Archive for the ‘Ambiente’ Category

In vacanza al mare col pancione sì, ma con testa e cautela ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 6, 2013

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Per molte donne la gravidanza a volte può sembrare un fardello così pesante da obbligarle a molte rinunce durante il periodo di gestazione. Certo, non tutto è come prima, ma molte cose piacevoli della vita possono ancora gustarsi usando le necessarie precauzioni. A tutte le amiche in dolce attesa offriamo questo interessantissimo post pubblicato da Gravidanzaonline.it

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Vacanze al mare col pancione, le regole da seguire

La gravidanza è una condizione speciale, e soprattutto in estate una donna incinta dovrebbe usare qualche piccolo accorgimento per preservare la propria salute e quella del bambino che porta in grembo.

Tutte in spiaggia di buon mattino

L’orario ideale per andare in spiaggia è nelle prime ore del mattino, e soprattutto è consigliabile una passeggiata sul bagnasciuga, per favorire la tonificazione e l’ossigenazione dei tessuti. La maggior quantità di iodio assimilata dall’organismo nelle prime ore del mattino, contribuisce ad attivare il metabolismo e a bruciare grassi e proteine con rapidità. Per la futura mamma non c’è niente di meglio dei bagni al mare.
Il nuoto, infatti, fa bene alla circolazione delle gambe, e permette di fare una ginnastica totale, muovendo tutti i muscoli, e alleviando anche, proprio grazie all’immersione, il peso del pancione e l’affaticamento. Due volte al giorno, mezz’ora al mattino e mezz’ora al pomeriggio, a patto di nuotare cercando di fermarsi prima di sentirsi affaticate. I movimenti a “rana” sono i più indicati e anche i più agevoli da effettuare. La principale accortezza da seguire è di tenere il collo ben sollevato, facendo lavorare tutta la muscolatura, specie quella del perineo. La tonificazione dei tessuti addominali, infatti, è essenziale per il benessere in gravidanza, ed è proprio favorita dalla leggerezza e dall’armonia con cui la futura mamma si muove nell’acqua, beneficiando della notevole riduzione del senso di gravità e di peso. Altrettanto prezioso è il massaggio esercitato dalle onde sulla pelle, che diventa subito più tonica e compatta.
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Tintarella sì, ma senza eccessi

I bagni di sole sono fra le principali attrattive di una vacanza al mare. Il loro beneficio è indubbio, sia perchéinfluiscono positivamente sull’umore, regalando una carica di energia, sia perché stimolano la produzione di vitamina D, essenziale per il rafforzamento delle ossa, da parte dell’organismo.
Il sole regala energia e buonumore:l’importante è proteggersi; la cautela, specie in gravidanza è d’obbligo. Bisogna esporsi al sole nelle prime ore del mattino e nella seconda metà del pomeriggio. Viso e corpo vanno difesi con creme solari, che devono avere filtri di protezione pari almeno a 15/20, ma sarebbe preferibile utilizzare creme protettive a schermo totale. L’applicazione deve essere ripetuta più volte al giorno, sempre dopo il bagno, riservando particolare cura al volto, per evitare la comparsa di antiestetiche macchie scure (il cosiddetto “cloasma gravidico“) che compaiono su mento e fronte, e che poi difficilmente andranno via.

Menù un po’ dolce e un po’ piccante e tanta acqua

Chi di noi, in vacanza, non ama concedersi un gelato o una fetta di dolce in più? Qualche trasgressione non guasta, anche se la futura mamma dovrebbe attenersi alla dieta prescritta dallo specialista per evitare eccessivi aumenti di peso.
Il caldo può essere combattuto anche con cibi leggermente piccanti, che favoriscono una corretta termoregolazione e aiutano l’organismo a mantenere il suo equilibrio rispetto all’ambiente esterno. Nel contempo, andrebbero evitati gli alimenti che richiedono una digestione prolungata, come la carne e ifritti. Il pesce, invece, è tra i cibi meglio assimilabili. A metà mattina e nel pomeriggio, è ideale uno spuntino come uno yogurt o un frutto. Evitare gliaperitivi alcolici e il pesce crudo, soprattutto i frutti di mare per il rischio di epatiti. Meglio sarebbe fare pasti piccoli e frazionati a base di verdura e frutta, evitando quella troppo zuccherina, come uva, banane, ananas e fichi.
Infine è necessario bere almeno 2 litri di acqua al giorno, in quanto depura l’organismo e aiuta a mantenere stabile la pressione. Bevete bevande non zuccherate, né gasate: la bevanda ideale è sempre l’acqua naturale. Possono andare bene anche alcun tisane da bere a temperatura ambiente, come la tisana al finocchio.
Nessuna controindicazione per il riposino pomeridiano, da godersi preferibilmente all’aria aperta, magari distese su un’amaca. È importante trascorrere un po’ di tempo all’ombra, in quanto l’organismo, quindi la placenta e il feto, si ossigenano più facilmente, attivando i processi metabolici.

Come vestirsi?

Uno dei massimi piaceri della vacanza in climi assolati è proprio quello di vestirsi in libertà, con indumenti comodi e leggeri. Meglio privilegiare i capi in fibra naturale come il cotone e il lino, che oltre ad essere freschi, aiutano a mantenere inalterata la temperatura corporea, in quanto formano una sorta di intercapedine tra la pelle e l’esterno.

Attenzione!

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Ma attenzione, per affrontare una tranquilla vacanza al mare col pancione è importante abbandonare la spiaggia se si inizia ad avere mal di testa, perché potrebbe essere colpa del troppo sole preso e bisogna fare attenzione ai cali di pressione causati da spostamenti anche piccoli, come quando ci si alza da un lettino.
Un’altra regola fondamentale é quella di non sedersi mai su una sdraio o sulla sabbia senza un telo, che dev’essere rigorosamente personale. In questo modo si eviteranno le infezioni vaginali, in particolare la candida.
Se soffri di gonfiori, puoi abbronzarti egualmente, camminando con lecaviglie nell’acqua. Il calore eccessivo, infatti, provoca la dilatazione dei vasi sanguigni e di conseguenza favorisce la comparsa di vene varicose.

Quindi, a giuste dosi, sole, acqua, aria pura e relax aiutano le future mamme a vivere ancora più serenamente il periodo dell’attesa.

Gravidanzaonline.it

eMMeeFFe 04.07.2013 10:00:01

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Sigarette elettroniche: attacco finale con l’accisa ” equiparante “

luglio 3, 2013

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La salute dei cittadini conta molto meno degli interessi che ruotano intorno al mondo del tabacco. Le sigarette elettroniche sono arrivate come la giusta panacea per tutti coloro affetti da tabagismo cronico, come l’ultima speranza per ribellarsi ad una schiavitù fisica e mentale impostaci fin da ragazzini con atteggiamenti e messaggi ammiccanti provenienti da più fonti. Alcuni, come me, ne sono usciti in modo naturale, ma la maggior parte non ce la fa a si avvelena giornalmente in modo certo. Quello che è anche certo è che la sigaretta elettronica, in ogni caso, fa molto ma molto meno male della sigaretta killer, come affermato da tanti e tanti esperti in materia, come ad esempio l’Istituto Superiore di Sanità o dal prof. Umberto Veronesi. Di conseguenza parrebbe logico accogliere positivamente e favorire questa positiva innovazione, e invece no! E’ subito iniziata la caccia alle streghe e lo Stato, per sopperire al calo di entrate dovute al minor consumo di tabacco, decide ” intelligentemente ” di recuperare il perso in altro modo, tassando ciò che fa meno male al pari di ciò che alla lunga ammala e uccide,… senza tener conto di quanto andrebbe a risparmiare in futuro sulla salute generale dell’intera nazione. 

Per meglio informarvi su quanto sta accadendo in materia vi allego un post edito da  QS – Quotidiano Sanità, un blog del quale vi pubblico il link per esortarvi ad andare a visitarlo quotidianamente per i temi trattati.

Sigarette elettroniche. Il 9 luglio operatori in piazza contro la tassa 

La mobilitazione contro l’accisa si svolgerà il 9 luglio a Roma, davanti il Parlamento. L’Anafe, tra i promotori, accusa il governo: “Il rischio è quello di distruggere un mondo composto da 3mila imprese e da 5mila persone che hanno investito grosse cifre”. 

02 LUG – L’industria del fumo elettronico scende in piazza contro gli ultimi provvedimenti del governo che hanno introdotto una nuova tassa sulla e-cig. “Tutti gli operatori del settore – lancia l’appello una nota dell’Anafe – sono chiamati a manifestare la propria contrarietà alla tassa ammazza sigaretta elettronica per il prossimo 9 luglio a Roma, in piazza Montecitorio, davanti il Parlamento, dalle 9.00 alle 13.00”.

L’Associazione nazionale del fumo elettronico accusa il governo di “non avere minimamente idea delle conseguenze di ciò che sta facendo”. Secondo l’Anafe infatti “imporre l’applicazione dell’imposta di consumo pari al 58,5% sul dispositivo, sulle parti di ricambio dello stesso, che includono anche cavi USB e batterie come quelle dei cellulari, e sulle ricariche, parificando tali prodotti sul piano della tassazione alle sigarette, equivale a mettere sullo stesso piano un prodotto che uccide con uno che fa molto meno male. Un concetto questo riaffermato da soggetti quali l’Istituto Superiore di Sanità, dal prof. Umberto Veronesi e tanti altri”.

Il rischio è quello di distruggere “il mondo dei produttori, distributori e commercianti del settore della sigaretta elettronica, sviluppatosi in Italia negli ultimi 24 mesi”. La conseguenza sarebbe quella di “distruggere un mondo fatto di 3000 imprese e 5000 persone che hanno investito cifre importanti, spesso frutto di liquidazioni da lavoro perso, e in gran parte ancora da recuperare”.

Alla manifestazione ha aderito anche Puff, azienda torinese del settore. “Chiediamo al governo – è l’appello di Umberto Roccatti, ad della società – di sostenere e di non penalizzare le aziende serie e di rilevanza internazionale che, come la nostra, contribuiscono al Made in Italy e creano non solo profitto, ma anche migliaia di posti di lavoro, soprattutto tra i giovani”.

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Caldo e afa in arrivo, il Ministero ci informa ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 17, 2013

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CALDO IN ARRIVO: COME DIFENDERSI? IL MINISTERO LANCIA “ESTATE SICURA”

scritto da Sergio Anzi in Notizie Italia fonte: Mondo Informazione

 

Caldo, anzi: molto caldo. Le previsioni non lasciano spazio ad equivoci: fa caldo e le temperature saliranno ancora di più. Questa estate si è fatta pregare, ma a quanto pare ci farà pesare la sua presenza.

Caldo e afa, temperature in aumento e pericolo “ondate di calore”. Come difendersi? I consigli del Ministero della Salute.

Come ogni anno, insieme al caldo e all’estate, arrivano le ondate di calore con il loro strascico malessere e malori. Quest’anno abbiamo dovuto aspettare un po’ di più del solito, abbiamo avuto temperature più basse della media e, per questo motivo, le conseguenze delle ondate di calore potrebbero essere più pesanti ed avvertite dal nostro organismo con maggiore gravità.

Il Ministero della Salute, allo scopo di mitigare le conseguenze nefaste della tanto attesa estate, ma soprattutto di prevedere le ondate di calore almeno 72 ore prima che si possano verificare, ha reso noto, attraverso una nota del ministro Lorenzin, l’elaborazione del programma “Estate Sicura 2013″. Ecco la nota del Ministro:

In previsione di possibili incrementi di temperatura collegati all’approssimarsi della stagione estiva che potrebbero costituire soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione un rischio per la salute, il Ministero ha varato anche quest’anno, a supporto delle iniziative locali, il Programma Nazionale di Prevenzione ”Estate sicura 2013” ed ha reso disponibili sul sito istituzionale informazioni e consigli sulle misure generali da adottare per affrontare il caldo senza rischi. Nell’ambito del programma è operativo nelle principali città il Sistema nazionale di Previsione e Allarme per ondate di calore, che consente di individuare, con un anticipo di almeno 72 ore le condizioni meteo-climatiche che possono avere un impatto significativo sulla salute delle categorie più esposte, consentendo alle autorità locali di attivare sul territorio piani di sorveglianza e prevenzione nei confronti delle fasce di popolazione più a rischio (anziani fragili, malati cronici, neonati e bambini piccoli, i senza fissa dimora)

I consigli sono sempre gli stessi, ma vale la pena di ricordarli e di fare attenzione, soprattutto agli anziani e alle persone che maggiormente soffrono il caldo: non uscire nelle ore più calde, rinfrescare in modo confortevole l’ambiente domestico e di lavoro (cercando di arearlo, magari bloccando il passaggio della luce, ma non quello dell’aria e facendo attenzione a non esagerare con l’aria condizionata o ancora peggio, con i ventilatori meccanici), soprattutto bere molti liquidi e avere un alimentazione ricca di frutta e verdura (che di liquidi ne contengono molti), moderare molto (meglio ancora: eliminare) l’uso di bevande alcoliche e caffeina, fare pasti leggeri, vestire in modo comodo e leggero.

Questi ed altri consigli li potete ritrovare sul sito del Ministero, seguirli è un ottimo modo per non rovinarsi la stagione più attesa dell’anno.

fonte: Mondo Informazione

Famiglie  d’Italia

Non sempre la pasta ingrassa ( Famiglie d’ Italia News )

giugno 13, 2013
pastaCarboidrati pasta, sì ma se cotta al dente ( fonte: Tgcom24 )
Meglio del pane per avere ebergia e restare snelli
Quando viene il momento di rimettersi in linea, la prima cosa che si fa di solito è eliminare i carboidrati dalla tavola. Ma gli esperti ammoniscono:
evitarli completamente è sbagliato: l’importante è semmai scegliere quelli giusti per garantire al nostro fisico la “benzina” necessaria alle attività quotidiane. Sono alleati del nostro benessere quelli che vengono assimilati lentamente: la pasta, ad esempio, è perfetta per lo scopo, purché sua di grano duro e sia cotta al dente, decisamente da preferire al pane bianco.  
L’indicazione arriva dai massimi esperti mondali di alimentazione, i quali hanno stilato il primo “Documento di Consenso” internazionale sull’Indice Glicemico (IG) dei carboidrati. L’indice misura la rapidità con cui sale il valore della glicemia nel sangue dopo aver mangiato un alimento contenente 50 grammi di carboidrati e confrontando questo valore con quello che si registra dopo l’assunzione di glucosio, al quale è attribuito convenzionalmente il valore di 100. Vengono considerati carboidrati ad alto Indice Glicemico (IG), quelli dal 70 in su, quelli a medio IG stanno fra 56 e 69 e quelli a basso IG sono inferiori a 56.
Spiega Andrea Poli, direttore scientifico di Nutrition Foundation of Italy: “Per una dieta sana non basta tener conto dei grassi, ma anche dei carboidrati, della loro quantità ma soprattutto della qualità. Da questo punto di vista, il carboidrato che ne esce meglio è la nostra pasta che, se è di grano duro e cotta ‘al dente’ ha un IG di 45, preferibile al pane bianco (70). Ma se la pasta è troppo cotta l’IG sale. Così come sale l’IG dei riso e di tutti i carboidrati contenenti amido se la cottura viene prolungata”.
Le patate si comportano in modo curioso. Se vengono cotte al microonde valgono 117, al vapore 93, bollite 77, se le mangiamo subito dopo la cottura. L’IG scende però sensibilmente se le mangiamo fredde di frigorifero, magari condite con un filo di olio extravergine e prezzemolo.
Il riso, invece, ha un indice altissimo, pari a 104: Va molto meglio il riso basmati (53) o il parboiled (69), sempre che siano cotti al dente.
Aggiunge Livia Augustin del St. Michael’s Hospital di Toronto che l’IG può essere ridotto anche da alti contenuti di fibre: per questo è bene che nella dieta siano presenti cereali non raffinati e legumi come fagioli (21-32), ceci (22-34) e lenticchie (42).

Persino i dolci, se consumati con moderazione, hanno un indice non altissimo, perché in genere sono confezionati con fruttosio (18-22), mentre il saccarosio è a 65, sempre meno del glucosio.

Famiglie  d’Italia

Latte materno o latte artificiale, questo è il dilemma ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 9, 2013

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Mentre molte mamme si ribellano (Basta latte artificiale e omogeneizzati: le mamme si ribellano alla crisi) la dottoressa Chiara Cuoghi presenta un suo rapporto sull’argomento pubblicato da  Romagna Mamma.

In un anno spesi 105 milioni per latte artificiale. La pediatria: E’ un farmaco senza effetti collaterali ” 

“Biologicamente sappiamo che massimo l’uno o il due per cento delle mamme non sono in grado di allattare: dobbiamo considerare il latte artificiale come un farmaco privo di effetti collaterali“.

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Così Chiaria Cuoghi, pediatra di comunità dell’Ausl di Ferrara, inizia la presentazione del Rapporto, pubblicato a ottobre 2012 (su dati 2011), sull’allattamento al seno in Emilia Romagna nel corso della piazza sull’allattamento di Ravenna. Dati dai quali emerge che in Emilia Romagna c’è una buona diffusione dell’allattamento al seno, superiore a molte altre regioni del resto d’Italia, ma sul tema c’è ancora tanto da fare. Prima di tutto le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità: l’allattamento esclusivo al seno è indicato nei primi sei mesi di vita di un bambino. “Come tutti i mammiferi riceviamo il latte dalle nostre mamme e questo è il modello ideale a cui dobbiamo fare riferimento”, spiega Chiara Cuoghi che ha realizzato il rapporto insieme alla collega Simona Di Mario.

Ed ecco qualche dato rilevante:  le famiglie italiane, secondo il rapporto, hanno speso tra il 2005 e il 2006 105 milioni di euro per il latte artificiale, negli Usa una maggiore diffusione dell’allattamento al seno eviterebbe 720 decessi post natali all’anno.

Ma culturalmente non siamo ancora pronti al grande passo: “Su Google cliccando la parola allattamento si trovano 24.000 immagini, soprattutto religiose ma al corso di catechismo troviamo immagini che esaltano l’allattamento artificiale, così come nelle pubblicità, seppure relativamente a prodotti che non hanno a che fare con l’allattamento”.

La ricerca sulla prevalenza dell’allattamento viene effettuata in regione ogni tre anni attraverso un questionario rivolto alle mamme o agli accompagnatori di tutti i bambini che si recano a fare la prima vaccinazione, scegliendo un periodo campione. Nel 2011 i questionari raccolti sono stati 6604.  Il 28 per cento delle intervistate è straniera, il 37 ha partecipato a un corso di accompagnamento alla nascita (frequentato più dalle donne italiane).

Il tasso di prevalenza dell’allattamento al seno è pari al 55 per cento a tre mesi di vita del bambino che scende a 37 per cento a cinque mesi.  Le donne straniere allattano al seno più di quelle italiane e aumentano nel tempo, sia a tre che a cinque mesi dei piccoli. Le mamme che allattano al seno sono quindi per lo più straniere, hanno studiato, hanno più di un figlio.

Dal rapporto emerge anche un quadro a tinte non proprio chiare sulle aziende sanitarie locali: solo tre su dieci hanno un gruppo multidisciplinare sull’allattamento, la formazione è insoddisfacente: le ostetriche sono un supporto ritenuto più efficace dei pediatri.

fonte: Romagna Mamma

Famiglie  d’Italia

Meno carne, si vive meglio e più a lungo ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 7, 2013

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Dieta vegetariana: si vive più a lungo

( minor rischio di morte per malattia con la dieta verde: fonte: Salute – La Stampa )

La dieta vegetariana ridurrebbe il rischio di morte per le diverse cause e malattie. Foto: ©photoxpress.com/Piotr Przeszlo

Chi segue una dieta vegetariana è stato trovato essere a più basso rischio di morte per le diverse malattie, e in particolare per quelle cardiovascolari.
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Più protezione dalle malattie e vita più lunga per chi sceglie di alimentarsi vegetariano.
Questo quanto affermato da un nuovo studio riportato su JAMA Internal Medicine.

Come suggerito da precedenti studi, la protezione offerta dalla dieta verde si otterrebbe nei confronti di diverse malattie croniche e potenzialmente mortali come, per esempio, l’ipertensione.
Ma in questo nuovo studio, l’accento è stato posto sulla riduzione del tasso di mortalità per tutte le cause. Qui, il dottor Michael J. Orlich e colleghi della Loma Linda University in California hanno analizzato i casi di morte per tutte le cause e per causa specifica di oltre 73mila uomini e donne.

Dopo aver raccolto le risposte a un questionario sulle abitudini alimentari e la dieta seguita dai partecipanti, i ricercatori hanno diviso i volontari in cinque distinti gruppi, o categorie: i non-vegetariani (o onnivori); i semi-vegetariani; i pesco-vegetariani (ossia quelli che di animale mangiano solo pesce, compresi i frutti di mare); i lacto-ovo-vegetariani (quelli che mangiano anche uova e latticini e, infine, i vegani (quelli che non mangiano alcun prodotto di origine animale).

I risultati finali hanno mostrato che durante il periodo medio di follow-up, di quasi 6 anni, ci sono stati 2.570 decessi. Il tasso di differenza tra le morti avvenute tra gli onnivori e i quattro gruppi di vegetariani variava da uno 0,88 per cento a un 12 per cento, con una maggiore riduzione di questo tasso di mortalità tra i vegetariani.

Sebbene la causalità non sia del tutto chiara, è risultato evidente che vi era una maggiore riduzione del rischio di morte tra le persone che seguivano una dieta vegetariana. In più, l’associazione sembra favorire gli uomini, piuttosto che le donne, con una significativa riduzione nella mortalità per malattie cardiovascolari, ischemie e altri eventi cardiaci.
I ricercatori concludono pertanto che vi è un’associazione tra la dieta vegetariana e la riduzione del rischio di morte per le diverse malattie croniche, rispetto alla dieta onnivora.

fonte: Salute – La Stampa

Famiglie  d’Italia

I dieci diritti del paziente oncologico ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 5, 2013
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Tumori: Veronesi presenta i 10 diritti del malato (fonte:Gaianews.it )
Presentato dal professore il decalogo con le regole per mettere al centro il paziente e i suoi diritti.

Umberto Veronesi ha presentato all’Istituto europeo di oncologia, i dieci diritti inviolabili del paziente oncologico. Al centro dei dieci punti sta il paziente oncologico che deve essere sostenuto dal sistema sanitario al quale viene richiesta una vera e propria svolta che metta al centro l’etica della cura e del rapporto con il paziente

Veronesi ha spiegato che il primo diritto deve essere quello a cure che abbiano una validazione scientifica. Cure che non sono scientificamente valide non dovrebbero essere somministrate e rischiano di illudere il paziente.

Il secondo diritto riguarda i tempi di cura: le cure devono essere sollecite. Chi ha dovuto attendere tempi lunghi per un esame sa quanto sia importante quest’aspetto nel vissuto di un malato. “Per eliminare le liste d’attesa, negli istituti oncologici, l’Italia dovrebbe applicare il modello francese”, spiega Veronesi. “Dovremmo avere non 8 o 9 istituti oncologici, ma 30, su tutto il territorio nazionale”.

E sempre per tenere il malato al centro e non certo la preparazione di un medico, Veronesi indica come terzo diritto, quello di chiedere una seconda opinione ad un altro specialista senza pensare di poter offendere il primo.

Il quarto diritto è quello alla privacy: negli ospedali dovrebbero essere presenti più camere singole e la privacy del paziente dovrebbe essere sempre rispettata.

Il quinto diritto è quello di conoscere la verità sulla malattia:”Una verità che va sempre raccontata con umanità, senza terrorizzare il paziente”, spiega Veronesi “Perché una cosa è la verità diagnostica, un’altra la verità prognostica. E noi medici siamo i primi a non avere certezze. E può anche capitare, raramente, la regressione spontanea della malattia”.

Il sesto diritto del paziente riguarda il dialogo con il medico che serve a veicolare informazioni: il medico deve parlare lentamente e in maniera comprensibile. La modulistica del “consenso informato” non può essere un paravento dietro cui difendersi

Il settimo diritto riguarda quello del rifiuto alle cure che è previsto dall’articolo 32 della Costituzione: “Chi non vuole essere curato ha il diritto di non farsi curare”, dice Veronesi. “Al medico il compito di una mediazione intelligente, che permetta magari di accettare le cure se non in toto almeno in parte”.

L’ottavo diritto è quello del testamento biologico che permetto al paziente di rifiutare in anticipo lo stato vegetativo.

Il nono è il diritto a non soffrire:”È un’importante svolta culturale, quella dell’ospedale senza dolore”, spiega Veronesi. “Oggi abbiamo per fortuna farmaci validi, come la morfina, che consentono di evitare inutili sofferenze”.

Il decimo è il diritto al rispetto e alla dignità.Di difficile e ampia attuazione. Il professore ha però ricordato quanto sia importante per i malati l’affetto e la vicinanza dei cari e quanto siano importanti quindi ospedali più aperti che consentano ai pazienti di ricevere tutto l’affetto e l’attenzione possibili.

by Gaianews.it

Famiglie  d’Italia

Microbolle al servizio delle alghe destinate ai biocarburanti ( Econota 107 )

maggio 31, 2013

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Le microbolle consentono una produzione più efficiente di alghe destinate ai biocarburanti by Timon Singh

I biocarburanti derivati dalle alghe sono uno dei combustibili alternativi più promettenti sul mercato. Lo svantaggio principale finora è stato l’altoi costo di produzione e l’utilizzo di molta energia. Utilizzando un nuovo ” metodo di raccolta” con microbolle, una squadra della University of Sheffield crede di aver trovato un modo per fare delle alghe una fonte di combustibile commercialmente più valida.

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Il problema principale nella produzione di biocarburanti è rappresentato dalla rimozione delle alghe dall’acqua e in modo che possano essere elaborate in modo efficace. Questo richiede di solito un grande investimento di tempo ed energia. Il team ritiene che producendo microbolle in una soluzione contenente alghe queste possano essere fatte galleggiare sulla superficie dell’acqua rendendole facilmente estraibili.

Secondo il  professore Will Zimmerman  il metodo a microbolle utilizza 1000 volte meno energia rispetto ai metodi precedenti e può essere utilizzato a costi inferiori. Il professor Zimmerman ha detto: “Pensavamo di aver risolto un grave ostacolo per le imprese di trasformazione dei biocarburanti da alghe  quando abbiamo usato microbolle far crescere le alghe più densamente”, “Si è scoperto tuttavia che i biocarburanti  da alghe ancora non potevano essere prodotti economicamente sia a causa della difficoltà nella raccolta che nell’alimentazione delle alghe. Abbiamo dovuto sviluppare una soluzione a questo problema e ancora una volta, le microbolle hanno fornito una soluzione. “

Un certo numero di compagnie aeree, tra cui Lufthansa, British Airways, United, e Virgin, stanno già investendo in biocarburanti da alghe  e il mercato è destinato a crescere in modo esponenziale. Infatti, all’inizio di questa settimana Etihad, compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, ha fatto volare sul Golfo il primo volo di linea alimentato a biocarburante. Anche la US Navy sta sperimentando biocarburanti derivati da alghe.

Ulteriori informazioni sulle ricerche del team si trovano nella rivista Biotecnologie e Bioingegneria

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Lo Stato di Washington afferma ufficialmente che i ciclisti emettono più CO2 degli automobilisti e quindi devono essere tassati; potrebbe succedere anche da noi in Italia?by Tafline Laylin e Paolo Broglio

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Photo via Shutterstock

Nel tentativo di raccogliere fondi per un progetto di legge del valore di 10 miliardi dollari per migliorare il trasporto nello stato di Washington, i legislatori vogliono imporre una tassa di $ 25 su tutte le biciclette che costano più di $ 500. Quando i proprietari di attività commerciali locali e i frequentatori del  blog di Bike Seattle Washington hanno contattato  Ed Orcutt , un membro del Comitato Trasporti di Stato, per mettere in discussione la tassa, Orcutt ha affermato che i ciclisti non stanno contribuendo alla circolazione stradale e per la loro elevata respirazione producono emissioni di carbonio maggiori di automobilisti.

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Photo via Shutterstock

“Mi dispiace ma io credo che i ciclisti devono cominciare a pagare per le strade che percorrono  piuttosto che gli automobilisti “, ha detto Dale Orcutt Carlson, proprietario di Bici a Tacoma, in una e-mail. Il che non sembra una cosa così irragionevole.

“A ciclisti [sic] hanno un aumento della frequenza cardiaca e della respirazione”, ha detto Orcutt. “Ciò significa che i ciclisti sono in realtà inquinanti  “

Proprietari di piccole imprese che vendono biciclette sono preoccupati ; ulteriori costi legati alla nuova legge fiscale farà male il loro business. Altri sottolineano che i ciclisti dello stato di Washington State potrebbero contribuire in altri modi.

“I ciclisti già pagano tasse sostanziali per il nostro sistema di trasporto, comprese le imposte sulle vendite, imposte sulla proprietà e tasse federali che insieme coprono i due terzi di tutte le spese di trasporto a Washington”, ha detto Evan Manvel, uno scrittore per Seattle Club Cascade biciclette .

Nel frattempo ecco una domanda: perché si stanno tassando i ciclisti quando le emissioni di carbonio delle auto sono il vero nemico? Cosa succederebbe in Italia ad una simile proposta ?

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Italia Unita per la Scienza, sabato 8 giugno 2013 ( Famiglie d’Italia Salute News )

maggio 23, 2013

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FederFauna sostiene ”Italia Unita per la Scienza”, l’8 giugno in tutta Italia

L’ evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica” nasce da alcune persone vicine o aderenti al gruppo di divulgazione scientifica Pro-Test Italia e si pone come obiettivo quello di far fronte ai problemi dell’Italia per quanto riguarda la cultura scientifica. I recenti episodi (caso staminali, occupazione stabulario di Milano e tanti altri) hanno reso ancora più urgente la necessità di instaurare un dialogo aperto tra ricercatori, università, mass media e cittadini comuni.

Sempre più spesso viene dato risalto all’emotività trasmessa attraverso i mezzi di informazione e sempre meno spazio viene dato alla correttezza scientifica. Se è vero che l’aspetto umano ed etico di ogni questione andrebbe sempre preso in considerazione, è fondamentale che non si faccia a meno dal secondo aspetto. L’obiettivo di questo evento è, dunque, aprire un dialogo su temi molto importanti che hanno e avranno ripercussioni sul futuro del Paese per quanto riguarda salute, alimentazione e ambiente, in modo che l’aspetto scientifico sia protagonista e non una voce tra le tante.

L’evento consiste in una serie di convegni contemporanei in diverse città sul tema della disinformazione scientifica e sullo stato della ricerca in Italia. Il modo più semplice e di minor costo per realizzare questo evento è quello di rendere ogni città, una volta stabilito un nucleo di organizzatori e responsabili, almeno parzialmente indipendente.

L’idea è, quindi, quella di iniziare l’evento con un discorso generale introduttivo sulla disinformazione scientifica e lo stato della ricerca in Italia (attraverso video registrato o streaming), tenuto da un personaggio di spicco noto al pubblico medio.

Dopodiché ogni città avrà, sotto controllo di supervisori nominati, autonomia nel proporre e gestire gli argomenti da trattare.

I temi principali sono:

Sperimentazione animale
OGM
Cellule staminali e altre frodi mediche
Vaccini e autismo
Sismologia e previsioni
Scie chimiche

Alcuni temi, come sperimentazione animale e OGM, sono indicati per tutte le sedi, mentre gli altri verranno discussi sono in alcune città e la cui scelta dipenderà prevalentemente dalla disponibilità di relatori e dall’attitudine delle università coinvolte.

Altre relazioni suggerite, di carattere generale e non attinenti a un tema specifico, possono riguardare l’importanza delle fonti (capire se chi parla ha le conoscenze per farlo) e le bufale scientifiche, temi sempre più importanti nell’era dei social network.

L’evento proposto non vuole essere una “lezione” da parte degli scienziati/professori alla cittadinanza da istruire, ma un dibattito aperto. Lo scopo di questo evento è mettere le carte in tavola e rendere argomenti complessi almeno in minima parte comprensibili, aprendo un dialogo che renda chiaro, ove possibile, come la scienza e il metodo scientifico siano mezzi imprescindibili per una visione critica.

Per saperne di più CLICCA QUI

fonte: FederFauna

Famiglie  d’Italia

Come scoprire la celiachia in tempo ( Famiglie d’Italia Salute News )

maggio 19, 2013

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Basterà un esame del sangue per scoprire la celiachia

( fonte: La Stampa .it )
Il test sviluppato dai ricercatori dell’Istituto pediatrico Gaslini
con l’Università di Verona
Alessandra Pieracci
Genova
Un test, sviluppato in anni di lavoro dai ricercatori dell’Istituto pediatrico Gaslini in collaborazione con l’Università di Verona, consente, grazie a una semplice analisi del sangue, di verificare se un soggetto predisposto alla celiachia si ammalerà o no (con un anticipo che varia da pochi mesi fino a sei anni). Si tratta di una diagnosi precoce importante soprattutto per i casi a sintomatologia atipica o silente. Il test è stato brevettato ed è pronto per un’utilizzazione pratica diffusa. Per il momento si può effettuare presso i laboratori del Gaslini. E’ un aiuto, come spiega il professor Antonio Puccetti del Laboratorio di Immunolo gia Clinica e Sperimentale del Gaslini (che ha lavorato con il professor Claudio Lunardi e la dottoressa Giovanna Zanoni di Verona) nella complessa battaglia contro una patologia benigna sì, ma molto diffusa.

La celiachia è la patologia più frequente delle malattie autoimmuni, prima ancora dell’artrite reumatoide (una persona su 100-150 in Nord America ed Europa), per un totale di 600 mila in Italia, anche se la diagnosi riguarda solo un settimo di chi ne soffre, perché ne esistono forme silenti: 135800 casi in Italia nel 2011, contro i 6000 del 2005, con un aumento del 19% l’anno. Nei bambini blocca la crescita, provoca forti dolori e disturbi intestinali, negli adulti può causare l’infertilità nelle donne, l’anemia negli uomini, in alcuni casi dermatite erpetiforme (il 5% dei celiaci diagnosticati), ma anche quadri neurologici che simulano la sclerosi multipla, come la demienilizzazione, di fatto la debolezza muscolare. L’opportuna dieta priva di glutine cancella i sintomi neurologici e l’infertilità, le dermatiti devono invece essere curate con farmaci.

Lo studio del Gaslini, pubblicato sulla rivista Immunologic Research, dimostra la possibilità di prevedere l’insorgenza della malattia prima del su esordio e della positivizzazione dei test diagnostici classici. I soggetti affetti da celiachia, ma non i soggetti sani, producono anticorpi diretti contro una particolare proteina del virus, detta VPZ. Studianto una casistica di oltre trecento bambini genericamente predisposti a sviluppare la celiachia (scelti tra piccoli affetti da diabete di tipo 1 per poter utilizzare prelievi di sangue che comunque i piccoli avrebbero dovuto effettuare) si è verificato che circa il 10 % dei soggetti analizzati ha sviluppato la malattia nel corso del follow up, e si trattava dei bimbi nel cui sangue comparivano già dieci anni prima gli anticorpi diretti contro la proteina VP7 del Rotavirus. Sono gli anticorpi che riconoscono anche una proteina presente sulla superficie di tutte le cellule intestinali e quindi interagendo destabilizzano la barriera intestinale danneggiando l’impermeabilizzazione e lasciando così aperta una via di ingresso al glutine, contro il quale viene rivolta la risposta infiammatoria che si sviluppa da parte del sistema immune dei soggetti celiaci.

Accertata la previsione di malattia, si potrà procedere con analisi del sangue semestrali per intervenire all’immediata insorgenza: una dieta preventiva infatti è inutile, oltre che costosa, dato che l’assistenza sanitaria italiana contribuisce all’alimentazione speciale solo dopo diagnosi effettuata con analisi del sangue, che verifica la presenza di particolari anticorpi diretti contro un enzima, Translutaminasi, e con gastroscopia (per effettuare una biopsia).

«La celiachia è una patologia subdola – dice il professor Lorenzo Moretta, direttore scientifico del Gaslini – che può portare danni notevoli a un organismo in accrescimento, quindi una diagnosi precoce è importantissima». Come spiega il professor Puccetti, la celiachia è una malattia cronica dell’intestino tenue, dovuta a una intolleranza al glutine (proteina contenuta nel frumento, orzo, segale e avena) assunto attraverso la dieta. La predisposizione è genetica, riconducibile alla presenza di uno di due geni, HLADQ2 o DQ4, ma non si tratta di una malattia genetica, ovvero inesorabile se i geni sono presenti. Ci si può ammalare o no, e questo nuovo test può stabilirlo in anticipo.

Fonte:  La Stampa.it ( Scienza 15/05/2013 – salute )

Famiglie  d’Italia

Alzheimer, da Milano un’ottima iniziativa

maggio 17, 2013
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Alzheimer, Milano Lancia il ” Piano ” per assistere famiglie e malati ( fonteVitadiDonna Community )
Pubblicato 16 Maggio 2013
Di Antonio Luzi
La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante, con esordio prevalentemente senile (oltre i 65 anni, ma può manifestarsi anche in epoca precedente) e con un tempo di vita media di circa sette anni.

Meno del 3% della popolazione vive più di quattordici anni dopo la diagnosi.

L’aspettativa di vita è particolarmente ridotta rispetto alla popolazione sana quando la malattia di Alzheimer colpisce i più giovani. Gli uomini hanno una prognosi di sopravvivenza meno favorevole rispetto alle donne.

La malattia è la causa di morte nel 70% dei casi. La polmonite e la disidratazione sono le cause immediate più frequenti di morte.

Al momento non ci sono prove definitive per sostenere l’efficacia di una qualsiasi misura preventiva o curativa per la malattia di Alzheimer.

Una diagnosi tempestiva è estremamente importante perché permette di formare in modo corretto e completo i familiari, programmare gli interventi assistenziali, distinguere la malattia di Alzheimer da altre forme di demenza e di impostare subito il trattamento farmacologico.

In Italia si calcola che esistano 600.000 malati di Alzheimer. Un numero, secondo alcuni, in costante aumento che ha fatto si che questa malattia sia un fenomeno sociale importante e che sempre più peserà nel futuro sulla nostra assistenza sanitaria.

Per questa ragione iniziative come quella del Comune di Milano, che ha annunciato attraverso l’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino il lancio di un  “Piano Alzheimer”, sono estremamente importanti.

Le azioni che verranno svolte dal “Piano Alzheimer” sono il frutto del lavoro delle otto associazioni di volontariato che nel comune di Milano si occupano della malattia.

Majorino ha spiegato che “a Milano ci sono 14 mila persone malate di Alzheimer e ogni anno si registrano circa mille nuovi casi”, ed ha aggiunto “vogliamo che Milano si attrezzi ad affrontare per tempo e in modo lungimirante una situazione che altrimenti potrebbe diventare emergenza”.

Il piano prevede quattro tipi di azioni che possano aiutare i malati di Alzheimer e le loro famiglie.

  • Il primo è quello di una linea telefonica che darà informazioni ai cittadini;
  • verranno poi aperti otto nuovi centri di ascolto e accompagnamento per fornire assistenza psicologica alle famiglie dei malati che non sono stati ancora riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale; 
  • verranno aumentati i centri di ritrovo dedicati a malati e familiari; 
  • il comune di Milano aprirà dei corsi di formazione per badanti specializzate nella cura dei pazienti di Alzheimer che verranno inserite in un albo di riferimento.

fonteVitadiDonna Community 

Famiglie  d’Italia

Si potrebbe risparmiare benzina, ma nessuno vuole ( Famiglie d’Italia notizie ripescate )

maggio 13, 2013

Inventa il sistema per risparmiare carburante ma la sua idea non interessa

Scopre un sistema per risparmiare benzina ma nessuno lo ascolta ( fonte: Infiltrato.it )

Mentre gli svizzeri, che non a caso sono avanti anni luce rispetto a noi italiani, hanno iniziato a montarlo in alcune carrozzerie. Ecco l’assurda storia di Leonardo Grieco, che ha inventato un sistema per risparmiare benzina ed abbattere le emissioni del 60% ma in Italia viene preso per pazzo.

Il meccanico Leonardo Grieco ha messo a punto il Kinetic Drive System, che permette alle auto di dimezzare i consumi di carburante, abbattere le emissioni del 60 per cento e allungare la vita del motore dell’80 per cento. Il Kds, scartato dalle grandi case automobilistiche (tra cui la Fiat), viene montato in alcune carozzerie svizzere.

Si chiama Kinetic Drive System (Kds) e promette di dimezzare i consumi di carburante, abbattere le emissioni del 60 per cento e allungare la vita del motore dell’80 per cento. L’invenzione porta la firma di Leonardo Grieco, un meccanico di lungo corso di Saltrio (Varese), uno di quelli che si è “guadagnato i galloni in officina – come dice lui stesso -, in anni di lavoro”, sporcandosi le mani oltre ad usare la testa.

Oggi il suo Kds, dopo essere stato brevettato, ha ottenuto dalla motorizzazione svizzera l’autorizzazione ad essere montato sui veicoli e in un’officina del Canton Ticino è già possibile farselo installare per poco meno di 2 mila euro. Per un non addetto ai lavori non è semplice intuirne il funzionamento, ma in buona sostanza il Kds è composto da una centralina che interviene sul meccanismo della frizione.

“Una volta accelerata la massa – spiega l’inventore – la macchina resta su un numero di giri ottimale e ad ogni cambio di marcia, grazie a questo sistema si risparmiano 700 giri motore. Infatti, mentre normalmente si scende al minimo di giri, qui si utilizza il motore soltanto quando dà la coppia migliore, fra i 1700 e i 2300 giri. Praticamente a parte lo spunto iniziale, la macchina viaggia quasi sempre a basso regime, basta dare un colpo di gas ogni tanto e ci si mantiene a velocità di crociera. Il pedale della frizione non c’è e per cambiare si usa solo la mano”.

leonardo-grieco-kdsIl signor Grieco ha montato il sistema su una vecchia Skoda 1900 turbo diesel: “Ho già fatto 50 mila chilometri con questa macchina e i risultati sono sorprendenti. Questa auto, che oggi ha 290 mila chilometri, fa abitualmente attorno ai 500 chilometri con un pieno, da quando ho montato il sistema Kds sono stabilmente sopra i mille”. Al signor Grieco dobbiamo credere sulla parola. Oltre ad aver visto la centralina montata e ad aver percepito il suo vibrante entusiasmo, non abbiamo infatti a disposizione elementi empirici sufficienti ad avvalorare la sua scoperta, se non un breve viaggio di prova da cui effettivamente abbiamo potuto constatare che il pedale dell’acceleratore viene usato davvero poco.

 Se quanto promesso fosse vero si tratterebbe di una innovazione sensazionale. Con macchine capaci di percorrere normalmente 50 km con un litro. Di questa vicenda colpisce anche un’altra cosa: “Questa scoperta potrebbe valere metà del combustibile mondiale – dice Grieco – ci ho speso dieci anni di lavoro e tentativi. Soldi, tempo e impegno. Nessuno ha però voluto darci retta. Nessuno ha voluto vederlo e capirne il funzionamento. Abbiamo scritto alle case automobilistiche di tutto il pianeta: a Marchionne, a Montezemolo, negli Stati Uniti, in Corea, dappertutto. Abbiamo speso un capitale in lettere e raccomandate. Le risposte che ci sono arrivate sono tutte uguali. Hanno tutte lo stesso desolante tenore, ne ho un cassetto pieno”.

Insomma, Grieco ha scritto e presentato il suo Kds alle principali case automobilistiche che hanno sempre risposto alla stessa maniera: “Ci dispiace tanto, ma la sua invenzione non ci interessa”. Ma l’inventore del Kds non ci sta: “Questi signori dovrebbero scendere dalle loro scrivanie e toccare con mano, sedersi sulla macchina e provarla prima di dire che non gli interessa. Prima provi, studi, poi mi dici che non funziona. Una bocciatura motivata la posso anche accettare. Ma una chiusura a priori no. Nelle cose, per capirle, bisogna metterci il naso”.

grieco-intervistaDal momento che nessuna casa automobilistica ha creduto nel progetto, Grieco ha stretto un accordo con un’officina elvetica che ha accettato di montare il sistema sulle auto svizzere: “Siamo andati alla motorizzazione del Canton Ticino, hanno provato il sistema, hanno verificato le caste e dopo dieci giorni avevamo in tasca l’autorizzazione a montarla. Una cosa simile in Italia, con tutta la burocrazia, sarebbe impossibile”.

Fonte: Infiltrato.it

Famiglie  d’Italia

Il bioreattore per la crescita algale sperimentale ( Econota 106 )

maggio 9, 2013

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Ricercatrice 17 vince un premio da 100.000 dollari con il bioreattore per crescita algale sperimentale.

di Morgana Matus

Sara Volz  ha inventato un processo che aumenta la quantità di biocarburanti prodotti dalle alghe e ha vinto  quest’anno il Intel Science Talent Search . La studentessa di Colorado Springs ha vinto il suo premio con un  progetto, che utilizza la selezione artificiale per individuare quali organismi siano in grado di trasformarsi in biocarburante. Questo nuovo metodo non solo aiuta a ridurre il costo complessivo del biocarburante da alghe  ma, curiosamente, è stato sviluppato principalmente nella camera da letto di Sara!

Sara Volz ha realizzato i cicli di luce (necessari per far crescere le alghe) in un laboratorio casalingo sotto il suo letto soppalco. La Volz ha cresciuto le sue alghe in un terreno contenente il pesticida sethoxydim che produce bassi livelli di acetil-CoA carbossilasi (ACCase), un enzima che è importante nella sintesi lipidica. Le alghe selezionate potrebbe produrre notevoli quantità di olio che potrebbero rendere il biocarburante commercialmente redditizio in futuro.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

La stufa solare

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Per milioni di persone nel mondo, qualcosa di semplice come fare il pranzo di tè o di cottura richiede ore di lavoro massacrante per trovare combustibile per un fuoco duraturo. Nei paesi in via di sviluppo le donne e le ragazze passano lunghe ore di raccolta di combustibili come ad esempio la legna mentre i loro fratelli maschi sono a scuola. One Earth Designs sa che in una sola ora abbastanza luce solare raggiuge la Terra per soddisfare teoricamente tutta l’energia necessaria l’umanità per un intero anno.  Attraverso la loro linea di stufe solari portatili in cui è decisivo il prezzo particolarmente basso, il loro obiettivo di sfruttare l’energia per un pianeta più pulito e socialmente giusto si fa più vicino.

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Attualmente, il prodotto più famoso dell’azienda è il Pro SolSource . Questo piatto parabolico utilizza pannelli riflettenti per raccogliere i raggi solari. L’energia del sole viene concentrata in un unico punto nell’ambito di un fornello che è costruito sopra il centro del dispositivo dove il cibo può essere bollito,cucinato alla griglia, al vapore o fritto. Perfezionata attraverso 13 cicli di prototipazione e test di campo con le comunità rurali in Cina occidentale, Pro SolSource è stato progettato per proteggere gli occhi dell’utente dai dannosi raggi UV fornendo una cucina comoda e conveniente anche con tempo nuvoloso. Secondo la società, la Pro SolSource può far bollire un litro d’acqua in dieci minuti senza produrre un grammo di inquinamento da anidride carbonica .

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

E’ in rete ” Percomprareitaliano.it “

aprile 24, 2013

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In questi giorni, a quattro anni e mezzo dalla nascita di questo blog, da noi  promosso ed attuato, ed a seguito del convegno tenutosi il 12 ottobre 2012 presso l’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano dal titolo ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia “, si apre un sito nel quale sarà proposto il meglio del Made in Italy. Si comincia presentando il meglio dei Sapori di Sicilia con tre confezioni offerte e ciò servirà per collaudare e migliorare il progetto. Poi, nel giro di un mese, l’offerta si aprirà ad altre regioni e ad un carrello spesa ” riassuntivo ” scegliendo tra il meglio dei prodotti offerti dal nostro territorio nazionale.

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 ( Umberto Napolitano e Natalina Torresani, una coppia felice, sposata ed insieme da una vita, orgogliosa della propria appartenenza ad una Nazione in grado di offrire ingegno,qualità e capacità produttiva: l’Italia! )
www.percomprareitaliano.it,  nato da un’idea del cantautore Umberto Napolitano, la cui storia artistica è riscontrabile ovunque, ed affidato per la gestione amministrativa alla moglie Natalina Torresani, ha lo scopo di mettervi in contatto con produttori, consorzi e grossisti primari permettendovi di acquistare direttamente da loro prodotti di alta qualità e tracciabilità esclusivamente italiani. Quindi è un e-commerce che nasce e si sviluppa a livello familiare, che si mette al servizio vostro e delle aziende, che agisce su mandato delle realtà presentate ed offerte, e che proprio alle famiglie è rivolto. L’alta qualità e tracciabilità dei prodotti sono garantiti dalle varie certificazioni di legge degli stessi, supervisionate da ESAE srl, spin-off Università degli Studi di Milano e ecologia applicata srl, Organizzazione scientifica di ricerca ambientale QuESTIO 2012… Quindi, il compito primario di percomprareitaliano.it è quello di favorire l’incontro diretto fra produttori ed acquirenti o almeno di ridurne al massimo i passaggi intermediari. Dopodiché trasferisce “in toto“ gli ordini ed i pagamenti da voi effettuati direttamente alle aziende presentate e da voi scelte, le quali vi invieranno quanto acquistato rispondendo personalmente nei vostri confronti del buon esito completo della trattativa.
Se il progetto godrà della vostra attenzione e fiducia, ci apriremo col tempo ad altri settori, quali abbigliamento, manufatti, turismo ecc. Noi abbiamo lavorato con impegno e serietà e così continueremo sperando di non deludere nessuno.
Famiglie  d’Italia

Mostra etnografica “Ancestral” al Museo D’Arte e Scienza di Milano

aprile 20, 2013

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Il 17 aprile al Museo D’Arte e Scienza di  Via Quintino Sella a Milano è stata inaugurata la mostra etnografica “Ancestral” che resterà aperta al pubblico sino all’8 di maggio.

Il nome di questo evento non poteva essere più indovinato: Infatti,  appena varcata la soglia di questo bellissimo  museo, ospitato in un magnifico palazzo situato proprio difronte al Castello Sforzesco, si entra, come attraversando un vero e proprio “stargate”, in un’altra dimensione, fuori la metropoli frenetica di tutti i giorni, dentro una quiete quasi irreale a contatto diretto con oltre 100 oggetti rituali, idoli sacri e raffigurazioni simboliche  provenienti dai cinque continenti che ripercorrono cinquecento  anni di storia.

E’ una vera e propria visione cosmica sciamanica quella che si presenta ai nostri occhi e che ci riporta alle origini primordiali dell’uomo, al suo rapporto diretto con la natura, al culto degli antenati, alle superstizioni ed alle credenze che sono state proprie dell’umanità e che ancora oggi sopravvivono in riti e cerimonie celebrati in tante parti del mondo.

La serata è stata poi  arricchita da due eventi collaterali, una conferenza tenuta dal Prof  Hildegard Antoni Carvajal  ideatore di Ancestral , fautore e membro attivo in particolare di Sangredeamerica.org, una organizzazione no-profit che quest’anno celebra i 20 anni di attività e composta da un gruppo di persone, tra cui scrittori, antropologi, musicisti, campesions, intellettuali e gente comune con l’obiettivo di promuovere la difesa e l’autodeterminazione delle comunità indigene, riconosciute dall’ONU solo nel 2006, diffondere il valore delle tradizioni ancestrali, il rispetto delle culture, dello stile di vita di questi nativi che ancora oggi sono purtroppo oggetto delle logiche di sfruttamento della “civilizzazione progressista”.

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Il Prof Carvajal ha parlato al folto pubblico intervenuto della sua esperienza di oltre 25 anni, insieme a etnologi, antropologi e musicisti. Ha effettuato numerosi viaggi e ha soggiornato con le popolazioni indigene e rurali del Sud America, dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania per riportare alla luce la loro vera storia e le loro tradizioni, la musica, la spiritualità i costumi e la saggezza degli ultimi sciamani, veri conoscitori dei segreti e dei meccanismi della natura, vittime per secoli di annientamento, colonizzazione e deculturizzazione etnica.

La serata si è chiusa splendidamente con alcuni brani eseguiti dal grandissimo compositore, musicista e pluristrumentista  Roland Ricaurte (oltre 2500 concerti in tutto il mondo e 10 albums), etnologo proveniente dall’Università Nazionale di Bogotà e membro attivo di Sangredeamerica, che ha suonato alcuni strumenti a fiato e a percussione della sua collezione composta da 197 meravigliosi pezzi autentici del continente americano, raccolti in tantissimi anni, generando sonorità di una limpidezza ineguagliabile che hanno avvolto i presenti trasportandoli in mondi ancestrali dove, come dice lo stesso Ricaurte, se si ascolta bene è possibile udire anche il passo della formica, melodie che ci hanno riportato alle splendide atmosfere del film Mission e delle colonne sonore del Maestro Ennio Morricone con il quale proprio Roland Ricaurte ha collaborato.

Prima di concludere voglio ringraziare pubblicamente il grande artista Marcelo Bottaro che mi ha invitato a questa splendida mostra e che era presente alla serata, appena rientrato dal Venezuela dove ha esposto con grande successo alla Galleria d’Arte Nazionale di Caracas le 12 battaglie di Simon Bolivar. Il richiamo non è casuale perché nelle tele di Bottaro ritroviamo proprio quella simbologia, quegli oggetti e quella spiritualità ancestrali che sono stati il fulcro di una serata veramente unica ed indimenticabile.

Un ringraziamento doveroso e  sentito al direttore del Museo d’Arte e Scienza di Milano, il dott Peter Matthaes  per questa mostra e per tutte le altre splendide iniziative che danno lustro alla cultura ed alla città di Milano.

by Stefano Micheli

Famiglie  d’Italia

E’ in arrivo una nuova microbatteria ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

aprile 19, 2013

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Una nuova microbatteria: si carica velocemente ed è potentissima

Dei ricercatori dell’Università dell’Illinois– Urbana-Champaign hanno creato delle microbatterie che si caricano 1.000 volte più velocemente delle batterie normali e possono, concretamente avviare un’automobile.

Le batterie sono agli ioni di litio e risultano non solo oltre 2000 volte più potenti di una batteria moderna, ma anche notevolmente più piccole.

Guidati dal professore di ingegneria William P King, alcuni ricercatori hanno creato una batteria che misura meno di un centimetro, ma che ha una potenza sufficiente per avviare la batteria scarica di un’auto.

Anodo e catodo utilizzano una microstruttura tridimensionale per un trasferimento di energia più veloce e un’uscita di potenza superiore.

Con tale struttura per questi due elementi essenziali per lo scambio degli elettroni all’interno della batteria, il team di ricerca ritiene che le batterie possano essere 30 volte più sottili, ma anche fornire 30 volte più energia.

La nuova tecnologia, illustrata su Nature Communications, secondo il professor King, potrebbe rivoluzionare il mondo dell’elettronica e costituire un modo tutto nuovo di pensare alle batterie.

“Una batteria può fornire molta più energia di quanto chiunque abbia mai pensato. Negli ultimi decenni l’elettronica si è rimpicciolita, ma le batterie sono rimaste indietro. Ora una microtecnologia può cambiare tutto e rimetterle in pari”, ha detto il professor King.

“È una nuova tecnologia. Non è un progressivo miglioramento delle precedenti tecnologie”, ha precisato il laureando James Pikul, primo firmatario dell’articolo apparso su Nature Communications.

Naturalmente sono necessari ulteriori studi per poter affinare la tecnologia e sono necessari dei produttori per immettere sul mercato queste batterie.

Questo articolo è stato pubblicato in Scienza

Approfondimento:Le batterie del futuro 10 volte più piccole e potentiLa Stampa (Blog )

Famiglie  d’Italia

Problemi di memoria?… ( Famiglie d’Italia Salute News )

aprile 11, 2013

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Memoria flop? Ci pensa l’olio di rosmarino ( by Salute 24 )

Olio essenziale di rosmarino per migliorare la memoria. Sembra l’inizio di un rituale magico, ma, in realtà, si tratta di una recente scoperta che sarà presentata martedì alla conferenza annuale della British Psychological Society di Harrogate (Regno Unito). Secondo Mark Moss e Jemma McCready, autori dello studio che ha svelato questa nuova proprietà della ben nota pianta, la sua essenza aumenta non solo la capacità di ricordare eventi passati, ma anche quella di non dimenticare di svolgere azioni nel futuro, dal banale invio di un biglietto d’auguri alla più importante assunzione regolare di un medicinale.

Rosmarino e brahmi: le 5 medicine naturali che fanno bene alla testa

Già in passato il rosmarino era stato associato alla fedeltà e alla memoria, in particolare a quella a lungo termine e alle capacità aritmetiche. Queste proprietà sono state associate all’azione inibitrice delle sostanze presenti nella pianta su alcuni enzimi che agiscono a livello del cervello. Per approfondire la conoscenza di questo fenomeno Moss e McCready si sono concentrati sulla memoria prospettica, quella che permette di ricordare eventi che si realizzeranno nel futuro. Per farlo i ricercatori hanno diviso 66 volontari in due gruppi, cui è stato chiesto di attendere in due stanze diverse l’inizio di test specifici per valutare le capacità mnemoniche, ad esempio nascondere un oggetto e ritrovarlo dopo un po’ di tempo. Solo una delle due stanze è stata profumata con olio essenziale di rosmarino e i partecipanti che hanno atteso l’inizio dei test in questa stanza hanno ottenuto risultati migliori. Non solo, nel loro sangue sono state rilevate maggiori quantità di 1,8-cineolo, una molecola presente nell’olio di rosmarino nota per la sua capacità di influenzare la memoria.

Rosmarino e brahmi, le erbe-sprint per la memoria. Guarda la fotogallery

“Questi risultati – ha spiegato McCready – potrebbero avere implicazioni nel trattamento delle persone con problemi di memoria. Ulteriori ricerche saranno necessarie per scoprire se questo trattamento è utile per gli anziani che hanno a che fare con un declino della memoria”.

di Silvia Soligon (10/04/2013) fonte: Salute 24

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Il nucleare, a quanto pare, non sempre fa male

aprile 5, 2013
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Uno studio svolto dal Goddard Institute for Space Studies della Nasa ha evidenziato come le centrali nucleari avrebbero salvato la vita di quasi 2 milioni di persone dal 1971 a oggi per non aver respirato l’inquinamento prodotto dai combustibili fossili utilizzati per creare energia, né per malattie derivate. Notizia riportata dalle varie agenzie ma non con il risalto forse dovutole. Questo blog, sempre attento e trasversale nelle sue proposte ed analisi, vi offre un interessantissimo articolo a firma del fisico Giuseppe Quartieri.
Il primo insegnamento della lezione di Fukuscima
di Giuseppe Quartieri

Insistere per l’informazione corretta. E’ un punto d’onore per questa Redazione ( fonte: Ilmovimentodopinione.it )

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Un incidente industriale si è verificato nello stabilimento di trasformazione di scorie nucleari a  Marcoule, vicino Nimes (Francia)   a circa 250 Km in linea d’aria da Torino. Quasi tutti hanno chiamato questa esplosione del forno come un incidente “nucleare” ma in realtà si è trattato di un incidente convenzionale (termochimico). Non si è trattato di un incidente di una centrale nucleare ma in uno stabilimento di ritrattamento di combustibili nucleari. A causa dello scoppio di natura termochimico (non nucleare) del forno di ritrattamento di scorie radioattive c’è stato un morto e 4 feriti di cui uno grave. Inizialmente, molti hanno temuto fughe di materiale radioattivo. Tutte le Autorità nucleari francesi hanno sconfessato la possibilità di fughe radioattive. Tutti gli elementi specialisti e le Autorità  Italiane (VF, ISPRA, ANPA, Protezione Civile ecc.)  in materia sono allertate per operare al meglio.  In attesa di sviluppi non si può dire nulla che non sia avventato se non il fatto che non si è trattato di un incidente nucleare. I soliti imbonitori televisivi e pseudo-scienziati, anche apparentemente bravi, hanno cominciato a riprendere il tono e i discorsi alla Fukushima senza rendersi conto delle assurdità che hanno detto a caldo.

Frattanto si può cominciare a dire qualcosa su quanto appreso dalla lezione appresa dall’incidente di Fukushima. Questo ben noto incidente critico è stato solo e soltanto uno scoppio di  natura puramente chimica. Come conseguenza dello scoppio prodotto dalla reazione idrogeno – ossigeno ad alta temperatura si è verificato lo squarcio della terza barriera quella della costruzione edile esterna. Dagli squarci si è verificata la fuoriuscita di radioattività. Le Autorità giapponesi hanno adottato una serie di misure di emergenza per ridurre al massimo gli effetti negativi dell’incidente e soprattutto per ridurre gli effetti sulla catena alimentare ed ambientale.

Le stesse Autorità stanno adottando le tecniche più moderne ed avanzate per la depurazione e salvaguardia dei siti e delle campagna circostante che viene bonificata con l’impiego di nano-batteri del tipo Rlastonia De Tusculanese in grado di bio-accumulare ed assimilare la radioattività ed isolarla  purificando i campi e la catena di alimentazione.

Quindi,  questo ben noto incidente è stato classificato infine di settimo livello ossia del massimo livello previsto dalla scala INES degli incidenti. Appare chiaro che questo incidente ha generato nel mondo intero uno stato di paura, di panico e di incomprensione degli eventi accaduti che ha fatto precipitare velocemente il credito e la fiducia nella sicurezza delle centrali nucleari. In questi mesi, molte persone hanno finalmente notato che, in Giappone, non ci sono stati morti a causa del comportamento “nucleare” delle centrali stesse. Invece, il terremoto di livello 9 della scala Richter con conseguente tsunami (maremoto) e la conseguente onda anomala hanno prodotto oltre 30000 morti  e dispersi. Tuttavia, non ci sono stati morti dovuti ad effetto di radiazioni nucleare. Di fatto, il popolo giapponese attorno alle centrali nucleari di Fukushima  è stato evacuato per tempo con almeno due giorni di anticipo rispetto alla piccola perdita di radioattività procurata. L’andamento degli eventuali morti che si potranno forse verificare nel futuro   a causa delle perdite di radioattività a Fukushima, sarà elaborato a tempi futuri. Per adesso,  si fa subito notare che i processi di depurazione dell’aria e del terreno sono già stati iniziati dai responsabili tecnici giapponesi e procedono molto alacremente. In particolare, sono state distribuiti sul terreno circostante le centrali nucleare nano-batteri vari che hanno la funzione di bio-accumulare la radioattività eliminandola dal terreno e concentrandola negli stessi microrganismi. Successivamente questi micro-organismi verranno raccolti e, a loro volta, stipati in opportuni contenitori che verranno inviati ad appositi depositi per lo smaltimento. In altre parole, i giapponesi stanno dimostrando di essere al massimo livello tecnologico e scientifico impiegando le più moderne ed avanzate tecnologie di depurazione, bio-rimedio e di conservazione del terreno e dell’aria circostante in modo da preservare la catena alimentare dagli effetti di radioattività a medio e lungo termine. La stessa tecnica e metodica verranno impiegate con alcune semplici varianti per la depurazione della radioattività nell’acqua.

In altre parole, la pacata e riflessiva cultura tecnico-scientifica giapponese sta risolvendo i problemi senza troppe fisime psicologie, paure vere e paure amplificate da imbonitori di cervello e da psuedo-scienziati diretti più dai propri interessi personali che dalla volontà di migliorare la disponibilità energetica per il popolo italiano. Questi stessi pseudo acculturati, diretti da presentatori vari, da attori e cantanti di bassissimo livello culturale scientifico, non conoscono i rudimenti della teoria dei rischi, della accettabilità scientifica e tecnologica dei rischi stessi. Di conseguenza,  questi stessi imbonitori non hanno la benché minima idea di che cosa sia la “politica dei rischi”, che governa tutta la moderna società. Molti autori, pensatori e politici vari hanno accettato che la moderna migliore  definizione di società è quella di “società del rischio” (risk society).

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La quantità di morti prodotta dal carbonio (anidride carbonica) al mondo è dell’ordine di un milione di morti all’anno. La media dei morti per cancerogenesi nelle grandi città (Roma, Milano, Londra, Parigi ecc.) si aggira attorno a circa 500 al mese. Tutti conoscono le medie di morti a settimana nelle autostrade d’Italia a causa di incidenti stradali vari. Questi numeri sono oltre 1000 volte superiori ai morti prodotti da effetti di guasto delle circa 450 centrali nucleari al mondo avendo contato i picchi di Chernobyl e di altri incidenti quali Three Mile Island e tenendo conto delle eventuali morti nel futuro prodotte dagli incidenti di Fukushima  Al momento, alcune di queste stime è ancora soggetta a variazioni ed aggiornamenti vai con alto livello di confidenza statistica reale. Si ricade quindi nei soliti problemi di accettabilità del rischio a confronto con la paura del popolo dettata non solo dalla ignoranza crassa del nucleare ma anche dai persuasori occulti che vogliono che si mantenga lo status quo energetico attuale ossia la supremazia dei carburanti fossili (petrolio, gas e carbone).

Giuseppe Quartieri

Famiglie  d’Italia

 

Per saperne di più riguardo al mobbing sul lavoro ( Famiglie d’Italia News )

aprile 2, 2013

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Mobbing sul lavoro: una vessazione da combattere!
( Post molto esaustivo riguardo al mobbing sul lavoro tratto da La Perfetta Letiziainteressantissimo blog che invito tutti a visitare. )
Se ne se sente parlare sempre più spesso, e molti lo subiscono nell’impotenza. Ma che cos’è il mobbing?

Il termine mobbing origina dal verbo inglese “to mob”, tradotto come “Assalire in massa o in modo tumultuoso, accerchiare, circondare, assediare, attaccare”. Il termine rievoca l’immagine di animali o persone che circondano minacciosamente un membro del gruppo, tendenzialmente per indurlo alla fuga e all’esilio. Nell’ambito delle scienze giuridiche, il mobbing è definito come “l’insieme di atti o azioni che si ripetono per un considerevole periodo di tempo, compiute da uno o più soggetti, che possono essere il datore di lavoro o gli stessi colleghi, nei confronti di un altro lavoratore. Detto comportamento è finalizzato a danneggiare le vittime in modo sistematico e per uno scopo ben preciso. Queste vengono accerchiate ed aggredite intenzionalmente attraverso una strategia comportamentale volta alla distruzione psicologica, sociale e professionale.” (tratto da Jobonline.it”)Gli atti persecutori si manifestano sottoforma di vessazioni, molestie morali, persecuzioni, abusi, ritorsioni sulle possibilità di carriera e violenze psicologiche di vario tipo. Anche la declassazione immotivata di un lavoratore a funzioni e compiti inferiori al suo ruolo, con conseguente umiliazione e dequalificazione, può rientrare in un’intenzionale manovra di distruzione psicologica, sociale e professionale, ed essere valutata come mobbing. Citare tutte le condizioni che, in un preciso contesto, possono far forma a un comportamento vessatorio sarebbe eccessivamente lungo. L’articolo “Mobbing” di Stefano Spinelli (http://www.personaedanno.it/enciclopedia/mobbing) fornisce un elenco esauriente. Qui, mi limito a citare alcune situazioni frequenti:

1. Spostamento del posto di lavoro illegittimo o ingiustificato.
2. Mutamento di mansioni e obbligo a svolgere compiti dequalificanti.
3. Licenziamento illegittimo.
4. Mancato riconoscimento promozioni, diritto alla partecipazione a corsi di formazione in precedenza concessi.
5. Numerosi cambiamenti di mansioni, indipendentemente dalle necessità dell’azienda.
6. Collocazione in posizione sott’ordinata a colleghi con qualifica inferiore o collocazione in posizione equiparata a colleghi di livello inferiore.
7. Trasferimento di un altro collega nel posto ricoperto fino a quel momento.

Il mobbing può essere realizzato in modo smaccato oppure subdolo, celato sotto una gestione del rapporto di lavoro apparente legittima. Il lavoratore che lo subisce vive la situazione dapprima con un senso di colpa “Se le cose vanno male, io solo ne sono responsabile” per poi scivolare sempre di più nella depressione. I danni psicofisici possono essere ingenti, e, se giudicato colpevole, colui che mette in atto il mobbing è tenuto a risarcire economicamente il dolo perpetrato (pecunia doloris). Il giudice che ha presieduto la causa della signora Sig.ra E.G, presso il Tribunale di Torino, Sezione Lavoro I grado, 16 novembre 1999, Est. Ciocchetti, ha dichiarato che le pratiche del mobbing hanno l’effetto di: “Intaccare gravemente l’equilibrio psichico del prestatore, menomandone la capacità lavorativa e la fiducia in se stesso e provocando catastrofe emotiva, depressione e talora persino suicidio”.

I danni del mobbing si possono ascrivere in: danno esistenziale, biologico e patrimoniale.
A livello fisico, “la vittima di mobbing accusa sintomi e malesseri a carico di organi o apparati che sono strettamente legati a patologie psico-somatiche, comunemente derivanti dalla depressione reattiva all’ambiente lavorativo o allo stress occupazionale” (H.Ege, op. cit., pag. 94).

Le malattie, sia fisiche che psicologiche, si possono protrarre per lungo tempo o divenire persino irreversibili. Nell’accertamento del danno biologico, vengono coinvolti il medico del lavoro, il medico legale e lo specialista psichiatra.

In Italia il mobbing è un reato ancora ambiguo, non ben inquadrato dalla legge, ma è possibile aggirare l’ostacolo attenendosi alla costituzione vigente. Infatti, ai sensi dell’art. 2087 c.c., intitolato “Tutela delle condizioni di lavoro”: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Inoltre, “il datore di lavoro, per parte sua, vista l’ampiezza dell’obbligo di tutela che gli è imposto dalla norma, sarà responsabile non solo delle condotte di mobbing realizzate direttamente, ma anche di quelle poste in essere dai suoi preposti, essendo in questo caso egli responsabile di non aver vigilato sulla loro condotta, o di averli scelti nonostante adottassero tali comportamenti.” (tratto da Jobonline.it”)

Anche i liberi professionisti, se inquadrati in una formula lavorativa assimilabile a quella di un dipendente, possono subire mobbing e richiedere l’intervento del giudice del lavoro denunciando la violazione dell’art. 2087 c.c.

A cura di Federica Leva 
Famiglie  d’Italia

Raffreddore da fieno: aiuto! ( Famiglie d’Italia Salute News )

marzo 22, 2013

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E sì, è proprio il caso di dire ” Aiuto, è in arrivo il raffreddore da fieno! “. Per molti inizia il calvario primaverile che come una cambiale puntualmente scade e passa all’incasso. Occhi arrossati e naso gocciolante e un’infinità di etcì etcì… salute! Oppure, pillole varie e sonnolenza quotidiana assicurata, a meno che non ci si sia prima vaccinati in tempo, vaccini che però non con tutti hanno sempre a stessa efficacia. A me, per esempio, nel lungo periodo in cui sono stato ” infestato ” fin da ragazzino, erano talmente tante le fonti di allergie alle quali ero soggetto che ogni prevenzione poco funzionava. Per fortuna, come è arrivato, ad un certo punto della mia vita, avvicinandomi alla cinquantina, il maledetto raffreddore è sparito improvvisamente… ma che calvario fino ad allora!

Oggi, navigando su Google, la mia attenzione si è soffermata su un post molto interessante proposto da GreenMe.it e, che a mia volta, vi ripropongo pari pari, certo di farvi cosa gradita.

Alimenti e pollini: boom di allergie. Ma le api fanno da sentinelle

Non solo pollini. Anche gli alimenti contribuiscono ad incrementare le più comuni manifestazioni allergiche di questo periodo. È la cosiddetta SOA, la Sindrome Orale Allergica, la principale manifestazione da reattività incrociata tra pollini e alimenti.

In Italia a soffrirne è una percentuale di allergici ai pollini che va dal 47 al 70%. Si tratta soprattutto di adulti, meno frequentemente coinvolge anche i bambini perché la prevalenza aumenta con l’età.

Quali sono gli elementi che associati ai pollini provocano la Soa? Putroppo si tratta di cibi che fanno parte della dieta quotidiana, come frutta e verdura fresca che scatenano i sintomi soprattutto se consumati crudi. Ed ecco quali sono le associazioni più fastidiose:

  • pollini di Graminacee e pomodoro, frumento, kiwi, melone, anguria, arancia;
  • pollini di Urticacee (come la Parietaria) e basilico, piselli, ciliegie;
  • pollini di Composite e sedano, prezzemolo, camomilla, melone, anguria, mela, banana, lattuga;
  • pollini di Betulaceae e mela, pera, albicocca, carota, finocchio e noce.

È quanto emerso oggi a Como, nel corso del convegno “Non solo pollinosi. Pollini e alimenti: la sindrome orale allergica” organizzato, in occasione della VII Giornata Nazionale del Polline dall’Associazione Italiana di Aerobiologia (AIA), insieme all’Ispra, alla Fondazione Minoprio e alla Federazione Italiana delle Associazioni di Sostegno ai Malati Asmatici e Allergici.

Lo studio ha dedicato un’ampia parte al miele e alle api, le sentille dell’inquinamento e della sicurezza alimentare. In questo senso, esse consentono di effettuare valutazioni sulla qualità dell’ambiente in cui vivono. Attraverso fenomeni di bio-accumulo, scomparsa e mortalità, le api assorbono le sostanze presenti ad esempio nei pollini durante l’impollinazione. Spesso nel loro corpo sono state trovati contaminanti ambientali quali metalli pesanti (Piombo, Cadmio, Cromo, Mercurio, Nichel, Rame e Zinco), radionuclidi gamma emittenti, microinquinanti organici (diossine, furani), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), policlorobifenili (PCB), pesticidi (insetticidi, fungicidi, erbicidi e battericidi), microrganismi patogeni (batteri, funghi e virus).

Animali preziosi, purtroppo poco tutelati visto che di recente la proposta di abolire per due anni l’impiego di pesticidi neonicotinoidi, che minacciare la sopravvivenza delle api, non ha ricevuto la piena approvazione dei paesi membri dell’Ue.

Intanto, dice l’Agenzia europea dell’ambiente che negli ultimi 20 anni è scomparso il 60% delle farfalle mentre un quarto degli insetti è a rischio estinzione.

by Francesca Mancuso ( fonte: GreenMe.it )

 

Leggi anche:

- Allergie: rimedi naturali per alleviare i sintomi

- Allergie ai pollini: ecco i rimedi naturali per contrastarle

- Allergie: quello alimentari colpa dell’acqua del rubinetto o dei pesticidi?

 

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Meno sale e più attenzione ai reni: prevenire è sempre meglio che curare ( Famiglie d’Italia Salute news )

marzo 12, 2013

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Salute: indetta la settimana con meno sale

E’ noto che consumare cibi troppo salati faccia male alla salute ed aumenta il rischio di ictus. L’Organizzazione mondiale della Sanità, ha stabilito la giusta quantità di sale da assumere in una giornata, che si aggira intorno ai 5 gr per gli adulti, e ancor meno per i più piccoli. A quanto pare, mediamente, il consumo di sale pro-capite giornaliero è di ben 10 gr, quindi il doppio del previsto

Per limitare un po’ il consumo di sale, nella settimana che va dall’11 al 17 marzo, è stata indetta una campagna informativa, nata per sensibilizzare le persone su questo argomento. Il Gruppo di lavoro intersocietario per la riduzione del consumo di sodio in Italia (Gircsi) e gli Esperti della società italiana di nutrizione umana (Sinu), hanno comunicato l’inizio della campagna promossa dal Wash (World Action On Salt and Health).

La campagna indetta, il cui slogan è “Meno sale più salute nei pasti fuori casa”, vedrà coinvolti anche le strutture mediche e le aziende attive nel campo della ristorazione.

by UominiDonne

Non solo Uomini e Donne

 

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Prevenzione, giovedì è la Giornata mondiale del rene

Controlli e consigli gratuiti al Massaja

v. fa. (by Salute – La Stampa)

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Giovedì è la Giornata Mondiale del Rene, promossa dalla Società Italiana di Nefrologia (Sin) e dalla Fondazione Italiana Rene (Fir).

 Il personale medico e infermieristico dell’ ambulatorio di Nefrologia e Dialisi dell’Asl allestirà una postazione informativa nella hall del Massaja (dalle 8.30 alle 11.30). Saranno distribuiti opuscoli informativi. Inoltre, con la misurazione della pressione arteriosa, saranno anche forniti consigli sullo stile di vita e dietetici per prevenire la malattia perché “una corretta educazione sanitaria aiuta i cittadini nella prevenzione e consente di conoscere i pericoli delle malattie renali”. In Italia 6 milioni di persone che soffrono di una malattia renale: si prevede che entro la fine dell’anno 2,5 milioni di pazienti saranno trattati con emodialisi nel mondo, di questi 50.000 in Italia.
“Meglio tenere sotto controllo la pressione arteriosa, effettuare l’esame urina e il dosaggio della creatinina – consiglia Fulvia Caligaris, direttore Nefrologia e Dialisi – questi piccoli accorgimenti, gestiti con esperti sanitari, ci permettono di identificare una malattia renale in fase precoce, e quindi prevenirne e rallentarne l’evoluzione”. Per informazioni sulla Giornata Mondiale del Rene: ambulatorio di Nefrologia, 0141/486505.

by La Stampa.it Salute

Famiglie  d’Italia

Microcogenerazione a stormo: sulle orme di un vecchio progetto, il Totem Fiat, abbandonato a inizio anni ’80 ( Econota 105 )

marzo 9, 2013

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La microcogenerazione a stormo e quel Totem dimenticato ( fonte: QualEnergia.it )

Nell’era della smart grid la microcogenerazione potrebbe giocare un ruolo nuovo: lo mostra il progetto ‘Schwarmstrom’ di Volkswagen e LichtBlick. Una sorta di centrale a gas virtuale e diffusa, con 100mila microimpianti casalinghi che producono assieme calore ed elettricità. Come il vecchio Totem Fiat, abbandonato a inizio anni ’80.

Giulio Meneghello con nota finale di Paolo Broglio

clip_image002Metti un centinaio di migliaia di micro-centrali a gas, o ancor meglio a biogas, capaci di dare assieme calore ed elettricità in maniera super-efficiente. Collocale nelle cantine di altrettante case e condomini e rendile capaci di essere gestite in remoto, coordinandosi nella rete intelligente per dare energia in maniera flessibile, sostituendo la produzione centralizzata dei vecchi impianti e compensando la non programmabilità di eolico e fotovoltaico. Aggiungi che questi micro-cogeneratori sono progettati a partire da motori d’automobili e che vengono dunque realizzati da un’industria, quella dell’auto che ha urgente bisogno di reinventarsi.

Sembrerebbe una buona idea: dispiace che a realizzarla saranno i tedeschi di Volkswagen, mentre Fiat, che negli anni ’70 era diversi passi avanti a tutti riguardo alla costruzione di micro-cogeneratori, sembra aver chiuso il futuro in un cassetto. Infatti, di fronte a un mercato dell’auto in flessione di oltre il 20%, Fiat risponde (oltre che con l’erosione dei diritti dei lavoratori) puntando ancora ostinatamente sull’auto e nemmeno nelle sue motorizzazioni più innovative come l’ibrido e l’elettrico, ma – come dichiarato recentemente dall’ad Marchionne – scommettendo sui veicoli di lusso.

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La buona idea di cui stiamo parlando è quella che Volkswagen e l’operatore energetico LichtBlick hanno iniziato a mettere in pratica dal 2009 e che ora sta iniziando a entrare in una nuova fase: i ‘ZuhauseKraftwerke’ (“centrale elettrica a casa”), micro-cogeneratori a gas (che possono essere alimentati a biogas) basati sui motori del Caddy e della Touran, che si vogliono installare ad Amburgo in grandi quantità (100mila) per creare una sorta di centrale virtuale diffusa da 2.000 MW. Il futuro che la Fiat ha dimenticato nel cassetto è invece il ‘Totem’, il micro-cogeneratore basato sul motore 900 cc della 127 del quale Fiat, da metà anni ’70 all’ ’85, ha prodotto circa 5mila esemplari, quasi tutti ancora in funzione. Una macchina da 15 kW ideale per essere alimentata anche con biogas e che trasformava il combustibile in energia e calore con un’efficienza altissima: del 92-93%.

Chissà se quando hanno abbandonato il progetto Totem, nel 1982, i vertici Fiat immaginavano che 30 anni dopo Volkswagen lo avrebbe ripreso in mano. Il ZuhauseKraftwerke infatti “è stato integralmente copiato dal nostro motore”, spiega a QualEnergia.it l’ingegner Francesco Paolo Ausiello, che ai tempi dirigeva il progetto Totem in Fiat. E ci elenca le innovazioni che lo sviluppo del cogeneratore aveva introdotto a fine anni ’70, dalla prima accensione elettronica, a un inverter fatto realizzare appositamente all’MIT, fino ad un nuovo sistema di protezione in parallelo con la rete.

Ai tempi, ci racconta Ausiello, il Totem aveva avuto un discreto successo applicato nel settore ospedaliero e alberghiero e in paesi come Olanda e Germania (ma, va detto, si produsse molto meno rispetto a quanto previsto). In generale, ci spiega, un microcogeneratore è conveniente da installare dove c’è un fabbisogno di calore abbastanza alto e costante, ma trova una applicazione ideale anche in aziende agricole in cui ci sia produzione di biogas.

Oggi le potenzialità di un prodotto come il Totem sarebbero certo maggiori per una serie di motivi: le tecnologie impiegate per realizzarlo – ad esempio le centraline elettroniche e inverter – sono crollate di prezzo e migliorate in qualità, la liberalizzazione del mercato elettrico ha rimosso una serie di ostacoli che complicavano l’installazione e la vendita in rete dell’elettricità, sono stati introdotti incentivi all’elettricità prodotta da biogas e, infine, l’informatica e lo sviluppo di sistemi di gestione intelligente della rete e dell’energia ne consentono un uso ancora più efficiente.

Ed è proprio l’applicazione della microcogenerazione alla smart grid la parte innovativa del progetto di Volkswagen e LichtBlick: il loro ZuhauseKraftwerke è predisposto per essere integrato in una rete informatica e di recente hanno presentato un software, SchwarmDirigent, in grado di coordinare migliaia di micro-cogeneratori in base ai bisogni della rete e delle utenze domestiche presso cui sono installati. “Il software usa dati dai nostri sistemi di trading dell’elettricità, dal mercato elettrico spot e dal sistema di accumulo di calore di ogni singola unità per ottimizzare la produzione di energia”, spiega a QualEnergia.it, Ralph Kampwirth, portavoce di LichtBlick.

Al momento ci sono 700 microcogeneratori coordinati tramite il software, che controlla anche alcuni impianti eolici. Il progetto, battezzato SchwarmStrom, (cioè “energia dello stormo”) è di coordinare 100mila ZuhauseKraftwerke, creando in pratica una centrale a gas virtuale e diffusa da 2.000 MW di potenza.

Come si concretizzerà l’esperimento SchwarmStrom resta da vedere. Per ora si sono installati meno impianti del previsto ed è già cambiato il modello di business: inizialmente si prevedeva una sorta di leasing per cui, a fronte di un contributo per l’installazione di 5mila euro, LichtBlick si occupava di tutto e continuava a fornire energia al cliente, ora invece, ci spiega Kampwirth, si è passati a un modello di vendita normale, con un costo per unità di circa 28mila euro, forse un po’ caro anche se la macchina, adatta al fabbisogno di un condominio o di una grande casa, fa risparmiare circa il 40% della spesa per luce e gas.

In ogni caso, è chiaro che nell’era della smart grid e della generazione diffusa la cogenerazione potrebbe giocare un ruolo nuovo. Avrebbe senso se anche la nostra Fiat riprendesse in mano il vecchio Totem, ovviamente aggiornato? Ausiello ne è convinto, l’azienda, interpellata ripetutamente, invece non ci ha risposto.

Presso l’Università degli Studi di Milano – Facoltà di Agraria – lo spin-off ESAE srl. sta accarezzando l’idea di rendere autonome le piccole aziende o addirittura i condomini aggiungendo un piccolo digestore anaerobico in grado di produrre biogas e quindi alimentare il TOTEM o apparecchiatura similare coniugando la “ trasformazione della frazione organica “ con l’ottenimento di un ottimo combustibile in grado di alimentare il motore endotermico. Se si arrivasse ad una produzione di massa di tali sistemi l’effetto sarebbe sconvolgente : basta scarichi civili e fognature, basta depuratori, risparmio della bolletta energetica del 40-60 % e perdita di potere delle ex Aziende Municipalizzate Multiulilities. Ce lo lasceranno fare ?

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Prof. Giovanni Bianucci : è scomparso un Maestro, un grande divulgatore scientifico ed un ricercatore di sistemi di depurazione di acque usate civili ed industriali innovativi

E’ con grande dolore che apprendo, con grande e colpevole ritardo, la scomparsa di Giovanni Bianucci avvenuta lo scorso anno (21/2/2012 ). Ultraottantenne ha sempre seguito le ultime novità tecnologiche del settore della depurazione delle acque usate. I suoi numerosissimi libri e manuali

( editati per i tipi di Hoepli ), elaborati sempre con la moglie Esther Ribaldone-Bianucci, lasciano un incancellabile e importante segno in questo particolare settore che abbraccia la biologia, la chimica e l’ingegneria.

Libero Docente di Chimica delle Acque la sua gentilezza e la sua fermezza nell’esporre i suoi punti di vista sono rimasti scolpiti nella mente di amici e discenti. Tantissimi sono i ricercatori e “ gli addetti ai lavori “ che gli devono molto in termini di conoscenza dei processi depurativi che per così tanto tempo ha coltivato sia in proprio che con collaborazioni con ditte private, Enti e Università.

Giovanni un grande abbraccio ed una Ecopillola solo per te !

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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Il riccio di mare chiave per catturare il CO2 dall’atmosfera ( Econota 104 )

marzo 1, 2013

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Carbone pulito, l’insegnamento dei ricci di mare

La scoperta che i ricci di mare utilizzano particelle di nichel per impiegare l’anidride carbonica dal mare potrebbe essere la chiave per catturare in maniera efficiente tonnellate di CO2 dall’atmosfera

( Rinnovabili.it) – Migliorare l’efficienza delle tecnologie di sequestro dell’anidride carbonica potrebbe essere un compito da riccio di mare. E’ proprio a questa specie marina che si sono affidati i ricercatori dell’Università di Newcastle, nel Regno Unito, per sintetizzare un catalizzatore efficiente per la reazione che converte la CO2 in innocuo carbonato di calcio. Gli scienziati hanno studiato il meccanismo con cui alcuni organismi acquatici risulta in grado di costruirsi un esoscheletro a partire dall’anidride carbonica disciolta in mare.

“Abbiamo cercato di capire in dettaglio la reazione dell’acido carbonico – che è ciò che otteniamo quando il biossido di carbonio reagisce con l’acqua – e avevamo bisogno di un catalizzatore per accelerare il processo”, spiega Lidija Siller, fisico presso l’ateneo britannico ed autrice della scoperta. “Quando abbiamo analizzato la superficie delle larve di riccio abbiamo trovato un’alta concentrazione di nichel sul loro esoscheletro”. Gli scienziati hanno impiegato pertanto nanoparticelle di questo metallo aggiungendole al test sull’acido carbonico. “Il risultato è stato la completa eliminazione della CO2”, aggiunge la ricercatrice.

Attualmente, gli studi pilota sulla cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) propongono sistemi di pompaggio che iniettano il gas nel sottosuolo, processo costoso e non esente da un certo rischio. Una soluzione alternativa è quella di convertire la CO2 in calcio o carbonato di magnesio. “E un modo per farlo è quello di utilizzare un enzima chiamato anidrasi carbonica, che tuttavia è inattivo in condizioni acide”, spiega Gaurav Bhaduri, autore principale dello studio. Al contrario il catalizzatore in nichel continua a funzionare indipendentemente dal pH e grazie alle sue proprietà magnetiche può essere riutilizzato più e più volte. “E’ anche molto economico – 1.000 volte meno rispetto all’anidrasi”. La scoperta rappresenta una vera opportunità per le industrie quali centrali elettriche e impianti di trasformazione chimica di catturare tutte le loro emissioni di CO2 prima che raggiungano l’atmosfera.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Ecobarometro 2013: l’ambiente tra le priorità degli italiani

Secondo la ricerca pubblicata da Legambiente, per i cittadini italiani le preoccupazioni ambientali sono seconde solo a quelle su lavoro e occupazioneambiente,

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(Rinnovabili.it) – Agli italiani l’ambiente sta a cuore ed è un tema la cui priorità viene dopo solo ai problemi legati al lavoro e all’occupazione. Secondo i dati emersi dall’Ecobarometro di Legambiente, infatti, la ricerca realizzata in collaborazione con l’istituto Lorien Consulting, il 48,2% dei cittadini è preoccupato per le condizioni ambientali del nostro Paese e il 78,2% sarebbe disponibile ad appoggiare tagli “governativi” piuttosto di vedere crescere le rinnovabili.

Preoccupati per l’inquinamento (il 41% del campione) e per lo spreco di risorse (34,8%), gli italiani si sono dichiarati favorevoli anche a una legge sulla bellezza, proposta da Legambiente proprio in queste settimane ai candidati politici e agli amministratori locali: “Una proposta di disegno di legge – così la presenta Legambiente - che punta a coniugare lavoro e ambiente risanando le città, valorizzando le risorse del territorio, fermando il consumo di suolo e le grandi opere inutili e sostenendo le rinnovabili”. Una prospettiva, ha spiegato il Presidente Vittorio Cogliati Dezza, in cui serviranno meno energia, materie prime e chilometri: «Un processo – ha detto Cogliati Dezza – che ha bisogno di una diversa politica fiscale, che sposti il prelievo dal lavoro e dall’impresa al consumo di risorse, utilizzando una patrimoniale verde per colpire i consumi che incidono sulle emissioni di CO2». L’edizione 2013 dell’Ecobarometro è stata pubblicata oggi sulla Nuova Ecologia.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Acqua ed elettricità per il benessere della Bolivia ( Econota 103 )

febbraio 20, 2013

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Acqua e luce per eliminare la povertà in Bolivia ( fonte: Rinnovabili.it  )

Il presidente boliviano ha ribadito l’importanza di acqua ed elettricità per il benessere del paese, ricordando i piani governativo di sostegno alle risorse.

Eliminare la povertà estrema dando alla popolazione un maggiore accesso ad acqua ed elettricità. Questo quanto affermato dal presidente boliviano Evo Morales, intenzionato a promuovere nuovi progetti di produzione energetica per aumentare nel paese il flusso economico e la disponibilità elettrica insieme a quella idrica.

Il discorso che il presidente ha tenuto in occasione dell’inaugurazione dell’istituto  è servito anche per ribadire cosa il governo sta attualmente facendo per aumentare l’accesso all’acqua. Ricordando che il programma governativo appositamente studiato per la diffusione della risorsa idrica sta per entrare nella terza fase con l’obiettivo di aumentare la reperibilità di acqua potabile e dei sistemi di irrigazione in tutti i comuni.

La mancanza di acqua, oltre che danneggiare le coltivazioni e aumentare le problematiche legate all’igiene, impedisce il progresso delle popolazioni.

“La situazione climatica può danneggiare la produzione anche se in minima parte, ma se abbiamo l’acqua la produzione è garantita” ha concluso il presidente.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Gli scienziati tentano di ricreare artificialmente la fotosintesi per sviluppare energie rinnovabili efficienti ( by Morgana Matus )

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Quando si tratta di sfruttare la potenza del sole, niente può abbastanza paragonare alle foglie. Trasformano la luce in energia chimica utilizzabile mediante l’utilizzo di clorofilla, fotosintesi sono stata a lungo una fonte di ispirazione per coloro che cercano di generare energia rinnovabile efficiente. Con i combustibili fossili in diminuzione e inquinando il nostro ambiente, gli scienziati stanno girando per i processi biologici della natura per creare energia elettrica pulita che può essere utilizzato su richiesta. I ricercatori della University of East Anglia, Università di Leedse l’ Università di Cambridge nel Regno Unito sono state concesse £800.000 per sviluppare la tecnologia che imita fotosintesi, con la speranza di produrre forme più efficienti di energia rinnovabile.

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Al fine di catturare la luce del sole e infine produrre idrogeno, i ricercatori sono lavorando sulla tecnologia che modifica i microbi. Come combustibile ad emissioni zero che può essere convertito in energia elettrica, i ricercatori finanziati dal Biotechnology & Biological Sciences Research Council (BBSRC) spero di produrre un metodo più efficiente di generazione rispetto già esistenti convertitori solari.

“Costruiremo un sistema per la fotosintesi artificiale inserendo piccoli pannelli solari sui microbi. Questi sarà sfruttare la luce del sole e guidare la produzione di idrogeno, da cui le tecnologie di rilasciare l’energia on-demand sono all’avanguardia. Immaginiamo che la nostra fotocatalizzatori dimostrerà versatile e che con una lieve modifica saranno in grado di sfruttare l’energia solare per la produzione di combustibili a base di carbonio, farmaci e sostanze chimiche bene.”, ha detto il capo ricercatore, Prof. ssa Julea Butt di scuola di chimica e di school of Biological Sciences della University of East Anglia.

Utilizzando microrganismi provvisto di pannelli artificiali, la squadra UEA spera di poter manipolare i processi biologici già esistenti per soddisfare i desideri delle pratiche di consumo umano. Imponendo un rapporto sintetico, i ricercatori possono essere in grado di approfittare di uno dei mezzi più antichi e più efficienti di sfruttare l’energia del sole.

+ Università di East Anglia

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Muscolo di grano l’alternativa al seitan e alla carne ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 18, 2013

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Muscolo di grano: cos’è?

Il muscolo di grano è l’alternativa italiana al seitan, per via delle innumerevoli caratteristiche in comune con questo alimento. Diversamente dal seitan, il muscolo di grano è meno conosciuto, fu creato da Enzo Marascio nel 1992 in Calabria.

Possiamo considerarlo un preparate a base di farina di frumento della qualità Cappelli, farina di legumi o soia, olio e spezie. L’unico sale aggiunto in quest’alimento è il cloruro di sodio, il prodotto nel corso di questi anni è stato perfezionato per fare origine all’arrosto.

Pensate che il prosciutto derivato dal muscolo di grano si può affettare come se fosse il classico prosciutto di maiale.

Le caratteristiche nutrizionali del muscolo di grano

Moltissime persone si chiedono quali sono le caratteristiche nutrizionali. Il muscolo di grano è un alimento dalle spiccate proprietà proteiche (garantite dal glutine del grano, legumi e dalla soia). La quota proteica e superiore a quella dei carboidrati e dei grassi e visti gli elementi integrati è ragionevole pensare che l’apporto di sette amminoacidi sia essenziale.

L’unica fonte lipidica presente è quella dell’olio extravergine di oliva, mentre l’assenza di nitriti e nitrati e coloranti ne accresce i pregi secondo le direttive della dieta italiana. Il muscolo di grano viene associato al seitan, perché entrambi sono degli alimenti proteici di origine vegetale. In realtà il seitan contiene solo quattro aminoacidi essenziali e l’apporto calorico è inferiore.

Il muscolo di grano nella dieta

Il muscolo di grano può essere utilizzato nell’alimentazione quotidiana come fonte proteine ad apporto nullo di colesterolo. Può essere considerato un’alternativa ai legumi, alle bistecche di soia e al tofu. Vi ricordiamo che non è un alimento equivalente alla carne, visto che non sono presenti tutti gli amminoacidi essenziali.

Questo alimento può essere interessante da integrare all’interno di una dieta varia ed equilibrata. Se avete bisogni di ridurre il colesterolo assunto nei cibi, il muscolo di grano è una valida alternativa, soprattutto dal punto di vista quantitativa. Non è un alimento adatto ai celiaci in quanto la presenza di glutine è molto elevata.

Dove trovare il muscolo di grano? La maggior parte degli ingredienti sono di provenienza limitata alla Calabria, per questo motivo la reperibilità può risultare difficile trovare tutti gli ingredienti. L’unica alternativa rimane internet, dove è possibile trovare tantissimi siti dove i prodotti biologici sono venduti senza problemi.

Siete pronti a conoscere il gusto e i vantaggi offerti dal muscolo di grano?

fonte: Naturalebio.it

Famiglie  d’Italia

Un anticorpo naturale per combattere la sclerosi multipla ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 7, 2013

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Sclerosi multipla, scoperto dai ricercatori italiani un anticorpo naturale. ( da: Meteo Magazine – Meteo Italia Scenze e Natura )

I ricercatori dell’Università di Siena hanno scoperto un anticorpo in pazienti già affetti da sclerosi multipla

Sclerosi multipla scoperto anticorpo naturale, Fonte:www.futurity.org

L’Università di Siena, in Toscana, ha  scoperto un autoanticorpo naturale, presente nei pazienti di sclerosi multipla con malattia lungamente stabile. L’istituto riferisce che l’anticorpo possiede proprietà immunosoppressive e quindi potrebbe avere un ruolo di stabilità nella malattia. Potrebbe rivoluzionare il futuro della comprensione e lotta alla malattia della sclerosi multipla una ricerca tutta italiana. La ricerca, pubblicata sul Journal of Neuroimmunology, evidenzia come lo stesso anticorpo potrebbe essere utilizzato come un possibile marker prognostico per definire l’evoluzione della malattia stessa nei singoli pazienti, nelle versioni benigne o maligne. Nel dettaglio, durante la ricerca si è riusciti ad isolare l’anticorpo monoclonale nei pazienti affetti da sclerosi stabile da tre anni.

La scoperta potrebbe far comprendere meglio al mondo scientifico come funziona il nostro sistema immunitario, e come questo si lega al nostro sistema nervoso. Inoltre, l’anticorpo potrebbe essere sviluppato ed utilizzato nella terapia delle malattie autoimmuni organo-specifiche, ad esempio potrebbe essere testato nel rigetto da trapianti. La sclerosi multipla (SM), chiamata anche sclerosi a placche, è una malattia autoimmune cronica, che colpisce il sistema nervoso centrale causando un ampio spettro di segni e sintomi. La sclerosi multipla colpisce le cellule nervose rendendo difficoltosa la comunicazione tra cervello e midollo spinale.

preso da: Meteo Magazine – Meteo Italia Scenze e Natura

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Un decalogo in occasione della giornata mondiale del cancro ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 4, 2013

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Il decalogo della nuova lotta al cancro ( di Francesca Cerati, fonte: Il Sole 24 Ore )

Ogni anno il cancro sottrae all’economia mondiale circa 900 miliardi di dollari in perdita di produttività e costi sanitari, l’equivalente dell’1,5% del Pil globale. Così, già nel 2011, a un summit Onu i leader di tutto il mondo hanno concordato di voler ridurre del 25% la mortalità prematura per malattie non trasmissibili entro il 2025. Che, nel caso del cancro, significa salvare almeno 1,5 milioni di vite all’anno. Ma le attuali strategie non consentono nemmeno di avvicinarsi a questo obiettivo.

«Servono nuove e incisive misure per promuovere la ricerca scientifica, modificare gli stili e gli ambienti di vita, riprogettare i sistemi sanitari e riformare le politiche sanitarie» ha precisato Douglas Hanahan, dell’Istituto svizzero per la ricerca sul cancro illustrando lo stato dell’arte della ricerca farmaceutica di questo settore, aggiungendo: «Se la domanda era “il mondo sta vincendo la guerra al cancro? A livello globale, la risposta è chiaramente no». A confermalo sono i casi in aumento della malattia e lo stallo nella ricerca.

Le stime dell’Oms indicano infatti che il numero di nuovi casi diagnosticati ogni anno raddoppierà nei prossimi 25 anni e raggiungerà i 22 milioni nel 2030. Il paradosso è che chi si può curare si ammala di meno perché le campagne preventive (contro il fumo, per esempio) e la formazione (l’abitudine a sottoporsi regolarmente al pap test e alla mammografia) hanno permesso di ridurre i casi nel mondo occidentale, ma il restante 65% della popolazione non ha né i mezzi per curarsi, né è messa in condizioni di adottare stili di vita adeguati. Il caso del tumore al polmone nei paesi a basso reddito dove i fumatori sono moltissimi ne è una prova.

Anche i più recenti farmaci mirati, progettati per attaccare la composizione genetica del tumore, non riescono a soddisfare le aspettative: i prezzi, esorbitanti, dei trattamenti stanno diventando insostenibili anche per i paesi “ricchi”. Un esempio? Un anno di trattamento con vemurafenib da solo costa 91.000 dollari e anche se prendiamo tra le sei nuove molecole approvate nel 2011, la più economica (Zytiga per il cancro della prostata avanzato) costa all’anno 44mila dollari, con un allungamento della vita media da 5 a 16 mesi. Alexander Eggermont, direttore generale del Gustave Roussy Cancer Institute francese, ha infatti detto che i “modelli economici di medicina molecolare sono molto incerti”.

Domani, in occasione della giornata mondiale contro il cancro, i 100 esperti di oncologia (clinici, ricercatori, politici, giornalisti, rappresentanti dell’industria e delle associazioni dei pazienti) che hanno partecipato al World oncology forum – che si è tenuto a Lugano l’ottobre scorso per il trentennale della Scuola europea di oncologia (Eso) fondata da Umberto Veronesi – lancieranno un appello ai Governi affinché prendano misure urgenti per contrastare l’aumento dei casi di cancro a livello mondiale. Non solo, hanno anche individuato una strategia in 10 punti per fermare questa “epidemia globale”. Che prevede, oltre alla riduzione dei decessi a livello globale un “pacchetto” di cura del cancro per i paesi poveri.

L’obiettivo è di ottenere quello che è accaduto per la cura dell’Aids in Africa: una decina di anni fa, nessuno riteneva possibile avere farmaci antiretrovirali per curare i pazienti africani con Hiv. Oggi sono più di 8 milioni le persone nei paesi a basso reddito in trattamento. Bisogna agire per interrompere questa escalation. Già ma come? «Di certo, la lotta contro il cancro non potrà più essere solo medica e scientifica, ma anche sociale, culturale e politica – precisa Ugo Rock, presidente della Eso –. Anche in questo campo la ricetta è quella di eliminare spese irrazionali e inappropriate, per rendere più efficiente l’organizzazione dei servizi e più efficace l’uso delle risorse». Il tema va affrontato nel suo complesso – interviene Alberto Costa, direttore scientifico dell’Eso –. È stata una reale sorpresa calcolare che già adesso si potrebbero evitare più di un milione di morti all’anno, con un risparmio che oscilla tra 1 e 2 milioni di euro.

Anche l’Italia non fa eccezione. Il nostro territorio è segnato da una profonda diseguaglianza nella diagnosi e nel trattamento come riporta un nuovo studio dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano che evidenzia come al Nord il 45% dei tumori della mammella è diagnosticato a uno stadio precoce, mentre al Sud le percentuali scendono, arrivando al 26% di Napoli e Ragusa, dove sono frequenti i casi che presentano già metastasi al momento della diagnosi, pari rispettivamente a 9,6% e 8,1 per cento. Sebbene a questa diagnosi ritardata corrisponda una differenza di sopravvivenza a cinque anni relativamente contenuta (89% al Nord a fronte dell’85% al Sud), la scoperta di un tumore allo stato iniziale è un fattore di grande importanza per la paziente perché consente di ricorrere a trattamenti chirurgici meno invasivi e a terapie più semplici, garantendo una migliore qualità di vita e un minore costo sociale.

Francesca Cerati, fonte: Il Sole 24 Ore

 

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Frutta e verdura per combattere lo stress ( Famiglie d’Italia Salute news )

gennaio 28, 2013

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Lo  scopo di questo blog è quello di informarvi dando anche voce a notizie utili che spesso non ricevono l’adeguata attenzione. Per cui spesso naviga sul web e ” pesca ” per voi evidenziando e lincando sempre la fonte originale delle news in modo da permettervi di approfondirne la conoscenza . La notizia di oggi riguarda un’interessante ricerca dell’Università di Otago e pubblicata sul British Journal of Health Psychology che offre un intelligente consiglio per come difendersi dallo stress quotidiano ed aprirsi alla positività.

La frutta e la verdura aiutano a calmarsi

Fonte Il Journal da Marina Morelli | Categorie: Alimentazione naturale, Studi e Ricerche

La frutta e verdura si sa fanno bene alla salute. Uno studio dell’Università di Otago svela però qualcosa in più:

la frutta e la verdura hanno il potere di calmare e aiutano a sentirsi più felici e cariche di energie ogni giorno.

La ricerca è stata pubblicata sul British Journal of Health Psychology, condotta da Tamlin Conner, Bonnie White e Caroline Horwath ed ha coinvolto 281 adulti giovani con un’età media di vent’anni. Lo studio ha monitorato i partecipanti per ventuno giorni ed ha rilevato una strettissima correlazione tra l’umore quotidiano e il consumo di frutta e verdura. I risultati hanno dimostrato che mangiare più frutta e verdura rilassa i nervi, aumenta la positività e il senso di felicità individuale. Le persone coinvolte nel progetto hanno dichiarato, infatti, di sentirsi più felici e rilassate del normale durante le giornate in cui avevano assunto più frutta e verdura rispetto ad altre tipologie di cibo.

Quali scegliere allora? Sicuramente frutta e verdura di stagione:

Abbiamo i carciofi che hanno i più alti livelli di antiossidanti.

La rucola con alto contenuto di vitamina A, ottima per aggiungere sapore alle insalate. I broccoli considerati un cibo miracoloso per la loro capacità di prevenire il cancro. Questo ortaggio è consigliato a chi soffre di problemi cardiaci e ictus. I broccoli contengono anche ferro, ideali quindi per pazienti anemici.

La zucca, una verdura che ha pochissime calorie ed è un vero e proprio concentrato di salute: Vitamine A e C, minerali (ferro, potassio, calcio e fosforo), e fibre. Calma gli stati nervosi e favorisce il sonno. Oltre ad avere un basso contenuto di calorie (circa 15 ogni 100 grammi) è ricca di betacarotene, potassio, calcio, fosforo e fibre.

Da non dimenticare il melograno. I semi, rossi e succosi di questo frutto, apportano vitamine A e C, niacina, tannini, potassio, fitoestrogeni e bioflavonoidi, ne basta bere un bicchiere al giorno per proteggere il cuore e difendersi dagli attacchi dei raggi ultravioletti, svolge inoltre un’azione difensiva, addirittura contro la formazione delle proteine killer del morbo dell’ Alzheimer.

Ottimi anche i ravanelli, sono infatti una buona fonte di vitamina E e C, che favoriscono la riduzione delle infiammazioni. Il calcio e i sali minerali in esso contenuti sono anche in grado di alleviare i sintomi della sindrome premestruale.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Al bando anche le sigarette elettroniche

gennaio 24, 2013

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Anche la sigaretta elettronica subirà piano piano tutti i divieti imposti alla sigaretta tradizionale, quindi cinema, ristoranti, uffici e giardini pubblici, etc. Evidentemente le rimostranze dei produttori di catrame, i cui danni deleteri sono già stati ampiamente e tristemente dimostrati, stanno cominciando ad ottenere i riscontri desiderati… giocarsela almeno alla pari! C’è ben poco da aggiungere, da una parte gli effetti nocivi certi, la puzza e la tosse… dall’altra possibili conseguenze negative sulla salute non ancora accertate, nessun odore o fastidio particolare per chi non svapora. La scelta resta a noi, o meglio a chi non riesce ad uscire dalla schiavitù di tenere qualcosa in bocca da succhiare come un ciuccio od un capezzolo materno… io, che sono libero da molti lustri dalle catene di cui sopra, posso solo aggiungere che alla certezza del male ed alle puzze irritanti certo preferisco il ” dubbio ” e gli aromi gradevoli…ma il mio è solo un piccolo pensiero che verrà presto asfaltato da quello sostenuto dagli usufruitori dei soliti ” interessi ” personali.

Stop alla sigaretta elettronica Divieti al cinema e ristorante  ( fonte: Corriere del Veneto )

Stop alle sigarette elettroniche. I cittadini si dividono ( fonte: Quotidiano Net )

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Sigaretta elettronica vietata negli uffici pubblici
Commenti

L’ordinanza ha stabilito che municipio e scuola saranno offlimits. Per chi non rispetta il provvedimento multe da 25 a 500 euro. L’opinione dei sindaci di Veniano, Rovello Porro e Rovellasca

Una ragazza fuma una sigaretta elettronica (foto Ansa)

Lomazzo, 23 gennaio 2013 - Il divieto della sigaretta elettronica firmato dal sindaco Gianni Rusconi fa discutere. Lomazzo è il primo Comune in Italia ad aver introdotto il divieto nei locali pubblici di pertinenza comunale e di fronte a questa disposizione il mondo politico lariano si divide. C’è già chi difende a spada tratta questo divieto al punto da considerare la possibilità di introdurlo anche nel proprio comune.

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L’ipotesi è al vaglio del sindaco di Como, Mario Lucini, esponente di centrosinistra ma anche Erba e Cantù, con altre connotazioni politiche, stanno valutando un provvimento ad hoc sulla sigaretta sintetica. Elio Rimoldi, sindaco di Veniano e alla giuda di una Giunta leghista sostiene in toto la scelta del collega di Lomazzo. «Condivido completamente la sua ordinanza – dice -. Mi riservo di affrontare la questione nei prossimi giorni direttamente con il sindaco Rusconi per valutare la possibilità di firmare un’ordinanza dello stesso tipo anche nel mio Comune». Parere favorevole anche da Gabriele Cattaneo, primo cittadino di Rovello Porro. «Sono pienamente d’accordo – precisa Cattaneo –. Nel caso le sigarette elettroniche emettono nicotina il provvedimento mi trova d’accordo al 100 per cento. Vale lo stesso discorso però anche nel caso non dovessero emetterla, per una questione di igiene».

C’è anche qualche sindaco però che preferisce non prendere posizione in merito al provvedimento di Rusconi e della sua giunta. «Ho letto delle sigarette elettroniche in settimana e mi sto facendo solo adesso un’idea – fa presente Sergio Zauli, primo cittadino a Rovellasca, esponente di spicco del centrodestra – È necessario che gli organi di competenza comunichino se siano nocive o meno, sia sull’effettivo utilizzo. Adesso come adesso non ci sono gli elementi per poter prendere una decisione in merito ad un’eventuale ordinanza».

Va cauto anche Franco Pagani, il primo cittadino di Cadorago. «Se diranno che sono pericolose per la salute e per chi le fuma è ovvio che valuterò il da farsi», dice infatti. Chi è invece davvero scettica sul provvedimento è la minoranza consiliare che per voce di Paolo Colmegna, capogruppo del gruppo “Il Patto”, fa sapere che: «Mi sembra un po’ prematuro firmare un’ordinanza di questo tipo. Mi viene da paragonare il sindaco ad un pesce in un acquario che vuole fare vedere quanto è bello. A Lomazzo ci sono altre cose più importanti cui pensare prima di quest’ordinanza». Di fatto però fra qualche ora la sigaretta elettronica non potrà più entrare negli spazi comunali aperti al pubblico. E per chi non rispetta il provvedimento la sanzione è dietro l’angolo.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

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Desertec Sahara Solar Power: i problemi di un grande progetto ( Econota 102 )

gennaio 21, 2013

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Il progetto Desertec Sahara Solar Power affronta  problemi finanziari e sociali (di Timon Singh ) Foto di energia solare a concentrazione da Shutterstock

L’iniziativa di Desertec ( di cui abbiamo parlato nelle nostre prime Econote ) è un grande progetto solare che mira a utilizzare l’ energia solare nel deserto del Marocco per l’alimentazione elettrica in Europa, il Medio Oriente e Nord Africa. Il progetto su larga scala è stato annunciato nel 2007 e noi abbiamo seguito suoi progressi da allora. Purtroppo, Desertec si trova ad affrontare problemi abbastanza seri. BBC News ha recentemente riferito che due grandi finanziatori industriali (Siemens e Bosch) si sono ritirati e il governo spagnolo ha ritardato firma un accordo per la costruzione di centrali solari in Marocco.

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Se completato, Desertec potrebbe fornire fino al 15% del fabbisogno totale di energia dell’Europa. Obiettivo del progetto era quello di fornire circa 125 gigawatt di energia elettrica per il continente entro il 2050 esportati in vari paesi attraverso cavi di corrente continua ad alta tensione sotto il Mar Mediterraneo.

Purtroppo tale termine non sembra sarà soddisfatto in virtù del ritiro di  ‘Siemens e Bosch. Parlando alla BBC News, Dr Daniel Onofrio Mbi Egbe, professore presso l’Università di Linz, in Austria, ha detto che la loro assenza potrebbe significare il fallimento del progetto. “Siemens e Bosch sono grandi imprese e se non vogliono sostenere questa iniziativa potrebbe essere difficile per Desertec sopravvivere”

Ma che cosa ha causato questa improvvisa mancanza di fede nel progetto? Secondo alcuni, è la recente instabilità politica in Nord Africa ma probabilmente ci sono altri fattori. “I padri della Desertec hanno detto che loro scopo era quello di sfruttare energia dell’africa del Nord per il mercato europeo ma che cosa rimane all’Africa stessa? In molti paesi africani ci sono tagli di elettricità costanti  e quindi se si vuole aiutare l’Africa non  bisogna pensare solo ad esportare in Europa ma di fornire anche l’Africa “

Non è noto come la recente notizia impatterà sulla costruzione di 500 megawatt ($2,8 miliardi ), con un impianto solare a concentrazione (CSP) in Marocco.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

HidrolICE: il motore a combustibile solare che potrebbe ridurre i costi del 75% (da Beth Buczynski)

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Mentre l’idea di una vettura alimentata solare è attraente la realizzazione che l’accompagna di solito è piuttosto deludente: o si tratta di piccole realizzazioni scarsamente significative o installazioni poco estetiche con pannelli solari che spuntano dappertutto. Ma la Energy LLC non è interessata ad andare su questa strada ma stanno mettendo il sole al lavoro attraverso una tecnologia fin troppo familiare : il motore a combustione. Se avrà successo  potrebbe essere la strada per un nuovo brillante futuro in cui il costo dell’energia solare scenderà del 75 per cento.

Trovi difficile immaginare il sistema che permetterebbe al sole di alimentare un motore a combustione convenzionale? Non ti preoccupare, ci vuole un po’ di fantasia. Gli inventori Matt Bellue e Ben Cooper (le menti creative dietro il progetto HydroICE ) dicono che invece di usare benzina per accendere una scintilla e quindi spostare un pistone per creare la potenza, il loro motore potrebbe utilizzare la potenza del sole.

Invece di iniettare gasolio nel motore si inietterebbe olio caldo (scaldato utilizzando collettori solari parabolici a specchio) nel cilindro. Invece di una scintilla si aggiungono alcune microgocce d’acqua. Quando l’acqua contatta l’olio caldo l’energia termica dell’olio viene trasferita all’acqua trasformandosi istantaneamente a vapore. Mentre vi starete chiedendo come questo concetto possa essere integrato in un veicolo, potrebbe avere una più immediata applicazione come fonte di energia elettrica sostituendo i generatori alimentati a gas off-grid.

Sembra fantascienza ma questo motore unico è già in strada per diventare una realtà. Bellue e Cooper hanno convertito un motore a 2 tempi gas da 31cc trasformandolo in un motore HydroICE. Hanno anche collaborato con Missouri State University e la Missouri University of Science e Tecnology per sviluppare tutto l’hardware necessario(ad esempio i collettori solari) e per testare l’efficienza del motore.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

13 gennaio 2013, giornata mondiale del migrante e del rifugiato

gennaio 13, 2013

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Migrazioni,un pellegrinaggio di fede e di speranza

Questa mattina la 99ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato sul tema “Migrazioni:  pellegrinaggio di fede e di speranza”, è stata celebrata con una Santa Messa a Bari da Mons. Francesco Cacucci ( Arcivescovo di Bari-Bitonto), presso la Cattedrale, e trasmessa su Rai1.

Da La Domenica, relativa alla Santa Messa di oggi, un articolo di Mons. Giancarlo Perego, direttore generale :

” Milioni di persone nel mondo sono state costrette a mettersi in viaggio alla ricerca di una casa e di un lavoro per salvaguardare la propria libertà politica e religiosa, per fuggire da guerre, disastri ambientali, situazioni di fame e di mancanza di acqua e di salute: sono i migranti e i rifugiati.

In questo Anno della fede, a cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II, in cui la Chiesa si è riscoperta “ esperta di umanità ” ( Paolo VI ), Benedetto XVI legge le migrazioni come ” un pellegrinaggio di fede e di speranza “. Le migrazioni sono un’opportunità importante di incontro tra Chiese, di dialogo ecumenico e  religioso, dove i credenti possono crescere nel rispetto della libertà religiosa.

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Al tempo stesso le migrazioni sono un luogo di speranza, perché le persone che si mettono in cammino ricercano per sé e la propria famiglia condizioni nuove di vita, sicurezza, pace. Purtroppo questo cammino di fede e di speranza, diventa talvolta un calvario.

La Chiesa, in questa Giornata, in ogni parrocchia italiana desidera ascoltare ” le gioie e le speranze le tristezze e le angosce ” ( GS 1) dei migranti, per promuovere con loro e per loro nuovi cammini di fede e di speranza, di condivisione, di partecipazione, di cittadinanza.

Famiglie  d’Italia

Dalla pipì le cellule cerebrali ( Econota 101 )

gennaio 10, 2013

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Gli scienziati hanno creato cellule cerebrali dalla pipì

da Lori Zimmer

Urina è una sostanza abbastanza sorprendente : essa è in grado di alimentare propulsori al plasma nello spazio. Ma il potere della pipì non è limitato alla generazione di energia; una nuova ricerca dimostra che possiamo, realmente, riprodurre cellule del cervello umano dall’ urina. Gli scienziati in Cina hanno cominciato a sperimentare riproducendo i neuroni che sono stati derivati da cellule presenti nell’urina umana. Tale scoperta  potrebbe avere alcune importanti implicazioni per il futuro della ricerca sulle cellule staminali.

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I ricercatori non hanno trasformando la pipì in cellule del cervello ma  isolando e stimolando le cellule epiteliali del rene che sono presenti nelle urine di tutti. Utilizzando le cellule epiteliali del rene, come base, gli scienziati le hanno lentamente convertite in cellule staminali pluripotenti che possono essere coltivate in qualsiasi tessuto umano.

Di solito sono necessarie circa tre settimane per far crescere le cellule staminali in laboratorio utilizzando biopsie di tessuto o campioni di sangue, ma queste nuove cellule contenute nella  pipì prendono solo dodici giorni per crescere a cellule pluripotenti. Il progetto, sotto la guida di Duanqing Pei e la Guangzhou Istituto di Biomedicina e Sanità, è stato in grado di coltivare cellule staminali stabili da urina; una prodezza non raggiunta in passato. In quattro settimane la squadra è riuscita ad arrivare a neuroni funzionanti.

Le cellule staminali provenienti dalla pipì erano molto più stabili rispetto a quelle create dal sangue e biopsie e sono cresciute nella metà del tempo. Se queste cellule si dimostreranno efficaci si potrebbe avere un enorme passo avanti nella ricerca sulle cellule staminali.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Vancouver diventa la prima città a spianare le strade con plastica riciclata

da Kristine Lofgren

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Foto da Shutterstock

La città di Vancouver ha impostato il nobile obiettivo di diventare la città più verde del mondo entro il 2020 e, a giudicare dalla loro ultima innovazione verde, essi sono molto impegnati per arrivarci. Per aumentare la loro “quota verde “  Vancouver ha iniziato asfaltando le sue strade con plastica riciclata. La città si è alleata con la società  con GreenMantra di Toronto per fondere insieme la plastica vecchia con asfalto per creare una miscela per pavimentazione che è molto meglio per l’ambiente di asfalto tradizionale.

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L’ asfalto tradizionale richiede temperature molto elevate per permettere di scorrere facilmente, ma mescolandola con plastica riciclata i flussi di asfalto vengono deposti ad molto una temperatura inferiore utilizzando fino a 20 per cento meno di combustibile. L’ Ingegnere Peter Judd stima che ciò potrebbe tradursi in una riduzione di 300 tonnellate di gas serra all’anno. Utilizzando il legante plastico si riducono anche la quantità di vapori rilasciati nell’aria quando l’asfalto si raffredda.

Il processo costa circa 1 – 3% di più rispetto a tradizionale di asfaltatura mai vantaggi ripagherebbero l’aumento. La pavimentazione ecologica non ha un aspetto diverso dalla pavimentazione tradizionale; Vancouver sta attualmente testando la miscela prima di distribuirla in tutta la città.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

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Perché il 6 gennaio si festeggia l’Epifania

gennaio 6, 2013

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Nel post di ieri, dedicato alla storia ed alle origini della Befana, ho esordito con queste parole ” 6 gennaio festa dell’Epifania ” e poi ho dedicato tutto l’articolo alla Befana che di questa festa, in realtà, è solo un personaggio secondario che porta i doni ai bambini nella notte fra il 5 e il 6 gennaio perché pentita e in qualche modo farsi perdonare per non aver seguito i Re Magi quando questi si dirigevano verso la grotta di Betlemme. Infatti i personaggi principali sono  il Bambino Gesù e i Re Magi. La parola Epifania, tradotta dalla lingua greca, significa ” manifestazione ” e la liturgia celebra il giorno dell’Epifania un momento del periodo natalizio molto significativo, ovvero la manifestazione di Gesù Cristo neonato ai Magi venuti da lontano per conoscerlo e  rendergli onore in rappresentanza di tutte le genti. Questo blog rispetta tutti, dai credenti ai non, qualsiasi sia la sua fede, ma proprio a  quelli che oggi festeggiano l’Epifania nel suo vero significato cristiano voglio dedicare un tratto del Vangelo secondo Matteo che parla dei Magi, sapienti stranieri, guidati verso Betlemme con la luce della stella e le parole del profeta Michea, riconoscono in Gesù il vero re… passaggio che è stato oggetto della messa odierna.

” Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme, e dicevano: < Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo. > All’udire questo il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.

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Gli risposero: < A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: < E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giudea: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele. > Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo : < Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo: > Udito il re essi partirono. Ed ecco la stella che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunsero e si fermo sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella provarono una gioia grandissima.Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. “

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Buona festa dell’Epifania a tutti!

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

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Perché si festeggia la Befana ( replica )

gennaio 5, 2013

6 gennaio, festa dell’Epifania: evito di fare gli auguri alle nostre care amiche che, come da tradizione, ne riceveranno a iosa. Invece, seguendo un’usanza già adottata da questo blog per le altre feste, anche questa volta ho fatto un giro su Google in cerca di nozioni e notizie a riguardo, e, tra le varie offerte, ho scelto, dopo un’attenta cernita, proprio la prima che mi era  subito apparsa, dal titolo:  La BefanaUn post molto ben fatto e simpatico, che non ho potuto fare a neno di riportarvi,  edito da www.provincia.ps.it

 LA BEFANA PER NOI

La Befana è una vecchietta che vola su una scopa; porta uno scialle sulla testa e i suoi abiti scuri sono strappati e sporchi di fuliggine, perché per entrare nelle case si cala giù dal camino. Questa vecchina, la notte del 5 Gennaio, quando le persone dormono, porta doni ai bambini: bambole, macchinine, libri, giochi vari e dolciumi. Se qualcuno è stato disubbidiente, troverà carbone, cenere, cipolle, aglio. Una settimana prima della festa, i bambini cercano di fare i “buoni” e la sera prima preparano la calza appesa al camino e vanno a letto presto.
Sono emozionati, curiosi di vedere il loro regalo, ansiosi per l’arrivo della Befana e talvolta, un po’ impauriti.

Il giorno della festa sono allegri, contenti del regalo ricevuto o un po’ delusi perché non sono stati accontentati e per il carbone che nelle calze non manca mai.
Molti bambini credono che la Befana sia la moglie di Babbo Natale e che abiti al Polo Sud, mentre il marito vive al Polo Nord. Babbo Natale non sempre riesce ad accontentare i desideri dei bambini e a questo cerca di rimediare la Befana.
Qualche bambino pensa che la Befana esista veramente, cerca di immaginarla e la aspetta con ansia; alcuni non ci credono e pensano che sia la mamma a mettere i regali nelle calze, però fanno finta di non saperlo. Nel nostro paese, l’Amministrazione Comunale ogni anno organizza una piccola festa: una signora vestita da Befana distribuisce a tutti i bambini un pacco di cioccolatini, caramelle, quaderni, matite, penne e gomme.

LA LEGGENDA DELLA BEFANA

Un giorno, i Re Magi partirono carichi di doni (oro, incenso e mirra) per Gesù Bambino.

Attraversarono molti paesi guidati da una stella, e in ogni luogo in cui passavano, gli abitanti accorrevano per conoscerli e unirsi a loro.
Ci fu solamente una vecchietta che in un primo tempo voleva andare, ma all’ultimo minuto cambiò idea, rifiutandosi di seguirli.

Il giorno dopo, pentita, cercò di raggiungere i Re Magi, che però erano già troppo lontani.
Per questo la vecchina non vide Gesù Bambino, né quella volta né mai.
Da allora ella, nella notte fra il cinque e il sei Gennaio, volando su una scopa con un sacco sulle spalle, passa per le case a portare ai bambini buoni i doni che non ha dato a Gesù.

LE NOSTRE RICERCHE SULLA FESTA DELLA BEFANA

La Befana si festeggia il giorno dell’Epifania, una festa religiosa che ricorre il sei Gennaio e ricorda la visita dei Re Magi a Gesù Bambino.
Tre re, Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, partirono da paesi diversi, forse la Nubia, la Godolia e Tharsis, per portare doni a Gesù: oro, incenso e mirra.
Si incontrarono vicino a Gerusalemme e, pur parlando lingue diverse, si compresero e si accorsero di avere la stessa meta; così proseguirono il viaggio insieme.
Giunti alla grotta offrirono a Gesù i loro doni, lo adorarono e ripartirono.

DOVE E QUANDO E’ NATA LA BEFANA

Non si sa in quale città o regione italiana sia “nata” la Befana, ma di essa si è incominciato a parlare nel milleduecento.
Da allora, questa festa è diventata una delle più importanti e attese dai bambini.
La Befana è una vecchietta brutta e arcigna che intimorisce i bambini e nello stesso tempo è una vecchietta di buon cuore che porta doni ai bambini buoni.
Forse, la vecchietta rappresenta l’anno vecchio che, dopo le feste del periodo natalizio, se ne va lasciando dei doni.
A questo proposito esiste ancora un detto:
“L’Epifania tutte le feste porta via”.

PERCHE’ SI CHIAMA BEFANA

Il suo nome deriva da Epifania, trasformato poi in “Beffania” per ricordare la “Strega di Beffania” che volava sui tetti delle case in quella notte. Col passare del tempo perse le lettere “f” ed “i” e diventò Befana.

LA BEFANA AL TEMPO DEI NONNI

Al tempo dei nostri nonni nelle case si aspettava la Befana appendendo al camino una calza di lana fatta a mano con i ferri dalle mamme o dalle nonne. Essi, da piccoli, credevano molto alla Befana; le scrivevano una lettera esprimendo i loro desideri che, per lo più, non venivano esauditi perché c’era molta povertà. Quando arrivavano i doni della Befana, tutti i bambini erano molto contenti perché era l’unica festa in cui ricevevano dolciumi.

Nella calza i bambini trovavano poca roba: qualche mandarino, caramelle di orzo fatte in casa, castagne, noci e lupini; essi sapevano che dovevano essere buoni almeno due mesi prima della festività, altrimenti avrebbero ricevuto carbone, cenere, cipolla, aglio e carote.
Nella calza non si trovavano giocattoli, se non bamboline di stoffa cucite dalle mamme o dalle nonne. Non si preparavano piatti particolari in quel giorno, ma in alcune famiglie ci si riuniva per mangiare castagne, noci e frittelle. In occasione di questa festa, in alcuni paesi venivano dati dei buoni alle famiglie più bisognose per prendere le cose più necessarie, come pane, pasta, zucchero,…

Attenzione: se cliccate su La Befana troverete anche la versione in inglese.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Deepwater Horizon, la cura dopo il disastro è più tossica del petrolio stesso ( Econota 100 )

dicembre 27, 2012

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I disperdenti usati per la pulizia dopo il disastro petrolifero in Deepwater Horizon potrebbero essere 52 volte più tossici rispetto al petrolio stesso

Negli sforzi per mitigare la devastante perdita di petrolio sottomarino causato dall’esplosione della petrolifera Deepwater Horizon nel 2010 la BP ha usato disperdenti chimici che, sospettiamo, hanno fatto più male che bene. Il clean-up — in cui 2 milioni di galloni di disperdenti sono stati combinati con petrolio greggio — ha creato una miscela che potrebbe essere 52 volte più tossica del petrolio sversato secondo una nuova ricerca del Georgia Institute of Technology e l’Universidad Autonoma de Aguascalientes (sau), Messico.

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I disperdenti rompono in piccole goccioline il petrolio diluendolo con l’acqua marina appena sotto la superficie. Sebbene tale sistema sembri vantaggioso per varie specie come tartarughe marine, uccelli e mammiferi, il processo è altamente dannoso per gli organismi microscopici che regolano interi ecosistemi acquatici. Test di laboratorio hanno dimostrato che gli effetti della miscela ha aumentato mortalità dei rotiferi, organismi microscopici di plancton che si trova alla base della catena alimentare del Golfo. Le uova di Rotifera era inibito del 50 per cento quando colpite dal 2,6 per cento della miscela olio-disperdente.

“Disperdenti sono approvati e consentiti per aiutare a ripulire le fuoriuscite di petrolio e sono ampiameGolfo del Messico,nte utilizzati durante disastri… Ma noi abbiamo una scarsa comprensione della loro tossicità. Il nostro studio indica che l’aumento di tossicità possa essere stata notevolmente sottovalutata dopo l’esplosione di pozzo Macondo,”ha detto Roberto-Rico Martinez di UAA, che ha condotto lo studio.

La ricerca, pubblicata online, sarà pubblicata anche a stampa nel numero di febbraio 2013 della rivista scientifica dell’inquinamento ambientale.

by Lidija Grozdanic

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Imprenditore tedesco crea forni solari per la campagna messicana  producendo Tortillas ad emissioni zero ( by Lidija Grozdanic )

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L’mprenditore tedesco Gregor Schaper ha installato una serie di grandi pannelli solari circolari nella piccola città di El Sauz, vicino a Città del Messico e utilizza l’energia solare per la sua cucina. Ogni  fornello solare costa tra $4.000 e 5.000 $ ma una volta fatto  non produce emissioni di gas serra. Secondo Schapers, ogni riflettore solare può creare abbastanza energia che può essere utilizzata per cucinare per un gruppo di 60 persone.

I riflettori possono creare temperature fino a 1.020 gradi Celsius (1.868 gradi Fahrenheit). Il calore poi raggiunge una pentola e viene condiviso tra un calderone, una griglia e un forno. Ogni riflettore fa risparmiare l’equivalente di 60 litri (16 litri) di gas ogni mese dimostrando che il sistema è ecosostenibile. Schapers sostiene che questo tipo di forno solare grazie al suo design presenta significativi miglioramenti rispetto ad altri modelli esistenti potendo, tra l’altro, cucinare direttamente in casa.

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“In un primo momento i cittadini erano molto scettico sull’utilità del mio progetto,” ha detto Schapers.” “Una volta però che hanno visto le strutture e che cosa possiamo fare con questi riflettori si sono resi conto della loro utilità.”

I pannelli sono state prodotti da Trinysol, l’azienda fondata Schapers, impiegando la tecnologia sviluppata dall’ austriaco Wolfang Schefflers. Essi sono disponibili in due dimensioni — 10 metri quadrati o 16 mq e sono dotati di sensori di luce che orientano automaticamente verso il sole. Schapers attualmente sta testando la tecnologia per altri usi, tra cui un progetto di serra, produzione di miele e un sistema di bagni di vapore.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Carenza di immondizia ( Econota 99 )

dicembre 3, 2012

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E la Svezia importa rifiuti

Nel Paese scandinavo il problema è rappresentato dalle enormi percentuali di riciclaggio dei rifiuti, ben il 36%, mentre solo il 45% di essi viene bruciato. Di conseguenza i nuovi inceneritori di ultima generazione non riescono a lavorare a regime, con un enorme dispendio di denaro.

Carlo Ciminiello ( fonte: Villaggio Globale )

Per la serie quando il troppo virtuosismo diventa controproducente, la Svezia, che discarica solo l’1% dei rifiuti, si vedrà costretta, già nell’immediato futuro, a importare enormi carichi d’immondizia per soddisfare il fabbisogno dei suoi moderni e complessi impianti di bruciatura.

Può sembrare un paradosso ma nel Paese scandinavo il problema è rappresentato proprio dalle enormi percentuali di riciclaggio dei rifiuti, ben il 36%, mentre solo il 45% di essi viene bruciato. Di conseguenza i nuovi inceneritori di ultima generazione non riescono a lavorare a regime, con un enorme dispendio di denaro.

Tale problema si riflette poi anche sulle amministrazioni svedesi e sui cittadini stessi, poiché l’approvvigionamento energetico che deriva dalla bruciatura risulta poi minimo.

Stando alle stime dello Swedish Waste Management, grazie ai performanti inceneritori svedesi, la Svezia genera energia sufficiente ad assicurare il 20% del fabbisogno nazionale e fornisce elettricità a 250mila famiglie su 4,5 milioni totali.

Stoccolma ha deciso quindi di intraprendere una strada parallela, ma diametralmente opposta rispetto a quella di molti Comuni italiani, come Roma o Napoli, cominciando a importare immondizia per approvvigionarsi maggiori quantità di materie prime da destinare poi alla bruciatura.

L’intento è naturalmente quello di compensare le considerevoli capacità di incenerire i rifiuti con le reali quantità trattate.

Caterina Ostlund, dirigente dell’Agenzia svedese di protezione ambientale, ha di recente affermato: «Valorizzare i rifiuti è una saggia scommessa, proprio in un mondo in cui il prezzo dell’energia continua a salire e potremmo trovarci di fronte a una carenza di carburante. Ed è importante anche per il Paese scandinavo trovare il modo di ridurre la produzione di rifiuti e aumentare il riciclaggio. La valorizzazione dell’energia ricavata dai rifiuti è una buona soluzione».

In tempi in cui equilibrio e costanza rappresentano forse gli unici attributi su cui costruire ideali e progetti la Svezia ha deciso di adottare determinate strategie energetiche apparentemente, ma solo apparentemente controproducenti e che, invece, nel breve periodo, potrebbero rappresentare reali soluzioni al problema.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Rete natura è un ecosistema che vive di acqua di mare ( da Inhabitat )

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Nonostante i tentativi per arginare l’innalzamento del livello del mare , resta il fatto che senza un controllo il cambiamento climatico si tradurrà in un notevole aumento del livello degli oceani. Questo aumento del livello del mare mette milioni di vite e case in pericolo – dalle nazioni insulari piccoli del Sud Pacifico alle le residenze di lusso di Outer Banks del North Carolina. La preparazione di questo cambiamento richiede la volontà di adattarsi ai nuovi ecosistemi che emergeranno in questo sale-acquoso mondo.

La Rete Natura non è solo progettata per fornire ai singoli individui o famiglie con acqua dolce –ma è destinata ad essere parte di una più grande infrastruttura idrica locale. “E ‘una rete idrica intelligente controllata da sensori che leggono la mancanza locale di acqua e, tramite una scheda, attiva le pompe che forniscono l’acqua dove vi è un picco di domanda”, spiegano i progettisti. “La rete idrica intelligente sarà uno strato della rete ecologica, della rete elettrica intelligente e della rete di comunicazione. Questa strategia non solo dà risposta alla salvaguardia dell’ambiente ma è anche un modello radicalmente nuovo che garantisce l’accesso libero e democratico alle risorse a tutti. “

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Fiori intelligenti per salvare un mondo che vuole evolversi… e noi? ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

novembre 28, 2012

Per fare un fiore ci vuole una scarpa

Ormai tutti, cittadini comuni e mezzi di comunicazione, parlano di sostenibilità, più o meno a ragione o cognizione di causa: sembra sia una parola (più che uno stile di vita: anche perché tra il dire e il fare…) sempre più di moda. Nel senso più stretto del termine, per quanto riguarda la storia, più che notizia, che sto per raccontarvi: l’azienda olandese OAT Shoes ha brevettato una scarpa eccezionale che non solo è biodegradabile, ma addirittura plantumabile. Una strada green a 360°, quella scelta dai giovani ragazzi di Amsterdam: mediante i loro prodotti infatti vogliono promuovere la salvaguardia dell’ambiente attraverso un consumo più consapevole. E cosa c’è di più sostenibile di una scarpa che “fiorisce”?

Entrando nei particolari, anzitutto va detto dei materiali che compongono le OAT Shoes: di sughero, canapa, cotone biologico, fibra vegetale e plastiche biodegradabili. Tutti elementi abasso impatto ambientale, insomma; e fino a qui potrebbe trattarsi di eccellenti prodotti a impatto zero, ma con questo ambizioso progetto si è andati oltre, imbottendo le linguette superiori delle scarpe di piccoli semi. Una volta concluso il loro ciclo di vita, le calzature dunque germoglieranno e daranno vita a una vera e propria pianta. In che modo? Semplicemente piantandole, proprio come sotto il rabarbaro del babbo di Gigi e Marina nel famoso racconto “L’albero delle scarpe” dei Raccontastorie, con cui personalmente sono cresciuto e che forse oggi mancano tanto alle nuove generazioni. Una favola che diventa realtà, insomma.

Tornando alla realtà, in molti penseranno a una trovata di tendenza per far parlare di sé e vendere qualche paia di scarpe in più: a parte i semi e il fascino della cosa, infatti, in molti immagineranno nei fatti queste scarpe, da cui escono pochi licheni appassiti, abbandonate nei campi. Falso, la nostra storia ha un degno lieto fine: i materiali assemblati per ottenere le sneakers più green del momento infatti si degradano in tempi differenti, ma in non più di sei mesi, anche se per cominciare a scorgere un germoglio verde dalla terra occorrerà molto meno (tempo un mese e nel  vaso comparirà una pianta).

Un’idea magnifica, dall’inizio alla fine, che non significa solo prodotto a impatto zero, ma anche ritorno alla natura. Ciascuno di noi infatti dovrebbe abituarsi a considerare i beni che acquista come prodotti che devono rigenerarsi, decomporsi e scomparire dal Pianeta perridare spazio alla natura. Purtroppo l’intera linea OAT Shoes è disponibile solo nei Paesi Bassi e in Belgio, noi italiani dobbiamo accontentarci della vendita online e di un prezzo non proprio popolare (139 euro circa): un po’ caro, sopratutto di questi tempi, ma decisamente adeguato se si considerano il raffinato ingegno che le ha partorite e la degna fine che le aspetta dopo l’uso.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale

( fonte: Attenti alluomo )

Per visionare o acquistare le scarpe che diventano pianta: sito Oatshoes

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In Uk si studia il fiore che salverà il mondo ( fonte: Fanpage )

Un’ equipe di ricercatori di prestigiose università britanniche sta testando un fiore che servirà a ripulire terreni e acque contaminate e da cui si potranno estrarre sostanze utili per i trattamenti del cancro.

Un fiore salverà il mondo. E’ questo l’obiettivo di un gruppo di ricercatori britannici che si sono consorziati per dare il via a un programma di fitodepurazione dei terreni del Regno Unito.

A capo dell’equipe di lavoro c’è il professore Kerry Kirwan dell’università di Warwick, che si sta avvalendo di diversi ricercatori provenienti da la Newcastle University, l’Università di Birmingham, la Cranfield University e l’Università di Edimburgo.

Il progetto si chiama “Cleaning Land for Wealth” e sta studiando come fiori “mangia-inquinamento” alcune classi comuni come l’Alyssum. Questo fiore miracoloso oltre a ripulire i terreni della Gran Bretagna, potrà essere utilizzato anche per curare il cancro.

Dai fiori, infatti, sarà possibile estrarre delle nanoparticelle di platino e arsenico da utilizzare come convertitori catalitici utili per i trattamenti anti-cancro.

Se lo studio riuscirà nel suo intento non si ricaverà solo un rimedio per la terra e le acque contaminate, ma potrà essere applicato a diverse tecnologie.

“Questo darebbe ai fabbricanti di convertitori catalitici, agli sviluppatori di trattamenti contro il cancro – ha dichiarato Kirwan – e di altre tecnologie applicabili esattamente la giusta forma, le dimensioni e altre funzionalità di cui c’è bisogno senza un successivo affinamento”.

continua su: http://www.fanpage.it/in-uk-si-studia-il-fiore-che-salvera-il-mondo/#ixzz2DVjjqMDQ

http://www.fanpage.it

Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

L’olio di palma è dannoso alla salute e all’ambiente ( Econota 98 )

novembre 26, 2012

Il dominio delle multinazionali

Fritti dall’olio di palma

Notizia su organizzazione mondiale della sanità del 07 ottobre 2012 da Mondo Alla Rovescia

Fritti dall’olio di palma Foto

<!– –>non posso parlare ai tuoi simili, ma tu puoi farlo… Fallo!!! Roberto Cazzolla Gatti, Biologo ambientale ed evolutivo (Fonte  vglobale )<!– –>

L’olio di palma sta friggendo la Terra

Un olio dall’insulso sapore e potenzialmente dannoso per la salute, diventa l’ingrediente più utilizzato dall’industria alimentare, semplicemente perché costa poco produrlo nonostante i danni all’ambiente ed ai popoli che vivono nelle aree di produzione e vengono impiegati e sfruttati nella coltivazion

Roberto Cazzolla Gatti, Biologo ambientale ed evolutivo

La rossa pelliccia, un tempo muschiata ed in lento ondeggiare tra fronde rigogliose, serpeggia oggi in un disperato tentativo di ritrovare la foresta perduta. Due occhi neri e profondi osservano impotenti l’ultimo albero che si schianta al suolo. Non si ode rumore nel nulla. Quel piccolo, avvinghiato con forza alla propria madre, si aggrappa all’unica certezza rimastagli. Ma quel passaggio verso la vita adulta condurrà, invece, entrambi ad una triste fine.

Sono gli oranghi delle foreste pluviali del sud-est asiatico che ci ricordano attraverso i loro affranti sguardi l’immensa sofferenza che si cela dietro la coltivazione ed il commercio dell’olio di palma. Forse perché più vicini a noi, uomini, da un punto di vista evolutivo, questi enormi e pacifici primati rendono le immagini di una foresta che scompare la più grave tragedia che sia mai stata inscenata sulla Terra. Letteralmente, l’olio di palma sta friggendo il Pianeta di cui siamo parte.

La palma da cui si estrae il tanto ambito olio (Elaeis guineensis) è una pianta originaria dell’Africa sub-sahariana, esportata e poi coltivata negli ultimi secoli nelle Americhe ed in Europa per scopi ornamentali ed in Asia per la produzione dei semi. Questi, raccolti in enormi grappoli sferici che a maturazione sono di color rosso-arancione, contengono un olio facile da estrarre a freddo (olio palmitico) e da utilizzare come emulsionante. La diffusione della pianta avvenuta negli ultimi 50 anni ha assunto proporzioni inimmaginabili. Si stima che oltre il 90% delle coltivazioni in Indonesia e soprattutto nel Borneo siano riservate alla palma da olio. Com’è facilmente immaginabile, la maggior parte della produzione non viene mantenuta entro i confini nazionali, ma utilizzata nell’esportazione a basso costo vero i Paesi occidentali e la Cina. Gli Usa e l’Europa sono tra i principali importatori di olio di palma nel Mondo.

Ci si potrebbe chiedere il perché dell’esplosione di coltivazioni dedicate alla produzione di un olio di scarsa qualità e relativamente saturo (circa 50%, con l’acido palmitico che raggiunge il 47% di saturazione) tale da essere ritenuto tra i più dannosi per la salute se combinato con una dieta in cui è presente carne, burro, uova, latte e derivati. Ma la risposta non giungerà, come spesso accade né dall’Organizzazione mondiale della sanità, che consiglia la moderazione nel consumo di grassi saturi, né tantomeno dal raziocinio umano. Si tratta, infatti, di una vera e propria follia commerciale.

È l’economia di poche multinazionali a dettare le regole planetarie e, così, un olio dall’insulso sapore e potenzialmente dannoso per la salute, diventa l’ingrediente aggiunto più utilizzato dall’industria alimentare, semplicemente perché costa poco produrlo nonostante i danni all’ambiente ed ai popoli che vivono nelle aree di produzione e vengono impiegati e sfruttati nella coltivazione.

Il canovaccio della distruzione procede identico in ogni luogo. Si individua la foresta pluviale dove sarà realizzata la piantagione. Le aziende del legno commerciale (molte si trovano in Italia e vendono legno e parquet di «origine tropicale», spacciandolo per sostenibile e certificato) iniziano a tagliare gli alberi con valore di mercato (solitamente i più alti e grossi). Successivamente le industrie che producono polpa per la fabbricazione della carta (tra le quali la Asian Paper and Pulp è la più grossa multinazionale della devastazione forestale in Oriente e rifornisce aziende anche italiane che producono quaderni, libri e risme) rimuovono il resto degli alberi utili.

Al termine del lavoro selettivo, le industrie agroalimentari per la produzione di oli tropicali rimuovono ciò che resta di quella che un tempo era una foresta rigogliosa e ricca di vita (si stima che oltre l’80% di tutte le specie animali e vegetali viva nella fascia tropicale e le foreste dell’arcipelago malese, dov’è più diffusa la coltivazione, siano tra le più ricche al mondo). La maggior parte degli animali è già fuggita o morta dopo le prime due fasi. Ma alcuni temerari, come gli oranghi, restano abbracciati all’ultimo stelo disponibile per non abbandonare la foresta in cui vivono. Così è facile assistere a scene di primati impauriti che si arrampicano su rinsecchiti e carbonizzati tronchi, inseguiti dalle ruspe. Per loro la miglior sorte è il trasferimento, ma raramente accade perché lo stress li uccide dopo qualche giorno. Muoiono, come muore la foresta di cui sono parte.

Completata la rimozione di ogni forma di vita, l’impianto delle palme avviene in poche settimane e la produzione procede per 4-5 anni sino a quando il suolo, povero di sostante organiche e minerali, non è più in grado di sostenere la piantagione. E viene abbandonato. Laddove troneggiavano maestosi alberi e la vita pullulava sotto la canopea, resta qualche misero tronco di palma marcescente.

In questo scenario apocalittico i capricci degli ingordi sultani (come quello malesiano e del Brunei) e gli interessi delle grandi aziende (che sfruttano manodopera a basso costo, popoli indigeni e violano i diritti dei lavoratori e dei minori, oltre a danneggiare l’ambiente) giocano un ruolo fondamentale. Ma non sono gli unici colpevoli. A provocare la perdita di biodiversità (scompaiono più specie nelle foreste tropicali di quelle che ne vengono scoperte ogni anno), che ha gravi effetti sull’intero pianeta e la riduzione della copertura forestale tropicale (negli ultimi 50 anni il Borneo ha perso l’85% delle sue foreste vergini) è soprattutto il consumatore. Siamo noi, in altre parole, i principali responsabili.

I nostri acquisti fanno la differenza.

I sultani ed i primi ministri dei paesi tropicali (le piantagioni da esportazione si stanno, purtroppo, diffondendo anche in Africa ed in Sudamerica) complici delle aziende del legno ed olearie, non avrebbero fonti di guadagno se nessun compratore acquistasse prodotti che contengono l’infernale olio di palma. Niente acquisti significherebbe niente guadagni e, quindi, zero deforestazione.

Il quadro, però, si complica perché il mercato globale cerca di imporre il suo modello dominante nel commercio e ci si ritrova immersi nell’olio fino al collo. Infatti, oltre ai cibi, l’acido palmitico finisce nei cosmetici, nei saponi, nei prodotti per la casa e per gli animali.

I livelli di distruzione delle foreste tropicali nel mondo sono già insostenibili e se non si arresta questo trend immediatamente avremo sconvolto gli equilibri del pianeta e portato alla deplezione delle meravigliose forme di vita che lo popolano per un po’ d’olio nelle nostre merendine. Tutto questo è assurdo e mortifica la reputazione (già ripetutamente scalfita) dell’uomo. In quanto essere, autoconsideratosi, razionale ed intelligente un simile sfacelo non dovrebbe essere permesso dalle leggi internazionali e dei singoli Stati. Ciò, però, non accade perché al di sopra degli interessi statali ci sono quelli delle multinazionali che controllano i governi.

Così le uniche due armi che ci restano per fermare l’assalto alla Natura sono la denuncia e l’azione.

La prima avviene ogni volta che portiamo qualcuno a conoscenza, con dati alla mano, di ciò che accade nel mondo e cerchiamo con i fatti di sensibilizzare la sua coscienza. Basta poco, un articolo, una foto affissa in ufficio, un’e-mail, un post su Facebook. Ma non è sufficiente. Ognuno deve agire in prima persona dando il buon esempio agli altri.

Iniziando dal non acquistare tutti i prodotti che contengono olio di palma. Sembrerebbe semplice, ma non lo è. Infatti l’olio di palma finisce spesso nascosto nelle etichette sotto il nome di «olio vegetale» o «grassi vegetali». Dov’è indicato in maniera così generica, è molto probabile che il prodotto contenga in sé una percentuale di «deforestazione». Meglio evitarlo, dunque. Ma non è tutto. L’olio di palma si camuffa sotto le false spoglie di diciture come: «Palm Oil, Vegetable Oil, Margarina, E471, cocoa butter equivalent (CBE), cocoa butter substitute (CBS), palm olein and palm stearine, elaeis guineensis, sodium lauryl sulphate (SLS), sodium laureth sulphate (SLES), cetyl alcohol, stearic acid, isopropyl and other palmitates, steareth-2, steareth-20 and fatty alcohol sulphates».

La maggioranza dei saponi e dei detergenti contiene almeno uno di questi ingredienti. Molte multinazionali come la Kraft li impiega in quasi tutti i suoi prodotti alimentari. Anche la nota Nutella non specifica quali oli utilizza (lasciando ampio margine al dubbio), scrivendo «olio vegetale» tra i suoi ingredienti. E catene di supermercati come la Coop, molto attente alle problematiche ambientali, pur avendo sostituito con l’olio di girasole i grassi tropicali nella linea Vivi Verde Bio, continuano a produrre col loro marchio biscotti solidal contenenti olio di palma e di cocco, saponette, cosmetici e svariati alimenti. E la Palmolive…lo conferma il nome stesso.

La spesa rischia, in questo modo, di diventare un incubo (già c’era da evitare il tonno, il pesce spada, acquistare bio, solidal, i conservanti, gli additivi, etc., ora si aggiunge anche l’olio tropicale). Ma non bisogna demordere. In ballo c’è il presente ed il futuro della Terra. Leggere le etichette, non acquistare prodotti con oli e grassi vegetali, preferire i prodotti freschi, non confezionati e direttamente dal produttore, acquistare bio e solidal (ma con molta attenzione perché green economy non è sinonimo di sostenibile!).

E se si vuole uscire dalla nicchia del consumatore consapevole che vive nella sua campana di vetro, si potrebbe iniziare a lasciare qualche post-it nei supermercati sui prodotti incriminati, con su scritto: «Attenzione, oli e grassi vegetali in questo prodotto. Danneggiano la salute e distruggono le foreste». È un piccolo avvertimento per la società del consumo frenetico ed a basso costo. Non lo affigge l’ambientalista fomentato, che non sa come passare la sua giornata. Lo appone una mano sensibile, che ha colto negli occhi di quell’orango che muore la richiesta disperata dell’intera Natura: io non posso parlare ai tuoi simili, ma tu puoi farlo…

Fallo!!!

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Uno studente inventa frigorifero senza porta che fa risparmiare energia e riduce il deterioramento degli alimenti

Tutti Bredenberg

 

Ben de la Roche, uno studente di design industriale presso Massey University in Nuova Zelanda , ha progettato una parete senza porta refrigerazione, chiamato Impress che fa risparmiare energia. Design de la Roche è finalista nel concorso Electrolux Design Lab 2012 . Impress, dice Electrolux, “trasforma completamente il nostro modo di conservare in frigorifero.” Piuttosto che nascondere alimenti refrigerati e bevande in una scatola chiusa, l’apparecchio li mette in evidenza. Si risparmia energia di refrigerazione quando un alimento è presente.

Impress è costituito da un insieme di entità di raffreddamento allungate che de la Roche chiama “pin.” Ogni perno presenta una faccia esagonale verso l’esterno, formando un’unica superficie a nido d’ape. Quando sei pronto per refrigerare un elemento, lo si preme contro uno o più degli esagoni e spingere indietro. Perni terranno a posto l’elemento; i loculi circostanti sono attivati ​​in modo da iniziare a raffreddare il vostro articolo. A differenza dei frigoriferi convenzionali che utilizzano gas tossici come ammoniaca, Impress impiega refrigerazione termoacustica con azoto.

Il suo frigorifero è uno dei concetti “Casa Dieci Elettrodomestici” scelti da Electrolux su 1200 partecipanti e saranno in mostra presso il Triennale Design Museum di Milano, Italia, il 25 ottobre. Electrolux ha scelto finalisti al concorso provenienti da Australia, Brasile, Cina, Danimarca, Inghilterra, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia e Spagna. Electrolux afferma che il suo intento con la concorrenza è quello di lanciare agli studenti una ” sfida a creare olistici esperienze sensoriali”  che rappresentano “il genere di disegno creativo che pensa e che sorprende, ci sfida e crea discussione sul futuro.” In Milano , un giuria di esperti di design assegnerà un primo premio di 5.000 euro e sei mesi di stage retribuito presso il centro di design globale di Electrolux.

 

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

La UE consiglia di mangiare insetti… Boh, a fine post un bel po’ di sane ricette nostrane ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

novembre 20, 2012

Carissimi amici, ho voluto proporvi due post così agli antipodi l’uno dell’altro, proprio per  sottolineare l’assurdità di certe proposte UE che stanno cercando sempre più di cancellare definitivamente qualsiasi legame di appartenenza di un cittadino europeo al proprio territorio, quindi tradizioni e cultura, in modo da creare una società futura piatta e priva di emozioni più facilmente adattabile a stereotipi decisi a tavolino in modo freddo, brutale e calcolato. Ecco perché rispondo provocatoriamente a proposte di un futuro di pietanze a base di insetti, contrapponendo delle sane e gustose ricette tradizionali italiane, in questo caso abruzzesi, che ci vengono offerte con arte e dovizia dall’esperta Eva d’Antonio nel suo blog In Cucina da Eva

Umberto Napolitano

La UE vuole che gli europei inizino a mangiare insetti

Nel totale disinteresse dei media, all’oscuro dei cittadini, lo scorso Gennaio il Parlamento europeo ha stanziato un’ingente cifra per qualcosa di veramente fantascientifico. Si tratta di 3 milioni di euro che verranno versati ad ogni Paese membro dell’Unione europea che incoraggia, con iniziative di vario tipo, l’uso di insetti in cucina.

La notizia è vecchia ed è passata quasi sotto silenzio, ma cercando sul web si può trovare, per esempio, un articolo di Repubblica.

Il fatto che le istituzioni europee abbiano deciso di investire immense cifre per agevolare l’introduzione degli insetti nelle abitudini alimentari europee, fa pensare che probabilmente i potenti, in vista di un futuro in cui il numero dei poveri è destinato a crescere, vogliono affidarsi anche agli insetti per permettere al popolo di cibarsi.

Questo provvedimento e questa prospettiva la dice lunga sull’Europa che verrà. Nulla è a caso in questa Europa mondialista.

La stravagante legge va interpretata come la soluzione europea al rapido incremento della popolazione mondiale e ai conseguenti problemi dovuti al loro nutrimento. Le Nazioni Unite stimano che nel 2050 vi saranno altri 2 miliardi e mezzo di abitanti del pianeta terra, che si aggiungeranno ai 7 oggi esistenti, ne deriva che sarà necessario quasi raddoppiare la produzione di cibo.

La ripugnante soluzione gode, evidentemente, di un nutrito numero di estimatori, tanto che i promotori di questa iniziativa asseriscono che moltissimi insetti contengono proteine, alta quantità di calcio, basso contenuto calorico. E come le alghe, gli insetti hanno un ulteriore vantaggio: sono piccoli. La loro produzione, anche su larga scala, non richiede tanto spazio. E non inquina l’atmosfera. Sarebbe un buisiness colossale!

Come dire, vogliono farci abituare a cibarci di insetti, già parte integrante della tradizione alimentare dei paesi asiatici.

Come mai è passato tutto in sordina?

In un periodo di recessione così cupo, non sarebbe corretto che l’opinione pubblica sapesse che nelle stanze dei bottoni di quell’enorme macchina burocratica chiamata Unione Europea, c’è chi pensa bene di spendere i “nostri” soldi per finanziarie questo stomachevole progetto?

Soprattutto mentre l’agricoltura a chilometro zero viene distrutta a colpi di leggi e di ricorsi e il settore agrario e sementiero è in mano a poche multinazionali senza scrupoli.

Non sarà anche questo un cavallo di troia per introdurre cibi geneticamente modificati?

La paura di future guerre e carestie potrebbe convicere la gente ad accettare di buon grado cibi creati in provetta piuttosto che una dieta a base di insetti.

Peccato che noi dimentichiamo di vivere in una frenetica società consumista. Difatti le ultime stime ci dicono che noi, lungo la filiera, tra scarti di produzione e spreco domestico, perdiamo circa il 30% della produzione totale di cibo.

E’ quanto emerge da uno studio inedito sullo spreco del cibo, curato dal Barilla Center e presentato lo scorso maggio a Milano.

In particolare, nei Paesi industrializzati vengono buttate 222 milioni di tonnellate di cibo ogni anno: una quantità che sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Sub Sahariana.

Soltanto in Europa, la quantità ammonta a 89 milioni di tonnellate. L’Italia “contribuisce” a circa il 10% dello spreco totale con 8,8 milioni di tonnellate: 27 Kg pro capite che corrispondono ad un costo di 454 euro all’anno per famiglia.

Infine, se ne vogliamo fare semplicemente un fatto economico, posso citare Sandro Castaldo, ordinario di Marketing alla Bocconi secondo cui il fatturato della grande distribuzione in Italia supera i 100 miliardi di euro l’ anno, mentre lo spreco alimentare vale circa un miliardo, e la cifra tiene conto solo della grande distribuzione.

Numeri pazzeschi che fanno rabbia e che non giustificano per nulla le decisioni prese dall’Unione europea.

Vista la situazione mondiale sono numeri che fanno tremare i polsi.

Secondo le stime della F.A.O. un terzo degli alimenti viene buttato nella spazzatura!

Follia!

E allora dove poggiano questi finanziamenti per incentivare l’uso degli insetti in cucina?

Manca qualche pezzo del puzzle.

Continuando la lettura dell’articolo apparso su Repubblica lo scorso Gennaio troviamo delle sorprese.

Si tratta della così detta “carne artificiale”. Sono già partiti gli esperimenti per fare crescere hamburger e polli in laboratorio. Questi “studi” sono a uno stadio avanzato e promettono risultati entro due anni.

Nonchè  dei cibi geneticamente modificati. Per esempio, i cinesi hanno dato il via alla sperimentazione di un “super riso verde”, più facile da far crescere e più nutriente. C’è chi studia banane con extra vitamine, pesci che maturano più in fretta, vacche resistenti alle infezioni. Cibi sintetici che nel prossimo futuro verranno sostituite da pillole prodotte direttamente dalla case farmaceutiche in combutta con le multinazionali alimentari.

Insomma, ci prendono per fame, e noi accetteremo di “buon grado” le loro decisioni.

Saremo le loro cavie, il più grande esperimento che la storia scientidica ricordi.

Fame e paura sono le armi con cui verremo schiavizzati e forse addirittura decimati.

Sarà un mondo dominato dell’eugenetica e dall’ingegneria sociale, sempre più simile a quello descritto da Aldous Huxley nel suo distopico e profetico capolavoro “Brave New World“.

Approfondimenti

Articolo originale: http://www.oltrelacoltre.com/?p=14124

by Italo Romano (fonte: Oltre la Coltre )

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In Cucina da Eva

Rubrica cibo e regioni qui inserirò tutte le ricette che fino ad ora ho pubblicato nella rivista online. Ringrazio Babe e Renata per avermi fatto partecipe e soprattutto a Tina per aver chiesto il mio inserimento,è un piacere rappresentare l’Abruzzo. Inoltre cliccando al link non solo troverete la mia ricetta ma tutti i link dei blog degli amici della rubrica con il titolo della loro ricetta.

Qui per le ricette precedenti alla mia adesione

Ricetta Light: Ciabotto

I rustici: Pizza rustica salata

Il riso: Risotto all’abruzzese

I biscotti e piccola pasticceria: Buccunotte

Il pane: Pane di patate

Le melanzane: Anellini alla pecorara

I formaggi: Pallotte Cace e ove

I piatti freddi: Melanzane sott’olio

Le dolcezze estive: Lattacciolo

Le verdure di stagione: Pipindun arrost

I Liquori: La ratafia abruzzese

I ripieni: Peperoni ripieni all’abruzzese

L’uva e Vino: Ciambelline al vino 

Le castagne e frutta Secca: I sassi d’Abruzzo

Dolci e salati ripieni: Panzarotti all’abruzzese

Minestrone di verdure: Cioffa mbriica

Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Energia dai funghi ( Econota 97 )

novembre 16, 2012

L’energia che viene dai funghi

Sara dai boccoli d’oro e grandi occhi azzurri è un po’ invidiosa di Mikako. Lei non ha figli e nel tempo libero, insieme con il marito micologo, può andare in giro per i boschi a catturare nuovo materiale di ricerca. Siamo nei laboratori della Novozymes, a pochi chilometri da Copenhagen, e le due donne sono le vestali della sezione “funghi”, la materia prima principe da cui estraggono gli enzimi.

Il lungo processo prevede selezione, isolamento del gene, sequenziamento del Dna e conservazione in contenitori di idrogeno liquido a meno 193 gradi. Un enorme database. Sara, Mikako e i colleghi bioinformatici che lavorano con loro hanno creato una banca dati di enzimi che costituisce il patrimonio di questa azienda, decisa a fare della biotecnologia la base della bioeconomia del futuro, «l’unica in grado di traghettare l’occidente fuori dalle secche della crisi». Dando un ruolo primario all’Europa che deve imparare «a sfruttare meglio l’unica materia prima che ha: la capacità di innovare». Soprattutto nella biotecnologia bianca, che a differenza di quella rossa, destinata a usi farmacologici, e di quella verde, fonte di enormi dissidi in quanto si occupa di agricoltura Ogm, spazia dalla chimica all’alimentazione, dalla carta al tessile e, solo in parte, alla produzione di Ogm,l. Solo per dare qualche dato, il 19% delle attività legate a questa applicazione riguarda la produzione di farine, latte, formaggi, carne e birre, l’1% le fibre tessili e in pelle, il 3% i cosmetici, il 45% i componenti di sintesi e il 15% la bioenergia. «Siete tutti nostri clienti, anche se inconsapevoli», sorride Per Falholt, vicepresidente Novozymes incaricato per la ricerca e sviluppo. Vede il mondo come un enorme recipiente di enzimi e microrganismi in grado di rivoluzionare le nostre economie in maniera sostenibile. Non si sente un utopista, al contrario, sostiene di avere gli argomenti per convincere anche i politici più recalcitranti che la bioeconomia ha un futuro. E che può rendere. Novozymes ne è un esempio. L’azienda danese, cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni, come dimostrano gli edifici che mano a mano si accumulano per ospitare nuovi laboratori, è oggi leader mondiale nella produzione di enzimi industriali, di cui detiene il 47% del mercato. Con un fatturato di 1,9 miliardi di dollari e un Ebit del 22,3%, dà lavoro quasi 6mila persone in giro per il mondo, un sesto dei quali in Cina. Ha 7mila brevetti e destìna ogni anno il 14% dei ricavi alla ricerca.

La sfida dei 500 ricercatori che lavorano nei laboratori danesi, spiega Falholt, è quella di riuscire a individuare metodi sempre più sostenibili per produrre energia. Gli sforzi sono diretti in particolare all’utilizzo di biomasse non food e rifiuti urbani. Già oggi l’azienda ha sviluppato metodologie ed enzimi speciali per lavorare gli scarti agricoli e i rifiuti urbani alimentari, materie prime a basso costo che non hanno bisogno di sussidi statali e non vanno a incidere sui bisogni alimentari.

Novozymes ha anche fornito le tecnologie a M&G, il gruppo italiano che sta per inaugurare una bioraffineria a Crescentino, nel vercellese. «Avrebbe dovuto essere la prima al mondo a produrre bioetanolo di seconda generazione» dice Falholt, ma sono stati battuti sul filo di lana dai cinesi che a giorni apriranno uno stabilimento. L’impianto italiano (un investimento di 120milioni di euro) estrarrà etanolo da sorgo, paglia di grano e canna comune, molto più efficaci del mais. Per produrre un milione di tonnellate di canna bastano 30-40mila ettari di terreno non pregiato, spiega il gruppo che opera in Piemonte, mentre se l’etanolo fosse estratto dal mais ne servirebbero almeno 300mila. Colture meno estensive, dunque, «ma non meno redditizie per gli agricoltori che si pensa di remunerare circa mille euro per ettaro, senza ricorso ad alcun sussidio statale». Se le bioraffinerie hanno rappresentato un passo avanti rispetto all’utilizzo di carburanti fossili, il vero salto sarà il ricorso a materia prima agricola non pregiata. È stato calcolato che solo di scarti agricoli al mondo si renderebbero disponibili oltre 900 milioni di tonnellate di “materia prima”. Più di 150 solo in Europa. Se nei paesi europei si realizzassero un migliaio di bioraffinerie si potrebbero generare 31 miliardi di euro di ricavi, con un risparmio di 49 miliardi sull’import di petrolio (la stima è di Bloomberg). Si potrebbe creare un milione di posti di lavoro, soprattutto nelle aree rurali e tagliare del 50% il consumo di gasolio. Tutto grazie agli enzimi di Sara.

by Fernanda Roggero ( fonte: Il Sole 24 ORE )

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Biofuel: acque reflue per le coltivazioni

Depurare le acque reflue e impiegarle per l’irrigazione delle coltivazione destinate alla produzione di biocarburanti. Il programma Reaguam elenca i primi successi.  ( Fonte: Rinnovabili.it )

La diffusione dell’utilizzo del carburante alternativo oltre a garantire la riduzione delle emissioni inquinanti può evitare, come spesso si teme, il consumo di coltivazioni alimentari. Un altro aspetto positivo potrebbe presto derivare dal consumo delle acque reflue per l’irrigazione delle colture. Il progetto in analisi, che rientra nel programma Reaguam, sperimenta l’impiego di acqua depurata in una coltivazione irrigua destinata alla produzione di vegetali non alimentari per la produzione di biofuel. I ricercatori della Fondazione Centro delle Nuove Tecnologie dell’Acqua partecipano, insieme ad altri esperti dell’Università Rey Juan Carlos di Madrid, Alcala di Henares, Las Palmas di Gran Canaria e IMDEA Water Foundation stanno collaborando per portare a termine lo studio e incrementare la produzione di combustibili non fossili. Grazie al progetto anche le piccole popolazioni potranno beneficiare di coltivazioni, anche alimentari, senza temere gli elevati costi dell’irrigazione. Le sperimentazioni, effettuate in una coltivazione di 300 metri quadrati localizzata a Siviglia, ha messo a coltura la ‘Jatropha Curcas’, dalla quale estrarre l’olio per la produzione di biodiesel. Dai primi risultati del progetto è evidente che non c’è differenza tra le colture irrigate con acqua depurata e le normali piantagioni.

 

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Forse ci stanno trasformando in Robocop: vorremmo saperne di più! ( Famiglie d’Italia Salute news )

novembre 14, 2012

Da un po’ di tempo su vari social network e blog stanno girando notizie piuttosto allarmanti relative al cibo che noi ingeriamo quotidianamente. Questo blog da sempre dedica molta attenzione all’alimentazione per cui pubblica quanto riportato, augurandosi però che le autorità competenti prima o poi prendano il tutto in seria considerazione ed operino in modo da accertare con serietà la veridicità di tali scoperte ed affermazioni per il nostro benessere, perché non se ne parli solo,  ma si obblighino le aziende imputate, in caso di reali conferme, ad intervenire immediatamente con delle soluzioni adeguate per non mettere a rischio definitivo la loro esistenza e quella dei propri lavoratori. 

Il tutto è nato da una piccola ricerca del dott. Stefano Montanari ( nanodiagnostics ) sulle nanoparticelle nei prodotti alimentari e portata alla ribalta da Beppe Grillo, ma in seguito ridimensionata dallo stesso Montanari… perché?. E questo ” perché  ” che ci preoccupa!

E’ in arrivo l’uomo bionico. I Metalli che ingeriamo ci stanno trasformando in ferramenta ambulanti: L’elenco che segue riporta alcuni metalli contenuti nei prodotti che ingeriamo.

Lista cibi con nanoparticelle

Fonte: http://bloggerinfo.altervista.org
Molti degli alimenti che quotidianamente consumiamo sono stati esaminati ed analizzati da due scienziati modenesi di fama mondiale che ahimè hanno trovato particelle metalliche nei composti. Particelle che purtroppo restano nel nostro organismo non essendo biodegradabili e che causano gravi problemi di salute.
Quindi cio’ significa che gli alimenti che ingeriamo sono contaminati. E’ quanto emerge da una ricerca portata avanti dalla “Nanodiagnostics”, nel 2005 e che ha messo in evidenza la presenza di particelle di natura metallica e ceramica nei cibi e nelle materie prime alimentari. Naturalmente i mezzi d’informazione cartacei e televisivi per lo più hanno taciuto a riguardo.
Il rapporto completo della ricerca con i relativi dettagli tecnici si può leggere sul sito http://www.nanodiagnostics.it.
Gli elementi inquinanti evidenziati che introduciamo giornalmente nel nostro organismo sono metalli come Cobalto, Titanio, Argento, Alluminio, Ferro, Cromo. Roba da far invidia a robocop !
E’vero che alcuni dei metalli sopra elencati sono essenziali per la nostra salute, ma solo quando si trovano sottoforma di ioni (i cosiddetti oligoelementi) che, entrano a far parte dei normali processi fisiologici dell’organismo; mentre gli elementi di cui stiamo parlando non sono ioni, bensì una sorta di minuscoli sassolini che vengono involontariamente introdotti come inquinanti nei cibi, e la cui grandezza si aggira nell’ordine dal miliardesimo al decimilionesimo di metro, in pratica piccole abbastanza da poter entrare all’interno delle nostre cellule, permanendovi per sempre, non essendo biodegradabili, e che possono causare gravi infiammazioni dette Granulomatosi che nel peggiore dei casi possono trasformarsi in cancro. Ma da dove derivano questi microscopici frammenti di metallo? Semplice, dai sistemi di macinazione che sono spesso costituiti da acciaio (Ferro-Cromo-Nichel etc.) col tempo questo materiale si usura, perdendo scorie che entrano nel macinato.
In attesa che sulle confezioni dei prodotti in questione campeggi la scritta “Nuoce gravemente alla salute – presenza di nanoparticelle cancerogene” come per le sigarette, riportiamo di seguito l’elenco dei cibi in cui sono statti riscontati gli agenti contaminanti:
Infastidendo le aziende produttrici che peraltro hanno soltanto ricevuto una comunicazione dei dati e quindi un invito a revisionare i processi produttivi, l’università che concedeva agli scienziati l’utilizzo di questo microscopio particolare ne ha chiesto la restituzione.
Sul sito di Beppe Grillo troverete un link per donare anche la più piccola cifra per riacquistare questo microscopio visto che i risultati sono a favore di tutti. http://www.beppegrillo.it/2006/03/la_ricerca_imba.html

“E’ in arrivo l’uomo bionico. I metalli che ingeriamo ci stanno trasformando in ferramenta ambulanti.
L’elenco che segue riporta alcuni metalli contenuti in prodotti che mangiamo tutti i giorni, metalli come Titanio, Cobalto, Argento.
Basta saperlo. Come per le sigarette è sufficiente aggiungere un’etichetta con su scritto: “Attenzione, vetro all’interno”, oppure “Piombo, Bismuto e Solfato di Bario possono produrre effetti collaterali”.

- Pane Panem : ferro, nichel, cobalto, alluminio, piombo, bismuto.
– Cornetto Samsung (cialda) : ferro, cromo, e nichel (acciaio).
– Biscotto Marachella Samsung: silicio, ferro.
– Omogeneizzato Manzo Plasmon: silicio, alluminio.
– Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: ferro, solfato di bario, stronzio, ferro-cromo, titanio.
– Cacao in polvere Lindt: ferro, cromo, e nichel.
– Tortellini Fini: ferro, cromo.
– Hamburger Mc Donalds: argento.
– Mozzarella Granarolo: ferro, cromo, e nichel.
– Chewing gum Daygum Microtech Perfetti: silicio (cioè vetro).
– Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) Herbalife: ferro, titanio.
– Integratore Formula 2 Herbalife: ferro, cromo.
– Pandoro Motta: alluminio, argento.
– Salatini Tiny Rold Gold (USA): ferro, cromo, nichel, alluminio.
– Biscotti Offelle Bistefani: osmio, ferro, zinco, zirconio, silicio-titanio.
– Biscotti Galletti Barilla: titanio, ferro, tungesteno.
– Macine Barilla: titanio.
– Granetti Barilla: ferro, cromo.
– Nastrine Barilla: ferro.
– Bauletto Coop: ferro, cromo.
– Plum Cake allo Yogurt Giorietto Biscotti: ferro, cromo.
– Ringo Pavesi: ferro, cromo, silicio, alluminio, titanio.
– Pane Carasau ( I granai di Qui Sardegna) : ferro, cromo.
– Pane Ciabatta Esselunga: piombo, bismuto, alluminio.
– Pane Morbido a fette Barilla: piombo, bismuto, alluminio.
– Paneangeli Cameo: alluminio, silicio.

Lo studio è stato condotto dal dott. Stefano Montanari e la moglie dott. Antonietta Gatti. Grillo pubblicò anche una lista di alimenti nei quali i ricercatori avevano rinvenuto nanoparticelle di metalli, invitando a non acquistarli. Quando furono pubblicati gli studi la società privata per cui lavoravano che possedeva il microscopio elettronico a loro disposizione, la nanodiagnostics, decise di trasferire il prezioso microscopio attraverso cui avevano fatto le analisi all’università di Modena. Grillo si fece promotore di una raccolta fondi per l’acquisto di un nuovo microscopio, più di 378.000 € furono raccolti. La raccolta fondi fu supportata da una onlus emiliana, l’associazione Carlo Bortolani, che divenne proprietaria del microscopio acquistato. Per motivi poco chiari poi l’associazione decise di donare il microscopio all’Università di Urbino.
Mi sorprendo che la lista è così corta! Infatti Montanari ha dichiarato che ha effettuato delle analisi a campione casuali prendendo dei prodotti dagli scaffali del supermercato. Qui si riportano le marche famose, e non, per esempio, le marche discount e importate.

Infatti i metalli pesanti sono dappertutto nell’aria, nell’acqua, nelle pentole (in alluminio, acciaio con nichel, etc) nei cibi e addirittura nei farmaci (ad esempio gli antiacidi contenenti idrossido di alluminio come il MAALOX), nei vaccini e nei cosmetici. Ogni giorno, ogni giorno accumuliamo e accumuliamo sempre di più metalli pesanti nel corpo che bloccano l´attività di numerosi complessi enzimatici, mentre l´eliminazione avviene solo in minima parte, per salivazione, traspirazione, allattamento (!!), ecc. I metalli si concentrano, danneggiandoli, in particolare in alcuni organi ( come cervello, fegato e reni) e nelle ossa, e sono spesso un fattore aggravante, quando non determinante, in numerose malattie croniche.

Se non avete idea di quanto i metalli pesanti siano un realtà che purtroppo ci tocca direttamente, sebbene non lo dicano in tv, allora potete effettuare il test del mineralogramma. Il mineralogramma fornisce un accurato identikit bio-chimico, poiché i capelli rappresentano un tessuto organico la cui composizione è praticamente identica a quella degli altri tessuti organici.

Per approfondire su in che modo assumiamo i metalli pesanti, gli effetti sul corpo, dove si accumulano nell’organismo e come rimuoverli leggi il dossier Metalli Pesanti.

http://dioni.altervista.org/
Tratto da: CIBI CONTAMINATI DAI METALLI PESANTI: ECCO L’ELENCO DELLE MARCHE DA EVITARE! | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/04/24/cibi-contaminati-dai-metalli-pesanti-ecco-lelenco-delle-marche-da-evitare/#ixzz2CBHrtRyr
– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

Il Marocco si adegua all’energia solare ( Econota 96 )

novembre 10, 2012

Marocco intende produrre il 14% della sua energia dal solare entro il 2020 by Timon Singh

Produrre Energia solare per sfruttare l’abbondante quantità di luce solare che ricevono è un’idea che abbraccia molti paesi nel Medio Oriente e Nord Africa . Agenzia marocchina per energia solare (MASEN) ha recentemente annunciato che sono “molto fiduciosi” di garantire gli investimenti necessari per costruire grandi centrali solari nel deserto delle regioni meridionali del paese. Il paese è sulla buona strada per diventare un produttore mondiale di energia solare  e  prevede di raccogliere il 14% della sua energia dal sole entro il 2020.

Parlando ai giornalisti, in una conferenza a Marrakech, il Vice Ministro dell’energia Mohammed Zniber disse: “il nostro obiettivo è che nel 2020 il 42% della nostra alimentazione verrà da energie rinnovabili tra cui il 14% dal solare. Al momento abbiamo solo un impianto solare, nell’est del Marocco, al Ain Beni Mathar, con una capacità installata di 20 MW”. Tuttavia se il paese riceverà l’investimento che sta perseguendo Zniber predice che Marocco sarà in grado di costruire cinque nuovi impianti solari per i prossimi otto anni, con una capacità di produzione combinata di 2.000 MW e un costo stimato di $9.000.000. “Siamo sicuri che molti investitori saranno interessati a finanziare questi progetti. Siamo molto fiduciosi,ha aggiunto. Come molti paesi del mondo in rapido sviluppo, anche il Marocco sta vivendo un innalzamento della domanda di energia nel 2012 a causa di una crescita della popolazione. Infatti il consumo di energia del paese dovrebbe salire del 10%  nel 2012. Ha anche poca scelta, dal momento che il Marocco non ha riserve di petrolio.  Il Progetto pilota è un ibrido solare e impianto di gas, ma i nuovi impianti saranno esclusivamente solari. Il primo sarà costruito vicino la frontiera desertica città di Ouarzazate e avrà una capacità di produzione di 500 megawatt ( si prevede di completarlo nel 2015 ). “Questo è il progetto più grande del suo genere al mondo, ha detto Obaid Amrane, marocchino dell’Agenzia per l’energia solare (MASEN).

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Dacci oggi il riciclo quotidiano

Il miglior risparmio, si sa, è il riuso. Innanzitutto di beni di grande valore come acqua, calore, energia e luce, ma anche dei rifiuti, il cui trattamento consente, tra l’altro, di risolvere un grave problema, quello dello spazio. Per chi abita in città, l’obbligo della raccolta differenziata impone infatti di avere più contenitori che molto spesso creano problemi di igiene e cattivi odori e che devono essere sistemati o sotto il lavello o sul balcone, sacrificando spazio prezioso e provocando notevoli disagi. La tecnologia può dare un aiuto straordinario, innanzitutto installando sotto il lavello il tritarifiuti elettrico (inventato da InSinkErator), che polverizza i rifiuti organici convogliandoli al tubo di scarico e per il quale occorre solo verificare se il proprio Comune è dotato di depuratore. Oppure ricorrendo al compattatore (Ecobin di Texambiente, 1.400 euro, tutto italiano) che riduce notevolmente e separatamente i rifiuti organici, la plastica, le lattine e simili molto rapidamente. Oppure si può installare Ecodyger (tecnologia e brevetto italiani) che separa i rifiuti organici liquidi da quelli solidi, inviando i primi nello scarico, e i secondi, riducendoli di oltre il 50% e trasformandoli in ottimo compost.

Ancora più interessante è il riuso dell’acqua piovana. È possibile, con un sistema di semplice installazione, ridurre almeno del 50% l’uso di acqua potabile innaffiando e lavando pavimenti e auto. La prima società in Italia specialista in questo campo, Raccoltaacquapiovana (www.raccoltaacquapiovana.it), progetta e realizza impianti, anche di piccole dimensioni, che consentono di ridurre la bolletta idrica famigliare per arrivare in alcune situazioni al 100 per cento. «Nei casi più semplici basta acquistare uno dei nostri serbatoi, collegarlo al tubo dell’acqua piovana – dichiara Alessio Sogliani, termotecnico dell’azienda – e installare il filtro per poi innaffiare le piante, lavare aree pavimentate, l’auto e qualsiasi parte della casa. Condizione essenziale è collegare il serbatoio a un pluviale da cui esce l’acqua piovana da trattare. Ed è possibile farlo anche in città, sul terrazzo, previa autorizzazione del condominio. In alcuni casi è possibile ottenere le agevolazioni del 50%, previste dal Governo, se c’è una sostituzione di gran parte dell’uso dell’acqua potabile, in quanto si tratta di una ristrutturazione e rivalutazione dell’impianto idrico». Il serbatoio, che può raggiungere una capacità di migliaia di litri (il più piccolo, da 300 litri, per terrazzo, costa 400 euro), può venire interrato, servendo più palazzine o più appartamenti. L’utilizzo può essere esteso a tutti gli usi sanitari, anche alla lavatrice e, con adeguato pre-trattamento brevettato da Raccoltaacquapiovana, anche alla lavastoviglie.

Più costoso, ma in evoluzione tecnologica, il sistema di Lef Group che progetta e realizza impianti di trattamento e riutilizzo delle acque grigie, provenienti da lavandini, docce e vasche, trattate con sistemi a filtrazione a membrana. Euro-Control è in grado di rendere riutilizzabili le acque grigie anche con la debatterizzazione tramite raggi Uv. Questi sistemi, è bene sottolinearlo, non danno mai acqua potabile bensì acqua adatta all’80% degli usi domestici, abbattendo di conseguenza la bolletta idrica. Facile da adottare è l’«imbuto di luce», un lucernario che, con tubi speciali guida la luce del sole, riflettendola e aumentandola con materiali hi-tech, verso ambienti ciechi, riuscendo persino a “inviare” la visione del cielo. Consente notevoli risparmi l’impianto di recupero del calore da riscaldamento: quello che Minusenergie importa dalla Svizzera, Seven Air, recupera il 90% del calore che altrimenti si disperderebbe all’esterno, con un costo rapidamente ammortizzabile. Altamente efficiente, grazie a tecnologie e controlli sofisticati, il termo-caminetto che brucia di tutto e non solo legna: può scaldare un’intera casa “divorando” qualsiasi rifiuto, organico e non, disponibile.

APPLICAZIONI TRA IL DIGITALE E IL REALE

01 | TRITARIFIUTI
Sotto il lavello per gli alimentari, oppure il compattatore di tutti i tipi di rifiuti (300-1600 euro)
www.insinkerator.com, www.texambiente.it, www.ecodyger.com

02 | COMPOSTIERA
Sul balcone trasforma i rifiuti alimentari in fertilizzante per le piante (50-70 euro)
www.komposter.com, www.tuttogreen.it, www.ikea.it

03 | ACQUA PIOVANA
Sul terrazzo o in giardino serbatoi per acqua piovana per irrigare e lavare tutto (a partire da 400 €)
www.raccoltaacquapiovana.it

04 | LAVATRICE
Utilizza l’acqua piovana, che serve anche il water, e la riscalda con l’energia dei pannelli solari
www.raccoltaacquapiovana.it

05 | ACQUE GRIGIE
Le acque di vasca, doccia e lavabo, trattate e filtrate, possono irrigare e lavare zone interne ed esterne
www.lef-group.it

06 | TRITACARTA
Riduce l’ingombro della carta, mentre il termo-caminetto speciale “divora” qualsiasi rifiuto
www.rexel.it, www.fellowes.com/it

07 | LUCE SOLARE
Sul tetto un “imbuto luminoso” porta la luce solare nei bagni e negli ambienti poco illuminati
www.solartrading.it, www.lightway.it

08 | ACQUE DI COTTURA
L’acqua di cottura di pasta, riso, verdure e carni è un ottimo fertilizzante per le piante in vaso

09 | CALDO RECUPERATO
Costoso, ma l’impianto di totale recupero del calore taglia i costi del riscaldamento
www.minusenergie.com

10 | TENDE E PARETI ESTERNE
Vaporizzate con acqua piovana, abbassano costantemente la temperatura interna
www.perfectcool.it, www.idromig.com

 

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Funghi e batteri al servizio dell’ umanità ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

novembre 7, 2012

Contro il riscaldamento globale i fungi champignon

È notizia di ieri che l’Istituto nazionale francese per la ricerca in agricoltura (Inra) ed il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti sono riusciti a mappare completamente il DNA del fungho Champignon, il più coltivato e consumato. Ma perché?

L’uso di questo fungo non potrebbe essere relegato al solo scopo alimentare, a quanto pare gli champignon si comporterebbero infatti come efficienti spazzini in grado di ripulire le foreste e l’atmosfera dalla Co2.

I  funghi infatti sono organismi che crescono di notte, nei sottoboschi, e per crescere riconvertono l’anidride carbonica e decompongono le sostanze organiche. I ricercatori hanno sequenziato due varieta’ di questo fungo, il cui nome scientifico e’ Agaricus bisporus: una coltivata e una selvatica. Il lavoro mostra che lo champignon, rispetto agli altri funghi, possiede geni che gli conferiscono una maggiore capacita’ di metabolizzare miscele complesse di derivati di lignina e di altri polimeri. ”La possibilita’ di utilizzare le proteine prevalenti nel suolo conferisce un vantaggio agli champignon rispetto ad altri funghi spazzini” ha osservato uno degli autori, Francis Martin, dell’Inra. E’ la prima volta, spiega l’esperto che si dimostra che questo fungo e’ capace anche di decomporre il legno e non solo le foglie del sottobosco.

Gli champignon potrebbero infatti rappresentare un ottimo alleato nella lotta al fenomeno del riscaldamento globale. I funghi crescono di notte nei sottoboschi, e la loro maturazione passa attraverso processi di riconversione dell’anidride carbonica e di decomposizione delle sostanze organiche. Gli enzimi  potrebbero fornire nuovi metodi per neutralizzare e catturare il carbonio contenuto nel terreno.

Inoltre, questi particolari enzimi già utilizzati nelle bioraffinerie per degradare residui vegetali ricchi di lignina ed ottenere nuovi prodotti chimici ad alto valore, potrebbero avere ulteriori importanti applicazioni a livello industriale.

Fonte: Ansa Gaianews

Il batterio che crea l’oro, trovata la pietra filosofale?
by Roberto Cicchetti  
I ricercatori della Michigan University (Usa) hanno trovato l’anello di congiunzione tra scienza e alchimia. Il batterio metallidurans Cupriavidus sarebbe capace di trasformare il cloruro d’oro in pepite da 24 carati. Ma non c’è da illudersi, il procedimento è più costoso dell’oro prodotto, almeno per ora. Quindi niente febbre dell’oro o fabbrichette casalinghe di gioielli e monili.

“Abbiamo creato l’alchimia microbica trasformando in oro qualcosa che non ha alcun valore se non solido”,ha detto Kazem Kashefi, assistente professore di microbiologia e genetica molecolare.

Lui e Adam Brown , professore associato di arte elettronica e intermedia, hanno trovato questo batterio resistente ad altissime concentrazioni tossiche di cloruro d’oro, un sale presente in natura normalmente utilizzato per dorare porcellane o cornici dei quadri e anche in elettronica. In circa una settimana la colonia di Cupriavidus trasforma le tossine del cloruro in una pepita d’oro da 24 carati.

I ricercatori ne hanno fatto un’opera d’arte: The Great Work of the Metal Lover, un laboratorio portatile trasparente che permette di contemplare tutti i processi chimici. Un microscopio elettronico a scansione scatta a intervalli delle foto alla colonia di batteri così da analizzarne i progressi.

“È la neo-alchimia. Ogni parte, ogni dettaglio del progetto è un incrocio tra moderna microbiologia e alchimia, ” Ha detto Brown “La scienza cerca di spiegare il mondo fenomenologico. Come artista, sto cercando di creare un fenomeno. L’arte ha la capacità di spingere la ricerca scientifica.”

( fonte: Michigan University )

Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Dall’acqua di mare il combustibile verde per Jet ( Econota 95 )

novembre 6, 2012

Il processo per trasformare l’acqua di mare in un combustibile verde per Jet ( by Beth Buczynski )

Senti un leggero fastidio ogni volta che si riempie la tua auto per l’elevato prezzo del combustibile? Per fortuna non sei un Militare degli Stati Uniti alla guida di un Let o di un corro armato! Stanca di sprecare gran parte del suo bilancio con combustibili fossili, la US Navy ha condotto una ricerca di alternative più verdi e, possibilmente, economiche. Alcuni ricercatori presso laboratorio navale di ricerca degli Stati Uniti (NRL) hanno sviluppato un processo che può trasformare in abbondante acqua di mare combustibile per jet della Marina. Se la tecnologia si dimostrerà valida i loro sforzi potrebbero avere un impatto enorme; nel 2010 solo il dipartimento della difesa ha sborsato circa $11 miliardi su “energia operativa,” l’energia usata dalle forze militari nell’esecuzione delle loro missioni. Che è l’equivalente di tutto il bilancio dello stato del Tennesseee e non comprende ancora tutta l’energia necessaria ai veicoli militare delle basi.

Secondo un recente annuncio la trasformazione avviene durante un processo unico di gas-liquido che estrae l’anidride carbonica dall’acqua di mare e produce idrogeno utilizzando una cella elettrochimica ad acidificazione. “La riduzione e l’idrogenazione di C02 a idrocarburi viene ottenuta utilizzando un catalizzatore che è simile a quelli utilizzati per la riduzione di Fischer-Tropsch e idrogenazione dell’ossido di carbonio,” ha detto il Dr. Heather Willauer, un chimico di ricerca. “Modificando la composizione superficiale di catalizzatori di ferro nei reattori a letto fisso il sistema ha una migliore efficienza di conversione di C02, fino al 60%.

Al centro  per la corrosione Science & Engineering facility di Key West, in Florida, (NRLKW) un prototipo di “cattura carbonio” è stato testato utilizzando acqua di mare dal Golfo del Messico per simulare le condizioni che verranno incontrate in un processo reale di oceano aperto per catturare la CO2 dall’acqua marina e produrre gas H2. Attualmente si sta lavorando sull’ottimizzazione del processo e verso un scale-up. Una volta che questi sono stati completati gli studi iniziali prevedono che il  combustibile dall’acqua di mare sarebbe costato tra $3 e $6 per il gallone.

La Marina USA starebbe per trasformare l’acqua in una fonte di energia. Come prima cosa è conveniente. La maggior parte della flotta viene distribuita su un oceano in tutto il mondo. In secondo luogo l’acqua di mare è piena di C02, con concentrazioni di oceano circa 140 volte maggiore che in aria. Sebbene il processo di conversione abbia fatto progressi significativi in questi ultimi anni è ben lungi però dall’essere considerata affidabile.Tuttavia, con le forniture di petrolio globale che diminuiscono di giorno in giorno, non sorprende che la Marina stia cercando di pianificare in anticipo il suo futuro energetico.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

A Reggio Emilia gli Stati Generali della Bicicletta ( fonte: Rinnovabili.it )

 

Dal 5 al 6 ottobre 2012 il Comune ha ospitato l’evento nazionale programmato per discutere di mobilità nuova, ciclabilità e qualità urbana. Dalla summit, un Libro di Impegni per le Amministrazioni di ogni livello Il 

La bicicletta è una delle chiavi di volta di una mobilità urbana diversa, innovativa e smart. Per fornire un nuovo impulso alla mobilità dolce e sostenibile si riuniranno a Reggio Emilia gli Stati Generali della Bicicletta, l’iniziativa promossa da Legambiente, ANCI, Fiab e #salvaiciclisti. L’appuntamento si è tenuto il 5 e 6 ottobre, due giornate pensate per avviare un dialogo a livello nazionale su una mobilità nuova e al contempo raccogliere una serie di impegni vincolanti da chi ogni giorno è responsabile dei trasporti nelle nostre città. Gli Stati Generali della Bicicletta chiamando a raccolta amministratori, esperti del settore, associazioni e cittadini con di dare spazio l’obiettivo di proporre soluzioni che siano finalmente più performanti e competitive rispetto all’uso quotidiano dell’automobile favorendo la bicicletta come mezzo di trasporto sicuro, sostenibile, accessibile e dinamico. Gli organizzatori hanno redatto un Manifesto, al quale è possibile aderire on-line, (http://www.comune.re.it/italiacambiastrada), che presenta un quadro sintetico dello status quo della mobilità nostrana, vero e proprio punto di partenza del summit. Al termine della due giorni è stato rilasciato un Libro di Impegni per le Amministrazioni di ogni livello, contenente proposte per il breve periodo dal costo zero, misure a medio periodo dal costo lieve e azioni a lungo periodo dal costo più alto.

“Gli aspetti su cui lavorare sono molteplici, ma siamo convinti che per l’Italia sia davvero giunto il momento di cambiare strada e favorire una mobilità in grado di soddisfare il più possibile le diverse esigenze di spostamento, quelle dei pedoni, dei ciclisti e del trasporto collettivo – afferma Alberto Fiorillo, Responsabile Aree Urbane Legambiente -. In questo senso, abbassare di venti chilometri orari la velocità dei mezzi a motore in città è una priorità che può evitare ogni anno la morte di mille persone tra ciclisti e pedoni. L’introduzione di un limite di velocità più basso, una misura da approvare subito e da rendere operativa in fretta, comporta esclusivamente vantaggi – sottolinea Fiorillo -. Far scendere la lancetta del contachilometri conviene a tutti, dal punto di vista della riduzione della rumorosità, dell’inquinamento atmosferico e dei consumi di carburante”.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Energia anche dal chiarore lunare ( Econota 94 )

novembre 4, 2012

Globi solari generano energia anche raccogliendo il chiarore lunare (by Ayasha Guerin )

I progettisti di energia solare a Rawlemon hanno creato un globo di vetro sferico a inseguimento solare in grado di concentrare la luce solare e quella lunare fino a 10.000 volte. L’azienda sostiene che il sistema ß.torics è 35% più efficiente rispetto ai tradizionali modelli fotovoltaici doppio asse e la sfera, completamente rotazionale e resistente alle intemperie, è anche capace di raccogliere energia elettrica dal chiarore lunare.

Il sistema ß.torics è stato inventato da Barcellona dall’architetto tedesco André Broessel ( nella foto a destra ). Egli cercò di creare un sistema solare che potesse essere incorporato nelle pareti degli edifici i quali agiscono come generatori di energia. Ma il progetto non solo è degno di nota per le sue capacità di efficienza solare – il sistema di ß.torics è progettato anche per produrre energia lunare !

Le sfere sono in grado di concentrare il chiaro di luna diffuso in una fonte costante di energia. Il sistema ß.torics  sta avendo molta attenzione per il suo design pulito e bello. (Nonostante l’ enorme potenziale di energia solare, non abbiamo visto troppe tecnologie di energia solare di bel design).

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Una bici pieghevole con ruote full-size di Mikulas Novotny  ( by Kristine Lofgren. )

Se vivete o lavorate in una città una bicicletta può essere la scelta giusta. L’unico problema è che cosa fare con la bicicletta quando hai bisogno di andare da qualche parte abbastanza lontano. Le Biciclette pieghevoli offrono una grande soluzione ma hanno ancora i loro svantaggi. La  nuova bicicletta pieghevole progettata da Mikulas Novotny che ha le ruote full-size sembra aver risolto alcuni problemi di trasporto

Una sfida per qualsiasi bicicletta pieghevoleè il suo trasporto spesso ingombrante e scomodo. Per risolvere questo dilemma, il progettista Mikulas Novotny ha elaborato un nuovo design intelligente che permette la bicicletta di essere piegata in su. Oltre la comodità di essere in grado di piegare la bici, le ruote da 26 pollici ( ruote più grandi di molte biciclette pieghevoli) permettono un corsa più simile a una bici standard.

Con l’obiettivo di arrivare ad un prodotto semplice ed affidabile la bici presenta cerniere presso il reggisella e la spalla così che le ruote si allineano una accanto all’altra quando è ripiegata. Le ruote inoltre possono ruotare liberamente in posizione piegata, così, piuttosto che dover raccogliere e trasportare la bicicletta, può facilmente essere spinta tenendo il sedile. Le ruote più grandi consentono persino di essere tirata su o giù per le scale; l’idea è fantastica per chiunque abbia bisogno di usare una metropolitana o che vive in un appartamento a piani alti.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

EASYVERBOX & PARTNERS S.R.L.“ COMUNICARE PER REALIZZARE”

ottobre 27, 2012

EASYVERBOX & PARTNERS S.R.L.“ COMUNICARE PER REALIZZARE” La Nostra Piattaforma al servizio qualitativo della Filiera Agroalimentare Made in Italy

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano

 

“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume,abbattuto l’ultimo albero,preso l’ultimo bisonte,pescato l’ultimo pesce solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro Banche”,cosi’ disse Toro Seduto antico profeta di una tendenza sempre piu’ attuale del Mondo nel non rispettare i veri valori umani e la natura.

Pertanto proprio in questo momento in cui la crisi sta mettendo a dura prova sul piano Economico e Sociale il nostro Paese traducendosi in un problema d’identita’ a tutti i livelli,ho deciso di fondare Easyverbox & Partners s.r.l.

Le Mie precedenti esperienze Mi hanno visto presente sia nel mondo della Finanza, tre sono stati gli Istituti di Credito nei quali ho svolto  vari ruoli sempre nell’Asset Management ovvero Banco di Roma,Banca Fideuram e Unicredit Banca  oltre che la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli in veste di Consulente ,sia nel mondo Industriale dove ho ricoperto  incarichi in vari Consigli di Amministrazione in Societa’  del Gruppo Seragnoli di Bologna,ed infine,anche in ambito Istituzionale dove ho avuto il ruolo di Consigliere Delegato nella Merchant della Regione Liguria ovvero Ligurcapital S.p.a,tutto ciò ha portato alla gratificazione per il lavoro svolto arrivata anche con la nomina a Cavaliere al merito della Repubblica Italiana conferita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.Questi percorsi professionali hanno,unitamente all’esplodere della crisi,contribuito ad una conoscenza delle regole e delle tendenze di questi settori stimolando una profonda riflessione sulle tendenze ed esigenze dell’essere umano.

Easyverbox &Partners s.r.l nasce da una sintesi di esperienze professionali e da un profondo dialogo e confronto con tutti i componenti del mio Team ,dei Soci e dei Partners storici.

“Una persona determinata puo’ fare la differenza,un piccolo gruppo di persone determinate puo’ cambiare il corso della storia”.

Il nostro motto “Comunicare per Realizzare” parte da una principale considerazione: integrare la Comunicazione,le Competenze Manageriali,le Aziende con le loro esigenze ed i loro Core Business,il Territorio ed i  Mercati Internazionali in un’unica Piattaforma che segue e guida il processo operativo con il fine di conseguire risultati importanti.Dobbiamo in una crisi cosi’ difficile si innovare,ricercare ma anche saper far conoscere efficacemente quello che sappiamo fare,ottimizzare il Network Operativo e fare piu’ Sistema in Italia e all’Estero.Nell’ambito del Convegno le principali riflessioni che sottoponiamo alla Vostra attenzione sono:

A)Abbiamo prodotti d’eccellenza,dobbiamo farli conoscere meglio utilizzando un Marketing Professionale.

B)I bisogni interni e’ giusto soddisfarli con prodotti il piu’ possibile a km 0 ed anche abbattendo i costi della filiera distributiva.

C)Bisogna fare sistema per raggiungere dimensioni che ci consentano una penetrazione nei Mercati Internazionali.

D)La Comunicazione a supporto del Web e del E-commerce riveste un’importanza notevole.

E)Le competenze Professionali devono ,nell’ambito della conoscenza dei prodotti,contribuire al rafforzamento dell’interesse con schede,testi ,analisi ,convegni,incontri,ect…….

Easyverbox & Partners s.r.l. ha strutturato un percorso operativo che affianca senza appesantire di costi le Aziende nel perseguire il raggiungimento degli obiettivi.

Easyverbox:” Comunicare per Realizzare”.

Nel costituire Easyverbox & Partners s.r.l.,oltre a curare i dettagli ,siamo partiti dalle Nostre convinzioni riguardo le tendenze ed esigenze future dell’Uomo,a tal proposito sono emersi i punti che costituiscono cio’ che noi chiamiamo Easyerbox  Trends per il prossimo decennio:

1)Ci sara’ un aumento della longevita’ ed a prescindere dall’eta’ , dell’obesita’.

2)La Middle Class costituira’ circa il 50% della Popolazione Mondiale

3)Nel mondo del lavoro nell’ambito di ogni professione saranno necessari nuovi concetti,metodologie,criteri innovativi e avranno maggiore spazio i creativi.

4)L’uomo si dedichera’ maggiormente alla gestione del suo tempo libero.

5)Aumentera’ la ricerca del Benessere psico-fisico per tutte le fasce sociali.

6)Ci sara’ una riscoperta di Etica e Valori

7)Si manifestera’ l’esigenza che la Tecnologia diventi sempre piu’ uno strumento al servizio dell’Uomo e non il contrario.

8)Gli investimenti con il venire meno delle vecchie regole del sistema bancario saranni piu’ in linea con la Vita e l’Economia reale ma dovremo tenere conto della compatibilita’ con la salvaguardia in tutti i suoi aspetti del nostro Pianeta.

Easyverbox &Partners s.r.l. prevede  4 principali  segmenti di attivita':

A)Comunicazione ,Produzione ed Editor sviluppati sia direttamente che con dei Media Partners

B)Internazionalizzazione ,siamo presenti in Cina con una sede e con rapporti storici ed in Sud America in Brasile e Argentina.

C)Partecipazioni ed Investimenti diretti in particolare nei Settori del Made in Italy,Tourism & Wellness,Food e New Media.

D)Nell’ambito delle Attivita’ di consulenza riguardanti il Real Estate turistico-alberghiero ed il Tempo libero e delle Attivita’ di Advisory  ,Easyverbox & Partners s.r.l. le svolgera’ con i suoi Business Partners.

Vorrei concludere con una frase forte ma che deve farci superare questi limiti e questa incapacita’ italiana di fare sistema:

“Non e’ necessario spegnere la luce altrui, affinche’ la propria risplenda”.

Cav. Mauro Cervini

Famiglie                        d’Italia

No choosy e banda larga: il governo ci sfotte e ci controlla ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

ottobre 25, 2012

Scende in campo l’Italia “no choosy”: decine di offerte per chi non è d’accordo con la Fornero

La provocazione del ministro fa ancora discutere. Decine di mail giunte nella nostra redazione testimoniano un Paese che non è “schizzinoso”. Tgcom24 vuole dare voce a chi sta cercando un’occupazione cercando di offrire un aiuto che viene dalla rete.

 “welfare,”. Il Ministro Elsa Fornero parla ai giovani italiani, a quella che il presidente del Consiglio Mario Monti ha definito la “generazione perduta”.

I ragazzi si arrabbiano e rispondono sul web, attaccano il ministro. Non ci stanno, non vogliono più sentirsi additare come “bamboccioni” , celebre epiteto di Tommaso Padoa Schioppa, o “sfigati”, come ha fatto più recentemente l’ex viceministro al Welfare Michel Martone.

Se i choosy esistono, inutile negarlo, ci sono anche tanti ragazzi che farebbero qualsiasi lavoro pur di portare a casa la pagnotta. Tgcom24 vuole mettere in contatto i volenterosi con le aziende che offrono lavoro. Sul nostro blog di tgcom24 Missionelavoro le offerte non mancano. Oggi, ad esempio, le proposte arrivano dalla Campania, dove si cercano 100 addetti call center in provincia di Salerno e dall’Emilia Romagna dove c’è posto per 20 persone che lavoreranno in un inventario dell’Humangest Spa a Bologna.

Ci siamo messi in contatto con alcune agenzie interinali per capire quali sono i lavori “non choosy” che il mercato offre. Ma tu cosa saresti disposto a fare per dimostrare che non sei schizzinoso? I nostri lettori hanno già incominciato a scriverci qui. Se anche tu vuoi dimostrare che possono dirti di tutto ma non che tu sia schizzinoso mandaci una mail cliccando qui

Vado a fare l’operaio
Mettendo come parola chiave “operaio” nei primi tre siti di lavoro interinale proposti dai motori di ricerca spuntano, in Italia, 153 offerte di lavoro.

In particolare Adecco offre 70 posti, Obiettivo lavoro 23 posti mentre 51 posti arrivano da Manpower

E nel settore commerciale…

Su Adecco sono ben 256 le posizioni ricercate in diversi ruoli,  100 posti su Obiettivo lavoro e addirittura 560 su Manpower.

Fonte: Tgcom24

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Telefono e Internet, tutti i dati finiranno in mano al Governo

Nel mondo orwelliano di 1984  i prolet erano consci di essere controllati attraverso il televisore sempre acceso (solo gli alti papaveri del partito avevano il diritto di spegnerlo). Nell’incubo beferian-tremontiano da cui nel 2012 non ci si sveglia, i sudditi saranno controllati senza nemmeno saperlo.

Dal 23 prossimo ottobre tutti i dati sul traffico telefonico e internet di tutti i residenti in Italia dovranno essere trasmessi all’Agenzia delle Entrate il cui direttore, il sub-comandante Attilio Befera ha firmato il 6 settembre scorso il provvedimento che rende obbligatorio per tutti gli operatori telefonici, mobili e fissi, di tutti gli internet service provider inclusi quelli in wi fi, l’obbligo legale di comunicare tutte le informazioni su ogni abbonato (che tra l’altro deve fornire il codice fiscale già quando compra una SIM). Per il Grande Fratello non esistono zone franche per la privacy, concetto peraltro borghese, deviazionista o peggio.

Si e’ sempre iniziato in questo modo a introdurre il totalitarismo in forma prima morbida poi sempre più soffocante man mano che gli anticorpi della società venivano indeboliti. Sempre con una scusa plausibile, il nemico esterno, i terroristi, gli speculatori. Si martella i cervelli fino al candeggio totale che si adotta una politica criminale contro la collettivita’ e contro i singoli per il loro bene, in nome dei loro interessi collettivi. Nell’era dei burocrati al governo dipinti come tecnici, la scusa per instaurate il controllo sociale sugli individui è l’evasione fiscale su cui viene montato un lavaggio del cervello mediatico senza tregua. E i cervelli candeggiati dagli spot sull’evasore con la barba lunga e lo sguardo truce subito applaudono contente come le scimmiette ammaestrate.

Una volta che i dati su cosa fai, cosa leggi, cosa compri, quanti soldi spendi, dove vai, con chi parli, saranno a disposizione del governo, della polizia, del pubblico ministero e delle autorità in generale (e ovviamente di chi li comprerà al mercato nero) senza che il cittadino (pardon, il suddito) nemmeno se ne renda conto (almeno in 1984 la gente sapeva di essere sotto osservazione costante attraverso il televisore) il passo per stabilire chi è buono e chi è cattivo e va rieducato è molto breve. Per i Befera di tutto il mondo e in tutti i periodi storici quando si ha un martello in mano tutto il resto ha l’aspetto di un chiodo. E voi che vi illudete di avere ancora una testa (persino pensante) vi accorgerete, tra non molto, che agli occhi di Equitalia si tratta di una ben misera capocchia.

by Fabio Scacciavillani fonte originaslehttp://noisefromamerika.org/articolo/teste-capocchie )

 

( Famiglie d’Italia News Interessanti )

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare Made in Italy, attraverso nuovi mezzi di comunicazione.

ottobre 24, 2012

Grande successo a Milano del Convegno su Qualita’ e Tracciabilita’ della filiera Agroalimentare Made in Italy, tenutosi venerdi’ presso l’Aula Magna della Facolta’ di Agraria dell’Universita’. Riportiamo di seguito l’intervento integrale del Segretario Generale di FederFauna Massimiliano Filippi, dal titolo: “La Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare ”Made in Italy” attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.”

La Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare “Made in Italy” attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

Perche’ il cane, che da noi e’ considerato un animale d’affezione, in diversi Paesi del Mondo, soprattutto in Asia Orientale e in Oceania, e’ invece consumato come alimento e addirittura allevato appositamente per la macellazione? Perche’ nell’Ebraismo e nell’Islam si osserva la prescrizione di non mangiare carne di maiale, che e’ da noi tra le piu’ consumate? Perche’ in India i bovini vengono considerati animali sacri e gli indiani hanno sviluppato una certa fantasia nel cucinare carni che in Occidente sono molto meno diffuse e presentano una minore varietà di ricette?

Tali scelte, gli usi e i costumi dei Popoli sono dettati dalle diverse Culture, ovvero da quel bagaglio di conoscenze, tradizioni, saperi e pratiche acquisite, ritenute da ciascun Popolo fondamentali, tanto da venir trasmesse di generazione in generazione.

La Cultura nasce da un processo di sedimentazione dell’insieme di tutti questi fattori, inclusi quelli ambientali e climatici e cio’ sta a significare che la Cultura non e’ statica, ne’ riducibile alla dimensione biologica dell’Uomo, ma che si arricchisce di elementi e si evolve con l’Uomo, andando a rappresentare la totalita’ dell’ambiente sociale e fisico che e’ opera dell’Uomo.

In poche parole: noi dipendiamo dalla nostra Cultura, ma la nostra Cultura dipende da noi. Siamo noi che abbiamo il potere di decidere quali conoscenze, tradizioni, saperi, pratiche, siano degne di essere diffuse e tramandate alle generazioni future. Siamo noi che abbiamo il potere di decidere attraverso quali mezzi diffonderle e tramandarle.

E ovviamente bisogna, come diceva Luigi Einaudi: “conoscere per deliberare”. “E’ un cane che si morde la coda” aggiungo io.

Non possiamo permetterci che riguardo al sistema Agroalimentare “Made in Italy” si creino sacche di ignoranza, intesa come non conoscenza della realta’ o scostamento tra la realta’ ed una percezione errata della stessa.

Per Sistema Agroalimentare intendo l’insieme di tutti i settori dell’economia coinvolti nella produzione e distribuzione di prodotti alimentari, dall’Agricoltura, all’Industria che le fornisce i mezzi tecnici, all’Industria della trasformazione dei prodotti, al Settore del commercio e della distribuzione degli alimenti.

Non solo perche’ ne va della stessa sopravvivenza di tale sistema, ma anche per una questione di utilita’ Sociale: per garantire a tutti di poter operare scelte realmente consapevoli.

Non solo “gli ignoranti non possono non odiare, e temere insieme, coloro che si occupano delle cose ch’essi non capiscono”, come disse lo  scrittore e commediografo britannico William Somerset Maugham, scomparso nel 1965, ma come ha osservato piu’ recentemente l’attore statunitense Tom Hanks, “viviamo in una societa’ dove nessuna legge proibisce di guadagnare denaro diffondendo ignoranza o, in qualche caso, stupidita'”.

E’ il caso ad esempio delle produzioni zootecniche, oggi in alcuni casi minacciate addirittura di piu’ dalla propaganda e dalle azioni degli animalisti che non  dello stato di crisi economica in cui versa l’Italia e che ha coinvolto tutti i settori, compreso quello alimentare.

Venerdi’ 28 mi trovavo a Montirone in Provincia di Brescia, ospite di un’azienda agricola che alleva visoni che quel giorno partecipava ad un’ottima iniziativa organizzata dall’AIAV, l’associazione italiana degli allevatori di visone: un Open Day per consentire ai Cittadini di entrare a visitare gli allevamenti e vedere con i propri occhi com’e’ condotta l’attivita’ e come vivono gli animali. Voi non avete idea di quanta gente sia rimasta sorpresa di vedere animali belli, ben tenuti ed in perfetta salute! Alcune persone sono uscite quasi deluse perche’ si aspettavano di vedere immagini da film horror, tante altre soddisfatte e rassicurate dall’aver constatato di persona che acquistare ed indossare una pelliccia prodotta in Italia, oltre a offrire garanzie sulla qualita’ del prodotto, offre anche una garanzia di tutela del benessere animale. E’ rimasto positivamente sorpreso e impressionato anche il Sindaco del Paese che pochi mesi prima, dietro pressione degli animalisti, aveva emesso un’ordinanza di chiusura di quell’allevamento (poi sospesa dal Tar). Prima di allora, lui un allevamento non lo aveva mai visto, e quella sua sacca di ignoranza era stata colmata dalle falsita’ diffuse da una lobby, quella animalista, che ha interessi ben diversi da quello propagandato di difendere gli animali.

Ovvio quindi che per evitare che qualcuno pensi che le vacche siano costrette “a continui stupri e a continui parti” per produrre il latte, come ho sentito sostenere alcuni esponenti di quell’ideologia, o che l’allevamento realmente sottragga cibo alle popolazioni povere del Pianeta (provino loro, questi vegani, a mangiare quello che mangia un bovino), o ancora, magari, che il pollo nasca direttamente nel cellophane al supermercato, dobbiamo diffondere un’informazione corretta, percio’ conoscenza e quindi Cultura.

Stessa cosa dicasi per evitare che qualcuno pensi che la “Fiorentina” sia semplicemente una bistecca tagliata spessa e non un preciso taglio comprensivo dell’osso dalla lombata del vitellone di razza Chianina, o che il “Chianti” sia un vino californiano, oppure che non vi sia alcuna differenza tra una “Mozzarella di Bufala Campana” e la mozzarella blu di cui hanno tanto parlato i media poco tempo fa.

A riguardo e’ da notare che in tutto il Mondo vengono vendute montagne di prodotti alimentari presentati con slogan, nomi, bandiere, immagini, richiami di qualsiasi tipo all’Italia, che spesso non hanno nulla a che fare con l’Italia. Gia’ nel 2009 la Coldiretti aveva stimato in oltre 50 miliardi di euro il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy.

In altre parole, se una maggior conoscenza anche a livello internazionale della realta’ sulle produzioni agroalimentari italiane inducesse nei consumatori scelte tali da determinare il progressivo stop alla contraffazione, che e’ causa di danni economici ma anche di immagine, le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy potrebbero quadruplicare.

Non mi pare poco, operando solo in ambito culturale, senza pensare a leggi che comunque sarebbero ben difficili da far adottare ed ancor più difficili da far rispettare!…

La Cultura pertanto risulta essere l’arma piu’ efficace per difendere l’Agroalimentare Made in Italy!

Come qualsiasi arma pero’, deve essere usata ed usata nel modo giusto. Oggi ad esempio vi e’ la tendenza a considerare “persone colte” o addirittura “uomini di Cultura” coloro che hanno letto tanti libri, ritenendo erroneamente che la Cultura sia sinonimo di “conoscenza di quanto scritto sui libri”, mentre in Societa’ come la nostra oramai la Cultura non si identifica esclusivamente con le tradizioni scritte, ma con le nuove tecnologie multimediali come ipertesti, e-book, immagini e suoni, e anche per questo i grandi mezzi di comunicazione sono responsabili della Cultura di massa.

E’ indubbio che internet abbia cambiato non solo il modo di comunicare, ma anche quello di informarsi. Solo qualche anno fa, per condurre una ricerca o semplicemente per conoscere il significato di una parola, avremmo iniziato a scartabellare i volumi dell’enciclopedia ber riposta sullo scaffale in salotto o al massimo ci saremmo recati in biblioteca; oggi accendiamo il PC e in un “clic” consultiamo Wikipedia. Probabilmente sui libri non avremmo trovato nemmeno la parola “clic”. La stessa cosa vale per le notizie, siano esse di cronaca, di politica, di economia o di costume, che sempre più spesso leggiamo online anziche’ sui quotidiani cartacei.

L’uso di internet infatti e’ esploso ed e’ in continua espansione, anche perche’ rispetto alla stampa o a radio e televisione, consente una reciprocita’ in cui la fonte e l’utente possono interagire e tutti possono contribuire all’informazione di tutti: in Internet e’ presente tutto, sempre, e’ alla portata di tutti e tutti possono contribuirvi.

In internet si esprimono opinioni, si discute e ci si confronta attraverso i social network, in internet si incontrano produttori e consumatori dei prodotti più disparati attraverso l’e-commerce.

Diventa cosi’ piuttosto facile veicolare qualsiasi informazione anche non presentandola espressamente come tale, e anche se in internet l’informazione sfugge molto di piu’ al controllo dei poteri piu’ o meno forti rispetto che in altri mezzi di comunicazione, tant’e’  che sulla rete circolano molti contenuti censurati altrove, questo non significa che essa sia totalmente priva di controllo. Infatti e’ la stessa liberta’ di contribuire all’informazione che offre internet, che si rivela talvolta un’arma a doppio taglio. Ad esempio, una stessa informazione puo’ venire distorta, oppure ripresa e riciclata all’infinito, creando la falsa sensazione di una “abbondanza” che puo’ essere facilmente scambiata per conferma della sua veridicita’, anche nel caso vera non sia.

A quel punto l’informazione puo’ divenire disinformazione, ed e’ per questo che poc’anzi ho detto che le armi bisogna saper usarle.

Per fare un esempio concreto di uso efficace di internet come mezzo di disinformazione tornero’ a parlare degli animalisti citati prima. Fateci caso: quando navighiamo in internet generalmente non ci soffermiamo mai troppo tempo su una pagina, quantomeno non tanto tempo quanto ci soffermiamo su quella di un libro o di un giornale cartaceo, tant’e’ che le stesse testate giornalistiche normalmente pubblicano on line un riassunto di cio’ che pubblicano sul cartaceo. Cio’ dimostra che la comunicazione su internet deve essere veloce: meglio slogan ed immagini ad impatto. Ecco che gli animalisti, che internet sanno usarlo bene, adottano in genere una propaganda che consiste esclusivamente in slogan e parole ingannevoli ed immagini magari non pertinenti o addirittura false, ma ad elevato impatto emotivo.  L’osservatore e’ indotto a considerare tali immagini come indubitabile realta’ e rappresentative di un settore che magari non c’entra nulla. Oppure gli stessi ripetono il medesimo concetto, magari con parole molto semplici, talmente tante volte da farlo apparire vero anche quando non lo e’, solo perche’ falsamente appare largamente condiviso. Altra tecnica e’ quella di citare spesso fonti, magari roboanti, che poco importa se in realta’ siano inesistenti o le abbia scritte la nonna, tanto in molti casi cio’ che appare conta di piu’ di cio’ che e’. Talvolta basta poco ad offuscare la ragione. E in internet il danno puo’ essere facilmente ingigantito perche’ internet consente l’isolamento ed una realta’ virtuale dove chiunque pur di appartenere a un gruppo sposa delle tesi, oppure pur di sentirsi una persona saccente all’interno di un gruppo, diffonde tali tesi che ha assunto usando male gli strumenti di internet per documentarsi.

Ma ovviamente questo non e’ il nostro caso: noi vendiamo emozioni che nascono dalla realta’, da tutti i cinque sensi, emozioni che si possono toccare, e anche mangiare! Noi rispetto a loro partiamo avvantaggiati: non abbiamo bisogno di fare disinformazione, ci basta fare una corretta informazione su cio’ che e’ vero e oggettivamente constatabile da chiunque. Ecco che i nuovi mezzi di comunicazione, compreso l’e-commerce che viene presentato qui oggi, se impariamo ad usarli bene, possono diventare un eccezionale veicolo per rilanciare e potenziare le nostre eccellenze, un’arma per fare informazione e produrre Cultura, l’arma piu’ efficace per difendere l’Agroalimentare Made in Italy!

Massimiliano Filippi

Famiglie                        d’Italia

Collaborazione fra le associazioni nell’ambito dello sviluppo del progetto e-commerce ecosolidale

ottobre 23, 2012

 

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano by Federico F. Pincione Esq., presidente dell’associazione di giovani imprenditori Arcadia.

Collaborazione fra le associazioni nell’ambito dellosviluppo del progetto e-commerce eco solidale

Cari Amici, Spettabili Autorità, Egregi Signori e Gentili Signore,

colgo l’ occasione per rivolgere il mio personale ringraziamento a Banca Mediolanum, Esae srl, Famiglie d’ Italia onlus, ACR,  FederFauna, Consorzio Wilford ed alla Università degli Studi di Milano (che, pur per un breve periodo di tempo, ho avuto il piacere di frequentare nelle vesti di studente di Giurisprudenza e della quale conservo splendide memorie) oltre a tutte le persone che si sono adoperate per la perfetta riuscita di questo interessantissimo evento.

          E’ veramente un piacere ed un privilegio per me essere qui con Voi, oggi, ad ascoltare le autorevoli opinioni dei nostri oratori su un tema così attuale e rilevante. Rilevante dal punto di vista economico, certamente, a causa della grave crisi con la quale ci troviamo a convivere, giorno per giorno, oramai da diversi anni, ma anche dal punto di vita umano, sociale e culturale, vista la profonda correlazione che si instaura tra l’ Italiano, produttore o consumatore, indipendentemente dalla sua “denominazione origine e provenienza” e i prodotti della sua terra.

Per infinite ragioni, infatti, non si può pensare di valorizzare pienamente lo “strumento Agricoltura” e di utilizzarlo efficacemente quale sostegno al difficile stato in cui versa la nostra economia, senza valutare attentamente il “fattore” umano e culturale che circonda le nostre produzioni, il nostro territorio, la nostra Gente, da un lato, e le produzioni, il territorio e le Genti dei Paesi nei quali le nostre aziende, grazie al “mezzo” internet, sceglieranno di proporre prodotti nostrani. Se è vero infatti che in un mondo in crisi sempre più globalizzato, internet, offre una irrinunciabile possibilità di esplorare nuovi mercati e mettere in contatto con il proprio prodotto un numero infinitamente maggiore di possibili acquirenti rispetto ai metodi tradizionali, è anche vero che non è detto che essi siano “capaci” di apprezzare, o comprendere ciò che gli viene offerto.

Un esempio lampante che ho vissuto di prima persona è stato quello di vedere in un supermercato del Nord Europa del “pane in cassetta” molto vecchio, ovvero, particolarmente “nostalgico” (visto che, sull’ intera parte superiore della confezione era finemente rappresentato l’ Italico stivale colorato del rosso, del bianco e del verde, senza la Sardegna -per ragioni di spazio o di stampa, chissà- ma, dettaglio ben più preoccupante, con l’ Istria, Fiume, e un pezzetto di Dalmazia) e spacciato per pane fresco Italiano.

Ma c’è di più, la globalizzazione va al di là della mera contraffazione.

In alcune grandi città industriali del Messico ho trovato la più vasta scelta di squisiti “sushi rolls” che mi sia capitato di vedere in un menù, ciò non è sconvolgente se si pensa alla incredibile varietà di ingredienti che compone la cucina Messicana, ma diventa rilevante se si considera che, in realtà il “roll” non sono tradizionale cibo giapponese, ma una “mutazione” (che personalmente ritengo molto positiva) tanto che i veri ristoranti tradizionali non li propongono.

 

Pochi sanno, poi, che un piatto famoso in tutti gli Stati Uniti è nato nella città di Buffalo in un ristorante Italianissimo (  Anchor Bar ) che espone con orgoglio delle bellissime Moto Guzzi in sala. Le pietanze non sono, però, così “Italianissime”. La versione romanzata di questa storia, infatti, racconta di due passanti che fermatisi affamati a chiedere qualcosa di caldo ben oltre l’ orario di chiusura si sentirono rispondere che “non c’era trippa per gatti” e nemmeno molto altro a dire la verità. Solo dopo avere sopportato la molta insistenza dei due soggetti per vario tempo il cuoco si arrese e si inventò un piatto nuovo con gli scarti che stava per buttare via e che poi sarebbe diventato un vero”must” della cucina americana (specialmente allo stadio con una bella birra gelata!) ovvero le famose “Buffalo wings”. Personalmente dubito che in Italia qualcuno lotterebbe per gli scarti e, se anche fosse, dubito che l’ oste lo tramuterebbe in leggenda a rischio di perdere tutta la clientela a vita!

 Mi ha fatto grande piacere, quindi, sentire parlare in mattinata di  “Globalizzazione del made in Italy” e notare, scorrendo gli interventi descritti in locandina, quello sulla “Cultura del made in Italy” che seguirà a breve. Questi sono, a mio parere, i concetti cardine da tenere a mente per un approccio utile e concreto ad una commercializzazione sensata del made in Italy, perché, come nell’ esempio del “pane italiano”, prodotti ed atteggiamenti che costituiscono assiomi basilari nella nostra vita quotidiana possono non esserlo, e anzi, spesso non lo sono, nelle terre lontane alle quali intendiamo rivolgerci; addirittura, come nell’ esempio del sushi, (e come dimostrano enfatizzandone i risvolti più negativi alcuni sedicenti re delle torte in TV) essi possono essere reinventati o fraintesi rendendo difficile la commercializzazione della qualità.

Sugli atteggiamenti, sulla condivisione di informazioni corrette, sulla crescita delle comunità possono operare con successo a supporto dell’ attività di commercializzazione, le associazioni quali insieme di persone riunite, organizzate ed operanti per uno scopo comune.

In questo caso parlando di Arcadia aggiungerei anche [..] “un insieme di persone” [..] motivate, cresciute con una mentalità aperta, estroversa e volenterosa tesa ad operare per creare interazione ed un terreno fertile perché tutto quello che abbiamo di buono, che è così tanto, possa essere pienamente apprezzato da tutti.

Il Presidente di Arcadia

Federico F. Pincione Esq.

Famiglie                        d’Italia

La Cultura Rurale per un nuovo modello di Ambientalismo

ottobre 22, 2012

La Cultura Rurale per un nuovo modello di Ambientalismo

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano.

 

Milano, 12 ottobre 2012

L’Associazione per la difesa e la promozione della Cultura Rurale – Onlus è un’associazione culturale nata un paio di anni fa, composta da rappresentanti di tutte le categorie portatrici della ruralità.

Ad essa aderiscono agricoltori, allevatori a scopo professionale, amatoriale ed ornamentale, cacciatori, pescatori a scopo professionale e sportivo, rappresentanti del mondo ambientalista propositivo e non integralista, esponenti della cultura, dell’informazione, dello spettacolo, esponenti dell’economia e della scienza.

Le attività portatrici della Cultura Rurale rappresentano in Italia milioni di persone che lavorano, producono reddito, pagano le tasse, creano occupazione, tramandano di generazione in generazione tutti i valori che affondano le loro radici nella Cultura Rurale, che è parte fondamentale della nostra storia e delle nostre tradizioni.

Le forze che rappresentano la ruralità italiana negli ultimi anni si sono sentite minacciate da un modello di ambientalismo e da uno stile di vita nato nelle città. Con il distacco dalla natura e l’abbandono delle campagne (troppe volte purtroppo per lasciare spazio a nuovo asfalto e cemento), della vita semplice, genuina e naturale delle comunità rurali, l’uomo ha improntato la sua vita frenetica verso altri modelli di riferimento. In questo ambiente abbiamo prodotto generazioni di figli sempre più avulse dalla realtà naturale, che spesso non conoscono i delicati equilibri della natura e l’amore con il quale l’uomo di campagna cerca di mantenerli nei secoli.

Noi siamo convinti che per uno sviluppo ecosostenibile dell’agricoltura e delle attività rurali ad essa correlate serva un modello di ambientalismo che cammini di pari passo con i valori ed i principi che da sempre hanno sostenuto le attività dell’uomo e che soprattutto non si lasci travolgere da ideologie integraliste improntate sull’animalismo ma che piuttosto fondi le sue ragioni sull’”etica delle responsabilità”. L’ambientalismo italiano è nato nelle città, non nelle campagne, ed è per questo che su certi argomenti sembra non esserci dialogo; si pensi solo al dibattito attuale sulla cosiddetta “questione animale”. Crediamo che un modello di ambientalismo ragionevole, scevro dai pregiudizi ideologici che oggi lo stanno soffocando, sia possibile. Un modello di ambientalismo su stile americano ove, non dimentichiamolo, le associazioni ambientaliste più rappresentative sono formate proprio dai primi interessati alle questioni della terra, ovverosia gli agricoltori, gli allevatori, i cacciatori, i pescatori, i fruitore della natura in generale.

Oggi parliamo in particolare dei prodotti tipici agroalimentari che contraddistinguono l’Italia in tutto il mondo. Ebbene, i nostri prodotti tipici, siano essi di derivazione animale che vegetale, sono unici al mondo proprio grazie alle amorevoli cure che l’uomo ha riservato alla sua terra. E’ impensabile che si producano tali eccellenze senza fare del giusto, ragionevole ed efficace ambientalismo a salvaguardia della natura e dei frutti che essa ci offre.

La ruralità italiana ha però anche un’altra importante sfida da compiere. In essa sono racchiusi i segreti di un rapporto uomo-natura essenziale per la formazione dell’uomo e dei suoi più sani principi. Dobbiamo trasmettere questi valori alle future generazioni affinché siano d’esempio per uno stile di vita che ristabilisca il giusto equilibrio tra l’essere e l’apparire, ora molto sbilanciato sul secondo stato. La sfida non può che estendersi a livello culturale, all’interno delle scuole, insegnando ai nostri figli ciò che i nostri padri ci hanno tramandato. Ricordo un recente sondaggio effettuato in una scuola elementare ove gli alunni, la maggior parte, non sapeva che la fettina che si ritrovava sul piatto proveniva da un animale vero in carne ed ossa ma la credevano fabbricata all’interno del supermercato. Questo non è rispetto per gli animali, per l’ambiente e per gli uomini che li allevano. Sapere cosa mangiamo, il tipo di animale, come viene allevato e la cultura che sta alle spalle di questo duro lavoro significa rispetto per quell’animale e quindi per l’ambiente.

Attenzione però! Quando parliamo della funzione importante della cultura rurale non intendiamo insegnare un ritorno al passato, ma anzi fare un balzo in avanti nel futuro. Imparare da ciò che è stato, dagli errori che stiamo oggi commettendo affinché l’uomo di domani si approcci in maniera diversa con la terra e la natura. Questo è per noi un nuovo modello di ambientalismo, quello che abbiamo definito l’”Ambientalismo Rurale”, dove l’attore principale, cioè chi deve essere ascoltato per primo sulle questioni ambientali, anche e soprattutto dalle nostre Istituzioni, sia chi vive con e per la terra e non come spesso accade oggi, ne sia completamente avulso.

Quando Famiglie d’Italia ci ha chiesto di collaborare in questo grande progetto di e-commerce che viene oggi presentato, abbiamo subito colto favorevolmente la richiesta. La valorizzazione dei nostri prodotti tipici è cultura ed automaticamente significa salvaguardia dell’ambiente; spiegare al consumatore perché un prodotto diventa DOP od IGP, significa salvaguardare lo stesso consumatore dalle imitazioni.

La valorizzazione del sano e del genuino italiano diventa determinante quindi anche per la nostra economia e le nostre tradizioni, ed è in questo contesto che voglio chiudere il mio intervento presentandovi un’associazione, nostra partner, nata da poco ma che ha già fatto parlare di se in tutta Italia. L’idea è del brillante presidente di questa associazione, Vincenzo Fusco, anch’egli oggi presente qui con noi. Si chiama “Incontri Culturali Culinari tra Regioni”. Di manifestazioni che valorizzano i nostri prodotti tipici ce ne sono ogni anno a centinaia, sempre presi singolarmente. Ebbene, Incontri Culturali Culinari tra Regioni organizza eventi in cui fonde assieme non solo i prodotti tipici ma anche le relative culture di provenienza. Ho partecipato alla prima edizione del marzo scorso, “la Bufala DOP incontra il Radicchio IGP” ovverosia, pensateci, la Campania incontra il Veneto, in cui l’evento culinario ha assunto il significato di unione culturale di due regioni che a volte sembrano profondamente diverse ma che in questa occasione, a tavola, nel luogo conviviale per eccellenza, si uniscono a difesa dei loro prodotti tipici.

Continueremo quindi su questa linea, per una corretta e capillare diffusione della Cultura Rurale a difesa delle nostre eccellenze e per un’Italia che attraverso la sua storia, le sue radici e le sue tradizioni diventi un esempio per tutta Europa.

Associazione per la Difesa e la Promozione della Cultura Rurale – Onlusss

IL PRESIDENTE

Massimo Zaratin

 

Famiglie                        d’Italia

 


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