persone sensibili, ai piccoli per adesso, ma importanti cambiamenti culturali. Lo stesso vale per i mecenati se ancora esistono. Alle aziende che garantiscono non solo i materiali tradizionali e genuini, ma anche processi e l’ etica della lavorazione.

L’arte di oggi ha bisogno del contadino per sopravvivere in qualità, in autenticità, per non dire in sincerità. Il contadino o l’ agricoltore hanno bisogno dell’artista e della comunicazione per poter sopravvivere in qualità, che è anche l’autenticità della produzione. L’ agricoltore deve servirsi della cultura per riaffermare il suo esistere sociale che il consumismo gli ha sottratto, nel nome di una visione del mondo come solo mercato.

Il mio sogno, difficile da realizzare: la metamorfosi da un artista internazionale a un artista locale.

Adesso invio il testo. Davanti ho quel piccolo vigneto senza più uva. Ottobre, verrà color rosso e giallo e oro. Tra poco.

Maestro Misheff

Famiglie                        d’Italia

Convegno del 12 ottobre ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’Economia ”

ottobre 16, 2012

Grande successo a Milano del Convegno  ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’Economia ” tenutosi venerdì 12 ottobre presso l’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano. Riportiamo di seguito l’intervento integrale di apertura di Umberto Napolitano nel quale presenta l’Associazione Famiglie d’Italia onlus, organizzatrice dell’evento insieme ad ESAE s.r.l, evidenziandone tratti del pensiero e filosofia, nonché l’intervento di chiusura dedicato alla presentazione del progetto e-commerce ” PerComprareItaliano “, cominciando dai prodotti della Regione Sicilia.

Relazione 1° Intervento Umberto Napolitano

L’associazione Famiglie d’Italia onlus nasce dal bisogno di una famiglia di affermarsi e ritrovarsi nella riconoscenza e nell’ orgoglio della propria appartenenza ad un’identità cristiana ed italiana e di cooperare in perfetta armonia e rispetto con altre famiglie, anche di etnia e religioni diverse, allo scopo di giungere insieme a risposte certe da contrapporre alle problematiche quotidiane, onde evitare alla famiglia stessa il proprio decadimento morale, psichico e materiale. Nella cultura occidentale, una famiglia viene definita come “ un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei o legali, come il matrimonio o l’adozione “, la cui funzione primaria è quella di riprodurre la società sia da un punto di vista biologico sia da un punto di vista socio culturale. La Costituzione italiana, riconoscendo e definendo la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, ne riconosce altresì i diritti. Ma la famiglia non è soltanto un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei e legali… è molto di più! E’ un insieme di anime e di cuori, di energie pensanti ed agenti, di amore e di spiritualità, che sono il motore di una Nazione, se vista in proiezione di un Continente e del Mondo intero.

Una famiglia, quindi, non può ritenersi soddisfatta di avere adempito ai propri compiti limitandosi a lamentarsi o a denunciare pericoli ormai sotto gli occhi di tutti, quali soprattutto la scarsità di lavoro e di denaro, da cui derivano incertezza totale nel futuro, ma deve reagire, crearsi le alternative, e, se non è in grado solo con le proprie forze, cercare alleanze ed unità di intenti con altri gruppi familiari… perché se lo Stato è debole in un momento della sua esistenza storica, la famiglia ha l’obbligo di intervenire con iniziative proprie tendenti alla creazione di “ servizi reciproci “ in modo da porre le premesse che consentano il riproporsi delle condizioni atte a facilitare l’opera di risalita propria e dello Stato stesso.

Attualmente, il panorama appare abbastanza preoccupante e depressivo per cui è inutile sottolineare ulteriormente una realtà che è sotto gli occhi di tutti: Famiglie d’Italia onlus, insieme ai suoi collaboratori, si adopera per studiare e  proporre indicazioni che offrano qualche possibilità di sbocco. Abbiamo creato una Nazione di dottori e avvocati, con tutto il rispetto dovuto alle nobili professioni, ma abbiamo completamente messo da parte una delle scienze che più hanno contribuito a formare ed a far crescere la nostra Italia, quella che noi definiamo ” la scienza  del lavoro manuale “… ebbene, alcune notizie positive stanno arrivando: molti italiani, specialmente i giovani, si stanno riappropriando, per necessità, di questa scienza che avevano dimenticato o lasciato troppo frettolosamente a disposizione soprattutto dei lavoratori extracomunitari. Noi siamo convinti che dal ritorno ai lavori manuali, specialmente quelli più vicini ai frutti che può darci madre terra, riprenderà il nostro cammino e la possibilità di ritornare a volare con le proprie ali, per cui stiamo preparando delle proposte con progetti abbinati, alcuni dei quali oggetto del convegno di oggi, ovvero “ Dall’ Agricoltura le risorse per salvare l’economia

Relazione 2° Intervento Umberto Napolitano

Presentazione del progetto e-commerce “ PerComprareItalianoSicilia “ da parte di Umberto Napolitano, presidente di Famiglie d’Italia onlus

Il progetto nasce dall’esigenza di crearsi, in un mondo sempre più globalizzato, un’identità di appartenenza territoriale  produttiva, proponendo aggregazione e fiducia, nonché soluzioni in grado di offrire nuove opportunità di lavoro in un periodo di crisi finanziaria nazionale ed internazionale.

E da qui sono stati sviluppati vari progetti ispirati dalle possibilità più appetibili che offre il nostro territorio: agricoltura, turismo, cultura. Di questi progetti per ora espongo il primo, il più immediato ed in fase di realizzazione:

L’ E-COMMERCE  DI FAMIGLIE D’ITALIA ONLUS

L’Ecommerce, vendita via internet, da una ricerca approfondita, in Italia funziona molto meno rispetto ad altre grandi nazioni occidentali ( 5 miliardi di euro all’anno di fatturato nel 2008 ed ora già sui 10 miliardi, ma sempre poco rispetto agli oltre 20 della Francia, 50 del Regno Unito e 200 degli Usa ), perché in Italia manca la fiducia all’approccio.

Famiglie d’Italia onlus crea  ed offre LA FIDUCIA: aggrega acquirenti ( i propri soci e i soci delle Associazioni con le quali stiamo firmando protocolli d’intesa ) e venditori ( artigiani e piccole aziende italiane a norma, controllate e certificate ), aggregandoli in un marchio di appartenenza .

Con una società esterna, creata apposta, e collegata all’Associazione che ne garantisce la correttezza e l’efficienza, si crea il software e tutto il meccanismo che darà vita ad un Iper Centro Commerciale Virtuale dove acquistare prodotti italiani in piena sicurezza.

Facendo un piccolo e semplice esempio:

se una piccola impresa produce a costo 80 per vendere a 100 alla grande distribuzione, la quale dopo vari passaggi farà arrivare agli acquirenti finali il prodotto ad un costo più che raddoppiato, con l’e-commerce ideato da Famiglie d’Italia ( il nome scelto è ”percomprareitaliano.it “ ) il produttore venderà a 110 col risultato di guadagnare un po’  di più. Il software ricaricherà un 30% per pagare investitori, operatori e spese di consegna, e, di conseguenza, prodotti italiani certi, tracciabili e garantiti arriveranno sulla tavola dell’utente finale a prezzi molto più contenuti, da cui: CONVENIENZA E GUADAGNO PER TUTTI!.

“ percomprareitaliano Sicilia “ è il primo marchio ad hoc nato sul territorio, ed al quale seguiranno altri per ogni regione italiana, marchio indipendente da quello originale, pur usufruendone del diritto dell’uso su concessione, dedicato al commercio nazionale e locale di prodotti alimentari relativi esclusivamente ai sapori tradizionali della Regione Sicilia. In questo caso il progetto prevede la creazione di un  centro logistico primario affidato al signor Giovanni Manzella, titolare di un’azienda agricola che fin dal 1600 produce olio di alta qualità, il quale ha aggregato altri produttori per creare un carrello spesa di più prodotti da offrire al mercato. Giovanni Manzella che ora con piacere vi introduco, lasciando a lui il compito di meglio presentare la sua azienda e quelle dei produttori consociati.

Famiglie                        d’Italia

Rispetto dell’ambiente ( lettera di un nostro lettore )

ottobre 14, 2012

Un nostro lettore, Francesco Lena, ci ha inviato la lettera pregandola di pubblicarla… e noi lo abbiamo fatto.

Rispetto dell’ambiente

Dobbiamo tutti fare di più e meglio, impegnarci con costanza tutti i giorni, per fare in modo di consegnare ai nostri figli, nipoti e alle future generazioni, un ambiente migliore di come lo abbiamo trovato.

Allora bisogna solo che imboccarci le maniche e impegnarci tutti di più e meglio. Elaborare progetti di prevenzione delle alluvioni e frane, con pulitura dei corsi d’acqua, rafforzare gli argini, piantare alberi, fermare in parte le acque piovane, con bacini, dighe per irrigazione delle campagne, raccolta in ogni casa dell’acqua piovana con cisterne, da usare per innaffiare giardini, orti, pulitura di auto. Progetti per prevenire gli incendi, pulitura dei boschi, sentieri, impegnando con dei progetti specifici di lavori socialmente utili, su tutto il territorio nazionale,carcerati, disoccupati, cassintegrati, lavoratori in mobilità. Poi progetti per incentivare l’agricoltura collinare, montana, aiutando e favorendo gli agricoltori nell’allevamento di bestiame, mucche, cavalli, capre, pecore. Incentivare chi utilizza energia pulita, a basso consumo energetico, rinnovabile, panelli solari, fotovoltaico, biogas.

Portare avanti un progetto nazionale sul miglior utilizzo dell’acqua, sul risparmio e, meno spreco, ogni comune dovrebbe avere un acquedotto efficiente, l’irrigazione per agricoltura possibilmente fatta a pioggia, si risparmierebbe circa il 50% di acqua, educare i cittadini ad un consumo attento al risparmio, mettere in ogni comune d’Italia un distributore d’acqua da bere, poi usare di più anche quella dei acquedotti, del rubinetto in casa , che è potabile e quasi dappertutto buonissima.

L’acqua è una risorsa, un bene di primario meraviglioso, deve assolutamente restare pubblica, al riparo di ogni speculazione. Progetti di educazione e formazione al rispetto dell’ambiente a partire dalle scuole di ogni ordine e grado, ai mezzi di informazione, dovrebbero organizzare programmi seri di sensibilizzazione e di coscienza dei cittadini. I consumi dei beni di prima necessità, acquistarli tutti quelli che è possibile a chilometro zero, per eliminare i costi di trasporto e di inquinamento. Progetti per sviluppare e modernizzare di più i mezzi di trasporto possibilmente elettrici sia quei pubblici che privati, poi organizzare campagne di promozione per invogliare i cittadini ad usare, treno, tram, bus, metropolitane, certo con prezzi agevolati ed accettabili, anche per scoraggiare l’uso dell’auto privata. Poi potenziare il trasporto di merci su rotaia e su percorsi d’acqua, per far diminuire il più possibile quello su gomma. Progettare e attuare un edilizia meno invasiva, limitare la cementificazione del territorio e combattere abusivismo, la rovina delle nostre belle coste. La costruzione di infrastrutture stradali, ferroviarie, rispettare al massimo l’ambiente, poi la costruzione di edifici, industriali, pubblici, privati, sia costruito tutto con criteri antisismici e, di isolamento termico ed a basso consumo energetico. Controlli più efficaci, se necessario anche con micro-telecamere, sulle aziende, fabbriche, grandi e piccole sul controllo del loro inquinamento, e per farlo ridurre al massimo, per salvaguardare la salute dei lavoratori e dei cittadini, far in modo che il diritto alla salute cammini insieme con il diritto al lavoro. Controlli seri vanno fatti se necessario anche con un sistema satellitare sul controllo del mare, per individuare le navi che spesso scaricano rifiuti in mare, poi ci vogliono pene certe e più severe per chi non rispetta la legge.

Bisogna combattere seriamente l’ecomafia e trafficanti di rifiuti tossici e non. Aumentare la raccolta differenziata in tutta Italia, aumentare le aree ecologiche per ricuperare il più possibile materiale riciclabile e riutilizzabile, costruzione di nuovi inceneritori moderni, che producono anche energia per teleriscaldamento. Ricupero e ristrutturazione di fabbricati, case, abbandonate, costruzione di nuove piste ciclabili, aumentare le aree pedonali nei centri abitati. Poi invitare i cittadini ad usare di più la bicicletta nei percorsi brevi. Una cosa semplice da fare subito, non buttare a terra cicche e mozziconi di sigaretta. Favorire un turismo su tutto il territorio nazionale economico e rispettoso dell’ambiente. Progettare in tutti i comuni d’Italia, la messa a disposizione di terreni per coltivare orti, per pensionati, ricuperando zone del demanio abbandonate, permetterebbe la socializzazione ed avere a disposizione verdure fresche e sane. Poi preparare al meglio gli agricoltori all’uso dei pesticidi, anticrittogamici, diserbanti per fare in modo che siano usati di più prodotti biologici e meno tossici per la salute.

Prevenzione e rispetto dell’ambiente, l’Italia è un paese bello in tutte le sue componenti, mare, coste,laghi, colline, montagne, tutto meraviglioso, ha bisogno però che tutti i cittadini abbiano più cura e le vogliano un’ po più bene. Su tutto il territorio succedono troppi incendi, frane, allagamenti, devastazioni, discariche abusive, traffico illecito di rifiuti tossici e non, andando ad inquinare le nostre acque, la nostra aria, le nostre terre, con conseguenze negative sulla salute di tutti i cittadini.

by  Francesco Lena

Famiglie                        d’Italia

Non diamo ai nostri figli il ” cibo spazzatura ” ( Famiglie d’Italia Salute News )

ottobre 9, 2012

Continua il nostro impegno a mettervi a disposizione la lettura di post che evidenzino l’importanza di destinare ai nostri figli nella prima età cibi adeguati, perché…

IL CIBO SPAZZATURA CI RENDE STUPIDI

Nesso fra alimentazione scorretta e QI minore

Il cervello dei bambini è a rischio stupidità per colpa di una cattiva alimentazione. A dirlo è una ricerca condotta dalla Goldsmiths University of London secondo cui i bambini che si nutrono spesso con il cibo tipico dei fast food mostrano un quoziente intellettivo inferiore rispetto ai coetanei che seguono un regime alimentare corretto.
Lo studio ha analizzato le abitudini di 4 mila bambini scozzesi fra i 3 e i 5 anni evidenziando il nesso tra buon cibo e migliori performance mentali. La ricerca ha anche sottolineato l’importanza del livello socioeconomico di partenza del bambino, mostrando come tra le classi più abbienti sia posta maggiore attenzione all’alimentazione dei propri figli.
La psicologa Sophie von Stumm, che ha coordinato la ricerca, spiega: “è noto che il tipo di cibo che mangiamo influenza lo sviluppo del cervello, ma le ricerche precedenti avevano osservato solo gli effetti di specifici gruppi di alimenti sul quoziente intellettivo piuttosto che un generico tipo di pasto. Le madri e i padri che provengono da background meno privilegiati spesso hanno meno tempo di preparare pasti freschi appena cotti per i propri figli. Questi bambini totalizzano punteggi più bassi nei test d’intelligenza e spesso hanno difficoltà a scuola”.

Che mangiare sano convenga anche al cervello lo conferma uno studio australiano dell’Università di Adelaide, i cui risultati indicano che i bambini che si alimentano in maniera corretta nei primi anni di vita mostrano un quoziente intellettivo maggiore rispetto a chi si nutre di cibo spazzatura. Lo studio ha coinvolto un totale di 7 mila bambini analizzando le abitudini alimentari seguite a 6 mesi, 15 mesi e 2 anni, misurando poi il QI all’età di otto anni. I risultati mostrano come i bambini che erano stati allattati al seno a sei mesi, e successivamente avevano seguito una dieta corretta a base di legumi, formaggi, frutta e vegetali, registravano all’età di otto anni un quoziente superiore di 2 punti rispetto alla media. Gli altri, che avevano avuto libero accesso nel corso degli anni a patatine, bevande zuccherate e cioccolato, mostravano invece un QI inferiore in media di 2 punti, con una distanza complessiva rispetto agli altri di 4 punti. “L’alimentazione e il tipo di nutrienti che diamo ai bambini nei primi due anni incidono sullo sviluppo dei tessuti cerebrali”, ha spiegato Lisa Smithers, coordinatrice della ricerca. ”Le pappe pronte per i bambini, poi, avevano un impatto positivo sul QI se date a 24 mesi, ma non se erano consumate dal bambino a sei mesi”, ha precisato la Smithers. Del resto il nesso fra cattiva alimentazione e QI basso del bambino nasce già prima, nel grembo materno, come dimostra una ricerca della McMaster University di Hamilton, in Canada, pubblicata sulla rivista Obesity Reviews. Secondo lo studio, che ha preso in analisi i risultati di altre 12 ricerche sull’argomento, il bambino di una donna che ha esagerato col cibo nel corso della gravidanza corre un rischio maggiore di sviluppare un quoziente intellettivo basso, psicosi e disturbi di natura alimentare. Nello specifico, i ragazzi nati da madri poco attente all’alimentazione durante la gravidanza rischiano di sviluppare un QI più basso di cinque punti rispetto alla media. La possibilità di soffrire di disturbi alimentari è dell’11 per cento più alta, mentre è addirittura del 24 per cento la maggior probabilità di sviluppare una forma di schizofrenia in età adulta.
Leggi altre informazioni

by Andrea Piccoli  ( fonte: Italiasalute.it )

Portale di salute e di medicina, Italiasalute.it per il tuo benessere

Famiglie  d’Italia

MIT sviluppa una tecnologia magnetica per separare l’olio dall’acqua ( Econota 93 )

ottobre 5, 2012

MIT sviluppa una tecnologia magnetica per separare l’olio dall’acqua

by Timon Singh

In seguito alla fuoriuscita di petrolio del Golfo del Messico  sono stati esplorati diversi metodi innovativi per separare l’olio dall’acqua. Ora un team del MIT ha sviluppato una nuova tecnica per  separare magneticamente l’olio dall’acqua che potrebbe essere utilizzato per pulire le fuoriuscite di olio in futuro. Il metodo sembra essere così efficace che l’olio recuperato può essere riutilizzato anche per compensare i costi di ripulitura.

La squadra del MIT è formata da Shahriar Khushrushahi (un postdoc in MIT dipartimento di ingegneria elettrica e informatica), Markus Zahn (Thomas e Gerd Perkins professore di ingegneria elettrica) e T. Alan Hatton ( professore di ingegneria chimica).

Durante le loro ricerche hanno usato nanoparticelle di metalli ferrosi idrorepellenti mescolati con l’olio e successivamente i magneti per separare le due fasi. La parte sorprendente è che una volta che le nanoparticelle sono magneticamente rimosse dall’olio possono essere riutilizzate. “C’è una buona dose di precedenti ricerche sulla separazione acqua e i cosiddetti ferrofluidi — fluidi con nanoparticelle magnetiche sospese in loro,” ha detto Zahn. “In genere le ricerche si riferiscono ad una miscela di acqua e ferrofluido attraverso un canale di pompaggio mentre i magneti sono fuori dal canale diretto del flusso di ferro fluido utilizzando una parete perforata.” “Questo approccio può funzionare se la concentrazione del ferrofluido è noto in anticipo e rimane costante. Ma in acqua contaminata da una fuoriuscita di petrolio la concentrazione può variare notevolmente. Si supponga che il sistema di separazione sia costituito da un canale con magneti lungo un lato di ramificazione. Se la concentrazione di olio sarà zero,l’acqua fluirà naturalmente in entrambi i rami. Se la concentrazione di olio è elevata l’acqua finirà in un ramo e l’olio in un altro dotato di magneti.”

Anche se può sembrare semplice, il metodo è altamente efficacia a separare l’olio dall’acqua. Il team crede anche che può essere implementato su scala più ampia e distribuita in mare per giorni o settimane, dove l’energia elettrica è scarsa e servizi di manutenzione limitate.

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Lavatrice a Pedale ( GiraDora ). Non consuma elettricità e costa solo 50 dollari

Nei paesi in via di sviluppo manca  energia elettrica o  fondi per acquistare costose macchine da lavare. Lavare alla vecchia maniera richiede tuttavia un’enorme quantità di tempo e fatica. Alex Cabunoc e Ji A hanno creato il GiraDora – una combinazione di lavatrice e asciugatrice rotante alimentata da un pedale. A solo 50 euro questo aggeggio geniale è un modo economico per aiutare a rompere il ciclo della povertà in molte comunità svantaggiate.

Progettato in particolare per quelli a reddito minimo che vivono nelle nazioni più povere, GiraDora spera di alleviare l’onere del bucato ; un lavoretto che può prendere quasi 6 ore al giorno, 3-5 giorni a settimana. La vasca di plastica portatile può essere riempita con acqua e sapone prima di mettere un coperchio sulla parte superiore che agisce come un sedile. Dopo di che è sufficiente azionate il pedale a molla !

Questo design ergonomico allevia il mal di schiena e l’affaticamento cronico del polso quando si lava e si strizzano i vestiti  lasciando le mani libere per altre attività. I capi di abbigliamento possono essere lavati anche in una sola volta invece di dover fregare i singoli articoli utilizzando meno acqua e sforzo globale. Oltre a evitare problemi di salute associati con lo stress fisico e la muffa che cresce su tessuto bagnato il GiraDora può anche aiutare a generare reddito attraverso la fornitura di servizi di lavanderia, noleggio e vendita diretta. Il GiraDora è attualmente testato sul campo in Perù; ci sono piani per introdurlo in Sud America e India. Il progetto è stato riconosciuto meritorio di riconoscimento da parte di Sfida dell’innovazione sociale Dell  e l’ International Design Excellence Awards.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Marcelo Bottaro, l’arte nel coniugare i canoni estetici classici con un nuovo modo di concepire lo spazio

ottobre 2, 2012

Marcelo Bottaro è un pittore sudamericano di nazionalità italo-venezuelana cresciuto e vissuto a Caracas ed approdato da oltre 12 anni nel nostro paese , prima a Roma e poi a Bologna dove attualmente vive e lavora. Il  suo tragitto dal nuovo mondo al vecchio continente è essenziale per comprendere il filo conduttore della crescita professionale di questo grande artista che ha voluto affrontare un suo personale viaggio alla ricerca delle “origini”, di quelle vicine sudamericane ma, anche di quelle lontane europee con l’intento di andare ad esplorare i lidi e la cultura da cui salparono diversi secoli fa  i primi colonizzatori europei,su una sponda dell’atlantico il Venezuela con il suoi spazi sconfinati,luogo ancestrale fantastico e meraviglioso e sull’altra; Roma la città eterna centro di irradiazione della più alta spiritualità  nella quale si concepirono i progetti di evangelizzazione del nuovo mondo,la nuova terra promessa d’oltreoceano per la redenzione del genere umano.

Ed ecco quindi affiorare queste “origini” nella pittura del maestro fatta di spazio,segno,colore e sapiente dosaggio di luce, tele anche di grandi dimensioni che prendono ispirazione per esempio dalla cultura Maya, dalle incisioni rupestri o dalle decorazioni dei templi edificati per le divinità celesti ,sostenute secondo le credenze di allora dai quattro punti cardinali rappresentati da alberi di diverso colore.

Per Marcelo Bottaro la pittura diventa oltre che espressione di contenuti sociali o politici anche un mezzo per esprimere l’alfabeto astrale ed il ciclo solare delle grandi civiltà precolombiane scomparse, dove la rappresentazione delle forme geometriche è la chiave che consente di passare da una dimensione materiale ad una molto più profonda, interiore e spirituale in stretto rapporto con i principi stessi della creazione e con i suoi elementi.

I suoi quadri sono quindi materia ma, nello stesso tempo sono anche l’espressione di un livello superiore che va oltre la materia stessa,  l’auspicio e la speranza di una nuova era in cui l’umanità possa svincolarsi dal giogo della “macchina” e ritrovare una dimensione di luce e di spiritualità che serva a riscoprire le radici più vere dell’uomo.

L’artista ha da poco ultimato un grande progetto pittorico che lo ha impegnato per diversi anni e che rappresenta la sintesi della sua crescita ,si tratta di una installazione pittorica composta da dodici dipinti di grandi dimensioni, dal titolo: le dodici battaglie di Simon Bolivar: un uomo contro un impero e presto saranno esposte nella personale che si terrà alla Galleria Nazionale d’Arte di Caracas in Venezuela da novembre di quest’anno sino a febbraio del  2013.

A questo proposito è bene ricordare che il grande eroe Venezuelano rappresenta l’anello di congiunzione per eccellenza tra l’Europa ed il Sudamerica, fondamentale  fu infatti il suo soggiorno nel vecchio continente con il successivo giuramento fatto a Roma sul monte sacro di liberare la sua Nazione dall’oppressore, come di fatto poi avvenne.

Sarà sicuramente una casualità ma, è curioso pensare che in quest’anno che vede la fine del calendario Maya, l’oramai ben noto 21 dicembre 2012, e che dovrebbe coincidere con l’inizio di una nuova era, a Caracas a cavallo tra la fine del vecchio e l’inizio del nuovo anno si tenga la mostra di Marcelo Bottaro  che credo possa invece rappresentare l’inizio di una nuova espressione pittorica, ai posteri  come si usa dire…. l’ardua sentenza e a noi l’auspicio di poter vedere al più presto le sue battaglie anche  in Italia.

by Stefano Micheli

Famiglie                        d’Italia

Mangiare e dormire bene per tenersi in forma ( Famiglie d’Italia Interesting News )

settembre 24, 2012

Dormire bene: la cena perfetta

Certe cattive abitudini alimentari, l’assunzione di cibi molto dolci o molto proteici a cena, un eccessivo consumo di vino o di altri alcolici…Tutto ciò può provocare disturbi digestivi o circolatori che si manifestano, soprattutto in estate, con la difficoltà di addormentarsi. La prima regola è limitare la quantità di cibo e poi cercare di cenare entro le 21,00.

Ecco quali sono i cibi amici per dormire bene.

Albicocche Potassio e vitamine del gruppo B contrastano il nervosismo  e calmano favorendo un sonno profondo. Le albicocche sono efficaci anche se consumate secche.

Pesche

Oltre al potassio e alle vitamine del gruppo B le pesche favoriscono vitamina E e acido tartarico, che aumentano il rilassamento e sono superidratanti.

Avena Ricca di sali minerali e vitamine, nonchè di preziosi oligoelementi  come il cobalto e lo zinco, l’avena riequilibra il sistema linfatico e favorisce il sonno, rilassando i muscoli e ottimizzando la traspirazione cutanea. Va consumata lessa.

I cibi da evitare

Il sale Nemico numero uno del buon sonno favorisce la ritenzione dei liquidi, impedisce un buon rilassamento muscolare, interferisce con l’azione degli ormoni che regolano il ritmo sonno/veglia.

Frutta secca L’acido linoleico associato alle proteine fornisce energia lentamente. Questo meccanismo, molto utile durante il giorno, diventa problematico di sera.

Formaggi stagionatiProteine e grassi, vitamine liposolubili e tanto calcio immediatamente disponibile rallentano l’assorbimento del magnesimo. Meno magnesio si traduce in minor rilassamento muscolare, maggiore ansia e insonnia.

Fonte: Genius Food

La dieta antistress

Stanche, con nervi a fior di pelle e poco concentrate: capita spesso di sentirsi così e come prima reazione ci si coccola con il cibo. Secondo gli esperti è l’aumento di cortisolo, l’ormone dello stress, a determinare i chili di troppo e la fame nervosa, mentre la carenza di altre sostanze porta l’organismo ad abbassare la soglia dello stress e a rallentare le capacità di reazione. In entrambi i casi, il cibo riveste un ruolo determinante. Il cortisolo vien prodotto dall’organismo con un ritmo circadiano e i suoi livelli nel sangue, più alti al mattino, scendono verso sera. Inoltre, la sua produzione può aumentare in seguito a digiuni prolungati  o a pasti iperproteici.  Come affrontare quindi la fame nervosa e rafforzarsi? Semplice: occorrono cibi nutrienti, abbinamenti corretti e cotture adeguate; poi, un menu vario e appagante, con pasti completi e ricette gustose. Per finire, si  anche a qualche piccola trasgressione, come un muffin integrale a colazione o un quadretto di cioccolato fondente verso sera.

La dieta punta sugli alimenti amici del sistema nervoso  (ricchi di vitamina C e del complesso B, calcio magnesio, zinco, selenio, triptofano e omega 3) per contrastare la fame nervosa e rafforzare le difese dell’organismo, aumentando la resistenza psicofisica allo stress. Il risultato è una dieta adatta a tutti, in particolar modo a chi ha difficoltà a seguire schemi molto rigidi e a chi, nonostante qualche rinuncia, non riesce a smaltire i chili di troppo.

La migliore strategia è quella di nutrire soprattutto il cervello. Tra i cibi che vi riescono meglio ci sono i pesci ricchi di omega3 e la frutta oleosa, buona fonte di  acido alfa-linolenico (Ala). Due acidi grassi essenziali  che fortificano la memoria e proteggono il cervello da malattie degenerative. Si, poi a carne bianca e cereali integrali, ricchi di vitamine del gruppo B che convertono carboidrati  e grassi in energia per la mente. Inoltre, ad ogni pasto è prevista una buona dose di vegetali ricchi di vitamina C e di flavonoidi che, oltre a proteggere le cellule cerebrali dai danni dell’ossidazione rigenerano i tessuti regalando prontezza di riflessi e maggiore energia psicofisica.

Alcuni consigli utili per contrastare la fame da stress sono:

-bere due litri di acqua al giorno: l’acqua idrata il fisico e diminuisce la produzione di cortisolo,

-non saltare lo spuntino e la merenda: mangiare poco e spesso  regolarizza il metabolismo  e favorisce l’equilibrio ormonale  e il dimagrimento,

-dopo cena si ad uno spuntino facoltativo  a base di 2 fette di ananas e 1 quadratino di cioccolato fondente (80% di cacao amaro),

-condire con olio extravergine di oliva spremuto a freddo anche da alternare con olio di semi di lino o di girasole: la dose giornaliera è di due cucchiai da tavola,

-non perdere mai la fiducia in se stesse e, anche se qualche volta si sgarra, continuare la dieta.

by admin in salute  fonte: Tra genio e follia

( Famiglie d’Italia Interesting News )

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Per Monti è illegale l’agricoltura a ” chilometro zero ” ( Famiglie d’Italia Assurde News )

settembre 21, 2012

Addio sovranità alimentare: Monti dichiara illegale l’agricoltura a ” chilometro zero “

Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla il popolo“, è questo il pensiero di Henry Kissinger, ex Segretario di Stato dell’era Nixon e Ford e membro portante del gruppo Bilderberg.

Forse la possente azione dell’Unione europea, imbastita per dare l’assalto alla sovranità alimentare dei singoli stati, ha avuto origine da questo spassionato consiglio del famoso politico statunitense.

Fin dal 1998 è in vigore una direttiva comunitaria che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (Monsanto e altre multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato un reato. Per far fronte a questa imposizione sono nate varie associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali, con lo scopo di preservare e distribuire a chi le richiede, sementi fuori dal catalogo uffìciale affidato alle mani delle multinazionali.

Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.

Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le suddette associazioni di volontari. Essi sono criminali delle sementi, sporchi tradizionalisti che mirano alla condivisione incontrollata del bene comune.

Ma non è finita qui.

Il nostro premier golpista Mario Monti ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro l’agricoltura a “chilometro zero”. In pratica il governo vuole bloccare alcuni atti normativi della Regione Calabria, rea di aver legiferato oltre la sue competenze stabilite in materia.

Secondo il governo oligarchico la legge regionale contiene delle disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolerebbero la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari. In sostanza, la normativa regionale viene considerata alla stregua di un provvemento di natura quasi autarchica tale che i prodotti regionali avrebbero un vantaggio considerato contrario al principio di libera circolazione delle merci rispetto ai prodotti extraregionali.

(Qui troverete il Comunicato ufficiale del governo tecnocrate contro l’agricoltura a “Km zero”)

E’ chiaro che il ricorso mira a liberare il campo alle multinazionali da qualsiasi tipo di concorrenza.

Distruggono le aziende locali, devastano il tessuto sociale e rendono il popolo completamente dipendente da strutture extraterritoriali e multinazionali senza scrupoli. Annientano la tradizione, distruggono l’identità e le coscienze per imporre il loro progetto di governo mondiale.

Il controllo delle sementi, quindi dell’agricolura, e di conseguenza degli alimenti è il chiaro segno che si aprono il varco per l’introduzione delle colture Ogm.

Attentano alla basi della coesione sociale. L’agricoltura, ricordiamolo, è un bene comune nato 10.000 anni fa. Da quando l’uomo ha fatta propria questa arte, sono nati i primi centri urbani, le prime aggregazioni civili, è stata la base dello sviluppo della società che oggi andiamo demolendo.

Il culto dell’ugualianza e dell’omologazione sta per convertire le diversità agro-alimentari.

Quando tutto il cibo apparterrà alle multinazionali come faremo? E’ questa l’anticamera della nuova schiavitù?

By Edoardo Capuano ( fonte: www.ecplanet.com )

Famiglie                        d’Italia

LA CULTURA RURALE IN UNA RIVISTA FILOSOFICA

settembre 14, 2012

Il Presidente dell’Associazione per la Difesa e la Promozione della Cultura Rurale – Onlus Massimo Zaratin, entra a far parte della redazione della rivista culturale on-line Il Covile, http://www.ilcovile.it.
L’iscrizione alla rivista è gratuita ed il direttore è Stefano Borselli. Tra la redazione troviamo nomi eccellenti, artisti, intellettuali italiani e stranieri.
La rivista cura da un punto di vista filosofico i temi di attualità del nostro tempo e la cultura rurale, l’ambiente, le attività umane a contatto con la natura fanno parte a pieni titoli del dibattito in corso.
Va sottolineata l’importanza, spiega il Presidente, di inserire in questo dibattito il punto di vista di chi appartiene alla nostra cultura, che vive con la terra e che tramanda di generazione in generazione l’ossatura dei valori “veri, sani, buoni”, spesse volte purtroppo in contrapposizione alla cultura nata nelle città. Per questo, continua il Presidente, non possiamo che ringraziare il direttore e la redazione per la sensibilità dimostrata nel voler diffondere in certi ambienti, informazioni che non siano banali ed a senso unico come la Tv ci ha abituati.
Nostro scopo è quello di avviare un dibattito su questi temi di vitale importanza che sia serio, riflessivo, costruttivo. Ai luoghi comuni ed alle urla dei nostri detrattori, risponderemo con l’esperienza, la pacatezza e la cultura dei nostri padri.
La rivista è aperiodica e già in passato ha trattato uno dei temi che infiammano il dibattito sulla “questione animale”: la caccia.
L’ultimo numero ha inoltre diffuso le poesie di caccia di Eugenio Castellani, commentate anche dal giornalista scrittore Andrea Sciffo e Armando Ermini

Autore: UFFICIO STAMPA ACR ONLUS

Famiglie  d’Italia

CINEMA & RAGAZZI – Il disagio giovanile visto dalla psicologa Chiara Collovà

settembre 13, 2012

“Non buttare via ciò che hai di più prezioso: la tua identità”. Citando Vittorio  Andreoli inizia l’intervista con la psicologa Chiara Collovà. Disagio, droga, società .. il mondo dei giovani ed il cinema il focus del suo dire.

chiara_collov_2E’ con queste prime battute che la dottoressa Collovà, rispondendo all’invito di alcune associazioni, intervien  in un dibattito relativo alla presentazione di un Progetto cinematografico sul disagio giovanile.

Un modo per approcciarsi al problema per poi proseguire con una disamina puntuale sul fenomeno del Disagio Giovanile

Alcuni progetti cinematografici – dice la Collovà – possono essere utilizzati per trasmettere ai ragazzi  messaggi più facilmente comprensibili, offrire momenti di riflessione, dati anche dal potere evocativo delle immagini, diverse chiavi di lettura, aperture, possibilità di rispecchiamento, possibili soluzioni, occasioni di dialogo e confronto.

Quando  più spesso i contesi musicali ed artistici promuovono modelli ai quali si associano comportamenti di uso e di abuso di sostanze, che, insieme al modo di vestire, allo stile ed alle abitudini di consumo, inneggiano a comportamenti di abuso di alcool e droghe pesanti e leggere. (Mode generazionali).

Bisogna stare attenti ai messaggi che indirizzano fortemente i giovani , in questo caso avviando un progetto cinematografico di tale portata è necessario, avviare una riflessione critica, una riflessione, per evitare che film come questi, fuori da un contesto educativo di attenzione discussione e prevenzione, possano diventare messaggi da emulare.”

L’Ultima L’una, – il film oggetto e punto di partenza del dibattito con la presenza a Brolo di Umberto Napolitano promotore dell’associazione Famiglie d’Italia  – oltre ad essere un film di denuncia sociale,  vuole, al contempo,  lanciare un messaggio di speranza: esiste sempre per ognuno la possibilità di risollevarsi e riprendere a volare con le proprie ali.

chiara_collov_3Interessante il comunicato stampa degli autori:

“Il mondo per progredire ha bisogno dei giovani, come i giovani hanno bisogno del mondo…..e vogliamo che tutti lo ricordino sempre, perché solo così, alzando gli occhi al cielo, potremo rassicurarci ammirando una splendida Luna, e non temere mai che possa essere per noi… “ L’Ultima Luna “ .

Il progetto è sostenuto dal Comune di Peschiera e dall’Istituto centrale di Formazione del Dipartimento di Giustizia Minorile.

Ma cosa si intende oggi con la denominazione Disagio Giovanile?

E la dottoressa Collovà risponde:

Con questo termine si fa riferimento ad una “sindrome esistenziale che porta un individuo a non sentirsi motivato al lavoro scolastico, a non accettare piu’le regole della vita collettiva, a rifiutare la vita quotidiana, ad assumere comportamenti disfunzionali al proprio bene e a quello degli altri”ed ancora Melucci lo definisce come una domanda, non patologica (o non ancora tale) inerente i bisogni psicologici ed affettivi, le difficolta’ familiari e di relazione, le difficolta’ scolastiche, il piu’ generale malessere esistenziale connesso agli squilibri che il processo di costruzione dell’identita’ produce”.

E’ allarmante pensare che secondo recenti dati del Censis in Italia esistono 370 mila giovani disagiati, sono 5.803 quelli di eta’ inferiore ai 19 anni segnalati alle autorita’ giudiziarie per consumo di stupefacenti.

disagio-giovanileMentre, sempre nella stessa fascia di età, sarebbero 4.310 i ragazzi in trattamento sanitario presso i Sert. Ciò vuol dire di questi 5800, 4300 sono in trattamento presso i servizi per le tossicodipendenze.

Questi dati ci fanno riflettere sul fatto che una delle maggiori espressioni del disagio è l’abuso di sostanze, quali alcoo e droghe.

Alla luce di questi elementi dobbiamo prendere atto che il nostro intervento deve essere indirizzato verso la prevenzione e la formazione, agendo soprattutto sul sistema scolastico.

Comunque è necessario precisare che con il termine disagio giovanile non si fa sempre riferimento ad uno stato patologico, ma spesso viene indicata una condizione di malessere esistenziale che ha a che fare con una dimensione della crescita, con un difficile passaggio dall’adolescenza all’età adulta con le incertezze le paure, la ricerca di senso e di d’identità che caratterizzano questi anni della crescita.

Certo è arduo stabilire una netta linea di demarcazione tra le due condizioni esistenziali

chiara_collov_323 Piu’ corretto, dunque, interpretare il disagio giovanile non come uno stato, ma come un processo, un percorso tra le difficolta’, che va gestito mettendo a frutto le proprie risorse e le opportunita’ offerte dall’ambiente.

All’interno del largo, dunque, spettro del Disagio giovanile … contempliamo tutta una serie di comportamenti ed atteggiamenti che vanno da una condizione transitoria ed esistenziale di malessere a comportamenti disfunzionali per Sé e per gli altri, che includono condotte a rischio, abuso di sostanze stupefacenti, condotte devianti, disagio psichico, fino ad arrivare a situazioni di disagio cronico e conclamato.

Per la dottoressa maria Chiara Collovà, tra i FATTORI DI RISCHIO possiamo rintracciare più frequentemente

Problematiche familiari

Dispersione scolastica

Educazione “abdicata”

Marginalita’ socio-economica

Carenti offerte di aggregazione

Gruppo dei pari devianti

Degrado urbano

Società “tossicomanica”

Nei giovani i sintomi che fanno pensare ad una situazione di disagio, possono essere condizioni di :Isolamento, apatia, ansia condotte auto-lesionistiche (comportamenti rischiosi, disturbi alimentari, consumo di droghe ed alcool..)

Bullismo (rapporto vittima-carnefice)

Devianza (violenza quasi sempre collettiva)

Bisogna soffermarsi sul fatto che spesso il disagio si associa ad una condizione d’insuccesso scolastico  ed è in questo senso che i sintomi del disagio possono coincidere con un malessere da scuola”: caratterizzato da assenteismo , demotivazione, malesseri fisici.

I ragazzi che vivono situazioni d’insuccesso a scuola, difficoltà di apprendimento e scarso rendimento scolastico entrano in un circolo vizioso che li conduce verso una condizione di frustrazione, scarsa autostima, disagio, fino a fenomeni di abbandono e di dispersione.

Così come lo scarso rendimento scolastico spesso rappresenta l’espressione di un disagio sottostante che attiva lo stesso circuito di cui sopra.

E’ in questo contesto che mi sembra importante che la scuola offra sempre più la possibilità di sviluppare le diverse risorse dei giovani, le diverse potenzialità individuali al fine di promuovere, sempre più, accanto alle conoscenze, abilità di vita e strumenti per affrontare le situazioni critiche di fronte alle quali spesso la nostra società li mette .

Tra gli altri segnali di allarme – prosegue la dottoressa, cui dobbiamo prestare attenzione vi sono la tristezza, il pianto, l’apatia,l’aumento o diminuzione di sonno; l’aumento o diminuzione dell’appetito,; cambiamenti repentini di umore, irritabilità; litigiosità, mutismo,

disagiogiovanile_2I SEGNALI  DI ALLARME NELL’ADOLESCENTE

Sensi di colpa

Riduzione dell’autostima

Assenza di progettualità

Allusioni alla morte nei temi e in altri scritti

Diminuzione della capacità di concentrarsi e prendere decisioni.

Noia, calo dell’attenzione.

E’ importante precisare che accanto a Comportamenti di abuso

Dipendenze da sostanze,dipendenze da farmaci si registrano nuove tendenze e nuovi comportamenti di abuso:dipendenze da internet, da videogiochi, gioco d’azzardo,  (gambling), shopping compulsivo che non vanno sottovalutati, ma che entrano a vario titolo nelle dipendenze.

A questo punto è necessaria una precisazione:

Per droghe o sostanze comunemente intendiamo sostanze psicotrope ossia che danno alterazioni psicofisiche, agendo sul sistema nervoso.
(possono essere stimolanti, allucinogene etc.)

Con il termine droga si indica ogni sostanza capace di alterare, gli equilibri dei diversi, ma interconnessi, livelli su cui può rappresentarsi il nostro essere: il livello biologico, quello psicologico e quello sociale.  Anche un farmaco antinfiammatorio , o analgesico, può diventare una droga nella misura in cui se ne abusa o si diventa dipendenti dallo stesso.

Gli equilibri  sui quali può agire la droga sono:

Alterazione dell’equilibrio fisiologico: le droghe interferiscono con i processi biochimici finalizzati al mantenimento delle condizioni normali dell’organismo e soprattutto agiscono sui meccanismi delle funzioni cerebrali, interferendo sugli eventi biologici che sono alla base delle normali attività delle cellule nervose: la trasmissione e l’elaborazione di impulsi nervosi, cioè a dire di segnali ed informazioni.

Alterazioni del livello psicologico costituiscono : le droghe compromettono o addirittura annullano gli equilibri psicologici e quindi la capacità di adattamento dell’individuo e le possibilità che esso ha di far fronte a situazioni di disagio intrapsichico, ambientale o interpersonale.

Le droghe condizionano le possibilità d’inserimento sociale dell’individuo, minando da un lato le sue capacità adattive e dall’altro determinando una reazione di emarginazione da parte del tessuto sociale. Gli equilibri del livello sociale sono legati alle condizioni dei due livelli precedenti, ma, a sua volta, il livello sociale influenza e vincola la dimensione psicologica e quella biologica.

Definizione di “abuso di sostanze”

Per abuso di sostanze si intende l’assunzione di sostanze per scopi diversi da quelli terapeutici, al fine di produrre una sorta di “alterazione dello stato mentale”. Comprende sia l’impiego di sostanze illegali, sia l’uso di sostanze legali in modo diverso da quello consentito. Spesso comporta l’assunzione di una sostanza in quantità eccessive.

Alcuni dei rischi correlati all’abuso di sostanze comprendono:

Rischi per la sicurezza personale (pericolo di morte o infortunio per overdose, incidente o aggressione)

Rischi per la salute (danni cerebrali, insufficienza epatica, disturbi mentali ecc.)

Conseguenze legali (rischio di carcerazione, multe e fedina penale sporca).

Comportamento distruttivo (nei propri confronti, della famiglia o di altri).

Secondo l’Associazione degli Psichiatri Americani (APA) una persona può essere diagnosticata “dipendente da sostanze” quando il suo uso di alcol o droghe procura disturbi clinici significativi per 12 mesi consecutivi in almeno 3 delle seguenti 7 aree:

tolleranza

astinenza

perdita di controllo

tentativi inefficaci di controllo dell’uso

preoccupazione

riduzione delle attività personali

conseguenze avverse

Un breve cenno sugli effetti delle droghe : le droghe agiscono sul cervello procurando alterazioni dei neurotrasmettitori (sostanze che permettono alle nostre cellule nervose di funzionare correttamente): dopamina, serotonina, endorfine, danneggiano le aree della memoria, dell’attenzione, delle funzioni cognitive

A livello cerebrale vengono interessate principalmente L’amigdala, l’area orbito-frontale,l’ippocampo. Addirittura alcuni studi hanno rilevato che el cervello di soggetti che hanno abusato di droghe si possono trovare solchi neuronali, simili a quelli riscontrati nelle demenze senili.

Le are intaccate risultano fondamentali per l’apprendimento,interessano aree decisionali,di pianificazione , di controllo,  appannaggio della sfera razionale del cervello. Determinando uno squilibrio tra funzioni cerebrali.

Visto che ogni area del cervello è preposta a funzioni psichiche particolari, l’interessamento  neurochimico e neurofisiologico di tali aree comporta lo sviluppo di danni Psichici che riguardano: disturbi dell’apprendimento, della memoria alterazioni e distorsioni percettive alterazioni della personalità, disturbi del comportamento, impulsività , perdita del controllo, psicosi indotte da sostanze etc.

Tra gli altri danni fisiologici ricordiamo danni cardiovascolari, forti sbalzi pressori, aumento delle possibilità di sviluppare ictus, aneurismi, infine danni gastrointestinali quali  cirrosi, malattie epatiche,ulcere.

Detto questo , visto l’importanza e la ricaduta individuale e sociale di tale fenomeno. Risulta indispensabile avviare azioni di prevenzione a vari livelli.

Per risolvere o, meglio ancora, prevenire le situazioni di disagio è importante investire sulle relazioni..la relazione deve essere un rapporto forte, qualificante tra due o più persone. Dov’è al centrà c’è la persona con le proprie peculiarità ed i propri bisogni

Il giovane è già una persona con tutti i bisogni, le aspettative e le potenzialità di un adulto. Non rendersene conto, vuol dire non porre la basi per un rapporto costruttivo e ricco di valore. Non basta commentare i risultati del campionato di calcio per avere una vera relazione con un figlio.

Non basta sedersi insieme davanti alla tv, per stabilire un dialogo. Così come non basta fare la media dei voti per giudicare uno studente. Bisogna tener conto del potenziale, delle capacità e delle competenze che se non valorizzate si traducono in una visione negativa, in una sorta di abbandono, in un vero e proprio disagio.

I giovani esprimono in modo forte il bisogno primario di essere ascoltati, di avere interlocutori consapevoli che si aiutino reciprocamente .
La relazione è qualcosa di vivo, di appassionante, che deve coinvolgere le emozioni e superare gli strati superficiali di indifferenza che solitamente avvolgono i rapporti tra persone.

Tra le proposte di Prevenzione, dobbiamo tener conto del tessuto individuale e sociale a cui si rivolgono gli interventi. Nell’adolescenza, il più delle volte, nella ricerca di un Sé individuale e Sociale (Chi sono, cosa mi piace , cosa desidero, in cosa credo) si avverte un vuoto di senso, mancano modelli  d’identificazione sani, positivi, ideologie, motivazioni,valori, progetti (Tutto e troppo precario).

Spesso il vuoto di senso e di significato, l’assenza di soggetti d’identificazione, il bisogno di condivisione, il bisogno di appartenenza tipico e umano di questi giovani sono riempiti da comportamenti a rischio ed anche da comportamenti di uso e di abuso di sostanze che il più delle volte hanno il compito transitorio di riempire spazi vuoti, assenza di pensiero, di progettualità, anestetizzare il dolore, rifugiarsi in un mondo evanescente ed in soluzioni transitorie. Importante è ancora, offrire abilità sociali,promuovere modelli sani e positivi

Incentivare spazi e luoghi di aggregazione (sportivi, culturali, artistici, religiosi, educativi, di volontariato) rafforzare la presenza di punti di riferimento, di ascolto:
Educatori, esperti, compagni adulti, educatori di strada, religiosi, laici, allenatori, docenti (formati che attivino relazioni sane, positive, costruttive, reciproche), assistenti sociali ed infine non ultimo la formazione delle forze dell’ordine, che non devono solo avere il compito di vigilanza e di repressione, ma anche di dialogo, di esempio, di vicinanza, di prevenzione

E’ indispensabile attivare interventi coerenti di alleanza tra scuola – famiglia –  istituzioni

Ed infine dovremmo avvicinarmi ai giovani con un messaggio diretto, con uno stile chiaro, coinvolgendoli ed instaurando rapporti veri e autentici, che non vuol dire assoluzione o comprensione, o assenza di regole; le regole vanno date, perchè rappresentano costellazioni di senso e chiari riferimenti  con cui confrontarsi, ma va unita una comprensione empatica dei loro bisogni e dei loro sentimenti.

Vorrei concludere raccogliendo l’esempio del Dr Andreoli che ai giovani si  rivolge così, con uno stile chiaro, diretto ed affettivo, in una lettera che indirizza proprio a loro

Carissimo amico…, “Non buttare via ciò che hai di più prezioso: la tua identità. E ricordati che non c’è gioia nella droga. Io mi occupo di sentimenti e so che basta un momento di abbandono, un lutto, una ferita che abbia distrutto la propria autostima per perdersi nella droga e non tornare più indietro”.  – Vittorino Andreoli

Il contest dove si è svolto l’intervento della psicola brolese maria Chaira Collovà si è svolto giovedì 6 settembre, a Brolo.

DSC_0864_2-001Nella salal multimediale era presente il cantautore Umberto Napolitano che presentava il progetto ” il cinema contro il disagio giovanile” a Promuovere l’evento (una tre giorni tra Gioiosa marea, Capo d’Orlando, Brolo e Torrenova)  l’associazione “Peppino Impastato” di Brolo,  la consulta giovanile di Torrenova, l’Acib di Brolo,  “Gioiosa Giovane” e l’Acio di capo d’Orlando.

……………………………………

collov_maria_chiaraMaria Chiara Collovà è esperta in Psicologia e Psicopatologia dell’Adolescenza ed è stata Responsabile per diversi anni del servizio di psicologia scolastica delle scuole. Oggi con il suo curriculum può considerasi tra gli esperti di problematiche giovanili . E’ stata Psicologo Scolastico nell’ambito del Progetto: “Psicologo in rete nuove alleanze per una scuola di qualità”. Ha svolto Consulenze psicologiche alunni, Consulenze tecniche psico-pedagogiche con  genitori, insegnanti. Orientamento Scolastico, Programmazione strategico funzionale, interventi di psicologia scolastica (educazione socio-affettiva, analisi dinamiche relazionali e del gruppo classe, analisi ed intervento comportamenti problematici in classe, proposte d’intervento. Implementando la sua attività  attraverso strumenti, metodologie e tecniche psicologiche il benessere psicofisico  delle popolazioni scolastiche, gli atteggiamenti positivi verso la scuola e relazioni tra i diversi attori. Nel tempo è stata relatrice nell’ambito di vari incontri sui: “Fattori psicologici nell’obesità” – “Psicologo in rete nuove alleanze per una scuola di qualità  Argomento della relazione: Servizi di Psicologia Scolastica: un’azione di prevenzione del disagio e promozione del benessere a Scuola” – “Formazioni dei Genitori sulle Tematiche del Disagio scolastico
Comunicazione Genitori- Figli” – “Comunicare, Condividere , Crescere insieme” Percorso di educazione alla socio-affettività” ……

fonte: http://www.scomunicando.it

Famiglie  d’Italia

Una fattoria verticale nel centro di Chicago ( Econota 92 )

settembre 10, 2012

Chicago, The Plant fattoria verticale nel centro città

Marina – Ecoblog

A Chicago ha iniziato a produrre frutta e ortaggi la vertical farm, fattoria verticale The Plant, che sorge nel cuore cittadino. L’integrazione è evidente e la fattoria ha occupato un vecchio corpo fabbrica dove si produceva carne in scatola.

Il progetto fonda la coltivazione sull’acquaponica integrata con l’itticoltura e ha messo in campo 125 nuovi posti di lavoro in una zona depressa. Peraltro i 2/3 dell’edificio saranno dati in affitto a aziende alimentari sostenibili sia per la produzione sia per la trasformazione e cucina. Spendo qualche parola sull’acquaponica che addifferenza dell’idroponica, prevede una integrazione con i pesci il che serve a creare un ecosistema chiuso. Infatti piante, pesci e batteri hanno bisogno l’uno dell’altro per sopravvivere consumando gli scarti altrui. A differenza dell’idroponica che richiede grande immissione in acqua di nutrienti e producendo molti scarti che vanno a inquinare altre acqua. Con l’itticoltura si alleverano tilapie (ma si prestano anche pesci gatto, gamberi e trote). Nelle FAQ viene spiegato perché stata scelta la tilapia pesce di acqua dolce evidentemente che cresce molto velocemente, in 10 mesi e che grazie alle sue caratteristiche èresenta esemplari della medesima dimensione. Il che evita che i grandi mangino i piccoli. I funghi sono coltivati per le loro capacità di decomporre e il tè kombucha fermetato grazie a batteri e lieviti il che aiuterà a produrre in seguito birra. Ma essendo un prodotto fermetato servirà a catturare nelle aree di fermentazione ossigeno da dirottare nelle zone delle piante.

Per ora si coltivano ortaggi come bietole, rucola e lattuga, fragole, funghi e té e all’interno trova spazio anche una panetteria. L’energia per le incubatrici di piantine alimentate con luci led arriva dall’autoproduzione di metano ottenuto dagli scarti agricoli. Sostanzialmente è una serra grandissima che presenta il vantaggio di far crescere i prodotti in un’area chiusa lontano dunque da insetti e parassiti vari per cui si riduce a zero l’uso di pesticidi. Insomma l’idea di gestione delle colture urbane caro a Dickson Despommier sembra avverarsi, anche perché con l’attuale crisi delle risorse diventa fondamentale iniziare a produrre in loco.

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

A Rio de Jainero il PET usato diventa tintura

Una vernice “color” bottiglia di plastica

Un chimico brasiliano ha sviluppato un processo originale per il riciclaggio del polietilene tereftalato

(Rinnovabili.it) – I rifiuti rappresentano una risorsa troppo spesso sotto stimata. Una lezione che Antonio Eduardo Alves da Silva Ferreira ha dimostrato di aver ben imparato. Il chimico brasiliano è, infatti, il felice inventore di una speciale vernice ottenuta a partire dal riciclaggio delle bottiglie in PET da destinare a differenti applicazioni.

Alves che ha ottenuto per il suo brevetto il Premio di Ricerca dell’Associazione brasiliana di settore Abipet, ha lavorato in team con Elen Pacheco, docente presso l’Università Federale di Rio de Janeiro, sviluppando un processo in grado di convertire piccoli frammenti di plastica in un rivestimento in polvere. “Questo lavoro è importante perché si avvale di un materiale che verrebbe altrimenti gettato danneggiando l’ambiente”, spiega il chimico. Per diventare vernice, le bottiglie vengono prima schiacciate per far fuoriuscire completamente l’aria e quindi degradate attraverso un processo che ne cambia il peso molecolare.

Il risultato è un prodotto in grado di aderire bene alle superfici e dalle molteplici applicazione. “Prima di essere messo in commercio, è necessario però risolvere alcuni problemi potenziali come la formazione di bollicine”. Inoltre, spiega lo scienziato, il materiale è molto duro. “Alcune applicazioni richiedono una certa elasticità della pittura. Si tratta di una proprietà che deve essere presa in considerazione”.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Cibo spazzatura e cibo buono: a noi la scelta! ( Estate Ecologica News )

settembre 5, 2012

Il cibo spazzatura provoca l’Alzheimer

Sapete cosa succede quando si alimenta un topo per nove mesi con del cibo ad alto contenuto di grassi e di zuccheri? Insomma, quando si alimenta con del cibo spazzatura? Sviluppa i segni del morbo di Alzheimer.

Questo è quello che i ricercatori svedesi hanno scoperto in recenti studi pubblicati dal Karolinska Institutet dell’Alzheimer Disease Research.

I ricercatori stavano cercando di verificare gli effetti dei fast food e del cibo spazzatura su persone con la variante del gene apoE4, che è presente dal 15 al 20 per cento degli esseri umani e cosa hanno scoperto? Che esso favorisce lo sviluppo del morbo di Alzheimer.   

I topi con la variante del gene stesso, utilizzati per l’esperimento, sono stati alimentati per nove mesi con del cibo classico da fast food,e dopo il periodo di tempo indicato, si è notato che essi sviluppavano i grovigli cerebrali anomali e delle modificazioni chimiche indicative della malattia di Alzheimer.In altre parole, fuori dal regno del linguaggio scientifico: i fast food rendono stupidi! O almeno rendono i topi stupidi.

Gli esperimenti umani sono in corso in America fin dagli albori dell’industria del fast food e il fatto che il fast food renda la gente stupida non è esattamente una novità. In altre parole, rimpinzarsi di cibo spazzatura non solo fa ingrassare, ma potrebbe anche portare a demenza, avvelenando il cervello.

Per la precisione grosse quantità di alimenti grassi e zuccherati danneggiano il cervello interrompendo il suo approvvigionamento di insulina. Nel diabete di tipo 2, la forma più comune della malattia, i cibi non sani portano  le cellule del corpo a diventare resistenti all’insulina di cui hanno bisogno per convertire lo zucchero in energia.

La rivista New Scientist, ha dichiarato che qualcosa di simile potrebbe accadere nella malattia di Alzheimer,  dove a causa di una cattiva alimentazione, verrebbe impedito alle cellule del cervello di rispondere adeguatamente all’insulina. L’insulina è necessaria per la regolamentare delle sostanze chimiche del cervello, a loro volta fondamentali per la memoria e l’apprendimento, per fare e rafforzare le connessioni tra le cellule del cervello e per mantenere in salute i vasi sanguigni che alimentano il cervello di sangue e ossigeno.

( di Patrizia Musso: fonte Mamme Oggi )

Cibo e benessere: i capperi

I capperi, pianta tipica delle regioni meridionali  italiane, cresce spontanea nei luoghi aridi  e la si può riconoscere in primavera per la presenza di caratteristici fiori di grand dimensioni  di colore banco tendente al rosato:  sono proprio i fiori ancora chiusi che vengono staccati dalle piante in primavera per essere utilizzati in cucina.

i capperi migliori sono quelli di piccole dimensioni, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, perché sono molto più ricchi di sapore  di quelli più grandi. In commercio si trovano  conservati sotto slae, in salamoia o sott’aceto: sicuramente i migliori sono quelli sotto sale perché questo metodo di conservazione consente  di mantenere inalterato tutto il loro sapore. Bisogna solo fare attenzione  alla quantità di sale da aggiungere nella preparazione, perchè i capperi sono già abbastanza saporiti, specialmente se abbinati  con acciughe sotto sale  o sott’olio e olive.

Con olive epomodori rappresentano uno dei simboli della cucina mediterranea. Grazie alla loro verstilità, conviene tenerne sempre in dispensa un barattolino:  si conservano a lungo senza problemi e possono essere utilizzati  per preparare veloci condimenti per pasta, carni e pesci gustose salsine per verdure e antipasti.

Comunque siano conservati, prima delll’utilizzo vanno  sciacquati bene sotto l’acqua corrente e asciugati con cura. I  capperi vanno aggiunti preferibilmente a fine cottura, in modo che il loro sapore rimanga inalterato, salvo diversamente indicato.

I capperi hanno proprietà digestive, diuretiche e protettive del fegato. Sono consigliati anche a chi sofre di digestione lenta e sonnolenza dopo i pasti.

fonte: Genius Food

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Emissioni in calo, ma non per tutti ( Estate Ecologica News )

agosto 30, 2012

Emissioni in calo in America, ma non grazie agli americani. 

Le emissioni di gas serra negli Stati Uniti sono finalmente in calo. I livelli di quest’anno hanno raggiunto quelli del 1992, anno di riferimento per quanto riguarda il tasso più basso di inquinamento. Un risultato ottimale che dovrebbe far sentire orgogliosi gli americani. Ma in realtà gli sforzi per il risparmio energetico e quant’altro non sono il vero motivo di questo calo. Lo spiegano bene dal Lawrence Livermore National Laboratory in California.

Secondo AJ Simon, analista a capo della ricerca, il motivo principale di questo calo è da attribuire ad un inverno insolitamente caldo (il quarto più caldo di sempre) che ha permesso alla popolazione statunitense di accendere di meno, rispetto al solito, il riscaldamento. Queste temperature più alte hanno comportato minori emissioni di CO2 dalle centrali a carbone e a gas naturale, e dunque già così si può spiegare un primo inizio di risparmio nelle emissioni. Ma questa non è l’unica causa.

inquinamento america

L’altro fattore determinante è la crisi economica che non solo ha ridotto le emissioni industriali (elemento che si è fatto sentire di più nel biennio 2007-2008 che oggi), ma ha ridotto soprattutto l’utilizzo delle automobili a causa del caro-benzina. E considerando che il 60% delle emissioni umane proviene dai combustibili fossili bruciati per usi energetici, domestici e non, automobili e aerei, si capisce come mai il calo sia stato possibile.

Ma non finisce qui. Infatti a pesare su tale riduzione c’è anche qualche saggia decisione umana. Una molto importante è stata preferire il gas naturale al carbone. Vuoi per i minori costi di estrazione e lavorazione, o perché il gas inquina meno della metà del carbone, ma fatto sta che negli ultimi tre anni in particolare le centrali a carbone sono state utilizzate sempre meno, sostituite da quelle a gas. Non sarà proprio ecologico, ma almeno questo combustibile ha permesso di ridurre le emissioni. Dunque gli sforzi degli americani ancora non si vedono su larga scala, ma visto che già ora le cose stanno migliorando, quando questi saranno più visibili, probabilmente la riduzione dell’inquinamento sarà maggiore.

by Marco ManciniFonte: Ecologiae.com )

Ambiente, pipistrelli a rischio per pesticidi 

Animali utilissimi nella caccia alle zanzare e agli insetti in generale, i pipistrelli, rischiano di scomparire a causa dell’uomo, ed in particolare dei pesticidi usati in agricoltura. A lanciare l’allarme è un gruppo di ricercatori tedeschi che ha pubblicato sulla rivista Environmental Toxicology and Chemistry i risultati del loro studio.

Secondo quanto emerso da uno studio condotto nell’Università di Koblez di Landau, in Germania, l’assunzione a lungo termine di pesticidi nell’alimentazione dei pipistrelli, che di fatto si cibano di insetti contaminati, può provocare effetti nocivi sugli animali che risultano essere molto più vulnerabili di altri. In particolare la ricerca ha dimostrato che i pipistrelli che si nutrivano di ragni e falene, che a loro volta si erano cibati di frutta o di foglie di alber da frutta trattati con il fenoxycarb, un pesticida che ostacola la crescita degli insetti, morivano a causa del pesticida.

La ricerca è stata condotta su sei specie di pipistrello per un periodo limitato di 2 settimane, ma questo è stato sufficiente per mettere in evidenza subito gli effetti che quel determinato pesticida ha sui pipistrelli, a loro insaputa, predatori di insetti contaminati. Di tutte le specie prese in esame dai ricercatori tedeschi, solo tre specie dell’animale sono risultate vulnerabili a quel determinato pesticida. Lo studio inoltre ha permesso di appurare che gli insetti volanti erano meno contaminati di quelli che si nutrivano delle foglie delle piante da frutti trattate con la sostanza chimica. Per questo il consumo di frutta e di verdura provenienti da agricoltura biologica non è quindi solo un modo per migliorare la propria alimentazione evitando di assumere nitrati e altre sostnze nocive per il nostro organismo, ma è anche un modo per preservare la salute, e la vita,di tanti insetti e predatori, proprio come il pipistrello, dall’estinzione.

( by Valentina Ierrobino. Fonte: Ecologiae.com )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Manifesto per una crescita sostenibile ( Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale )

agosto 27, 2012

MANIFESTO

per una

CRESCITA SOSTENIBILE

La “navicella spaziale Terra”, riprendendo la metafora di R. Buckminster Fuller, viaggia nello spazio infinito avvolta da un sottile strato di atmosfera che la protegge dalle radiazioni cosmiche e solari. La vita di tutta l’Umanità è legata indissolubilmente alla salute della atmosfera terrestre. La Logica del Creato impone il rispetto di un’etica ecologista ed ambientalista per uno sviluppo sostenibile che osservi le leggi naturali, i paradigmi scientifici e l’equilibrio sociale. Lo scopo dei Circoli dell’Ambiente è di garantire, con integrità intellettuale, il benessere dell’Umanità che viaggia a bordo della navicella nel rispetto delle leggi che governano la vita dell’uomo e dell’ambiente in cui vive.

La qualità della vita in generale, l’orientamento morale, l’equilibrio nella società, l’equo incremento del tasso di benessere, la durata della vita media, lo sviluppo sociale, economico ed energetico entro i limiti dell’accrescimento globale e la tutela delle risorse ambientali costituiscono i pilastri dell’ecologia moderna.

Sulla Terra si verificano catastrofi e flagelli (epidemie, carestie, ecc.) prodotte da eventi e fenomeni naturali ma anche da sollecitazioni esterne provenienti dal cosmo e/o dal sistema solare. L’esempio più eclatante è il riscaldamento globale, fenomeno scientifico acclarato, confermato e convalidato.

Quantunque causa inconsapevole di alcuni dei suddetti disastri, l’uomo è riuscito a ridurre gli effetti degli impatti negativi attraverso la ricerca scientifica e le innovazioni tecnologiche. Così, se lo sviluppo può essere causa di una crisi ambientale, esso, ricondotto nei limiti della sostenibilità, conduce ad un bilancio sempre largamente positivo.

In questa ottica la crisi ambientale non può essere distinta e separata dalla crisi energetica e dalla crisi economica. In particolare gli aspetti tipici legati al risparmio ed alla cosiddetta “green economy” sono elementi basilari e fondamentali della antica cultura rurale italiana: la questione ambientale viene modulata da quest’ultima, che pervade l’Italia tutta e ripropone gli argomenti in una visione più generale dello stesso spirito scientifico di base. Da Galileo in avanti, l’invariante storico per eccellenza è dato dall’equilibrio fra prodotti rurali e prodotti ambientali e scientifici.

L’incremento della qualità della vita richiede, ovviamente, un incremento di sviluppo ed in particolare di energia disponibile, proporzionale all’incremento della popolazione. In questo ambito, l’ambientalismo esasperato ha condizionato e condiziona, in modo negativo, la realizzazione di opere utili per la società. Proprio per questo, l’ambientalismo razionale e l’ecologia vanno immersi nella visione sistemica ed olistica della vita basata sulla metodologia galileiana. L’ecologia moderna, qui proposta e propugnata, riposa quindi sulla priorità della ricerca scientifica e sul nuovo paradigma della scienza dei sistemi biologici e dalla teoria dei sistemi. Allo stesso tempo bisogna avere maggior fiducia nella Natura, che risponde agli attacchi difendendosi contro l’inquinamento diffondendo fenomeni come la panspermia ed i batteri estremofili, capaci di assorbire ed elaborare particelle inquinanti della peggiore specie e salvare la Terra dall’inquinamento e di preservarla di fronte ai cambiamenti climatici.

L’approccio ambientalista proposto dà vita, quindi, ad una vera ed unica dimensione di scienza moderna etica ed illuminata che giunge a diventare pervasiva della politica stessa.

Questo è dunque il compito della Scienza e del Nuovo Ambientalismo: connettere progresso e tutela dell’ambiente per realizzare il vero sviluppo sostenibile dell’Umanità,compatibile con le realizzazioni intelligenti delle varie forme di energia naturalmente ed industrialmente rinnovabili.

Giuseppe Quartieri

 

  www.icircolidellambiente.it      segreteria@icircolidellambiente.it

 

Io

(NOME) ___________________________________________________________________________

(COGNOME) ___________________________________________________________________________

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(ENTE DI APPARTENENZA) ______________________________________________________________

(E-MAIL) ___________________________________________________________________________

DICHIARO

di voler sottoscrivere, condividendone i contenuti, il “Manifesto per la Crescita Sostenibile” ed acconsento a che il mio nome compaia tra i firmatari.

Preciso che tale azione non comporta l’automatica adesione, in qualità di socio od anche solo intellettuale, all’associazione “I Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale”, soggetto promotore.

Informativa

Ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 196/03 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, l’associazione I Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale, con sede legale in Castel San Giorgio (SA) alla Via A. Fimiani n. 24, titolare del trattamento, informa che i dati personali raccolti con la presente scheda saranno trattati per la finalità di gestione della Sua adesione. Il conferimento di tali dati personali è obbligatorio ed il mancato conferimento non consentirà il perfezionamento per la Sua adesione. L’indirizzo e-mail potrà essere inserito nella mailing-list dell’associazione al fine di tenerLa sempre aggiornato sulle iniziative dell’associazione; in ogni momento potrà chiedere che il Suo contatto venga eliminato. I dati personali raccolti non sono oggetto di comunicazione al di fuori dei Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale, né di diffusione. Le ricordiamo inoltre che Lei potrà sempre esercitare i diritti previsti dall’art. 7 del D. Lgs. Citato. Il responsabile al quale rivolgersi per far valere tali diritti è il Presidente.

Consenso

Preso atto dell’Informativa sopra riportata, rilascio il consenso al trattamento, come previsto dall’art. 23 del D.Lgs. 196/03.

 FIRMA ______________________________________________________________

Scheda da inviare via e-mail all’indirizzo segreteria@icircolidellambiente.it od al numero di fax 081.951874.

Primi firmatari:

Giuseppe Quartieri – Presidente Comitato Scientifico dei Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale

Rosanna Cerbo, Policlinico Umberto Primo “La Sapienza” Roma;

Paolo Saraceno, IAPS-INAF

Odoardo Calamai, Galileo2001

Gianni Degli Antoni, AFF, Unimilano

Alfonso Fimiani, Presidente dei Circoli  dell’Ambiente e della Cultura Rurale;

Ettore Ruberti, Università Ambrosiana Milano

Massimo Simiele, ENEA

Fiorella Guadagni, Isituto San Raffaele Roma

Mario Majorani, Presidente ANUA

Yogi Scrivastava, Università di Perugia

Alessandro Parrino,  Ingegnere

Raffaele Cariglia, Ingegnere, ANUA

Stefano Bellucci, INFN

Paolo Porrrone, ENI

Emilio Fioravanti, Consulente San Marco-CNR

Antonio Antolini, Ingegnere Consulente

Volfango Monaci, Ingegnere

Grazie alla immancabile disponibilità dell’On. Tortoli, avremo modo di presentare questo Manifesto il 26 settembre alla Camera dei Deputati in una conferenza stampa e poi ampliare il dibattito in un convegno che si terrà il 3 ottobre.
 
Vi prego, qualora siate pienamente convinti dei contenuti, di aiutarci a diffondere il messaggio ed a raccogliere più firme possibile.
 
L’appuntamento è per il 26 e 29 settembre e 3 ottobre.
 
RingraziandoVi per l’attenzione, colgo la lieta occasione per porgerVi cordiali saluti.
 
Alfonso Fimiani
Presidente – Circoli dell’Ambiente

Famiglie                        d’Italia

La plastica dal guscio delle uova ( Econota 91 )

agosto 25, 2012

La plastica prodotta dal guscio delle uova  ( La ricerca apre prospettive utili anche al setore farmaceutico – fonte: Rinnovabili.it )

Il progetto di ricerca a cui sta lavorando un team di scienziati mira a trasformare il guscio dell’uovo in un materiale molto simile alla plastica

Riciclare i gusci d’uovo attualmente smaltiti in discarica e reimpiegarli in nuove applicazioni.

È questa l’idea alla base del progetto che gli scienziati dell’Università di Leicester e alcuni esperti del settore alimentare stanno mettendo a punto, allo scopo di trasformare il guscio dell’uovo in un materiale molto simile alla plastica e poterlo, quindi, reimpiegare non solo negli imballaggi, ma anche come materiale da costruzione. La ricerca è stata finanziata da iNet, un network che opera per l’innovazione di cibi e bevande; grazie alla somma di denaro che è stata elargita all’università, gli scienziati del dipartimento di chimica, specializzati in materiali sostenibili, stanno cercando di estrarre le proteine che si trovano all’interno del guscio dell’uovo, una ”estrazione” che potrebbe risultare utile anche al settore farmaceutico. Gli scienziati coinvolti nel progetto di ricerca sperano di riuscire a individuare il modo per impiegare questo innovativo materiale come riempitivo e rinforzante per varie tipologie di plastica, da quella per i vassoi per il cibo fino a quella impiegata nella costruzione di particolari attrezzature, oppure utilizzarlo nelle confezioni che proteggono i prodotti a base di uova. Il recupero e il riutilizzo dei rifiuti in modo sostenibile, lo ha ricordato il Prof. Andy Abbot dell’Università del Leicester, è alla base dell’intera attività di ricerca.

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

La ruota verde. Un giardino idroponico rotante inventato dalla NASA ( by Timon Singh, )

Mentre la funzione rimane la stessa, il giardino rotante ha subito un massiccio cambiamento evolutivo dal punto di vista estetico. Uno studio milanese ha combinato l’ esperienza di interior design, architettura, product e graphic design per creare un oggetto unico. Il Giardino Idroponico Rotante ( GIR ) consente ai proprietari di casa di produrre una varietà di prodotti agricoli nella propria casa.

La grande area della ruota verde e la particolare illuminazione aiuta a coltivare un maggior numero di piante. Tutte le piante sono disposte intorno alla sorgente di luce che si trova al centro della ruota, aiutando a ridurre il consumo. Nel frattempo l’effetto di gravità provocato dalla ruota aiuta a ottimizzare la produzione vegetale. Costituito da un involucro esterno solido che nasconde un motore che ruota le piante, il giardino rotativo comprende anche un serbatoio d’acqua e la pompa per l’ impianto automatico di irrigazione. All’interno della ruota forata ci sono vasi di copertura, ognuno dei quali contiene fibre di cocco che forniscono il supporto ideale per la pianta e le sue radici.

La ruota è anche semplice da usare con un’interfaccia di controllo intuitivo che può essere gestita tramite un smartphone o tablet. I controlli variabili permettono all’utente di impostare la quantità di illuminazione e di luce, temperatura ed essere informati dei livelli d’acqua, consentendo la crescita di qualsiasi tipo di vegetazione.

rubrica a cura di

Paolo Broglio Famiglie  d’Italia

Alimenti e trucchi sani per un’estate serena ( Estate Ecologica News )

agosto 21, 2012

Gli alimenti che danno la serenità

Cucinare fa bene alla mente, al cuore e all’anima. I benefici non sono solo per chi cucina ma anche per i familiari.  La “cucinaterapia” è una tecnica che fa sentire vitali: l’ideazione, la manipolazione e la creazione dei cibi sono un percorso che aiuta a ritrovare l’equilibrio e a stabilire rapporti armoniosi con gli altri.

Stare in cucina aiuta a conoscersi, a sfogare le emozioni, ma anche a socializzare con gli altri. Perchè stare ai fornelli ci rivela tanti aspetti della personalità.

Indivia, asparagi, patate, spinaci cavolfiori, biete, pomodori, peperoni, lattuga, pomodori, melanzane, arachidi, banane, noci, agrumi, aiutano ad allontanare malinconia e depressione. Merito del loro contenuto di  triptofano, che viene usato dall’organismo per produrre la serotonina, un neurotrasmettitore del benessere che regola umore, sonno e appetito. Al contrario, hamburger e salsa, patatine fritte, birra e dolci frenano l’arrivo del triptofano al cervello.

Scritto da: villeri77

Tre trucchi per vivere in forma

vivere bene

Tutti o quasi tutti vorremmo vivere quanto più a lungo possibile. Ma la longevità senza vitalità è pressoché inutile. La vitalità ci permette di vivere la vita in pieno e ci da la forza di goderci ogni attimo al massimo. Quando invece, come accade il più delle volte, nei giorni nostri siamo stanchi fisicamente e mentalmente tutto questo ci appare come un sogno, come fantascienza.

Ma il vero sogno o forse dovrei dire incubo, è questa vita stanca che abbiamo imparato a vedere come normale grazie al pesante condizionamento sociale.

Sapiamo quello che dobbiamo fare per vivere in salute e mantenerci giovani, lo abbiamo sentito svariate volte. Basta fare un po di attività fisica, mangiare sano e evitare lo stress. Lo sappiamo tutti tuttavia spesso ci perdiamo nella confusione e nelle nostre vite frenetiche dimenticandocene.

Ecco perché o deciso di fare insieme a voi un breve ripasso esponendo questi 3 suggerimenti brevi ed efficaci.

1. Migliorate la vostra dieta

Diffidate dalle diete miracolose che vi fanno perdere 2 chili in 5 giorni. L’unico modo per vivere bene e in salute è mangiando cibi sani e non trasformati, cibi integrali, genuini e del tutto naturali. La natura ha calcolato tutto per tutti ancor prima che noi imparassimo a modificare geneticamente, tagliare, sminuzzare, raffinare e uccidere ogni genere di cibo.

Un animale lasciato nel suo ambiente naturale non muore di fame e neanche non diventa obeso è sempre tranquillo e rilassato, ma anche agile e pronto a reagire se necessario. Sempre vitale, energico e al massimo delle sue potenzialità ed è questa la normalità signori miei. Non i dolori e i “soliti fastidi” che oggi giorno ci accompagnano quasi quotidianamente.

2. Fatte capire al vostro corpo che vi serve

camminare

Quando facciamo lavori sedentari oppure per una ragione o per un’altra usiamo poco il nostro corpo il messaggio che da esso viene recepito è uno solo. “Tu non mi servi”. E i risultati poi si vedono, il nostro sistema immunitario si abbassa, la nostra forza muscolare diminuisce sempre più, man mano che passano i giorni siamo sempre più stanchi e abbiamo sempre meno voglia di fare qualsiasi cosa.

Appena iniziamo a muoverci invece però, stranamente tutto va meglio, siamo più felici, durante il giorno ci sentiamo più energici, il nostro sistema immunitario si rinforza, il corpo si tonifica, la digestione migliora un sacco e diversi ormoni e anticorpi vengono liberati nel nostro organismo permettendole di funzionare meglio.

Questo perché siamo fatti per muoverci e vivere non per sederci e guardare la vita.

Un abitudine di almeno 30 minuti al giorno di attività fisica leggera miglioreranno il vostro benessere e la vostra energia personale a per tutta la vita.

3. Migliorate la vostra respirazione

respirazione

Il respiro è la cosa più importante in assoluto per il nostro benessere e per la nostra vita in generale, lo sapiamo tutti, è una cosa piuttosto ovvia senza respirare non siamo in grado di sopravvivere.

Quello che pochi sanno invece è che oggi giorno la nostra respirazione è sempre più danneggiata dalla tempesta di stress e emozioni di ogni genere con cui il nostro stile di vita attuale ci investe quotidianamente.

Quando siamo nati la nostra respirazione era perfetta esattamente come quella dei bimbi ed eravamo sani e pimpanti, infatti eravamo capaci di urlare tranquillamente per ore! Adesso invece il nostro respiro è sempre più debole e sopratutto errato. Errato perché spesso tendiamo a respirare gonfiando il torace mentre il modo corretto di respirare sarebbe il respiro diaframmatico cioè gonfiando la pancia. Se volete capire meglio come funziona la respirazione, quali sono i benefici di una corretta respirazione e scoprire anche un paio di esercizi per migliorarla naturalmente potete scaricare qui gratuitamente il mio ebook.

Tanta Gioia e Vitalità

by George Luis ( fonte: greenMe.it )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Perché si festeggia il ferragosto, le sue origini

agosto 15, 2012

Prima di tutto, Buon Ferragosto a tutti gli amici del blog! La maggior parte di noi oggi si esenterà da ogni attività lavorativa e dedicherà questa giornata ad un sano e rilassante momento di serenità e gioia da trascorrere in famiglia o insieme agli amici. Sarà anche la giornata dei gavettoni e delle grandi mangiate e bevute: consiglio sempre di affrontare il tutto con la dovuta moderazione, anche se ogni tanto fa bene lasciarsi andare e scrollarsi di dosso le quotidiane preoccupazioni. In questi momenti di festa non dobbiamo, però, mai dimenticarci di coloro che per motivi vari soffrono e dedicare  una preghiera di speranza affinché anche le loro vite  possano usufruire prima o poi di una svolta positiva. Confidando nei miracoli che ogni tanto si verificano, voglio riportare alcune note di wikipedia che spiegano origini e principali usanze popolar-nostrane dedicate al 15 di agosto. Buona giornata!

Il Ferragosto è una festività che cade il 15 agosto in concomitanza con la ricorrenza dell’Assunzione di Maria.

In Italia, il giorno di Ferragosto è tradizionalmente dedicato alle gite fuori porta e spesso caratterizzato da lauti pranzi al sacco, grigliate e, data la calura stagionale, da rinfrescanti bagni in acque marine, fluviali o lacustri. Molto diffuso anche l’esodo verso le località montane o collinari, in cerca di refrigerio.

Il Ferragosto nell’Antica Roma

Il termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle esistenti e antichissime festività cadenti nello stesso mese, come i Consualia, per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. L’antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di auto-promozione politica, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti.

Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro, buoi, asini e muli, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori. Tali antiche tradizioni rivivono oggi, pressoché immutate nella forma e nella partecipazione, durante il “Palio dell’Assunta” che si svolge a Siena il 16 agosto. La stessa denominazione “Palio” deriva dal “pallium“, il drappo di stoffa pregiata che era il consueto premio per i vincitori delle corse di cavalli nell’Antica Roma.[1]

Nell’occasione, i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia: l’usanza si radicò fortemente, tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria nello Stato Pontificio.[2]

Il Ferragosto durante il Fascismo

La tradizione popolare della gita di Ferragosto nasce durante il ventennio fascista. A partire dalla seconda metà degli anni ’20, nel periodo ferragostano il regime organizzava, attraverso le associazioni dopolavoristiche delle varie corporazioni, centinaia di gite popolari, grazie all’istituzione dei “Treni popolari di Ferragosto”, con prezzi fortemente scontati.

L’iniziativa offriva la possibilità anche alle classi sociali meno abbienti di visitare le città italiane o di raggiungere le località marine o montane. L’offerta era limitata ai giorni 13, 14 e 15 agosto e comprendeva le due formule della “Gita di un sol giorno”, nel raggio di circa 50-100 km, e della “Gita dei tre giorni” con raggio di circa 100-200 km.

Fu durante queste gite popolari che la maggior parte delle famiglie italiane ebbe per la prima volta la concreta possibilità di vedere con i propri occhi il mare, la montagna e le città d’arte. Nondimeno, dato che le gite non prevedevano il vitto, nacque anche la collegata tradizione del pranzo al sacco.

Il Ferragosto nella cultura popolare

  • In Lombardia e Piemonte, fino ai primi decenni del XX secolo, era uso “dare il ferragosto” (in lombardo dà el faravóst) che consisteva nel donare emolumenti in denaro o in beni commestibili alle maestranze, da parte dei datori di lavoro, in modo che le famiglie potessero trascorrere lietamente il giorno di Ferragosto. Nei cantieri edili, verso la fine di luglio, veniva fissato dai muratori un grande ramo d’albero sulla parte più elevata del fabbricato in costruzione, detta pianta del faravóst, che serviva scherzosamente a rammentare all’impresario l’imminente esborso della tradizionale mancia.[3]
  • A Torino, fino alla metà del XX secolo, molti cittadini si recavano per pranzare nel ristorante o al sacco nel parco in riva al Po, adiacenti alla chiesa della Madonna del Pilone. Tale costumanza era denominata “Festa dle pignate a la Madona dél Pilòn“, ovvero “Festa delle pentole alla Madonna del Pilone”.[4]
  • A Montereale, nel prato adiacente l’Abbazia della Madonna in Pantanis, il giorno di Ferragosto si tiene la gara poetica tra cantori a braccio.[5]
  • La smorfia napoletana assegna al Ferragosto il n.45

 

 

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

Cura contro il cancro e luce low cost ( Estate Ecologica News )

agosto 13, 2012

Trovata la cura per il cancro. Non interessa perché non ” rende “. 

Le grandi Case Farmaceutiche la snobbano perchè non è un “affare”.

( Notizia di un anno fa passata inosservata e ripescata volutamente  per riproporla all’attenzione. Fonte: Urca Urca! )

Per un quadro più completo leggi anche: Il DCA: possibile cura per il cancro e Dicloroacetato: delusioni e speranze

E’ una soluzione semplice ed è sempre stata sotto il naso degli scienziati. C’è da utilizzare il di-cloro-acetato, che attualmente è impiegato nei problemi metabolici. La scoperta della sua efficacia contro i tumori è stata fatta nell’Università canadese di Alberta nel gennaio 2007. Stranamente, i media non ne hanno parlato. Eppure è una sostanza che può essere utilizzata da chiunque, non ha effetti collaterali particolari ed è estremamente economico (a differenza dei costosi farmaci antitumorali prodotti dalle grandi Aziende Farmaceutiche internazionali). Gli scienziati canadesi hanno testato il DCA (di-cloro-acetato) ed hanno ucciso le cellule tumorali dai polmoni, dal seno e dal cervello lasciando integre le cellule sane. Lo stesso risultato era stato ottenuto alimentando cavie ammalate con acqua contenente DCA.
Il DCA agisce sui mitocondri delle cellule malate portandole all’apoptosi cellulare e di conseguenza alla morte delle cellule malate. E’ ampiamente disponibile in quanto già utilizzato per la cura dei disturbi alimentari. Potete trovare maggiori informazioni su thedcasite.com  sul quale vengono pubblicate le esperienze, i dosaggi, i vari casi, i pro e contro.
DOMANDA: perchè le Case Farmaceutiche snobbano la scoperta?
RISPOSTA: probabilmente perchè il metodo è naturale e non può essere brevettato. Niente brevetto, niente affari. Senza brevetto non è possibile sfruttare la scoperta come stanno facendo, ad esempio, con le costosissime cure per l’AIDS. Meglio che la gente continui a finanziare campagne anti-tumori ed a pagare salate le cure sul mercato.
Ma forse c’è una speranza: piccoli Laboratori indipendenti potrebbero iniziare a produrre il DCA e, dopo le previste procedure, commercializzare finalmente il farmaco.

Approfondisci con: Il DCA: possibile cura per il cancro e Dicloroacetato: delusioni e speranze

Vale la pena di informarsi e di attivarsi.

 

L’invenzione di un ingegnere del Mit è già stata installata sui tetti di 10 mila

abitazioni senza luce delle Filippine

Basta prendere una bottiglia di plastica, riempirla d’acqua e di candeggina e si può avere un po’ di luce nelle baracche di Manila (circa 50W), quel tanto per guardarsi in faccia, quel tanto per uscire da quel buio terribile, e anche simbolico, di una condizione di vita disumana.

Questa è la promessa di un’invenzione geniale, la «Solar Bottle Bulb» , e di un progetto dal nome suggestivo ed esplicativo, Un litro di luce (Isang Litrong Liwanag), che rispecchia i principi delle cosiddette Appropriate Technology, movimento ideologico che si basa sulle tecnologie semplici, appropriate ed eco-sostenibili con cui il filosofo ed economista Ernst Friedrich «Fritz» Schumacher sognava di migliorare il mondo più povero.

 

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

 Famiglie                        d’Italia

Cosmetici naturali e the verde alla menta fai da te ( Estate Ecologica News )

agosto 9, 2012

Cosmetici naturali fai da te:la crema viso fatta in casa ( fonte Ecoo )

I cosmetici naturali fai da te rappresentano un’ottima occasione per provvedere alla sostenibilità ambientale anche nell’ambito della vita quotidiana. Non dobbiamo infatti pensare che il rispetto dell’ambiente sia solo un concetto astratto, propugnabile soltanto ad alti livelli. Si tratta invece di un obiettivo che si avvale di azioni concrete, che possono essere messe in atto nella vita di ogni giorno. E se vi serve una crema per il viso, ecco come fare per farla in casa, utilizzando solo ingredienti ecocompatibili. Andiamo nel dettaglio e scopriamo che cosa ci serve e quali sono tutte le fasi della preparazione della nostra crema green.

Gli ingredienti che ci occorrono sono costituiti da: olio di vinacciolo (220 grammi), olio di cocco (30 grammi), cera d’api (30 grammi), acqua distillata (200 grammi), vitamina E (20 grammi), olio essenziale a scelta (60 gocce).

Gli strumenti che dobbiamo avere a nostra disposizione sono: un frullatore ad immersione, un misuratore, una frusta in silicone, una spatola, stracci, due termometri da vino, ciotole e coltelli.

In una ciotola sulla bilancia elettronica pesate l’olio di vinacciolo e l’olio di cocco. Aggiungete la cera d’api.

Fate bollire l’acqua e mettete a bagnomaria una ciotola con gli oli, in modo che essi si sciolgano. Con un termometro da vino tenete sotto controllo la temperatura, in modo che essa non superi i 60 gradi. Sarebbe opportuno usare oli biologici, i quali comunque costano molto, tranne quello di vinacciolo. Per le pelli molto secche ottimo è l’olio di sesamo.

Bisogna poi unire l’acqua agli oli. Dovete comunque verificare che entrambi abbiano una temperatura di 35 gradi. Meglio raffreddarli separatamente a bagnomaria nel lavello.

A questo punto emulsionate i diversi ingredienti utilizzando il frullatore ad immersione. Nel frattempo va versata l’acqua lentamente, in modo da ottenere un composto del tutto simila ad una crema pasticciera.

Infine aggiungete quattro cucchiaini di vitamina E e l’olio essenziale, continuando a frullare. Al termine dell’operazione mettete il composto in un vasetto.

Con questa ricetta si possono ottenere nove barattoli da 50 grammi di crema ciascuno. La crema fai da te per il viso va conservata fino ad un anno in un ambiente all’ombra e al fresco. Se la apriamo, il periodo di conservazione arriva a tre mesi.

( fonte Ecoo )

The verde alla menta: la ricetta veloce per l’estate

Avete voglia di un the verde alla menta? Con questo caldo sarebbe proprio l’ideale, anche perché si tratta di una bevanda piuttosto dissetante, oltre che rimineralizzante, in grado di rifornire il nostro organismo di tutte quelle sostanze nutritive che tende a perdere a causa di una sudorazione eccessiva. Tra l’altro non bisogna dimenticare che in particolare il the verde contiene vitamina B e vitamina C, molto importanti da reintegrare, dopo la perdita a cui vanno incontro in seguito all’assunzione di alcool e nicotina. Inoltre è in grado di combattere il sovrappeso, la ritenzione idrica e i disturbi che interessano il fegato e i reni. Ecco la ricetta veloce.

Il the verde è in sostanza un valido alleato per il nostro benessere, ma come prepararlo? Ci servono 800 cl. di acqua, 2 cucchiai di the verde, 3 rametti di menta fresca e dello zucchero (per la quantità regoliamoci in base al nostro piacimento).

Il the verde deve essere messo in una brocca, che poi va ricoperta con dell’acqua bollente. Si deve lasciare riposare il tutto per qualche minuto. Poi si unisce la menta fresca e lo zucchero a piacere. Ecco pronto il nostro the alla menta.

Per la preparazione possiamo ricorrere anche all’uso della menta secca. In questo caso essa va mescolata alla polvere del the. In ogni caso bisogna specificare che con la menta fresca il risultato, in termini di gusto, è sicuramente migliore.

Il procedimento è comunque molto veloce, non trovate? Per preparalo basta avere a disposizione una manciata di tempo. Si tratta in sostanza di una di quelle ricette veloci, che in estate va proprio bene.

Il the alla menta va servito nei caratteristici bicchierini di vetro decorati, che danno al tutto quel senso rituale proprio dell’ambiente del Nord Africa, a cui la ricetta deve essere ricondotta per le sue origini.

Il the verde è adatto comunque ad essere consumato non solo in estate, ma in ogni stagione dell’anno: da non dimenticare il fatto che si rivela un ottimo rimedio naturale contro le malattie da raffreddamento, senza trascurare che, grazie alle sostanze antiossidanti che possiede, è in grado di rallentare il processo di invecchiamento.

Il the verde inoltre può essere considerato un vero e proprio “brucia – grassi”, permettendo di dimagrire in maniera naturale, senza troppi sforzi da portare avanti.

( fonte Ecoo )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

 Famiglie                        d’Italia

 

Frutta e verdura da ben conservare ed una trota da preservare ( Estate Ecologica News )

agosto 7, 2012

Come utilizzare e conservare al meglio la frutta e la verdura matura

frutta matura

Gettare il cibo nella spazzatura in tempi di crisi rappresenta un vero e proprio spreco. Ma come comportarsi se per una ragione o per l’altra ci si ritrova ad avere a disposizione un quantitativo inaspettato di frutta o di verdura che sta per superare il punto ideale di maturazione?

Può darsi che possediate un orto molto produttivo, che dei vostri vicini o amici vi abbiano donato della frutta di loro produzione o che abbiate approfittato degli sconti sulla frutta e sulla verdura già molto matura al mercato o al supermercato. Oltre alla possibilità piuttosto ovvia di congelare ciò che si può (sempre a patto di avere spazio sufficiente a disposizione nel freezer), ecco alcune alternative possibili.

1) Essiccazione

bananas dried in glass

L’essiccazione è probabilmente uno dei più antichi metodi di conservazione della frutta, dato che perché essa avvenga basta avere a propria disposizione la luce ed il calore del sole. Si può inoltre decidere di utilizzare un essiccatoio professionale o di essiccare alcuni tipi di frutta all’interno del forno a bassa temperatura. Un essiccatore fai-da-te per l’estate può essere realizzato montando su di una cornice di legno una reticella che possa sostenere la frutta che disporrete su di essa. Che cosa essiccare? Frutti di bosco, fichi, albicocche, prugne, scorze di agrumi, banane e fettine di mela, ma anche peperoncini e pomodori.

Per conoscere maggiori dettagli sull’essiccazione degli alimenti vi potrebbe interessare leggere “Come costruire un essiccatore per alimenti homemade” e la procedura per ottenere Zucchine cotte al sole 

2) Dolci da forno

muffin

Mele, pere e banane che iniziano ad essere troppo mature possono essere utilizzate senza problemi per la preparazione di dolci da forno come torte lievitate, muffin e plumcake. Avrete il vantaggio di utilizzare come ingrediente di base della frutta molto matura, e quindi altrettanto dolce, un aspetto che vi permetterà di ridurre la quantità dei dolcificanti da utilizzare nelle vostre ricette, rendendole ancora più salutari. Le banane possono essere facilmente unite agli impasti dopo essere state affettate, spruzzate con del succo di limone e schiacciate o frullate. Le mele e le pere potranno essere tagliate a fettine o a cubetti e trasformate nel ripieno di muffin, plumcake, strudel o torte per la colazione. Un altro ingrediente adatto in tal senso sono le carote mature, anch’esse particolarmente dolci. (Leggi la ricetta del muffin vegan con polpa di mele)

3) Zuppe

Se avete acquistato della verdura matura poiché era particolarmente conveniente, utilizzatela immediatamente per la cena e preparate una buona zuppa che potrà richiedere l’utilizzo di patate, sedano, porri, cipolle, carote, zucchine, pomodori e quant’altro abbiate a disposizione. Se avete da parte alcune mele che stanno per superare il punto di maturazione, utilizzatele per la preparazione di zuppe salate in perfetto abbinamento con del sedano. Un altro importante accorgimento nella preparazione delle zuppe riguarda l‘utilizzo delle parti degli ortaggi considerate di scarto, come gambi e foglie. Soprattutto nel caso siate in presenza di verdure biologiche, non esitate ad utilizzare tali parti commestibili nella preparazione di zuppe e minestre (ciuffi dei finocchi, buccia delle carote ben lavata, parti dure degli asparagi, foglie esterne di cavoli e cavolfiori, eccetera). Ricordate che la maggior parte delle zuppe sono ottime anche se servite tiepide o fredde e possono dunque essere consumate anche in estate. Se desiderate conoscere delle apposite ricette per zuppe fresche estive, leggete qui.

4) Confetture e conserve

conserve fai-da-te

Approfittate della vasta disponibilità estiva di pomodori maturi per la preparazione di conserve casalinghe sotto forma di salsa da utilizzare lungo tutto il corso dell’anno successivo. Se avete a disposizione della frutta matura che pensate non riuscirete a consumare in tempo, mettetevi all’opera nella preparazione di confetture che potranno essere preparate senza l’aggiunta di conservanti. Per confetture dalla consistenza più densa, soprattutto nel caso utilizziate albicocche o prugne, aggiungete una mela per ogni chilo di frutta; per via del suo contenuto di pectina funzionerà come un addensante naturale. Ricordate di sterilizzare in acqua bollente i barattoli e i tappi che utilizzerete per le vostre conserve e confetture e di versarvi salse e marmellate ancora calde, subito dopo averle tolte dal fuoco.

Leggi anche la nostra guida sulle converve biologiche fatte in casa

5) Succhi, centrifugati e frullati

frullati

Avere a disposizione una centrifuga o un frullatore vi permetterà di consumare grandi quantità di frutta e di verdura più rapidamente, con sicuri benefici per la salute ed evitando di dover gettare nella spazzatura alimenti preziosi, solamente perché il loro aspetto non appare più perfetto, mentre il loro sapore potrebbe essere comunque ottimo. Datevi dunque da fare nella preparazione di frullati e di centrifugati da consumare a colazione, per uno spuntino o dopo cena. Gli abbinamenti tra diversi tipi di frutta e di verdura sono praticamente infiniti. I frullati, in particolare, sono molto gustosi e salutari, sono semplici e rapidi da preparare e per via dei loro colori vivaci saranno amati anche dai bambini che non apprezzano molto la frutta e la verdura. Potreste scoprire quanto possa essere gustoso abbinare frutta e verdura nella loro preparazione. Leggete anche le nostre 15 ricette per la preparazione di frullati supersalutari.

 Marta Albè ( fonte:greenMe.it )

Una trota da proteggere


E’ proprio vero: “Il mondo subacqueo nell’idrosfera interna concernente le nostre acque dolci, pullula di una vita ittica varia. 
trotaFario.jpgE’ un macrocosmo occulto ed affascinante giacche’di solito osserviamo gli animali che vivono sulla crosta terrestre come mammiferi ed uccelli e pensiamo poco alla vita nascosta all’occhio umano sotto il pelo d’acqua”. Grazie Giancarlo Lorenzon per questa piccola testimonianza. Per questa trota di genere “Fario” – Salmo trutta fario,  della famiglia delle Salmonidae.
trota fario ph.jpg
La Fario, mi spiega Giancarlo, e’ un pesce autoctono europeo che si spinge fino ai lontani Urali. E’ la trota più comune e ha sempre abitato le nostre acque soprattutto i grandi fiumi come Piave, Livenza e Sile.Non tollera temperature idriche superiori i 21 C. Si riproduce in mesi autunnali sino a marzo deponendo uova su fondali ghiaiosi e ciottolosi, mentre i colleghi ciprinidi fregano nelle idrofite.Secondo Giancarlo, la Fario è un’icona di pesce principe che pero’ e’ sempre più’ minacciato da inquinamenti, asportazioni sconsiderate d’acqua per fattori agricoli e industriali ed escavazioni per georegimazione delle acque.

Salmo_trutta_fario_5.jpg
“Gia’ il Temolo e’ in via d’estinzione nelle nostre acque – solo nel Livenza  nuota qualche esemplare autoctono ed endemico: mi dispiacerebbe perdere questa specie pinnuta dalla livrea isabellina punteggiata di un rosso rubino”.
Già. Dispiacerebbe anche a me. Anche i pesci soffrono.
 
Macri Puricelli
 

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

 Famiglie                        d’Italia

 
 

Il caro petrolio colpisce anche in India ( Econota 90 )

agosto 5, 2012

 

India, guerriglie urbane contro il caro petrolio

Indian states strike against fuel price hike – 06 Ju

 Marina – Eco Blog

 

India, guerriglie urbane contro il caro petrolio Marina – Eco Blog In India, la più grande democrazia al mondo, è in atto una vera e propria guerriglia urbana contro il prezzo del petrolio che ha subito un aumento dell’11%. Ossia il prezzo alla pompa della benzina passa dalle 6,28 rupie (circa 8 cents di euro) per litro a 7,5 rupie. I manifestanti appartengono ai diversi schieramenti politici e dunque di fatto è una protesta trasfersale che l’opposizione sta tentando di cavalcare per mettere all’angolo il governo del premier Manmohan Singh. Ma questa, fa notare  attraverso le parole del suo corrispondete è solo la conseguenza e le proteste si rivolgono comunque all’intera classe politica che non trova soluzioni all’economia stagnante.

Ma l’India non era tra le economia con una crescita del PIL a due cifre? Lo è ma anche queste due cifre sembrano rallentare. Infatti come riferisce Le Monde se fino allo scorso anno era al 9,2% nel primo trimestre del 2012 si è fermata al 5,3%. Ma l’inflazione galoppa al 7% e allora gli analisti finanziari dicono che il Governo deve sospendere i sussidi e contenere la spesa pubblica che in India a causa della corruzione è stratosferica. Nel 2010 perciò il governo ha liberalizzato i prezzi della benzina in una riforma volta a ridurre le sovvenzioni massicce che ha versato alle raffinerie statali e che importano la materia prima, dall’Iran. Dunque ecco la motivazione alla base delle scene di violenza di ieri quando nelle piazze si è riversata l’intera nazione da Calcutta a Mumbai, da New Delhi a Patna: saracinesche dei negozi abbassate, autobus pubblici distrutti, fuoco e fiamme. Alla faccia di chi descrive gli indiani come un popolo pacifico, paziente e capace di sopportare ogni difficoltà.
 

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Abitare in un silos per carburanti dismesso

Eco Blog

 

I silos industriali inutilizzati o serbatoi di carburanti delle raffinerie, stando a quanto riporta un sito danese, si presterebbero, una volta ristrutturati e decontaminati, a diventare abitazioni ecologiche. Lo scrive proprio Pinkcloud.dk spiegando che i silos migliori per abitarci sono quelli che provengono dall’industria petrolifera. Il perché è presto detto: sono costruiti per resistere anche in condizioni ambientali estreme sia esterne sia interne.

A guardarsi intorno anche in Italia esistono aree industriali dismesse e i danesi in questione si propongono per ristrutturare in tutto il mondo. Rispetto alla contaminazione da petrolio lo studio danese assicura che ogni silos viene prima decontaminato grazie all’uso di batteri mangia petrolio e poi ristrutturato per renderlo abitabile. Nell’insieme diviene un piccolo condominio con 2-3 appartamenti, energeticamente autonomo.

Al momento i progetti sono solo sulla carta, anzi 3D

Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Rifiuti elettronici e pasta con carboidrati a zero calorie ( Estate Ecologica News )

agosto 1, 2012

Rifiuti elettronici: Nuova normativa europea. Dal 2014 obbligo di ritiro nei grandi negozi. ( 1 contro 0 )

Rifiuti elettronici. Lo scorso 24 luglio è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Europea la nuova Direttiva sui Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), che andrà ad arricchire la legislazione comunitaria in materia. La principale novità riguarda il fatto che i grandi esercizi commerciali avranno l’obbligo di ritirare gratuitamente i piccoli elettrodomestici anche senza l’acquisto di un prodotto nuovo equivalente.

L’uno contro uno, valido dal 2010, il 14 febbraio 2014 (data in cui la direttiva dovrà essere recepita dai singoli stati) lascerà il posto al ritiro senza condizioni dei vecchi elettrodomestici da parte dei negozianti, l’uno contro zero che riguarderà però i rifiuti elettronici di piccole dimensioni. Infatti, mentre la precedente direttiva obbligava i commercianti a ritirare gratuitamente un dispositivo elettronico per ogni acquisto effettuato dal cliente, tra qualche anno non sarà più così.

Da cosa nasce tale revisione della normativa vigente? Semplice. Entro il 2016 dovranno essere raccolte 45 tonnellate di RAEE ogni 100 tonnellate di nuovi apparecchi elettronici immessi sul mercato. E dal 2019 tale cifra salirà a 65 tonnellate. E in Italia? Il nostro paese dovrà passare da una media pro-capite attuale di circa 4,2 kg per abitante a circa 7,5 kg per abitante nel 2016 e a 10 kg/abitante nel 2019.

Scopo della Direttiva comunitaria è quello del corretto smaltimento dei RAEE con la conseguente riduzione della presenza di sostanze pericolose tra cui il mercurio, il cadmio, il piombo, il cromo esavalente, i difenili policlorurati (PCB) e altre sostanze che riducono lo strato di ozono. Nonostante l’impegno dell’Ue, questi veleni sono ancora presenti in quantità troppo elevate e potenzialmente dannose per la nostra salute, anche a causa delle differenti politiche di riciclaggio tra i vari stati. Da qui la necessità di stringere ancora la cinghia.

Per questo la nuova direttiva punta anche alla prevenzione della produzione di RAEE e attraverso il loro riutilizzo, riciclaggio e altre forme di recupero, alla riduzione del volume dei rifiuti da smaltire. Senza contare che il recupero di alcuni materiali presenti nei rifiuti elettronici costituiscono una vera fonte di ricchezza. Un recente studio del Solving the E-waste Problem ha evidenziato che i rifiuti elettronici valgono più dell’oro.

Oggi è stato fatto un altro passo avanti per rendere più efficiente il sistema di recupero e riciclo dei RAEE“, ha detto Danilo Bonato, Direttore Generale di ReMedia. “Nella stesura finale la nuova direttiva apporta alcune novità rilevanti, in particolare per quanto riguarda gli obiettivi di raccolta. Tra quattro anni, infatti, in Italia dovremo raccogliere il 45% delle apparecchiature immesse sul mercato, target che sale al 65% calcolato sui tre anni precedenti o in alternativa l’85% sul totale dei RAEE generati dalle famiglie italiane”.

Conclude: “Ci auguriamo che, partendo da quanto è già stato fatto oggi, queste innovazioni siano di forte impulso per dare una svolta decisiva alla raccolta e al riciclo dei rifiuti tecnologici in Italia. Ritengo che i nuovi, importanti obiettivi siano alla portata del nostro Paese ma sarà necessario lavorare in modo sinergico con tutti i principali soggetti della filiera RAEE“.

Francesca Mancuso ( fonte:greenMe.it )

 

Pasta shirataki: carboidrati a zero calorie

È opinione comune quando si è a dieta, eliminare i carboidrati dalla nostra alimentazione quotidiana. Certo, non è mai facile restare lontani dalla pasta, soprattutto per i più affezionati.

La soluzione arriva dal Giappone e si chiama pasta shirataki, una pasta dietetica che abbassa i livelli di zuccheri nel sangue.

La normale pasta di grano, infatti, tende a far salire la glicemia nel sangue, provocando in molti casi degli scompensi. Con la pasta shirataki questo problema non si pone, essendo una pasta povera di carboidrati, che non contiene glutine né calorie ed è ricca di fibre. I pochi carboidrati della pasta shirataki, poi, non sono una minaccia per la nostra linea perché solo una piccola quantità di essi viene digerita.

Le tagliatelle shirataki sono prodotte partendo dalla radice della pianta amorphophallus Konjac, presente in diverse parti dell’Asia. La caratteristica principale di questa pianta è la glucomanna, una fibra che ha un ruolo attivo nel controllo del colesterolo e del glucosio nel sangue. Ma soprattutto favorisce la perdita di peso.

A confermarlo sono stati alcuni ricercatori tailandesi, sostenendo che anche un solo grammo di glucomanna diminuirebbe di molto l’assorbimento di glucosio nel sangue dopo aver mangiato carboidrati. Un’altra novità della pasta shirataki è che può essere consumata appena tolta dalla confezione dopo essere stata sciacquata bene. Le tagliatelle shirataki si trovano in due diverse varietà: tofu e yam, che possono essere condite a proprio piacimento.

Provate a cucinare le tagliatelle saltandole in padella, con il vostro sugo pre