Archive for the ‘Ambiente’ Category

Chiude Expo, apre al mondo Muscolo di Grano

ottobre 31, 2015

Enzo

Dopo 6 mesi di attività frenetica, Expo Milano chiude i battenti: Il messaggio che ha cercato di inviare è stato quello dell’indirizzo dell’alimentazione planetaria e del risolvimento della grande piaga della fame nel mondo. Diciamo che, come si era presentato, non è che avesse offerto indicazioni positive, inneggiando agli sponsor principali, fra i quali MC Donald e Eataly hanno avuto la parte del leone. Mc Donald, anche se ha cercato di modificarsi in questi sei mesi nelle sue offerte, aggiungendo un panino vegetariano ed uno con la carne chianina, rappresenta per tradizione il fast food dove qualità e salute non sempre appaiono coniugate al meglio. Eataly, da par suo, ha rappresentato sì il Made in Italy, con prevalenza, però, di quello industriale rispetto al tradizionale che vede nelle piccole aziende familiari la necessità di emergere attraverso la qualità, anche a costo di tanti sacrifici e molte rinunce. Per fortuna, però, questo Expo ha lasciato spazio anche alle innovazioni e da queste sono arrivate le migliori risposte: MUSCOLO DI GRANO ha sbaragliato tutti e meravigliato il mondo ed Enzo Marascio, l’ideatore, insieme alla moglie Marisa ed ai figli Lucia e Domenico, con la loro azienda a gestione familiare attraverso un lungo percorso trentennale, sono arrivati a Expo al top rappresentando degnamente della Calabria, in particolare, e dell’Italia tutta, il meglio dell’ingegno e dell’abnegazione italiana. Hanno dimostrato che non c’è bisogno di chimica di laboratorio per creare un’alternativa alla carne, bensì cogliendo della natura il meglio attraverso la cultura del rispetto e della sana e tradizionale coltivazione. Muscolo di Grano, miscelando farine di grano, non modificato geneticamente, e lenticchie, attraverso una lavorazione particolare che ne racchiude il segreto, ha offerto una carne vegetale fornita di muscolo, pelle e cotenna, facilmente cucinabile, capace di soddisfare sia il palato sia la vista, e, soprattutto, ricca di tutte le proteine necessarie al corpo umano evitandogli completamente l’assunzione di grassi saturi, di conseguenza, zero colesterolo. Da tutto questo si deduce con quanto sentimento sia stato creato Muscolo di Grano, tant’ è che recentemente in un articolo di Sole 24 ore è stato definito ” la carne dell’amore “.

Per permettervi meglio di approfondire la vostra conoscenza di Enzo Marascio il geniale inventore di Muscolo di Grano, vi propongo un post pubblicato ieri dal quotidiano soveratese online L’esuberante , a firma di Teresa Pittella.

Carne sì, ma vegetale. Ora tutti vogliono il “muscolo di grano” inventato a Isca (Cz).

Enzo Marascio con la figlia Lucia (al centro) alla premiazione Expo
Enzo Marascio con la figlia Lucia (al centro) alla premiazione all’Expo

Anni ’50. Isca sullo Ionio (Cz). Una partoriente in sofferenza e un bimbo che rischia di morire prima ancora di nascere. C’è una sola persona che ha la macchina in paese, anche se proprio in quei giorni l’auto non ce l’ha perché ne aspetta una nuova, fiammante, dal concessionario di Catanzaro. Ha mandato l’autista a prenderla, e dovrebbe arrivare a momenti. Ma quando l’autista arriva trova la “sorpresa”: la nuova macchina secondo il suo proprietario deve servire a trasportare immediatamente la puerpera nel capoluogo, e chi se ne importa se rovinerà i sedili nuovi! Pochi chilometri e verso Copanello, tra curve e tornanti, la situazione si sblocca e nasce il bambino. La macchina torna indietro portando il neonato in trionfo: era Enzo Marascio. “Sono venuto al mondo grazie all’altruismo dell’avvocatoSaverio Pittelli e nell’altruismo voglio rimanere: la produzione del muscolo di grano non diventerà una multinazionale, ma deve restare a disposizione della gente, a partire dalla mia terra”, spiega Marascio, inventore del muscolo di grano, alimento identico alla carne anche per aspetto e sapore, oltre che per valore proteico, ma ricavato da frumento e legumi, premiato il 2 ottobre all’Expo di Milano con l’Oscar Green 2015 (come ha ricordato ieri Fabio Guarna sulla rubrica Italians del Corsera). Un brevetto dalle potenzialità enormi, soprattutto in questi giorni di terrore e dibattito dopo il rapporto Oms che dichiara cancerogena la carne rossa lavorata.

Muscolo di Grano isca con onoreDomanda. All’Expo avete sbaragliato 1582 idee innovative a livello mondiale o siete stati premiati dal ministro dell’ambiente Luca Galletti. Com’è nata l’idea del “muscolo di grano”?

Risposta. In maniera casuale come molte grandi idee: già a fine anni ’80 cercavo un alimento che migliorasse le mie condizioni di salute, che un medico di fiducia aveva associato all’alimentazione. Ho iniziato dalla ricetta casalinga del seitan, partendo dalla farina di frumento, ma poi per accorciare i tempi ho aggiunto i legumi, invece di cucinarli a parte come contorno. Ne venivano fuori delle “frittelle” dall’altissimo valore nutritivo, molto gradite anche ai miei bambini (Domenico e Lucia che ora guida l’azienda, ndr). Per fargliele mangiare a scuola al posto del vitello o del pollo della mensa, e non farli sentire emarginati dai compagni, ecco che ho cominciato a studiare il modo di renderle simili a bistecche e hamburger. Da qui gli studi e gli esperimenti che poi hanno portato alla messa a punto della “muscolatura” del grano e al brevetto.

D. Ecco perché il Sole24Ore l’ha definita “la carne nata dall’amore”. Ora però il muscolo di grano sarà richiesto in tutto il mondo. Prevedete un’impennata del giro d’affari per il 2016?

R. Non proprio. Ci stanno cercando tutti, multinazionali statunitensi, australiane, europee e brasiliane. Ma la mia filosofia è diversa: non intendo crescere commercialmente per arricchire me o una grande azienda, voglio che la formula del muscolo di grano serva alle persone. Non è più uno sfizio modaiolo di vegetariani o vegani, ma un’esigenza di salute di tutto il pianeta. Ora che lo dice l’Oms che la carne oggi è “malata” tutti si allarmano, ma da Umberto Veronesi a tanti altri esperti, da tempo si metteva in guardia sui suoi pericoli.

D. Perché non lanciare il muscolo di grano sui mercati mondiali? 

R. Perché voglio che sia patrimonio delle persone e non del business: non ci si può arricchire su una cosa necessaria. Intanto ho due proposte: una sulla Calabria, già avanzata all’assessore Federica Roccisano con la quale abbiamo avviato un confronto. Partendo dall’exploit di vegetariani, circa 50 milioni solo in Europa, il progetto è fare della Regione “la terra del muscolo di grano”, il paradiso veg dove i vegetariani si sentano accolti nelle loro esigenze da ristoranti, hotel, resort e stabilimenti balneari. Il personale delle strutture riceverebbe formazione specifica, valorizzando anche il ruolo dell’istituto alberghiero di Soverato. Non si può ignorare il nuovo orientamento sull’alimentazione a livello mondiale, perché altrimenti si rimane impreparati, sia sul fronte turistico che alberghiero. Il tutto ovviamente armonizzato con la nostra tradizione, che rispetto e apprezzo. Propongo solo di arricchire la nostra tavola, non necessariamente di sostituire.

La seconda proposta?

Il secondo progetto riguarda Isca, il mio paese natale. Propongo una cooperativa di produzione del muscolo di grano, nella quale sia la comunità a lavorare e avere anche gli utili oltre agli stupendi. Isca come centro della lavorazione del muscolo di grano, a servizio del mercato prima di tutto regionale. Possiamo fare di Isca il paese più ricco del mondo! E fare del muscolo un patrimonio del territorio, visto che dalla sapienza dei nonni, della loro vita nei campi e dall’osservazione del loro modo di alimentarsi ha origine la scoperta.

Muscolo di grano Expo cooking
Dimostrazione per le istituzioni e i visitatori durante l’Expo di Milano

In moltissimi chiedono dove trovare i vostri prodotti.

Abbiamo due linee: quella per vegetariani, che va molto bene e vendiamo on line dal nostro sito. E poi la muscolatura di grano, quella che ha fatto impazzire ministri e visitatori all’Expo, e vip in tutto il mondo, daPaul McCartney che l’ha sperimentata a Londra a Bill Gates interessato a trovare la formula, dagli chef comeMarco Bianchi, nostro grande fan, a Roberto Di Mauro che l’ha cucinato per il teatro Alla Scala. Quarti di vitello, pollo, maiale, soppressate, salsiccia: la muscolatura ha la consistenza della carne, il suo profumo (assaggiare per credere ogni sabato pomeriggio nel punto info di Soverato, in via della Vittoria, ndr). Un prodotto unico al mondo, che permette di realizzare il sogno di ricavare la carne dall’agricoltura, di gustarne il sapore senza nuocere a se stessi e al pianeta. Ecco cosa può fare l’ingegno calabrese unito al desiderio di essere utili alle persone, nella ferma convinzione che il cibo sia la nostra medicina.

Teresa Pittelli

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

famigli d'italia

Muscolo di Grano, la carne vegetale del futuro, trionfa a Expo Milano quale unico prodotto alimentare veramente innovativo

ottobre 4, 2015

Lucia Premiata

Alla presenza delle massime cariche Coldiretti nazionali, in occasione di Oscar Green, il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha assegnato venerdì 2 ottobre il Premio Nazionale Expo 2015 a Muscolo di Grano, con la seguente motivazione: ” per essersi affermata come la migliore e originale innovazione alla Manifestazione Universale di Milano Expo “.

Lucia Marascio e Il Ministro Galletti

” Il premio è stato assegnato a Lucia Marascio ( nella foto a sinistra mentre illustra al Ministro Galletti le qualità di Muscolo di Grano  ), che brillantemente guida l’azienda, in rappresentanza di tutta la sua famiglia che da 30 anni propone e migliora costantemente il prodotto e, soprattutto, di suo padre Enzo Marascio, che di Muscolo di Grano è il geniale inventore. Grande festa e gioiosi sorrisi fra i migliaia Giovani Coldiretti arrivati da tutta Italia per presenziare alla premiazione, sotto l’occhio orgoglioso e soddisfatto, per questo riconoscimento meritatamente assegnato, del Presidente Pietro Molinaro e di tutta la Dirigenza Coldiretti Calabrese, in quanto calabrese, di Isca sullo Ionio, è la famiglia Marascio ( nella foto a seguire, in centro, mentre festeggia la vittoria ), e, dalla Calabria dove l’azienda è sorta ora si sta espandendo proiettandosi a livello mondiale.

famiglia marascio

Considerazione finale: la vittoria di Muscolo di Grano assume un’importanza epocale perché, preciso quanto segue solo per chi non abbia ben compreso l’importanza, significa porre all’attenzione mondiale un prodotto che risponderà a tante domande fino adesso rimaste tali e, soprattutto, risolverà moltissimi problemi sia di salute sia etici per le prossime generazioni. La popolazione sta aumentando in modo esponenziale e di conseguenza, per sopperire alle esigenze proteiche, si ricorre ad un’intensificazione selvaggia degli allevamenti animali, a discapito, naturalmente, della qualità. Si sta andando contro natura, modificando i cicli naturali della crescita di un animale, il tutto con l’aggiunta di ormoni che, di conseguenza, assimileremo noi nutrendocene. Muscolo di grano, in possesso di tutte le proteine necessarie, giuste calorie, zero carboidrati e zero grassi saturi, non intende eliminare la carne, ma si pone come cibo alternativo almeno nei giorni che si vuol far riposare un po’ il nostro corpo, ed in particolare il nostro fegato.

enzo

Enzo Marascio, una trentina di anni fa, per risolvere alcuni problemi seri della sua salute, causati da una alimentazione non adeguata alle necessità del suo corpo, si adoperò per cercare delle alternative, rispettanti anche il palato e l’occhio, che in qualche modo soddisfacessero in toto le sue necessità e quelle della sua famiglia, dei figli in particolare che, crescendo con una alimentazione non corretta, non andassero in contro ai suoi stessi problemi. Si ricordò di quanto gli raccontava il nonno quand’era piccolo, e cioè che la carne dei poveri era la pasta accompagnata dai legumi … e da lì iniziarono i suoi studi e i suoi esperimenti. Scoprì che il grano possedeva pelle, muscolo e cotenna: fu l’illuminazione che lo portò alla creazione di Muscolo di Grano , ovvero una lavorazione speciale di farina di grano con farina di lenticchie, ed altro che rappresenta, logicamente, il suo giusto segreto. Però, importantissimo, è sottolineare che la farina di grano usata nella lavorazione proviene da una pianta non modificata geneticamente, quindi non causa di allergie varie che hanno portato a sviluppare nel tempo la famigerata ” celiachia “, malattia allergica del secolo che colpisce le persone di costituzione più debole quando assumono prodotti, appunto, a base di grano modificato, quello maggiormente presente sul mercato.

Enzo Umbi

Io ho sposato la causa di Muscolo di Grano e del suo profeta ormai da molti anni e la mia salute e quella del mia famiglia sono decisamente migliorate, tant’è che mi onoro del pregio di esserne diventato testimonial ufficiale. Infatti nella foto sopra mi vedete insieme a Enzo Marascio festeggiare la vittoria dell’Oscar Green a Expo Milano. Ne sono orgoglioso, anche per la consapevolezza che Muscolo di Grano, oltre a migliorare la qualità della vita di ognuno, in un futuro prossimo sarà anche in grado di offrire benefici all’occupazione agricola, creando molti posti di lavoro, e non solo in Calabria o in Italia, … ma in tutto il mondo, e, ne sono più che convinto!

ISCA

Umberto Napolitano

famigli d'italia

La notte della consapevolezza e della prevenzione all’Art Disco Club di Desenzano del Garda

giugno 21, 2015
VIMEO.COM
In questo video relativo a Venerdì notte 5 giugno, in occasione della prima edizione de LA NOTTE DELLA CONSAPEVOLEZZA E DELLA PREVENZIONE , Madame Sisi presenta il sottoscritto Umberto Napolitano , l’avv. Domenico Musicco, presidente di AVISL ( Associazione delle Vittime degli Incidenti Stradali ) e il regista cinematografico Alberto Moroni: tutti uniti con il pubblico in un minuto di irrefrenabile inno e ringraziamento alla vita, PERCHE’ LA VITA E’ BELLA ED UN DONO MERAVIGLIOSO CHE TUTTI DOBBIAMO SALVAGUARDARE CON COMPORTAMENTI SANI E INTELLIGENTI
Umberto Napolitano
famigli d'italia

La Notte della Consapevolezza e della Prevenzione, venerdì 5 giugno in tutte le discoteche d’Italia

maggio 27, 2015

La Notte

( Luciano Zanchi,Carlo Tessari, Umberto Napolitano, Gabriele Alfonzetti e Alberto Moroni: FOTOLIVE )

Notte della prevenzione Brescia lancia la sfida

Prima tappa venerdì 5 giugno all’Art di Desenzano: poi ogni settimana per un anno in tutte le «disco» d’Italia per dire sì alla vita e no allo sballo.

Le forze dell’ordine presidiano i cancelli delle discoteche. Ma le corse cieche nel buio delle notti del sabato non smettono di mietere vittime. Qualcosa non quadra. «C’è qualcosa che non quadra, c’è una strana situazione/tra drogati e alcolizzati, più bastardi che imbranati/troppe lacrime versate sulle spalle di un amico/nei silenzi di un asfalto che un ragazzo si è inghiottito», canta Umberto Napolitano bresciano per caso, cantautore nato con il vinile degli anni sessanta, scomparso per 20 anni dalle scene e tornato per cantare la protesta del nuovo secolo.
QUELLE PAROLE, la sua canzone che si chiama «E non permettere più», stanno per diventare l’inno della «Notte della consapevolezza e della prevenzione», notte del divertimento e dell’allegria, della baraonda e dell’euforia per dire ai ragazzi che le porte della vita sono ancora aperte. La repressione non basta e si vede. I sociologismi sulle famiglie assenti e i vuoti di valori riempiti dall’alcol sanno di stantio. I messaggi da colpo allo stomaco sortiscono gli stessi effetti delle minacce sui tabacchi.E allora, allegria, quella bella e sana, che non ha bisogno di fumi alcolici né di alterazioni tossiche.
Sarà venerdì 5 giugno, la prima «Notte». E scatterà all’una del mattino all’Art Club di Desenzano. Negli stadi si chiede un minuto di silenzio per una vita persa? Nella «Art» ci sarà il primo minuto di baldoria lucida e senza freni per far vibrare le pareti di uno scatenato inno alla gioia di vivere. Sarà lo start di un lungo cammino. Oggi venerdì alla stessa ora toccherà a un’altra discoteca. Si parte in tour da Brescia e si arriva in tutta Italia, finchè tutte le «disco» si scateneranno in contemporanea. E il primo venerdì di giugno dell’anno prossimo sarà la prima vera «Notte della consapevolezza e della prevenzione». Notte intera in tutti i locali del disco e del divertimento. Allora sì, l’inno sarà lungo e corale, si ripeterà di anno in anno, e magari varcherà pure il confini del Belpaese.
Parrebbe fantasia, ma le condizioni per farla realtà ci sono. Ci sono l’energia di Umberto Napolitano tornato a cantare dopo 20 anni passati a fare altro e gli interessi dei proprietari delle discoteche, stanchi di essere additati artefici dello sballo e della morte. C’è la tenacia dell’Associazione vittime incidenti stradali di Domenico Musicco. Ieri mattina, per spiegare a tutti che si fa sul serio, nella sede del nostro giornale sono arrivati Napolitano, il presidente nazionale di Assointrattenimento Confindustria Luciano Zanchi, il patron dell’Art Club Carlo Tessari meglio noto come Madame Sisi, il regista Alberto Moroni e Gabriele Alfonsetti in sostituzione di Musicco, chiamato a Civitavecchia per la riapertura del processo per un incidente, in cui il giudice aveva inflitto condanne per lesioni gravi ma si era dimenticato di punire l’omicidio colposo.
Dicono che molte discoteche hanno già aderito, e loro sono pronti a girare tutte le 1.800 peninsulari, una settimana dopo l’altra. Sono certi che la «Notte» sarà contagiosa come l’allegria che scatenerà. Si parte dal desenzanese «Art» in onore dalla drag queen Madame Sisi, che tutte le sere lancia messaggi di irriverente divertimento per far capire a chi guida che per tornare a ballare c’è bisogno delle gambe ed è meglio non giocarsele alla roulette dell’asfalto. Per l’esordio ha già pronto il video che scatenerà la baraonda, e altri lo faranno per tutti i venerdì a venire. E nella lunga «Notte» del primo weekend di giugno 2016, il migliore sarà premiato.
«Siamo autorizzati a vendere divertimento, non alcol e droghe, ed è proprio questo che vogliamo fare», scandisce Zanchi. E se c’è qualche gestore che ancora non l’ha capito, prima o poi dovrà metterselo in testa. Si prova a rompere un cerchio durato troppo a lungo. E gli inventori della «Notte» chiamano anche le Forze dell’ordine a collaborare, con una presenza visibile e maggiori controlli, soprattutto dove servono.

Mimmo Varone

( Fonte : Brescia Oggi del 27/05/2015 )

Obama dice sì alla Shell, non tutto il mondo è d’accordo

maggio 16, 2015

lupo

Oggi riporto una mail che ho ricevuto nella posta personale da David Sievers per conto di Avaaz: riporto il tutto lasciando ogni considerazione e presa di posizione alla coscienza di ognuno. Abbiamo già tanti problemi climatici che minacciano la nostra terra che aggiungerne altri appare masochistico e irreale. Esistono energie alternative, ma la politica dell’oro nero continua a infliggere profonde ferite giornaliere e noi, spesso, rimaniamo spettatori inermi. 

Cari avaaziani,

Gli Stati Uniti hanno appena dato a Shell, il gigante del petrolio, il via libera a trivellazioni nell’Artico che mettono a rischio l’intero ecosistema dell’oceano. Ma c’è un modo per fermarli.

Prima di raggiungere l’Artico, le mega navi della Shell devono attraccare a Seattle. E lì c’è una persona che può negare alla Shell l’ultimo permesso di cui ha bisogno: il sindaco ambientalista di Seattle Ed Murray, che ha già vietato alle navi l’accesso al porto. Ma Shell ha praticamente dichiarato che a loro non interessa, e che le navi attraccheranno ugualmente, che la città sia d’accordo o meno.

Ora tocca al Sindaco di Seattle scegliere se cedere alla prepotenza della multinazionale o opporsi con tutte le sue forze a queste trivellazioni nell’Artico. Sappiamo che è dalla nostra parte, ma non gli sarà facile mettersi di traverso a una delle più grandi multinazionali al mondo. Ma gli possiamo dimostrare che il mondo intero è dalla sua parte e dalla parte dei cittadini di Seattle, nel fare tutto quello che serve per dire “Fermiamo Shell!” e le trivellazioni nell’Artico, firma subito:

https://secure.avaaz.org/it/shell_drilling_loc/?bPVAgfb&v=58520

Gli esperti dicono chiaramente che trivellare nell’Artico è estremamente pericoloso e fin troppo rischioso per l’equilibrio già critico del nostro clima. La Guardia Costiera più vicina dista più di 1500 chilometri, due volte la distanza tra Venezia e Palermo. Se qualcosa andasse storto, cosa che la stessa Shell ha definito probabile, non ci sarebbe letteralmente nessuno in grado di intervenire.

Ma non è finita qui. La cosa ancora più incredibile è che stanno anche pensando di sperimentare un nuovo di tipo di trivellazioni, che secondo gli scienziati è assolutamente incompatibile con la lotta al cambiamento climatico. Che cos’è più importante, i guadagni della Shell o il clima globale? La scelta dovrebbe essere ovvia.

La tensione a Seattle è altissima. Pochi giorni fa, gli ambientalisti locali hanno convinto il sindaco Murray a dichiarare che i permessi già rilasciati alla Shell non bastano. Ma le navi della Shell sono comunque dirette a Seattle, violando apertamente la legge. Murray è sempre stato dalla parte dell’ambiente, ma ora ha la possibilità di agire per milioni di persone in tutto il mondo e impedire alle piattaforme della Shell di devastare l’Artico. Ora dipende da lui: diamogli il sostegno di cui ha bisogno per fare la cosa giusta. Firma ora:

https://secure.avaaz.org/it/shell_drilling_loc/?bPVAgfb&v=58520

Non si tratta solo di proteggere gli orsi polari e le specie dell’Artico. Qui si tratta di dire chiaramente no alle trivellazioni in uno degli ultimi luoghi incontaminati del pianeta, e di mostrare alla persona che può fermare la Shell che c’è un’intera comunità pronta a sostenerlo. A marzo siamo riusciti a convincere il governo italiano a rallentare con una consultazione pubblica il progetto di trivellazioni nell’Adriatico. Facciamo vedere anche stavolta che siamo pronti a lottare ovunque affinché in tutto il mondo si vada verso il 100% di energie pulite.

Con speranza,

David, Mais, Nataliya, Iain, Alice, Fatima e tutto il Team di Avaaz

Giorni fa gli Stati Uniti hanno dato a Shell il via libera per trivellazioni nell’Artico che metteranno a rischio la vita marina nell’oceano e aggraveranno il cambiamento climatico. Ma una persona può negare alla Shell l’ultimo permesso di cui ha bisogno: il sindaco ambientalista di Seattle Ed Murray. Firma ora per chiedergli di prendere la decisione giusta:

Firma la petizione

Ulteriori informazioni:

Shell potrà trivellare nell’oceano Artico (Il Post)
http://www.ilpost.it/2015/05/12/stati-uniti-shell-petrolio-alaska/

Le critiche al piano della Shell per riprendere le trivellazioni nell’Artico (Internazionale)
http://www.internazionale.it/notizie/2015/05/12/le-critiche-piano-shell-trivellazioni-artico

Alaska, OK di Obama, Shell riprende le perforazioni (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/ambiente/15_maggio_12/alaska-ok-obama-shell-perforazioni-articolo-petrolio-bfb8506e-f88a-11e4-ba21-895cc63d9dac.shtml

Cambiamenti climatici, sempre in prima pagina sul Guardian con una petizione (Lifegate)
http://www.lifegate.it/persone/news/keep-it-in-the-ground-guardian-petizione

E in inglese: Frozen Future: Shell’s ongoing gamble in the US Arctic (Report, Oil Change International)
http://priceofoil.org/content/uploads/2014/02/Frozen-Future.pdf

Keep it in the ground (The Guardian) http://www.theguardian.com/environment/series/keep-it-in-the-ground

introduzione a cura di

Umberto Napolitano
famigli d'italia

Il 22 aprile di ogni anno si festeggia ” La giornata della terra “

aprile 23, 2015

giornata

Ieri, 22 aprile, come ormai da tempo ogni anno, si è festeggiata ” La giornata della terra “.  Spesso, come mia abitudine, preferisco dare risalto ad un avvenimento importante il giorno dopo, e questo per riproporre ulteriormente l’attenzione che spesso, anche solo un giorno dopo, si rivolge ad altre situazioni che non hanno lo stesso valore e importanza di quella appena verificatasi. E questo perché ormai la routine della vita scorre a velocità un tempo immaginabili e la ” memoria ” diventa sempre più labile. 

Ritornando all’evento appena trascorso vi ripropongo un post che noi di Famiglie d’Italia pubblicammo il 22 aprile di sei anni fa, nonché un interessante post di ieri editato da Il Post.

 

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Pensate di stare su una nave spaziale che viaggia alla velocità corrispondente di un giro completo della terra ogni 90 minuti. Bello vero? La risposta sta nel fatto che così facendo, chi vive su quell’astronave vive ogni giorno sedici albe e sedici tramonti, un’esperienza unica, irripetibile, emozionante. Questo ci da il senso delle teorie di Albert Einstein, cioè che tutto dipende da dove ci si trova e cosa si sta guardando. L’astronave esiste, è la nostra ISS International Space Station, la Stazione Spaziale.

I tre astronauti che vivono al suo interno, godono di questo privilegio. Oltre a questo, hanno fra i vari compiti, monitorizzare la Terra. L’ambiente della terra sta cambiando in continuazione, anche per effetto dell’inquinamento, nel giorno di commemorazione di Earth, la Terra, la NASA ha aperto gli archivi regalando a tutti immagini incredibili.

Fate che questo giorno abbia significato, le origini della terra sono a noi ignote, è ignoto il perchè noi abbiamo ricevuto in dono questo paradiso, affinché le generazioni future non vivano nell’inferno; rispettiamo la Terra, anche detta Grande Madre, nel senso di origine e vita.

Le parole di un uomo selvaggio che parlò agli uomini privi di spirito
questa lettera è stata scritta nel 1854 dal Capo dei Pellerossa Capriolo Zoppo

[…]Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.

per leggere l’intero “” clicca qui

by Andrea Ben Leva

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La giornata della terra, perché si festeggi il 22 aprile

fonte: Il Post

Ieri si è festeggiata la Giornata della Terra (Earth Day in inglese), la più grande manifestazione del pianeta dedicata ai temi della protezione dell’ambiente. Google ha dedicato alla Giornata della Terra un quiz. La Giornata fu indetta dalle Nazioni Unite dopo che nel 1970 un movimento ecologista negli Stati Uniti aveva deciso di fissarla per il 22 aprile. Si tratta di un momento celebrativo, ma anche educativo e informativo durante il quale i gruppi ecologisti di 192 paesi valutano le problematiche ambientali e propongono delle soluzioni.

L’idea di creare la Giornata della Terra venne per la prima volta negli Stati Uniti al senatore democratico Gaylord Nelson che pensò, negli anni Sessanta, di organizzare una serie di incontri e conferenze dedicate all’ambiente: ci riuscì, coinvolgendo anche molti importanti politici americani. Nel 1969 – quando tra gennaio e febbraio a Santa Barbara, in California, si verificò uno dei più gravi disastri ambientali degli Stati Uniti causato dalla fuoriuscita di petrolio da un pozzo della Union Oil – il senatore Nelson decise di occuparsi in modo più sistematico di questioni ambientali per portarle all’attenzione di più persone possibili, ispirandosi alla forza dei movimenti di protesta contro la guerra del Vietnam.

Il 22 aprile del 1970, milioni di cittadini americani, varie organizzazioni che fino a quel momento si erano occupate di specifiche battaglie, migliaia di college e università aderirono a una grande manifestazione in tutti gli Stati Uniti dedicata alla salvaguardia del pianeta, una sorta di prima Giornata della Terra. Contemporaneamente venne creato l’Earth Day Network (EDN), un’organizzazione prima nazionale e poi internazionale per coordinare le diverse iniziative dedicate all’ambiente durante tutto l’anno (attualmente ne fanno parte oltre 22 mila movimenti e associazioni di 192 paesi).

Il 26 febbraio del 1971, l’allora segretario generale delle Nazioni Unite, Maha Thray Sithu U Thant, ufficializzò la partecipazione dell’organizzazione alla celebrazione annuale dell’Earth Day. La Giornata della Terra contribuì in modo determinante allo svolgimento di iniziative ambientali in tutto il mondo che, nel 1992, portarono all’organizzazione a Rio de Janeiro del cosiddetto Summit della Terra (la Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite), la prima conferenza mondiale dei capi di Stato sull’ambiente a cui parteciparono 172 paesi.

La Giornata della Terra 2015 – che è alla sua quarantacinquesima edizione – ha già raccolto più di 1,1 miliardi di azioni ambientaliste e impegni sottoscritti da cittadini di tutto il mondo. Il primo obiettivo di quest’anno sarà quello di piantare un miliardo di alberi o semi. In Italia, sono stati organizzati diversi eventi, che si possono trovare qui.

fonte: Il Post

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

famigli d'italia

 

Muscolo di Grano a Expo 2015 in rappresentanza della regione Calabria, ma in proiezione del mondo intero.

aprile 19, 2015

Bistecca-di-grano-552x414Carissimi amici, da una vita ormai vi parlo di Muscolo di Grano e delle sue infinite qualità. E’ con orgoglio che oggi vi propongo un articolo appena pubblicato da Il Sole 24 Ore food e firmato da Donata Marrazzo.  Non ho altro da aggiungere se non invitarvi a leggere il post e ad andare a visitare il sito di Muscolo di Grano.

SUCCULENTA E SAPORITA, MA NON E’ CARNE. ECCO LA BISTECCA DI GRANO.

Non è tofu, non è seitan, non è tempeh: somiglia alla carne, ne ha il colore e la consistenza, compresa pelle, muscoli e cotenne, ma è un prodotto completamente vegetale. Biologico e italiano.  E’ opera di un calabrese di Isca Marina (provincia di Catanzaro) che anni fa dovette trovare un’alternativa salutista a salsicce e bistecche, dopo una diagnosi di diabete mellito (accompagnato da ipertensione). Negli anni Enzo Marascio ha affinato una  ricetta rivoluzionaria, quella del Muscolo di grano.

Frumento e lenticchie, la ricetta del Muscolo di grano

Si ottiene  mixando in un recipiente la farina di frumento (Senatore Cappelli) e quella di legumi (prevalentemente lenticchie) per migliorare il prodotto dal punto di vista nutrizionale e  aggiungendo una miscela di acqua e olio. Si amalgama il tutto fino a creare un composto che lentamente cambia colore e modifica la consistenza. Si profuma con erbette e rosmarino. Poi l’impasto riposa. Dosaggio degli ingredienti, tempi, lavorazione:  «Non c’è nulla di segreto – precisa Marascio – è un procedimento del tutto personale con cui realizzo rollé, prosciutti, bistecche, anche nduja e soppressate». Perché a seconda della carne vegetale da produrre, il commercialista di Isca Marina cambia la struttura del suo impasto. E con l’aggiunta delle spezie rinnova il sapore.

Dalla Calabria a Expo per combattere la fame nel mondo

Fra qualche settimana il Muscolo di grano sarà in mostra a Expo 2015, per rappresentare la Calabria insieme a tutte le rinomate eccellenze della regione. E  offrirà molti spunti di riflessione: la coltivazione del grano di taglia ridotta (“nanizzato”) e le sue mutazioni genetiche, l’alimentazione vegana e vegetariana, il problema della diffusione della celiachia, quello della fame del mondo. Enzo Marascio, in realtà, intende dare davvero con il suo prodotto un contributo per combattere la fame nel mondo. Farlo diventare il cibo del futuro (è privo di colesterolo e ha un alto contenuto di fibre e proteine). A costi bassissimi: le materie prime per produrre 1 kg di carne da agricoltura costa meno di 1 euro. L’imprenditore calabrese è pronto a consegnare il suo brevetto alla Fao, con cui ha già contatti.

L’attitudine zen di un vegano integrale

Vegano integrale, con un’attitudine vagamente zen, Enzo Marascio ha cresciuto con grano e legumi tutta la sua famiglia: «Dobbiamo avere più rispetto per la natura, comprendere che la mucca ci serve per il latte, la gallina per le uova, il melo per le mele». Così la scelta di eliminare la carne dalla sua tavola ha raggiunto motivazioni etiche. Oggi la figlia è crudista, il figlio e la moglie vegetariani. «Tutto è iniziato quando i bambini andavano a scuola: ero contrario alle merendine consumate durante la ricreazione o ai pasti della mensa. Con le mie patologie sapevo quali fossero i rischi.  Ma non volevo che i miei figli si sentissero discriminati. Così cercavo di rendere le mie frittelle vegetali sempre più saporite e simili nell’aspetto al pollo che consumavano abitualmente i compagni di classe. Com’è finita? Che gli altri bambini mangiavano le frittelle dei miei figli, e così ho cominciato ad aumentare le dosi».

Vip tra i consumatori vegani e vegetariani

Nel piccolo laboratorio calabrese, Marascio prepara il suo Muscolo di grano per la sua famiglia e una clientela selezionata. Tra i consumatori molti vip (Jovanotti, Fiorello, Lorella Cuccarini, Marco Columbro), compreso  Marco Bianchi, il giovane “chef ricercatore” della Fondazione Veronesi. Perfino Bill Gates, impegnato da anni in progetti contro la fame nel mondo e tra gli investitori di Beyond Meat, società che produce derivati della soia (carni sintetiche e proteine vegetali), conosce il muscolo vegetale made in Italy. «Cinque anni fa a Londra –  racconta  Enzo – due cuochi lo prepararono per Paul McCartney». Ma oggi incentivare la produzione significherebbe avere più grano a disposizione, prenotarlo con anticipo. L’industria alimentare manifesta interesse. Ma Marascio non è precipitoso.

A Minneapolis la prima macelleria vegana

Nel mondo aumenta ovunque il consumo di carne vegetale: in Italia vegani e vegetariani sono circa  4 milioni (dati Eurispes). Spesso in cucina trovano ispirazione nelle tradizioni asiatiche: mangiano tofu, che è un derivato della soia, il seitan, prodotto con la farina integrale di grano tenero, il tempeh che si ottiene con la fermentazione dei  fagioli di soia cotti. A Minneapolis due fratelli, grazie al crowdfunding,  hanno aperto la prima macelleria vegana: salsicce, filetti e pancetta “free meat”, da agricoltura a km0, accompagnati da sciroppo d’acero, salsa di soia, polvere di barbabietola e di cipolla, nettare di agave e mirin. Hanno motivazioni forti: «Lo sfruttamento agricolo e le emissioni di gas serra, la deforestazione, l’ inquinamento,  lo smodato consumo idrico, di suolo e di carburante, l’ utilizzo di fertilizzanti e di mangimi». E la volontà di  risparmiare maltrattamenti a miliardi di animali.

by  

fonte  Il Sole 24 Ore food

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

famigli d'italia

Vogliamo dei contadini laureati

marzo 24, 2015

foto di Umberto Napolitano.Ieri pomeriggio a Firenze, nella Sala delle Feste del Consiglio Regionale Toscano, si è tenuto un convegno di presentazione del prossimo FloraFirenze 2015, rappresentato dal Direttore Artistico Chicco Pastorino e di EnoAgriArt Italia, quale partner dell’evento, rappresentata dal Presidente dell’Accademia delle Imprese Europea Giuseppe Ariobazzani; convegno che ha avuto come moderatore il prof. Silvio Calzolari, noto orientalista e storico delle religioni. Il sottoscritto ha partecipato come relatore nella veste di Ambasciatore nel Mondo delle Eccellenze Territoriali del Made in Italy, nomina recentemente attribuitami dall’Accademia delle Imprese Europea. Nella foto, in un momento del convegno, sono ritratto con il mio braccio destro nella promozione internazionale e vice Ambasciatore Sergio Gao Shuai, il quale, a sua volta, ha relazionato sul tema ” Arte e cultura dell’alimentazione “.  ” Vogliamo dei contadini laureati ” è stato, invece, il tema del mio intervento, del quale riporto sotto l’intero testo.

Vogliamo dei contadini laureati

” Come artista ho iniziato cantando la protesta giovanile a fine anni ‘60, e poi l’amore negli anni 80. La mia storia la si può trovare su Google. A inizio anni ’90, però, ho deciso di dare una svolta alla mia vita, di appendere all’attaccapanni la chitarra e corde vocali, ed occuparmi di più della famiglia e del mondo reale in cui mi muovevo.

Ed ecco che subito il panorama italico mi è apparso preoccupante e depressivo per via della crisi che stava già cominciando ad affacciarsi per mancanza di lavoro e, conseguentemente, di risorse.  Mi sono adoperato alla ricerca di strumenti che offrissero nuove possibilità di sbocco. Mi sono chiesto i motivi principali di tanto disfacimento e, tra le varie cause, ho individuato uno dei grandi errori fatti nel progetto Italia proiettato verso gli anni 3000,  ovvero quello di aver creato una Nazione di dottori e avvocati, ingegneri, economisti, etc, con tutto il rispetto dovuto alle nobili professioni, ma mettendo completamente da parte una delle scienze che più hanno contribuito a formare ed a far crescere la nostra Italia nel passato non troppo remoto, quella che io amo definire ” la scienza  del lavoro manuale “, costringendo i contadini che non potevano reggere la concorrenza della globalizzazione, ad abbandonare i campi e a  sopravvivere stentatamente.

Per fortuna, però, ultimamente alcune notizie positive stanno arrivando preannunciando un cambio di tendenza: molti italiani, specialmente i giovani, si stanno riappropriando, per necessità, di questa scienza che avevano dimenticato o lasciato troppo frettolosamente a disposizione soprattutto dei lavoratori extracomunitari. Io, anzi, noi siamo convinti che dal ritorno ai lavori manuali, specialmente quelli più vicini ai frutti che può darci madre terra, riprenderà il nostro cammino e la possibilità di ritornare a volare con le proprie ali, per cui, con dei collaboratori appropriati, sto preparando delle proposte con progetti abbinati, convinto che  dall’ Agricoltura si possano ottenere le risorse per salvare l’economia “, quindi dalla terra la speranza di riscatto di una società disattenta e trasandata per la mancanza di lavoro e di prospettive a causa, appunto, delle politiche sbagliate precedenti.

Il mio incontro con l’ Accademia delle Imprese Europea, è arrivato nel momento  appropriato e i nostri progetti si sono immediatamente fusi, avendo alla base la stessa filosofia e la necessità di evidenziare “ Qualità e Tracciabilità “ come cultura a difesa proprio della filiera Agroalimentare Made in Italy, in modo da proporci a noi ed al mondo intero nel modo migliore e pulito, in pieno rispetto dell’Ambiente. Ma di questo meglio vi parlerà il presidente Giuseppe Ariobazzani.

IN CONCLUSIONE, INTENDO RIBADIRE CHE IN UNA NAZIONE IN DIFFICOLTA’, CON I GIOVANI IN CERCA DI LAVORO, CON 10 MILIONI DI FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’, RASENTANTE LA POVERTA’, LA TERRA è L’ UNICA VERA FONTE DI SALVEZZA, INSIEME ALLA SUA STORIA ED ALLE SUE TRADIZIONI, E TORNARE ALLA TERRA NON SIGNIFICA ESSERE IGNORANTI O RIGETTARE QUANTO SI E’ STUDIATO, ANZI, MI VERREBBE VOGLIA DI LANCIARE LO SLOGAN

“ VOGLIAMO DEI CONTADINI LAUREATI “

per cui ora dobbiamo solo  rimboccarci le maniche e impegnarci tutti di più e meglio, per fare in modo di consegnare ai nostri figli e nipoti un futuro con più certezze , meno stress e stenti, in un ambiente migliore di come ultimamente lo abbiamo reso. “

Umberto Napolitano

famigli d'italia

Enoagriart Italia a Flora Firenze 2015

febbraio 24, 2015

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Enoagriart Italia a Flora Firenze 2015

 Ancora un altro successo ottenuto dall’Accademia delle imprese Europea che, durante larassegna Internazionale Flora Firenze 2015, prevista dall’1 all’11 maggio 2015, è stata incaricata dalla Società omonima di rappresentare, nel Parco delle Cascine di Firenze, il settore agroalimentare e delle eccellenze territoriali del Made in Italy. Guidata dal vulcanico presidente Giuseppe Ariobazzani, l’Accademia ha realizzato il progetto “EnoAgriArt Italia” che si pone quale strumento per gli Enti Locali, attori principali dello sviluppo locale, nell’ambito di una progettualità concreta di azioni che mirano a proiettare il prodotto territoriale al di fuori dei confini regionali e nazionali, consolidando e sviluppando l’economia del territorio stesso. All’interno del Flora Firenze 2015 verrà realizzato il Parco delle Identità Territoriali. Nel Parco ci sarà spazio per 3 diverse macroaree: l’area “FOOD VILLAGE” per l’esposizione, la promozione e la vendita dei prodotti identitari, l’area “FOOD EXPRESS” per la degustazione enogastronomica  con laboratori del gusto, l’area “FOOD TOURIST” con itinerari enogastronomici per la  promozione del patrimonio ambientale e culturale.All’interno della manifestazione verranno organizzati convegni e talk-show tematici, oltre a degustazioni guidate dei prodotti. Sarà allestita, inoltre, un’area relativa alla consulenza e all’informazione De.C.O.(Denominazione Comunale di Origine) delle produzioni identitarie. Saranno attrezzate delle aree per seminari relativi al marketing territoriale ed alla valorizzazione dei prodotti. E’ prevista la selezione dei prodotti con maggiore “business capacity” per costituire il “paniere delle eccellenze”, da inserire in un contesto di commercializzazione internazionale attraverso degli strumenti  creati ad hoc per l’individuazione e la penetrazione di mercati esteri di interesse.  Saranno allestiti stand per l’esposizione e la degustazione dei pro­dotti, sfruttando le aree di camminamento presenti all’interno del parco, mentre l’a­rea centrale (area picnic) sarà allestita con  strutture idonee ad ospitare degli eventi a tema e delle  conferenze inerenti lo sviluppo e la rivitalizzazione dei territori. Una zona sarà dedicata ai vecchi mestieri, cioè a tutte le maestranze del segmento artigianale nazionale, dando così vita ad un “villaggio dei vecchi mestieri” dove il pubblico potrà ammi­rare le variegate tipologie di maestranze artigianali italiane. La società Flora Firenze, inoltre,  afferma con grande soddisfazione il presidente Giuseppe Ariobazzani, ci ha incaricato di individuare e selezionare le aziende florovivaistiche della Calabria e della Sicilia da coinvolgere all’evento “Flora Firenze 2015”. Nel Parco delle Cascine di Firenze, sarà realizzato il Museo Internazionale delle Identità Territoriali permanente.

ALESSANDRA GIULIVO

Famiglie  d’Italia

 

Accademia delle Imprese Europea, una intelligente azione di marketing territoriale per creare una grande e solida Rete a livello nazionale ed internazionale di piccole e medie imprese del Made in Italy

gennaio 31, 2015

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E’ con vero piacere e con un pizzico di orgoglio che riporto l’articolo, scritto da Alessandra Giulivo, che mi vede protagonista, non tanto per la mia carriera di artista della musica leggera, quanto per l’impegno con il quale da anni mi sto adoperando per evidenziare l’importanza, specialmente nell’agroalimentare, di tutte le piccole e medie imprese italiane che, anche se con fatica ed enormi sacrifici, continuano a produrre ed a proporsi con chiarezza e qualità sul mercato nazionale ed internazionale. Sono il fiore all’occhiello del nostro Made in Italy e l’idea di vederle compattarsi in un’azione comune e penetrante, grazie alle iniziative dell’Accademia delle Imprese Europea e del suo presidente e ideatore Giuseppe Ariobazzani, mi gratifica e mi fa ben sperare per il futuro.

Umberto Napolitano nuovo testimonial dell’Accademia Delle Imprese Europea ( fonte: – Il Dispaccio )

Umberto Napolitano, il grande cantante italiano è il nuovo testimonial delle Imprese Europea. Protagonista degli anni ’60, ’70 e ’80, grazie a molti successi, tra i quali Ora il disco va, Oggi settembre 26 (Gondola d’oro di Venezia 76) Con te ci sto (Sanremo 1977), Come ti chiami, Hey Musino, Amiamoci (Festival bar 1978), Bimba mia (Sanremo 1979), Cantando e fischiettando (1980), Mille volte ti amo (Sanremo 1981) e Un’estate d’amore (1983), ha scritto anche per molti artisti come Antoine, Rita Pavone, Loredana Bertè, Mia Martini, Wess, Doriy Ghezzi, i Nomadi, i Ricchi e Poveri, i Nuovi Angeli. Una storia artistica ricca di successi ma anche di grandi battaglie all’insegna della coerenza e della sua innata voglia di esprimersi sempre in modo libero ed al di sopra di ogni compromesso politico. <<Sono onorato ed entusiasta di essere stato insignito di questa prestigiosa nomina da parte dell’Accademia delle Imprese Europea, – dichiara Umberto Napolitano – anche perché le mie idee sono in perfetta sintonia con il pensiero del suo presidente Giuseppe Ariobazzani, il cui obiettivo è diffondere le eccellenze locali e nazionali ad un target sempre più vasto di consumatori ed imprenditori, i quali, condividendo lo stesso senso di appartenenza territoriale, diventano, a loro volta, promotori del Made in Italy. Un grande progetto di sinergia che condivido pienamente e che consiste nella messa in Rete di Enti, piccole e medie Imprese, in grado di dar vita ad una rinnovata ed efficace azione di marketing territoriale e valorizzazione delle risorse locali. Comunicare e promuovere i “luoghi” e le proprie identità, con una mirata azione di animazione territoriale, che ne consenta l’apertura all’esterno dei propri confini, rap­presenta una consistente forma di Marketing Territoriale>>. Una nomina, quella di Testimonial, che giunge visto e considerato l’importante ruolo svolto in questo campo, negli anni, dal cantante. A fine anni ’80, infatti, Umberto Napolitano ha abbandonato la musica e cominciato a girare il mondo incamerando esperienze varie e specializzandosi nel marketing. Ha collaborato con importanti aziende nazionali ed internazionali ottenendo successi gratificanti, finché ha deciso di intraprendere un progetto personale per valorizzare e portare nel mondo il meglio del Made in Italy. Crea, così, un blog ed un’associazione dal nome “Famiglie d’Italia” e lancia i suoi messaggi “acculturanti” con una serie di iniziative, tra cui la creazione del marchio “PerComprareItaliano” per mezzo del quale proporre le “Eccellenze d’Italia”. <<Sono un cantautore imprenditore non di me stesso ma impegnato socialmente – sottolinea Napolitano. Ho deciso di ripropormi, anche, come cantante, per meglio appoggiare e promuovere il mio progetto imprenditoriale, riprendendo la vena sociale che aveva caratterizzato i miei esordi e ripresentandomi con due nuovi brani: “Volerò” e “E non permettere più”. “Volerò” sarà l’inno dell’Accademia delle imprese Europea. E’ una canzone piena di amore e di speranza, rivolta a tutti coloro che negli anni ’60 inseguivano sogni di grandi cambiamenti>>. Umberto Napolitano, il cantante imprenditore ma ancor di più uno spirito libero, per il quale la vita non comincia né a 40 né a 60 anni, bensì in qualsiasi momento tu decida se lucidità ed energia te lo consentono.

by Alessandra Giulivo

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Ebola, ma non solo Ebola

dicembre 3, 2014

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Sempre vigili su quanto ci informa il blog, vi propongo un post pubblicato da estense.com – Quotidiano di Ferrara alcune considerazioni a firma di Ivana Abrignani.

Ebola, quando il problema ci tocca, solo per accidente

Guardiamo con ammirazione al continuo aumento dell’aspettativa di vita e di buona salute in alcune parti del mondo, e con allarme al fallimento del miglioramento in altri.

Quest’articolo nasce da una notizia da prima pagina, che riferisce il contagio di un medico italiano in Sierra Leone, per fortuna il paziente sta bene ci confermano, curato con un farmaco sperimentale. Mi risuona in mente la rassicurazione da parte dei nostri politici, “Abbiamo macchine e medici unici al mondo, abbiamo la situazione sotto controllo”, e contemporaneamente la stima di persone contagiate e morte a “causa”dell’Ebola. Finora sono state circa venti le persone evacuate dai paesi colpiti dall’epidemia di cui dieci in Europa, in rapporto alle sei mila persone del continente africano; questo a sottolineare non la gara delle morti, ma l’uso inappropriato del termine “emergenza”, molto di moda oramai (“emergenza migranti, emergenza sbarchi, emergenza Aids, emergenza Ebola”).

Viene definita emergenza ciò che riguarda gli altri e che prima o poi potrebbe venir a intaccare il nostro territorio; va da sé che non è difficile associare le “varie emergenze”, dimostrazione di questi facili scivoloni sono le parole di Beppe Grillo, sul suo blog: «Chi entra in Italia con i barconi è un perfetto sconosciuto: va identificato immediatamente, i profughi vanno accolti; gli altri, i cosiddetti clandestini rispediti da dove venivano. Chi entra in Italia sia sottoposto a visita medica obbligatoria all’ingresso per tutelare la salute sua e degli italiani». Secondo Grillo i recenti fenomeni globali, dalla diffusione dell’Ebola all’Isis avrebbero contribuito a “produrre flussi migratori insostenibili”, l’Ebola sta penetrando in Europa ed è solo questione di tempo perché in Italia ci siano i primi casi.

Così, ad esempio anche l’Australia chiude le porte ai cittadini dell’Africa occidentale per prevenire l’arrivo di Ebola. Il governo ha infatti annunciato una serie di misure che mirano a sospendere l’immigrazione proveniente dai paesi più colpiti dal virus, nel tentativo di impedirne l’arrivo sul proprio territorio. La prima misura è quella dello stop temporaneo al rilascio dei visti per chi proviene da Sierra Leone, Liberia e Guinea, paesi a cui si applicano i provvedimenti messi a punto da Canberra.

In risposta all’epidemia di Evd (Ebola virus disease) che ha interessato diversi paesi in Africa occidentale nel 2014, il Ministero della salute ha emanato nuove circolari per rafforzare la sorveglianza ai punti di ingresso internazionali, la segnalazione e la gestione di eventuali casi sospetti di Evd, sono state inoltre emanate soprattutto raccomandazioni per viaggiatori internazionali. Silvia Testi, reponsabile dell’Ufficio Africa di Oxfam Italia, spiega: «Secondo le stime della Banca Mondiale la diffusione dell’Ebola costerà alla Sierra Leone 163 milioni di dollari (il 3,3% del PIL) e alla Liberia 66 milioni (il 12% del PIL). La chiusura dei confini ha ridotto drasticamente il commercio transnazionale, mentre il lavoro agricolo è stato interrotto, ne consegue che c’è meno cibo nei mercati locali e quello che c’è è molto più costoso.

In alcune aree questo significa che le persone stanno già fronteggiando una grave scarsità di cibo, soprattutto in Liberia e Sierra Leone, due paesi dove l’agricoltura è più diffusa».

Indubbiamente, nel corso degli ultimi cinquant’anni si sono verificate grandi trasformazioni tecnologiche in campo medico, e senz’altro se ne verificheranno ancora. In ogni caso, bisogna ricordare che i maggiori progressi nella salute e nell’aspettativa di vita del ricco Occidente non debbono molto a interventi medici ad alta tecnologia. Allo stesso modo, le malattie che affliggono ancora oggi la maggior parte dell’umanità e continueranno a farlo, in un ipotizzabile futuro, non richiedono soluzioni tecnologicamente raffinate- semplicemente acqua pulita, cibo a sufficienza, stipendi decorosi e politici e burocrati moderatamente competenti- e sembra improbabile che gli sviluppi della biomedicina migliorino significativamente tali aspetti.

A questo proposito, propongo un intervento di Aldo Morrone, consulente dell’OMS e del ministero della salute, sulla questione: «L’Ebola è la punta di un iceberg, e al di sotto di questo iceberg c’è il disinteresse del Nord del mondo per le malattie infettive che continuano a mietere vite senza sosta. Vogliamo parlare di Ebola? Benissimo. Prima però, ricordiamo qualche numero. Finora ci sono stati circa tremila casi di febbre emorragica. Ogni anno la diarrea infantile uccide due milioni di bambini tra l’Africa e il sud est asiatico, mentre la tubercolosi, trasmissibile per via aerea, ne fa morire un milione. Le cifre parlano da sole, penso».

Questo è ciò che la Schoepf chiama “ecologia politica della malattia”, che sarà in larga misura a determinare perché alcuni individui piuttosto che altri abbiano una maggiore probabilità di ammalarsi. Chiaramente cattiva alimentazione, riparo inadeguato, assistenza sanitaria inefficace, contribuiscono a una scarsa risposta immunitaria e una maggiore vulnerabilità a prendere infezioni. Se, dunque la malattia è spesso legata alla violazione dei diritti fondamentali, allora la terapia più adeguata è senza dubbio la promozione di quei diritti e della giustizia sociale. Ecco che qui si inserisce il concetto di violenza strutturale, ovvero quel particolare tipo di violenza che viene esercitata in modo indiretto, che non ha bisogno di un attore per essere eseguita, che è prodotta dall’organizzazione sociale stessa, dalle sue profonde diseguaglianze e che si traduce in patologie, miseria, povertà, mortalità infantile, abusi sessuali.

La malattia, la violenza e la morte, sono state spiegate come effetti di inevitabili sventure casualmente e geograficamente distribuite, come effetti di costumi locali dei paesi del terzo mondo, più che in termini di differenze di distribuzione del potere tra paesi e gruppi sociali. Se, la violenza strutturale affonda le sue lame attraverso la limitazione della capacità d’azione dei soggetti che occupano le posizioni più marginali all’interno dei contesti segnati da profonde diseguaglianze sociali, ecco che l’Ebola, l’Hiv, la Tubercolosi, la Violenza politica e di genere, le Discriminazioni razziali vengono a configurarsi come specifiche modalità in cui la sofferenza sociale si materializza nella vita delle persone, come incorporazione di più ampi processi sociali: la natura viene così socializzata, il corpo emerge a processo storico, il rischio statistico e un beffardo destino si trasformano in responsabilità politica. A questo punto si può parlare di vere e proprie “patologie del potere”, di cui la biomedicina coglie tracce individuali, attraverso un linguaggio riduzionistico, senza però riuscire a far luce sul processo che ne costituisce l’ampia realtà.

I toni sono di allarme e preoccupazione: “Misure di sorveglianza per contrastare la diffusione dell’Ebola” è il titolo di una delle circolari che il Ministero della Salute ha emesso in questi giorni, ma il problema riguarda i crescenti sbarchi di immigrati provenienti dalle coste africane che potrebbero portare da noi malattie gravi come l’Ebola e la Tubercolosi. In particolare si stanno prendendo misure di protezione sui punti internazionali d’ingresso: porti, aeroporti, frontiere; mari, cieli e terre di un unico universo.

Il fatto stesso che l’Ebola venga definita esclusivamente, riducendo, per questioni logistiche, ai minimi termini lo studio antropologico al riguardo, nella sua accezione bio-medica quindi mera patologia (disease), e neanche lontanamente individuale (illness) e sociale (sickness), dovrebbe farci riflettere. Non tenere conto anche di questi significati, può pregiudicare gli “aiuti” che offriamo a questi paesi, poichè del resto la malattia non è altro che un riassunto che mette insieme dei fatti proiettandoli sul palcoscenico del corpo.

Ivana Abrignani

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

 

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La più grande marcia per il clima della storia ( Famiglie d’Italia Ambiente News )

settembre 29, 2014

(Fonte:Ricken Patel – Avaaz   (avaaz@avaaz.org )

Cari, incredibili, avaaziani, 

Mesi fa assieme abbiamo deciso di tentare un obiettivo folle: organizzare la mobilitazione mondiale contro il cambiamento climatico più grande della storia. Il 21 settembre abbiamo superato ogni aspettativa, con una Marcia Globale per il Clima *6 volte* più grande di qualsiasi iniziativa simile vista in passato!!! Questi erano 80 isolati del centro di New York:

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E queste erano Londra, Berlino, Bogota, Parigi, Delhi e Melbourne…

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Oltre 675mila persone in tutto il mondo sono scese in piazza. È stata una magnifica espressione del nostro amore per tutto ciò che è in pericolo a causa del cambiamento climatico, e della nostra speranza di salvare il pianeta e costruire una società alimentata da energie pulite e rinnovabili al 100%. Cliccate qui per vedere tante altre foto della giornata:

 ConEnormeGratitudine
Ricken, Emma, Alice, Iain, Nataliya, Patri, Oliver, Diego, Rewan e tutto il team di Avaaz

P.S. Abbiamo collaborato con migliaia di organizzazioni per rendere possibile questo giorno, e in particolare grazie ai nostri amici di 350. Ma la nostra comunità merita di celebrare questo passo in avanti che abbiamo fatto. Il team e la comunità di Avaaz hanno avuto un ruolo centrale nella stragrande maggioranza delle marce e degli eventi che si sono tenuti. Il Guardian l’ha definito “trionfo organizzativo” e la BBC ha detto che “le marce hanno portato più gente che mai per le strade, grazie alla forza organizzativa della comunità online di Avaaz.” Abbiamo messo sul campo centinaia di organizzatori e migliaia di volontari, e le donazioni della nostra comunità hanno fornito milioni a questa impresa. Le sfide del nostro tempo ci richiedono di essere sempre migliori, ed è quello che abbiamo fatto tutti assieme, crescendo e diventando un movimento nuovo e ancora più efficace, un movimento che è ora dentro e fuori da internet. Grazie di cuore a chiunque ha partecipato e ha reso possibile tutto questo.

(Fonte:Ricken Patel – Avaaz   (avaaz@avaaz.org )

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A Torino Tre giorni per la prevenzione del cancro ( Famiglie d’Italia Salute News )

settembre 16, 2014

Torino

Prevenire dovrebbe sempre essere meglio che curare, ma non sempre la logica e l’interesse sulla salute della collettività vincono nelle strategie delle multinazionali  della medicina dove  a tanta sofferenza tanto business corrisponde. Per cui, penso, che un po’ di conoscenza ed interesse personale possano in qualche modo sopperire alla carenza di informazione e questo può avvenire anche offrendo il piccolo apporto di ognuno di noi. Oggi Famiglie d’Italia vuole porre alla vostra attenzione la  manifestazione sulla prevenzione del cancro che si svolgerà a Torino dal 19 al 21 settembre. In proposito vi proponiamo un post edito da Emerge il Futuro Blog . Buona lettura.

A Torino il primo Festival sulla prevenzione del cancro

Se i vari linguaggi parlati alle più disparate latitudini del mondo si limitassero a denotare oggetti appartenenti ad una sfera dell’esistenza squisitamente fisica (come “tavolo”, “Pietro” o “gonorrea”), forse i traduttori avrebbero una vita più semplice e meno stressante, ma sicuramente si perderebbero tutti quei simpatici malintesi e quelle imprescindibili ambiguità che riguardano i termini astratti.

Prendendo ad esempio la parola “prevenzione”, è curioso osservare come ognuno di noi la associ ad un significato differente e faccia ricadere all’interno del suo ambito le più disparate attività e correnti di pensiero, unite sotto la bandiera comune della lotta all’insorgenza di una patologia.

cancrotorinoCon l’intento manifesto di rischiarare il buio delle ambiguità semantiche e di offrire una panoramica a 360 gradi sulla prevenzione nei confronti delle forme tumorali più diffuse, nasce a Torino il festival “Cancro? No Grazie”,meeting della durata di tre giorni dedicato alla lotta contro il cancro e all’informazione priva di preconcetti.

L’evento, al via dal 19 al 21 settembre, rappresenta il primo festival al mondo dedicato alla prevenzione nei confronti del cancro e si compone di una pluralità di eventi, incontri, conferenze e dibattiti destinati ad animare il capoluogo Piemontese con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su quella che rappresenta la principale emergenza sanitaria del nostro secolo e che può essere debellata a partire dall’adozione di uno stile di vita salutare e privo di inutili fattori di rischio.

Si stima infatti che almeno il 40% delle neoplasie sia evitabile semplicemente a partire dall’introduzione di alcuni (piacevoli)accorgimenti all’interno della routine quotidiana e abbinando il ritrovato interesse verso attività sportiva e alimentazione sana con un’opera di prevenzione diagnostica atta a cogliere in anticipo l’eventuale insorgenza di una forma tumorale.

Proprio sulla duplice direttrice legata a scienza e sport si muoverà il festival “Cancro? No grazie”: il versante legato a diagnosi, prognosi e cura vedrà la presenza di numerosi specialisti uniti nell’esporre i risultati raggiunti negli ultimi anni grazie all’impiego delle più moderne tecnologie in ambito sanitario, mentre un’ampia delegazione di atleti (tra i quali Ciro Ferrara, Massimiliano Allegri e Maurizio Damilano) invaderà la futura Capitale dello sport 2015 per spiegare i vantaggi di una costante attività fisica in fase di prevenzione.

È infatti ormai assodato che, al crescere delle percentuale di guarigione legata allo sviluppo delle tecniche mediche (da una speranza di sopravvivenza pari al 30% sul finire degli anni ’70, fino all’attuale 60%), l’insorgenza delle più diffuse forme tumoralirisulti ridotta dall’adozione di uno stile di vita non sedentario e legato allo sport: 20 minuti di esercizio fisico al giorno sono infatti sufficienti per abbassare i fattori di rischio del 40%, con benefici ancora maggiori in termini statistici presso tutte le persone sovrappeso, portate per loro natura ad ulteriori elementi di rischio.

Il festival è organizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dalla fondazione “Insieme contro il cancro” e da Healthy Founfation ed è stato ideato per far fronte ad una lacuna informativa che vede l’Italia all’ultimo posto in Europa in ambito di prevenzione: stando a quanto sostiene il dottor Airoldi sulle colonne del quotidiano La Stampa, il nostro Paese investe in programmi di prevenzione solo il 0,5% della spesa sanitaria complessiva, configurandosi come fanalino di coda del Vecchio continente e facendo riportare stime decisamente inferiori alla media dell’Ocse.

Il festival è rivolto a chiunque sia interessato ad approfondire le proprie conoscenze in materia e a coloro che vorranno calarsi nell’atmosfera torinese circondata da dibattiti e appuntamenti finalizzati a rendere il termine “prevenzione” talmente chiaro da rendere persino superfluo il lavoro dei traduttori e dei linguisti di tutto il mondo.

Emerge il Futuro Blog

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

www.umbertonapolitano.eu )

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Un sensore può prevenire l’ictus ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 28, 2014

Ictus-come-un-sensore-può-aiutarci-nella-prevenzione

Carissimi amici e lettori di Famiglie d’Italia oggi vi proponiamo un post interessantissimo pubblicato da un blog dedicato ai mondiali di calcio in corso che si avvale di una redazione intelligente e attenta e che approfitta dell’attenzione per offrire anche notizie al di fuori del mondo del pallone, ma di vitale importanza non solo per i tifosi del pallone ma anche per l’intera umanità:

Ictus, come un sensore può aiutarci nella prevenzione

( Scritto da: Eleonora Gitto il 27 giugno 2014  fonte: mondialibrasile.com )

Una della patologie più comuni, l’ictus, si può prevenire con un apposito sensore installato sotto la pelle.

In una ricerca pubblicata sul New England Journal of medicine un’equipe di studiosi è riuscita a dimostrare come le persone a rischio di un secondo ictus possano essere efficacemente aiutate da questa tecnica.

Lo studio è stato eseguito da cinquantacinque centri medici in tutto il mondo, Università Cattolica di Roma compresa.

Il sensore ha uno spessore sottilissimo, come una scheda fotografica digitale, ed è inserito appena sotto la cute tramite un piccolo intervento, tanto rapido quanto indolore.

Il sensore ha il compito di prevenire l’ictus monitorando costantemente l’attività del cuore e individuando immediatamente eventuali aritmie, anche quelle minime che normalmente non sono accertate tramite gli strumenti ordinari di diagnostica.

Dal momento che in Italia ogni tre minuti una persona è colpita da ictus, si capisce come questo piccolissimo e straordinario strumento della tecnica possa essere in futuro d’aiuto per le persone a rischio ictus.

by Eleonora Gitto  ( fonte :mondialibrasile.com )

Un ictus ogni tre minuti, terza causa di morte

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Consigli per l’estate per non ingrassare

giugno 18, 2014

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Uno dei drammi più ricorrenti d’estate solitamente affiorano nel confrontarsi con gli altri su una spiaggia nella fatidica prova costume: oddio come sono grasso/a! Noi di Famiglie d’Italia, sempre vigili sul web per pescare news interessanti ed utili per i nostri lettori, oggi proponiamo un post edito da www.newsfood.com e che vi consigliamo di leggere per trarne eventualmente giovamento.

Per non ingrassare? Più calorie a pranzo, meno a cena

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Mangiare a pranzo permette di sfruttare il metabolismo basale e l’attività del corpo

Pranzo e cena: sono i pasti più importanti della giornata, ed il modo in cui li si affronta può fare la differenza riguardo al peso. Infatti, un regime che preveda più calorie per il primo rispetto al secondo aiuta a controllare il peso.

Lo afferma una ricerca dell’Università della California e pubblicata sul “Journal of Human Nutrition And Dietetics”.

Gli studiosi hanno preso in esame 239 volontari adulti, osservando le loro abitudini alimentari. E’ allora emerso come coloro che consumavano il 33% delle calorie a pranzo aveva una minore probabilità di essere sovrappeso. Al contrario, coloro che consideravano la cena come pasto principale della giornata (33% delle calorie) erano più soggetti ad aumento di peso.

Infine, le calorie assunte a colazione erano ininfluenti.

Secondo gli scienziati, la differenza è data dalla consapevolezza e dal metabolismo: dopo il pranzo, il soggetto è più attivo e pronto a smaltire calorie; al contrario, la cena vede il corpo rallentare per prepararsi alla notte, rendendo più probabile l’aumento di peso.

Sulla ricerca si è espressa la professoressa Mariangela Rondanelli, insegnante di Scienze e Tecniche dietetiche applicate, all’Università di Pavia.

Secondo Rondaelli, dividere le calorie privilegiando il pasto permette di sfruttare il metabolismo basale, “Che è più vivace il mattino e nelle prime ore del pomeriggio (grazie a una maggiore secrezione di ormoni che hanno ritmi circadiani, come il cortisolo). Generalmente si considera corretto introdurre circa il 20-25% delle calorie con la prima colazione (non meno del 15%) e uno spuntino mattutino; circa il 40% (non meno del 35%) a pranzo; il 5% con lo spuntino pomeridiano e il rimanente 30% (massimo 35%) a cena”.

Detto questo, è bene non esagerare; un pranzo che spinge all’attività deve essere basato su alimenti digeribili: “pasta al pomodoro, insalata di riso, carni e pesci al vapore o arrosto, senza intingoli, verdure condite semplicemente (meglio se con un filo d’olio extravergine d’oliva a crudo). È anche consigliabile che i pasti siano il più possibile equilibrati: se la scelta ricade su un piatto di pasta al pomodoro, si possono aggiungere, come fonti proteiche, una bella spolverata di grana e, eventualmente, uno yogurt”.

 Newsfood

Matteo Clerici

 ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti accreditate e/o aventi titolo.

 introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

Anche la spazzatura fa acqua ( Econota 115 )

giugno 8, 2014

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Alla ricerca delle news  perdute

Eco Wiz e la spazzatura si trasforma in acqua

Per la riduzione della mole di rifiuti in discarica.

Scoperto il prototipo, la Eco Wiz ne ha acquistato anche i diritti perfezionando il macchinario che oggi è in grado di trasformare una tonnellata di rifiuti in 267 litri di acqua.  ( Fonte: Rinnovabili.it )

(Rinnovabili.it) – Una start up di Singapore, la Eco Wiz, verrà probabilmente ricordata nel tempo per aver perfezionato un macchinario rivoluzionario in grado di trasformare gli avanzi di cibo in acqua. Il titolare della società, Renee Mison, venuto a conoscenza dell’invenzione coreana ne ha immediatamente acquistato il prototipo e i diritti investendo 380mila dollari nella ricerca e sviluppo del processatore di rifiuti migliorandone la resa. Ad oggi il macchinario risulta funzionante e in grado di convertire i rifiuti alimentari in acqua pulita adatta per essere utilizzata per l’irrigazione e l’igiene di pavimenti e servizi, ma non risulta potabile. Il dispositivo, che ha preso il nome della società EcoWiz, è in grado di trasformare una tonnellata di rifiuti in 267 litri di acqua generando un duplice vantaggio che va dalla riduzione della mole di scarti accumulati alla produzione di acqua per l’impiego immediato.

Intervistato dal quotidiano The Jakarta Globe Mison ha dichiarato che per ogni tonnellata di rifiuti a Singapore deve essere corrisposta una tassa. Con l’utilizzo del nuovo dispositivo quindi circa il 70% della spazzatura prodotta dai cittadini potrebbe essere individualmente impiegata per la produzione di acqua, con la possibilità di diffondere l’Eco Wiz negli hotel e nella ristorazione andandone a migliorare l’impatto ambientale.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Wadi’: l’acqua diventa potabile grazie al sole

Lo strumento, applicabile al tappo di una bottiglia, sfrutta il metodo SODIS – Solar Water Disinfection.

Il dispositivo, applicabile al tappo di una bottiglia, è in grado di disinfettare l’acqua e di rilevare con precisione il tempo di potabilità dell’acqua.   ( Fonte: Rinnovabili.it )

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( Rinnovabili.it) – “L’acqua che si depura grazie al sole” è un processo ormai noto a tutti da molto tempo: l’effetto germicida dei raggi UV infatti, permette di disinfettare le risorse idriche esposte alle radiazioni, evitando in questo modo la possibile presenza di agenti patogeni che rendano l’acqua “non – potabile”. Tuttavia, sapere precisamente dopo quanto tempo sia potabile ciò che beviamo, richiederebbe solitamente l’attesa di un normale ciclo di analisi da laboratorio, attraverso cui rilevare le principali misurazioni sul grado di qualità di un’acqua. Con “Wadi” invece – un dispositivo di disinfezione/misurazione ideato recentemente dalla start-up viennese Helioz R&D GmBH– si può determinareil tempo necessario di esposizione ai raggi UV dell’acqua raccolta in una comune bottiglia di plastica, affinché sia depurata e ritenuta scientificamente potabile.

In particolare, questo strumento, basato sul metodo “SODIS” (acronimo per Solar Water Disinfection), è costituito da un dispositivo alimentato da energia solare (e dalle dimensioni molto contenute), applicabile al tappo di una comune bottiglia di plastica ed in grado di rilevare con precisione dopo quanto tempo l’acqua contenuta nella bottiglia può essere bevuta. “Il dispositivo è a base di sodio e il processo ed il metodo sono stati sviluppati utilizzando energia solare per il suo funzionamento” – ha spiegato Martin Wesian, ricercatore e Managing Director di Helioz R&D GmBH.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

 

La Marcia dello Spirito del Pianeta: il significato e lo scopo.

giugno 4, 2014

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La Marcia dello Spirito del Pianeta ed il relativo festival sono  organizzati da Ivano Carcano e dall’Associazione Chicuace In Tonatiuh Sesto Sole Questo Festival Internazionale dei popoli. Il tutto è nato per dare una testimonianza diretta di persone che vivono quotidianamente attraverso la propria cultura per condividerla con gli altri e per cancellare quegli stereotipi che molto spesso non rispecchiano la realtà, attraverso il movimento delle danze, le preghiere, la spiritualità di ognuno di questi gruppi etnici e delle tradizioni popolari dei popoli indigeni.

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Promuovere e favorire l’incontro, la conoscenza reciproca e la fratellanza dei popoli; contribuire a conoscere, valorizzare, salvaguardare le culture tribali e le varie etnie; sostenere popoli o gruppi tribali nella tutela e salvaguardia delle condizioni ambientali ed economiche, necessarie a preservare la loro sopravvivenza, il mantenimento e la valorizzazione delle proprie tradizioni: questi sono gli scopi fondamentali.

Famiglie  d’Italia

Papa Francesco benedice la Marcia dello Spirito del Pianeta

maggio 25, 2014

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Piazza San Pietro 21 maggio 2014: La “Benedizione” del Papa : alla “Marcia dello Spirito del pianeta” e 14° edizione de Lo Spirito del Pianeta,  organizzata da Ivano Carcano e l’Associazione Chicuace In Tonatiuh Sesto Sole. L’incontro con”Papa Francesco” per salvare il creato. L’EVENTO DEL SECOLO : “Camminata dello Spirito del pianeta”… Nelle terre rovinate dall’uomo.Verso Expo Milano 2015 “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”

Papa Francesco e la natura: “Dio perdona sempre, il creato mai” In udienza generale, il Pontefice dice sul creato che “se non lo custodisci, lui ti distruggerà”. Poi cita il dono della scienza come “illuminazione dello Spirito” per comprendere anche la natura e il creato “Padre, Dio perdona sempre, le persone umane perdonano alcune volte, ma il creato non perdona mai: se tu non lo custodisci, lui ti distruggerà”. Lo ha detto Papa Francesco nel corso dell’udienza generale, riferendo di una conversazione avuta con “una persona semplice, cui piacevano tanto i fiori”. Bergoglio ha poi lanciato un appello per i Balcani colpiti dall’alluvione: “Serve il sostegno concreto della comunità internazionale”.

Alluvioni Balcani, sostegno concreto – “Il mio pensiero – ha detto il Papa alla udienza generale – va ancora alle popolazioni di Bosnia e Erzegovina e Serbia”. “Purtroppo – ha proseguito – la situazione si è aggravata, pertanto vi invito a unirvi alla mia preghiera per le vittime e per tutte le persone provate da questa calamità. Non manchi a questi nostri fratelli la nostra solidarietà e il sostegno concreto della comunità internazionale”. “L’uomo è la cosa più bella della creazione. Scienza è illuminazione Spirito Santo” – “Noi siamo la cosa più bella e più buona della creazione”, non lo sono “gli angeli, che sono al di sotto di noi”. Ha dichiarato ancora il Papa, spiegando il dono della scienza come “illuminazione dello Spirito” per comprendere anche la natura e il creato. Se Dio si compiace della creazione, ha spiegato papa Francesco, anche noi dobbiamo “vedere che è cosa bella” e ciò vale anche per gli uomini: dobbiamo capire che le persone sono cosa buona. “Pregate per mio viaggio in Terrasanta – “Sabato prossimo – ha ricordato Francesco – andrò in Terrasanta, la terra di Gesù”. Andrà “primo per incontrare il mio fratello Bartolomeo I, nella ricorrenza del 50,mo anniversario dell’incontro di Paolo VI con Atenagora I, Pietro e Andrea si incontreranno un’altra volta, e questo è molto bello. Secondo motivo è pregare per la pace in quella terra che soffre tanto, vi chiedo di pregare per questo viaggio.

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PREGHIAMO PER PAPA FRANCESCO PELLEGRINO DI UNITÀ E DI PACE Cari amici, Vogliamo accompagnare con la preghiera il viaggio di “Papa Francesco” in Terra Santa. È un evento molto importante, il cui scopo principale, ha detto lo stesso Pontefice, è «commemorare il 50° anniversario dello storico incontro tra il papa Paolo VI e il patriarca Atenagora». Papa Montini è stato il primo successore di Pietro a tornare nei luoghi di Gesù. L’annuncio lo diede il 4 dicembre 1963, di fronte ai padri conciliari, con queste parole: «Tanto è viva in noi la convinzione che per la felice conclusione finale del Concilio occorre intensificare preghiere ed opere, che abbiamo deliberato, dopo matura riflessione e non poca preghiera, di farci noi stessi pellegrini alla terra di Gesù nostro Signore. […] Vi ritorneremo in segno di preghiera, di penitenza e di rinnovazione per offrire a Cristo la sua Chiesa, per chiamare ad essa unica e santa i Fratelli separati, per implorare la divina misericordia in favore della pace tra gli uomini, la quale in questi giorni mostra ancora quanto sia debole e tremante, per supplicare Cristo Signore per la salvezza di tutta l’umanità». Preghiera, penitenza, ricerca dell’unità tra i cristiani, invocazione della pace: tutti motivi ancora validi oggi. Il senso profondo di quel viaggio fu il ritorno a Cristo, unico vero riferimento comune per ritrovare la via dell’unità. Lo spiegò bene lo stesso Paolo VI davanti al patriarca Atenagora, sottolineando come l’incontro si svolgesse nel luogo in cui Cristo ha versato il suo sangue per la Chiesa e per l’umanità. «L’antica tradizione cristiana», disse, «ama vedere il “centro del mondo” nel punto in cui fu piantata la croce gloriosa del nostro Salvatore, dal quale egli “innalzato da terra, attrae tutto a sé”. Perciò era conveniente – e la provvi­denza ha permesso – che in questo luogo, in questa parte della terra pur sempre sacra e benedetta, noi, pii pellegrini di Roma e di Costantinopoli, potessimo incontrarci e unirci in una comune preghiera». Anche noi oggi accompagniamo papa Francesco nel suo pellegrinaggio, soprattutto con la preghiera dei cristiani di Terra Santa: «Padre Celeste, tu non ti stanchi di essere amorevole e misericordioso. Il successore di Pietro intende visitare la Terra resa Santa dalla nascita, dal battesimo, dall’insegnamento, dalla morte e dalla risurrezione di tuo Figlio. Rimani con lui, santificalo e benedicilo. Stendi il mantello della tua tenerezza su ogni passo del suo pellegrinaggio tra noi, così che ognuno possa vedere in lui un pellegrino appassionato, un maestro saggio e una guida umile».

Famiglie  d’Italia

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano Famiglie d’Italia

 

Azioni concrete per la green economy ( Econota 113 )

maggio 19, 2014

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Con il termine Green Economy (economia verde) si indica una economia il cui impatto ambientale sia contenuto entro dei limiti accettabili. Nella green economy svolge un ruolo di primaria importanza la tecnologia e la conoscenza scientifica. Le fonti di energia tradizionali (di origine fossile) sono affiancate, se non sostituite, dalle fonti di energia alternative. In particolar modo, svolgono un ruolo di primaria importanza le energie rinnovabili, come ad esempio l’eolico, le biomasse, il solare, la geotermia, l’idroelettrico ecc.  ( fonte: http://www.ecoage.it )

Quasi 13.000 Mw fotovoltaici risultano in esercizio al 22 gennaio 2012, oltre 4.000 in più rispetto agi 8.000 inizialmente previsti dal Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili. Ciò vuol dire che a inizio febbraio, attraverso il conto energia, sono entrati in esercizio circa 327.000 impianti fotovoltaici

«Di rado un’importante innovazione scientifica si fa strada convincendo e convertendo progressivamente i suoi oppositori; quel che accade, è che gradualmente gli oppositori scompaiono e la nuova generazione si familiarizza con l’idea sin dalla nascita». Ha esordito così, citando Max Planck, Alfonso Gianni, Direttore della Fondazione Cercare Ancora, in occasione ieri della presentazione presso la Fiera del Levante di Bari, del rapporto sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nelle regioni del Mezzogiorno.

Nell’introduzione Alfonso Gianni ha posto l’accento sulla dipendenza energetica dall’estero del Paese Italia, una mancanza di autonomia che ci rende succubi di fattori finanziari e geo-politici, che in momenti di crisi, aggravano in maniera decisiva l’economia nazionale.

Dal Rapporto, curato da Roberto Ferrigni e Pasquale Stigliani, si evince come il concetto di salvaguardia dell’ambiente non riesca ancora del tutto a radicarsi nella nostra società, un concetto che prima di «approdare» nelle soluzioni fissate dai protocolli mondiali debba partire dalla vita quotidiana di ogni singolo cittadino.

Affermazioni e visioni futuristiche leggermente pessimistiche sono state, però, accompagnate da alcuni confortanti dati, come i quasi 13.000 Mw fotovoltaici che risultano in esercizio al 22 gennaio 2012, oltre 4.000 in più rispetto agi 8.000 inizialmente previsti dal Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili, che indica le strategie per onorare gli impegni che l’Italia ha assunto come membro dell’Unione europea. Ciò vuol dire che a inizio febbraio 2012, attraverso il conto energia, sono entrati in esercizio circa 327.000 impianti fotovoltaici. Inoltre, già oggi, le regioni del Mezzogiorno rivestono una parte importante della produzione di energia elettrica da Fer (Fonti di energia rinnovabile). Secondo i dati Terna, nel 2010 le regioni meridionali hanno prodotto 19.830 Gwh su una produzione nazionale rinnovabile pari a 76.964 Gwh. In modo particolare la Puglia, che ha raggiunto il 5% della produzione, con Foggia che detiene il primato con il 2,4%, grazie al notevole contributo dell’eolico. Dati, questi, che fanno ancora ben sperare per il futuro.

Un’importante soluzione green che è emersa dal dibattito, è quella dell’installazione delle cosiddette smart grid, o griglie intelligenti, reti di informazione che affiancano la rete di distribuzione elettrica, per evitare i diffusissimi sprechi energetici, ridistribuendo gli eventuali surplus di energia in altre aree.

A sostegno della leadership della nostra regione nel campo delle fonti rinnovabili, è intervenuto il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il quale, ancora una volta, ha esposto il suo impegno a favore di un’economia e una gestione del territorio pro-ambiente, spesso sostitutiva della mancanza di direttive statali.

Il Governatore, a supporto delle proprie idee, ha dichiarato di voler evadere definitivamente dalla «dittatura» dei combustibili fossili, adottando un regolamento che faccia dotare ogni edificio della città di Bari, di pannelli solari, un tipo di fonte energetica assolutamente non inquinante, naturale e con costi recuperabili nel giro di pochi anni. Un’affermazione forte e coraggiosa.

Per correre più velocemente dell’orologio climatico, bisogna che dalla green economy si passi alla greening the economy, ovvero a una trasformazione dell’economia e a una nuova concezione della crescita che, abbandonando il vecchio parametro quantitativo con cui veniva misurata, possa essere valutata e apprezzata per il suo aspetto qualitativo.

by Carlo Ciminiello

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Muzzicycle, la bicicletta che viene dai rifiuti

Arriva dal Brasile la eco-bicicletta ( 140 dollari ) messa a punto da Juan Muzzi, interamente costruita con varie tipologie di plastica recuperata, ma capace di garantire flessibilità e stabilità

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 (Rinnovabili.it) – Che succede se tutti i rifiuti di plastica vengono impiegati per costruire una bicicletta? Succede che da una parte c’è un’impresa che lavora e cresce, dall’altra un ambiente più sano e pulito. L’idea nasce in Brasile e ad avere questa grande intuizione è stato Juan Muzzi, un uomo che in molti definiscono un artista e un inventore, che ha iniziato a raccogliere bottiglie e altri scarti in plastica per le strade di San Paolo, per poi assemblare tutto il materiale “recuperato” e dargli la forma di una bicicletta: la Muzzicycle. La due ruote messa a punto da Muzzi si ispira alla struttura ossea del corpo umano ed ha per questo una struttura flessibile e leggera allo stesso tempo, oltretutto priva di saldature. Elemento distintivo è il telaio monopezzo creato da Muzzi: costituito da pareti spesse, ma vuote al loro interno, è difficile da piegare o da rompere proprio grazie alla miscela di plastiche riciclate da cui è costituito.

La novità è che, iniziata come una sfida rimasta però allo stato prototipale a causa dell’assenza di finanziatori, oggi il Sig. Muzzi è riuscito ad ottenere un ingente finanziamento da una banca Uruguaiana, potendo avviare così la produzione in serie. Un mezzo due volte amico dell’ambiente, dunque, che attualmente è possibile acquistare su internet a circa 140 dollari. Sul sito dedicato è possibile monitorare un contatore che informa in tempo reale sulle bottiglie di plastica recuperate, attualmente 15.840.600, che sono state trasformate in 132.000 biciclette, con risparmi notevoli in termini di emissioni.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

Perché si festeggia la Pasquetta ( Post Rewind )

aprile 21, 2014

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Così come ho fatto per il giorno di Santo Stefano, il giorno successivo al Santo Natale, anche per il Lunedì dell’Angelo, o Pasquetta, sono andato a cercare su ” san ” Google informazioni a riguardo e, come al solito, grazie a Wikipedia ho ottenuto le risposte che desideravo e che vi riporto fedelmente.

(Annibale Carracci- Le pie donne al sepolcro)

Festa religiosa

Il Vangelo racconta che Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salome andarono al sepolcro, dove Gesù era stato sepolto, con degli olii aromatici per imbalsamare il corpo di Gesù. Vi trovarono il grande masso che chiudeva l’accesso alla tomba spostato; le tre donne erano smarrite e preoccupate e cercavano di capire cosa fosse successo, quando apparve loro un angelo che disse: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto” (Mt 28,5-6). E aggiunse: “Ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli”, ed esse si precipitarono a raccontare l’accaduto agli altri.

Per motivi incomprensibili la tradizione ha spostato questi fatti dalla mattina di Pasqua al giorno successivo. Forse perché i Vangeli indicano “il giorno dopo la Pasqua”, ma evidentemente quella a cui si allude è la Pasqua ebraica, che cadeva di sabato. Non è mai esistito un “lunedì” in cui l’angelo è apparso alle donne, come tutti sappiamo questo è successo la mattina di Pasqua.

Il lunedì dell’Angelo è giorno dell’ottava di Pasqua, ma non è giorno di precetto per i cattolici, cosa che comporterebbe l’obbligo di partecipare alla santa messa.

Festa civile

Civilmente il lunedì di Pasqua è un giorno festivo, introdotto dallo Stato italiano nel dopoguerra, e che è stato creato per allungare la festa della Pasqua, così come è avvenuto per il 26 dicembre, indomani di Natale o il Lunedì di Pentecoste (giorno festivo in Alto Adige e quasi in tutt’Europa.)

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Tradizioni

Il lunedì dell’Angelo, in Italia, è un giorno di festa che generalmente si trascorre insieme con parenti o amici con una tradizionale gita o scampagnata, pic-nic sull’erba e attività all’aperto. Una interpretazione di questa tradizione potrebbe essere che si voglia ricordare i discepoli diretti ad Emmaus. Infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due discepoli in cammino verso Emmaus a pochi chilometri da Gerusalemme: per ricordare quel viaggio dei due discepoli si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata “fuori le mura” o “fuori porta”.

In questo giorno, secondo la tradizione napoletana, vengono consumati: casatiello, frittata di maccheroni, salame, uova sode, carciofi arrostiti e naturalmente la pastiera.

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Nel mondo

Evidenziati in giallo i paesi del mondo nei quali è festivo il lunedì di Pasqua.

Sperando di aver soddisfatto il desiderio di apprendere da parte dei non totalmente ” edotti “, auguro a tutti una bella scampagnata contornata da un tiepido e festoso sole primaverile. Buona Pasquetta a tutti!

Famiglie             d’Italia
Umberto Napolitano

 

Insegniamo ai nostri bambini a nuotare ( Famiglie d’Italia News )

aprile 13, 2014

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L’estate è vicina, con tutte le sue gioie e insidie. Dobbiamo migliorarci nel poter meglio gustare ed apprezzare quanto di meraviglioso sa donarci il privilegio di far parte di questo mondo. E soprattutto dobbiamo farne godere i nostri piccoli figli e nipoti, istruendoli e preservandoli nel loro cammino. Vi invitiamo a leggere con attenzione questo interessante post per trarne le conclusioni e, se è il caso, adoperarsi nel porre rimedio.

QUATTRO BIMBI SU DIECI NON SANNO NUOTARE

Così quasi cento ogni anno muoiono annegati. Ma a rischio annegamento sono 3 milioni di under 14. In un Paese, come il nostro, circondato dal mare. A luglio la Settimana dell’acquaticità

Sono abilissimi a navigare nelle “acque” di internet, ma non chiedete loro di salire a bordo di una barca o un gommone veri: un bambino italiano su due ha paura dell’acqua alta. Spesso perché non sa nuotare o riesce appena a mantenersi a galla: il 43% degli under 14, infatti, non ha mai imparato a nuotare davvero bene e potrebbe trovarsi in difficoltà nell’acqua del mare, di un lago o anche in una piccola piscina.

Lo denunciano gli esperti della Società italiana medici pediatri (Simpe) durante i “Capri Campus pediatrici 2014”, sottolineando che sono ancora troppi ogni anno i morti per annegamento fra bambini e ragazzi: gli under 14 che perdono la vita in acqua sono una trentina all’anno, ai quali si aggiungono poco meno di cinquanta adolescenti fra 14 e i 18 anni.

Proprio a Capri la Simpe ha avviato un percorso di formazione per i pediatri: 200 medici di tutta Italia apprenderanno le corrette tecniche di salvataggio diventandone “ambasciatori” nelle loro Regioni, per diffonderle a colleghi e genitori dei loro pazienti. A luglio, inoltre, è prevista la prima Settimana nazionale dell’acquaticità, organizzata da Simpe con la collaborazione del ministero della Salute: in tutta Italia iniziative di informazione sensibilizzeranno la popolazione sulla sicurezza in acqua e sulla necessità di imparare come intervenire per salvare la vita di chi rischia di morire per annegamento. Per sette giorni in venti località balneari del Paese due pediatri Simpe terranno altrettanti corsi giornalieri in spiaggia, al mattino e al pomeriggio: 90 minuti in cui chiunque, dalle nonne ai genitori, potrà imparare le tecniche base di salvataggio. Sul sito www.simpe.it saranno inoltre presto disponibili materiali dedicati a bambini e adolescenti, per insegnare loro a prevenire l’annegamento.

«È inaccettabile che in un Paese come il nostro, con 7.500 chilometri di coste disseminate fra la penisola e le molte isole, solo poco più della metà dei bimbi sappia nuotare abbastanza bene da potersela cavare in un’eventuale situazione di pericolo» lamenta Giuseppe Mele, presidente Simpe.

Il primo messaggio fondamentale per tutti i genitori, perciò, è che i bambini devono imparare a nuotare prima possibile. Il nuoto è un’attività che può essere praticata fin dalla primissima infanzia, assicurano gli specialisti, perché l’acqua è l’elemento naturale per eccellenza per i bambini molto piccoli: sì ai corsi di acquaticità assieme alla mamma fin dai primi mesi, dunque; sì anche ai corsi in vasca con l’istruttore per i più grandicelli, per essere in grado di galleggiare e nuotare già prima di andare alla scuola materna. Solo così i bambini saranno in grado di fare un bagno in mare, al lago o in piscina con maggior tranquillità.

L’annegamento, tuttavia, può colpire chi non sa nuotare, ma può essere anche la conseguenza di un incidente o un malore: in questi casi è necessario che i soccorritori sappiano che cosa fare per intervenire al più presto nel migliore dei modi. «Purtroppo – osserva Mele – la conoscenza delle tecniche di salvataggio in caso di annegamento è scarsa fra i genitori e non solo. Le regole base dovrebbero invece essere note a tutti: posizionare la vittima in orizzontale, iniziando subito 2-5 ventilazioni artificiali per dare ossigeno, e fare poi un massaggio cardiaco con compressioni al centro del torace. Il minimo indispensabile per tentare di salvare una vita».

Nel corso della Settimana dell’acquaticità, a luglio verrà anche diffuso materiale informativo su tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione alla prevenzione: sarà realizzato un quaderno sulla sicurezza in acqua dedicato a bambini tra i 6 e gli 11 anni dove i piccoli, grazie a puzzle, giochi e parole crociate impareranno come giocare fra le onde senza rischi, e un decalogo rivolto agli adolescenti per prevenire l’annegamento e imparare come reagire di fronte a una situazione di pericolo.

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HealthDesk

Quattro bimbi italiani su dieci non sanno nuotare

 

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

 

 

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

Invecchiare bene per completarsi meglio

aprile 9, 2014

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Il fenomeno della vecchiaia è realmente universale e riguarda tutti gli uomini in quanto esseri biologici, e quindi trascende ogni distinzione sociale, sessuale, etnica, politica, culturale e istituzionale. L’invecchiamento è un processo inevitabile e incessante, che investe ogni aspetto della vita e impone una modificazione e una sostituzione continua degli attori in ogni contesto. Spesso all’età anagrafica non corrisponde completamente l’età che ci si sente è solo affrontando tale stato della vita in modo creativo, positivo e dinamico che anche situazioni difficili possono mostrare la parte migliore e regalare ancora un forte significato all’esistenza. Un anziano non è in grado di fare ciò che fanno i giovani… ma fa molto di più e meglio: non con la forza, con la rapidità o grazie all’agilità, bensì col senno, con l’esperienza e l’insegnamento si compiono le grandi imprese. Sono queste le doti delle quali la vecchiaia non solo non rimane priva, ma si fa di solito più feconda. Nella vecchiaia si sommano tutti gli errori fatti da noi nell’infanzia, nell’adolescenza, nella giovinezza, nell’età adulta e ad essi se ne aggiungono altri speciali nell’ultima età per cui è certamente più difficile essere felici da vecchi. Il vecchio perde uno dei maggiori diritti dell’uomo: non viene più giudicato dai suoi simili.

Saper invecchiare significa saper trovare un accordo decente tra il tuo volto di vecchio e il tuo cuore e cervello di giovane. Per l’istintiva, universale ripugnanza nei confronti dell’invecchiamento e della morte, per l’influenza della moda e l’importanza quasi ossessiva attribuita oggi alla giovinezza, all’aspetto e ai comportamenti giovanili, la vecchiaia è un argomento impopolare, spesso accantonato e rimosso in quanto deprimente e noioso. Oggi la longevità è una longevità attiva. Le persone non invecchiano con gli stessi ritmi e con le stesse modalità. Ed è un errore immaginare il mondo di domani “come il mondo di oggi con più anziani, perché avere 80 anni fra 20 anni non sarà come avere 80 anni oggi”. Insomma il futuro non sarà popolato da vecchi decrepiti, ma persone prestanti nel corpo e nella mente. Le nostre società stanno diventando più giovani, perché si vive più a lungo e meglio, e non già più vecchie. L’anziano non deve solamente ricevere solidarietà dalla società, deve anche reciprocare solidarietà. Comunque ci si arrivi, la vecchiaia continua a essere contraddistinta da situazioni di fragilità, che si riflettono in altrettante paure, segnali di un’insicurezza che le migliorate condizioni di vita e i progressi della medicina non possono eliminare. Negare all’anziano la possibilità di rendersi utile e sentirsi utile nei confronti degli altri è la più grave pena che gli si può infliggere. Il pianeta anziani, presenta molti aspetti in maniera creativa e originale. Sono portatori di una cultura di solidarietà. Gli anziani svolgono sempre più una pluralità di attività, che hanno un effetto positivo sul benessere individuale. Non si può pensare solo a richieste di socializzazione o del modo di trascorrere il tempo libero. Ci si può prendere cura dell’ambiente, curare i rapporti intergenerazionali, i luoghi collettivi (parchi giochi e verde), orti sociali, accompagnamento a scuola di bambini piccoli, nonni vigili e tanto altro”.

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L’invecchiamento può non spaventare, quindi, se chi ha energie da spendere si rimette in gioco… e non solo per praticare footing o ballo!. L’anziano, avrà oltre a rendersi utile, ci permetterà di arricchire le nostre conoscenze solo a stargli vicino. Il volontariato può dare un senso di soddisfazione e anche un senso di appartenenza a un progetto utile. Ci sono molti modi per cercare un’opportunità di integrarsi e di interagire con una persona anziana; i metodi da adottare son molteplici, partono anche dal tipo di lavoro che si è svolto nella vita. Quali esperienze devono avere? Non sono necessarie specifiche competenze, entusiasmo e disponibilità sono le armi migliori! Molti ruoli che ci si troveranno ad occupare, necessitano di particolari abilità, ma probabilmente le competenze che ciascuno può offrire sono superiori a quanto si pensi. Per esempio se si ha un buon grado di istruzione e un’abilità matematica si potrebbe aiutare i bambini o gli adulti che vogliono imparare. Se si possiede la patente di guida, abilità culinarie o altre abilità si può comunque ricoprire il ruolo di volontario in diversi settori. Smettiamola pertanto di vedere anziano solo perché ormai fa parte del lessico comune pensare che tutti gli anziani siano fragili, poveri, bisognosi, così come si pensa che siano coloro ai quali noi paghiamo le pensioni, che costano tanto in termini di sanità, che richiedono servizi, che pesano sulle reti familiari. Ecco, allora, che gli anziani si sentono messi in un angolo perché additati come quelli che rubano risorse. In realtà, sono tutt’altro che emarginati. In alcuni casi, sono addirittura al centro degli scambi. Credo che per una persona la sofferenza più grande derivi dalla constatazione: “A me nessuno chiede più niente”. Questo non avviene in chi sa anche cambiare ruolo nella vita.

La cultura consente alle persone di scoprire una molteplicità di interessi e di rendersi utili alla società in mille modi. Ciò è essenziale proprio perché la vita si è prolungata e si va in pensione con una prospettiva di vita di 20-30 anni: un tempo che non va sprecato e che può e deve essere utile anche per la società». La società, a sua volta, deve investire meglio per e sugli anziani, per superare i luoghi comuni che danneggiano i nostri vecchi, per offrire loro servizi migliori e per valorizzare il loro bagaglio di memoria, di cultura e anche di professionalità. Un appello sempre importante và esteso ai giovani molti dei quali oggi tristemente “VUOTI” , affinché aiutino a portare un po’ di serenità agli anziani che sentono di più il peso della solitudine: aiutare gli altri fa bene anche a noi stessi!

Sabrina Parini

Famiglie d’Italia

Sla: un grande passo avanti della ricerca italiana con la scoperta del gene Matrin3

aprile 1, 2014

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Cari amici è con grande gioia che oggi vi evidenziamo quanto viene riportato in questi giorni dalle riviste e dai blog specializzati. La ricerca italiana si aggiunge un altro fiore all’occhiello annunciando di aver scoperto un nuovo gene, il Matrin3, ritenuto causa principale dell’insorgere della Sla. E’ un peccato che notizie così importanti per la nostra salute passino a volte quasi inosservate, ma noi di Famiglie d’Italia vigiliamo sempre e, per meglio documentarvi, vi postiamo un articolo pubblicato da Farmacia.it – Magazine di Salute e Benessere

Guerra alla Sla, scoperto il gene responsabile

Gli scienziati italiani hanno individuato Matrin3, il gene responsabile della Sla

Finalmente la ricerca italiana torna sugli scudi con la scoperta di un nuovo gene che è ritenuto la principale causa della Sla, la Sclerosi laterale amiotrofica, nota anche con il nome di morbo di Lou Gehrig, che ha trovato una triste notorietà per i tragici fatti che hanno colpito il calciatore italiano Stefano Borgonovo. Il gene, denominato  Matrin3 e localizzato sul cromosoma 5, è stato identificato da un gruppo di ricercatori italiani del consorzio Italsgen (una task force di 14 centri universitari e ospedalieri italiani che si sono uniti per la lotta contro la Sla), per una scoperta di altissimo profilo scientifico che si è guadagnata la copertina della prestigiosa rivista Nature Neuroscience.

Il team guidato dal professor Adriano Chiò (Centro Sla del dipartimento di Neuroscienze delle Molinette di Torino),  dalla dottoressa Gabriella Restagno (Laboratorio di Genetica Molecolare dell’università di Torino) e dal dottor Mario Sabatelli del Centro Sla dell’ospedale Gemelli di Roma ha scoperto il gene del morbo di Gehrig in diverse ampie famiglie con più membri affetti da Sla e da demenza frontotemporale.

Capire perché la scoperta italiana è foriera di importanti sviluppi scientifici non è difficile.  Aver individuato il nuovo gene responsabile dello sviluppo della Sclerosi laterale amiotrofica, significa accedere a informazioni utili per l’identificazione dei meccanismi della degenerazione dei motoneuroni ed avvicina la possibilità di nuove terapie mirate, grazie all’individuazione di vie cellulari su cui è possibile agire con interventi terapeutici.

Il gene della Sla è stato individuato anche grazie all’utilizzo di nuove tecniche di sequenziamento dell’intero esoma (exome sequencing), cioè della parte del Dna che codifica per le proteine. Difatti il gene responsabile della Sla, il Matrin 3, è una proteina che lega il Dna e condivide domini strutturali con altre proteine che legano l’Rna, come FUS e TDP43 che sono anch’esse implicate nella Sla. Il team del professor Chiò è giunto alla scoperta dopo aver lavorato su 108 casi di Sla, di cui 32 italiani, raccolti dal consorzio Italsgen. E per avere la controprova, i ricercatori italiani hanno poi sequenziato 5190 controlli sani per verificare l’assenza di mutazioni.  La scoperta italiana rappresenta insomma la svolta tanto attesa per una patologia rara, di cui a oggi non sapevamo abbastanza.

Farmacia.it – Magazine di Salute e Benessere

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

 

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

Omicidio stradale: finalmente un disegno di legge utile e ad hoc ( Famiglie d’Italia News )

marzo 20, 2014

musicco

E’ stata una battaglia lunga, ma finalmente il traguardo si avvicina. Come leggerete nel comunicato a seguire, il 25 marzo, alle ore 11, a Roma presso la sala Caduti di Nassiriya del Senato in P.zza Madama 1, verrà presentato il disegno di legge che regolamenta le norme in materia di omicidio e lesioni personali stradali. Una battaglia che ha visto in prima linea, proponendone l’attuazione, le associazioni  Avisl e VALORE DONNA. Mi soffermerò con un breve commento sull’ AVISL, nella quale svolge funzione di legale e presidente l’avv. Domenico MUSICCO ( nella foto ) e del quale mi onoro di essere amico ed in qualche modo del potermi affiancare nell’offrire il mio contributo nella lotta e, soprattutto, nella prevenzione all’ enorme piaga rappresentata dagli incidenti stradali causati spesso, oltre che dall’imprudenza, dall’ abuso di droghe e di bevande alcooliche. Domenico Musicco, offre assistenza gratuita nelle grandi tragedie e mette anche la faccia con una presenza e denuncia continuata, nonché con interventi attenti e mirati nei vari talk-show dove è possibile porre un’attenzione adeguata sull’argomento.

Ritornando all’abuso di droghe e di bevande alcooliche, sono spesso e, purtroppo, i giovani le vittime che, a loro volta,  più causano vittime, mettendosi alla guida in stato alterato di bolidi che diventato inequivocabilmente strumenti di morte e devastazione. Ma le colpe non sono da ricercarsi solo nei giovani, e qui interviene la mia analisi, ma nelle varie piaghe che flagellano la nostra società, quali mancanza di punti di riferimento, di mete da raggiungere… di porte il più delle volte totalmente chiuse alla speranza in futuro migliore… e da qui la disperazione dei giovani, l’oblio e l’abbandono nella ricerca di palliativi, sostanze eccitanti ed alcool, che aiutino in qualche modo a non pensare… a dimenticare.

Sul tema ho scritto una canzone che è stata scelta dall’AVISL come inno ufficiale, ” E non per mettere più“,  che tratta, appunto, del disagio giovanile causato da tutti coloro che speculano sulle debolezze e insicurezze dei giovani portandoli all’autodistruzione. Di questo brano vi posto il video, invitandovi a dare uno sguardo perché, secondo me, ancora una canzone, se scritta col cuore e col buon senso, può offrire un proprio ed appropriato contributo sociale.

Martedì 25 Marzo ore 11.00 presso la sala Caduti di Nassiriya del Senato in P.zza Madama 1 Roma verrà presentato il:

DISEGNO DI LEGGE “Norme in materia di omicidio e lesioni personali stradali”
d’iniziativa del Senatore Claudio Moscardelli, su proposta delle associazioni AVISL e Valore Donna

Modererà l’incontro il giornalista Roberto Poletti.

Di seguito i senatori che hanno firmato il ddl
Vincenzo Cuomo (PD)
Camilla Fabbri (PD)
Francesco Giacobbe (PD)
Donella Mattesini (PD)
Pamela Giacoma Giovanna Orru’ (PD)
Giorgio Pagliari (PD)
Stefania Pezzopane (PD)
Roberto Ruta (PD)
Francesco Scalia (PD)
Maria Spilabotte (PD)
Rosa Maria Di Giorgi (PD)
Bruno Astorre (PD)
Vannino Chiti (PD)
Monica Cirinna’ (PD)
Daniela Valentini (PD)

Per partecipare e’ obbligatorio inviare i propri dati anagrafici all’indirizzo email erina.panepucci@alice.it

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

La carne è cancerogena, Umberto Veronesi lo urla ma in pochi lo ascoltano ( Famiglie d’Italia Salute News )

marzo 17, 2014

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L’amico Enzo Marascio, … inventore di Muscolo di Grano, la carne vegetale fiore all’occhiello della creatività italiana e  famosa in tutto il mondo in quanto gustosissimo al palato nonché ricco di tutte le proteine della carne, ma con zero contenuto di grassi saturi e, quindi, colesterolo, … mi ha fatto recapitare via Facebook un importantissimo post dedicato al prof.  UmbertoVeronesi, con delle sue considerazioni essenziali per la nostra salute. 

Umberto Veronesi: ” Vi svelo perché nessuno vi dice che la carne è cancerogena “

fonte: Roba da Donne

Umberto Veronesi continua la sua lotta contro le diete ricche di carne e spiega perchè esiste ancora troppa disinformazione sulla questione.

Umberto Veronesi non ci sta, e continua la sua propaganda contro il consumo di carne.

Dopo diversi studi si sente sicuro nel poter affermare che chi si alimenta di prodotti animali si espone ad un rischio maggiore di contrarre diversi tipi di patologie.
I carnivori corrono un rischio maggiore di tumore, sia al seno, che al colon, che ai polmoni e via dicendo.
Inoltre Veronesi sostiene che mangiare carne induce ad un maggior rischio di malattie metaboliche e disturbi cardiovascolari, collegati a valori errati del colesterolo, diabete e anche obesità.

“Le riviste medico scientifiche più accreditate sono sul libro paga delle multinazionali farmaceutiche e pubblicano solo ciò che è consentito loro di pubblicare o ciò che è imposto loro dalle suddette multinazionali. Molti medici e ricercatori sono coscienti degli effetti dannosi del consumo della carne, ma hanno le mani legate. Io che sono uno scienziato di fama internazionale posso prendermi il lusso di fare queste dichiarazioni, se lo facessero loro molto probabilmente non lavorerebbero più.

L’industria alimentare e le multinazionali farmaceutiche viaggiano di pari passo, l’una ha bisogno dell’altro e queste due entità insieme generano introiti circa venti volte superiori a tutte le industrie petrolifere del globo messe insieme, potete dunque capire che gli interessi economici sono alla base di questa disinformazione. Ogni malato di cancro negli Stati Uniti fa guadagnare circa 250.000 dollari a suddette multinazionali, capirete che questa disinformazione è voluta ed è volta a farvi ammalare per poi curarvi.”

Parole molto forti, sulle quali riflettere.

 

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Aids, un’altro passo avanti nella prevenzione ( Famiglie d’Italia Salute News )

marzo 14, 2014

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Una notizia molto importante, che apre un’ulteriore speranza nella prevenzione della terribile “peste” dell’era moderna, passata quasi inosservata, ma che Famiglie d’Italia ha pescato nel web e che offre ai suoi lettori ponendo l’attenzione sul post pubblicato da Salute 24.

UN GEL ANTI HIV PER LE DONNE: LA RICERCA FA PASSI AVANTI

Il preparato ha prevenuto l’infezione in 5 scimmie macaco su 6

Un nuovo passo in avanti è stato effettuato nella realizzazione di un gel da applicare dopo i rapporti sessuali in grado di proteggere le donne dall’infezione dell’Hiv, il virus dell’immunodeficienza umana. I ricercatori statunitensi dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta (Georgia) che hanno condotto lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, spiegano che il gel, per ora, è riuscito a proteggere dall’infezione cinque macaco femmine su sei: nonostante, quindi, il risultato segni un importante passo in avanti per la messa a punto di un unguento protettivo contro l’Hiv, la formulazione di quest’ultimo è ancora lontana dall’essere definitiva, e ancora lontana risulta pure essere l’applicazione sugli esseri umani.

I ricercatori spiegano che i gel vaginali contenenti farmaci anti-Hiv hanno avuto alterne fortune nei test clinici umani. In quest’ultimo studio il team statunitense ha adottato un approccio diverso, basato sul testare il gel in un gruppo di scimmie femmine esposte al virus: e dallo studio è emerso che cinque delle sei scimmie a cui era stato applicato il preparato entro tre ore dal contatto col virus sono risultate protette dall’infezione.

Ampi studi clinici saranno necessari in futuro, spiegano i ricercatori, per testare il nuovo trattamento con l’obiettivo di riuscire a mettere a punto una versione di gel anti-Hiv efficace sugli uomini: per adesso, e probabilmente per molto tempo ancora, i preservativi rimarranno il metodo migliore per prevenire l’infezione. Nuovi studi dovranno inoltre essere condotti per capire a quante ore ammonta la finestra temporale entro cui il gel può essere somministrato senza penalizzarne l’efficacia.

di m.c. (13/03/2014)

Salute 24

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

 

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

Alzheimer, imboccata la strada della prevenzione ( Famiglie d’Italia salute news )

marzo 12, 2014

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Tra le notizie più interessanti di questi giorni inerenti alla nostra salute: l’Alzheimer, una delle malattie più tremende che possa colpire un uomo in senilità, in quanto gli cancella progressivamente i ricordi di tutta una vita, specialmente quelli affettivi, potrà essere individuato in tempo. con conseguente innalzamento di difese in tempi non sospetti. In tema vi poniamo all’attenzione un post pubblicato da VitadiDonna Community

   Alzheimer, con analisi del sangue diagnosi 3 anni prima

Pubblicato 11 Marzo 2014
Di Antonio Luzi

Il morbo di Alzheimer provoca una demenza progressiva che colpisce attualmente oltre 35 milioni di persone in tutto il mondo e si prevede colpirà, entro il 2050, 115 milioni di soggetti.

A tutt’oggi non abbiamo né cure per guarire né terapie specifiche che possano perlomeno rallentare il decorso progressivo ed inarrestabile della malattia, e forse questa situazione é dovuta anche alla nostra incapacità, fino ad oggi, di individuare la malattia in fase precoce, prima che si presentino i primi segnali del declino.

Per questa ragione la ricerca di segnalatori, i cosiddetti biomarkers, che ci aiutino ad individuare i soggetti che andranno incontro alla sindrome, sono in questo momento al centro delle attività di ricerca in molti laboratori ed università del mondo.

L’individuazione di questi biomarkers sarà fondamentale non solo per mettere in atto una serie di soluzioni terapeutiche che possano bloccare l’insorgere della malattia, ma, probabilmente, ci permetterà anche di individuare terapie in grado di iniziare ad arrestare il cammino inesorabile dell’Alzheimer.

Per questa ragione l’annuncio fatto da un gruppo di ricercatori della Georgetown University di Washington, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, ha suscitato enorme interesse.

Nell’articolo in questione essi hanno spiegato di aver messo a punto un test ematico nel quale vengono individuati dieci diversi tipi di lipidi presenti, e la loro individuazione è in grado di predire, con tre anni di anticipo e con una probabilità di esattezza del 90%, l’insorgenza della malattia di Alzheimer.

Questi dieci fosfolipidi, deriverebbero dalla precoce distruzione delle membrane delle cellule cerebrali coinvolte nella malattia, ed i ricercatori hanno studiato 525 persone ultrasettantenni per un periodo di cinque anni, individuando 53 soggetti che hanno poi sviluppato i sintomi dell’Alzheimer.

Il profilo lipidico di questi soggetti è stato confrontato con quello di altrettanti soggetti che non avevano presentato segni o sintomi della malattia, riuscendo in questa maniera ad identificare quelli che erano a rischio.

Bisogna però essere ben chiari sul significato di questa scoperta e sui risultati che essa potrà produrre, e che saranno non quelli di aver un trattamento farmacologico preventivo della patologia, o di poter intervenire una volta la malattia sia conclamata, ma essi serviranno per potere dire, ad alcuni soggetti che hanno un grande rischio di poter sviluppare la sindrome, se siano interessati o meno a far parte di uno studio clinico per valutare la reale efficacia di alcuni farmaci nel rallentare il progresso della malattia.

L’Alzheimer è molto probabilmente la malattia che più provocherà disastri nei prossimi anni non solo dal punto di vista strettamente clinico con milioni di persone che perderanno le loro capacità mentali, ma anche e soprattutto per gli enormi costi sociali che essa provocherà.

Nel 2012 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), insieme all’ Alzheimer’s Disease International” ha pubblicato un rapporto intitolato “Dementia: a public health priority”.

Lo scopo di questo rapporto era è quello di aumentare la consapevolezza dell’Alzheimer come una priorità di salute pubblica, di articolare un approccio di salute pubblica e di sostenere un’azione a livello internazionale e nazionale per individuare strategie e linee guida per combatter questa malattia.

La demenza è una sindrome, come scriveva il WHO, che colpisce la memoria, il pensiero, il comportamento e la capacità di svolgere le normali attività quotidiane.

Il numero di persone affette da demenza in tutto il mondo è attualmente stimato (nel 2012) in 35,6 milioni di soggetti e questo numero raddoppierà entro il 2030 e crescerà di più del triplo entro il 2050.

La demenza è una malattia che sconvolge e travolge non solo le persone che ne vengono colpite, ma anche le famiglie e tutti coloro che, o per familiarità o per professione, si prendono cura di loro.

Secondo il WHO c’è una mancanza di consapevolezza e comprensione della demenza nella maggior parte dei paesi, con conseguente stigmatizzazione della malattia quasi a colpevolizzare chi ne è colpito, moltissimi ostacoli nel trattamento terapeutico dei malati per l’assoluta non conoscenza dell’Alzheimer , ed infine per l’enorme costo che si scarica sulle famiglie non solo da un punto di vista emotivo e psicologico ma anche economico.

IN ARGOMENTO:

Parkinson e Alzheimer, la ricerca per una diagnosi precoce

Alzheimer, un kit diagnostico per la diagnosi della malattia al primo stadio

fonte: VitadiDonna Community

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Mangiare troppa carne non fa certo bene ( Famiglie d’Italia News )

febbraio 26, 2014

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Quest’oggi l’attenzione di Famiglie d’Italia si sofferma su due post del giorno che, a seguito di ricerche e studi approfonditi sul tema, consigliano di non abusare del consumo di carne animale per non mettere a rischio la propria salute. Alternativa, prodotti al Seitan o, meglio ancora,  Muscolo di Grano, foto in alto, la carne vegetale che vediamo mentre viene affettata dal suo inventore Enzo Marascio, ( cliccare sul link per meglio comprendere ) aiutano a risolvere i dubbi e… a stare meglio.

vegetariani

analisi su 258 studi dagli anni ‘50 ad oggi

La dieta vegetariana abbassa la pressione

Chi non mangia carne ha una massima di 7 mmHg più bassa e una minima di 5 mmHg inferiore

( fonte: CORRIERE DELLA SERA.it ) Rinunciare alla carne a mangiare vegetariano potrebbe aiutare gli ipertesi ad abbassare la pressione del sangue. Lo dimostra una corposa analisi su 258 ricerche che hanno studiato vegetariani e onnivori dagli anni ‘50 ad oggi (inclusi 32 studi osservazionali e sette trial controllati), diretta dai ricercatori giapponesi delle Università di Osaka e Tokyo insieme a colleghi di Washington e Pittsburgh. L’analisi è stata pubblicata su Jama Internal Medicine.

I NUMERI – Gli studi osservazionali hanno mostrato che i vegetariani avevano una pressione sistolica (massima) di 7 mmHg più bassa rispetto ai mangiatori di carne e una pressione diastolica (minima) di 5 mmHg inferiore. I partecipanti vegetariani ai trial clinici avevano invece, rispettivamente, una pressione di 5 e 2 mmHg inferiore rispetto ai non vegetariani.

FIBRE E POTASSIO – «Consumare frutta, verdura, cereali e legumi significa aumentare il contenuto di fibre e di potassio, elementi in grado di ridurre i valori sistolici e diastolici – scrivono gli autori -. Per alcune persone correggere l’alimentazione può bastare a mantenere la pressione nella norma senza ricorrere ai farmaci».

CORRIERE DELLA SERA.it

LA CARNE COTTA FAVORISCE L’ALZHEIMER

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25/02/2014 | a cura di Matteo Testa

 ( fonte: Data Manager Online )

Secondo una ricerca USA, mangiare carne di animali alimentati con AGEs può portare a lungo termine all’insorgenza di Alzhaimer e malattie degenerative del cervello

Arrivano brutte notizie per gli amanti della carne. Secondo i ricercatori dell’Icahn School of Medicine di Mount Sinai, l’assunzione di bistecche e simili favorirebbe l’insorgenza della demenza e dell’Alzheimer, una delle malattie simbolo del 21esimo secolo. La causa di questa problematica è legata agli AGEs, una sostanza che si crea quando le proteine e i grassi reagiscono con lo zucchero.
La carne è nemica del cervello

Dallo studio dei ricercatori statunitensi è emerso che gli animali nutriti con alimenti ad alto contenuto di AGEs registravano un aumento allarmante delle proteine marcatrici dell’Alzheimer nel cervello e mostravano dei primi sintomi della demenza. “Ingeriamo queste tossine in enormi quantità nel corso della nostra vita. – ha spiegato Helen Vlassara, il primo fra gli autori della ricerca – Il problema principale non è tanto l’assunzione di queste sostanze, ma l’accumulo, che con il tempo e l’età può promuovere l’infiammazione cronica nel corpo”.

Gli esperti non vogliono certo spingere verso l’adozione di una dieta vegetariana, che comunque ha effetti benefici comprovati, ma consigliano comunque di aumentare le dosi di frutta e verdura nella propria dieta. Per quanto riguarda la cura per l’Alzheimer, che pare sia favorito anche da elevati livelli di stress, i ricercatori hanno sperimentato con un discreto successo l’uso del resveratrolo, una sostanza contenuta nella buccia dell’uva.

Data Manager Online

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

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” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

Piuttosto grassi che… soli ( Famiglie d’Italia Salute news )

febbraio 23, 2014

anziani

In un mondo dove le difficoltà incombenti portano l’uomo ad isolarsi sempre più, un allarme serio viene lanciato dall’ Università di Chicago presentandoci uno studio sulle condizione di solitudine degli anziani. Sul tema vi propongo un post pubblicato da DiariodelWeb.it: notizie dall’Italia e dal mondo

La solitudine uccide più dell’obesità

STUDIO SUGLI ANZIANI

I risultati di uno studio americano mostrano come la condizione di solitudine sia, per gli anziani, più pericolosa dell’obesità, quasi pari a quella di coloro i quali vivono in condizione di grave miseria.

Uno studio dell’Università di Chicago evidenzia come la solitudine risulti per gli anziani due volte più pericolosa dell’obesità.

LO STUDIO – Condotto sulla base di una attenta analisi di un campione di persone con oltre 50 anni, ha confermato i risultati di precedenti ricerche circa il legame fra solitudine e problemi di salute quali ipertensione, alto rischio di depressione, abbassamento delle difese immunitarie, ictus e infarto.

I DATI – I dati raccolti, infatti, hanno evidenziato come coloro che, per diversi motivi, vivevano in condizione sociale di isolamento corressero il 14% di rischio in più di morire prematuramente e il doppio del rischio degli obesi.

MEGLIO CONTINUARE AD INTERAGIRE CON GLI ALTRI – John Cacioppo, psicologo dell’Università di Chicago, sottolinea che«abbiamo una nozione della pensione tutta di fantasia. Pensiamo che significhi lasciare amici e famiglia, comprare una casa in Florida dove il tempo è mite e vivere da allora in poi felici e contenti. Probabilmente non è l’idea migliore: vanno incontro a una migliore vecchiaia gli anziani che continueranno ad interagire con colleghi e amici».

DiariodelWeb.it: notizie dall’Italia e dal mondo

 

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

Dalla rigenerazione delle cellule della pelle è possibile curare il diabete giovanile tipo 1 ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 10, 2014

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Notizia interessantissima diffusa da Centro Meteo Italiano : Meteo scienza e Natura ( Fonte foto: ilgiornaledelsud.net )

Rigenerando le cellule della pelle si potrà curare il diabete giovanile tipo 1

Il diabete giovanile tipo 1 non sarà più un problema. Si curerà rigenerando le cellule della pelle

Rigenerando le cellule della pelle si potrà curare il diabete giovanile tipo 1 09/02/2014. Le modalità di cura per il diabete giovanile di tipo 1 potrebbero presto essere rivoluzionate da una scoperta dei ricercatori americani del Gladstone Institutes che hanno già sperimentato con successo sui topi una tecnica che riuscirebbe a ricostruire le stesse cellule devastate dal diabete giovanile di tipo 1. La malattia è causata dalla distruzione delle cellule beta, che normalmente risiedono nel pancreas e che producono l’ormone dell’insulina. I ricercatori hanno così raccolto cellule della pelle, i fibroblasti, da topi di laboratorio, che sono state poi trattate con un unico cocktail di molecole e fattori di riprogrammazione che li hanno trasformati in cellule simili a quelle che maturano nel pancreas. Attraverso altri processi, i ricercatori hanno trasformato le cellule in cellule beta.

Presto, dunque si potrà dire addio all’insulina per combattere il diabete giovanile di tipo 1 e probabilmente anche altre forme di diabete. Il diabete giovanile di tipo 1 si manifesta maggiormente in alcune precise zone geografiche del mondo, come ad esempio la Scandinavia, in diversi stati nordamericani e con una minore incidenza in Europa, sebbene sia una patologia particolarmente diffusa in Sardegna, ad esempio. Si sospetta che i fattori ambientali possano sviluppare forme didiabete come quello giovanile di tipo 1, ma non esistono prove certe al riguardo. La malattia esordisce prevalentemente in età inferiore ai 20 anni e più frequentemente nel corso della pubertà, e solo raramente colpisce in età adulta.

Centro Meteo Italiano

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

 

Incidenti domestici, un pericolo sempre in agguato ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 6, 2014

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Interessante post pubblicato da Salute – Il Messaggero.it e riproposto ai lettori di Famiglie d’Italia affinché lo leggano con attenzione e ne facciano tesoro seguendo con attenzione i principali accorgimenti consigliati.

Incidenti domestici, le cadute al primo posto: come evitare i pericoli in casa    

ROMA E’ la caduta in casa l’incidente domestico più frequente. Parliamo di persona che volano dalle scale, inciampi con il tappeto, spinte. Da un’altezza non specificata (29,7%), caduta a livello (11,9%), urti (15,5%), incidenti con oggetti penetranti o taglienti (11,8%).
Ogni anno in Italia si verificano circa due milioni e 800mila incidenti domestici, con un’incidenza di 50 casi ogni mille abitanti. Al primo posto le cadute, dunque, e in cima alla classifica delle vittime gli anziani. Soprattutto se donne, se soli o se ospiti di case di cura o di ospedali. Qui, infatti, l’incidenza delle cadute è 2-3 volte superiore rispetto a quella nelle abitazioni e per di più con complicazioni maggiori. E’ il quadro tracciato dai dati dell’indagine Istat sulle famiglie pubblicata sul sito del ministero della Salute.

«Il tutto – spiega il ministero della Salute – si traduce non solo in termini di disabilità e ricoveri ospedalieri, lunghi e costosi per il servizio sanitario nazionale (è stata calcolata una spesa di circa 400 milioni di euro per un ricovero da incidente domestico) ma anche in gravi ripercussioni psicologiche: la perdita di sicurezza e la paura di cadere possono accelerare infatti il declino funzionale e indurre depressione o isolamento».

Per gli esperti del ministero il problema è divenatto una «priorità sanitaria dal momento che la popolazione italiana è sempre più longeva». Alla luce di questi numeri è stato deciso di mettere a disposizione dei cittadini una serie di consigli e informazioni (www.ministerosalute.it) utili a capire la gravità del fenomeno e migliorare la sicurezza.

CORRIDOI
Non fare percorsi al buio, mantenere una buona illuminazione dei locali, magari con luci notturne. Tenere corridoi liberi da intralci, evitare fili elettrici volanti che potrebbero far inciampare

TAPPETI
Non usare tappeti con frange o buchi che si piegano o si arrotolano facilmente, rinfornzare gli angoli applicando dellas toffa sul retro o una rete di gomma antiscivolo

SCALE
Tenere le scale ben illuminate con l’accortezza di porre gli interruttori della luce ben visibili sia all’inizio che alla fine della rampa. Montare un corrimano o un parapetto lungo la scala, incollare strisce antiscivolo sui gradini, mantenere le scale sgombre da oggetti, eliminare i tappetini o le guide. In caso di necessità far installare un montascale.

SCALE PORTATILI
Non salire su scale o sgabelli quando si è in casa da soli, mai se si soffre di vertigini, dolori muscolari o ossei, se sino presi farmaci e alcol. Non salire con ciabatte o scarpe dai tacchi alti, sandali o abbigliamento indatto (vestaglie con lacci e cinture che possono impigliarsi o finire sotto le scarpe). Quando si sale non portare mai materiali pesanti e attrezzatura contemporaneamente.

PAVIMENTI
Tenere i pavimenti asciutti e non scivolosi, eviate di lucidare i pavimenti con le cera, indossare scarpe adatte con suole non scivolose, evitare i dislivelli

BAGNO
Usare tappeti antiscivolo sui pavimenti o fissa i tappeti utilizzando strisce adesive o apposite retine, mettere tappeti antiscivolo nella vasca e nella doccia, usa maniglioni di supporto e anticaduta nella vasca.

Salute – Il Messaggero.it

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

A quanto pare è vero: una mela al giorno leva il medico di torno ( Famiglie d’Italia Salute News )

dicembre 19, 2013

 

mela

Una mela al giorno può salvare 8.500 vite all’anno, parola di scienziato.

Stima dell’Università di Oxford su modello della popolazione inglese

16:36 – “Una mela al giorno leva il medico di torno”, lo dice l’antico adagio e lo confermano gli scienziati nel 2013. Una volta di più la saggezza popolare dimostra di avere un fondamento, almeno in base a una ricerca condotta presso l’Università di Oxford e pubblicata sul British Medical Journal. Per gli esperti, se tutti i 50enni e over-50enni consumassero un pomo al dì, potrebbero essere risparmiate 8.500 vite ogni anno.

Stima su popolazione britannica – Il consumo quotidiano del frutto, per gli esperti, evita decessi per malattie cardiovascolari (principalmente infarto e ictus). Il numero di morti che si potrebbero evitare se tutti gli adulti di più di 50 anni fossero fedeli al proverbio giorno dopo giorno è pari al numero di morti per infarto e ictus che si possono prevenire abbassando il colesterolo con una statina al giorno. 

La stima è stata fatta dai ricercatori usando dei modelli matematici e considerando una vasta mole di dati derivanti da precedenti studi. Gli esperti hanno ipotizzato che sette cinquantenni su dieci in Gran Bretagna fossero fedeli al proverbio e hanno calcolato che con una simile proporzione di consumatori di una mela al dì si potrebbero evitare 8500 decessi l’anno per malattie cardiovascolari. Se tutti questi soggetti assumessero una statina al giorno si eviterebbero 9400 decessi. Ma la mela, a differenza delle statine, non ha effetti collaterali.

fonte: Tgcom24

Famiglie d’Italia

 

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Famiglie d’Italia

Umberto Napolitano

Diamo meno soldi ai dentisti con la prevenzione, cominciando dai nostri figli ( Famiglie d’Italia Salute News )

novembre 25, 2013

denti

Oggi vi propongo un post molto interessante pubblicato da Tgcom24, ma nascosto in un angolino, quasi timidamente non volesse dare troppo nell’occhio e recare un insolito disturbo ad una categoria, quella dei dentisti, che gode di una strana e consenziente protezione da parte di tutti, a cominciare proprio da noi doloranti pazienti che, pur di risparmiare qualche euro, siamo costretti ad ingrassarli in modo spropositato. Risparmiamo l’Iva, perché lo Stato non ci permette di recuperarla, pensiamo di avere dei grossi sconti, il che è alquanto aleatorio, e diventiamo complici conniventi di evasori incalliti e, quasi sempre, impuniti. Quindi, costando in modo volgarmente caro la cura dei nostri denti e non avendo un’adeguata copertura da parte della previdenza sanitaria nazionale, il risparmio dobbiamo prevederlo noi con un’adeguata prevenzione che comincia fin dallo svezzamento dei nostri figli. E come?… Il post a seguire vi fornirà alcune informazioni essenziali.

Boom di carie tra i bambini: in aumento del 15% in cinque anni ( fonte: Tgcom24 )

La prevenzione si comincia già nel pancione

 I denti dei bambini non sono immuni da problemi, anche se da latte. L’incidenza della carie tra i più piccoli è cresciuta del 15% negli ultimi cinque anni. Dietro quest’aumento ci sono cattive abitudini delle madri in gravidanza ma anche lo spettro della crisi che colpisce le famiglie italiane. Il quadro è emerso dalle Linee guida approvate dal ministero della Salute per la prevenzione della salute orale in età pediatrica.

Prevenzione in gravidanza – Soffrono di carie circa 120mila piccoli di quattro anni, e quasi 250 mila fra i ragazzini di dodici. Questi problemi possono essere causati comportamenti scorretti della madre in gravidanza, come lo scarso uso dello spazzolino o un’alimentazione non regolare. Questi due comportamenti favoriscono la presenza nel cavo orale del batterio responsabile dell’insorgenza di carie, trasmissibile al nascituro, che erediterà la probabilità di lesioni cariose nella dentatura da latte, con possibili recidive o denti malati anche in adolescenza e età adulta.

Crisi e salute – Ad aggravare il problema si aggiungono i fattori economici, le cure odontoiatriche sono trascurate anche a causa della crisi e un’offerta di servizi non sempre soddisfacente. Tra 0 e 4 anni vengono effettuate soltanto 520mila prestazioni, coprendo solo in minima parte le necessità assistenziali dei bimbi. Influisce anche l’alimentazione sbagliata, con cibi troppo zuccherosi, preferiti a frutta e verdura per risparmiare, e snack salati ipocalorici e cibi ricchi di carboidrati facilmente fermentabili con la saliva, che favoriscono carie.

Antonella Polimeni, presidente del collegio nazionale dei docenti di Odontoiatria, spiega: “L’attenzione alla salute del cavo orale della madre in gravidanza è una raccomandazione cardine delle nuove linee guida. Unita a una sana alimentazione con pochi zuccheri e un alto contenuto di principi nutritivi costituisce il primo passo per la prevenzione e tutela della salute della bocca del bambino”. 

( fonte: Tgcom24 )

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Non deprimersi per rimanere giovani ( Famiglie d’Italia Salute News )

novembre 17, 2013

depressione

Amici, quello che oggi parte da questo blog è un s.o.s. ben preciso e mirato. E’ rivolto a tutti noi che giornalmente siamo  costretti a convivere con l’infinità di vessazioni che il nostro Stato, grazie alla pochezza del suo staff politico, ci impone martoriandoci senza pietà. Insicurezza sul lavoro, tasse assurde ed infinite, strumenti per la raccolta tirannici, nepotismi e favoritismi sfacciati e permanenti, burocrazia irrefrenabile, giustizia opinabile, sottomissione sadomaso continuata degli ultimi governi alle incongruenze e imposizioni Ue, ecc. ecc. Tutto ciò causa in noi la possibilità di un lasciarsi andare definitivamente e precipitare in una forma di depressione cronica galoppante. Ebbene!… Reagiamo in qualche modo ed evitiamo di assecondare questo fine gioco al massacro: potrebbe far parte di un piano oscuro. Come leggerete nel post che segue, la depressione ci fa invecchiare prima: vuoi vedere che per risolvere i problemi di bilancio tendono ad accorciarci l’esistenza? Beh, detto così, può sembrare una burla, però a volte la satira rasenta la realtà più spesso di quello che noi immaginiamo… Lo so che non è facile, ma alle brutture con cui ci bombardano, alziamo lo scudo delle cose migliori che la vita ci offre gratuitamente: il nostro ingegno, l’amore dei nostri cari, la rabbia indomita dentro e quell’ ottimismo innato, tutto italiano, che ci rende un popolo positivo, invidiato e alla fine sempre vincente.

I soggetti depressi rischiano di invecchiare prima. ( fonte: Vita di donna )

La depressione, oltre a causare le difficoltà essenziali tipiche legate ai disturbi dell’umore, porta con sé un altro problema, quello dell’invecchiamento biologico precoce. A sostenerlo è una ricerca olandese.

La ricerca in questione è stata portata a termine dalla Vu University Medical Centre e pubblicata sulla rivista specialistica Molecular Psychiatry.

Per giungere a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato 2.400 volontari (sia sani che depressi) studiandone in modo specifico i loro telomeri, la regione terminale dei cromosomi.

I telomeri svolgono un ruolo fondamentale per far sì che ad ogni duplicazione dei cromosomi non vi sia perdita di informazioni. In altre parole, se il telomero non esistesse ad ogni replicazione del DNA si verificherebbe una perdita di istruzioni genetiche.

Sono molte le ricerche scientifiche che hanno rivelato che ad ogni ciclo replicativo della cellula si verifica un progressivo accorciamento dei telomeri, fenomeno messo in relazione con l’invecchiamento cellulare.

Nella loro ricerca gli studiosi hanno potuto verificare che nelle persone colpite da depressione i telomeri risultavano più corti, se confrontati con quelli dei volontari che non ne avevano mai sofferto.

Secondo i dati dello studio, un soggetto sano perde normalmente tra le 14 e le 29 coppie di basi del Dna (il parametro che ne misura la lunghezza).

I soggetti affetti da depressione, invece, fanno registrare una perdita di 83-84 coppie di basi. Un dato che, secondo gli studiosi, corrisponde ad una maggiore anzianità delle cellule di 6-8 anni.

La coordinatrice della ricerca, Josine Verhoeven, ha spiegato che “Questo ampio studio fornisce prove convincenti che la depressione è associata a diversi anni di invecchiamento biologico”.

Tuttavia, secondo la scienziata, non è ancora stato accertato il tipo di danno prodotto da questo tipo di invecchiamento e, soprattutto, se questo processo può essere invertito.

IN ARGOMENTO:

Stress, è una delle cause della depressione

Nell’ipotalamo la chiave dell’invecchiamento e della longevità

Vivere più a lungo e in salute, basta cambiare stile di vita. Il ruolo dei telomeri

 

by Vita di donna

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Una speranza in più nella lotta al Diabete ( Famiglie d’Italia Salute News )

novembre 14, 2013

diabete

Notizia importantissima nella lotta ad una delle malattie che più sta aggredendo l’uomo negli ultimi anni. Stiamo parlando del Diabete che purtroppo sta debilitando per la vita molti giovani. Ormai è chiaro che la causa stia soprattutto nell’alimentazione e nella miriade di prodotti modificati in qualche modo geneticamente che ci vengono propinati e che a nostra volta propiniamo ai nostri figli. Questo blog è sempre attento a qualsiasi notizia che apra qualche spiraglio positivo alla speranza che la nostra salute possa essere aiutata da correttivi scoperti nel frattempo, proponendovi articoli pescati nel blog. Buona lettura.

Scoperte ” cellule-scudo ” contro il diabete Studio Policlinico Gemelli- Harvard University

( Fonte:ANSA > Salute e Benessere > Scoperte ‘cellule-scudo’ contro diabete )

Cellule ‘trasformiste’ che hanno la funzione di fare da ‘scudo’ contro il diabete di tipo II. Sono state scoperte grazie ad una ricerca condotta a quattro mani dai ricercatori del Policlinico Gemelli di Roma e del Joslin Diabetes Center dell’Università di Harvard (Boston), che ha svelato il perchè alcune persone riescano a difendersi dal diabete pur presentando tutti i fattori di rischio. Lo studio è pubblicato online sulla rivista scientifica Diabetes.

Il diabete di tipo 2 ha ormai assunto proporzioni pandemiche e non solo nei paesi industrializzati. Nella sola Italia almeno il 5% della popolazione presenta questa condizione. Le cause di questo aumento sono per lo più legate a stili di vita ed alimentazione scorretti. Nel nuovo studio, i ricercatori hanno esaminato porzioni di pancreas asportate chirurgicamente: “In questo modo – spiega Andrea Giaccari, professore associato di Diabetologia del Gemelli, consigliere della Società Italiana di Diabetologia (SID) e coordinatore del gruppo di ricerca italiano – siamo riusciti a scoprire che alcuni pazienti erano in grado di difendersi dal diabete creando nuove cellule produttrici di insulina, attraverso la ‘trasformazione’, il termine tecnico è ‘trans-differenziazione’, delle cellule del pancreas produttrici di glucagone in cellule che producono insulina. Sono proprio queste cellule ‘trans’ a permettere a queste persone di mantenere la glicemia normale, nonostante la presenza dei fattori di rischio”. In altre parole, le cellule alfa che producono glucagone, seguendo un comando ancora ignoto ma già riprodotto in vitro, cambiano completamente ‘vocazione’, trasformandosi in cellule produttrici di insulina. Con questo meccanismo alcune persone riescono spontaneamente ad evitare il diabete. Ed è anche possibile ipotizzare che la perdita di questo meccanismo sia alla base di alcune forme di diabete.

Capire i meccanismi che permettono di difendersi da questa malattia, affermano i ricercatori, potrà consentire un giorno di riprodurli e di sfruttarli a fini terapeutici.

Percorso:ANSA > Salute e Benessere > Scoperte ‘cellule-scudo’ contro diabete

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Caro Cioccolato, ti amo, ti mangio e… non ingrasso ( Famiglie d’Italia News )

novembre 10, 2013

cioccolato

Cari amici, buona  e dolcissima domenica a tutti! Oggi Famiglie d’Italia vi offre una notizia rasserenante, almeno da quanto affermato da molti blog a seguito di una approfondita ricerca condotta presso l’Università di Granada e pubblicata su Nutrition, facente parte del progetto Helena (Healthy Lifestyle in Europe by Nutrition in Adolescence) finanziato dalla UE. Quindi, non eccedendo naturalmente, leggete quanto sotto e... fatene buon uso!

Il cioccolato non fa ingrassare ( fonte: In dies)

Uno studio condotto nell’Università di Granada, ha trovato che mangiare cioccolato fondente non ingrassa, anzi, i consumatori di questo alimento hanno una quantità di grasso corporeo inferiore.

Lo studio pubblicato sulla rivista ‘Nutrition’ conclude che coloro i quali consumano regolarmente il cioccolato non solo hanno una bassa percentuale di grasso del corpo, in totale, ma hanno anche meno grasso addominale, che, come è noto, è il più rischioso per la salute.

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori hanno analizzato lo stile di vita e le abitudini alimentari di 1500 giovani di 9 paesi diversi, di età compresa tra i 12 e i 17 anni.

Hanno trovato che il cioccolato, pur essendo un cibo energetico, si associa a un minor rischio cardiometabolico, indipendentemente dal fatto che nella vita si faccia attività fisica o no.

I benefici del consumo di cioccolato si hanno soprattutto con il cioccolato fondente, che contiene la più alta percentuale di flavonoidi, antiossidanti che hanno effetti antinfiammatori e antitrombotici.

Naturalmente, gli scienziati dell’Università di Granada ricordano che eccedere non è mai consigliabile e consigliano di consumare ogni giorno tra i 20 e i 25 grammi di cioccolato nero.

( fonte: In dies)

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Per Veronesi la sigaretta elettronica non è cancerogena ( Famiglie d’Italia News )

novembre 5, 2013

sigarettaBeh, dopo quesa affermazione, ora sono veramente curioso di immaginare come regiranno le grandi case produttrici di sigarette. L’unica cosa che mi sento di affermare, per conoscenza diretta, è che molte delle persone che conosco con l’uso della sigaretta elettronica sono passati da uno o più pacchetti al giorno a qualche sparuta ” bionda ” assaporata dopo i pasti o i caffé occasionali.

Fonte: Corriere.It

Veronesi: «La sigaretta elettronica non è cancerogena. Ma serve per smettere di fumare?»

Martedì a Milano vengono presentati i dati di uno studio per capire se funziona come mezzo di disassuefazione

MILANO – «La sigaretta elettronica non è cancerogena». Lo ha ribadito l’oncologo Umberto Veronesi, intervenendo lunedì in diretta suRaiNews24 in occasione della“maratona” dedicata dalle reti Rai alla Giornata per la ricerca sul cancro . Veronesi ha espresso il suo parere sulle e-cig in varie occasioni, anche rispondendo ai lettori nel suo forum su Corriere.it : «Il dispositivo senza nicotina non crea danni – spiega l’oncologo – per il semplice fatto che non contiene tabacco e non c’è combustione di carta e tabacco: ovviamente mi riferisco alle sigarette elettroniche che presentano le massime garanzie tecniche, vendute solo in farmacia e con il marchio CE (di conformità del prodotto alle disposizioni comunitarie europee). Ma il punto è: perché utilizzarla? Ovvero, è utile strumento per smettere di fumare o meno?».

DUE I PUNTI CRUCIALI: CONTENUTO E UTILITA’ DELLE E-CIG – A questa domanda si tenterà di rispondere martedì all’incontro organizzato dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano sulle potenzialità e i rischi della sigaretta “tobacco free”, ovvero la sigaretta elettronica senza tabacco. Proprio il contenuto della e-cig, infatti, è l’altro punto cruciale della questione: da tempo gli esperti sottolineano l’importanza di sapere con esattezza, per poter valutare le conseguenze sulla salute, cosa contengono i vari prodotti e, soprattutto, di fare una netta distinzione tra quelli che contengono tabacco e quelli invece senza. «Credo che, nella lotta contro il fumo, questi dispositivi possano rappresentare un valido aiuto per chi vuole uscire dalla dipendenza – continua Veronesi -. Non devono certo essere ritenuti né una panacea per tutti né un passatempo, ma uno strumento che può essere utile nel processo di disassuefazione dal fumo perché agisce essenzialmente sulla gestualità, che è uno degli elementi principali della dipendenza psicologica dal fumo. Uno strumento che si deve comunque inserire in un percorso di disassuefazione che coinvolge prima di tutto il paziente con la sua volontà e poi un medico specialista che lo supporti».

IN ATTESA DI RISPOSTE SCIENTIFICHE – Attualmente sono ancora pochi gli studi che misurano l’efficacia delle sigarette elettroniche nella disassuefazione dal fumo e sono proprio gli esiti di una nuova ricerca scientifica che tenta di fare luce sul tema al centro dell’incontro milanese indetto per domani. «Il tabacco causa ogni giorno, solo in Italia, più di cento morti – conclude Veronesi -. Di fronte a questa epidemia credo si debbano incoraggiare gli studi e le sperimentazioni in corso, ed attendere i risultati. Ogni strumento che può aiutare il fumatore a liberarsi dalla sua schiavitù dev’essere considerato e valutato secondo seri e rigorosi protocolli scientifici: la sigaretta elettronica è uno di questi strumenti e quando avremo a disposizione i dati sulla sua efficacia, potremo stabilire con chiarezza la sua validità. Nel frattempo, opporsi a questo mezzo sulla base di pure ipotesi, è un danno per il progresso della nostra conoscenza sulla disassuefazione».

1,5 MILIONI DI ITALIANI HANNO SCELTO LE E-CIG – Gli italiani che hanno scelto il fumo elettronico sono circa 1,5 milioni e danno volume ad un fatturato di circa 350milioni di euro, su cui è stata introdotta un’imposta sul consumo pari al 58,5 per cento del prezzo di vendita della sigaretta elettronica, comprese le parti di ricambio (come batterie, vaporizzatori) e liquidi. Sono i dati emersi durante il recente incontro “La sigaretta elettronica in Italia, tra regolamentazione e tassazione” organizzato dall’Associazione Nazionale Produttori di fumo elettronico (Anafe – Confindustria Federvarie) e dalla Federazione Italiana esercenti Svapo Elettronico (Fiesel – Confesercenti), che hanno espresso il timore che, di fronte ad un’eccessiva imposizione sul prodotto, il mercato si sposti sul web dove si possono comprare gli stessi oggetti in Paesi con fiscalità più leggera. Per l’Istituto superiore di sanità, era presente la direttrice dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga, Roberta Pacifici, che, nel confermare la minore tossicità delle sigarette elettroniche data l’assenza della combustione del tabacco, ha ribadito l’importanza di una regolamentazione e di certezze sugli effetti per la salute delle sigarette elettroniche nel lungo periodo Il settore della sigaretta elettronica ha bisogno di una regolamentazione a 360 gradi – ha concordato Massimiliano Mancini, presidente di Anafe-Confindustria- che parta da una corretta definizione del prodotto e che regolamenti l’intera filiera produttiva e distributiva».

04 novembre 2013 

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Fumare: eutanasia lenta e legalizzata

ottobre 13, 2013

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( l’eutanasia è attiva diretta quando il decesso è provocato tramite la somministrazione di farmaci che inducono la morte, per esempio sostanze tossiche. Nell’argomento di oggi il tabacco viene paragonato al farmaco in quanto trattasi sempre di sostanze tossiche ingerite o aspirate).

Cari amici, oggi vogliamo ritornare su un argomento molto delicato e sempre in primo piano nella nostra vita quotidiana: il fumo! Le sue conseguenze sulla nostra salute sono ” distruttive “, ma gli interessi cui ruotano intorno fanno sì che il tutto vada sempre considerato in secondo piano, benché gli stupidi ed illusori tentativi da parte di qualche furbo di sciacquarsi la coscienza con immagini e scritte deterrenti evidenziate sui pacchetti delle sigarette. Lo Stato ci prende pure in giro: tu sei libero di decidere della tua salute, io ti avverto e, nel frattempo, tu muori ed io ingrasso. E poi, è un ingrassare da stolti: infatti, essendo il fumo una delle cause principali della maggior parte delle malattie della popolazione, quanto incassato dalle accise sul tabacco viene distribuito con gli interessi alle grandi lobby farmaceutiche. Quindi, produttori di tabacco e di farmaci camminano a braccetto con lo Stato complice in quanto consenziente. 

Se i politicanti che amministrano lo Stato ci tenessero veramente alla nostra salute vieterebbero  completamente la vendita dei tabacchi cercando di favorire e non ostruire l’avvento di prodotti alternativi come quello delle sigarette elettroniche, per esempio. Invece hanno permesso che queste ultime venissero demonizzate ” a prescindere ” , paragonate in peggio alle stesse sigarette e, di conseguenza, supertassate tanto per mettere immediatamente i puntini sulle ” i “:

Uscire da soli dalla schiavitù del fumo non è facile, ma chi ci riesce, come il sottoscritto ormai da più di vent’anni, ne ottiene dei profitti immediati, in primis il risvegliarsi al mattino con un alito che per una volta tanto sappia di ” salubre dormita ” e non di marcio catramale.

Vi allego un post molto interessante pescato dal web.

Con il fumo si muore prima, anche fumare poche sigarette fa male. Nuova ricerca

Pubblicato 12 Ottobre 2013
Di Antonio Luzi ( fonte :VitadiDonna Community )

Quando si discute di ricerca e prevenzione e di come queste due attività possono essere importanti per diminuire i rischi di tumore, si parla quasi sempre del fumo, di come non ci sia concordanza assoluta sui numeri dei fumatori, sull’incidenza del tumore fra i fumatori, se tale incidenza abbia una diretta relazione con la quantità di sigarette fumate.

Una delle poche cose che rimangono oramai assodate e certe è che il fumo è il fattore che maggiormente incide sulle patologie che interessano il sistema respiratorio.

Al momento in molti concordavano che il rapporto tra fumo e decessi conseguenti era di circa il 50% mentre adesso uno studio effettuato dalla National Australian University alza questa asticella portandola a  oltre il 75%.

Il gruppo di ricerca ha verificato i dati risultanti dal registro delle nascite e decessi ed, anche escludendo chi già soffriva di patologie respiratorie, ha potuto accertare che la percentuale di incidenza aumentava notevolmente anche per i cosiddetti fumatori leggeri, quelli cioè che fumano circa 10 sigarette al giorno, concludendo che anche se tardi è in ogni modo meglio smettere.

Per questo è necessario aumentare il lavoro di prevenzione, in particolare tra i giovani.

Il paradosso oggi è che di cancro c’è sempre più probabilità di guarire, ma al tempo stesso di cancro si muore più di prima ed, entro breve tempo, diverrà nel nostro Paese la prima causa di morte sorpassando le malattie cardiovascolari, per le quali la battaglia per prevenirle sta diventando sempre più pressante ed efficace.

Dove invece funziona meno è proprio nella prevenzione del fumo soprattutto nei giovani.

Nonostante il divieto di legge in tutti i locali pubblici, la vendita solo a maggiorenni, le campagne di prevenzione, poche ma che vengono ancora fatte, dopo un breve periodo in cui il numero di fumatori era calato, ora tra i giovani il numero di quelli che fumano è di nuovo in aumento, magari fumando le sigarette che si fanno da soli comperando cartine e tabacco.

In più c’è da aggiungere che il numero di donne o ragazze che fumano ha nettamente sorpassato quello dei maschi.

A dire la verità bisogna aggiungere che l’informazione è non molto adeguata ed in ogni caso non raggiunge gli obiettivi prefissati.
Infatti un italiano su due non sa cosa significa avere uno stile di vita che gli permetta di diminuire i rischi di cancro o di malattie cardiache.

Personalmente poi non vedo una grande azione che sia sponsorizzata e spinta dallo Stato e non vorrei sembrare malizioso quando penso che di fronte ad una entrata di milioni di euro derivante da tasse sulle sigarette sia difficile per lo Stato rinunciare a queste entrate.

La lotta che lo Stato ha intrapreso contro le sigarette elettroniche non era, a mio avviso, dovuta solo alla pericolosità per la salute ma anche e soprattutto al fatto che la diffusione delle sigarette elettroniche aveva fatto diminuire l’incasso derivante dalla accise sul tabacco.

L’indagine DOXA “Il Fumo in Italia, 2011” eseguita dall’Istituto Superiore di Sanità ha rivelato che in Italia nell’anno 2011 ci sono stati circa 11,8 milioni di fumatori, in media 1 persona su 4, più uomini che donne.

I dati rivelano inoltre la preoccupante situazione giovanile, infatti è emerso che nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni, fuma il 15,9% dei maschi e addirittura il 21,8% delle femmine.

by Antonio Luzi ( fonte :VitadiDonna Community )

IN ARGOMENTO:

Perché smettere di fumare

Fumare da giovani riduce di 10 anni l’aspettativa di vita

Le donne che smettono di fumare vivono 10 anni in più

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Non mi sento cittadino europeo di un’ Europa così, ma non permetto a nessuno di farmi fuori senza reagire!

ottobre 9, 2013

euro-crack

Il popolo italiano è governato da una manica di incompetenti  sanguisughe che stanno portando al default un’ intera Nazione. Aumentano scriteriatamente anche l’inimmaginabile con il solo risultato di asciugare le risorse, indurci all’evasione e diminuire le entrate fiscali. Il super bollo che doveva portare più di 180 milioni di euro nelle tasche dell’Erario, ha causato un deficit di oltre 140 rispetto all’anno prima, l’aumento di un punto dell’Iva ha causato a sua volta un mancato introito di oltre un miliardo ed ora hanno aggiunto l’aumento di un ulteriore 1%… e questi non sono che due piccoli esempi. Una gran quantità di aziende ( si parla del 15% ) falliscono per colpa dello Stato che non salda i propri debiti… assurdo, siamo in mano a dei carnefici! Il destino di molti di noi, non essendo in grado di emigrare altrove, è diventare dei barboni o ammazzarsi, come molti purtroppo stanno facendo. Io abito a Desenzano e solo la settimana scorsa ( non lo hanno pubblicizzato ) i treni hanno subito vari ritardi per tre, sottolineo tre, suicidi nei pressi delle stazioni di Desenzano, Peschiera del Garda e Brescia.

Il lutto nazionale viene dichiarato per i poveri morti di Lampedusa ( quello doveva  essere un lutto planetario ), mentre i nostri morti suicidi, disperati almeno come i naufraghi che fuggono da paesi devastati da guerre e povertà, passano ormai inosservati.

Quando si creò l’Europa Unita si gridò al miracolo ed al benessere assicurato: che delusione, che fregatura! Abbiamo perso la nostra identità e il nostro benessere. Siamo sotto scacco matto di nazioni che pensano agli interessi dei propri confini ed attendono la nostra morte per spartirsi i resti con il compiacimento di alcuni nostri politicanti che, invece di insorgere, vanno a leccare loro i posteriori lasciando indifesi i propri e, di conseguenza, i nostri.

No, io non mi sento cittadino europeo di un’Europa così… e prego Dio che un giorno le cose possano migliorare trovando un timoniere in grado di invertire la rotta e provare a ricondurci nei patri porti. Nel frattempo, dato che non amo arrendermi mai, mi adopero con altri che la pensano come me per cercare da soli delle soluzioni alternative dato che il nostro territorio ha molte risorse… per esempio un vecchio camper barattato con un’ altrettanto vecchia automobile se per caso ancora in nostro possesso ( paga molto meno tasse ), un pezzo di terra agricola affittato con la pensione sociale o con gli ultimi spiccioli residui ( se ne trova molta nelle nostre campagne ), un orto da coltivare e qualche gallina o coniglio… C,,,,, IO NON MI FACCIO AMMAZZARE FACILMENTE, E NEMMENO TU PUOI PERMETTERLO!!!!

Vi propongo in calce una mail inviata ad IntermarketAndMore da un imprenditore disperato e agonizzante, nella quale troverete il succo di quanto sopra esposto.

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Carissimo DT,

sono ormai anni che ci scriviamo, ci messaggiamo, ci parliamo. Oggi purtroppo il tono di questa mia missiva è una mistura di delusione, rassegnazione, disperazione, e permettimi il termine, incazzatura.
Tu conosci la mia azienda. Sai benissimo come lavoriamo, sai quante famiglie stipendiamo. Sai come sia impossibile nel mio settore fare anche del nero e quindi sono costretto (se avessi potuto, magari, col senno di poi…) a denunciare tutto.
Insomma, io rappresento il classico imprenditore “modello” per lo Stato, che però alla fine, risulta essere cornuto e mazziato.

Si, cornuto e mazziato. Perché sto per chiudere. Non lo avresti mai detto eh? Invece si. Colpa della crisi penserai tu e tutti quelli che, una volta sentita la notizia, la commenteranno nel bar di paese, scuotendo al testa e alzando le mani in segno di arresa. E invece no. Il giro di affari è buono, ho delle commesse importanti, dei contratti con aziende primarie e molto sane. E allora perché mai dovrei chiudere se io non subisco la crisi più di tanto? Per colpa dello Stato. Si, lo Stato. Quello che ha sempre preteso, che ha sempre incassato, che non mi ha mai aiutato e che ora mi sta facendo fallire. Una situazione al limite del paradossale, se si pensa che questa situazione non è causata da un eccesso di ricorso al debito, ma dai ritardi con cui lo Stato rimborsa alle aziende i crediti Iva.

Tanto per intenderci ed andare al sodo, per il 2011 lo Stato mi deve rimborsare 8 diconsi 8 milioni di Euro. Tu sai cosa significa per il mio giro aziendale 8 milioni di Euro? Se poi devo dirla tutta, per il primo trimestre 2012 ci sarebbero poi da aggiungere altri 5 milioni di Euro. Totale 13 milioni. Nelle mie casse mancano 13 milioni di Euro. Sul tuo splendido blog, che merita tutta la stima e l’attenzione del mondo, hai più volte spiegato una cosa fondamentale. A farti fallire non è il debito.Ma la mancanza di cash. Io ora ho le casse vuote o comunque non sufficientemente piene per pagare le spese di ordinaria amministrazione. Vedasi pagare i creditori, i fornitori, e (giuro, mi piange il cuore) gli stipendi ai dipendenti con cui si faceva squadra e si andava ben oltre al semplice rapporto di manovalanza.

Questo è quanto. L’azienda va bene, ma fallisco. Grazie allo Stato che ha promesso sostegno e crescita e che per l’ennesima volta mi ha fregato perché NON PAGA. Ma lui può farlo, perché è lo Stato. Invece io i miei fornitori, i miei lavoratori DEVO pagarli. Due pesi , due misure. Io ho solo sempre pagato e ora mi vedo rovinato.

Scusa lo sfogo, ma tutto questo mi sta facendo impazzire tanto che sto iniziando a capire quegli imprenditori che ultimamente hanno fatto gesti estremi. Si, lo ammetto, ci ho pensato anche io. Ma non voglio riempire di dolore la mia famiglia, la mia amata E. con i miei tre angioletti a cui non potrò più regalare un futuro.
E come non potrò regalare un futuro a loro, così metterò a disagio quelle famiglie che, con me, portavano avanti un progetto nella mia azienda. Il sogno è finito, è una questione di giorni. 15 giorni. E poi sarà “game over”.
Con tutta la stima del mondo.
G.

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Un sorriso alza la qualità della vita

ottobre 7, 2013

sorriso

Oggi intendo farvi cominciare la settimana con un sorriso che, forse,pochi giorni fa è passato del tutto inosservato. Ebbene, venerdì 4 ottobre è stata la ” Giornata del Sorriso “, una ricorrenza internazionale che, a quanto pare, a pochi media interessa evidenziare perché… perché sorridere fa bene, alla salute ed al lavoro. Invece, si preferisce che l’individuo sia depresso e più facilmente attaccabile da speculazioni varie che tendono a corroderci e a renderci sempre più dei numeri preda di politicanti o faccendieri senza scrupoli. Ebbene, vi chiedo scusa, ma era una notizia sconosciuta anche al sottoscritto: per quest’anno arrivo in ritardo, ma per l’anno prossimo, credetemi, comincerò con i manifesti esposti sul blog almeno un mese prima.

Sorridere fa stare in salute, la Giornata mondiale del sorriso

Pubblicato 04 Ottobre 2013
Di Antonio Luzi ( fonte: Vitadidonna.it )

Il primo venerdì di ottobre è la giornata internazionale dedicata al sorriso, cosa che dovremmo fare spesso, giornata che venne inventata da Harvey Ball, l’inventore della faccina sorridente, divenuta con il tempo l’emoticon, ossia quelle riproduzioni stilizzate delle principali espressioni facciali umane che esprimono un’emozione (sorriso, broncio, ghigno, ecc.).

I giovani ed a volte anche noi, quando sappiamo come fare, le utilizziamo prevalentemente su Internet e negli SMS, per aggiungere componenti extra-verbali alla comunicazione scritta.

Harvey Ball, l’uomo che nel 1963 inventò quella icona, impiegò meno di dieci minuti a disegnare quella faccina che gli venne richiesta dalla State Mutual Life Assurance Company of Worcester, Massachusetts, ora conosciuto come Hannover Assicurazioni, la quale aveva acquistato Garanzia Mutua Società dell’Ohio.

La fusione aveva provocato un pessimo morale da parte dei dipendenti e cosi Ball, che era un artista free lance, venne incaricato di inventare qualcosa che aiutasse a far rinascere l’allegria ed il sorriso.

In circa dieci minuti, come lui raccontò aveva appunto creato una faccina sorridente per essere utilizzato su pulsanti, schede di scrivania, e manifesti, spillette.

Da allora questa icon è divenuta giorno dopo giorno sempre più famosa e nel 1999 Ball fondò la “Harvey Ball World Smile’ che decise di dedicare il primo venerdì di ogni ottobre alla giornata del sorriso.

Sorridere è importante perché, come molti studi scientifici hanno dimostrato, sorridere fa bene alla salute perché ridendo si rilassano i muscoli e si mettono in circolo molecole ‘positive’ come le endorfine.

Sorridere attiva la messa in circolo della dopamina, un ormone che ci aiuta a rilassarci ed ad abbassare le nostre tensioni. Una risata irrefrenabile equivale a 45 minuti di relax e costa molto meno.

La geloterapia,ossia la terapia del sorriso, finalizzata a ristabilire uno stato di buonumore e di benessere psicofisico, suscitando allegria nei pazienti, ha funzione terapeutica riconosciuta in ambito medico.

Sono ormai molti gli studi scientifici che hanno dimostrato il valore terapeutico.

Ilona Papousek, del dipartimento di psicologia dell’Università di Graz in Austria, ha pubblicato uno studio nel quale ha dimostrato che “sorridere abbassa la pressione del sangue e che potrebbe essere un ottimo esercizio di riabilitazione dopo ictus”.

Lo studio condotto dall’Università del Maryland a Baltimora, ha ad esempio dimostrato che il senso dell’umorismo insieme alla capacità di sorridere diminuiscono i rischi di malattie cardiovascolari.

Quindi cari lettori ricordatevi di sorridere oggi perché è la giornata mondiale del sorriso e dio farlo ogni volta che potete perché ci fa bene.

 Antonio Luzi ( fonte: Vitadidonna.it )

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Sul Frecciarosa ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno ( Famiglie d’Italia Salute News )

ottobre 3, 2013

presentazione del treno "Frecciarosa, le donne viaggiano ad alta velocità"

Frecciarosa 2013: un mese dedicato alle donne

di Valeria Leone ( fonte: Donne – MSN Italia )

Pubblicato il: 02-10-2013

Sanihelp.it – Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno e tra le tante iniziative ritorna Frecciarosa: la campagna di sensibilizzazione e prevenzione delle malattie femminili condotta dalle FS insieme all’ Associazione Incontra Donna onlus (con il patrocinio del Ministero della Salute) è giunta alla sua terza edizione.

Saranno disponibili consulenze mediche in treno e vademecum ricchi di consigli e indicazioni utili non solo per le donne ma per tutta la famiglia: prevenzione al maschile, sane abitudini alimentari, stili di vita, suggerimenti per la salute del seno, indicazioni sulla vaccinazione HPV (Papilloma Virus) anche per gli uomini, informazioni sulla prevenzione dei tumori del colon retto e consigli sull’attività fisica, con un’attenzione particolare ai bambini e al tema del rischio genetico.

Dal 3 al 31 ottobre, dal lunedì a venerdì, su due Frecciarossa Trenitalia in viaggio fra Roma e Milano (il 9614 delle ore 9.00 in partenza da Termini e il 9639 delle ore 15.00 da Milano Centrale) ospiteranno medici specialisti che offriranno consulenza gratuita alle clienti e, su richiesta, anche una visita senologica. Le visite si svolgeranno nel 1° Salottino Business.

by Valeria Leone ( fonte: Donne – MSN Italia )

Famiglie  d’Italia

 

Nalmefene, farmaco ” speranza ” nella lotta contro l’alcolismo ( Famiglie d’Italia Salute News )

settembre 27, 2013

Nalmefene 2

Famiglie d’Italia Salute News è una rubrica che propone post che trattano temi essenziali per la salvaguardia della nostra salute e vi invita a visitarne i blog originari.

In vendita il primo farmaco contro l’alcolismo

scritto da: in Farmaci | Permalink

nalmefene

Grazie a Nalmefene sarà più facile contrastare l’alcolismoSi chiama Nalmefene e si tratta del primo farmaco utile per curare l’alcolismo. Dal 1° ottobre sarà disponibile anche in Italia, dopo che il comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) l’ha approvato come rimedio efficace contro l’assuefazione. Un nuovo passo per superare la dipendenza da alcol, che però sarà solo uno strumento da affiancare obbligatoriamente a un percorso psicosociale di recupero e presa di coscienza del proprio disturbo (leggi i consigli degli esperti di OK salute su come uscirne).

Un milione di persone in Italia soffre di alcoldipendenza, ma, secondo i dati del Ministero della Salute, solo 58mila circa si rivolgono a servizi di cura e riabilitazione. E anche tra chi è motivato non pochi rinunciano per la difficoltà di seguire un percorso di completa astinenza dal bere. Il vantaggio di Nalmefene, prescrivibile da un medico specialista solo se accompagnato da interventi di supporto psicologico personalizzati, è proprio aiutare il paziente a ridurre gradualmente il consumo di alcol, prima di passare a una completa rinuncia.

Nei trial clinici su oltre 3mila persone, il farmaco ha mostrato una notevole efficacia, a fronte di lievi effetti collaterali coincidenti con l’inizio del trattamento e transitori (principalmente nausea, vertigini, insonnia e cefalea). Il medicinale va preso al bisogno non più di una volta al giorno (una compressa 1-2 ore prima di bere) e si basa su un principio di modulazione e contrasto del sistema degli oppioidi. L’effetto è di far provare alla persona meno piacere dall’assunzione di alcol, con la conseguenza di portare a una riduzione di alcol (40% nel primo mese e fino al 60% a sei mesi dall’inizio del trattamento).

( fonte: OK Salute e benessere )

Chiedi un consulto agli specialisti nelle dipendenze di OK

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Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

In Italia 5 milioni di ammalati di Diabete, e non solo… ( Famiglie d’Italia Salute News )

settembre 25, 2013

Diabetes

A volte occorre essere noiosi e ripetitivi per cercare di attirare l’attenzione ed essere in qualche modo ascoltati: noi siamo quello che mangiamo e la nostra salute di conseguenza ne riceve benefici o danni irreparabili. Il cibo, in primis, è la causa principale, se mal selezionato ed ingerito, delle nostre malattie più croniche. Nel post che segue ( proposto da ANSA.it – Salute e Benessere ) numeri crudi, 5 milioni, ci informano solo di un certo tipo di malattia, il diabete, che ci affligge… ma sappiate che a questa se ne aggiungono molte altre, arteriose, intolleranza a certi cibi, obesità, eccetera eccetera. Ebbene, alla nostra salute dobbiamo pensare noi stessi, prima con un’azione preventiva che parte proprio dalla conoscenza di ciò che introduciamo nel nostro corpo: non accontentiamoci di ciò che costa meno o appare allettante, ma andiamo a fondo nella nostra indagine cognitiva, perché troppi cereali modificati geneticamente o animali dopati spudoratamente ci stanno avvelenando quotidianamente, lentamente.

il 23% malati con problemi di cuore, il 22% agli occhi

Potrebbero essere addirittura 5 milioni le persone in Italia con una forma di diabete, nel 95% dei casi di tipo 2. Lo affermano l’osservatorio Arno Diabete e la Società Italiana di Diabetologia, che hanno presentato al congresso della società europea di diabetologia a Barcellona i risultati preliminari delle osservazioni per il 2012. La stima è stata ottenuta da un campione di 11 milioni di persone tra cui la prevalenza è risultata del 6.2%, un valore del 70% superiore rispetto a quello rilevato nel 1997, complice il peggioramento degli stili di vita. Il 65% dei malati ha un’età pari o superiore a 65 anni e 1 su 5 ha età superiore a 80 anni, mentre meno del 3% dei diabetici ha un’età inferiore a 35 anni. Di pari passo con il numero dei casi cresce la spesa per il Ssn dovuta alla malattia, che lo studio calcola in circa 12 miliardi di euro. La spesa per ogni diabetico è circa 4mila euro, ed è composta per il 71% dai ricoveri, per il 15% dai farmaci per complicanze e comorbidità, per il 4% per i farmaci per il diabete e per il 10% per visite specialistiche ed esami. Nonostante le complicanze siano responsabili della maggioranza della spesa, sottolinea un altro studio presentato al congresso, l’Italia con la sua rete diabetologica è riuscita a contenerle. ”Nei diabetici italiani – spiega Enzo Bonora, presidente eletto della Sid – retinopatia, nefropatia, neuropatia, piede diabetico, pur se presenti, lo sono con prevalenza ed incidenza inferiori a quella di altri paesi simili al nostro. Questo non deve però indurre ad abbassare la guardia perché le complicanze sono comunque presenti”. Secondo lo studio Riace il 23% dei diabetici ha avuto un evento cardiovascolare, il 22% ha una retinopatia, il 27% ha una albuminuria, il 19% ha una insufficienza renale moderata-severa.

ANSA.it – Salute e Benessere

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Grazie ai topi, le nostre cellule potranno ringiovanire ( Famiglie d’Italia Salute News )

settembre 14, 2013

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Articolo interessantissimo pubblicato da SaluteCorriere della Sera e che vi propongo interamente proprio per rimarcarne l’importanza ed invitarvi a visitare con attenzione e quotidianità la pagina il cui link è ben evidenziato, perché sempre ricca di informazioni utili al nostro buon vivere.

” IL GENETISTA NOVELLI ” RISULTATO ECCEZIONALE, MA SERVONO ALTRI PASSI “

Cellule ” ringiovanite ” in un topo vivo

Importante studio spagnolo: cellule adulte riprogrammate per fare un viaggio indietro nel tempo fino a diventare totipotenti

CELLULE

MILANO – Cellule adulte “indotte” a recuperare le caratteristiche di staminali embrionali in un organismo vivo. L’eccezionale risultato, mai descritto prima, è stato ottenuto da un gruppo del Centro di ricerche spagnolo sul cancro (Cnio), coordinato da Manuel Serrano, ed è descritto su Nature. I ricercatori hanno riprogrammato cellule di alcuni organi e tessuti di topi vivi, portandole a uno stato primitivo mai osservato prima in un organismo adulto. Una tappa fondamentale nella marcia di avvicinamento verso la medicina rigenerativa, con la speranza di poter un giorno riparare lesioni di organi come cuore o cervello senza ricorrere a trapianti cellulari.

LA TECNICA – I ricercatori si sono basati sulla tecnica messa a punto dal premio Nobel Shinya Yamanaka, grazie alla quale le cellule adulte compiono un viaggio indietro nel tempo, fino a diventare cellule primitive. Il cocktail per riprogrammare le cellule adulte in provetta è formato dai quattro geni: Oct4, Sox2, Klf4 e c-Myc. Ciò che rende importantissimo il nuovo studio è che la riprogrammazione avviene invece direttamente nel corpo di un essere vivente. I ricercatori hanno creato topi modificati geneticamente contenenti i quattro geni, poi attivati attraverso un antibiotico sciolto nell’acqua e dato da bere agli animali. Una volta che la sostanza ha “acceso” i geni è stato osservato che alcune cellule adulte di tessuti e organi, come rene e stomaco, sono state in grado di ritirarsi dal loro sviluppo evolutivo e percorrere un viaggio all’indietro per diventare cellule staminali che sembrano più simili alle cellule staminali embrionali rispetto alle pluripotenti indotte create in coltura. I ricercatori hanno anche scoperto che queste simil-staminali embrionali ottenute direttamente dall’interno dell’organismo hanno una capacità più ampia di differenziazione rispetto a quelle ottenute in vitro. In particolare hanno le caratteristiche delle cellule totipotenti: uno stato primitivo mai ottenuto in laboratorio.

YAMANAKA – Le staminali embrionali sono in grado di generare qualsiasi tipo di cellula che costituisce un organismo adulto, quindi celano la chiave per curare malattie come l’Alzheimer, il morbo di Parkinson o il diabete. Tuttavia queste preziose cellule hanno una vita molto breve, limitata ai primi giorni dello sviluppo embrionale. Uno dei più grandi successi della ricerca biomedica è stato, nel 2006, quello messo a segno dallo scienziato giapponese Yamanaka, riuscito a creare staminali pluripotenti indotte in vitro (iPs), attraverso il cocktail di quattro geni. La scoperta, che è valsa allo studioso il Nobel per la medicina nel 2012, ha aperto un nuovo orizzonte nel campo della medicina rigenerativa. Ora i ricercatori spagnoli hanno fatto un passo avanti, raggiungendo lo stesso risultato, ma all’interno di un organismo vivente. Generare queste cellule all’interno di un organismo, spiegano gli autori dello studio, porta questa tecnologia ancora più vicina all’uso in medicina rigenerativa.

TOTIPOTENTI – La prima sfida per i ricercatori del Cnio era proprio quella di riprodurre l’esperimento di Yamanaka in un essere vivente. «Questo cambiamento di direzione nello sviluppo cellulare – spiega María Abad, autore principale dell’articolo e ricercatrice del gruppo di Serrano – non è mai stato osservato in natura. Abbiamo dimostrato di essere in grado di ottenere staminali embrionali in organismi adulti e non solo in il laboratorio». «Ora – aggiunge Serrano – possiamo iniziare a pensare a metodi per indurre la rigenerazione a livello locale e in modo transitorio per un particolare tessuto danneggiato». Le staminali ottenute in topi mostrano caratteristiche totipotenti equivalenti a quelle presenti negli embrioni umani allo stadio di 72 ore di sviluppo. Rispetto alle cellule ottenute con la tecnica sviluppata da Yamanaka, le staminali ringiovanite spagnole rappresentano quindi uno stato embrionale precedente, con maggiore capacità di differenziazione. Il team spagnolo è stato persino in grado di indurre la formazione di strutture pseudo-embrionali nelle cavità toracica e addominale dei topi. Questi pseudo-embrioni mostrano i tre strati tipici degli embrioni (ectoderma, mesoderma ed endoderma) e strutture extra-embrionali quali la membrana vitellina. «Questi dati ci dicono che le nostre cellule staminali sono molto più versatili di quelle ottenute in vitro da Yamanaka», sintetizzano gli autori. «Le nostre staminali sopravvivono anche al di fuori dei topi, in coltura – conclude Abad -. Il prossimo passo sarà studiare se queste nuove cellule sono in grado di generare in modo efficiente diversi tessuti come quello di pancreas, fegato o reni».

«RIVOLUZIONARIO» – Quello del team spagnolo è uno studio «rivoluzionario» per la medicina rigenerativa. Ne è convinto il genetista Giuseppe Novelli, preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Roma Tor Vergata. «Per la prima volta si dimostra che è possibile creare staminali simili alle embrionali in un organismo vivente a partire da cellule adulte – spiega -. Un risultato sperimentalmente importantissimo, perché dimostra in vivo quanto ottenuto finora solo in vitro. Per passare però dal laboratorio alla medicina rigenerativa, occorrono alcuni passaggi chiave – dice il genetista -. Infatti non è utile né sicuro attivare la produzione di staminali simil-embrionali nell’organismo, senza poter “spegnere” questo processo o controllarlo. La ricerca apre dunque la strada a metodi di attivazione cellulare selettiva. Penso – conclude – a un sistema di interruttori che “spengano” e “accendano” la produzione di cellule simil-embrionali a livello di singoli organi e tessuti. Questa è la sfida più difficile per la medicina rigenerativa».

11 settembre 2013 (modifica il 12 settembre 2013)
Cellule «ringiovanite» in un topo vivo “

Famiglie  d’Italia


Come difendersi dalle zanzare ( Famiglie d’Italia Salute News )

settembre 11, 2013

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Questa è una notizia interessantissima che Famiglie d’Italia ha pescato sul web con un certo piacere, anche se, per dirla tutta, avrebbe preferito offrirla all’inizio dell’estate e non ora che il flagello del quale andiamo a trattare sta per ” togliere il disturbo ” alla ricerca di un luogo sicuro dove deporre le proprie uova in modo da ripresentarsi l’anno prossimo più agguerrita ed arrabbiata che mai: stiamo parlando delle zanzare.

Difendersi dalle zanzare inibendo il loro olfatto ( fonte : In dies )

Gli scienziati hanno scoperto un modo naturale per proteggere la pelle umana dal morso delle zanzare.

Delle sostanze possono creare una specie di mantello sulla pelle e inibire l’olfatto di questi insetti, bloccando la loro capacità di sentire l’odore e di indirizzarsi verso le vittime.

Ulrich Bernier, ricercatore a Gainesville, in Florida, ha detto che l’odore di una persona proviene da centinaia di composti della pelle, molti emessi attraverso il sudore e altri prodotti dai batteri.

Per identificare quali di questi odori attirino le zanzare, con i suoi colleghi ha utilizzato una gabbia speciale con uno schermo, ai lati della quale ha spruzzato varie sostanze documentando i loro effetti nell’attrarre le zanzare.

E’ emerso che alcuni composti, come l’acido lattico, un componente comune del sudore umano, erano esche per il 90 per cento delle zanzare. Con altri composti, invece, molte zanzare non volavano o sembravano confuse.

Bernier ha detto che un gruppo di composti chimici, tra cui la 1-methylpiperazine, bloccano l’odorato di questi pericolosi insetti.

Lo studio è stato presentato al 246esimo National Meeting & Exposition of the American Chemical Society.

Le zanzare rappresentano un vero problema in campo sanitario in quanto sono vettori di numerose e pericolose malattie per uomini e animali.

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Enzo Marascio e il suo ” Muscolo di Grano “, la carne vegetale proteica e priva di colesterolo ( Eccellenze d’Italia 3 )

agosto 29, 2013

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Continua il mio viaggio fra le ” Eccellenze d’Italia“: ma quella di oggi è proprio un’eccellenza speciale, ” over the top “, come si usa ormai dire per qualcosa di veramente eccezionale… Ieri sera, in una cena speciale da me organizzata per degli amici appena conosciuti, ho fatto vivere loro un’esperienza nuova e speciale. Li ho fatti toccare con mano, o meglio ancora, gustare col palato, lasciandoli sbalorditi e fidelizzandoli a vita, un prodotto del quale a voi racconto da tempo e in modo sempre più che positivo. Un cibo innovativo, che ogni volta che gusto, e da anni ormai, trovo ogni volta sempre più incredibile e unico: il  ” Muscolo di Grano “, creato molti anni fa dal ” genio ” italico di una persona diventata ormai per me un amico carissimo ed insostituibile, Enzo Marascio ( nella foto mentre affetta la sua ” creatura ” ). Io posso anticiparvi ed assicurarvi che questo ” magico ” prodotto, ormai riconosciuto nel mondo come ” eccellenza ” d’Italia, contiene tutte le proteine della carne, ma… a differenza della carne, essendo a base vegetale, è totalmente privo di grassi saturi, ovvero il famigerato colesterolo. Ma per meglio entrare nel mondo di questa prelibatezza e saperne qualcosa di più  consiglio, come sempre, di cliccare su www.muscolodigrano.biz , sito dal quale ho estratto quanto andrete a leggere di seguito.

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Né carne, né prosciutto A tavola c’è muscolo di grano

Bistecche, roast-beef, spezzatino, cotolette, melanzane ripiene, polpettine,prosciutti.
Una tavola imbandita come tante. Certo l’aspetto è dei migliori e il primo, classico istinto è quello di prendere forchetta e coltello e sedersi a mangiare.

Ma è lo stesso padrone di casa a svelare ciò che si nasconde dietro le apparenze: è tutto a base di frumento.

Si stenta a credere ai propri occhi, ma sono anni ormai che Enzo Marascio, calabrese di Isca sullo Ionio, 50 anni, sposato e padre di due figli, ha sostituito la carne con i suoi prodotti a base di grano.

Il protagonista di questa storia non è un agronomo o un chimico. In passato aveva un piccolo laboratorio per la lavorazione delle pelli e oggi si occupa d’intermediazioni immobiliari. Ma c’è qualcosa che ha “cambiato” la sua vita. L’ipertensione e il diabete lo hanno costretto da una quindicina d’anni a una dieta vegetariana.

“Ora però – dice – mi ritengo fortunato, perché dopo molti tentativi il mio muscolo di grano non ha niente da invidiare alla carne, ai prosciutti, alle mortadelle né dal punto di vista nutrizionale, né per quanto riguarda il gusto”.

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Provare per credere

Il segreto sta tutto qui: nel muscolo di grano. Così Enzo Marascio  ha chiamato il suo impasto a base di farina di frumento, farina di legumi o di soia, acqua e olio con l’aggiunta di spezie. Una miscela dalla quale riesce a trarre i suoi prodotti. Ma è possibile – viene da chiedersi – che da un impasto di farine nascano alimenti simili alla carne per aspetto, consistenza e gusto? Per quanto possa sembrare strano è proprio così.

Sulla bistecchiera, la fettina di muscolo di grano è praticamente uguale a quella tradizionale. Certo inizialmente, durante la cottura, il colore non è il rosso tipico della carne al sangue, ma un giallo opaco. Messa nel piatto, però, ha le sembianze della classica bistecca. Ciò che l’occhio non vede, non sfugge comunque all’olfatto e al palato. Qui si entra nel campo dei giudizi soggettivi.

L’odore richiama leggermente quello del pane appena uscito dal forno. Al primo boccone si ha la sensazione di assaggiare qualcosa dal sapore molto simile a quello del fegato o carne miscelata a funghi, con un retrogusto particolare, dato anche dal peperoncino di cui si scorgono i pezzetti. Colpisce la consistenza: il prodotto non è per nulla gommoso, anche se il taglio con il coltello rivela una morbidezza che per forza di cose è maggiore rispetto a quella di una bistecca.

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Non solo bistecche

Sulla tavola, non ci sono solo bistecche e arrosti. Campeggia un piatto di spezzatino di muscolo di grano ai funghi: due sapori che si sposano bene. Ma c’è qualcosa che richiama subito l’attenzione: gli affettati. Hanno un colore particolare, rossastro. “Nessun colorante – precisa Enzo Marascio – perché per dare questo aspetto, aggiungo al muscolo di grano semplicemente della salsa di pomodoro”. Ciò che si ha di fronte sembra quindi del prosciutto cotto, anche se con un sapore diverso e magari più intenso. Fa anche un certo effetto provarlo nei toast. Viene da dire: tutto qui? Eppure si parla di alimenti prodotti con il grano. Meglio quindi fare un passo indietro.

Spero di aver positivamente incuriosito al punto giusto chi ancora non conosce Muscolo di Grano. L’incontro con questa eccellenza italiana lo deciderete voi, quello che io posso consigliarvi e di accelerane l’avvento al massimo: ne riceverà un beneficio la vostra salute.

rubrica a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Epeo, un Artista con la A maiuscola ( Eccellenze d’Italia 2 )

agosto 27, 2013

ENZA, FRANCESCA, TONINO, FOTO VARIE, OPERE 067 - Copia[1]

Oggi Famiglie d’Italia vi presenta un’ altra ” Eccellenza d’Italia “, Epeo, un Artista con la A maiuscola. che attraverso lo studio e l’estro ha saputo occupare uno spazio importante, tutto suo, in un mondo molto affollato, quale quello della pittura e scultura. Le sue caratteristiche artistiche emergeranno più chiaramente dalla bibliografia allegata: mi fa piacere, però, aggiungere un’informazxione non riportata e, cioè, che Peleo è un Artista completo che eccelle in tutte le Arti in cui si applica, anche in quella musicale, avendo scoperto che è un ottimo intrattenitore e cantante, capace di deliziare il suo pubblico con trovate sempre innovative ed aggreganti, come, a conferma, quella di aver organizzato recentemente un concerto notturno nel quale il pubblico assisteva seduto sulla spiaggia di Trebisacce mentre lui si esibiva su un peschereccio all’ancora di fronte con un palco improvvisato ma completo di impianti audio e strumentazione.

BIO-BibliografiaEssenziale
Epeo nasce a Trebisacce (CS) nel 1956. Il suo percorso si snoda da un primo periodo, di formazione, attraverso cui l’artista evidenzia gli aspetti di un mondo bucolico, carico di sentimenti, che rimanda all’importanza”della-essenzialità-“. Successivamente, Epeo muove verso un campo d’azione in cui soprattutto la gestualità rivela il suo desiderio di voler andare oltre la convenzionalità.

Il secondo periodo è caratterizzato dalla maturazione di diverse esperienze, derivanti da una serie di viaggi nel nord Italia ed all’estero; in questo arco spazio-temporale, l’artista realizza una serie di mostre nell’hinterland milanese e, in un secondo momento, il contatto con la “Nuova Scuola Romana”, da cui nasce un proficuo rapporto di amicizia con il pittore Bruno Ceccobelli; la ricerca dell’artista umbro sul pensiero teosofico, diventa per Epeo motivo ispiratore di molte sue opere e la sua principale inclinazione diventa quella di “scavare nel proprio inconscio, esorcizzando la materia, alla ricerca di sostanze rigeneratrici che aiutino a raggiungere la propria identità più
autentica e ad elevarsi spiritualmente”. Benché caratterizzate prevalentemente da “Segno” e “Materia”, che sottolineano, inequivocabilmente, la personalità dell’artista, le opere
di tale periodo, oltre a presentare elementi da cui si denota l’influenza dell’artista umbro, hanno come comune denominatore una chiara desinenza “esoterica” corredata da una sorta di “sacralità primordiale”.

E’ nel 1990 che Epeo crea il ciclo dei “Tabernacoli” e, nel 1995, ha inizio quello degli “Angeli della scrittura” e dei “Pret à porter”. Appartengono allo stesso periodo anche alcune tecniche miste, che l’artista denomina “Carte”.Sono del 2000 le “Litoscritture” e le “Litosculture” in cui, protagonista essenziale, è la pietra. Nelle opere più recenti, Epeo intensifica il suo rapporto con lo spazio attraverso una serie di sculture minimali, che rimandano ad una sorta di arcaicità spirituale: in sostanza, prende come riferimento un luogo in cui sono deposte le essenze della sua identità più autentica come il sito protostorico di ‘Broglio’ di Trebisacce, (1700 a.c.); a tale fonte ispiratrice
fanno riferimento anche alcune sue performance poetiche, che celebrano lo spirito della vicenda bruzia.

epeoPERSONALI E COLLETTIVE“Teatro Rendano”, Cosenza – “Palazzo dei Priori”, VolterraPI – “Centro Di Sarro”, Roma – “Dadodue” Salerno – “Open-Art Cafè”, Lissone MI – Galleria La Pesa, Monza – Sala delle Arti, Castrovillari CS – “Laboratorio 66 G.Gini”, Milano – “Polo Museale della Sibaritide”, Sibari CS – Fortezza Spagnola”, L’Aquila – “Salone del Libro”, Torino – Open-Art, Catanzaro -Galleria “Centro Storico”, Firenze – “Fortezza Da Basso”, Firenze – Expo Bologna – “Bidart” Bergamo – Expo Bari – “Santa Maria in Montesanto”, Roma – Galleria “La Scala”, Roma – “Il Graffio”, Cosenza – “Giffoni Film Festival”, Salerno – “Aeroporto Malpensa” Milano, “Airport J.F.Kennedy” New York. Pubblicazioni: Plaquettes con Vincenzo Varlaro, Paolo Aita, Rosa Foschi, Luca Maria Patella, Alda Merini – Ed.Pulcino-Elefante.Palazzo delle Esposizioni – Flash Art, Il giornale dell’arte, segno, tema celeste. Hanno scritto: Paolo Aìta, Tiziana Altomare, Luigi Bianco, Mario Candido, Teodolinda Coltellaro, Alfredo Granese, Dante Maffia, Giuseppe Selvaggi, Massimo Duranti, Giancarlo Pedicini,RobertoPinto,Tonino Sicoli.

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 Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

La Grotta delle Ninfe a Cerchiara di Calabria ( Eccellenze d’Italia)

agosto 24, 2013

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Con la grotta delle Ninfe di Cerchiara di Calabria si apre una nuova pagina dal nome  Eccellenze d’Italia “, che sarà dedicata alle varie Eccellenze che il nostro patrio suolo si vanta di possedere, col compito di informare il mondo e, soprattutto, ricordare a noi stessi che l’Italia è un Paese unico che, grazie alla sua Storia, alle sue Coste e alle sue Montagne, all’Ingegno del suo Popolo, cocktail ineguagliabile di Arte, Cultura e Tradizioni, può vantarsi di essere autosufficiente al 95%. per cui, l’Europa è un grande sogno e una gran realtà… ma che nessuno  dimentichi che senza Italia l’Europa rischia, ma  senza Europa l’Italia vive..

Oggi presentiamo un piccolo comune calabrese, Cerchiara di Calabria, poco distante da Sibari e quasi accanto a Trebisacce, da tanti soprannominata la ” città dell’amore “. Siamo di fronte alla realtà miracolosa di una fonte termale dalle acque e fanghi curativi che sgorga nel cratere di un vulcano spento da milioni di anni e contornato da un mix di mistero, storia e leggende di un angolo magico riconducibile all’antica Magna Grecia: la Grotta delle Ninfe di Cerchiara di Calabria.

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Terme di Cerchiara
” Le sorgenti termali calabresi vantano un’antica tradizione che si perde in curiose leggende e miti ancestrali tutti da scoprire.

Una delle sorgenti più interessanti da questo punto di vista è quella che nasce nella Grotta delle Ninfe, situata alle pendici del Monte Pollino, a Cerchiara di Calabria. Secondo la leggenda, la Grotta delle Ninfe Lusiadi era un antro segreto che nascondeva agli occhi dei mortali l’alcova della Ninfa Calipso. Altre leggende raccontano che la stessa caverna fosse la dimora delle Ninfe Lusiadi, che custodivano gelosamente il loro segreto di bellezza eterna, legato all’utilizzo delle acque sulfuree che nascono da questa sorgente termale.

Si tratta di un incantevole antro che, in alto, si apre in una fessura dalla caratteristica forma di mezzaluna, da cui di giorno si insinua la luce del sole. All’interno della suggestiva grotta calcarea, si è creata una piscina di acqua termale che si mantiene costantemente sui 30 gradi centigradi e da cui fuoriesce un ruscello che corre verso il mare, portandosi dietro il suo caratteristico odore sgradevole.. Si tratta infatti di acque sulfuree che, seppure notoriamente non dotate di un buon odore, erano già note agli antichi Sibariti per la cura delle malattie della pelle e di quelle reumatiche.

Le mitiche acque sulfuree alimentano l’omonimo complesso termale, costruito intorno alla grotta, senza intaccare la bellezza naturale del luogo.
Poche piscine ed un ampio spiazzo in cui godere dei raggi del sole, soprattutto in estate, e soprattutto dei fanghi di cui si può liberamente usufruire.

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Grotta delle ninfe
Di grande importanza sono anche le sorgenti della Grotta delle Ninfe, le cui acque sulfuree alimentano l’omonimo complesso termale.

Nella suggestiva grotta, le cui pareti di roccia calcarea si aprono, in alcuni punti, verso il cielo, si è creata una piscina di acqua calda (30 °C), già nota agli antichi Sibariti.

Qui si formano fanghi dalle proprietà terapeutiche. Secondo l’antica leggenda, la Grotta delle Ninfe Lusiadi era l’antro nascosto che custodiva il talamo della mitica Calipso.

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Una foresta artificiale ed una spugna intelligente al servizio dell’uomo ( Econota 111 )

agosto 20, 2013

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Dal Lawrence Berkeley National Laboratory. Una foresta artificiale darà all’uomo il potere della fotosintesi

Creata da un team di ricercatori californiani una struttura integrata capace di convertire l’energia solare in combustibili chimici.

( Fonte:Rinnovabili.it) – La fotosintesi non è più un lavoro solo per le piante. Gli scienziati del Lawrence Berkeley National Laboratory hanno infatti dato vita al primo nano-sistema, pienamente integrato, per la fotosintesi artificiale.

La chiave del successo per i ricercatori americani è stata l’aver messo a punto un sistema più completo di quelli fino ad oggi studiati creando, lì dove molti si erano cimentati nella realizzazione di una “foglia”, una vera e propria “foresta artificiale”. “Analogamente a quanto avviene nei cloroplasti vegetali, il nostro sistema fotosintetico si affida a due assorbitori di luce semiconduttori, uno strato interfacciale per il trasporto della carica e co-catalizzatori spazialmente separati”, ha spiegato il chimico Peidon Yang, autore della ricerca.

Per facilitare fotolisi dell’acqua nel nostro sistema, abbiamo sintetizzato eterostrutture di nanofili simili ad alberi, costituiti da tronchi di silicio e rami in ossido di titanio. Visivamente, le matrici di queste nanostrutture ricordano una foresta artificiale”.

Nella fotosintesi naturale, l’energia della luce solare assorbita produce trasportatori di carica energizzati che eseguono le reazioni chimiche in regioni distinte del cloroplasto; l’etero struttura di nanofili di Yang è stata integrata in un sistema funzionale che imita i cloroplasti. Per ora, posto sotto la luce, il sistema integrato di fotosintesi artificiale raggiunge una conversione dello 0,12 per cento della luce solare in idrogeno tramite la scissione delle molecole d’acqua.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Un materiale creato dai ricercatori dell’Università di Tor Vergata .Una spugna intelligente per pulire le acque inquinate

Composta da nanotubi di carbonio, è in grado di assorbire una quantità d’olio pari a 150 volte il suo peso

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(Rinnovabili.it) – Chiazze di olio addio grazie alla spugna “intelligente” direzionabile a distanza e riutilizzabile un numero infinito di volte: non si tratta dell’ultimo prodotto per la pulizia della casa, ma di un nuovo materiale creato dai ricercatori dell’Università di Tor Vergata capace di purificare le acque dalle sostanze inquinanti.Composta da nanotubi di carbonio, la spugna ha le stesse dimensioni di una moneta da 20 centesimi, ma è ben 4.000 volte più leggera della stessa; galleggiando sull’acqua inquinata, è capace di assorbire una quantità di olio pari a 150 volte il suo peso.La particolarità della spugna pulente è rappresentata dalle sue proprietà magnetiche, grazie alle quali può essere direzionata a distanza verso le chiazze di inquinamento, utilizzando delle semplici calamite.

”La spugna può essere pensata come una matassa formata da milioni e milioni di nanotubi intrecciati, dove circa il 90% del suo volume e’ costituito dagli spazi vuoti tra i nanotubi stessi, il che le conferisce una straordinaria leggerezza” sottolinea Maurizio De Crescenzi, il coordinatore del progetto, come riportato da Ansa.”Grazie a questa sua particolare struttura, la spugna risulta super-idrofobica: repelle dunque completamente l’acqua, ma al tempo stesso e’ capace di assorbire efficacemente gli eventuali inquinanti disciolti in essa immagazzinandoli negli spazi vuoti”.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Un’ulteriore caratteristica della spugna è la sua capacità di rigenerazione: basterà semplicemente strizzarla o bruciarla per rimuovere l’olio, senza che i nanotubi subiscano alcun tipo di alterazione; in questo modo la “spazzina delle acque” potrà essere utilizzata un numero infinito di volte.

Pillole di positività 2 ( Famiglie d’Italia Salute News )

agosto 10, 2013

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Cervello più attivo con il cacao, due tazze di cioccolato al giorno

PUBBLICATO 09 AGOSTO 2013 DI ANTONIO LUZI  fonte: VitadiDonna Community

Gli amanti del cioccolato non potranno che essere soddisfatti dalla notizia che arriva grazie un recente studio pubblicato su Neurology. Due tazze al giorno per migliorare le condizioni del cervello, le sue prestazioni e la memoria.

I ricercatori statunitensi della Harvard Medical School di Boston hanno arruolato 60 anziani con un’età media di 73 anni. A nessuno dei volontari era stata diagnosticata la demenza senile, ma per 17 dei partecipanti era stato invece rilevato un ridotto afflusso sanguineo (e quindi di ossigeno) al cervello.

Per un mese hanno assunto due tazze di cacao ogni giorno senza però assumere altro cioccolato in altre forme.

Successivamente i volontari sono stati sottoposti a test per valutare le funzionalità cerebrali attraverso la misurazione della memoria, delle capacità cognitive e e quelle di pensiero.

Grazie agli ultrasuoni è stata rilevata la quantità di afflusso di sangue nel cervello e, tra alcuni di questi, una risonanza magnetica ha rivelato danni in alcune aree del cervello.

I dati hanno indicato che nei 17 partecipanti che presentavano inizialmente un ridotto afflusso sanguineo avevano ottenuto un miglioramento pari all’8,3% rispetto agli altri che non avevano alcuna insufficienza.

Sempre nei 17 volontari con ridotto afflusso di sangue al cervello è stato possibile rilevare un miglioramento della performance nei test di memoria con dei tempi di risposta che passavano da 167 secondi a 116.

Nel tentativo di individuare quale sostanza del cacao potesse produrre gli effetti benefici, alla metà dei volontari è stata somministrata una cioccolata ricca di flavanoli. Al contrario, l’altra metà ha assunto cacao povero di queste sostanze.

Ebbene, l’analisi dei dati non ha evidenziato alcuna differenza tra i due gruppi.

Già uno studio dello scorso anno, eseguito dai ricercatori della Geriatria dell’ospedale di Avezzano e dall’Università dell’Aquila, aveva indagato sui flavonoidi contenuti nel cacao. Il lavoro, pubblicato su Hypertension dopo la supervisione dell’American Heart Association, ha provocato l’interesse degli addetti ai lavori a livello internazionale.

I dati, pur andando nella stessa direzione della Harvard Medical School di Boston, non dimostravano con certezza se l’azione dei flavonoidi del cacao avesse una conseguenza diretta o un effetto secondario sul miglioramento della funzione cardiovascolare.

Tornando allo studio più recente, Farzaneh Sorond, neurologo e coordinatore della ricerca, ha spiegato “Come le diverse aree del cervello hanno bisogno di più energia per completare i loro compiti, hanno anche bisogno di maggiore flusso di sangue. Questa relazione, denominata accoppiamento neurovascolare, può svolgere un ruolo importante nelle malattie come il morbo di Alzheimer”.

Famiglie  d’Italia

Attenzione quando fate la spesa! Potreste acquistare del latte al botulino ( Famiglie d’Italia Salute News )

agosto 6, 2013

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Soffermatevi con attenzione su questa notizia e sul link aggiunto in calce:  La nostra vita è sempre più nelle mani di speculatori senza scrupoli che mettono al primo posto il business, specialmente nell’alimentazione. Noi siamo quello che mangiamo, non dimentichiamolo mai! Ci fidiamo troppo di tutto e di tutti, e questo a scapito della nostra salute e quella dei nostri figli. Nell’articolo che segue si descrive lo scenario di un gruppo internazionale che, venuto a conoscenza di un qualcosa di veramente pericoloso presente nei propri prodotti, non avverte subito il mondo ma, in qualche modo, studia prima il sistema per far sì che il tutto avvenga nel modo aziendalmente più indolore. Il latte è il primo alimento di un bambino e su di esso si scatenano le offerte: è sempre più difficile valutare quella giusta! Questo blog da tempo cerca di informarmi sul ” meglio ” e presto, proprio sul latte, vi informerà su un prodotto genuino ed altamente innovativo sia al latte vaccino che di soia e di riso, creato da Enzo Marascio, l’inventore del  Muscolo di Grano, prodotto alternativo alla carne, eccellenza italiana da tempo conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. Per ora vi lascio in sospeso, ma vi anticipo che sarà qualcosa di veramente incredibile e salutare.

Sospette partite di prodotti contaminate. Gigante agroalimentare Fonterra nella bufera:

È il primo gruppo esportatore mondiale di derivati del latte, vale un terzo dell’economia neozelandese e lo scandalo dell’agroalimentare,latte neozelandese, latte al botulino che lo vede coinvolto potrebbe avere effetti catastrofici sull’ economia del paese australe.

Sempre più nazioni infatti, hanno deciso di ritirare i prodotti della Fonterra che si presume possano essere contaminati dal batterio.

Anche Danone ha richiamato da numerosi paesi dell’Asia alcune partite di latte in polvere per bambini di marca Danone,.

Lo scandalo ha gettato nell’incertezza i consumatori in Cina. “Credevamo di essere al sicuro, ma questo dimostra che nemmeno i prodotti esteri lo sono. Adesso dobbiamo davvero pensare a cosa dare al bambino”, dice un acquirente cinese.

Dalla politica alla gente comune tutti sono d’accordo nel criticare Fonterra per il ritardo con cui ha richiamato i lotti sospetti. Questo ritardo potrebbe costare carissimo al gigante agroalimentare che muove quasi 7 miliardi di euro all’anno.

“I consumatori avrebbero dovuto sapere da subito se c’erano problemi”, dice una madre neozelandese.

Il ritardo ha avuto anche l’effetto di provocare il panico. Centinaia le telefonate ai centri di assistenza neozelandesi. “Le chiamate aumentano in modo esponenziale eva sempre peggio”, dice un’assistente telefonica.

Il sospetto della presenza di botulino riguarderebbe appena tre lotti di siero di latte in giro dall’anno scorso. Un ritardo che potrebbe costare carissimo a Fonterra e all’intera economia neozelandese.

fonte euronews

http://it.euronews.com/2013/08/05/sospetto-botulino-in-prodotti-caseari-neozeleandesi

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

La Marina americana diventa ” ecologica ” ( Econota 110 )

agosto 1, 2013

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Un pieno di erba paglia per la Marina americana

Il braccio scientifico del Dipartimento dell’Energia sta collaborando con l’US Navy e il mondo industriale per realizzare un efficiente carburante jet a partire dal “panico verga” ( erba paglia ).

 (Rinnovabili.it) – Utilizzare la biomassa al posto del petrolio. L’obiettivo non è nuovo per le forze armate statunitensi, in perenne ricerca di metodi per vincere la battaglia dell’autosufficienza energetica. Ecco perché non deve sorprendere sapere che il National Renewable Energy Laboratory  (NREL) del Dipartimento dell’Energia (DOE), in collaborazione con la Marina e due società, la Show Me Energy Cooperative e la Cobalt Technologies, è attualmente al lavoro per realizzare fuel jet di ottima qualità ed a un prezzo economico a partire dall’erba paglia o panico verga, una delle specie vegetali dominanti delle praterie di erba alta nell’America settentrionale. Si tratta di uno dei quattro progetti finanziati di recente dal DOE come parte degli sforzi dell’Amministrazione Obama per sostenere i biocarburanti rinnovabili come alternativa “domestica” per gli aerei e i veicoli, sia militari che civili.

In questo caso la biomassa vegetale, fornita da Show Me Energy Cooperative di Centerville, viene trattata nel digestore enzimatico in possesso al NREL per scinderla in zuccheri semplici. Il processo del laboratorio combina insieme diverse fasi, dal pretrattamento, all’idrolisi enzimatica, fino alla fermentazione batterica e, grazie al brevetto tecnologico concesso dalla Cobalt Technologies alla Navy, gli zuccheri vengono trasformati in butanolo da cui si ottiene carburante JP5. Il processo, spiega gli scienziati del NREL, dovrebbe tradursi in una riduzione del 95% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto alla  attuale produzione di carburante per velivoli militari.

 “Tutto ciò può davvero costituire un passo importante negli sforzi per continuare a spostare la nazione dal petrolio alle risorse della biomassa”, spiega Dan Schell, manager del NREL. I risultati dei test, attualmente in svolgimento, contribuiranno a determinare se il processo è pronto per il debutto su scala commerciale. Se è così, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti e il Dipartimento della Difesa aiuteranno le imprese private a realizzare le enormi bioraffinerie necessarie.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

La Turbina Sole/Vento della McCamley

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Di Morgana Matus

Una squadra dell’Università di Bath in collaborazione con PMI McCamley Medio Oriente Ltd ha sviluppato una nuova turbina eolica che, affermano, permetterà di superare molti dei problemi connessi con la produzione di energia rinnovabile tradizionale. La loro tecnologia ibrida racchiude una turbina a vento verticale a lama in una cornice esterna provvista di celle solari. Il design è in grado di permettere l’installazione su edifici al fine di attivare i progetti urbani di elettricità.

La maggior parte delle turbine perdono la loro capacità di funzionare quando i venti sono estremamente elevati; il nuovo design è in grado di operare in sicurezza in caso di tempesta. Il modello può funzionare ancora anche quando il flusso d’aria è basso ( es.1,8 m/s ) e può auto-avviarsi senza succhiare energia dalla rete. Utilizzando la tecnologia ad asse verticale, le turbine sono in grado di gestire meglio la variazione di velocità e la direzione del vento. L’aggiunta del solare potrebbe aumentare l’efficienza dell’unità ed essere in grado di sfruttare fonti di energia rinnovabili che tendono a verificarsi in momenti diversi della giornata. PMI McCamley Medio Oriente Ltd. ha già testato 1 kilowatt di prototipi nel Regno Unito e Bulgaria e sarà in grado di accettare ordini per un modello di 12 chilowatt nel mese di agosto di quest’anno. La società vede il loro prodotto come un modo eccellente per le piccole imprese che vorrebbero diventare energia indipendenti e alleviare la pressione e i costi sui combustibili fossili.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Pillole di positività ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 27, 2013

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SIGARETTE ELETTRONICHE – SALTA LA TASSA

Tolta l’imposta del 58,8% dal ddl svuota carceri. Valeva 35milioni di euro.

Il mercato delle sigarette elettroniche è salvo. E’ stata infatti tolta da ddl svuota carceri l’imposta del 58,5% che sarebbe dovuta entrare in vigore il 1 settembre di quest’anno.
La supertassa sarebbe servita ad accumulare circa 35milioni di euro che poi sarebbero stati dirottati per evitare dei dolorosi tagli del personale nelle carceri.
La cancellazione di questa tassa ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai proprietari dei negozi di sigarette elettroniche, che avevano visto negli ultimi mesi un forte calo di vendita di questo prodotto proprio per il rischio dell’introduzione di una tassa così pesante.
Da maggio a giugno di quest’anno infatti hanno chiuso ben 123 punti vendita in tutta la penisola. In netta controtendenza rispetto al trimestre che va da gennaio ad aprile dove i nuovi negozi aperti erano stati circa 370.
Una decisione che è arrivata anche perché i proprietari dei negozi di sigarette elettroniche si sono fatti sentire, scendendo in piazza lo scorso 23 luglio e puntando il dito contro le lobby del tabacco.
fonte: OGGI NOTIZIE salute
cancro
CANCRO NON E’ SINONIMO DI MORTE
di Ilaria Durante

La collaborazione fra medici e pazienti è il punto di forza di “Insieme contro il cancro”, fondazione di lotta ai tumori. Il progetto è stato promosso da Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Aimac (Associazione Italiana Malati di Cancro). Il valore aggiunto del progetto sta nel fatto che gli oncologi l’opportunità di crescere dal punto di vista professionale ed umano, i malati potranno invece usufruire di un percorso terapeutico più efficace. L’impegno della fondazione mira inoltre al coinvolgimento politico del governo nazionale ed europeo. “Insieme contro il cancro” chiede infatti di considerare la possibilità di inserire il tema della lotta ai tumori nell’agenda del prossimo semestre di Presidenza dell’Unione europea.

fonte: West – Quotidiano sulle politiche sociali

 

Famiglie  d’Italia

Sistema per la produzione ottimale delle alghe e ” L’abbracciapalo ” : largo ai giovani! ( Econota 109 )

luglio 22, 2013

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Una sedicenne mette a punto l’ennesimo sistema per la produzione ottimale di alghe

Morgana Matus fonte: Inhabitots

Se vi sentite un po’ pessimisti circa il futuro ricordate che ci sono brillanti giovani che sono disposti a prendere in carico e sviluppare soluzioni per le grandi sfide del mondo. 16 anni, Evie Sobczak da St. Petersburg, Florida ha progettato un nuovo metodo di trasformare le alghe in biocarburante. Ha determinato un nuovo e più efficiente modo per far crescere i organismi vegetali, estrarre l’olio e utilizzare il prodotto come biodiesel. Il suo metodo non utilizza agenti chimici e crea olio per un 20 per cento in più rispetto alle attuali tecnologie. Grazie ai suoi sforzi ha vinto il suo primo posto di Intel International Science and Engineering Fair. Il Progetto di  Sobczak, dalle alghe all’ olio via coltivazione foto autotrofica e osmotica, è il più recente nella sua lunga serie di sforzi scientifici. Ha già realizzato un orologio che era alimentato dall’acido proveniente da arance, un generatore di energia a pale per il vento. Evie ha iniziato il suo lavoro con le lghe in terza media e ha lavorato per quattro anni per perfezionare la sua tecnica.

“Credo davvero che le alghe potrebbero essere la nostra prossima fonte di combustibile, perché non ci vuole un sacco di terra e non si consumano nostre fonti di cibo. Se si utilizzasse i miei processi, così da non usare prodotti chimici, non danneggeremmo il nostro ambiente. Io vivo in Florida, quindi abbiamo un sacco di problemi di alghe, così ho pensato : perché non utilizzare qualcosa di negativo per aiutare il nostro mondo? “.

Oltre a formare un nuovo metodo per la generazione di biodiesel, ha progettato tutta la propria attrezzatura compreso un bioreattore, cellulosa blaster e vasi.  Evie è già un bioingegnere brillante ; non vediamo l’ora di vedere che cosa ci farà vedere Sobczak all’Università.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

L’abbracciapalo

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Un’idea semplice e alla portata di tutti perché ognuno possa concorrere a migliorare la città. Nasce da un paio di ragazzi amanti del verde e del “bene comune”. Facciamola vivere tutti insieme nelle nostre strade, la prossima DomenicAspasso. Tutto è nato da due ragazzi con percorsi di studio diversi, ma una comune passione per il verde e la sua cura e la voglia di ideare qualcosa di concreto per abbellire la città.
Nasce così l’idea dell’”abbracciapalo” (questo è il nome del progetto che si può guardare nel dettaglio sul blog blogspot.it/”>http://abbracciapalo.blogspot.it/), un’idea semplice, caratteristica, poco costosa e facilmente condivisibile per gli spazi pubblici di Milano. Un’idea che è piaciuta agli amici, tanto da decidere di proporla al Comune di Milano, attraverso alcuni Consigli di Zona, con l’intento di partecipare attivamente alla prossima “DomenicAspasso”. La funzione principale di “abbracciapalo” è quella di andare a “colpire” le periferie, le zone più bisognose di un tocco di verde e colore. Bastano un contenitore riciclato (ad es. una latta di passata), un po’ di terriccio, una piantina e un laccio e ognuno può regalare una pennellata di bellezza e di grazia allo spazio comune.
Il progetto è nato per affrontare il tema del verde in città, ma anche quello del proprio essere cittadino in modo più attivo e partecipato. Piccole azioni individuali a bassissimo costo, sparse sul territorio, che cambiano il volto della propria via, del quartiere, della città.
L’idea vive sull’impegno di ognuno di noi, senza dover aspettare ingenti risorse, patrocini e permessi. L’azione è molto semplice quanto intelligente: utilizzare contenitori di scarto di piccole/medie dimensioni (come le latte, piccole ceste di legno o vimini, ecc), abbellirli, riempirli di terra e metterci una piantina. Può essere un’erba aromatica, fiori (possibilmente non troppo fragili) o piante grasse. Una volta pronta, si lega il barattolo con un laccio a un palo, a una ringhiera o in tanti altri posti, in tutti quei punti della città particolarmente grigi o da recuperare, per dar loro un tocco di verde o una nota olfattiva.L’abbracciapalo è un progetto che muta a seconda di chi lo fa: può arricchire di aromi il quartiere regalando a tutti i profumi della natura, può colorare una zona con piante fiorite, può creare un percorso di piante da scoprire per adulti e bambini, può essere un momento di scambio di semi, di talee, di consigli.L’idea, quindi, è proprio questa: ognuno può fare una piccola cosa per migliorare la propria città e, in fin dei conti, la qualità della vita di tutti.

Ci piacerebbe molto riuscire a portare l’iniziativa anche in zona 3.

Gli amici di “abbracciapalo” ( fonte: www.100ambiente.it)

 

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Fusione fredda: l’E-Cat di Andrea Rossi funziona ( Econota 108 )

luglio 19, 2013

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E-Cat: la fusione fredda di Andrea Rossi funziona

fonte : GreenMe.it

L’E-Cat, dispositivo prodotto dall’ingegnere italiano Andrea Rossi, funziona davvero. Questa volta a dimostrarlo è il rapporto del professor Giuseppe Levi dell’Università di Bologna, scritto con Evelyn Foschi, Torbjörn Hartman, Bo Höistad, Lars Tegnér, Hanno Essén, Roland Pettersson, pubblicato su arXiv e annunciato da Prometeon s.r.l.. Sarebbe stata dimostrata, infatti, una volta per tutte, l’emissione di calore anomalo da parte del “marchingegno” che ha sollevato tanto entusiasmo ma anche molte, moltissime polemiche e critiche. Forbes si sbilancia: “Forse il mondo cambierà davvero”, scrive addirittura la rivista economica in riferimento agli ultimi risultati dei test condotti dalle terzi parti indipendenti che erano stati a lungo rimandati, tanto da far dubitare dell’affidabilità di Rossi.  Ma gli esperimenti, condotti da esperti internazionali in diversi campi della scienza, dalla fisica nucleare, alla chimica, all’ingegneria elettrotecnica, che avevano il divieto di aprire il dispositivo, hanno verificato solo come l’energia emessa non provenga da fonti e/o da processi già noti. E non è poco. I problemi comunque non mancano. Non ci sono dati, ad esempio, sul combustibile utilizzato durante i test, cu cui Rossi mantiene il massimo riserbo.

Secondo le indiscrezioni si tratterebbe, tuttavia, di un composto di nichel, idrogeno e un catalizzatore segreto. In conclusione, per usare le parole di Forbes, “o si tratta di una delle truffe più elaborate della storia della Scienza, oppure stavolta il mondo potrebbe cambiare davvero. La velocità di questo cambiamento dipende esclusivamente da Rossi”.

Roberta Ragni

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

La bici in cartone riciclato cerca fondi su Indiegogo

Cardboard Technologies punta in alto, mirando a raccogliere ben 2 milioni di dollari nei prossimi 45 giorni e già preannuncia che le prime consegne inizieranno nella primavera del 2015

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Fonte:Rinnovabili.it

La notizia era rimbalzata qualche mese me fa nel web attirando la curiosità di cicloamatori e non: l’inventore israeliano Isear Gafni aveva fatto il suo ingresso nel mondo dell’ecodesigner con una bicicletta creata da cartone di recupero e con il dichiarato intento di offrire una versione economica dello strumento numero uno della mobilità sostenibile. Con un prezzo di produzione stimato in soli 10 dollari ed un telaio ottenuto direttamente dai rifiuti del packaging, l’idea non ha faticato a farsi notare. Ora il progetto ha raggiunto un nuovo livello e il prototipo della Alpha Bike – così è stata battezzata – potrebbe tra non molto arrivare anche nei rivenditori della vostra città.

Sì perché, Cardboard Technologies – la società che ha brevettato la speciale due ruote – ha appena lanciato una campagna di raccolta fondi sul sito di crowdfunding Indiegogo. L’obiettivo è semplice: raggiungere il capitale iniziale per potere iniziare una produzione su scala commerciale della bici in cartone. L’azienda punta in alto, mirando a raccogliere ben 2 milioni di dollari  nei prossimi 45 giorni e già preannuncia che le prime consegne inizieranno nella primavera del 2015.

Fondamentalmente l’idea è quella di un origami giapponese, ma noi non comprimiamo il cartone, né rompiamo la sua struttura“, ha spiegato in un comunicato stampa Gafni. “Al contrario superiamo le falle del materiale, mediante una ripartizione del peso per creare resistenza”. Per realizzare un telaio resistente a partire dai rifiuti di imballaggio, la società provvede a sottoporre il cartone ad un trattamento in grado di rendere la struttura completamente impermeabile ed ignifuga. I copertoni delle ruote sono ricavati da vecchi pneumatici, mentre i pedali sono in Pet riciclato e le cinghie di distribuzione in gomma, anche questa recuperata da auto rottamate. Cardboard Technologies ha spiegato di aver ricevuto diverse proposte di investimento, ma di aver scelto di raccogliere fondi attraverso il crowdsourcing, per non compromettere i propri valori sociali per i margini di profitto.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

L’importanza del dormire bene ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 16, 2013

Insonnia_2253.jpgIl sonno regolare aiuta le performance del cervello.

Le notti in bianco influenzano negativamente l’attività celebrale (fonte: www.italiasalute.it )

Il sonno è un’attività fondamentale per il nostro cervello e per quello dei bambini in particolare. Rispettare degli orari regolari li aiuta infatti a migliorare le proprie performance cognitive, stando alle conclusioni di una ricerca pubblicata sul Journal of Epidemiology and Community Health.
Yvonne Kelly, coordinatrice della ricerca che lavora presso lo University College di Londra, spiega: “nei bambini gli stimoli ambientali durante la veglia portano a cambiamenti plastici nel cervello, e le attività metaboliche associate rendono necessario il sonno, che serve a smaltire l’attività cerebrale del giorno precedente e a prepararsi per apprendere nuove cose il giorno successivo”.
“L’importanza dei ritmi circadiani viene sconvolta se gli orari del riposo sono incostanti. La quantità di sonno necessaria varia da individuo a individuo e, nei bambini di 7 anni si stima che 10-11 ore su 24  siano sufficienti”.

In Gran Bretagna il Millennium Cohort Study ha analizzato le abitudini di 11.178 bambini fra il settembre del 2000 e il gennaio del 2002, attraverso delle visite a domicilio periodiche, la prima delle quali al compimento dei 9 mesi, e poi a 3, 5 e 7 anni. Ai genitori sono stati somministrati dei questionari sulle loro condizioni socio-economiche, le caratteristiche demografiche e le abitudini riguardanti il riposo e l’ambiente psicosociale circostante.
Al compimento dei 7 anni, i ricercatori hanno effettuato una valutazione cognitiva, dalla quale è emerso che i bambini che andavano a letto in orari irregolari o dopo le 9 di sera venivano nella maggior parte dei casi da ambienti sociali svantaggiati e mostravano punteggi più bassi per quanto riguarda i vari aspetti cognitivi: “ciò suggerisce che tre anni è un’età cruciale per lo sviluppo cerebrale e che, almeno da qui in poi, il ritmo sonno veglia va rispettato il più possibile per evitare ripercussioni sulla salute per tutta la vita”, conclude Kelly.
Passare notti tormentate a causa della mancanza di sonno ha effetti negativi sulla materia grigia del cervello anche degli adulti, peggiorandone sensibilmente le prestazioni per ciò che riguarda la memoria, la capacità di concentrazione, le abilità linguistiche e la lucidità complessiva.
È questo in sintesi il risultato di una ricerca pubblicata sulla rivista Biological Psychiatry secondo cui l’insonnia rientra a buon diritto tra i fattori di rischio per il nostro cervello, alla stregua di una depressione, di situazioni di stress cronico o post-traumatico.
Lo studio è a firma di un gruppo di ricercatori dell’Istituto olandese di neuroscienze che ha misurato le dimensioni del cervello nelle persone affette da insonnia cronica. L’innovativa tecnica utilizzata dalla dott.ssa Ellemarije Altena e dal dott. Ysbrand van der Werf per giungere ai risultati ottenuti prende il nome di “voxel-based morphometry”, che ha consentito loro di scoprire negli insonni una percentuale di materia grigia inferiore nelle zone del cervello legate al piacere e alla condizione di rilassamento e di riposo.
La minor densità di materia grigia nelle aree interessate al piacere complica le cose in quanto rende più problematico per il soggetto il riconoscimento di una situazione di benessere che potrebbe essere legata a uno stadio immediatamente precedente al sonno, creando così un circolo vizioso al quale è difficile sottrarsi.
L’editore della rivista Biological Psychiatry, John Krystal, ha così commentato: “l’insonnia è una caratteristica comune a quasi tutte le condizione psichiatriche. Un sintomo comune di disturbi psichiatrici o alti livelli di stress nella vita quotidiana, in generale”.
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15/07/2013 Andrea Piccoli

Pare che i dolcificanti, oltre a far male, non servano a dimagrire…anzi ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 12, 2013
docificante 2Ci sono informazioni interessanti , spesso importanti per aiutarci ad incanalarci in un sistema di vita più salutare e corretto, che spesso passano inosservate per lasciare spazio e rilevanza ad ” informazioni ” di carattere gossip, politico-allarmistico, depressivo, etc. Il compito di questo blog è rimanere vigile e cercare di sopperre a tanta anomalia pescando dal web il meglio da servire sulla nostra tavola culturale giornaliera. La fonte della notizia di oggi è dovuta ad un intelligente post pubblicato da SaluteTgcom
I DOLCIFICANTI FANNO INGRASSARE

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Inoltre.possono causare sindrome metabolica, diabete e patologie cardiovascolari.
I dolcificanti artificiali usati per sostituire lo zucchero, anche quelli a calorie zero, non sono meno rischiosi per la salute. Il risultato emerge da una revisione di recenti studi su bevande e cibi dolcificati artificialmente o zuccherati, condotta dalla Purdue University e pubblicata sulla rivista Trends in Endocrinology & Metabolism.
Non prevengono – In barba al loro basso o nullo contenuto calorico, i dolcificanti non aiutano a dimagrire né aiutano a prevenire l’aumento di peso e sono responsabili di aumentare il rischio di alcune malattie come sindrome metabolica, diabete e patologie cardiovascolari.Susan Swithers, autore principale della ricerca, spiega: “Dati recenti sia su esseri umani che su animali hanno in realtà fornito scarso supporto, per esempio, all’idea comune che le bibite dolcificate artificialmente (le bevande diet e light) promuovano la perdita di peso e prevengano le conseguenze negative sulla salute tipiche delle bibite zuccherate (sindrome metabolica, diabete, obesità, malattie cardiovascolari)”.

Rischi più elevati – La scienziata aggiunge: “Anzi un certo numero di studi suggerisce il contrario e cioè che le persone che consumano regolarmente bibite dolcificate artificialmente hanno un rischio più elevato rispetto a chi non le consuma, un rischio dello stesso ordine di grandezza di quello associato al consumo di bibite normalmente zuccherate”.

Per di più c’è un effetto boomerang: se si consumano tanti prodotti dolcificati artificialmente, la risposta dell’organismo sia a livello cerebrale sia a livello metabolico risulta attenuata perché i dolcificanti non “saziano” la voglia di dolce che è insita nel cervello e anche perché non stimolano l’insulina come sa fare lo zucchero.Fanno ingrassare di più – Chi si affida troppo a cibi e bevande dolcificati artificialmente rischia di finire per mangiare di più. La Swithers ribadisce: “Le prove che si sono accumulate negli ultimi anni suggeriscono che i consumatori assidui di sostituti dello zucchero (saccarina, sucralosio, aspartame e altri) potrebbero anche essere a maggior rischio di ingrassare di ammalarsi di sindrome metabolica, di diabete e malattie cardiovascolari”.

by Salute – Tgcom
Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Tanta frutta al giorno toglie il medico di torno ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 10, 2013

 

Foto:©Photoxpress.com/.Shock
Scorrendo fra le infinità di notizie racchiuse nel web, un ottimo consiglio ha attirato la mia attenzione ispirandomi di condividere con voi le sensazioni positive ottenute dalla lettura del post che vi ripropongo con gioia ed interesse. Fatene tesoro e buone vacanze a chi ne sta già usufruendo.

Salute

09/07/2013 – la dieta che fa bene alla salute e allunga la vita

Mangiare tanta frutta allunga la vita

( fonte: SaluteLa Stampa )

Una dieta che comprenda buone quantità di frutta e verdura, oltre a far bene alla salute pare possa allungare la vita.
Cinque porzioni di frutta al giorno sembra siano in grado di aumentare l’aspettativa di vita quasi tre anni.
Una mela al giorno toglie il medico di torno, dicevano i nostri nonni. A quanto pare, invece, tutta la frutta aiuta a stare meglio; ma non solo: secondo recenti studi infatti allungherebbe persino la vita di circa tre anni. Certo, non dona l’immortalità ma possiamo accontentarci.

A parlarci delle benefiche proprietà della frutta – ma anche della verdura – è stato un team di ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma che ha preso seguito oltre settantamila volontari di entrambi i sessi, e per ben tredici anni.
Tra le persone – aventi una fascia di età compresa fra i 45 e gli 83 anni – che hanno aderito allo studio, si sono dimostrate più longeve di circa tre anni quelle che consumavano ingenti quantità di frutta e verdura. Chi invece non ne consumava affatto moriva addirittura prima – mediamente di circa un anno e mezzo – rispetto a chi consumava quantitativi minimi di frutta.

Ci sarebbe quindi da chiedersi qual è la dose giusta da consumare ogni giorno per star meglio e allungare la nostra vita. Ovviamente questa è una stima non facile da fare, considerando il fatto che ogni individuo potrebbe aver bisogno di dosaggi differenti a seconda dello stile di vita che conduce. In ogni caso è bene dire che nei tredici anni di follow-up dello studio in questione, ci sono stati più di 11mila decessi, tutti riguardanti persone che consumavano meno di cinque porzioni di frutta e verdura al giorno. E’ quindi evidente che almeno tali razioni dovrebbero essere consumate al fine di mantenere un buono stato di benessere fisico e mentale.

E’ tuttavia probabile che nei momenti di maggior stress potrebbe esserci una richiesta maggiore da parte dell’organismo. Purtroppo, però, lo studio sembra non fornici dati in merito, così come pare non offrire informazioni riguardanti l’eventuale differenza tra frutta biologica e non, maturata sulla pianta o meno. Dettagli che potrebbero emergere nei prossimi studi.
Lo studio, guidato dal dottor Andrea Bellavia dell’Istituto di Medicina Ambientale (IMM), è stato recentemente pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition.

SaluteLa Stampa

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

In vacanza al mare col pancione sì, ma con testa e cautela ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 6, 2013

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Per molte donne la gravidanza a volte può sembrare un fardello così pesante da obbligarle a molte rinunce durante il periodo di gestazione. Certo, non tutto è come prima, ma molte cose piacevoli della vita possono ancora gustarsi usando le necessarie precauzioni. A tutte le amiche in dolce attesa offriamo questo interessantissimo post pubblicato da Gravidanzaonline.it

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Vacanze al mare col pancione, le regole da seguire

La gravidanza è una condizione speciale, e soprattutto in estate una donna incinta dovrebbe usare qualche piccolo accorgimento per preservare la propria salute e quella del bambino che porta in grembo.

Tutte in spiaggia di buon mattino

L’orario ideale per andare in spiaggia è nelle prime ore del mattino, e soprattutto è consigliabile una passeggiata sul bagnasciuga, per favorire la tonificazione e l’ossigenazione dei tessuti. La maggior quantità di iodio assimilata dall’organismo nelle prime ore del mattino, contribuisce ad attivare il metabolismo e a bruciare grassi e proteine con rapidità. Per la futura mamma non c’è niente di meglio dei bagni al mare.
Il nuoto, infatti, fa bene alla circolazione delle gambe, e permette di fare una ginnastica totale, muovendo tutti i muscoli, e alleviando anche, proprio grazie all’immersione, il peso del pancione e l’affaticamento. Due volte al giorno, mezz’ora al mattino e mezz’ora al pomeriggio, a patto di nuotare cercando di fermarsi prima di sentirsi affaticate. I movimenti a “rana” sono i più indicati e anche i più agevoli da effettuare. La principale accortezza da seguire è di tenere il collo ben sollevato, facendo lavorare tutta la muscolatura, specie quella del perineo. La tonificazione dei tessuti addominali, infatti, è essenziale per il benessere in gravidanza, ed è proprio favorita dalla leggerezza e dall’armonia con cui la futura mamma si muove nell’acqua, beneficiando della notevole riduzione del senso di gravità e di peso. Altrettanto prezioso è il massaggio esercitato dalle onde sulla pelle, che diventa subito più tonica e compatta.
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Tintarella sì, ma senza eccessi

I bagni di sole sono fra le principali attrattive di una vacanza al mare. Il loro beneficio è indubbio, sia perchéinfluiscono positivamente sull’umore, regalando una carica di energia, sia perché stimolano la produzione di vitamina D, essenziale per il rafforzamento delle ossa, da parte dell’organismo.
Il sole regala energia e buonumore:l’importante è proteggersi; la cautela, specie in gravidanza è d’obbligo. Bisogna esporsi al sole nelle prime ore del mattino e nella seconda metà del pomeriggio. Viso e corpo vanno difesi con creme solari, che devono avere filtri di protezione pari almeno a 15/20, ma sarebbe preferibile utilizzare creme protettive a schermo totale. L’applicazione deve essere ripetuta più volte al giorno, sempre dopo il bagno, riservando particolare cura al volto, per evitare la comparsa di antiestetiche macchie scure (il cosiddetto “cloasma gravidico“) che compaiono su mento e fronte, e che poi difficilmente andranno via.

Menù un po’ dolce e un po’ piccante e tanta acqua

Chi di noi, in vacanza, non ama concedersi un gelato o una fetta di dolce in più? Qualche trasgressione non guasta, anche se la futura mamma dovrebbe attenersi alla dieta prescritta dallo specialista per evitare eccessivi aumenti di peso.
Il caldo può essere combattuto anche con cibi leggermente piccanti, che favoriscono una corretta termoregolazione e aiutano l’organismo a mantenere il suo equilibrio rispetto all’ambiente esterno. Nel contempo, andrebbero evitati gli alimenti che richiedono una digestione prolungata, come la carne e ifritti. Il pesce, invece, è tra i cibi meglio assimilabili. A metà mattina e nel pomeriggio, è ideale uno spuntino come uno yogurt o un frutto. Evitare gliaperitivi alcolici e il pesce crudo, soprattutto i frutti di mare per il rischio di epatiti. Meglio sarebbe fare pasti piccoli e frazionati a base di verdura e frutta, evitando quella troppo zuccherina, come uva, banane, ananas e fichi.
Infine è necessario bere almeno 2 litri di acqua al giorno, in quanto depura l’organismo e aiuta a mantenere stabile la pressione. Bevete bevande non zuccherate, né gasate: la bevanda ideale è sempre l’acqua naturale. Possono andare bene anche alcun tisane da bere a temperatura ambiente, come la tisana al finocchio.
Nessuna controindicazione per il riposino pomeridiano, da godersi preferibilmente all’aria aperta, magari distese su un’amaca. È importante trascorrere un po’ di tempo all’ombra, in quanto l’organismo, quindi la placenta e il feto, si ossigenano più facilmente, attivando i processi metabolici.

Come vestirsi?

Uno dei massimi piaceri della vacanza in climi assolati è proprio quello di vestirsi in libertà, con indumenti comodi e leggeri. Meglio privilegiare i capi in fibra naturale come il cotone e il lino, che oltre ad essere freschi, aiutano a mantenere inalterata la temperatura corporea, in quanto formano una sorta di intercapedine tra la pelle e l’esterno.

Attenzione!

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Ma attenzione, per affrontare una tranquilla vacanza al mare col pancione è importante abbandonare la spiaggia se si inizia ad avere mal di testa, perché potrebbe essere colpa del troppo sole preso e bisogna fare attenzione ai cali di pressione causati da spostamenti anche piccoli, come quando ci si alza da un lettino.
Un’altra regola fondamentale é quella di non sedersi mai su una sdraio o sulla sabbia senza un telo, che dev’essere rigorosamente personale. In questo modo si eviteranno le infezioni vaginali, in particolare la candida.
Se soffri di gonfiori, puoi abbronzarti egualmente, camminando con lecaviglie nell’acqua. Il calore eccessivo, infatti, provoca la dilatazione dei vasi sanguigni e di conseguenza favorisce la comparsa di vene varicose.

Quindi, a giuste dosi, sole, acqua, aria pura e relax aiutano le future mamme a vivere ancora più serenamente il periodo dell’attesa.

Gravidanzaonline.it

eMMeeFFe 04.07.2013 10:00:01

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Sigarette elettroniche: attacco finale con l’accisa ” equiparante “

luglio 3, 2013

sigarette elettroniche

La salute dei cittadini conta molto meno degli interessi che ruotano intorno al mondo del tabacco. Le sigarette elettroniche sono arrivate come la giusta panacea per tutti coloro affetti da tabagismo cronico, come l’ultima speranza per ribellarsi ad una schiavitù fisica e mentale impostaci fin da ragazzini con atteggiamenti e messaggi ammiccanti provenienti da più fonti. Alcuni, come me, ne sono usciti in modo naturale, ma la maggior parte non ce la fa a si avvelena giornalmente in modo certo. Quello che è anche certo è che la sigaretta elettronica, in ogni caso, fa molto ma molto meno male della sigaretta killer, come affermato da tanti e tanti esperti in materia, come ad esempio l’Istituto Superiore di Sanità o dal prof. Umberto Veronesi. Di conseguenza parrebbe logico accogliere positivamente e favorire questa positiva innovazione, e invece no! E’ subito iniziata la caccia alle streghe e lo Stato, per sopperire al calo di entrate dovute al minor consumo di tabacco, decide ” intelligentemente ” di recuperare il perso in altro modo, tassando ciò che fa meno male al pari di ciò che alla lunga ammala e uccide,… senza tener conto di quanto andrebbe a risparmiare in futuro sulla salute generale dell’intera nazione. 

Per meglio informarvi su quanto sta accadendo in materia vi allego un post edito da  QS – Quotidiano Sanità, un blog del quale vi pubblico il link per esortarvi ad andare a visitarlo quotidianamente per i temi trattati.

Sigarette elettroniche. Il 9 luglio operatori in piazza contro la tassa 

La mobilitazione contro l’accisa si svolgerà il 9 luglio a Roma, davanti il Parlamento. L’Anafe, tra i promotori, accusa il governo: “Il rischio è quello di distruggere un mondo composto da 3mila imprese e da 5mila persone che hanno investito grosse cifre”. 

02 LUG – L’industria del fumo elettronico scende in piazza contro gli ultimi provvedimenti del governo che hanno introdotto una nuova tassa sulla e-cig. “Tutti gli operatori del settore – lancia l’appello una nota dell’Anafe – sono chiamati a manifestare la propria contrarietà alla tassa ammazza sigaretta elettronica per il prossimo 9 luglio a Roma, in piazza Montecitorio, davanti il Parlamento, dalle 9.00 alle 13.00”.

L’Associazione nazionale del fumo elettronico accusa il governo di “non avere minimamente idea delle conseguenze di ciò che sta facendo”. Secondo l’Anafe infatti “imporre l’applicazione dell’imposta di consumo pari al 58,5% sul dispositivo, sulle parti di ricambio dello stesso, che includono anche cavi USB e batterie come quelle dei cellulari, e sulle ricariche, parificando tali prodotti sul piano della tassazione alle sigarette, equivale a mettere sullo stesso piano un prodotto che uccide con uno che fa molto meno male. Un concetto questo riaffermato da soggetti quali l’Istituto Superiore di Sanità, dal prof. Umberto Veronesi e tanti altri”.

Il rischio è quello di distruggere “il mondo dei produttori, distributori e commercianti del settore della sigaretta elettronica, sviluppatosi in Italia negli ultimi 24 mesi”. La conseguenza sarebbe quella di “distruggere un mondo fatto di 3000 imprese e 5000 persone che hanno investito cifre importanti, spesso frutto di liquidazioni da lavoro perso, e in gran parte ancora da recuperare”.

Alla manifestazione ha aderito anche Puff, azienda torinese del settore. “Chiediamo al governo – è l’appello di Umberto Roccatti, ad della società – di sostenere e di non penalizzare le aziende serie e di rilevanza internazionale che, come la nostra, contribuiscono al Made in Italy e creano non solo profitto, ma anche migliaia di posti di lavoro, soprattutto tra i giovani”.

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Caldo e afa in arrivo, il Ministero ci informa ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 17, 2013

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CALDO IN ARRIVO: COME DIFENDERSI? IL MINISTERO LANCIA “ESTATE SICURA”

scritto da Sergio Anzi in Notizie Italia fonte: Mondo Informazione

 

Caldo, anzi: molto caldo. Le previsioni non lasciano spazio ad equivoci: fa caldo e le temperature saliranno ancora di più. Questa estate si è fatta pregare, ma a quanto pare ci farà pesare la sua presenza.

Caldo e afa, temperature in aumento e pericolo “ondate di calore”. Come difendersi? I consigli del Ministero della Salute.

Come ogni anno, insieme al caldo e all’estate, arrivano le ondate di calore con il loro strascico malessere e malori. Quest’anno abbiamo dovuto aspettare un po’ di più del solito, abbiamo avuto temperature più basse della media e, per questo motivo, le conseguenze delle ondate di calore potrebbero essere più pesanti ed avvertite dal nostro organismo con maggiore gravità.

Il Ministero della Salute, allo scopo di mitigare le conseguenze nefaste della tanto attesa estate, ma soprattutto di prevedere le ondate di calore almeno 72 ore prima che si possano verificare, ha reso noto, attraverso una nota del ministro Lorenzin, l’elaborazione del programma “Estate Sicura 2013″. Ecco la nota del Ministro:

In previsione di possibili incrementi di temperatura collegati all’approssimarsi della stagione estiva che potrebbero costituire soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione un rischio per la salute, il Ministero ha varato anche quest’anno, a supporto delle iniziative locali, il Programma Nazionale di Prevenzione ”Estate sicura 2013” ed ha reso disponibili sul sito istituzionale informazioni e consigli sulle misure generali da adottare per affrontare il caldo senza rischi. Nell’ambito del programma è operativo nelle principali città il Sistema nazionale di Previsione e Allarme per ondate di calore, che consente di individuare, con un anticipo di almeno 72 ore le condizioni meteo-climatiche che possono avere un impatto significativo sulla salute delle categorie più esposte, consentendo alle autorità locali di attivare sul territorio piani di sorveglianza e prevenzione nei confronti delle fasce di popolazione più a rischio (anziani fragili, malati cronici, neonati e bambini piccoli, i senza fissa dimora)

I consigli sono sempre gli stessi, ma vale la pena di ricordarli e di fare attenzione, soprattutto agli anziani e alle persone che maggiormente soffrono il caldo: non uscire nelle ore più calde, rinfrescare in modo confortevole l’ambiente domestico e di lavoro (cercando di arearlo, magari bloccando il passaggio della luce, ma non quello dell’aria e facendo attenzione a non esagerare con l’aria condizionata o ancora peggio, con i ventilatori meccanici), soprattutto bere molti liquidi e avere un alimentazione ricca di frutta e verdura (che di liquidi ne contengono molti), moderare molto (meglio ancora: eliminare) l’uso di bevande alcoliche e caffeina, fare pasti leggeri, vestire in modo comodo e leggero.

Questi ed altri consigli li potete ritrovare sul sito del Ministero, seguirli è un ottimo modo per non rovinarsi la stagione più attesa dell’anno.

fonte: Mondo Informazione

Famiglie  d’Italia

Non sempre la pasta ingrassa ( Famiglie d’ Italia News )

giugno 13, 2013
pastaCarboidrati pasta, sì ma se cotta al dente ( fonte: Tgcom24 )
Meglio del pane per avere ebergia e restare snelli
Quando viene il momento di rimettersi in linea, la prima cosa che si fa di solito è eliminare i carboidrati dalla tavola. Ma gli esperti ammoniscono:
evitarli completamente è sbagliato: l’importante è semmai scegliere quelli giusti per garantire al nostro fisico la “benzina” necessaria alle attività quotidiane. Sono alleati del nostro benessere quelli che vengono assimilati lentamente: la pasta, ad esempio, è perfetta per lo scopo, purché sua di grano duro e sia cotta al dente, decisamente da preferire al pane bianco.  
L’indicazione arriva dai massimi esperti mondali di alimentazione, i quali hanno stilato il primo “Documento di Consenso” internazionale sull’Indice Glicemico (IG) dei carboidrati. L’indice misura la rapidità con cui sale il valore della glicemia nel sangue dopo aver mangiato un alimento contenente 50 grammi di carboidrati e confrontando questo valore con quello che si registra dopo l’assunzione di glucosio, al quale è attribuito convenzionalmente il valore di 100. Vengono considerati carboidrati ad alto Indice Glicemico (IG), quelli dal 70 in su, quelli a medio IG stanno fra 56 e 69 e quelli a basso IG sono inferiori a 56.
Spiega Andrea Poli, direttore scientifico di Nutrition Foundation of Italy: “Per una dieta sana non basta tener conto dei grassi, ma anche dei carboidrati, della loro quantità ma soprattutto della qualità. Da questo punto di vista, il carboidrato che ne esce meglio è la nostra pasta che, se è di grano duro e cotta ‘al dente’ ha un IG di 45, preferibile al pane bianco (70). Ma se la pasta è troppo cotta l’IG sale. Così come sale l’IG dei riso e di tutti i carboidrati contenenti amido se la cottura viene prolungata”.
Le patate si comportano in modo curioso. Se vengono cotte al microonde valgono 117, al vapore 93, bollite 77, se le mangiamo subito dopo la cottura. L’IG scende però sensibilmente se le mangiamo fredde di frigorifero, magari condite con un filo di olio extravergine e prezzemolo.
Il riso, invece, ha un indice altissimo, pari a 104: Va molto meglio il riso basmati (53) o il parboiled (69), sempre che siano cotti al dente.
Aggiunge Livia Augustin del St. Michael’s Hospital di Toronto che l’IG può essere ridotto anche da alti contenuti di fibre: per questo è bene che nella dieta siano presenti cereali non raffinati e legumi come fagioli (21-32), ceci (22-34) e lenticchie (42).

Persino i dolci, se consumati con moderazione, hanno un indice non altissimo, perché in genere sono confezionati con fruttosio (18-22), mentre il saccarosio è a 65, sempre meno del glucosio.

Famiglie  d’Italia

Latte materno o latte artificiale, questo è il dilemma ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 9, 2013

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Mentre molte mamme si ribellano (Basta latte artificiale e omogeneizzati: le mamme si ribellano alla crisi) la dottoressa Chiara Cuoghi presenta un suo rapporto sull’argomento pubblicato da  Romagna Mamma.

In un anno spesi 105 milioni per latte artificiale. La pediatria: E’ un farmaco senza effetti collaterali ” 

“Biologicamente sappiamo che massimo l’uno o il due per cento delle mamme non sono in grado di allattare: dobbiamo considerare il latte artificiale come un farmaco privo di effetti collaterali“.

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Così Chiaria Cuoghi, pediatra di comunità dell’Ausl di Ferrara, inizia la presentazione del Rapporto, pubblicato a ottobre 2012 (su dati 2011), sull’allattamento al seno in Emilia Romagna nel corso della piazza sull’allattamento di Ravenna. Dati dai quali emerge che in Emilia Romagna c’è una buona diffusione dell’allattamento al seno, superiore a molte altre regioni del resto d’Italia, ma sul tema c’è ancora tanto da fare. Prima di tutto le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità: l’allattamento esclusivo al seno è indicato nei primi sei mesi di vita di un bambino. “Come tutti i mammiferi riceviamo il latte dalle nostre mamme e questo è il modello ideale a cui dobbiamo fare riferimento”, spiega Chiara Cuoghi che ha realizzato il rapporto insieme alla collega Simona Di Mario.

Ed ecco qualche dato rilevante:  le famiglie italiane, secondo il rapporto, hanno speso tra il 2005 e il 2006 105 milioni di euro per il latte artificiale, negli Usa una maggiore diffusione dell’allattamento al seno eviterebbe 720 decessi post natali all’anno.

Ma culturalmente non siamo ancora pronti al grande passo: “Su Google cliccando la parola allattamento si trovano 24.000 immagini, soprattutto religiose ma al corso di catechismo troviamo immagini che esaltano l’allattamento artificiale, così come nelle pubblicità, seppure relativamente a prodotti che non hanno a che fare con l’allattamento”.

La ricerca sulla prevalenza dell’allattamento viene effettuata in regione ogni tre anni attraverso un questionario rivolto alle mamme o agli accompagnatori di tutti i bambini che si recano a fare la prima vaccinazione, scegliendo un periodo campione. Nel 2011 i questionari raccolti sono stati 6604.  Il 28 per cento delle intervistate è straniera, il 37 ha partecipato a un corso di accompagnamento alla nascita (frequentato più dalle donne italiane).

Il tasso di prevalenza dell’allattamento al seno è pari al 55 per cento a tre mesi di vita del bambino che scende a 37 per cento a cinque mesi.  Le donne straniere allattano al seno più di quelle italiane e aumentano nel tempo, sia a tre che a cinque mesi dei piccoli. Le mamme che allattano al seno sono quindi per lo più straniere, hanno studiato, hanno più di un figlio.

Dal rapporto emerge anche un quadro a tinte non proprio chiare sulle aziende sanitarie locali: solo tre su dieci hanno un gruppo multidisciplinare sull’allattamento, la formazione è insoddisfacente: le ostetriche sono un supporto ritenuto più efficace dei pediatri.

fonte: Romagna Mamma

Famiglie  d’Italia

Meno carne, si vive meglio e più a lungo ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 7, 2013

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Dieta vegetariana: si vive più a lungo

( minor rischio di morte per malattia con la dieta verde: fonte: Salute – La Stampa )

La dieta vegetariana ridurrebbe il rischio di morte per le diverse cause e malattie. Foto: ©photoxpress.com/Piotr Przeszlo

Chi segue una dieta vegetariana è stato trovato essere a più basso rischio di morte per le diverse malattie, e in particolare per quelle cardiovascolari.
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Più protezione dalle malattie e vita più lunga per chi sceglie di alimentarsi vegetariano.
Questo quanto affermato da un nuovo studio riportato su JAMA Internal Medicine.

Come suggerito da precedenti studi, la protezione offerta dalla dieta verde si otterrebbe nei confronti di diverse malattie croniche e potenzialmente mortali come, per esempio, l’ipertensione.
Ma in questo nuovo studio, l’accento è stato posto sulla riduzione del tasso di mortalità per tutte le cause. Qui, il dottor Michael J. Orlich e colleghi della Loma Linda University in California hanno analizzato i casi di morte per tutte le cause e per causa specifica di oltre 73mila uomini e donne.

Dopo aver raccolto le risposte a un questionario sulle abitudini alimentari e la dieta seguita dai partecipanti, i ricercatori hanno diviso i volontari in cinque distinti gruppi, o categorie: i non-vegetariani (o onnivori); i semi-vegetariani; i pesco-vegetariani (ossia quelli che di animale mangiano solo pesce, compresi i frutti di mare); i lacto-ovo-vegetariani (quelli che mangiano anche uova e latticini e, infine, i vegani (quelli che non mangiano alcun prodotto di origine animale).

I risultati finali hanno mostrato che durante il periodo medio di follow-up, di quasi 6 anni, ci sono stati 2.570 decessi. Il tasso di differenza tra le morti avvenute tra gli onnivori e i quattro gruppi di vegetariani variava da uno 0,88 per cento a un 12 per cento, con una maggiore riduzione di questo tasso di mortalità tra i vegetariani.

Sebbene la causalità non sia del tutto chiara, è risultato evidente che vi era una maggiore riduzione del rischio di morte tra le persone che seguivano una dieta vegetariana. In più, l’associazione sembra favorire gli uomini, piuttosto che le donne, con una significativa riduzione nella mortalità per malattie cardiovascolari, ischemie e altri eventi cardiaci.
I ricercatori concludono pertanto che vi è un’associazione tra la dieta vegetariana e la riduzione del rischio di morte per le diverse malattie croniche, rispetto alla dieta onnivora.

fonte: Salute – La Stampa

Famiglie  d’Italia

I dieci diritti del paziente oncologico ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 5, 2013
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Tumori: Veronesi presenta i 10 diritti del malato (fonte:Gaianews.it )
Presentato dal professore il decalogo con le regole per mettere al centro il paziente e i suoi diritti.

Umberto Veronesi ha presentato all’Istituto europeo di oncologia, i dieci diritti inviolabili del paziente oncologico. Al centro dei dieci punti sta il paziente oncologico che deve essere sostenuto dal sistema sanitario al quale viene richiesta una vera e propria svolta che metta al centro l’etica della cura e del rapporto con il paziente

Veronesi ha spiegato che il primo diritto deve essere quello a cure che abbiano una validazione scientifica. Cure che non sono scientificamente valide non dovrebbero essere somministrate e rischiano di illudere il paziente.

Il secondo diritto riguarda i tempi di cura: le cure devono essere sollecite. Chi ha dovuto attendere tempi lunghi per un esame sa quanto sia importante quest’aspetto nel vissuto di un malato. “Per eliminare le liste d’attesa, negli istituti oncologici, l’Italia dovrebbe applicare il modello francese”, spiega Veronesi. “Dovremmo avere non 8 o 9 istituti oncologici, ma 30, su tutto il territorio nazionale”.

E sempre per tenere il malato al centro e non certo la preparazione di un medico, Veronesi indica come terzo diritto, quello di chiedere una seconda opinione ad un altro specialista senza pensare di poter offendere il primo.

Il quarto diritto è quello alla privacy: negli ospedali dovrebbero essere presenti più camere singole e la privacy del paziente dovrebbe essere sempre rispettata.

Il quinto diritto è quello di conoscere la verità sulla malattia:”Una verità che va sempre raccontata con umanità, senza terrorizzare il paziente”, spiega Veronesi “Perché una cosa è la verità diagnostica, un’altra la verità prognostica. E noi medici siamo i primi a non avere certezze. E può anche capitare, raramente, la regressione spontanea della malattia”.

Il sesto diritto del paziente riguarda il dialogo con il medico che serve a veicolare informazioni: il medico deve parlare lentamente e in maniera comprensibile. La modulistica del “consenso informato” non può essere un paravento dietro cui difendersi

Il settimo diritto riguarda quello del rifiuto alle cure che è previsto dall’articolo 32 della Costituzione: “Chi non vuole essere curato ha il diritto di non farsi curare”, dice Veronesi. “Al medico il compito di una mediazione intelligente, che permetta magari di accettare le cure se non in toto almeno in parte”.

L’ottavo diritto è quello del testamento biologico che permetto al paziente di rifiutare in anticipo lo stato vegetativo.

Il nono è il diritto a non soffrire:”È un’importante svolta culturale, quella dell’ospedale senza dolore”, spiega Veronesi. “Oggi abbiamo per fortuna farmaci validi, come la morfina, che consentono di evitare inutili sofferenze”.

Il decimo è il diritto al rispetto e alla dignità.Di difficile e ampia attuazione. Il professore ha però ricordato quanto sia importante per i malati l’affetto e la vicinanza dei cari e quanto siano importanti quindi ospedali più aperti che consentano ai pazienti di ricevere tutto l’affetto e l’attenzione possibili.

by Gaianews.it

Famiglie  d’Italia

Microbolle al servizio delle alghe destinate ai biocarburanti ( Econota 107 )

maggio 31, 2013

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Le microbolle consentono una produzione più efficiente di alghe destinate ai biocarburanti by Timon Singh

I biocarburanti derivati dalle alghe sono uno dei combustibili alternativi più promettenti sul mercato. Lo svantaggio principale finora è stato l’altoi costo di produzione e l’utilizzo di molta energia. Utilizzando un nuovo ” metodo di raccolta” con microbolle, una squadra della University of Sheffield crede di aver trovato un modo per fare delle alghe una fonte di combustibile commercialmente più valida.

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Il problema principale nella produzione di biocarburanti è rappresentato dalla rimozione delle alghe dall’acqua e in modo che possano essere elaborate in modo efficace. Questo richiede di solito un grande investimento di tempo ed energia. Il team ritiene che producendo microbolle in una soluzione contenente alghe queste possano essere fatte galleggiare sulla superficie dell’acqua rendendole facilmente estraibili.

Secondo il  professore Will Zimmerman  il metodo a microbolle utilizza 1000 volte meno energia rispetto ai metodi precedenti e può essere utilizzato a costi inferiori. Il professor Zimmerman ha detto: “Pensavamo di aver risolto un grave ostacolo per le imprese di trasformazione dei biocarburanti da alghe  quando abbiamo usato microbolle far crescere le alghe più densamente”, “Si è scoperto tuttavia che i biocarburanti  da alghe ancora non potevano essere prodotti economicamente sia a causa della difficoltà nella raccolta che nell’alimentazione delle alghe. Abbiamo dovuto sviluppare una soluzione a questo problema e ancora una volta, le microbolle hanno fornito una soluzione. “

Un certo numero di compagnie aeree, tra cui Lufthansa, British Airways, United, e Virgin, stanno già investendo in biocarburanti da alghe  e il mercato è destinato a crescere in modo esponenziale. Infatti, all’inizio di questa settimana Etihad, compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, ha fatto volare sul Golfo il primo volo di linea alimentato a biocarburante. Anche la US Navy sta sperimentando biocarburanti derivati da alghe.

Ulteriori informazioni sulle ricerche del team si trovano nella rivista Biotecnologie e Bioingegneria

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Lo Stato di Washington afferma ufficialmente che i ciclisti emettono più CO2 degli automobilisti e quindi devono essere tassati; potrebbe succedere anche da noi in Italia?by Tafline Laylin e Paolo Broglio

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Photo via Shutterstock

Nel tentativo di raccogliere fondi per un progetto di legge del valore di 10 miliardi dollari per migliorare il trasporto nello stato di Washington, i legislatori vogliono imporre una tassa di $ 25 su tutte le biciclette che costano più di $ 500. Quando i proprietari di attività commerciali locali e i frequentatori del  blog di Bike Seattle Washington hanno contattato  Ed Orcutt , un membro del Comitato Trasporti di Stato, per mettere in discussione la tassa, Orcutt ha affermato che i ciclisti non stanno contribuendo alla circolazione stradale e per la loro elevata respirazione producono emissioni di carbonio maggiori di automobilisti.

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Photo via Shutterstock

“Mi dispiace ma io credo che i ciclisti devono cominciare a pagare per le strade che percorrono  piuttosto che gli automobilisti “, ha detto Dale Orcutt Carlson, proprietario di Bici a Tacoma, in una e-mail. Il che non sembra una cosa così irragionevole.

“A ciclisti [sic] hanno un aumento della frequenza cardiaca e della respirazione”, ha detto Orcutt. “Ciò significa che i ciclisti sono in realtà inquinanti  “

Proprietari di piccole imprese che vendono biciclette sono preoccupati ; ulteriori costi legati alla nuova legge fiscale farà male il loro business. Altri sottolineano che i ciclisti dello stato di Washington State potrebbero contribuire in altri modi.

“I ciclisti già pagano tasse sostanziali per il nostro sistema di trasporto, comprese le imposte sulle vendite, imposte sulla proprietà e tasse federali che insieme coprono i due terzi di tutte le spese di trasporto a Washington”, ha detto Evan Manvel, uno scrittore per Seattle Club Cascade biciclette .

Nel frattempo ecco una domanda: perché si stanno tassando i ciclisti quando le emissioni di carbonio delle auto sono il vero nemico? Cosa succederebbe in Italia ad una simile proposta ?

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Italia Unita per la Scienza, sabato 8 giugno 2013 ( Famiglie d’Italia Salute News )

maggio 23, 2013

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FederFauna sostiene ”Italia Unita per la Scienza”, l’8 giugno in tutta Italia

L’ evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica” nasce da alcune persone vicine o aderenti al gruppo di divulgazione scientifica Pro-Test Italia e si pone come obiettivo quello di far fronte ai problemi dell’Italia per quanto riguarda la cultura scientifica. I recenti episodi (caso staminali, occupazione stabulario di Milano e tanti altri) hanno reso ancora più urgente la necessità di instaurare un dialogo aperto tra ricercatori, università, mass media e cittadini comuni.

Sempre più spesso viene dato risalto all’emotività trasmessa attraverso i mezzi di informazione e sempre meno spazio viene dato alla correttezza scientifica. Se è vero che l’aspetto umano ed etico di ogni questione andrebbe sempre preso in considerazione, è fondamentale che non si faccia a meno dal secondo aspetto. L’obiettivo di questo evento è, dunque, aprire un dialogo su temi molto importanti che hanno e avranno ripercussioni sul futuro del Paese per quanto riguarda salute, alimentazione e ambiente, in modo che l’aspetto scientifico sia protagonista e non una voce tra le tante.

L’evento consiste in una serie di convegni contemporanei in diverse città sul tema della disinformazione scientifica e sullo stato della ricerca in Italia. Il modo più semplice e di minor costo per realizzare questo evento è quello di rendere ogni città, una volta stabilito un nucleo di organizzatori e responsabili, almeno parzialmente indipendente.

L’idea è, quindi, quella di iniziare l’evento con un discorso generale introduttivo sulla disinformazione scientifica e lo stato della ricerca in Italia (attraverso video registrato o streaming), tenuto da un personaggio di spicco noto al pubblico medio.

Dopodiché ogni città avrà, sotto controllo di supervisori nominati, autonomia nel proporre e gestire gli argomenti da trattare.

I temi principali sono:

Sperimentazione animale
OGM
Cellule staminali e altre frodi mediche
Vaccini e autismo
Sismologia e previsioni
Scie chimiche

Alcuni temi, come sperimentazione animale e OGM, sono indicati per tutte le sedi, mentre gli altri verranno discussi sono in alcune città e la cui scelta dipenderà prevalentemente dalla disponibilità di relatori e dall’attitudine delle università coinvolte.

Altre relazioni suggerite, di carattere generale e non attinenti a un tema specifico, possono riguardare l’importanza delle fonti (capire se chi parla ha le conoscenze per farlo) e le bufale scientifiche, temi sempre più importanti nell’era dei social network.

L’evento proposto non vuole essere una “lezione” da parte degli scienziati/professori alla cittadinanza da istruire, ma un dibattito aperto. Lo scopo di questo evento è mettere le carte in tavola e rendere argomenti complessi almeno in minima parte comprensibili, aprendo un dialogo che renda chiaro, ove possibile, come la scienza e il metodo scientifico siano mezzi imprescindibili per una visione critica.

Per saperne di più CLICCA QUI

fonte: FederFauna

Famiglie  d’Italia

Come scoprire la celiachia in tempo ( Famiglie d’Italia Salute News )

maggio 19, 2013

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Basterà un esame del sangue per scoprire la celiachia

( fonte: La Stampa .it )
Il test sviluppato dai ricercatori dell’Istituto pediatrico Gaslini
con l’Università di Verona
Alessandra Pieracci
Genova
Un test, sviluppato in anni di lavoro dai ricercatori dell’Istituto pediatrico Gaslini in collaborazione con l’Università di Verona, consente, grazie a una semplice analisi del sangue, di verificare se un soggetto predisposto alla celiachia si ammalerà o no (con un anticipo che varia da pochi mesi fino a sei anni). Si tratta di una diagnosi precoce importante soprattutto per i casi a sintomatologia atipica o silente. Il test è stato brevettato ed è pronto per un’utilizzazione pratica diffusa. Per il momento si può effettuare presso i laboratori del Gaslini. E’ un aiuto, come spiega il professor Antonio Puccetti del Laboratorio di Immunolo gia Clinica e Sperimentale del Gaslini (che ha lavorato con il professor Claudio Lunardi e la dottoressa Giovanna Zanoni di Verona) nella complessa battaglia contro una patologia benigna sì, ma molto diffusa.

La celiachia è la patologia più frequente delle malattie autoimmuni, prima ancora dell’artrite reumatoide (una persona su 100-150 in Nord America ed Europa), per un totale di 600 mila in Italia, anche se la diagnosi riguarda solo un settimo di chi ne soffre, perché ne esistono forme silenti: 135800 casi in Italia nel 2011, contro i 6000 del 2005, con un aumento del 19% l’anno. Nei bambini blocca la crescita, provoca forti dolori e disturbi intestinali, negli adulti può causare l’infertilità nelle donne, l’anemia negli uomini, in alcuni casi dermatite erpetiforme (il 5% dei celiaci diagnosticati), ma anche quadri neurologici che simulano la sclerosi multipla, come la demienilizzazione, di fatto la debolezza muscolare. L’opportuna dieta priva di glutine cancella i sintomi neurologici e l’infertilità, le dermatiti devono invece essere curate con farmaci.

Lo studio del Gaslini, pubblicato sulla rivista Immunologic Research, dimostra la possibilità di prevedere l’insorgenza della malattia prima del su esordio e della positivizzazione dei test diagnostici classici. I soggetti affetti da celiachia, ma non i soggetti sani, producono anticorpi diretti contro una particolare proteina del virus, detta VPZ. Studianto una casistica di oltre trecento bambini genericamente predisposti a sviluppare la celiachia (scelti tra piccoli affetti da diabete di tipo 1 per poter utilizzare prelievi di sangue che comunque i piccoli avrebbero dovuto effettuare) si è verificato che circa il 10 % dei soggetti analizzati ha sviluppato la malattia nel corso del follow up, e si trattava dei bimbi nel cui sangue comparivano già dieci anni prima gli anticorpi diretti contro la proteina VP7 del Rotavirus. Sono gli anticorpi che riconoscono anche una proteina presente sulla superficie di tutte le cellule intestinali e quindi interagendo destabilizzano la barriera intestinale danneggiando l’impermeabilizzazione e lasciando così aperta una via di ingresso al glutine, contro il quale viene rivolta la risposta infiammatoria che si sviluppa da parte del sistema immune dei soggetti celiaci.

Accertata la previsione di malattia, si potrà procedere con analisi del sangue semestrali per intervenire all’immediata insorgenza: una dieta preventiva infatti è inutile, oltre che costosa, dato che l’assistenza sanitaria italiana contribuisce all’alimentazione speciale solo dopo diagnosi effettuata con analisi del sangue, che verifica la presenza di particolari anticorpi diretti contro un enzima, Translutaminasi, e con gastroscopia (per effettuare una biopsia).

«La celiachia è una patologia subdola – dice il professor Lorenzo Moretta, direttore scientifico del Gaslini – che può portare danni notevoli a un organismo in accrescimento, quindi una diagnosi precoce è importantissima». Come spiega il professor Puccetti, la celiachia è una malattia cronica dell’intestino tenue, dovuta a una intolleranza al glutine (proteina contenuta nel frumento, orzo, segale e avena) assunto attraverso la dieta. La predisposizione è genetica, riconducibile alla presenza di uno di due geni, HLADQ2 o DQ4, ma non si tratta di una malattia genetica, ovvero inesorabile se i geni sono presenti. Ci si può ammalare o no, e questo nuovo test può stabilirlo in anticipo.

Fonte:  La Stampa.it ( Scienza 15/05/2013 – salute )

Famiglie  d’Italia

Alzheimer, da Milano un’ottima iniziativa

maggio 17, 2013
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Alzheimer, Milano Lancia il ” Piano ” per assistere famiglie e malati ( fonteVitadiDonna Community )
Pubblicato 16 Maggio 2013
Di Antonio Luzi
La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante, con esordio prevalentemente senile (oltre i 65 anni, ma può manifestarsi anche in epoca precedente) e con un tempo di vita media di circa sette anni.

Meno del 3% della popolazione vive più di quattordici anni dopo la diagnosi.

L’aspettativa di vita è particolarmente ridotta rispetto alla popolazione sana quando la malattia di Alzheimer colpisce i più giovani. Gli uomini hanno una prognosi di sopravvivenza meno favorevole rispetto alle donne.

La malattia è la causa di morte nel 70% dei casi. La polmonite e la disidratazione sono le cause immediate più frequenti di morte.

Al momento non ci sono prove definitive per sostenere l’efficacia di una qualsiasi misura preventiva o curativa per la malattia di Alzheimer.

Una diagnosi tempestiva è estremamente importante perché permette di formare in modo corretto e completo i familiari, programmare gli interventi assistenziali, distinguere la malattia di Alzheimer da altre forme di demenza e di impostare subito il trattamento farmacologico.

In Italia si calcola che esistano 600.000 malati di Alzheimer. Un numero, secondo alcuni, in costante aumento che ha fatto si che questa malattia sia un fenomeno sociale importante e che sempre più peserà nel futuro sulla nostra assistenza sanitaria.

Per questa ragione iniziative come quella del Comune di Milano, che ha annunciato attraverso l’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino il lancio di un  “Piano Alzheimer”, sono estremamente importanti.

Le azioni che verranno svolte dal “Piano Alzheimer” sono il frutto del lavoro delle otto associazioni di volontariato che nel comune di Milano si occupano della malattia.

Majorino ha spiegato che “a Milano ci sono 14 mila persone malate di Alzheimer e ogni anno si registrano circa mille nuovi casi”, ed ha aggiunto “vogliamo che Milano si attrezzi ad affrontare per tempo e in modo lungimirante una situazione che altrimenti potrebbe diventare emergenza”.

Il piano prevede quattro tipi di azioni che possano aiutare i malati di Alzheimer e le loro famiglie.

  • Il primo è quello di una linea telefonica che darà informazioni ai cittadini;
  • verranno poi aperti otto nuovi centri di ascolto e accompagnamento per fornire assistenza psicologica alle famiglie dei malati che non sono stati ancora riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale; 
  • verranno aumentati i centri di ritrovo dedicati a malati e familiari; 
  • il comune di Milano aprirà dei corsi di formazione per badanti specializzate nella cura dei pazienti di Alzheimer che verranno inserite in un albo di riferimento.

fonteVitadiDonna Community 

Famiglie  d’Italia

Si potrebbe risparmiare benzina, ma nessuno vuole ( Famiglie d’Italia notizie ripescate )

maggio 13, 2013

Inventa il sistema per risparmiare carburante ma la sua idea non interessa

Scopre un sistema per risparmiare benzina ma nessuno lo ascolta ( fonte: Infiltrato.it )

Mentre gli svizzeri, che non a caso sono avanti anni luce rispetto a noi italiani, hanno iniziato a montarlo in alcune carrozzerie. Ecco l’assurda storia di Leonardo Grieco, che ha inventato un sistema per risparmiare benzina ed abbattere le emissioni del 60% ma in Italia viene preso per pazzo.

Il meccanico Leonardo Grieco ha messo a punto il Kinetic Drive System, che permette alle auto di dimezzare i consumi di carburante, abbattere le emissioni del 60 per cento e allungare la vita del motore dell’80 per cento. Il Kds, scartato dalle grandi case automobilistiche (tra cui la Fiat), viene montato in alcune carozzerie svizzere.

Si chiama Kinetic Drive System (Kds) e promette di dimezzare i consumi di carburante, abbattere le emissioni del 60 per cento e allungare la vita del motore dell’80 per cento. L’invenzione porta la firma di Leonardo Grieco, un meccanico di lungo corso di Saltrio (Varese), uno di quelli che si è “guadagnato i galloni in officina – come dice lui stesso -, in anni di lavoro”, sporcandosi le mani oltre ad usare la testa.

Oggi il suo Kds, dopo essere stato brevettato, ha ottenuto dalla motorizzazione svizzera l’autorizzazione ad essere montato sui veicoli e in un’officina del Canton Ticino è già possibile farselo installare per poco meno di 2 mila euro. Per un non addetto ai lavori non è semplice intuirne il funzionamento, ma in buona sostanza il Kds è composto da una centralina che interviene sul meccanismo della frizione.

“Una volta accelerata la massa – spiega l’inventore – la macchina resta su un numero di giri ottimale e ad ogni cambio di marcia, grazie a questo sistema si risparmiano 700 giri motore. Infatti, mentre normalmente si scende al minimo di giri, qui si utilizza il motore soltanto quando dà la coppia migliore, fra i 1700 e i 2300 giri. Praticamente a parte lo spunto iniziale, la macchina viaggia quasi sempre a basso regime, basta dare un colpo di gas ogni tanto e ci si mantiene a velocità di crociera. Il pedale della frizione non c’è e per cambiare si usa solo la mano”.

leonardo-grieco-kdsIl signor Grieco ha montato il sistema su una vecchia Skoda 1900 turbo diesel: “Ho già fatto 50 mila chilometri con questa macchina e i risultati sono sorprendenti. Questa auto, che oggi ha 290 mila chilometri, fa abitualmente attorno ai 500 chilometri con un pieno, da quando ho montato il sistema Kds sono stabilmente sopra i mille”. Al signor Grieco dobbiamo credere sulla parola. Oltre ad aver visto la centralina montata e ad aver percepito il suo vibrante entusiasmo, non abbiamo infatti a disposizione elementi empirici sufficienti ad avvalorare la sua scoperta, se non un breve viaggio di prova da cui effettivamente abbiamo potuto constatare che il pedale dell’acceleratore viene usato davvero poco.

 Se quanto promesso fosse vero si tratterebbe di una innovazione sensazionale. Con macchine capaci di percorrere normalmente 50 km con un litro. Di questa vicenda colpisce anche un’altra cosa: “Questa scoperta potrebbe valere metà del combustibile mondiale – dice Grieco – ci ho speso dieci anni di lavoro e tentativi. Soldi, tempo e impegno. Nessuno ha però voluto darci retta. Nessuno ha voluto vederlo e capirne il funzionamento. Abbiamo scritto alle case automobilistiche di tutto il pianeta: a Marchionne, a Montezemolo, negli Stati Uniti, in Corea, dappertutto. Abbiamo speso un capitale in lettere e raccomandate. Le risposte che ci sono arrivate sono tutte uguali. Hanno tutte lo stesso desolante tenore, ne ho un cassetto pieno”.

Insomma, Grieco ha scritto e presentato il suo Kds alle principali case automobilistiche che hanno sempre risposto alla stessa maniera: “Ci dispiace tanto, ma la sua invenzione non ci interessa”. Ma l’inventore del Kds non ci sta: “Questi signori dovrebbero scendere dalle loro scrivanie e toccare con mano, sedersi sulla macchina e provarla prima di dire che non gli interessa. Prima provi, studi, poi mi dici che non funziona. Una bocciatura motivata la posso anche accettare. Ma una chiusura a priori no. Nelle cose, per capirle, bisogna metterci il naso”.

grieco-intervistaDal momento che nessuna casa automobilistica ha creduto nel progetto, Grieco ha stretto un accordo con un’officina elvetica che ha accettato di montare il sistema sulle auto svizzere: “Siamo andati alla motorizzazione del Canton Ticino, hanno provato il sistema, hanno verificato le caste e dopo dieci giorni avevamo in tasca l’autorizzazione a montarla. Una cosa simile in Italia, con tutta la burocrazia, sarebbe impossibile”.

Fonte: Infiltrato.it

Famiglie  d’Italia

Il bioreattore per la crescita algale sperimentale ( Econota 106 )

maggio 9, 2013

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Ricercatrice 17 vince un premio da 100.000 dollari con il bioreattore per crescita algale sperimentale.

di Morgana Matus

Sara Volz  ha inventato un processo che aumenta la quantità di biocarburanti prodotti dalle alghe e ha vinto  quest’anno il Intel Science Talent Search . La studentessa di Colorado Springs ha vinto il suo premio con un  progetto, che utilizza la selezione artificiale per individuare quali organismi siano in grado di trasformarsi in biocarburante. Questo nuovo metodo non solo aiuta a ridurre il costo complessivo del biocarburante da alghe  ma, curiosamente, è stato sviluppato principalmente nella camera da letto di Sara!

Sara Volz ha realizzato i cicli di luce (necessari per far crescere le alghe) in un laboratorio casalingo sotto il suo letto soppalco. La Volz ha cresciuto le sue alghe in un terreno contenente il pesticida sethoxydim che produce bassi livelli di acetil-CoA carbossilasi (ACCase), un enzima che è importante nella sintesi lipidica. Le alghe selezionate potrebbe produrre notevoli quantità di olio che potrebbero rendere il biocarburante commercialmente redditizio in futuro.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

La stufa solare

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Per milioni di persone nel mondo, qualcosa di semplice come fare il pranzo di tè o di cottura richiede ore di lavoro massacrante per trovare combustibile per un fuoco duraturo. Nei paesi in via di sviluppo le donne e le ragazze passano lunghe ore di raccolta di combustibili come ad esempio la legna mentre i loro fratelli maschi sono a scuola. One Earth Designs sa che in una sola ora abbastanza luce solare raggiuge la Terra per soddisfare teoricamente tutta l’energia necessaria l’umanità per un intero anno.  Attraverso la loro linea di stufe solari portatili in cui è decisivo il prezzo particolarmente basso, il loro obiettivo di sfruttare l’energia per un pianeta più pulito e socialmente giusto si fa più vicino.

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Attualmente, il prodotto più famoso dell’azienda è il Pro SolSource . Questo piatto parabolico utilizza pannelli riflettenti per raccogliere i raggi solari. L’energia del sole viene concentrata in un unico punto nell’ambito di un fornello che è costruito sopra il centro del dispositivo dove il cibo può essere bollito,cucinato alla griglia, al vapore o fritto. Perfezionata attraverso 13 cicli di prototipazione e test di campo con le comunità rurali in Cina occidentale, Pro SolSource è stato progettato per proteggere gli occhi dell’utente dai dannosi raggi UV fornendo una cucina comoda e conveniente anche con tempo nuvoloso. Secondo la società, la Pro SolSource può far bollire un litro d’acqua in dieci minuti senza produrre un grammo di inquinamento da anidride carbonica .

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

E’ in rete ” Percomprareitaliano.it “

aprile 24, 2013

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In questi giorni, a quattro anni e mezzo dalla nascita di questo blog, da noi  promosso ed attuato, ed a seguito del convegno tenutosi il 12 ottobre 2012 presso l’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano dal titolo ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia “, si apre un sito nel quale sarà proposto il meglio del Made in Italy. Si comincia presentando il meglio dei Sapori di Sicilia con tre confezioni offerte e ciò servirà per collaudare e migliorare il progetto. Poi, nel giro di un mese, l’offerta si aprirà ad altre regioni e ad un carrello spesa ” riassuntivo ” scegliendo tra il meglio dei prodotti offerti dal nostro territorio nazionale.

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 ( Umberto Napolitano e Natalina Torresani, una coppia felice, sposata ed insieme da una vita, orgogliosa della propria appartenenza ad una Nazione in grado di offrire ingegno,qualità e capacità produttiva: l’Italia! )
www.percomprareitaliano.it,  nato da un’idea del cantautore Umberto Napolitano, la cui storia artistica è riscontrabile ovunque, ed affidato per la gestione amministrativa alla moglie Natalina Torresani, ha lo scopo di mettervi in contatto con produttori, consorzi e grossisti primari permettendovi di acquistare direttamente da loro prodotti di alta qualità e tracciabilità esclusivamente italiani. Quindi è un e-commerce che nasce e si sviluppa a livello familiare, che si mette al servizio vostro e delle aziende, che agisce su mandato delle realtà presentate ed offerte, e che proprio alle famiglie è rivolto. L’alta qualità e tracciabilità dei prodotti sono garantiti dalle varie certificazioni di legge degli stessi, supervisionate da ESAE srl, spin-off Università degli Studi di Milano e ecologia applicata srl, Organizzazione scientifica di ricerca ambientale QuESTIO 2012… Quindi, il compito primario di percomprareitaliano.it è quello di favorire l’incontro diretto fra produttori ed acquirenti o almeno di ridurne al massimo i passaggi intermediari. Dopodiché trasferisce “in toto“ gli ordini ed i pagamenti da voi effettuati direttamente alle aziende presentate e da voi scelte, le quali vi invieranno quanto acquistato rispondendo personalmente nei vostri confronti del buon esito completo della trattativa.
Se il progetto godrà della vostra attenzione e fiducia, ci apriremo col tempo ad altri settori, quali abbigliamento, manufatti, turismo ecc. Noi abbiamo lavorato con impegno e serietà e così continueremo sperando di non deludere nessuno.
Famiglie  d’Italia

Mostra etnografica “Ancestral” al Museo D’Arte e Scienza di Milano

aprile 20, 2013

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Il 17 aprile al Museo D’Arte e Scienza di  Via Quintino Sella a Milano è stata inaugurata la mostra etnografica “Ancestral” che resterà aperta al pubblico sino all’8 di maggio.

Il nome di questo evento non poteva essere più indovinato: Infatti,  appena varcata la soglia di questo bellissimo  museo, ospitato in un magnifico palazzo situato proprio difronte al Castello Sforzesco, si entra, come attraversando un vero e proprio “stargate”, in un’altra dimensione, fuori la metropoli frenetica di tutti i giorni, dentro una quiete quasi irreale a contatto diretto con oltre 100 oggetti rituali, idoli sacri e raffigurazioni simboliche  provenienti dai cinque continenti che ripercorrono cinquecento  anni di storia.

E’ una vera e propria visione cosmica sciamanica quella che si presenta ai nostri occhi e che ci riporta alle origini primordiali dell’uomo, al suo rapporto diretto con la natura, al culto degli antenati, alle superstizioni ed alle credenze che sono state proprie dell’umanità e che ancora oggi sopravvivono in riti e cerimonie celebrati in tante parti del mondo.

La serata è stata poi  arricchita da due eventi collaterali, una conferenza tenuta dal Prof  Hildegard Antoni Carvajal  ideatore di Ancestral , fautore e membro attivo in particolare di Sangredeamerica.org, una organizzazione no-profit che quest’anno celebra i 20 anni di attività e composta da un gruppo di persone, tra cui scrittori, antropologi, musicisti, campesions, intellettuali e gente comune con l’obiettivo di promuovere la difesa e l’autodeterminazione delle comunità indigene, riconosciute dall’ONU solo nel 2006, diffondere il valore delle tradizioni ancestrali, il rispetto delle culture, dello stile di vita di questi nativi che ancora oggi sono purtroppo oggetto delle logiche di sfruttamento della “civilizzazione progressista”.

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Il Prof Carvajal ha parlato al folto pubblico intervenuto della sua esperienza di oltre 25 anni, insieme a etnologi, antropologi e musicisti. Ha effettuato numerosi viaggi e ha soggiornato con le popolazioni indigene e rurali del Sud America, dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania per riportare alla luce la loro vera storia e le loro tradizioni, la musica, la spiritualità i costumi e la saggezza degli ultimi sciamani, veri conoscitori dei segreti e dei meccanismi della natura, vittime per secoli di annientamento, colonizzazione e deculturizzazione etnica.

La serata si è chiusa splendidamente con alcuni brani eseguiti dal grandissimo compositore, musicista e pluristrumentista  Roland Ricaurte (oltre 2500 concerti in tutto il mondo e 10 albums), etnologo proveniente dall’Università Nazionale di Bogotà e membro attivo di Sangredeamerica, che ha suonato alcuni strumenti a fiato e a percussione della sua collezione composta da 197 meravigliosi pezzi autentici del continente americano, raccolti in tantissimi anni, generando sonorità di una limpidezza ineguagliabile che hanno avvolto i presenti trasportandoli in mondi ancestrali dove, come dice lo stesso Ricaurte, se si ascolta bene è possibile udire anche il passo della formica, melodie che ci hanno riportato alle splendide atmosfere del film Mission e delle colonne sonore del Maestro Ennio Morricone con il quale proprio Roland Ricaurte ha collaborato.

Prima di concludere voglio ringraziare pubblicamente il grande artista Marcelo Bottaro che mi ha invitato a questa splendida mostra e che era presente alla serata, appena rientrato dal Venezuela dove ha esposto con grande successo alla Galleria d’Arte Nazionale di Caracas le 12 battaglie di Simon Bolivar. Il richiamo non è casuale perché nelle tele di Bottaro ritroviamo proprio quella simbologia, quegli oggetti e quella spiritualità ancestrali che sono stati il fulcro di una serata veramente unica ed indimenticabile.

Un ringraziamento doveroso e  sentito al direttore del Museo d’Arte e Scienza di Milano, il dott Peter Matthaes  per questa mostra e per tutte le altre splendide iniziative che danno lustro alla cultura ed alla città di Milano.

by Stefano Micheli

Famiglie  d’Italia

E’ in arrivo una nuova microbatteria ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

aprile 19, 2013

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Una nuova microbatteria: si carica velocemente ed è potentissima

Dei ricercatori dell’Università dell’Illinois– Urbana-Champaign hanno creato delle microbatterie che si caricano 1.000 volte più velocemente delle batterie normali e possono, concretamente avviare un’automobile.

Le batterie sono agli ioni di litio e risultano non solo oltre 2000 volte più potenti di una batteria moderna, ma anche notevolmente più piccole.

Guidati dal professore di ingegneria William P King, alcuni ricercatori hanno creato una batteria che misura meno di un centimetro, ma che ha una potenza sufficiente per avviare la batteria scarica di un’auto.

Anodo e catodo utilizzano una microstruttura tridimensionale per un trasferimento di energia più veloce e un’uscita di potenza superiore.

Con tale struttura per questi due elementi essenziali per lo scambio degli elettroni all’interno della batteria, il team di ricerca ritiene che le batterie possano essere 30 volte più sottili, ma anche fornire 30 volte più energia.

La nuova tecnologia, illustrata su Nature Communications, secondo il professor King, potrebbe rivoluzionare il mondo dell’elettronica e costituire un modo tutto nuovo di pensare alle batterie.

“Una batteria può fornire molta più energia di quanto chiunque abbia mai pensato. Negli ultimi decenni l’elettronica si è rimpicciolita, ma le batterie sono rimaste indietro. Ora una microtecnologia può cambiare tutto e rimetterle in pari”, ha detto il professor King.

“È una nuova tecnologia. Non è un progressivo miglioramento delle precedenti tecnologie”, ha precisato il laureando James Pikul, primo firmatario dell’articolo apparso su Nature Communications.

Naturalmente sono necessari ulteriori studi per poter affinare la tecnologia e sono necessari dei produttori per immettere sul mercato queste batterie.

Questo articolo è stato pubblicato in Scienza

Approfondimento:Le batterie del futuro 10 volte più piccole e potentiLa Stampa (Blog )

Famiglie  d’Italia

Problemi di memoria?… ( Famiglie d’Italia Salute News )

aprile 11, 2013

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Memoria flop? Ci pensa l’olio di rosmarino ( by Salute 24 )

Olio essenziale di rosmarino per migliorare la memoria. Sembra l’inizio di un rituale magico, ma, in realtà, si tratta di una recente scoperta che sarà presentata martedì alla conferenza annuale della British Psychological Society di Harrogate (Regno Unito). Secondo Mark Moss e Jemma McCready, autori dello studio che ha svelato questa nuova proprietà della ben nota pianta, la sua essenza aumenta non solo la capacità di ricordare eventi passati, ma anche quella di non dimenticare di svolgere azioni nel futuro, dal banale invio di un biglietto d’auguri alla più importante assunzione regolare di un medicinale.

Rosmarino e brahmi: le 5 medicine naturali che fanno bene alla testa

Già in passato il rosmarino era stato associato alla fedeltà e alla memoria, in particolare a quella a lungo termine e alle capacità aritmetiche. Queste proprietà sono state associate all’azione inibitrice delle sostanze presenti nella pianta su alcuni enzimi che agiscono a livello del cervello. Per approfondire la conoscenza di questo fenomeno Moss e McCready si sono concentrati sulla memoria prospettica, quella che permette di ricordare eventi che si realizzeranno nel futuro. Per farlo i ricercatori hanno diviso 66 volontari in due gruppi, cui è stato chiesto di attendere in due stanze diverse l’inizio di test specifici per valutare le capacità mnemoniche, ad esempio nascondere un oggetto e ritrovarlo dopo un po’ di tempo. Solo una delle due stanze è stata profumata con olio essenziale di rosmarino e i partecipanti che hanno atteso l’inizio dei test in questa stanza hanno ottenuto risultati migliori. Non solo, nel loro sangue sono state rilevate maggiori quantità di 1,8-cineolo, una molecola presente nell’olio di rosmarino nota per la sua capacità di influenzare la memoria.

Rosmarino e brahmi, le erbe-sprint per la memoria. Guarda la fotogallery

“Questi risultati – ha spiegato McCready – potrebbero avere implicazioni nel trattamento delle persone con problemi di memoria. Ulteriori ricerche saranno necessarie per scoprire se questo trattamento è utile per gli anziani che hanno a che fare con un declino della memoria”.

di Silvia Soligon (10/04/2013) fonte: Salute 24

Articoli Correlati

Il nucleare, a quanto pare, non sempre fa male

aprile 5, 2013
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Uno studio svolto dal Goddard Institute for Space Studies della Nasa ha evidenziato come le centrali nucleari avrebbero salvato la vita di quasi 2 milioni di persone dal 1971 a oggi per non aver respirato l’inquinamento prodotto dai combustibili fossili utilizzati per creare energia, né per malattie derivate. Notizia riportata dalle varie agenzie ma non con il risalto forse dovutole. Questo blog, sempre attento e trasversale nelle sue proposte ed analisi, vi offre un interessantissimo articolo a firma del fisico Giuseppe Quartieri.
Il primo insegnamento della lezione di Fukuscima
di Giuseppe Quartieri

Insistere per l’informazione corretta. E’ un punto d’onore per questa Redazione ( fonte: Ilmovimentodopinione.it )

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Un incidente industriale si è verificato nello stabilimento di trasformazione di scorie nucleari a  Marcoule, vicino Nimes (Francia)   a circa 250 Km in linea d’aria da Torino. Quasi tutti hanno chiamato questa esplosione del forno come un incidente “nucleare” ma in realtà si è trattato di un incidente convenzionale (termochimico). Non si è trattato di un incidente di una centrale nucleare ma in uno stabilimento di ritrattamento di combustibili nucleari. A causa dello scoppio di natura termochimico (non nucleare) del forno di ritrattamento di scorie radioattive c’è stato un morto e 4 feriti di cui uno grave. Inizialmente, molti hanno temuto fughe di materiale radioattivo. Tutte le Autorità nucleari francesi hanno sconfessato la possibilità di fughe radioattive. Tutti gli elementi specialisti e le Autorità  Italiane (VF, ISPRA, ANPA, Protezione Civile ecc.)  in materia sono allertate per operare al meglio.  In attesa di sviluppi non si può dire nulla che non sia avventato se non il fatto che non si è trattato di un incidente nucleare. I soliti imbonitori televisivi e pseudo-scienziati, anche apparentemente bravi, hanno cominciato a riprendere il tono e i discorsi alla Fukushima senza rendersi conto delle assurdità che hanno detto a caldo.

Frattanto si può cominciare a dire qualcosa su quanto appreso dalla lezione appresa dall’incidente di Fukushima. Questo ben noto incidente critico è stato solo e soltanto uno scoppio di  natura puramente chimica. Come conseguenza dello scoppio prodotto dalla reazione idrogeno – ossigeno ad alta temperatura si è verificato lo squarcio della terza barriera quella della costruzione edile esterna. Dagli squarci si è verificata la fuoriuscita di radioattività. Le Autorità giapponesi hanno adottato una serie di misure di emergenza per ridurre al massimo gli effetti negativi dell’incidente e soprattutto per ridurre gli effetti sulla catena alimentare ed ambientale.

Le stesse Autorità stanno adottando le tecniche più moderne ed avanzate per la depurazione e salvaguardia dei siti e delle campagna circostante che viene bonificata con l’impiego di nano-batteri del tipo Rlastonia De Tusculanese in grado di bio-accumulare ed assimilare la radioattività ed isolarla  purificando i campi e la catena di alimentazione.

Quindi,  questo ben noto incidente è stato classificato infine di settimo livello ossia del massimo livello previsto dalla scala INES degli incidenti. Appare chiaro che questo incidente ha generato nel mondo intero uno stato di paura, di panico e di incomprensione degli eventi accaduti che ha fatto precipitare velocemente il credito e la fiducia nella sicurezza delle centrali nucleari. In questi mesi, molte persone hanno finalmente notato che, in Giappone, non ci sono stati morti a causa del comportamento “nucleare” delle centrali stesse. Invece, il terremoto di livello 9 della scala Richter con conseguente tsunami (maremoto) e la conseguente onda anomala hanno prodotto oltre 30000 morti  e dispersi. Tuttavia, non ci sono stati morti dovuti ad effetto di radiazioni nucleare. Di fatto, il popolo giapponese attorno alle centrali nucleari di Fukushima  è stato evacuato per tempo con almeno due giorni di anticipo rispetto alla piccola perdita di radioattività procurata. L’andamento degli eventuali morti che si potranno forse verificare nel futuro   a causa delle perdite di radioattività a Fukushima, sarà elaborato a tempi futuri. Per adesso,  si fa subito notare che i processi di depurazione dell’aria e del terreno sono già stati iniziati dai responsabili tecnici giapponesi e procedono molto alacremente. In particolare, sono state distribuiti sul terreno circostante le centrali nucleare nano-batteri vari che hanno la funzione di bio-accumulare la radioattività eliminandola dal terreno e concentrandola negli stessi microrganismi. Successivamente questi micro-organismi verranno raccolti e, a loro volta, stipati in opportuni contenitori che verranno inviati ad appositi depositi per lo smaltimento. In altre parole, i giapponesi stanno dimostrando di essere al massimo livello tecnologico e scientifico impiegando le più moderne ed avanzate tecnologie di depurazione, bio-rimedio e di conservazione del terreno e dell’aria circostante in modo da preservare la catena alimentare dagli effetti di radioattività a medio e lungo termine. La stessa tecnica e metodica verranno impiegate con alcune semplici varianti per la depurazione della radioattività nell’acqua.

In altre parole, la pacata e riflessiva cultura tecnico-scientifica giapponese sta risolvendo i problemi senza troppe fisime psicologie, paure vere e paure amplificate da imbonitori di cervello e da psuedo-scienziati diretti più dai propri interessi personali che dalla volontà di migliorare la disponibilità energetica per il popolo italiano. Questi stessi pseudo acculturati, diretti da presentatori vari, da attori e cantanti di bassissimo livello culturale scientifico, non conoscono i rudimenti della teoria dei rischi, della accettabilità scientifica e tecnologica dei rischi stessi. Di conseguenza,  questi stessi imbonitori non hanno la benché minima idea di che cosa sia la “politica dei rischi”, che governa tutta la moderna società. Molti autori, pensatori e politici vari hanno accettato che la moderna migliore  definizione di società è quella di “società del rischio” (risk society).

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La quantità di morti prodotta dal carbonio (anidride carbonica) al mondo è dell’ordine di un milione di morti all’anno. La media dei morti per cancerogenesi nelle grandi città (Roma, Milano, Londra, Parigi ecc.) si aggira attorno a circa 500 al mese. Tutti conoscono le medie di morti a settimana nelle autostrade d’Italia a causa di incidenti stradali vari. Questi numeri sono oltre 1000 volte superiori ai morti prodotti da effetti di guasto delle circa 450 centrali nucleari al mondo avendo contato i picchi di Chernobyl e di altri incidenti quali Three Mile Island e tenendo conto delle eventuali morti nel futuro prodotte dagli incidenti di Fukushima  Al momento, alcune di queste stime è ancora soggetta a variazioni ed aggiornamenti vai con alto livello di confidenza statistica reale. Si ricade quindi nei soliti problemi di accettabilità del rischio a confronto con la paura del popolo dettata non solo dalla ignoranza crassa del nucleare ma anche dai persuasori occulti che vogliono che si mantenga lo status quo energetico attuale ossia la supremazia dei carburanti fossili (petrolio, gas e carbone).

Giuseppe Quartieri

Famiglie  d’Italia

 

Per saperne di più riguardo al mobbing sul lavoro ( Famiglie d’Italia News )

aprile 2, 2013

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Mobbing sul lavoro: una vessazione da combattere!
( Post molto esaustivo riguardo al mobbing sul lavoro tratto da La Perfetta Letiziainteressantissimo blog che invito tutti a visitare. )
Se ne se sente parlare sempre più spesso, e molti lo subiscono nell’impotenza. Ma che cos’è il mobbing?

Il termine mobbing origina dal verbo inglese “to mob”, tradotto come “Assalire in massa o in modo tumultuoso, accerchiare, circondare, assediare, attaccare”. Il termine rievoca l’immagine di animali o persone che circondano minacciosamente un membro del gruppo, tendenzialmente per indurlo alla fuga e all’esilio. Nell’ambito delle scienze giuridiche, il mobbing è definito come “l’insieme di atti o azioni che si ripetono per un considerevole periodo di tempo, compiute da uno o più soggetti, che possono essere il datore di lavoro o gli stessi colleghi, nei confronti di un altro lavoratore. Detto comportamento è finalizzato a danneggiare le vittime in modo sistematico e per uno scopo ben preciso. Queste vengono accerchiate ed aggredite intenzionalmente attraverso una strategia comportamentale volta alla distruzione psicologica, sociale e professionale.” (tratto da Jobonline.it”)Gli atti persecutori si manifestano sottoforma di vessazioni, molestie morali, persecuzioni, abusi, ritorsioni sulle possibilità di carriera e violenze psicologiche di vario tipo. Anche la declassazione immotivata di un lavoratore a funzioni e compiti inferiori al suo ruolo, con conseguente umiliazione e dequalificazione, può rientrare in un’intenzionale manovra di distruzione psicologica, sociale e professionale, ed essere valutata come mobbing. Citare tutte le condizioni che, in un preciso contesto, possono far forma a un comportamento vessatorio sarebbe eccessivamente lungo. L’articolo “Mobbing” di Stefano Spinelli (http://www.personaedanno.it/enciclopedia/mobbing) fornisce un elenco esauriente. Qui, mi limito a citare alcune situazioni frequenti:

1. Spostamento del posto di lavoro illegittimo o ingiustificato.
2. Mutamento di mansioni e obbligo a svolgere compiti dequalificanti.
3. Licenziamento illegittimo.
4. Mancato riconoscimento promozioni, diritto alla partecipazione a corsi di formazione in precedenza concessi.
5. Numerosi cambiamenti di mansioni, indipendentemente dalle necessità dell’azienda.
6. Collocazione in posizione sott’ordinata a colleghi con qualifica inferiore o collocazione in posizione equiparata a colleghi di livello inferiore.
7. Trasferimento di un altro collega nel posto ricoperto fino a quel momento.

Il mobbing può essere realizzato in modo smaccato oppure subdolo, celato sotto una gestione del rapporto di lavoro apparente legittima. Il lavoratore che lo subisce vive la situazione dapprima con un senso di colpa “Se le cose vanno male, io solo ne sono responsabile” per poi scivolare sempre di più nella depressione. I danni psicofisici possono essere ingenti, e, se giudicato colpevole, colui che mette in atto il mobbing è tenuto a risarcire economicamente il dolo perpetrato (pecunia doloris). Il giudice che ha presieduto la causa della signora Sig.ra E.G, presso il Tribunale di Torino, Sezione Lavoro I grado, 16 novembre 1999, Est. Ciocchetti, ha dichiarato che le pratiche del mobbing hanno l’effetto di: “Intaccare gravemente l’equilibrio psichico del prestatore, menomandone la capacità lavorativa e la fiducia in se stesso e provocando catastrofe emotiva, depressione e talora persino suicidio”.

I danni del mobbing si possono ascrivere in: danno esistenziale, biologico e patrimoniale.
A livello fisico, “la vittima di mobbing accusa sintomi e malesseri a carico di organi o apparati che sono strettamente legati a patologie psico-somatiche, comunemente derivanti dalla depressione reattiva all’ambiente lavorativo o allo stress occupazionale” (H.Ege, op. cit., pag. 94).

Le malattie, sia fisiche che psicologiche, si possono protrarre per lungo tempo o divenire persino irreversibili. Nell’accertamento del danno biologico, vengono coinvolti il medico del lavoro, il medico legale e lo specialista psichiatra.

In Italia il mobbing è un reato ancora ambiguo, non ben inquadrato dalla legge, ma è possibile aggirare l’ostacolo attenendosi alla costituzione vigente. Infatti, ai sensi dell’art. 2087 c.c., intitolato “Tutela delle condizioni di lavoro”: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Inoltre, “il datore di lavoro, per parte sua, vista l’ampiezza dell’obbligo di tutela che gli è imposto dalla norma, sarà responsabile non solo delle condotte di mobbing realizzate direttamente, ma anche di quelle poste in essere dai suoi preposti, essendo in questo caso egli responsabile di non aver vigilato sulla loro condotta, o di averli scelti nonostante adottassero tali comportamenti.” (tratto da Jobonline.it”)

Anche i liberi professionisti, se inquadrati in una formula lavorativa assimilabile a quella di un dipendente, possono subire mobbing e richiedere l’intervento del giudice del lavoro denunciando la violazione dell’art. 2087 c.c.

A cura di Federica Leva 
Famiglie  d’Italia

Raffreddore da fieno: aiuto! ( Famiglie d’Italia Salute News )

marzo 22, 2013

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E sì, è proprio il caso di dire ” Aiuto, è in arrivo il raffreddore da fieno! “. Per molti inizia il calvario primaverile che come una cambiale puntualmente scade e passa all’incasso. Occhi arrossati e naso gocciolante e un’infinità di etcì etcì… salute! Oppure, pillole varie e sonnolenza quotidiana assicurata, a meno che non ci si sia prima vaccinati in tempo, vaccini che però non con tutti hanno sempre a stessa efficacia. A me, per esempio, nel lungo periodo in cui sono stato ” infestato ” fin da ragazzino, erano talmente tante le fonti di allergie alle quali ero soggetto che ogni prevenzione poco funzionava. Per fortuna, come è arrivato, ad un certo punto della mia vita, avvicinandomi alla cinquantina, il maledetto raffreddore è sparito improvvisamente… ma che calvario fino ad allora!

Oggi, navigando su Google, la mia attenzione si è soffermata su un post molto interessante proposto da GreenMe.it e, che a mia volta, vi ripropongo pari pari, certo di farvi cosa gradita.

Alimenti e pollini: boom di allergie. Ma le api fanno da sentinelle

Non solo pollini. Anche gli alimenti contribuiscono ad incrementare le più comuni manifestazioni allergiche di questo periodo. È la cosiddetta SOA, la Sindrome Orale Allergica, la principale manifestazione da reattività incrociata tra pollini e alimenti.

In Italia a soffrirne è una percentuale di allergici ai pollini che va dal 47 al 70%. Si tratta soprattutto di adulti, meno frequentemente coinvolge anche i bambini perché la prevalenza aumenta con l’età.

Quali sono gli elementi che associati ai pollini provocano la Soa? Putroppo si tratta di cibi che fanno parte della dieta quotidiana, come frutta e verdura fresca che scatenano i sintomi soprattutto se consumati crudi. Ed ecco quali sono le associazioni più fastidiose:

  • pollini di Graminacee e pomodoro, frumento, kiwi, melone, anguria, arancia;
  • pollini di Urticacee (come la Parietaria) e basilico, piselli, ciliegie;
  • pollini di Composite e sedano, prezzemolo, camomilla, melone, anguria, mela, banana, lattuga;
  • pollini di Betulaceae e mela, pera, albicocca, carota, finocchio e noce.

È quanto emerso oggi a Como, nel corso del convegno “Non solo pollinosi. Pollini e alimenti: la sindrome orale allergica” organizzato, in occasione della VII Giornata Nazionale del Polline dall’Associazione Italiana di Aerobiologia (AIA), insieme all’Ispra, alla Fondazione Minoprio e alla Federazione Italiana delle Associazioni di Sostegno ai Malati Asmatici e Allergici.

Lo studio ha dedicato un’ampia parte al miele e alle api, le sentille dell’inquinamento e della sicurezza alimentare. In questo senso, esse consentono di effettuare valutazioni sulla qualità dell’ambiente in cui vivono. Attraverso fenomeni di bio-accumulo, scomparsa e mortalità, le api assorbono le sostanze presenti ad esempio nei pollini durante l’impollinazione. Spesso nel loro corpo sono state trovati contaminanti ambientali quali metalli pesanti (Piombo, Cadmio, Cromo, Mercurio, Nichel, Rame e Zinco), radionuclidi gamma emittenti, microinquinanti organici (diossine, furani), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), policlorobifenili (PCB), pesticidi (insetticidi, fungicidi, erbicidi e battericidi), microrganismi patogeni (batteri, funghi e virus).

Animali preziosi, purtroppo poco tutelati visto che di recente la proposta di abolire per due anni l’impiego di pesticidi neonicotinoidi, che minacciare la sopravvivenza delle api, non ha ricevuto la piena approvazione dei paesi membri dell’Ue.

Intanto, dice l’Agenzia europea dell’ambiente che negli ultimi 20 anni è scomparso il 60% delle farfalle mentre un quarto degli insetti è a rischio estinzione.

by Francesca Mancuso ( fonte: GreenMe.it )

 

Leggi anche:

Allergie: rimedi naturali per alleviare i sintomi

Allergie ai pollini: ecco i rimedi naturali per contrastarle

Allergie: quello alimentari colpa dell’acqua del rubinetto o dei pesticidi?

 

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Meno sale e più attenzione ai reni: prevenire è sempre meglio che curare ( Famiglie d’Italia Salute news )

marzo 12, 2013

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Salute: indetta la settimana con meno sale

E’ noto che consumare cibi troppo salati faccia male alla salute ed aumenta il rischio di ictus. L’Organizzazione mondiale della Sanità, ha stabilito la giusta quantità di sale da assumere in una giornata, che si aggira intorno ai 5 gr per gli adulti, e ancor meno per i più piccoli. A quanto pare, mediamente, il consumo di sale pro-capite giornaliero è di ben 10 gr, quindi il doppio del previsto

Per limitare un po’ il consumo di sale, nella settimana che va dall’11 al 17 marzo, è stata indetta una campagna informativa, nata per sensibilizzare le persone su questo argomento. Il Gruppo di lavoro intersocietario per la riduzione del consumo di sodio in Italia (Gircsi) e gli Esperti della società italiana di nutrizione umana (Sinu), hanno comunicato l’inizio della campagna promossa dal Wash (World Action On Salt and Health).

La campagna indetta, il cui slogan è “Meno sale più salute nei pasti fuori casa”, vedrà coinvolti anche le strutture mediche e le aziende attive nel campo della ristorazione.

by UominiDonne

Non solo Uomini e Donne

 

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Prevenzione, giovedì è la Giornata mondiale del rene

Controlli e consigli gratuiti al Massaja

v. fa. (by Salute – La Stampa)

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Giovedì è la Giornata Mondiale del Rene, promossa dalla Società Italiana di Nefrologia (Sin) e dalla Fondazione Italiana Rene (Fir).

 Il personale medico e infermieristico dell’ ambulatorio di Nefrologia e Dialisi dell’Asl allestirà una postazione informativa nella hall del Massaja (dalle 8.30 alle 11.30). Saranno distribuiti opuscoli informativi. Inoltre, con la misurazione della pressione arteriosa, saranno anche forniti consigli sullo stile di vita e dietetici per prevenire la malattia perché “una corretta educazione sanitaria aiuta i cittadini nella prevenzione e consente di conoscere i pericoli delle malattie renali”. In Italia 6 milioni di persone che soffrono di una malattia renale: si prevede che entro la fine dell’anno 2,5 milioni di pazienti saranno trattati con emodialisi nel mondo, di questi 50.000 in Italia.
“Meglio tenere sotto controllo la pressione arteriosa, effettuare l’esame urina e il dosaggio della creatinina – consiglia Fulvia Caligaris, direttore Nefrologia e Dialisi – questi piccoli accorgimenti, gestiti con esperti sanitari, ci permettono di identificare una malattia renale in fase precoce, e quindi prevenirne e rallentarne l’evoluzione”. Per informazioni sulla Giornata Mondiale del Rene: ambulatorio di Nefrologia, 0141/486505.

by La Stampa.it Salute

Famiglie  d’Italia

Microcogenerazione a stormo: sulle orme di un vecchio progetto, il Totem Fiat, abbandonato a inizio anni ’80 ( Econota 105 )

marzo 9, 2013

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La microcogenerazione a stormo e quel Totem dimenticato ( fonte: QualEnergia.it )

Nell’era della smart grid la microcogenerazione potrebbe giocare un ruolo nuovo: lo mostra il progetto ‘Schwarmstrom’ di Volkswagen e LichtBlick. Una sorta di centrale a gas virtuale e diffusa, con 100mila microimpianti casalinghi che producono assieme calore ed elettricità. Come il vecchio Totem Fiat, abbandonato a inizio anni ’80.

Giulio Meneghello con nota finale di Paolo Broglio

clip_image002Metti un centinaio di migliaia di micro-centrali a gas, o ancor meglio a biogas, capaci di dare assieme calore ed elettricità in maniera super-efficiente. Collocale nelle cantine di altrettante case e condomini e rendile capaci di essere gestite in remoto, coordinandosi nella rete intelligente per dare energia in maniera flessibile, sostituendo la produzione centralizzata dei vecchi impianti e compensando la non programmabilità di eolico e fotovoltaico. Aggiungi che questi micro-cogeneratori sono progettati a partire da motori d’automobili e che vengono dunque realizzati da un’industria, quella dell’auto che ha urgente bisogno di reinventarsi.

Sembrerebbe una buona idea: dispiace che a realizzarla saranno i tedeschi di Volkswagen, mentre Fiat, che negli anni ’70 era diversi passi avanti a tutti riguardo alla costruzione di micro-cogeneratori, sembra aver chiuso il futuro in un cassetto. Infatti, di fronte a un mercato dell’auto in flessione di oltre il 20%, Fiat risponde (oltre che con l’erosione dei diritti dei lavoratori) puntando ancora ostinatamente sull’auto e nemmeno nelle sue motorizzazioni più innovative come l’ibrido e l’elettrico, ma – come dichiarato recentemente dall’ad Marchionne – scommettendo sui veicoli di lusso.

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La buona idea di cui stiamo parlando è quella che Volkswagen e l’operatore energetico LichtBlick hanno iniziato a mettere in pratica dal 2009 e che ora sta iniziando a entrare in una nuova fase: i ‘ZuhauseKraftwerke’ (“centrale elettrica a casa”), micro-cogeneratori a gas (che possono essere alimentati a biogas) basati sui motori del Caddy e della Touran, che si vogliono installare ad Amburgo in grandi quantità (100mila) per creare una sorta di centrale virtuale diffusa da 2.000 MW. Il futuro che la Fiat ha dimenticato nel cassetto è invece il ‘Totem’, il micro-cogeneratore basato sul motore 900 cc della 127 del quale Fiat, da metà anni ’70 all’ ’85, ha prodotto circa 5mila esemplari, quasi tutti ancora in funzione. Una macchina da 15 kW ideale per essere alimentata anche con biogas e che trasformava il combustibile in energia e calore con un’efficienza altissima: del 92-93%.

Chissà se quando hanno abbandonato il progetto Totem, nel 1982, i vertici Fiat immaginavano che 30 anni dopo Volkswagen lo avrebbe ripreso in mano. Il ZuhauseKraftwerke infatti “è stato integralmente copiato dal nostro motore”, spiega a QualEnergia.it l’ingegner Francesco Paolo Ausiello, che ai tempi dirigeva il progetto Totem in Fiat. E ci elenca le innovazioni che lo sviluppo del cogeneratore aveva introdotto a fine anni ’70, dalla prima accensione elettronica, a un inverter fatto realizzare appositamente all’MIT, fino ad un nuovo sistema di protezione in parallelo con la rete.

Ai tempi, ci racconta Ausiello, il Totem aveva avuto un discreto successo applicato nel settore ospedaliero e alberghiero e in paesi come Olanda e Germania (ma, va detto, si produsse molto meno rispetto a quanto previsto). In generale, ci spiega, un microcogeneratore è conveniente da installare dove c’è un fabbisogno di calore abbastanza alto e costante, ma trova una applicazione ideale anche in aziende agricole in cui ci sia produzione di biogas.

Oggi le potenzialità di un prodotto come il Totem sarebbero certo maggiori per una serie di motivi: le tecnologie impiegate per realizzarlo – ad esempio le centraline elettroniche e inverter – sono crollate di prezzo e migliorate in qualità, la liberalizzazione del mercato elettrico ha rimosso una serie di ostacoli che complicavano l’installazione e la vendita in rete dell’elettricità, sono stati introdotti incentivi all’elettricità prodotta da biogas e, infine, l’informatica e lo sviluppo di sistemi di gestione intelligente della rete e dell’energia ne consentono un uso ancora più efficiente.

Ed è proprio l’applicazione della microcogenerazione alla smart grid la parte innovativa del progetto di Volkswagen e LichtBlick: il loro ZuhauseKraftwerke è predisposto per essere integrato in una rete informatica e di recente hanno presentato un software, SchwarmDirigent, in grado di coordinare migliaia di micro-cogeneratori in base ai bisogni della rete e delle utenze domestiche presso cui sono installati. “Il software usa dati dai nostri sistemi di trading dell’elettricità, dal mercato elettrico spot e dal sistema di accumulo di calore di ogni singola unità per ottimizzare la produzione di energia”, spiega a QualEnergia.it, Ralph Kampwirth, portavoce di LichtBlick.

Al momento ci sono 700 microcogeneratori coordinati tramite il software, che controlla anche alcuni impianti eolici. Il progetto, battezzato SchwarmStrom, (cioè “energia dello stormo”) è di coordinare 100mila ZuhauseKraftwerke, creando in pratica una centrale a gas virtuale e diffusa da 2.000 MW di potenza.

Come si concretizzerà l’esperimento SchwarmStrom resta da vedere. Per ora si sono installati meno impianti del previsto ed è già cambiato il modello di business: inizialmente si prevedeva una sorta di leasing per cui, a fronte di un contributo per l’installazione di 5mila euro, LichtBlick si occupava di tutto e continuava a fornire energia al cliente, ora invece, ci spiega Kampwirth, si è passati a un modello di vendita normale, con un costo per unità di circa 28mila euro, forse un po’ caro anche se la macchina, adatta al fabbisogno di un condominio o di una grande casa, fa risparmiare circa il 40% della spesa per luce e gas.

In ogni caso, è chiaro che nell’era della smart grid e della generazione diffusa la cogenerazione potrebbe giocare un ruolo nuovo. Avrebbe senso se anche la nostra Fiat riprendesse in mano il vecchio Totem, ovviamente aggiornato? Ausiello ne è convinto, l’azienda, interpellata ripetutamente, invece non ci ha risposto.

Presso l’Università degli Studi di Milano – Facoltà di Agraria – lo spin-off ESAE srl. sta accarezzando l’idea di rendere autonome le piccole aziende o addirittura i condomini aggiungendo un piccolo digestore anaerobico in grado di produrre biogas e quindi alimentare il TOTEM o apparecchiatura similare coniugando la “ trasformazione della frazione organica “ con l’ottenimento di un ottimo combustibile in grado di alimentare il motore endotermico. Se si arrivasse ad una produzione di massa di tali sistemi l’effetto sarebbe sconvolgente : basta scarichi civili e fognature, basta depuratori, risparmio della bolletta energetica del 40-60 % e perdita di potere delle ex Aziende Municipalizzate Multiulilities. Ce lo lasceranno fare ?

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Prof. Giovanni Bianucci : è scomparso un Maestro, un grande divulgatore scientifico ed un ricercatore di sistemi di depurazione di acque usate civili ed industriali innovativi

E’ con grande dolore che apprendo, con grande e colpevole ritardo, la scomparsa di Giovanni Bianucci avvenuta lo scorso anno (21/2/2012 ). Ultraottantenne ha sempre seguito le ultime novità tecnologiche del settore della depurazione delle acque usate. I suoi numerosissimi libri e manuali

( editati per i tipi di Hoepli ), elaborati sempre con la moglie Esther Ribaldone-Bianucci, lasciano un incancellabile e importante segno in questo particolare settore che abbraccia la biologia, la chimica e l’ingegneria.

Libero Docente di Chimica delle Acque la sua gentilezza e la sua fermezza nell’esporre i suoi punti di vista sono rimasti scolpiti nella mente di amici e discenti. Tantissimi sono i ricercatori e “ gli addetti ai lavori “ che gli devono molto in termini di conoscenza dei processi depurativi che per così tanto tempo ha coltivato sia in proprio che con collaborazioni con ditte private, Enti e Università.

Giovanni un grande abbraccio ed una Ecopillola solo per te !

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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Il riccio di mare chiave per catturare il CO2 dall’atmosfera ( Econota 104 )

marzo 1, 2013

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Carbone pulito, l’insegnamento dei ricci di mare

La scoperta che i ricci di mare utilizzano particelle di nichel per impiegare l’anidride carbonica dal mare potrebbe essere la chiave per catturare in maniera efficiente tonnellate di CO2 dall’atmosfera

( Rinnovabili.it) – Migliorare l’efficienza delle tecnologie di sequestro dell’anidride carbonica potrebbe essere un compito da riccio di mare. E’ proprio a questa specie marina che si sono affidati i ricercatori dell’Università di Newcastle, nel Regno Unito, per sintetizzare un catalizzatore efficiente per la reazione che converte la CO2 in innocuo carbonato di calcio. Gli scienziati hanno studiato il meccanismo con cui alcuni organismi acquatici risulta in grado di costruirsi un esoscheletro a partire dall’anidride carbonica disciolta in mare.

“Abbiamo cercato di capire in dettaglio la reazione dell’acido carbonico – che è ciò che otteniamo quando il biossido di carbonio reagisce con l’acqua – e avevamo bisogno di un catalizzatore per accelerare il processo”, spiega Lidija Siller, fisico presso l’ateneo britannico ed autrice della scoperta. “Quando abbiamo analizzato la superficie delle larve di riccio abbiamo trovato un’alta concentrazione di nichel sul loro esoscheletro”. Gli scienziati hanno impiegato pertanto nanoparticelle di questo metallo aggiungendole al test sull’acido carbonico. “Il risultato è stato la completa eliminazione della CO2”, aggiunge la ricercatrice.

Attualmente, gli studi pilota sulla cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) propongono sistemi di pompaggio che iniettano il gas nel sottosuolo, processo costoso e non esente da un certo rischio. Una soluzione alternativa è quella di convertire la CO2 in calcio o carbonato di magnesio. “E un modo per farlo è quello di utilizzare un enzima chiamato anidrasi carbonica, che tuttavia è inattivo in condizioni acide”, spiega Gaurav Bhaduri, autore principale dello studio. Al contrario il catalizzatore in nichel continua a funzionare indipendentemente dal pH e grazie alle sue proprietà magnetiche può essere riutilizzato più e più volte. “E’ anche molto economico – 1.000 volte meno rispetto all’anidrasi”. La scoperta rappresenta una vera opportunità per le industrie quali centrali elettriche e impianti di trasformazione chimica di catturare tutte le loro emissioni di CO2 prima che raggiungano l’atmosfera.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Ecobarometro 2013: l’ambiente tra le priorità degli italiani

Secondo la ricerca pubblicata da Legambiente, per i cittadini italiani le preoccupazioni ambientali sono seconde solo a quelle su lavoro e occupazioneambiente,

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(Rinnovabili.it) – Agli italiani l’ambiente sta a cuore ed è un tema la cui priorità viene dopo solo ai problemi legati al lavoro e all’occupazione. Secondo i dati emersi dall’Ecobarometro di Legambiente, infatti, la ricerca realizzata in collaborazione con l’istituto Lorien Consulting, il 48,2% dei cittadini è preoccupato per le condizioni ambientali del nostro Paese e il 78,2% sarebbe disponibile ad appoggiare tagli “governativi” piuttosto di vedere crescere le rinnovabili.

Preoccupati per l’inquinamento (il 41% del campione) e per lo spreco di risorse (34,8%), gli italiani si sono dichiarati favorevoli anche a una legge sulla bellezza, proposta da Legambiente proprio in queste settimane ai candidati politici e agli amministratori locali: “Una proposta di disegno di legge – così la presenta Legambiente – che punta a coniugare lavoro e ambiente risanando le città, valorizzando le risorse del territorio, fermando il consumo di suolo e le grandi opere inutili e sostenendo le rinnovabili”. Una prospettiva, ha spiegato il Presidente Vittorio Cogliati Dezza, in cui serviranno meno energia, materie prime e chilometri: «Un processo – ha detto Cogliati Dezza – che ha bisogno di una diversa politica fiscale, che sposti il prelievo dal lavoro e dall’impresa al consumo di risorse, utilizzando una patrimoniale verde per colpire i consumi che incidono sulle emissioni di CO2». L’edizione 2013 dell’Ecobarometro è stata pubblicata oggi sulla Nuova Ecologia.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Acqua ed elettricità per il benessere della Bolivia ( Econota 103 )

febbraio 20, 2013

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Acqua e luce per eliminare la povertà in Bolivia ( fonte: Rinnovabili.it  )

Il presidente boliviano ha ribadito l’importanza di acqua ed elettricità per il benessere del paese, ricordando i piani governativo di sostegno alle risorse.

Eliminare la povertà estrema dando alla popolazione un maggiore accesso ad acqua ed elettricità. Questo quanto affermato dal presidente boliviano Evo Morales, intenzionato a promuovere nuovi progetti di produzione energetica per aumentare nel paese il flusso economico e la disponibilità elettrica insieme a quella idrica.

Il discorso che il presidente ha tenuto in occasione dell’inaugurazione dell’istituto  è servito anche per ribadire cosa il governo sta attualmente facendo per aumentare l’accesso all’acqua. Ricordando che il programma governativo appositamente studiato per la diffusione della risorsa idrica sta per entrare nella terza fase con l’obiettivo di aumentare la reperibilità di acqua potabile e dei sistemi di irrigazione in tutti i comuni.

La mancanza di acqua, oltre che danneggiare le coltivazioni e aumentare le problematiche legate all’igiene, impedisce il progresso delle popolazioni.

“La situazione climatica può danneggiare la produzione anche se in minima parte, ma se abbiamo l’acqua la produzione è garantita” ha concluso il presidente.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Gli scienziati tentano di ricreare artificialmente la fotosintesi per sviluppare energie rinnovabili efficienti ( by Morgana Matus )

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Quando si tratta di sfruttare la potenza del sole, niente può abbastanza paragonare alle foglie. Trasformano la luce in energia chimica utilizzabile mediante l’utilizzo di clorofilla, fotosintesi sono stata a lungo una fonte di ispirazione per coloro che cercano di generare energia rinnovabile efficiente. Con i combustibili fossili in diminuzione e inquinando il nostro ambiente, gli scienziati stanno girando per i processi biologici della natura per creare energia elettrica pulita che può essere utilizzato su richiesta. I ricercatori della University of East Anglia, Università di Leedse l’ Università di Cambridge nel Regno Unito sono state concesse £800.000 per sviluppare la tecnologia che imita fotosintesi, con la speranza di produrre forme più efficienti di energia rinnovabile.

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Al fine di catturare la luce del sole e infine produrre idrogeno, i ricercatori sono lavorando sulla tecnologia che modifica i microbi. Come combustibile ad emissioni zero che può essere convertito in energia elettrica, i ricercatori finanziati dal Biotechnology & Biological Sciences Research Council (BBSRC) spero di produrre un metodo più efficiente di generazione rispetto già esistenti convertitori solari.

“Costruiremo un sistema per la fotosintesi artificiale inserendo piccoli pannelli solari sui microbi. Questi sarà sfruttare la luce del sole e guidare la produzione di idrogeno, da cui le tecnologie di rilasciare l’energia on-demand sono all’avanguardia. Immaginiamo che la nostra fotocatalizzatori dimostrerà versatile e che con una lieve modifica saranno in grado di sfruttare l’energia solare per la produzione di combustibili a base di carbonio, farmaci e sostanze chimiche bene.”, ha detto il capo ricercatore, Prof. ssa Julea Butt di scuola di chimica e di school of Biological Sciences della University of East Anglia.

Utilizzando microrganismi provvisto di pannelli artificiali, la squadra UEA spera di poter manipolare i processi biologici già esistenti per soddisfare i desideri delle pratiche di consumo umano. Imponendo un rapporto sintetico, i ricercatori possono essere in grado di approfittare di uno dei mezzi più antichi e più efficienti di sfruttare l’energia del sole.

+ Università di East Anglia

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Muscolo di grano l’alternativa al seitan e alla carne ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 18, 2013

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Muscolo di grano: cos’è?

Il muscolo di grano è l’alternativa italiana al seitan, per via delle innumerevoli caratteristiche in comune con questo alimento. Diversamente dal seitan, il muscolo di grano è meno conosciuto, fu creato da Enzo Marascio nel 1992 in Calabria.

Possiamo considerarlo un preparate a base di farina di frumento della qualità Cappelli, farina di legumi o soia, olio e spezie. L’unico sale aggiunto in quest’alimento è il cloruro di sodio, il prodotto nel corso di questi anni è stato perfezionato per fare origine all’arrosto.

Pensate che il prosciutto derivato dal muscolo di grano si può affettare come se fosse il classico prosciutto di maiale.

Le caratteristiche nutrizionali del muscolo di grano

Moltissime persone si chiedono quali sono le caratteristiche nutrizionali. Il muscolo di grano è un alimento dalle spiccate proprietà proteiche (garantite dal glutine del grano, legumi e dalla soia). La quota proteica e superiore a quella dei carboidrati e dei grassi e visti gli elementi integrati è ragionevole pensare che l’apporto di sette amminoacidi sia essenziale.

L’unica fonte lipidica presente è quella dell’olio extravergine di oliva, mentre l’assenza di nitriti e nitrati e coloranti ne accresce i pregi secondo le direttive della dieta italiana. Il muscolo di grano viene associato al seitan, perché entrambi sono degli alimenti proteici di origine vegetale. In realtà il seitan contiene solo quattro aminoacidi essenziali e l’apporto calorico è inferiore.

Il muscolo di grano nella dieta

Il muscolo di grano può essere utilizzato nell’alimentazione quotidiana come fonte proteine ad apporto nullo di colesterolo. Può essere considerato un’alternativa ai legumi, alle bistecche di soia e al tofu. Vi ricordiamo che non è un alimento equivalente alla carne, visto che non sono presenti tutti gli amminoacidi essenziali.

Questo alimento può essere interessante da integrare all’interno di una dieta varia ed equilibrata. Se avete bisogni di ridurre il colesterolo assunto nei cibi, il muscolo di grano è una valida alternativa, soprattutto dal punto di vista quantitativa. Non è un alimento adatto ai celiaci in quanto la presenza di glutine è molto elevata.

Dove trovare il muscolo di grano? La maggior parte degli ingredienti sono di provenienza limitata alla Calabria, per questo motivo la reperibilità può risultare difficile trovare tutti gli ingredienti. L’unica alternativa rimane internet, dove è possibile trovare tantissimi siti dove i prodotti biologici sono venduti senza problemi.

Siete pronti a conoscere il gusto e i vantaggi offerti dal muscolo di grano?

fonte: Naturalebio.it

Famiglie  d’Italia

Un anticorpo naturale per combattere la sclerosi multipla ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 7, 2013

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Sclerosi multipla, scoperto dai ricercatori italiani un anticorpo naturale. ( da: Meteo Magazine – Meteo Italia Scenze e Natura )

I ricercatori dell’Università di Siena hanno scoperto un anticorpo in pazienti già affetti da sclerosi multipla

Sclerosi multipla scoperto anticorpo naturale, Fonte:www.futurity.org

L’Università di Siena, in Toscana, ha  scoperto un autoanticorpo naturale, presente nei pazienti di sclerosi multipla con malattia lungamente stabile. L’istituto riferisce che l’anticorpo possiede proprietà immunosoppressive e quindi potrebbe avere un ruolo di stabilità nella malattia. Potrebbe rivoluzionare il futuro della comprensione e lotta alla malattia della sclerosi multipla una ricerca tutta italiana. La ricerca, pubblicata sul Journal of Neuroimmunology, evidenzia come lo stesso anticorpo potrebbe essere utilizzato come un possibile marker prognostico per definire l’evoluzione della malattia stessa nei singoli pazienti, nelle versioni benigne o maligne. Nel dettaglio, durante la ricerca si è riusciti ad isolare l’anticorpo monoclonale nei pazienti affetti da sclerosi stabile da tre anni.

La scoperta potrebbe far comprendere meglio al mondo scientifico come funziona il nostro sistema immunitario, e come questo si lega al nostro sistema nervoso. Inoltre, l’anticorpo potrebbe essere sviluppato ed utilizzato nella terapia delle malattie autoimmuni organo-specifiche, ad esempio potrebbe essere testato nel rigetto da trapianti. La sclerosi multipla (SM), chiamata anche sclerosi a placche, è una malattia autoimmune cronica, che colpisce il sistema nervoso centrale causando un ampio spettro di segni e sintomi. La sclerosi multipla colpisce le cellule nervose rendendo difficoltosa la comunicazione tra cervello e midollo spinale.

preso da: Meteo Magazine – Meteo Italia Scenze e Natura

Famiglie  d’Italia

Un decalogo in occasione della giornata mondiale del cancro ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 4, 2013

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Il decalogo della nuova lotta al cancro ( di Francesca Cerati, fonte: Il Sole 24 Ore )

Ogni anno il cancro sottrae all’economia mondiale circa 900 miliardi di dollari in perdita di produttività e costi sanitari, l’equivalente dell’1,5% del Pil globale. Così, già nel 2011, a un summit Onu i leader di tutto il mondo hanno concordato di voler ridurre del 25% la mortalità prematura per malattie non trasmissibili entro il 2025. Che, nel caso del cancro, significa salvare almeno 1,5 milioni di vite all’anno. Ma le attuali strategie non consentono nemmeno di avvicinarsi a questo obiettivo.

«Servono nuove e incisive misure per promuovere la ricerca scientifica, modificare gli stili e gli ambienti di vita, riprogettare i sistemi sanitari e riformare le politiche sanitarie» ha precisato Douglas Hanahan, dell’Istituto svizzero per la ricerca sul cancro illustrando lo stato dell’arte della ricerca farmaceutica di questo settore, aggiungendo: «Se la domanda era “il mondo sta vincendo la guerra al cancro? A livello globale, la risposta è chiaramente no». A confermalo sono i casi in aumento della malattia e lo stallo nella ricerca.

Le stime dell’Oms indicano infatti che il numero di nuovi casi diagnosticati ogni anno raddoppierà nei prossimi 25 anni e raggiungerà i 22 milioni nel 2030. Il paradosso è che chi si può curare si ammala di meno perché le campagne preventive (contro il fumo, per esempio) e la formazione (l’abitudine a sottoporsi regolarmente al pap test e alla mammografia) hanno permesso di ridurre i casi nel mondo occidentale, ma il restante 65% della popolazione non ha né i mezzi per curarsi, né è messa in condizioni di adottare stili di vita adeguati. Il caso del tumore al polmone nei paesi a basso reddito dove i fumatori sono moltissimi ne è una prova.

Anche i più recenti farmaci mirati, progettati per attaccare la composizione genetica del tumore, non riescono a soddisfare le aspettative: i prezzi, esorbitanti, dei trattamenti stanno diventando insostenibili anche per i paesi “ricchi”. Un esempio? Un anno di trattamento con vemurafenib da solo costa 91.000 dollari e anche se prendiamo tra le sei nuove molecole approvate nel 2011, la più economica (Zytiga per il cancro della prostata avanzato) costa all’anno 44mila dollari, con un allungamento della vita media da 5 a 16 mesi. Alexander Eggermont, direttore generale del Gustave Roussy Cancer Institute francese, ha infatti detto che i “modelli economici di medicina molecolare sono molto incerti”.

Domani, in occasione della giornata mondiale contro il cancro, i 100 esperti di oncologia (clinici, ricercatori, politici, giornalisti, rappresentanti dell’industria e delle associazioni dei pazienti) che hanno partecipato al World oncology forum – che si è tenuto a Lugano l’ottobre scorso per il trentennale della Scuola europea di oncologia (Eso) fondata da Umberto Veronesi – lancieranno un appello ai Governi affinché prendano misure urgenti per contrastare l’aumento dei casi di cancro a livello mondiale. Non solo, hanno anche individuato una strategia in 10 punti per fermare questa “epidemia globale”. Che prevede, oltre alla riduzione dei decessi a livello globale un “pacchetto” di cura del cancro per i paesi poveri.

L’obiettivo è di ottenere quello che è accaduto per la cura dell’Aids in Africa: una decina di anni fa, nessuno riteneva possibile avere farmaci antiretrovirali per curare i pazienti africani con Hiv. Oggi sono più di 8 milioni le persone nei paesi a basso reddito in trattamento. Bisogna agire per interrompere questa escalation. Già ma come? «Di certo, la lotta contro il cancro non potrà più essere solo medica e scientifica, ma anche sociale, culturale e politica – precisa Ugo Rock, presidente della Eso –. Anche in questo campo la ricetta è quella di eliminare spese irrazionali e inappropriate, per rendere più efficiente l’organizzazione dei servizi e più efficace l’uso delle risorse». Il tema va affrontato nel suo complesso – interviene Alberto Costa, direttore scientifico dell’Eso –. È stata una reale sorpresa calcolare che già adesso si potrebbero evitare più di un milione di morti all’anno, con un risparmio che oscilla tra 1 e 2 milioni di euro.

Anche l’Italia non fa eccezione. Il nostro territorio è segnato da una profonda diseguaglianza nella diagnosi e nel trattamento come riporta un nuovo studio dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano che evidenzia come al Nord il 45% dei tumori della mammella è diagnosticato a uno stadio precoce, mentre al Sud le percentuali scendono, arrivando al 26% di Napoli e Ragusa, dove sono frequenti i casi che presentano già metastasi al momento della diagnosi, pari rispettivamente a 9,6% e 8,1 per cento. Sebbene a questa diagnosi ritardata corrisponda una differenza di sopravvivenza a cinque anni relativamente contenuta (89% al Nord a fronte dell’85% al Sud), la scoperta di un tumore allo stato iniziale è un fattore di grande importanza per la paziente perché consente di ricorrere a trattamenti chirurgici meno invasivi e a terapie più semplici, garantendo una migliore qualità di vita e un minore costo sociale.

Francesca Cerati, fonte: Il Sole 24 Ore

 

Famiglie  d’Italia

Frutta e verdura per combattere lo stress ( Famiglie d’Italia Salute news )

gennaio 28, 2013

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Lo  scopo di questo blog è quello di informarvi dando anche voce a notizie utili che spesso non ricevono l’adeguata attenzione. Per cui spesso naviga sul web e ” pesca ” per voi evidenziando e lincando sempre la fonte originale delle news in modo da permettervi di approfondirne la conoscenza . La notizia di oggi riguarda un’interessante ricerca dell’Università di Otago e pubblicata sul British Journal of Health Psychology che offre un intelligente consiglio per come difendersi dallo stress quotidiano ed aprirsi alla positività.

La frutta e la verdura aiutano a calmarsi

Fonte Il Journal da Marina Morelli | Categorie: Alimentazione naturale, Studi e Ricerche

La frutta e verdura si sa fanno bene alla salute. Uno studio dell’Università di Otago svela però qualcosa in più:

la frutta e la verdura hanno il potere di calmare e aiutano a sentirsi più felici e cariche di energie ogni giorno.

La ricerca è stata pubblicata sul British Journal of Health Psychology, condotta da Tamlin Conner, Bonnie White e Caroline Horwath ed ha coinvolto 281 adulti giovani con un’età media di vent’anni. Lo studio ha monitorato i partecipanti per ventuno giorni ed ha rilevato una strettissima correlazione tra l’umore quotidiano e il consumo di frutta e verdura. I risultati hanno dimostrato che mangiare più frutta e verdura rilassa i nervi, aumenta la positività e il senso di felicità individuale. Le persone coinvolte nel progetto hanno dichiarato, infatti, di sentirsi più felici e rilassate del normale durante le giornate in cui avevano assunto più frutta e verdura rispetto ad altre tipologie di cibo.

Quali scegliere allora? Sicuramente frutta e verdura di stagione:

Abbiamo i carciofi che hanno i più alti livelli di antiossidanti.

La rucola con alto contenuto di vitamina A, ottima per aggiungere sapore alle insalate. I broccoli considerati un cibo miracoloso per la loro capacità di prevenire il cancro. Questo ortaggio è consigliato a chi soffre di problemi cardiaci e ictus. I broccoli contengono anche ferro, ideali quindi per pazienti anemici.

La zucca, una verdura che ha pochissime calorie ed è un vero e proprio concentrato di salute: Vitamine A e C, minerali (ferro, potassio, calcio e fosforo), e fibre. Calma gli stati nervosi e favorisce il sonno. Oltre ad avere un basso contenuto di calorie (circa 15 ogni 100 grammi) è ricca di betacarotene, potassio, calcio, fosforo e fibre.

Da non dimenticare il melograno. I semi, rossi e succosi di questo frutto, apportano vitamine A e C, niacina, tannini, potassio, fitoestrogeni e bioflavonoidi, ne basta bere un bicchiere al giorno per proteggere il cuore e difendersi dagli attacchi dei raggi ultravioletti, svolge inoltre un’azione difensiva, addirittura contro la formazione delle proteine killer del morbo dell’ Alzheimer.

Ottimi anche i ravanelli, sono infatti una buona fonte di vitamina E e C, che favoriscono la riduzione delle infiammazioni. Il calcio e i sali minerali in esso contenuti sono anche in grado di alleviare i sintomi della sindrome premestruale.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Al bando anche le sigarette elettroniche

gennaio 24, 2013

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Anche la sigaretta elettronica subirà piano piano tutti i divieti imposti alla sigaretta tradizionale, quindi cinema, ristoranti, uffici e giardini pubblici, etc. Evidentemente le rimostranze dei produttori di catrame, i cui danni deleteri sono già stati ampiamente e tristemente dimostrati, stanno cominciando ad ottenere i riscontri desiderati… giocarsela almeno alla pari! C’è ben poco da aggiungere, da una parte gli effetti nocivi certi, la puzza e la tosse… dall’altra possibili conseguenze negative sulla salute non ancora accertate, nessun odore o fastidio particolare per chi non svapora. La scelta resta a noi, o meglio a chi non riesce ad uscire dalla schiavitù di tenere qualcosa in bocca da succhiare come un ciuccio od un capezzolo materno… io, che sono libero da molti lustri dalle catene di cui sopra, posso solo aggiungere che alla certezza del male ed alle puzze irritanti certo preferisco il ” dubbio ” e gli aromi gradevoli…ma il mio è solo un piccolo pensiero che verrà presto asfaltato da quello sostenuto dagli usufruitori dei soliti ” interessi ” personali.

Stop alla sigaretta elettronica Divieti al cinema e ristorante  ( fonte: Corriere del Veneto )

Stop alle sigarette elettroniche. I cittadini si dividono ( fonte: Quotidiano Net )

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Sigaretta elettronica vietata negli uffici pubblici
Commenti

L’ordinanza ha stabilito che municipio e scuola saranno offlimits. Per chi non rispetta il provvedimento multe da 25 a 500 euro. L’opinione dei sindaci di Veniano, Rovello Porro e Rovellasca

Una ragazza fuma una sigaretta elettronica (foto Ansa)

Lomazzo, 23 gennaio 2013 – Il divieto della sigaretta elettronica firmato dal sindaco Gianni Rusconi fa discutere. Lomazzo è il primo Comune in Italia ad aver introdotto il divieto nei locali pubblici di pertinenza comunale e di fronte a questa disposizione il mondo politico lariano si divide. C’è già chi difende a spada tratta questo divieto al punto da considerare la possibilità di introdurlo anche nel proprio comune.

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L’ipotesi è al vaglio del sindaco di Como, Mario Lucini, esponente di centrosinistra ma anche Erba e Cantù, con altre connotazioni politiche, stanno valutando un provvimento ad hoc sulla sigaretta sintetica. Elio Rimoldi, sindaco di Veniano e alla giuda di una Giunta leghista sostiene in toto la scelta del collega di Lomazzo. «Condivido completamente la sua ordinanza – dice -. Mi riservo di affrontare la questione nei prossimi giorni direttamente con il sindaco Rusconi per valutare la possibilità di firmare un’ordinanza dello stesso tipo anche nel mio Comune». Parere favorevole anche da Gabriele Cattaneo, primo cittadino di Rovello Porro. «Sono pienamente d’accordo – precisa Cattaneo –. Nel caso le sigarette elettroniche emettono nicotina il provvedimento mi trova d’accordo al 100 per cento. Vale lo stesso discorso però anche nel caso non dovessero emetterla, per una questione di igiene».

C’è anche qualche sindaco però che preferisce non prendere posizione in merito al provvedimento di Rusconi e della sua giunta. «Ho letto delle sigarette elettroniche in settimana e mi sto facendo solo adesso un’idea – fa presente Sergio Zauli, primo cittadino a Rovellasca, esponente di spicco del centrodestra – È necessario che gli organi di competenza comunichino se siano nocive o meno, sia sull’effettivo utilizzo. Adesso come adesso non ci sono gli elementi per poter prendere una decisione in merito ad un’eventuale ordinanza».

Va cauto anche Franco Pagani, il primo cittadino di Cadorago. «Se diranno che sono pericolose per la salute e per chi le fuma è ovvio che valuterò il da farsi», dice infatti. Chi è invece davvero scettica sul provvedimento è la minoranza consiliare che per voce di Paolo Colmegna, capogruppo del gruppo “Il Patto”, fa sapere che: «Mi sembra un po’ prematuro firmare un’ordinanza di questo tipo. Mi viene da paragonare il sindaco ad un pesce in un acquario che vuole fare vedere quanto è bello. A Lomazzo ci sono altre cose più importanti cui pensare prima di quest’ordinanza». Di fatto però fra qualche ora la sigaretta elettronica non potrà più entrare negli spazi comunali aperti al pubblico. E per chi non rispetta il provvedimento la sanzione è dietro l’angolo.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

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Desertec Sahara Solar Power: i problemi di un grande progetto ( Econota 102 )

gennaio 21, 2013

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Il progetto Desertec Sahara Solar Power affronta  problemi finanziari e sociali (di Timon Singh ) Foto di energia solare a concentrazione da Shutterstock

L’iniziativa di Desertec ( di cui abbiamo parlato nelle nostre prime Econote ) è un grande progetto solare che mira a utilizzare l’ energia solare nel deserto del Marocco per l’alimentazione elettrica in Europa, il Medio Oriente e Nord Africa. Il progetto su larga scala è stato annunciato nel 2007 e noi abbiamo seguito suoi progressi da allora. Purtroppo, Desertec si trova ad affrontare problemi abbastanza seri. BBC News ha recentemente riferito che due grandi finanziatori industriali (Siemens e Bosch) si sono ritirati e il governo spagnolo ha ritardato firma un accordo per la costruzione di centrali solari in Marocco.

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Se completato, Desertec potrebbe fornire fino al 15% del fabbisogno totale di energia dell’Europa. Obiettivo del progetto era quello di fornire circa 125 gigawatt di energia elettrica per il continente entro il 2050 esportati in vari paesi attraverso cavi di corrente continua ad alta tensione sotto il Mar Mediterraneo.

Purtroppo tale termine non sembra sarà soddisfatto in virtù del ritiro di  ‘Siemens e Bosch. Parlando alla BBC News, Dr Daniel Onofrio Mbi Egbe, professore presso l’Università di Linz, in Austria, ha detto che la loro assenza potrebbe significare il fallimento del progetto. “Siemens e Bosch sono grandi imprese e se non vogliono sostenere questa iniziativa potrebbe essere difficile per Desertec sopravvivere”

Ma che cosa ha causato questa improvvisa mancanza di fede nel progetto? Secondo alcuni, è la recente instabilità politica in Nord Africa ma probabilmente ci sono altri fattori. “I padri della Desertec hanno detto che loro scopo era quello di sfruttare energia dell’africa del Nord per il mercato europeo ma che cosa rimane all’Africa stessa? In molti paesi africani ci sono tagli di elettricità costanti  e quindi se si vuole aiutare l’Africa non  bisogna pensare solo ad esportare in Europa ma di fornire anche l’Africa “

Non è noto come la recente notizia impatterà sulla costruzione di 500 megawatt ($2,8 miliardi ), con un impianto solare a concentrazione (CSP) in Marocco.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

HidrolICE: il motore a combustibile solare che potrebbe ridurre i costi del 75% (da Beth Buczynski)

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Mentre l’idea di una vettura alimentata solare è attraente la realizzazione che l’accompagna di solito è piuttosto deludente: o si tratta di piccole realizzazioni scarsamente significative o installazioni poco estetiche con pannelli solari che spuntano dappertutto. Ma la Energy LLC non è interessata ad andare su questa strada ma stanno mettendo il sole al lavoro attraverso una tecnologia fin troppo familiare : il motore a combustione. Se avrà successo  potrebbe essere la strada per un nuovo brillante futuro in cui il costo dell’energia solare scenderà del 75 per cento.

Trovi difficile immaginare il sistema che permetterebbe al sole di alimentare un motore a combustione convenzionale? Non ti preoccupare, ci vuole un po’ di fantasia. Gli inventori Matt Bellue e Ben Cooper (le menti creative dietro il progetto HydroICE ) dicono che invece di usare benzina per accendere una scintilla e quindi spostare un pistone per creare la potenza, il loro motore potrebbe utilizzare la potenza del sole.

Invece di iniettare gasolio nel motore si inietterebbe olio caldo (scaldato utilizzando collettori solari parabolici a specchio) nel cilindro. Invece di una scintilla si aggiungono alcune microgocce d’acqua. Quando l’acqua contatta l’olio caldo l’energia termica dell’olio viene trasferita all’acqua trasformandosi istantaneamente a vapore. Mentre vi starete chiedendo come questo concetto possa essere integrato in un veicolo, potrebbe avere una più immediata applicazione come fonte di energia elettrica sostituendo i generatori alimentati a gas off-grid.

Sembra fantascienza ma questo motore unico è già in strada per diventare una realtà. Bellue e Cooper hanno convertito un motore a 2 tempi gas da 31cc trasformandolo in un motore HydroICE. Hanno anche collaborato con Missouri State University e la Missouri University of Science e Tecnology per sviluppare tutto l’hardware necessario(ad esempio i collettori solari) e per testare l’efficienza del motore.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

13 gennaio 2013, giornata mondiale del migrante e del rifugiato

gennaio 13, 2013

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Migrazioni,un pellegrinaggio di fede e di speranza

Questa mattina la 99ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato sul tema “Migrazioni:  pellegrinaggio di fede e di speranza”, è stata celebrata con una Santa Messa a Bari da Mons. Francesco Cacucci ( Arcivescovo di Bari-Bitonto), presso la Cattedrale, e trasmessa su Rai1.

Da La Domenica, relativa alla Santa Messa di oggi, un articolo di Mons. Giancarlo Perego, direttore generale :

” Milioni di persone nel mondo sono state costrette a mettersi in viaggio alla ricerca di una casa e di un lavoro per salvaguardare la propria libertà politica e religiosa, per fuggire da guerre, disastri ambientali, situazioni di fame e di mancanza di acqua e di salute: sono i migranti e i rifugiati.

In questo Anno della fede, a cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II, in cui la Chiesa si è riscoperta “ esperta di umanità ” ( Paolo VI ), Benedetto XVI legge le migrazioni come ” un pellegrinaggio di fede e di speranza “. Le migrazioni sono un’opportunità importante di incontro tra Chiese, di dialogo ecumenico e  religioso, dove i credenti possono crescere nel rispetto della libertà religiosa.

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Al tempo stesso le migrazioni sono un luogo di speranza, perché le persone che si mettono in cammino ricercano per sé e la propria famiglia condizioni nuove di vita, sicurezza, pace. Purtroppo questo cammino di fede e di speranza, diventa talvolta un calvario.

La Chiesa, in questa Giornata, in ogni parrocchia italiana desidera ascoltare ” le gioie e le speranze le tristezze e le angosce ” ( GS 1) dei migranti, per promuovere con loro e per loro nuovi cammini di fede e di speranza, di condivisione, di partecipazione, di cittadinanza.

Famiglie  d’Italia

Dalla pipì le cellule cerebrali ( Econota 101 )

gennaio 10, 2013

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Gli scienziati hanno creato cellule cerebrali dalla pipì

da Lori Zimmer

Urina è una sostanza abbastanza sorprendente : essa è in grado di alimentare propulsori al plasma nello spazio. Ma il potere della pipì non è limitato alla generazione di energia; una nuova ricerca dimostra che possiamo, realmente, riprodurre cellule del cervello umano dall’ urina. Gli scienziati in Cina hanno cominciato a sperimentare riproducendo i neuroni che sono stati derivati da cellule presenti nell’urina umana. Tale scoperta  potrebbe avere alcune importanti implicazioni per il futuro della ricerca sulle cellule staminali.

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I ricercatori non hanno trasformando la pipì in cellule del cervello ma  isolando e stimolando le cellule epiteliali del rene che sono presenti nelle urine di tutti. Utilizzando le cellule epiteliali del rene, come base, gli scienziati le hanno lentamente convertite in cellule staminali pluripotenti che possono essere coltivate in qualsiasi tessuto umano.

Di solito sono necessarie circa tre settimane per far crescere le cellule staminali in laboratorio utilizzando biopsie di tessuto o campioni di sangue, ma queste nuove cellule contenute nella  pipì prendono solo dodici giorni per crescere a cellule pluripotenti. Il progetto, sotto la guida di Duanqing Pei e la Guangzhou Istituto di Biomedicina e Sanità, è stato in grado di coltivare cellule staminali stabili da urina; una prodezza non raggiunta in passato. In quattro settimane la squadra è riuscita ad arrivare a neuroni funzionanti.

Le cellule staminali provenienti dalla pipì erano molto più stabili rispetto a quelle create dal sangue e biopsie e sono cresciute nella metà del tempo. Se queste cellule si dimostreranno efficaci si potrebbe avere un enorme passo avanti nella ricerca sulle cellule staminali.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Vancouver diventa la prima città a spianare le strade con plastica riciclata

da Kristine Lofgren

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Foto da Shutterstock

La città di Vancouver ha impostato il nobile obiettivo di diventare la città più verde del mondo entro il 2020 e, a giudicare dalla loro ultima innovazione verde, essi sono molto impegnati per arrivarci. Per aumentare la loro “quota verde “  Vancouver ha iniziato asfaltando le sue strade con plastica riciclata. La città si è alleata con la società  con GreenMantra di Toronto per fondere insieme la plastica vecchia con asfalto per creare una miscela per pavimentazione che è molto meglio per l’ambiente di asfalto tradizionale.

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L’ asfalto tradizionale richiede temperature molto elevate per permettere di scorrere facilmente, ma mescolandola con plastica riciclata i flussi di asfalto vengono deposti ad molto una temperatura inferiore utilizzando fino a 20 per cento meno di combustibile. L’ Ingegnere Peter Judd stima che ciò potrebbe tradursi in una riduzione di 300 tonnellate di gas serra all’anno. Utilizzando il legante plastico si riducono anche la quantità di vapori rilasciati nell’aria quando l’asfalto si raffredda.

Il processo costa circa 1 – 3% di più rispetto a tradizionale di asfaltatura mai vantaggi ripagherebbero l’aumento. La pavimentazione ecologica non ha un aspetto diverso dalla pavimentazione tradizionale; Vancouver sta attualmente testando la miscela prima di distribuirla in tutta la città.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Perché il 6 gennaio si festeggia l’Epifania

gennaio 6, 2013

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Nel post di ieri, dedicato alla storia ed alle origini della Befana, ho esordito con queste parole ” 6 gennaio festa dell’Epifania ” e poi ho dedicato tutto l’articolo alla Befana che di questa festa, in realtà, è solo un personaggio secondario che porta i doni ai bambini nella notte fra il 5 e il 6 gennaio perché pentita e in qualche modo farsi perdonare per non aver seguito i Re Magi quando questi si dirigevano verso la grotta di Betlemme. Infatti i personaggi principali sono  il Bambino Gesù e i Re Magi. La parola Epifania, tradotta dalla lingua greca, significa ” manifestazione ” e la liturgia celebra il giorno dell’Epifania un momento del periodo natalizio molto significativo, ovvero la manifestazione di Gesù Cristo neonato ai Magi venuti da lontano per conoscerlo e  rendergli onore in rappresentanza di tutte le genti. Questo blog rispetta tutti, dai credenti ai non, qualsiasi sia la sua fede, ma proprio a  quelli che oggi festeggiano l’Epifania nel suo vero significato cristiano voglio dedicare un tratto del Vangelo secondo Matteo che parla dei Magi, sapienti stranieri, guidati verso Betlemme con la luce della stella e le parole del profeta Michea, riconoscono in Gesù il vero re… passaggio che è stato oggetto della messa odierna.

” Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme, e dicevano: < Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo. > All’udire questo il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.