Archive for the ‘Ambiente’ Category

Energia anche dal chiarore lunare ( Econota 94 )

novembre 4, 2012

Globi solari generano energia anche raccogliendo il chiarore lunare (by Ayasha Guerin )

I progettisti di energia solare a Rawlemon hanno creato un globo di vetro sferico a inseguimento solare in grado di concentrare la luce solare e quella lunare fino a 10.000 volte. L’azienda sostiene che il sistema ß.torics è 35% più efficiente rispetto ai tradizionali modelli fotovoltaici doppio asse e la sfera, completamente rotazionale e resistente alle intemperie, è anche capace di raccogliere energia elettrica dal chiarore lunare.

Il sistema ß.torics è stato inventato da Barcellona dall’architetto tedesco André Broessel ( nella foto a destra ). Egli cercò di creare un sistema solare che potesse essere incorporato nelle pareti degli edifici i quali agiscono come generatori di energia. Ma il progetto non solo è degno di nota per le sue capacità di efficienza solare – il sistema di ß.torics è progettato anche per produrre energia lunare !

Le sfere sono in grado di concentrare il chiaro di luna diffuso in una fonte costante di energia. Il sistema ß.torics  sta avendo molta attenzione per il suo design pulito e bello. (Nonostante l’ enorme potenziale di energia solare, non abbiamo visto troppe tecnologie di energia solare di bel design).

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Una bici pieghevole con ruote full-size di Mikulas Novotny  ( by Kristine Lofgren. )

Se vivete o lavorate in una città una bicicletta può essere la scelta giusta. L’unico problema è che cosa fare con la bicicletta quando hai bisogno di andare da qualche parte abbastanza lontano. Le Biciclette pieghevoli offrono una grande soluzione ma hanno ancora i loro svantaggi. La  nuova bicicletta pieghevole progettata da Mikulas Novotny che ha le ruote full-size sembra aver risolto alcuni problemi di trasporto

Una sfida per qualsiasi bicicletta pieghevoleè il suo trasporto spesso ingombrante e scomodo. Per risolvere questo dilemma, il progettista Mikulas Novotny ha elaborato un nuovo design intelligente che permette la bicicletta di essere piegata in su. Oltre la comodità di essere in grado di piegare la bici, le ruote da 26 pollici ( ruote più grandi di molte biciclette pieghevoli) permettono un corsa più simile a una bici standard.

Con l’obiettivo di arrivare ad un prodotto semplice ed affidabile la bici presenta cerniere presso il reggisella e la spalla così che le ruote si allineano una accanto all’altra quando è ripiegata. Le ruote inoltre possono ruotare liberamente in posizione piegata, così, piuttosto che dover raccogliere e trasportare la bicicletta, può facilmente essere spinta tenendo il sedile. Le ruote più grandi consentono persino di essere tirata su o giù per le scale; l’idea è fantastica per chiunque abbia bisogno di usare una metropolitana o che vive in un appartamento a piani alti.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

EASYVERBOX & PARTNERS S.R.L.“ COMUNICARE PER REALIZZARE”

ottobre 27, 2012

EASYVERBOX & PARTNERS S.R.L.“ COMUNICARE PER REALIZZARE” La Nostra Piattaforma al servizio qualitativo della Filiera Agroalimentare Made in Italy

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano

 

“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume,abbattuto l’ultimo albero,preso l’ultimo bisonte,pescato l’ultimo pesce solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro Banche”,cosi’ disse Toro Seduto antico profeta di una tendenza sempre piu’ attuale del Mondo nel non rispettare i veri valori umani e la natura.

Pertanto proprio in questo momento in cui la crisi sta mettendo a dura prova sul piano Economico e Sociale il nostro Paese traducendosi in un problema d’identita’ a tutti i livelli,ho deciso di fondare Easyverbox & Partners s.r.l.

Le Mie precedenti esperienze Mi hanno visto presente sia nel mondo della Finanza, tre sono stati gli Istituti di Credito nei quali ho svolto  vari ruoli sempre nell’Asset Management ovvero Banco di Roma,Banca Fideuram e Unicredit Banca  oltre che la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli in veste di Consulente ,sia nel mondo Industriale dove ho ricoperto  incarichi in vari Consigli di Amministrazione in Societa’  del Gruppo Seragnoli di Bologna,ed infine,anche in ambito Istituzionale dove ho avuto il ruolo di Consigliere Delegato nella Merchant della Regione Liguria ovvero Ligurcapital S.p.a,tutto ciò ha portato alla gratificazione per il lavoro svolto arrivata anche con la nomina a Cavaliere al merito della Repubblica Italiana conferita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.Questi percorsi professionali hanno,unitamente all’esplodere della crisi,contribuito ad una conoscenza delle regole e delle tendenze di questi settori stimolando una profonda riflessione sulle tendenze ed esigenze dell’essere umano.

Easyverbox &Partners s.r.l nasce da una sintesi di esperienze professionali e da un profondo dialogo e confronto con tutti i componenti del mio Team ,dei Soci e dei Partners storici.

“Una persona determinata puo’ fare la differenza,un piccolo gruppo di persone determinate puo’ cambiare il corso della storia”.

Il nostro motto “Comunicare per Realizzare” parte da una principale considerazione: integrare la Comunicazione,le Competenze Manageriali,le Aziende con le loro esigenze ed i loro Core Business,il Territorio ed i  Mercati Internazionali in un’unica Piattaforma che segue e guida il processo operativo con il fine di conseguire risultati importanti.Dobbiamo in una crisi cosi’ difficile si innovare,ricercare ma anche saper far conoscere efficacemente quello che sappiamo fare,ottimizzare il Network Operativo e fare piu’ Sistema in Italia e all’Estero.Nell’ambito del Convegno le principali riflessioni che sottoponiamo alla Vostra attenzione sono:

A)Abbiamo prodotti d’eccellenza,dobbiamo farli conoscere meglio utilizzando un Marketing Professionale.

B)I bisogni interni e’ giusto soddisfarli con prodotti il piu’ possibile a km 0 ed anche abbattendo i costi della filiera distributiva.

C)Bisogna fare sistema per raggiungere dimensioni che ci consentano una penetrazione nei Mercati Internazionali.

D)La Comunicazione a supporto del Web e del E-commerce riveste un’importanza notevole.

E)Le competenze Professionali devono ,nell’ambito della conoscenza dei prodotti,contribuire al rafforzamento dell’interesse con schede,testi ,analisi ,convegni,incontri,ect…….

Easyverbox & Partners s.r.l. ha strutturato un percorso operativo che affianca senza appesantire di costi le Aziende nel perseguire il raggiungimento degli obiettivi.

Easyverbox:” Comunicare per Realizzare”.

Nel costituire Easyverbox & Partners s.r.l.,oltre a curare i dettagli ,siamo partiti dalle Nostre convinzioni riguardo le tendenze ed esigenze future dell’Uomo,a tal proposito sono emersi i punti che costituiscono cio’ che noi chiamiamo Easyerbox  Trends per il prossimo decennio:

1)Ci sara’ un aumento della longevita’ ed a prescindere dall’eta’ , dell’obesita’.

2)La Middle Class costituira’ circa il 50% della Popolazione Mondiale

3)Nel mondo del lavoro nell’ambito di ogni professione saranno necessari nuovi concetti,metodologie,criteri innovativi e avranno maggiore spazio i creativi.

4)L’uomo si dedichera’ maggiormente alla gestione del suo tempo libero.

5)Aumentera’ la ricerca del Benessere psico-fisico per tutte le fasce sociali.

6)Ci sara’ una riscoperta di Etica e Valori

7)Si manifestera’ l’esigenza che la Tecnologia diventi sempre piu’ uno strumento al servizio dell’Uomo e non il contrario.

8)Gli investimenti con il venire meno delle vecchie regole del sistema bancario saranni piu’ in linea con la Vita e l’Economia reale ma dovremo tenere conto della compatibilita’ con la salvaguardia in tutti i suoi aspetti del nostro Pianeta.

Easyverbox &Partners s.r.l. prevede  4 principali  segmenti di attivita':

A)Comunicazione ,Produzione ed Editor sviluppati sia direttamente che con dei Media Partners

B)Internazionalizzazione ,siamo presenti in Cina con una sede e con rapporti storici ed in Sud America in Brasile e Argentina.

C)Partecipazioni ed Investimenti diretti in particolare nei Settori del Made in Italy,Tourism & Wellness,Food e New Media.

D)Nell’ambito delle Attivita’ di consulenza riguardanti il Real Estate turistico-alberghiero ed il Tempo libero e delle Attivita’ di Advisory  ,Easyverbox & Partners s.r.l. le svolgera’ con i suoi Business Partners.

Vorrei concludere con una frase forte ma che deve farci superare questi limiti e questa incapacita’ italiana di fare sistema:

“Non e’ necessario spegnere la luce altrui, affinche’ la propria risplenda”.

Cav. Mauro Cervini

Famiglie                        d’Italia

No choosy e banda larga: il governo ci sfotte e ci controlla ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

ottobre 25, 2012

Scende in campo l’Italia “no choosy”: decine di offerte per chi non è d’accordo con la Fornero

La provocazione del ministro fa ancora discutere. Decine di mail giunte nella nostra redazione testimoniano un Paese che non è “schizzinoso”. Tgcom24 vuole dare voce a chi sta cercando un’occupazione cercando di offrire un aiuto che viene dalla rete.

 “welfare,”. Il Ministro Elsa Fornero parla ai giovani italiani, a quella che il presidente del Consiglio Mario Monti ha definito la “generazione perduta”.

I ragazzi si arrabbiano e rispondono sul web, attaccano il ministro. Non ci stanno, non vogliono più sentirsi additare come “bamboccioni” , celebre epiteto di Tommaso Padoa Schioppa, o “sfigati”, come ha fatto più recentemente l’ex viceministro al Welfare Michel Martone.

Se i choosy esistono, inutile negarlo, ci sono anche tanti ragazzi che farebbero qualsiasi lavoro pur di portare a casa la pagnotta. Tgcom24 vuole mettere in contatto i volenterosi con le aziende che offrono lavoro. Sul nostro blog di tgcom24 Missionelavoro le offerte non mancano. Oggi, ad esempio, le proposte arrivano dalla Campania, dove si cercano 100 addetti call center in provincia di Salerno e dall’Emilia Romagna dove c’è posto per 20 persone che lavoreranno in un inventario dell’Humangest Spa a Bologna.

Ci siamo messi in contatto con alcune agenzie interinali per capire quali sono i lavori “non choosy” che il mercato offre. Ma tu cosa saresti disposto a fare per dimostrare che non sei schizzinoso? I nostri lettori hanno già incominciato a scriverci qui. Se anche tu vuoi dimostrare che possono dirti di tutto ma non che tu sia schizzinoso mandaci una mail cliccando qui

Vado a fare l’operaio
Mettendo come parola chiave “operaio” nei primi tre siti di lavoro interinale proposti dai motori di ricerca spuntano, in Italia, 153 offerte di lavoro.

In particolare Adecco offre 70 posti, Obiettivo lavoro 23 posti mentre 51 posti arrivano da Manpower

E nel settore commerciale…

Su Adecco sono ben 256 le posizioni ricercate in diversi ruoli,  100 posti su Obiettivo lavoro e addirittura 560 su Manpower.

Fonte: Tgcom24

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Telefono e Internet, tutti i dati finiranno in mano al Governo

Nel mondo orwelliano di 1984  i prolet erano consci di essere controllati attraverso il televisore sempre acceso (solo gli alti papaveri del partito avevano il diritto di spegnerlo). Nell’incubo beferian-tremontiano da cui nel 2012 non ci si sveglia, i sudditi saranno controllati senza nemmeno saperlo.

Dal 23 prossimo ottobre tutti i dati sul traffico telefonico e internet di tutti i residenti in Italia dovranno essere trasmessi all’Agenzia delle Entrate il cui direttore, il sub-comandante Attilio Befera ha firmato il 6 settembre scorso il provvedimento che rende obbligatorio per tutti gli operatori telefonici, mobili e fissi, di tutti gli internet service provider inclusi quelli in wi fi, l’obbligo legale di comunicare tutte le informazioni su ogni abbonato (che tra l’altro deve fornire il codice fiscale già quando compra una SIM). Per il Grande Fratello non esistono zone franche per la privacy, concetto peraltro borghese, deviazionista o peggio.

Si e’ sempre iniziato in questo modo a introdurre il totalitarismo in forma prima morbida poi sempre più soffocante man mano che gli anticorpi della società venivano indeboliti. Sempre con una scusa plausibile, il nemico esterno, i terroristi, gli speculatori. Si martella i cervelli fino al candeggio totale che si adotta una politica criminale contro la collettivita’ e contro i singoli per il loro bene, in nome dei loro interessi collettivi. Nell’era dei burocrati al governo dipinti come tecnici, la scusa per instaurate il controllo sociale sugli individui è l’evasione fiscale su cui viene montato un lavaggio del cervello mediatico senza tregua. E i cervelli candeggiati dagli spot sull’evasore con la barba lunga e lo sguardo truce subito applaudono contente come le scimmiette ammaestrate.

Una volta che i dati su cosa fai, cosa leggi, cosa compri, quanti soldi spendi, dove vai, con chi parli, saranno a disposizione del governo, della polizia, del pubblico ministero e delle autorità in generale (e ovviamente di chi li comprerà al mercato nero) senza che il cittadino (pardon, il suddito) nemmeno se ne renda conto (almeno in 1984 la gente sapeva di essere sotto osservazione costante attraverso il televisore) il passo per stabilire chi è buono e chi è cattivo e va rieducato è molto breve. Per i Befera di tutto il mondo e in tutti i periodi storici quando si ha un martello in mano tutto il resto ha l’aspetto di un chiodo. E voi che vi illudete di avere ancora una testa (persino pensante) vi accorgerete, tra non molto, che agli occhi di Equitalia si tratta di una ben misera capocchia.

by Fabio Scacciavillani fonte originaslehttp://noisefromamerika.org/articolo/teste-capocchie )

 

( Famiglie d’Italia News Interessanti )

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare Made in Italy, attraverso nuovi mezzi di comunicazione.

ottobre 24, 2012

Grande successo a Milano del Convegno su Qualita’ e Tracciabilita’ della filiera Agroalimentare Made in Italy, tenutosi venerdi’ presso l’Aula Magna della Facolta’ di Agraria dell’Universita’. Riportiamo di seguito l’intervento integrale del Segretario Generale di FederFauna Massimiliano Filippi, dal titolo: “La Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare ”Made in Italy” attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.”

La Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare “Made in Italy” attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

Perche’ il cane, che da noi e’ considerato un animale d’affezione, in diversi Paesi del Mondo, soprattutto in Asia Orientale e in Oceania, e’ invece consumato come alimento e addirittura allevato appositamente per la macellazione? Perche’ nell’Ebraismo e nell’Islam si osserva la prescrizione di non mangiare carne di maiale, che e’ da noi tra le piu’ consumate? Perche’ in India i bovini vengono considerati animali sacri e gli indiani hanno sviluppato una certa fantasia nel cucinare carni che in Occidente sono molto meno diffuse e presentano una minore varietà di ricette?

Tali scelte, gli usi e i costumi dei Popoli sono dettati dalle diverse Culture, ovvero da quel bagaglio di conoscenze, tradizioni, saperi e pratiche acquisite, ritenute da ciascun Popolo fondamentali, tanto da venir trasmesse di generazione in generazione.

La Cultura nasce da un processo di sedimentazione dell’insieme di tutti questi fattori, inclusi quelli ambientali e climatici e cio’ sta a significare che la Cultura non e’ statica, ne’ riducibile alla dimensione biologica dell’Uomo, ma che si arricchisce di elementi e si evolve con l’Uomo, andando a rappresentare la totalita’ dell’ambiente sociale e fisico che e’ opera dell’Uomo.

In poche parole: noi dipendiamo dalla nostra Cultura, ma la nostra Cultura dipende da noi. Siamo noi che abbiamo il potere di decidere quali conoscenze, tradizioni, saperi, pratiche, siano degne di essere diffuse e tramandate alle generazioni future. Siamo noi che abbiamo il potere di decidere attraverso quali mezzi diffonderle e tramandarle.

E ovviamente bisogna, come diceva Luigi Einaudi: “conoscere per deliberare”. “E’ un cane che si morde la coda” aggiungo io.

Non possiamo permetterci che riguardo al sistema Agroalimentare “Made in Italy” si creino sacche di ignoranza, intesa come non conoscenza della realta’ o scostamento tra la realta’ ed una percezione errata della stessa.

Per Sistema Agroalimentare intendo l’insieme di tutti i settori dell’economia coinvolti nella produzione e distribuzione di prodotti alimentari, dall’Agricoltura, all’Industria che le fornisce i mezzi tecnici, all’Industria della trasformazione dei prodotti, al Settore del commercio e della distribuzione degli alimenti.

Non solo perche’ ne va della stessa sopravvivenza di tale sistema, ma anche per una questione di utilita’ Sociale: per garantire a tutti di poter operare scelte realmente consapevoli.

Non solo “gli ignoranti non possono non odiare, e temere insieme, coloro che si occupano delle cose ch’essi non capiscono”, come disse lo  scrittore e commediografo britannico William Somerset Maugham, scomparso nel 1965, ma come ha osservato piu’ recentemente l’attore statunitense Tom Hanks, “viviamo in una societa’ dove nessuna legge proibisce di guadagnare denaro diffondendo ignoranza o, in qualche caso, stupidita'”.

E’ il caso ad esempio delle produzioni zootecniche, oggi in alcuni casi minacciate addirittura di piu’ dalla propaganda e dalle azioni degli animalisti che non  dello stato di crisi economica in cui versa l’Italia e che ha coinvolto tutti i settori, compreso quello alimentare.

Venerdi’ 28 mi trovavo a Montirone in Provincia di Brescia, ospite di un’azienda agricola che alleva visoni che quel giorno partecipava ad un’ottima iniziativa organizzata dall’AIAV, l’associazione italiana degli allevatori di visone: un Open Day per consentire ai Cittadini di entrare a visitare gli allevamenti e vedere con i propri occhi com’e’ condotta l’attivita’ e come vivono gli animali. Voi non avete idea di quanta gente sia rimasta sorpresa di vedere animali belli, ben tenuti ed in perfetta salute! Alcune persone sono uscite quasi deluse perche’ si aspettavano di vedere immagini da film horror, tante altre soddisfatte e rassicurate dall’aver constatato di persona che acquistare ed indossare una pelliccia prodotta in Italia, oltre a offrire garanzie sulla qualita’ del prodotto, offre anche una garanzia di tutela del benessere animale. E’ rimasto positivamente sorpreso e impressionato anche il Sindaco del Paese che pochi mesi prima, dietro pressione degli animalisti, aveva emesso un’ordinanza di chiusura di quell’allevamento (poi sospesa dal Tar). Prima di allora, lui un allevamento non lo aveva mai visto, e quella sua sacca di ignoranza era stata colmata dalle falsita’ diffuse da una lobby, quella animalista, che ha interessi ben diversi da quello propagandato di difendere gli animali.

Ovvio quindi che per evitare che qualcuno pensi che le vacche siano costrette “a continui stupri e a continui parti” per produrre il latte, come ho sentito sostenere alcuni esponenti di quell’ideologia, o che l’allevamento realmente sottragga cibo alle popolazioni povere del Pianeta (provino loro, questi vegani, a mangiare quello che mangia un bovino), o ancora, magari, che il pollo nasca direttamente nel cellophane al supermercato, dobbiamo diffondere un’informazione corretta, percio’ conoscenza e quindi Cultura.

Stessa cosa dicasi per evitare che qualcuno pensi che la “Fiorentina” sia semplicemente una bistecca tagliata spessa e non un preciso taglio comprensivo dell’osso dalla lombata del vitellone di razza Chianina, o che il “Chianti” sia un vino californiano, oppure che non vi sia alcuna differenza tra una “Mozzarella di Bufala Campana” e la mozzarella blu di cui hanno tanto parlato i media poco tempo fa.

A riguardo e’ da notare che in tutto il Mondo vengono vendute montagne di prodotti alimentari presentati con slogan, nomi, bandiere, immagini, richiami di qualsiasi tipo all’Italia, che spesso non hanno nulla a che fare con l’Italia. Gia’ nel 2009 la Coldiretti aveva stimato in oltre 50 miliardi di euro il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy.

In altre parole, se una maggior conoscenza anche a livello internazionale della realta’ sulle produzioni agroalimentari italiane inducesse nei consumatori scelte tali da determinare il progressivo stop alla contraffazione, che e’ causa di danni economici ma anche di immagine, le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy potrebbero quadruplicare.

Non mi pare poco, operando solo in ambito culturale, senza pensare a leggi che comunque sarebbero ben difficili da far adottare ed ancor più difficili da far rispettare!…

La Cultura pertanto risulta essere l’arma piu’ efficace per difendere l’Agroalimentare Made in Italy!

Come qualsiasi arma pero’, deve essere usata ed usata nel modo giusto. Oggi ad esempio vi e’ la tendenza a considerare “persone colte” o addirittura “uomini di Cultura” coloro che hanno letto tanti libri, ritenendo erroneamente che la Cultura sia sinonimo di “conoscenza di quanto scritto sui libri”, mentre in Societa’ come la nostra oramai la Cultura non si identifica esclusivamente con le tradizioni scritte, ma con le nuove tecnologie multimediali come ipertesti, e-book, immagini e suoni, e anche per questo i grandi mezzi di comunicazione sono responsabili della Cultura di massa.

E’ indubbio che internet abbia cambiato non solo il modo di comunicare, ma anche quello di informarsi. Solo qualche anno fa, per condurre una ricerca o semplicemente per conoscere il significato di una parola, avremmo iniziato a scartabellare i volumi dell’enciclopedia ber riposta sullo scaffale in salotto o al massimo ci saremmo recati in biblioteca; oggi accendiamo il PC e in un “clic” consultiamo Wikipedia. Probabilmente sui libri non avremmo trovato nemmeno la parola “clic”. La stessa cosa vale per le notizie, siano esse di cronaca, di politica, di economia o di costume, che sempre più spesso leggiamo online anziche’ sui quotidiani cartacei.

L’uso di internet infatti e’ esploso ed e’ in continua espansione, anche perche’ rispetto alla stampa o a radio e televisione, consente una reciprocita’ in cui la fonte e l’utente possono interagire e tutti possono contribuire all’informazione di tutti: in Internet e’ presente tutto, sempre, e’ alla portata di tutti e tutti possono contribuirvi.

In internet si esprimono opinioni, si discute e ci si confronta attraverso i social network, in internet si incontrano produttori e consumatori dei prodotti più disparati attraverso l’e-commerce.

Diventa cosi’ piuttosto facile veicolare qualsiasi informazione anche non presentandola espressamente come tale, e anche se in internet l’informazione sfugge molto di piu’ al controllo dei poteri piu’ o meno forti rispetto che in altri mezzi di comunicazione, tant’e’  che sulla rete circolano molti contenuti censurati altrove, questo non significa che essa sia totalmente priva di controllo. Infatti e’ la stessa liberta’ di contribuire all’informazione che offre internet, che si rivela talvolta un’arma a doppio taglio. Ad esempio, una stessa informazione puo’ venire distorta, oppure ripresa e riciclata all’infinito, creando la falsa sensazione di una “abbondanza” che puo’ essere facilmente scambiata per conferma della sua veridicita’, anche nel caso vera non sia.

A quel punto l’informazione puo’ divenire disinformazione, ed e’ per questo che poc’anzi ho detto che le armi bisogna saper usarle.

Per fare un esempio concreto di uso efficace di internet come mezzo di disinformazione tornero’ a parlare degli animalisti citati prima. Fateci caso: quando navighiamo in internet generalmente non ci soffermiamo mai troppo tempo su una pagina, quantomeno non tanto tempo quanto ci soffermiamo su quella di un libro o di un giornale cartaceo, tant’e’ che le stesse testate giornalistiche normalmente pubblicano on line un riassunto di cio’ che pubblicano sul cartaceo. Cio’ dimostra che la comunicazione su internet deve essere veloce: meglio slogan ed immagini ad impatto. Ecco che gli animalisti, che internet sanno usarlo bene, adottano in genere una propaganda che consiste esclusivamente in slogan e parole ingannevoli ed immagini magari non pertinenti o addirittura false, ma ad elevato impatto emotivo.  L’osservatore e’ indotto a considerare tali immagini come indubitabile realta’ e rappresentative di un settore che magari non c’entra nulla. Oppure gli stessi ripetono il medesimo concetto, magari con parole molto semplici, talmente tante volte da farlo apparire vero anche quando non lo e’, solo perche’ falsamente appare largamente condiviso. Altra tecnica e’ quella di citare spesso fonti, magari roboanti, che poco importa se in realta’ siano inesistenti o le abbia scritte la nonna, tanto in molti casi cio’ che appare conta di piu’ di cio’ che e’. Talvolta basta poco ad offuscare la ragione. E in internet il danno puo’ essere facilmente ingigantito perche’ internet consente l’isolamento ed una realta’ virtuale dove chiunque pur di appartenere a un gruppo sposa delle tesi, oppure pur di sentirsi una persona saccente all’interno di un gruppo, diffonde tali tesi che ha assunto usando male gli strumenti di internet per documentarsi.

Ma ovviamente questo non e’ il nostro caso: noi vendiamo emozioni che nascono dalla realta’, da tutti i cinque sensi, emozioni che si possono toccare, e anche mangiare! Noi rispetto a loro partiamo avvantaggiati: non abbiamo bisogno di fare disinformazione, ci basta fare una corretta informazione su cio’ che e’ vero e oggettivamente constatabile da chiunque. Ecco che i nuovi mezzi di comunicazione, compreso l’e-commerce che viene presentato qui oggi, se impariamo ad usarli bene, possono diventare un eccezionale veicolo per rilanciare e potenziare le nostre eccellenze, un’arma per fare informazione e produrre Cultura, l’arma piu’ efficace per difendere l’Agroalimentare Made in Italy!

Massimiliano Filippi

Famiglie                        d’Italia

Collaborazione fra le associazioni nell’ambito dello sviluppo del progetto e-commerce ecosolidale

ottobre 23, 2012

 

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano by Federico F. Pincione Esq., presidente dell’associazione di giovani imprenditori Arcadia.

Collaborazione fra le associazioni nell’ambito dellosviluppo del progetto e-commerce eco solidale

Cari Amici, Spettabili Autorità, Egregi Signori e Gentili Signore,

colgo l’ occasione per rivolgere il mio personale ringraziamento a Banca Mediolanum, Esae srl, Famiglie d’ Italia onlus, ACR,  FederFauna, Consorzio Wilford ed alla Università degli Studi di Milano (che, pur per un breve periodo di tempo, ho avuto il piacere di frequentare nelle vesti di studente di Giurisprudenza e della quale conservo splendide memorie) oltre a tutte le persone che si sono adoperate per la perfetta riuscita di questo interessantissimo evento.

          E’ veramente un piacere ed un privilegio per me essere qui con Voi, oggi, ad ascoltare le autorevoli opinioni dei nostri oratori su un tema così attuale e rilevante. Rilevante dal punto di vista economico, certamente, a causa della grave crisi con la quale ci troviamo a convivere, giorno per giorno, oramai da diversi anni, ma anche dal punto di vita umano, sociale e culturale, vista la profonda correlazione che si instaura tra l’ Italiano, produttore o consumatore, indipendentemente dalla sua “denominazione origine e provenienza” e i prodotti della sua terra.

Per infinite ragioni, infatti, non si può pensare di valorizzare pienamente lo “strumento Agricoltura” e di utilizzarlo efficacemente quale sostegno al difficile stato in cui versa la nostra economia, senza valutare attentamente il “fattore” umano e culturale che circonda le nostre produzioni, il nostro territorio, la nostra Gente, da un lato, e le produzioni, il territorio e le Genti dei Paesi nei quali le nostre aziende, grazie al “mezzo” internet, sceglieranno di proporre prodotti nostrani. Se è vero infatti che in un mondo in crisi sempre più globalizzato, internet, offre una irrinunciabile possibilità di esplorare nuovi mercati e mettere in contatto con il proprio prodotto un numero infinitamente maggiore di possibili acquirenti rispetto ai metodi tradizionali, è anche vero che non è detto che essi siano “capaci” di apprezzare, o comprendere ciò che gli viene offerto.

Un esempio lampante che ho vissuto di prima persona è stato quello di vedere in un supermercato del Nord Europa del “pane in cassetta” molto vecchio, ovvero, particolarmente “nostalgico” (visto che, sull’ intera parte superiore della confezione era finemente rappresentato l’ Italico stivale colorato del rosso, del bianco e del verde, senza la Sardegna -per ragioni di spazio o di stampa, chissà- ma, dettaglio ben più preoccupante, con l’ Istria, Fiume, e un pezzetto di Dalmazia) e spacciato per pane fresco Italiano.

Ma c’è di più, la globalizzazione va al di là della mera contraffazione.

In alcune grandi città industriali del Messico ho trovato la più vasta scelta di squisiti “sushi rolls” che mi sia capitato di vedere in un menù, ciò non è sconvolgente se si pensa alla incredibile varietà di ingredienti che compone la cucina Messicana, ma diventa rilevante se si considera che, in realtà il “roll” non sono tradizionale cibo giapponese, ma una “mutazione” (che personalmente ritengo molto positiva) tanto che i veri ristoranti tradizionali non li propongono.

 

Pochi sanno, poi, che un piatto famoso in tutti gli Stati Uniti è nato nella città di Buffalo in un ristorante Italianissimo (  Anchor Bar ) che espone con orgoglio delle bellissime Moto Guzzi in sala. Le pietanze non sono, però, così “Italianissime”. La versione romanzata di questa storia, infatti, racconta di due passanti che fermatisi affamati a chiedere qualcosa di caldo ben oltre l’ orario di chiusura si sentirono rispondere che “non c’era trippa per gatti” e nemmeno molto altro a dire la verità. Solo dopo avere sopportato la molta insistenza dei due soggetti per vario tempo il cuoco si arrese e si inventò un piatto nuovo con gli scarti che stava per buttare via e che poi sarebbe diventato un vero”must” della cucina americana (specialmente allo stadio con una bella birra gelata!) ovvero le famose “Buffalo wings”. Personalmente dubito che in Italia qualcuno lotterebbe per gli scarti e, se anche fosse, dubito che l’ oste lo tramuterebbe in leggenda a rischio di perdere tutta la clientela a vita!

 Mi ha fatto grande piacere, quindi, sentire parlare in mattinata di  “Globalizzazione del made in Italy” e notare, scorrendo gli interventi descritti in locandina, quello sulla “Cultura del made in Italy” che seguirà a breve. Questi sono, a mio parere, i concetti cardine da tenere a mente per un approccio utile e concreto ad una commercializzazione sensata del made in Italy, perché, come nell’ esempio del “pane italiano”, prodotti ed atteggiamenti che costituiscono assiomi basilari nella nostra vita quotidiana possono non esserlo, e anzi, spesso non lo sono, nelle terre lontane alle quali intendiamo rivolgerci; addirittura, come nell’ esempio del sushi, (e come dimostrano enfatizzandone i risvolti più negativi alcuni sedicenti re delle torte in TV) essi possono essere reinventati o fraintesi rendendo difficile la commercializzazione della qualità.

Sugli atteggiamenti, sulla condivisione di informazioni corrette, sulla crescita delle comunità possono operare con successo a supporto dell’ attività di commercializzazione, le associazioni quali insieme di persone riunite, organizzate ed operanti per uno scopo comune.

In questo caso parlando di Arcadia aggiungerei anche [..] “un insieme di persone” [..] motivate, cresciute con una mentalità aperta, estroversa e volenterosa tesa ad operare per creare interazione ed un terreno fertile perché tutto quello che abbiamo di buono, che è così tanto, possa essere pienamente apprezzato da tutti.

Il Presidente di Arcadia

Federico F. Pincione Esq.

Famiglie                        d’Italia

La Cultura Rurale per un nuovo modello di Ambientalismo

ottobre 22, 2012

La Cultura Rurale per un nuovo modello di Ambientalismo

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano.

 

Milano, 12 ottobre 2012

L’Associazione per la difesa e la promozione della Cultura Rurale – Onlus è un’associazione culturale nata un paio di anni fa, composta da rappresentanti di tutte le categorie portatrici della ruralità.

Ad essa aderiscono agricoltori, allevatori a scopo professionale, amatoriale ed ornamentale, cacciatori, pescatori a scopo professionale e sportivo, rappresentanti del mondo ambientalista propositivo e non integralista, esponenti della cultura, dell’informazione, dello spettacolo, esponenti dell’economia e della scienza.

Le attività portatrici della Cultura Rurale rappresentano in Italia milioni di persone che lavorano, producono reddito, pagano le tasse, creano occupazione, tramandano di generazione in generazione tutti i valori che affondano le loro radici nella Cultura Rurale, che è parte fondamentale della nostra storia e delle nostre tradizioni.

Le forze che rappresentano la ruralità italiana negli ultimi anni si sono sentite minacciate da un modello di ambientalismo e da uno stile di vita nato nelle città. Con il distacco dalla natura e l’abbandono delle campagne (troppe volte purtroppo per lasciare spazio a nuovo asfalto e cemento), della vita semplice, genuina e naturale delle comunità rurali, l’uomo ha improntato la sua vita frenetica verso altri modelli di riferimento. In questo ambiente abbiamo prodotto generazioni di figli sempre più avulse dalla realtà naturale, che spesso non conoscono i delicati equilibri della natura e l’amore con il quale l’uomo di campagna cerca di mantenerli nei secoli.

Noi siamo convinti che per uno sviluppo ecosostenibile dell’agricoltura e delle attività rurali ad essa correlate serva un modello di ambientalismo che cammini di pari passo con i valori ed i principi che da sempre hanno sostenuto le attività dell’uomo e che soprattutto non si lasci travolgere da ideologie integraliste improntate sull’animalismo ma che piuttosto fondi le sue ragioni sull’”etica delle responsabilità”. L’ambientalismo italiano è nato nelle città, non nelle campagne, ed è per questo che su certi argomenti sembra non esserci dialogo; si pensi solo al dibattito attuale sulla cosiddetta “questione animale”. Crediamo che un modello di ambientalismo ragionevole, scevro dai pregiudizi ideologici che oggi lo stanno soffocando, sia possibile. Un modello di ambientalismo su stile americano ove, non dimentichiamolo, le associazioni ambientaliste più rappresentative sono formate proprio dai primi interessati alle questioni della terra, ovverosia gli agricoltori, gli allevatori, i cacciatori, i pescatori, i fruitore della natura in generale.

Oggi parliamo in particolare dei prodotti tipici agroalimentari che contraddistinguono l’Italia in tutto il mondo. Ebbene, i nostri prodotti tipici, siano essi di derivazione animale che vegetale, sono unici al mondo proprio grazie alle amorevoli cure che l’uomo ha riservato alla sua terra. E’ impensabile che si producano tali eccellenze senza fare del giusto, ragionevole ed efficace ambientalismo a salvaguardia della natura e dei frutti che essa ci offre.

La ruralità italiana ha però anche un’altra importante sfida da compiere. In essa sono racchiusi i segreti di un rapporto uomo-natura essenziale per la formazione dell’uomo e dei suoi più sani principi. Dobbiamo trasmettere questi valori alle future generazioni affinché siano d’esempio per uno stile di vita che ristabilisca il giusto equilibrio tra l’essere e l’apparire, ora molto sbilanciato sul secondo stato. La sfida non può che estendersi a livello culturale, all’interno delle scuole, insegnando ai nostri figli ciò che i nostri padri ci hanno tramandato. Ricordo un recente sondaggio effettuato in una scuola elementare ove gli alunni, la maggior parte, non sapeva che la fettina che si ritrovava sul piatto proveniva da un animale vero in carne ed ossa ma la credevano fabbricata all’interno del supermercato. Questo non è rispetto per gli animali, per l’ambiente e per gli uomini che li allevano. Sapere cosa mangiamo, il tipo di animale, come viene allevato e la cultura che sta alle spalle di questo duro lavoro significa rispetto per quell’animale e quindi per l’ambiente.

Attenzione però! Quando parliamo della funzione importante della cultura rurale non intendiamo insegnare un ritorno al passato, ma anzi fare un balzo in avanti nel futuro. Imparare da ciò che è stato, dagli errori che stiamo oggi commettendo affinché l’uomo di domani si approcci in maniera diversa con la terra e la natura. Questo è per noi un nuovo modello di ambientalismo, quello che abbiamo definito l’”Ambientalismo Rurale”, dove l’attore principale, cioè chi deve essere ascoltato per primo sulle questioni ambientali, anche e soprattutto dalle nostre Istituzioni, sia chi vive con e per la terra e non come spesso accade oggi, ne sia completamente avulso.

Quando Famiglie d’Italia ci ha chiesto di collaborare in questo grande progetto di e-commerce che viene oggi presentato, abbiamo subito colto favorevolmente la richiesta. La valorizzazione dei nostri prodotti tipici è cultura ed automaticamente significa salvaguardia dell’ambiente; spiegare al consumatore perché un prodotto diventa DOP od IGP, significa salvaguardare lo stesso consumatore dalle imitazioni.

La valorizzazione del sano e del genuino italiano diventa determinante quindi anche per la nostra economia e le nostre tradizioni, ed è in questo contesto che voglio chiudere il mio intervento presentandovi un’associazione, nostra partner, nata da poco ma che ha già fatto parlare di se in tutta Italia. L’idea è del brillante presidente di questa associazione, Vincenzo Fusco, anch’egli oggi presente qui con noi. Si chiama “Incontri Culturali Culinari tra Regioni”. Di manifestazioni che valorizzano i nostri prodotti tipici ce ne sono ogni anno a centinaia, sempre presi singolarmente. Ebbene, Incontri Culturali Culinari tra Regioni organizza eventi in cui fonde assieme non solo i prodotti tipici ma anche le relative culture di provenienza. Ho partecipato alla prima edizione del marzo scorso, “la Bufala DOP incontra il Radicchio IGP” ovverosia, pensateci, la Campania incontra il Veneto, in cui l’evento culinario ha assunto il significato di unione culturale di due regioni che a volte sembrano profondamente diverse ma che in questa occasione, a tavola, nel luogo conviviale per eccellenza, si uniscono a difesa dei loro prodotti tipici.

Continueremo quindi su questa linea, per una corretta e capillare diffusione della Cultura Rurale a difesa delle nostre eccellenze e per un’Italia che attraverso la sua storia, le sue radici e le sue tradizioni diventi un esempio per tutta Europa.

Associazione per la Difesa e la Promozione della Cultura Rurale – Onlusss

IL PRESIDENTE

Massimo Zaratin

 

Famiglie                        d’Italia

 

Dalla terra la speranza di riscatto di una società disattenta e trasandata per la mancanza di lavoro e di prospettive

ottobre 20, 2012

Tratto dall’intervento dell’avv. Domenico Musicco il 12 ottobre al convegno tenutosi nell’Aula Magna di agraria dell’Università di Milano, dal titolo ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia “. Titolare dello STUDIO LEGALE MUSICCO, è presidente e fondatore della AVISL, Associazioni Vittime Incidenti Stradali sul Lavoro e Malasanità.

Dalla terra la speranza di riscatto di una società disattenta e trasandata per la mancanza di lavoro e di prospettive

L’agricoltura in generale è contrassterritorio, prodottiegnata dalla disattenzione da parte dei poteri istituzionali e da parte di un mondo teso alla produzione di beni e servizi sempre più immateriali e astratti e al servizio del moloch che è la versione esclusivamente finanziaria del mercato. I contadini che non possono reggere la concorrenza della globalizzazione abbandonano i campi e sopravvivono stentatamente.

La stessa disattenzione che connota il campo del quale professionalmente mi occupo come associazione a favore di un altro disastro al quale vengono immolate circa 5.000 vittime all’anno e parlo solo dei morti.

I due aspetti si legano per l’indifferenza con cui vengono considerati il bene primario della vita e della salute e il bene primario della produzione del cibo.

Mi piace tuttavia cogliere alcuni segni che ci fanno sperare in una controtendenza.

Lo stimolo di associazioni come la mia innesca campagne di stampa che cominciano a sensibilizzare la società sul tragico fenomeno: si parla della istituzione dell’omicidio stradale, di prevenzione e manutenzione delle strade, ecc.

Allo stesso modo i casi sempre più frequenti di cittadini che tornano a fare i contadini o i produttori; la produzione e il commercio equo e solidale, la ricerca mirata ai prodotti doc, dop e di eccellenza; la valorizzazione dei prodotti del territorio e della alimentazione mediterranea.

Le vendite dirette, il crescente numero di agriturismi mi paiono tutti segni di una capacità di resistere e di adattarsi di quella forza tranquilla degli agricoltori.

Dimenticare quale sia il contributo decisivo delle nostre campagne al patrimonio della bellezza delle nostre campagne e alla preservazione dell’ambiente è delittuoso.

Perché tanti giovani al sabato sera bevono si drogano e si ammazzano sulle strade? Perché tanti giovani sono senza speranza di fronte alla mancanza di lavoro e di prospettive? Perché hanno smarrito la durezza tenace, la voglia di ricominciare, l’abitudine al sacrificio che sempre ha connotato chi vive della terra e per la terra.

Confido proprio che dal mondo agricolo partirà il riscatto di questa popolazione rassegnata, fiacca e smarrita.

Avv. Domenico Musicco

Famiglie                        d’Italia

La Corte del Verderame di Alzek Misheff

ottobre 18, 2012

LA PITTURA AL VERDERAME

I contadini la usavano per dipingere muri, porte e finestre, è un’emulsione di acqua, verderame, calce ed olio di lino.“La corte del Verderame” si rivolge a privati e/o aziende che ne condividono gli ideali o sono impegnati nel recupero e riuso. Eventi potranno essere organizzati presso le sedi pilota o in altri luoghi secondo il naturale sviluppo del progetto stesso e comunque durante l’inaugurazione degli affreschi.


” La corte del Verderame “ ( intervento del maestro Alzek Misheff al convegno del 12 ottobre 2012 tenutosi nell’Aula Magna di Agraria di Milano, dal tema ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’Economia “ )

Qualche capriolo, nessun cinghiale si è visto quest’anno. Ogni tanto passa il contadino amico rimasto. E’ l’inizio di ottobre, il periodo dei pomodori che rimarranno verdi.

Dalle colline di Montechiaro d’Acqui disegno dal vivo con il dito direttamente su iPad e scrivo questo testo per il convegno a Milano “Qualità e Tracciabilità della filiera Agroalimentare Made in Italy”.

Mi devo presentare… fatica d’obbligo.

Sopravvalutato come nuotatore e come avanguardista internazionale, trent’anni sono passati, sono sopravvissuto senza performance, senza installazioni, ho fatto semplicemente concerti, molta pittura “non più moderna”, volti e figure di donne e uomini rassomiglianti e per niente deformati e che qualche benevolo amico forse avrebbe chiamato di stile “poetico realista”. Di recente anche pittura ad olio e verderame, quella di una volta dei contadini agricoltori per i loro portoni… Forse è la parabola del nuotatore performer che ero e che cerca un amico agricoltore. E se ha una parete, per lui vorrei fare un vero affresco su intonaco fresco. Sicuro che non penserà male di me considerandomi soltanto un decoratore o peggio, graffitaro. O peggio ancora, quello delle aste.

Dipingere per qualcuno e non per se stessi, pittura “a- fresco” fissata per sempre, che non può circolare ed essere valutata e scambiata con il denaro, che non ha un suo vero e proprio valore di scambio. Immobile su immobile.

Questo è il primo punto per quanto concerne la professione, comportamento e presa di coscienza personale. Ovviamente è in contrasto netto con la così detta Arte contemporanea e Arte Concettuale, da dove provengo, nonostante ci siano segnali incoraggianti di cambiamento di tipo Ambientalista nuovo come quello dell’ultima Documenta di Kassel.

Sull’impatto negativo nella vita di tutti provocata dall’Arte e dall’ si stanno levando più voci. I protagonisti sono diventati intoccabili non solo perché sostenuti dal capitale in denaro planetario, aderente al dinamismo del costume consumista “mordi e fuggi”, ma con il benestare di molti governi e la loro politica culturale. Praticamente di stile estetico a tutti costi avveniristico “extraterrestre”. Trionfo dell’ individualismo dissacrante tutto, gli Art e Archistar si sono eletti come unica realtà sacra. Naturalmente questi sono argomenti di attualità in altre sedi

( su questo argomento vedi n. 719 de ” il Covile” – www.ilcovile.it<http://www.ilcovile.it> ).

in generale in questa sede a noi invece interessa il contributo di valori che la cultura artistica potrebbe e dovrebbe indicare in relazione al mondo italiano degli agricoltori di oggi. Credo che convenga a proposito, tornare molto indietro per riascoltare l’ autorevole voce del nostro Patrono:

“Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e con la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, con la testa e con il cuore è un artista”. Semplice da capire, facile da ricordare. Non dice che l’ operaio e l’ artigiano sono senza cuore, ma cuore significa visione globale, responsabilità, dare dei valori oggettivi. Invece sono gli altri quelli che decidono se il cuore dell’opera è grande e sincero.  Mani, testa e cuore. E non menziona, comunicatori, analisti e altri e altri, questi non esistevano. Mani, testa e cuore, dove sono rimasti, dove cercarli? Nel suolo, nella terra, nel clima, nel vento e nella pioggia, nelle vaste porzioni di territori abbandonati, le piccole comunità, oasi rurali di umanità. E se per qualcuno San Francesco d’Assisi dice poco o ha preteso troppo o che è troppo tardi oggi nell’epoca della crisi, sentiamo un altro bravo uomo che non è un santo e nemmeno un artista:

“…  è nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie… Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato… Senza crisi non c’è merito… Perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze…”

Lo  scrisse  intorno al 1929 quell’incorreggibile ottimista ed inventore Albert Einstein. Aveva ragione per il singolo, per il comportamento individuale allora e adesso. E oggi per una visione allargata e sociale sulla crisi e i cambiamenti tecnologici, sul dominio economico che si estende su tutto e tutti, cosa possiamo dire e fare?

Nel mio piccolo da molto penso che ogni invenzione rappresenta un paradigma (perciò rappresentazione temporanea) tra libertà e costrizione. E certamente molti  faranno l’associazione con un noto termine filosofico d Hegel, ” la resistenza del materiale”.

Non riesco ancora a intravedere come quei pochi artisti con pensieri e comportamenti, che io chiamo ” non più moderni” possano mettersi al servizio di moti  movimenti  che rivendichino l’ autenticità del piccolo, del locale  e del valore culturale storico, per il quale ho scelto tempo fa un temine : “sentimento italiano”. D’altra parte se si vuole riconoscere almeno in parte che è il desiderio che orienta la vita del mondo, quanto tempo deve passare prima che gli intellettuali della metropoli comincino a desiderare le sane e belle fanciulle che ci sono, nate, cresciute e che vivono in mezzo alla natura. O quante belle poetesse o esperte delle nuove  tecnologie s’innamorino del bell’ agricoltore ?Detto oggi, mi rendo conto, la domanda che ha  qualche aspetto antropologico, pare poco seria. Il costume, il gusto, le abitudini e l’erotismo oggi sono tutti metropolitani o vacanzieri ed esotici, purtroppo e comunque in relazione economica. Forse ci vuole tempo, ci vogliono generazioni, la metropoli è inerte in questo.  Ma si deve provare, come fanno tanti e tante piccole forze, nuovi modelli di ambientalismo che si stanno costituendo. Così l’ associazione “La corte del verderame” nata poco tempo fa durante il recupero della nostra cascina. Tipica tipologia piemontese inizio secolo. Recupero rigoroso, lavorare con le proprie mani, usare calce, sabbia e pietra locale. E porte e portoni da risistemare  e ridipingere. E lì improvvisamente accade qualcosa di speciale: la scoperta del verderame. Cercare di capire quel millenario colore verde, l’ ossido di rame, e dargli un senso ordinante e fisico, un ruolo universale per realizzare pittura affresco, su tela o su tavole di legno. E un valore lessicale, una reale metafora, “la corte”- sede dell’Associazione.

A chi si rivolge? In primo luogo agli agricoltori, piccoli o grandi. Dopo, agli  artisti e agli architetti sensibili culturalmente alle piccole realtà rurali. A persone sensibili, ai piccoli per adesso, ma importanti cambiamenti culturali. Lo stesso vale per i mecenati se ancora esistono. Alle aziende che garantiscono non solo i materiali tradizionali e genuini, ma anche processi e l’ etica della lavorazione.

L’arte di oggi ha bisogno del contadino per sopravvivere in qualità, in autenticità, per non dire in sincerità. Il contadino o l’ agricoltore hanno bisogno dell’artista e della comunicazione per poter sopravvivere in qualità, che è anche l’autenticità della produzione. L’ agricoltore deve servirsi della cultura per riaffermare il suo esistere sociale che il consumismo gli ha sottratto, nel nome di una visione del mondo come solo mercato.

Il mio sogno, difficile da realizzare: la metamorfosi da un artista internazionale a un artista locale.

Adesso invio il testo. Davanti ho quel piccolo vigneto senza più uva. Ottobre, verrà color rosso e giallo e oro. Tra poco.

Maestro Misheff

Famiglie                        d’Italia

Convegno del 12 ottobre ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’Economia ”

ottobre 16, 2012

Grande successo a Milano del Convegno  ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’Economia ” tenutosi venerdì 12 ottobre presso l’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano. Riportiamo di seguito l’intervento integrale di apertura di Umberto Napolitano nel quale presenta l’Associazione Famiglie d’Italia onlus, organizzatrice dell’evento insieme ad ESAE s.r.l, evidenziandone tratti del pensiero e filosofia, nonché l’intervento di chiusura dedicato alla presentazione del progetto e-commerce ” PerComprareItaliano “, cominciando dai prodotti della Regione Sicilia.

Relazione 1° Intervento Umberto Napolitano

L’associazione Famiglie d’Italia onlus nasce dal bisogno di una famiglia di affermarsi e ritrovarsi nella riconoscenza e nell’ orgoglio della propria appartenenza ad un’identità cristiana ed italiana e di cooperare in perfetta armonia e rispetto con altre famiglie, anche di etnia e religioni diverse, allo scopo di giungere insieme a risposte certe da contrapporre alle problematiche quotidiane, onde evitare alla famiglia stessa il proprio decadimento morale, psichico e materiale. Nella cultura occidentale, una famiglia viene definita come “ un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei o legali, come il matrimonio o l’adozione “, la cui funzione primaria è quella di riprodurre la società sia da un punto di vista biologico sia da un punto di vista socio culturale. La Costituzione italiana, riconoscendo e definendo la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, ne riconosce altresì i diritti. Ma la famiglia non è soltanto un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei e legali… è molto di più! E’ un insieme di anime e di cuori, di energie pensanti ed agenti, di amore e di spiritualità, che sono il motore di una Nazione, se vista in proiezione di un Continente e del Mondo intero.

Una famiglia, quindi, non può ritenersi soddisfatta di avere adempito ai propri compiti limitandosi a lamentarsi o a denunciare pericoli ormai sotto gli occhi di tutti, quali soprattutto la scarsità di lavoro e di denaro, da cui derivano incertezza totale nel futuro, ma deve reagire, crearsi le alternative, e, se non è in grado solo con le proprie forze, cercare alleanze ed unità di intenti con altri gruppi familiari… perché se lo Stato è debole in un momento della sua esistenza storica, la famiglia ha l’obbligo di intervenire con iniziative proprie tendenti alla creazione di “ servizi reciproci “ in modo da porre le premesse che consentano il riproporsi delle condizioni atte a facilitare l’opera di risalita propria e dello Stato stesso.

Attualmente, il panorama appare abbastanza preoccupante e depressivo per cui è inutile sottolineare ulteriormente una realtà che è sotto gli occhi di tutti: Famiglie d’Italia onlus, insieme ai suoi collaboratori, si adopera per studiare e  proporre indicazioni che offrano qualche possibilità di sbocco. Abbiamo creato una Nazione di dottori e avvocati, con tutto il rispetto dovuto alle nobili professioni, ma abbiamo completamente messo da parte una delle scienze che più hanno contribuito a formare ed a far crescere la nostra Italia, quella che noi definiamo ” la scienza  del lavoro manuale “… ebbene, alcune notizie positive stanno arrivando: molti italiani, specialmente i giovani, si stanno riappropriando, per necessità, di questa scienza che avevano dimenticato o lasciato troppo frettolosamente a disposizione soprattutto dei lavoratori extracomunitari. Noi siamo convinti che dal ritorno ai lavori manuali, specialmente quelli più vicini ai frutti che può darci madre terra, riprenderà il nostro cammino e la possibilità di ritornare a volare con le proprie ali, per cui stiamo preparando delle proposte con progetti abbinati, alcuni dei quali oggetto del convegno di oggi, ovvero “ Dall’ Agricoltura le risorse per salvare l’economia

Relazione 2° Intervento Umberto Napolitano

Presentazione del progetto e-commerce “ PerComprareItalianoSicilia “ da parte di Umberto Napolitano, presidente di Famiglie d’Italia onlus

Il progetto nasce dall’esigenza di crearsi, in un mondo sempre più globalizzato, un’identità di appartenenza territoriale  produttiva, proponendo aggregazione e fiducia, nonché soluzioni in grado di offrire nuove opportunità di lavoro in un periodo di crisi finanziaria nazionale ed internazionale.

E da qui sono stati sviluppati vari progetti ispirati dalle possibilità più appetibili che offre il nostro territorio: agricoltura, turismo, cultura. Di questi progetti per ora espongo il primo, il più immediato ed in fase di realizzazione:

L’ E-COMMERCE  DI FAMIGLIE D’ITALIA ONLUS

L’Ecommerce, vendita via internet, da una ricerca approfondita, in Italia funziona molto meno rispetto ad altre grandi nazioni occidentali ( 5 miliardi di euro all’anno di fatturato nel 2008 ed ora già sui 10 miliardi, ma sempre poco rispetto agli oltre 20 della Francia, 50 del Regno Unito e 200 degli Usa ), perché in Italia manca la fiducia all’approccio.

Famiglie d’Italia onlus crea  ed offre LA FIDUCIA: aggrega acquirenti ( i propri soci e i soci delle Associazioni con le quali stiamo firmando protocolli d’intesa ) e venditori ( artigiani e piccole aziende italiane a norma, controllate e certificate ), aggregandoli in un marchio di appartenenza .

Con una società esterna, creata apposta, e collegata all’Associazione che ne garantisce la correttezza e l’efficienza, si crea il software e tutto il meccanismo che darà vita ad un Iper Centro Commerciale Virtuale dove acquistare prodotti italiani in piena sicurezza.

Facendo un piccolo e semplice esempio:

se una piccola impresa produce a costo 80 per vendere a 100 alla grande distribuzione, la quale dopo vari passaggi farà arrivare agli acquirenti finali il prodotto ad un costo più che raddoppiato, con l’e-commerce ideato da Famiglie d’Italia ( il nome scelto è ”percomprareitaliano.it “ ) il produttore venderà a 110 col risultato di guadagnare un po’  di più. Il software ricaricherà un 30% per pagare investitori, operatori e spese di consegna, e, di conseguenza, prodotti italiani certi, tracciabili e garantiti arriveranno sulla tavola dell’utente finale a prezzi molto più contenuti, da cui: CONVENIENZA E GUADAGNO PER TUTTI!.

“ percomprareitaliano Sicilia “ è il primo marchio ad hoc nato sul territorio, ed al quale seguiranno altri per ogni regione italiana, marchio indipendente da quello originale, pur usufruendone del diritto dell’uso su concessione, dedicato al commercio nazionale e locale di prodotti alimentari relativi esclusivamente ai sapori tradizionali della Regione Sicilia. In questo caso il progetto prevede la creazione di un  centro logistico primario affidato al signor Giovanni Manzella, titolare di un’azienda agricola che fin dal 1600 produce olio di alta qualità, il quale ha aggregato altri produttori per creare un carrello spesa di più prodotti da offrire al mercato. Giovanni Manzella che ora con piacere vi introduco, lasciando a lui il compito di meglio presentare la sua azienda e quelle dei produttori consociati.

Famiglie                        d’Italia

Rispetto dell’ambiente ( lettera di un nostro lettore )

ottobre 14, 2012

Un nostro lettore, Francesco Lena, ci ha inviato la lettera pregandola di pubblicarla… e noi lo abbiamo fatto.

Rispetto dell’ambiente

Dobbiamo tutti fare di più e meglio, impegnarci con costanza tutti i giorni, per fare in modo di consegnare ai nostri figli, nipoti e alle future generazioni, un ambiente migliore di come lo abbiamo trovato.

Allora bisogna solo che imboccarci le maniche e impegnarci tutti di più e meglio. Elaborare progetti di prevenzione delle alluvioni e frane, con pulitura dei corsi d’acqua, rafforzare gli argini, piantare alberi, fermare in parte le acque piovane, con bacini, dighe per irrigazione delle campagne, raccolta in ogni casa dell’acqua piovana con cisterne, da usare per innaffiare giardini, orti, pulitura di auto. Progetti per prevenire gli incendi, pulitura dei boschi, sentieri, impegnando con dei progetti specifici di lavori socialmente utili, su tutto il territorio nazionale,carcerati, disoccupati, cassintegrati, lavoratori in mobilità. Poi progetti per incentivare l’agricoltura collinare, montana, aiutando e favorendo gli agricoltori nell’allevamento di bestiame, mucche, cavalli, capre, pecore. Incentivare chi utilizza energia pulita, a basso consumo energetico, rinnovabile, panelli solari, fotovoltaico, biogas.

Portare avanti un progetto nazionale sul miglior utilizzo dell’acqua, sul risparmio e, meno spreco, ogni comune dovrebbe avere un acquedotto efficiente, l’irrigazione per agricoltura possibilmente fatta a pioggia, si risparmierebbe circa il 50% di acqua, educare i cittadini ad un consumo attento al risparmio, mettere in ogni comune d’Italia un distributore d’acqua da bere, poi usare di più anche quella dei acquedotti, del rubinetto in casa , che è potabile e quasi dappertutto buonissima.

L’acqua è una risorsa, un bene di primario meraviglioso, deve assolutamente restare pubblica, al riparo di ogni speculazione. Progetti di educazione e formazione al rispetto dell’ambiente a partire dalle scuole di ogni ordine e grado, ai mezzi di informazione, dovrebbero organizzare programmi seri di sensibilizzazione e di coscienza dei cittadini. I consumi dei beni di prima necessità, acquistarli tutti quelli che è possibile a chilometro zero, per eliminare i costi di trasporto e di inquinamento. Progetti per sviluppare e modernizzare di più i mezzi di trasporto possibilmente elettrici sia quei pubblici che privati, poi organizzare campagne di promozione per invogliare i cittadini ad usare, treno, tram, bus, metropolitane, certo con prezzi agevolati ed accettabili, anche per scoraggiare l’uso dell’auto privata. Poi potenziare il trasporto di merci su rotaia e su percorsi d’acqua, per far diminuire il più possibile quello su gomma. Progettare e attuare un edilizia meno invasiva, limitare la cementificazione del territorio e combattere abusivismo, la rovina delle nostre belle coste. La costruzione di infrastrutture stradali, ferroviarie, rispettare al massimo l’ambiente, poi la costruzione di edifici, industriali, pubblici, privati, sia costruito tutto con criteri antisismici e, di isolamento termico ed a basso consumo energetico. Controlli più efficaci, se necessario anche con micro-telecamere, sulle aziende, fabbriche, grandi e piccole sul controllo del loro inquinamento, e per farlo ridurre al massimo, per salvaguardare la salute dei lavoratori e dei cittadini, far in modo che il diritto alla salute cammini insieme con il diritto al lavoro. Controlli seri vanno fatti se necessario anche con un sistema satellitare sul controllo del mare, per individuare le navi che spesso scaricano rifiuti in mare, poi ci vogliono pene certe e più severe per chi non rispetta la legge.

Bisogna combattere seriamente l’ecomafia e trafficanti di rifiuti tossici e non. Aumentare la raccolta differenziata in tutta Italia, aumentare le aree ecologiche per ricuperare il più possibile materiale riciclabile e riutilizzabile, costruzione di nuovi inceneritori moderni, che producono anche energia per teleriscaldamento. Ricupero e ristrutturazione di fabbricati, case, abbandonate, costruzione di nuove piste ciclabili, aumentare le aree pedonali nei centri abitati. Poi invitare i cittadini ad usare di più la bicicletta nei percorsi brevi. Una cosa semplice da fare subito, non buttare a terra cicche e mozziconi di sigaretta. Favorire un turismo su tutto il territorio nazionale economico e rispettoso dell’ambiente. Progettare in tutti i comuni d’Italia, la messa a disposizione di terreni per coltivare orti, per pensionati, ricuperando zone del demanio abbandonate, permetterebbe la socializzazione ed avere a disposizione verdure fresche e sane. Poi preparare al meglio gli agricoltori all’uso dei pesticidi, anticrittogamici, diserbanti per fare in modo che siano usati di più prodotti biologici e meno tossici per la salute.

Prevenzione e rispetto dell’ambiente, l’Italia è un paese bello in tutte le sue componenti, mare, coste,laghi, colline, montagne, tutto meraviglioso, ha bisogno però che tutti i cittadini abbiano più cura e le vogliano un’ po più bene. Su tutto il territorio succedono troppi incendi, frane, allagamenti, devastazioni, discariche abusive, traffico illecito di rifiuti tossici e non, andando ad inquinare le nostre acque, la nostra aria, le nostre terre, con conseguenze negative sulla salute di tutti i cittadini.

by  Francesco Lena

Famiglie                        d’Italia

Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’ Economia: il perché di questo convegno

ottobre 12, 2012

 Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’ Economia

Oggi, venerdì 12 ottobre 2012

dalle ore 10:00 alle ore 18:00

Aula Magna Facoltà di Agraria – Università di Milano, via Mangiagalli 25.

presentato da

 ESAE srl Spin-off dell’Università di Milano e FAMIGLIE D’ITALIA onlus

Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’ Economia: il perché di questo convegno

L’associazione Famiglie d’Italia onlus nasce dal bisogno di una famiglia di affermarsi e ritrovarsi nella riconoscenza e nell’orgoglio della propria appartenenza ad un’identità cristiana ed italiana e di cooperare in perfetta armonia e rispetto con altre famiglie, anche di etnia e religioni diverse, allo scopo di giungere insieme a risposte certe da contrapporre alle problematiche quotidiane, onde evitare alla famiglia stessa il proprio decadimento morale, psichico e materiale. Nella cultura occidentale, una famiglia viene definita come “ un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei o legali, come il matrimonio o l’adozione “, la cui funzione primaria è quella di riprodurre la società sia da un punto di vista biologico sia da un punto di vista socio culturale. La Costituzione italiana, riconoscendo e definendo la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, ne riconosce altresì i diritti. Ma la famiglia non è soltanto un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei e legali… è molto di più! E’ un insieme di anime e di cuori, di energie pensanti ed agenti, di amore e di spiritualità, che sono il motore di una Nazione, se vista in proiezione di un Continente e del Mondo intero.

Una famiglia, quindi, non può ritenersi soddisfatta di avere adempito ai propri compiti limitandosi a lamentarsi o a denunciare pericoli ormai sotto gli occhi di tutti, quali soprattutto la scarsità di lavoro e di denaro, da cui derivano incertezza totale nel futuro, ma deve reagire, crearsi le alternative, e, se non è in grado solo con le proprie forze, cercare alleanze ed unità di intenti con altri gruppi familiari… perché se lo Stato è debole in un momento della sua esistenza storica, la famiglia ha l’obbligo di intervenire con iniziative proprie tendenti alla creazione di “ servizi reciproci “ in modo da porre le premesse che consentano il riproporsi delle condizioni atte a facilitare l’opera di risalita propria e dello Stato stesso.

Attualmente, il panorama appare abbastanza preoccupante e depressivo per cui è inutile sottolineare ulteriormente una realtà che è sotto gli occhi di tutti: Famiglie d’Italia onlus, insieme ai suoi collaboratori, si adopera per studiare e  proporre indicazioni che offrano qualche possibilità di sbocco. Abbiamo creato una Nazione di dottori e avvocati, con tutto il rispetto dovuto alle nobili professioni, ma abbiamo completamente messo da parte una delle scienze che più hanno contribuito a formare ed a far crescere la nostra Italia, quella che noi definiamo ” la scienza  del lavoro manuale “… ebbene, alcune notizie positive stanno arrivando: molti italiani, specialmente i giovani, si stanno riappropriando, per necessità, di questa scienza che avevano dimenticato o lasciato troppo frettolosamente a disposizione soprattutto dei lavoratori extracomunitari. Noi siamo convinti che dal ritorno ai lavori manuali, specialmente quelli più vicini ai frutti che può darci madre terra, riprenderà il nostro cammino e la possibilità di ritornare a volare con le proprie ali, per cui stiamo preparando delle proposte con progetti abbinati, alcuni dei quali oggetto del convegno di oggi, ovverodall’ Agricoltura le risorse per salvare l’economia

 

in collaborazione con

 ACR Associazione per la difesa e la promozione della Cultura Rurale onlus,  FederFauna, Consorzio Wyldford

 viene inoltre presentato il progetto

 “ PERCOMPRAREITALIANO TM  IN UN E-COMMERCE ECOSOLIDALE ”

 nell’ambito della

 Qualità e Tracciabilità della filiera Agroalimentare Made in Italy

L’iniziativa evidenzia la grande potenzialità del settore agroalimentare italiano incanalato nell’ e-commerce che rappresenta la nuova sfida organizzativa per la valorizzazione dei prodotti made in Italy controllati e certificati. L’eccellenza di cibi e bevande italiane sono ben conosciute nel mondo e soggette spesso a imitazioni e adulterazioni che riteniamo doveroso contrastare con la nostra attività.

L’utilizzo e la diffusione dell’ ”e-commerce agroalimentare” opportunamente certificato favorirà lo sviluppo economico di piccole e medie aziende agricole, trasportatori e fornitori di servizi, contenendo i costi a pari qualità in un ambito di interscambio consociativo.

L’adesione all’iniziativa delle Associazioni di Categoria tra le più rappresentative garantiscono la validità del progetto e la sua diffusione.

Il progetto prende il via con la presentazione ufficiale dell’e-commerce dei prodotti della Regione Sicilia

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

 

Non diamo ai nostri figli il ” cibo spazzatura ” ( Famiglie d’Italia Salute News )

ottobre 9, 2012

Continua il nostro impegno a mettervi a disposizione la lettura di post che evidenzino l’importanza di destinare ai nostri figli nella prima età cibi adeguati, perché…

IL CIBO SPAZZATURA CI RENDE STUPIDI

Nesso fra alimentazione scorretta e QI minore

Il cervello dei bambini è a rischio stupidità per colpa di una cattiva alimentazione. A dirlo è una ricerca condotta dalla Goldsmiths University of London secondo cui i bambini che si nutrono spesso con il cibo tipico dei fast food mostrano un quoziente intellettivo inferiore rispetto ai coetanei che seguono un regime alimentare corretto.
Lo studio ha analizzato le abitudini di 4 mila bambini scozzesi fra i 3 e i 5 anni evidenziando il nesso tra buon cibo e migliori performance mentali. La ricerca ha anche sottolineato l’importanza del livello socioeconomico di partenza del bambino, mostrando come tra le classi più abbienti sia posta maggiore attenzione all’alimentazione dei propri figli.
La psicologa Sophie von Stumm, che ha coordinato la ricerca, spiega: “è noto che il tipo di cibo che mangiamo influenza lo sviluppo del cervello, ma le ricerche precedenti avevano osservato solo gli effetti di specifici gruppi di alimenti sul quoziente intellettivo piuttosto che un generico tipo di pasto. Le madri e i padri che provengono da background meno privilegiati spesso hanno meno tempo di preparare pasti freschi appena cotti per i propri figli. Questi bambini totalizzano punteggi più bassi nei test d’intelligenza e spesso hanno difficoltà a scuola”.

Che mangiare sano convenga anche al cervello lo conferma uno studio australiano dell’Università di Adelaide, i cui risultati indicano che i bambini che si alimentano in maniera corretta nei primi anni di vita mostrano un quoziente intellettivo maggiore rispetto a chi si nutre di cibo spazzatura. Lo studio ha coinvolto un totale di 7 mila bambini analizzando le abitudini alimentari seguite a 6 mesi, 15 mesi e 2 anni, misurando poi il QI all’età di otto anni. I risultati mostrano come i bambini che erano stati allattati al seno a sei mesi, e successivamente avevano seguito una dieta corretta a base di legumi, formaggi, frutta e vegetali, registravano all’età di otto anni un quoziente superiore di 2 punti rispetto alla media. Gli altri, che avevano avuto libero accesso nel corso degli anni a patatine, bevande zuccherate e cioccolato, mostravano invece un QI inferiore in media di 2 punti, con una distanza complessiva rispetto agli altri di 4 punti. “L’alimentazione e il tipo di nutrienti che diamo ai bambini nei primi due anni incidono sullo sviluppo dei tessuti cerebrali”, ha spiegato Lisa Smithers, coordinatrice della ricerca. ”Le pappe pronte per i bambini, poi, avevano un impatto positivo sul QI se date a 24 mesi, ma non se erano consumate dal bambino a sei mesi”, ha precisato la Smithers. Del resto il nesso fra cattiva alimentazione e QI basso del bambino nasce già prima, nel grembo materno, come dimostra una ricerca della McMaster University di Hamilton, in Canada, pubblicata sulla rivista Obesity Reviews. Secondo lo studio, che ha preso in analisi i risultati di altre 12 ricerche sull’argomento, il bambino di una donna che ha esagerato col cibo nel corso della gravidanza corre un rischio maggiore di sviluppare un quoziente intellettivo basso, psicosi e disturbi di natura alimentare. Nello specifico, i ragazzi nati da madri poco attente all’alimentazione durante la gravidanza rischiano di sviluppare un QI più basso di cinque punti rispetto alla media. La possibilità di soffrire di disturbi alimentari è dell’11 per cento più alta, mentre è addirittura del 24 per cento la maggior probabilità di sviluppare una forma di schizofrenia in età adulta.
Leggi altre informazioni

by Andrea Piccoli  ( fonte: Italiasalute.it )

Portale di salute e di medicina, Italiasalute.it per il tuo benessere

Famiglie  d’Italia

MIT sviluppa una tecnologia magnetica per separare l’olio dall’acqua ( Econota 93 )

ottobre 5, 2012

MIT sviluppa una tecnologia magnetica per separare l’olio dall’acqua

by Timon Singh

In seguito alla fuoriuscita di petrolio del Golfo del Messico  sono stati esplorati diversi metodi innovativi per separare l’olio dall’acqua. Ora un team del MIT ha sviluppato una nuova tecnica per  separare magneticamente l’olio dall’acqua che potrebbe essere utilizzato per pulire le fuoriuscite di olio in futuro. Il metodo sembra essere così efficace che l’olio recuperato può essere riutilizzato anche per compensare i costi di ripulitura.

La squadra del MIT è formata da Shahriar Khushrushahi (un postdoc in MIT dipartimento di ingegneria elettrica e informatica), Markus Zahn (Thomas e Gerd Perkins professore di ingegneria elettrica) e T. Alan Hatton ( professore di ingegneria chimica).

Durante le loro ricerche hanno usato nanoparticelle di metalli ferrosi idrorepellenti mescolati con l’olio e successivamente i magneti per separare le due fasi. La parte sorprendente è che una volta che le nanoparticelle sono magneticamente rimosse dall’olio possono essere riutilizzate. “C’è una buona dose di precedenti ricerche sulla separazione acqua e i cosiddetti ferrofluidi — fluidi con nanoparticelle magnetiche sospese in loro,” ha detto Zahn. “In genere le ricerche si riferiscono ad una miscela di acqua e ferrofluido attraverso un canale di pompaggio mentre i magneti sono fuori dal canale diretto del flusso di ferro fluido utilizzando una parete perforata.” “Questo approccio può funzionare se la concentrazione del ferrofluido è noto in anticipo e rimane costante. Ma in acqua contaminata da una fuoriuscita di petrolio la concentrazione può variare notevolmente. Si supponga che il sistema di separazione sia costituito da un canale con magneti lungo un lato di ramificazione. Se la concentrazione di olio sarà zero,l’acqua fluirà naturalmente in entrambi i rami. Se la concentrazione di olio è elevata l’acqua finirà in un ramo e l’olio in un altro dotato di magneti.”

Anche se può sembrare semplice, il metodo è altamente efficacia a separare l’olio dall’acqua. Il team crede anche che può essere implementato su scala più ampia e distribuita in mare per giorni o settimane, dove l’energia elettrica è scarsa e servizi di manutenzione limitate.

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Lavatrice a Pedale ( GiraDora ). Non consuma elettricità e costa solo 50 dollari

Nei paesi in via di sviluppo manca  energia elettrica o  fondi per acquistare costose macchine da lavare. Lavare alla vecchia maniera richiede tuttavia un’enorme quantità di tempo e fatica. Alex Cabunoc e Ji A hanno creato il GiraDora – una combinazione di lavatrice e asciugatrice rotante alimentata da un pedale. A solo 50 euro questo aggeggio geniale è un modo economico per aiutare a rompere il ciclo della povertà in molte comunità svantaggiate.

Progettato in particolare per quelli a reddito minimo che vivono nelle nazioni più povere, GiraDora spera di alleviare l’onere del bucato ; un lavoretto che può prendere quasi 6 ore al giorno, 3-5 giorni a settimana. La vasca di plastica portatile può essere riempita con acqua e sapone prima di mettere un coperchio sulla parte superiore che agisce come un sedile. Dopo di che è sufficiente azionate il pedale a molla !

Questo design ergonomico allevia il mal di schiena e l’affaticamento cronico del polso quando si lava e si strizzano i vestiti  lasciando le mani libere per altre attività. I capi di abbigliamento possono essere lavati anche in una sola volta invece di dover fregare i singoli articoli utilizzando meno acqua e sforzo globale. Oltre a evitare problemi di salute associati con lo stress fisico e la muffa che cresce su tessuto bagnato il GiraDora può anche aiutare a generare reddito attraverso la fornitura di servizi di lavanderia, noleggio e vendita diretta. Il GiraDora è attualmente testato sul campo in Perù; ci sono piani per introdurlo in Sud America e India. Il progetto è stato riconosciuto meritorio di riconoscimento da parte di Sfida dell’innovazione sociale Dell  e l’ International Design Excellence Awards.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Mangiare e dormire bene per tenersi in forma ( Famiglie d’Italia Interesting News )

settembre 24, 2012

Dormire bene: la cena perfetta

Certe cattive abitudini alimentari, l’assunzione di cibi molto dolci o molto proteici a cena, un eccessivo consumo di vino o di altri alcolici…Tutto ciò può provocare disturbi digestivi o circolatori che si manifestano, soprattutto in estate, con la difficoltà di addormentarsi. La prima regola è limitare la quantità di cibo e poi cercare di cenare entro le 21,00.

Ecco quali sono i cibi amici per dormire bene.

Albicocche Potassio e vitamine del gruppo B contrastano il nervosismo  e calmano favorendo un sonno profondo. Le albicocche sono efficaci anche se consumate secche.

Pesche

Oltre al potassio e alle vitamine del gruppo B le pesche favoriscono vitamina E e acido tartarico, che aumentano il rilassamento e sono superidratanti.

Avena Ricca di sali minerali e vitamine, nonchè di preziosi oligoelementi  come il cobalto e lo zinco, l’avena riequilibra il sistema linfatico e favorisce il sonno, rilassando i muscoli e ottimizzando la traspirazione cutanea. Va consumata lessa.

I cibi da evitare

Il sale Nemico numero uno del buon sonno favorisce la ritenzione dei liquidi, impedisce un buon rilassamento muscolare, interferisce con l’azione degli ormoni che regolano il ritmo sonno/veglia.

Frutta secca L’acido linoleico associato alle proteine fornisce energia lentamente. Questo meccanismo, molto utile durante il giorno, diventa problematico di sera.

Formaggi stagionatiProteine e grassi, vitamine liposolubili e tanto calcio immediatamente disponibile rallentano l’assorbimento del magnesimo. Meno magnesio si traduce in minor rilassamento muscolare, maggiore ansia e insonnia.

Fonte: Genius Food

La dieta antistress

Stanche, con nervi a fior di pelle e poco concentrate: capita spesso di sentirsi così e come prima reazione ci si coccola con il cibo. Secondo gli esperti è l’aumento di cortisolo, l’ormone dello stress, a determinare i chili di troppo e la fame nervosa, mentre la carenza di altre sostanze porta l’organismo ad abbassare la soglia dello stress e a rallentare le capacità di reazione. In entrambi i casi, il cibo riveste un ruolo determinante. Il cortisolo vien prodotto dall’organismo con un ritmo circadiano e i suoi livelli nel sangue, più alti al mattino, scendono verso sera. Inoltre, la sua produzione può aumentare in seguito a digiuni prolungati  o a pasti iperproteici.  Come affrontare quindi la fame nervosa e rafforzarsi? Semplice: occorrono cibi nutrienti, abbinamenti corretti e cotture adeguate; poi, un menu vario e appagante, con pasti completi e ricette gustose. Per finire, si  anche a qualche piccola trasgressione, come un muffin integrale a colazione o un quadretto di cioccolato fondente verso sera.

La dieta punta sugli alimenti amici del sistema nervoso  (ricchi di vitamina C e del complesso B, calcio magnesio, zinco, selenio, triptofano e omega 3) per contrastare la fame nervosa e rafforzare le difese dell’organismo, aumentando la resistenza psicofisica allo stress. Il risultato è una dieta adatta a tutti, in particolar modo a chi ha difficoltà a seguire schemi molto rigidi e a chi, nonostante qualche rinuncia, non riesce a smaltire i chili di troppo.

La migliore strategia è quella di nutrire soprattutto il cervello. Tra i cibi che vi riescono meglio ci sono i pesci ricchi di omega3 e la frutta oleosa, buona fonte di  acido alfa-linolenico (Ala). Due acidi grassi essenziali  che fortificano la memoria e proteggono il cervello da malattie degenerative. Si, poi a carne bianca e cereali integrali, ricchi di vitamine del gruppo B che convertono carboidrati  e grassi in energia per la mente. Inoltre, ad ogni pasto è prevista una buona dose di vegetali ricchi di vitamina C e di flavonoidi che, oltre a proteggere le cellule cerebrali dai danni dell’ossidazione rigenerano i tessuti regalando prontezza di riflessi e maggiore energia psicofisica.

Alcuni consigli utili per contrastare la fame da stress sono:

-bere due litri di acqua al giorno: l’acqua idrata il fisico e diminuisce la produzione di cortisolo,

-non saltare lo spuntino e la merenda: mangiare poco e spesso  regolarizza il metabolismo  e favorisce l’equilibrio ormonale  e il dimagrimento,

-dopo cena si ad uno spuntino facoltativo  a base di 2 fette di ananas e 1 quadratino di cioccolato fondente (80% di cacao amaro),

-condire con olio extravergine di oliva spremuto a freddo anche da alternare con olio di semi di lino o di girasole: la dose giornaliera è di due cucchiai da tavola,

-non perdere mai la fiducia in se stesse e, anche se qualche volta si sgarra, continuare la dieta.

by admin in salute  fonte: Tra genio e follia

( Famiglie d’Italia Interesting News )

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Per Monti è illegale l’agricoltura a ” chilometro zero ” ( Famiglie d’Italia Assurde News )

settembre 21, 2012

Addio sovranità alimentare: Monti dichiara illegale l’agricoltura a ” chilometro zero “

Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla il popolo“, è questo il pensiero di Henry Kissinger, ex Segretario di Stato dell’era Nixon e Ford e membro portante del gruppo Bilderberg.

Forse la possente azione dell’Unione europea, imbastita per dare l’assalto alla sovranità alimentare dei singoli stati, ha avuto origine da questo spassionato consiglio del famoso politico statunitense.

Fin dal 1998 è in vigore una direttiva comunitaria che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (Monsanto e altre multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato un reato. Per far fronte a questa imposizione sono nate varie associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali, con lo scopo di preservare e distribuire a chi le richiede, sementi fuori dal catalogo uffìciale affidato alle mani delle multinazionali.

Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.

Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le suddette associazioni di volontari. Essi sono criminali delle sementi, sporchi tradizionalisti che mirano alla condivisione incontrollata del bene comune.

Ma non è finita qui.

Il nostro premier golpista Mario Monti ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro l’agricoltura a “chilometro zero”. In pratica il governo vuole bloccare alcuni atti normativi della Regione Calabria, rea di aver legiferato oltre la sue competenze stabilite in materia.

Secondo il governo oligarchico la legge regionale contiene delle disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolerebbero la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari. In sostanza, la normativa regionale viene considerata alla stregua di un provvemento di natura quasi autarchica tale che i prodotti regionali avrebbero un vantaggio considerato contrario al principio di libera circolazione delle merci rispetto ai prodotti extraregionali.

(Qui troverete il Comunicato ufficiale del governo tecnocrate contro l’agricoltura a “Km zero”)

E’ chiaro che il ricorso mira a liberare il campo alle multinazionali da qualsiasi tipo di concorrenza.

Distruggono le aziende locali, devastano il tessuto sociale e rendono il popolo completamente dipendente da strutture extraterritoriali e multinazionali senza scrupoli. Annientano la tradizione, distruggono l’identità e le coscienze per imporre il loro progetto di governo mondiale.

Il controllo delle sementi, quindi dell’agricolura, e di conseguenza degli alimenti è il chiaro segno che si aprono il varco per l’introduzione delle colture Ogm.

Attentano alla basi della coesione sociale. L’agricoltura, ricordiamolo, è un bene comune nato 10.000 anni fa. Da quando l’uomo ha fatta propria questa arte, sono nati i primi centri urbani, le prime aggregazioni civili, è stata la base dello sviluppo della società che oggi andiamo demolendo.

Il culto dell’ugualianza e dell’omologazione sta per convertire le diversità agro-alimentari.

Quando tutto il cibo apparterrà alle multinazionali come faremo? E’ questa l’anticamera della nuova schiavitù?

By Edoardo Capuano ( fonte: www.ecplanet.com )

Famiglie                        d’Italia

Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’ Economia ( Famiglie d’Italia News )

settembre 16, 2012

 

 Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’ Economia

Venerdì 12 ottobre 2012

dalle ore 10:00 alle ore 18:00

Aula Magna Facoltà di Agraria – Università di Milano, via Mangiagalli 25.

 ESAE srl Spin-off dell’Università di Milano e FAMIGLIE D’ITALIA onlus

 in collaborazione con

 ACR Associazione per la difesa e la promozione della Cultura Rurale onlus e FederFauna

 presentano il progetto

 “ PERCOMPRAREITALIANO TM  IN UN E-COMMERCE ECOSOLIDALE ”

 nell’ambito della

 Qualità e Tracciabilità della filiera Agroalimentare Made in Italy

 

L’iniziativa evidenzia la grande potenzialità del settore agroalimentare italiano incanalato nell’ e-commerce che rappresenta la nuova sfida organizzativa per la valorizzazione dei prodotti made in Italy controllati e certificati. L’eccellenza di cibi e bevande italiane sono ben conosciute nel mondo e soggette spesso a imitazioni e adulterazioni che riteniamo doveroso contrastare con la nostra attività.

L’utilizzo e la diffusione dell’ ”e-commerce agroalimentare” opportunamente certificato favorirà lo sviluppo economico di piccole e medie aziende agricole, trasportatori e fornitori di servizi, contenendo i costi a pari qualità in un ambito di interscambio consociativo.

L’adesione all’iniziativa delle Associazioni di Categoria tra le più rappresentative garantiscono la validità del progetto e la sua diffusione.

Il progetto prende il via con la presentazione ufficiale dell’e-commerce dei prodotti della Regione Sicilia

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

LA CULTURA RURALE IN UNA RIVISTA FILOSOFICA

settembre 14, 2012

Il Presidente dell’Associazione per la Difesa e la Promozione della Cultura Rurale – Onlus Massimo Zaratin, entra a far parte della redazione della rivista culturale on-line Il Covile, http://www.ilcovile.it.
L’iscrizione alla rivista è gratuita ed il direttore è Stefano Borselli. Tra la redazione troviamo nomi eccellenti, artisti, intellettuali italiani e stranieri.
La rivista cura da un punto di vista filosofico i temi di attualità del nostro tempo e la cultura rurale, l’ambiente, le attività umane a contatto con la natura fanno parte a pieni titoli del dibattito in corso.
Va sottolineata l’importanza, spiega il Presidente, di inserire in questo dibattito il punto di vista di chi appartiene alla nostra cultura, che vive con la terra e che tramanda di generazione in generazione l’ossatura dei valori “veri, sani, buoni”, spesse volte purtroppo in contrapposizione alla cultura nata nelle città. Per questo, continua il Presidente, non possiamo che ringraziare il direttore e la redazione per la sensibilità dimostrata nel voler diffondere in certi ambienti, informazioni che non siano banali ed a senso unico come la Tv ci ha abituati.
Nostro scopo è quello di avviare un dibattito su questi temi di vitale importanza che sia serio, riflessivo, costruttivo. Ai luoghi comuni ed alle urla dei nostri detrattori, risponderemo con l’esperienza, la pacatezza e la cultura dei nostri padri.
La rivista è aperiodica e già in passato ha trattato uno dei temi che infiammano il dibattito sulla “questione animale”: la caccia.
L’ultimo numero ha inoltre diffuso le poesie di caccia di Eugenio Castellani, commentate anche dal giornalista scrittore Andrea Sciffo e Armando Ermini

Autore: UFFICIO STAMPA ACR ONLUS

Famiglie  d’Italia

CINEMA & RAGAZZI – Il disagio giovanile visto dalla psicologa Chiara Collovà

settembre 13, 2012

“Non buttare via ciò che hai di più prezioso: la tua identità”. Citando Vittorio  Andreoli inizia l’intervista con la psicologa Chiara Collovà. Disagio, droga, società .. il mondo dei giovani ed il cinema il focus del suo dire.

chiara_collov_2E’ con queste prime battute che la dottoressa Collovà, rispondendo all’invito di alcune associazioni, intervien  in un dibattito relativo alla presentazione di un Progetto cinematografico sul disagio giovanile.

Un modo per approcciarsi al problema per poi proseguire con una disamina puntuale sul fenomeno del Disagio Giovanile

Alcuni progetti cinematografici – dice la Collovà – possono essere utilizzati per trasmettere ai ragazzi  messaggi più facilmente comprensibili, offrire momenti di riflessione, dati anche dal potere evocativo delle immagini, diverse chiavi di lettura, aperture, possibilità di rispecchiamento, possibili soluzioni, occasioni di dialogo e confronto.

Quando  più spesso i contesi musicali ed artistici promuovono modelli ai quali si associano comportamenti di uso e di abuso di sostanze, che, insieme al modo di vestire, allo stile ed alle abitudini di consumo, inneggiano a comportamenti di abuso di alcool e droghe pesanti e leggere. (Mode generazionali).

Bisogna stare attenti ai messaggi che indirizzano fortemente i giovani , in questo caso avviando un progetto cinematografico di tale portata è necessario, avviare una riflessione critica, una riflessione, per evitare che film come questi, fuori da un contesto educativo di attenzione discussione e prevenzione, possano diventare messaggi da emulare.”

L’Ultima L’una, – il film oggetto e punto di partenza del dibattito con la presenza a Brolo di Umberto Napolitano promotore dell’associazione Famiglie d’Italia  – oltre ad essere un film di denuncia sociale,  vuole, al contempo,  lanciare un messaggio di speranza: esiste sempre per ognuno la possibilità di risollevarsi e riprendere a volare con le proprie ali.

chiara_collov_3Interessante il comunicato stampa degli autori:

“Il mondo per progredire ha bisogno dei giovani, come i giovani hanno bisogno del mondo…..e vogliamo che tutti lo ricordino sempre, perché solo così, alzando gli occhi al cielo, potremo rassicurarci ammirando una splendida Luna, e non temere mai che possa essere per noi… “ L’Ultima Luna “ .

Il progetto è sostenuto dal Comune di Peschiera e dall’Istituto centrale di Formazione del Dipartimento di Giustizia Minorile.

Ma cosa si intende oggi con la denominazione Disagio Giovanile?

E la dottoressa Collovà risponde:

Con questo termine si fa riferimento ad una “sindrome esistenziale che porta un individuo a non sentirsi motivato al lavoro scolastico, a non accettare piu’le regole della vita collettiva, a rifiutare la vita quotidiana, ad assumere comportamenti disfunzionali al proprio bene e a quello degli altri”ed ancora Melucci lo definisce come una domanda, non patologica (o non ancora tale) inerente i bisogni psicologici ed affettivi, le difficolta’ familiari e di relazione, le difficolta’ scolastiche, il piu’ generale malessere esistenziale connesso agli squilibri che il processo di costruzione dell’identita’ produce”.

E’ allarmante pensare che secondo recenti dati del Censis in Italia esistono 370 mila giovani disagiati, sono 5.803 quelli di eta’ inferiore ai 19 anni segnalati alle autorita’ giudiziarie per consumo di stupefacenti.

disagio-giovanileMentre, sempre nella stessa fascia di età, sarebbero 4.310 i ragazzi in trattamento sanitario presso i Sert. Ciò vuol dire di questi 5800, 4300 sono in trattamento presso i servizi per le tossicodipendenze.

Questi dati ci fanno riflettere sul fatto che una delle maggiori espressioni del disagio è l’abuso di sostanze, quali alcoo e droghe.

Alla luce di questi elementi dobbiamo prendere atto che il nostro intervento deve essere indirizzato verso la prevenzione e la formazione, agendo soprattutto sul sistema scolastico.

Comunque è necessario precisare che con il termine disagio giovanile non si fa sempre riferimento ad uno stato patologico, ma spesso viene indicata una condizione di malessere esistenziale che ha a che fare con una dimensione della crescita, con un difficile passaggio dall’adolescenza all’età adulta con le incertezze le paure, la ricerca di senso e di d’identità che caratterizzano questi anni della crescita.

Certo è arduo stabilire una netta linea di demarcazione tra le due condizioni esistenziali

chiara_collov_323 Piu’ corretto, dunque, interpretare il disagio giovanile non come uno stato, ma come un processo, un percorso tra le difficolta’, che va gestito mettendo a frutto le proprie risorse e le opportunita’ offerte dall’ambiente.

All’interno del largo, dunque, spettro del Disagio giovanile … contempliamo tutta una serie di comportamenti ed atteggiamenti che vanno da una condizione transitoria ed esistenziale di malessere a comportamenti disfunzionali per Sé e per gli altri, che includono condotte a rischio, abuso di sostanze stupefacenti, condotte devianti, disagio psichico, fino ad arrivare a situazioni di disagio cronico e conclamato.

Per la dottoressa maria Chiara Collovà, tra i FATTORI DI RISCHIO possiamo rintracciare più frequentemente

Problematiche familiari

Dispersione scolastica

Educazione “abdicata”

Marginalita’ socio-economica

Carenti offerte di aggregazione

Gruppo dei pari devianti

Degrado urbano

Società “tossicomanica”

Nei giovani i sintomi che fanno pensare ad una situazione di disagio, possono essere condizioni di :Isolamento, apatia, ansia condotte auto-lesionistiche (comportamenti rischiosi, disturbi alimentari, consumo di droghe ed alcool..)

Bullismo (rapporto vittima-carnefice)

Devianza (violenza quasi sempre collettiva)

Bisogna soffermarsi sul fatto che spesso il disagio si associa ad una condizione d’insuccesso scolastico  ed è in questo senso che i sintomi del disagio possono coincidere con un malessere da scuola”: caratterizzato da assenteismo , demotivazione, malesseri fisici.

I ragazzi che vivono situazioni d’insuccesso a scuola, difficoltà di apprendimento e scarso rendimento scolastico entrano in un circolo vizioso che li conduce verso una condizione di frustrazione, scarsa autostima, disagio, fino a fenomeni di abbandono e di dispersione.

Così come lo scarso rendimento scolastico spesso rappresenta l’espressione di un disagio sottostante che attiva lo stesso circuito di cui sopra.

E’ in questo contesto che mi sembra importante che la scuola offra sempre più la possibilità di sviluppare le diverse risorse dei giovani, le diverse potenzialità individuali al fine di promuovere, sempre più, accanto alle conoscenze, abilità di vita e strumenti per affrontare le situazioni critiche di fronte alle quali spesso la nostra società li mette .

Tra gli altri segnali di allarme – prosegue la dottoressa, cui dobbiamo prestare attenzione vi sono la tristezza, il pianto, l’apatia,l’aumento o diminuzione di sonno; l’aumento o diminuzione dell’appetito,; cambiamenti repentini di umore, irritabilità; litigiosità, mutismo,

disagiogiovanile_2I SEGNALI  DI ALLARME NELL’ADOLESCENTE

Sensi di colpa

Riduzione dell’autostima

Assenza di progettualità

Allusioni alla morte nei temi e in altri scritti

Diminuzione della capacità di concentrarsi e prendere decisioni.

Noia, calo dell’attenzione.

E’ importante precisare che accanto a Comportamenti di abuso

Dipendenze da sostanze,dipendenze da farmaci si registrano nuove tendenze e nuovi comportamenti di abuso:dipendenze da internet, da videogiochi, gioco d’azzardo,  (gambling), shopping compulsivo che non vanno sottovalutati, ma che entrano a vario titolo nelle dipendenze.

A questo punto è necessaria una precisazione:

Per droghe o sostanze comunemente intendiamo sostanze psicotrope ossia che danno alterazioni psicofisiche, agendo sul sistema nervoso.
(possono essere stimolanti, allucinogene etc.)

Con il termine droga si indica ogni sostanza capace di alterare, gli equilibri dei diversi, ma interconnessi, livelli su cui può rappresentarsi il nostro essere: il livello biologico, quello psicologico e quello sociale.  Anche un farmaco antinfiammatorio , o analgesico, può diventare una droga nella misura in cui se ne abusa o si diventa dipendenti dallo stesso.

Gli equilibri  sui quali può agire la droga sono:

Alterazione dell’equilibrio fisiologico: le droghe interferiscono con i processi biochimici finalizzati al mantenimento delle condizioni normali dell’organismo e soprattutto agiscono sui meccanismi delle funzioni cerebrali, interferendo sugli eventi biologici che sono alla base delle normali attività delle cellule nervose: la trasmissione e l’elaborazione di impulsi nervosi, cioè a dire di segnali ed informazioni.

Alterazioni del livello psicologico costituiscono : le droghe compromettono o addirittura annullano gli equilibri psicologici e quindi la capacità di adattamento dell’individuo e le possibilità che esso ha di far fronte a situazioni di disagio intrapsichico, ambientale o interpersonale.

Le droghe condizionano le possibilità d’inserimento sociale dell’individuo, minando da un lato le sue capacità adattive e dall’altro determinando una reazione di emarginazione da parte del tessuto sociale. Gli equilibri del livello sociale sono legati alle condizioni dei due livelli precedenti, ma, a sua volta, il livello sociale influenza e vincola la dimensione psicologica e quella biologica.

Definizione di “abuso di sostanze”

Per abuso di sostanze si intende l’assunzione di sostanze per scopi diversi da quelli terapeutici, al fine di produrre una sorta di “alterazione dello stato mentale”. Comprende sia l’impiego di sostanze illegali, sia l’uso di sostanze legali in modo diverso da quello consentito. Spesso comporta l’assunzione di una sostanza in quantità eccessive.

Alcuni dei rischi correlati all’abuso di sostanze comprendono:

Rischi per la sicurezza personale (pericolo di morte o infortunio per overdose, incidente o aggressione)

Rischi per la salute (danni cerebrali, insufficienza epatica, disturbi mentali ecc.)

Conseguenze legali (rischio di carcerazione, multe e fedina penale sporca).

Comportamento distruttivo (nei propri confronti, della famiglia o di altri).

Secondo l’Associazione degli Psichiatri Americani (APA) una persona può essere diagnosticata “dipendente da sostanze” quando il suo uso di alcol o droghe procura disturbi clinici significativi per 12 mesi consecutivi in almeno 3 delle seguenti 7 aree:

tolleranza

astinenza

perdita di controllo

tentativi inefficaci di controllo dell’uso

preoccupazione

riduzione delle attività personali

conseguenze avverse

Un breve cenno sugli effetti delle droghe : le droghe agiscono sul cervello procurando alterazioni dei neurotrasmettitori (sostanze che permettono alle nostre cellule nervose di funzionare correttamente): dopamina, serotonina, endorfine, danneggiano le aree della memoria, dell’attenzione, delle funzioni cognitive

A livello cerebrale vengono interessate principalmente L’amigdala, l’area orbito-frontale,l’ippocampo. Addirittura alcuni studi hanno rilevato che el cervello di soggetti che hanno abusato di droghe si possono trovare solchi neuronali, simili a quelli riscontrati nelle demenze senili.

Le are intaccate risultano fondamentali per l’apprendimento,interessano aree decisionali,di pianificazione , di controllo,  appannaggio della sfera razionale del cervello. Determinando uno squilibrio tra funzioni cerebrali.

Visto che ogni area del cervello è preposta a funzioni psichiche particolari, l’interessamento  neurochimico e neurofisiologico di tali aree comporta lo sviluppo di danni Psichici che riguardano: disturbi dell’apprendimento, della memoria alterazioni e distorsioni percettive alterazioni della personalità, disturbi del comportamento, impulsività , perdita del controllo, psicosi indotte da sostanze etc.

Tra gli altri danni fisiologici ricordiamo danni cardiovascolari, forti sbalzi pressori, aumento delle possibilità di sviluppare ictus, aneurismi, infine danni gastrointestinali quali  cirrosi, malattie epatiche,ulcere.

Detto questo , visto l’importanza e la ricaduta individuale e sociale di tale fenomeno. Risulta indispensabile avviare azioni di prevenzione a vari livelli.

Per risolvere o, meglio ancora, prevenire le situazioni di disagio è importante investire sulle relazioni..la relazione deve essere un rapporto forte, qualificante tra due o più persone. Dov’è al centrà c’è la persona con le proprie peculiarità ed i propri bisogni

Il giovane è già una persona con tutti i bisogni, le aspettative e le potenzialità di un adulto. Non rendersene conto, vuol dire non porre la basi per un rapporto costruttivo e ricco di valore. Non basta commentare i risultati del campionato di calcio per avere una vera relazione con un figlio.

Non basta sedersi insieme davanti alla tv, per stabilire un dialogo. Così come non basta fare la media dei voti per giudicare uno studente. Bisogna tener conto del potenziale, delle capacità e delle competenze che se non valorizzate si traducono in una visione negativa, in una sorta di abbandono, in un vero e proprio disagio.

I giovani esprimono in modo forte il bisogno primario di essere ascoltati, di avere interlocutori consapevoli che si aiutino reciprocamente .
La relazione è qualcosa di vivo, di appassionante, che deve coinvolgere le emozioni e superare gli strati superficiali di indifferenza che solitamente avvolgono i rapporti tra persone.

Tra le proposte di Prevenzione, dobbiamo tener conto del tessuto individuale e sociale a cui si rivolgono gli interventi. Nell’adolescenza, il più delle volte, nella ricerca di un Sé individuale e Sociale (Chi sono, cosa mi piace , cosa desidero, in cosa credo) si avverte un vuoto di senso, mancano modelli  d’identificazione sani, positivi, ideologie, motivazioni,valori, progetti (Tutto e troppo precario).

Spesso il vuoto di senso e di significato, l’assenza di soggetti d’identificazione, il bisogno di condivisione, il bisogno di appartenenza tipico e umano di questi giovani sono riempiti da comportamenti a rischio ed anche da comportamenti di uso e di abuso di sostanze che il più delle volte hanno il compito transitorio di riempire spazi vuoti, assenza di pensiero, di progettualità, anestetizzare il dolore, rifugiarsi in un mondo evanescente ed in soluzioni transitorie. Importante è ancora, offrire abilità sociali,promuovere modelli sani e positivi

Incentivare spazi e luoghi di aggregazione (sportivi, culturali, artistici, religiosi, educativi, di volontariato) rafforzare la presenza di punti di riferimento, di ascolto:
Educatori, esperti, compagni adulti, educatori di strada, religiosi, laici, allenatori, docenti (formati che attivino relazioni sane, positive, costruttive, reciproche), assistenti sociali ed infine non ultimo la formazione delle forze dell’ordine, che non devono solo avere il compito di vigilanza e di repressione, ma anche di dialogo, di esempio, di vicinanza, di prevenzione

E’ indispensabile attivare interventi coerenti di alleanza tra scuola – famiglia –  istituzioni

Ed infine dovremmo avvicinarmi ai giovani con un messaggio diretto, con uno stile chiaro, coinvolgendoli ed instaurando rapporti veri e autentici, che non vuol dire assoluzione o comprensione, o assenza di regole; le regole vanno date, perchè rappresentano costellazioni di senso e chiari riferimenti  con cui confrontarsi, ma va unita una comprensione empatica dei loro bisogni e dei loro sentimenti.

Vorrei concludere raccogliendo l’esempio del Dr Andreoli che ai giovani si  rivolge così, con uno stile chiaro, diretto ed affettivo, in una lettera che indirizza proprio a loro

Carissimo amico…, “Non buttare via ciò che hai di più prezioso: la tua identità. E ricordati che non c’è gioia nella droga. Io mi occupo di sentimenti e so che basta un momento di abbandono, un lutto, una ferita che abbia distrutto la propria autostima per perdersi nella droga e non tornare più indietro”.  – Vittorino Andreoli

Il contest dove si è svolto l’intervento della psicola brolese maria Chaira Collovà si è svolto giovedì 6 settembre, a Brolo.

DSC_0864_2-001Nella salal multimediale era presente il cantautore Umberto Napolitano che presentava il progetto ” il cinema contro il disagio giovanile” a Promuovere l’evento (una tre giorni tra Gioiosa marea, Capo d’Orlando, Brolo e Torrenova)  l’associazione “Peppino Impastato” di Brolo,  la consulta giovanile di Torrenova, l’Acib di Brolo,  “Gioiosa Giovane” e l’Acio di capo d’Orlando.

……………………………………

collov_maria_chiaraMaria Chiara Collovà è esperta in Psicologia e Psicopatologia dell’Adolescenza ed è stata Responsabile per diversi anni del servizio di psicologia scolastica delle scuole. Oggi con il suo curriculum può considerasi tra gli esperti di problematiche giovanili . E’ stata Psicologo Scolastico nell’ambito del Progetto: “Psicologo in rete nuove alleanze per una scuola di qualità”. Ha svolto Consulenze psicologiche alunni, Consulenze tecniche psico-pedagogiche con  genitori, insegnanti. Orientamento Scolastico, Programmazione strategico funzionale, interventi di psicologia scolastica (educazione socio-affettiva, analisi dinamiche relazionali e del gruppo classe, analisi ed intervento comportamenti problematici in classe, proposte d’intervento. Implementando la sua attività  attraverso strumenti, metodologie e tecniche psicologiche il benessere psicofisico  delle popolazioni scolastiche, gli atteggiamenti positivi verso la scuola e relazioni tra i diversi attori. Nel tempo è stata relatrice nell’ambito di vari incontri sui: “Fattori psicologici nell’obesità” – “Psicologo in rete nuove alleanze per una scuola di qualità  Argomento della relazione: Servizi di Psicologia Scolastica: un’azione di prevenzione del disagio e promozione del benessere a Scuola” – “Formazioni dei Genitori sulle Tematiche del Disagio scolastico
Comunicazione Genitori- Figli” – “Comunicare, Condividere , Crescere insieme” Percorso di educazione alla socio-affettività” ……

fonte: http://www.scomunicando.it

Famiglie  d’Italia

Una fattoria verticale nel centro di Chicago ( Econota 92 )

settembre 10, 2012

Chicago, The Plant fattoria verticale nel centro città

Marina – Ecoblog

A Chicago ha iniziato a produrre frutta e ortaggi la vertical farm, fattoria verticale The Plant, che sorge nel cuore cittadino. L’integrazione è evidente e la fattoria ha occupato un vecchio corpo fabbrica dove si produceva carne in scatola.

Il progetto fonda la coltivazione sull’acquaponica integrata con l’itticoltura e ha messo in campo 125 nuovi posti di lavoro in una zona depressa. Peraltro i 2/3 dell’edificio saranno dati in affitto a aziende alimentari sostenibili sia per la produzione sia per la trasformazione e cucina. Spendo qualche parola sull’acquaponica che addifferenza dell’idroponica, prevede una integrazione con i pesci il che serve a creare un ecosistema chiuso. Infatti piante, pesci e batteri hanno bisogno l’uno dell’altro per sopravvivere consumando gli scarti altrui. A differenza dell’idroponica che richiede grande immissione in acqua di nutrienti e producendo molti scarti che vanno a inquinare altre acqua. Con l’itticoltura si alleverano tilapie (ma si prestano anche pesci gatto, gamberi e trote). Nelle FAQ viene spiegato perché stata scelta la tilapia pesce di acqua dolce evidentemente che cresce molto velocemente, in 10 mesi e che grazie alle sue caratteristiche èresenta esemplari della medesima dimensione. Il che evita che i grandi mangino i piccoli. I funghi sono coltivati per le loro capacità di decomporre e il tè kombucha fermetato grazie a batteri e lieviti il che aiuterà a produrre in seguito birra. Ma essendo un prodotto fermetato servirà a catturare nelle aree di fermentazione ossigeno da dirottare nelle zone delle piante.

Per ora si coltivano ortaggi come bietole, rucola e lattuga, fragole, funghi e té e all’interno trova spazio anche una panetteria. L’energia per le incubatrici di piantine alimentate con luci led arriva dall’autoproduzione di metano ottenuto dagli scarti agricoli. Sostanzialmente è una serra grandissima che presenta il vantaggio di far crescere i prodotti in un’area chiusa lontano dunque da insetti e parassiti vari per cui si riduce a zero l’uso di pesticidi. Insomma l’idea di gestione delle colture urbane caro a Dickson Despommier sembra avverarsi, anche perché con l’attuale crisi delle risorse diventa fondamentale iniziare a produrre in loco.

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

A Rio de Jainero il PET usato diventa tintura

Una vernice “color” bottiglia di plastica

Un chimico brasiliano ha sviluppato un processo originale per il riciclaggio del polietilene tereftalato

(Rinnovabili.it) – I rifiuti rappresentano una risorsa troppo spesso sotto stimata. Una lezione che Antonio Eduardo Alves da Silva Ferreira ha dimostrato di aver ben imparato. Il chimico brasiliano è, infatti, il felice inventore di una speciale vernice ottenuta a partire dal riciclaggio delle bottiglie in PET da destinare a differenti applicazioni.

Alves che ha ottenuto per il suo brevetto il Premio di Ricerca dell’Associazione brasiliana di settore Abipet, ha lavorato in team con Elen Pacheco, docente presso l’Università Federale di Rio de Janeiro, sviluppando un processo in grado di convertire piccoli frammenti di plastica in un rivestimento in polvere. “Questo lavoro è importante perché si avvale di un materiale che verrebbe altrimenti gettato danneggiando l’ambiente”, spiega il chimico. Per diventare vernice, le bottiglie vengono prima schiacciate per far fuoriuscire completamente l’aria e quindi degradate attraverso un processo che ne cambia il peso molecolare.

Il risultato è un prodotto in grado di aderire bene alle superfici e dalle molteplici applicazione. “Prima di essere messo in commercio, è necessario però risolvere alcuni problemi potenziali come la formazione di bollicine”. Inoltre, spiega lo scienziato, il materiale è molto duro. “Alcune applicazioni richiedono una certa elasticità della pittura. Si tratta di una proprietà che deve essere presa in considerazione”.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Cibo spazzatura e cibo buono: a noi la scelta! ( Estate Ecologica News )

settembre 5, 2012

Il cibo spazzatura provoca l’Alzheimer

Sapete cosa succede quando si alimenta un topo per nove mesi con del cibo ad alto contenuto di grassi e di zuccheri? Insomma, quando si alimenta con del cibo spazzatura? Sviluppa i segni del morbo di Alzheimer.

Questo è quello che i ricercatori svedesi hanno scoperto in recenti studi pubblicati dal Karolinska Institutet dell’Alzheimer Disease Research.

I ricercatori stavano cercando di verificare gli effetti dei fast food e del cibo spazzatura su persone con la variante del gene apoE4, che è presente dal 15 al 20 per cento degli esseri umani e cosa hanno scoperto? Che esso favorisce lo sviluppo del morbo di Alzheimer.   

I topi con la variante del gene stesso, utilizzati per l’esperimento, sono stati alimentati per nove mesi con del cibo classico da fast food,e dopo il periodo di tempo indicato, si è notato che essi sviluppavano i grovigli cerebrali anomali e delle modificazioni chimiche indicative della malattia di Alzheimer.In altre parole, fuori dal regno del linguaggio scientifico: i fast food rendono stupidi! O almeno rendono i topi stupidi.

Gli esperimenti umani sono in corso in America fin dagli albori dell’industria del fast food e il fatto che il fast food renda la gente stupida non è esattamente una novità. In altre parole, rimpinzarsi di cibo spazzatura non solo fa ingrassare, ma potrebbe anche portare a demenza, avvelenando il cervello.

Per la precisione grosse quantità di alimenti grassi e zuccherati danneggiano il cervello interrompendo il suo approvvigionamento di insulina. Nel diabete di tipo 2, la forma più comune della malattia, i cibi non sani portano  le cellule del corpo a diventare resistenti all’insulina di cui hanno bisogno per convertire lo zucchero in energia.

La rivista New Scientist, ha dichiarato che qualcosa di simile potrebbe accadere nella malattia di Alzheimer,  dove a causa di una cattiva alimentazione, verrebbe impedito alle cellule del cervello di rispondere adeguatamente all’insulina. L’insulina è necessaria per la regolamentare delle sostanze chimiche del cervello, a loro volta fondamentali per la memoria e l’apprendimento, per fare e rafforzare le connessioni tra le cellule del cervello e per mantenere in salute i vasi sanguigni che alimentano il cervello di sangue e ossigeno.

( di Patrizia Musso: fonte Mamme Oggi )

Cibo e benessere: i capperi

I capperi, pianta tipica delle regioni meridionali  italiane, cresce spontanea nei luoghi aridi  e la si può riconoscere in primavera per la presenza di caratteristici fiori di grand dimensioni  di colore banco tendente al rosato:  sono proprio i fiori ancora chiusi che vengono staccati dalle piante in primavera per essere utilizzati in cucina.

i capperi migliori sono quelli di piccole dimensioni, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, perché sono molto più ricchi di sapore  di quelli più grandi. In commercio si trovano  conservati sotto slae, in salamoia o sott’aceto: sicuramente i migliori sono quelli sotto sale perché questo metodo di conservazione consente  di mantenere inalterato tutto il loro sapore. Bisogna solo fare attenzione  alla quantità di sale da aggiungere nella preparazione, perchè i capperi sono già abbastanza saporiti, specialmente se abbinati  con acciughe sotto sale  o sott’olio e olive.

Con olive epomodori rappresentano uno dei simboli della cucina mediterranea. Grazie alla loro verstilità, conviene tenerne sempre in dispensa un barattolino:  si conservano a lungo senza problemi e possono essere utilizzati  per preparare veloci condimenti per pasta, carni e pesci gustose salsine per verdure e antipasti.

Comunque siano conservati, prima delll’utilizzo vanno  sciacquati bene sotto l’acqua corrente e asciugati con cura. I  capperi vanno aggiunti preferibilmente a fine cottura, in modo che il loro sapore rimanga inalterato, salvo diversamente indicato.

I capperi hanno proprietà digestive, diuretiche e protettive del fegato. Sono consigliati anche a chi sofre di digestione lenta e sonnolenza dopo i pasti.

fonte: Genius Food

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Emissioni in calo, ma non per tutti ( Estate Ecologica News )

agosto 30, 2012

Emissioni in calo in America, ma non grazie agli americani. 

Le emissioni di gas serra negli Stati Uniti sono finalmente in calo. I livelli di quest’anno hanno raggiunto quelli del 1992, anno di riferimento per quanto riguarda il tasso più basso di inquinamento. Un risultato ottimale che dovrebbe far sentire orgogliosi gli americani. Ma in realtà gli sforzi per il risparmio energetico e quant’altro non sono il vero motivo di questo calo. Lo spiegano bene dal Lawrence Livermore National Laboratory in California.

Secondo AJ Simon, analista a capo della ricerca, il motivo principale di questo calo è da attribuire ad un inverno insolitamente caldo (il quarto più caldo di sempre) che ha permesso alla popolazione statunitense di accendere di meno, rispetto al solito, il riscaldamento. Queste temperature più alte hanno comportato minori emissioni di CO2 dalle centrali a carbone e a gas naturale, e dunque già così si può spiegare un primo inizio di risparmio nelle emissioni. Ma questa non è l’unica causa.

inquinamento america

L’altro fattore determinante è la crisi economica che non solo ha ridotto le emissioni industriali (elemento che si è fatto sentire di più nel biennio 2007-2008 che oggi), ma ha ridotto soprattutto l’utilizzo delle automobili a causa del caro-benzina. E considerando che il 60% delle emissioni umane proviene dai combustibili fossili bruciati per usi energetici, domestici e non, automobili e aerei, si capisce come mai il calo sia stato possibile.

Ma non finisce qui. Infatti a pesare su tale riduzione c’è anche qualche saggia decisione umana. Una molto importante è stata preferire il gas naturale al carbone. Vuoi per i minori costi di estrazione e lavorazione, o perché il gas inquina meno della metà del carbone, ma fatto sta che negli ultimi tre anni in particolare le centrali a carbone sono state utilizzate sempre meno, sostituite da quelle a gas. Non sarà proprio ecologico, ma almeno questo combustibile ha permesso di ridurre le emissioni. Dunque gli sforzi degli americani ancora non si vedono su larga scala, ma visto che già ora le cose stanno migliorando, quando questi saranno più visibili, probabilmente la riduzione dell’inquinamento sarà maggiore.

by Marco ManciniFonte: Ecologiae.com )

Ambiente, pipistrelli a rischio per pesticidi 

Animali utilissimi nella caccia alle zanzare e agli insetti in generale, i pipistrelli, rischiano di scomparire a causa dell’uomo, ed in particolare dei pesticidi usati in agricoltura. A lanciare l’allarme è un gruppo di ricercatori tedeschi che ha pubblicato sulla rivista Environmental Toxicology and Chemistry i risultati del loro studio.

Secondo quanto emerso da uno studio condotto nell’Università di Koblez di Landau, in Germania, l’assunzione a lungo termine di pesticidi nell’alimentazione dei pipistrelli, che di fatto si cibano di insetti contaminati, può provocare effetti nocivi sugli animali che risultano essere molto più vulnerabili di altri. In particolare la ricerca ha dimostrato che i pipistrelli che si nutrivano di ragni e falene, che a loro volta si erano cibati di frutta o di foglie di alber da frutta trattati con il fenoxycarb, un pesticida che ostacola la crescita degli insetti, morivano a causa del pesticida.

La ricerca è stata condotta su sei specie di pipistrello per un periodo limitato di 2 settimane, ma questo è stato sufficiente per mettere in evidenza subito gli effetti che quel determinato pesticida ha sui pipistrelli, a loro insaputa, predatori di insetti contaminati. Di tutte le specie prese in esame dai ricercatori tedeschi, solo tre specie dell’animale sono risultate vulnerabili a quel determinato pesticida. Lo studio inoltre ha permesso di appurare che gli insetti volanti erano meno contaminati di quelli che si nutrivano delle foglie delle piante da frutti trattate con la sostanza chimica. Per questo il consumo di frutta e di verdura provenienti da agricoltura biologica non è quindi solo un modo per migliorare la propria alimentazione evitando di assumere nitrati e altre sostnze nocive per il nostro organismo, ma è anche un modo per preservare la salute, e la vita,di tanti insetti e predatori, proprio come il pipistrello, dall’estinzione.

( by Valentina Ierrobino. Fonte: Ecologiae.com )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Manifesto per una crescita sostenibile ( Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale )

agosto 27, 2012

MANIFESTO

per una

CRESCITA SOSTENIBILE

La “navicella spaziale Terra”, riprendendo la metafora di R. Buckminster Fuller, viaggia nello spazio infinito avvolta da un sottile strato di atmosfera che la protegge dalle radiazioni cosmiche e solari. La vita di tutta l’Umanità è legata indissolubilmente alla salute della atmosfera terrestre. La Logica del Creato impone il rispetto di un’etica ecologista ed ambientalista per uno sviluppo sostenibile che osservi le leggi naturali, i paradigmi scientifici e l’equilibrio sociale. Lo scopo dei Circoli dell’Ambiente è di garantire, con integrità intellettuale, il benessere dell’Umanità che viaggia a bordo della navicella nel rispetto delle leggi che governano la vita dell’uomo e dell’ambiente in cui vive.

La qualità della vita in generale, l’orientamento morale, l’equilibrio nella società, l’equo incremento del tasso di benessere, la durata della vita media, lo sviluppo sociale, economico ed energetico entro i limiti dell’accrescimento globale e la tutela delle risorse ambientali costituiscono i pilastri dell’ecologia moderna.

Sulla Terra si verificano catastrofi e flagelli (epidemie, carestie, ecc.) prodotte da eventi e fenomeni naturali ma anche da sollecitazioni esterne provenienti dal cosmo e/o dal sistema solare. L’esempio più eclatante è il riscaldamento globale, fenomeno scientifico acclarato, confermato e convalidato.

Quantunque causa inconsapevole di alcuni dei suddetti disastri, l’uomo è riuscito a ridurre gli effetti degli impatti negativi attraverso la ricerca scientifica e le innovazioni tecnologiche. Così, se lo sviluppo può essere causa di una crisi ambientale, esso, ricondotto nei limiti della sostenibilità, conduce ad un bilancio sempre largamente positivo.

In questa ottica la crisi ambientale non può essere distinta e separata dalla crisi energetica e dalla crisi economica. In particolare gli aspetti tipici legati al risparmio ed alla cosiddetta “green economy” sono elementi basilari e fondamentali della antica cultura rurale italiana: la questione ambientale viene modulata da quest’ultima, che pervade l’Italia tutta e ripropone gli argomenti in una visione più generale dello stesso spirito scientifico di base. Da Galileo in avanti, l’invariante storico per eccellenza è dato dall’equilibrio fra prodotti rurali e prodotti ambientali e scientifici.

L’incremento della qualità della vita richiede, ovviamente, un incremento di sviluppo ed in particolare di energia disponibile, proporzionale all’incremento della popolazione. In questo ambito, l’ambientalismo esasperato ha condizionato e condiziona, in modo negativo, la realizzazione di opere utili per la società. Proprio per questo, l’ambientalismo razionale e l’ecologia vanno immersi nella visione sistemica ed olistica della vita basata sulla metodologia galileiana. L’ecologia moderna, qui proposta e propugnata, riposa quindi sulla priorità della ricerca scientifica e sul nuovo paradigma della scienza dei sistemi biologici e dalla teoria dei sistemi. Allo stesso tempo bisogna avere maggior fiducia nella Natura, che risponde agli attacchi difendendosi contro l’inquinamento diffondendo fenomeni come la panspermia ed i batteri estremofili, capaci di assorbire ed elaborare particelle inquinanti della peggiore specie e salvare la Terra dall’inquinamento e di preservarla di fronte ai cambiamenti climatici.

L’approccio ambientalista proposto dà vita, quindi, ad una vera ed unica dimensione di scienza moderna etica ed illuminata che giunge a diventare pervasiva della politica stessa.

Questo è dunque il compito della Scienza e del Nuovo Ambientalismo: connettere progresso e tutela dell’ambiente per realizzare il vero sviluppo sostenibile dell’Umanità,compatibile con le realizzazioni intelligenti delle varie forme di energia naturalmente ed industrialmente rinnovabili.

Giuseppe Quartieri

 

  www.icircolidellambiente.it      segreteria@icircolidellambiente.it

 

Io

(NOME) ___________________________________________________________________________

(COGNOME) ___________________________________________________________________________

(PROFESSIONE) _______________________________________________________________________

(ENTE DI APPARTENENZA) ______________________________________________________________

(E-MAIL) ___________________________________________________________________________

DICHIARO

di voler sottoscrivere, condividendone i contenuti, il “Manifesto per la Crescita Sostenibile” ed acconsento a che il mio nome compaia tra i firmatari.

Preciso che tale azione non comporta l’automatica adesione, in qualità di socio od anche solo intellettuale, all’associazione “I Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale”, soggetto promotore.

Informativa

Ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 196/03 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, l’associazione I Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale, con sede legale in Castel San Giorgio (SA) alla Via A. Fimiani n. 24, titolare del trattamento, informa che i dati personali raccolti con la presente scheda saranno trattati per la finalità di gestione della Sua adesione. Il conferimento di tali dati personali è obbligatorio ed il mancato conferimento non consentirà il perfezionamento per la Sua adesione. L’indirizzo e-mail potrà essere inserito nella mailing-list dell’associazione al fine di tenerLa sempre aggiornato sulle iniziative dell’associazione; in ogni momento potrà chiedere che il Suo contatto venga eliminato. I dati personali raccolti non sono oggetto di comunicazione al di fuori dei Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale, né di diffusione. Le ricordiamo inoltre che Lei potrà sempre esercitare i diritti previsti dall’art. 7 del D. Lgs. Citato. Il responsabile al quale rivolgersi per far valere tali diritti è il Presidente.

Consenso

Preso atto dell’Informativa sopra riportata, rilascio il consenso al trattamento, come previsto dall’art. 23 del D.Lgs. 196/03.

 FIRMA ______________________________________________________________

Scheda da inviare via e-mail all’indirizzo segreteria@icircolidellambiente.it od al numero di fax 081.951874.

Primi firmatari:

Giuseppe Quartieri – Presidente Comitato Scientifico dei Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale

Rosanna Cerbo, Policlinico Umberto Primo “La Sapienza” Roma;

Paolo Saraceno, IAPS-INAF

Odoardo Calamai, Galileo2001

Gianni Degli Antoni, AFF, Unimilano

Alfonso Fimiani, Presidente dei Circoli  dell’Ambiente e della Cultura Rurale;

Ettore Ruberti, Università Ambrosiana Milano

Massimo Simiele, ENEA

Fiorella Guadagni, Isituto San Raffaele Roma

Mario Majorani, Presidente ANUA

Yogi Scrivastava, Università di Perugia

Alessandro Parrino,  Ingegnere

Raffaele Cariglia, Ingegnere, ANUA

Stefano Bellucci, INFN

Paolo Porrrone, ENI

Emilio Fioravanti, Consulente San Marco-CNR

Antonio Antolini, Ingegnere Consulente

Volfango Monaci, Ingegnere

Grazie alla immancabile disponibilità dell’On. Tortoli, avremo modo di presentare questo Manifesto il 26 settembre alla Camera dei Deputati in una conferenza stampa e poi ampliare il dibattito in un convegno che si terrà il 3 ottobre.
 
Vi prego, qualora siate pienamente convinti dei contenuti, di aiutarci a diffondere il messaggio ed a raccogliere più firme possibile.
 
L’appuntamento è per il 26 e 29 settembre e 3 ottobre.
 
RingraziandoVi per l’attenzione, colgo la lieta occasione per porgerVi cordiali saluti.
 
Alfonso Fimiani
Presidente – Circoli dell’Ambiente

Famiglie                        d’Italia

La plastica dal guscio delle uova ( Econota 91 )

agosto 25, 2012

La plastica prodotta dal guscio delle uova  ( La ricerca apre prospettive utili anche al setore farmaceutico – fonte: Rinnovabili.it )

Il progetto di ricerca a cui sta lavorando un team di scienziati mira a trasformare il guscio dell’uovo in un materiale molto simile alla plastica

Riciclare i gusci d’uovo attualmente smaltiti in discarica e reimpiegarli in nuove applicazioni.

È questa l’idea alla base del progetto che gli scienziati dell’Università di Leicester e alcuni esperti del settore alimentare stanno mettendo a punto, allo scopo di trasformare il guscio dell’uovo in un materiale molto simile alla plastica e poterlo, quindi, reimpiegare non solo negli imballaggi, ma anche come materiale da costruzione. La ricerca è stata finanziata da iNet, un network che opera per l’innovazione di cibi e bevande; grazie alla somma di denaro che è stata elargita all’università, gli scienziati del dipartimento di chimica, specializzati in materiali sostenibili, stanno cercando di estrarre le proteine che si trovano all’interno del guscio dell’uovo, una ”estrazione” che potrebbe risultare utile anche al settore farmaceutico. Gli scienziati coinvolti nel progetto di ricerca sperano di riuscire a individuare il modo per impiegare questo innovativo materiale come riempitivo e rinforzante per varie tipologie di plastica, da quella per i vassoi per il cibo fino a quella impiegata nella costruzione di particolari attrezzature, oppure utilizzarlo nelle confezioni che proteggono i prodotti a base di uova. Il recupero e il riutilizzo dei rifiuti in modo sostenibile, lo ha ricordato il Prof. Andy Abbot dell’Università del Leicester, è alla base dell’intera attività di ricerca.

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

La ruota verde. Un giardino idroponico rotante inventato dalla NASA ( by Timon Singh, )

Mentre la funzione rimane la stessa, il giardino rotante ha subito un massiccio cambiamento evolutivo dal punto di vista estetico. Uno studio milanese ha combinato l’ esperienza di interior design, architettura, product e graphic design per creare un oggetto unico. Il Giardino Idroponico Rotante ( GIR ) consente ai proprietari di casa di produrre una varietà di prodotti agricoli nella propria casa.

La grande area della ruota verde e la particolare illuminazione aiuta a coltivare un maggior numero di piante. Tutte le piante sono disposte intorno alla sorgente di luce che si trova al centro della ruota, aiutando a ridurre il consumo. Nel frattempo l’effetto di gravità provocato dalla ruota aiuta a ottimizzare la produzione vegetale. Costituito da un involucro esterno solido che nasconde un motore che ruota le piante, il giardino rotativo comprende anche un serbatoio d’acqua e la pompa per l’ impianto automatico di irrigazione. All’interno della ruota forata ci sono vasi di copertura, ognuno dei quali contiene fibre di cocco che forniscono il supporto ideale per la pianta e le sue radici.

La ruota è anche semplice da usare con un’interfaccia di controllo intuitivo che può essere gestita tramite un smartphone o tablet. I controlli variabili permettono all’utente di impostare la quantità di illuminazione e di luce, temperatura ed essere informati dei livelli d’acqua, consentendo la crescita di qualsiasi tipo di vegetazione.

rubrica a cura di

Paolo Broglio Famiglie  d’Italia

Alimenti e trucchi sani per un’estate serena ( Estate Ecologica News )

agosto 21, 2012

Gli alimenti che danno la serenità

Cucinare fa bene alla mente, al cuore e all’anima. I benefici non sono solo per chi cucina ma anche per i familiari.  La “cucinaterapia” è una tecnica che fa sentire vitali: l’ideazione, la manipolazione e la creazione dei cibi sono un percorso che aiuta a ritrovare l’equilibrio e a stabilire rapporti armoniosi con gli altri.

Stare in cucina aiuta a conoscersi, a sfogare le emozioni, ma anche a socializzare con gli altri. Perchè stare ai fornelli ci rivela tanti aspetti della personalità.

Indivia, asparagi, patate, spinaci cavolfiori, biete, pomodori, peperoni, lattuga, pomodori, melanzane, arachidi, banane, noci, agrumi, aiutano ad allontanare malinconia e depressione. Merito del loro contenuto di  triptofano, che viene usato dall’organismo per produrre la serotonina, un neurotrasmettitore del benessere che regola umore, sonno e appetito. Al contrario, hamburger e salsa, patatine fritte, birra e dolci frenano l’arrivo del triptofano al cervello.

Scritto da: villeri77

Tre trucchi per vivere in forma

vivere bene

Tutti o quasi tutti vorremmo vivere quanto più a lungo possibile. Ma la longevità senza vitalità è pressoché inutile. La vitalità ci permette di vivere la vita in pieno e ci da la forza di goderci ogni attimo al massimo. Quando invece, come accade il più delle volte, nei giorni nostri siamo stanchi fisicamente e mentalmente tutto questo ci appare come un sogno, come fantascienza.

Ma il vero sogno o forse dovrei dire incubo, è questa vita stanca che abbiamo imparato a vedere come normale grazie al pesante condizionamento sociale.

Sapiamo quello che dobbiamo fare per vivere in salute e mantenerci giovani, lo abbiamo sentito svariate volte. Basta fare un po di attività fisica, mangiare sano e evitare lo stress. Lo sappiamo tutti tuttavia spesso ci perdiamo nella confusione e nelle nostre vite frenetiche dimenticandocene.

Ecco perché o deciso di fare insieme a voi un breve ripasso esponendo questi 3 suggerimenti brevi ed efficaci.

1. Migliorate la vostra dieta

Diffidate dalle diete miracolose che vi fanno perdere 2 chili in 5 giorni. L’unico modo per vivere bene e in salute è mangiando cibi sani e non trasformati, cibi integrali, genuini e del tutto naturali. La natura ha calcolato tutto per tutti ancor prima che noi imparassimo a modificare geneticamente, tagliare, sminuzzare, raffinare e uccidere ogni genere di cibo.

Un animale lasciato nel suo ambiente naturale non muore di fame e neanche non diventa obeso è sempre tranquillo e rilassato, ma anche agile e pronto a reagire se necessario. Sempre vitale, energico e al massimo delle sue potenzialità ed è questa la normalità signori miei. Non i dolori e i “soliti fastidi” che oggi giorno ci accompagnano quasi quotidianamente.

2. Fatte capire al vostro corpo che vi serve

camminare

Quando facciamo lavori sedentari oppure per una ragione o per un’altra usiamo poco il nostro corpo il messaggio che da esso viene recepito è uno solo. “Tu non mi servi”. E i risultati poi si vedono, il nostro sistema immunitario si abbassa, la nostra forza muscolare diminuisce sempre più, man mano che passano i giorni siamo sempre più stanchi e abbiamo sempre meno voglia di fare qualsiasi cosa.

Appena iniziamo a muoverci invece però, stranamente tutto va meglio, siamo più felici, durante il giorno ci sentiamo più energici, il nostro sistema immunitario si rinforza, il corpo si tonifica, la digestione migliora un sacco e diversi ormoni e anticorpi vengono liberati nel nostro organismo permettendole di funzionare meglio.

Questo perché siamo fatti per muoverci e vivere non per sederci e guardare la vita.

Un abitudine di almeno 30 minuti al giorno di attività fisica leggera miglioreranno il vostro benessere e la vostra energia personale a per tutta la vita.

3. Migliorate la vostra respirazione

respirazione

Il respiro è la cosa più importante in assoluto per il nostro benessere e per la nostra vita in generale, lo sapiamo tutti, è una cosa piuttosto ovvia senza respirare non siamo in grado di sopravvivere.

Quello che pochi sanno invece è che oggi giorno la nostra respirazione è sempre più danneggiata dalla tempesta di stress e emozioni di ogni genere con cui il nostro stile di vita attuale ci investe quotidianamente.

Quando siamo nati la nostra respirazione era perfetta esattamente come quella dei bimbi ed eravamo sani e pimpanti, infatti eravamo capaci di urlare tranquillamente per ore! Adesso invece il nostro respiro è sempre più debole e sopratutto errato. Errato perché spesso tendiamo a respirare gonfiando il torace mentre il modo corretto di respirare sarebbe il respiro diaframmatico cioè gonfiando la pancia. Se volete capire meglio come funziona la respirazione, quali sono i benefici di una corretta respirazione e scoprire anche un paio di esercizi per migliorarla naturalmente potete scaricare qui gratuitamente il mio ebook.

Tanta Gioia e Vitalità

by George Luis ( fonte: greenMe.it )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Cura contro il cancro e luce low cost ( Estate Ecologica News )

agosto 13, 2012

Trovata la cura per il cancro. Non interessa perché non ” rende “. 

Le grandi Case Farmaceutiche la snobbano perchè non è un “affare”.

( Notizia di un anno fa passata inosservata e ripescata volutamente  per riproporla all’attenzione. Fonte: Urca Urca! )

Per un quadro più completo leggi anche: Il DCA: possibile cura per il cancro e Dicloroacetato: delusioni e speranze

E’ una soluzione semplice ed è sempre stata sotto il naso degli scienziati. C’è da utilizzare il di-cloro-acetato, che attualmente è impiegato nei problemi metabolici. La scoperta della sua efficacia contro i tumori è stata fatta nell’Università canadese di Alberta nel gennaio 2007. Stranamente, i media non ne hanno parlato. Eppure è una sostanza che può essere utilizzata da chiunque, non ha effetti collaterali particolari ed è estremamente economico (a differenza dei costosi farmaci antitumorali prodotti dalle grandi Aziende Farmaceutiche internazionali). Gli scienziati canadesi hanno testato il DCA (di-cloro-acetato) ed hanno ucciso le cellule tumorali dai polmoni, dal seno e dal cervello lasciando integre le cellule sane. Lo stesso risultato era stato ottenuto alimentando cavie ammalate con acqua contenente DCA.
Il DCA agisce sui mitocondri delle cellule malate portandole all’apoptosi cellulare e di conseguenza alla morte delle cellule malate. E’ ampiamente disponibile in quanto già utilizzato per la cura dei disturbi alimentari. Potete trovare maggiori informazioni su thedcasite.com  sul quale vengono pubblicate le esperienze, i dosaggi, i vari casi, i pro e contro.
DOMANDA: perchè le Case Farmaceutiche snobbano la scoperta?
RISPOSTA: probabilmente perchè il metodo è naturale e non può essere brevettato. Niente brevetto, niente affari. Senza brevetto non è possibile sfruttare la scoperta come stanno facendo, ad esempio, con le costosissime cure per l’AIDS. Meglio che la gente continui a finanziare campagne anti-tumori ed a pagare salate le cure sul mercato.
Ma forse c’è una speranza: piccoli Laboratori indipendenti potrebbero iniziare a produrre il DCA e, dopo le previste procedure, commercializzare finalmente il farmaco.

Approfondisci con: Il DCA: possibile cura per il cancro e Dicloroacetato: delusioni e speranze

Vale la pena di informarsi e di attivarsi.

 

L’invenzione di un ingegnere del Mit è già stata installata sui tetti di 10 mila

abitazioni senza luce delle Filippine

Basta prendere una bottiglia di plastica, riempirla d’acqua e di candeggina e si può avere un po’ di luce nelle baracche di Manila (circa 50W), quel tanto per guardarsi in faccia, quel tanto per uscire da quel buio terribile, e anche simbolico, di una condizione di vita disumana.

Questa è la promessa di un’invenzione geniale, la «Solar Bottle Bulb» , e di un progetto dal nome suggestivo ed esplicativo, Un litro di luce (Isang Litrong Liwanag), che rispecchia i principi delle cosiddette Appropriate Technology, movimento ideologico che si basa sulle tecnologie semplici, appropriate ed eco-sostenibili con cui il filosofo ed economista Ernst Friedrich «Fritz» Schumacher sognava di migliorare il mondo più povero.

 

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

 Famiglie                        d’Italia

Muscolo di Grano, da anni al centro dell’attenzione nelle migliori università, oggetto di tesi da parte dei laureandi

agosto 11, 2012

Il 27 luglio 2012 presso l’ Università Magna Grecia di Catanzaro si sono svolte le lauree specialistiche in management e consulenza aziendale. La candidata Katia Daniele ha sviluppato una tesi di laurea sulle barriere all’innovazione, con relatrice la prof.ssa Maria Colurcio ed il prof. Nicola Ostuni,  presidente della commissione, studiando in modo particolare il  MUSCOLO DI GRANO, le sue caratteristiche ed i suoi effetti.

Lo scopo del lavoro è stato quello di indagare sul rapporto esistente tra l’impresa agroalimentare e l’innovazione, descrivendo le caratteristiche strutturali, organizzative e le performance del sistema agroalimentare in un orizzonte produttivo e di consumo regionale, nazionale ed internazionale; il tutto al fine di evidenziare le criticità ma anche e, soprattutto, le potenzialità, soffermandosi sul ruolo che rivestono l’innovazione e le sue barriere nel settore agroalimentare.

Analizzando lo sviluppo ed il successo del ” MUSCOLO DI GRANO “, unico alimento al mondo in grado di vantare un così alto apporto calorico in contrapposizione ad uno zero quasi assoluto di grassi saturi, nato da un’idea di Enzo Marascio che gli ha dato anche il nome, si può facilmente comprendere  come questo prodotto possa far nascere una miriade di aziende collegate a grappolo tra di esse e rappresentare una ricchezza in più per il sistema agroalimentare italiano.

Cliccando sul link in calce potrete entrare direttamente nel portale dell’Università degli Studi di Urbino e leggere un articolo molto interessante ed analitico del giornalista Andrea Biondi ( nella foto ) dedicato a Muscolo di Grano, dal titolo ” Il prosciutto in una spiga

 www.uniurb.it/giornalismo/lavori2002/biondi/index.htm

 

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

Cosmetici naturali e the verde alla menta fai da te ( Estate Ecologica News )

agosto 9, 2012

Cosmetici naturali fai da te:la crema viso fatta in casa ( fonte Ecoo )

I cosmetici naturali fai da te rappresentano un’ottima occasione per provvedere alla sostenibilità ambientale anche nell’ambito della vita quotidiana. Non dobbiamo infatti pensare che il rispetto dell’ambiente sia solo un concetto astratto, propugnabile soltanto ad alti livelli. Si tratta invece di un obiettivo che si avvale di azioni concrete, che possono essere messe in atto nella vita di ogni giorno. E se vi serve una crema per il viso, ecco come fare per farla in casa, utilizzando solo ingredienti ecocompatibili. Andiamo nel dettaglio e scopriamo che cosa ci serve e quali sono tutte le fasi della preparazione della nostra crema green.

Gli ingredienti che ci occorrono sono costituiti da: olio di vinacciolo (220 grammi), olio di cocco (30 grammi), cera d’api (30 grammi), acqua distillata (200 grammi), vitamina E (20 grammi), olio essenziale a scelta (60 gocce).

Gli strumenti che dobbiamo avere a nostra disposizione sono: un frullatore ad immersione, un misuratore, una frusta in silicone, una spatola, stracci, due termometri da vino, ciotole e coltelli.

In una ciotola sulla bilancia elettronica pesate l’olio di vinacciolo e l’olio di cocco. Aggiungete la cera d’api.

Fate bollire l’acqua e mettete a bagnomaria una ciotola con gli oli, in modo che essi si sciolgano. Con un termometro da vino tenete sotto controllo la temperatura, in modo che essa non superi i 60 gradi. Sarebbe opportuno usare oli biologici, i quali comunque costano molto, tranne quello di vinacciolo. Per le pelli molto secche ottimo è l’olio di sesamo.

Bisogna poi unire l’acqua agli oli. Dovete comunque verificare che entrambi abbiano una temperatura di 35 gradi. Meglio raffreddarli separatamente a bagnomaria nel lavello.

A questo punto emulsionate i diversi ingredienti utilizzando il frullatore ad immersione. Nel frattempo va versata l’acqua lentamente, in modo da ottenere un composto del tutto simila ad una crema pasticciera.

Infine aggiungete quattro cucchiaini di vitamina E e l’olio essenziale, continuando a frullare. Al termine dell’operazione mettete il composto in un vasetto.

Con questa ricetta si possono ottenere nove barattoli da 50 grammi di crema ciascuno. La crema fai da te per il viso va conservata fino ad un anno in un ambiente all’ombra e al fresco. Se la apriamo, il periodo di conservazione arriva a tre mesi.

( fonte Ecoo )

The verde alla menta: la ricetta veloce per l’estate

Avete voglia di un the verde alla menta? Con questo caldo sarebbe proprio l’ideale, anche perché si tratta di una bevanda piuttosto dissetante, oltre che rimineralizzante, in grado di rifornire il nostro organismo di tutte quelle sostanze nutritive che tende a perdere a causa di una sudorazione eccessiva. Tra l’altro non bisogna dimenticare che in particolare il the verde contiene vitamina B e vitamina C, molto importanti da reintegrare, dopo la perdita a cui vanno incontro in seguito all’assunzione di alcool e nicotina. Inoltre è in grado di combattere il sovrappeso, la ritenzione idrica e i disturbi che interessano il fegato e i reni. Ecco la ricetta veloce.

Il the verde è in sostanza un valido alleato per il nostro benessere, ma come prepararlo? Ci servono 800 cl. di acqua, 2 cucchiai di the verde, 3 rametti di menta fresca e dello zucchero (per la quantità regoliamoci in base al nostro piacimento).

Il the verde deve essere messo in una brocca, che poi va ricoperta con dell’acqua bollente. Si deve lasciare riposare il tutto per qualche minuto. Poi si unisce la menta fresca e lo zucchero a piacere. Ecco pronto il nostro the alla menta.

Per la preparazione possiamo ricorrere anche all’uso della menta secca. In questo caso essa va mescolata alla polvere del the. In ogni caso bisogna specificare che con la menta fresca il risultato, in termini di gusto, è sicuramente migliore.

Il procedimento è comunque molto veloce, non trovate? Per preparalo basta avere a disposizione una manciata di tempo. Si tratta in sostanza di una di quelle ricette veloci, che in estate va proprio bene.

Il the alla menta va servito nei caratteristici bicchierini di vetro decorati, che danno al tutto quel senso rituale proprio dell’ambiente del Nord Africa, a cui la ricetta deve essere ricondotta per le sue origini.

Il the verde è adatto comunque ad essere consumato non solo in estate, ma in ogni stagione dell’anno: da non dimenticare il fatto che si rivela un ottimo rimedio naturale contro le malattie da raffreddamento, senza trascurare che, grazie alle sostanze antiossidanti che possiede, è in grado di rallentare il processo di invecchiamento.

Il the verde inoltre può essere considerato un vero e proprio “brucia – grassi”, permettendo di dimagrire in maniera naturale, senza troppi sforzi da portare avanti.

( fonte Ecoo )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

 Famiglie                        d’Italia

 

Frutta e verdura da ben conservare ed una trota da preservare ( Estate Ecologica News )

agosto 7, 2012

Come utilizzare e conservare al meglio la frutta e la verdura matura

frutta matura

Gettare il cibo nella spazzatura in tempi di crisi rappresenta un vero e proprio spreco. Ma come comportarsi se per una ragione o per l’altra ci si ritrova ad avere a disposizione un quantitativo inaspettato di frutta o di verdura che sta per superare il punto ideale di maturazione?

Può darsi che possediate un orto molto produttivo, che dei vostri vicini o amici vi abbiano donato della frutta di loro produzione o che abbiate approfittato degli sconti sulla frutta e sulla verdura già molto matura al mercato o al supermercato. Oltre alla possibilità piuttosto ovvia di congelare ciò che si può (sempre a patto di avere spazio sufficiente a disposizione nel freezer), ecco alcune alternative possibili.

1) Essiccazione

bananas dried in glass

L’essiccazione è probabilmente uno dei più antichi metodi di conservazione della frutta, dato che perché essa avvenga basta avere a propria disposizione la luce ed il calore del sole. Si può inoltre decidere di utilizzare un essiccatoio professionale o di essiccare alcuni tipi di frutta all’interno del forno a bassa temperatura. Un essiccatore fai-da-te per l’estate può essere realizzato montando su di una cornice di legno una reticella che possa sostenere la frutta che disporrete su di essa. Che cosa essiccare? Frutti di bosco, fichi, albicocche, prugne, scorze di agrumi, banane e fettine di mela, ma anche peperoncini e pomodori.

Per conoscere maggiori dettagli sull’essiccazione degli alimenti vi potrebbe interessare leggere “Come costruire un essiccatore per alimenti homemade” e la procedura per ottenere Zucchine cotte al sole 

2) Dolci da forno

muffin

Mele, pere e banane che iniziano ad essere troppo mature possono essere utilizzate senza problemi per la preparazione di dolci da forno come torte lievitate, muffin e plumcake. Avrete il vantaggio di utilizzare come ingrediente di base della frutta molto matura, e quindi altrettanto dolce, un aspetto che vi permetterà di ridurre la quantità dei dolcificanti da utilizzare nelle vostre ricette, rendendole ancora più salutari. Le banane possono essere facilmente unite agli impasti dopo essere state affettate, spruzzate con del succo di limone e schiacciate o frullate. Le mele e le pere potranno essere tagliate a fettine o a cubetti e trasformate nel ripieno di muffin, plumcake, strudel o torte per la colazione. Un altro ingrediente adatto in tal senso sono le carote mature, anch’esse particolarmente dolci. (Leggi la ricetta del muffin vegan con polpa di mele)

3) Zuppe

Se avete acquistato della verdura matura poiché era particolarmente conveniente, utilizzatela immediatamente per la cena e preparate una buona zuppa che potrà richiedere l’utilizzo di patate, sedano, porri, cipolle, carote, zucchine, pomodori e quant’altro abbiate a disposizione. Se avete da parte alcune mele che stanno per superare il punto di maturazione, utilizzatele per la preparazione di zuppe salate in perfetto abbinamento con del sedano. Un altro importante accorgimento nella preparazione delle zuppe riguarda l‘utilizzo delle parti degli ortaggi considerate di scarto, come gambi e foglie. Soprattutto nel caso siate in presenza di verdure biologiche, non esitate ad utilizzare tali parti commestibili nella preparazione di zuppe e minestre (ciuffi dei finocchi, buccia delle carote ben lavata, parti dure degli asparagi, foglie esterne di cavoli e cavolfiori, eccetera). Ricordate che la maggior parte delle zuppe sono ottime anche se servite tiepide o fredde e possono dunque essere consumate anche in estate. Se desiderate conoscere delle apposite ricette per zuppe fresche estive, leggete qui.

4) Confetture e conserve

conserve fai-da-te

Approfittate della vasta disponibilità estiva di pomodori maturi per la preparazione di conserve casalinghe sotto forma di salsa da utilizzare lungo tutto il corso dell’anno successivo. Se avete a disposizione della frutta matura che pensate non riuscirete a consumare in tempo, mettetevi all’opera nella preparazione di confetture che potranno essere preparate senza l’aggiunta di conservanti. Per confetture dalla consistenza più densa, soprattutto nel caso utilizziate albicocche o prugne, aggiungete una mela per ogni chilo di frutta; per via del suo contenuto di pectina funzionerà come un addensante naturale. Ricordate di sterilizzare in acqua bollente i barattoli e i tappi che utilizzerete per le vostre conserve e confetture e di versarvi salse e marmellate ancora calde, subito dopo averle tolte dal fuoco.

Leggi anche la nostra guida sulle converve biologiche fatte in casa

5) Succhi, centrifugati e frullati

frullati

Avere a disposizione una centrifuga o un frullatore vi permetterà di consumare grandi quantità di frutta e di verdura più rapidamente, con sicuri benefici per la salute ed evitando di dover gettare nella spazzatura alimenti preziosi, solamente perché il loro aspetto non appare più perfetto, mentre il loro sapore potrebbe essere comunque ottimo. Datevi dunque da fare nella preparazione di frullati e di centrifugati da consumare a colazione, per uno spuntino o dopo cena. Gli abbinamenti tra diversi tipi di frutta e di verdura sono praticamente infiniti. I frullati, in particolare, sono molto gustosi e salutari, sono semplici e rapidi da preparare e per via dei loro colori vivaci saranno amati anche dai bambini che non apprezzano molto la frutta e la verdura. Potreste scoprire quanto possa essere gustoso abbinare frutta e verdura nella loro preparazione. Leggete anche le nostre 15 ricette per la preparazione di frullati supersalutari.

 Marta Albè ( fonte:greenMe.it )

Una trota da proteggere


E’ proprio vero: “Il mondo subacqueo nell’idrosfera interna concernente le nostre acque dolci, pullula di una vita ittica varia. 
trotaFario.jpgE’ un macrocosmo occulto ed affascinante giacche’di solito osserviamo gli animali che vivono sulla crosta terrestre come mammiferi ed uccelli e pensiamo poco alla vita nascosta all’occhio umano sotto il pelo d’acqua”. Grazie Giancarlo Lorenzon per questa piccola testimonianza. Per questa trota di genere “Fario” – Salmo trutta fario,  della famiglia delle Salmonidae.
trota fario ph.jpg
La Fario, mi spiega Giancarlo, e’ un pesce autoctono europeo che si spinge fino ai lontani Urali. E’ la trota più comune e ha sempre abitato le nostre acque soprattutto i grandi fiumi come Piave, Livenza e Sile.Non tollera temperature idriche superiori i 21 C. Si riproduce in mesi autunnali sino a marzo deponendo uova su fondali ghiaiosi e ciottolosi, mentre i colleghi ciprinidi fregano nelle idrofite.Secondo Giancarlo, la Fario è un’icona di pesce principe che pero’ e’ sempre più’ minacciato da inquinamenti, asportazioni sconsiderate d’acqua per fattori agricoli e industriali ed escavazioni per georegimazione delle acque.

Salmo_trutta_fario_5.jpg
“Gia’ il Temolo e’ in via d’estinzione nelle nostre acque – solo nel Livenza  nuota qualche esemplare autoctono ed endemico: mi dispiacerebbe perdere questa specie pinnuta dalla livrea isabellina punteggiata di un rosso rubino”.
Già. Dispiacerebbe anche a me. Anche i pesci soffrono.
 
Macri Puricelli
 

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

 Famiglie                        d’Italia

 
 

Il caro petrolio colpisce anche in India ( Econota 90 )

agosto 5, 2012

 

India, guerriglie urbane contro il caro petrolio

Indian states strike against fuel price hike – 06 Ju

 Marina – Eco Blog

 

India, guerriglie urbane contro il caro petrolio Marina – Eco Blog In India, la più grande democrazia al mondo, è in atto una vera e propria guerriglia urbana contro il prezzo del petrolio che ha subito un aumento dell’11%. Ossia il prezzo alla pompa della benzina passa dalle 6,28 rupie (circa 8 cents di euro) per litro a 7,5 rupie. I manifestanti appartengono ai diversi schieramenti politici e dunque di fatto è una protesta trasfersale che l’opposizione sta tentando di cavalcare per mettere all’angolo il governo del premier Manmohan Singh. Ma questa, fa notare  attraverso le parole del suo corrispondete è solo la conseguenza e le proteste si rivolgono comunque all’intera classe politica che non trova soluzioni all’economia stagnante.

Ma l’India non era tra le economia con una crescita del PIL a due cifre? Lo è ma anche queste due cifre sembrano rallentare. Infatti come riferisce Le Monde se fino allo scorso anno era al 9,2% nel primo trimestre del 2012 si è fermata al 5,3%. Ma l’inflazione galoppa al 7% e allora gli analisti finanziari dicono che il Governo deve sospendere i sussidi e contenere la spesa pubblica che in India a causa della corruzione è stratosferica. Nel 2010 perciò il governo ha liberalizzato i prezzi della benzina in una riforma volta a ridurre le sovvenzioni massicce che ha versato alle raffinerie statali e che importano la materia prima, dall’Iran. Dunque ecco la motivazione alla base delle scene di violenza di ieri quando nelle piazze si è riversata l’intera nazione da Calcutta a Mumbai, da New Delhi a Patna: saracinesche dei negozi abbassate, autobus pubblici distrutti, fuoco e fiamme. Alla faccia di chi descrive gli indiani come un popolo pacifico, paziente e capace di sopportare ogni difficoltà.
 

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Abitare in un silos per carburanti dismesso

Eco Blog

 

I silos industriali inutilizzati o serbatoi di carburanti delle raffinerie, stando a quanto riporta un sito danese, si presterebbero, una volta ristrutturati e decontaminati, a diventare abitazioni ecologiche. Lo scrive proprio Pinkcloud.dk spiegando che i silos migliori per abitarci sono quelli che provengono dall’industria petrolifera. Il perché è presto detto: sono costruiti per resistere anche in condizioni ambientali estreme sia esterne sia interne.

A guardarsi intorno anche in Italia esistono aree industriali dismesse e i danesi in questione si propongono per ristrutturare in tutto il mondo. Rispetto alla contaminazione da petrolio lo studio danese assicura che ogni silos viene prima decontaminato grazie all’uso di batteri mangia petrolio e poi ristrutturato per renderlo abitabile. Nell’insieme diviene un piccolo condominio con 2-3 appartamenti, energeticamente autonomo.

Al momento i progetti sono solo sulla carta, anzi 3D

Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Rifiuti elettronici e pasta con carboidrati a zero calorie ( Estate Ecologica News )

agosto 1, 2012

Rifiuti elettronici: Nuova normativa europea. Dal 2014 obbligo di ritiro nei grandi negozi. ( 1 contro 0 )

Rifiuti elettronici. Lo scorso 24 luglio è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Europea la nuova Direttiva sui Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), che andrà ad arricchire la legislazione comunitaria in materia. La principale novità riguarda il fatto che i grandi esercizi commerciali avranno l’obbligo di ritirare gratuitamente i piccoli elettrodomestici anche senza l’acquisto di un prodotto nuovo equivalente.

L’uno contro uno, valido dal 2010, il 14 febbraio 2014 (data in cui la direttiva dovrà essere recepita dai singoli stati) lascerà il posto al ritiro senza condizioni dei vecchi elettrodomestici da parte dei negozianti, l’uno contro zero che riguarderà però i rifiuti elettronici di piccole dimensioni. Infatti, mentre la precedente direttiva obbligava i commercianti a ritirare gratuitamente un dispositivo elettronico per ogni acquisto effettuato dal cliente, tra qualche anno non sarà più così.

Da cosa nasce tale revisione della normativa vigente? Semplice. Entro il 2016 dovranno essere raccolte 45 tonnellate di RAEE ogni 100 tonnellate di nuovi apparecchi elettronici immessi sul mercato. E dal 2019 tale cifra salirà a 65 tonnellate. E in Italia? Il nostro paese dovrà passare da una media pro-capite attuale di circa 4,2 kg per abitante a circa 7,5 kg per abitante nel 2016 e a 10 kg/abitante nel 2019.

Scopo della Direttiva comunitaria è quello del corretto smaltimento dei RAEE con la conseguente riduzione della presenza di sostanze pericolose tra cui il mercurio, il cadmio, il piombo, il cromo esavalente, i difenili policlorurati (PCB) e altre sostanze che riducono lo strato di ozono. Nonostante l’impegno dell’Ue, questi veleni sono ancora presenti in quantità troppo elevate e potenzialmente dannose per la nostra salute, anche a causa delle differenti politiche di riciclaggio tra i vari stati. Da qui la necessità di stringere ancora la cinghia.

Per questo la nuova direttiva punta anche alla prevenzione della produzione di RAEE e attraverso il loro riutilizzo, riciclaggio e altre forme di recupero, alla riduzione del volume dei rifiuti da smaltire. Senza contare che il recupero di alcuni materiali presenti nei rifiuti elettronici costituiscono una vera fonte di ricchezza. Un recente studio del Solving the E-waste Problem ha evidenziato che i rifiuti elettronici valgono più dell’oro.

Oggi è stato fatto un altro passo avanti per rendere più efficiente il sistema di recupero e riciclo dei RAEE“, ha detto Danilo Bonato, Direttore Generale di ReMedia. “Nella stesura finale la nuova direttiva apporta alcune novità rilevanti, in particolare per quanto riguarda gli obiettivi di raccolta. Tra quattro anni, infatti, in Italia dovremo raccogliere il 45% delle apparecchiature immesse sul mercato, target che sale al 65% calcolato sui tre anni precedenti o in alternativa l’85% sul totale dei RAEE generati dalle famiglie italiane”.

Conclude: “Ci auguriamo che, partendo da quanto è già stato fatto oggi, queste innovazioni siano di forte impulso per dare una svolta decisiva alla raccolta e al riciclo dei rifiuti tecnologici in Italia. Ritengo che i nuovi, importanti obiettivi siano alla portata del nostro Paese ma sarà necessario lavorare in modo sinergico con tutti i principali soggetti della filiera RAEE“.

Francesca Mancuso ( fonte:greenMe.it )

 

Pasta shirataki: carboidrati a zero calorie

È opinione comune quando si è a dieta, eliminare i carboidrati dalla nostra alimentazione quotidiana. Certo, non è mai facile restare lontani dalla pasta, soprattutto per i più affezionati.

La soluzione arriva dal Giappone e si chiama pasta shirataki, una pasta dietetica che abbassa i livelli di zuccheri nel sangue.

La normale pasta di grano, infatti, tende a far salire la glicemia nel sangue, provocando in molti casi degli scompensi. Con la pasta shirataki questo problema non si pone, essendo una pasta povera di carboidrati, che non contiene glutine né calorie ed è ricca di fibre. I pochi carboidrati della pasta shirataki, poi, non sono una minaccia per la nostra linea perché solo una piccola quantità di essi viene digerita.

Le tagliatelle shirataki sono prodotte partendo dalla radice della pianta amorphophallus Konjac, presente in diverse parti dell’Asia. La caratteristica principale di questa pianta è la glucomanna, una fibra che ha un ruolo attivo nel controllo del colesterolo e del glucosio nel sangue. Ma soprattutto favorisce la perdita di peso.

A confermarlo sono stati alcuni ricercatori tailandesi, sostenendo che anche un solo grammo di glucomanna diminuirebbe di molto l’assorbimento di glucosio nel sangue dopo aver mangiato carboidrati. Un’altra novità della pasta shirataki è che può essere consumata appena tolta dalla confezione dopo essere stata sciacquata bene. Le tagliatelle shirataki si trovano in due diverse varietà: tofu e yam, che possono essere condite a proprio piacimento.

Provate a cucinare le tagliatelle saltandole in padella, con il vostro sugo preferito o secondo le tipiche ricette asiatiche per mangiare qualcosa di diverso. Gusto e qualità sono garantiti.

Curiosi di assaggiare la nuova pasta shirataki? Provate a cercarla nei negozi biologici e riprendete a fare scorta di carboidrati ma…a calorie zero!

( fonte: Arturo )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

 Famiglie                        d’Italia

MANIFESTO dei CIRCOLI dell’AMBIENTE e della CULTURA RURALE

luglio 31, 2012

Con a bordo l’uomo, la navicella spaziale Terra, come dice R. Buckminster Fuller, viaggia nello spazio infinito avvolta da un sottile strato atmosfera che la protegge dalle radiazioni cosmiche e solari. La vita di tutta l’Umanità è legata indissolubilmente alla salute della atmosfera terrestre. La integrità intellettuale dei Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale si basa su questi punti che impongono il rispetto delle leggi che governano la vita dell’uomo e dell’ambiente in cui vive. La Logica dell’Universo Creato e/o Naturale impone l’etica ecologica ed ambientale per lo sviluppo sostenibile nella atmosfera terrestre e nel rispetto delle leggi naturali, dei paradigmi scientifici e delle leggi sociali per la dignità e per il benessere dell’uomo. L’aumento della popolazione per i prossimi 30-50 anni impone la revisione dei modelli di sviluppo al fine di potere garantire equità e sviluppo sostenibile a tutti i popoli della navicella spaziale Terra.

La qualità della vita in generale e la vita media, le risorse energetiche ed ambientali nei vari Paesi della Terra costituiscono i pilastri dell’ecologia moderna. Il primo scopo del programma ambientale diventa l’abolizione della differenza fra vita media di 40 anni nei Paesi poveri dell’Africa e dell’Asia e la vita media di 80 anni negli USA e in altri Paesi ricchi (Giappone, Europa ecc.). L’insegnamento del passato mette in risalto che l’incremento di popolazione dell’Umanità è sempre stato limitato da guerre, pestilenze e carestie.

L’ecologia moderna, professata in senso razionale, si propone di sconfiggere questi tre flagelli del malpasso della Umanità consentendo lo sviluppo sostenibile a tutti i popoli della Terra. La necessità di garanzia di qualità della vita a tutti popoli richiede un incremento di energia disponibile proporzionale alla incremento di numerosità della popolazione. Così, il progresso della medicina assieme con le innovazioni tecnologiche ha ridotto enormemente gli effetti negativi dei due ultimi flagelli (pestilenze e carestie) ed ha permesso il grande incremento di vita media nei Paesi ricchi. Così, il primo flagello viene o dovrebbe essere mantenuto sotto controllo da grandi Organizzazione internazionali del tipo ONU ecc.

La crisi ambientale condiziona e determina i progetti e le realizzazioni delle opere con grandi effetti ambientali [TAV, OGM, Centrali Nucleari, Centrali a carburante fossile (petrolio, carbone, gas), controllo inquinamento ambientale a centro città con conseguente cancerogenesi, gestione dei rifiuti urbani ecc.] di cui l’Umanità ha forte bisogno.

L’ecologia moderna include la scienza dei sistemi biologici e la teoria dei sistemi e quindi include la metodologia galileiana ossia il metodo della ricerca scientifica come prioritario e privilegiato. La visione sistemica consente la realizzazione della visione globale e della visione olistica all’interno della quale l’approccio ambientale assume la vera ed unica dimensione di scienza moderna etica ed illuminata che pervade la politica stessa.

I vari tentativi dei moderni movimenti ecologici di risolvere o mitigare gli effetti negativi ed al limite catastrofici che attanagliano la nostra Terra si moltiplicano giorno per giorno. In vari momenti storici, la Natura della Terra è stata e viene assoggettata a tutta una serie di sollecitazioni ambientali esterne provenienti da attività solari anomali: flares e onde di calore e conseguenti variazioni di campi gravitazionali, che innescano fenomeni termodinamici di innalzamento di temperatura interna nelle varie fasce interne attorno al nucleo centrale raffreddato e solido. La fenomenologia della nascita degli accadimenti sismici è quindi molto più complessa della convizione che il riscaldamento globale e l’inquinamento sinao legati alla crescita dell’anidride carbonica CO 2. Non si può negare la esistenza di una componente antropica al riscaldamento globale negli ultimi 60-70 anni, ma che questa sia la componente più importante o la unica a produrre l’effetto serra e inquinamento è discutibile e non viene accettatata da tutta la Comunità Scientifica.

In questo tentativo di costruire una nuova ecologia, il pensiero si rivolge anche alle nuove istanze di propensione moderna al risparmio. L’esasperata tassazione e la passata la buriana del consumismo, impongono l’approccio al “risparmio”, che qualcuno ha voluto definire: la ”green economy”. Ma il risparmo è stato ed è la chiave di volta dell’Italia che non ha bisogno della nuova invenzione della “green econonomy” presentata come unasorta di panacea che tutto risolve e che farà uscire il popolo dalle secche della crisi economica ed energetica.

La pratica del risparmio è stata e sempre sarà parte integrante della vita di campagna, della vita rurale e contadina. Lo stesso Galileo Galilei amava e rispettava la vera cultura contadina antica come traspare dalla lettura dei suoi scritti. In contrasto alla “green economy” si supporta il valore della economia contadina che appare l’ivariante storico per eccellenza così come il cibo è il vero valore della agricoltura italica sempre rispettosa dell’ambiente oltre che flessibile e ricettiva delle innovazioni scientifiche e tecnologiche.

Questo è l’approccio proposto in modo del tutto compatibile con tutte le forme di energia naturalmente ed industrialmente rinnovabili. GGMQ

Giuseppe Quartieri

Famiglie                        d’Italia

Acqua all’arsenico e zucchero raffinato tossico… Achtung! ( Estate Ecologica News )

luglio 29, 2012

Acqua all’arsenico ancora in 112 comuni italiani

Non sempre l’acqua del rubinetto in Italia è sicura: borio, fluoruri e soprattutto arsenico, in concentrazioni superiori ai valori stabiliti dalla legge, rischiano di danneggiare seriamente la salute dei cittadini. Ed è colpa delle inadempienze, delle omissioni, dei ritardi sugli acquedotti, ma soprattutto delle deroghe.

Questa la denuncia del dossier “Acque in deroga“, realizzato da Legambiente e Cittadinanzattiva, che ricostruisce proprio la questione delle deroghe richieste e concesse ai Comuni italiani dal 2003 ad oggi, facendo il punto sui territori coinvolti e sugli interventi attuati o in programma. Ad un anno dal referendum che ha decretato l’acqua bene comune, rimangono ancora molti i nodi da sciogliere. Scopriamo, così, che nel 2012 sono circa un milione i cittadini di 112 Comuni italiani (90 nel Lazio, 21 in Toscana e 1 in Campania) che non hanno acqua potabile di qualità e conforme alla legge, perché sono ancora in vigore nuove deroghe che consentono di prendere tempo e ripristinare i valori al di sotto dei limiti stabiliti dalla legge.

Il problema – spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – è che in Italia lo strumento della deroga, entrato in vigore nel 2001 e inizialmente previsto solo come misura transitoria per dare tempo alle autorità competenti di realizzare i giusti interventi necessari, è stato in realtà adottato con leggerezza, trasformandosi in un espediente per prendere tempo ed alzare i limiti di legge rispetto ad alcune sostanze fuori parametro“.

Il dossier si apre con l’analisi delle deroghe chieste dal 2003 al 2010. Ogni deroga ha una durata di tre anni con possibilità di essere rinnovata al massimo per altre due volte: le prime due vengono decise dal Ministero della Salute mentre la terza deve avere il via libera della Commissione europea. In Italia il “pasticcio delle deroghe” è iniziato nel 2003, primo anno in cui ne viene fatta richiesta. Da allora fino al 2009 sono state 13 le regioni che ne hanno fatto richiesta (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Veneto) e su un totale di 13 parametri (arsenico, boro, cloriti, cloruri, fluoro, magnesio, nichel, nitrati, selenio, solfato, trialometani, tricloroetilene, vanadio).

Dopo sei anni, alcune regioni (Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino Alto Adige e Umbria), non avendo ancora ripristinato i valori della qualità della dell’acqua al di sotto dei limiti consentiti, hanno chiesto una terza deroga per arsenico, boro e fluoruri. Nel 2010 laCommissione Europea ne ha concesse alcune, respingendone altre. Una parte dei provvedimenti è scaduta a dicembre 2011, e Lombardia, Umbria e Campania, insieme alle Provincie autonome di Bolzano e Trento hanno completato gli interventi e riportato la qualità dell’acqua al di sotto dei limiti di legge.

Nel frattempo, però, sono scadute anche le deroghe in Sicilia per il vanadio nei Comuni etnei, in Toscana per i trialometani (in 3 comuni) e nel Lazio per vanadio e trialometani (14 e 2 comuni rispettivamente). Ad oggi, quindi, rimangono in vigore deroghe nel Lazio (arsenico, fluoruri), Toscana (arsenico e boro) e in un comune della Campania per il fluoruro.  “Per assicurare la tutela della salute dei cittadini, ai sindaci interessati chiediamo un’operazione di trasparenza per quanto riguarda i dati di qualità dell’acqua, e di garantire una costante informazione alla cittadinanza“, ha concluso Antonio Gaudioso, neo segretario generale di Cittadinanzattiva.

Roberta Ragni ( fonte: Informare Per Resistere )

Tratto da: Acqua all’arsenico ancora in 112 comuni italiani | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/07/28/acqua-allarsenico-ancora-in-112-comuni-italiani-2/#ixzz21zZV3kAY
– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!
 
 
Lo zucchero raffinato ha la medesima tossicità del fumo e dell’alcool

È calorico, fa aumentare la pressione, cambia il metabolismo, provoca problemi al fegato e fa’ gli stessi danni del fumo e dell’alcool: non stiamo parlando dell’ultimo menu lanciato nei fast food, ma – più semplicemente – dello zucchero!

A rivelare la nocività di questo ingrediente è un gruppo di esperti dell’università di San Francisco, che in un articolo pubblicato dalla rivista Nature dal titolo “Sanità pubblica: la verità sulla tossicità dello zucchero” ha messo in evidenza come i danni provocati da questo alimento siano molto simili a quelli dati dall’alcolismo.

“Lo zucchero è molto lontano dall’essere soltanto un fornitore di calorie – hanno spiegato Robert Lustig, Laura Schmidt e Claire Brindis – al livello consumato in occidente cambia il metabolismo, alza la pressione, altera i segnali ormonali e causa danni significativi al fegato. I pericoli per la salute sono largamente simili a quelli che si hanno bevendo troppo alcol, che non a caso deriva dalla distillazione dello zucchero”.

E c’è di più: secondo gli scienziati che hanno condotto lo studio questo ingrediente – così usato e diffuso in tutto il mondo – è uno dei principali responsabili dei 35 milioni di morti l’anno per malattie come il diabete o problemi cardiocircolatori. Naturalmente, come spesso accade, anche in questo caso a fare la differenza sono soprattutto le quantità; un caso su tutti: negli Stati Uniti l’apporto quotidiano di calorie date esclusivamente dallo zucchero è spesso pari o superiore alle 500 unità. Ciò vuol dire che più di un terzo delle calorie ingerite ogni giorno dagli americani deriva solo da questo ingrediente.

Il problema dunque è che nel mondo, e specie in alcuni Paesi ricchi come gli Usa, se ne assume troppo, tanto che negli ultimi 50 anni il consumo medio pro capite è addirittura triplicato. E questo può portare nel tempo a malattie anche gravi, che tendono ad “uccidere lentamente”.

“Non stiamo parlando di proibire lo zucchero – hanno concluso gli esperti – ma questa deve diventare una preoccupazione dei governi. Si dovrebbe rendere il consumo di zucchero meno conveniente, e allo stesso tempo far capire il messaggio alla popolazione”.

Oltre allo zucchero poi, ci sono una serie di altre “varianti” e derivati, come il fruttosio o l’aspartame, presenti comunemente in tanti cibi, che non sono meno pericolosi del classico zucchero. Come confermando gli studiosi, “una crescente mole di prove scientifiche mostra che il fruttosio può innescare processi tossici per il fegato e favorire molte altre malattie croniche”.

E allora come prevenire le pericolose malattie derivanti da un consumo eccessivo di questo ingrediente? Sicuramente limitandone il consumo – imparando a mangiare e bere cibi e bevande meno zuccherate – e cercando di optare comunque per i dolcificanti naturali, come la stevia, finalmente legale anche in Europa, o il miele, che a parità di quantità hanno un potere dolcificante superiore a quello dello zucchero!

Scritto da Wolfman   Martedì 28 Febbraio 2012 09:50  ( fonte: nocensura.com )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Estate ecologica ( Famiglie d’Italia Green News )

luglio 27, 2012

Il catamarano fotovoltaico che ha fatto il giro del mondo senza carburante

Di Roberto Cicchetti | 26.07.2012 17:01 CEST

( Il catamarano ormeggiato a Las Palmas )

Ci ha messo due anni percorrendo 60mila km alla velocità di 15 nodi (27 km/h), però l’ha fatto senza utilizzare una sola goccia di carburante. Sfruttando i 537 mq di pannelli fotovoltaici che occupano tutto il ponte ha prodotto 260mila KWh di energia. È il Turanor, il catamarano svizzero di 35 metri comandato da Eric Dumont che ha attraccato ieri a Cagliari dopo aver compiuto il giro del mondo. “Sono contento che siamo riusciti a dimostrare che si può navigare attorno al mondo per più di due anni – dice il comandante – senza consumare un solo litro di carburante, rispettando l’ambiente e utilizzando solo l’energia solare. La nostra unica pecca è la velocità, 15 nodi, 27 km all’ora, ma il messaggio è quello che deve arrivare in prospettiva del 2050, quando non ci sarà più petrolio. Pensiamoci adesso”

Per Piergiorgio Massidda, presidente della Port Authority cagliaritana ”è l’occasione che sognavo: trasformare lo scalo in green port, dopo la presentazione dell’Air pod, auto ad aria compressa, che con un litro d’aria compressa percorre oltre 100 chilometri a Cagliari vogliamo tracciare una nuova strada per la navigazione”.

 

Ritenzione idrica: 5 rimedi naturali

( Creato Giovedì, 26 Luglio 2012 17:34 Scritto da Marta Albè. Fonte: greenMe.it )

 

Rimedi naturali per la ritenzione idrica– Sono numerose le donne che lamentano di soffrire di ritenzione idrica, un disturbo che spesso si accompagna alla comparsa della cellulite. Le regole di base per contrastare la formazione della ritenzione idrica, anche nel caso in cui essa sia già presente, consistono nello svolgere un’attività fisica regolare e nel seguire un’alimentazione che preveda un’ingente consumo di frutta e verdura e che limiti dolciumi e snack confezionati poco salutari. Oltre a bere almeno 2 litri di acqua al giorno, possibilmente la mattina.

Il fenomeno spesso comporta, oltre alla ritenzione di liquidi, un accumulo di tossine che l’organismo non si rivela in grado di eliminare in tempi brevi, per via di problemi che possono essere legati sia alla circolazione sanguigna che linfatica.

In alcune donne il problema della ritenzione idrica si acuisce nei momenti del ciclo interessati da un innalzamento del livello degli estrogeni. Con l’aiuto del medico e dell’erborista sarà possibile individuare i rimedi naturali più adatti per alleviare i disturbi legati ad essa. Eccone alcuni.

1) Succo di mirtillo

Se la ritenzione idrica è legata a problemi di circolazione, che non è in grado di funzionare a dovere per una completa ed efficace eliminazione delle tossine, è bene arricchire la propria alimentazione con del succo di mirtillo puro, adatto ad agire positivamente sulle funzionalità dei capillari. Al succo di mirtillo possono essere abbinati il consumo degli stessi frutti da cui esso è ricavato e l’impiego di integratori fitoterapici a base di estratto di mirtillo, da scegliere su suggerimento del medico e dell’erborista.

2) Alimentazione iposodica

In alcuni casi la ritenzione idrica può essere causata da un‘alimentazione eccessivamente ricca di sodio per via dell’utilizzo smodato del comune sale da cucina o per la consuetudine di consumare snack salati in maniera troppo frequente. Si potrebbe dunque provare ad eliminare per un po’ la saliera dalla tavola da pranzo e a ridurre la quantità di sale utilizzato durante la cottura delle pietanze. Esso verrà sostituito dall’impiego di spezie e di erbe aromatiche. E’ inoltre consigliabile diminuire il consumo di zucchero e di dolci confezionati in generale, oltre che di alimenti dall’eccessivo contenuto di grassi saturi.

3) Foglie di betulla

Le foglie di betulla vengono utilizzate per la preparazione di infusi, spremute, estratti, oli da massaggio e rimedi fitoterapici adatti a combattere la ritenzione idrica nel caso essa sia legata ad eccessi alimentari, come il consumo di alimenti troppo grassi o salati, oppure a problemi di circolazione.

L’estratto di betulla è un rimedio ottenuto dalla macerazione alcolica delle foglie e, come la spremuta di betulla, può essere preparato dall’erborista.

L’infuso invece può essere preparato autonomamente versando in una scodella colma d’acqua bollente due cucchiai di foglie di betulla essiccate e filtrando successivamente.

4) Gambo d’ananas

Il gambo d’ananas è ritenuto un’eccellente aiuto naturale per combattere la ritenzione idrica. Esso viene utilizzato per la preparazione di integratori fitoterapici in capsule, estratti in polvere o tinture madri. E’ considerato adatto a contrastare il problema della ritenzione idrica per via delle sue proprietà amtiedematose, che facilitano cioè il drenaggio dei liquidi, favorendo inoltre la circolazione, anche nel caso in cui si tema il pericolo di formazione di coaguli di sangue, e l’eliminazione delle tossine accumulate dall’organismo.

5) Tarassaco

Il tarassaco rappresenta il rimedio ideale per chi soffre di problemi di ritenzione idrica e desidera aiutare il proprio organismo a depurarsi. Con foglie e radici di tarassaco acquistabili in erboristeria, o da raccogliere in zone collocate lontano dal traffico e da lasciare essiccare, può essere preparato un infuso diuretico da consumare alla mattina o alla sera secondo le indicazioni fornite dall’erborista o dal medico.

L’estratto di tarassaco si trova inoltre in vendita in forma liquida o di compresse fitoterapiche, la cui assunzione potrebbe variare a seconda dell’entità del problema.

Marta Albè

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

 

Le creme abbronzanti possono essere dannose ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 25, 2012

Abbronzatura: quando le creme solare provocano cancro e infertilità

Sai cosa ti spalmi per proteggerti dal sole? Meglio che la risposta sia affermativa, visto che alcune creme abbronzanti potrebbero provocare problemi di infertilità e perfino cancro alle donne. L’allarme è lanciato dall’European Environment Agency, che avverte sulla pericolosità di alcuni ingredienti contenuti nelle lozioni più comuni, fatti con composti che interferiscono con l’azione degli ormoni.

Parliamo, ad esempio, di formaldeide e nitrosamine, che possono provocare sia il cancro che difetti alla nascita nel bambino. Ma anche irritazioni della cute, allergie, diabete e obesità. Anche l’ingrediente attivo negli abbronzanti artificiali senza raggi UV è il deidreoxiacetone, conosciuto come DHA, che reagisce con gli aminoacidi della pelle facendola diventare più scura, può essere pericoloso. Di solito è derivato da piante come la canna da zucchero con l’utilizzo della fermentazione della glicerina. Quando spruzzata sulla pelle, la lozione viene inalata e, in questo modo, assorbita nella circolazione sanguigna, provocando danni al Dna e causando tumori.

( Leggi anche Spray tan: la finta abbronzatura che spopola negli States puo’ essere pericolosa
 )
Tutto questo viene spiegato chiaramente nel report dell’EeaThe impacts of endocrine disrupters on wildlife, people and their environments“, che si scaglia contro le sostanze chimiche che modificano il sistema endocrino. “Le ricerche scientifiche raccolte nel corso degli ultimi decenni ci mostrano chiaramente che le alterazioni del sistema endocrino sono un problema reale, con gravi effetti sulla fauna selvatica, e anche sulle persone. Sarebbe prudente adottare un approccio precauzionale nei confronti di molte di queste sostanze chimiche e dei loro effetti, almeno fino a quando non saranno pienamente compresi“, avverte Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Eea.

Ecco perché, quando acquistiamo una crema solare, è importante scegliere il prodotto giusto, cercando di individuare quello più naturale possibile. Nel dubbio, bisogna infatti evitare pericolosi prodotti chimici e leggere attentemente le etichette. Non sai farlo? Niente paura: impariamo a leggere l’inci per sapere cosa contengono i prodotti cosmetici.

Roberta Ragni ( fonte:  wellMe.it )

Famiglie                        d’Italia

Niente alibi, la cannabis fa male ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 20, 2012

Droga: da società scientifiche primo documento rischi cannabis 

(AGI) – Roma, 18 lug. – Il Dipartimento Politiche Antidroga assieme a 18 presidenti delle piu’ importanti Societa’ Scientifiche italiane fanno chiarezza sui danni della cannabis e dei suoi derivati e sulla confusione mediatica che spesso attorno a questi temi esiste. Per questo e’ stato predisposto un documento dal titolo: “CANNABIS E SUOI DERIVATI: alcuni elementi di chiarezza su danni alla salute, l’uso medico dei farmaci a base di THC, la coltivazione domestica e l’uso voluttuario”. Per quanto riguarda i principali effetti della cannabis lo statement evidenzia e chiarisce che la cannabis e i suoi derivati (hascisc, olio di hascisc ecc.) sono sostanze stupefacenti da considerare tossiche e pericolose per l’organismo ed in particolare per le alterazioni che sono in grado di creare sulle funzioni neuropsichiche, i processi cognitivi, i riflessi la vigilanza e il coordinamento psicomotorio. I principi attivi della cannabis, infatti, sono in grado di produrre nel tempo alterazioni della memoria, delle funzioni cognitive superiori quali l’attenzione, compromettendo quindi l’apprendimento e i tempi di reazione. Queste sostanze, tanto piu’ se usate precocemente e costantemente, sono in grado di compromettere inoltre il fisiologico sviluppo del cervello negli adolescenti, di dare dipendenza e di aumentare il rischio di incidenti stradali, lavorativi e di esplicitazione di comportamenti antisociali e criminali. Le Societa’ scientifiche, ne sconsigliano quindi esplicitamente qualsiasi uso di tipo voluttuario. Quanto all’uso medico dei farmaci a base di THC, per l’uso dei quali non vi e’ alcuna preclusione ideologica ma solo rigore scientifico, tutte le maggiori societa’ scientifiche mediche e farmacologiche italiane sono state concordi nel definirli farmaci di seconda scelta escludendo, per altro, la possibilita’ di qualsiasi autogestione di essi da parte del paziente, oltre che escludere anche la possibilita’ della coltivazione domestica della pianta di cannabis in quanto giudicata, oltre che illegale, pericolosa da un punto di vista medico per l’impossibilita’ di attuare i necessari controlli sulla qualita’ del prodotto, la sua stabilita’ e soprattutto la quantita’ assunta e le eventuali altre finalita’, quale la cessione illegale. “Mi fa molto piacere che le maggiori societa’ scientifiche si siano espresse cosi chiaramente su questi temi – ha dichiarato Giovanni Serpelloni, capo del DPA – e’ un segnale molto positivo che testimonia un alto senso di responsabilita’ a cui spero consegua un cambio culturale anche nella societa’ civile e politica, privilegiando un approccio scientifico e non ideologico rispetto, da una parte, all’argomento della droga proveniente dalla criminalita’ organizzata e, dall’altra, all’uso medico di alcune sostanze stupefacenti (cose ben diverse). Proprio riguardo al consumo voluttuario ed illegale di cannabis, al suo utilizzo e agli effetti medici dei farmaci a base di THC, spesso si crea confusione, soprattutto nelle giovani generazioni, creando false rassicurazioni relativamente alla pericolosita’ legata all’uso di tali sostanze stupefacenti facendo diminuire quindi un importante fattore di protezione e cioe’ la percezione del rischio. Infine le societa’ scientifiche insieme al DPA sconsigliano fortemente, al pari di tutte le altre sostanze stupefacenti, qualsiasi assunzione per finalita’ voluttuarie della cannabis e dei suoi derivati.

fonte: Salute  AGI It  

Famiglie                        d’Italia

5 bandiere nere da Lega Ambiente ( Econota 89 )

luglio 12, 2012

Mare: Legambiente assegna 5 bandiere nere 2012 ( By Simone Muscas )

Delle tanto ambite bandiere blu che premiano i mari nostrani abbiamo più volte parlato su Ecoblog, non facendoci mancare proprio nulla: dalla polemica per la mancata assegnazione del fregiato riconoscimento, sino all’ammirazione per quei luoghi incantevoli meritevoli di tale ricompensa. Oggi però parleremo di bandiere nere, ovvero di quei “riconoscimenti simbolici in negativo” che vengono dati a quelle località (i cui Comuni di appartenenza stanno lentamente inquinando e distruggendo) e a quegli imprenditori, politici e rappresentanti vari, che in un modo o nell’altro stanno o hanno già contribuito alla deturpazione dei litorali italiani.

A farsi portatore di questa iniziativa gli attivisti di Legambiente con la nota campagna di sensibilizzazione Goletta Verde attraverso cui, da oltre vent’anni, viene dato tale “riconoscimento”. Quest’anno verranno assegnate 5 bandiere nere, a chi?

Si parte da Francesco Bellavista Caltagirone ovvero l’imprenditore a capo di un impero nel mondo delle costruzioni coinvolto nei progetti dei porti turistici a maggior impatto ambientale in quasi mezza Italia: Imperia, Siracusa, Carrara ed il megaporto della Concordia a Fiumicino. Si premierà poi Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo Economico, per il demerito di aver riattivato, grazie al Decreto Sviluppo, le procedure per la ricerca e l’estrazione di petrolio dai fondali marini che erano bloccate dalla legge approvata nel 2010 dopo l’incidente nel Golfo del Messico. Non poteva mancare il Governatore siciliano degli sprechi Raffaele Lombardo per aver assecondato e non rigettato la proposta di project financing della SIDRA finalizzata alla messa in sicurezza dei tratti di costa in erosione, ma che in realtà prefigura la “svendita” ai privati delle spiagge siciliane.

 Non mancano infine le società di navigazione: oltre alla bandiera nera assegnata alla società Costa Crociere per le sin troppo note vicende dell’affondamento di una delle navi della propria flotta lungo le coste del Giglio, se ne vedrà assegnata una anche la compagnia Grimaldi Lines responsabile, qualche mese fa nei pressi dell’isola di Gorgona (nel Parco nazionale dell’Arcipelago toscano), della perdita di due semirimorchi con un carico di 224 fusti tossici contenenti ciascuno200 kg di cobalto e monossido di molibdeno, per un peso di 45 tonnellate totali.

  Simone Muscas ( Fonte: Ecoblog.it )

 

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Nuova toilette che trasforma i rifiuti organici umani in energia elettrica e riduce l’uso dell’acqua del 90%  ( by Timon Singh )

 

 

Ora gli scienziati dall’Università tecnologica di Nanyang (Singapore) hanno inventato un nuovo sistema di toilette che non solo si trasforma i rifiuti organici umani in elettricità e concimi, ma riduce anche la quantità di acqua necessaria per il lavaggio fino al 90 %!

 www.Lumosity.com

Il sistema è conosciuto come Il WC Energy. La sua tecnologia di aspirazione a vuoto è simile a quelli che si trovano sugli aerei. Il sistema di toilette funziona avendo due alloggiamenti separati i rifiuti liquidi e solidi, così che solo 0,2 litri  di acqua sono necessari per il lavaggio invece dei soliti 4-6 litri. Se questo sistema fosse installatoin modo generalizzato in Italia si è stimato che si risparmierebbero circa 160.000.000 litri all’anno . Il WC Energy devia quindi i rifiuti liquidi ad un impianto di lavorazione dove i componenti utilizzati per i fertilizzanti( azoto, fosforo e potassio) possono essere recuperati. Nel frattempo tutti i rifiuti solidi vengono inviati a un bioreattore dove saranno digeriti e trasformati in biogas. Il gas può essere convertito in elettricità e utilizzato per impianti o in fuel cells.

Le acque “ grigie “  sarà rilasciate nel sistema di drenaggio, dove saranno trattate, mentre qualsiasi alimento rimanente rilevato potrà essere inviato a bioreattori o trasformato in compost e mescolato con il terreno attuando un recupero completo delle risorse.

Il Professore Wang Jing-Yuan ha dichiarato: “l’obiettivo finale non è solo risparmiare acqua ma  avere un completo recupero delle risorse in modo che nessuno elemento sarà sprecato date le risorse scarse di Singapore. Con il nostro sistema innovativo WC, possiamo utilizzare metodi più semplici e meno costosi di raccolta dei prodotti chimici utili e anche produrre combustibile e energia dai rifiuti.” Scopo ultimo del progetto è quello di convertire tutti rifiuti del paese in risorse utili.  Tutto ciò fa parte del Programma di ricerca competitivo National Research Foundation di Singapore, che mira a trasformare le comunità che non sono collegate al sistema di fognatura principale.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

L’eccesso di grassi non giova all’equilibrio ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 8, 2012

Cari amici, buona domenica d’estate. Un saluto particolare a tutti quelli che in questo momento sono già in vacanza, anche se solo per poche ore. In qualche modo è necessario recuperare dallo stress della routine quotidiana che, purtroppo, ultimamente raramente ci abbandona. Ricordo che il riposo va distribuito in tutto il corpo con una particolare attenzione all’intestino, spesso soggetto a ricevere quel che capita e il più velocemente trangugiabile. Purtroppo, specialmente nelle vacanze brevi ” tocca e fuggi “, questa usanza abusata per l’intero anno nelle ” pause pranzo ” non viene tralasciata e punti di ristoro ed autogrill vengono saccheggiati da consumatori frettolosi di questi cibi che, come leggeremo nel post sotto, sono considerati ” spazzatura “, in quanto per lo più contenenti grassi in eccesso e dannosi alla nostra salute. Termino la mia predica, ma un po’ di riflessione ed attenzione in più spesso giovano al nostro equilibrio.

La dieta spazzature ha pessime conseguenze ( Fonte: In dies  )

Una dieta a base di cibo spazzatura, quello che in genere viene servito nei fast food, porta a infiammazione indotta da obesità, più che una dieta ricca di grassi animali, secondo un nuovo studio condotto dai ricercatori della University of North Carolina at Chapel Hill.

Lo studio è stato pubblicato nel mese di giugno su Public Library of Science (PLoS ONE).

Nel corso della ricerca, gli studiosi hanno analizzato le risposte infiammatorie nei ratti alimentati con diete diverse: la dieta bilanciata, la dieta ad alto contenuto di grassi animali (lardo, burro, strutto) e la dieta spazzatura (composta da snack a base di salumi, cioccolato, biscotti e patatine).

“La dieta a base di cibo spazzatura è stata quella che ha provocato più infiammazione e più drammatici cambiamenti metabolici”, hanno detto i ricercatori.

Una dieta a base di cibo spazzatura contiene molti ingredienti (grassi saturi, grassi trans, sodio e colesterolo) associati all’aumento del rischio di malattia coronarica, di ictus e di diabete di tipo 2. Questa dieta è anche a basso contenuto di nutrienti e di sostanze protettive come la fibra.

Mentre è noto da tempo che l’obesità può causare infiammazione nel tessuto adiposo, lo studio della University of North Carolina at Chapel Hill per la prima volta ha dimostrato che una dieta a base di cibo spazzatura può causare alterazioni drammatiche in alcuni metaboliti – prodotti chimici molecolari creati quando il cibo viene convertito in energia.

Queste alterazioni possono essere responsabili dell’infiammazione indotta da obesità e della aumentata resistenza all’insulina.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

Naturale/Artificiale, scontro di due sistemi incompatibili? ( Econota 88 )

luglio 5, 2012

Esiste il contrasto Naturale/Artificiale?

Ignazio Lippolis ( Villaggio Globale )

Il punto ora è che stiamo assistendo allo scontro di due sistemi incompatibili. Il naturale e l’artificiale. Il responsabile di tale scontro è l’uomo. E non sappiamo se l’uomo si stia staccando dal naturale o, per ipotesi puramente teorica, non abbia mai fatto parte del mondo naturale

Eresia, ricerca, fanta-scienza… tutto e il contrario di tutto. In questo numero di giugno di «Villaggio Globale» si confrontano i ricercatori e la scienza applicata su un dibattito antico eppur sempre nuovo a cui l’uomo apporta il suo instancabile contributo, negativo o positivo. Questo che proponiamo è l’Editoriale. La rivista è on line nella parte destra del portale.

Se dobbiamo prendere per buone le segnalazioni che vengono dal mondo della prima infanzia, quando i bimbi concettualizzano quello che vedono ed elaborano le prime considerazioni, dobbiamo concludere che la forbice fra quello che è naturale e quello che è artificiale si allarga sempre di più.

Piuttosto che sorridere alle loro espressioni o, peggio, trasformarle in pubblicità, faremmo bene a riflettere.

La cruda realtà è che ci stiamo allontanando da una visione empatica con la natura, né le radicalizzazioni aiutano. Non si tratta di parteggiare per il creazionismo o per la scienza; non si tratta di diventare musulmani, induisti, buddisti; non ci sono libri da bruciare o guerre da combattere.

Tutta la storia dell’umanità, dalle origini ad oggi, è una triste, insensata, inutile storia di guerre e morti. Eppure, è proprio nell’impasto tra dolore e gioia, come in un eterno divenire, creare e ricreare, che nel bene o nel male, siamo arrivati ad oggi.

La risposta è proprio nell’intrinseco ricercare la felicità, proprio di ogni essere vivente (e non ho detto uomo…).

Ma chi decide qual è il bene?

Consideriamo la catena alimentare. Ogni sistema, pur soggetto all’ordine superiore, ha un suo equilibrio, quindi una sua felicità. Quell’equilibrio, visto da un osservatore estraneo al sistema, è fatto di vita e di morte, di gioie e dolori.

Quando si rompe l’equilibrio allora le conseguenze sono imprevedibili per tutti fino a quando non si stabilisce un altro equilibrio. Ed essendo venuto meno un sistema, non è detto che il nuovo equilibrio sia in realtà tale o non sia l’inizio della rottura di tutta la catena.

Il punto ora è che stiamo assistendo allo scontro di due sistemi incompatibili. Il naturale e l’artificiale. Il responsabile di tale scontro è l’uomo. E non sappiamo se l’uomo si stia staccando dal naturale o, per ipotesi puramente teorica, non abbia mai fatto parte del mondo naturale.

Non sto sragionando. Sto semplicemente mettendo insieme le conoscenze storiche, filosofiche, religiose, archeologiche che tutti noi possediamo e alle quali abbiamo possibilità di accedere e alle quali rimando per non trasformare questo breve articolo in un trattato.

Qui mi preme spingere, con qualche provocazione, alla riflessione, perché il lungo cammino che dall’alchimia alla chimica, dalla tecnologia alla nanotecnologia, dalla biologia all’ingegneria genetica ci ha portato fino ad oggi, proprio ci dice che lo scontro continua, è in atto e prosegue, anzi galoppa.

Quante sono le sostanze non naturali che abbiamo inserito nella natura fino ad ora? In atmosfera, nella terra, nel corpo umano, nel mare?

E con quali conseguenze? Occorre proprio una laurea in Catastrofismo per prevedere quello che è sotto gli occhi di tutti? Stiamo correndo da anni in interventi successivi di risanamento senza arrivare al punto. Dal buco nello strato di ozono alla plastica nell’oceano.

E mentre scopriamo ancora oggi, sostanze chimiche che da anni circolano in natura e che non sono metabolizzate né da noi né dall’ambiente, e che ci hanno resi cavie viventi ecco che già nuovi fronti si aprono: dagli Ogm alle nanotecnologie.

E che interpretazione si può dare di quest’uomo che nonostante abbia lasciato sulla sua strada morti e feriti, continua imperterrito e incurante delle conseguenze di questo suo procedere?

Né può essere sufficiente considerare la collocazione dell’uomo nella natura per dedurre che ogni sua espressione, anche quella tecnologica, sia naturale. È qui la differenza che ci richiama la capacità peculiare dell’uomo di produrre ex novo. Né può essere sufficiente porre il discrimine sulla sostenibilità di un’azione. È nella complessità delle scelte di vita che si crea il discrimine e che producono comportamenti antropocentrici o no. La responsabilità umana è enorme tanto da comprendere l’uomo non da escluderlo, il che la dice lunga sul reale posto occupato dagli umani.

È vero, c’è un convitato di pietra che ogni qual volta si fanno queste riflessioni, qualcuno evidenzia: il business. Sì, ma c’è anche lo spirito di conservazione al quale rispondono pure coloro che manovrano l’economia globale. Può essere lo spirito di conservazione meno forte dello spirito di arricchimento?

La prima risposta che viene è che non importa niente a nessuno. E come mai? Semplice, l’uomo, «quest’uomo moderno», non è di queste parti…

Ignazio LippolisVillaggio Globale )

 

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Un giacimento nascosto che non sappiamo sfruttare ( fonte: Il Sole 24 Ore )

E’ arrivata l’ora dell’efficienza energetica, la fonte di energia più abbondante e a buon mercato che abbiamo a disposizione.

Un primo accenno l’abbiamo avuto dal Quinto Conto Energia: incentiva il fotovoltaico, ma obbligherà tutti gli impianti costruiti su edifici a presentare una certificazione energetica con le indicazioni precise degli interventi da fare per migliorare la prestazione dell’immobile. Poi è arrivata la Strategia Energetica Nazionale, tratteggiata per la prima volta dal ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera in Senato. Qui l’efficienza energetica sta al primo punto fra i cinque elencati dal ministro come prioritari per il governo. Un segnale inequivocabile che qualcosa si sta muovendo. Sull’efficienza, ha detto Passera, “possiamo e vogliamo perseguire una vera leadership industriale nel settore”. Come? Passera indica quattro linee d’intervento: le normative ad hoc per migliorare gli standard di edifici e apparecchiature; l’enforcement delle norme; la sensibilizzazione dei consumatori e la revisione degli incentivi. Ad oggi, l’unico incentivo che stimola l’efficienza energetica è la detrazione fiscale del 55% sulle riqualificazioni. E dall’anno prossimo non è più sicuro nemmeno quello. Per la modernizzazione del sistema, dice Passera, servirà una strategia energetica “chiara, coerente e condivisa”, che “inizieremo a discutere con tutti gli attori rilevanti in estate”. Non è mai troppo tardi.

Sull’efficienza in edilizia, siamo già stati messi in mora da Bruxelles: a fine aprile la Commissione ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia Ue per non essersi pienamente conformata alla direttiva del 2002 sul rendimento energetico nell’edilizia. Il procedimento d’infrazione contro l’Italia è partito nel 2006, con lettere e pareri motivati al nostro Paese, che non si è conformato “alle disposizioni relative agli attestati di rendimento energetico”. Le distorsioni del mercato italiano, del resto, sono sotto gli occhi di tutti. E’ vero, infatti, che dal primo gennaio è obbligatorio per chi vende o affitta un immobile dichiarare la classe energetica di appartenenza, ma è anche vero che dilagano gli attestati offerti da sedicenti certificatori senza neanche vedere l’immobile, via email e a prezzi stracciati. Un obbligo rispettato così, ovviamente non serve a nulla.

In un Paese dove la maggior parte degli immobili sono in classe G, con un dispendio energetico di oltre 160 kilowattora per metro quadro per anno, si sta perdendo un’occasione preziosa di metter mano al problema. E una grande opportunità di business, visto che la riqualificazione degli immobili è l’unico segmento dell’edilizia che mostra ancora qualche segnale di vita. In base agli ultimi dati diffusi dal Cresme, nel 2011 gli investimenti destinati alle nuove costruzioni non hanno superato i 60 miliardi, mentre la manutenzione ne ha messi a segno 108, quasi il doppio, divisi tra manutenzione ordinaria (30 miliardi) e straordinaria (78,2 miliardi). Tradotto in percentuali, significa che gli investimenti nelle nuove costruzioni contano ormai solo per il 37% del mercato (e ancora di meno, al 31%, se si tolgono le realizzazioni per il fotovoltaico). La sostenibilità ambientale, dunque, se coltivata con normative mirate e incentivi efficaci, potrebbe diventare una miniera d’oro per l’edilizia in crisi e far decollare un settore, quello dell’impiantistica, oggi dominato dai tedeschi. Non a caso l’efficienza energetica, che in Germania si prende sul serio, lassù ha ricadute importanti anche sul mercato immobiliare, con un immobile di classe A che vale il 30% in più di uno di classe G.

L’International Energy Agency definisce l’efficienza energetica “il combustibile nascosto del futuro” e sostiene che potrebbe avere un peso determinante nella lotta globale alle emissioni climalteranti: se sfruttata a fondo, potrebbe abbatterle del 71% da qui al 2020, contro appena il 18% attribuito alle fonti rinnovabili. Perla Commissione, con l’efficienza energetica potremmo ridurre del 40% i consumi di energia in Europa. Confindustria, da parte sua, ha stimato un impatto economico complessivo di quasi 15 miliardi di euro da qui al 2020, valutato considerando sia l’onere sullo Stato a seguito di politiche di incentivazione, sia la valorizzazione dell’energia risparmiata. In pratica, adottando iniziative che tendano a stimolare il mercato verso l’efficienza energetica nei vari ambiti (industria, terziario, residenziale e trasporti), si potrebbero muovere 130 miliardi di euro di investimenti e creare 1,6 milioni di posti di lavoro, con un risparmio complessivo di 20 milioni di tonnellate di petrolio. Come dire togliere 23 milioni di automobili dalle strade italiane.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Non lasciamoli soli… ( Famiglie d’Italia S.O.S. Estate 2012 )

giugno 27, 2012

ABBANDONO CANI: OLTRE 500MILA I RANDAGI IN ITALIA ( di Roberta Ragni, fonte: greenMe.it )

Quando arriva l’estate, tempo di sole, di mare, di vacanze e, purtroppo, anche tempo di abbandoni, il guinzaglio può trasformarsi in un cappio al collo. Per ricordare agli italiani che abbandonare un cane equivale a condannarlo a morte, il Ministero della Salute ha lanciato una campagna di sensibilizzazione e prevenzione del randagismo, con uno spot esplicativo e duro in cui la cordicella a cui è legato un cane si trasforma in un mortale cappio, che andrà in onda fino al 10 luglio sulle reti Rai.

In Italia si stima ci sia un numero di cani randagi che oscilla tra i 500 mila e 700 mila animali. “I cani randagi non sono aumentati, ma non vengono denunciati– ha spiegato il sottosegretario alla Salute con delega alla Sanità pubblica veterinaria Adelfio Elio Cardinalela campagna contro il randagismo è un contributo alla cultura di civiltà. Se riusciremo a salvare anche un solo animale dall’abbandono avremo raggiunto un risultato. E non bisogna dimenticare che si tratta di un reato“.

Non tutti gli animali “vaganti” –così vengono chiamati in gergo tecnico i pelosi senza padrone, sono veri randagi ma molti di essi un proprietario ce l’hanno o lo hanno avuto: “nella maggior parte dei casi un cane randagio è un cane che è stato abbandonato. La ‘maglia nera’ in questo caso spetta alla Campania“, dove ci sono circa 66.500 cani randagi. Davvero troppi rispetto, ad esempio, ai 500 della Toscana. Secondo Cardinale, “la sensibilità nei confronti di questo tema sta cambiando negli ultimi anni in Italia, ma occorre dare un ulteriore contributo a questa battaglia culturale, di civiltà. Il ministero si è attivato istituendo un tavolo con le associazioni animaliste e con questa campagna, ma c’è bisogno di un lavoro di sistema per ottenere dati certi e iniziare una collaborazione fattiva per difendere i diritti di chi non ha voce, come gli animali“.

Sono, invece, quasi 6 milioni (5.815.727 per l’esattezza, dato che comprende anche i cani ospitati nei 915 canili/rifugi nazionali e iscritti a nome dei Comuni) i cani di proprietà iscritti all’anagrafe nazionale degli animali d’affezione. Ma, in realtà, i numeri potrebbero essere molto più alti, visto che “circa il 50% dei proprietari potrebbe non aver registrato il proprio animale all’anagrafe e questo è un problema rilevante“, ha detto Cardinale. A tal proposito, Gaetana Ferri, direttrice generale della Sanità animale e dei farmaci veterinari, ha ricordato che “il possesso di un animale comporta responsabilità e l’abbandono è un reato“. Quanto ai canili sanitari, ha detto la Ferri, il loro numero “è troppo elevato e le strutture sono sovraffolate. Questo dimostra che il problema del randagismo esiste: è necessaria una azione di sensibilizzazione forte contro l’abbandono dei cani“.

In attesa di vedere in tv lo spot del Ministero, tra i numerossisimi video girati negli anni per combattere questa orrenda abitudine estiva degli italiani, vi lasciamo con il simpatico ed efficace corto realizzato dalla Ferrafilm, «L’abbandono di un cane», vero e propio viral con oltre 600.000 visite su youtube. Con ironia velatamente misogena, ecco perché non abbandonare un cane è meglio di continuare a tenersi che una fidanzata che ti stressa:

 

 
Roberta Ragni ( greenMe.it )

 

Famiglie  d’Italia

Rio + 20, un’altra occasione persa ( Famiglie d’Italia Ambiente News )

giugno 24, 2012

Rio + 20, il summit dei potenti è un flop
 
Il summit mondiale sullo sviluppo sostenibile si conclude senza nessun impegno da parte dei governi. Ora la parola passa ai popoli. ( by Luca Scarnati- fonte  Globalist.it )

Chiusi con l’intervento di Hillary Clinton i lavori del summit di Rio+20. Per il segretario di Stato Usa sul fronte ambientale “il futuro non è garantito”, visto il crescente sfruttamento delle risorse naturali. Ma nonostante le belle parole si confermano le previsioni: il summit dei potenti si rivela un flop, soprattutto perché i potenti non si sono fatti vedere. Da una conferenza mondiale a quanto pare disorganizzata e confusionaria, più caotica di quanto ci si possa immaginare una città come Rio, poco o nulla viene fuori. Assenti come annunciato i grandi leader dei paesi occidentali, pochi e banali i contenuti del documento finale, un compromesso fiacco che non accontenta nessuno, in sostanza nessun accordo per un impegno concreto sullo sviluppo sostenibile. E nessuna agenzia ONU per l’ambiente. Il People’s Summit, il controvertice organizzato dalle numerose comunità di base brasiliane, sembra sia andato meglio: le Ong provenienti da tutto il pianeta hanno avuto modo di discutere e confrontarsi, scambiare idee e condividere programmi. Come i tre moschettieri di Dumas ci si incontra vent’anni dopo, per tirare le fila del discorso, ognuno a raccontare la propria storia. Tutti d’accordo da subito che in alcun modo appoggiano il testo emerso dal summit, sfilando anche in 50.000 per le vie di Rio, nonostante la pioggia incessante. Ma quale peso potranno avere?

A guardar bene singoli paesi hanno fatto passi concreti, come la Cina, che ha stanziato milioni di dollari per lo sviluppo di tecnologie sostenibili, comprendenti energie rinnovabili e auto elettriche. O gli Stati Uniti, che finanziano l’ONU con 2 miliardi di dollari per l’efficienza energetica e le rinnovabili. Anche l’Italia è tra i paesi più impegnati, il ministro dell’Ambiente Clini ha dichiarato in chiusura del summit: “Nel decreto sviluppo abbiamo inserito norme che prevedono incentivi per le aziende che lavorano nella green economy e che assumono giovani laureati. In tutto 470 milioni di euro nel 2012″. Anche altre componenti sono scese in campo: banche che hanno messo a disposizione miliardi di dollari per prestiti agevolati, investitori e imprese private pronte ad investire sulla green economy, sebbene tra questi si annoverino anche le multinazionali del petrolio. Un insieme di piccoli contributi grazie ai quali qualcuno, Legambiente per prima, intravede un barlume di speranza.

Ma manca l’accordo più importante, quello tra i governi, in grado di influenzare con certezza lo sviluppo economico globale con la garanzia della sostenibilità. Nessuno se l’è sentita, con una crisi economica in atto, di prendere impegni vincolanti, di influenzare in modo unidirezionale le proprie politiche industriali o i propri modelli di consumo. Né i paesi sviluppati, su cui pesa maggiormente la crisi e che non vogliono sostenere i costi di una riconversione verde, né i paesi emergenti, che non vogliono frenare il proprio sviluppo con vincoli ambientali. Con il sostanziale nulla di fatto si rimanda tutto alla ripresa dei negoziati sui gas serra nel 2015, prossimo appuntamento mondiale sulla salute del pianeta. Fino ad allora i paesi e le industrie avranno in pratica campo libero e potranno valutare vantaggi e svantaggi della green economy, il motore trainante dello sviluppo sostenibile. Oppure, come teme qualcuno tra i movimenti ambientalisti, si rivelerà solo un “grande ombrello che racchiude sotto di sé tutti i modi di commercializzare e mercificare la natura”.

Quindi di nuovo la parola passa al mercato, ma se chi produce non decide forse potrà farlo chi consuma, scegliendo un modello di sviluppo tramite i propri comportamenti quotidiani. La parola quindi passa anche ai popoli, sperando che le dichiarazioni del segretario ONU Ban Ki-moon:” Il tempo è la nostra risorsa scarsa” non siano profetiche.

Luca Scarnati ( Globalist.it )

Famiglie  d’Italia

Un’economia da rifare ( Econota 87 )

giugno 21, 2012

Un’economia da rifare

Finalmente si comincia a capire che nessuna crescita può essere infinita, che l’illusione di un capitalismo eterno non convince, che il mercato non salverà la terra e che l’accumularsi dei rischi demografici, ecologici e finanziari sta bloccando il futuro nostro e dei nostri figli.

L’attuale crisi economica in cui sembrano precipitare rovinosamente tutti gli Stati più ricchi e avanzati è ormai così palese, che sarebbe insensato fingere di non vederla, o affannarsi a proclamare che il peggio sia ormai dietro alle spalle.
Nel disastro generale, crollano i miti della finanza facile, si sgretolano idoli bugiardi come il Pil, si sgonfiano bolle immobiliari che predicavano un futuro fatto di case infinite e di cemento dilagante. Ma forse qualche piccolo vantaggio emerge, ed è la possibilità di riflettere se non sia il caso di infrangere qualcuno dei più disastrosi tabù del nostro tempo, e di cambiare finalmente rotta.

Esplode anzitutto l’evidenza degli sprechi e degli eccessi, visibili materialmente nei rifiuti che sommergono intere città, nel traffico privato che le paralizza, nei tir che viaggiano giorno e notte per spostare prodotti che potremmo trovare dietro casa, nei telefonini che assorbono ore e giornate senza approdare a nulla. Questa smania di esagerare giova davvero a tutti? Ipermercati e riunioni oceaniche, megaconcerti e grandi opere, gigantesche navi da crociera e superaerei… Mentre una parte crescente del mondo è afflitta da povertà e malattie, sete e disastri, le cui nefaste conseguenze non potranno non ricadere sulle società affluenti che, per miopia o egoismo, le hanno più o meno consapevolmente provocate o tollerate.

C’era una volta la vecchia, cara economia classica, che aiutava a capire il rapporto tra bisogni e risorse, ma poi è stata sostituita dalle aride cifre e dai calcoli quasi sempre illusori di un nuovo vangelo, la econometria: trasformandoci sempre più in macchine per produrre e consumare, vendere e comprare, in una corsa frenetica al Pil che, se placa qualche ansia e soddisfa ambizioni momentanee, non giova molto al vero interesse della collettività. Forse sarebbe meglio ribattezzare questa nuova scienza «egonomia», perché una cosa è certa: la somma di mille arricchimenti individuali, talvolta sproporzionati, potrà magari abbagliarci, ma non riuscirà sempre a nascondere le conseguenze a danno dell’ambiente e del territorio, della salute e della convivenza civile, della stabilità politica e del futuro dei giovani. A ogni nuovo straricco corrispondono migliaia di poveri, a qualsiasi crescita vertiginosa si accompagnano purtroppo rapina, dilapidazione e contaminazione delle risorse naturali.

Ma ora qualcuno incomincia finalmente a capire che nessuna crescita può essere infinita, che l’illusione di un capitalismo eterno non convince, che il mercato non salverà la terra e che l’accumularsi dei rischi demografici, ecologici e finanziari sta bloccando il futuro nostro e dei nostri figli. Segnali timidi, ma significativi, affiorano da Paesi vicini e lontani. Meno cifre e più fatti; meno cemento e più prodotti naturali; basta droghe mediatiche, sì a spazio maggiore per riflessione, responsabilità e senso etico. Perché oltre alle cifre dei profitti e degli indici di borsa, contano anche e soprattutto equilibrio e civiltà, solidarietà e memoria storica, redistribuzione e rispetto per madre terra. In altre parole, valgono altrettanto e più di certe statistiche quei beni che stavamo dimenticando: aria pulita e qualità della vita, armonia e convivenza, circolazione delle idee e contatto sociale, educazione e solidarietà, valori e ideali… Una ricchezza che nessuna scienza è in grado di misurare, e che non c’è mercato dove si possa vendere o comprare.

( Franco Tassi )

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Esperimento di geoingegneria nel Regno Unito : nuvola artificiale per raffreddare la Terra

( by Leon Kaye and Paolo Broglio )

 

Un esperimento  di geoingegneria che avrebbe simulato l’effetto di raffreddamento di una eruzione vulcanica è stato ( fortunatamente ) per una disputa brevettuale. Un team di scienziati del Regno Unito aveva annunciato l’anno scorso un piano per inviare un gigantesco pallone a 12 migliasopra la Terra per simulare una nube vulcanica e studiare se essa possa essere implicata nel raffreddamento della Terra. Ma gli argomenti relativi alla domanda domanda di brevetto presentate prima di effettuare questo esperimento hanno sollevato preoccupazioni su un potenziale conflitto di interessi.

 

SPICE  un consorzio tra diverse università del Regno Unito e una società aerospaziale britannica avevano proposto l’iniezione di particelle nella stratosfera per rallentare il riscaldamento globale tramite la geoingegneria. Il piano di SPICE avrebbe sospeso un pallone aereostatico dalle dimensioni di uno stadio di calcio a12 miglia sopra la superficie terrestre. Il pallone, legato a terra da un tubo lungo, avrebbe poi rilasciato una combinazione di prodotti chimici e di acqua nell’atmosfera. Gli scienziati avrebbero studiato i dati risultanti dalla nuvola artificiale  valutando se in scala maggiore ciò potrebbe raffreddare il pianeta riflettendo la luce del sole.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Due degli scienziati coinvolti nel progetto, tuttavia, hanno fatto domanda di brevetto per alcune delle tecnologie del progetto prima del loro coinvolgimento con SPICE. Intanto l’opinione pubblica ha rilevato che il Regno Unito è priva di qualsiasi normativa o linee guida per tali esperimenti. Le organizzazioni ambientaliste, tra cui Amici della Terra e del Gruppo ETC, avevano anche criticato il piano reclamando contro gli esperimenti di geoingegneria temendo che i benefici( eventuali ) potessero essere annullati da alterati schemi delle precipitazioni e quindi costituire una minaccia per l’approvvigionamento alimentare globale. Per ora SPICE ha affermato che continuerà la ricerca, ma si limiterà al lavoro di laboratorio. Anche questa volta l’abbiamo scampata bella!

Frutta e verdura per abbronzarsi meglio ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 18, 2012

 

Estate 2012: Top 10 della frutta che abbronza

Carote, radicchi e albicocche salgono sul podio degli abbronzanti naturali in grado di “catturare” i raggi del sole e garantire una tintarella naturale ma anche utilissimi per difendere l’organismo dalle elevate temperature. È la Coldiretti a stilare la speciale classifica top ten del cibo che abbronza in occasione dell’arrivo  dall’Africa di “Scipione”, il vastissimo anticiclone con afa e caldo che anticipa di una settimana rispetto al solstizio del 21 giugno l’arrivo dell’estate, dopo una primavera 2012 che si classifica al sesto posto tra le più calde da 210 anni con una temperatura superiore di 1,29 gradi centigradi rispetto alla media.

“Con il grande caldo, infatti, consumare carote, insalate, cicoria, lattughe, meloni, peperoni, pomodori, albicocche, fragole o ciliegie serve a difendersi dai colpi di calore, ma anche – sottolinea la Coldiretti – a preparare l’abbronzatura estiva. Anche chi è ancora costretto a rimanere in città infatti può difendersi dal caldo e prepararsi la tintarella estiva con una dieta adeguata che si fonda sul consumo di cibi ricchi in vitamina A che favorisce la produzione nell’epidermide del pigmento melanina per donare il classico colore ambrato alla pelle”.

Il primo posto è conquistato dalle carote che contengono ben 1200 microgrammi di vitamina A o quantità equivalenti di caroteni per 100 grammi di parte edibile. Al secondo posto, secondo la Coldiretti, salgono i radicchi che ne hanno circa la metà mentre al terzo si posizionano le albicocche seguite da cicoria, lattuga, melone giallo e sedano, peperoni, pomodori, pesche gialle, cocomeri, fragole e ciliege che presentano comunque contenuti elevati di vitamina A o caroteni.

Per consentire a tutti di poter acquistare frutta e verdura italiana al giusto prezzo la Coldiretti ha aperto in tutta Italia oltre mille mercati di Campagna amica dove è possibile acquistare direttamente dagli agricoltori, frutta e verdura fresca e di grande qualità. Un’importante iniziativa per combattere l’afa con un maggior consumo di frutta e verdura che sono fonte di vitamine, sali minerali e liquidi preziosi per mantenere l’organismo in efficienza e per combattere i radicali liberi prodotti come conseguenza dell’esposizione solare.

“Antiossidanti ‘naturalì sono infatti le vitamine A, C ed E che – sottolinea la Coldiretti – sono contenute in abbondanza in frutta e verdura fresca. Questi vegetali sono dunque alimenti che soddisfano molteplici esigenze del corpo: nutrono, dissetano, reintegrano i sali minerali persi con il sudore, riforniscono di vitamine, mantengono in efficienza l’apparato intestinale con il loro apporto di fibre e si oppongono all’azione dei radicali liberi prodotti nell’organismo dall’esposizione al sole, nel modo più naturale ed appetitoso possibile”.

Fonte: Canicatti Web  ( Scritto da Redazione Canicatti Web Notizie il 18 giugno 2012, alle 08:04 )

 

Famiglie                        d’Italia

Il G8 di Camp David per un futuro sostenibile… ( Econota 86 )

giugno 12, 2012

Le raccomandazioni per un futuro sostenibile (Summit dei G8 )  by  Villaggio Globale

Focus sui problemi dell’acqua e dell’energia, sulle emissioni e gli assorbimenti dei gas a effetto serra, sulla riduzione delle conseguenze negative e dei danni causati dalle catastrofi naturali e dai disastri derivanti dalle attività umane

Per il summit dei G8 di Camp David (Maryland) del 18 e 19 maggio 2012, le Accademie delle Scienze dei paesi dei G8 (per l’Italia l’Accademia Nazionale dei Lincei) assieme alle Accademie delle Scienze di sette paesi emergenti (Cina, India, Brasile, Messico, Sud Africa, Indonesia e Marocco) hanno inviato ai leader mondiali dei G8 una serie di raccomandazioni sui problemi globali più cruciali che devono urgentemente essere affrontati e trovare soluzioni per lo sviluppo sostenibile del nostro pianeta.

L’Accademia nazionale tedesca delle Scienze Leopoldina, che ha coordinato i lavori per la definizione delle priorità e dei temi cruciali, ha sintetizzato le raccomandazioni suddividendole in tre «statements» che descrivono anche il supporto che la scienza e la tecnologia può dare per la individuazione delle opportune strategie di attuazione.

Il primo «statement» riguarda la correlazione fra i problemi dell’acqua e quelli dell’energia, correlazioni cui i governi mondiali non hanno prestano molta attenzione. Ma ora che la disponibilità d’acqua a livello globale tende a diminuire, cominciano già a manifestarsi conflittualità sui diversi usi dell’acqua, e in particolare tra l’uso dell’acqua per la produzione agro-alimentare e l’uso dell’acqua per la produzione energetica (e in particolare di energia elettrica). Con la crescita della popolazione mondiale e le esigenze di migliore qualità della vita delle popolazioni più povere, la situazione è destinata ad aggravarsi in futuro quando ci sarà più bisogno di cibo e di energia. La gestione delle risorse idriche deve, quindi, essere integrata con la pianificazione dello sviluppo energetico, tenendo conto delle esigenze di sviluppo agroalimentare. La ricerca scientifica e tecnologica è in grado di dare un rilevante contributo per concorrere a individuare le soluzioni più idonee, sia per l’uso efficiente dell’acqua e la tutela delle risorse idriche, sia per lo sviluppo di sistemi energetici competitivi che non hanno bisogno di acqua (come la maggior parte delle fonti rinnovabili) o a basso consumo di acqua per il raffreddamento (come nella maggior parte delle attuali fonti convenzionali).

Il secondo «statement» riguarda le emissioni e gli assorbimenti (sinks) dei gas a effetto serra e, in particolare, la crescita delle conoscenze scientifiche in questi settori per migliorare le misure, i metodi di standardizzazione e le valutazioni dei bilanci netti effettivi emissioni/assorbimenti. Questo miglioramento è però correlato a un’approfondita comprensione del complesso ciclo del carbonio nelle diverse componenti (atmosfera, oceani, biosfera e geosfera) del sistema planetario e delle interazioni del ciclo del carbonio con gli altri cicli biogeochimici naturali. Queste conoscenze sono alla base di qualsiasi trattato internazionale sul clima, così come sull’individuazione delle migliori soluzioni di sviluppo economico che sia ambientalmente e socialmente sostenibile.

Il terzo «statement» riguarda la riduzione delle conseguenze negative e dei danni causati dalle catastrofi naturali e dai disastri derivanti dalle attività umane, perché i costi e le perdite di beni e di vite umane sono aumentati spaventosamente negli anni più recenti. Un esempio significativo è stato l’evento giapponese del marzo 2011: una catastrofe naturale (terremoto e tsunami) che ha innescato un disastro tecnologico (l’incidente nucleare di Fukushima). La ricerca scientifica e tecnologica può, e deve, fornire le più avanzate conoscenze di prevenzione: dall’aggiornamento delle analisi di rischio che tengano conto anche dei cambiamenti climatici e ambientali, fino ai sistemi di allerta e di allarme mediante le nuove tecnologie di osservazione e le nuove Ict (Information and Communication Technologies), dalla ripianificazione del territorio e delle attività umane per ridurne la vulnerabilità alle catastrofi, fino alla gestione tempestiva delle emergenze.

Come ha precisato l’Accademia Leopoldina, gli «statements» delle Accademie Nazionali delle Scienze intendono assistere i governi durante i loro negoziati su argomenti che esse ritengono di maggior rilevanza per la comunità mondiale dei popoli e a cui la scienza è in grado di fornire un efficace contributo.

(Fonte Enea Eai)

 

 

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Giardinaggio Libero (Guerriglia Gardening actions )

 

Per contrastare il degrado urbano, a volte, basta davvero poco: con le armi pacifiche del Guerriglia Gardening – “biglie” composte da semi di semplici fiori di campo – possiamo ridisegnare e abbellire le aiuole e le aree trascurate della città. Se volete possiamo definirlo “giardinaggio radicale” ma il Guerriglia Gardening è anzitutto una forma di azione non violenta e creativa praticata con l’intento di interagire in modo positivo con lo spazio urbano. E i cosiddetti “attacchi verdi” sono semplici atti dimostrativi grazie ai quali si possono però trasformare gli spazi comuni cancellando con i colori dei fiori un’incuria troppo spesso diffusa.  Le armi a disposizione degli appassionati del verde sono biglie composte da semi di fiori di campo e che non richiedono alcuna cura; basta gettarle nella terra, lasciar fare alla natura e anche le aiuole più trascurate tornano a rivivere. Ancora meglio, poi, se le sementi utilizzate per produrre le biglie non sono OGM, e vengono coltivate secondo principi biologici. 
Le biglie dell’immagine di apertura sono distribuite a Milano da Fortura Giocattoli, storica realtà milanese da oltre un secolo al servizio dell’infanzia.

Fonte : Guerriglia Gardening Comunication

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

Morbo di Chagas, un pericolo da non sottovalutare ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 4, 2012

Il morbo di Chagas: l’aids del futuro

Scritto da il 3 giugno 2012

Triatoma infestans: vettore del morbo di Chagas.

In un editoriale pubblicato su PLoS Neglected Tropical Disease, un gruppo di scienziati americani ha paragonato il morbo di Chagas all’Aids, evidenziando le analogie per quanto concerne le difficoltà diagnostiche e quelle relative alla cura. Il morbo di Chagas, che prende il nome dal medico brasiliano Carlos Chagas che la scoprì all’inizio del ’900, è una malattia parassitaria tropicale, nota anche con il nome di “trypanosomiasi americana”, causata da un particolare genere di protozoi flagellati, il “Trypanosoma cruzi”, che per infestare il sangue di esseri umani ed animali utilizza come vettore un insetto, la cimice Triatomina, presente soprattutto nelle aree rurali dell’America Latina. Si stimano, attualmente, tra gli otto e gli undici milioni casi tra Bolivia, Messico, Colombia ed America Centrale. Sono stati registrati dei casi anche negli Usa, in Europa, in Canada ed in Giappone. Il morbo di Chagas può venire trasmesso da madre a figlio, durante la gravidanza e durante l’allattamento, o può venire contratta in caso di trasfusioni, trapianto di organi o ingestione di cibo infetto. Secondo gli autori dell’articolo pubblicato su PLos Neglected Tropical Disease le similitudini di condizione tra chi ha contratto l’Hiv e chi è stato infestato dal Trypanosoma cruzi sono parecchie: entrambe le malattie sono croniche, richiedono cure prolungate e riguardano le fasce più povere.

In America Latina i pazienti affetti da Aids sono circa 1,6 milioni a fronte dei circa dieci milioni che convivono con il morbo di Chagas. I Medici Senza Frontiere hanno sottolineato che alcuni Stati come il Paraguay e la Bolivia, dove la malattia è endemica, devono fare i conti con la scarsità dei farmaci che possono curare tale patologia nella fase iniziale. Il morbo di Chagas si sviluppa in due fasi: una acuta e l’altra cronica. La prima, che segue la puntura dell’insetto-vettore, si caratterizza per la presenza di alcuni sintomi quali: febbre, dolori articolari, nausea e affaticamento. Un segnale distintivo che facilita la diagnosi della patologia parassitaria è il “segno di Romaña”: un gonfiore delle palpebre dell’occhio che si trova sullo stesso lato della puntura dell’insetto. In rari casi, questa fase della malattia rappresenta un pericolo di vita per chi ne soffre, anche se sono state segnalate morti a causa di miocardite e meningo-encefalite. La sintomatologia del morbo di Chagas regredisce spontaneamente nel 90% dei casi, in tre/otto settimane. Nonostante la guarigione, l’infezione continua e diventa cronica. Si ritiene che una percentuale variabile tra il sessanta e l’ottanta per cento delle persone non arrivi a sviluppare la malattia, mentre il restante quaranta/sessanta per cento va incontro a gravi problemi nervosi, cardiaci e dell’apparato gastrointestinale.

Caterina Stabile ( fonte: Scienze Naturali )

Famiglie  d’Italia

Test gratuiti epatite B Milano, Bergamo e Brescia dal 21 maggio al 15 giugno, tutte le info ( Famiglie d’Italia news )

maggio 24, 2012

Visite, modalità di contagio, comportamenti a rischio, info in 6 lingue e 34 laboratori aderenti all’iniziativaB è una de ( fonte: Cronaca Milano  )

L’epatite B è una delle malattie più diffuse al mondo: colpisce il fegato e quando cronicizza può causare danni anche molto gravi. Dal 21 maggio al 15 giugno 2012 a Milano, Bergamo e Brescia, i cittadini avranno la possibilità di eseguire gratuitamente il test dell’epatite B presso uno dei 34 laboratori che aderiscono alla campagna “Epatite B: usa la testa, fai il test”.

LE PERSONE AFFETTE DA EPATITE B IN ITALIA – Oltre 700 mila persone in Italia sono affette da epatite B cronica e, di queste, almeno la metà non sa di aver contratto l’infezione.

GLI OBIETTIVI DELLA CAMPAGNA – Due gli obiettivi della campagna:

– incrementare nella popolazione la consapevolezza della malattia e dei fattori di rischio di contagio,

– incentivare l’esecuzione del test tra le categorie a rischio, coinvolgendo anche la popolazione migrante residente in Italia, proveniente da Paesi in cui tuttora non esiste l’obbligo del vaccino.

CARATTERISTICHE DEL VIRUS, 100 VOLTE Più POTENTE DELLHIV – Il virus dell’epatite B (HBV)HBV, è 100 volte più contagioso dell’HIV ed in grado di sopravvivere fuori dall’organismo, rimanendo infettivo, per almeno 7 giorni.

MODALITA’ DI CONTAGIO – La maggior parte dei contagi avviene mediante:

– rapporti sessuali non protetti o scambio di siringhe o aghi contaminati,

– ma anche attraverso la condivisione con persone con epatite B di spazzolini da denti o rasoi e con l’utilizzo di strumenti non sterilizzati per piercing e tatuaggi.

CONSEGUENZE DELL’INFEZIONE

– Nell’80% dei casi l’infezione si risolve spontaneamente,

– in circa il 20% dei casi evolve invece in una forma cronica estremamente pericolosa e che comporta un rischio maggiore del 15-20% di morire prematuramente per cirrosi ed epatocarcinoma.

L’IMPORTANZA DEL TEST E DELLA VACCINAZIONE, ANCHE PER I CITTADINI STRANIERI – Vaccinazione, test e conoscenza dei fattori di rischio permettono di arginare il contagio.

– L’opportunità di usufruire del test gratuito sarà portata alla conoscenza anche dei cittadini stranieri residenti in Italia, in particolare quelli provenienti dall’Est Europa: la Campagna, infatti, parlerà inglese, rumeno, albanese, ucraino e polacco, oltre all’italiano.

– Si stima che i portatori del virus di origine non italiana siano circa 300.000: persone non trattate, provenienti da zone ad alta endemia come Europa orientale, Africa sub-sahariana e Cina, portatori del virus cosiddetto “selvaggio” (wild type).

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA E MAPPA DEL LABORATORI – I test si potranno effettuare dal 21 maggio al 15 giugno 2012 a Milano, Bergamo e Brescia. Per usufruire del test gratuito sarà sufficiente prenotarsi:

– tramite il Numero Verde 800 027 325

– oppure online, al sito www.epatiteb2012.it,

– sempre sul sito www.epatiteb2012.it è disponibile la mappa con i Centri analisi disponibili.

COME AVVIENE LA VISITA – La presenza del virus dell’epatite B viene accertata attraverso un semplice esame del sangue, che può essere eseguito a digiuno o anche a stomaco pieno, e che serve a ricercare il “marcatore” dell’infezione, l’HBsAg (Hepatitis B surface Antigen): si tratta dell’antigene di superficie dell’epatite B, anche conosciuto come antigene Australia.

I PROMOTORI DELL’INIZIATIVA – L’iniziativa è promossa da quattro società scientifiche:

– AISF, Associazione Italiana per lo Studio del Fegato,

– SIGE, Società Italiana di Gastroenterologia,

– SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali,

– SIMG (Società Italiana di Medicina Generale),

– con il supporto di FederANISAP, Federazione Nazionale delle Istituzioni Sanitarie Ambulatoriali Private e il contributo incondizionato di Bristol-Myers Squibb.

SCRIVETECI – Per le vostre segnalazioni e foto circa incidenti, strade dissestate e buchi sul manto stradale, disagi sociali, truffe, rapine, aggressioni, zone carenti di sicurezza, aree preda di degrado o spaccio, problematiche sui mezzi pubblici, borseggi, maltrattamenti sugli animali o altro, scriveteci a redazione@cronacamilano.it

– Il nostro Staff riserverà la massima attenzione ad ogni caso, per dar voce direttamente ai cittadini, senza “filtri politici”.

VISIBILITA’ ALLA VOSTRA ATTIVITA’ – Se siete interessati a dare visibilità alla vostra attività commerciale, scriveteci a info@cronacamilano.it

– Il nostro Staff sarà a vostra disposizione per proporvi, senza alcun impegno, le migliori soluzioni per qualsiasi vostra esigenza economica, a partire da pochi euro.

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 La redazione

Cronaca Milano

 

Famiglie  d’Italia

Tiny-house: la piccola casa dalle grandi proposte ( Econota 85 )

maggio 21, 2012

Tempi di crisi, ecologia e sostenibilità

Una casa per 12.500 dollari: prendiamo spunto da questa intraprendente Famiglia Americana  detta “Piccola Casa “ . ( by Tiny House | Inhabitat )

Pot resti vivere in appena 30 metri quadratidi spazio? E con altre 3 persone? Questa particolare Famiglia Americana lo fa risparmiando molto denaro. Hari, Karl ed il loro due figli iniziarono questa avventura da quando il collasso dell’economia americana ha fatto fallire il loro premiato ristorante in Florida. Avevano bisogno di risparmiare denaro, volevano non avere mutui da pagare e quindi con gli ultimi risparmi hanno comprato a basso prezzo un appezzamento di terreno nelle Blue Ridge Mountains e costruito una casa di recupero con soli 12.500 dollari. Ora questa famiglia di quattro persone intelligenti si gode la loro dimora, senza debiti, permettendosi di vivere senza lo stipendio di Karl e risparmiare lo stipendio di Hari per i loro sogni futuri. Continuate a leggere per valutare i “consigli di vita” di Hari e vedere le foto degli spazi di vita della meravigliose piccola casa, che includono uno spazio soppalco, un portico di una cucina bella e soleggiata.

 

La famiglia “ piccola casa “di recente è andata sul Anderson Cooper show . Come potete vedere, l’attuale profilo della loro casa (in nero) è ancora più piccolo palcoscenico dello show!

INHABITAT: Puoi descriverci un po ‘ la “piccola a casa” e le sue caratteristiche?

Hari: La nostra casa è piccola ( 2,5 x12 metri ) con un soppalco pieno. Il loft ha1 metro di spazio di testa. Abbiamo costruito due loft separati per un po’ di privacy. Ci sono zone della casa dedicata ad ufficio, soggiorno, pranzo, cucina, bagno, camera e guardaroba. Impianti ed attrezzature includono un serbatoio da50 litri per il riscaldamento dell’acqua calda sotto il bancone della cucina, una cucina a quattro fuochi, una cappa di grandi dimensioni (che riesca a ricircolare l’aria alla casa in pochi minuti), un sotto-banco frigo, una panca divano, un bagno, una doccia, un lavandino per le mani ed un lavello della cucina. Ogni membro della famiglia ha il suo armadio per l’abbigliamento. Le finestre portano più luce luce naturale possibile all’interno dell’abitazione.

INHABITAT: Che cosa ha fatto decidere la sua famiglia di costruire la vostra “piccola casa “?

Hari: Si tratta del nostro piano a lungo termine per costruire una vera casa senza muto . Dopo il fallimento del ristorante e l’acquisto del terreno non avevamo molti soldi.. Costruire “ in piccolo” ha anche reso facile trovare materiali da costruzione di scarto. Quando hai solo bisogno di12 metri quadrati di piastrelle, e30 metri quadrati di pavimentazione è facile trovare offerte.

INHABITAT: Quanto è costata la casa e come hai fatto a tenere bassi i prezzi?

Hari: 12.000 $ ! Abbiamo mantenuto bassi i costi di costruzione utilizzando quanto proposto da giornalini specializzati tipo “ Il Rigattiere “ o “ Altroconsumo “ e abbiamo fatto tutto il lavoro noi stessi.

 

INHABITAT: Quali sono  sono stati i materiali riciclati o di recupero utilizzati per costruire la casa?

Hari:  Abbiamo trovato per primo il trailer, una vecchia roulotte casa mobile. Il lavandino della cucina è nato da un regalo derivante da una ristrutturazione. Il box doccia era stato abbandonato in un garage vicino per anni. Abbiamo recuperato la quercia per foderare l’interno da una casa in demolizione locale. Le luci, frigorifero, tessuto, vengono riciclati dal nostro ex ristorante. Abbiamo trovato il materiale per l’isolamento, la stufa, le finestre e i pavimenti sul giornalino “ Robivecchi “.

INHABITAT: Leonardo Da Vinci ha detto: le camere piccole  disciplinano la mente mentre quelle grandi la indeboliscono. Non credi che sia vero?

Hari: Concordo con Leonardo sul fatto che le camere piccole disciplinano la mente ! Nel mio caso una dimora più grande aveva indebolito la mia disciplina interiore. Attraverso i confini creativi di un piccolo spazio la mente deve elaborare/sistemare un puzzle, che è certamente una disciplina, soprattutto quando si vive con una piccola famiglia. Ogni cosa ha il suo spazio e deve essere riposto. Ciò mi costringe a restare vigile e presente in ogni momento. Vi è anche la disciplina di comunicare in modo efficace. Quando la nostra famiglia è in armonia, sembra esserci molto più spazio. I nostri rapporti sono stati disciplinati dallo spazio. Respiriamo profondamente (provare a) prima di reagire e ricordate che i nostri stati d’animo possono ingombrare lo spazio proprio come roba.

INHABITAT: Qual è la tua parte preferita della casa?

Hari: io amo la nostra cucina con le sue piastrelle semplici e l’alzatina in legno, gli sportelli ed i ripiani in legno. Mi piace anche avere due piccole finestre accanto al lavandino. Mettiamo maggior parte delle nostre erbe e spezie in barattoli e la farina e altri cereali sono contenuti in contenitori di dimensioni  adatte ed eseguono perfettamente il loro lavoro. Io amo il pavimento, il soffitto e gli  scaffali in cucina. Essi contengono tutti i nostri bicchieri, tazze, piatti piccoli e bottiglie di vino. A volte, mi siedo sul divano e mi accorgo subito se non abbiamo usato da un po’ qualche cosa o se abbiamo bisogno di altre oggetti; allora si finisce presso il nostro negozio dell’usato locale. L’armadio dispensa nasconde la roba poco interessante e usiamo anche la parte interna della porta per appendere il nostro calendario di famiglia. Non abbiamo un congelatore.

INHABITAT: Ti capita mai di sentirsi stretti  nel vivere la “ piccola casa “?

Hari: Nelle giornate fredde o piovose si restringe la casa e mi sento stretta. Mi sento stretta anche quando sto cercando di scrivere e i ragazzi stanno giocando con il cane  o mi fanno domande. Ma ci siamo abituati a tutto ciò dopo aver vissuto qui per un anno. Se sono nervosa e  necessito di spazio, ho bisogno di andare fuori o salire nel mio loft con un libro. A volte, significa che devo solo smettere di scrivere, sistemare la lavanderia, la sala da pranzo, prendere i piatti, mettere via i giocattoli e 15 minuti più tardi, ho il mio spazio vitale. La chiave per non sentirsi soffocate è rimanere presenti e mettere via le cose!

INHABITAT: Hai qualche consiglio per chi vuole emulare e vivere in piccoli spazi?

Hari: Per la gente che vorrebbe emulare noi e vivere in piccolo il primo passo è decidere di impegnarsi in un nuovo stile di vita. Quindi avviare l’avventura valutando bene cosa serve veramente per vivere. Gli armadi devono essere minimi. Tutto deve servire ad almeno 2 scopi o più.

Devi progettare il tuo spazio attorno alle attività regolari della vita. Sapevamo che avevamo bisogno di una cucina completa perché Karl è un cuoco e abbiamo un grande giardino. Viviamo in una zona rurale e cuciniamo quasi tutti i nostri pasti a casa. Così, nella nostra casetta, molto spazio è dedicato alla cucina.

Assicuratevi di andare con il vostro istinto e non fate compromessi su apparecchi o impianti. E’ stato importante per me avere un lavandino del bagno anche se c’è un lavandino da cucina proprio dall’altra parte della strada. E ‘stata una sfida per trovare un lavandino da inserire tra la doccia e il bagno, soprattutto perché stavamo cercando di recuperare tutto. Abbiamo finito per comprare il nuovo dissipatore perché è un elemento utile e speciale per eliminare gran parte dei rifiuti di cucina. Quando mi lavo i denti in bagno e c’è un lavandino pieno di piatti in cucina sono davvero contenta di non aver ceduto al compromesso di un unico lavandino del bagno. Capire come organizzare tutte le vostre cose in modo che le cose di ogni giorno diventino  decorazioni. Mi piace usare barattoli trasparenti per contenere oggetti. Possiamo vedere gli articoli, sappiamo dove tutto è a colpo d’occhio, ma tutto è contenuto e non sembra disordinato. Amo gli scaffali bassi! Possiamo vedere tutto e niente viene spinto nel retro di un armadio e dimenticato.

Siate pronti a uscire dalla cultura del consumo. Non c’è nessun posto dove mettere la roba in più!

Se avete un partner o la famiglia pronti per un’avventura interiore e per chiedere quello che ti serve con rispetto. Puoi trovare il tuo spazio all’interno di te stesso. Quando nostro figlio, Archer, era nella sua classe di “ musica emozionale”, il suo maestro ha guidato la classe all’ascolto di musica “della natura “ fino a quando non ha ottenuto in silenzio. Quando si è fermato, ha chiesto ai ragazzi cosa avessero notato. Archer ha detto: “Mi sento un sacco di spazio.” Mi sono sentito orgoglioso sentire la sua insegnante raccontarmi questa storia.

Consigliamo di costruire anche un capannone per gli attrezzi da casa, il cibo extra (nel nostro caso ricaviamo un sacco di cibo dal nostro giardino) e la lavatrice / asciugatrice.

Assicurati di avere qualche spazio di vita all’aperto. Utilizziamo molto la nostra piattaforma esterna! Con il bel tempo, è il nostro salotto. Abbiamo anche una stufa per i mesi freddi. Tavoli di preparazione in acciaio inox (recuperato da un ristorante bruciato ) sono un modo favoloso per portare preparazione degli alimenti e buffet all’aperto. Assicurarsi che tutti in famiglia si impegnino nell’avventura e che siano chiari i motivi per cui lo state facendo.

Celebrate i vostri successi! Per noi i tempi difficili ci sembrano più facili quando celebriamo che stiamo vivendo liberi da mutui bancari! Ogni tanto, soprattutto quando mi sento stretta o Karl sta desiderando la nostra situazione passata, ci fermiamo a ricordare a noi stessi: abbiamo una tre acri di terra in uno dei nostri posti preferiti, le Blue Ridge Mountains . Viviamo sulla nostra terra, con un pozzo pieno di acqua pura e deliziosa e non dobbiamo dei soldi a nessuno.

INHABITAT: Quali sono i prossimi passi per la Vostra Famiglia  ?

Hari: Stiamo pensando di costruire la prima fase della nostra piccola casa questa estate. Stiamo costruendo un 5 x  8 metri come edificio principale, che comprende un soppalco, cucina, bagno e salotto. Alla fine, si aggiungeranno due ali per le camere da letto. Quando tutta la casa sarà completa, sarà di circa100 metri quadrati compresa la camera degli  ospiti  e lo spazio ufficio.

Tanti auguri agli emuli italiani! 

 

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

 

Webike la scrivania particolare: brucia calorie e ricarica il vostro computer 

 

 

Foto: Gizmag

Il Webike è una scrivania super-eco-friendly che non solo promuove il lavorare in compagnia ed eseguire esercizio fisico ma ha la caratteristica di essere fatto con materiali sostenibili e trasforma il vostro movimento del piede in energia per i vostri gadget! La disposizione standard Webike co

nsiste in tre posti a sedere intorno ad un tavolo circolare, ciascuno con un proprio set di pedali che convertono in energia elettrica l’azione in bicicletta. Un monitor a LED  indica quanta elettricità è disponibile per i gadget in qualsiasi momento. Il sistema pedale può generare circa 230Vac/30Watts di produzione per posto a sedere. Il corpo principale del gruppo è realizzato in alluminio, acciaio e ricoperta di legno di cedro. Il piano è realizzato in laminato ad alta pressione e le coperture dei sedili sono in pelle fabbricata da rifiuti. Webike però non è economico ! ( 13.154 $ ciascuno ).. Potete trovare alcuni di questi baccelli in funzione presso il Ristorante Exki e il centro commerciale Cameleon a Bruxelles o all’International Congress Center di Gent.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Meditazione, panacea per lo stress da ” politica ” ( Famiglie d’Italia Salute News )

maggio 15, 2012

Il post che vi propongo oggi credo sia appropriaìto e salutare visto i tempi che stiamo vivendo. Politica e finanza, senza alcun ritegno e rispetto per noi, non si limitano a spillarci dalle tasche perfino gli spiccioli, pur di rimediare ai loro ingordi imbrogli e sperperi, ma ci stanno spremendo anche psicologicamente bombardandoci quotidianamente con notizie ferali fino a minare il fisico anche dei più forti. Io ho iniziato da tempo un’attività di rilassamento mentale quotidiano molto simile a quanto proposto nel post di Salute 24: buona lettura e, soprattutto, fate buon uso dei consigli che troverete.

DUE ANNI IN SILENZIO MENTALE: COSI’ LA MEDITAZIONE FA BENE ALLA SALUTE ( fonte: Salute 24  )

Due anni di meditazione, alla ricerca di un metodo di rilassamento definito “silenzio mentale”, possono effettivamente aumentare il benessere individuale. La nuova conferma arriva da uno studio australiano che ha sperimentato la tecnica vicina ad una scuola di meditazione Yoga in 350 volontari. Dopo due anni di esercizi e tecniche di rilassamento, i ricercatori guidati da Ramesh Manoch hanno stimato in un 10% il vantaggio psico-fisico finale, sulla base delle risposte date dai partecipanti a un questionario. Lo studio è pubblicato su una rivista dedicata all’analisi delle prove a sostegno della medicina alternativa, Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine (eCAM).

Chiave di questo beneficio globale per la salute è il “silenzio mentale”, una sensazione di completo svuotamento della mente da pensieri e ansie, che si pratica in alcune scuole di Yoga e ha come finalità quelal di mettere a tacere quella che i maestri di questo tipo di meditazione chiamano “mente scimmia”. Ai partecipanti è stato infatti chiesto di raccontare quante volte in un giorno e per quanto tempo vivessero questo stato di assoluto estraniamento. Ben la metà (il 52%) ha dichiarato di aver sperimentato il silenzio mentale per più volte al giorno, il 32% una o due volte. Alla fine hanno confrontato questi risultati con i dati inerenti alla salute della popolazione australiana ricavati dal federal government’s National Health and Wellbeing Survey, scoprendo che “lo stato di salute e di benessere delle persone che hanno meditato per almeno due anni era significativamente più alto nella maggior parte delle categorie salute e benessere rispetto alla popolazione australiana”. Benefici che riguardano ugualmente la sfera psicologica e quella fisica.

Salute 24  

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

 

L’RDPGSW (Relief Disaster Princeton Generator Solar e Wind ) si trasporta in un container ( Econota 84 )

maggio 8, 2012

Un prototipo di una centrale di energia solare ed eolica che si inserisce all’interno di un container ha visto un gruppo di studenti provenienti da Princeton University tra i vincitori di un concorso di progettazione nazionale sostenibile. L’idea degli studenti di Princeton nel P3 Student Design Competition è un ” sistema operative in tempi rapidi di energia rinnovabile “per le zone colpite da calamità come il terremoto che ha devastato Haiti nel 2010 e lasciato grandi aree senza infrastruttura.

Immagine di Frank Wojciechowski , per gentile concessione di Princeton University

Il Sistema solare ed eolico (10 kW ) progettato dagli studenti di Princeton  è contenuto in un container da 12 metri. Turbine eoliche , pannelli solari, batterie per l’immagazzinamento di energia, la circuiteria e i sistemi meccanici necessari sono tutti racchiusi nel container. “Il loro intento è quello di creare un sistema capace di migliorare le condizioni nei campi di soccorso in zone disastrate , eliminando la necessità di inquinanti che emettono pericolosi, i generatori diesel .

Il team di progettazione ha trasportato il loro sistema su un camion da Princeton a Washington DC per il concorso di progettazione. “Il primo giorno del concorso, il tempo era soleggiato e quindi i  pannelli solari si sono evidenziati come la prima fonte di energia. Il giorno dopo il tempo era ventoso e piovoso, costringendo gli altri concorrenti a ripararsi sotto una tettaia e sollevare dubbi tra alcuni osservatori dubitando che i membri del team di Princeton avrebbero potuto aumentare il loro carico energetico. Con semplicità e senza problemi di potenza, generata in entrambe le giornate, “gli studenti hanno veramente impressionato i giudici ” ha spiegato il consulente, Catherine Peters , professore di ingegneria civile e ambientale a Princeton. Con una borsa di $ 90,000 dalla Environmental Protection Agency, gli studenti dovranno ora lavorare per sviluppare ulteriormente il prototipo per creare una versione più potente e realizzare un modello avanzato per un tour dell’Africa .

Gli studenti di questo concorso, provenienti da 165 istituzioni accademiche, hanno presentato diverse proposte ma solo 15 sono state premiate con premi per perseguire soluzioni progettuali sostenibili ai problemi che vanno dal controllo dell’erosione ad una ricerca di una valida alternativa alla plastica biodegradabile. Una proposta particolarmente curiosa è arrivata da un team di studenti della Vanderbilt University con lo scopo di progettare un ” pannello solare biologico che sostituisce una proteina dagli spinaci per i metalli rari (estratto), ed è in grado di produrre energia elettrica. “

Charley Cameron

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

La nuova specie scoperta nel 2008 da alcuni studenti dell’università statunitense di Yale

Alla plastica ci pensa il fungo!

Secondo un recente studio, la “Pestalotiopsis microspora” è in grado di degradare il poliuretano sia in ambiente aerobico che privo di ossigeno

 (Rinnovabili.it) Un biorisanatore naturale capace di mangiare letteralmente la plastica: stiamo parlando del Pestalotiopsis microspora una specie particolare di fungo che – secondo uno studio pubblicato recentemente dalla rivista Applied and Environmental Microbiology – è capace di degradare il poliuretano, un materiale noto per la sua versatilità, economicità ma, soprattutto, per la sua non riciclabilità.

In particolare, questa forma biologica, scoperta durante una spedizione nella foresta amazzonica da alcuni studenti dell’università statunitense di Yale, è in grado di sopravvivere con una dieta a base di sola plastica sia in ambiente aerobico che privo di ossigeno. Le proprietà di questa specie fungina potrebbero quindi essere molto utili nel campo del biorisanamento – ossia il processo di depurazione del suolo ad opera di microrganismi, batteri o funghi – dove, ad esempio, si avrebbe senz’altro una ricaduta positiva nel processo di bonifica dei fondali di discarica, dove gli “spazi”, solitamente, sono privi di ossigeno. Il nuovo super-fungo porterà certamente ad ottimi risultati nel campo della sostenibilità dei rifiuti e dello sviluppo ecologico: “Il micro-organismo – sostengono gli esperti – è una promettente fonte di biodiversità da tenere d’occhio per queste proprietà metaboliche, utili per il biorisanamento. Nel futuro, i nostri smaltitori di rifiuti potrebbero essere semplicemente campi di funghi voraci”.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

FederFauna festeggia primo maggio con Famiglie d’Italia ( Famiglie d’Italia news )

aprile 28, 2012

 

FederFauna – Ufficio Stampa

Sara’ sottoscritto martedi’ a Bologna un protocollo d’intesa tra la Confederazione Sindacale di allevatori, commercianti e detentori di animali e l’Associazione delle Famiglie d’Italia presieduta dal cantautore Umberto Napolitano.

Un lavoro duro quello con gli animali, che non conosce domeniche ne’ ferie, e che oggi risente non solo della crisi che investe tutti i settori, ma anche degli attacchi di potenti lobby che fanno i propri interessi raccontando di fare quelli degli animali.   

Ma il primo maggio e’ la festa del Lavoro, e FederFauna la onorera’ con slancio propositivo, con un’alleanza tra famiglie: quelle di chi con gli animali offre beni e servizi e quelle di chi ne fruisce.

“La famiglia non e’ soltanto un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei e legali, e’ molto di piu’! E’ un insieme di anime e di cuori, di energie pensanti ed agenti, di amore e di spiritualita’, che sono il motore di una Nazione, in proiezione di un Continente e del Mondo intero”, ha scritto il cantautore Umberto Napolitano, fondatore della Onlus che si chiama appunto “Famiglie d’Italia”.

Spiega Napolitano: “In un momento storico in cui lo Stato e’ debole, la Societa’ e’ confusa, quasi spenta e rassegnata dall’impellenza dei problemi, la famiglia deve reagire, crearsi delle alternative, dei servizi reciproci che consentano il riproporsi delle condizioni atte a facilitare l’opera di risalita propria e dello Stato stesso. E se non e’ in grado con le proprie forze, cercare alleanze ed unita’ di intenti con altri gruppi familiari.”

Famiglie  d’Italia


Il decalogo Andid per una dieta intelligente ( Famiglie d’Italia Salute News )

aprile 24, 2012

Carissimi amici, andiamo verso l’estate ed il problema ” peso ” attanaglia la maggior parte di noi. Molti speculano sulle nostre debolezze e le ” diete fai da te “,  usando il metodo o farmaco più accattivanti nella loro presentazione, imperversano ovunque. Io invito alla prudenza ed ad un uso appropriato della propria intelligenza. Non esistono i miracoli e nulla si raggiunge senza privazioni e sacrifici, per cui, quando mi capita all’occhio qualche interessante argomentazione al riguardo, mi attivo subito per offrirlo anche alla vostra conoscenza. Oggi vi propongo questo interessantissimo ed equilibrato post pubblicato da inGusto :

La dieta inizia da un’alimentazione corretta. Il decalogo dell’Andid 

“Chi va piano, va sano e va lontano”, dice un proverbio della tradizione popolare. E a quanto pare, seppur antico, non perde di attualità, neppure in materia di diete. Secondo quanto riportato dai dietisti dell’Andid in occasione del 24esimo Congresso Nazionale, in Italia quasi la metà della popolazione è in sovrappeso, molti tentano la strada della dieta, ma con risultati insoddisfacenti. Pechè?

A quanto pare, sempre più spesso (addirittura nel 90% dei casi) si sceglie una dieta last minute, drastica fin dall’inizio nel tentativo di raggiungere il peso forma nel più breve tempo possibile. 

E se i primi risultati sembra si possano raggiungere subito, non sarà altrettanto facile mantenere la tanto agognata forma fisica perfetta. 

In questo periodo dell’anno, fanno notare dall’Andid, si può osservare un boom di diete precipitose, alla ricerca del peso forma in vista dell’imminente prova bikini. I dietisti, invece, suggeriscono l’estate, come periodo migliore dell’anno in cui intraprendere una dieta che sia sostenibile tanto durante, quanto in seguito, nei mesi più freddi, senza doversi per forza rassegnare a veder tornare l’ago della bilancia sulle cifre di qualche mese prima.

La raccomandazione, in sostanza, è sempre la stessa: evitare il fai da te rivolgendosi, invece, a professionisti del settore in grado di assegnare ad ognuno la terapia alimentare più idonea. 

Insieme a questa, fondamentale, regola, dal Congresso giunge anche un vademecum, una sorta di decalogo della dieta bilanciata:

1. Non saltare mai i pasti, prima di tutto la colazione.
2. Ad ogni pasto, includere una porzione di carboidrati, privilegiando quelli integrali, e una di verdure.
3. Per gli spuntini (non più di due al giorno) scegliere preferibilmente la frutta.
4. Limitare il consumo dei formaggi a 2-3 volte alla settimana.
5. Mangiare pesce almeno 2 volte a settimana. 
6. Utilizzare almeno 2-3 volte a settimana piatti unici come zuppe di legumi, insalatone con uova, prosciutto cotto o mozzarella o tonno, pasta o riso freddo, sempre accompagnati da una porzioni di verdura o, nel caso dell’insalatona, una porzione di pane.
7. Condire la pasta preferibilmente con ingredienti vegetali, limitando il consumo di sughi ricchi.
8. Evitare la compresenza, nello stesso pasto, di alimenti con stessa funzione nutritiva, come carne e formaggio o pane e pasta.
9. Circoscrivere il consumo dei dolci alla colazione, o al fine pasto, evitandoli al di fuori.
10. Bere almeno 1,5-2 litri di liquidi al giorno, che siano acqua o bevande, purchè non zuccherate.

Come fa notare Giovanna Cecchetto, presidente Andid, nessun alimento va totalmente abolito: un mito da sfatare, perchè non è necessario bandire dalla propria dieta aperitive e happy hours, sanck e bibite, solo è importante sapere quali sono i momenti, e le condizioni migliori, per concederseli.

Altrettanto per le proteine: in condizioni normali ne consumiamo già più di quanto dovremmo (1,2 grammi al giorno), mentre diete come la Dukan ne prescrivono quasi il doppio. E le proteine in eccesso posso causare seri problemi a fegato e reni.

E poi, fondamentale, considerare la dieta come un processo in due fasi: la prima di dimagrimento, la seconda di mantenimento. E più nella prima fase si compiono scelte drastiche e si segue un regime alimentare lontano dalle proprie abitudini, più sarà difficile mantenere la forma una volta terminata la dieta. 

fonte: inGusto 

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Eco Wiz, un prototipo che trasforma la spazzatura in acqua ( Econota 83 )

aprile 21, 2012

Eco Wiz e la spazzatura si trasforma in acqua

Per la riduzione della mole di rifiuti in discarica

Scoperto il prototipo, la Eco Wiz ne ha acquistato anche i diritti perfezionando il macchinario che oggi è in grado di trasformare una tonnellata di rifiuti in 267 litri di acqua

(Rinnovabili.it) – Una start up di Singapore, la Eco Wiz, verrà probabilmente ricordata nel tempo per aver perfezionato un macchinario rivoluzionario in grado di trasformare gli avanzi di cibo in acqua. Il titolare della società, Renee Mison, venuto a conoscenza dell’invenzione coreana ne ha immediatamente acquistato il prototipo e i diritti investendo 380mila dollari nella ricerca e sviluppo del processatore di rifiuti migliorandone la resa. Ad oggi il macchinario risulta funzionante e in grado di convertire i rifiuti alimentari in acqua pulita adatta per essere utilizzata per l’irrigazione e l’igiene di pavimenti e servizi, ma non risulta potabile. Il dispositivo, che ha preso il nome della società EcoWiz, è in grado di trasformare una tonnellata di rifiuti in 267 litri di acqua generando un duplice vantaggio che va dalla riduzione della mole di scarti accumulati alla produzione di acqua per l’impiego immediato.  Intervistato dal quotidiano The Jakarta Globe Mison ha dichiarato che per ogni tonnellata di rifiuti a Singapore deve essere corrisposta una tassa. Con l’utilizzo del nuovo dispositivo quindi circa il 70% della spazzatura prodotta dai cittadini potrebbe essere individualmente impiegata per la produzione di acqua, con la possibilità di diffondere l’Eco Wiz negli hotel e nella ristorazione andandone a migliorare l’impatto ambientale.

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Wadi: l’acqua diventa potabile grazie al sole

Lo strumento, applicabile al tappo di una bottiglia, sfrutta il metodo SODIS –                                        Solar Water Disinfection

Il dispositivo, applicabile al tappo di una bottiglia, è in grado di disinfettare l’acqua e di rilevare con precisione il tempo di potabilità dell’acqua

( Rinnovabili.it) – “L’acqua che si depura grazie al sole” è un processo ormai noto a tutti da molto tempo: l’effetto germicida dei raggi UV infatti, permette di disinfettare le risorse idriche esposte alle radiazioni, evitando in questo modo la possibile presenza di agenti patogeni che rendano l’acqua “non – potabile”. Tuttavia, sapere precisamente dopo quanto tempo sia potabile ciò che beviamo, richiederebbe solitamente l’attesa di un normale ciclo di analisi da laboratorio, attraverso cui rilevare le principali misurazioni sul grado di qualità di un’acqua. Con “Wadi” invece – un dispositivo di disinfezione/misurazione ideato recentemente dalla start-up viennese Helioz R&D GmBH – si può determinare il tempo necessario di esposizione ai raggi UV dell’acqua raccolta in una comune bottiglia di plastica, affinché sia depurata e ritenuta scientificamente potabile. 

In particolare, questo strumento, basato sul metodo “SODIS” (acronimo per Solar Water Disinfection), è costituito da un dispositivo alimentato da energia solare (e dalle dimensioni molto contenute), applicabile al tappo di una comune bottiglia di plastica ed in grado di rilevare con precisione dopo quanto tempo l’acqua contenuta nella bottiglia può essere bevuta. “Il dispositivo è a base di sodio e il processo ed il metodo sono stati sviluppati utilizzando energia solare per il suo funzionamento” – ha spiegato Martin Wesian, ricercatore e Managing Director di Helioz R&D GmBH.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

 

L’Italia dei suicidi e dell’indifferenza

aprile 18, 2012

E’ sempre più difficile per me dissertare su questo blog con serenità ed obiettività. Sono gli argomenti ” nuovi ” che scemano. Oddio, ogni giorno qualcosa capita, anzi, fin troppe cose, ma in una scadenza così di routine che ormai le notizie, anche le più tragiche, ci scivolano addosso. La tragedia è all’ordine del giorno, ma il peggio è che spesso non è una tragedia naturale, bensì annunciata ed in maniera  consequenziale voluta e cercata. La politica è morta e con essa i pochi punti di riferimento che legavano un cittadino al concetto di ” Nazione “. Non esistono più partiti ” vergini “, ma solo uomini alla deriva che evidenziano le proprie debolezze ed i propri errori con incallita disinvoltura, come fossero normali, un fatto dovuto… una conseguenza storica. L’Italia in mano ad un Governo Tecnico, appoggiato da politici che non ne sono più degni per tutto il marcio affiorante nelle loro azioni passate e presenti. Passate, per lo spreco dei soldi che abbiamo loro messo a disposizione… presenti, per la loro innata capacità nel riuscire a rinunciare a nulla di quanto indebitamente acquisito. Siamo tutti nel guano più profondo, ma essi insistono nel reclamare soldi di finanziamenti ormai dimostratisi eccessivi ed ingiustificati… e quel che è peggio è che affamano il popolo ma non si tolgono un euro dal portafoglio: quanta ignobile ingiustizia ed aberrante nostra coglioneria nel permettere ed accettare tutto ciò passivamente! Siamo capaci di scendere in piazza in massa per seguire battaglie idealistiche per ” diritti acquisiti ” in un tempo ormai ” fuori tempo “, perché organizzati e mossi da chi teme più di perdere in potere che in interessi dei cittadini rappresentati… ma non siamo capaci di organizzare da soli alcuna forma di protesta incisiva e credibile  per far mollare l’osso a chi per troppi anni l’ha rosicchiato spudoratamente a causa della nostra totale indifferenza… Sì, un’ indifferenza colpevole che ora ci sta presentando un conto sempre più amaro, un conto che mette la maggior parte di noi con le spalle al muro costringendo i più  ” deboli ” alla fuga nel suicidio … ed i più ” forti ” all’arroccamento nella  sopportazione  galoppante verso un’inedia quasi assoluta di dignità e sostentamento.

Ecco perché mi è sempre più difficile scrivere e dissertare, perché come un disperato sto cercando di reagire sforzandomi di studiare soluzioni alternative, e, nel contempo, mi sento sporco ed inutile nel limitarmi anch’io a lamentarmi solamente, come fanno tutti ormai, sottolineando le brutture, anzi, le schifezze che ci contornano quotidianamente, ma poco o nulla proponendo.

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

CULTURA RURALE: UNA SOLUZIONE PER FAR RIPARTIRE L’ITALIA ( Famiglie d’Italia news )

aprile 14, 2012

Come ho dato spazio e visibilità a tutto ciò che ha rappresentato vessazione e violenza gratuita nei confronti degli animali, così mi pare giusto e doveroso dare voce ad un mondo, quello rurale, troppo spesso superficialmente criticato ed emarginato. Ho voluto permettere al presidente dell’Associazione Cultura Rurale, Massimo Zaratin ( nella foto ), di esporre liberamente il proprio pensiero in modo che chiunque possa sempre avere un metro di paragone su cui meditare e fare le proprie considerazioni. Io amo gli animali con cui condivido gran parte della mia vita, come il mio barboncino Ginger ed il mio gatto Dylan, e li amo come dei veri figli acquisiti e mi preoccupo e mi commuovo quando soffrono, qualsiasi sia la causa, ma nel contempo non posso non preoccuparmi e commuovermi ancor di più per le sofferenze umane, specialmente in tempi duri e disperati come quelli attuali. Gli estremismi non giovano a nessuno: uomini ed animali meritano lo stesso rispetto ed amore, ma tenendo sempre presente il ruolo di ognuno. Essere vegetariani può essere una scelta personale molto apprezzabile ma che non dà il diritto di giudicare chi si ciba di carne animale indicandolo come un assassino crudele. Essere vegetariani è una scelta che non impone scelte altrui. Lo stesso inventore del ” Muscolo di Grano ” , Enzo Marascio, non ha mai preteso con il suo prodotto di sostituirsi alla carne, bensì di offrire un’alternativa per  completare l’offerta senza pretendere di prevaricare o giudicare… Ora però preferisco tralasciare ulteriori mie considerazioni ed invitarvi a leggere quanto segue con attenzione ed onestà intellettuale.

CULTURA RURALE: UNA SOLUZIONE PER FAR RIPARTIRE L’ITALIA

 

C’è da chiedersi di chi è la colpa se l’ Italia è arrivata a questo punto! Pare addirittura che il fenomeno dell’urbanismo, che si trascina dietro la scia del falso perbenismo nei confronti degli animali e la scarsa attenzione per i propri simili, sia direttamente proporzionale alla crisi che sta attraversando il nostro paese. Un’involuzione di principi e valori che, sottratti all’uomo, vengono riversati sugli “affetti” per gli animali quale a dire che noi non siamo più giusti, che siamo diventati improvvisamente sbagliati per questo mondo.

Ciò che un tempo apparteneva alle nostre anime, ora non ci appartiene più! Quali figli tireremo su in una simile situazione? Bambini che non sanno che la fettina sul piatto è carne vera e non “fabbricata” al supermercato, questo si, il massimo dei dispregi che si possa fare ad un animale morto per noi. Favole stravolte a beneficio di una ideologia che pare lontana anni luce da ciò che eravamo: l’ultima è su Cappuccetto Rosso che non è più nel bosco ma in un parco urbano, è ovviamente vegetariana e si fa accompagnare dalla nonna da un cane randagio; questa, la morte della spiritualità che è invece viva e presente in ogni autentica favola classica, con il bene ed il male che è pura concezione umana e non appartiene certo alla neutralità della natura.
Certe volte penso che la nostra generazione sia veramente l’ultima testimonianza di un mondo che si sta spegnendo, di un mondo che sta insegnando ai più piccini che il cacciatore ed il pescatore sono assassini, che l’allevatore di animali è un aguzzino, che mangiare carne è nutrirsi di sangue dei nostri fratelli, che la nostra vita vale come quella di uno scarafaggio. Le nostre campagne scompaiono per dar spazio ad altra cultura urbana, quella del cemento e dell’asfalto, mentre quelle che si salvano vengono spesso trasformate in parchi urbani, magari con panchine e lampioni per il divertimento di stralunati cittadini che passeggiano, credono loro, immersi nella natura, solo alla domenica!

Se è vero che il denaro ha distrutto l’uomo, tutto questo ne è la massima espressione. 
Quest’uomo però non si rende ancora conto che alimentando l’ideologia lontana dalla natura, un po’ per troppi interessi economici a beneficio di pochi, un po’ per lo scarso interesse che tuttavia i cittadini riservano a queste questioni, impegnati come sono a far quadrare i conti a fine mese, la nostra vera economia sta morendo, portando ulteriore distruzione e povertà.

In Italia, l’impatto economico del mondo della caccia è di 2,5 miliardi di euro, con una richiesta di occupazione di oltre 60.000 addetti. Stessa cosa dicasi per il settore della pesca sportiva, per non parlare di quella professionale. Gli allevatori italiani sono riuniti in circa 200.000 imprese che danno lavoro, per l’intero settore, a circa un milione di persone. L’Italia che produce, siamo noi! L’Italia che qualcuno vorrebbe far sparire, assieme ai valori che milioni di italiani portano con sé e che, con non poca fatica, vorrebbero continuare a trasmettere ai propri figli. L’ambientalismo ha virato improvvisamente verso l’animalismo più estremo, auspicandosi un uomo del tutto vegetariano! A nessuno di questi signori interessa se le specie alloctone bruciano ogni anno biodiversità e miliardi di euro agli italiani; interessa solo a chi l’ambiente lo vive e con esso ne trae giovamento e mantenimento per la propria famiglia. Da questi ultimi dobbiamo ripartire!

Recentemente, il nostro mondo sta prendendo coscienza di queste nuove necessità e s’impegna ad esprimere insieme alle altre componenti del mondo rurale anche realtà associative coerentemente impostate. E’ la voce di chi sa quanto sta dando al proprio Paese in termini di sacrifici e soprattutto in termini di valori e principi da trasmettere alle future generazioni. Non possiamo più tergiversare, dobbiamo far conoscere chi siamo e cosa rappresentiamo perchè la storia insegna che ideologie estremiste spazzano via in poco tempo un mondo, un mondo che ci appartiene e che saggiamente ha saputo trasmettere territori integri fino ai giorni nostri, ricavandone frutti che tutti ci invidiano.

Il nostro obiettivo deve essere quello di portarela Cultura Rurale nelle scuole, di far capire agli italiani che chi produce con l’agricoltura e l’allevamento lo fa positivamente anche per l’ambiente, che non esiste miglior svago per l’anima che un contatto semplice e puro con la natura da vivere, e che il miglior tesoro che possa custodire l’uomo è insito in tutte quelle attività che gli permettono questo contatto, come appunto la caccia, la pesca e la raccolta. Vogliamo rappresentare semplicemente la coesione delle forze sociali che appartengono al nostro mondo, al nostro modo di essere, di vivere e di trasmettere cultura.

Un appello va rivolto  alle nostre associazioni venatorie e di settore: continuino giustamente a battersi (o a non battersi) per una modifica di legge sulla caccia ma tengano bene a mente che questa non risolverà il gravissimo problema che noi tutti stiamo attraversando se non facciamo rientrare le nostre lecite esigenze in un contesto più ampio, in una società molto diversa rispetto a quella che ci ha cullati .
Un appello anche agli agricoltori ed agli allevatori: rendiamoci partecipi nella coesione delle categorie rurali affinché non ci impongano nei nostri territori nuove antropizzazioni urbane ma nemmeno ci obblighino a vivere in un ambiente in cui la natura viene congelata e lasciata a sé come i parchi. Rendiamoci attivi affinché le istituzioni producano leggi per il mantenimento sia delle zone selvagge che delle zone rurali, con le loro attività sostenibili e positive per l’ambiente e la biodiversità.

Infine un appello a tutti i cacciatori: se siete convinti che alla società urbana, quella che non ha avuto la fortuna di vivere con e per la terra, noi possiamo insegnare qualcosa di veramente importante, che il nostro stile di vita è la stessa nostra vita e quella dei nostri figli, ci si impegni affinché questo nuovo modo di concepire il nostro stare insieme, lontano dalla politica, ma così vicino e devastante per la stessa se parliamo attraverso un’unica voce, si radichi in tutto il territorio nazionale, dalla Sicilia all’estremo nord.

Siamo nel giusto, ne sono convinto, e se questa umanità si meriterà di continuare nel suo cammino, ce la faremo sicuramente! 

Massimo Zaratin 

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introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Meno grassi e più moto, la dieta migliore ( Famiglie d’Italia Salute News )

aprile 13, 2012

Passata la festa aumentata la pancetta… oddio, come fare? E via a consultare specialisti o pagine web sull’argomento. Ebbene, denaro e tempo persi: la dieta migliore sta nel nostro buon senso e nel sapersi adattare a qualche piccolo sacrificio, come si deduce leggendo il post che oggi vi propongo, pubblicato da  Salute 24

Il modo migliore per dimagrire: mangiare meno grassi e fare un po’ di moto

Limitare il consumo di grassi e aumentare il movimento fisico: due regole, semplici da capire e non troppo difficili da applicare, per dimagrire davvero e, tutto sommato, senza grandi sacrifici. È il risultato di uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine da un team di studiosi guidati da Jacinda Nicklas, ricercatrice del Beth Israel Deaconess Medical Center e dell’Harvard Medical School (Usa), che hanno messo a confronto i risultati di diverse tipologie di diete su un totale di oltre quattromila soggetti obesi (indice di massa corporea superiore o uguale a 30) dai venti anni di età in su.

“Il metodo più efficace per dimagrire – spiega Nicklas – è quello meno complicato: mangiare meno grassi e svolgere una regolare attività fisica. Questa è la modalità che porta i migliori risultati rispetto a diete popolari o alla moda, alle pillole per dimagrire e ai prodotti dietetici”. Dallo studio è emerso che oltre il 40% del campione impegnato con il regime dietetico consigliato dai ricercatori ha perso più del 5% del proprio peso in un anno. “Questa è un’ottima notizia perché gli studi hanno dimostrato che anche una riduzione del 5% del peso può portare al miglioramento della salute – conclude Nicklas -. È interessante notare che il metodo migliore per dimagrire sia anche quello più economico e alla portata di tutti”.

fonte: Salute 24

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

L’acqua piovana, una risorsa in più ( Econota 82 )

aprile 10, 2012

Con le Green Street l’acqua piovana si trasforma in risorsa

       Potland, esempio virtuoso di “water management”

Sfruttando la pendenza di numerose aree verdi la città di Portland ha dato vita ad un sistema naturale di filtraggio delle acque meteoriche in grado di purificare almeno 140 milioni di litri di acqua piovana ogni anno

(Rinnovabili.it) – Salvaguardare le risorse è uno dei punti cardine della maggior parte delle agende ambientali, ma quello che non tutti sanno è che ad essere sfruttata con enormi vantaggi ambientali è anche l’acqua piovana. Un esempio pratico si puo’ osservare in Oregon, nella città di Portland, dove il water management, come riportato e diffuso in Italia dal Rapporto sui Diritti Globali 2011 pubblicato da Ediesse Editore, è una delle politiche ambientali di maggiore successo. Sfruttare la pioggia è infatti un vantaggio che oltre a ridurre i disagi causati dalle precipitazioni più intense si trasforma anche in un miglioramento della qualità della vita. A rivelarlo sono i dati del Portland Bureau of Environmental Services che descrive le Green Street, letteralmente le strade verdi realizzate per aumentare il livello di filtraggio delle acque meteoriche grazie alle quali la città riesce a gestire ogni anno circa 140 milioni di litri di acqua piovana e la cui implementazione potrebbe portare a livelli di raccolta di molto superiori. Raccogliere e ripulire l’acqua piovana non è però l’unico vantaggio del progetto ambientale di Portland che riesce anche a purificare l’aria migliorando la qualità della vita nei quartieri e aumentando la superficie di aree verdi dando a pedoni e ciclisti maggiore possibilità di spostarsi in sicurezza contribuendo ad un’aria più salubre. Inoltre il vantaggio del recupero delle acque piovane porta ad una minore affluenza di acqua sporca nella rete fognaria e di conseguenza limita l’inquinamento da particolato e polveri sottili dei fiumi e dei torrenti. Evitando che l’acqua piovana defluisca nel sistema fognario, il sistema di raccolta di Portland riesce a raccoglierla per poi purificarla e riutilizzarla. Servendosi di tetti giardino e delle già citate strade verdi, in grado di assorbire e filtrare l’acqua convogliandola in sistemi poco invasivi di depurazione, e sostituendo a numerosi elementi architettonici impermeabili dei piccoli spazi erbosi si riesce quindi, senza rovinare il paesaggio, a dar vita ad un sistema di filtraggio utile ed  economico da gestire. Vengono infatti realizzate ad esempio ai bordi delle strade delle aiuole che grazie alla pendenza convogliano l’acqua verso un’apposita area dove viene filtrata e depurata per poi essere indirizzata direttamente nella falda acquifera e risfruttata.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Costruire un pannello solare termico con meno di 5 euro

 

Questo articolo mostra come realizzare un pannello solare termico con un budget molto ridotto.

 

 

Pannello termico di mestiere

Il sole è una fonte di energia molto potente. Può produrre acqua molto calda, in questo modo, quindi prestare attenzione al rischio di bruciature. Questo modello permette più una sperimentazione con il principio che realizzare un vero e proprio impianto può riscaldare l’acqua. Ma è indispensabile costruirlo per creare un modello funzionale su larga scala.

Attrezzatura necessaria:

  • acqua
  • qualche piccole parentesi
  • trapano
  • forbici
  • una sega
  • pezzi di legno
  • un vetro
  • la serpentina posteriore di un piccolo frigorifero
  • una buona lunghezza del tubo utilizzato per le pompe da acquario
  • Quale struttura di rinforzo ( una vecchia porta ? )
  • viti per legno
  • foglio di alluminio (tipo di alimento in alluminio)
  •  nastro adesivo 
  • Fresa

Tempo occorrente: circa 3 ore per la costruzione

Fase 1: recupero hardware

Il punto focale del progetto, il recupero di calore del circuito e la circolazione dell’acqua, è in realtà la griglia posteriore ( serpentina ) di un vecchio frigorifero. Attenzione: non smantellare un singolo frigorifero! Il circuito di raffreddamento contiene gas molto dannosi, sia per l’ambiente e per voi! Ci sono aziende specializzate nel recupero dei gas! Utilizzate solo serpentine abbandonate già vuote !

 

 Serpentina del frigorifero

Assicuratevi di conservare una buona lunghezza del tubo dal compressore alla griglia, per facilitare le operazioni future.

 

Scambiatore di calore

Bene, avete recuperato la griglia. Ora  prepariamo il quadro di supporto

Il quadro

Il quadro è usato per delineare il pannello solare e lo consolida. Si può fare con pezzi di legnodi scarto.

Quadro

Per dimensionare correttamente la vostra struttura prendere le dimensioni della griglia circondandola di legno

Montaggio della griglia e il quadro

Una volta fatto il quadro mettere un foglio di alluminio tra essa e la parte inferiore del vostro pannello. Questo foglio servirà come specchio per evitare troppo riscaldamento dal basso e aumentare la quantità di energia che riceverà il circuito dell’acqua.

 

Isolamento del sistema 

Aggiungere altri strati per appendere facilmente il pannello.

 

Installazione di rinforzi

Utilizzare il nastro adesivo per collegare il collettore del quadro, determinazione del quadro di alluminio, per collegare i buchi dove l’aria poteva sfuggire troppo facilmente. Meno scambio di calore c’è  più calore rimane all’interno del pannello rendendolo più efficace! L’uso di vetro per coperchio è perfetto: passa facilmente alla luce ma molto meno calore. Crea quindi una mini serra in cui si snoda la nostra acqua!

Pensate anche a fare 2 fori per il passaggio dei tubi di raccolta.

 

Passaggio dei tubi

Notare l’abbondante uso di nastro adesivo.

 

Montaggio del quadro

Finiture

Collegare i tubi tipo “acquario” ai tubi della serpentina.

 Fluido refrattario

Noi ora dobbiamo fissare il vetro ( se volete antrimenti anche senza ) alla parte inferiore del pannello con nastri biadesivo.

 

Panoramica del pannello di controllo

Ecco fatto il  pannello è finito !

Prima della prova, è necessario riempire il circuito con acqua e poi aspettare che il sole faccia il suo lavoro !

 

Visualizzazione del pannello finito

Questo è un modello di “prova” ma attenzione l’acqua può raggiungere una temperatura davvero importante quindi attenzione alle ustioni ! Il sistema può anche essere chiuso con un circuito di circolazione naturale di circolazione : sarà sufficiente attaccare ad uno dei tubi un piccolo rubinetto quasi chiuso per far arrivare una giusta quantità di acqua e poi raccogliere in uscita acqua calda. Se aumentiamo la portata dell’acqua la temperatura finale raggiunta diminuirà, se la diminuiamo aumenterà. Buona doccia calda gratis !

Fonte: energies2demain.com con aggiustamenti di Paolo Broglio

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

5 progetti geotermici tra Ecuador e Colombia ( Econota 81 )

aprile 3, 2012

Geotermia: 5 progetti tra Ecuador e Colombia

l governo dell’Ecuador ha annunciato che stanno per essere completati gli studi di fattibilità che analizzando il potenziale geotermico del paese getteranno le basi per nuovi progetti rinnovabili

( fonte: Rinnovabili.it con commento di Paolo Broglio) – Largo spazio alle rinnovabili in Ecuador. Il governo ha dato il via libera a 5 progetti che sfrutteranno la geotermia del territorio per ampliare la percentuale di energia generata da fonte alternativa.Secondo quanto dichiarato da Édgar Montalvo, Project Manager del Progetto Geotermico del Ministero dell’Elettricità e dell’Energia Rinnovabile (MEER), gli studi di fattibilità completati hanno dato buoni esiti evidenziando le potenzialità dell’area del Cachimbiro dove è stato calcolato un potenziale da 113 MW. Uno dei vantaggi di utilizzare il calore dalle rocce e delle acque sotterranee è che l’energia è pulita, non ci sono emissioni di inquinanti e in Ecuador ci sono 11 possibili fonti da analizzare per poi sfruttarne il potenziale. Ramiro Cuapaz, specialista delle energie rinnovabili, ha osservato che usare la geotermia è un vantaggio poiché produce un impatto ambientale minimo, a differenza dei combustibili fossili.Secondo l’Instituto Nacional de Preinversión (INP) nel mese di aprile verranno avviati diversi studi di prefattibilità a Chalpatán, nella provincia di Carchi, la cui area ha un potenziale stimato tra i 60-130 MW studi che avranno un costo stimato in 1,1 milioni di dollari.Un altro progetto in corso è il Tufiño-Chiles, al confine tra Ecuador e Colombia, la cui area di interesse è di cinque ettari, vicino al vulcano Chiles. La realizzazione dell’impianto coinvolge quindi due nazioni e cerca di stabilire un modello globale geotermica tra la Electricity Corporation dell’Ecuador (Celec) e la Società di produzione di energia della Colombia con un investimento iniziale di due milioni e 500 mila dollari nella prima fase. Il potenziale energetico stimato è di 138 MW, sufficiente a fornire elettrica alla città di Tulcan, capitale della provincia Carchi.Il quinto e ultimo progetto verrà invece definito entro aprile, quando verranno completati e consegnati gli studi di fattibilità del progetto Chacana ubicato tra le province di Napo e Pichincha dove il potenziale stimato è pari a 318 MW.

Ma in Italia, Paese dall’ampio potenziale geotermico, quando riusciremo ad imitare Colombia ed Equador ?

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

CIRCOLI AMBIENTE: BENE GOVERNO SU RINNOVABILI, RIMODULARE INCENTIVI

marzo 30, 2012

(30 marzo) – In merito alla necessità di “correggere storture adottate nel passato” rilevata dal Ministro Corrado Passera in materia di energie rinnovabili, prendono posizione anche i Circoli dell’Ambiente con una dichiarazione del Presidente Alfonso Fimiani: “Abbiamo più volte invocato una riforma che rimoduli gli incentivi ad un settore, quello delle ‘nuove rinnovabili’, che, seppur estremamente importante per garantire il giusto mix produttivo, è e sarà per molti anni ancora di nicchia rispetto al fabbisogno energetico italiano e di certo non rappresenta una soluzione immediata a quella crisi energetica che il Premier Monti ha definito ancor più grave di quella economica. Bisogna porre un tetto agli incentivi ed evitare ogni forma di speculazione, in particolare sui terreni agricoli. Ha pienamente ragione il Ministro Clini quando invoca da un lato la ulteriore espansione del settore, con maggiore attenzione ad altre fonti oltre il fotovoltaico, e dall’altro una diffusione capillare della produzione energetica, che si potrà ottenere con norme che garantiscano una trasparenza maggiore nei rapporti tra aziende e consumatori e con l’aumento degli incentivi alle famiglie ed agli impianti entro i 5 Kilowatt. In ogni caso noi” conclude “rimaniamo dell’idea che l’Italia paga dazio per la mancanza del nucleare, che è la fonte più economica, pulita e sicura: la nostra battaglia pro-atomo non si è di certo conclusa con la sconfitta al referendum, che anzi ha rappresentato un’occasione unica per riaprire la discussione”.

Famiglie  d’Italia

” La Bufala incontra il Radicchio” ( comunicato stampa )

marzo 21, 2012

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

Sabato 24 marzo

RADICCHIO ROSSO E BUFALA CAMPANA 

FUSIONE DI SAPORI E TERRITORI

Al ristorante “19 Al Paradiso” di Mirano va in scena il primo “Incontro culturale tra Regioni”. Un’occasione per scoprire ricette inedite che sposano i due prodotti, preparate dallo chef Michele Potenza e pronte a essere presentate nel programma “La Prova del Cuoco”.

Radicchio Rosso di Treviso Igp e Mozzarella di Bufala Campana Dop insieme per creare una fusione di sapori di eccellenza. La pregiata mozzarella campana e il “fiore d’inverno” per antonomasia si incontreranno sabato 24 marzo a Mirano, presso il ristorante “19 Al Paradiso” di via Luneo 37, per svelare nuove intrecci e sinergie tra due prodotti simbolo della tradizione culinaria italiana di qualità.

Un appuntamento che vuole essere molto più che gastronomico: all’evento sono stati invitati i governatori di entrambe le Regioni coinvolte, Luca Zaia e Stefano Caldoro.

La manifestazione “La Bufala incontra il Radicchio”, organizzata dal ristoratore Vincenzo Fusco, inizierà alle ore 10 con l’esposizione di una selezione di Radicchio Rosso Tardivo Igp e una dimostrazione dei maestri caseari campani. Subito dopo, sarà la volta di Michele Potenza, chef ufficiale della trasmissione televisiva di Rai1 “La prova del cuoco”. Sarà la fantasia di Michele Potenza a dare origine, dal vivo, a piatti inediti e a nuovi ed originali abbinamenti che vedranno protagonisti proprio il Radicchio Rosso Igp e la Bufala Campana Dop. Un momento di creatività culinaria che però non andrà perduto: alcuni dei piatti realizzati durante la giornata andranno a formare un menu  che sarà poi proposto proprio nel corso di una delle future puntate della Prova del Cuoco.

Gli spunti nati in cucina dall’unione tra Bufala Campana e Radicchio Rosso di Treviso Igp animeranno anche la conferenza stampa “Incontri culinari tra regioni”, con la presentazione dell’eurodeputato Sergio Berlato, pronto a spiegare l’importanza di questo sodalizio gastronomico e le prospettive future della manifestazione. 

“Ancora una volta il Radicchio si conferma prodotto di eccellenza, dal gusto particolarissimo e al tempo stesso versatile”, commenta Paolo Manzan, presidente del Consorzio di Tutela. “Questo incontro è molto importante perché consente di esaltare due emblemi del made in Italy. Inoltre, questi nuovi spiragli di sperimentazione gastronomica possono un domani aprire nuove collaborazioni culturali e produttive, con ricadute economiche positive sui territori di entrambe le Regioni”.

L’evento si concluderà con la premiazione del 1° evento nazionale “Incontri culturali tra regioni” e con un pranzo offerto dalla trattoria, a base di ricette inedite dove svettano i sapori del Radicchio e della Bufala.

Tra i patrocinatori del progetto, il Parlamento europeo, la Fondazione per la cultura rurale  – onlus, l’associazione Famiglie d’Italia, il Consorzio Tutela Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco Igp, il caseificio Salicella – Mozzarella di Bufala Campana e Federfauna.

 

Treviso, 16 marzo 2012

Famiglie  d’Italia

Ecocompatibilità: minimo impatto ambientale in relazione alle attività umane ( Econota 80 – Special )

marzo 19, 2012

 Plastica… come preparare quella di domani

Ad oggi, nessuna plastica potrebbe fregiarsi della caratteristica «biodegradabile e compostabile» ma solo «biodegradabile» ad esclusione di film di spessore inferiore a pochi micron (utilizzati in agricoltura) i quali sono gli unici a passare tutte le prove previste

Paolo Broglio, Direttore Scientifico di Ecologia Applicata, Organizzazione Scientifica di Ricerca Ambientale. Coordinatore dello spin-off Esae dell’Università di Milano

La plastica è uno «storico» materiale italiano che ha riempito il mondo. La sua utilità è fuor di dubbio ma l’impiego fatto, senza considerare i limiti dell’ambiente e soprattutto la sua scarsa deteriorabilità nel tempo, ne ha fatto una sorta di flagello. Paolo Broglio, in quest’articolo spiega i vari aspetti della plastica, molto poco conosciuti, e soprattutto lo stato dell’arte di questo materiale che ben può ascriversi in questo numero di «Villaggio Globale» dedicato alla contrapposizione Vecchio/Nuovo.

La plastica è stato ed è un materiale «rivoluzionario» ovvero ha cambiato irreversibilmente ed in meglio il destino degli uomini sulla Terra. Leggero, resistente, flessibile, adattabile ha risolto molti problemi tecnici altrimenti insolubili ed ha permeato la nostra vita fino alla quotidianità più spicciola. In altri termini non ne possiamo fare a meno, piaccia o no.

L’uso massiccio, a volte eccessivo, di questo polimero ha provocato però alcuni inconvenienti che stanno mostrando tutta la loro gravità a mano a mano che passa il tempo. La sua principale caratteristica (difficilmente degradabile naturalmente) è diventata anche la sua condanna: in ogni luogo, dall’Artico all’Antartico, troviamo plastica. Plastica abbandonata, plastica vagante, plastica indistruttibile che in più di 50 anni si è accumulata in modo diversissimo in tutti i continenti e negli oceani.

L’accresciuta sensibilità ecologica ha preso coscienza del problema ed ora si sta dibattendo «cosa fare per risolvere questo micidiale impatto ambientale che ingombra l’intero Globo» anche se, a ben vedere, il problema è «culturale» ossia di educazione all’uso dei rifiuti e non si risolve con la proibizione dell’uso dei manufatti che possono diventare rifiuti (allo stesso modo, se l’approccio proibizionistico fosse corretto, poiché le discariche abusive sono piene di elettrodomestici, pneumatici e materassi occorrerebbe inibirne la produzione e l’uso per risolvere il problema…).

 

1) Degradabile… una vecchia idea

Paolo Broglio, Direttore Scientifico di Ecologia Applicata, Organizzazione Scientifica di Ricerca Ambientale. Coordinatore dello spin-off Esae dell’Università di Milano

Già dai primi anni 40 si era pensato di rendere la plastica in qualche modo «degradabile» ovvero «spezzettabile in piccoli elementi fino a scomparire». La componente psicologica legata alla «sparizione della plastica in pezzettini microscopici» ha subito, in 50 anni, un’evoluzione: da concetto «positivo» (non vedo più la plastica) a negativo (la plastica spezzettata non riesco più a raccoglierla).

Su questo concetto la comunità scientifica è abbastanza divisa ma per comprendere meglio la discussione in atto è utile elencare alcuni numeri:

– plastica prodotta nel mondo ogni anno: circa 230 milioni di tonnellate

– plastica prodotta in Italia ogni anno: circa 2 milioni di tonnellate

– plastica derivante da risorse rinnovabili prodotta nel mondo: circa 1,5 milioni di tonnellate

– plastica derivante da risorse rinnovabili prodotta in Italia: circa 70.000 tonnellate.

La plastica derivante da risorse rinnovabili attualmente rappresenta quindi lo 0,5 % del totale mentre il resto rimane di diretta derivazione olefinica.

Qualcuno vorrebbe riutilizzare le penne dei polli, mandati in discarica dai vari allevamenti, per ottenere una plastica. Il professore Yiqi Yang dell’Università del Nebraska sta infatti studiando il modo migliore per aggregare le molecole di cheratina che compongono le penne dei volatili in modo da realizzare delle termoplastiche come sono il polietilene o il polistirolo. Con la differenza che sarebbero biodegradabili in tempi stretti.

La lista dei materiali inconsueti che in tempi futuri costituiranno la struttura della nuova plastica si allunga sempre più. La Nec sta lavorando sugli anacardi. Altri su barbabietole e alghe. L’obiettivo di tutti è produrre una plastica durevole e resistente, realizzata in gran parte con materiale vegetale ma non usato nel consumo alimentare. L’azienda giapponese ha studiato 100 diverse strutture molecolari e alla fine ha trovato la soluzione negli scarti di uno snack popolare nel paese.

Nel 2013 partirà la produzione di massa di questa plastica verde ma la questione è sintetizzata nella seguente domanda: quanto «territorio occorrerebbe» per produrre 230 milioni di tonnellate di plastica? Gli esperti in agraria hanno già risposto: 100 Terre interamente coltivate!

Per le associazioni di produttori, come la Bioplastic Council, la bioplastica significa una plastica che sia derivata da materiali biologici non fossili oppure che sia biodegradabile o in alcuni casi entrambe le cose. Anche perché una plastica non è «verde» solo perché viene fatta da risorse rinnovabili. Amy Landis lo ha scritto in uno studio pubblicato su «Enviromental Science & Technology», «Il fatto che dei prodotti derivano da piante non vuol dire che siano verdi».

Il polietilene che viene dal Brasile, prodotto da bioetanolo, è certificato come verde e di origine naturale, ma non biodegrada naturalmente ed inquina l’ambiente. I biopolimeri costituiscono meno dell’1% dei 230 milioni di tonnellate di plastica prodotti e consumati globalmente in un anno.

È, tuttavia, un mercato in espansione. L’interesse arriva anche dalle multinazionali alimentari, come la Nestlé che sta verificando l’uso di plastica derivata da alghe, o la Danone, che sul mercato tedesco ha lanciato un vasetto di yogurt fatto con acido polilattico (PLa) derivato dal mais.

L’Italia ha abolito la produzione di sacchetti di plastica «non biodegradabili» dal 1° gennaio 2011, quindi molte aziende si sono mosse nel nostro paese, indipendentemente dal fatto che tale norma è oggetto di una procedura di infrazione da parte della Commissione CE, com’è noto.

La Cereplast, una start-up californiana, che prima è sbarcata a Bonen, in Germania, poi dopo essersi aggiudicata un bando di Sviluppoumbria, l’ente che promuove lo sviluppo della regione Umbria, ha annunciato di voler aprire un impianto di produzione nei pressi di Assisi, con un investimento di 10-12 milioni di euro in tre anni. A regime vorrebbe produrre 100mila tonnellate di resina bioplastica derivata da mais, frumento, zucchero, patate. Anche se sarà un ibrido tra poliolefine, materie derivanti dal petrolio, e materiali rinnovabili.

La Bio-On di Minerbio, in provincia di Bologna, produce poliestere dalla fermentazione batterica dello zucchero. In azienda si usano scarti di barbabietola e canna da zucchero, non usano solventi chimici per estrarre il polimero che alla fine è biodegradabile in acqua. Poche le aziende che hanno ottenuto simili risultati: una di queste è l’americana Metabolix.

Un altra azienda italiana è la Novamont, pioniera degli anni Novanta, che realizzò un biopolimero realizzato con amido di mais, il Mater-Bi. Ora l’azienda lavora con la seconda generazione del prodotto. La Novamont ha appena costituito una joint venture con l’Eni per realizzare un polo verde del valore di 500 milioni di euro nel sito petrolchimico di Porto Torres, in Sardegna.

Il Progetto Pro-Plasmix, promosso dall’azienda Pont-Tech di Pontedera, provincia di Pisa, insieme alla Regione Toscana, punta a riciclare plastiche povere, derivate dal consumo, come flaconi di detersivo e sacchetti, per realizzare manufatti industriali. In questo modo si riducono i rifiuti in discarica e si realizzano prodotti con costi inferiori rispetto all’utilizzo del materiale vergine. La Piaggio la usa per fare bauletti e pedane degli scooter.

È palese che il vero problema della plastica è rappresentato dai 230 milioni di prodotti immessi nell’ambiente (habitat urbano e non) a livello mondiale ed è in tale direzione che occorre volgere la nostra attenzione pur non trascurando la ricerca verso plastiche derivanti da coltivazioni arboree marginali non alimentari come la canna comune (Arundo donax) o scarti di lavorazioni altrimenti inutilizzabili.

2) Il ruolo degli additivi

Paolo Broglio, Direttore Scientifico di Ecologia Applicata, Organizzazione Scientifica di Ricerca Ambientale. Coordinatore dello spin-off Esae dell’Università di Milano

Sebbene «vecchi di concezione» e messi a punto nell’ottica di intervenire sulle resine poliolefiniche per rendere incisivo l’intervento ecologico a livello mondiale, sono apparsi gli additivi ovvero prodotti che miscelati ai diversi polimeri di derivazione petrolifera rendono le plastiche degradabili e biodegradabili. Alcuni ricercatori1,2 sostengono che questi prodotti permetterebbero un reintegro delle molecole di carbonio presenti nelle plastiche tradizionali nei cicli biogeochimici in tempi più o meno medio-lunghi anche se si sono raggiunti lusinghieri risultati anche in tempi brevi (uno/tre anni).

Gli additivi non sono stati mai considerati, fino ad ora, una risorsa per il miglioramento della qualità dell’ambiente ma vissuti come «escamotage o truffa» per far passare come ecologiche plastiche che (secondo il giudizio di politici, giornalisti e di alcuni tecnici non sufficientemente preparati o difensori ad oltranza di interessi di parte) di fatto non lo sono3.

In quest’ottica in Europa e in Italia in particolare sono state prese posizioni incredibilmente ascientifiche e volutamente si è fatta confusione al fine di non far percepire la realtà del problema: il 99% delle plastiche sono di derivazione petrolifera la cui sostituzione con risorse rinnovabili è ecologicamente impossibile oltre ad essere eticamente discutibile.

A questo riguardo, due dati su tutti.

  1. Il dott. Marco Pagani ha dimostrato che vi è un’assoluta equivalenza tra due «biobottiglie» (ossia, prodotte dal mais) e un pasto per un africano); due «biobottiglie» equivalgono a cinque sacchetti da asporto per la spesa (per intenderci, quelli oggetto della normativa italiana di cui si è detto prima).
  2. La Banca Mondiale ha rilevato un aumento consistente dei prezzi dei prodotti alimentari, in particolare del mais; stime affermano che il costo del cibo raddoppierà entro il 2030; notizie più precise sull’argomento sono presenti in Rete.

Una volta fatta chiarezza su questo punto occorre decidere cosa si vuole fare e cosa si può fare.

Le plastiche (praticamente tutti i polimeri) sono riciclabili ovvero è possibile «rigranularli» e miscelarli al polimero vergine sine die. Il problema è rappresentato dalla necessità di separarla per tipologia (polietilene con polietilene, polipropilene con polipropilene, etc.). Una raccolta ultra differenziata risolverebbe il problema in tutto il mondo. Semplice? Apparentemente, poiché in pratica tutto ciò non avviene. Tradizioni culturali sbagliate, pigrizia, scarsa percezione «degli altri», disorganizzazione, scarsità di mezzi di raccolta e separazione e povertà di risorse economiche rendono difficile questa semplice tecnica. In Italia il consorzio del riciclo obbligatorio della plastica (Replast), che vive del «contributo obbligatorio» insito in tutti i manufatti/imballaggi di plastica, opera in regime di monopolio affidando la lavorazione (separazione per tipologia) di questo materiale (scartato come spazzatura) a centri di raccolta territoriali per poi venderlo sul mercato al miglior offerente tramite aste pubbliche. La plastica quindi anche in Italia viene riciclata sia con la valorizzazione come combustibile sia attraverso il recupero per tipologia.

La Cina sta, forse, risolvendo il problema a modo suo: prende tutte le plastiche «spazzatura» mondiali, le importa, le tratta (malamente) e le riutilizza per realizzare prodotti a basso prezzo di pessima qualità (vedi Report del 20 novembre 2011); l’aspirapolvere Cina riesce addirittura a far mancare materia prima alle poche aziende italiane che riciclano la plastica.

La plastica è anche un combustibile concentrato e potrebbe essere usato per alimentare caldaie o forni. Anche in questo caso esistono delle difficoltà (superabilissime) per trasformare i polimeri in RDF (Refuse Derived Fuel). L’elevato Potere calorifico Superiore deve essere in qualche modo inibito con l’aggiunta di altri prodotti (possibilmente rifiuti anch’essi) per avere un combustibile quasi tradizionale. La presenza di Pvc (Poli Vinil Cloruro) nei rifiuti di plastica renderebbe problematica la sua combustione in quanto precursore della Diossina di triste memoria.

Ovviamente sarebbe sufficiente raccogliere, a parte, la plastica Pvc e trattarla diversamente ma anche in questo caso si pone il problema evidenziato prima: non siamo sufficientemente impegnabili nell’applicare le buone pratiche in modo generalizzato e ripetitivo.

Del resto, affrontare il problema della plastica con il solo riferimento al compostaggio è un modo fuorviante e parziale di approcciare il problema: basta ricordare che la normativa CE vigente (Direttiva 94/62) prevede, per la plastica, sia il riutilizzo, sia il riciclo, sia la produzione di energia, sia il compostaggio; scegliere di affrontare solo una delle quattro alternative fa bene alle multinazionali, ma male alla verità e all’umanità.

Bibliografia

1 Biodegradation of thermally-oxidized, fragmented low-density polyethylenes. Emo Chiellini, Andrea Cortia, and Graham Swift. Polymer Degradation and Stability 2003; 81; 341-351

2 «Oxo-biodegradable carbon backbone polymers – Oxidative degradation of polyethylene under accelerated test conditions». Polymer Degradation and Stability, Elsevier. March 27, 2006 .Chiellini, E, Corti, A,Antone,S.D. And Baciu, R.

3 Affermazione della dott.ssa Saddocco, Stazione Sperimemntale Cellulosa e Carta-Milano, durante il Convegno Biopolpak a Parma (15-16 aprile 2010).

 

3) La trasformazione in ammendante

Paolo Broglio, Direttore Scientifico di Ecologia Applicata, Organizzazione Scientifica di Ricerca Ambientale. Coordinatore dello spin-off Esae dell’Università di Milano

Aspettando che la Cina si adegui alla «correttezza ecologica ed economica mondiale» la ricerca scientifica prova altre strade: per esempio la trasformazione della plastica in ammendante con produzione di CO2 e acqua a mezzo compostaggio o a mezzo «terreno naturale».

Fermi nel principio che la plastica dovrebbe essere (oltre che riciclabile) «biodegradabile» (ovvero trasformabile in anidride carbonica e acqua a mezzo di reazioni biochimiche effettuate da microrganismi aerobi o anaerobi in condizioni idonee4 in tempi inferiori a cinque anni5) la ricerca ha messo a fuoco due strade diverse: biodegradazione in due passaggi (prima degradazione e poi biodegradazione), biodegradazione diretta (un passaggio solo). La differenza è notevole.

Nel primo caso (oxo-degradabili) si arriva all’attacco da parte dei microrganismi (che avviene in genere quando la molecola presenta un peso molecolare inferiore ai 5.000 Dalton)6 dopo aver sminuzzato, degradato la molecola per via chimica ossidativa introducendo nel polimero altre molecole in grado di reagire a forti stimoli fisici ( es. calore, UV, forte ossidazione) che innescano reazioni demolitorie fino a ridurre le molecole di carbonio a «misura di attacco batterico o fungino».

Nel secondo caso (prodegradanti) vengono introdotte nel polimero molecole principalmente organiche in grado di agire contemporaneamente in tutta la molecola quando a contatto con i cataboliti batterici realizzando una «rottura multipla» rendendo disponibile il carbonio di origine olefinico «da subito» senza la necessità di passare da una prima fase di craking.

Nell’uso pratico questa differenza risulta fondamentale; i prodotti realizzati con gli oxo-degradanti devono essere protetti dagli agenti innescanti pena l’avvio della disgregazione molecolare mentre i prodegradanti non soffrono di questa limitazione particolarmente importante in fase di magazzinaggio.

Anche la legislatura ritiene i due approcci diversi. Nel caso degli oxo, secondo l’orientamento legislativo attualmente in vigore nella CE e un po’ in tutti i paesi industrializzati, non si tratta di biodegradabilità ma di disgregazione e quindi classificare come biodegradabili i prodotti realizzati con gli oxo è contro la legge. Evidentemente il legislatore ha ritenuto che il primo passaggio (rottura molecolare per via chimico-fisica) non sia assimilabile ad una reazione naturale di tipo biochimico e quindi sia più corretto parlare di degradazione e non di biodegradazione.

Le Associazioni Ambientaliste e alcuni Istituti di ricerca insistono anche sul fatto che gli oxo rendono la plastica non più separabile dal terreno e quindi pericolosa per l’habitat. Alcuni ricercatori anche italiani sostengono invece che una volta che la molecola viene ridotta l’attacco batterico porta ad una assimilazione del carbonio poliolefinico rendendolo di fatto disponibile alla crescita vegetale (ammendante)7.

La letteratura disponibile evidenzia disgregazione o disgregazione/biodegradazione in diversi modi.

Le norme tecniche ISO (internazionali), CEN (europee) o UNI (nazionali) hanno codificato alcuni protocolli per definire sia la biodegradabilità che la compostabilità che la disgregabilità dei materiali plastici a cui la maggioranza dei ricercatori si attiene sebbene sia corretto precisare che possono esistere altri sistemi in fase di prova (tentativi) non ancora codificati e/o riconosciuti. Il test in piastra Petri (crescita batterica su campione di plastica in terreno arricchito o meno di nutrienti/stimolanti), ad esempio, è uno di questi sistemi e spesso si osservano lavori scientifici riportanti dati interessanti ma non riconducibili ad una norma largamente accettata.

Naturalmente, queste norme tecniche nulla hanno a che vedere con le norme giuridiche, ossia con le leggi; anzi per correttezza va precisato che gli stessi enti di normazione precisano universalmente e chiaramente che gli standard sono pensati ed elaborati per un uso volontario e non per formare regole obbligatorie).

Bibliografia ( continua )

4 Affermazione generale accettata

5 Precisazione di Paolo Broglio

6 An overview of degradable and biodegradable polyolefins. Anne Ammala, Stuart Bateman, Katherine Dean, Eustathios Petinakis, Parveen Sangwan, Susan Wong, Qiang Yuan, Long Yu, Colin Patrick, K.H. Leong. Progress in Polymer Science 36 ( 2011) 1015-1049.

7 E. Chiellini, «Environmentally Degradable Plastics. An Overview» in the Proceedings of the ICS-UNIDO on Environmentally Degradable Polymers – Plastic Materials and the Environment,Doha (Qatar), March 21-25, 2000.

4 ) Superficialità dilagante

Paolo Broglio, Direttore Scientifico di Ecologia Applicata, Organizzazione Scientifica di Ricerca Ambientale. Coordinatore dello spin-off Esae dell’Università di Milano

Da quanto emerso fino ad ora appare evidente il pressappochismo dilagante in Italia sia nella stampa specializzata, nel Ministero preposto e, duole sottolinearlo, da parte di alcuni ricercatori accreditati. Attualmente l’Italia, balzata agli onori della cronaca per la messa al bando dei sacchetti di plastica (shopper) costituiti con polimeri olefinici non biodegradabili largamente utilizzati in pratica come contenitori per la spazzatura, vive un momento interlocutorio senza precise direttive.

Il reale impatto positivo si ha, come sottolineato precedentemente, intervenendo sulle plastiche tradizionali (99,5 % della produzione) ma questo non sembra interessare molto la politica preferendo interventi di ultra nicchia enfatizzati (shopper).

Anche le notizie apparse sui media sulle plastiche derivanti da «risorse rinnovabili» mostrano, in genere, la totale non preparazione scientifica dei mezzi di comunicazione veicolando notizie assolutamente fuorvianti per il comune cittadino (es. il compiacimento con cui si insiste a sottolineare come sia fantastico che la plastica sia ottenuta da mais, non rendendosi forse conto che tutto ciò provoca impoverimento a livello mondiale!). In aggiunta a tutto ciò abbiamo pesanti interferenze politico-industriali per tentare di egemonizzare tutto il mercato della plastica nazionale tentando di trasformarla (con la bacchetta magica!) tutta in biodegradabile.

Ho più volte e in altre occasioni ufficiali e pubbliche8,9 espresso il mio parere in proposito e vorrei quindi ribadire che le plastiche ad alta velocità di biodegradazione (PLA, MaterBi, Ecoflex) a base principalmente di mais modificato sono una risorsa importante, in particolar modo se vi siano aziende italiane impegnate ma che tali materiali, la cui produzione in termini di quantità è irrisoria, vanno utilizzati per scopi mirati ed importanti ad alto valore aggiunto (es. industria farmaceutica).

In questo modo si valorizzerebbero le proprietà chimico-fisico-biologiche di questi polimeri.

Quello che personalmente non riesco a capire è l’accanimento di questi produttori verso altre forme di ecosostenibilità del materiale plastico che, molto probabilmente, inciderebbero di più nel mantenere un equilibrio decente del sistema Terra.

Il conflitto tecnico-scientifico in Italia arriva anche dal punto di vista giuridico; assistiamo ad una vera drammatizzazione teatrale. Il legislatore a questo proposito, non avendo interpellato evidentemente i tecnici di settore, ha deciso che, relativamente ai soli shopper, tali manufatti dovessero essere obbligatoriamente biodegradabili non accorgendosi che la definizione si prestava a varie interpretazioni e giudizi di merito.

Il decreto ha quindi fissato la biodegradabilità (vedi definizione già esplicitata prima) come vincolo primario fissandone la riconoscibilità attraverso la rispondenza «ai criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario», afferma il famoso comma 1130 della L. 296/2006.

In realtà il nostro Ministero non ha inteso affatto attenersi al dato letterale e quindi adeguarsi alla «normativa comunitaria», costituita dalle Direttive 94/62 sugli imballaggi e 98/48 sulla formazione tecnica; intendeva adottare la definizione «biodegradabile e compostabile» per favorire lo smaltimento degli shopper usati come «raccatta immondizia» negli impianti di compostaggio industriali (al fine di contribuire alla diminuzione di questo problema per una percentuale inferiore all’1% nazionale!). In pratica, giuridicamente parlando, un buco nell’acqua!

Il tentativo ministeriale di inserire il concetto di compostabilità in aggiunta alla biodegradabilità (nella realtà obbligare i produttori di shopper ad utilizzare plastiche in grado di essere conformi alla norma UNI EN 13432 che prevederebbe il raggiungimento, attraverso il test, di una biodegradabilità maggiore del 90 % in 180 giorni, sostanziale assenza di metalli pesanti e fitotossicità nel compost risultante alla fine del test, disgregabilità del 90 % in 12 settimane) agli shopper e possibilmente estenderlo ad altri prodotti è andato a vuoto a causa della caduta del Governo Berlusconi ma rimane, latente, come obbligo «morale» continuamente sottolineato dalle Associazioni ambientaliste.

Si è utilizzato il modo condizionale non a caso. Infatti, va detto che di tale norma da un punto di vista giuridico esistono due versioni: la versione del 2000 del CEN recepita dall’EN nel 2002, unica pubblicata nella GUCE, e la versione 2005 del CEN, mai pubblicata nella GUCE e quindi inutilizzabile ai fini della verifica della «presunzione di conformità» rispetto alla 94/62, essendo chiaro e precisato più volte dalla Commissione CE che la «presunzione di conformità» è cosa ben diversa da obbligo di adeguamento a detto standard. In astratto, quindi, la verifica della presunzione di conformità andrebbe operata con riferimento ai criteri fissati nella versione del 2000 e non a quelli, che pure ho riportato sopra, presenti nella versione del 2005, ma questo solo per chiarezza.

Il concetto (apprezzabile, teoricamente e astrattamente, per quanto riguarda i soli sacchetti utilizzabili per la raccolta della spazzatura umida) trova però alcune difficoltà attuative: alcune prove eseguite su materiali (PLA e MaterBi) riportanti la dicitura conformi alla UNI EN 13432 (e quindi «biodegradabili e compostabili») non hanno passato la sola prova di disgregabilità (UNI EN 14045 o ISO 16929) rendendo nulla la conformità alla norma 1343210.

Questo banale fatto risulta di fondamentale importanza in quanto evidenzia la superficialità con cui, sino ad ora, si è proceduto su questo cammino. Se le nostre verifiche venissero confermate anche da altri Istituti si avrebbe la «prova provata» che «nessun materiale plastico ecologico» sia derivante da risorse rinnovabile sia additivato può considerarsi, alla luce delle indicazioni correnti, compostabile, vanificando così il tentativo del Ministero di incidere per l’1% (sic!) dell’intero settore italiano.

Sottolineiamo quindi alle competenti Autorità che, ad oggi, nessuna plastica potrebbe fregiarsi della caratteristica «biodegradabile e compostabile» ma solo «biodegradabile» ad esclusione di film di spessore inferiore a pochi micron (utilizzati in agricoltura) i quali sono gli unici a passare tutte le prove previste.

Cosa fare allora?

Suggeriamo a chi ha titolo per farlo di concentrarsi sul problema globale studiando meglio e di più le opportunità date dagli additivi nel campo della biodegradabilità, sostenendo comunque la specificità delle plastiche derivanti da risorse rinnovabili per utilizzi mirati e ad alto valore aggiunto, elaborando una direttiva ad hoc di concerto con le parti interessate.

A nostro avviso occorre un impegno generale ed accelerato che riguardi tutto il comparto plastica, quindi anche l’extra shopper, che preveda l’utilizzo delle plastiche additivate in tutti i settori. Il riciclo (strada primaria da perseguire) potrà essere comunque attuato con gli additivi prodegradanti che «non scadono» mentre gli oxodegradanti potranno essere utilizzati in casi particolari dove esiste la certezza di una loro futura degradazione dopo attivazione attraverso i raggi UV o il calore intenso.

Poiché le applicazioni plastiche sono tante e mutevoli sia dal punto di vista tecnologico vero e proprio che applicativo ripropongo una differenziazione della qualità biodegradabilità in quattro categorie: plastica refrattaria, plastica poco, mediamente e ottimamente biodegradabile. Questa classificazione aiuterebbe a fare chiarezza nel mercato lasciando la scelta finale ai consumatori che ben valuteranno le proposte delle aziende circa i prodotti.

In sintesi per essere incisivi e buoni ecologisti nell’ambito plastica dovremmo fare come la Cina che ricicla tutto (ma in modo ecologicamente corretto trattando le acque di processo e attivando tutti i presidi per la salute e la sicurezza del lavoro) o utilizzare questo materiale come RDF (combustibile alternativo). In attesa di essere in grado di fare altrettanto a larga scala, noi paesi industrializzati «avanzati», dobbiamo muoverci su scala globale con intelligenza e chiarezza di intenzioni evitando, se possibile, provvedimenti demagogici (es. imponendo ope legis, in Italia, la compostabilità). Oltretutto la stessa norma (UNI EN 13432), che si vorrebbe imporre oltre alla biodegradabilità agli shopper e ad altri manufatti, sembra non riesca ad essere rispettata, nella sua interezza, da nessun tipo di plastica ecologica all’infuori di film sottilissimi usati in agricoltura.

Gli additivi sembrano essere ad oggi la migliore invenzione esistente sul mercato per rendere questo materiale veramente ecosostenibile sebbene ci siano sostanziali differenze all’interno di questa categoria (es. alcuni sono riciclabili altri no).

In ogni caso dobbiamo procedere in avanti e contribuire al massimo se non alla risoluzione almeno al contenimento di questo problema, che andrà sempre e comunque affrontato nel rispetto della salute dell’uomo (vero grande assente del dibattito e della formazione tecnica).

La scienza e la tecnologia hanno già dato risposte e soluzioni; attendiamo alla prova dei fatti chi è preposto a tali decisioni!

” Quest’articolo è stato realizzato con il supporto giuridico dell’avv. Alberto Tedeschi “

Bibliografia (fine)

8 I biopolimeri e le plastiche additivate: biodegradabilità, degradabilità e compostabilità. Concetti di base, confronti e legislazione. Il caso dell’additivo ECM MasterBatch Pellets. Paolo Broglio. Congresso delle materie plastiche – 23 ottobre 2008 – Milanofiori (Assago) MI

9 Confronto di biodegradabilità tra polimeri additivati e non, utilizzando il protocollo UNI EN 14855 – Determinazione della biodegradabilità aerobica ultima in condizioni di compostaggio controllate. Paolo Broglio, Elena D’Adda e Simona Ramponi. Biopolpack 1° Congresso Nazionale sugli imballaggi in polimeri biodegradabili. Parma. 15-16 aprile 2010

10 Test di disintegrabilità (UNI EN 14045) su substrati plastici marchiati conformi a UNI EN 13432 (biodegradabile e compostabile). Paolo Broglio, In print

a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Indagine Censis sui costi della Sanità ( Famiglie d’Italia Salute news )

marzo 16, 2012

Sanità, i tagli pesano sugli italiani Spesa privata sempre più alta

Nel periodo 2007-2010 i cittadini hanno dovuto pagare 30,6 miliardi di euro (+8 %) per curarsi privatamente.. Il gap tra bisogni sanitari e soldi pubblici destinati a questo è stimato in 17 miliardi nel 2015

Proteste contro i tagli alla Sanità pubblica 

ROMA– Spesa pubblica sempre meno adeguata ai bisogni sanitari dei cittadini, spesa privata sempre più alta. Il risultato è che i cittadini spendono molto di tasca propria per la salute: 30,6 miliardi di euro, +8% nel periodo di crisi 2007-2010. E’ lo scenario che emerge dalla ricerca del Censis ‘Quale futuro per le risorse in sanita’? Quale sanità dopo i tagli?’, presentata oggi a Roma.

Secondo l’indagine, è stimato in 17 miliardi di euro nel 2015 il gap cumulato totale tra le risorse di cui ci sarebbe bisogno per coprire i bisogni sanitari dei cittadini e i soldi pubblici che presumibilmente il Servizio sanitario nazionale avrà a disposizione. Poche risorse pubbliche rispetto ai bisogni reali, con tagli inevitabili ai servizi.

Emblematico è il caso della spesa per i farmaci, con un taglio del 3,5% della spesa pubblica e un incremento della spesa privata del 10,7% nel triennio 2007-2010. Per le famiglie aumenta il peso dei ticket sui farmaci (a fine anno si supererà di molto il miliardo di euro) e, se non verranno aboliti, arriverà presto la stangata dai ticket su diagnostica, specialistica e pronto soccorso, che unita a quella sui farmaci sarà un nuovo salasso stimabile in 4 miliardi di euro.

Secondo il rapporto, l’aumento della spesa privata non dipende solo dalle recenti manovre di bilancio. “Ci sono settori dalla copertura pubblica da sempre giudicata inadeguata, come l’odontoiatria, con il 95% della spesa a carico dei privati, quasi 12 miliardi di euro

l’anno. Al moltiplicarsi dei piccoli disturbi, le persone cercano risposte rapide, molto spesso a spese proprie, per continuare a svolgere le funzioni quotidiane in famiglia e al lavoro”.

Dall’indagine del Censis emerge che sono milioni gli italiani afflitti da piccole patologie: 19,3 milioni soffrono di ricorrenti dolori muscolari, articolari o di altro tipo (1,4 milioni di giovani, con meno di 30 anni, e 7,6 milioni di anziani); 18,7 milioni hanno problemi alla vista (dalla miopia alla presbiopia, all’astigmatismo: 2,4 milioni sono giovani); 10,7 milioni di persone soffrono di allergie (2,3 milioni sono giovani); 10,6 milioni tendono a ingrassare troppo; 9,1 milioni hanno emicranie frequenti; 9 milioni hanno difficoltà a prendere sonno o soffrono di insonnia.

Di fronte ai tanti piccoli disturbi e a sintomi non gravi, il 39% degli italiani consulta subito il medico di base, il 31% tenta di curarsi stando a casa (con riposo, alimentazione corretta, eccetera) e il 15% assume qualche farmaco che in altre occasioni si è rivelato efficace. Un altro esempio di spesa privata è quella per i medicinali non convenzionali, pari a 1,7 miliardi di euro l’anno.

Peggiora la qualità della sanità, soprattutto nelle Regioni dove i tagli sono maggiori. Lo sottolinea la ricerca del Censis, secondo cui per il 31,7% degli italiani il Servizio sanitario della propria Regione è peggiorato negli ultimi due anni (lo pensava il 21,7% nel 2009), per il 55,3% tutto è rimasto uguale a prima, e solo per il 13% c’è stato un miglioramento (ne era convinto il 20,3% nel 2009). I cittadini che parlano di un peggioramento sono il 18,7% in più di quelli che avvertono un miglioramento.

Nel Mezzogiorno (38,5%) e al Centro (34,2%) sono più alte le percentuali di persone che lamentano un peggioramento della sanità. Nelle Regioni con Piano di rientro, più del 38% degli intervistati afferma che la sanità è peggiorata nei due anni precedenti e solo meno dell’8% dichiara che è migliorata (con un saldo tra miglioramento e peggioramento molto negativo, pari a -31%).

Nelle Regioni senza Piani di rientro i cittadini che parlano di un peggioramento sono il 23,3%, mentre per il 19,4% c’è stato un miglioramento. La sanità, rivela il Censis, peggiora dunque nelle Regioni in cui i Piani di rientro hanno imposto controlli rigidi della spesa e tagli a servizi e prestazioni: in queste Regioni si spende meno rispetto al passato, ma per ora non si spende meglio.

by NotiziarioItaliano.IT  (  Fonte Repubblica )

Famiglie  d’Italia

Green economy actions ( Econota 79 )

marzo 9, 2012

Azioni concrete per la green economy

Quasi 13.000 Mw fotovoltaici risultano in esercizio al 22 gennaio 2012, oltre 4.000 in più rispetto agi 8.000 inizialmente previsti dal Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili. Ciò vuol dire che a inizio febbraio, attraverso il conto energia, sono entrati in esercizio circa 327.000 impianti fotovoltaici

Carlo Ciminiello ( fonte: Villaggio Globale )

«Di rado un’importante innovazione scientifica si fa strada convincendo e convertendo progressivamente i suoi oppositori; quel che accade, è che gradualmente gli oppositori scompaiono e la nuova generazione si familiarizza con l’idea sin dalla nascita». Ha esordito così, citando Max Planck, Alfonso Gianni, Direttore della Fondazione Cercare Ancora, in occasione ieri della presentazione presso la Fiera del Levante di Bari, del rapporto sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nelle regioni del Mezzogiorno.

Nell’introduzione Alfonso Gianni ha posto l’accento sulla dipendenza energetica dall’estero del Paese Italia, una mancanza di autonomia che ci rende succubi di fattori finanziari e geo-politici, che in momenti di crisi, aggravano in maniera decisiva l’economia nazionale.

Dal Rapporto, curato da Roberto Ferrigni e Pasquale Stigliani, si evince come il concetto di salvaguardia dell’ambiente non riesca ancora del tutto a radicarsi nella nostra società, un concetto che prima di «approdare» nelle soluzioni fissate dai protocolli mondiali debba partire dalla vita quotidiana di ogni singolo cittadino.

Affermazioni e visioni futuristiche leggermente pessimistiche sono state, però, accompagnate da alcuni confortanti dati, come i quasi 13.000 Mw fotovoltaici che risultano in esercizio al 22 gennaio 2012, oltre 4.000 in più rispetto agi 8.000 inizialmente previsti dal Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili, che indica le strategie per onorare gli impegni che l’Italia ha assunto come membro dell’Unione europea. Ciò vuol dire che a inizio febbraio 2012, attraverso il conto energia, sono entrati in esercizio circa 327.000 impianti fotovoltaici. Inoltre, già oggi, le regioni del Mezzogiorno rivestono una parte importante della produzione di energia elettrica da Fer (Fonti di energia rinnovabile). Secondo i dati Terna, nel 2010 le regioni meridionali hanno prodotto 19.830 Gwh su una produzione nazionale rinnovabile pari a 76.964 Gwh. In modo particolare la Puglia, che ha raggiunto il 5% della produzione, con Foggia che detiene il primato con il 2,4%, grazie al notevole contributo dell’eolico. Dati, questi, che fanno ancora ben sperare per il futuro.

Un’importante soluzione green che è emersa dal dibattito, è quella dell’installazione delle cosiddette smart grid, o griglie intelligenti, reti di informazione che affiancano la rete di distribuzione elettrica, per evitare i diffusissimi sprechi energetici, ridistribuendo gli eventuali surplus di energia in altre aree.

A sostegno della leadership della nostra regione nel campo delle fonti rinnovabili, è intervenuto il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il quale, ancora una volta, ha esposto il suo impegno a favore di un’economia e una gestione del territorio pro-ambiente, spesso sostitutiva della mancanza di direttive statali.

Il Governatore, a supporto delle proprie idee, ha dichiarato di voler evadere definitivamente dalla «dittatura» dei combustibili fossili, adottando un regolamento che faccia dotare ogni edificio della città di Bari, di pannelli solari, un tipo di fonte energetica assolutamente non inquinante, naturale e con costi recuperabili nel giro di pochi anni. Un’affermazione forte e coraggiosa.

Per correre più velocemente dell’orologio climatico, bisogna che dalla green economy si passi alla greening the economy, ovvero a una trasformazione dell’economia e a una nuova concezione della crescita che, abbandonando il vecchio parametro quantitativo con cui veniva misurata, possa essere valutata e apprezzata per il suo aspetto qualitativo.

 

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Muzzicycle, la bicicletta che viene dai rifiuti

Arriva dal Brasile la eco-bicicletta ( 140 dollari ) messa a punto da Juan Muzzi, interamente costruita con varie tipologie di plastica recuperata, ma capace di garantire flessibilità e stabilità

(Rinnovabili.it) – Che succede se tutti i rifiuti di plastica vengono impiegati per costruire una bicicletta? Succede che da una parte c’è un’impresa che lavora e cresce, dall’altra un ambiente più sano e pulito. L’idea nasce in Brasile e ad avere questa grande intuizione è stato Juan Muzzi, un uomo che in molti definiscono un artista e un inventore, che ha iniziato a raccogliere bottiglie e altri scarti in plastica per le strade di San Paolo, per poi assemblare tutto il materiale “recuperato” e dargli la forma di una bicicletta: la Muzzicycle. La due ruote messa a punto da Muzzi si ispira alla struttura ossea del corpo umano ed ha per questo una struttura flessibile e leggera allo stesso tempo, oltretutto priva di saldature. Elemento distintivo è il telaio monopezzo creato da Muzzi: costituito da pareti spesse, ma vuote al loro interno, è difficile da piegare o da rompere proprio grazie alla miscela di plastiche riciclate da cui è costituito.

La novità è che, iniziata come una sfida rimasta però allo stato prototipale a causa dell’assenza di finanziatori, oggi il Sig. Muzzi è riuscito ad ottenere un ingente finanziamento da una banca Uruguaiana, potendo avviare così la produzione in serie. Un mezzo due volte amico dell’ambiente, dunque, che attualmente è possibile acquistare su internet a circa 140 dollari. Sul sito dedicato è possibile monitorare un contatore che informa in tempo reale sulle bottiglie di plastica recuperate, attualmente 15.840.600, che sono state trasformate in 132.000 biciclette, con risparmi notevoli in termini di emissioni.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Medico-manager per la soluzione ai problemi del sistema ospedaliero ( Famiglie d’Italia Salute news )

marzo 7, 2012

Cari amici, per la rubrica Famiglie d’Italia Salute news oggi vi proponiamo un interessante post scritto da Roberta Ragni e pubblicato da wellMe.itnel quale si informa come la modernizzazione nel sistema ospedaliero possa portare a migliorarne il servizio abbassandone i costi… almeno si spera.

Come cambiera’ la medicina di famiglia: ecco il medico-manager

Riorganizzare la medicina di base? Presto diventerà una vera e propria esigenza e non solo un motivo di dibattiti tra esperti.

Ci saranno nuovi modelli di medicina territoriale e nuove forme di aggregazione dei medici di famiglia, che permetterebbero di migliorare i servizi erogati ai cittadini. Ma, con l’aumentare della longevità e del numero di malati cronici, da anni si parla di una nuova figura, su cui si puntano tutte le speranze: è il medico-manager.

 

La Lombardia lo ha già scelto con il progetto CReG, ovvero Chronic related groups, che sta tentando di riorganizzazione la medicina del territorio con rimborsi anticipati per l’assistenza extraospedaliera in cambio della continuità terapeutica, che rimborsano l’intero pacchetto di cure effettuate fuori dall’ospedale per diverse malattie croniche. Alla sperimentazione in cinque Asl (Bergamo, Como, Lecco, Milano Città, Milano 2 Melegnano), hanno aderito 399 medici di medicina generale associati in cooperativa.

Cardine del progetto è l’individuazione di un soggetto (un “provider“) che dovrà prendersi la responsabilità di tutto il percorso terapeutico: dalle visite ambulatoriali agli esami specialistici; dalla fornitura dei farmaci, alle protesi e ai presidi, come per esempio l’ossigeno. La spesa di tutto ciò? 1.100 euro è la spesa media per ogni paziente della CReG, con minimi da 823 euro per l’ipertensione associata a malattia alla tiroide, e picco di 34 mila euro per l’insufficienza renale cronica con dialisi.

Ma su questa scelta la polemica impazza nel mondo dei camici bianchi. Alcuni medici lamentano il loro scarso coinvolgimento nei percorsi di cambiamento che sembrano imposti solo da logiche di contenimento dei costi. Carlo Lucchina, direttore generale Sanità della Regione Lombardia, respinge l’accusa di voler risparmiare sulla pelle dei malati. Eppure, quando si dà un’occhiata ai conti dei tecnici il risparmio appare evidente: sarà di un miliardo e mezzo di euro di spese in meno nel giro di tre anni.

Siamo sicuri che questo sia ciò che serve al paziente? Ed è questo il modo in cui il medico vuole esercitare la sua professione? Insomma, il dubbio sul fatto che il medico-manager sia davvero la soluzione ai problemi del sistema ospedaliero, o se si tratti di una figura per badare più ai conti che alle necessità delle persone, resta.

Forse la medicina necessita prima di tutto di una profonda trasformazione del rapporto medico-paziente che dovrebbe fondarsi anche sul dialogo e sull’ascolto, visto che, in termini pratici, è fatta da un incontro tra due persone, il paziente e il medico.

Roberta Ragni  ( fonte  wellMe.it )

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Bioeconomia,l’Europa ci crede ( Econota 78 )

febbraio 29, 2012

Nuova sfida europea, tempi maturi per la Bioeconomia

Muove già, di fatto, circa 2.000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentare, della produzione di pasta di carta e carta, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica

La Commissione europea ha pubblicato la strategia europea per supportare una crescita sostenibile attraverso un rafforzamento della bioeconomia (EC, 2012. «Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe»). Per bioeconomia s’intende un’economia basata sull’impiego di risorse biologiche per la produzione di alimenti, mangimi e combustibili per la produzione industriale ed energetica. L’avvio di una bioeconomia a larga scala può significare, per l’Europa, creare nuova occupazione, avviare la crescita economica nelle aree rurali, lungo le coste e nelle aree industriali provate dalla attuale crisi economica, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e aumentando la sostenibilità economica e ambientale della produzione primaria e dei processi industriali.

Il piano d’azione messo a punto dalla Commissione è basato su un approccio intersettoriale e sull’obiettivo di favorire la nascita di un’economia a emissioni ridotte, conciliando le esigenze di sostenibilità nell’uso delle risorse biologiche per fini produttivi con la tutela della biodiversità e dell’ambiente. I tre aspetti chiave della strategia riguardano lo sviluppo di nuove tecnologie e processi produttivi ispirati alla bioeconomia; lo sviluppo di nuovi mercati in diversi settori interessati e l’avvio di una collaborazione più ampia tra i responsabili politici e le parti interessate. In un’intervista Máire Geoghegan-Quinn, commissaria Eu responsabile per la Ricerca, l’innovazione e la scienza, afferma che l’Europa è ormai matura per passare a un’economia «post-petrolio», dove un più ampio utilizzo delle fonti rinnovabili è una necessità ma anche un’opportunità. Questo processo può essere favorito attraverso la ricerca e l’innovazione, elementi chiave per la protezione dell’ambiente, la sicurezza energetica e alimentare e la futura competitività dell’Europa.
La Commissaria ha però affermato che l’Europa si mostra troppo lenta a recepire le grandi sfide dello sviluppo e che spesso le azioni politiche in questo senso risultano isolate. Una scommessa come quella lanciata dalla strategia europea per la bioeconomia, invece, richiede un quadro di riferimento più forte ed organico, che coinvolga contemporaneamente il mondo scientifico, quello politico e quello imprenditoriale. I fondi pensati per sostenere la strategia europea fanno capo a filoni di finanziamento come la politica agricola comunitaria, il programma di ricerca «Horizon 2020» e altri programmi comunitari e nazionali.
La strategia europea per la bioeconomia segue l’Agenda messa a punto dall’Oecd nel 2009 (Oecd, 2009. The Bioeconomy to 2030: designing a Policy Agenda) in modo originale. L’Agenda dell’Oecd, infatti, è tarata sul ruolo che le biotecnologie (applicate agli ambiti di tipo agricolo, sanitario e industriale) possono giocare nel lanciare a livello mondiale una bioeconomia condivisa. La Commissione europea, invece, facendo seguito al lungo dibattito e al percorso effettuato negli ultimi anni sulla strada della sostenibilità, vede la bioeconomia in un contesto più vasto, dove trovano spazio la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la riduzione dalla dipendenza dalle risorse non rinnovabili, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la competitività europea per creare e mantenere nuovi posti di lavoro.

La visione europea della bioeconomia ha, quindi, un carattere più globale e coerente, che prevede aspetti politici, investimenti in conoscenza, innovazione e incremento di capacità, nuove infrastrutture e strumenti, una governance partecipativa basata su un dialogo informato con la società. L’applicazione di questa strategia, che prevede tra l’altro aspetti controversi come quelli, ad esempio, legati alla produzione dei bio-carburanti, richiederà senza dubbio un notevole impegno a livello politico, economico e sociale.

 È bene però ricordare che la bioeconomia in Europa muove già, di fatto, circa 2.000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentare, della produzione di pasta di carta e carta, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica. Si prevede che l’attuazione della strategia europea sulla bioeconomia possa moltiplicare tale valore di un fattore dieci entro il 2025.

 ( da Villaggio Globale-Fonte: Enea-Eai)

 

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Ricercatori del MIT trovano un modo per utilizzare l’erba tagliata come pannelli solari (di Mark Boyer )

 

Generare energia solare a casa miscelando erba tagliata con sostanze chimiche poco costose? Questo è esattamente quello che il ricercatore MIT Mershin Andreas ha trovato per caso. Lo scienziato dice che creare una cella solare potrebbe essere semplice come la miscelazione di qualsiasi materiale organico verde (erba tagliata, rifiuti agricoli) con un sacchetto di sostanze chimiche e adagiare il composto ottenuto su un tetto. Una volta migliorata l’efficienza del sistema  Mershin, questo tipo di tecnologia solare potrebbe fare energia a basso prezzo rendendola disponibile in luoghi rurali e paesi in via di sviluppo dove le persone non hanno accesso all’energia Qui a Inhabitat, noi abbiamo seguito biophotovoltaics — dispositivi che generano energia dalla fotosintesi — e anche se le possibilità sono illimitate, la maggior parte della tecnologia esistente è molto costoso e lontani dal raggiungimento del mercato. In uno studio pubblicato nel rapporti scientifici, Mershin e i suoi colleghi ricercatori hanno creato un processo di “dirottare” PS-sono molecole che sono responsabili per la fotosintesi. Come Mershin spiega in questo video, al fine di ottenere queste molecole a lavorare per noi, dobbiamo estrarre la proteina che si trova al centro della fotosintesi e stabilizzare il modo che essa continua a vivere e operare in un pannello solare.

Mershin e il suo team ha sviluppato una nanostruttura in biossido di titanio, supportato da nanofili, che trasporta un flusso di corrente. Il sistema è in grado, per ora, di convertire solo 0,1 per cento dell’energia del sole in elettricità —  quattro ordini di grandezza migliori rispetto ai precedenti sistemi biophotovoltaici — ma questa percentuale dovrà essere migliorata ulteriormente prima che la tecnologia possa essere utile. La svolta ” porta la promessa di una energia solare economica ed ecologica “. Il dr. Mershin spera che tutto ciò avverrà entro pochi anni.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Dormire bene tiene lontano l’Alzheimer

febbraio 20, 2012

Famiglie d’Italia è sempre vigile e pronta ad offrirvi informazioni utili alla salute. Oggi vi propone uno studio della Washington University School of Medicine St. Louis sulle conseguenze negative di un dormire disordinato sullo sviluppo della malattia dell’Alzheimer, studio proposto da un post a firma Francesca Mancuso e pubblicato da NextMe

Alzheimer: dormire bene aiuta a prevenirlo

Il sonno fa bene alla salute e ci tiene lontani anche dall’Alzheimer. Ne sono certi gli scienziati della Washington University School of Medicine St. Louis, secondo i quali, dormire poco e male aumenta il rischio di sviluppare la malattia neurodegenerativa.

Essi hanno infatti scoperto che le persone con un sonno disturbato avevano un maggiore accumulo di placche amiloidi, ossia ammassi di proteine che sono un indicatore chiave del morbo di Alzheimer. Il team ha monitorato per 14 notti il sonno di 100 volontari sani di età compresa tra i 45 e 80. Metà di essi avevano una storia familiare di Alzheimer. Dagli esami è emerso che coloro che si svegliavano più di cinque volte all’ora avevano una maggiore probabilità di accumulo di placche amiloidi nel cervello, rispetto invece a quelli che non si erano svegliati.

Il dottor Yo-El Ju, autore principale dello studio, ha spiegato: “Un sonno turbato sembra essere associato all’accumulo di placche amiloidi, un marker distintivo della malattia di Alzheimer, nel cervello di persone senza problemi di memoria.

Sembra dunque che la perdita di sonno, o comunque un ritmo non regolare, possano influire nello sviluppo della malattia. Ma si tratta ancora di ipotesi da verificare ulteriormente. “Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare perché questo accada e se le modifiche del sonno possono predire il declino cognitivo” ha spiegato Ju. “L’associazione tra il sonno interrotto e placche amiloidi è interessante, ma le informazioni tratte da questo studio non sono ancora in grado di determinare un rapporto di causa-effetto”.

Gli autori dello studio, che presenteranno la ricerca presso l’incontro dell’American Academy of Neurology a New Orleans nel mese di aprile, hanno aggiunto che le loro scoperte potrebbero però fornire le basi per indagare se modificare il ritmo del sonno di una persona potrebbe rallentare o prevenire l’Alzheimer.

by Francesca Mancuso ( fonte NextMe )

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Pannello ibrido fotovoltaico termico H-NRG ( Econota 77 )

febbraio 11, 2012

Arriva il pannello ibrido, fotovoltaico e termico!

 

Si tratta di un pannello fotovoltaico in grado di rispondere alle esigenze domestiche di elettricità, riscaldamento, raffreddamento e acqua calda sanitaria: i moduli H-NRG, realizzati da Anafsolar, costituiscono un vero e proprio pannello ibrido fotovoltaico termico in grado di produrre simultaneamente energia elettrica ed energia termica, garantendo più energia utilizzabile rispetto ai tradizionali pannelli fotovoltaici.

 

Il modulo H-NRG oltre a convertire in energia elettrica parte dell’irraggiamento solare ha sul retro un collettore di alluminio, in grado di trasferire il calore in eccesso generato dall’irraggiamento solare e dalla corrente prodotta dalle celle fotovoltaiche a un sistema termico a circuito chiuso acqua-glicole.

 

Si può interfacciare con qualunque impianto termico e offre tre opportunità: la capacità di produrre acqua calda per le utenze domestiche; l’accoppiamento con pompa di calore per il riscaldamento e il sanitario; la capacità di abbattere la temperatura di esercizio delle celle fotovoltaiche e quindi di aumentare la produzione di kWh annui.

 

Inoltre, le pompe di calore, possono lavorare con l’inversione di ciclo anche per il raffreddamento estivo, mantenendo tutti i vantaggi rispetto alle tecnologie tradizionali.

 

In questo caso è prevista la dispersione, da parte dell’impianto pdc, del calore prelevato dall’ambiente a temperatura controllata mediante un dispersore esterno avente dimensioni sufficienti per lo smaltimento di tutta l’energia asportata. (E.L.)

 ( fonte  Rugiada Point )

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Nuova società celtica di energie rinnovabili trasforma sottoprodotti di Whisky in biocarburanti

by Brit Liggett

Il Whisky scozzese sta diventando un business verde. L’anno scorso abbiamo segnalato che l’Edinburgh Napier University aveva trasformato gli scarti  di whisky in carburante per alimentare uno speciale veicolo. Ora l’Università ha trasformato quel processo in un business chiamato Celtic Energie Rinnovabili Ltd.!

 

Celtic Energie Rinnovabili Ltd. è stata fondata da Prof Martin Tangney che è anche il direttore del centro di ricerca dell’ Università Napier che studia i biocarburanti e fu anche il primo ricercatore nello studio che ha portato alla formazione di questo nuovo business. L’obiettivo principale di Energie Rinnovabili Celtic è quello di produrre biocarburanti su scala commerciale da sottoprodotto di whisky, agendo come un sostituto diretto per la benzina. Tagney ha detto alla BBC: “L’industria del whisky di malto scozzese è una risorsa matura per lo sviluppo di biobutanolo”. Gli scarti di distillazione possono essere convertiti in biocarburanti come un sostituto diretto del combustibile fossile derivato, riducendo il consumo di petrolio e le emissioni di CO2, garantendo nel contempo e la sicurezza energetica nella patria dell’industria del whisky.

La Scozia ha fissato l’obiettivo di lavorare interamente con energie rinnovabili entro il 2020 stimolando la presenza di  imprese di “energia verde” sul proprio territorio. Celtic Energie Rinnovabili è stata fondata grazie a finanziamenti privati in parte di Adelphi distilleria. Ogni anno l’industria del whisky produce 422 milioni di galloni di borlande e 560.000 tonnellate di trebbie durante la sua produzione che generalmente vanno scartate come rifiuti. I ricercatori coinvolti dichiarano che la sostanza che producono, il biobutanolo, è il 25% più potente del bioetanolo tradizionale utilizzato nel settore automobilistico. Anche se singole distillerie come Bruichdillach hanno introdotto digestori anaerobici, sembra che Celtic  Energie Rinnovabili Ltd. possa essere la prima operazione commerciale per “ mettere il whisky in auto”.

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

Zucchero… come alcool e fumo ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 3, 2012

Oggi ci è parso utile dare spazio ad una notizia che, pur non ricevendo dai media il risalto dovutole, rivela studi e dati di una serietà fondamentale per la nostra salute. Le insidie spesso si nascondono perché celate in panni ammalianti ed apparentemente innocui: chi potrebbe pensare di paragonare i danni causati da un abuso di zucchero a quelli di fumo e di bevande alcoliche?… Sull’argomento offro alla vostra lettura un post pubblicato dal quotidiano online OGGI NOTIZIE

Zucchero pericoloso quanto l’alcool?

Washington (USA) – Lo zucchero provoca malattie e problemi alla salute quanto l’alcool. E’ un vero e proprio allarme quello lanciato negli Stati Uniti (e nel Mondo intero) da alcuni ricercatori sulla rivista britannica Nature. Secondo le ricerche scientifiche, infatti, il consumo di zucchero è cresciuto in modo smisurato in merica e, in genere, in tutto il mondo sviluppato e le conseguenze di questo abuso sono pari a quelle di alcool e tabacco.
Il consumo di elevate quantità di zuccheri (anche miscelati negli alimenti o nelle bevande gassate) provoca malattie non trasmissibili come ipertensione, diabete, malattie cardiache e cancro e, sempre secondo la ricerca pubblicata, sarebbe la causa di non meno di 35 milioni di decessi, ogni anno, più delle malattie infettive.
I ricercatori hanno dimostrato che il consumo di zucchero si è triplicato negli ultimi 50 anni e suggeriscono di non superare i 9 cucchiaini al giorno per gli uomini, e i 6 cucchiaini per le donne Una dose abbondantemente superata negli Stati Uniti dove il ​​consumo medio è stato stimato in 22 cucchiaini al giorno con un ingestione conseguente di oltre 600 calorie.
La ricerca suggerisce ai Governi di introdurre norme più restrittive sulle indicazioni nelle etichette del contenuto in zucchero e di avviare al più presto una seria campagna per la riduzione del consumo di cibo spazzatura e l’aumento del consumo di cibi sani e di verdure.
I ricercatori, forse più per attirare attenzione sul caso, hanno proposto di vietare la vendita di dolci fuori dall’orario scolastico e di ridurre al minimo il numero dei fast food nei quartieri più poveri e disagiati delle città. Là dove il consumo di “cibo spazzatura” è più alto e provoca più danni.

OGGI NOTIZIE

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Solare termodinamico ( Econota 76 )

gennaio 31, 2012

Le origini tutte italiane del solare termodinamico 

by Cesare Silvi (  Rinnovabili.it )

Dalle invenzioni di Alessandro Battagli e Giovanni Francia Pionieri all’attualità del solare termico a concentrazione.

La macchina solare di Augustine Mouchot, la più grande del tempo, esposta alla Mostra universale di Parigi del 1878 (Butti and Perlin, 1980).

Tra i pionieri italiani degli ultimi 200 anni nel campo del solare termico a concentrazione o solare termodinamico o STC (Solare Termico a Concentrazione), spiccano le figure di Alessandro Battaglia (1942 – n.d.), il cui lavoro è stato riscoperto dal GSES nel 2008, e Giovanni Francia (1911 – 1980), conosciuto come il padre delle centrali solari termoelettriche e del quale cade quest’anno il 100mo anniversario della nascita. Le loro invenzioni sono tornate di grande attualità, come vedremo in seguito, a partire dalla metà degli anni 2000. I sistemi STC sono riconducibili, in relazione alla configurazione specchi/ricevitori, a quattro tipologie, usualmente identificate con i termini: a) parabolici lineari o a trogolo; b) lineari fresnel; c) disco parabolici; d) a torre centrale.

Al fine di connotarne alcune importanti caratteristiche funzionali si propone di raggruparli anche in altre due tipologie, una prima, sistemi STC con specchi curvi, e una seconda, sistemi STC con specchi piani o quasi piani. Tale inquadramento dovrebbe essere di aiuto per una più facile comprensione di quanto si va ad illustrare di seguito.

 Il primo vapore prodotto con il calore del sole e Alessandro Battaglia (1842 – n.d.)

Nel 1878 Augustin-Bernard Mouchot (1825-1912) espose all’Esposizione Universale di Parigi la sua macchina solare, ricordata nei libri di storia per essere la prima e la più grande a produrre vapore ad alte pressioni e temperature dal calore del sole. Si trattava di un grande specchio tronco conico di circa 20 m2, che rifletteva la radiazione solare su una caldaia o ricevitore posto al centro dello stesso specchio e con questo solidale nell’inseguire il sole.

Questa macchina, che al tempo attrasse l’attenzione di tutto il mondo per il sibilo del vapore solare in uscita dalla caldaia, fu oggetto di puntuali critiche di Alessandro Battaglia (1842 – n.d.), un pioniere italiano del solare, ingegnere, riscoperto nel 2008 dal GSES. Nel 1884 le critiche di Battaglia a Mouchot, esposte nella relazione “Sul modo e sulla convenienza di utilizzare il calore solare per le macchine a vapore”, furono presentate dal fisico Eugenio Semmola durante una riunione accademica dell’Istituto di Incoraggiamento di Napoli.

Secondo Battaglia l’invenzione di Mouchot non avrebbe portato grandi risultati. A causa del movimento solidale di caldaia e specchio, sia l’uno che l’altro non potevano che avere dimensioni limitate, quindi inadeguate a raccogliere l’energia solare nelle quantità necessarie per i moderni processi industriali. Inoltre la caldaia, essendo esposta all’aria, reirraggiava verso l’esterno l’energia che lo specchio vi aveva concentrato. Per superare questi limiti Battaglia propose di separare la caldaia dallo specchio e tradusse questa sua innovativa soluzione concettuale, per la quale ricevette il plauso dell’Istituto di Incoraggiamento di Napoli, nell’invenzione del “Collettore multiplo solare”, illustrato nei disegni del relativo brevetto, registrato nel 1886 e conservato presso l’Archivio Centrale delle Stato.

 

Fig. 3 – Pianta e sezione del Collettore multiplo solare, 1886 (da Archivio Centrale dello Stato).

Non sappiamo se Battaglia abbia mai sperimentato un Collettore multiplo solare, come gli fu raccomandato dal fisico Semmola, né sappiamo se la sua invenzione fu notata da altri studiosi. 

( Constatiamo però che la “ grande vocazione Italiana alle invenzioni geniali “ rimane sempre intatta ! )

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Ricerca italiana da copertina 

 by Intelliscienza di Paola Caruso  ( fonte Nova24 – Il Sole 24 Ore )

 

Valorizziamo gli scienziati di casa nostra. Non per spirito di autocelebrazione, ma per merito. Un merito riconosciuto a livello internazionale. Se la ricerca italiana dà ottimi risultati, perché non metterla in primo piano? E’ questo che ha pensato Nature Photonics, quando ha deciso di dedicare la copertina di novembre (foto) a uno studio dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova.
«Abbiamo scoperto di essere in copertina per caso – dice Enzo Di Fabrizio, direttore del dipartimento di nanostrutture dell’Iit – quando abbiamo visto la pubblicazione». Questa è la seconda copertina in meno di due anni che Nature Photonics riserva ai laboratori di Genova. Segno che in Italia la sperimentazione scientifica cresce, nonostante gli investimenti limitati, con risultati di tutto rispetto. 
L’immagine patinata sul grigio-azzurro ha un certo appeal. «Si tratta di una copertina artistica – commenta Di Fabrizio – disegnata dai grafici della rivista e ispirata alle strutture prodotte da noi. La copertina dell’anno scorso, invece, era una nostra fotografia».

A guadagnarsi il “primo piano” è una ricerca su nuovi materiali superidrofobici (idrorepellenti), descritti da Edoardo Boncinelli in un recente articolo sul Corriere. I composti superidrofobici sono solidi e le loro superfici si comportano come le foglie di loto: non si bagnano e non trattengono nanogocce di liquido. «L’effetto della foglia di loto si vede a occhio nudo – aggiunge Di Fabrizio – quindi è facile da rappresentare con una bella immagine».

Per l’Iit questo successo scientifico è da aggiungere alla lunga lista di lavori eccellenti. A settembre, per esempio, il dipartimento di nanochimica dell’istituto ha pubblicato su Nature Materials uno studio sulla sintesi di nanocristalli “autoassemblanti”, da impiegare nel fotovoltaico. Queste nanoparticelle hanno la forma di stelle a otto punte in 3D (foto) e sono in grado di auto-organizzarsi in maniera gerarchica a formare strutture più complesse. Quando si trovano in soluzione (in determinati solventi). «In pratica, si comportano come le proteine che compongono il collagene», dice Liberato Manna, direttore del dipartimento di nanochimica dell’Iit.

 

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Spettegolare fa bene alla salute… ( Famiglie d’Italia Salute News )

gennaio 23, 2012

Sempre vigili ed attenti ad ogni notizia che possa apparire interessante, ma che spesso si perde nell’anonimato per overdose di news relative a scandali, drammi e gossip.., eccone una che, in qualche modo, svela proprio  il perché della morbosa attenzione dei lettori alle news sotto accusa. E ciò viene messo in risalto da una ricerca scientifica effettuata da esperti dell’ University of California a Berkeley (Usa) e riportata da un post edito da VitaDaMamma.com.

Il pettegolezzo riduce lo stress: spettegolare fa bene alla salute

Gossip, pettegolezzo, inciucio. Sono tanti e vari i termini con il quale viene definita la pratica del riferire a terzi il comportamento di determinate persone, comportamento che spesso irrita e, a volte, può nuocere la persona vittima della “chiacchiera”.

Ma è sempre e comunque un comportamento negativo?

A quanto pare no.

Una recente ricerca, effettuata da alcuni esperti che operano all’ University of California a Berkeley (Usa) e pubblicata Journal of Personality and Social Psychology, ha dimostrato che spettegolare può essere una pratica anti stress.

Attenzione però! Affinchè il gossip risulti benefico per la nostra salute, quest’ ultimo deve essere fatto con scopi nobili e benefici per terzi e quindi non per il semplice gusto di farlo. Ad esempio, la diffusione di notizie sulle presunte o veritiere relazioni VIP non creano alcun beneficio, al contrario, riferire la notizia ad un amico di un presunto tradimento da parte di un altro, metterebbe questi in guardia dall’ essere vittima di un comportamento scorretto, rendendoci così più soddisfatti e migliorando il nostro stato di stress.

Robb Willer, coautore della ricerca, ha così commentato tale scoperta:

“Trasmettere questa “nota di gossip” ha migliorato i sentimenti negativi dei teste e temprato la loro frustrazione. Il pettegolezzo li ha fatti sentire meglio. È come se non dovessimo sentirci in colpa e anzi potessimo sentirci meglio se “spettegolare” aiuta a prevenire altri tradimenti”.

by VitaDaMamma.com

 

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

 

 

 

 

Influenza: prevenire è meglio che curare! ( Famiglie d’Italia Salute News )

gennaio 16, 2012

 Influenza, a febbraio il picco

( fonte: Vita di Donna Community )

Un milione gli italiani costretti a restare a casa a causa dell’influenza. Negli ultimi sette giorni, nella nostra penisola, in ben 169 milasono stati colpiti da febbre, dolori articolari e disturbi intestinali.La regione più colpita il Piemonte, seconda posizione per la Campania. Mentre i bambini al di sotto dei quattro anni sembrano essere i bersagli preferiti dall’influenza.

Questi i dati forniti dall’Istituto Superiore della Sanità e il monitoraggio di Influnet prevede per il prossimo mese un aumento degli ammalti, pur registrando un “numero di casi inferiore rispetto alla scorsa stagione”.Visto l’imminente picco al quale ci stiamo avvicinando, l’invito è quello di ricorrere al vaccino per il quale si è ancora in tempo visto che agisce entro i 10 giorni.

Gli sbalzi termici ai quali siamo sottoposti in questo inverno, con le temperature che cambiano in continuazione, contribuiscono inoltre ad aumentare le forme “simil-influenzali” (raffreddore, problemi gastroenterici, faringiti).

Il presidente di FederAnziani, Roberto Messina, invita dunque a non sottovalutare i rischi dell’influenza soprattutto per le categorie più deboli. Lavarsi spesso le mani e consumare cibi con vitamina B e C, i rimedi che possono aiutare a tenere lontana l’influenza.

Prevenire è meglio che curare!

 
by Arianna Laurenti

Famiglie  d’Italia

 

Biocarburanti causa del rialzo dei prezzi degli alimenti ( Econota 75 )

gennaio 13, 2012

Il rialzo dei prezzi degli alimenti causato dai biocarburanti: la World Bank lo sapeva  di Mario Delfino  ( fonte: Blogo.it )

L’anticipazione era stata di The Guardian.

Qualche giorno dopo, è arrivato l’articolo di conferma che riporta il documento della World Bank.

Nel rapporto della World Bank, si analizza il rialzo dei prezzi dei generi alimentari. E si individua la causa principale nei biocarburanti.

Al contrario di quanto affermato dalla Casa Bianca, secondo la quale lincidenza dei biocarburanti sul rialzo dei prezzi degli alimenti sarebbe stata dell’ordine del 2-3%, il rapporto della World Bank sostiene che l’ influenza idei biocarburanti sui prezzi degli alimenti arriva al 75%.

E che l’aumento della domanda di cibo da parte di Cina ed India costituisce un fattore marginale, ai fini dell’aumento dei prezzi.

Il rapporto riporta la data dell’8 aprile 2008, ma è rimasto segreto, perché it was too hot for the Bank to handle.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Mobilità e crisi: un pieno è più caro del pranzo di Natale

( fonte: Last Minute Geek )

 

Per l’ultimo Natale abbiamo speso di più per un pieno di benzina o per il classico pranzo natalizio, magari a Km0 o con prodotti biologici? La risposta non è scontata perché abbiamo speso di più per la benzina e la stima la fa Coldiretti:

Fare il pieno ad un’auto di media cilindrata con un serbatoio di 50 litri costa ben 85 euro, un importo leggermente superiore a quello  destinato in media dalle famiglie italiane per la preparazione del pranzo di Natale.

La manovra Salva Italia perciò potrebbe essere l’occasione giusta per portare un po’ di sobrietà nei consumi di carburante e non solo per l’economia. Roma e Milano hanno già sforato più volte i limiti consentiti di PM10 con le conseguenti giornate interdette al traffico dei veicoli.

Il prezzo della benzina è alle stelle causa accise. Peraltro dal 2012 le Regioni potranno destinare una delle accise del valore di 1 centesimo per litro al sostegno del trasporto pubblico. E io continuo a chiedermi: perché non si riprende a usare massicciamente la bicicletta? perché non si ritorna a camminare a piedi?

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Ticket sanitari: i nuovi costi per il 2012 ( Famiglie d’Italia Salute News )

gennaio 11, 2012

 

 Ticket sanitari: la giungla degli aumenti  ( fonte La Vera Cronaca )

Nel 2012 gli italiani spenderanno 140 euro a testa di ticket per farmaci, analisi, visite e pronto soccorso, con una spesa totale di 4,5 miliardi. Dal 2014 arriveranno poi i nuovi ticket e la spesa per la compartecipazione arriverà a 6,6 miliardi. E’ la stima effettuata in un dossier di “QuotidianoSanità” su dati Istat, Agenas, Ministero della Salute e Regioni.
Secondo le stime, potrebbe dunque raggiungere i 4,5 miliardi di euro l’importo del ticket che i cittadini dovranno sborsare nel 2012 per le prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale. A livello procapite ciò si tradurrà in una spesa annua media di circa 140 euro a testa per i 32,4 milioni di italiani non esenti dal ticket. Ai circa 4 miliardi versati nel 2011 per farmaci, visite mediche, analisi e pronto soccorso, si aggiungeranno infatti gli introiti a regime del “super ticket di 10 euro” sulla specialistica, pari a 834 milioni, che nel 2011 è stato invece applicato solo da agosto e non in tutte le Regioni, per un importo stimato in 381,5 milioni.
Complessivamente, quindi, nel 2012 si possono ipotizzare i seguenti oneri per il ticket: 1,332 miliardi sui farmaci, spesa 2011 piú tasso inflazione; 3,214 miliardi sulla specialistica e pronto soccorso, spesa 2011, piú totale incassi del super ticket; per un totale di 4,546 miliardi di euro. A livello procapite i ticket su analisi, visite e pronto soccorso nel 2012 costeranno ai non esenti 99 euro a testa, 14 euro in piú rispetto al 2011, mentre quelli sui farmaci dovrebbero restare piú o meno inalterati rispetto al 2011, con un costo medio per i non esenti di circa 41 euro l’anno.
La maglia nera per l’aumento dei ticket sanitari va alla Campania.  Le Regioni che, come appena illustrato, hanno applicato il super ticket di 10 euro senza modifiche sono 9 e si tratta di Lazio, Liguria, Calabria, Puglia, Sicilia, Campania, Friuli Venezia Giulia, Marche e Molise. Regioni, molte delle quali gravate da problemi di deficit, che hanno cioè applicato il ticket aggiuntivo di 10 euro. Gli effetti sono stati considerevoli: il ticket massimo è passato in media da 36,15 euro a 46 euro, con punte di 70 euro per alcune prestazioni in Campania.

E’ interessante notare come le Marche avessero tentato la strada della rimodulazione in base al reddito: un tentativo vano dato che la misura non è fu mai accettata dall’ex Governo. E poi c’è invece chi il super ticket di 10 euro non l’ha proprio applicato: Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Trento e Bolzano.
Simili provvedimenti durante la crisi di certo generano sconforto nei cittadini non esenti dal ticket e per i quali il ricorso a cure e visite mediche diventerà un vero e proprio salasso.  Le regioni che infatti hanno rimodulato il ticket in base alle fasce reddituali sono soltanto cinque: Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Veneto e il sistema scelto vede un aumento medio che può variare da 0 a 15 euro a seconda della fascia reddituale, il che vuol dire che un ticket può arrivare anche a 51,15 euro (fino a un massimo di 70 euro per Tac e Rmn). In Veneto il costo aggiuntivo può essere massimo di 10 euro e quindi anche i redditi più alti pagheranno non più di 46,15 euro. In Abruzzo il ticket da 10 euro scatta solo per i redditi superiori a 36.000 euro.
Piove sempre sul bagnato, verrebbe da dire, dato che le nuove regole sanitarie colpiranno più duramente (oltre ai cittadini) le Regioni costantemente alle prese con problemi di deficit. Un vero paradosso.

 La Vera Cronaca 

by Serena Vinciguerra

Famiglie  d’Italia

MIT svela foglia artificiale che crea a combustibile a idrogeno da luce solare ( Econota 74 )

gennaio 7, 2012

 

Ricercatori del MIT appena ufficialmente svelato un dispositivo che utilizza la luce solare per dividere l’acqua in idrogeno e ossigeno. Il dispositivo si basa sulla capacità di produrre idrogeno con una tecnologia sviluppata nel 2008 ovvero una “foglia artificiale” capace di creare combustibili chimici direttamente dalla luce del sole. La cella è fatta anche da materiali comuni come il silicio, cobalto e nichel, il che significa che la “foglia” potrebbe essere potenzialmente prodotte in serie. Se questa tecnologia venisse confermata si potrebbe creare idrogeno direttamente dal sole, utilizzandolo direttamente per il trasporto, riscaldamento e, mediante celle a combustibile, per produrre energia elettrica. La cella è un wafer di silicio (simile alle celle elettriche solari) che è rivestito su entrambi i lati con  catalizzatori per l’idrogeno e ossigeno. Il team ha sviluppato un catalizzatore di cobalto tre anni fa che rilascia ossigeno quando attivato dalla luce solare. Hanno poi aggiunto uno strato di lega di zinco-nichel-molibdeno sul lato opposto di wafer di silicio, che separa l’idrogeno dall’H2O. Se mettiamo il wafer in acqua ed lo esponiamo contenporaneamente alla luce del sole avremo acqua che si divide in gas formando bolle che salgono in superficie. I gas, per essere riutilizzati, dovrnno essere separati e l’idrogeno catturato e stoccato. Questa tecnologia offre una scorciatoia per produrre idrogeno. La promessa di un’economia di energia pulita basata sull’idrogeno ha avuto uno svantaggio grande dal fatto che  necessita molta energia per dividere H2o; quindi la potenza prodotta alla fine è semplicemente un trasferimento di energia piuttosto che una nuova forma. I vantaggi dell’utilizzo di fotoni per creare idrogeno sono enormi. Un grande stagno potrebbe fare il gas che potrebbe essere convogliato fino ad una cella a combustibile per produrre energia elettrica e calore su richiesta. I ricercatori immaginano la tecnologia integrata in un minuscolo sistema quando immerso nell’acqua sotto il sole che potrebbe produrre tutta l’energia necessaria da una tipica famiglia .

by Andrew Veronika

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

   

 Honda ricrea la sua ” motore Compo ” pieghevole moto elettrica a Tokio Motor Show

 

Negli anni 80, Honda ha creato un motociclo elettrico pieghevole unico chiamato Motocompo. Ora la casa automobilistica sta aggiornando lo scooter con la sua versione di “Motor Compo” modernizzato visualizzata al Motor Show di Tokyo. La moto è inferiore a 1 metro di lunghezza e di altezza ed è dotata di una batteria rimovibile che può essere utilizzata come fonte di alimentazione di emergenza. Mentre l’originale Motocompo sembrava un piccolo falciatore, il nuovo design prende la sua stilistici dal robot di umanoide Asimo robot asimo Hondadi Honda.

by Laura k. Cowan

New entry : Le ESP  (Ecopillole  Sorridiamo un Po’ )  (da Parole Verdi )

In Giappone, la Triumph produce carburante dai reggiseni usati

 

 

Reggiseni usati per produrre carburante : èquel che fa la Triumph International in Giappone. Dai reggiseni si ottiene un refuse-paper and plastic fuel (RPF), costituito da scarti di carta, plastica e fibre. Nell’attività di trasformazione, si genera una quantità di CO2 inferiore rispetto a quella prodotta partendo dal carbone,con costi ridotti del 75%.

Dal 2009, la Triumph ha lavorato più di 200.000 reggiseni, ottenendone circa 14 tonnellate di RPF.

Che dire : forza ragazzi ! ( fonte: Blogo.it )

 

Ti manca la benzina? No problem ( se sei grasso… ) 

E’ quanto deve aver pensato il dottor Craig Alan Bittner, specializzato in liposuzione.

Il medico di Los Angeles utilizzava, infatti, il grasso prelevato dai propri pazienti per sintetizzare biocarburante per la propria macchina e per quella della sua fidanzata (un SUV Ford ed una Lincoln Navigator). Da 5 litri di grasso umano il dottore otteneva una quantità quasi equivalente di biodiesel. Il medico è finito sotto inchiesta ed è volato in Sud America per fare del volontariato in una clinica per bisognosi. Sic !

 ( fonte Blogo.it )

 

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Sperimentazione di produzione da biomassa nella laguna di Venezia ( Econota 73 )

dicembre 27, 2011

 

La sperimentazione dovrebbe essere partita a marzo 2011 su impianto da 1 megawatt. Ma non se ne sa più nulla. I risultati?

Estrarre energia dalle alghe per illuminare una Venezia ‘green’ giorno e notte. E’ questo il progetto al quale ha lavorato l’Autorità Portuale con la sua società Enave – Energia dalle Alghe a Venezia (Apv Investimenti , società finanziaria detenuta al 100% dall’Autorità Portuale di Venezia ed Enalg azienda proprietaria del brevetto in Italia).
Peccato che la sperimentazione dovrebbe essere partita a marzo … poi … il buio assoluto. Funziona? Non funziona? Il sito tace. Tutto fermo a 5 mesi fa, con l’annuncio dell’inizio della sperimentazione. Altri soldi buttati via? La sperimentazione avrebbe dovuto avere inizio a marzo/aprile grazie ad un impianto industriale a scala ridotta (un modulo di un megawatt) per verificare la risposta delle alghe lagunari.

Lo spin-off dell’Università di Milano ESAE ( http://www.esaesrl.com ), coordinato dal prof. Sparacino ha invece avviato una interessante sperimentazione sulle alghe utilizzando uno speciale bioreattore che dovrebbe essere in grado di produrre molta biomassa a costi bassissimi. In questo caso gli investimenti sono stati prossimi allo zero ( volontariato e studenti in tesi ). Due proposte diverse per tentare una via innovativa. Valutate le differenze metodologiche e decidete a chi affidare le vostre donazioni ( che vorremmo numerose ) tramite la Onlus Famiglie d’Italia.

by Paolo Broglio

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

   

Airdrop farà crescere le patate nel deserto

 

Prende spunto dall’abilità del Coleottero delle nebbie, l’eco-sistema d’irrigazione disegnato per sconfiggere la siccità anche nelle zone più aride del pianeta

 

(Rinnovabili.it) – Rendere la siccità solo un ricordo è possibile? Edward Linacre crede di sì ed intende dare una mano perche questa speranza si possa concretizzare. E ispirandosi ad uno dei migliori sistemi esistenti in natura in fatto di risparmio idrico il giovane designer ha messo a punto un dispositivo capace di trasformare aree colpite dalla siccità in fertili terreni agricoli. Per realizzare Airdrop, questo il nome dell’innovativo sistema d’irrigazione, Linacre ha studiato i Coleotteri delle nebbie, chiamati anche coleotteri del Namib, una specie intelligente che vive in uno dei posti più secchi della Terra. Con un solo centimetro di pioggia all’anno, l’insetto è in grado di sopravvivere consumando la rugiada che si raccoglie la mattina sul proprio dorso. La conformazione dell’esoscheletro di questi tenebrionidi è così efficace nella raccolta dell’umidità che ha già attirato l’attenzione di diversi scienziati e seguaci della biomimetica. La soluzione offerta da Airdrop si presenta però come un economico e verde espediente, così accattivante da aver conquistato il primo premio al James Dyson Award 2011.

Approfondite ricerche hanno rivelato durante prolungati periodi di siccità un aumento dell’evaporazione del suolo e dell’evapotraspirazione (l’acqua che dal terreno passa nell’aria per effetto congiunto della traspirazione, attraverso le piante, e dell’evaporazione diretta dal suolo) a causa delle temperature in aumento. Airdrop è stato concepito appositamente per sfruttare questo fenomeno. Nel dettaglio, una turbina incanala l’aria nel sottosuolo attraverso una rete di tubature per raffreddarla rapidamente e farle così raggiungere il 100% di umidità. L’acqua prodotta viene successivamente immagazzinata in un serbatoio interrato e pompata verso le radici delle colture tramite getti di irrigazione a goccia sotterranei. Per funzionare il dispositivo sfrutta sia l’energia del vento che quella del sole, attraverso un piccolo modulo fotovoltaico.

 

 

 

 

 

 

Il sistema include anche uno schermo LCD che visualizza i livelli del serbatoio d’acqua, della resistenza alla pressione, della durata della batteria solare e del sistema sanitario. Gli studi svolti da Linacre suggeriscono che da ogni metro cubo di aria nelle zone più aride del deserto si possono ricavare 11,5 ml di acqua. Ulteriori iterazioni del suo progetto aumenterà la resa di Airdrop. Il montepremi assegnato dal concorso, 14mila dollari, sarà destinato al collaudo ed al miglioramento del dispositivo.

AMBIENTE Acchiappanebbia e coleotteri hi-tech

La siccità si può battere anche con la fantasia. Se gli affari non lo impediscono. Come in Namibia, dove la scienza ha imparato da un insetto a catturare gocce di rugiada. Ma un’azienda ha brevettato il sistema

 by Sylvie Coyaud

Durante il terzo Forum mondiale dell’acqua che si terrà in tre città del Giappone tra il 16 e il 23 marzo, Robert Schemenauer sarà a Kyoto, allo stand di FogQuest. Bisognerà cercarlo bene, quel piccolo stand, in mezzo ai monumenti high-tech e sfavillanti delle multinazionali: lo si riconoscerà da una strana maquette in mezzo ai depliant e al bollettino dell’organizzazione non governativa canadese. Da lontano, parrà un modellino di pannello solare costruito da un bambino: fra due bastoni verticali, è tesa una rete di plastica azzurra con la parte inferiore tagliata leggermente di sbieco. In fondo alla rete è appesa una grondaia che si richiude all’estremità più bassa per formare un tubo. È un acchiappanebbie. L’idea risale almeno a duemila anni fa. Nelle Storie naturali, Plinio il Vecchio racconta che gli abitanti di un’arida isola delle Canarie salivano all’alba sulle colline vicino al mare per raccogliere la nebbia che sgocciolava dalle fronde alte e maestose dell’Albero sacro dove s’era impigliata durante la notte. Negli anni Settanta, Pilar Cereceda dell’università pontificia di Santiago del Cile e alcuni colleghi pensarono di costruire collettori di nebbia per dare acqua potabile ai villaggi costieri del deserto di Atacama. Le miniere di rame erano state chiuse, i rari pozzi erano inquinati, e sulle strade sfondate le autobotti venivano sempre più di rado a rifornire i pescatori e le loro famiglie. Le nuvole create dalla corrente fredda del Pacifico sfioravano ogni mattina, senza fermarsi, le prime pendici delle Ande, disboscate da tempo. Piantarci degli alberi sarebbe stata una perdita di tempo: su quella costa piove soltanto negli anni del Niño, e perfino i cactus crescono rachitici. Attraverso l’ambasciata del Canada, i cileni entrarono in contatto con il Centro internazionale per lo sviluppo e con Environment Canada, due enti governativi che finanziano progetti di sviluppo sostenibile nel terzo mondo. Mandarono a fare un’indagine sul campo Schemenauer, un fisico specializzato in struttura, dinamica e composizione delle microgocce di nebbia. Insieme a lui, idrogeologi, oceanografi, meteorologi e altri scienziati cileni trovarono un sito adatto alle spalle del villaggio di Chungungo, abbastanza alto perché l’acqua scorresse fino alle case, senza doverla pompare.

Con una serie di esperimenti, calcolarono le dimensioni giuste per le maglie del reticolo, identificarono materiali poco costosi e reperibili sul posto per costruire i pannelli, e infine progettarono una struttura facile da riparare. Nel 1994, a Chungungo c’erano settanta pannelli di 48 metri quadrati l’uno che raccoglievano quotidianamente in un serbatoio centrale 11 mila litri di acqua molto pulita (secondo Pilar Cereceda, tracce di iodio marino le danno un sapore leggero e gradevole, che accompagna ottimamente il pesce): 33 litri a testa per ognuno dei 330 abitanti. Oggi i pannelli sono raddoppiati, gli abitanti anche. Quando non pescano, coltivano verdure per i villaggi vicini e resta loro di che annaffiare gli alberi ripiantati sulle colline. Tutto questo per l’8% della spesa per l’acqua portata dalle autobotti. Col tempo e grazie a nuove ricerche, gli impianti rendono di più. In Oman, un Paese caldo e secco sulla punta della Penisola arabica, nel 1998 il sultano è venuto in persona a inaugurare un collettore dotato di una rete in polipropilene, più regolare e lussuosa, che in due mesi e mezzo ha prodotto in media 3.360 litri al giorno. Schemenauer non lavora soltanto nei Paesi desertici: ha svolto ricerche preliminari in Ecuador, per i collettori poi costruiti a Pululahua, a nord di Quito, dove l’acqua c’è ma è infetta, e per quelli in costruzione a Pachamama Grande, nel sud del Paese, a un’altitudine di 3.700 metri, dove l’acqua non c’è ma la montagna è sempre avvolta nelle nuvole. Ci sono molti acchiappanebbie in funzione in più di quaranta Paesi di tutti i continenti (isole Canarie comprese), ma ce ne sono soltanto quattro, sperimentali e grandi appena un quarto di quelli definitivi, sulla costa assetata della Namibia. Eppure anche qui, una corrente fredda venuta dal polo sud e tallonata dal vento porta la nebbia sulle colline brulle, non tutti i giorni come a Chungungo ma 120 giorni all’anno, in media. Abbastanza da garantire acqua per sé, per le mandrie e per gli orti ai miseri abitanti del villaggio di Soutriver. Ci sono solo quattro pannelli sperimentali, quotidianamente controllati dal personale della Fondazione nazionale per la ricerca sul deserto (insieme agli anemometri che registrano la velocità del vento, ai termometri e agli igrometri) perché mancano gli sponsor. Dicono alla Fondazione che cinquanta pannelli costerebbero 20 mila euro, e per Soutriver sono tanti. Per certi pirati stranieri della biodiversità locale sarebbero un’inezia. Il deserto della Namibia è pieno di vita. Ci sono “piante della resurrezione” che fioriscono all’improvviso se un vento propizio spinge fino a loro la nebbia del mare, studiate in tutto il mondo, per esempio all’università di Firenze. E c’è la Stenocara – un piccolo coleottero nero della famiglia dei tenebrionidi, che il vento se lo va a cercare. Ha elitre butterate che ne proteggono le ali sottostanti con una sorta di corazza chiodata. All’alba esce dal suo anfratto, piega le zampe anteriori, si solleva su quelle posteriori e si ferma in un inchino, la testa puntata verso il mare. Sulle sporgenze delle elitre, la nebbia si condensa in gocce che scivolano giù fino alle mandibole. Sembra banale, ma non lo è. Per riuscire a fissare le prime micro-gocce attorno alle quali le altre si addensano fino a formare gocce vere e proprie, più pesanti dell’aria circostante altrimenti il vento le porterebbe via, le elitre devono essere “idrofile”. E per lasciarle scorrere fino alla bocca della Stenocara, devono essere “idrorepellenti”. Come possono essere insieme impermeabili e non impermeabili? Nel novembre 2001, due ricercatori inglesi – Andrew Parker, del Dipartimento di zoologia dell’università di Oxford, e Chris Lawrence dell’unità di scienze meccaniche della società QinetiQ – hanno chiarito il mistero in un articolo pubblicato dal settimanale scientifico Nature. Con un microscopio elettronico a scansione, hanno ottenuto un’immagine dettagliata delle elitre. Sono coperte da “uno strato super-idrofobico, fatto da emisferi di cera appiattiti” disposti come tegole su un tetto, ma non in cima alle sporgenze. Parker e Lawrence hanno calcolato che il volume delle gocce, una volta agganciate, aumentava più velocemente della loro sezione trasversale. Con la formula per la prima legge di Eulero, hanno poi calcolato che, data la velocità del vento sulle coste della Namibia (media: 5 metri al secondo), data la costante gravitazionale g, la densità dell’acqua e la pendenza di 45 delle elitre, per scendere in bocca alla Stenocara le gocce dovevano avere un diametro di 5 millimetri. Esattamente quello delle gocce filmate sulla Stenocara in natura. Non paghi, hanno verificato il comportamento di acqua nebulizzata su lastre di vetro e lastre di cera tra i 22 e i 66 C. Omettiamo qui altre palpitanti vicende di laboratorio per arrivare al dunque. La QinetiQ è un’azienda privata che fa ricerca per conto della Difesa britannica. Ha ottenuto il brevetto per “la struttura della Stenocara”, da ricreare con polimeri che imitino la superficie delle elitre per “ottenere una varietà di dispositivi da produrre per la raccolta controllata di vapore, ivi compresa acqua potabile, o per l’agricoltura in regioni inospitali”. Visto che la QinetiQ ha brevettato non una propria invenzione ma un piccolo coleottero nero sottratto alla Namibia, non per sfizio si presume ma per soldi, almeno per l’Anno dell’acqua faccia la cosa giusta: regali a Soutriver i suoi dispositivi, da appendere fra due pali con l’orlo di sbieco e la grondaia sotto, nell’acchiappanebbia inventato e non brevettato da Robert Schemenauer, Pilar Cereceda e colleghi.

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Stato Sanitario del Paese: in Italia la speranza di una vita da record ( Famiglie d’Italia Salute News )

dicembre 16, 2011

 

In un periodo storico in cui le notizie ferali dominano sempre sulle prime pagine dei quotidiani nazionali, le poche belle rischiano di passare quasi inosservate… ma noi, di Famiglie d’Italia, cerchiamo di essere vigili e di non abbassare mai la guardia alla speranza per cui, quando è possibile, non ci facciamo scappare l’opportunità di tirarvi un po’ su il morale offrendovi sprazzi di positività come, ad esempio, ci proviamo proponendovi un post ben augurante pubblicato da Help Consumatori

SALUTE DEL PAESE: 20,3% ITALIANI E’ OVER 60

Il trend di invecchiamento della popolazione è dovuto sia all’incremento della speranza di vita, che pone l’Italia tra i primi paesi in Europa (78,8 anni per gli uomini e 84,1 anni per le donne), sia alla progressiva riduzione della mortalità

ROMA – È un’Italia in cui aumentano le speranze di vita, che raggiunge il traguardo storico dei 60 milioni di abitanti, ma sempre più vecchia, quella che emerge dalla Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010 presentata oggi dal Ministro della Salute Renato Balduzzi. La popolazione è profondamente interessata dal processo di invecchiamento: le persone con più di 65 anni rappresentano il 20,3% della popolazione. Il trend di invecchiamento della popolazione è dovuto sia all’incremento della speranza di vita, che pone l’Italia tra i primi paesi in Europa (78,8 anni per gli uomini e 84,1 anni per le donne), sia alla progressiva riduzione della mortalità, con riferimento non solo alla mortalità generale, che dal 1980 si è quasi dimezzata, ma anche alla mortalità infantile, che mostra un andamento del fenomeno in continua diminuzione. E se le malattie del sistema circolatorio e i tumori si confermano le principali cause di morbilità e mortalità, il progresso della medicina e l’adozione di stili di vita più salutari spiegano molti progressi, tanto che si è ridotta del 60% dal 1980 la mortalità per malattie cardiocircolatorie, e dagli anni ’90 si è ridotta del 20% la mortalità per tumori.

L’Italia è in grado di affrontare tempestivamente le emergenze alimentari, rileva il Rapporto facendo riferimento alle crisi che nell’ultimo anno si sono verificate nel settore – le mozzarelle blu, la diossina nelle uova e nelle carni suine e la contaminazione da Escherichia coli dei germogli vegetali – e alle quali «l’Italia ha reagito bene, grazie anche alle specifiche competenze di enti ed istituzioni che rappresentano una rete di protezione del consumatore italiano e di supporto alle imprese del settore alimentare interessate all’esportazione».

Numerosissimi i dati presenti nella Relazione, che per Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato rappresentano anche la conferma ad alcune criticità emerse dal Pit Salute e dall’Osservatorio civico sul federalismo in sanità curato dall’associazione.

Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, spiega: «Nella relazione ci ha particolarmente colpito il dato sulle neoplasie. Anche noi abbiamo in più occasioni sottolineato la enorme e incomprensibile differenza tra le Regioni nella prevenzione e nelle possibilità di cura: dalla radioterapia agli screening, dalla erogazione delle terapie antidolore alla assistenza domiciliare. L’effettiva utilità di questa fotografia dipenderà solamente da quanto inciderà concretamente nella programmazione sanitaria dei prossimi mesi e dei prossimi anni, che dovrebbe partire proprio dalle criticità sottolineate nel Rapporto stesso. E che dovranno ovviamente pesare anche nelle scelte di allocazione delle risorse, sia al livello centrale che regionale».

Prosegue Moccia: «Chiediamo l’istituzione di una cabina di regia ‘dal centro’ che possa governare i processi legati al federalismo in sanità, a cui partecipino a pieno titolo anche le organizzazioni civiche. Con due obiettivi chiari. Da una parte affiancare le Regioni, soprattutto quelle che hanno registrato le carenze più gravi, a partire dalla Campania. Dall’altra dare vita ad una sussidiarietà ‘al contrario': le Regioni che non riescono ad assicurare servizi di qualità vanno sì Commissariate, ma garantendo al contempo che non siano sempre i cittadini a pagare le inefficienze amministrative e puntando su personalità competenti che non rispondano a mere logiche politiche o partitiche».

fonte: Help Consumatori

 
introduzione a cura di
 
Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

Un ecosistema domestico chiamato ” Microbial Home ” ( Econota 72 )

dicembre 12, 2011

Microbial Home, un ecosistema chiamato casa

Dall’Olanda una sfida : soluzioni progettuali convenzionali per creare un modello abitativo in cui sottoprodotti non sono più rifiuti ma energia per gli altri sistemi domestici

Alla Settimana del Design Olandese ha fatto il suo debutto l’ultima evoluzione concettuale (e tecnologica) di un modello abitativo green ed energicamente autosufficiente. Il merito va alla Philips, la celebre azienda di elettronica, che per l’occasione ha presentato in anteprima la propria Microbial Home, un vero e proprio ecosistema domestico in grado di sfruttare processi biologici per abbattere i comuni sprechi domestici e convertirli in energia.  Nel progetto la casa è interpretata come un sistema integrato ciclico in cui l’output di ogni funzione è l’input di un’altra, una sorta di macchina biologica capace di filtrare, elaborare e riciclare ciò che convenzionalmente viene considerato un rifiuto come gli scarichi, le acque reflue o gli scarti alimentari.

 “I progettisti hanno l’obbligo di esplorare soluzioni che siano per natura meno energivore e inquinanti”, afferma Clive van Heerden, Senior Director of Design presso la compagnia. “Abbiamo bisogno di spingerci a ripensare completamente come funzionano gli elettrodomestici, come le case consumano energia e come intere comunità possono unire le risorse”.

 Microbial HomeAlveare UrbanoBiolightpaternoster

Il fulcro del progetto è il Bio-digester Island, un impianto che raccoglie i rifiuti solidi degli scarichi sanitari e gli scarti alimentari e li converte in metano grazie all’attività metabolica dei batteri. Il biogas risultante dal materiale organico decomposto si presta ad alimentare una serie di concept legati all’isola, come i fornelli della cucina, le luci e il riscaldamento dell’acqua, mentre il residuo dei fanghi disidratati dal digestore può essere rimosso e utilizzato come compost. “Bio” è anche il nuovo concetto di dispensa progettata come un sistema in grado di mantenere vivi gli alimenti freschi grazie a processi naturali come il raffreddamento evaporativo. Completamente integrata nel tavolo da pranzo sfrutta il calore del biometano generato dall’Isola per innescare un meccanismo di evaporazione che conserva frutta e verdura a diverse temperature.

Sulla stessa linea, il sistema di illuminazione Bio-light che sfrutta il fenomeno della luminescenza per produrre luce a basse temperature. Il progetto mostra una parete di celle di vetro contenente una coltura di microorganismi bioluminescenti capaci di una morbida luce verde; ogni cella è collegato alle altre tramite tubi in silicio per trasferire il materiale nutritivo, a sua volta ottenibile dai fanghi dal digestore. In alternativa il modulo può essere riempito con proteine fluorescenti che emettono frequenze di luce diverse.

Nello speciale ecosistema domestico non possono mancare l’Alveare Urbano e il Paternoster plastic waste up-cycler, un trita-rifiuti vivente che sfruttando le capacità di particolari miceti è in capace di scomporre e metabolizzare i rifiuti plastici “Ci vogliono diverse settimane per degradare la plastica. Nelle ultime fasi del ciclo i materiali sono esposti alla luce solare (tramite un diaframma) e all’aria permettendo al fungo di germogliare”.

( fonte: Rinnovabili.it )

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

 Giappone: i reggiseni si trasformano in biofuel

 

Una curiosa iniziativa giapponese sta suggerendo alle donne di “donare” la propria biancheria intima contribuendo così alla produzione di RPF.

( Rinnovabili.it ) La nuova tendenza per la produzione di biocarburanti ad uso industriale arriva dal Giappone, dove le donne sono state invitate a raccogliere la propria biancheria intima, primi tra tutti i reggiseni, e donarli per una causa green. Per portare avanti questo curioso progetto hanno unito le forzela Triumph International, produttrice di biancheria intima, e la Wacaol che stanno suggerendo alle giapponesi di  contribuire a salvare l’ambiente semplicemente disfandosi della biancheria che non utilizzano più.

Le due società stanno infatti raccogliendo i reggiseni e procedendo all’estrazione del metallo, della carta e del tessuto per poi trasformarli in biofuel (RPF- refuse paper and plastic fuel) adatto all’alimentazione di caldaie industriali e generatori.

La campagna ha fino ad ora raccolto 380mila reggiseni per un totale di 32 tonnellate di  RPF con un rendimento paragonabile a quello derivante dalla combustione del carbone, ma a minor costo. Il RPF può peraltro essere prodotto partendo da diversi materiali di scarto tra cui carta plastificata, pellicola e PET. Oltre a raccogliere la biancheria in Giappone la Wacaol ha esportato l’iniziativa nei suoi negozi di Taiwan attraverso il programma che, oltre a rappresentare un’iniziativa di riciclaggio e raccolta differenziata, si sta trasformano anche in un beneficio ambientale.

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

Il deserto dopo il mais ( Econota 71 )

dicembre 2, 2011

Duemila litri d’acqua per un litro di carburante ,e, per un pieno della nostra auto… l’equivalente per nutrire una persona per un anno intero. Da uno studio dei ricercatori Università del Minnesota.

Il deserto dopo il mais per… carburanti

L’eccessivo uso di fertilizzanti e fitofarmaci chimici per le monocolture di mais sta salinizzando i terreni e in alcuni casi li sta avviando verso la completa sterilità. Per produrre un litro di biocombustibile possono servire oltre 2.000 litri di acqua

Da anni il Brasile, ma da qualche tempo anche gli Stati Uniti, hanno sottratto alla produzione di alimenti per l’uomo, migliaia e migliaia di ettari di terre fertili per produrre la cosiddetta benzina verde dal mais. Ora si scopre che l’eccessivo uso di fertilizzanti e fitofarmaci chimici per le monocolture di mais sta salinizzando i terreni e in alcuni casi li sta avviando verso la completa sterilità.

La prova inconfutabile si trova già  nel Golfo del Messico dove molte aree prima fertili sono diventate deserto. Ma i ricercatori dell’Università del Minnesota, in un recente studio da loro pubblicato su Environmental Science and Technology, hanno anche fatto notare che la produzione di etanolo accelera il fenomeno dell’effetto serra per l’alta emissione di biossido di azoto, un gas serra rilasciato dai batteri che prosperano nelle coltivazioni forzate di mais molto ricche di azoto. Non solo, ma si è evidenziato un problema tenuto nascosto fino a poco fa ai mass media di tutto il mondo dagli industriali che producono la benzina verde: per produrre un litro di biocombustibile possono servire oltre 2.000 litri di acqua: una quantità tre volte maggiore del previsto, uno schiaffo morale e non solo al problema della carenza d’acqua nel pianeta. In conclusione i ricercatori del Minnesota hanno detto: «Il rischio è che, alla fine, l’energia generata dall’etanolo sia minore di quella necessaria per produrlo».

(Fonte Accademia Kronos )

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Una tecnologia sorprendente : la levitazione quantistica potrebbe aprire la porta a veicoli galleggianti

by Molly Cotter

 Levitazione non è solo per il mago Houdini . Un team di ricercatori della Tel-Aviv University ha scoperto un modo per rendere gli oggetti fluttuanti a mezz’aria con un processo chiamato levitazione quantistica e pensano che la tecnologia potrebbe anche portare ad alternative galleggianti per i veicoli alimentati a gas tradizionali. La loro dimostrazione  comporta l’uso di un singolo wafer di zaffiro (come in anello principessa Kate !) rivestito con un sottile strato di un materiale chiamato  ossido di bario ittrio rame e recentemente ha entusiasmato le folle dell’Associazione Scienza-Technoloy Centers (ASTC) Conferenza annuale . L’azoto liquido utilizzato per congelare il disco diffonde fuori una nebbia fredda che rende l’esperimento ancora più scenografico.

 La scoperta si  basa sul rapporto tra  superconduttori e  magneti i quali “si odiano e si respingono” istantaneamente. Dal momento che il superconduttore particolare che hanno usato era estremamente sottile le onde magnetiche penetrano lo zaffiro attraverso punti dei deboli chiamati tubi di flusso . I tubi sono bloccati all’interno del superconduttore permettendo a questi di galleggiare, ruotare e anche muoversi a mezz’aria.

Questo tipo di tecnologia è nella sua fase iniziale ma diversi gruppi economici stanno già pensando a come applicarla. Potrebbe esserci un’auto galleggiante finalmente nel nostro prossimo futuro?

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Sao Paulo Calling Project

novembre 30, 2011

Si è svolto a Milano a Palazzo Reale il dibattito sul tema :

Le politiche di trasformazione degli insediamenti informali nel mondo nell’abito della presentazione del progetto SAO PAULO CALLING al quale sta lavorando da tantissimi anni la dott.sa Elisabete Franca – Direttrice della Segreteria de Habitacao di San Paolo e promotrice del progetto medesimo.

SAO PAULO CALLING si prefigge di ricercare le soluzioni ottimali per gestire e migliorare le condizioni di vita delle persone che vivono ai margini di tantissime grandi città in di tutti quegli agglomerati che identifichiamo ad esempio con il nome di favelas in Brasile, piuttosto che slam come a Mumbai o baraccopoli come in Italia.

I cardini di questo progetto sono:

a) lo scambio di Know how tra le varie città coinvolte nel progetto che oltre a San Paolo del Brasile sono Roma, Nairobi,Mumbai,Mosca, Medellin e Baghdad

b) le best practise, cioè le politiche di intervento che hanno dato i risultati migliori

c) lavorare sull’immaginario, nel senso cioè di dare con la creatività individuale un forte contributo per ricercare soluzioni a questi problemi.

Come ha tenuto a precisare in apertura dei lavori la dott.sa Seble Woldeghiorghis dell’Assessorato alle Politiche Sociali e Servizi della Salute del Comune di Milano, sarà assolutamente basilare in futuro che tutti gli interventi che verranno adottati per giungere ad una soluzione di questo problema tengano in debita considerazione tutti quegli aspetti relazionali e tutti quegli equilibri, instauratisi da tempo, che sono propri,specifici ed identificativi di questo particolare tipo di insediamenti urbani.

Ogni singola città ricompressa nel progetto pur denotando in macro problematiche comuni ha evidenziato caratteristiche del tutto proprie, Roma ad esempio risulta contraddistinta dal fenomeno dell’abusivismo che sino ad oggi non ha visto mai dei provvedimenti seriamente organici, si è sempre pensato a torto infatti che le comunità Rom in funzione delle loro caratteristiche di itinerante stanzialità non richiedessero strutture logistiche “definitive” ma, solo aree di transito ove concentrare queste persone.

Nairobi denota invece nei suoi agglomerati quale peculiarità, la presenza delle cucine, gli unici luoghi cioè di possibile aggregazione e socializzazione in mezzo ad un mare di costruzioni fatiscenti prive di qualsiasi servizio essenziale.

Nella città indiana di Mumbai , grazie anche alla collaborazione con il Politecnico di Milano, si stanno realizzando invece una serie di unità abitative con caratteristiche costruttive standardizzate che consentono tempi rapidi di realizzazione e che vedono la partecipazione attiva degli stessi occupanti.

La città di Mosca presenta una grandissima concentrazione di “edifici alveari”,progettati e realizzati ai tempi dell’ex Unione Sovietica quando con rigidi calcoli venne calcolato rigidamente quante persone avrebbe dovuto ospitare ogni singolo edificio, quanto verde comune sarebbe dovuto essere loro assegnato e la vicinanza sia ai posti di lavoro e sia alle scuole per i figli con una replica industrialmente infinitesimale di questi quartieri. Questi edifici oggi,prevalentemente degradati,spesso fatiscenti, sono occupati esclusivamente in maniera abusiva,spesso in totale assenza di servizi,  in regime di  super affollamento ma, nonostante questo il governo russo ad oggi continua a manifestare il più totale disinteresse per questo problema.

L’ultimo intervento della giornata è stato dedicato alla città di Baghdad, quì la presenza militare americana ha comportato la divisione della città in due zone,una verde accessibile esclusivamente agli americani ed al personale diplomatico delle varie ambasciate ma, interdetta al resto della popolazione che risiede invece nell’area rossa contraddistinta da tutta una serie di palazzi, prevalentemente appartenuti al precedente governo e che ora sono stati occupati.

La zona rossa è delimitata da alti muri di cemento armato che servono per proteggere la popolazione dai continui attentati terroristici, spesso adiacenti ad altri palazzi e che moltissime persone hanno utilizzato per ricavarne ulteriori alloggi di fortuna In una situazione di questo tipo la “normalità” quotidiana deve mettere in conto che anche spostamenti brevi di poche centinaia di metri per andare per esempio dal centro città all’Università può comportare anche diverse ore in considerazione dei ripetuti controlli ai numerosissimi  posti di blocco presenti.

Stefano Micheli

Famiglie  d’Italia

A Durban si riunisce l’Onu contro i cambiamenti climatici ( Famiglie d’Italia News )

novembre 28, 2011

Oggi si apre a Durban, in Sud Africa, la Conferenza sul clima e, come sempre, sarà accompagnata dal solito scetticismo che ne ne aggraverà oltremodo le difficoltà di intesa.  La delegazione italiana  sarà guidata dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il quale negli incontri precedenti si è sempre recato al tavolo negoziale, in qualità di direttore generale del ministero dell’Ambiente e adesso lo farà anche in veste politica. Al tavolo si siederanno i rappresentanti di 190 Paesi e le speranze, specialmente da parte dell’Europa, sono molte. Speriamo che questa volta si faccia qualche passo avanti in più affinché si possa finalmente tracciare la strada del post Kyoto, il trattato adottato nel 1997 e che per ora resta l’unico punto di riferimento per la riduzione delle emissioni di gas serra, trattato che, purtroppo, risulta insufficiente. Per meglio argomentarvi vi propongo un post lanciato da ANSA.it

 

Si apre vertice Onu a Durban, subito nodo Kyoto

Sul piatto: Fondo verde per clima e secondo periodo attuazione protocollo Kyoto

Oggi si alza il sipario sul vertice mondiale Onu sui cambiamenti climatici a Durban, in Sudafrica. E subito si affaccia il nodo dell’ampliamento del protocollo di Kyoto. Alla diciassettesima Conferenza delle parti (Cop 17), dal 28 novembre al 9 dicembre, saranno seduti ai tavoli dei negoziati ufficiali della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici circa 200 Paesi, tra delegati e rappresentanti di governo.

Sul piatto due aspetti principali: il Fondo verde per il clima e il secondo periodo di attuazione del protocollo di Kyoto. La funzione e le regole per il Fondo per il clima (che avrebbe dovuto avere una dotazione di 100 miliardi di dollari per aiutare i Paesi in Via di sviluppo a crescere in modo sostenibile) dovranno essere stabilite e soprattutto si dovrà decidere a chi affidare la gestione di questa ‘cassaforte’ climatica.

Più complessa la situazione sul prolungamento del protocollo di Kyoto: la soluzione più probabile sembra essere quella di adottare un regime transitorio di qui al 2020, lavorando però in parallelo su alla costruzione di un accordo globale sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Naturalmente rimangono aperti i lavori anche alle ulteriori misure in grado di incrementare la capacità di adattamento e di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici: trasferimento delle migliori tecnologie disponibili, cooperazione internazionale e strumenti finanziari, lotta alla deforestazione. In vista dell’incontro internazionale a Durban l’Italia si allinea all’Ue guardando a quanto potrebbe succedere nei rapporti tra Cina e Usa.

Secondo il ministro dell’Ambiente Corrado Clini l’Italia cercherà, infatti, di “valorizzare al meglio le positive relazioni con la Cina e con gli Usa”. Le priorità per l’Italia riguardano le politiche ambientali in funzione della salvaguardia ambientale e dello sviluppo sostenibile anche per uscire dalla crisi economica e sociale.

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introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

 

Allarme Aids, 34 milioni di sieropositivi nel mondo ( Famiglie d’Italia Salute News )

novembre 23, 2011

Carissimi amici, come sapete Famiglie d’Italia dedica molta attenzione al problema dell’Aids ed invita sempre i suoi lettori a non abbassare mai la guardia. Molti prodotti farmaceutici sono riusciti ad allungare la vita, i decessi sono diminuiti e con questi le precauzioni che il terrore di un contagio avevano in qualche modo limitato il contagio. Però i malati in tutti questi anni invece di calare sono aumentati e questo ci deve far riflettere. Per meglio informarvi pongo alla vostra attenzione un post scritto da Ruggero Corcella e pubblicato da CORRIERE DELLA SERA.it Salute.

Record di malati: 34 milioni di seriopositivi

Maggiore accesso alle cure, calano i decessi. L’appello dei Medici senza frontiere: ” Fondo Globale a secco “ 

MILANO – Sono 34 milioni le persone che vivono con l’Hiv, un numero record dovuto alla maggiore possibilità di cure che hanno ridotto i decessi. È la fotografia del rapporto diffuso oggi dall’agenzia Onu per l’Aids (UNAIDS) sulla situazione nel 2010. «Il numero di persone che vivono con l’Hiv non è mai stato così alto, soprattutto per un maggiore accesso alle cure», si legge nel rapporto. Rispetto al 2009, il numero di sieropositivi è aumentato del 3,3%, mentre il numero di nuove infezioni è rimasto stabile a 2,7 milioni, sebbene la tendenza sia al ribasso, ha precisato un portavoce a Ginevra. Il numero di decessi per l’Aids è sceso a 1,8 milioni, cioè il 5,3% in meno. «Soltanto alcuni anni fa sembrava fantasioso annunciare la fine dell’epidemia di Aids a breve termine, ma la scienza, il sostegno politico e la risposta comunitaria stanno cominciando a dare risultati tangibili e certi», ha detto Michel Sidibé, direttore di UNAIDS. Alcune voci critiche, però, soprattutto dalle organizzazioni non governative invitano a non cantare ancora vittoria, dal momento che non esiste ancora un vaccino contro l’Aids, sono milioni le persone ancora senza cure e le donazioni hanno subito un arresto con la crisi economica.

LA REGIONE PIU’ COLPITA – E’ ancora l’Africa sub-sahariana la regione più colpita dall’Hiv, nonostante i passi avanti fatti nelle cure e nella prevenzione. «Solo tra il 2009 e il 2010», precisa il report UNAIDS, si è registrato un «aumento del 20% della copertura della terapia antiretrovirale. Si stima che almeno 6,6 milioni di persone dei Paesi a reddito debole e intermedio beneficino delle cure per l’Hiv. Una cifra che segna un aumento di oltre 1,35 milioni rispetto al passato». Botswana, Namibia e Ruanda hanno raggiunto l’accesso universale alle cure (definito come una copertura dell’80% o più); in Swaziland e in Zambia il tasso di copertura oscilla tra il 70% e l’80%. «L’offerta di cure per l’Hiv nelle città e nei villaggi dell’Africa sub-sahariana, da Harare ad Addis Abeba alle zone rurali del Malawi e nella provincia dello Kwazulu Natal in Sudafrica, ha enormemente ridotto il tasso di mortalità legato all’Hiv», si precisa. Tuttavia, l’Africa sub-sahariana rimane la regione dove vive quasi il 68% delle persone con Hiv; la regione che rappresenta il 12% della popolazione mondiale registra il 70% delle nuove infezioni del 2010, sebbene siano diminuite a livello mondiale e regionale. Ad essere più colpiti sono soprattutto i Paesi dell’Africa australe, con il Sudafrica che ospita il maggior numero di persone che vivono con l’Hiv (circa 5,6 milioni) del mondo. Dal 1998 a oggi l’Aids ha ucciso almeno un milione di persone l’anno nell’Africa sub-sahariana, ma il numero dei decessi sta diminuendo grazie al maggior accesso a cure gratuite. Il numero complessivo di nuove infezioni da Hiv è diminuito di oltre il 26%, per attestarsi a 1,9 milione contro i 2,6 milioni toccati al picco dell’epidemia nel 1997.

L’APPELLO DI MEDICI SENZA FRONTIERE – Sulla base degli ultimi dati diffusi da UNAIDS, l’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) sottolinea che la diminuzione dei decessi dovuti all’HIV/AIDS rappresenta un progresso importante, ma che il numero delle persone sottoposte a trattamento deve aumentare in misura consistente dal momento che le nuove evidenze scientifiche mostrano che grazie alle cure è possibile salvare vite e prevenire il contagio. Ciò richiederà lo stanziamento di ulteriori fondi per i farmaci antiretrovirali. Tuttavia, nel giorno in cui i rappresentanti del Fondo Globale per la lotta all’Aids, alla Tubercolosi e alla Malaria si riuniscono ad Accra (Ghana), MSF ricorda come negli ultimi due anni i finanziamenti per la lotta all’AIDS siano diminuiti costantemente. Nel 2011, importanti ricerche hanno mostrato che una persona sottoposta tempestivamente a trattamento per l’HIV ha il 96% di probabilità in meno di trasmettere il virus ad altri. Quest’anno ha visto anche un incremento dell’impegno politico per la lotta all’AIDS: gli Stati Uniti hanno annunciato di recente l’obiettivo di “dare una svolta alla lotta all’AIDS”, dichiarazione un tempo politicamente inimmaginabile. Nel mese di giugno, i governi si sono impegnati a portare a 15 milioni entro il 2015 il numero di persone in cura per l’HIV, prevedendo che il Fondo Globale finanzi il 50% della spesa necessaria. Alla luce dei crescenti ostacoli all’ampliamento delle cure, MSF fa appello ai paesi donatori e ai governi degli Stati beneficiari affinché assicurino che gli obiettivi enunciati quest’anno divengano realtà. Tuttavia, sinora i fondi necessari a convertire i progressi scientifici e politici del 2011 in un’effettiva, robusta estensione dei trattamenti non si sono materializzati. Questo obbliga il Fondo Globale, per la prima volta dalla sua creazione nel 2002, a sospendere per un anno il finanziamento di nuovi progetti. «Mai, in oltre dieci anni di trattamenti per le persone affette da HIV/AIDS, siamo stati così vicini a invertire il corso di questa epidemia», ha dichiarato il dottor Tido von Schoen-Angerer, direttore della Campagna per l’Accesso alle Cure Essenziali di MSF. «I governi di alcuni dei paesi più colpiti vogliono cogliere l’occasione offerta dai progressi scientifici per arrestare l’espansione dell’AIDS. Ma i loro propositi rimarranno lettera morta in assenza di finanziamenti».

Ruggiero Corcella (Corrieredellasera .it- salute )

introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

La Goletta Verde informa: mare… i depuratori lasciano ancora a desiderare ( Econota 70 )

novembre 21, 2011

A cura de Le Rinnovabili

Mare – I depuratori lasciano ancora a desiderare

I prelievi eseguiti dalla squadra di tecnici e studiati da un laboratorio mobile, ha rilevato come situazione diffusa e esistente in molti porti italiani, la presenza di scarichi non depurati direttamente convergenti a mare

La Goletta Verde, la storica campagna itinerante di Legambiente, che ogni estate vigila sullo stato di salute del mare e dei litorali italiani diffondendo informazione e costruendo sensibilizzazione, comincia a dare i primi segnali relativi alle analisi effettuate sui campioni prelevati nei mari italiani. E Goletta Verde, accompagnata dal lavoro svolto dai biologi di Legambiente, muove le sue denunce a bordo di un laboratorio mobile che, regione per regione, focalizza le analisi alla ricerca di punti critici quali foci di fiumi, torrenti e canali, al fine di esporre un quadro, quanto mai critico, rispetto alla situazione qualitativa delle acque che circondano il nostro Belpaese.

Siamo arrivati a poco più della metà delle regioni italiane esaminate e la situazione riscontrata non è certo felice in molti casi. I prelievi eseguiti dalla squadra di tecnici di Legambiente e studiati da un laboratorio mobile grazie al quale è possibile effettuare le analisi chimiche direttamente in situ, esaminando parametri microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità/salinità), ha rilevato, come situazione diffusa e esistente in molti porti italiani, la presenza di scarichi non depurati direttamente convergenti a mare, situazione questa dedotta dall’aver riscontrato valori molto alti di parametri microbiologici.

E in Puglia qual è la situazione evidenziata?

Bene, sono 9 i punti critici emersi, quattro dei quali risultati fortemente inquinati. Sotto accusa foci dei fiumi, canali e scarichi non depurati. Massima allerta per il prelievo effettuato sul lungomare di Trani che anche quest’anno desta serie preoccupazioni per gli altissimi livelli batteriologici riscontrati.

Ma vediamo nel dettaglio le varie zone prese in esame dai biologi di Goletta Verde.

Bene, partendo dalla zona di Brindisi e dei comuni della sua provincia, le analisi sui campioni prelevati hanno evidenziato tre punti critici, di cui due, uno in località La Forcatella, nel comune di Fasano e l’altro in località Torre Guaceto, nel comune di San Vito dei Normanni, risultati fortemente inquinati. I campioni, il primo prelevato nei pressi dello scarico del depuratore civile e il secondo presso la foce del canale Reale, ricordiamo all’interno di un’Area marina protetta, hanno indicato altissimi livelli di inquinamento microbiologico.

Guai anche nella provincia di Taranto; nel comune di Massafra, nella riserva forestale dello Stato, la foce del fiume Patemisco è risultata fortemente inquinata come lo sono risultate, sempre nel Tarantino, le acque prelevate nei pressi del canale dei Cupi, ricadente nel territorio del comune di Lizzano, le quali hanno rilevato una significativa presenza di batteri fecali.

E spostandoci sulla provincia di Foggia, due foci campionate dai biologi di Goletta Verde sono risultate inquinate per i livelli batteriologici riscontrati; stiamo parlando della foce del torrente Carapelle, nel comune di Zapponeta e della foce Fortore, nel comune Serra Capriola in località Torre Mozza.

Ma il punto di prelievo che ha vinto l’oscar dell’inquinamento in Puglia è quello realizzato nel comune di Trani, dove il campione prelevato presso lo scarico di fogna, riporta valori di inquinamento microbiologico talmente alti da risultare non quantificabili.

Alla luce di questi risultati, il responsabile scientifico di Legambiente, Stefani Ciafani, dichiara:

«Anche in Puglia non possiamo che evidenziare la situazione di inquinamento causata da alcune foci, indice di una mancata depurazione nell’entroterra, e da scarichi fognari non a norma o abusivi. Un problema che purtroppo accomuna l’Italia intera. È dal 1998 che il nostro Paese avrebbe dovuto mettersi in regola con i sistemi di depurazione delle acque reflue, come richiede la Direttiva Europea 1991/271/CE ma, ad oggi, la copertura del servizio in Italia arriva appena al 70% degli abitanti, lasciando una ampia parte della popolazione sprovvista di sistemi adeguati di trattamento delle acque. Il termine ultimo per adeguarsi era stato fissato a fine dicembre 2005, ma a molti anni di distanza il “Belpaese” si ritrova con un sistema ancora deficitario e con l’ennesima procedura d’infrazione europea aperta a suo carico. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta Ufficiale europea del 29 gennaio 2011 sono 168 i Comuni che non si sono ancora conformati alla direttiva europea per il corretto trattamento dei reflui urbani e di questi 12 in Puglia».

In definitiva, oltre al danno economico dovuto all’infrazione, anche la beffa di avere gravi ricadute sul sistema ambientale e sanitario. Dove sono le autorità competenti? Legambiente, facendosi portavoce di abitanti che si vedono danneggiare il proprio paesaggio a causa di una mancata applicazione di quanto disposto dai regolamenti comunitari volti a salvaguardare l’ambiente con, semmai, aggravanti economiche nel pagamento di un servizio deficitario e costantemente sanzionato, chiede, alle autorità competenti, di sanare quanto prima queste incresciose situazioni.

Elsa Sciancalepore

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Studiata la falda acquifera Botanica Sands in Australia.

Un batterio per ripulire le falde acquifere inquinate. (A cura de Le Rinnovabili )

Dall’Australia un nuovo contributo alla ricerca contro l’inquinamento dei siti industriali. La soluzione è affidata ancora una volta alle forme di vita più piccole

 Ancora una volta Madre Natura arriva i soccorso per risolvere un problema tutto umano. Lo studio di gruppo di ricercatori australiani ha dimostrato che i batteri potrebbero svolgere un ruolo di “spazzini” dei siti inquinati a livello terrestre, risanando le aree contaminate con efficienza, velocità e in perfetta sicurezza. La sperimentazione batterica condotta dalla Università del New South Wales ha coinvolto i processi di pulizia dei solventi clorurati che fuoriuscirono molti anni fa da un ex stabilimento chimico dell’Imperial Chemical Industries (ICI) nella falda acquifera Botanica Sands in Australia, contaminando le acque sotterranee. I ricercatori hanno raccolto i batteri naturalmente presenti nella falda e isolato tre ceppi in grado di degradare gli inquinanti, tra cui un microorganismo che processa il cloroformio.
“Con la tecnologia attuale ci sarebbero voluti decenni, o forse secoli, prima che questi solventi tossici venissero rimossi dalla falda acquifera”, ha detto Mike Manefield professore associato che ha guidato la ricerca. “I nostri test hanno dimostrato che questi batteri “respirano” in modo efficace questi inquinanti al pari del nostro modo di respirare ossigeno. Si tratta di un grande passo avanti. Queste culture rappresentano lo strumento più verde ed economico che possiamo usare per ripulire alcuni dei siti contaminati” e sono la dimostrazione che “ volendo si potrebbe fare molto “.

Come più volte abbiamo scritto su questo blog i microrganismi si rivelano come i nostri alleati più efficienti in tema di antinquinamento.

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Giornata Mondiale del Diabete… sintomi e terapie ( Famiglie d’Italia Salute News )

novembre 13, 2011

Il 14 novembre si festeggia in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Diabete, che dal 2009 al 2013 è stata dedicata all’educazione e alla prevenzione. Purtroppo la malattia è in espansione e attacca anche i bambini, specialmente provenienti da Paesi quali il Nord Africa, il Sudamerica e l’Asia. Come si usa fare in questo blog, non ci si accontenta di indicare il male, ma si cerca di andare a fondo per studiarne caratteristiche, sintomi e terapie. Quindi, dopo una rapida ricerca su Google, ho selezionato un post molto interessante ed esaustivo proposto da Epicentro – Portale di Epidemiologia.

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina. L’insulina è l’ormone, prodotto dal pancreas, che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule e il suo conseguente utilizzo come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno.

Diabete tipo 1

Riguarda circa il 10% delle persone con diabete e in genere insorge nell’infanzia o nell’adolescenza. Nel diabete tipo 1, il pancreas non produce insulina a causa della distruzione delle cellule ß che producono questo ormone: è quindi necessario che essa venga iniettata ogni giorno e per tutta la vita. La velocità di distruzione delle ß-cellule è, comunque, piuttosto variabile, per cui l’insorgenza della malattia può avvenire rapidamente in alcune persone, solitamente nei bambini e negli adolescenti, e più lentamente negli adulti (in questi rari casi si parla di una forma particolare, detta LADA: Late Autommune Diabetes in Adults).

La causa del diabete tipo 1 è sconosciuta, ma caratteristica è la presenza nel sangue di anticorpi diretti contro antigeni presenti a livello delle cellule che producono insulina, detti ICA, GAD, IA-2, IA-2ß. Questo danno, che il sistema immunitario induce nei confronti delle cellule che producono insulina, potrebbe essere legato a fattori ambientali (tra i quali, sono stati chiamati in causa fattori dietetici) oppure a fattori genetici, individuati in una generica predisposizione a reagire contro fenomeni esterni, tra cui virus e batteri. Quest’ultima ipotesi si basa su studi condotti nei gemelli monozigoti (identici) che hanno permesso di dimostrare che il rischio che entrambi sviluppino diabete tipo 1 è del 30-40%, mentre scende al 5-10% nei fratelli non gemelli e del 2-5% nei figli. Si potrebbe, quindi, trasmettere una “predisposizione alla malattia” attraverso la trasmissione di geni che interessano la risposta immunitaria e che, in corso di una banale risposta del sistema immunitario a comuni agenti infettivi, causano una reazione anche verso le ß cellule del pancreas, con la produzione di anticorpi diretti contro di esse (auto-anticorpi). Questa alterata risposta immunitaria causa una progressiva distruzione delle cellule ß, per cui l’insulina non può più essere prodotta e si scatena così la malattia diabetica.

Per questo motivo, il diabete di tipo 1 viene classificato tra le malattie cosiddette “autoimmuni”, cioè dovute a una reazione immunitaria diretta contro l’organismo stesso. Tra i possibili agenti scatenanti la risposta immunitaria, sono stati proposti i virus della parotite (i cosiddetti “orecchioni”), il citomegalovirus, i virus Coxackie B, i virus dell’encefalomiocardite. Sono poi in studio, come detto, anche altri possibili agenti non infettivi, tra cui sostanze presenti nel latte.

Diabete tipo 2

È la forma più comune di diabete e rappresenta circa il 90% dei casi di questa malattia. La causa è ancora ignota, anche se è certo che il pancreas è in grado di produrre insulina, ma le cellule dell’organismo non riescono poi a utilizzarla. In genere, la malattia si manifesta dopo i 30-40 anni e numerosi fattori di rischio sono stati riconosciuti associarsi alla sua insorgenza. Tra questi: la familiarità per diabete, lo scarso esercizio fisico, il sovrappeso e l’appartenenza ad alcune etnie. Riguardo la familiarità, circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori, fratelli) affetti dalla stessa malattia, mentre nei gemelli monozigoti la concordanza della malattia si avvicina al 100%, suggerendo una forte componente ereditaria per questo tipo di diabete.

Anche per il diabete tipo 2 esistono forme rare, dette MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young), in cui il diabete di tipo 2 ha un esordio giovanile e sono stati identificati rari difetti genetici a livello dei meccanismi intracellulari di azione dell’insulina.

Il diabete tipo 2 in genere non viene diagnosticato per molti anni in quanto l’iperglicemia si sviluppa gradualmente e inizialmente non è di grado severo al punto da dare i classici sintomi del diabete. Solitamente la diagnosi avviene casualmente o in concomitanza con una situazione di stress fisico, quale infezioni o interventi chirurgici.

Il rischio di sviluppare la malattia aumenta con l’età, con la presenza di obesità e con la mancanza di attività fisica: questa osservazione consente di prevedere strategie di prevenzione “primaria”, cioè interventi in grado di prevenire l’insorgenza della malattia e che hanno il loro cardine nell’applicazione di uno stile di vita adeguato, che comprenda gli aspetti nutrizionali e l’esercizio fisico.

Diabete gestazionale

Si definisce diabete gestazionale ogni situazione in cui si misura un elevato livello di glucosio circolante per la prima volta in gravidanza. Questa condizione si verifica nel 4% circa delle gravidanze. La definizione prescinde dal tipo di trattamento utilizzato, sia che sia solo dietetico o che sia necessaria l’insulina e implica una maggiore frequenza di controlli per la gravida e per il feto.

Segni e sintomi

La sintomatologia di insorgenza della malattia dipende dal tipo di diabete. Nel caso del diabete tipo 1 di solito si assiste a un esordio acuto, spesso in relazione a un episodio febbrile, con sete (polidipsia), aumentata quantità di urine (poliuria), sensazione si stanchezza (astenia), perdita di peso, pelle secca, aumentata frequenza di infezioni.

Nel diabete tipo 2, invece, la sintomatologia è più sfumata e solitamente non consente una diagnosi rapida, per cui spesso la glicemia è elevata ma senza i segni clinici del diabete tipo 1.

Diagnosi

I criteri per la diagnosi di diabete sono:

  • sintomi di diabete (poliuria, polidipsia, perdita di peso inspiegabile) associati a un valore di glicemia casuale, cioè indipendentemente dal momento della giornata, ≥ 200 mg/dl

oppure

  • glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl. Il digiuno è definito come mancata assunzione di cibo da almeno 8 ore.

oppure

  • glicemia ≥ 200 mg/dl durante una curva da carico (OGTT). Il test dovrebbe essere effettuato somministrando 75 g di glucosio.

Esistono, inoltre, situazioni cliniche in cui la glicemia non supera i livelli stabiliti per la definizione di diabete, ma che comunque non costituiscono una condizione di normalità. In questi casi si parla di Alterata Glicemia a Digiuno (IFG) quando i valori di glicemia a digiuno sono compresi tra 100 e 125 mg/dl e di Alterata Tolleranza al Glucosio (IGT) quando la glicemia due ore dopo il carico di glucosio è compresa tra 140 e 200 mg/dl. Si tratta di situazioni cosiddette di “pre-diabete”, che indicano un elevato rischio di sviluppare la malattia diabetica anche se non rappresentano una situazione di malattia. Spesso sono associati a sovrappeso, dislipidemia e/o ipertensione e si accompagnano a un maggior rischio di eventi cardiovascolari.

Complicanze del diabete

Il diabete può determinare complicanze acute o croniche. Le complicanze acute sono più frequenti nel diabete tipo 1 e sono in relazione alla carenza pressoché totale di insulina. In questi casi il paziente può andare incontro a coma chetoacidosico, dovuto ad accumulo di prodotti del metabolismo alterato, i chetoni, che causano perdita di coscienza, disidratazione e gravi alterazioni ematiche.

Nel diabete tipo 2 le complicanze acute sono piuttosto rare, mentre sono molto frequenti le complicanze croniche che riguardano diversi organi e tessuti, tra cui gli occhi, i reni, il cuore, i vasi sanguigni e i nervi periferici.

    • Retinopatia diabetica: è un danno a carico dei piccoli vasi sanguigni che irrorano la retina, con perdita delle facoltà visive. Inoltre, le persone diabetiche hanno maggiori probabilità di sviluppare malattie oculari come glaucoma e cataratta
  • nefropatia diabetica: si tratta di una riduzione progressiva della funzione di filtro del rene che, se non trattata, può condurre all’insufficienza renale fino alla necessità di dialisi e/o trapianto del rene
  • malattie cardiovascolari: il rischio di malattie cardiovascolari è da 2 a 4 volte più alto nelle persone con diabete che nel resto della popolazione causando, nei Paesi industrializzati, oltre il 50% delle morti per diabete. Questo induce a considerare il rischio cardiovascolare nel paziente diabetico pari a quello assegnato a un paziente che ha avuto un evento cardiovascolare
  • neuropatia diabetica: è una delle complicazioni più frequenti e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si manifesta a livelli diversi nel 50% dei diabetici. Può causare perdita di sensibilità, dolore di diversa intensità e danni agli arti, con necessità di amputazione nei casi più gravi. Può comportare disfunzioni del cuore, degli occhi, dello stomaco ed è una delle principali cause di impotenza maschile
  • piede diabetico: le modificazioni della struttura dei vasi sanguigni e dei nervi possono causare ulcerazioni e problemi a livello degli arti inferiori, soprattutto del piede, a causa dei carichi che sopporta. Questo può rendere necessaria l’amputazione degli arti e statisticamente costituisce la prima causa di amputazione degli arti inferiori di origine non traumatica
  • complicanze in gravidanza: nelle donne in gravidanza, il diabete può determinare conseguenze avverse sul feto, da malformazioni congenite a un elevato peso alla nascita, fino a un alto rischio di mortalità perinatale.

Fattori di rischio

Le complicanze croniche del diabete possono essere prevenute o se ne può rallentare la progressione attraverso uno stretto controllo di tutti i fattori di rischio correlati.

  • Glicemia ed emoglobina glicata (HbA1c). Sono stati effettuati importanti studi clinici che hanno evidenziato l’importanza di un buon controllo metabolico per prevenire l’insorgenza di complicanze. I livelli medi di glicemia nel corso della giornata possono essere valutati mediante la misurazione dell’emoglobina glicata (HbA1c%). L’emoglobina, che è normalmente trasportata dai globuli rossi, può legare il glucosio in maniera proporzionale alla sua quantità nel sangue. In considerazione del fatto che la vita media del globulo rosso è di tre mesi, la quota di emoglobina cui si lega il glucosio sarà proporzionale alla quantità di glucosio che è circolato in quel periodo. Otteniamo, quindi, una stima della glicemia media in tre mesi. Nei soggetti non diabetici, il livello d’emoglobina glicata si mantiene attorno al 4-7 per cento, che significa che solo il 4-7 per cento di emoglobina è legato al glucosio. Nel paziente diabetico questo valore deve essere mantenuto entro il 7% per poter essere considerato in “buon controllo metabolico”
  • pressione sanguigna. Nei diabetici c’è un aumentato rischio di malattia cardiovascolari, quindi il controllo della pressione sanguigna è particolarmente importante, in quanto livelli elevati di pressione rappresentano già un fattore di rischio. Il controllo della pressione sanguigna può prevenire l’insorgenza di patologie cardiovascolari (malattie cardiache e ictus) e di patologie a carico del microcircolo (occhi, reni e sistema nervoso)
  • controllo dei lipidi nel sangue. Anche le dislipidemie rappresentando un aggiuntivo fattore di rischio per le patologie cardiovascolari. Un adeguato controllo del colesterolo e dei lipidi (HDL, LDL e trigliceridi) può infatti ridurre l’insorgenza di complicanze cardiovascolari, in particolare nei pazienti che hanno già avuto un evento cardiovascolare.

L’elevata frequenza di complicanze vascolari impone uno stretto monitoraggio degli organi bersaglio (occhi, reni e arti inferiori). Per questo, è necessario che le persone con diabete si sottopongano a periodiche visite di controllo, anche in assenza di sintomi.

Interventi terapeutici

La terapia della malattia diabetica ha come cardine l’attuazione di uno stile di vita adeguato. Per stile di vita si intendono le abitudini alimentari, l’attività fisica e l’astensione dal fumo.

La dieta del soggetto con diabete (definita negli USA: Medical Nutrition Theraphy, cioè terapia medica nutrizionale) ha l’obiettivo di ridurre il rischio di complicanze del diabete e di malattie cardiovascolari attraverso il mantenimento di valori di glucosio e lipidi plasmatici e dei livelli della pressione arteriosa il più possibile vicini alla normalità.

In linea di massima, si raccomanda che la dieta includa carboidrati, provenienti da frutta, vegetali, grano, legumi e latte scremato, non inferiori ai 130 g/giorno ma controllando che siano assunti in maniera equilibrata, attraverso la loro misurazione e l’uso alternativo. Evitare l’uso di saccarosio, sostituibile con dolcificanti. Come per la popolazione generale, si raccomanda di consumare cibi contenenti fibre. Riguardo i grassi, è importante limitare il loro apporto a <7% delle calorie totali giornaliere, con particolare limitazione ai grassi saturi e al colesterolo.

Un’attività fisica di tipo aerobico e di grado moderato per almeno 150 minuti a settimana oppure di tipo più intenso per 90 minuti a settimana è raccomandata per migliorare il controllo glicemico e mantenere il peso corporeo. Dovrebbe essere distribuita in almeno tre volte a settimana e con non più di due giorni consecutivi senza attività. Come per la popolazione generale si consiglia di non fumare, e a tale scopo dovrebbe essere prevista una forma di sostegno alla cessazione del fumo come facente parte del trattamento del diabete.

I diabetici tipo 1 hanno necessità di regolare in maniera più stretta la terapia insulinica all’apporto dietetico e all’attività fisica, mentre per i diabetici tipo 2, che in genere sono anche sovrappeso o francamente obesi, assume maggior importanza un adeguato stile di vita che comprenda riduzione dell’apporto calorico, soprattutto dai grassi, e aumento dell’attività fisica per migliorare glicemia, dislipidemia e livelli della pressione arteriosa.

Farmaci per il diabete

La terza edizione della Guida all’uso dei farmaci, pubblicata dall’AIFA, nasce dalla traduzione e dall’adattamento alla realtà italiana del British National Formulary (BNF) n. 48, pubblicazione realizzata dalla collaborazione tra la British Medical Association e la Royal Pharmaceutical Society of Great Britain.

La versione italiana è organizzata in 17 capitoli, suddivisi in base al distretto anatomico o alla condizione clinica e fornisce le informazioni essenziali per una corretta prescrizione e una corretta dispensazione del farmaco.

Un’ampia sezione del documento (cap. 7.1) è dedicata ai farmaci per il diabete.

fonte: EpiCentro – Portale di epidemiologia

introduzione di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

I biocarburanti possono aumentare le emissioni di CO2 ( Econota 69 )

novembre 8, 2011

Ma i biocarburanti non sono «carbon neutral»

 
Dibattito su «Eai» dell’Enea ( fonte: Villaggio Globale )

Aumentano le emissioni di anidride carbonica atmosferica, a meno che i biocombustibili non vengano ottenuti da biomasse coltivate su terreni desertici o marginali privi di «carbon stocks» e incapaci naturalmente di essere «carbon sinks». Lettera di scienziati alla Commissione europea e altre prese di posizione

È polemica aperta sulla decisione europea a proposito dei biocarburanti. Il dibattito sta trovando spazio sulle colonne della rivista dell’Enea, «Eai».

Tutto parte in seguito del parere espresso il 15 settembre dal Consiglio scientifico della Easecondo cui i biocombustibili non sono «carbon neutral» ma aumentano le emissioni di anidride carbonica atmosferica, a meno che i biocombustibili non vengano ottenuti da biomasse coltivate su terreni desertici o marginali privi di «carbon stocks» e incapaci naturalmente di essere «carbon sinks», inizia a divampare una polemica internazionale perché la Commissione europea, sembra, non abbia dato eccessivamente peso al parere della Eea.
Ora un centinaio di scienziati di tutto il mondo hanno scritto una lettera, nella quale affermano che la Commissione europea, nel considerare i biocombustibili come «verdi» attribuendo loro la caratteristica di essere «carbon neutral», commette un errore perché non c’è alcuna evidenza scientifica che giustifichi questa decisione che, peraltro, è diventata legge europea. Definire i biocombustibili come ecologici, verdi o carbon neutral comporta anche un danno perché incentiva la distruzione dell’agricoltura e delle foreste (che sono carbon sinks e producono carbon stock) per far spazio alla coltivazione delle biomasse (che sono «carbon neutral» solo perché non sono «carbon sink», ma contemporaneamente, però, distruggono i «carbon stocks»).
Su questo aspetto (biocombustibili non verdi) la Rivista «Enea Eai» pubblica su Focus del numero che sta per uscire, il parere di Lorenzo Ciccarese, un esperto agroforestale di Ispra su «carbon stocks» e «carbon sinks». Ciccarese dice in sintesi che il Consiglio scientifico (e quindi anche questi 100 scienziati) hanno ragione, ma fino ad un certo punto, perché, esclusi i terreni desertici (incapaci di essere carbon sink) e privi di carbon stock, dove sicuramente la Eea e gli altri scienziati hanno ragione, è necessario, per tutti gli altri suoli fare, invece, un bilancio fra i vari «pool» di carbonio (emissioni, assorbimenti, accumuli come sink e accumuli come stock) per valutare se effettivamente la coltivazione di biomasse per biocombustibili aumenta o meno le emissioni di anidride carbonica in atmosfera.

Sicuramente il dibattito tenderà ad amplificarsi e a diventare conflittuale, anche in considerazione del fatto che l’Unione europea, sulla ipotesi che i biocombustibili siano «carbon neutral» cioè ecologici e verdi, ha basato anche le sue strategie di riduzione delle emissioni nelle politiche energetiche, ad esempio: quella del Set plan 20-20-20, quella dei trasporti per utilizzare una certa quota di biocombustibili al 2018.
Inoltre, molti produttori di biocombustibili hanno già pianificato le loro attività e messo a punto i loro piani di sviluppo industriale per i prossimi anni in funzione delle strategie europee sui biocombustibili e del mercato che si prospetta per il commercio di biocombustibili.
Si profilano, insomma, grosse battaglie ed è bene sottolineare che la criticità di questo argomento già dal 15 settembre scorso, è stato portato alla conoscenza dei lettori del numero che sta per uscire.

Infine c’è da segnalare la presa di posizione dell’European Biodisel Board sulla introduzione nella direttiva biocombustibili del Iluc per tener conto dei possibili danni all’agricoltura derivanti dalla coltivazione di biomasse per biocombustibili. Anche l’Iluc adottato dalla Commissione europea in una sua direttiva non è scientificamente provata, secondo questo comunicato. Nella conversione dei suoli da agroalimentare a produzione di biocombustibili, così come tra deforestazione di un suolo per convertirlo produzione di biocombustibili non c’è alcuna correlazione, sempre secondo questo position paper. Insomma, bisogna produrre biocombustibili come era previsto inizialmente dalla Commissione, senza introdurre fattori correttivi come Iluc. È una posizione contro gli scienziati e contro la Commissione che nell’ultima direttiva aveva introdotto fattori correttivi. La polemica va avanti.

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Dall’industria del formaggio il packaging eco-sostenibile

A Barcellona, alcuni scienziati avrebbero da poco scoperto che le proteine del siero di latte si possono trasformare in una speciale plastica sostenibile

 Abbiamo sentito spesso parlare delle “Whey protein“, ossia delle “proteine del siero di latte”, un mix proteico in polvere ottenuto dal liquido (o siero appunto) usato per la lavorazione del formaggio. Spesso utilizzate come additivo per un’ampia gamma di prodotti alimentari (tra cui pastine, creme, budini e prodotti da forno), le Whey protein hanno trovato da pochi giorni anche un altro impiego: l’imballaggio.

Sembra infatti che a Barcellona, alcuni scienziati abbiano da poco scoperto che queste proteine possano essere trasformate in una speciale plastica sostenibile, perfetta per le confezioni di generi alimentari. La ricerca, denominata “WheyLayer“ è stata finanziata interamente dalla Commissione Europea per trovare un’alternativa alle fonti di petrolio nel packaging alimentare. Grazie a questo progetto quindi, è stato possibile intuire che le proteine del siero di latte potrebbero sostituire completamente alcuni prodotti sintetici a base di petrolio. Una scoperta che non solo renderà più economico il processo di produzione degli imballaggi, ma che faciliterà enormemente il riciclo delle confezioni sintetiche.

Fonte: Le Rinnovabili

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Piove su Genova e sulla nostra dignità

novembre 6, 2011
, con queste parole intitolavo un post di questo blog datato 4 ottobre 2009. Sono passati più di due anni e la situazione nel nostro Paese non è cambiata, anzi è peggiorata. E ciò che fa più rabbia è che qualsiasi catastrofe ci cade addosso e la subiamo quasi passivamente, con rassegnazione. Per risparmiare pochi soldi per interventi preventivi, se ne spendono poi vagonate per ripulire macerie e ricostruire, ma i morti… quelli non li restituirà mai nessuno. Gli abusi edilizi del passato pesano sulle nostre teste come i macigni e i tronchi che intasano fiumi e torrenti all’apparenza inoffensivi; corsi d’acqua deviati e i loro letti naturali violentati da speculazioni edilizie selvagge avallate da politicanti senza scrupoli e cognizione. Ma quello che ancora fa più incazzare è che la maggior parte di coloro che hanno provato a intervenire preventivamente  per ripulire, anche a proprie spese, fiumi apparentemente addormentati di tutte le sporcizie accumulate… sbattono il muso violentemente contro veti e vincoli assurdi che impediscono qualsiasi operazione, perché il mercato degli inerti è sempre appetibile ed ha il sopravvento su qualsiasi logica ecologica. Mi spiego meglio: c’è sempre qualcuno che impedisce di pulire e scavare, se non adeguatamente unto, perché, secondo lui, ciò avviene non per prevenire ma solo per procurarsi ghiaia e sabbia. La burocrazia ha ucciso l’Italia cibandosi di sospetti di illeciti possibili, incrementando quelli veri figli di mazzette e privilegi immeritati.
Nell’articolo del 2009 avevo puntualizzato che mentre l’Italia affondava nel fango, la politica a sua volta affondava nell’odio. Ebbene, anche politicamente la situazione è peggiorata. L’odio si è trasformato in bile e guerra senza esclusione di colpi…da una parte e dall’altra. Negli altri Paesi nei momenti di difficoltà popolo e politici si compattano, da noi si preferisce distruggere, radere al suolo e poi… provare a ricostruire. La maggioranza è indebolita ed  accerchiata, ed ogni suo labile tentativo di rimediare e legiferare si infrange contro il muro di un’opposizione inesistente a livello identità e idee migliori, ma sostenuta solo dal desiderio di eliminare Berlusconi, indipendentemente da chi lo sostituisca…andrebbe bene anche il diavolo. Che schifo! Che situazione schifosa e senza uscita! Siamo prigionieri di un conflitto che si combatte esclusivamente sulla nostra pelle. Le tasche dei nostri politici sono ben rigonfie… le nostre, esauste! Che finisca al più presto, che qualcosa succeda finalmente: che esca fuori un vincitore! Almeno così ci risparmieremo questo quotidiano sfinimento fatto di stress e previsioni funeree e deprimenti. Noi famiglie e cittadini italiani dobbiamo trovare per forza delle soluzioni alternative. Non possiamo più fidarci ciecamente della politica per la nostra sopravvivenza. Non dico che dobbiamo disobbedire e convergere in comportamenti anarchici, ma nemmeno continuare a subire passivamente. Siamo possessori di braccia ed intelletto. Cerchiamo fra noi, nelle nostre alleanza, sbocchi e rassicurazioni. La nostra Italia pullula di artigianato sano, di terra fertile e spiagge e montagne appetibili. Impariamo ad usarli con la nostra testa scambiandoci frutti ed informazioni utili. Ritroviamo la fiducia in noi stessi ed in quelli che ci sono accanto. La fiducia è il solo carburante che ci può risuscitare da questo torpore ed impedirci di lasciarci morire lentamente. 
 
Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia
 

Cellule di novantenni ringiovanite… oh mamma, torneremo tutti bambini! ( Famiglie d’Italia salute news )

novembre 3, 2011

Cellule di novantenni ringiovanite a livello embrionale

Ci vorrà almeno un decennio e forse più per vederne le applicazioni mediche, ma certo la strada per la cura della giovinezza sembra che sia stata avviata con successo, anche se occorre molta cautela. Parliamo del lavoro dei ricercatori francesi dell’Università di Montpellier che sono riusciti ad invertire il processo di invecchiamento di cellule donate da uomini con età che va dai 74 ai 101 anni.

Lo studio, condotto da Jean-Marc Lemaître e pubblicato sulla rivista scientifica Genes and Development, dimostra che quello dell’invecchiamento cellulare, almeno in laboratorio, non è un processo irreversibile.

Gli scienziati hanno infatti riprogrammato in vitro cellule di età avanzata, prossime alla fine del loro ciclo riproduttivo, ottenendo “staminali pluripotenti indotte” che, come per le staminali embrionali, hanno la caratteristica di riprodursi in continuazione.

I ricercatori francesi hanno seguito il sentiero scientifico utilizzato da molti altri centri di ricerca mondiali, impegnati da anni nel comprendere i fenomeni rigenerativi di tessuti ed organi umani che hanno subito un danno.

L’ultima novità in materia è rappresentata dallo studio portato a termine da  Shinya Yamakanaka nel 2007. Il ricercatore giapponese è riuscito infatti a produrre staminali in grado di dividersi e moltiplicarsi, come quelle embrionali, partendo da cellule adulte.

Lo studio francese fa un passo avanti in questa direzione utilizzando non solo cellule adulte, ma anche quelle molto anziane e prossime alla fine del loro ciclo vitale.

Quello che si è quindi verificato in laboratorio è che il grande sogno, quello del tornare giovani e restarlo per molto tempo, in linea di principio è a portata di mano.

Ma, come appena accennato, è importante frenare ogni entusiasmo. La strada per arrivare ad un’applicazione pratica della scoperta è complessa e piena di ostacoli, non solo tecnici, ma economici ed etici.

fonte: Vita di Donna Community

 
Famiglie  d’Italia

Più attenzione e cura per l’acqua, nota informativa ( Econota 68 )

ottobre 28, 2011

Più cura per l’acqua, bene universale ( by Villaggio Globale )

La risorsa idrica ha anche un ruolo di mitigazione della pericolosità idraulica dei corsi d’acqua e di lotta alla desertificazione. Trascurato il settore delle acque sotterranee

Di recente è stato pubblicato il parere del Comitato delle Regioni (CdR) europee sul «ruolo degli enti regionali e locali nella promozione di una gestione sostenibile dell’acqua».

Le raccomandazioni del Comitato auspicano il rafforzamento delle politiche d’indirizzo in tema di risorsa idrica, di mitigazione della pericolosità idraulica dei corsi d’acqua e di lotta alla desertificazione. Nella sua articolazione il documento avrebbe potuto approfondire di più il settore delle acque sotterranee di estrema importanza per molte zone di pianura e carsiche. Ma esaminiamo con cura.

Il Comitato è l’assemblea politica che dà voce agli enti regionali e locali nell’elaborazione delle politiche e della legislazione dell’Unione europea (Ue). Il Comitato è consultato dagli organi dell’Ue ogniqualvolta siano avanzate proposte riguardanti settori con implicazioni a livello regionale o locale. Il parere del Comitato, sollecitato dalla Presidenza ungherese dell’Unione, pone la condivisione delle responsabilità e la quantificazione degli obiettivi al centro della strategia per un uso sostenibile delle risorse idriche. L’argomento riveste un grande interesse strategico per le scelte politiche e programmatiche e per la definizione di modelli di sviluppo durevoli che determinano forti ripercussioni socio economiche a livello globale.

Secondo le stime di Marie-Laure Vercambre, a capo del Programma per l’Acqua di Green Cross International, 900 milioni di persone vivono senza un accesso sicuro all’acqua potabile e un terzo della popolazione mondiale vive in Paesi sottoposti a stress idrico o riceve inadeguate quantità di precipitazioni annuali. L’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che ogni anno muoiono, per cause legate alla mancanza di acqua, tra i cinque e i dieci milioni di persone. Stime coerenti con quelle valutate da Umberto Fratino, consulente per la stesura del parere, secondo il quale il 50 % della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua con qualità analoga a quella disponibile ai cittadini dell’antica Roma più di 2000 anni fa; egli indica che il 2/3 della popolazione mondiale nel 2025 soffrirà di mancanza idrica.

Il tema dell’acqua è affrontato nelle raccomandazioni del CdR sia in termini di risparmio della risorsa idrica e riuso di quella non convenzionale, sia in termini di gestione del rischio idrogeologico legato al cambiamento dei regimi di precipitazioni (che innescano alluvioni e frane) e all’innalzamento del livello del mare (che accelera i processi di erosione costiera). In tale contesto il Comitato rivendica un ruolo fondamentale nella gestione consapevole dell’acqua considerando la stessa un patrimonio limitato dell’umanità non assoggettabile a logiche di mercato e alle regole della concorrenza facendo propria la risoluzione Onu del 28 luglio 2010 che dichiara l’acqua, un diritto umano universale inviolabile.

Le raccomandazioni politiche del Comitato rivolte all’Ue auspicano il rafforzamento delle politiche d’indirizzo in tema di risorsa idrica, di mitigazione della pericolosità idraulica dei corsi d’acqua e di lotta alla desertificazione. Indica nell’adozione di nuovi strumenti di regolamentazione, da definire a scala di bacino idrografico, la possibilità di individuare chiari e precisi obiettivi di efficienza per ogni settore di attività che dipende fortemente dall’acqua (domestico, processi produttivi, agricoltura, turismo, idroelettrico e acquacoltura).

Il documento richiamando il concetto di bacino idrografico, introdotto nella normativa italiana con la Legge 183/89, impone l’adozione di un approccio transfrontaliero per la gestione delle acque con il coinvolgimento attivo delle autorità europee, nazionali, regionali e locali. Infatti, s’intende per bacino idrografico la porzione del territorio dal quale le acque pluviali o di fusione delle nevi e dei ghiacciai, defluendo in superficie, si raccolgono in un determinato corso d’acqua e il territorio che può essere allagato dalle acque del medesimo corso d’acqua compresa le aree terminali come le foci in mare: il bacino idrografico si estende senza continuità di soluzione dalle montagne, dove sgorgano le sorgenti che danno origine ai fiumi, fino al mare.

Sono posti tra gli obiettivi per la riduzione del consumo della risorsa idrica iniziative sia a livello di singolo edificio, quale l’integrazione della direttiva sulle prestazioni energetiche dei fabbricati con l’iniziativa della Commissione sulla Water Efficiency in Building, sia per interi comparti di attività produttive, quale l’introduzione di azioni normative che definiscano, per differenti settori di attività e secondo le caratteristiche dei singoli Stati membri, il corretto recupero e riutilizzo delle risorse idriche. Aspetti importanti sono trattati con riferimento alle proposte circa la nuova Politica agricola comunitaria con azioni atte a favorire il risparmio idrico in agricoltura attraverso l’adozione di strumenti economici e fiscali che favoriscano il ricorso a colture ad alta efficienza (best crop per drop) e tese alla conservazione e al recupero ambientale del territorio agrario. Azioni queste volte a incentivare il mantenimento delle aree boschive e delle zone umide e a limitare i fenomeni di degrado e di erosione del suolo oltre che a contenere l’emungimento dalle falde idriche sotterranee che, nelle aree costiere, determina l’intrusione dell’acqua marina con conseguente compromissione dei suoli attraverso il processo di salinizzazione, sicura deriva verso la desertificazione.

In una ben precisa definizione della politica in materia di acqua, che individua in tre aspetti i fondamentali su cui basarsi: accumulo, ritenzione e drenaggio, ritengo che il documento avrebbe potuto approfondire di più il settore delle acque sotterranee di estrema importanza per molte zone di pianura e carsiche. Gli acquiferi sono veri e propri serbatoi della risorsa idrica, che se ben conosciuti e gestiti, rappresentando per quelle aree vulnerabili ed esposte ai processi di desertificazione le vere riserve strategiche.

Il testo della raccomandazione, trattando un tema così importante per la vita e lo sviluppo socio economico, è molto articolato e pieno di spunti sui quali sviluppare le politiche per la gestione della risorsa e la tutela e salvaguardia della vita; si sottolinea fortemente il ruolo chiave che svolgono gli enti regionali e locali nel raccogliere i dati ambientali e propone la trasformazione dell’attuale Osservatorio europeo della siccità in Osservatorio idrico europeo. Sarebbe auspicabile, per quelle regioni con risorse idriche sotterranee prevalenti e che per anni hanno preferito la logica dei condoni e delle sanatorie dei pozzi per acqua alla più razionale ed efficace politica delle autorizzazioni controllate, avviare Osservatori delle acque sotterranee che possano dare, mettendo a sistema la mole di dati già disponibili negli archivi, un quadro aggiornato dello stato qualitativo e quantitativo di quelle riserve strategica che sono le falde sotterranee in grado di accumulare e restituire in maniera controllata grandi quantità di acqua.

Rimarcando il ruolo degli enti locali e regionali, nella fruizione in modo diretto di risorse economiche derivanti dai limiti di emissione dei gas serra per finanziare i programmi d’intervento locale di lotta al cambiamento climatico, il Comitato s’impegna a utilizzare quota parte di tali risorse per attivare azioni tese a rafforzare negli individui la consapevolezza del valore intrinseco dell’acqua anche avviando campagne d’informazione e educazione ambientale, già dalla scuola dell’infanzia. Il documento conclude con auspici e un orizzonte temporale per realizzarli rappresentato dal 2020, questo anche in relazione a quanto richiesto dall’attuazione della direttiva 2000/60/CE. In tale data sono posti importanti traguardi che necessitano di verifiche intermedie al fine di essere certi che le strade intrapresa siano realmente in grado di far raggiungere tali obiettivi. Si prefigge l’incremento del 20 % del risparmio idrico in tutti i settori d’uso; l’aumento del 20 % dei corsi d’acqua oggetto di rinaturalizzazione anche per un miglioramento della loro sicurezza idraulica; l’aumento del 20 % del volume di acqua a oggi riutilizzato e/o riciclato nelle attività agricole e industriali.

Di Antonello Fiore

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

 “Skataz”, il pattino a prova d’ambiente ( prototipo ancora in fase di sviluppo ) – By Rinnovabili.it

Dopo lo skate arrivano i pattini elettrici, un nuovo metodo di trasporto eco-friendly che ci fa ritornare all’infanzia

Quale modo migliore di muoversi senza inquinare, se non quello di lasciare a casa la propria auto ed affidarsi solo all’energia delle proprie gambe? Per chi non è ancora un bike-addicted, ma preferisce spostarsi in giro per la città senza fare troppa fatica, arriva Skatz, il primo pattino in linea elettrico. Dopo le due ruote elettriche e il monopattino a batterie anche per gli amanti dello skating arriva la versione “comoda” ed eco-friendly grazie all’idea dell’inventore Iya Kaganovic, che sta lavorando su questo concept dal 2007.

I pattini in realtà sono ancora in fase di sviluppo: l’attuale modello può raggiungere una velocità massima di 13,5 miglia orarie grazie all’impiego di batterie ricaricabili agli ioni di litio che permettono una durata della modalità elettrica di circa 30 minuti (molto dipende dal peso del pattinatore). Relativamente poco ingombranti e dall’aspetto un po’ retro, gli Skatz sono realizzati in materiale composito leggero e resistente e, piccolo neo, vengono “accesi” tramite telecomando collegato alla base.

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Consulta Città-Mondo, Expo 2015: MILANO CHIAMA MONDO!

ottobre 26, 2011

Si è svolta lunedì sera 24 ottobre a Milano a Palazzo Reale nella suggestiva cornice della  Sala delle Cariatidi l’incontro con tutte le Comunità ed Associazioni Straniere presenti nella città  meneghina e promosso dall’Assessorato alla Cultura di Milano in collaborazione con la SocietàExpo2015 per lanciare la proposta di realizzazione di una Consulta della Città-Mondo che riunisca tutte le rappresentanze delle comunità internazionali di Milano  in vista del grande evento del 2015.

Dopo il messaggio di benvenuto e l’intervento di Giuliano Pisapia, Commissario Straordinario del Governo Italiano per Expo 2015 e Sindaco del Comune di Milano  hanno preso la parola nel corso della serata:

Stefano Boeri, Assessore alla Cultura Expo Moda Design del Comune di Milano,

Vincente Gonzales Loscertales, Segretario Generale BIE

Giuseppe Sala, Aministratore Delegato Expo 2015 SpA

Piefranco Majorino, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano e

Seble Woldeghiorsghs, Coordinatrice Gruppo Lavoro Seconde Generazioni.

Il filo conduttore comune a tutti gli interventi  è stato quello di rendere  partecipi tutte le comunità internazionali presenti a Milano nel cammino di avvicinamento all’esposizione universale del 2015 coinvolgendole in prima persona,come affermato dallo stesso Assessore Boeri, in un organismo di partecipazione permanente “La Consulta Città-Mondo” che pertanto diverrà  interlocutore costante nella costruzione di Expo 2015 avendo ben presente la disuguaglianza che esiste nel nostro mondo nella ridistribuzione della ricchezza fatta dai paesi più ricchi a scapito di quelli più poveri con milioni di persone in soprappeso ed  altrettanti che muoiono di fame.

La valorizzazione delle specifiche produzioni alimentari di ciascuno dei paesi partecipanti, a titolo di esempio quella del caffé, partendo  dalla tecniche di coltivazione sino ad arrivare ai vari modi di lavorazione, consumazione e distribuzione ci aiuterà non solo a conoscere in profondità la vera identità del Paese di origine e conseguentemente anche la storia e la cultura, ma rappresenterà anche un valido aiuto alla conoscenza, salvaguardia e sviluppo di queste produzioni sulle quale molto spesso si basa la completa economia di una nazione ed il suo sostentamento.

L’enorme importanza dell’Expo 2015 e le opportunità che questo rappresenta è stata univocamente sottolineata nei loro interventi anche dai Rappresentanti di alcune Comunità e Associazioni e dal Rappresentante Expo dei Popoli che hanno tenuto a sottolineare il massimo gradimento per il progetto Consulta; quella dell’Amministrazione Milanese è infatti una scelta epocale, partendo infatti proprio da valori condivisi,  il rilancio sociale, culturale ed economico che Milano potrà e riuscirà ad attuare con l’evento del 2015 non potrà non riflettersi positivamente anche sull’intero nostro Paese e sul concetto planetario di concepire una crescita veramente sostenibile.

A corollario del progetto principale lo stesso Assessore Boeri ha annunciato anche il lancio su web e sui social media di tutta una serie di eventi collaterali ma, non per questo meno importanti ricompresi nel progetto “FuoriExpo”, che coinvolgerà attivamente tutta una serie di strutture a partire dalle scuole, le biblioteche, i municipi e le oltre 60 cascine della cerchia urbana. Grazie a questi “laboratori digitali” i cittadini saranno costantemente informati e chiamati a condividere tutti i progetti e le iniziative che si avvicenderanno da ora in avanti e  sino al 2015 con la possibilità di essere attivamente partecipi anche con suggerimenti ed idee proprio grazie alle possibilità di aggregazione sociale e dialogo attivo che i social media consentono oggi.

Stefano Micheli

Famiglie  d’Italia

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Nella ” Storia di una ranocchia ” svelato un inganno del quale non tutti ci rendiamo conto…

ottobre 22, 2011

Cari amici, questo fine settimana vi offro l’occasione di una sana e serena riflessione, invitandovi ad aprire un piccolo video clip inviatomi dall’amico Enzo Marascio ( l’inventore del Muscolo di Grano, alimento naturale che non sfigura su una tavola  imbandita, ma ne completa l’offerta) e dedicato ad un breve racconto di Olivier Clerc  (Olivier Clerc – Wikipédia ), scrittore e filosofo che, attraverso la metafora, mette in evidenza le funeste conseguenze della non coscienza del cambiamento, che infetta la nostra salute, le nostre relazioni, l’evoluzione sociale e l’ambiente. Un condensato di vita e di saggezza che ciascuno potrà piantare nel proprio giardino per goderne i frutti. Il racconto si intitola ” Storia di una ranocchia

Miniatura<br />
4:33

Storia di una ranocchia – Olivier Clerc

Guardando questo video non vi sarà sfuggito che nel nome del progresso, della scienza e del profitto si effettuano continui attacchi alle libertà individuali, alla dignità, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla gioa di vivere… lentamente, ma inesorabilmente, con la costante complicità delle vittime, inconsapevoli ed ormai incapaci di difendersi per cui, buon weekend a tutti ma, mi raccomando, non abbassate mai la guardia!

Umberto Napolitano

 
Famiglie  d’Italia

” Boob tax “, l’imposta del governo Cameron sulla chirurgia estetica ( Famiglie d’Italia Salute News )

ottobre 19, 2011

Inghilterra

Arriva la ” boob tax “, l’imposta sulla chirurgia estetica 

Iniziativa del governo Cameron: ” si ricaverebbero 500 milioni di sterline “. Protestano medici e clienti. ( fonte CORRIERE DELLA SERA.it )

MILANO – “Per apparire bisogna soffrire” anche nel portafoglio. Il proverbio caro alle nostre nonne si adegua alla crisi, perlomeno in Inghilterra: se passerà infatti la proposta della “HM Revenue & Customs”, d’ora in avanti a qualunque intervento di chirurgia meramente estetica (ovvero, non dovuto a ragioni mediche specifiche e accertate) verrà applicata l’IVA del 20%, con conseguente ed in evitabile aumento delle tariffe per la clientela (un esempio per tutti, l’operazione di mastoplastica additiva, la più popolare fra quelle eseguite dai chirurghi d’Oltremanica, passerebbe così da 5 a 6mila sterline). Una mossa che permetterebbe al governo Cameron di raccogliere 500 milioni di sterline l’anno, ma che è stata aspramente criticata dall’industria cosmetica tutta, che ha immediatamente soprannominato il balzello “boob tax” (traducibile con “tassa sulla tetta”).

NON SI PAGA, SE E’ INTERVENTO “MEDICO”- «La proposta avanzata dall’HMRC sarà un potenziale danno per molti pazienti – ha spiegato al “Daily Mail” Fazel Fatah, presidente della “British Association of Aesthetic Plastic Surgeons” – perché implica che qualunque procedura eseguita per correggere l’aspetto fisico non sia una necessità medica. Purtroppo, non c’è stata alcuna discussione con gli organismi direttamente coinvolti prima di arrivare a questa proposta e ora non ci resta che sperare che venga trovato un terreno comune che bilanci l’ovvio bisogno di aumentare le tasse con la sicurezza dei pazienti, perché la chirurgia si occupa direttamente della vita delle persone». Come detto, il solo modo per aggirare la nuova tassa sarà dimostrare che l’intervento viene eseguito per ragioni mediche, accertate da un medico o da uno psicologo. In pratica, il solo fatto di avere più fiducia in se stesse dopo un lifting o di vedersi più belle con un seno nuovo non è sufficiente per chiedere l’esenzione dall’IVA, che viene già comunque applicata per trattamenti estetici minori come il botox e il peeling chimico. «Siamo tutti in subbuglio per questa proposta – ha commentato sempre allo stesso tabloid il chirurgo plastico Douglas McGeorge, ex presidente della BAAPS – che permetterà all’HMRC di raccogliere un sacco di soldi. Ma come si fa a tassare un’operazione come ad esempio la correzione delle orecchie a sventola fatta magari ad un ragazzino per evitare che venga preso in giro dai compagni e sviluppi così problemi psicologici? O ancora, quale livello di asimmetria o anormalità è richiesto per giustificare in termini medici un intervento al seno? In altre parole, qualunque giustificazione alle nostre decisioni in materia di IVA sarà impossibile, a meno che non venga violata la riservatezza del paziente».

ANCHE I CLIENTI PROTESTANO – Ma non sono solo i chirurghi estetici a protestare per la nuova norma, anche i loro clienti non sono affatto disposti a sborsare più del dovuto per le operazioni. «Questa proposta è un vero e proprio attacco a tutte le donne che si sentono incredibilmente vulnerabili in un dato momento della loro vita», è il giudizio della presentatrice di Sky News, Kay Burley, che si è fatta un lifting a 50anni. «Non mi piace l’idea che il governo pensi di pagare i debiti con i soldi della chirurgia cosmetica, penalizzando così le persone che vogliono essere più belle», le fa eco sul “Daily Express” Imogen Thomas, il cui seno finto, taglia XL, ha fatto girare la testa fra gli altri anche al calciatore del Manchester United, Ryan Giggs. Ma l’HMRC difende la “boob tax”, sostenendo che si tratta semplicemente della chiarificazione di una norma precedente e contenuta in un documento del 2007 che stabiliva che «la chirurgia estetica può essere tassata con l’IVA, anche se ogni caso va discusso singolarmente».

Simona Marchetti ( CORRIERE DELLA SERA.it )

Famiglie  d’Italia

E’ possibile calcolare l’impronta idrica delle proprie scelte alimentari ( Econota 67 )

ottobre 15, 2011

 

L’impronta idrica della coltivazione dei pomodori. Quanta acqua si consuma? ( by 100ambiente )

Una collaborazione tra la nota azienda italiana Mutti e WWF. Uno studio per calcolare l’impatto che la coltivazione di pomodori ha nel consumo dell’acqua.
Per la prima volta in Italia, e tra le poche al mondo, lo studio ha voluto calcolare i consumi di acqua nella produzione (dalla coltivazione del pomodoro al prodotto finito), avvalendosi del supporto scientifico del WWF e del Dipartimento di Ecologia Forestale della Facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia (Viterbo). L’obiettivo di questa indagine, a cui si affianca quella sulle emissioni di CO2, è produrre pomodori che approdino dai campi alle nostre tavole con un minore impatto ambientale, secondo target di riduzione che verranno annunciati nei prossimi mesi dalla medesima Mutti. Non solo. Da oggi tutti potranno calcolare l’impronta idrica delle proprie scelte alimentari grazie al nuovo “Carrello della Spesa virtuale”, online sul sito del WWF,  per imparare, approfittando della stagione estiva, a ridurre i litri di acqua “nascosta” che mettiamo ogni giorno nel piatto.

Ebbene: ecco i risultati sorprendenti.

L’analisi della Water Footprint dell’azienda parmense è avvenuta analizzando la filiera completa della catena di produzione, considerando tutte le linee produttive degli impianti dalla coltivazione della materia prima, alla trasformazione dei prodotti, fino alla realizzazione degli imballaggi, in modo da calcolare la quantità di acqua “nascosta”, virtualmente “immagazzinata” in ogni prodotto Mutti. E così è stato calcolato che per produrre un chilo di pomodoro fresco ci vogliono 156 litri di acqua, per una bottiglia di passata Mutti (compresi contenitore ed etichetta – 720 gr) ce ne vogliono 172 litri, mentre si arriva a 223 litri per un barattolo di polpa da 400 grammi. (Come termine di paragone, ci vogliono 200 litri di acqua per “produrre” un uovo, 900 per un chilo di patate, 3400 per un chilo di riso, e fino a 2.400 litri per un hamburger da 150 grammi). Mutti partirà da qui per stabilire i propri obiettivi di riduzione, in un percorso di sostenibilità insieme al WWF Italia. Se si considera che l’85% dell’impronta idrica umana è legata alla produzione agro alimentare, il 10% alla produzione industriale e il 5% al consumo domestico, come documenta il maggior esperto mondiale di impronta idrica Arjem Hoekstra, l’iniziativa riveste un ruolo particolarmente rilevante: a fronte del calcolo della Water Footprint, Mutti sta infatti definendo in collaborazione con il WWF anche gli obiettivi di riduzione dei consumi, soprattutto per quanto concerne la catena di fornitura, sensibilizzando i coltivatori che forniscono il prodotto fresco ad adottare pratiche agricole maggiormente rispettose dell’ambiente.

Oltre all’impronta idrica, sempre in collaborazione con il WWF Mutti ha calcolato anche l’impronta di carbonio della propria attività produttiva, secondo il GHG Protocol, ossia il protocollo internazionale messo a punto dal World Resource Institute. Attraverso il calcolo della Carbon Footprint e l’analisi delle potenzialità di riduzione dei consumi di energia e combustibili fossili da parte degli impianti di produzione, Mutti stabilirà degli obiettivi di riduzione anche per questa impronta, che permetteranno di migliorare le performance ambientali e l’impatto complessivo che i suoi prodotti avranno sull’ambiente.

 di Luca De Nardo

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Erbe naturali per curare le vaginiti

 

Per molte donne una vaginite è un vero e proprio tormento. Calcolate che circa il 75% delle donne ha avuto o avrà almeno un episodio di micosi vulvovaginale causata la maggior parte delle volte da Candida Albicans.
Per combattere la vaginite e prevenire possibili ricadute le piante possono essere buone alleate.
Per contrastare rossore e bruciore, si può ricorrere a piante ricche di mucillagini come malva o calendula oppure idraste. In caso di prurito è indicato il centocchio (stellaria media). Queste piante sono ideali per infusi da usare a temperatura ambiente e per lavaggi da praticare 2 volte al giorno.
Se le perdite sono giallastre non irritanti ma fastidiose, allora utile è l’agnocasto, una pianta ricca di principi attivi che stimolano la produzione di progesterone: 30 gocce in poca acqua da bere al mattino.
A questi rimedi si può associare l’azione di essenze estratte da lavanda o dall’albero del tè: per una cura locare diluire 5-6 gocce di mezzo litro d’acqua tiepida bollita.
Ancora una alternativa potrebbero essere i semi di pompelmo, considerati un antisettico ad ampio spettro: in fase acuta 2 compresse 2 volte al giorno per 4-5 giorni, successivamente 2 compresse al giorno per un mese.
Ricordatevi che sono indicazioni di base, il vostro erborista di fiducia vi saprà sicuramente aiutare. E non sostituite mai una cura naturale con il parere del vostro ginecologo personale.

Ad integrazione/sostituzione di questa cura naturale è possibile utilizzare “ olio d’oliva ozonizzato “ che ha dato risultati sorprendenti in questa patologia. Il “ rimedio” non è però facilmente reperibile e i prodotti pubblicizzati su Internet non danno affidamento. Se siete interessate ad avere più informazioni su questo rimedio ( molto efficace anche su erpes ed  emorroidi ) scrivete a Famiglie d’Italia.

 di Marina Morelli  con appendice di Paolo Broglio

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

L’abuso di farmaci causa il mal di testa ( Famiglie d’Italia Salute News )

ottobre 10, 2011

Perché i ( troppi ) farmaci fanno venir il mal di testa

L’eccesso alterai sistemi di controllo del dolore ( by Salute corriere della sera.it )

 

MILANO – Una scoperta che sembra molto “tecnica” potrà avere ricadute sulla vita di milioni di persone che soffrono di mal di testa: nei cefalalgici che abusano dei farmaci per alleviare il mal di testa i sistemi cerebrali di controllo del dolore si alterano, al punto che il danno può essere visto con una particolare risonanza magnetica funzionale “a valutazione statistica delle immagini” (SPM8, sigla di statistical parametric mapping). In questo modo si getta una nuova luce sul fenomeno per cui i farmaci a un certo punto, in certe persone, non funzionano più e cominciano, in un circolo vizioso paradossale, ad alimentare il mal di testa, che diventa una cosiddetta “Moh”, sigla di medication overuse headache, cioè “cefalea da abuso farmacologico”. Adesso ci si potrà basare non solo sul racconto del malato: l’alterazione si vede dall’immagine che compare su uno schermo. Ciò che si osserva non è una perdita di cellule nervose, bensì la traccia di una riduzione del loro funzionamento, tant’è che, hanno scoperto gli studiosi, eliminando i farmaci dannosi, le immagini tornano a mostrare una situazione di normalità nel giro di sei mesi.

 

L’annuncio della scoperta è stato dato a un pubblico di addetti ai lavori riuniti al terzo incontro lombardo dell’Anircef, l’Associazione dei neurologi italiani per la ricerca nelle cefalee, dal suo presidente Gennaro Bussone, direttore del Dipartimento di neuroscienze cliniche dell’Istituto Besta di Milano. I dati della ricerca, condotta per due anni insieme con i colleghi dell’Università di Memphis (Usa), saranno pubblicati dalla rivista scientifica Headache. Una conferma clinica a questa scoperta arriva da un altro studio pubblicato sul Journal of Headache Pain dai ricercatori del Centro Cefalee del Policlinico Universitario di Modena diretto dal Presidente della Società italiana per lo studio delle cefalee (Sisc) Luigi Alberto Pini: sono proprio gli abusatori di farmaci quelli che più soffrono di allodinia, un fenomeno che si aggiunge al mal di testa per cui stimoli innocui, come pettinarsi o radersi, scatenano dolore. «Se l’allodinia si fa più frequente, peggiora o compare per la prima volta è segno che la soglia del dolore si sta alterando —dice Pini —. Come hanno visto i colleghi del Besta la prolungata esposizione all’abuso di farmaci interferisce con la percezione del dolore, la cui soglia si riduce. Ciò facilita l’insorgenza di nuovi attacchi e questo porta alla cronicizzazione della malattia».

«Le alterazioni da noi osservate — conferma Bussone — non derivano dalla continua esposizione dei circuiti cerebrali al dolore della cefalea cronica, ma dall’abuso dei farmaci. Infatti nei pochi pazienti cronici che non abusano di farmaci le alterazioni non si vedono». «Forse all’abuso contribuisce anche un fattore psicologico — prosegue l’esperto —. Spesso questi pazienti si rendono conto di prendere troppi farmaci, ma non sanno farne a meno: è allora utile associare ai trattamenti di detossificazione controllata e di profilassi, anche quelli psico-comportamentali».

Secondo alcuni ricercatori francesi sarebbe in particolare il ricorso a barbiturici e oppiacei a far aumentare il rischio di Moh. Infatti, è soprattutto di oppiacei, barbiturici o benzodiazepine che le Linee guida europee per l’abuso dei farmaci nelle cefalee, appena pubblicate sull’European Journal of Neurology, raccomandano la sospensione, immediata o graduale, instaurando subito una terapia di profilassi per la quale un solo farmaco sembra avere le carte in regola: il neuromodulatore topiramato. Il paziente va poi seguito per prevenire recidive e nuovi rischi di abuso, tutte raccomandazioni in piena sintonia con le nuove Linee guida italiane per il trattamento delle cefalee che saranno divulgate durante il Congresso della Società italiana per lo studio delle cefalee, il cui messaggio principale è: per migliorare il trattamento del mal di testa lo specialista deve operare di concerto con il medico di famiglia. «In vista dell’applicazione della Legge 38/2010 che disciplina la gestione del dolore in ambito sanitario — dichiara Luigi Alberto Pini — la cefalea va inserita tra le patologie riconosciute dal Servizio sanitario in relazione alla terapia del dolore e all’interno delle strutture pubbliche vanno programmati percorsi diagnostico-terapeutici che, partendo dal medico di famiglia, arrivino ai centri specialistici. Solo così la cefalea sarà una malattia riconosciuta in tutta la sua complessità, una malattia che nei nostri ospedali provoca liste d’attesa infinite».

«Nelle Linee guida —continua Pini — abbiamo indicato l’utilità dei nuovi FANS e di determinate associazioni di farmaci, e segnalato il potenziale pericolo di alcuni nuovi analgesici nei cefalalgici. Inoltre, sono stati indicati fattori di scatenamento che mancavano, come per esempio l’osmofobia: la ripugnanza per i forti odori che può provocare l’attacco. Altra novità è la “cefalea da aeroplano”, studiata dal gruppo padovano del professor Giorgio Zanchin: finora ne erano stati segnalati solo 37 casi, mentre il gruppo di Padova ne ha individuati 75: perlopiù soggetti ultraquarantenni che patiscono attacchi di cefalea soprattutto nella fase di atterraggio (87%)». «Dal punto di vista della terapia si sottolinea — prosegue Pini — il divieto di mischiare i farmaci, per evitare effetti di sovrapposizione che impediscono anche al medico esperto di distinguere gli effetti di ogni singolo preparato».

Cesare Peccarisi ( by Salute corriere della sera.it )

Famiglie  d’Italia

La Danimarca tassa i grassi saturi ( Famiglie d’Italia Salute News )

ottobre 5, 2011

Oggi vi propongo una notizia molto interessante. Riguarda un’iniziativa, secondo me saggia, presa dal governo di uno Stato, la Danimarca, che ha a cuore la salute dei propri cittadini. I grassi saturi sono la causa primaria dell’obesità e di molte malattie collaterali dovute all’eccesso di colesterolo che circola nel sangue. Non è difficile paragonare l’importanza di tali danni a quelli procurati dal ” fumo “, per cui, se quest’ultimo viene tassato per diminuirne l’uso ed evidenziarne i pericoli, il sottoscritto, pur essendo contrario all’abuso della tassazione che così male influisce sulle nostre tasche già fin troppo tartassate, penso che quest’ultima potrebbe servire da deterrente e fornirebbe l’occasione per usarne i proventi in modo saggio, destinandoli alla ” ricerca “. Penso veramente che i ” grassi saturi ” debbano essere limitati al massimo ed è proprio per questo motivo che io spesso ricordo l’esistenza di un prodotto ” miracoloso ” in materia, il Muscolo di Grano, gustosissimo al palato e ricco di tutte le proteine necessarie al corpo, nonché assolutamente privo dei famigerati ” grassi ” in oggetto. Sull’argomento odierno vi propongo un post firmato da Elmar Burchia ed edito da Corriere della Sera .it

In Danimarca la prima tassa sui ” Grassi “

” Fat Tax ” su tutti gli alimenti, in proporzione ai ” grassi saturi ” . E grazie al burro le casse dello Stato si gonfiano. 

MILANO – Ogni anno i danesi si trovano ai primi posti delle classifiche come popolo più felice del mondo. I motivi sono molteplici e noti. Certo, la Danimarca non ha l’euro e vive le turbolenze della moneta unica e della crisi economica con relativo distacco. Tra le uniche preoccupazioni c’è la propria corona che Copenaghen conta non si apprezzi troppo. E la salute dei propri cittadini. Nonostante meno del 10 per cento dell’intera popolazione risulti essere clinicamente obesa, una percentuale ben al di sotto della media europea, dal primo ottobre è entrata in vigore una tassa sui grassi saturi contenuti negli alimenti. Lo scopo? Salvaguardare la salute pubblica del popolo danese, ma soprattutto rimpinguare le casse dello Stato. Con la «fat tax» arriveranno infatti ogni anno non meno di 200 milioni di euro.

TASSA SUL GRASSO DANESE – Da sabato 1° ottobre in Danimarca viene applicata quella che è considerata in assoluto la prima «fat tax». E tutto (o quasi) in nome della salute. Per i danesi che vanno a fare la spesa significa un aumento dei prezzi dei prodotti ad alto contenuto di grassi saturi, i veri nemici delle arterie, poiché accusati di aumentare il colesterolo e favorire di conseguenza l’insorgenza delle malattie cardiovascolari. I ricercatori danesi dell’Institute of Food and Resource Economics di Copenaghen convengono sul fatto che il 4% delle morti premature nel Paese siano il risultato di un eccessivo consumo di grassi saturi. Il nuovo provvedimento si applica a tutti i cibi venduti, quale che sia la natura e la provenienza, mentre l’alimento viene tassato in misura degli acidi grassi saturi che contiene. Gli alimenti che subiscono il tributo addizionale più sostanzioso, ha scritto recentemente il Copenhagen Post, sono il burro, gli oli e i prodotti lattiero-caseari in generale. L’imposta per i cibi con oltre il 2,3% di grassi saturi è in misura pari a 16 corone danesi (2,15 euro) al chilogrammo di nutriente. In altre parole: da oggi i danesi dovranno sborsare il 30% in più per una confezione di burro da 250g; l’8% in più per un sacchetto di patatine, mentre un litro d’olio d’oliva costerà loro il 7,1% più del solito. Altri numeri: l’imposta dovrebbe però ridurre il consumo di grassi saturi di quasi il 10 per cento e il consumo di burro scenderebbe secondo le previsioni del 15%.

I GRASSI D’EUROPA – La scelta danese non è isolata, anzi è un esempio che viene seguito da diversi governi europei: la Francia ha deciso di aumentare dal 2012 la tassazione sulle bevande zuccherate, ritenute tra i responsabili dell’aumento dell’obesità in terra transalpina. La cosidetta «tassa sulla Coca Cola» dovrebbe generare 120 milioni di euro in più da destinare alla previdenza sociale. Caso analogo in Ungheria dove a inizio mese è stata introdotta una «tassa anti-obesità», un tributo addizionale sui cibi confezionati ad alto contenuto di sale, di zuccheri o carboidrati, come patatine e cioccolata. Se Finlandia e Norvegia hanno già introdotto questa tassa, anche in Svezia gli esperti spingono per una «fat tax». L’obesità è infatti considerata una vera e propria malattia, spesso complicata da altre patologie (cardiovascolari, respiratorie etc.) e da gravi alterazioni del metabolismo. In Italia sono 5 milioni gli obesi a cui si aggiungono almeno 20 milioni di italiani in sovrappeso, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Società Italiana dell’Obesità. Notevoli sono le differenze tra le regioni che vedono la Campania in testa con il 49% di persone con eccesso di peso e la Valle d’Aosta in coda alla classifica con il 23%. Quello che «preoccupa maggiormente», ha affermato invece qualche giorno fa il ministro della Salute Ferruccio Fazio, è l’obesità pediatrica, «considerato che il 35% dei bambini italiani, dunque circa 1 milione, è obeso o in sovrappeso».

Elmar Burchia ( Corriere della Sera )

introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

C’è ancora petrolio nel Golfo del Messico ( Econota 66 )

ottobre 1, 2011

C’è sempre più petrolio. Marea nera bis, video girato dall’alto sul Golfo del Messico ( fonte blogeko.iljournal.it )

La situazione peggiora. C’è petrolio, tanto petrolio, sempre più petrolio sul Golfo del Messico vicino al pozzo Macondo, quello da cui uscì la marea nera Bp dell’anno scorso. Trovati non solo bolle o veli iridescenti, ma anche lunghissimi “nastri” fra il grigio e il color cioccolata (foto), quasi come quelli dell’estate scorsa. Bp e Guardia costiera degli Usa smentiscono che il petrolio ci sia: ma sto per farvi vedere il video girato dall’associazione On Wings of Care che ieri ha ispezionato nuovamente il mare da un’aereo. Questa faccenda è importante , anche se si svolge a 9.000 chilometri di distanza dall’italia.

Un anno fa, quando si è prodotto l’incidente, Bp e Guardia costiera inizialmente affermavano che non c’erano perdite di petrolio. Ma la potenziale gravità era già chiara: un pozzo imbizzarrito con l’imboccatura situata sotto 1500 metri di mare e che si spinge giù nelle viscere della terra. Poi si è anche appurato che gli idrocarburi ne uscivano con una spaventosa pressione, e voci anche istituzionali hanno parlato di fratture apertesi nel fondale. Ecco le immagini, ora che il quadro è definito.

On Wings of Care non ha trovato il petrolio esattamente sopra il pozzo Macondo, ma a circa 20 chilometri verso Nord Est. A riprova della bontà delle sue segnalazioni valga il fatto che i goccioloni di petrolio affioranti a circa due chilometri da Macondo (un dato perfettamente compatibile con la corrente sottomarina) individuati in un precedente sorvolo sono stati effettivamente reperiti da giornalisti giunti sul posto in barca.

I campioni sottoposti ad analisi hanno rivelato una corrispondenza pressochè totale (e non solo indicativa, come ho scritto l’altra volta) con il petrolio uscito da Macondo un anno fa. Durante il sorvolo, l’aereo ha individuato e contattato una nave che ha affermato di essere incaricata di prelevare campioni per la Bp. Ha anche incontrato una nave oceanografica del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) alle prese non con l’area coperta di petrolio ma con i goccioloni che continuano ad affiorare poco più in là.

Sta indagando le perdite naturali di gas dal fondale (nel Golfo del Messico se ne verificano spesso, come anche di petrolio: ma quella filmata è davvero un po’ grossa); le bolle però di solito si dissolvono prima di venire a galla; sospettano che stavolta arrivino in superficie perchè coperte da un velo di petrolio.

Non c’è alcuna prova che il petrolio stia uscendo proprio dal pozzo Macondo (la Bp eliminerebbe tutte le illazioni se rendesse pubblico il video dell’ispezione subacquea effettuata qualche giorno fa), ma il petrolio c’è.

Lo ha scritto perfino Scientific American: i ricercatori hanno appurato che da Macondo, o da un punto assai prossimo, si sprigiona un pennacchio subacqueo di idrocarburi monoaromatici del petrolio quotidianamente alimentato da una fuoriuscita pari ad almeno 5.500 chili, e doppia rispetto all’intero volume di perdite naturali di idrocarburi monoaromatici che si verificano nel settore Nord dei fondali del Golfo del Messico. Gli idrocarburi monoaromatici rappresentano solo circa l’1% del petrolio della Louisiana. I dati pubblicati da Scientific American sono aggiornati a giugno, quando nessuno aveva ancora notato in superficie i goccioloni di petrolio, e tanto meno i “nastri” ripresi ora dalle immagini.

Blogeko.it

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 “Agosto 2011- Marea Nera in Scozia: continua la fuoriuscita di petrolio in mare”

Come già riportato dalla stampa e da alcune agenzie per il disastro DeepWater nel Golfo del Messico noi proponiamo un rimedio semplice, facile da applicare e relativamente poco costoso (12.000-18.000 $ per ettaro di mare trattato ): i “batteri mangiapetrolio” ( blend di microrganisni NON MANIPOLATI GENETICAMENTE ). Abbiamo fornito al governo USA ( per DeepWater ) e alla Shell ( per il recente oil-spill Scozzese ) pubblicazioni, filmati, report e certificazioni ma non abbiamo avuto ( ne ora ne ieri ) nessuna risposta salvo qualche attestato di stima ( Sole24ore ). E’ visibile su youtube (http://www.youtube.com/watch?v=LSK_rI1H3dw ) un video girato nel 2010 presso l’Università di Milano – Facoltà di Agraria alla presenza di curiosi, giornalisti, studenti in cui è stata dimostrata la possibilità di trasformate, in poche ore, il petrolio greggio in mono-di e tri gliceridi ( praticamente sapone! ) solubile in acque di mare e utilizzabile come cibo dai pesci. Non abbiamo amici influenti, non conosciamo politici, non abbiamo contatti con confraternite occulte ma siamo solo docenti e ricercatori con l’aggravante di non essere abili nel marketing. Se vorrete mettervi in contatto con noi utilizzate l’indirizzo indicato o paolo.broglio@guest.unimi.it. Grazie per l’attenzione e per la diffusione.

Paolo Broglio e Roberto Blundo ( profili su Linkedin attivi )

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Aids, promettente vaccino spagnolo / Tumori, quanti italiani a Cuba ( Famiglie d’Italia Salute News )

settembre 30, 2011