Archivio per la categoria ‘Ambiente’

Si potrebbe risparmiare benzina, ma nessuno vuole ( Famiglie d’Italia notizie ripescate )

maggio 13, 2013

Inventa il sistema per risparmiare carburante ma la sua idea non interessa

Scopre un sistema per risparmiare benzina ma nessuno lo ascolta ( fonte: Infiltrato.it )

Mentre gli svizzeri, che non a caso sono avanti anni luce rispetto a noi italiani, hanno iniziato a montarlo in alcune carrozzerie. Ecco l’assurda storia di Leonardo Grieco, che ha inventato un sistema per risparmiare benzina ed abbattere le emissioni del 60% ma in Italia viene preso per pazzo.

Il meccanico Leonardo Grieco ha messo a punto il Kinetic Drive System, che permette alle auto di dimezzare i consumi di carburante, abbattere le emissioni del 60 per cento e allungare la vita del motore dell’80 per cento. Il Kds, scartato dalle grandi case automobilistiche (tra cui la Fiat), viene montato in alcune carozzerie svizzere.

Si chiama Kinetic Drive System (Kds) e promette di dimezzare i consumi di carburante, abbattere le emissioni del 60 per cento e allungare la vita del motore dell’80 per cento. L’invenzione porta la firma di Leonardo Grieco, un meccanico di lungo corso di Saltrio (Varese), uno di quelli che si è “guadagnato i galloni in officina – come dice lui stesso -, in anni di lavoro”, sporcandosi le mani oltre ad usare la testa.

Oggi il suo Kds, dopo essere stato brevettato, ha ottenuto dalla motorizzazione svizzera l’autorizzazione ad essere montato sui veicoli e in un’officina del Canton Ticino è già possibile farselo installare per poco meno di 2 mila euro. Per un non addetto ai lavori non è semplice intuirne il funzionamento, ma in buona sostanza il Kds è composto da una centralina che interviene sul meccanismo della frizione.

“Una volta accelerata la massa – spiega l’inventore – la macchina resta su un numero di giri ottimale e ad ogni cambio di marcia, grazie a questo sistema si risparmiano 700 giri motore. Infatti, mentre normalmente si scende al minimo di giri, qui si utilizza il motore soltanto quando dà la coppia migliore, fra i 1700 e i 2300 giri. Praticamente a parte lo spunto iniziale, la macchina viaggia quasi sempre a basso regime, basta dare un colpo di gas ogni tanto e ci si mantiene a velocità di crociera. Il pedale della frizione non c’è e per cambiare si usa solo la mano”.

leonardo-grieco-kdsIl signor Grieco ha montato il sistema su una vecchia Skoda 1900 turbo diesel: “Ho già fatto 50 mila chilometri con questa macchina e i risultati sono sorprendenti. Questa auto, che oggi ha 290 mila chilometri, fa abitualmente attorno ai 500 chilometri con un pieno, da quando ho montato il sistema Kds sono stabilmente sopra i mille”. Al signor Grieco dobbiamo credere sulla parola. Oltre ad aver visto la centralina montata e ad aver percepito il suo vibrante entusiasmo, non abbiamo infatti a disposizione elementi empirici sufficienti ad avvalorare la sua scoperta, se non un breve viaggio di prova da cui effettivamente abbiamo potuto constatare che il pedale dell’acceleratore viene usato davvero poco.

 Se quanto promesso fosse vero si tratterebbe di una innovazione sensazionale. Con macchine capaci di percorrere normalmente 50 km con un litro. Di questa vicenda colpisce anche un’altra cosa: “Questa scoperta potrebbe valere metà del combustibile mondiale – dice Grieco – ci ho speso dieci anni di lavoro e tentativi. Soldi, tempo e impegno. Nessuno ha però voluto darci retta. Nessuno ha voluto vederlo e capirne il funzionamento. Abbiamo scritto alle case automobilistiche di tutto il pianeta: a Marchionne, a Montezemolo, negli Stati Uniti, in Corea, dappertutto. Abbiamo speso un capitale in lettere e raccomandate. Le risposte che ci sono arrivate sono tutte uguali. Hanno tutte lo stesso desolante tenore, ne ho un cassetto pieno”.

Insomma, Grieco ha scritto e presentato il suo Kds alle principali case automobilistiche che hanno sempre risposto alla stessa maniera: “Ci dispiace tanto, ma la sua invenzione non ci interessa”. Ma l’inventore del Kds non ci sta: “Questi signori dovrebbero scendere dalle loro scrivanie e toccare con mano, sedersi sulla macchina e provarla prima di dire che non gli interessa. Prima provi, studi, poi mi dici che non funziona. Una bocciatura motivata la posso anche accettare. Ma una chiusura a priori no. Nelle cose, per capirle, bisogna metterci il naso”.

grieco-intervistaDal momento che nessuna casa automobilistica ha creduto nel progetto, Grieco ha stretto un accordo con un’officina elvetica che ha accettato di montare il sistema sulle auto svizzere: “Siamo andati alla motorizzazione del Canton Ticino, hanno provato il sistema, hanno verificato le caste e dopo dieci giorni avevamo in tasca l’autorizzazione a montarla. Una cosa simile in Italia, con tutta la burocrazia, sarebbe impossibile”.

Fonte: Infiltrato.it

Famiglie  d’Italia

Il bioreattore per la crescita algale sperimentale ( Econota 106 )

maggio 9, 2013

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Ricercatrice 17 vince un premio da 100.000 dollari con il bioreattore per crescita algale sperimentale.

di Morgana Matus

Sara Volz  ha inventato un processo che aumenta la quantità di biocarburanti prodotti dalle alghe e ha vinto  quest’anno il Intel Science Talent Search . La studentessa di Colorado Springs ha vinto il suo premio con un  progetto, che utilizza la selezione artificiale per individuare quali organismi siano in grado di trasformarsi in biocarburante. Questo nuovo metodo non solo aiuta a ridurre il costo complessivo del biocarburante da alghe  ma, curiosamente, è stato sviluppato principalmente nella camera da letto di Sara!

Sara Volz ha realizzato i cicli di luce (necessari per far crescere le alghe) in un laboratorio casalingo sotto il suo letto soppalco. La Volz ha cresciuto le sue alghe in un terreno contenente il pesticida sethoxydim che produce bassi livelli di acetil-CoA carbossilasi (ACCase), un enzima che è importante nella sintesi lipidica. Le alghe selezionate potrebbe produrre notevoli quantità di olio che potrebbero rendere il biocarburante commercialmente redditizio in futuro.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

La stufa solare

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Per milioni di persone nel mondo, qualcosa di semplice come fare il pranzo di tè o di cottura richiede ore di lavoro massacrante per trovare combustibile per un fuoco duraturo. Nei paesi in via di sviluppo le donne e le ragazze passano lunghe ore di raccolta di combustibili come ad esempio la legna mentre i loro fratelli maschi sono a scuola. One Earth Designs sa che in una sola ora abbastanza luce solare raggiuge la Terra per soddisfare teoricamente tutta l’energia necessaria l’umanità per un intero anno.  Attraverso la loro linea di stufe solari portatili in cui è decisivo il prezzo particolarmente basso, il loro obiettivo di sfruttare l’energia per un pianeta più pulito e socialmente giusto si fa più vicino.

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Attualmente, il prodotto più famoso dell’azienda è il Pro SolSource . Questo piatto parabolico utilizza pannelli riflettenti per raccogliere i raggi solari. L’energia del sole viene concentrata in un unico punto nell’ambito di un fornello che è costruito sopra il centro del dispositivo dove il cibo può essere bollito,cucinato alla griglia, al vapore o fritto. Perfezionata attraverso 13 cicli di prototipazione e test di campo con le comunità rurali in Cina occidentale, Pro SolSource è stato progettato per proteggere gli occhi dell’utente dai dannosi raggi UV fornendo una cucina comoda e conveniente anche con tempo nuvoloso. Secondo la società, la Pro SolSource può far bollire un litro d’acqua in dieci minuti senza produrre un grammo di inquinamento da anidride carbonica .

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

E’ in rete ” Percomprareitaliano.it “

aprile 24, 2013

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In questi giorni, a quattro anni e mezzo dalla nascita di questo blog, da noi  promosso ed attuato, ed a seguito del convegno tenutosi il 12 ottobre 2012 presso l’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano dal titolo ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia “, si apre un sito nel quale sarà proposto il meglio del Made in Italy. Si comincia presentando il meglio dei Sapori di Sicilia con tre confezioni offerte e ciò servirà per collaudare e migliorare il progetto. Poi, nel giro di un mese, l’offerta si aprirà ad altre regioni e ad un carrello spesa ” riassuntivo ” scegliendo tra il meglio dei prodotti offerti dal nostro territorio nazionale.

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 ( Umberto Napolitano e Natalina Torresani, una coppia felice, sposata ed insieme da una vita, orgogliosa della propria appartenenza ad una Nazione in grado di offrire ingegno,qualità e capacità produttiva: l’Italia! )
www.percomprareitaliano.it,  nato da un’idea del cantautore Umberto Napolitano, la cui storia artistica è riscontrabile ovunque, ed affidato per la gestione amministrativa alla moglie Natalina Torresani, ha lo scopo di mettervi in contatto con produttori, consorzi e grossisti primari permettendovi di acquistare direttamente da loro prodotti di alta qualità e tracciabilità esclusivamente italiani. Quindi è un e-commerce che nasce e si sviluppa a livello familiare, che si mette al servizio vostro e delle aziende, che agisce su mandato delle realtà presentate ed offerte, e che proprio alle famiglie è rivolto. L’alta qualità e tracciabilità dei prodotti sono garantiti dalle varie certificazioni di legge degli stessi, supervisionate da ESAE srl, spin-off Università degli Studi di Milano e ecologia applicata srl, Organizzazione scientifica di ricerca ambientale QuESTIO 2012… Quindi, il compito primario di percomprareitaliano.it è quello di favorire l’incontro diretto fra produttori ed acquirenti o almeno di ridurne al massimo i passaggi intermediari. Dopodiché trasferisce “in toto“ gli ordini ed i pagamenti da voi effettuati direttamente alle aziende presentate e da voi scelte, le quali vi invieranno quanto acquistato rispondendo personalmente nei vostri confronti del buon esito completo della trattativa.
Se il progetto godrà della vostra attenzione e fiducia, ci apriremo col tempo ad altri settori, quali abbigliamento, manufatti, turismo ecc. Noi abbiamo lavorato con impegno e serietà e così continueremo sperando di non deludere nessuno.
Famiglie  d’Italia

Mostra etnografica “Ancestral” al Museo D’Arte e Scienza di Milano

aprile 20, 2013

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Il 17 aprile al Museo D’Arte e Scienza di  Via Quintino Sella a Milano è stata inaugurata la mostra etnografica “Ancestral” che resterà aperta al pubblico sino all’8 di maggio.

Il nome di questo evento non poteva essere più indovinato: Infatti,  appena varcata la soglia di questo bellissimo  museo, ospitato in un magnifico palazzo situato proprio difronte al Castello Sforzesco, si entra, come attraversando un vero e proprio “stargate”, in un’altra dimensione, fuori la metropoli frenetica di tutti i giorni, dentro una quiete quasi irreale a contatto diretto con oltre 100 oggetti rituali, idoli sacri e raffigurazioni simboliche  provenienti dai cinque continenti che ripercorrono cinquecento  anni di storia.

E’ una vera e propria visione cosmica sciamanica quella che si presenta ai nostri occhi e che ci riporta alle origini primordiali dell’uomo, al suo rapporto diretto con la natura, al culto degli antenati, alle superstizioni ed alle credenze che sono state proprie dell’umanità e che ancora oggi sopravvivono in riti e cerimonie celebrati in tante parti del mondo.

La serata è stata poi  arricchita da due eventi collaterali, una conferenza tenuta dal Prof  Hildegard Antoni Carvajal  ideatore di Ancestral , fautore e membro attivo in particolare di Sangredeamerica.org, una organizzazione no-profit che quest’anno celebra i 20 anni di attività e composta da un gruppo di persone, tra cui scrittori, antropologi, musicisti, campesions, intellettuali e gente comune con l’obiettivo di promuovere la difesa e l’autodeterminazione delle comunità indigene, riconosciute dall’ONU solo nel 2006, diffondere il valore delle tradizioni ancestrali, il rispetto delle culture, dello stile di vita di questi nativi che ancora oggi sono purtroppo oggetto delle logiche di sfruttamento della “civilizzazione progressista”.

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Il Prof Carvajal ha parlato al folto pubblico intervenuto della sua esperienza di oltre 25 anni, insieme a etnologi, antropologi e musicisti. Ha effettuato numerosi viaggi e ha soggiornato con le popolazioni indigene e rurali del Sud America, dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania per riportare alla luce la loro vera storia e le loro tradizioni, la musica, la spiritualità i costumi e la saggezza degli ultimi sciamani, veri conoscitori dei segreti e dei meccanismi della natura, vittime per secoli di annientamento, colonizzazione e deculturizzazione etnica.

La serata si è chiusa splendidamente con alcuni brani eseguiti dal grandissimo compositore, musicista e pluristrumentista  Roland Ricaurte (oltre 2500 concerti in tutto il mondo e 10 albums), etnologo proveniente dall’Università Nazionale di Bogotà e membro attivo di Sangredeamerica, che ha suonato alcuni strumenti a fiato e a percussione della sua collezione composta da 197 meravigliosi pezzi autentici del continente americano, raccolti in tantissimi anni, generando sonorità di una limpidezza ineguagliabile che hanno avvolto i presenti trasportandoli in mondi ancestrali dove, come dice lo stesso Ricaurte, se si ascolta bene è possibile udire anche il passo della formica, melodie che ci hanno riportato alle splendide atmosfere del film Mission e delle colonne sonore del Maestro Ennio Morricone con il quale proprio Roland Ricaurte ha collaborato.

Prima di concludere voglio ringraziare pubblicamente il grande artista Marcelo Bottaro che mi ha invitato a questa splendida mostra e che era presente alla serata, appena rientrato dal Venezuela dove ha esposto con grande successo alla Galleria d’Arte Nazionale di Caracas le 12 battaglie di Simon Bolivar. Il richiamo non è casuale perché nelle tele di Bottaro ritroviamo proprio quella simbologia, quegli oggetti e quella spiritualità ancestrali che sono stati il fulcro di una serata veramente unica ed indimenticabile.

Un ringraziamento doveroso e  sentito al direttore del Museo d’Arte e Scienza di Milano, il dott Peter Matthaes  per questa mostra e per tutte le altre splendide iniziative che danno lustro alla cultura ed alla città di Milano.

by Stefano Micheli

Famiglie  d’Italia

E’ in arrivo una nuova microbatteria ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

aprile 19, 2013

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Una nuova microbatteria: si carica velocemente ed è potentissima

Dei ricercatori dell’Università dell’Illinois– Urbana-Champaign hanno creato delle microbatterie che si caricano 1.000 volte più velocemente delle batterie normali e possono, concretamente avviare un’automobile.

Le batterie sono agli ioni di litio e risultano non solo oltre 2000 volte più potenti di una batteria moderna, ma anche notevolmente più piccole.

Guidati dal professore di ingegneria William P King, alcuni ricercatori hanno creato una batteria che misura meno di un centimetro, ma che ha una potenza sufficiente per avviare la batteria scarica di un’auto.

Anodo e catodo utilizzano una microstruttura tridimensionale per un trasferimento di energia più veloce e un’uscita di potenza superiore.

Con tale struttura per questi due elementi essenziali per lo scambio degli elettroni all’interno della batteria, il team di ricerca ritiene che le batterie possano essere 30 volte più sottili, ma anche fornire 30 volte più energia.

La nuova tecnologia, illustrata su Nature Communications, secondo il professor King, potrebbe rivoluzionare il mondo dell’elettronica e costituire un modo tutto nuovo di pensare alle batterie.

“Una batteria può fornire molta più energia di quanto chiunque abbia mai pensato. Negli ultimi decenni l’elettronica si è rimpicciolita, ma le batterie sono rimaste indietro. Ora una microtecnologia può cambiare tutto e rimetterle in pari”, ha detto il professor King.

“È una nuova tecnologia. Non è un progressivo miglioramento delle precedenti tecnologie”, ha precisato il laureando James Pikul, primo firmatario dell’articolo apparso su Nature Communications.

Naturalmente sono necessari ulteriori studi per poter affinare la tecnologia e sono necessari dei produttori per immettere sul mercato queste batterie.

Questo articolo è stato pubblicato in Scienza

Approfondimento:Le batterie del futuro 10 volte più piccole e potentiLa Stampa (Blog )

Famiglie  d’Italia

Problemi di memoria?… ( Famiglie d’Italia Salute News )

aprile 11, 2013

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Memoria flop? Ci pensa l’olio di rosmarino ( by Salute 24 )

Olio essenziale di rosmarino per migliorare la memoria. Sembra l’inizio di un rituale magico, ma, in realtà, si tratta di una recente scoperta che sarà presentata martedì alla conferenza annuale della British Psychological Society di Harrogate (Regno Unito). Secondo Mark Moss e Jemma McCready, autori dello studio che ha svelato questa nuova proprietà della ben nota pianta, la sua essenza aumenta non solo la capacità di ricordare eventi passati, ma anche quella di non dimenticare di svolgere azioni nel futuro, dal banale invio di un biglietto d’auguri alla più importante assunzione regolare di un medicinale.

Rosmarino e brahmi: le 5 medicine naturali che fanno bene alla testa

Già in passato il rosmarino era stato associato alla fedeltà e alla memoria, in particolare a quella a lungo termine e alle capacità aritmetiche. Queste proprietà sono state associate all’azione inibitrice delle sostanze presenti nella pianta su alcuni enzimi che agiscono a livello del cervello. Per approfondire la conoscenza di questo fenomeno Moss e McCready si sono concentrati sulla memoria prospettica, quella che permette di ricordare eventi che si realizzeranno nel futuro. Per farlo i ricercatori hanno diviso 66 volontari in due gruppi, cui è stato chiesto di attendere in due stanze diverse l’inizio di test specifici per valutare le capacità mnemoniche, ad esempio nascondere un oggetto e ritrovarlo dopo un po’ di tempo. Solo una delle due stanze è stata profumata con olio essenziale di rosmarino e i partecipanti che hanno atteso l’inizio dei test in questa stanza hanno ottenuto risultati migliori. Non solo, nel loro sangue sono state rilevate maggiori quantità di 1,8-cineolo, una molecola presente nell’olio di rosmarino nota per la sua capacità di influenzare la memoria.

Rosmarino e brahmi, le erbe-sprint per la memoria. Guarda la fotogallery

“Questi risultati – ha spiegato McCready – potrebbero avere implicazioni nel trattamento delle persone con problemi di memoria. Ulteriori ricerche saranno necessarie per scoprire se questo trattamento è utile per gli anziani che hanno a che fare con un declino della memoria”.

di Silvia Soligon (10/04/2013) fonte: Salute 24

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Il nucleare, a quanto pare, non sempre fa male

aprile 5, 2013
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Uno studio svolto dal Goddard Institute for Space Studies della Nasa ha evidenziato come le centrali nucleari avrebbero salvato la vita di quasi 2 milioni di persone dal 1971 a oggi per non aver respirato l’inquinamento prodotto dai combustibili fossili utilizzati per creare energia, né per malattie derivate. Notizia riportata dalle varie agenzie ma non con il risalto forse dovutole. Questo blog, sempre attento e trasversale nelle sue proposte ed analisi, vi offre un interessantissimo articolo a firma del fisico Giuseppe Quartieri.
Il primo insegnamento della lezione di Fukuscima
di Giuseppe Quartieri

Insistere per l’informazione corretta. E’ un punto d’onore per questa Redazione ( fonte: Ilmovimentodopinione.it )

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Un incidente industriale si è verificato nello stabilimento di trasformazione di scorie nucleari a  Marcoule, vicino Nimes (Francia)   a circa 250 Km in linea d’aria da Torino. Quasi tutti hanno chiamato questa esplosione del forno come un incidente “nucleare” ma in realtà si è trattato di un incidente convenzionale (termochimico). Non si è trattato di un incidente di una centrale nucleare ma in uno stabilimento di ritrattamento di combustibili nucleari. A causa dello scoppio di natura termochimico (non nucleare) del forno di ritrattamento di scorie radioattive c’è stato un morto e 4 feriti di cui uno grave. Inizialmente, molti hanno temuto fughe di materiale radioattivo. Tutte le Autorità nucleari francesi hanno sconfessato la possibilità di fughe radioattive. Tutti gli elementi specialisti e le Autorità  Italiane (VF, ISPRA, ANPA, Protezione Civile ecc.)  in materia sono allertate per operare al meglio.  In attesa di sviluppi non si può dire nulla che non sia avventato se non il fatto che non si è trattato di un incidente nucleare. I soliti imbonitori televisivi e pseudo-scienziati, anche apparentemente bravi, hanno cominciato a riprendere il tono e i discorsi alla Fukushima senza rendersi conto delle assurdità che hanno detto a caldo.

Frattanto si può cominciare a dire qualcosa su quanto appreso dalla lezione appresa dall’incidente di Fukushima. Questo ben noto incidente critico è stato solo e soltanto uno scoppio di  natura puramente chimica. Come conseguenza dello scoppio prodotto dalla reazione idrogeno – ossigeno ad alta temperatura si è verificato lo squarcio della terza barriera quella della costruzione edile esterna. Dagli squarci si è verificata la fuoriuscita di radioattività. Le Autorità giapponesi hanno adottato una serie di misure di emergenza per ridurre al massimo gli effetti negativi dell’incidente e soprattutto per ridurre gli effetti sulla catena alimentare ed ambientale.

Le stesse Autorità stanno adottando le tecniche più moderne ed avanzate per la depurazione e salvaguardia dei siti e delle campagna circostante che viene bonificata con l’impiego di nano-batteri del tipo Rlastonia De Tusculanese in grado di bio-accumulare ed assimilare la radioattività ed isolarla  purificando i campi e la catena di alimentazione.

Quindi,  questo ben noto incidente è stato classificato infine di settimo livello ossia del massimo livello previsto dalla scala INES degli incidenti. Appare chiaro che questo incidente ha generato nel mondo intero uno stato di paura, di panico e di incomprensione degli eventi accaduti che ha fatto precipitare velocemente il credito e la fiducia nella sicurezza delle centrali nucleari. In questi mesi, molte persone hanno finalmente notato che, in Giappone, non ci sono stati morti a causa del comportamento “nucleare” delle centrali stesse. Invece, il terremoto di livello 9 della scala Richter con conseguente tsunami (maremoto) e la conseguente onda anomala hanno prodotto oltre 30000 morti  e dispersi. Tuttavia, non ci sono stati morti dovuti ad effetto di radiazioni nucleare. Di fatto, il popolo giapponese attorno alle centrali nucleari di Fukushima  è stato evacuato per tempo con almeno due giorni di anticipo rispetto alla piccola perdita di radioattività procurata. L’andamento degli eventuali morti che si potranno forse verificare nel futuro   a causa delle perdite di radioattività a Fukushima, sarà elaborato a tempi futuri. Per adesso,  si fa subito notare che i processi di depurazione dell’aria e del terreno sono già stati iniziati dai responsabili tecnici giapponesi e procedono molto alacremente. In particolare, sono state distribuiti sul terreno circostante le centrali nucleare nano-batteri vari che hanno la funzione di bio-accumulare la radioattività eliminandola dal terreno e concentrandola negli stessi microrganismi. Successivamente questi micro-organismi verranno raccolti e, a loro volta, stipati in opportuni contenitori che verranno inviati ad appositi depositi per lo smaltimento. In altre parole, i giapponesi stanno dimostrando di essere al massimo livello tecnologico e scientifico impiegando le più moderne ed avanzate tecnologie di depurazione, bio-rimedio e di conservazione del terreno e dell’aria circostante in modo da preservare la catena alimentare dagli effetti di radioattività a medio e lungo termine. La stessa tecnica e metodica verranno impiegate con alcune semplici varianti per la depurazione della radioattività nell’acqua.

In altre parole, la pacata e riflessiva cultura tecnico-scientifica giapponese sta risolvendo i problemi senza troppe fisime psicologie, paure vere e paure amplificate da imbonitori di cervello e da psuedo-scienziati diretti più dai propri interessi personali che dalla volontà di migliorare la disponibilità energetica per il popolo italiano. Questi stessi pseudo acculturati, diretti da presentatori vari, da attori e cantanti di bassissimo livello culturale scientifico, non conoscono i rudimenti della teoria dei rischi, della accettabilità scientifica e tecnologica dei rischi stessi. Di conseguenza,  questi stessi imbonitori non hanno la benché minima idea di che cosa sia la “politica dei rischi”, che governa tutta la moderna società. Molti autori, pensatori e politici vari hanno accettato che la moderna migliore  definizione di società è quella di “società del rischio” (risk society).

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La quantità di morti prodotta dal carbonio (anidride carbonica) al mondo è dell’ordine di un milione di morti all’anno. La media dei morti per cancerogenesi nelle grandi città (Roma, Milano, Londra, Parigi ecc.) si aggira attorno a circa 500 al mese. Tutti conoscono le medie di morti a settimana nelle autostrade d’Italia a causa di incidenti stradali vari. Questi numeri sono oltre 1000 volte superiori ai morti prodotti da effetti di guasto delle circa 450 centrali nucleari al mondo avendo contato i picchi di Chernobyl e di altri incidenti quali Three Mile Island e tenendo conto delle eventuali morti nel futuro prodotte dagli incidenti di Fukushima  Al momento, alcune di queste stime è ancora soggetta a variazioni ed aggiornamenti vai con alto livello di confidenza statistica reale. Si ricade quindi nei soliti problemi di accettabilità del rischio a confronto con la paura del popolo dettata non solo dalla ignoranza crassa del nucleare ma anche dai persuasori occulti che vogliono che si mantenga lo status quo energetico attuale ossia la supremazia dei carburanti fossili (petrolio, gas e carbone).

Giuseppe Quartieri

Famiglie  d’Italia

 

Per saperne di più riguardo al mobbing sul lavoro ( Famiglie d’Italia News )

aprile 2, 2013

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Mobbing sul lavoro: una vessazione da combattere!
( Post molto esaustivo riguardo al mobbing sul lavoro tratto da La Perfetta Letiziainteressantissimo blog che invito tutti a visitare. )
Se ne se sente parlare sempre più spesso, e molti lo subiscono nell’impotenza. Ma che cos’è il mobbing?

Il termine mobbing origina dal verbo inglese “to mob”, tradotto come “Assalire in massa o in modo tumultuoso, accerchiare, circondare, assediare, attaccare”. Il termine rievoca l’immagine di animali o persone che circondano minacciosamente un membro del gruppo, tendenzialmente per indurlo alla fuga e all’esilio. Nell’ambito delle scienze giuridiche, il mobbing è definito come “l’insieme di atti o azioni che si ripetono per un considerevole periodo di tempo, compiute da uno o più soggetti, che possono essere il datore di lavoro o gli stessi colleghi, nei confronti di un altro lavoratore. Detto comportamento è finalizzato a danneggiare le vittime in modo sistematico e per uno scopo ben preciso. Queste vengono accerchiate ed aggredite intenzionalmente attraverso una strategia comportamentale volta alla distruzione psicologica, sociale e professionale.” (tratto da Jobonline.it”)Gli atti persecutori si manifestano sottoforma di vessazioni, molestie morali, persecuzioni, abusi, ritorsioni sulle possibilità di carriera e violenze psicologiche di vario tipo. Anche la declassazione immotivata di un lavoratore a funzioni e compiti inferiori al suo ruolo, con conseguente umiliazione e dequalificazione, può rientrare in un’intenzionale manovra di distruzione psicologica, sociale e professionale, ed essere valutata come mobbing. Citare tutte le condizioni che, in un preciso contesto, possono far forma a un comportamento vessatorio sarebbe eccessivamente lungo. L’articolo “Mobbing” di Stefano Spinelli (http://www.personaedanno.it/enciclopedia/mobbing) fornisce un elenco esauriente. Qui, mi limito a citare alcune situazioni frequenti:

1. Spostamento del posto di lavoro illegittimo o ingiustificato.
2. Mutamento di mansioni e obbligo a svolgere compiti dequalificanti.
3. Licenziamento illegittimo.
4. Mancato riconoscimento promozioni, diritto alla partecipazione a corsi di formazione in precedenza concessi.
5. Numerosi cambiamenti di mansioni, indipendentemente dalle necessità dell’azienda.
6. Collocazione in posizione sott’ordinata a colleghi con qualifica inferiore o collocazione in posizione equiparata a colleghi di livello inferiore.
7. Trasferimento di un altro collega nel posto ricoperto fino a quel momento.

Il mobbing può essere realizzato in modo smaccato oppure subdolo, celato sotto una gestione del rapporto di lavoro apparente legittima. Il lavoratore che lo subisce vive la situazione dapprima con un senso di colpa “Se le cose vanno male, io solo ne sono responsabile” per poi scivolare sempre di più nella depressione. I danni psicofisici possono essere ingenti, e, se giudicato colpevole, colui che mette in atto il mobbing è tenuto a risarcire economicamente il dolo perpetrato (pecunia doloris). Il giudice che ha presieduto la causa della signora Sig.ra E.G, presso il Tribunale di Torino, Sezione Lavoro I grado, 16 novembre 1999, Est. Ciocchetti, ha dichiarato che le pratiche del mobbing hanno l’effetto di: “Intaccare gravemente l’equilibrio psichico del prestatore, menomandone la capacità lavorativa e la fiducia in se stesso e provocando catastrofe emotiva, depressione e talora persino suicidio”.

I danni del mobbing si possono ascrivere in: danno esistenziale, biologico e patrimoniale.
A livello fisico, “la vittima di mobbing accusa sintomi e malesseri a carico di organi o apparati che sono strettamente legati a patologie psico-somatiche, comunemente derivanti dalla depressione reattiva all’ambiente lavorativo o allo stress occupazionale” (H.Ege, op. cit., pag. 94).

Le malattie, sia fisiche che psicologiche, si possono protrarre per lungo tempo o divenire persino irreversibili. Nell’accertamento del danno biologico, vengono coinvolti il medico del lavoro, il medico legale e lo specialista psichiatra.

In Italia il mobbing è un reato ancora ambiguo, non ben inquadrato dalla legge, ma è possibile aggirare l’ostacolo attenendosi alla costituzione vigente. Infatti, ai sensi dell’art. 2087 c.c., intitolato “Tutela delle condizioni di lavoro”: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Inoltre, “il datore di lavoro, per parte sua, vista l’ampiezza dell’obbligo di tutela che gli è imposto dalla norma, sarà responsabile non solo delle condotte di mobbing realizzate direttamente, ma anche di quelle poste in essere dai suoi preposti, essendo in questo caso egli responsabile di non aver vigilato sulla loro condotta, o di averli scelti nonostante adottassero tali comportamenti.” (tratto da Jobonline.it”)

Anche i liberi professionisti, se inquadrati in una formula lavorativa assimilabile a quella di un dipendente, possono subire mobbing e richiedere l’intervento del giudice del lavoro denunciando la violazione dell’art. 2087 c.c.

A cura di Federica Leva 
Famiglie  d’Italia

Raffreddore da fieno: aiuto! ( Famiglie d’Italia Salute News )

marzo 22, 2013

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E sì, è proprio il caso di dire ” Aiuto, è in arrivo il raffreddore da fieno! “. Per molti inizia il calvario primaverile che come una cambiale puntualmente scade e passa all’incasso. Occhi arrossati e naso gocciolante e un’infinità di etcì etcì… salute! Oppure, pillole varie e sonnolenza quotidiana assicurata, a meno che non ci si sia prima vaccinati in tempo, vaccini che però non con tutti hanno sempre a stessa efficacia. A me, per esempio, nel lungo periodo in cui sono stato ” infestato ” fin da ragazzino, erano talmente tante le fonti di allergie alle quali ero soggetto che ogni prevenzione poco funzionava. Per fortuna, come è arrivato, ad un certo punto della mia vita, avvicinandomi alla cinquantina, il maledetto raffreddore è sparito improvvisamente… ma che calvario fino ad allora!

Oggi, navigando su Google, la mia attenzione si è soffermata su un post molto interessante proposto da GreenMe.it e, che a mia volta, vi ripropongo pari pari, certo di farvi cosa gradita.

Alimenti e pollini: boom di allergie. Ma le api fanno da sentinelle

Non solo pollini. Anche gli alimenti contribuiscono ad incrementare le più comuni manifestazioni allergiche di questo periodo. È la cosiddetta SOA, la Sindrome Orale Allergica, la principale manifestazione da reattività incrociata tra pollini e alimenti.

In Italia a soffrirne è una percentuale di allergici ai pollini che va dal 47 al 70%. Si tratta soprattutto di adulti, meno frequentemente coinvolge anche i bambini perché la prevalenza aumenta con l’età.

Quali sono gli elementi che associati ai pollini provocano la Soa? Putroppo si tratta di cibi che fanno parte della dieta quotidiana, come frutta e verdura fresca che scatenano i sintomi soprattutto se consumati crudi. Ed ecco quali sono le associazioni più fastidiose:

  • pollini di Graminacee e pomodoro, frumento, kiwi, melone, anguria, arancia;
  • pollini di Urticacee (come la Parietaria) e basilico, piselli, ciliegie;
  • pollini di Composite e sedano, prezzemolo, camomilla, melone, anguria, mela, banana, lattuga;
  • pollini di Betulaceae e mela, pera, albicocca, carota, finocchio e noce.

È quanto emerso oggi a Como, nel corso del convegno “Non solo pollinosi. Pollini e alimenti: la sindrome orale allergica” organizzato, in occasione della VII Giornata Nazionale del Polline dall’Associazione Italiana di Aerobiologia (AIA), insieme all’Ispra, alla Fondazione Minoprio e alla Federazione Italiana delle Associazioni di Sostegno ai Malati Asmatici e Allergici.

Lo studio ha dedicato un’ampia parte al miele e alle api, le sentille dell’inquinamento e della sicurezza alimentare. In questo senso, esse consentono di effettuare valutazioni sulla qualità dell’ambiente in cui vivono. Attraverso fenomeni di bio-accumulo, scomparsa e mortalità, le api assorbono le sostanze presenti ad esempio nei pollini durante l’impollinazione. Spesso nel loro corpo sono state trovati contaminanti ambientali quali metalli pesanti (Piombo, Cadmio, Cromo, Mercurio, Nichel, Rame e Zinco), radionuclidi gamma emittenti, microinquinanti organici (diossine, furani), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), policlorobifenili (PCB), pesticidi (insetticidi, fungicidi, erbicidi e battericidi), microrganismi patogeni (batteri, funghi e virus).

Animali preziosi, purtroppo poco tutelati visto che di recente la proposta di abolire per due anni l’impiego di pesticidi neonicotinoidi, che minacciare la sopravvivenza delle api, non ha ricevuto la piena approvazione dei paesi membri dell’Ue.

Intanto, dice l’Agenzia europea dell’ambiente che negli ultimi 20 anni è scomparso il 60% delle farfalle mentre un quarto degli insetti è a rischio estinzione.

by Francesca Mancuso ( fonte: GreenMe.it )

 

Leggi anche:

- Allergie: rimedi naturali per alleviare i sintomi

- Allergie ai pollini: ecco i rimedi naturali per contrastarle

- Allergie: quello alimentari colpa dell’acqua del rubinetto o dei pesticidi?

 

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Meno sale e più attenzione ai reni: prevenire è sempre meglio che curare ( Famiglie d’Italia Salute news )

marzo 12, 2013

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Salute: indetta la settimana con meno sale

E’ noto che consumare cibi troppo salati faccia male alla salute ed aumenta il rischio di ictus. L’Organizzazione mondiale della Sanità, ha stabilito la giusta quantità di sale da assumere in una giornata, che si aggira intorno ai 5 gr per gli adulti, e ancor meno per i più piccoli. A quanto pare, mediamente, il consumo di sale pro-capite giornaliero è di ben 10 gr, quindi il doppio del previsto

Per limitare un po’ il consumo di sale, nella settimana che va dall’11 al 17 marzo, è stata indetta una campagna informativa, nata per sensibilizzare le persone su questo argomento. Il Gruppo di lavoro intersocietario per la riduzione del consumo di sodio in Italia (Gircsi) e gli Esperti della società italiana di nutrizione umana (Sinu), hanno comunicato l’inizio della campagna promossa dal Wash (World Action On Salt and Health).

La campagna indetta, il cui slogan è “Meno sale più salute nei pasti fuori casa”, vedrà coinvolti anche le strutture mediche e le aziende attive nel campo della ristorazione.

by UominiDonne

Non solo Uomini e Donne

 

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Prevenzione, giovedì è la Giornata mondiale del rene

Controlli e consigli gratuiti al Massaja

v. fa. (by Salute - La Stampa)

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Giovedì è la Giornata Mondiale del Rene, promossa dalla Società Italiana di Nefrologia (Sin) e dalla Fondazione Italiana Rene (Fir).

 Il personale medico e infermieristico dell’ ambulatorio di Nefrologia e Dialisi dell’Asl allestirà una postazione informativa nella hall del Massaja (dalle 8.30 alle 11.30). Saranno distribuiti opuscoli informativi. Inoltre, con la misurazione della pressione arteriosa, saranno anche forniti consigli sullo stile di vita e dietetici per prevenire la malattia perché “una corretta educazione sanitaria aiuta i cittadini nella prevenzione e consente di conoscere i pericoli delle malattie renali”. In Italia 6 milioni di persone che soffrono di una malattia renale: si prevede che entro la fine dell’anno 2,5 milioni di pazienti saranno trattati con emodialisi nel mondo, di questi 50.000 in Italia.
“Meglio tenere sotto controllo la pressione arteriosa, effettuare l’esame urina e il dosaggio della creatinina – consiglia Fulvia Caligaris, direttore Nefrologia e Dialisi – questi piccoli accorgimenti, gestiti con esperti sanitari, ci permettono di identificare una malattia renale in fase precoce, e quindi prevenirne e rallentarne l’evoluzione”. Per informazioni sulla Giornata Mondiale del Rene: ambulatorio di Nefrologia, 0141/486505.

by La Stampa.it Salute

Famiglie  d’Italia

Microcogenerazione a stormo: sulle orme di un vecchio progetto, il Totem Fiat, abbandonato a inizio anni ’80 ( Econota 105 )

marzo 9, 2013

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La microcogenerazione a stormo e quel Totem dimenticato ( fonte: QualEnergia.it )

Nell’era della smart grid la microcogenerazione potrebbe giocare un ruolo nuovo: lo mostra il progetto ‘Schwarmstrom’ di Volkswagen e LichtBlick. Una sorta di centrale a gas virtuale e diffusa, con 100mila microimpianti casalinghi che producono assieme calore ed elettricità. Come il vecchio Totem Fiat, abbandonato a inizio anni ’80.

Giulio Meneghello con nota finale di Paolo Broglio

clip_image002Metti un centinaio di migliaia di micro-centrali a gas, o ancor meglio a biogas, capaci di dare assieme calore ed elettricità in maniera super-efficiente. Collocale nelle cantine di altrettante case e condomini e rendile capaci di essere gestite in remoto, coordinandosi nella rete intelligente per dare energia in maniera flessibile, sostituendo la produzione centralizzata dei vecchi impianti e compensando la non programmabilità di eolico e fotovoltaico. Aggiungi che questi micro-cogeneratori sono progettati a partire da motori d’automobili e che vengono dunque realizzati da un’industria, quella dell’auto che ha urgente bisogno di reinventarsi.

Sembrerebbe una buona idea: dispiace che a realizzarla saranno i tedeschi di Volkswagen, mentre Fiat, che negli anni ’70 era diversi passi avanti a tutti riguardo alla costruzione di micro-cogeneratori, sembra aver chiuso il futuro in un cassetto. Infatti, di fronte a un mercato dell’auto in flessione di oltre il 20%, Fiat risponde (oltre che con l’erosione dei diritti dei lavoratori) puntando ancora ostinatamente sull’auto e nemmeno nelle sue motorizzazioni più innovative come l’ibrido e l’elettrico, ma – come dichiarato recentemente dall’ad Marchionne – scommettendo sui veicoli di lusso.

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La buona idea di cui stiamo parlando è quella che Volkswagen e l’operatore energetico LichtBlick hanno iniziato a mettere in pratica dal 2009 e che ora sta iniziando a entrare in una nuova fase: i ‘ZuhauseKraftwerke’ (“centrale elettrica a casa”), micro-cogeneratori a gas (che possono essere alimentati a biogas) basati sui motori del Caddy e della Touran, che si vogliono installare ad Amburgo in grandi quantità (100mila) per creare una sorta di centrale virtuale diffusa da 2.000 MW. Il futuro che la Fiat ha dimenticato nel cassetto è invece il ‘Totem’, il micro-cogeneratore basato sul motore 900 cc della 127 del quale Fiat, da metà anni ’70 all’ ’85, ha prodotto circa 5mila esemplari, quasi tutti ancora in funzione. Una macchina da 15 kW ideale per essere alimentata anche con biogas e che trasformava il combustibile in energia e calore con un’efficienza altissima: del 92-93%.

Chissà se quando hanno abbandonato il progetto Totem, nel 1982, i vertici Fiat immaginavano che 30 anni dopo Volkswagen lo avrebbe ripreso in mano. Il ZuhauseKraftwerke infatti “è stato integralmente copiato dal nostro motore”, spiega a QualEnergia.it l’ingegner Francesco Paolo Ausiello, che ai tempi dirigeva il progetto Totem in Fiat. E ci elenca le innovazioni che lo sviluppo del cogeneratore aveva introdotto a fine anni ’70, dalla prima accensione elettronica, a un inverter fatto realizzare appositamente all’MIT, fino ad un nuovo sistema di protezione in parallelo con la rete.

Ai tempi, ci racconta Ausiello, il Totem aveva avuto un discreto successo applicato nel settore ospedaliero e alberghiero e in paesi come Olanda e Germania (ma, va detto, si produsse molto meno rispetto a quanto previsto). In generale, ci spiega, un microcogeneratore è conveniente da installare dove c’è un fabbisogno di calore abbastanza alto e costante, ma trova una applicazione ideale anche in aziende agricole in cui ci sia produzione di biogas.

Oggi le potenzialità di un prodotto come il Totem sarebbero certo maggiori per una serie di motivi: le tecnologie impiegate per realizzarlo – ad esempio le centraline elettroniche e inverter – sono crollate di prezzo e migliorate in qualità, la liberalizzazione del mercato elettrico ha rimosso una serie di ostacoli che complicavano l’installazione e la vendita in rete dell’elettricità, sono stati introdotti incentivi all’elettricità prodotta da biogas e, infine, l’informatica e lo sviluppo di sistemi di gestione intelligente della rete e dell’energia ne consentono un uso ancora più efficiente.

Ed è proprio l’applicazione della microcogenerazione alla smart grid la parte innovativa del progetto di Volkswagen e LichtBlick: il loro ZuhauseKraftwerke è predisposto per essere integrato in una rete informatica e di recente hanno presentato un software, SchwarmDirigent, in grado di coordinare migliaia di micro-cogeneratori in base ai bisogni della rete e delle utenze domestiche presso cui sono installati. “Il software usa dati dai nostri sistemi di trading dell’elettricità, dal mercato elettrico spot e dal sistema di accumulo di calore di ogni singola unità per ottimizzare la produzione di energia”, spiega a QualEnergia.it, Ralph Kampwirth, portavoce di LichtBlick.

Al momento ci sono 700 microcogeneratori coordinati tramite il software, che controlla anche alcuni impianti eolici. Il progetto, battezzato SchwarmStrom, (cioè “energia dello stormo”) è di coordinare 100mila ZuhauseKraftwerke, creando in pratica una centrale a gas virtuale e diffusa da 2.000 MW di potenza.

Come si concretizzerà l’esperimento SchwarmStrom resta da vedere. Per ora si sono installati meno impianti del previsto ed è già cambiato il modello di business: inizialmente si prevedeva una sorta di leasing per cui, a fronte di un contributo per l’installazione di 5mila euro, LichtBlick si occupava di tutto e continuava a fornire energia al cliente, ora invece, ci spiega Kampwirth, si è passati a un modello di vendita normale, con un costo per unità di circa 28mila euro, forse un po’ caro anche se la macchina, adatta al fabbisogno di un condominio o di una grande casa, fa risparmiare circa il 40% della spesa per luce e gas.

In ogni caso, è chiaro che nell’era della smart grid e della generazione diffusa la cogenerazione potrebbe giocare un ruolo nuovo. Avrebbe senso se anche la nostra Fiat riprendesse in mano il vecchio Totem, ovviamente aggiornato? Ausiello ne è convinto, l’azienda, interpellata ripetutamente, invece non ci ha risposto.

Presso l’Università degli Studi di Milano – Facoltà di Agraria – lo spin-off ESAE srl. sta accarezzando l’idea di rendere autonome le piccole aziende o addirittura i condomini aggiungendo un piccolo digestore anaerobico in grado di produrre biogas e quindi alimentare il TOTEM o apparecchiatura similare coniugando la “ trasformazione della frazione organica “ con l’ottenimento di un ottimo combustibile in grado di alimentare il motore endotermico. Se si arrivasse ad una produzione di massa di tali sistemi l’effetto sarebbe sconvolgente : basta scarichi civili e fognature, basta depuratori, risparmio della bolletta energetica del 40-60 % e perdita di potere delle ex Aziende Municipalizzate Multiulilities. Ce lo lasceranno fare ?

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Prof. Giovanni Bianucci : è scomparso un Maestro, un grande divulgatore scientifico ed un ricercatore di sistemi di depurazione di acque usate civili ed industriali innovativi

E’ con grande dolore che apprendo, con grande e colpevole ritardo, la scomparsa di Giovanni Bianucci avvenuta lo scorso anno (21/2/2012 ). Ultraottantenne ha sempre seguito le ultime novità tecnologiche del settore della depurazione delle acque usate. I suoi numerosissimi libri e manuali

( editati per i tipi di Hoepli ), elaborati sempre con la moglie Esther Ribaldone-Bianucci, lasciano un incancellabile e importante segno in questo particolare settore che abbraccia la biologia, la chimica e l’ingegneria.

Libero Docente di Chimica delle Acque la sua gentilezza e la sua fermezza nell’esporre i suoi punti di vista sono rimasti scolpiti nella mente di amici e discenti. Tantissimi sono i ricercatori e “ gli addetti ai lavori “ che gli devono molto in termini di conoscenza dei processi depurativi che per così tanto tempo ha coltivato sia in proprio che con collaborazioni con ditte private, Enti e Università.

Giovanni un grande abbraccio ed una Ecopillola solo per te !

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

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Il riccio di mare chiave per catturare il CO2 dall’atmosfera ( Econota 104 )

marzo 1, 2013

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Carbone pulito, l’insegnamento dei ricci di mare

La scoperta che i ricci di mare utilizzano particelle di nichel per impiegare l’anidride carbonica dal mare potrebbe essere la chiave per catturare in maniera efficiente tonnellate di CO2 dall’atmosfera

( Rinnovabili.it) – Migliorare l’efficienza delle tecnologie di sequestro dell’anidride carbonica potrebbe essere un compito da riccio di mare. E’ proprio a questa specie marina che si sono affidati i ricercatori dell’Università di Newcastle, nel Regno Unito, per sintetizzare un catalizzatore efficiente per la reazione che converte la CO2 in innocuo carbonato di calcio. Gli scienziati hanno studiato il meccanismo con cui alcuni organismi acquatici risulta in grado di costruirsi un esoscheletro a partire dall’anidride carbonica disciolta in mare.

“Abbiamo cercato di capire in dettaglio la reazione dell’acido carbonico – che è ciò che otteniamo quando il biossido di carbonio reagisce con l’acqua – e avevamo bisogno di un catalizzatore per accelerare il processo”, spiega Lidija Siller, fisico presso l’ateneo britannico ed autrice della scoperta. “Quando abbiamo analizzato la superficie delle larve di riccio abbiamo trovato un’alta concentrazione di nichel sul loro esoscheletro”. Gli scienziati hanno impiegato pertanto nanoparticelle di questo metallo aggiungendole al test sull’acido carbonico. “Il risultato è stato la completa eliminazione della CO2”, aggiunge la ricercatrice.

Attualmente, gli studi pilota sulla cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) propongono sistemi di pompaggio che iniettano il gas nel sottosuolo, processo costoso e non esente da un certo rischio. Una soluzione alternativa è quella di convertire la CO2 in calcio o carbonato di magnesio. “E un modo per farlo è quello di utilizzare un enzima chiamato anidrasi carbonica, che tuttavia è inattivo in condizioni acide”, spiega Gaurav Bhaduri, autore principale dello studio. Al contrario il catalizzatore in nichel continua a funzionare indipendentemente dal pH e grazie alle sue proprietà magnetiche può essere riutilizzato più e più volte. “E’ anche molto economico – 1.000 volte meno rispetto all’anidrasi”. La scoperta rappresenta una vera opportunità per le industrie quali centrali elettriche e impianti di trasformazione chimica di catturare tutte le loro emissioni di CO2 prima che raggiungano l’atmosfera.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Ecobarometro 2013: l’ambiente tra le priorità degli italiani

Secondo la ricerca pubblicata da Legambiente, per i cittadini italiani le preoccupazioni ambientali sono seconde solo a quelle su lavoro e occupazioneambiente,

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(Rinnovabili.it) – Agli italiani l’ambiente sta a cuore ed è un tema la cui priorità viene dopo solo ai problemi legati al lavoro e all’occupazione. Secondo i dati emersi dall’Ecobarometro di Legambiente, infatti, la ricerca realizzata in collaborazione con l’istituto Lorien Consulting, il 48,2% dei cittadini è preoccupato per le condizioni ambientali del nostro Paese e il 78,2% sarebbe disponibile ad appoggiare tagli “governativi” piuttosto di vedere crescere le rinnovabili.

Preoccupati per l’inquinamento (il 41% del campione) e per lo spreco di risorse (34,8%), gli italiani si sono dichiarati favorevoli anche a una legge sulla bellezza, proposta da Legambiente proprio in queste settimane ai candidati politici e agli amministratori locali: “Una proposta di disegno di legge – così la presenta Legambiente - che punta a coniugare lavoro e ambiente risanando le città, valorizzando le risorse del territorio, fermando il consumo di suolo e le grandi opere inutili e sostenendo le rinnovabili”. Una prospettiva, ha spiegato il Presidente Vittorio Cogliati Dezza, in cui serviranno meno energia, materie prime e chilometri: «Un processo – ha detto Cogliati Dezza – che ha bisogno di una diversa politica fiscale, che sposti il prelievo dal lavoro e dall’impresa al consumo di risorse, utilizzando una patrimoniale verde per colpire i consumi che incidono sulle emissioni di CO2». L’edizione 2013 dell’Ecobarometro è stata pubblicata oggi sulla Nuova Ecologia.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Acqua ed elettricità per il benessere della Bolivia ( Econota 103 )

febbraio 20, 2013

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Acqua e luce per eliminare la povertà in Bolivia ( fonte: Rinnovabili.it  )

Il presidente boliviano ha ribadito l’importanza di acqua ed elettricità per il benessere del paese, ricordando i piani governativo di sostegno alle risorse.

Eliminare la povertà estrema dando alla popolazione un maggiore accesso ad acqua ed elettricità. Questo quanto affermato dal presidente boliviano Evo Morales, intenzionato a promuovere nuovi progetti di produzione energetica per aumentare nel paese il flusso economico e la disponibilità elettrica insieme a quella idrica.

Il discorso che il presidente ha tenuto in occasione dell’inaugurazione dell’istituto  è servito anche per ribadire cosa il governo sta attualmente facendo per aumentare l’accesso all’acqua. Ricordando che il programma governativo appositamente studiato per la diffusione della risorsa idrica sta per entrare nella terza fase con l’obiettivo di aumentare la reperibilità di acqua potabile e dei sistemi di irrigazione in tutti i comuni.

La mancanza di acqua, oltre che danneggiare le coltivazioni e aumentare le problematiche legate all’igiene, impedisce il progresso delle popolazioni.

“La situazione climatica può danneggiare la produzione anche se in minima parte, ma se abbiamo l’acqua la produzione è garantita” ha concluso il presidente.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Gli scienziati tentano di ricreare artificialmente la fotosintesi per sviluppare energie rinnovabili efficienti ( by Morgana Matus )

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Quando si tratta di sfruttare la potenza del sole, niente può abbastanza paragonare alle foglie. Trasformano la luce in energia chimica utilizzabile mediante l’utilizzo di clorofilla, fotosintesi sono stata a lungo una fonte di ispirazione per coloro che cercano di generare energia rinnovabile efficiente. Con i combustibili fossili in diminuzione e inquinando il nostro ambiente, gli scienziati stanno girando per i processi biologici della natura per creare energia elettrica pulita che può essere utilizzato su richiesta. I ricercatori della University of East Anglia, Università di Leedse l’ Università di Cambridge nel Regno Unito sono state concesse £800.000 per sviluppare la tecnologia che imita fotosintesi, con la speranza di produrre forme più efficienti di energia rinnovabile.

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Al fine di catturare la luce del sole e infine produrre idrogeno, i ricercatori sono lavorando sulla tecnologia che modifica i microbi. Come combustibile ad emissioni zero che può essere convertito in energia elettrica, i ricercatori finanziati dal Biotechnology & Biological Sciences Research Council (BBSRC) spero di produrre un metodo più efficiente di generazione rispetto già esistenti convertitori solari.

“Costruiremo un sistema per la fotosintesi artificiale inserendo piccoli pannelli solari sui microbi. Questi sarà sfruttare la luce del sole e guidare la produzione di idrogeno, da cui le tecnologie di rilasciare l’energia on-demand sono all’avanguardia. Immaginiamo che la nostra fotocatalizzatori dimostrerà versatile e che con una lieve modifica saranno in grado di sfruttare l’energia solare per la produzione di combustibili a base di carbonio, farmaci e sostanze chimiche bene.”, ha detto il capo ricercatore, Prof. ssa Julea Butt di scuola di chimica e di school of Biological Sciences della University of East Anglia.

Utilizzando microrganismi provvisto di pannelli artificiali, la squadra UEA spera di poter manipolare i processi biologici già esistenti per soddisfare i desideri delle pratiche di consumo umano. Imponendo un rapporto sintetico, i ricercatori possono essere in grado di approfittare di uno dei mezzi più antichi e più efficienti di sfruttare l’energia del sole.

+ Università di East Anglia

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Muscolo di grano l’alternativa al seitan e alla carne ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 18, 2013

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Muscolo di grano: cos’è?

Il muscolo di grano è l’alternativa italiana al seitan, per via delle innumerevoli caratteristiche in comune con questo alimento. Diversamente dal seitan, il muscolo di grano è meno conosciuto, fu creato da Enzo Marascio nel 1992 in Calabria.

Possiamo considerarlo un preparate a base di farina di frumento della qualità Cappelli, farina di legumi o soia, olio e spezie. L’unico sale aggiunto in quest’alimento è il cloruro di sodio, il prodotto nel corso di questi anni è stato perfezionato per fare origine all’arrosto.

Pensate che il prosciutto derivato dal muscolo di grano si può affettare come se fosse il classico prosciutto di maiale.

Le caratteristiche nutrizionali del muscolo di grano

Moltissime persone si chiedono quali sono le caratteristiche nutrizionali. Il muscolo di grano è un alimento dalle spiccate proprietà proteiche (garantite dal glutine del grano, legumi e dalla soia). La quota proteica e superiore a quella dei carboidrati e dei grassi e visti gli elementi integrati è ragionevole pensare che l’apporto di sette amminoacidi sia essenziale.

L’unica fonte lipidica presente è quella dell’olio extravergine di oliva, mentre l’assenza di nitriti e nitrati e coloranti ne accresce i pregi secondo le direttive della dieta italiana. Il muscolo di grano viene associato al seitan, perché entrambi sono degli alimenti proteici di origine vegetale. In realtà il seitan contiene solo quattro aminoacidi essenziali e l’apporto calorico è inferiore.

Il muscolo di grano nella dieta

Il muscolo di grano può essere utilizzato nell’alimentazione quotidiana come fonte proteine ad apporto nullo di colesterolo. Può essere considerato un’alternativa ai legumi, alle bistecche di soia e al tofu. Vi ricordiamo che non è un alimento equivalente alla carne, visto che non sono presenti tutti gli amminoacidi essenziali.

Questo alimento può essere interessante da integrare all’interno di una dieta varia ed equilibrata. Se avete bisogni di ridurre il colesterolo assunto nei cibi, il muscolo di grano è una valida alternativa, soprattutto dal punto di vista quantitativa. Non è un alimento adatto ai celiaci in quanto la presenza di glutine è molto elevata.

Dove trovare il muscolo di grano? La maggior parte degli ingredienti sono di provenienza limitata alla Calabria, per questo motivo la reperibilità può risultare difficile trovare tutti gli ingredienti. L’unica alternativa rimane internet, dove è possibile trovare tantissimi siti dove i prodotti biologici sono venduti senza problemi.

Siete pronti a conoscere il gusto e i vantaggi offerti dal muscolo di grano?

fonte: Naturalebio.it

Famiglie  d’Italia

Un anticorpo naturale per combattere la sclerosi multipla ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 7, 2013

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Sclerosi multipla, scoperto dai ricercatori italiani un anticorpo naturale. ( da: Meteo Magazine – Meteo Italia Scenze e Natura )

I ricercatori dell’Università di Siena hanno scoperto un anticorpo in pazienti già affetti da sclerosi multipla

Sclerosi multipla scoperto anticorpo naturale, Fonte:www.futurity.org

L’Università di Siena, in Toscana, ha  scoperto un autoanticorpo naturale, presente nei pazienti di sclerosi multipla con malattia lungamente stabile. L’istituto riferisce che l’anticorpo possiede proprietà immunosoppressive e quindi potrebbe avere un ruolo di stabilità nella malattia. Potrebbe rivoluzionare il futuro della comprensione e lotta alla malattia della sclerosi multipla una ricerca tutta italiana. La ricerca, pubblicata sul Journal of Neuroimmunology, evidenzia come lo stesso anticorpo potrebbe essere utilizzato come un possibile marker prognostico per definire l’evoluzione della malattia stessa nei singoli pazienti, nelle versioni benigne o maligne. Nel dettaglio, durante la ricerca si è riusciti ad isolare l’anticorpo monoclonale nei pazienti affetti da sclerosi stabile da tre anni.

La scoperta potrebbe far comprendere meglio al mondo scientifico come funziona il nostro sistema immunitario, e come questo si lega al nostro sistema nervoso. Inoltre, l’anticorpo potrebbe essere sviluppato ed utilizzato nella terapia delle malattie autoimmuni organo-specifiche, ad esempio potrebbe essere testato nel rigetto da trapianti. La sclerosi multipla (SM), chiamata anche sclerosi a placche, è una malattia autoimmune cronica, che colpisce il sistema nervoso centrale causando un ampio spettro di segni e sintomi. La sclerosi multipla colpisce le cellule nervose rendendo difficoltosa la comunicazione tra cervello e midollo spinale.

preso da: Meteo Magazine – Meteo Italia Scenze e Natura

Famiglie  d’Italia

Un decalogo in occasione della giornata mondiale del cancro ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 4, 2013

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Il decalogo della nuova lotta al cancro ( di Francesca Cerati, fonte: Il Sole 24 Ore )

Ogni anno il cancro sottrae all’economia mondiale circa 900 miliardi di dollari in perdita di produttività e costi sanitari, l’equivalente dell’1,5% del Pil globale. Così, già nel 2011, a un summit Onu i leader di tutto il mondo hanno concordato di voler ridurre del 25% la mortalità prematura per malattie non trasmissibili entro il 2025. Che, nel caso del cancro, significa salvare almeno 1,5 milioni di vite all’anno. Ma le attuali strategie non consentono nemmeno di avvicinarsi a questo obiettivo.

«Servono nuove e incisive misure per promuovere la ricerca scientifica, modificare gli stili e gli ambienti di vita, riprogettare i sistemi sanitari e riformare le politiche sanitarie» ha precisato Douglas Hanahan, dell’Istituto svizzero per la ricerca sul cancro illustrando lo stato dell’arte della ricerca farmaceutica di questo settore, aggiungendo: «Se la domanda era “il mondo sta vincendo la guerra al cancro? A livello globale, la risposta è chiaramente no». A confermalo sono i casi in aumento della malattia e lo stallo nella ricerca.

Le stime dell’Oms indicano infatti che il numero di nuovi casi diagnosticati ogni anno raddoppierà nei prossimi 25 anni e raggiungerà i 22 milioni nel 2030. Il paradosso è che chi si può curare si ammala di meno perché le campagne preventive (contro il fumo, per esempio) e la formazione (l’abitudine a sottoporsi regolarmente al pap test e alla mammografia) hanno permesso di ridurre i casi nel mondo occidentale, ma il restante 65% della popolazione non ha né i mezzi per curarsi, né è messa in condizioni di adottare stili di vita adeguati. Il caso del tumore al polmone nei paesi a basso reddito dove i fumatori sono moltissimi ne è una prova.

Anche i più recenti farmaci mirati, progettati per attaccare la composizione genetica del tumore, non riescono a soddisfare le aspettative: i prezzi, esorbitanti, dei trattamenti stanno diventando insostenibili anche per i paesi “ricchi”. Un esempio? Un anno di trattamento con vemurafenib da solo costa 91.000 dollari e anche se prendiamo tra le sei nuove molecole approvate nel 2011, la più economica (Zytiga per il cancro della prostata avanzato) costa all’anno 44mila dollari, con un allungamento della vita media da 5 a 16 mesi. Alexander Eggermont, direttore generale del Gustave Roussy Cancer Institute francese, ha infatti detto che i “modelli economici di medicina molecolare sono molto incerti”.

Domani, in occasione della giornata mondiale contro il cancro, i 100 esperti di oncologia (clinici, ricercatori, politici, giornalisti, rappresentanti dell’industria e delle associazioni dei pazienti) che hanno partecipato al World oncology forum – che si è tenuto a Lugano l’ottobre scorso per il trentennale della Scuola europea di oncologia (Eso) fondata da Umberto Veronesi – lancieranno un appello ai Governi affinché prendano misure urgenti per contrastare l’aumento dei casi di cancro a livello mondiale. Non solo, hanno anche individuato una strategia in 10 punti per fermare questa “epidemia globale”. Che prevede, oltre alla riduzione dei decessi a livello globale un “pacchetto” di cura del cancro per i paesi poveri.

L’obiettivo è di ottenere quello che è accaduto per la cura dell’Aids in Africa: una decina di anni fa, nessuno riteneva possibile avere farmaci antiretrovirali per curare i pazienti africani con Hiv. Oggi sono più di 8 milioni le persone nei paesi a basso reddito in trattamento. Bisogna agire per interrompere questa escalation. Già ma come? «Di certo, la lotta contro il cancro non potrà più essere solo medica e scientifica, ma anche sociale, culturale e politica – precisa Ugo Rock, presidente della Eso –. Anche in questo campo la ricetta è quella di eliminare spese irrazionali e inappropriate, per rendere più efficiente l’organizzazione dei servizi e più efficace l’uso delle risorse». Il tema va affrontato nel suo complesso – interviene Alberto Costa, direttore scientifico dell’Eso –. È stata una reale sorpresa calcolare che già adesso si potrebbero evitare più di un milione di morti all’anno, con un risparmio che oscilla tra 1 e 2 milioni di euro.

Anche l’Italia non fa eccezione. Il nostro territorio è segnato da una profonda diseguaglianza nella diagnosi e nel trattamento come riporta un nuovo studio dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano che evidenzia come al Nord il 45% dei tumori della mammella è diagnosticato a uno stadio precoce, mentre al Sud le percentuali scendono, arrivando al 26% di Napoli e Ragusa, dove sono frequenti i casi che presentano già metastasi al momento della diagnosi, pari rispettivamente a 9,6% e 8,1 per cento. Sebbene a questa diagnosi ritardata corrisponda una differenza di sopravvivenza a cinque anni relativamente contenuta (89% al Nord a fronte dell’85% al Sud), la scoperta di un tumore allo stato iniziale è un fattore di grande importanza per la paziente perché consente di ricorrere a trattamenti chirurgici meno invasivi e a terapie più semplici, garantendo una migliore qualità di vita e un minore costo sociale.

Francesca Cerati, fonte: Il Sole 24 Ore

 

Famiglie  d’Italia

Frutta e verdura per combattere lo stress ( Famiglie d’Italia Salute news )

gennaio 28, 2013

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Lo  scopo di questo blog è quello di informarvi dando anche voce a notizie utili che spesso non ricevono l’adeguata attenzione. Per cui spesso naviga sul web e ” pesca ” per voi evidenziando e lincando sempre la fonte originale delle news in modo da permettervi di approfondirne la conoscenza . La notizia di oggi riguarda un’interessante ricerca dell’Università di Otago e pubblicata sul British Journal of Health Psychology che offre un intelligente consiglio per come difendersi dallo stress quotidiano ed aprirsi alla positività.

La frutta e la verdura aiutano a calmarsi

Fonte Il Journal da Marina Morelli | Categorie: Alimentazione naturale, Studi e Ricerche

La frutta e verdura si sa fanno bene alla salute. Uno studio dell’Università di Otago svela però qualcosa in più:

la frutta e la verdura hanno il potere di calmare e aiutano a sentirsi più felici e cariche di energie ogni giorno.

La ricerca è stata pubblicata sul British Journal of Health Psychology, condotta da Tamlin Conner, Bonnie White e Caroline Horwath ed ha coinvolto 281 adulti giovani con un’età media di vent’anni. Lo studio ha monitorato i partecipanti per ventuno giorni ed ha rilevato una strettissima correlazione tra l’umore quotidiano e il consumo di frutta e verdura. I risultati hanno dimostrato che mangiare più frutta e verdura rilassa i nervi, aumenta la positività e il senso di felicità individuale. Le persone coinvolte nel progetto hanno dichiarato, infatti, di sentirsi più felici e rilassate del normale durante le giornate in cui avevano assunto più frutta e verdura rispetto ad altre tipologie di cibo.

Quali scegliere allora? Sicuramente frutta e verdura di stagione:

Abbiamo i carciofi che hanno i più alti livelli di antiossidanti.

La rucola con alto contenuto di vitamina A, ottima per aggiungere sapore alle insalate. I broccoli considerati un cibo miracoloso per la loro capacità di prevenire il cancro. Questo ortaggio è consigliato a chi soffre di problemi cardiaci e ictus. I broccoli contengono anche ferro, ideali quindi per pazienti anemici.

La zucca, una verdura che ha pochissime calorie ed è un vero e proprio concentrato di salute: Vitamine A e C, minerali (ferro, potassio, calcio e fosforo), e fibre. Calma gli stati nervosi e favorisce il sonno. Oltre ad avere un basso contenuto di calorie (circa 15 ogni 100 grammi) è ricca di betacarotene, potassio, calcio, fosforo e fibre.

Da non dimenticare il melograno. I semi, rossi e succosi di questo frutto, apportano vitamine A e C, niacina, tannini, potassio, fitoestrogeni e bioflavonoidi, ne basta bere un bicchiere al giorno per proteggere il cuore e difendersi dagli attacchi dei raggi ultravioletti, svolge inoltre un’azione difensiva, addirittura contro la formazione delle proteine killer del morbo dell’ Alzheimer.

Ottimi anche i ravanelli, sono infatti una buona fonte di vitamina E e C, che favoriscono la riduzione delle infiammazioni. Il calcio e i sali minerali in esso contenuti sono anche in grado di alleviare i sintomi della sindrome premestruale.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Al bando anche le sigarette elettroniche

gennaio 24, 2013

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Anche la sigaretta elettronica subirà piano piano tutti i divieti imposti alla sigaretta tradizionale, quindi cinema, ristoranti, uffici e giardini pubblici, etc. Evidentemente le rimostranze dei produttori di catrame, i cui danni deleteri sono già stati ampiamente e tristemente dimostrati, stanno cominciando ad ottenere i riscontri desiderati… giocarsela almeno alla pari! C’è ben poco da aggiungere, da una parte gli effetti nocivi certi, la puzza e la tosse… dall’altra possibili conseguenze negative sulla salute non ancora accertate, nessun odore o fastidio particolare per chi non svapora. La scelta resta a noi, o meglio a chi non riesce ad uscire dalla schiavitù di tenere qualcosa in bocca da succhiare come un ciuccio od un capezzolo materno… io, che sono libero da molti lustri dalle catene di cui sopra, posso solo aggiungere che alla certezza del male ed alle puzze irritanti certo preferisco il ” dubbio ” e gli aromi gradevoli…ma il mio è solo un piccolo pensiero che verrà presto asfaltato da quello sostenuto dagli usufruitori dei soliti ” interessi ” personali.

Stop alla sigaretta elettronica Divieti al cinema e ristorante  ( fonte: Corriere del Veneto )

Stop alle sigarette elettroniche. I cittadini si dividono ( fonte: Quotidiano Net )

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Sigaretta elettronica vietata negli uffici pubblici
Commenti

L’ordinanza ha stabilito che municipio e scuola saranno offlimits. Per chi non rispetta il provvedimento multe da 25 a 500 euro. L’opinione dei sindaci di Veniano, Rovello Porro e Rovellasca

Una ragazza fuma una sigaretta elettronica (foto Ansa)

Lomazzo, 23 gennaio 2013 - Il divieto della sigaretta elettronica firmato dal sindaco Gianni Rusconi fa discutere. Lomazzo è il primo Comune in Italia ad aver introdotto il divieto nei locali pubblici di pertinenza comunale e di fronte a questa disposizione il mondo politico lariano si divide. C’è già chi difende a spada tratta questo divieto al punto da considerare la possibilità di introdurlo anche nel proprio comune.

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L’ipotesi è al vaglio del sindaco di Como, Mario Lucini, esponente di centrosinistra ma anche Erba e Cantù, con altre connotazioni politiche, stanno valutando un provvimento ad hoc sulla sigaretta sintetica. Elio Rimoldi, sindaco di Veniano e alla giuda di una Giunta leghista sostiene in toto la scelta del collega di Lomazzo. «Condivido completamente la sua ordinanza – dice -. Mi riservo di affrontare la questione nei prossimi giorni direttamente con il sindaco Rusconi per valutare la possibilità di firmare un’ordinanza dello stesso tipo anche nel mio Comune». Parere favorevole anche da Gabriele Cattaneo, primo cittadino di Rovello Porro. «Sono pienamente d’accordo – precisa Cattaneo –. Nel caso le sigarette elettroniche emettono nicotina il provvedimento mi trova d’accordo al 100 per cento. Vale lo stesso discorso però anche nel caso non dovessero emetterla, per una questione di igiene».

C’è anche qualche sindaco però che preferisce non prendere posizione in merito al provvedimento di Rusconi e della sua giunta. «Ho letto delle sigarette elettroniche in settimana e mi sto facendo solo adesso un’idea – fa presente Sergio Zauli, primo cittadino a Rovellasca, esponente di spicco del centrodestra – È necessario che gli organi di competenza comunichino se siano nocive o meno, sia sull’effettivo utilizzo. Adesso come adesso non ci sono gli elementi per poter prendere una decisione in merito ad un’eventuale ordinanza».

Va cauto anche Franco Pagani, il primo cittadino di Cadorago. «Se diranno che sono pericolose per la salute e per chi le fuma è ovvio che valuterò il da farsi», dice infatti. Chi è invece davvero scettica sul provvedimento è la minoranza consiliare che per voce di Paolo Colmegna, capogruppo del gruppo “Il Patto”, fa sapere che: «Mi sembra un po’ prematuro firmare un’ordinanza di questo tipo. Mi viene da paragonare il sindaco ad un pesce in un acquario che vuole fare vedere quanto è bello. A Lomazzo ci sono altre cose più importanti cui pensare prima di quest’ordinanza». Di fatto però fra qualche ora la sigaretta elettronica non potrà più entrare negli spazi comunali aperti al pubblico. E per chi non rispetta il provvedimento la sanzione è dietro l’angolo.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Desertec Sahara Solar Power: i problemi di un grande progetto ( Econota 102 )

gennaio 21, 2013

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Il progetto Desertec Sahara Solar Power affronta  problemi finanziari e sociali (di Timon Singh ) Foto di energia solare a concentrazione da Shutterstock

L’iniziativa di Desertec ( di cui abbiamo parlato nelle nostre prime Econote ) è un grande progetto solare che mira a utilizzare l’ energia solare nel deserto del Marocco per l’alimentazione elettrica in Europa, il Medio Oriente e Nord Africa. Il progetto su larga scala è stato annunciato nel 2007 e noi abbiamo seguito suoi progressi da allora. Purtroppo, Desertec si trova ad affrontare problemi abbastanza seri. BBC News ha recentemente riferito che due grandi finanziatori industriali (Siemens e Bosch) si sono ritirati e il governo spagnolo ha ritardato firma un accordo per la costruzione di centrali solari in Marocco.

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Se completato, Desertec potrebbe fornire fino al 15% del fabbisogno totale di energia dell’Europa. Obiettivo del progetto era quello di fornire circa 125 gigawatt di energia elettrica per il continente entro il 2050 esportati in vari paesi attraverso cavi di corrente continua ad alta tensione sotto il Mar Mediterraneo.

Purtroppo tale termine non sembra sarà soddisfatto in virtù del ritiro di  ‘Siemens e Bosch. Parlando alla BBC News, Dr Daniel Onofrio Mbi Egbe, professore presso l’Università di Linz, in Austria, ha detto che la loro assenza potrebbe significare il fallimento del progetto. “Siemens e Bosch sono grandi imprese e se non vogliono sostenere questa iniziativa potrebbe essere difficile per Desertec sopravvivere”

Ma che cosa ha causato questa improvvisa mancanza di fede nel progetto? Secondo alcuni, è la recente instabilità politica in Nord Africa ma probabilmente ci sono altri fattori. “I padri della Desertec hanno detto che loro scopo era quello di sfruttare energia dell’africa del Nord per il mercato europeo ma che cosa rimane all’Africa stessa? In molti paesi africani ci sono tagli di elettricità costanti  e quindi se si vuole aiutare l’Africa non  bisogna pensare solo ad esportare in Europa ma di fornire anche l’Africa “

Non è noto come la recente notizia impatterà sulla costruzione di 500 megawatt ($2,8 miliardi ), con un impianto solare a concentrazione (CSP) in Marocco.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

HidrolICE: il motore a combustibile solare che potrebbe ridurre i costi del 75% (da Beth Buczynski)

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Mentre l’idea di una vettura alimentata solare è attraente la realizzazione che l’accompagna di solito è piuttosto deludente: o si tratta di piccole realizzazioni scarsamente significative o installazioni poco estetiche con pannelli solari che spuntano dappertutto. Ma la Energy LLC non è interessata ad andare su questa strada ma stanno mettendo il sole al lavoro attraverso una tecnologia fin troppo familiare : il motore a combustione. Se avrà successo  potrebbe essere la strada per un nuovo brillante futuro in cui il costo dell’energia solare scenderà del 75 per cento.

Trovi difficile immaginare il sistema che permetterebbe al sole di alimentare un motore a combustione convenzionale? Non ti preoccupare, ci vuole un po’ di fantasia. Gli inventori Matt Bellue e Ben Cooper (le menti creative dietro il progetto HydroICE ) dicono che invece di usare benzina per accendere una scintilla e quindi spostare un pistone per creare la potenza, il loro motore potrebbe utilizzare la potenza del sole.

Invece di iniettare gasolio nel motore si inietterebbe olio caldo (scaldato utilizzando collettori solari parabolici a specchio) nel cilindro. Invece di una scintilla si aggiungono alcune microgocce d’acqua. Quando l’acqua contatta l’olio caldo l’energia termica dell’olio viene trasferita all’acqua trasformandosi istantaneamente a vapore. Mentre vi starete chiedendo come questo concetto possa essere integrato in un veicolo, potrebbe avere una più immediata applicazione come fonte di energia elettrica sostituendo i generatori alimentati a gas off-grid.

Sembra fantascienza ma questo motore unico è già in strada per diventare una realtà. Bellue e Cooper hanno convertito un motore a 2 tempi gas da 31cc trasformandolo in un motore HydroICE. Hanno anche collaborato con Missouri State University e la Missouri University of Science e Tecnology per sviluppare tutto l’hardware necessario(ad esempio i collettori solari) e per testare l’efficienza del motore.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

13 gennaio 2013, giornata mondiale del migrante e del rifugiato

gennaio 13, 2013

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Migrazioni,un pellegrinaggio di fede e di speranza

Questa mattina la 99ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato sul tema “Migrazioni:  pellegrinaggio di fede e di speranza”, è stata celebrata con una Santa Messa a Bari da Mons. Francesco Cacucci ( Arcivescovo di Bari-Bitonto), presso la Cattedrale, e trasmessa su Rai1.

Da La Domenica, relativa alla Santa Messa di oggi, un articolo di Mons. Giancarlo Perego, direttore generale :

” Milioni di persone nel mondo sono state costrette a mettersi in viaggio alla ricerca di una casa e di un lavoro per salvaguardare la propria libertà politica e religiosa, per fuggire da guerre, disastri ambientali, situazioni di fame e di mancanza di acqua e di salute: sono i migranti e i rifugiati.

In questo Anno della fede, a cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II, in cui la Chiesa si è riscoperta “ esperta di umanità ” ( Paolo VI ), Benedetto XVI legge le migrazioni come ” un pellegrinaggio di fede e di speranza “. Le migrazioni sono un’opportunità importante di incontro tra Chiese, di dialogo ecumenico e  religioso, dove i credenti possono crescere nel rispetto della libertà religiosa.

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Al tempo stesso le migrazioni sono un luogo di speranza, perché le persone che si mettono in cammino ricercano per sé e la propria famiglia condizioni nuove di vita, sicurezza, pace. Purtroppo questo cammino di fede e di speranza, diventa talvolta un calvario.

La Chiesa, in questa Giornata, in ogni parrocchia italiana desidera ascoltare ” le gioie e le speranze le tristezze e le angosce ” ( GS 1) dei migranti, per promuovere con loro e per loro nuovi cammini di fede e di speranza, di condivisione, di partecipazione, di cittadinanza.

Famiglie  d’Italia

Dalla pipì le cellule cerebrali ( Econota 101 )

gennaio 10, 2013

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Gli scienziati hanno creato cellule cerebrali dalla pipì

da Lori Zimmer

Urina è una sostanza abbastanza sorprendente : essa è in grado di alimentare propulsori al plasma nello spazio. Ma il potere della pipì non è limitato alla generazione di energia; una nuova ricerca dimostra che possiamo, realmente, riprodurre cellule del cervello umano dall’ urina. Gli scienziati in Cina hanno cominciato a sperimentare riproducendo i neuroni che sono stati derivati da cellule presenti nell’urina umana. Tale scoperta  potrebbe avere alcune importanti implicazioni per il futuro della ricerca sulle cellule staminali.

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I ricercatori non hanno trasformando la pipì in cellule del cervello ma  isolando e stimolando le cellule epiteliali del rene che sono presenti nelle urine di tutti. Utilizzando le cellule epiteliali del rene, come base, gli scienziati le hanno lentamente convertite in cellule staminali pluripotenti che possono essere coltivate in qualsiasi tessuto umano.

Di solito sono necessarie circa tre settimane per far crescere le cellule staminali in laboratorio utilizzando biopsie di tessuto o campioni di sangue, ma queste nuove cellule contenute nella  pipì prendono solo dodici giorni per crescere a cellule pluripotenti. Il progetto, sotto la guida di Duanqing Pei e la Guangzhou Istituto di Biomedicina e Sanità, è stato in grado di coltivare cellule staminali stabili da urina; una prodezza non raggiunta in passato. In quattro settimane la squadra è riuscita ad arrivare a neuroni funzionanti.

Le cellule staminali provenienti dalla pipì erano molto più stabili rispetto a quelle create dal sangue e biopsie e sono cresciute nella metà del tempo. Se queste cellule si dimostreranno efficaci si potrebbe avere un enorme passo avanti nella ricerca sulle cellule staminali.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Vancouver diventa la prima città a spianare le strade con plastica riciclata

da Kristine Lofgren

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Foto da Shutterstock

La città di Vancouver ha impostato il nobile obiettivo di diventare la città più verde del mondo entro il 2020 e, a giudicare dalla loro ultima innovazione verde, essi sono molto impegnati per arrivarci. Per aumentare la loro “quota verde “  Vancouver ha iniziato asfaltando le sue strade con plastica riciclata. La città si è alleata con la società  con GreenMantra di Toronto per fondere insieme la plastica vecchia con asfalto per creare una miscela per pavimentazione che è molto meglio per l’ambiente di asfalto tradizionale.

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L’ asfalto tradizionale richiede temperature molto elevate per permettere di scorrere facilmente, ma mescolandola con plastica riciclata i flussi di asfalto vengono deposti ad molto una temperatura inferiore utilizzando fino a 20 per cento meno di combustibile. L’ Ingegnere Peter Judd stima che ciò potrebbe tradursi in una riduzione di 300 tonnellate di gas serra all’anno. Utilizzando il legante plastico si riducono anche la quantità di vapori rilasciati nell’aria quando l’asfalto si raffredda.

Il processo costa circa 1 – 3% di più rispetto a tradizionale di asfaltatura mai vantaggi ripagherebbero l’aumento. La pavimentazione ecologica non ha un aspetto diverso dalla pavimentazione tradizionale; Vancouver sta attualmente testando la miscela prima di distribuirla in tutta la città.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Perché il 6 gennaio si festeggia l’Epifania

gennaio 6, 2013

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Nel post di ieri, dedicato alla storia ed alle origini della Befana, ho esordito con queste parole ” 6 gennaio festa dell’Epifania ” e poi ho dedicato tutto l’articolo alla Befana che di questa festa, in realtà, è solo un personaggio secondario che porta i doni ai bambini nella notte fra il 5 e il 6 gennaio perché pentita e in qualche modo farsi perdonare per non aver seguito i Re Magi quando questi si dirigevano verso la grotta di Betlemme. Infatti i personaggi principali sono  il Bambino Gesù e i Re Magi. La parola Epifania, tradotta dalla lingua greca, significa ” manifestazione ” e la liturgia celebra il giorno dell’Epifania un momento del periodo natalizio molto significativo, ovvero la manifestazione di Gesù Cristo neonato ai Magi venuti da lontano per conoscerlo e  rendergli onore in rappresentanza di tutte le genti. Questo blog rispetta tutti, dai credenti ai non, qualsiasi sia la sua fede, ma proprio a  quelli che oggi festeggiano l’Epifania nel suo vero significato cristiano voglio dedicare un tratto del Vangelo secondo Matteo che parla dei Magi, sapienti stranieri, guidati verso Betlemme con la luce della stella e le parole del profeta Michea, riconoscono in Gesù il vero re… passaggio che è stato oggetto della messa odierna.

” Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme, e dicevano: < Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo. > All’udire questo il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.

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Gli risposero: < A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: < E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giudea: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele. > Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo : < Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo: > Udito il re essi partirono. Ed ecco la stella che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunsero e si fermo sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella provarono una gioia grandissima.Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. “

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Buona festa dell’Epifania a tutti!

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Perché si festeggia la Befana ( replica )

gennaio 5, 2013

6 gennaio, festa dell’Epifania: evito di fare gli auguri alle nostre care amiche che, come da tradizione, ne riceveranno a iosa. Invece, seguendo un’usanza già adottata da questo blog per le altre feste, anche questa volta ho fatto un giro su Google in cerca di nozioni e notizie a riguardo, e, tra le varie offerte, ho scelto, dopo un’attenta cernita, proprio la prima che mi era  subito apparsa, dal titolo:  La BefanaUn post molto ben fatto e simpatico, che non ho potuto fare a neno di riportarvi,  edito da www.provincia.ps.it

 LA BEFANA PER NOI

La Befana è una vecchietta che vola su una scopa; porta uno scialle sulla testa e i suoi abiti scuri sono strappati e sporchi di fuliggine, perché per entrare nelle case si cala giù dal camino. Questa vecchina, la notte del 5 Gennaio, quando le persone dormono, porta doni ai bambini: bambole, macchinine, libri, giochi vari e dolciumi. Se qualcuno è stato disubbidiente, troverà carbone, cenere, cipolle, aglio. Una settimana prima della festa, i bambini cercano di fare i “buoni” e la sera prima preparano la calza appesa al camino e vanno a letto presto.
Sono emozionati, curiosi di vedere il loro regalo, ansiosi per l’arrivo della Befana e talvolta, un po’ impauriti.

Il giorno della festa sono allegri, contenti del regalo ricevuto o un po’ delusi perché non sono stati accontentati e per il carbone che nelle calze non manca mai.
Molti bambini credono che la Befana sia la moglie di Babbo Natale e che abiti al Polo Sud, mentre il marito vive al Polo Nord. Babbo Natale non sempre riesce ad accontentare i desideri dei bambini e a questo cerca di rimediare la Befana.
Qualche bambino pensa che la Befana esista veramente, cerca di immaginarla e la aspetta con ansia; alcuni non ci credono e pensano che sia la mamma a mettere i regali nelle calze, però fanno finta di non saperlo. Nel nostro paese, l’Amministrazione Comunale ogni anno organizza una piccola festa: una signora vestita da Befana distribuisce a tutti i bambini un pacco di cioccolatini, caramelle, quaderni, matite, penne e gomme.

LA LEGGENDA DELLA BEFANA

Un giorno, i Re Magi partirono carichi di doni (oro, incenso e mirra) per Gesù Bambino.

Attraversarono molti paesi guidati da una stella, e in ogni luogo in cui passavano, gli abitanti accorrevano per conoscerli e unirsi a loro.
Ci fu solamente una vecchietta che in un primo tempo voleva andare, ma all’ultimo minuto cambiò idea, rifiutandosi di seguirli.

Il giorno dopo, pentita, cercò di raggiungere i Re Magi, che però erano già troppo lontani.
Per questo la vecchina non vide Gesù Bambino, né quella volta né mai.
Da allora ella, nella notte fra il cinque e il sei Gennaio, volando su una scopa con un sacco sulle spalle, passa per le case a portare ai bambini buoni i doni che non ha dato a Gesù.

LE NOSTRE RICERCHE SULLA FESTA DELLA BEFANA

La Befana si festeggia il giorno dell’Epifania, una festa religiosa che ricorre il sei Gennaio e ricorda la visita dei Re Magi a Gesù Bambino.
Tre re, Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, partirono da paesi diversi, forse la Nubia, la Godolia e Tharsis, per portare doni a Gesù: oro, incenso e mirra.
Si incontrarono vicino a Gerusalemme e, pur parlando lingue diverse, si compresero e si accorsero di avere la stessa meta; così proseguirono il viaggio insieme.
Giunti alla grotta offrirono a Gesù i loro doni, lo adorarono e ripartirono.

DOVE E QUANDO E’ NATA LA BEFANA

Non si sa in quale città o regione italiana sia “nata” la Befana, ma di essa si è incominciato a parlare nel milleduecento.
Da allora, questa festa è diventata una delle più importanti e attese dai bambini.
La Befana è una vecchietta brutta e arcigna che intimorisce i bambini e nello stesso tempo è una vecchietta di buon cuore che porta doni ai bambini buoni.
Forse, la vecchietta rappresenta l’anno vecchio che, dopo le feste del periodo natalizio, se ne va lasciando dei doni.
A questo proposito esiste ancora un detto:
“L’Epifania tutte le feste porta via”.

PERCHE’ SI CHIAMA BEFANA

Il suo nome deriva da Epifania, trasformato poi in “Beffania” per ricordare la “Strega di Beffania” che volava sui tetti delle case in quella notte. Col passare del tempo perse le lettere “f” ed “i” e diventò Befana.

LA BEFANA AL TEMPO DEI NONNI

Al tempo dei nostri nonni nelle case si aspettava la Befana appendendo al camino una calza di lana fatta a mano con i ferri dalle mamme o dalle nonne. Essi, da piccoli, credevano molto alla Befana; le scrivevano una lettera esprimendo i loro desideri che, per lo più, non venivano esauditi perché c’era molta povertà. Quando arrivavano i doni della Befana, tutti i bambini erano molto contenti perché era l’unica festa in cui ricevevano dolciumi.

Nella calza i bambini trovavano poca roba: qualche mandarino, caramelle di orzo fatte in casa, castagne, noci e lupini; essi sapevano che dovevano essere buoni almeno due mesi prima della festività, altrimenti avrebbero ricevuto carbone, cenere, cipolla, aglio e carote.
Nella calza non si trovavano giocattoli, se non bamboline di stoffa cucite dalle mamme o dalle nonne. Non si preparavano piatti particolari in quel giorno, ma in alcune famiglie ci si riuniva per mangiare castagne, noci e frittelle. In occasione di questa festa, in alcuni paesi venivano dati dei buoni alle famiglie più bisognose per prendere le cose più necessarie, come pane, pasta, zucchero,…

Attenzione: se cliccate su La Befana troverete anche la versione in inglese.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Deepwater Horizon, la cura dopo il disastro è più tossica del petrolio stesso ( Econota 100 )

dicembre 27, 2012

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I disperdenti usati per la pulizia dopo il disastro petrolifero in Deepwater Horizon potrebbero essere 52 volte più tossici rispetto al petrolio stesso

Negli sforzi per mitigare la devastante perdita di petrolio sottomarino causato dall’esplosione della petrolifera Deepwater Horizon nel 2010 la BP ha usato disperdenti chimici che, sospettiamo, hanno fatto più male che bene. Il clean-up — in cui 2 milioni di galloni di disperdenti sono stati combinati con petrolio greggio — ha creato una miscela che potrebbe essere 52 volte più tossica del petrolio sversato secondo una nuova ricerca del Georgia Institute of Technology e l’Universidad Autonoma de Aguascalientes (sau), Messico.

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I disperdenti rompono in piccole goccioline il petrolio diluendolo con l’acqua marina appena sotto la superficie. Sebbene tale sistema sembri vantaggioso per varie specie come tartarughe marine, uccelli e mammiferi, il processo è altamente dannoso per gli organismi microscopici che regolano interi ecosistemi acquatici. Test di laboratorio hanno dimostrato che gli effetti della miscela ha aumentato mortalità dei rotiferi, organismi microscopici di plancton che si trova alla base della catena alimentare del Golfo. Le uova di Rotifera era inibito del 50 per cento quando colpite dal 2,6 per cento della miscela olio-disperdente.

“Disperdenti sono approvati e consentiti per aiutare a ripulire le fuoriuscite di petrolio e sono ampiameGolfo del Messico,nte utilizzati durante disastri… Ma noi abbiamo una scarsa comprensione della loro tossicità. Il nostro studio indica che l’aumento di tossicità possa essere stata notevolmente sottovalutata dopo l’esplosione di pozzo Macondo,”ha detto Roberto-Rico Martinez di UAA, che ha condotto lo studio.

La ricerca, pubblicata online, sarà pubblicata anche a stampa nel numero di febbraio 2013 della rivista scientifica dell’inquinamento ambientale.

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La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Imprenditore tedesco crea forni solari per la campagna messicana  producendo Tortillas ad emissioni zero ( by Lidija Grozdanic )

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L’mprenditore tedesco Gregor Schaper ha installato una serie di grandi pannelli solari circolari nella piccola città di El Sauz, vicino a Città del Messico e utilizza l’energia solare per la sua cucina. Ogni  fornello solare costa tra $4.000 e 5.000 $ ma una volta fatto  non produce emissioni di gas serra. Secondo Schapers, ogni riflettore solare può creare abbastanza energia che può essere utilizzata per cucinare per un gruppo di 60 persone.

I riflettori possono creare temperature fino a 1.020 gradi Celsius (1.868 gradi Fahrenheit). Il calore poi raggiunge una pentola e viene condiviso tra un calderone, una griglia e un forno. Ogni riflettore fa risparmiare l’equivalente di 60 litri (16 litri) di gas ogni mese dimostrando che il sistema è ecosostenibile. Schapers sostiene che questo tipo di forno solare grazie al suo design presenta significativi miglioramenti rispetto ad altri modelli esistenti potendo, tra l’altro, cucinare direttamente in casa.

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“In un primo momento i cittadini erano molto scettico sull’utilità del mio progetto,” ha detto Schapers.” “Una volta però che hanno visto le strutture e che cosa possiamo fare con questi riflettori si sono resi conto della loro utilità.”

I pannelli sono state prodotti da Trinysol, l’azienda fondata Schapers, impiegando la tecnologia sviluppata dall’ austriaco Wolfang Schefflers. Essi sono disponibili in due dimensioni — 10 metri quadrati o 16 mq e sono dotati di sensori di luce che orientano automaticamente verso il sole. Schapers attualmente sta testando la tecnologia per altri usi, tra cui un progetto di serra, produzione di miele e un sistema di bagni di vapore.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Carenza di immondizia ( Econota 99 )

dicembre 3, 2012

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E la Svezia importa rifiuti

Nel Paese scandinavo il problema è rappresentato dalle enormi percentuali di riciclaggio dei rifiuti, ben il 36%, mentre solo il 45% di essi viene bruciato. Di conseguenza i nuovi inceneritori di ultima generazione non riescono a lavorare a regime, con un enorme dispendio di denaro.

Carlo Ciminiello ( fonte: Villaggio Globale )

Per la serie quando il troppo virtuosismo diventa controproducente, la Svezia, che discarica solo l’1% dei rifiuti, si vedrà costretta, già nell’immediato futuro, a importare enormi carichi d’immondizia per soddisfare il fabbisogno dei suoi moderni e complessi impianti di bruciatura.

Può sembrare un paradosso ma nel Paese scandinavo il problema è rappresentato proprio dalle enormi percentuali di riciclaggio dei rifiuti, ben il 36%, mentre solo il 45% di essi viene bruciato. Di conseguenza i nuovi inceneritori di ultima generazione non riescono a lavorare a regime, con un enorme dispendio di denaro.

Tale problema si riflette poi anche sulle amministrazioni svedesi e sui cittadini stessi, poiché l’approvvigionamento energetico che deriva dalla bruciatura risulta poi minimo.

Stando alle stime dello Swedish Waste Management, grazie ai performanti inceneritori svedesi, la Svezia genera energia sufficiente ad assicurare il 20% del fabbisogno nazionale e fornisce elettricità a 250mila famiglie su 4,5 milioni totali.

Stoccolma ha deciso quindi di intraprendere una strada parallela, ma diametralmente opposta rispetto a quella di molti Comuni italiani, come Roma o Napoli, cominciando a importare immondizia per approvvigionarsi maggiori quantità di materie prime da destinare poi alla bruciatura.

L’intento è naturalmente quello di compensare le considerevoli capacità di incenerire i rifiuti con le reali quantità trattate.

Caterina Ostlund, dirigente dell’Agenzia svedese di protezione ambientale, ha di recente affermato: «Valorizzare i rifiuti è una saggia scommessa, proprio in un mondo in cui il prezzo dell’energia continua a salire e potremmo trovarci di fronte a una carenza di carburante. Ed è importante anche per il Paese scandinavo trovare il modo di ridurre la produzione di rifiuti e aumentare il riciclaggio. La valorizzazione dell’energia ricavata dai rifiuti è una buona soluzione».

In tempi in cui equilibrio e costanza rappresentano forse gli unici attributi su cui costruire ideali e progetti la Svezia ha deciso di adottare determinate strategie energetiche apparentemente, ma solo apparentemente controproducenti e che, invece, nel breve periodo, potrebbero rappresentare reali soluzioni al problema.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Rete natura è un ecosistema che vive di acqua di mare ( da Inhabitat )

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Nonostante i tentativi per arginare l’innalzamento del livello del mare , resta il fatto che senza un controllo il cambiamento climatico si tradurrà in un notevole aumento del livello degli oceani. Questo aumento del livello del mare mette milioni di vite e case in pericolo – dalle nazioni insulari piccoli del Sud Pacifico alle le residenze di lusso di Outer Banks del North Carolina. La preparazione di questo cambiamento richiede la volontà di adattarsi ai nuovi ecosistemi che emergeranno in questo sale-acquoso mondo.

La Rete Natura non è solo progettata per fornire ai singoli individui o famiglie con acqua dolce –ma è destinata ad essere parte di una più grande infrastruttura idrica locale. “E ‘una rete idrica intelligente controllata da sensori che leggono la mancanza locale di acqua e, tramite una scheda, attiva le pompe che forniscono l’acqua dove vi è un picco di domanda”, spiegano i progettisti. “La rete idrica intelligente sarà uno strato della rete ecologica, della rete elettrica intelligente e della rete di comunicazione. Questa strategia non solo dà risposta alla salvaguardia dell’ambiente ma è anche un modello radicalmente nuovo che garantisce l’accesso libero e democratico alle risorse a tutti. “

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Fiori intelligenti per salvare un mondo che vuole evolversi… e noi? ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

novembre 28, 2012

Per fare un fiore ci vuole una scarpa

Ormai tutti, cittadini comuni e mezzi di comunicazione, parlano di sostenibilità, più o meno a ragione o cognizione di causa: sembra sia una parola (più che uno stile di vita: anche perché tra il dire e il fare…) sempre più di moda. Nel senso più stretto del termine, per quanto riguarda la storia, più che notizia, che sto per raccontarvi: l’azienda olandese OAT Shoes ha brevettato una scarpa eccezionale che non solo è biodegradabile, ma addirittura plantumabile. Una strada green a 360°, quella scelta dai giovani ragazzi di Amsterdam: mediante i loro prodotti infatti vogliono promuovere la salvaguardia dell’ambiente attraverso un consumo più consapevole. E cosa c’è di più sostenibile di una scarpa che “fiorisce”?

Entrando nei particolari, anzitutto va detto dei materiali che compongono le OAT Shoes: di sughero, canapa, cotone biologico, fibra vegetale e plastiche biodegradabili. Tutti elementi abasso impatto ambientale, insomma; e fino a qui potrebbe trattarsi di eccellenti prodotti a impatto zero, ma con questo ambizioso progetto si è andati oltre, imbottendo le linguette superiori delle scarpe di piccoli semi. Una volta concluso il loro ciclo di vita, le calzature dunque germoglieranno e daranno vita a una vera e propria pianta. In che modo? Semplicemente piantandole, proprio come sotto il rabarbaro del babbo di Gigi e Marina nel famoso racconto “L’albero delle scarpe” dei Raccontastorie, con cui personalmente sono cresciuto e che forse oggi mancano tanto alle nuove generazioni. Una favola che diventa realtà, insomma.

Tornando alla realtà, in molti penseranno a una trovata di tendenza per far parlare di sé e vendere qualche paia di scarpe in più: a parte i semi e il fascino della cosa, infatti, in molti immagineranno nei fatti queste scarpe, da cui escono pochi licheni appassiti, abbandonate nei campi. Falso, la nostra storia ha un degno lieto fine: i materiali assemblati per ottenere le sneakers più green del momento infatti si degradano in tempi differenti, ma in non più di sei mesi, anche se per cominciare a scorgere un germoglio verde dalla terra occorrerà molto meno (tempo un mese e nel  vaso comparirà una pianta).

Un’idea magnifica, dall’inizio alla fine, che non significa solo prodotto a impatto zero, ma anche ritorno alla natura. Ciascuno di noi infatti dovrebbe abituarsi a considerare i beni che acquista come prodotti che devono rigenerarsi, decomporsi e scomparire dal Pianeta perridare spazio alla natura. Purtroppo l’intera linea OAT Shoes è disponibile solo nei Paesi Bassi e in Belgio, noi italiani dobbiamo accontentarci della vendita online e di un prezzo non proprio popolare (139 euro circa): un po’ caro, sopratutto di questi tempi, ma decisamente adeguato se si considerano il raffinato ingegno che le ha partorite e la degna fine che le aspetta dopo l’uso.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale

( fonte: Attenti alluomo )

Per visionare o acquistare le scarpe che diventano pianta: sito Oatshoes

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In Uk si studia il fiore che salverà il mondo ( fonte: Fanpage )

Un’ equipe di ricercatori di prestigiose università britanniche sta testando un fiore che servirà a ripulire terreni e acque contaminate e da cui si potranno estrarre sostanze utili per i trattamenti del cancro.

Un fiore salverà il mondo. E’ questo l’obiettivo di un gruppo di ricercatori britannici che si sono consorziati per dare il via a un programma di fitodepurazione dei terreni del Regno Unito.

A capo dell’equipe di lavoro c’è il professore Kerry Kirwan dell’università di Warwick, che si sta avvalendo di diversi ricercatori provenienti da la Newcastle University, l’Università di Birmingham, la Cranfield University e l’Università di Edimburgo.

Il progetto si chiama “Cleaning Land for Wealth” e sta studiando come fiori “mangia-inquinamento” alcune classi comuni come l’Alyssum. Questo fiore miracoloso oltre a ripulire i terreni della Gran Bretagna, potrà essere utilizzato anche per curare il cancro.

Dai fiori, infatti, sarà possibile estrarre delle nanoparticelle di platino e arsenico da utilizzare come convertitori catalitici utili per i trattamenti anti-cancro.

Se lo studio riuscirà nel suo intento non si ricaverà solo un rimedio per la terra e le acque contaminate, ma potrà essere applicato a diverse tecnologie.

“Questo darebbe ai fabbricanti di convertitori catalitici, agli sviluppatori di trattamenti contro il cancro – ha dichiarato Kirwan – e di altre tecnologie applicabili esattamente la giusta forma, le dimensioni e altre funzionalità di cui c’è bisogno senza un successivo affinamento”.

continua su: http://www.fanpage.it/in-uk-si-studia-il-fiore-che-salvera-il-mondo/#ixzz2DVjjqMDQ

http://www.fanpage.it

Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

L’olio di palma è dannoso alla salute e all’ambiente ( Econota 98 )

novembre 26, 2012

Il dominio delle multinazionali

Fritti dall’olio di palma

Notizia su organizzazione mondiale della sanità del 07 ottobre 2012 da Mondo Alla Rovescia

Fritti dall’olio di palma Foto

<!– –>non posso parlare ai tuoi simili, ma tu puoi farlo… Fallo!!! Roberto Cazzolla Gatti, Biologo ambientale ed evolutivo (Fonte  vglobale )<!– –>

L’olio di palma sta friggendo la Terra

Un olio dall’insulso sapore e potenzialmente dannoso per la salute, diventa l’ingrediente più utilizzato dall’industria alimentare, semplicemente perché costa poco produrlo nonostante i danni all’ambiente ed ai popoli che vivono nelle aree di produzione e vengono impiegati e sfruttati nella coltivazion

Roberto Cazzolla Gatti, Biologo ambientale ed evolutivo

La rossa pelliccia, un tempo muschiata ed in lento ondeggiare tra fronde rigogliose, serpeggia oggi in un disperato tentativo di ritrovare la foresta perduta. Due occhi neri e profondi osservano impotenti l’ultimo albero che si schianta al suolo. Non si ode rumore nel nulla. Quel piccolo, avvinghiato con forza alla propria madre, si aggrappa all’unica certezza rimastagli. Ma quel passaggio verso la vita adulta condurrà, invece, entrambi ad una triste fine.

Sono gli oranghi delle foreste pluviali del sud-est asiatico che ci ricordano attraverso i loro affranti sguardi l’immensa sofferenza che si cela dietro la coltivazione ed il commercio dell’olio di palma. Forse perché più vicini a noi, uomini, da un punto di vista evolutivo, questi enormi e pacifici primati rendono le immagini di una foresta che scompare la più grave tragedia che sia mai stata inscenata sulla Terra. Letteralmente, l’olio di palma sta friggendo il Pianeta di cui siamo parte.

La palma da cui si estrae il tanto ambito olio (Elaeis guineensis) è una pianta originaria dell’Africa sub-sahariana, esportata e poi coltivata negli ultimi secoli nelle Americhe ed in Europa per scopi ornamentali ed in Asia per la produzione dei semi. Questi, raccolti in enormi grappoli sferici che a maturazione sono di color rosso-arancione, contengono un olio facile da estrarre a freddo (olio palmitico) e da utilizzare come emulsionante. La diffusione della pianta avvenuta negli ultimi 50 anni ha assunto proporzioni inimmaginabili. Si stima che oltre il 90% delle coltivazioni in Indonesia e soprattutto nel Borneo siano riservate alla palma da olio. Com’è facilmente immaginabile, la maggior parte della produzione non viene mantenuta entro i confini nazionali, ma utilizzata nell’esportazione a basso costo vero i Paesi occidentali e la Cina. Gli Usa e l’Europa sono tra i principali importatori di olio di palma nel Mondo.

Ci si potrebbe chiedere il perché dell’esplosione di coltivazioni dedicate alla produzione di un olio di scarsa qualità e relativamente saturo (circa 50%, con l’acido palmitico che raggiunge il 47% di saturazione) tale da essere ritenuto tra i più dannosi per la salute se combinato con una dieta in cui è presente carne, burro, uova, latte e derivati. Ma la risposta non giungerà, come spesso accade né dall’Organizzazione mondiale della sanità, che consiglia la moderazione nel consumo di grassi saturi, né tantomeno dal raziocinio umano. Si tratta, infatti, di una vera e propria follia commerciale.

È l’economia di poche multinazionali a dettare le regole planetarie e, così, un olio dall’insulso sapore e potenzialmente dannoso per la salute, diventa l’ingrediente aggiunto più utilizzato dall’industria alimentare, semplicemente perché costa poco produrlo nonostante i danni all’ambiente ed ai popoli che vivono nelle aree di produzione e vengono impiegati e sfruttati nella coltivazione.

Il canovaccio della distruzione procede identico in ogni luogo. Si individua la foresta pluviale dove sarà realizzata la piantagione. Le aziende del legno commerciale (molte si trovano in Italia e vendono legno e parquet di «origine tropicale», spacciandolo per sostenibile e certificato) iniziano a tagliare gli alberi con valore di mercato (solitamente i più alti e grossi). Successivamente le industrie che producono polpa per la fabbricazione della carta (tra le quali la Asian Paper and Pulp è la più grossa multinazionale della devastazione forestale in Oriente e rifornisce aziende anche italiane che producono quaderni, libri e risme) rimuovono il resto degli alberi utili.

Al termine del lavoro selettivo, le industrie agroalimentari per la produzione di oli tropicali rimuovono ciò che resta di quella che un tempo era una foresta rigogliosa e ricca di vita (si stima che oltre l’80% di tutte le specie animali e vegetali viva nella fascia tropicale e le foreste dell’arcipelago malese, dov’è più diffusa la coltivazione, siano tra le più ricche al mondo). La maggior parte degli animali è già fuggita o morta dopo le prime due fasi. Ma alcuni temerari, come gli oranghi, restano abbracciati all’ultimo stelo disponibile per non abbandonare la foresta in cui vivono. Così è facile assistere a scene di primati impauriti che si arrampicano su rinsecchiti e carbonizzati tronchi, inseguiti dalle ruspe. Per loro la miglior sorte è il trasferimento, ma raramente accade perché lo stress li uccide dopo qualche giorno. Muoiono, come muore la foresta di cui sono parte.

Completata la rimozione di ogni forma di vita, l’impianto delle palme avviene in poche settimane e la produzione procede per 4-5 anni sino a quando il suolo, povero di sostante organiche e minerali, non è più in grado di sostenere la piantagione. E viene abbandonato. Laddove troneggiavano maestosi alberi e la vita pullulava sotto la canopea, resta qualche misero tronco di palma marcescente.

In questo scenario apocalittico i capricci degli ingordi sultani (come quello malesiano e del Brunei) e gli interessi delle grandi aziende (che sfruttano manodopera a basso costo, popoli indigeni e violano i diritti dei lavoratori e dei minori, oltre a danneggiare l’ambiente) giocano un ruolo fondamentale. Ma non sono gli unici colpevoli. A provocare la perdita di biodiversità (scompaiono più specie nelle foreste tropicali di quelle che ne vengono scoperte ogni anno), che ha gravi effetti sull’intero pianeta e la riduzione della copertura forestale tropicale (negli ultimi 50 anni il Borneo ha perso l’85% delle sue foreste vergini) è soprattutto il consumatore. Siamo noi, in altre parole, i principali responsabili.

I nostri acquisti fanno la differenza.

I sultani ed i primi ministri dei paesi tropicali (le piantagioni da esportazione si stanno, purtroppo, diffondendo anche in Africa ed in Sudamerica) complici delle aziende del legno ed olearie, non avrebbero fonti di guadagno se nessun compratore acquistasse prodotti che contengono l’infernale olio di palma. Niente acquisti significherebbe niente guadagni e, quindi, zero deforestazione.

Il quadro, però, si complica perché il mercato globale cerca di imporre il suo modello dominante nel commercio e ci si ritrova immersi nell’olio fino al collo. Infatti, oltre ai cibi, l’acido palmitico finisce nei cosmetici, nei saponi, nei prodotti per la casa e per gli animali.

I livelli di distruzione delle foreste tropicali nel mondo sono già insostenibili e se non si arresta questo trend immediatamente avremo sconvolto gli equilibri del pianeta e portato alla deplezione delle meravigliose forme di vita che lo popolano per un po’ d’olio nelle nostre merendine. Tutto questo è assurdo e mortifica la reputazione (già ripetutamente scalfita) dell’uomo. In quanto essere, autoconsideratosi, razionale ed intelligente un simile sfacelo non dovrebbe essere permesso dalle leggi internazionali e dei singoli Stati. Ciò, però, non accade perché al di sopra degli interessi statali ci sono quelli delle multinazionali che controllano i governi.

Così le uniche due armi che ci restano per fermare l’assalto alla Natura sono la denuncia e l’azione.

La prima avviene ogni volta che portiamo qualcuno a conoscenza, con dati alla mano, di ciò che accade nel mondo e cerchiamo con i fatti di sensibilizzare la sua coscienza. Basta poco, un articolo, una foto affissa in ufficio, un’e-mail, un post su Facebook. Ma non è sufficiente. Ognuno deve agire in prima persona dando il buon esempio agli altri.

Iniziando dal non acquistare tutti i prodotti che contengono olio di palma. Sembrerebbe semplice, ma non lo è. Infatti l’olio di palma finisce spesso nascosto nelle etichette sotto il nome di «olio vegetale» o «grassi vegetali». Dov’è indicato in maniera così generica, è molto probabile che il prodotto contenga in sé una percentuale di «deforestazione». Meglio evitarlo, dunque. Ma non è tutto. L’olio di palma si camuffa sotto le false spoglie di diciture come: «Palm Oil, Vegetable Oil, Margarina, E471, cocoa butter equivalent (CBE), cocoa butter substitute (CBS), palm olein and palm stearine, elaeis guineensis, sodium lauryl sulphate (SLS), sodium laureth sulphate (SLES), cetyl alcohol, stearic acid, isopropyl and other palmitates, steareth-2, steareth-20 and fatty alcohol sulphates».

La maggioranza dei saponi e dei detergenti contiene almeno uno di questi ingredienti. Molte multinazionali come la Kraft li impiega in quasi tutti i suoi prodotti alimentari. Anche la nota Nutella non specifica quali oli utilizza (lasciando ampio margine al dubbio), scrivendo «olio vegetale» tra i suoi ingredienti. E catene di supermercati come la Coop, molto attente alle problematiche ambientali, pur avendo sostituito con l’olio di girasole i grassi tropicali nella linea Vivi Verde Bio, continuano a produrre col loro marchio biscotti solidal contenenti olio di palma e di cocco, saponette, cosmetici e svariati alimenti. E la Palmolive…lo conferma il nome stesso.

La spesa rischia, in questo modo, di diventare un incubo (già c’era da evitare il tonno, il pesce spada, acquistare bio, solidal, i conservanti, gli additivi, etc., ora si aggiunge anche l’olio tropicale). Ma non bisogna demordere. In ballo c’è il presente ed il futuro della Terra. Leggere le etichette, non acquistare prodotti con oli e grassi vegetali, preferire i prodotti freschi, non confezionati e direttamente dal produttore, acquistare bio e solidal (ma con molta attenzione perché green economy non è sinonimo di sostenibile!).

E se si vuole uscire dalla nicchia del consumatore consapevole che vive nella sua campana di vetro, si potrebbe iniziare a lasciare qualche post-it nei supermercati sui prodotti incriminati, con su scritto: «Attenzione, oli e grassi vegetali in questo prodotto. Danneggiano la salute e distruggono le foreste». È un piccolo avvertimento per la società del consumo frenetico ed a basso costo. Non lo affigge l’ambientalista fomentato, che non sa come passare la sua giornata. Lo appone una mano sensibile, che ha colto negli occhi di quell’orango che muore la richiesta disperata dell’intera Natura: io non posso parlare ai tuoi simili, ma tu puoi farlo…

Fallo!!!

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Uno studente inventa frigorifero senza porta che fa risparmiare energia e riduce il deterioramento degli alimenti

Tutti Bredenberg

 

Ben de la Roche, uno studente di design industriale presso Massey University in Nuova Zelanda , ha progettato una parete senza porta refrigerazione, chiamato Impress che fa risparmiare energia. Design de la Roche è finalista nel concorso Electrolux Design Lab 2012 . Impress, dice Electrolux, “trasforma completamente il nostro modo di conservare in frigorifero.” Piuttosto che nascondere alimenti refrigerati e bevande in una scatola chiusa, l’apparecchio li mette in evidenza. Si risparmia energia di refrigerazione quando un alimento è presente.

Impress è costituito da un insieme di entità di raffreddamento allungate che de la Roche chiama “pin.” Ogni perno presenta una faccia esagonale verso l’esterno, formando un’unica superficie a nido d’ape. Quando sei pronto per refrigerare un elemento, lo si preme contro uno o più degli esagoni e spingere indietro. Perni terranno a posto l’elemento; i loculi circostanti sono attivati ​​in modo da iniziare a raffreddare il vostro articolo. A differenza dei frigoriferi convenzionali che utilizzano gas tossici come ammoniaca, Impress impiega refrigerazione termoacustica con azoto.

Il suo frigorifero è uno dei concetti “Casa Dieci Elettrodomestici” scelti da Electrolux su 1200 partecipanti e saranno in mostra presso il Triennale Design Museum di Milano, Italia, il 25 ottobre. Electrolux ha scelto finalisti al concorso provenienti da Australia, Brasile, Cina, Danimarca, Inghilterra, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia e Spagna. Electrolux afferma che il suo intento con la concorrenza è quello di lanciare agli studenti una ” sfida a creare olistici esperienze sensoriali”  che rappresentano “il genere di disegno creativo che pensa e che sorprende, ci sfida e crea discussione sul futuro.” In Milano , un giuria di esperti di design assegnerà un primo premio di 5.000 euro e sei mesi di stage retribuito presso il centro di design globale di Electrolux.

 

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

La UE consiglia di mangiare insetti… Boh, a fine post un bel po’ di sane ricette nostrane ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

novembre 20, 2012

Carissimi amici, ho voluto proporvi due post così agli antipodi l’uno dell’altro, proprio per  sottolineare l’assurdità di certe proposte UE che stanno cercando sempre più di cancellare definitivamente qualsiasi legame di appartenenza di un cittadino europeo al proprio territorio, quindi tradizioni e cultura, in modo da creare una società futura piatta e priva di emozioni più facilmente adattabile a stereotipi decisi a tavolino in modo freddo, brutale e calcolato. Ecco perché rispondo provocatoriamente a proposte di un futuro di pietanze a base di insetti, contrapponendo delle sane e gustose ricette tradizionali italiane, in questo caso abruzzesi, che ci vengono offerte con arte e dovizia dall’esperta Eva d’Antonio nel suo blog In Cucina da Eva

Umberto Napolitano

La UE vuole che gli europei inizino a mangiare insetti

Nel totale disinteresse dei media, all’oscuro dei cittadini, lo scorso Gennaio il Parlamento europeo ha stanziato un’ingente cifra per qualcosa di veramente fantascientifico. Si tratta di 3 milioni di euro che verranno versati ad ogni Paese membro dell’Unione europea che incoraggia, con iniziative di vario tipo, l’uso di insetti in cucina.

La notizia è vecchia ed è passata quasi sotto silenzio, ma cercando sul web si può trovare, per esempio, un articolo di Repubblica.

Il fatto che le istituzioni europee abbiano deciso di investire immense cifre per agevolare l’introduzione degli insetti nelle abitudini alimentari europee, fa pensare che probabilmente i potenti, in vista di un futuro in cui il numero dei poveri è destinato a crescere, vogliono affidarsi anche agli insetti per permettere al popolo di cibarsi.

Questo provvedimento e questa prospettiva la dice lunga sull’Europa che verrà. Nulla è a caso in questa Europa mondialista.

La stravagante legge va interpretata come la soluzione europea al rapido incremento della popolazione mondiale e ai conseguenti problemi dovuti al loro nutrimento. Le Nazioni Unite stimano che nel 2050 vi saranno altri 2 miliardi e mezzo di abitanti del pianeta terra, che si aggiungeranno ai 7 oggi esistenti, ne deriva che sarà necessario quasi raddoppiare la produzione di cibo.

La ripugnante soluzione gode, evidentemente, di un nutrito numero di estimatori, tanto che i promotori di questa iniziativa asseriscono che moltissimi insetti contengono proteine, alta quantità di calcio, basso contenuto calorico. E come le alghe, gli insetti hanno un ulteriore vantaggio: sono piccoli. La loro produzione, anche su larga scala, non richiede tanto spazio. E non inquina l’atmosfera. Sarebbe un buisiness colossale!

Come dire, vogliono farci abituare a cibarci di insetti, già parte integrante della tradizione alimentare dei paesi asiatici.

Come mai è passato tutto in sordina?

In un periodo di recessione così cupo, non sarebbe corretto che l’opinione pubblica sapesse che nelle stanze dei bottoni di quell’enorme macchina burocratica chiamata Unione Europea, c’è chi pensa bene di spendere i “nostri” soldi per finanziarie questo stomachevole progetto?

Soprattutto mentre l’agricoltura a chilometro zero viene distrutta a colpi di leggi e di ricorsi e il settore agrario e sementiero è in mano a poche multinazionali senza scrupoli.

Non sarà anche questo un cavallo di troia per introdurre cibi geneticamente modificati?

La paura di future guerre e carestie potrebbe convicere la gente ad accettare di buon grado cibi creati in provetta piuttosto che una dieta a base di insetti.

Peccato che noi dimentichiamo di vivere in una frenetica società consumista. Difatti le ultime stime ci dicono che noi, lungo la filiera, tra scarti di produzione e spreco domestico, perdiamo circa il 30% della produzione totale di cibo.

E’ quanto emerge da uno studio inedito sullo spreco del cibo, curato dal Barilla Center e presentato lo scorso maggio a Milano.

In particolare, nei Paesi industrializzati vengono buttate 222 milioni di tonnellate di cibo ogni anno: una quantità che sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Sub Sahariana.

Soltanto in Europa, la quantità ammonta a 89 milioni di tonnellate. L’Italia “contribuisce” a circa il 10% dello spreco totale con 8,8 milioni di tonnellate: 27 Kg pro capite che corrispondono ad un costo di 454 euro all’anno per famiglia.

Infine, se ne vogliamo fare semplicemente un fatto economico, posso citare Sandro Castaldo, ordinario di Marketing alla Bocconi secondo cui il fatturato della grande distribuzione in Italia supera i 100 miliardi di euro l’ anno, mentre lo spreco alimentare vale circa un miliardo, e la cifra tiene conto solo della grande distribuzione.

Numeri pazzeschi che fanno rabbia e che non giustificano per nulla le decisioni prese dall’Unione europea.

Vista la situazione mondiale sono numeri che fanno tremare i polsi.

Secondo le stime della F.A.O. un terzo degli alimenti viene buttato nella spazzatura!

Follia!

E allora dove poggiano questi finanziamenti per incentivare l’uso degli insetti in cucina?

Manca qualche pezzo del puzzle.

Continuando la lettura dell’articolo apparso su Repubblica lo scorso Gennaio troviamo delle sorprese.

Si tratta della così detta “carne artificiale”. Sono già partiti gli esperimenti per fare crescere hamburger e polli in laboratorio. Questi “studi” sono a uno stadio avanzato e promettono risultati entro due anni.

Nonchè  dei cibi geneticamente modificati. Per esempio, i cinesi hanno dato il via alla sperimentazione di un “super riso verde”, più facile da far crescere e più nutriente. C’è chi studia banane con extra vitamine, pesci che maturano più in fretta, vacche resistenti alle infezioni. Cibi sintetici che nel prossimo futuro verranno sostituite da pillole prodotte direttamente dalla case farmaceutiche in combutta con le multinazionali alimentari.

Insomma, ci prendono per fame, e noi accetteremo di “buon grado” le loro decisioni.

Saremo le loro cavie, il più grande esperimento che la storia scientidica ricordi.

Fame e paura sono le armi con cui verremo schiavizzati e forse addirittura decimati.

Sarà un mondo dominato dell’eugenetica e dall’ingegneria sociale, sempre più simile a quello descritto da Aldous Huxley nel suo distopico e profetico capolavoro “Brave New World“.

Approfondimenti

Articolo originale: http://www.oltrelacoltre.com/?p=14124

by Italo Romano (fonte: Oltre la Coltre )

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In Cucina da Eva

Rubrica cibo e regioni qui inserirò tutte le ricette che fino ad ora ho pubblicato nella rivista online. Ringrazio Babe e Renata per avermi fatto partecipe e soprattutto a Tina per aver chiesto il mio inserimento,è un piacere rappresentare l’Abruzzo. Inoltre cliccando al link non solo troverete la mia ricetta ma tutti i link dei blog degli amici della rubrica con il titolo della loro ricetta.

Qui per le ricette precedenti alla mia adesione

Ricetta Light: Ciabotto

I rustici: Pizza rustica salata

Il riso: Risotto all’abruzzese

I biscotti e piccola pasticceria: Buccunotte

Il pane: Pane di patate

Le melanzane: Anellini alla pecorara

I formaggi: Pallotte Cace e ove

I piatti freddi: Melanzane sott’olio

Le dolcezze estive: Lattacciolo

Le verdure di stagione: Pipindun arrost

I Liquori: La ratafia abruzzese

I ripieni: Peperoni ripieni all’abruzzese

L’uva e Vino: Ciambelline al vino 

Le castagne e frutta Secca: I sassi d’Abruzzo

Dolci e salati ripieni: Panzarotti all’abruzzese

Minestrone di verdure: Cioffa mbriica

Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Energia dai funghi ( Econota 97 )

novembre 16, 2012

L’energia che viene dai funghi

Sara dai boccoli d’oro e grandi occhi azzurri è un po’ invidiosa di Mikako. Lei non ha figli e nel tempo libero, insieme con il marito micologo, può andare in giro per i boschi a catturare nuovo materiale di ricerca. Siamo nei laboratori della Novozymes, a pochi chilometri da Copenhagen, e le due donne sono le vestali della sezione “funghi”, la materia prima principe da cui estraggono gli enzimi.

Il lungo processo prevede selezione, isolamento del gene, sequenziamento del Dna e conservazione in contenitori di idrogeno liquido a meno 193 gradi. Un enorme database. Sara, Mikako e i colleghi bioinformatici che lavorano con loro hanno creato una banca dati di enzimi che costituisce il patrimonio di questa azienda, decisa a fare della biotecnologia la base della bioeconomia del futuro, «l’unica in grado di traghettare l’occidente fuori dalle secche della crisi». Dando un ruolo primario all’Europa che deve imparare «a sfruttare meglio l’unica materia prima che ha: la capacità di innovare». Soprattutto nella biotecnologia bianca, che a differenza di quella rossa, destinata a usi farmacologici, e di quella verde, fonte di enormi dissidi in quanto si occupa di agricoltura Ogm, spazia dalla chimica all’alimentazione, dalla carta al tessile e, solo in parte, alla produzione di Ogm,l. Solo per dare qualche dato, il 19% delle attività legate a questa applicazione riguarda la produzione di farine, latte, formaggi, carne e birre, l’1% le fibre tessili e in pelle, il 3% i cosmetici, il 45% i componenti di sintesi e il 15% la bioenergia. «Siete tutti nostri clienti, anche se inconsapevoli», sorride Per Falholt, vicepresidente Novozymes incaricato per la ricerca e sviluppo. Vede il mondo come un enorme recipiente di enzimi e microrganismi in grado di rivoluzionare le nostre economie in maniera sostenibile. Non si sente un utopista, al contrario, sostiene di avere gli argomenti per convincere anche i politici più recalcitranti che la bioeconomia ha un futuro. E che può rendere. Novozymes ne è un esempio. L’azienda danese, cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni, come dimostrano gli edifici che mano a mano si accumulano per ospitare nuovi laboratori, è oggi leader mondiale nella produzione di enzimi industriali, di cui detiene il 47% del mercato. Con un fatturato di 1,9 miliardi di dollari e un Ebit del 22,3%, dà lavoro quasi 6mila persone in giro per il mondo, un sesto dei quali in Cina. Ha 7mila brevetti e destìna ogni anno il 14% dei ricavi alla ricerca.

La sfida dei 500 ricercatori che lavorano nei laboratori danesi, spiega Falholt, è quella di riuscire a individuare metodi sempre più sostenibili per produrre energia. Gli sforzi sono diretti in particolare all’utilizzo di biomasse non food e rifiuti urbani. Già oggi l’azienda ha sviluppato metodologie ed enzimi speciali per lavorare gli scarti agricoli e i rifiuti urbani alimentari, materie prime a basso costo che non hanno bisogno di sussidi statali e non vanno a incidere sui bisogni alimentari.

Novozymes ha anche fornito le tecnologie a M&G, il gruppo italiano che sta per inaugurare una bioraffineria a Crescentino, nel vercellese. «Avrebbe dovuto essere la prima al mondo a produrre bioetanolo di seconda generazione» dice Falholt, ma sono stati battuti sul filo di lana dai cinesi che a giorni apriranno uno stabilimento. L’impianto italiano (un investimento di 120milioni di euro) estrarrà etanolo da sorgo, paglia di grano e canna comune, molto più efficaci del mais. Per produrre un milione di tonnellate di canna bastano 30-40mila ettari di terreno non pregiato, spiega il gruppo che opera in Piemonte, mentre se l’etanolo fosse estratto dal mais ne servirebbero almeno 300mila. Colture meno estensive, dunque, «ma non meno redditizie per gli agricoltori che si pensa di remunerare circa mille euro per ettaro, senza ricorso ad alcun sussidio statale». Se le bioraffinerie hanno rappresentato un passo avanti rispetto all’utilizzo di carburanti fossili, il vero salto sarà il ricorso a materia prima agricola non pregiata. È stato calcolato che solo di scarti agricoli al mondo si renderebbero disponibili oltre 900 milioni di tonnellate di “materia prima”. Più di 150 solo in Europa. Se nei paesi europei si realizzassero un migliaio di bioraffinerie si potrebbero generare 31 miliardi di euro di ricavi, con un risparmio di 49 miliardi sull’import di petrolio (la stima è di Bloomberg). Si potrebbe creare un milione di posti di lavoro, soprattutto nelle aree rurali e tagliare del 50% il consumo di gasolio. Tutto grazie agli enzimi di Sara.

by Fernanda Roggero ( fonte: Il Sole 24 ORE )

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Biofuel: acque reflue per le coltivazioni

Depurare le acque reflue e impiegarle per l’irrigazione delle coltivazione destinate alla produzione di biocarburanti. Il programma Reaguam elenca i primi successi.  ( Fonte: Rinnovabili.it )

La diffusione dell’utilizzo del carburante alternativo oltre a garantire la riduzione delle emissioni inquinanti può evitare, come spesso si teme, il consumo di coltivazioni alimentari. Un altro aspetto positivo potrebbe presto derivare dal consumo delle acque reflue per l’irrigazione delle colture. Il progetto in analisi, che rientra nel programma Reaguam, sperimenta l’impiego di acqua depurata in una coltivazione irrigua destinata alla produzione di vegetali non alimentari per la produzione di biofuel. I ricercatori della Fondazione Centro delle Nuove Tecnologie dell’Acqua partecipano, insieme ad altri esperti dell’Università Rey Juan Carlos di Madrid, Alcala di Henares, Las Palmas di Gran Canaria e IMDEA Water Foundation stanno collaborando per portare a termine lo studio e incrementare la produzione di combustibili non fossili. Grazie al progetto anche le piccole popolazioni potranno beneficiare di coltivazioni, anche alimentari, senza temere gli elevati costi dell’irrigazione. Le sperimentazioni, effettuate in una coltivazione di 300 metri quadrati localizzata a Siviglia, ha messo a coltura la ‘Jatropha Curcas’, dalla quale estrarre l’olio per la produzione di biodiesel. Dai primi risultati del progetto è evidente che non c’è differenza tra le colture irrigate con acqua depurata e le normali piantagioni.

 

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Forse ci stanno trasformando in Robocop: vorremmo saperne di più! ( Famiglie d’Italia Salute news )

novembre 14, 2012

Da un po’ di tempo su vari social network e blog stanno girando notizie piuttosto allarmanti relative al cibo che noi ingeriamo quotidianamente. Questo blog da sempre dedica molta attenzione all’alimentazione per cui pubblica quanto riportato, augurandosi però che le autorità competenti prima o poi prendano il tutto in seria considerazione ed operino in modo da accertare con serietà la veridicità di tali scoperte ed affermazioni per il nostro benessere, perché non se ne parli solo,  ma si obblighino le aziende imputate, in caso di reali conferme, ad intervenire immediatamente con delle soluzioni adeguate per non mettere a rischio definitivo la loro esistenza e quella dei propri lavoratori. 

Il tutto è nato da una piccola ricerca del dott. Stefano Montanari ( nanodiagnostics ) sulle nanoparticelle nei prodotti alimentari e portata alla ribalta da Beppe Grillo, ma in seguito ridimensionata dallo stesso Montanari… perché?. E questo ” perché  ” che ci preoccupa!

E’ in arrivo l’uomo bionico. I Metalli che ingeriamo ci stanno trasformando in ferramenta ambulanti: L’elenco che segue riporta alcuni metalli contenuti nei prodotti che ingeriamo.

Lista cibi con nanoparticelle

Fonte: http://bloggerinfo.altervista.org
Molti degli alimenti che quotidianamente consumiamo sono stati esaminati ed analizzati da due scienziati modenesi di fama mondiale che ahimè hanno trovato particelle metalliche nei composti. Particelle che purtroppo restano nel nostro organismo non essendo biodegradabili e che causano gravi problemi di salute.
Quindi cio’ significa che gli alimenti che ingeriamo sono contaminati. E’ quanto emerge da una ricerca portata avanti dalla “Nanodiagnostics”, nel 2005 e che ha messo in evidenza la presenza di particelle di natura metallica e ceramica nei cibi e nelle materie prime alimentari. Naturalmente i mezzi d’informazione cartacei e televisivi per lo più hanno taciuto a riguardo.
Il rapporto completo della ricerca con i relativi dettagli tecnici si può leggere sul sito http://www.nanodiagnostics.it.
Gli elementi inquinanti evidenziati che introduciamo giornalmente nel nostro organismo sono metalli come Cobalto, Titanio, Argento, Alluminio, Ferro, Cromo. Roba da far invidia a robocop !
E’vero che alcuni dei metalli sopra elencati sono essenziali per la nostra salute, ma solo quando si trovano sottoforma di ioni (i cosiddetti oligoelementi) che, entrano a far parte dei normali processi fisiologici dell’organismo; mentre gli elementi di cui stiamo parlando non sono ioni, bensì una sorta di minuscoli sassolini che vengono involontariamente introdotti come inquinanti nei cibi, e la cui grandezza si aggira nell’ordine dal miliardesimo al decimilionesimo di metro, in pratica piccole abbastanza da poter entrare all’interno delle nostre cellule, permanendovi per sempre, non essendo biodegradabili, e che possono causare gravi infiammazioni dette Granulomatosi che nel peggiore dei casi possono trasformarsi in cancro. Ma da dove derivano questi microscopici frammenti di metallo? Semplice, dai sistemi di macinazione che sono spesso costituiti da acciaio (Ferro-Cromo-Nichel etc.) col tempo questo materiale si usura, perdendo scorie che entrano nel macinato.
In attesa che sulle confezioni dei prodotti in questione campeggi la scritta “Nuoce gravemente alla salute – presenza di nanoparticelle cancerogene” come per le sigarette, riportiamo di seguito l’elenco dei cibi in cui sono statti riscontati gli agenti contaminanti:
Infastidendo le aziende produttrici che peraltro hanno soltanto ricevuto una comunicazione dei dati e quindi un invito a revisionare i processi produttivi, l’università che concedeva agli scienziati l’utilizzo di questo microscopio particolare ne ha chiesto la restituzione.
Sul sito di Beppe Grillo troverete un link per donare anche la più piccola cifra per riacquistare questo microscopio visto che i risultati sono a favore di tutti. http://www.beppegrillo.it/2006/03/la_ricerca_imba.html

“E’ in arrivo l’uomo bionico. I metalli che ingeriamo ci stanno trasformando in ferramenta ambulanti.
L’elenco che segue riporta alcuni metalli contenuti in prodotti che mangiamo tutti i giorni, metalli come Titanio, Cobalto, Argento.
Basta saperlo. Come per le sigarette è sufficiente aggiungere un’etichetta con su scritto: “Attenzione, vetro all’interno”, oppure “Piombo, Bismuto e Solfato di Bario possono produrre effetti collaterali”.

- Pane Panem : ferro, nichel, cobalto, alluminio, piombo, bismuto.
– Cornetto Samsung (cialda) : ferro, cromo, e nichel (acciaio).
– Biscotto Marachella Samsung: silicio, ferro.
– Omogeneizzato Manzo Plasmon: silicio, alluminio.
– Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: ferro, solfato di bario, stronzio, ferro-cromo, titanio.
– Cacao in polvere Lindt: ferro, cromo, e nichel.
– Tortellini Fini: ferro, cromo.
– Hamburger Mc Donalds: argento.
– Mozzarella Granarolo: ferro, cromo, e nichel.
– Chewing gum Daygum Microtech Perfetti: silicio (cioè vetro).
– Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) Herbalife: ferro, titanio.
– Integratore Formula 2 Herbalife: ferro, cromo.
– Pandoro Motta: alluminio, argento.
– Salatini Tiny Rold Gold (USA): ferro, cromo, nichel, alluminio.
– Biscotti Offelle Bistefani: osmio, ferro, zinco, zirconio, silicio-titanio.
– Biscotti Galletti Barilla: titanio, ferro, tungesteno.
– Macine Barilla: titanio.
– Granetti Barilla: ferro, cromo.
– Nastrine Barilla: ferro.
– Bauletto Coop: ferro, cromo.
– Plum Cake allo Yogurt Giorietto Biscotti: ferro, cromo.
– Ringo Pavesi: ferro, cromo, silicio, alluminio, titanio.
– Pane Carasau ( I granai di Qui Sardegna) : ferro, cromo.
– Pane Ciabatta Esselunga: piombo, bismuto, alluminio.
– Pane Morbido a fette Barilla: piombo, bismuto, alluminio.
– Paneangeli Cameo: alluminio, silicio.

Lo studio è stato condotto dal dott. Stefano Montanari e la moglie dott. Antonietta Gatti. Grillo pubblicò anche una lista di alimenti nei quali i ricercatori avevano rinvenuto nanoparticelle di metalli, invitando a non acquistarli. Quando furono pubblicati gli studi la società privata per cui lavoravano che possedeva il microscopio elettronico a loro disposizione, la nanodiagnostics, decise di trasferire il prezioso microscopio attraverso cui avevano fatto le analisi all’università di Modena. Grillo si fece promotore di una raccolta fondi per l’acquisto di un nuovo microscopio, più di 378.000 € furono raccolti. La raccolta fondi fu supportata da una onlus emiliana, l’associazione Carlo Bortolani, che divenne proprietaria del microscopio acquistato. Per motivi poco chiari poi l’associazione decise di donare il microscopio all’Università di Urbino.
Mi sorprendo che la lista è così corta! Infatti Montanari ha dichiarato che ha effettuato delle analisi a campione casuali prendendo dei prodotti dagli scaffali del supermercato. Qui si riportano le marche famose, e non, per esempio, le marche discount e importate.

Infatti i metalli pesanti sono dappertutto nell’aria, nell’acqua, nelle pentole (in alluminio, acciaio con nichel, etc) nei cibi e addirittura nei farmaci (ad esempio gli antiacidi contenenti idrossido di alluminio come il MAALOX), nei vaccini e nei cosmetici. Ogni giorno, ogni giorno accumuliamo e accumuliamo sempre di più metalli pesanti nel corpo che bloccano l´attività di numerosi complessi enzimatici, mentre l´eliminazione avviene solo in minima parte, per salivazione, traspirazione, allattamento (!!), ecc. I metalli si concentrano, danneggiandoli, in particolare in alcuni organi ( come cervello, fegato e reni) e nelle ossa, e sono spesso un fattore aggravante, quando non determinante, in numerose malattie croniche.

Se non avete idea di quanto i metalli pesanti siano un realtà che purtroppo ci tocca direttamente, sebbene non lo dicano in tv, allora potete effettuare il test del mineralogramma. Il mineralogramma fornisce un accurato identikit bio-chimico, poiché i capelli rappresentano un tessuto organico la cui composizione è praticamente identica a quella degli altri tessuti organici.

Per approfondire su in che modo assumiamo i metalli pesanti, gli effetti sul corpo, dove si accumulano nell’organismo e come rimuoverli leggi il dossier Metalli Pesanti.

http://dioni.altervista.org/
Tratto da: CIBI CONTAMINATI DAI METALLI PESANTI: ECCO L’ELENCO DELLE MARCHE DA EVITARE! | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/04/24/cibi-contaminati-dai-metalli-pesanti-ecco-lelenco-delle-marche-da-evitare/#ixzz2CBHrtRyr
- Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

Il Marocco si adegua all’energia solare ( Econota 96 )

novembre 10, 2012

Marocco intende produrre il 14% della sua energia dal solare entro il 2020 by Timon Singh

Produrre Energia solare per sfruttare l’abbondante quantità di luce solare che ricevono è un’idea che abbraccia molti paesi nel Medio Oriente e Nord Africa . Agenzia marocchina per energia solare (MASEN) ha recentemente annunciato che sono “molto fiduciosi” di garantire gli investimenti necessari per costruire grandi centrali solari nel deserto delle regioni meridionali del paese. Il paese è sulla buona strada per diventare un produttore mondiale di energia solare  e  prevede di raccogliere il 14% della sua energia dal sole entro il 2020.

Parlando ai giornalisti, in una conferenza a Marrakech, il Vice Ministro dell’energia Mohammed Zniber disse: “il nostro obiettivo è che nel 2020 il 42% della nostra alimentazione verrà da energie rinnovabili tra cui il 14% dal solare. Al momento abbiamo solo un impianto solare, nell’est del Marocco, al Ain Beni Mathar, con una capacità installata di 20 MW”. Tuttavia se il paese riceverà l’investimento che sta perseguendo Zniber predice che Marocco sarà in grado di costruire cinque nuovi impianti solari per i prossimi otto anni, con una capacità di produzione combinata di 2.000 MW e un costo stimato di $9.000.000. “Siamo sicuri che molti investitori saranno interessati a finanziare questi progetti. Siamo molto fiduciosi,ha aggiunto. Come molti paesi del mondo in rapido sviluppo, anche il Marocco sta vivendo un innalzamento della domanda di energia nel 2012 a causa di una crescita della popolazione. Infatti il consumo di energia del paese dovrebbe salire del 10%  nel 2012. Ha anche poca scelta, dal momento che il Marocco non ha riserve di petrolio.  Il Progetto pilota è un ibrido solare e impianto di gas, ma i nuovi impianti saranno esclusivamente solari. Il primo sarà costruito vicino la frontiera desertica città di Ouarzazate e avrà una capacità di produzione di 500 megawatt ( si prevede di completarlo nel 2015 ). “Questo è il progetto più grande del suo genere al mondo, ha detto Obaid Amrane, marocchino dell’Agenzia per l’energia solare (MASEN).

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Dacci oggi il riciclo quotidiano

Il miglior risparmio, si sa, è il riuso. Innanzitutto di beni di grande valore come acqua, calore, energia e luce, ma anche dei rifiuti, il cui trattamento consente, tra l’altro, di risolvere un grave problema, quello dello spazio. Per chi abita in città, l’obbligo della raccolta differenziata impone infatti di avere più contenitori che molto spesso creano problemi di igiene e cattivi odori e che devono essere sistemati o sotto il lavello o sul balcone, sacrificando spazio prezioso e provocando notevoli disagi. La tecnologia può dare un aiuto straordinario, innanzitutto installando sotto il lavello il tritarifiuti elettrico (inventato da InSinkErator), che polverizza i rifiuti organici convogliandoli al tubo di scarico e per il quale occorre solo verificare se il proprio Comune è dotato di depuratore. Oppure ricorrendo al compattatore (Ecobin di Texambiente, 1.400 euro, tutto italiano) che riduce notevolmente e separatamente i rifiuti organici, la plastica, le lattine e simili molto rapidamente. Oppure si può installare Ecodyger (tecnologia e brevetto italiani) che separa i rifiuti organici liquidi da quelli solidi, inviando i primi nello scarico, e i secondi, riducendoli di oltre il 50% e trasformandoli in ottimo compost.

Ancora più interessante è il riuso dell’acqua piovana. È possibile, con un sistema di semplice installazione, ridurre almeno del 50% l’uso di acqua potabile innaffiando e lavando pavimenti e auto. La prima società in Italia specialista in questo campo, Raccoltaacquapiovana (www.raccoltaacquapiovana.it), progetta e realizza impianti, anche di piccole dimensioni, che consentono di ridurre la bolletta idrica famigliare per arrivare in alcune situazioni al 100 per cento. «Nei casi più semplici basta acquistare uno dei nostri serbatoi, collegarlo al tubo dell’acqua piovana – dichiara Alessio Sogliani, termotecnico dell’azienda – e installare il filtro per poi innaffiare le piante, lavare aree pavimentate, l’auto e qualsiasi parte della casa. Condizione essenziale è collegare il serbatoio a un pluviale da cui esce l’acqua piovana da trattare. Ed è possibile farlo anche in città, sul terrazzo, previa autorizzazione del condominio. In alcuni casi è possibile ottenere le agevolazioni del 50%, previste dal Governo, se c’è una sostituzione di gran parte dell’uso dell’acqua potabile, in quanto si tratta di una ristrutturazione e rivalutazione dell’impianto idrico». Il serbatoio, che può raggiungere una capacità di migliaia di litri (il più piccolo, da 300 litri, per terrazzo, costa 400 euro), può venire interrato, servendo più palazzine o più appartamenti. L’utilizzo può essere esteso a tutti gli usi sanitari, anche alla lavatrice e, con adeguato pre-trattamento brevettato da Raccoltaacquapiovana, anche alla lavastoviglie.

Più costoso, ma in evoluzione tecnologica, il sistema di Lef Group che progetta e realizza impianti di trattamento e riutilizzo delle acque grigie, provenienti da lavandini, docce e vasche, trattate con sistemi a filtrazione a membrana. Euro-Control è in grado di rendere riutilizzabili le acque grigie anche con la debatterizzazione tramite raggi Uv. Questi sistemi, è bene sottolinearlo, non danno mai acqua potabile bensì acqua adatta all’80% degli usi domestici, abbattendo di conseguenza la bolletta idrica. Facile da adottare è l’«imbuto di luce», un lucernario che, con tubi speciali guida la luce del sole, riflettendola e aumentandola con materiali hi-tech, verso ambienti ciechi, riuscendo persino a “inviare” la visione del cielo. Consente notevoli risparmi l’impianto di recupero del calore da riscaldamento: quello che Minusenergie importa dalla Svizzera, Seven Air, recupera il 90% del calore che altrimenti si disperderebbe all’esterno, con un costo rapidamente ammortizzabile. Altamente efficiente, grazie a tecnologie e controlli sofisticati, il termo-caminetto che brucia di tutto e non solo legna: può scaldare un’intera casa “divorando” qualsiasi rifiuto, organico e non, disponibile.

APPLICAZIONI TRA IL DIGITALE E IL REALE

01 | TRITARIFIUTI
Sotto il lavello per gli alimentari, oppure il compattatore di tutti i tipi di rifiuti (300-1600 euro)
www.insinkerator.com, www.texambiente.it, www.ecodyger.com

02 | COMPOSTIERA
Sul balcone trasforma i rifiuti alimentari in fertilizzante per le piante (50-70 euro)
www.komposter.com, www.tuttogreen.it, www.ikea.it

03 | ACQUA PIOVANA
Sul terrazzo o in giardino serbatoi per acqua piovana per irrigare e lavare tutto (a partire da 400 €)
www.raccoltaacquapiovana.it

04 | LAVATRICE
Utilizza l’acqua piovana, che serve anche il water, e la riscalda con l’energia dei pannelli solari
www.raccoltaacquapiovana.it

05 | ACQUE GRIGIE
Le acque di vasca, doccia e lavabo, trattate e filtrate, possono irrigare e lavare zone interne ed esterne
www.lef-group.it

06 | TRITACARTA
Riduce l’ingombro della carta, mentre il termo-caminetto speciale “divora” qualsiasi rifiuto
www.rexel.it, www.fellowes.com/it

07 | LUCE SOLARE
Sul tetto un “imbuto luminoso” porta la luce solare nei bagni e negli ambienti poco illuminati
www.solartrading.it, www.lightway.it

08 | ACQUE DI COTTURA
L’acqua di cottura di pasta, riso, verdure e carni è un ottimo fertilizzante per le piante in vaso

09 | CALDO RECUPERATO
Costoso, ma l’impianto di totale recupero del calore taglia i costi del riscaldamento
www.minusenergie.com

10 | TENDE E PARETI ESTERNE
Vaporizzate con acqua piovana, abbassano costantemente la temperatura interna
www.perfectcool.it, www.idromig.com

 

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Funghi e batteri al servizio dell’ umanità ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

novembre 7, 2012

Contro il riscaldamento globale i fungi champignon

È notizia di ieri che l’Istituto nazionale francese per la ricerca in agricoltura (Inra) ed il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti sono riusciti a mappare completamente il DNA del fungho Champignon, il più coltivato e consumato. Ma perché?

L’uso di questo fungo non potrebbe essere relegato al solo scopo alimentare, a quanto pare gli champignon si comporterebbero infatti come efficienti spazzini in grado di ripulire le foreste e l’atmosfera dalla Co2.

I  funghi infatti sono organismi che crescono di notte, nei sottoboschi, e per crescere riconvertono l’anidride carbonica e decompongono le sostanze organiche. I ricercatori hanno sequenziato due varieta’ di questo fungo, il cui nome scientifico e’ Agaricus bisporus: una coltivata e una selvatica. Il lavoro mostra che lo champignon, rispetto agli altri funghi, possiede geni che gli conferiscono una maggiore capacita’ di metabolizzare miscele complesse di derivati di lignina e di altri polimeri. ”La possibilita’ di utilizzare le proteine prevalenti nel suolo conferisce un vantaggio agli champignon rispetto ad altri funghi spazzini” ha osservato uno degli autori, Francis Martin, dell’Inra. E’ la prima volta, spiega l’esperto che si dimostra che questo fungo e’ capace anche di decomporre il legno e non solo le foglie del sottobosco.

Gli champignon potrebbero infatti rappresentare un ottimo alleato nella lotta al fenomeno del riscaldamento globale. I funghi crescono di notte nei sottoboschi, e la loro maturazione passa attraverso processi di riconversione dell’anidride carbonica e di decomposizione delle sostanze organiche. Gli enzimi  potrebbero fornire nuovi metodi per neutralizzare e catturare il carbonio contenuto nel terreno.

Inoltre, questi particolari enzimi già utilizzati nelle bioraffinerie per degradare residui vegetali ricchi di lignina ed ottenere nuovi prodotti chimici ad alto valore, potrebbero avere ulteriori importanti applicazioni a livello industriale.

Fonte: Ansa Gaianews

Il batterio che crea l’oro, trovata la pietra filosofale?
by Roberto Cicchetti  
I ricercatori della Michigan University (Usa) hanno trovato l’anello di congiunzione tra scienza e alchimia. Il batterio metallidurans Cupriavidus sarebbe capace di trasformare il cloruro d’oro in pepite da 24 carati. Ma non c’è da illudersi, il procedimento è più costoso dell’oro prodotto, almeno per ora. Quindi niente febbre dell’oro o fabbrichette casalinghe di gioielli e monili.

“Abbiamo creato l’alchimia microbica trasformando in oro qualcosa che non ha alcun valore se non solido”,ha detto Kazem Kashefi, assistente professore di microbiologia e genetica molecolare.

Lui e Adam Brown , professore associato di arte elettronica e intermedia, hanno trovato questo batterio resistente ad altissime concentrazioni tossiche di cloruro d’oro, un sale presente in natura normalmente utilizzato per dorare porcellane o cornici dei quadri e anche in elettronica. In circa una settimana la colonia di Cupriavidus trasforma le tossine del cloruro in una pepita d’oro da 24 carati.

I ricercatori ne hanno fatto un’opera d’arte: The Great Work of the Metal Lover, un laboratorio portatile trasparente che permette di contemplare tutti i processi chimici. Un microscopio elettronico a scansione scatta a intervalli delle foto alla colonia di batteri così da analizzarne i progressi.

“È la neo-alchimia. Ogni parte, ogni dettaglio del progetto è un incrocio tra moderna microbiologia e alchimia, ” Ha detto Brown “La scienza cerca di spiegare il mondo fenomenologico. Come artista, sto cercando di creare un fenomeno. L’arte ha la capacità di spingere la ricerca scientifica.”

( fonte: Michigan University )

Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Dall’acqua di mare il combustibile verde per Jet ( Econota 95 )

novembre 6, 2012

Il processo per trasformare l’acqua di mare in un combustibile verde per Jet ( by Beth Buczynski )

Senti un leggero fastidio ogni volta che si riempie la tua auto per l’elevato prezzo del combustibile? Per fortuna non sei un Militare degli Stati Uniti alla guida di un Let o di un corro armato! Stanca di sprecare gran parte del suo bilancio con combustibili fossili, la US Navy ha condotto una ricerca di alternative più verdi e, possibilmente, economiche. Alcuni ricercatori presso laboratorio navale di ricerca degli Stati Uniti (NRL) hanno sviluppato un processo che può trasformare in abbondante acqua di mare combustibile per jet della Marina. Se la tecnologia si dimostrerà valida i loro sforzi potrebbero avere un impatto enorme; nel 2010 solo il dipartimento della difesa ha sborsato circa $11 miliardi su “energia operativa,” l’energia usata dalle forze militari nell’esecuzione delle loro missioni. Che è l’equivalente di tutto il bilancio dello stato del Tennesseee e non comprende ancora tutta l’energia necessaria ai veicoli militare delle basi.

Secondo un recente annuncio la trasformazione avviene durante un processo unico di gas-liquido che estrae l’anidride carbonica dall’acqua di mare e produce idrogeno utilizzando una cella elettrochimica ad acidificazione. “La riduzione e l’idrogenazione di C02 a idrocarburi viene ottenuta utilizzando un catalizzatore che è simile a quelli utilizzati per la riduzione di Fischer-Tropsch e idrogenazione dell’ossido di carbonio,” ha detto il Dr. Heather Willauer, un chimico di ricerca. “Modificando la composizione superficiale di catalizzatori di ferro nei reattori a letto fisso il sistema ha una migliore efficienza di conversione di C02, fino al 60%.

Al centro  per la corrosione Science & Engineering facility di Key West, in Florida, (NRLKW) un prototipo di “cattura carbonio” è stato testato utilizzando acqua di mare dal Golfo del Messico per simulare le condizioni che verranno incontrate in un processo reale di oceano aperto per catturare la CO2 dall’acqua marina e produrre gas H2. Attualmente si sta lavorando sull’ottimizzazione del processo e verso un scale-up. Una volta che questi sono stati completati gli studi iniziali prevedono che il  combustibile dall’acqua di mare sarebbe costato tra $3 e $6 per il gallone.

La Marina USA starebbe per trasformare l’acqua in una fonte di energia. Come prima cosa è conveniente. La maggior parte della flotta viene distribuita su un oceano in tutto il mondo. In secondo luogo l’acqua di mare è piena di C02, con concentrazioni di oceano circa 140 volte maggiore che in aria. Sebbene il processo di conversione abbia fatto progressi significativi in questi ultimi anni è ben lungi però dall’essere considerata affidabile.Tuttavia, con le forniture di petrolio globale che diminuiscono di giorno in giorno, non sorprende che la Marina stia cercando di pianificare in anticipo il suo futuro energetico.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

A Reggio Emilia gli Stati Generali della Bicicletta ( fonte: Rinnovabili.it )

 

Dal 5 al 6 ottobre 2012 il Comune ha ospitato l’evento nazionale programmato per discutere di mobilità nuova, ciclabilità e qualità urbana. Dalla summit, un Libro di Impegni per le Amministrazioni di ogni livello Il 

La bicicletta è una delle chiavi di volta di una mobilità urbana diversa, innovativa e smart. Per fornire un nuovo impulso alla mobilità dolce e sostenibile si riuniranno a Reggio Emilia gli Stati Generali della Bicicletta, l’iniziativa promossa da Legambiente, ANCI, Fiab e #salvaiciclisti. L’appuntamento si è tenuto il 5 e 6 ottobre, due giornate pensate per avviare un dialogo a livello nazionale su una mobilità nuova e al contempo raccogliere una serie di impegni vincolanti da chi ogni giorno è responsabile dei trasporti nelle nostre città. Gli Stati Generali della Bicicletta chiamando a raccolta amministratori, esperti del settore, associazioni e cittadini con di dare spazio l’obiettivo di proporre soluzioni che siano finalmente più performanti e competitive rispetto all’uso quotidiano dell’automobile favorendo la bicicletta come mezzo di trasporto sicuro, sostenibile, accessibile e dinamico. Gli organizzatori hanno redatto un Manifesto, al quale è possibile aderire on-line, (http://www.comune.re.it/italiacambiastrada), che presenta un quadro sintetico dello status quo della mobilità nostrana, vero e proprio punto di partenza del summit. Al termine della due giorni è stato rilasciato un Libro di Impegni per le Amministrazioni di ogni livello, contenente proposte per il breve periodo dal costo zero, misure a medio periodo dal costo lieve e azioni a lungo periodo dal costo più alto.

“Gli aspetti su cui lavorare sono molteplici, ma siamo convinti che per l’Italia sia davvero giunto il momento di cambiare strada e favorire una mobilità in grado di soddisfare il più possibile le diverse esigenze di spostamento, quelle dei pedoni, dei ciclisti e del trasporto collettivo – afferma Alberto Fiorillo, Responsabile Aree Urbane Legambiente -. In questo senso, abbassare di venti chilometri orari la velocità dei mezzi a motore in città è una priorità che può evitare ogni anno la morte di mille persone tra ciclisti e pedoni. L’introduzione di un limite di velocità più basso, una misura da approvare subito e da rendere operativa in fretta, comporta esclusivamente vantaggi – sottolinea Fiorillo -. Far scendere la lancetta del contachilometri conviene a tutti, dal punto di vista della riduzione della rumorosità, dell’inquinamento atmosferico e dei consumi di carburante”.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Energia anche dal chiarore lunare ( Econota 94 )

novembre 4, 2012

Globi solari generano energia anche raccogliendo il chiarore lunare (by Ayasha Guerin )

I progettisti di energia solare a Rawlemon hanno creato un globo di vetro sferico a inseguimento solare in grado di concentrare la luce solare e quella lunare fino a 10.000 volte. L’azienda sostiene che il sistema ß.torics è 35% più efficiente rispetto ai tradizionali modelli fotovoltaici doppio asse e la sfera, completamente rotazionale e resistente alle intemperie, è anche capace di raccogliere energia elettrica dal chiarore lunare.

Il sistema ß.torics è stato inventato da Barcellona dall’architetto tedesco André Broessel ( nella foto a destra ). Egli cercò di creare un sistema solare che potesse essere incorporato nelle pareti degli edifici i quali agiscono come generatori di energia. Ma il progetto non solo è degno di nota per le sue capacità di efficienza solare – il sistema di ß.torics è progettato anche per produrre energia lunare !

Le sfere sono in grado di concentrare il chiaro di luna diffuso in una fonte costante di energia. Il sistema ß.torics  sta avendo molta attenzione per il suo design pulito e bello. (Nonostante l’ enorme potenziale di energia solare, non abbiamo visto troppe tecnologie di energia solare di bel design).

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Una bici pieghevole con ruote full-size di Mikulas Novotny  ( by Kristine Lofgren. )

Se vivete o lavorate in una città una bicicletta può essere la scelta giusta. L’unico problema è che cosa fare con la bicicletta quando hai bisogno di andare da qualche parte abbastanza lontano. Le Biciclette pieghevoli offrono una grande soluzione ma hanno ancora i loro svantaggi. La  nuova bicicletta pieghevole progettata da Mikulas Novotny che ha le ruote full-size sembra aver risolto alcuni problemi di trasporto

Una sfida per qualsiasi bicicletta pieghevoleè il suo trasporto spesso ingombrante e scomodo. Per risolvere questo dilemma, il progettista Mikulas Novotny ha elaborato un nuovo design intelligente che permette la bicicletta di essere piegata in su. Oltre la comodità di essere in grado di piegare la bici, le ruote da 26 pollici ( ruote più grandi di molte biciclette pieghevoli) permettono un corsa più simile a una bici standard.

Con l’obiettivo di arrivare ad un prodotto semplice ed affidabile la bici presenta cerniere presso il reggisella e la spalla così che le ruote si allineano una accanto all’altra quando è ripiegata. Le ruote inoltre possono ruotare liberamente in posizione piegata, così, piuttosto che dover raccogliere e trasportare la bicicletta, può facilmente essere spinta tenendo il sedile. Le ruote più grandi consentono persino di essere tirata su o giù per le scale; l’idea è fantastica per chiunque abbia bisogno di usare una metropolitana o che vive in un appartamento a piani alti.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

EASYVERBOX & PARTNERS S.R.L.“ COMUNICARE PER REALIZZARE”

ottobre 27, 2012

EASYVERBOX & PARTNERS S.R.L.“ COMUNICARE PER REALIZZARE” La Nostra Piattaforma al servizio qualitativo della Filiera Agroalimentare Made in Italy

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano

 

“Quando avranno inquinato l’ultimo fiume,abbattuto l’ultimo albero,preso l’ultimo bisonte,pescato l’ultimo pesce solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro Banche”,cosi’ disse Toro Seduto antico profeta di una tendenza sempre piu’ attuale del Mondo nel non rispettare i veri valori umani e la natura.

Pertanto proprio in questo momento in cui la crisi sta mettendo a dura prova sul piano Economico e Sociale il nostro Paese traducendosi in un problema d’identita’ a tutti i livelli,ho deciso di fondare Easyverbox & Partners s.r.l.

Le Mie precedenti esperienze Mi hanno visto presente sia nel mondo della Finanza, tre sono stati gli Istituti di Credito nei quali ho svolto  vari ruoli sempre nell’Asset Management ovvero Banco di Roma,Banca Fideuram e Unicredit Banca  oltre che la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli in veste di Consulente ,sia nel mondo Industriale dove ho ricoperto  incarichi in vari Consigli di Amministrazione in Societa’  del Gruppo Seragnoli di Bologna,ed infine,anche in ambito Istituzionale dove ho avuto il ruolo di Consigliere Delegato nella Merchant della Regione Liguria ovvero Ligurcapital S.p.a,tutto ciò ha portato alla gratificazione per il lavoro svolto arrivata anche con la nomina a Cavaliere al merito della Repubblica Italiana conferita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.Questi percorsi professionali hanno,unitamente all’esplodere della crisi,contribuito ad una conoscenza delle regole e delle tendenze di questi settori stimolando una profonda riflessione sulle tendenze ed esigenze dell’essere umano.

Easyverbox &Partners s.r.l nasce da una sintesi di esperienze professionali e da un profondo dialogo e confronto con tutti i componenti del mio Team ,dei Soci e dei Partners storici.

“Una persona determinata puo’ fare la differenza,un piccolo gruppo di persone determinate puo’ cambiare il corso della storia”.

Il nostro motto “Comunicare per Realizzare” parte da una principale considerazione: integrare la Comunicazione,le Competenze Manageriali,le Aziende con le loro esigenze ed i loro Core Business,il Territorio ed i  Mercati Internazionali in un’unica Piattaforma che segue e guida il processo operativo con il fine di conseguire risultati importanti.Dobbiamo in una crisi cosi’ difficile si innovare,ricercare ma anche saper far conoscere efficacemente quello che sappiamo fare,ottimizzare il Network Operativo e fare piu’ Sistema in Italia e all’Estero.Nell’ambito del Convegno le principali riflessioni che sottoponiamo alla Vostra attenzione sono:

A)Abbiamo prodotti d’eccellenza,dobbiamo farli conoscere meglio utilizzando un Marketing Professionale.

B)I bisogni interni e’ giusto soddisfarli con prodotti il piu’ possibile a km 0 ed anche abbattendo i costi della filiera distributiva.

C)Bisogna fare sistema per raggiungere dimensioni che ci consentano una penetrazione nei Mercati Internazionali.

D)La Comunicazione a supporto del Web e del E-commerce riveste un’importanza notevole.

E)Le competenze Professionali devono ,nell’ambito della conoscenza dei prodotti,contribuire al rafforzamento dell’interesse con schede,testi ,analisi ,convegni,incontri,ect…….

Easyverbox & Partners s.r.l. ha strutturato un percorso operativo che affianca senza appesantire di costi le Aziende nel perseguire il raggiungimento degli obiettivi.

Easyverbox:” Comunicare per Realizzare”.

Nel costituire Easyverbox & Partners s.r.l.,oltre a curare i dettagli ,siamo partiti dalle Nostre convinzioni riguardo le tendenze ed esigenze future dell’Uomo,a tal proposito sono emersi i punti che costituiscono cio’ che noi chiamiamo Easyerbox  Trends per il prossimo decennio:

1)Ci sara’ un aumento della longevita’ ed a prescindere dall’eta’ , dell’obesita’.

2)La Middle Class costituira’ circa il 50% della Popolazione Mondiale

3)Nel mondo del lavoro nell’ambito di ogni professione saranno necessari nuovi concetti,metodologie,criteri innovativi e avranno maggiore spazio i creativi.

4)L’uomo si dedichera’ maggiormente alla gestione del suo tempo libero.

5)Aumentera’ la ricerca del Benessere psico-fisico per tutte le fasce sociali.

6)Ci sara’ una riscoperta di Etica e Valori

7)Si manifestera’ l’esigenza che la Tecnologia diventi sempre piu’ uno strumento al servizio dell’Uomo e non il contrario.

8)Gli investimenti con il venire meno delle vecchie regole del sistema bancario saranni piu’ in linea con la Vita e l’Economia reale ma dovremo tenere conto della compatibilita’ con la salvaguardia in tutti i suoi aspetti del nostro Pianeta.

Easyverbox &Partners s.r.l. prevede  4 principali  segmenti di attivita’:

A)Comunicazione ,Produzione ed Editor sviluppati sia direttamente che con dei Media Partners

B)Internazionalizzazione ,siamo presenti in Cina con una sede e con rapporti storici ed in Sud America in Brasile e Argentina.

C)Partecipazioni ed Investimenti diretti in particolare nei Settori del Made in Italy,Tourism & Wellness,Food e New Media.

D)Nell’ambito delle Attivita’ di consulenza riguardanti il Real Estate turistico-alberghiero ed il Tempo libero e delle Attivita’ di Advisory  ,Easyverbox & Partners s.r.l. le svolgera’ con i suoi Business Partners.

Vorrei concludere con una frase forte ma che deve farci superare questi limiti e questa incapacita’ italiana di fare sistema:

“Non e’ necessario spegnere la luce altrui, affinche’ la propria risplenda”.

Cav. Mauro Cervini

Famiglie                        d’Italia

No choosy e banda larga: il governo ci sfotte e ci controlla ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

ottobre 25, 2012

Scende in campo l’Italia “no choosy”: decine di offerte per chi non è d’accordo con la Fornero

La provocazione del ministro fa ancora discutere. Decine di mail giunte nella nostra redazione testimoniano un Paese che non è “schizzinoso”. Tgcom24 vuole dare voce a chi sta cercando un’occupazione cercando di offrire un aiuto che viene dalla rete.

 “welfare,”. Il Ministro Elsa Fornero parla ai giovani italiani, a quella che il presidente del Consiglio Mario Monti ha definito la “generazione perduta”.

I ragazzi si arrabbiano e rispondono sul web, attaccano il ministro. Non ci stanno, non vogliono più sentirsi additare come “bamboccioni” , celebre epiteto di Tommaso Padoa Schioppa, o “sfigati”, come ha fatto più recentemente l’ex viceministro al Welfare Michel Martone.

Se i choosy esistono, inutile negarlo, ci sono anche tanti ragazzi che farebbero qualsiasi lavoro pur di portare a casa la pagnotta. Tgcom24 vuole mettere in contatto i volenterosi con le aziende che offrono lavoro. Sul nostro blog di tgcom24 Missionelavoro le offerte non mancano. Oggi, ad esempio, le proposte arrivano dalla Campania, dove si cercano 100 addetti call center in provincia di Salerno e dall’Emilia Romagna dove c’è posto per 20 persone che lavoreranno in un inventario dell’Humangest Spa a Bologna.

Ci siamo messi in contatto con alcune agenzie interinali per capire quali sono i lavori “non choosy” che il mercato offre. Ma tu cosa saresti disposto a fare per dimostrare che non sei schizzinoso? I nostri lettori hanno già incominciato a scriverci qui. Se anche tu vuoi dimostrare che possono dirti di tutto ma non che tu sia schizzinoso mandaci una mail cliccando qui

Vado a fare l’operaio
Mettendo come parola chiave “operaio” nei primi tre siti di lavoro interinale proposti dai motori di ricerca spuntano, in Italia, 153 offerte di lavoro.

In particolare Adecco offre 70 posti, Obiettivo lavoro 23 posti mentre 51 posti arrivano da Manpower

E nel settore commerciale…

Su Adecco sono ben 256 le posizioni ricercate in diversi ruoli,  100 posti su Obiettivo lavoro e addirittura 560 su Manpower.

Fonte: Tgcom24

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Telefono e Internet, tutti i dati finiranno in mano al Governo

Nel mondo orwelliano di 1984  i prolet erano consci di essere controllati attraverso il televisore sempre acceso (solo gli alti papaveri del partito avevano il diritto di spegnerlo). Nell’incubo beferian-tremontiano da cui nel 2012 non ci si sveglia, i sudditi saranno controllati senza nemmeno saperlo.

Dal 23 prossimo ottobre tutti i dati sul traffico telefonico e internet di tutti i residenti in Italia dovranno essere trasmessi all’Agenzia delle Entrate il cui direttore, il sub-comandante Attilio Befera ha firmato il 6 settembre scorso il provvedimento che rende obbligatorio per tutti gli operatori telefonici, mobili e fissi, di tutti gli internet service provider inclusi quelli in wi fi, l’obbligo legale di comunicare tutte le informazioni su ogni abbonato (che tra l’altro deve fornire il codice fiscale già quando compra una SIM). Per il Grande Fratello non esistono zone franche per la privacy, concetto peraltro borghese, deviazionista o peggio.

Si e’ sempre iniziato in questo modo a introdurre il totalitarismo in forma prima morbida poi sempre più soffocante man mano che gli anticorpi della società venivano indeboliti. Sempre con una scusa plausibile, il nemico esterno, i terroristi, gli speculatori. Si martella i cervelli fino al candeggio totale che si adotta una politica criminale contro la collettivita’ e contro i singoli per il loro bene, in nome dei loro interessi collettivi. Nell’era dei burocrati al governo dipinti come tecnici, la scusa per instaurate il controllo sociale sugli individui è l’evasione fiscale su cui viene montato un lavaggio del cervello mediatico senza tregua. E i cervelli candeggiati dagli spot sull’evasore con la barba lunga e lo sguardo truce subito applaudono contente come le scimmiette ammaestrate.

Una volta che i dati su cosa fai, cosa leggi, cosa compri, quanti soldi spendi, dove vai, con chi parli, saranno a disposizione del governo, della polizia, del pubblico ministero e delle autorità in generale (e ovviamente di chi li comprerà al mercato nero) senza che il cittadino (pardon, il suddito) nemmeno se ne renda conto (almeno in 1984 la gente sapeva di essere sotto osservazione costante attraverso il televisore) il passo per stabilire chi è buono e chi è cattivo e va rieducato è molto breve. Per i Befera di tutto il mondo e in tutti i periodi storici quando si ha un martello in mano tutto il resto ha l’aspetto di un chiodo. E voi che vi illudete di avere ancora una testa (persino pensante) vi accorgerete, tra non molto, che agli occhi di Equitalia si tratta di una ben misera capocchia.

by Fabio Scacciavillani fonte originaslehttp://noisefromamerika.org/articolo/teste-capocchie )

 

( Famiglie d’Italia News Interessanti )

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare Made in Italy, attraverso nuovi mezzi di comunicazione.

ottobre 24, 2012

Grande successo a Milano del Convegno su Qualita’ e Tracciabilita’ della filiera Agroalimentare Made in Italy, tenutosi venerdi’ presso l’Aula Magna della Facolta’ di Agraria dell’Universita’. Riportiamo di seguito l’intervento integrale del Segretario Generale di FederFauna Massimiliano Filippi, dal titolo: “La Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare ”Made in Italy” attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.”

La Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare “Made in Italy” attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

Perche’ il cane, che da noi e’ considerato un animale d’affezione, in diversi Paesi del Mondo, soprattutto in Asia Orientale e in Oceania, e’ invece consumato come alimento e addirittura allevato appositamente per la macellazione? Perche’ nell’Ebraismo e nell’Islam si osserva la prescrizione di non mangiare carne di maiale, che e’ da noi tra le piu’ consumate? Perche’ in India i bovini vengono considerati animali sacri e gli indiani hanno sviluppato una certa fantasia nel cucinare carni che in Occidente sono molto meno diffuse e presentano una minore varietà di ricette?

Tali scelte, gli usi e i costumi dei Popoli sono dettati dalle diverse Culture, ovvero da quel bagaglio di conoscenze, tradizioni, saperi e pratiche acquisite, ritenute da ciascun Popolo fondamentali, tanto da venir trasmesse di generazione in generazione.

La Cultura nasce da un processo di sedimentazione dell’insieme di tutti questi fattori, inclusi quelli ambientali e climatici e cio’ sta a significare che la Cultura non e’ statica, ne’ riducibile alla dimensione biologica dell’Uomo, ma che si arricchisce di elementi e si evolve con l’Uomo, andando a rappresentare la totalita’ dell’ambiente sociale e fisico che e’ opera dell’Uomo.

In poche parole: noi dipendiamo dalla nostra Cultura, ma la nostra Cultura dipende da noi. Siamo noi che abbiamo il potere di decidere quali conoscenze, tradizioni, saperi, pratiche, siano degne di essere diffuse e tramandate alle generazioni future. Siamo noi che abbiamo il potere di decidere attraverso quali mezzi diffonderle e tramandarle.

E ovviamente bisogna, come diceva Luigi Einaudi: “conoscere per deliberare”. “E’ un cane che si morde la coda” aggiungo io.

Non possiamo permetterci che riguardo al sistema Agroalimentare “Made in Italy” si creino sacche di ignoranza, intesa come non conoscenza della realta’ o scostamento tra la realta’ ed una percezione errata della stessa.

Per Sistema Agroalimentare intendo l’insieme di tutti i settori dell’economia coinvolti nella produzione e distribuzione di prodotti alimentari, dall’Agricoltura, all’Industria che le fornisce i mezzi tecnici, all’Industria della trasformazione dei prodotti, al Settore del commercio e della distribuzione degli alimenti.

Non solo perche’ ne va della stessa sopravvivenza di tale sistema, ma anche per una questione di utilita’ Sociale: per garantire a tutti di poter operare scelte realmente consapevoli.

Non solo “gli ignoranti non possono non odiare, e temere insieme, coloro che si occupano delle cose ch’essi non capiscono”, come disse lo  scrittore e commediografo britannico William Somerset Maugham, scomparso nel 1965, ma come ha osservato piu’ recentemente l’attore statunitense Tom Hanks, “viviamo in una societa’ dove nessuna legge proibisce di guadagnare denaro diffondendo ignoranza o, in qualche caso, stupidita’”.

E’ il caso ad esempio delle produzioni zootecniche, oggi in alcuni casi minacciate addirittura di piu’ dalla propaganda e dalle azioni degli animalisti che non  dello stato di crisi economica in cui versa l’Italia e che ha coinvolto tutti i settori, compreso quello alimentare.

Venerdi’ 28 mi trovavo a Montirone in Provincia di Brescia, ospite di un’azienda agricola che alleva visoni che quel giorno partecipava ad un’ottima iniziativa organizzata dall’AIAV, l’associazione italiana degli allevatori di visone: un Open Day per consentire ai Cittadini di entrare a visitare gli allevamenti e vedere con i propri occhi com’e’ condotta l’attivita’ e come vivono gli animali. Voi non avete idea di quanta gente sia rimasta sorpresa di vedere animali belli, ben tenuti ed in perfetta salute! Alcune persone sono uscite quasi deluse perche’ si aspettavano di vedere immagini da film horror, tante altre soddisfatte e rassicurate dall’aver constatato di persona che acquistare ed indossare una pelliccia prodotta in Italia, oltre a offrire garanzie sulla qualita’ del prodotto, offre anche una garanzia di tutela del benessere animale. E’ rimasto positivamente sorpreso e impressionato anche il Sindaco del Paese che pochi mesi prima, dietro pressione degli animalisti, aveva emesso un’ordinanza di chiusura di quell’allevamento (poi sospesa dal Tar). Prima di allora, lui un allevamento non lo aveva mai visto, e quella sua sacca di ignoranza era stata colmata dalle falsita’ diffuse da una lobby, quella animalista, che ha interessi ben diversi da quello propagandato di difendere gli animali.

Ovvio quindi che per evitare che qualcuno pensi che le vacche siano costrette “a continui stupri e a continui parti” per produrre il latte, come ho sentito sostenere alcuni esponenti di quell’ideologia, o che l’allevamento realmente sottragga cibo alle popolazioni povere del Pianeta (provino loro, questi vegani, a mangiare quello che mangia un bovino), o ancora, magari, che il pollo nasca direttamente nel cellophane al supermercato, dobbiamo diffondere un’informazione corretta, percio’ conoscenza e quindi Cultura.

Stessa cosa dicasi per evitare che qualcuno pensi che la “Fiorentina” sia semplicemente una bistecca tagliata spessa e non un preciso taglio comprensivo dell’osso dalla lombata del vitellone di razza Chianina, o che il “Chianti” sia un vino californiano, oppure che non vi sia alcuna differenza tra una “Mozzarella di Bufala Campana” e la mozzarella blu di cui hanno tanto parlato i media poco tempo fa.

A riguardo e’ da notare che in tutto il Mondo vengono vendute montagne di prodotti alimentari presentati con slogan, nomi, bandiere, immagini, richiami di qualsiasi tipo all’Italia, che spesso non hanno nulla a che fare con l’Italia. Gia’ nel 2009 la Coldiretti aveva stimato in oltre 50 miliardi di euro il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy.

In altre parole, se una maggior conoscenza anche a livello internazionale della realta’ sulle produzioni agroalimentari italiane inducesse nei consumatori scelte tali da determinare il progressivo stop alla contraffazione, che e’ causa di danni economici ma anche di immagine, le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy potrebbero quadruplicare.

Non mi pare poco, operando solo in ambito culturale, senza pensare a leggi che comunque sarebbero ben difficili da far adottare ed ancor più difficili da far rispettare!…

La Cultura pertanto risulta essere l’arma piu’ efficace per difendere l’Agroalimentare Made in Italy!

Come qualsiasi arma pero’, deve essere usata ed usata nel modo giusto. Oggi ad esempio vi e’ la tendenza a considerare “persone colte” o addirittura “uomini di Cultura” coloro che hanno letto tanti libri, ritenendo erroneamente che la Cultura sia sinonimo di “conoscenza di quanto scritto sui libri”, mentre in Societa’ come la nostra oramai la Cultura non si identifica esclusivamente con le tradizioni scritte, ma con le nuove tecnologie multimediali come ipertesti, e-book, immagini e suoni, e anche per questo i grandi mezzi di comunicazione sono responsabili della Cultura di massa.

E’ indubbio che internet abbia cambiato non solo il modo di comunicare, ma anche quello di informarsi. Solo qualche anno fa, per condurre una ricerca o semplicemente per conoscere il significato di una parola, avremmo iniziato a scartabellare i volumi dell’enciclopedia ber riposta sullo scaffale in salotto o al massimo ci saremmo recati in biblioteca; oggi accendiamo il PC e in un “clic” consultiamo Wikipedia. Probabilmente sui libri non avremmo trovato nemmeno la parola “clic”. La stessa cosa vale per le notizie, siano esse di cronaca, di politica, di economia o di costume, che sempre più spesso leggiamo online anziche’ sui quotidiani cartacei.

L’uso di internet infatti e’ esploso ed e’ in continua espansione, anche perche’ rispetto alla stampa o a radio e televisione, consente una reciprocita’ in cui la fonte e l’utente possono interagire e tutti possono contribuire all’informazione di tutti: in Internet e’ presente tutto, sempre, e’ alla portata di tutti e tutti possono contribuirvi.

In internet si esprimono opinioni, si discute e ci si confronta attraverso i social network, in internet si incontrano produttori e consumatori dei prodotti più disparati attraverso l’e-commerce.

Diventa cosi’ piuttosto facile veicolare qualsiasi informazione anche non presentandola espressamente come tale, e anche se in internet l’informazione sfugge molto di piu’ al controllo dei poteri piu’ o meno forti rispetto che in altri mezzi di comunicazione, tant’e’  che sulla rete circolano molti contenuti censurati altrove, questo non significa che essa sia totalmente priva di controllo. Infatti e’ la stessa liberta’ di contribuire all’informazione che offre internet, che si rivela talvolta un’arma a doppio taglio. Ad esempio, una stessa informazione puo’ venire distorta, oppure ripresa e riciclata all’infinito, creando la falsa sensazione di una “abbondanza” che puo’ essere facilmente scambiata per conferma della sua veridicita’, anche nel caso vera non sia.

A quel punto l’informazione puo’ divenire disinformazione, ed e’ per questo che poc’anzi ho detto che le armi bisogna saper usarle.

Per fare un esempio concreto di uso efficace di internet come mezzo di disinformazione tornero’ a parlare degli animalisti citati prima. Fateci caso: quando navighiamo in internet generalmente non ci soffermiamo mai troppo tempo su una pagina, quantomeno non tanto tempo quanto ci soffermiamo su quella di un libro o di un giornale cartaceo, tant’e’ che le stesse testate giornalistiche normalmente pubblicano on line un riassunto di cio’ che pubblicano sul cartaceo. Cio’ dimostra che la comunicazione su internet deve essere veloce: meglio slogan ed immagini ad impatto. Ecco che gli animalisti, che internet sanno usarlo bene, adottano in genere una propaganda che consiste esclusivamente in slogan e parole ingannevoli ed immagini magari non pertinenti o addirittura false, ma ad elevato impatto emotivo.  L’osservatore e’ indotto a considerare tali immagini come indubitabile realta’ e rappresentative di un settore che magari non c’entra nulla. Oppure gli stessi ripetono il medesimo concetto, magari con parole molto semplici, talmente tante volte da farlo apparire vero anche quando non lo e’, solo perche’ falsamente appare largamente condiviso. Altra tecnica e’ quella di citare spesso fonti, magari roboanti, che poco importa se in realta’ siano inesistenti o le abbia scritte la nonna, tanto in molti casi cio’ che appare conta di piu’ di cio’ che e’. Talvolta basta poco ad offuscare la ragione. E in internet il danno puo’ essere facilmente ingigantito perche’ internet consente l’isolamento ed una realta’ virtuale dove chiunque pur di appartenere a un gruppo sposa delle tesi, oppure pur di sentirsi una persona saccente all’interno di un gruppo, diffonde tali tesi che ha assunto usando male gli strumenti di internet per documentarsi.

Ma ovviamente questo non e’ il nostro caso: noi vendiamo emozioni che nascono dalla realta’, da tutti i cinque sensi, emozioni che si possono toccare, e anche mangiare! Noi rispetto a loro partiamo avvantaggiati: non abbiamo bisogno di fare disinformazione, ci basta fare una corretta informazione su cio’ che e’ vero e oggettivamente constatabile da chiunque. Ecco che i nuovi mezzi di comunicazione, compreso l’e-commerce che viene presentato qui oggi, se impariamo ad usarli bene, possono diventare un eccezionale veicolo per rilanciare e potenziare le nostre eccellenze, un’arma per fare informazione e produrre Cultura, l’arma piu’ efficace per difendere l’Agroalimentare Made in Italy!

Massimiliano Filippi

Famiglie                        d’Italia

Collaborazione fra le associazioni nell’ambito dello sviluppo del progetto e-commerce ecosolidale

ottobre 23, 2012

 

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano by Federico F. Pincione Esq., presidente dell’associazione di giovani imprenditori Arcadia.

Collaborazione fra le associazioni nell’ambito dellosviluppo del progetto e-commerce eco solidale

Cari Amici, Spettabili Autorità, Egregi Signori e Gentili Signore,

colgo l’ occasione per rivolgere il mio personale ringraziamento a Banca Mediolanum, Esae srl, Famiglie d’ Italia onlus, ACR,  FederFauna, Consorzio Wilford ed alla Università degli Studi di Milano (che, pur per un breve periodo di tempo, ho avuto il piacere di frequentare nelle vesti di studente di Giurisprudenza e della quale conservo splendide memorie) oltre a tutte le persone che si sono adoperate per la perfetta riuscita di questo interessantissimo evento.

          E’ veramente un piacere ed un privilegio per me essere qui con Voi, oggi, ad ascoltare le autorevoli opinioni dei nostri oratori su un tema così attuale e rilevante. Rilevante dal punto di vista economico, certamente, a causa della grave crisi con la quale ci troviamo a convivere, giorno per giorno, oramai da diversi anni, ma anche dal punto di vita umano, sociale e culturale, vista la profonda correlazione che si instaura tra l’ Italiano, produttore o consumatore, indipendentemente dalla sua “denominazione origine e provenienza” e i prodotti della sua terra.

Per infinite ragioni, infatti, non si può pensare di valorizzare pienamente lo “strumento Agricoltura” e di utilizzarlo efficacemente quale sostegno al difficile stato in cui versa la nostra economia, senza valutare attentamente il “fattore” umano e culturale che circonda le nostre produzioni, il nostro territorio, la nostra Gente, da un lato, e le produzioni, il territorio e le Genti dei Paesi nei quali le nostre aziende, grazie al “mezzo” internet, sceglieranno di proporre prodotti nostrani. Se è vero infatti che in un mondo in crisi sempre più globalizzato, internet, offre una irrinunciabile possibilità di esplorare nuovi mercati e mettere in contatto con il proprio prodotto un numero infinitamente maggiore di possibili acquirenti rispetto ai metodi tradizionali, è anche vero che non è detto che essi siano “capaci” di apprezzare, o comprendere ciò che gli viene offerto.

Un esempio lampante che ho vissuto di prima persona è stato quello di vedere in un supermercato del Nord Europa del “pane in cassetta” molto vecchio, ovvero, particolarmente “nostalgico” (visto che, sull’ intera parte superiore della confezione era finemente rappresentato l’ Italico stivale colorato del rosso, del bianco e del verde, senza la Sardegna -per ragioni di spazio o di stampa, chissà- ma, dettaglio ben più preoccupante, con l’ Istria, Fiume, e un pezzetto di Dalmazia) e spacciato per pane fresco Italiano.

Ma c’è di più, la globalizzazione va al di là della mera contraffazione.

In alcune grandi città industriali del Messico ho trovato la più vasta scelta di squisiti “sushi rolls” che mi sia capitato di vedere in un menù, ciò non è sconvolgente se si pensa alla incredibile varietà di ingredienti che compone la cucina Messicana, ma diventa rilevante se si considera che, in realtà il “roll” non sono tradizionale cibo giapponese, ma una “mutazione” (che personalmente ritengo molto positiva) tanto che i veri ristoranti tradizionali non li propongono.

 

Pochi sanno, poi, che un piatto famoso in tutti gli Stati Uniti è nato nella città di Buffalo in un ristorante Italianissimo (  Anchor Bar ) che espone con orgoglio delle bellissime Moto Guzzi in sala. Le pietanze non sono, però, così “Italianissime”. La versione romanzata di questa storia, infatti, racconta di due passanti che fermatisi affamati a chiedere qualcosa di caldo ben oltre l’ orario di chiusura si sentirono rispondere che “non c’era trippa per gatti” e nemmeno molto altro a dire la verità. Solo dopo avere sopportato la molta insistenza dei due soggetti per vario tempo il cuoco si arrese e si inventò un piatto nuovo con gli scarti che stava per buttare via e che poi sarebbe diventato un vero”must” della cucina americana (specialmente allo stadio con una bella birra gelata!) ovvero le famose “Buffalo wings”. Personalmente dubito che in Italia qualcuno lotterebbe per gli scarti e, se anche fosse, dubito che l’ oste lo tramuterebbe in leggenda a rischio di perdere tutta la clientela a vita!

 Mi ha fatto grande piacere, quindi, sentire parlare in mattinata di  “Globalizzazione del made in Italy” e notare, scorrendo gli interventi descritti in locandina, quello sulla “Cultura del made in Italy” che seguirà a breve. Questi sono, a mio parere, i concetti cardine da tenere a mente per un approccio utile e concreto ad una commercializzazione sensata del made in Italy, perché, come nell’ esempio del “pane italiano”, prodotti ed atteggiamenti che costituiscono assiomi basilari nella nostra vita quotidiana possono non esserlo, e anzi, spesso non lo sono, nelle terre lontane alle quali intendiamo rivolgerci; addirittura, come nell’ esempio del sushi, (e come dimostrano enfatizzandone i risvolti più negativi alcuni sedicenti re delle torte in TV) essi possono essere reinventati o fraintesi rendendo difficile la commercializzazione della qualità.

Sugli atteggiamenti, sulla condivisione di informazioni corrette, sulla crescita delle comunità possono operare con successo a supporto dell’ attività di commercializzazione, le associazioni quali insieme di persone riunite, organizzate ed operanti per uno scopo comune.

In questo caso parlando di Arcadia aggiungerei anche [..] “un insieme di persone” [..] motivate, cresciute con una mentalità aperta, estroversa e volenterosa tesa ad operare per creare interazione ed un terreno fertile perché tutto quello che abbiamo di buono, che è così tanto, possa essere pienamente apprezzato da tutti.

Il Presidente di Arcadia

Federico F. Pincione Esq.

Famiglie                        d’Italia

La Cultura Rurale per un nuovo modello di Ambientalismo

ottobre 22, 2012

La Cultura Rurale per un nuovo modello di Ambientalismo

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano.

 

Milano, 12 ottobre 2012

L’Associazione per la difesa e la promozione della Cultura Rurale – Onlus è un’associazione culturale nata un paio di anni fa, composta da rappresentanti di tutte le categorie portatrici della ruralità.

Ad essa aderiscono agricoltori, allevatori a scopo professionale, amatoriale ed ornamentale, cacciatori, pescatori a scopo professionale e sportivo, rappresentanti del mondo ambientalista propositivo e non integralista, esponenti della cultura, dell’informazione, dello spettacolo, esponenti dell’economia e della scienza.

Le attività portatrici della Cultura Rurale rappresentano in Italia milioni di persone che lavorano, producono reddito, pagano le tasse, creano occupazione, tramandano di generazione in generazione tutti i valori che affondano le loro radici nella Cultura Rurale, che è parte fondamentale della nostra storia e delle nostre tradizioni.

Le forze che rappresentano la ruralità italiana negli ultimi anni si sono sentite minacciate da un modello di ambientalismo e da uno stile di vita nato nelle città. Con il distacco dalla natura e l’abbandono delle campagne (troppe volte purtroppo per lasciare spazio a nuovo asfalto e cemento), della vita semplice, genuina e naturale delle comunità rurali, l’uomo ha improntato la sua vita frenetica verso altri modelli di riferimento. In questo ambiente abbiamo prodotto generazioni di figli sempre più avulse dalla realtà naturale, che spesso non conoscono i delicati equilibri della natura e l’amore con il quale l’uomo di campagna cerca di mantenerli nei secoli.

Noi siamo convinti che per uno sviluppo ecosostenibile dell’agricoltura e delle attività rurali ad essa correlate serva un modello di ambientalismo che cammini di pari passo con i valori ed i principi che da sempre hanno sostenuto le attività dell’uomo e che soprattutto non si lasci travolgere da ideologie integraliste improntate sull’animalismo ma che piuttosto fondi le sue ragioni sull’”etica delle responsabilità”. L’ambientalismo italiano è nato nelle città, non nelle campagne, ed è per questo che su certi argomenti sembra non esserci dialogo; si pensi solo al dibattito attuale sulla cosiddetta “questione animale”. Crediamo che un modello di ambientalismo ragionevole, scevro dai pregiudizi ideologici che oggi lo stanno soffocando, sia possibile. Un modello di ambientalismo su stile americano ove, non dimentichiamolo, le associazioni ambientaliste più rappresentative sono formate proprio dai primi interessati alle questioni della terra, ovverosia gli agricoltori, gli allevatori, i cacciatori, i pescatori, i fruitore della natura in generale.

Oggi parliamo in particolare dei prodotti tipici agroalimentari che contraddistinguono l’Italia in tutto il mondo. Ebbene, i nostri prodotti tipici, siano essi di derivazione animale che vegetale, sono unici al mondo proprio grazie alle amorevoli cure che l’uomo ha riservato alla sua terra. E’ impensabile che si producano tali eccellenze senza fare del giusto, ragionevole ed efficace ambientalismo a salvaguardia della natura e dei frutti che essa ci offre.

La ruralità italiana ha però anche un’altra importante sfida da compiere. In essa sono racchiusi i segreti di un rapporto uomo-natura essenziale per la formazione dell’uomo e dei suoi più sani principi. Dobbiamo trasmettere questi valori alle future generazioni affinché siano d’esempio per uno stile di vita che ristabilisca il giusto equilibrio tra l’essere e l’apparire, ora molto sbilanciato sul secondo stato. La sfida non può che estendersi a livello culturale, all’interno delle scuole, insegnando ai nostri figli ciò che i nostri padri ci hanno tramandato. Ricordo un recente sondaggio effettuato in una scuola elementare ove gli alunni, la maggior parte, non sapeva che la fettina che si ritrovava sul piatto proveniva da un animale vero in carne ed ossa ma la credevano fabbricata all’interno del supermercato. Questo non è rispetto per gli animali, per l’ambiente e per gli uomini che li allevano. Sapere cosa mangiamo, il tipo di animale, come viene allevato e la cultura che sta alle spalle di questo duro lavoro significa rispetto per quell’animale e quindi per l’ambiente.

Attenzione però! Quando parliamo della funzione importante della cultura rurale non intendiamo insegnare un ritorno al passato, ma anzi fare un balzo in avanti nel futuro. Imparare da ciò che è stato, dagli errori che stiamo oggi commettendo affinché l’uomo di domani si approcci in maniera diversa con la terra e la natura. Questo è per noi un nuovo modello di ambientalismo, quello che abbiamo definito l’”Ambientalismo Rurale”, dove l’attore principale, cioè chi deve essere ascoltato per primo sulle questioni ambientali, anche e soprattutto dalle nostre Istituzioni, sia chi vive con e per la terra e non come spesso accade oggi, ne sia completamente avulso.

Quando Famiglie d’Italia ci ha chiesto di collaborare in questo grande progetto di e-commerce che viene oggi presentato, abbiamo subito colto favorevolmente la richiesta. La valorizzazione dei nostri prodotti tipici è cultura ed automaticamente significa salvaguardia dell’ambiente; spiegare al consumatore perché un prodotto diventa DOP od IGP, significa salvaguardare lo stesso consumatore dalle imitazioni.

La valorizzazione del sano e del genuino italiano diventa determinante quindi anche per la nostra economia e le nostre tradizioni, ed è in questo contesto che voglio chiudere il mio intervento presentandovi un’associazione, nostra partner, nata da poco ma che ha già fatto parlare di se in tutta Italia. L’idea è del brillante presidente di questa associazione, Vincenzo Fusco, anch’egli oggi presente qui con noi. Si chiama “Incontri Culturali Culinari tra Regioni”. Di manifestazioni che valorizzano i nostri prodotti tipici ce ne sono ogni anno a centinaia, sempre presi singolarmente. Ebbene, Incontri Culturali Culinari tra Regioni organizza eventi in cui fonde assieme non solo i prodotti tipici ma anche le relative culture di provenienza. Ho partecipato alla prima edizione del marzo scorso, “la Bufala DOP incontra il Radicchio IGP” ovverosia, pensateci, la Campania incontra il Veneto, in cui l’evento culinario ha assunto il significato di unione culturale di due regioni che a volte sembrano profondamente diverse ma che in questa occasione, a tavola, nel luogo conviviale per eccellenza, si uniscono a difesa dei loro prodotti tipici.

Continueremo quindi su questa linea, per una corretta e capillare diffusione della Cultura Rurale a difesa delle nostre eccellenze e per un’Italia che attraverso la sua storia, le sue radici e le sue tradizioni diventi un esempio per tutta Europa.

Associazione per la Difesa e la Promozione della Cultura Rurale – Onlusss

IL PRESIDENTE

Massimo Zaratin

 

Famiglie                        d’Italia

 

Dalla terra la speranza di riscatto di una società disattenta e trasandata per la mancanza di lavoro e di prospettive

ottobre 20, 2012

Tratto dall’intervento dell’avv. Domenico Musicco il 12 ottobre al convegno tenutosi nell’Aula Magna di agraria dell’Università di Milano, dal titolo ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia “. Titolare dello STUDIO LEGALE MUSICCO, è presidente e fondatore della AVISL, Associazioni Vittime Incidenti Stradali sul Lavoro e Malasanità.

Dalla terra la speranza di riscatto di una società disattenta e trasandata per la mancanza di lavoro e di prospettive

L’agricoltura in generale è contrassterritorio, prodottiegnata dalla disattenzione da parte dei poteri istituzionali e da parte di un mondo teso alla produzione di beni e servizi sempre più immateriali e astratti e al servizio del moloch che è la versione esclusivamente finanziaria del mercato. I contadini che non possono reggere la concorrenza della globalizzazione abbandonano i campi e sopravvivono stentatamente.

La stessa disattenzione che connota il campo del quale professionalmente mi occupo come associazione a favore di un altro disastro al quale vengono immolate circa 5.000 vittime all’anno e parlo solo dei morti.

I due aspetti si legano per l’indifferenza con cui vengono considerati il bene primario della vita e della salute e il bene primario della produzione del cibo.

Mi piace tuttavia cogliere alcuni segni che ci fanno sperare in una controtendenza.

Lo stimolo di associazioni come la mia innesca campagne di stampa che cominciano a sensibilizzare la società sul tragico fenomeno: si parla della istituzione dell’omicidio stradale, di prevenzione e manutenzione delle strade, ecc.

Allo stesso modo i casi sempre più frequenti di cittadini che tornano a fare i contadini o i produttori; la produzione e il commercio equo e solidale, la ricerca mirata ai prodotti doc, dop e di eccellenza; la valorizzazione dei prodotti del territorio e della alimentazione mediterranea.

Le vendite dirette, il crescente numero di agriturismi mi paiono tutti segni di una capacità di resistere e di adattarsi di quella forza tranquilla degli agricoltori.

Dimenticare quale sia il contributo decisivo delle nostre campagne al patrimonio della bellezza delle nostre campagne e alla preservazione dell’ambiente è delittuoso.

Perché tanti giovani al sabato sera bevono si drogano e si ammazzano sulle strade? Perché tanti giovani sono senza speranza di fronte alla mancanza di lavoro e di prospettive? Perché hanno smarrito la durezza tenace, la voglia di ricominciare, l’abitudine al sacrificio che sempre ha connotato chi vive della terra e per la terra.

Confido proprio che dal mondo agricolo partirà il riscatto di questa popolazione rassegnata, fiacca e smarrita.

Avv. Domenico Musicco

Famiglie                        d’Italia

La Corte del Verderame di Alzek Misheff

ottobre 18, 2012

LA PITTURA AL VERDERAME

I contadini la usavano per dipingere muri, porte e finestre, è un’emulsione di acqua, verderame, calce ed olio di lino.“La corte del Verderame” si rivolge a privati e/o aziende che ne condividono gli ideali o sono impegnati nel recupero e riuso. Eventi potranno essere organizzati presso le sedi pilota o in altri luoghi secondo il naturale sviluppo del progetto stesso e comunque durante l’inaugurazione degli affreschi.


” La corte del Verderame “ ( intervento del maestro Alzek Misheff al convegno del 12 ottobre 2012 tenutosi nell’Aula Magna di Agraria di Milano, dal tema ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’Economia “ )

Qualche capriolo, nessun cinghiale si è visto quest’anno. Ogni tanto passa il contadino amico rimasto. E’ l’inizio di ottobre, il periodo dei pomodori che rimarranno verdi.

Dalle colline di Montechiaro d’Acqui disegno dal vivo con il dito direttamente su iPad e scrivo questo testo per il convegno a Milano “Qualità e Tracciabilità della filiera Agroalimentare Made in Italy”.

Mi devo presentare… fatica d’obbligo.

Sopravvalutato come nuotatore e come avanguardista internazionale, trent’anni sono passati, sono sopravvissuto senza performance, senza installazioni, ho fatto semplicemente concerti, molta pittura “non più moderna”, volti e figure di donne e uomini rassomiglianti e per niente deformati e che qualche benevolo amico forse avrebbe chiamato di stile “poetico realista”. Di recente anche pittura ad olio e verderame, quella di una volta dei contadini agricoltori per i loro portoni… Forse è la parabola del nuotatore performer che ero e che cerca un amico agricoltore. E se ha una parete, per lui vorrei fare un vero affresco su intonaco fresco. Sicuro che non penserà male di me considerandomi soltanto un decoratore o peggio, graffitaro. O peggio ancora, quello delle aste.

Dipingere per qualcuno e non per se stessi, pittura “a- fresco” fissata per sempre, che non può circolare ed essere valutata e scambiata con il denaro, che non ha un suo vero e proprio valore di scambio. Immobile su immobile.

Questo è il primo punto per quanto concerne la professione, comportamento e presa di coscienza personale. Ovviamente è in contrasto netto con la così detta Arte contemporanea e Arte Concettuale, da dove provengo, nonostante ci siano segnali incoraggianti di cambiamento di tipo Ambientalista nuovo come quello dell’ultima Documenta di Kassel.

Sull’impatto negativo nella vita di tutti provocata dall’Arte e dall’ si stanno levando più voci. I protagonisti sono diventati intoccabili non solo perché sostenuti dal capitale in denaro planetario, aderente al dinamismo del costume consumista “mordi e fuggi”, ma con il benestare di molti governi e la loro politica culturale. Praticamente di stile estetico a tutti costi avveniristico “extraterrestre”. Trionfo dell’ individualismo dissacrante tutto, gli Art e Archistar si sono eletti come unica realtà sacra. Naturalmente questi sono argomenti di attualità in altre sedi

( su questo argomento vedi n. 719 de ” il Covile” - www.ilcovile.it<http://www.ilcovile.it> ).

in generale in questa sede a noi invece interessa il contributo di valori che la cultura artistica potrebbe e dovrebbe indicare in relazione al mondo italiano degli agricoltori di oggi. Credo che convenga a proposito, tornare molto indietro per riascoltare l’ autorevole voce del nostro Patrono:

“Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e con la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, con la testa e con il cuore è un artista”. Semplice da capire, facile da ricordare. Non dice che l’ operaio e l’ artigiano sono senza cuore, ma cuore significa visione globale, responsabilità, dare dei valori oggettivi. Invece sono gli altri quelli che decidono se il cuore dell’opera è grande e sincero.  Mani, testa e cuore. E non menziona, comunicatori, analisti e altri e altri, questi non esistevano. Mani, testa e cuore, dove sono rimasti, dove cercarli? Nel suolo, nella terra, nel clima, nel vento e nella pioggia, nelle vaste porzioni di territori abbandonati, le piccole comunità, oasi rurali di umanità. E se per qualcuno San Francesco d’Assisi dice poco o ha preteso troppo o che è troppo tardi oggi nell’epoca della crisi, sentiamo un altro bravo uomo che non è un santo e nemmeno un artista:

“…  è nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie… Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato… Senza crisi non c’è merito… Perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze…”

Lo  scrisse  intorno al 1929 quell’incorreggibile ottimista ed inventore Albert Einstein. Aveva ragione per il singolo, per il comportamento individuale allora e adesso. E oggi per una visione allargata e sociale sulla crisi e i cambiamenti tecnologici, sul dominio economico che si estende su tutto e tutti, cosa possiamo dire e fare?

Nel mio piccolo da molto penso che ogni invenzione rappresenta un paradigma (perciò rappresentazione temporanea) tra libertà e costrizione. E certamente molti  faranno l’associazione con un noto termine filosofico d Hegel, ” la resistenza del materiale”.

Non riesco ancora a intravedere come quei pochi artisti con pensieri e comportamenti, che io chiamo ” non più moderni” possano mettersi al servizio di moti  movimenti  che rivendichino l’ autenticità del piccolo, del locale  e del valore culturale storico, per il quale ho scelto tempo fa un temine : “sentimento italiano”. D’altra parte se si vuole riconoscere almeno in parte che è il desiderio che orienta la vita del mondo, quanto tempo deve passare prima che gli intellettuali della metropoli comincino a desiderare le sane e belle fanciulle che ci sono, nate, cresciute e che vivono in mezzo alla natura. O quante belle poetesse o esperte delle nuove  tecnologie s’innamorino del bell’ agricoltore ?Detto oggi, mi rendo conto, la domanda che ha  qualche aspetto antropologico, pare poco seria. Il costume, il gusto, le abitudini e l’erotismo oggi sono tutti metropolitani o vacanzieri ed esotici, purtroppo e comunque in relazione economica. Forse ci vuole tempo, ci vogliono generazioni, la metropoli è inerte in questo.  Ma si deve provare, come fanno tanti e tante piccole forze, nuovi modelli di ambientalismo che si stanno costituendo. Così l’ associazione “La corte del verderame” nata poco tempo fa durante il recupero della nostra cascina. Tipica tipologia piemontese inizio secolo. Recupero rigoroso, lavorare con le proprie mani, usare calce, sabbia e pietra locale. E porte e portoni da risistemare  e ridipingere. E lì improvvisamente accade qualcosa di speciale: la scoperta del verderame. Cercare di capire quel millenario colore verde, l’ ossido di rame, e dargli un senso ordinante e fisico, un ruolo universale per realizzare pittura affresco, su tela o su tavole di legno. E un valore lessicale, una reale metafora, “la corte”- sede dell’Associazione.

A chi si rivolge? In primo luogo agli agricoltori, piccoli o grandi. Dopo, agli  artisti e agli architetti sensibili culturalmente alle piccole realtà rurali. A persone sensibili, ai piccoli per adesso, ma importanti cambiamenti culturali. Lo stesso vale per i mecenati se ancora esistono. Alle aziende che garantiscono non solo i materiali tradizionali e genuini, ma anche processi e l’ etica della lavorazione.

L’arte di oggi ha bisogno del contadino per sopravvivere in qualità, in autenticità, per non dire in sincerità. Il contadino o l’ agricoltore hanno bisogno dell’artista e della comunicazione per poter sopravvivere in qualità, che è anche l’autenticità della produzione. L’ agricoltore deve servirsi della cultura per riaffermare il suo esistere sociale che il consumismo gli ha sottratto, nel nome di una visione del mondo come solo mercato.

Il mio sogno, difficile da realizzare: la metamorfosi da un artista internazionale a un artista locale.

Adesso invio il testo. Davanti ho quel piccolo vigneto senza più uva. Ottobre, verrà color rosso e giallo e oro. Tra poco.

Maestro Misheff

Famiglie                        d’Italia

Convegno del 12 ottobre ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’Economia ”

ottobre 16, 2012

Grande successo a Milano del Convegno  ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’Economia ” tenutosi venerdì 12 ottobre presso l’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano. Riportiamo di seguito l’intervento integrale di apertura di Umberto Napolitano nel quale presenta l’Associazione Famiglie d’Italia onlus, organizzatrice dell’evento insieme ad ESAE s.r.l, evidenziandone tratti del pensiero e filosofia, nonché l’intervento di chiusura dedicato alla presentazione del progetto e-commerce ” PerComprareItaliano “, cominciando dai prodotti della Regione Sicilia.

Relazione 1° Intervento Umberto Napolitano

L’associazione Famiglie d’Italia onlus nasce dal bisogno di una famiglia di affermarsi e ritrovarsi nella riconoscenza e nell’ orgoglio della propria appartenenza ad un’identità cristiana ed italiana e di cooperare in perfetta armonia e rispetto con altre famiglie, anche di etnia e religioni diverse, allo scopo di giungere insieme a risposte certe da contrapporre alle problematiche quotidiane, onde evitare alla famiglia stessa il proprio decadimento morale, psichico e materiale. Nella cultura occidentale, una famiglia viene definita come “ un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei o legali, come il matrimonio o l’adozione “, la cui funzione primaria è quella di riprodurre la società sia da un punto di vista biologico sia da un punto di vista socio culturale. La Costituzione italiana, riconoscendo e definendo la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, ne riconosce altresì i diritti. Ma la famiglia non è soltanto un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei e legali… è molto di più! E’ un insieme di anime e di cuori, di energie pensanti ed agenti, di amore e di spiritualità, che sono il motore di una Nazione, se vista in proiezione di un Continente e del Mondo intero.

Una famiglia, quindi, non può ritenersi soddisfatta di avere adempito ai propri compiti limitandosi a lamentarsi o a denunciare pericoli ormai sotto gli occhi di tutti, quali soprattutto la scarsità di lavoro e di denaro, da cui derivano incertezza totale nel futuro, ma deve reagire, crearsi le alternative, e, se non è in grado solo con le proprie forze, cercare alleanze ed unità di intenti con altri gruppi familiari… perché se lo Stato è debole in un momento della sua esistenza storica, la famiglia ha l’obbligo di intervenire con iniziative proprie tendenti alla creazione di “ servizi reciproci “ in modo da porre le premesse che consentano il riproporsi delle condizioni atte a facilitare l’opera di risalita propria e dello Stato stesso.

Attualmente, il panorama appare abbastanza preoccupante e depressivo per cui è inutile sottolineare ulteriormente una realtà che è sotto gli occhi di tutti: Famiglie d’Italia onlus, insieme ai suoi collaboratori, si adopera per studiare e  proporre indicazioni che offrano qualche possibilità di sbocco. Abbiamo creato una Nazione di dottori e avvocati, con tutto il rispetto dovuto alle nobili professioni, ma abbiamo completamente messo da parte una delle scienze che più hanno contribuito a formare ed a far crescere la nostra Italia, quella che noi definiamo ” la scienza  del lavoro manuale “… ebbene, alcune notizie positive stanno arrivando: molti italiani, specialmente i giovani, si stanno riappropriando, per necessità, di questa scienza che avevano dimenticato o lasciato troppo frettolosamente a disposizione soprattutto dei lavoratori extracomunitari. Noi siamo convinti che dal ritorno ai lavori manuali, specialmente quelli più vicini ai frutti che può darci madre terra, riprenderà il nostro cammino e la possibilità di ritornare a volare con le proprie ali, per cui stiamo preparando delle proposte con progetti abbinati, alcuni dei quali oggetto del convegno di oggi, ovvero “ Dall’ Agricoltura le risorse per salvare l’economia

Relazione 2° Intervento Umberto Napolitano

Presentazione del progetto e-commerce “ PerComprareItalianoSicilia “ da parte di Umberto Napolitano, presidente di Famiglie d’Italia onlus

Il progetto nasce dall’esigenza di crearsi, in un mondo sempre più globalizzato, un’identità di appartenenza territoriale  produttiva, proponendo aggregazione e fiducia, nonché soluzioni in grado di offrire nuove opportunità di lavoro in un periodo di crisi finanziaria nazionale ed internazionale.

E da qui sono stati sviluppati vari progetti ispirati dalle possibilità più appetibili che offre il nostro territorio: agricoltura, turismo, cultura. Di questi progetti per ora espongo il primo, il più immediato ed in fase di realizzazione:

L’ E-COMMERCE  DI FAMIGLIE D’ITALIA ONLUS

L’Ecommerce, vendita via internet, da una ricerca approfondita, in Italia funziona molto meno rispetto ad altre grandi nazioni occidentali ( 5 miliardi di euro all’anno di fatturato nel 2008 ed ora già sui 10 miliardi, ma sempre poco rispetto agli oltre 20 della Francia, 50 del Regno Unito e 200 degli Usa ), perché in Italia manca la fiducia all’approccio.

Famiglie d’Italia onlus crea  ed offre LA FIDUCIA: aggrega acquirenti ( i propri soci e i soci delle Associazioni con le quali stiamo firmando protocolli d’intesa ) e venditori ( artigiani e piccole aziende italiane a norma, controllate e certificate ), aggregandoli in un marchio di appartenenza .

Con una società esterna, creata apposta, e collegata all’Associazione che ne garantisce la correttezza e l’efficienza, si crea il software e tutto il meccanismo che darà vita ad un Iper Centro Commerciale Virtuale dove acquistare prodotti italiani in piena sicurezza.

Facendo un piccolo e semplice esempio:

se una piccola impresa produce a costo 80 per vendere a 100 alla grande distribuzione, la quale dopo vari passaggi farà arrivare agli acquirenti finali il prodotto ad un costo più che raddoppiato, con l’e-commerce ideato da Famiglie d’Italia ( il nome scelto è ”percomprareitaliano.it “ ) il produttore venderà a 110 col risultato di guadagnare un po’  di più. Il software ricaricherà un 30% per pagare investitori, operatori e spese di consegna, e, di conseguenza, prodotti italiani certi, tracciabili e garantiti arriveranno sulla tavola dell’utente finale a prezzi molto più contenuti, da cui: CONVENIENZA E GUADAGNO PER TUTTI!.

“ percomprareitaliano Sicilia “ è il primo marchio ad hoc nato sul territorio, ed al quale seguiranno altri per ogni regione italiana, marchio indipendente da quello originale, pur usufruendone del diritto dell’uso su concessione, dedicato al commercio nazionale e locale di prodotti alimentari relativi esclusivamente ai sapori tradizionali della Regione Sicilia. In questo caso il progetto prevede la creazione di un  centro logistico primario affidato al signor Giovanni Manzella, titolare di un’azienda agricola che fin dal 1600 produce olio di alta qualità, il quale ha aggregato altri produttori per creare un carrello spesa di più prodotti da offrire al mercato. Giovanni Manzella che ora con piacere vi introduco, lasciando a lui il compito di meglio presentare la sua azienda e quelle dei produttori consociati.

Famiglie                        d’Italia

Rispetto dell’ambiente ( lettera di un nostro lettore )

ottobre 14, 2012

Un nostro lettore, Francesco Lena, ci ha inviato la lettera pregandola di pubblicarla… e noi lo abbiamo fatto.

Rispetto dell’ambiente

Dobbiamo tutti fare di più e meglio, impegnarci con costanza tutti i giorni, per fare in modo di consegnare ai nostri figli, nipoti e alle future generazioni, un ambiente migliore di come lo abbiamo trovato.

Allora bisogna solo che imboccarci le maniche e impegnarci tutti di più e meglio. Elaborare progetti di prevenzione delle alluvioni e frane, con pulitura dei corsi d’acqua, rafforzare gli argini, piantare alberi, fermare in parte le acque piovane, con bacini, dighe per irrigazione delle campagne, raccolta in ogni casa dell’acqua piovana con cisterne, da usare per innaffiare giardini, orti, pulitura di auto. Progetti per prevenire gli incendi, pulitura dei boschi, sentieri, impegnando con dei progetti specifici di lavori socialmente utili, su tutto il territorio nazionale,carcerati, disoccupati, cassintegrati, lavoratori in mobilità. Poi progetti per incentivare l’agricoltura collinare, montana, aiutando e favorendo gli agricoltori nell’allevamento di bestiame, mucche, cavalli, capre, pecore. Incentivare chi utilizza energia pulita, a basso consumo energetico, rinnovabile, panelli solari, fotovoltaico, biogas.

Portare avanti un progetto nazionale sul miglior utilizzo dell’acqua, sul risparmio e, meno spreco, ogni comune dovrebbe avere un acquedotto efficiente, l’irrigazione per agricoltura possibilmente fatta a pioggia, si risparmierebbe circa il 50% di acqua, educare i cittadini ad un consumo attento al risparmio, mettere in ogni comune d’Italia un distributore d’acqua da bere, poi usare di più anche quella dei acquedotti, del rubinetto in casa , che è potabile e quasi dappertutto buonissima.

L’acqua è una risorsa, un bene di primario meraviglioso, deve assolutamente restare pubblica, al riparo di ogni speculazione. Progetti di educazione e formazione al rispetto dell’ambiente a partire dalle scuole di ogni ordine e grado, ai mezzi di informazione, dovrebbero organizzare programmi seri di sensibilizzazione e di coscienza dei cittadini. I consumi dei beni di prima necessità, acquistarli tutti quelli che è possibile a chilometro zero, per eliminare i costi di trasporto e di inquinamento. Progetti per sviluppare e modernizzare di più i mezzi di trasporto possibilmente elettrici sia quei pubblici che privati, poi organizzare campagne di promozione per invogliare i cittadini ad usare, treno, tram, bus, metropolitane, certo con prezzi agevolati ed accettabili, anche per scoraggiare l’uso dell’auto privata. Poi potenziare il trasporto di merci su rotaia e su percorsi d’acqua, per far diminuire il più possibile quello su gomma. Progettare e attuare un edilizia meno invasiva, limitare la cementificazione del territorio e combattere abusivismo, la rovina delle nostre belle coste. La costruzione di infrastrutture stradali, ferroviarie, rispettare al massimo l’ambiente, poi la costruzione di edifici, industriali, pubblici, privati, sia costruito tutto con criteri antisismici e, di isolamento termico ed a basso consumo energetico. Controlli più efficaci, se necessario anche con micro-telecamere, sulle aziende, fabbriche, grandi e piccole sul controllo del loro inquinamento, e per farlo ridurre al massimo, per salvaguardare la salute dei lavoratori e dei cittadini, far in modo che il diritto alla salute cammini insieme con il diritto al lavoro. Controlli seri vanno fatti se necessario anche con un sistema satellitare sul controllo del mare, per individuare le navi che spesso scaricano rifiuti in mare, poi ci vogliono pene certe e più severe per chi non rispetta la legge.

Bisogna combattere seriamente l’ecomafia e trafficanti di rifiuti tossici e non. Aumentare la raccolta differenziata in tutta Italia, aumentare le aree ecologiche per ricuperare il più possibile materiale riciclabile e riutilizzabile, costruzione di nuovi inceneritori moderni, che producono anche energia per teleriscaldamento. Ricupero e ristrutturazione di fabbricati, case, abbandonate, costruzione di nuove piste ciclabili, aumentare le aree pedonali nei centri abitati. Poi invitare i cittadini ad usare di più la bicicletta nei percorsi brevi. Una cosa semplice da fare subito, non buttare a terra cicche e mozziconi di sigaretta. Favorire un turismo su tutto il territorio nazionale economico e rispettoso dell’ambiente. Progettare in tutti i comuni d’Italia, la messa a disposizione di terreni per coltivare orti, per pensionati, ricuperando zone del demanio abbandonate, permetterebbe la socializzazione ed avere a disposizione verdure fresche e sane. Poi preparare al meglio gli agricoltori all’uso dei pesticidi, anticrittogamici, diserbanti per fare in modo che siano usati di più prodotti biologici e meno tossici per la salute.

Prevenzione e rispetto dell’ambiente, l’Italia è un paese bello in tutte le sue componenti, mare, coste,laghi, colline, montagne, tutto meraviglioso, ha bisogno però che tutti i cittadini abbiano più cura e le vogliano un’ po più bene. Su tutto il territorio succedono troppi incendi, frane, allagamenti, devastazioni, discariche abusive, traffico illecito di rifiuti tossici e non, andando ad inquinare le nostre acque, la nostra aria, le nostre terre, con conseguenze negative sulla salute di tutti i cittadini.

by  Francesco Lena

Famiglie                        d’Italia

Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’ Economia: il perché di questo convegno

ottobre 12, 2012

 Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’ Economia

Oggi, venerdì 12 ottobre 2012

dalle ore 10:00 alle ore 18:00

Aula Magna Facoltà di Agraria – Università di Milano, via Mangiagalli 25.

presentato da

 ESAE srl Spin-off dell’Università di Milano e FAMIGLIE D’ITALIA onlus

Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’ Economia: il perché di questo convegno

L’associazione Famiglie d’Italia onlus nasce dal bisogno di una famiglia di affermarsi e ritrovarsi nella riconoscenza e nell’orgoglio della propria appartenenza ad un’identità cristiana ed italiana e di cooperare in perfetta armonia e rispetto con altre famiglie, anche di etnia e religioni diverse, allo scopo di giungere insieme a risposte certe da contrapporre alle problematiche quotidiane, onde evitare alla famiglia stessa il proprio decadimento morale, psichico e materiale. Nella cultura occidentale, una famiglia viene definita come “ un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei o legali, come il matrimonio o l’adozione “, la cui funzione primaria è quella di riprodurre la società sia da un punto di vista biologico sia da un punto di vista socio culturale. La Costituzione italiana, riconoscendo e definendo la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, ne riconosce altresì i diritti. Ma la famiglia non è soltanto un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei e legali… è molto di più! E’ un insieme di anime e di cuori, di energie pensanti ed agenti, di amore e di spiritualità, che sono il motore di una Nazione, se vista in proiezione di un Continente e del Mondo intero.

Una famiglia, quindi, non può ritenersi soddisfatta di avere adempito ai propri compiti limitandosi a lamentarsi o a denunciare pericoli ormai sotto gli occhi di tutti, quali soprattutto la scarsità di lavoro e di denaro, da cui derivano incertezza totale nel futuro, ma deve reagire, crearsi le alternative, e, se non è in grado solo con le proprie forze, cercare alleanze ed unità di intenti con altri gruppi familiari… perché se lo Stato è debole in un momento della sua esistenza storica, la famiglia ha l’obbligo di intervenire con iniziative proprie tendenti alla creazione di “ servizi reciproci “ in modo da porre le premesse che consentano il riproporsi delle condizioni atte a facilitare l’opera di risalita propria e dello Stato stesso.

Attualmente, il panorama appare abbastanza preoccupante e depressivo per cui è inutile sottolineare ulteriormente una realtà che è sotto gli occhi di tutti: Famiglie d’Italia onlus, insieme ai suoi collaboratori, si adopera per studiare e  proporre indicazioni che offrano qualche possibilità di sbocco. Abbiamo creato una Nazione di dottori e avvocati, con tutto il rispetto dovuto alle nobili professioni, ma abbiamo completamente messo da parte una delle scienze che più hanno contribuito a formare ed a far crescere la nostra Italia, quella che noi definiamo ” la scienza  del lavoro manuale “… ebbene, alcune notizie positive stanno arrivando: molti italiani, specialmente i giovani, si stanno riappropriando, per necessità, di questa scienza che avevano dimenticato o lasciato troppo frettolosamente a disposizione soprattutto dei lavoratori extracomunitari. Noi siamo convinti che dal ritorno ai lavori manuali, specialmente quelli più vicini ai frutti che può darci madre terra, riprenderà il nostro cammino e la possibilità di ritornare a volare con le proprie ali, per cui stiamo preparando delle proposte con progetti abbinati, alcuni dei quali oggetto del convegno di oggi, ovverodall’ Agricoltura le risorse per salvare l’economia

 

in collaborazione con

 ACR Associazione per la difesa e la promozione della Cultura Rurale onlus,  FederFauna, Consorzio Wyldford

 viene inoltre presentato il progetto

 “ PERCOMPRAREITALIANO TM  IN UN E-COMMERCE ECOSOLIDALE ”

 nell’ambito della

 Qualità e Tracciabilità della filiera Agroalimentare Made in Italy

L’iniziativa evidenzia la grande potenzialità del settore agroalimentare italiano incanalato nell’ e-commerce che rappresenta la nuova sfida organizzativa per la valorizzazione dei prodotti made in Italy controllati e certificati. L’eccellenza di cibi e bevande italiane sono ben conosciute nel mondo e soggette spesso a imitazioni e adulterazioni che riteniamo doveroso contrastare con la nostra attività.

L’utilizzo e la diffusione dell’ ”e-commerce agroalimentare” opportunamente certificato favorirà lo sviluppo economico di piccole e medie aziende agricole, trasportatori e fornitori di servizi, contenendo i costi a pari qualità in un ambito di interscambio consociativo.

L’adesione all’iniziativa delle Associazioni di Categoria tra le più rappresentative garantiscono la validità del progetto e la sua diffusione.

Il progetto prende il via con la presentazione ufficiale dell’e-commerce dei prodotti della Regione Sicilia

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

 

Non diamo ai nostri figli il ” cibo spazzatura ” ( Famiglie d’Italia Salute News )

ottobre 9, 2012

Continua il nostro impegno a mettervi a disposizione la lettura di post che evidenzino l’importanza di destinare ai nostri figli nella prima età cibi adeguati, perché…

IL CIBO SPAZZATURA CI RENDE STUPIDI

Nesso fra alimentazione scorretta e QI minore

Il cervello dei bambini è a rischio stupidità per colpa di una cattiva alimentazione. A dirlo è una ricerca condotta dalla Goldsmiths University of London secondo cui i bambini che si nutrono spesso con il cibo tipico dei fast food mostrano un quoziente intellettivo inferiore rispetto ai coetanei che seguono un regime alimentare corretto.
Lo studio ha analizzato le abitudini di 4 mila bambini scozzesi fra i 3 e i 5 anni evidenziando il nesso tra buon cibo e migliori performance mentali. La ricerca ha anche sottolineato l’importanza del livello socioeconomico di partenza del bambino, mostrando come tra le classi più abbienti sia posta maggiore attenzione all’alimentazione dei propri figli.
La psicologa Sophie von Stumm, che ha coordinato la ricerca, spiega: “è noto che il tipo di cibo che mangiamo influenza lo sviluppo del cervello, ma le ricerche precedenti avevano osservato solo gli effetti di specifici gruppi di alimenti sul quoziente intellettivo piuttosto che un generico tipo di pasto. Le madri e i padri che provengono da background meno privilegiati spesso hanno meno tempo di preparare pasti freschi appena cotti per i propri figli. Questi bambini totalizzano punteggi più bassi nei test d’intelligenza e spesso hanno difficoltà a scuola”.

Che mangiare sano convenga anche al cervello lo conferma uno studio australiano dell’Università di Adelaide, i cui risultati indicano che i bambini che si alimentano in maniera corretta nei primi anni di vita mostrano un quoziente intellettivo maggiore rispetto a chi si nutre di cibo spazzatura. Lo studio ha coinvolto un totale di 7 mila bambini analizzando le abitudini alimentari seguite a 6 mesi, 15 mesi e 2 anni, misurando poi il QI all’età di otto anni. I risultati mostrano come i bambini che erano stati allattati al seno a sei mesi, e successivamente avevano seguito una dieta corretta a base di legumi, formaggi, frutta e vegetali, registravano all’età di otto anni un quoziente superiore di 2 punti rispetto alla media. Gli altri, che avevano avuto libero accesso nel corso degli anni a patatine, bevande zuccherate e cioccolato, mostravano invece un QI inferiore in media di 2 punti, con una distanza complessiva rispetto agli altri di 4 punti. “L’alimentazione e il tipo di nutrienti che diamo ai bambini nei primi due anni incidono sullo sviluppo dei tessuti cerebrali”, ha spiegato Lisa Smithers, coordinatrice della ricerca. ”Le pappe pronte per i bambini, poi, avevano un impatto positivo sul QI se date a 24 mesi, ma non se erano consumate dal bambino a sei mesi”, ha precisato la Smithers. Del resto il nesso fra cattiva alimentazione e QI basso del bambino nasce già prima, nel grembo materno, come dimostra una ricerca della McMaster University di Hamilton, in Canada, pubblicata sulla rivista Obesity Reviews. Secondo lo studio, che ha preso in analisi i risultati di altre 12 ricerche sull’argomento, il bambino di una donna che ha esagerato col cibo nel corso della gravidanza corre un rischio maggiore di sviluppare un quoziente intellettivo basso, psicosi e disturbi di natura alimentare. Nello specifico, i ragazzi nati da madri poco attente all’alimentazione durante la gravidanza rischiano di sviluppare un QI più basso di cinque punti rispetto alla media. La possibilità di soffrire di disturbi alimentari è dell’11 per cento più alta, mentre è addirittura del 24 per cento la maggior probabilità di sviluppare una forma di schizofrenia in età adulta.
Leggi altre informazioni

by Andrea Piccoli  ( fonte: Italiasalute.it )

Portale di salute e di medicina, Italiasalute.it per il tuo benessere

Famiglie  d’Italia

MIT sviluppa una tecnologia magnetica per separare l’olio dall’acqua ( Econota 93 )

ottobre 5, 2012

MIT sviluppa una tecnologia magnetica per separare l’olio dall’acqua

by Timon Singh

In seguito alla fuoriuscita di petrolio del Golfo del Messico  sono stati esplorati diversi metodi innovativi per separare l’olio dall’acqua. Ora un team del MIT ha sviluppato una nuova tecnica per  separare magneticamente l’olio dall’acqua che potrebbe essere utilizzato per pulire le fuoriuscite di olio in futuro. Il metodo sembra essere così efficace che l’olio recuperato può essere riutilizzato anche per compensare i costi di ripulitura.

La squadra del MIT è formata da Shahriar Khushrushahi (un postdoc in MIT dipartimento di ingegneria elettrica e informatica), Markus Zahn (Thomas e Gerd Perkins professore di ingegneria elettrica) e T. Alan Hatton ( professore di ingegneria chimica).

Durante le loro ricerche hanno usato nanoparticelle di metalli ferrosi idrorepellenti mescolati con l’olio e successivamente i magneti per separare le due fasi. La parte sorprendente è che una volta che le nanoparticelle sono magneticamente rimosse dall’olio possono essere riutilizzate. “C’è una buona dose di precedenti ricerche sulla separazione acqua e i cosiddetti ferrofluidi — fluidi con nanoparticelle magnetiche sospese in loro,” ha detto Zahn. “In genere le ricerche si riferiscono ad una miscela di acqua e ferrofluido attraverso un canale di pompaggio mentre i magneti sono fuori dal canale diretto del flusso di ferro fluido utilizzando una parete perforata.” “Questo approccio può funzionare se la concentrazione del ferrofluido è noto in anticipo e rimane costante. Ma in acqua contaminata da una fuoriuscita di petrolio la concentrazione può variare notevolmente. Si supponga che il sistema di separazione sia costituito da un canale con magneti lungo un lato di ramificazione. Se la concentrazione di olio sarà zero,l’acqua fluirà naturalmente in entrambi i rami. Se la concentrazione di olio è elevata l’acqua finirà in un ramo e l’olio in un altro dotato di magneti.”

Anche se può sembrare semplice, il metodo è altamente efficacia a separare l’olio dall’acqua. Il team crede anche che può essere implementato su scala più ampia e distribuita in mare per giorni o settimane, dove l’energia elettrica è scarsa e servizi di manutenzione limitate.

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Lavatrice a Pedale ( GiraDora ). Non consuma elettricità e costa solo 50 dollari

Nei paesi in via di sviluppo manca  energia elettrica o  fondi per acquistare costose macchine da lavare. Lavare alla vecchia maniera richiede tuttavia un’enorme quantità di tempo e fatica. Alex Cabunoc e Ji A hanno creato il GiraDora – una combinazione di lavatrice e asciugatrice rotante alimentata da un pedale. A solo 50 euro questo aggeggio geniale è un modo economico per aiutare a rompere il ciclo della povertà in molte comunità svantaggiate.

Progettato in particolare per quelli a reddito minimo che vivono nelle nazioni più povere, GiraDora spera di alleviare l’onere del bucato ; un lavoretto che può prendere quasi 6 ore al giorno, 3-5 giorni a settimana. La vasca di plastica portatile può essere riempita con acqua e sapone prima di mettere un coperchio sulla parte superiore che agisce come un sedile. Dopo di che è sufficiente azionate il pedale a molla !

Questo design ergonomico allevia il mal di schiena e l’affaticamento cronico del polso quando si lava e si strizzano i vestiti  lasciando le mani libere per altre attività. I capi di abbigliamento possono essere lavati anche in una sola volta invece di dover fregare i singoli articoli utilizzando meno acqua e sforzo globale. Oltre a evitare problemi di salute associati con lo stress fisico e la muffa che cresce su tessuto bagnato il GiraDora può anche aiutare a generare reddito attraverso la fornitura di servizi di lavanderia, noleggio e vendita diretta. Il GiraDora è attualmente testato sul campo in Perù; ci sono piani per introdurlo in Sud America e India. Il progetto è stato riconosciuto meritorio di riconoscimento da parte di Sfida dell’innovazione sociale Dell  e l’ International Design Excellence Awards.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Mangiare e dormire bene per tenersi in forma ( Famiglie d’Italia Interesting News )

settembre 24, 2012

Dormire bene: la cena perfetta

Certe cattive abitudini alimentari, l’assunzione di cibi molto dolci o molto proteici a cena, un eccessivo consumo di vino o di altri alcolici…Tutto ciò può provocare disturbi digestivi o circolatori che si manifestano, soprattutto in estate, con la difficoltà di addormentarsi. La prima regola è limitare la quantità di cibo e poi cercare di cenare entro le 21,00.

Ecco quali sono i cibi amici per dormire bene.

Albicocche Potassio e vitamine del gruppo B contrastano il nervosismo  e calmano favorendo un sonno profondo. Le albicocche sono efficaci anche se consumate secche.

Pesche

Oltre al potassio e alle vitamine del gruppo B le pesche favoriscono vitamina E e acido tartarico, che aumentano il rilassamento e sono superidratanti.

Avena Ricca di sali minerali e vitamine, nonchè di preziosi oligoelementi  come il cobalto e lo zinco, l’avena riequilibra il sistema linfatico e favorisce il sonno, rilassando i muscoli e ottimizzando la traspirazione cutanea. Va consumata lessa.

I cibi da evitare

Il sale Nemico numero uno del buon sonno favorisce la ritenzione dei liquidi, impedisce un buon rilassamento muscolare, interferisce con l’azione degli ormoni che regolano il ritmo sonno/veglia.

Frutta secca L’acido linoleico associato alle proteine fornisce energia lentamente. Questo meccanismo, molto utile durante il giorno, diventa problematico di sera.

Formaggi stagionatiProteine e grassi, vitamine liposolubili e tanto calcio immediatamente disponibile rallentano l’assorbimento del magnesimo. Meno magnesio si traduce in minor rilassamento muscolare, maggiore ansia e insonnia.

Fonte: Genius Food

La dieta antistress

Stanche, con nervi a fior di pelle e poco concentrate: capita spesso di sentirsi così e come prima reazione ci si coccola con il cibo. Secondo gli esperti è l’aumento di cortisolo, l’ormone dello stress, a determinare i chili di troppo e la fame nervosa, mentre la carenza di altre sostanze porta l’organismo ad abbassare la soglia dello stress e a rallentare le capacità di reazione. In entrambi i casi, il cibo riveste un ruolo determinante. Il cortisolo vien prodotto dall’organismo con un ritmo circadiano e i suoi livelli nel sangue, più alti al mattino, scendono verso sera. Inoltre, la sua produzione può aumentare in seguito a digiuni prolungati  o a pasti iperproteici.  Come affrontare quindi la fame nervosa e rafforzarsi? Semplice: occorrono cibi nutrienti, abbinamenti corretti e cotture adeguate; poi, un menu vario e appagante, con pasti completi e ricette gustose. Per finire, si  anche a qualche piccola trasgressione, come un muffin integrale a colazione o un quadretto di cioccolato fondente verso sera.

La dieta punta sugli alimenti amici del sistema nervoso  (ricchi di vitamina C e del complesso B, calcio magnesio, zinco, selenio, triptofano e omega 3) per contrastare la fame nervosa e rafforzare le difese dell’organismo, aumentando la resistenza psicofisica allo stress. Il risultato è una dieta adatta a tutti, in particolar modo a chi ha difficoltà a seguire schemi molto rigidi e a chi, nonostante qualche rinuncia, non riesce a smaltire i chili di troppo.

La migliore strategia è quella di nutrire soprattutto il cervello. Tra i cibi che vi riescono meglio ci sono i pesci ricchi di omega3 e la frutta oleosa, buona fonte di  acido alfa-linolenico (Ala). Due acidi grassi essenziali  che fortificano la memoria e proteggono il cervello da malattie degenerative. Si, poi a carne bianca e cereali integrali, ricchi di vitamine del gruppo B che convertono carboidrati  e grassi in energia per la mente. Inoltre, ad ogni pasto è prevista una buona dose di vegetali ricchi di vitamina C e di flavonoidi che, oltre a proteggere le cellule cerebrali dai danni dell’ossidazione rigenerano i tessuti regalando prontezza di riflessi e maggiore energia psicofisica.

Alcuni consigli utili per contrastare la fame da stress sono:

-bere due litri di acqua al giorno: l’acqua idrata il fisico e diminuisce la produzione di cortisolo,

-non saltare lo spuntino e la merenda: mangiare poco e spesso  regolarizza il metabolismo  e favorisce l’equilibrio ormonale  e il dimagrimento,

-dopo cena si ad uno spuntino facoltativo  a base di 2 fette di ananas e 1 quadratino di cioccolato fondente (80% di cacao amaro),

-condire con olio extravergine di oliva spremuto a freddo anche da alternare con olio di semi di lino o di girasole: la dose giornaliera è di due cucchiai da tavola,

-non perdere mai la fiducia in se stesse e, anche se qualche volta si sgarra, continuare la dieta.

by admin in salute  fonte: Tra genio e follia

( Famiglie d’Italia Interesting News )

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Per Monti è illegale l’agricoltura a ” chilometro zero ” ( Famiglie d’Italia Assurde News )

settembre 21, 2012

Addio sovranità alimentare: Monti dichiara illegale l’agricoltura a ” chilometro zero “

Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla il popolo“, è questo il pensiero di Henry Kissinger, ex Segretario di Stato dell’era Nixon e Ford e membro portante del gruppo Bilderberg.

Forse la possente azione dell’Unione europea, imbastita per dare l’assalto alla sovranità alimentare dei singoli stati, ha avuto origine da questo spassionato consiglio del famoso politico statunitense.

Fin dal 1998 è in vigore una direttiva comunitaria che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (Monsanto e altre multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato un reato. Per far fronte a questa imposizione sono nate varie associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali, con lo scopo di preservare e distribuire a chi le richiede, sementi fuori dal catalogo uffìciale affidato alle mani delle multinazionali.

Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.

Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le suddette associazioni di volontari. Essi sono criminali delle sementi, sporchi tradizionalisti che mirano alla condivisione incontrollata del bene comune.

Ma non è finita qui.

Il nostro premier golpista Mario Monti ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro l’agricoltura a “chilometro zero”. In pratica il governo vuole bloccare alcuni atti normativi della Regione Calabria, rea di aver legiferato oltre la sue competenze stabilite in materia.

Secondo il governo oligarchico la legge regionale contiene delle disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolerebbero la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari. In sostanza, la normativa regionale viene considerata alla stregua di un provvemento di natura quasi autarchica tale che i prodotti regionali avrebbero un vantaggio considerato contrario al principio di libera circolazione delle merci rispetto ai prodotti extraregionali.

(Qui troverete il Comunicato ufficiale del governo tecnocrate contro l’agricoltura a “Km zero”)

E’ chiaro che il ricorso mira a liberare il campo alle multinazionali da qualsiasi tipo di concorrenza.

Distruggono le aziende locali, devastano il tessuto sociale e rendono il popolo completamente dipendente da strutture extraterritoriali e multinazionali senza scrupoli. Annientano la tradizione, distruggono l’identità e le coscienze per imporre il loro progetto di governo mondiale.

Il controllo delle sementi, quindi dell’agricolura, e di conseguenza degli alimenti è il chiaro segno che si aprono il varco per l’introduzione delle colture Ogm.

Attentano alla basi della coesione sociale. L’agricoltura, ricordiamolo, è un bene comune nato 10.000 anni fa. Da quando l’uomo ha fatta propria questa arte, sono nati i primi centri urbani, le prime aggregazioni civili, è stata la base dello sviluppo della società che oggi andiamo demolendo.

Il culto dell’ugualianza e dell’omologazione sta per convertire le diversità agro-alimentari.

Quando tutto il cibo apparterrà alle multinazionali come faremo? E’ questa l’anticamera della nuova schiavitù?

By Edoardo Capuano ( fonte: www.ecplanet.com )

Famiglie                        d’Italia

Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’ Economia ( Famiglie d’Italia News )

settembre 16, 2012

 

 Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’ Economia

Venerdì 12 ottobre 2012

dalle ore 10:00 alle ore 18:00

Aula Magna Facoltà di Agraria – Università di Milano, via Mangiagalli 25.

 ESAE srl Spin-off dell’Università di Milano e FAMIGLIE D’ITALIA onlus

 in collaborazione con

 ACR Associazione per la difesa e la promozione della Cultura Rurale onlus e FederFauna

 presentano il progetto

 “ PERCOMPRAREITALIANO TM  IN UN E-COMMERCE ECOSOLIDALE ”

 nell’ambito della

 Qualità e Tracciabilità della filiera Agroalimentare Made in Italy

 

L’iniziativa evidenzia la grande potenzialità del settore agroalimentare italiano incanalato nell’ e-commerce che rappresenta la nuova sfida organizzativa per la valorizzazione dei prodotti made in Italy controllati e certificati. L’eccellenza di cibi e bevande italiane sono ben conosciute nel mondo e soggette spesso a imitazioni e adulterazioni che riteniamo doveroso contrastare con la nostra attività.

L’utilizzo e la diffusione dell’ ”e-commerce agroalimentare” opportunamente certificato favorirà lo sviluppo economico di piccole e medie aziende agricole, trasportatori e fornitori di servizi, contenendo i costi a pari qualità in un ambito di interscambio consociativo.

L’adesione all’iniziativa delle Associazioni di Categoria tra le più rappresentative garantiscono la validità del progetto e la sua diffusione.

Il progetto prende il via con la presentazione ufficiale dell’e-commerce dei prodotti della Regione Sicilia

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

LA CULTURA RURALE IN UNA RIVISTA FILOSOFICA

settembre 14, 2012

Il Presidente dell’Associazione per la Difesa e la Promozione della Cultura Rurale – Onlus Massimo Zaratin, entra a far parte della redazione della rivista culturale on-line Il Covile, http://www.ilcovile.it.
L’iscrizione alla rivista è gratuita ed il direttore è Stefano Borselli. Tra la redazione troviamo nomi eccellenti, artisti, intellettuali italiani e stranieri.
La rivista cura da un punto di vista filosofico i temi di attualità del nostro tempo e la cultura rurale, l’ambiente, le attività umane a contatto con la natura fanno parte a pieni titoli del dibattito in corso.
Va sottolineata l’importanza, spiega il Presidente, di inserire in questo dibattito il punto di vista di chi appartiene alla nostra cultura, che vive con la terra e che tramanda di generazione in generazione l’ossatura dei valori “veri, sani, buoni”, spesse volte purtroppo in contrapposizione alla cultura nata nelle città. Per questo, continua il Presidente, non possiamo che ringraziare il direttore e la redazione per la sensibilità dimostrata nel voler diffondere in certi ambienti, informazioni che non siano banali ed a senso unico come la Tv ci ha abituati.
Nostro scopo è quello di avviare un dibattito su questi temi di vitale importanza che sia serio, riflessivo, costruttivo. Ai luoghi comuni ed alle urla dei nostri detrattori, risponderemo con l’esperienza, la pacatezza e la cultura dei nostri padri.
La rivista è aperiodica e già in passato ha trattato uno dei temi che infiammano il dibattito sulla “questione animale”: la caccia.
L’ultimo numero ha inoltre diffuso le poesie di caccia di Eugenio Castellani, commentate anche dal giornalista scrittore Andrea Sciffo e Armando Ermini

Autore: UFFICIO STAMPA ACR ONLUS

Famiglie  d’Italia


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