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Il dono di Natale ( I racconti di Natale di Famiglie d’Italia )

dicembre 22, 2014

Grazia_Deledda_-_Ritratto

IL DONO DI NATALE
brano di Grazia Deledda

I cinque fratelli Lobina, tutti pastori, tornavano dai loro ovili, per passare la notte di Natale in famiglia.

Era una festa eccezionale, per loro, quell’anno, perché si fidanzava la loro unica sorella, con un giovane molto ricco.

Come si usa dunque in Sardegna, il fidanzato doveva mandare un regalo alla sua promessa sposa, e poi andare anche lui a passare la festa con la famiglia di lei.

E i cinque fratelli volevano far corona alla sorella, anche per dimostrare al futuro cognato che se non erano ricchi come lui, in cambio erano forti, sani, uniti fra di loro come un gruppo di guerrieri.

Avevano mandato avanti il fratello più piccolo, Felle, un bel ragazzo di undici anni, dai grandi occhi dolci, vestito di pelli lanose come un piccolo San Giovanni Battista; portava sulle spalle una bisaccia, e dentro la bisaccia un maialetto appena ucciso che doveva servire per la cena.

Il piccolo paese era coperto di neve; le casette nere, addossate al monte, parevano disegnate su di un cartone bianco, e la chiesa, sopra un terrapieno sostenuto da macigni, circondata d’alberi carichi di neve e di ghiacciuoli, appariva come uno di quegli edifizi fantastici che disegnano le nuvole.

Tutto era silenzio: gli abitanti sembravano sepolti sotto la neve.
Nella strada che conduceva a casa sua, Felle trovò solo, sulla neve, le impronte di un piede di donna, e si divertì a camminarci sopra. Le impronte cessavano appunto davanti al rozzo cancello di legno del cortile che la sua famiglia possedeva in comune con un’altra famiglia pure di pastori ancora più poveri di loro. Le due casupole, una per parte del cortile, si rassomigliavano come due sorelle; dai comignoli usciva il fumo, dalle porticine trasparivano fili di luce.
Felle fischiò, per annunziare il suo arrivo: e subito, alla porta del vicino si affacciò una ragazzina col viso rosso dal freddo e gli occhi scintillanti di gioia.

– Ben tornato, Felle.
– Oh, Lia! – egli gridò per ricambiarle il saluto, e si avvicinò alla porticina dalla quale, adesso, con la luce usciva anche il fumo di un grande fuoco acceso nel focolare in mezzo alla cucina.

Intorno al focolare stavano sedute le sorelline di Lia, per tenerle buone la maggiore di esse, cioè quella che veniva dopo l’amica di Felle, distribuiva loro qualche chicco di uva passa e cantava una canzoncina d’occasione, cioè una ninnananna per Gesù Bambino.

– Che ci hai, qui? – domandò Lia, toccando la bisaccia di Felle. – Ah, il porchetto. Anche la serva del fidanzato di tua sorella ha già portato il regalo. Farete grande festa voi, – aggiunse con una certa invidia; ma poi si riprese e annunziò con gioia maliziosa: – e anche noi!

Invano Felle le domandò che festa era: Lia gli chiuse la porta in faccia, ed egli attraversò il cortile per entrare in casa sua.

In casa sua si sentiva davvero odore di festa: odore di torta di miele cotta al forno, e di dolci confezionati con buccie di arancie e mandorle tostate. Tanto che Felle cominciò a digrignare i denti, sembrandogli di sgretolare già tutte quelle cose buone ma ancora nascoste.

La sorella, alta e sottile, era già vestita a festa; col corsetto di broccato verde e la gonna nera e rossa: intorno al viso pallido aveva un fazzoletto di seta a fiori; ed anche le sue scarpette erano ricamate e col fiocco: pareva insomma una giovane fata, mentre la mamma, tutta vestita di nero per la sua recente vedovanza, pallida anche lei ma scura in viso e con un’aria di superbia, avrebbe potuto ricordare la figura di una strega, senza la grande dolcezza degli occhi che rassomigliavano a quelli di Felle.
Egli intanto traeva dalla bisaccia il porchetto, tutto rosso perché gli avevano tinto la cotenna col suo stesso sangue: e dopo averlo consegnato alla madre volle vedere quello mandato in dono dal fidanzato. Sì, era più grosso quello del fidanzato: quasi un maiale; ma questo portato da lui, più tenero e senza grasso, doveva essere più saporito.

– Ma che festa possono fare i nostri vicini, se essi non hanno che un po’ di uva passa, mentre noi abbiamo questi due animaloni in casa? E la torta, e i dolci? – pensò Felle con disprezzo, ancora indispettito perché Lia, dopo averlo quasi chiamato, gli aveva chiuso la porta in faccia.

Poi arrivarono gli altri fratelli, portando nella cucina, prima tutta in ordine e pulita, le impronte dei loro scarponi pieni di neve, e il loro odore di selvatico. Erano tutti forti, belli, con gli occhi neri, la barba nera, il corpetto stretto come una corazza e, sopra, la mastrucca.

Quando entrò il fidanzato si alzarono tutti in piedi, accanto alla sorella, come per far davvero una specie di corpo di guardia intorno all’esile e delicata figura di lei; e non tanto per riguardo al giovine, che era quasi ancora un ragazzo, buono e timido, quanto per l’uomo che lo accompagnava. Quest’uomo era il nonno del fidanzato. Vecchio di oltre ottanta anni, ma ancora dritto e robusto, vestito di panno e di velluto come un gentiluomo medioevale, con le uose di lana sulle gambe forti, questo nonno, che in gioventù aveva combattuto per l’indipendenza d’Italia, fece ai cinque fratelli il saluto militare e parve poi passarli in rivista.

E rimasero tutti scambievolmente contenti.

Al vecchio fu assegnato il posto migliore, accanto al fuoco; e allora sul suo petto, fra i bottoni scintillanti del suo giubbone, si vide anche risplendere come un piccolo astro la sua antica medaglia al valore militare. La fidanzata gli versò da bere, poi versò da bere al fidanzato e questi, nel prendere il bicchiere, le mise in mano, di nascosto, una moneta d’oro.

Ella lo ringraziò con gli occhi, poi, di nascosto pure lei, andò a far vedere la moneta alla madre ed a tutti i fratelli, in ordine di età, mentre portava loro il bicchiere colmo.
L’ultimo fu Felle: e Felle tentò di prenderle la moneta, per scherzo e curiosità, s’intende: ma ella chiuse il pugno minacciosa: avrebbe meglio ceduto un occhio.

Il vecchio sollevò il bicchiere, augurando salute e gioia a tutti; e tutti risposero in coro.
Poi si misero a discutere in un modo originale: vale a dire cantando. Il vecchio era un bravo poeta estemporaneo, improvvisava cioè canzoni; ed anche il fratello maggiore della fidanzata sapeva fare altrettanto.
Fra loro due quindi intonarono una gara di ottave, su allegri argomenti d’occasione; e gli altri ascoltavano, facevano coro e applaudivano.

Fuori le campane suonarono, annunziando la messa.

Era tempo di cominciare a preparare la cena. La madre, aiutata da Felle, staccò le cosce ai due porchetti e le infilò in tre lunghi spiedi dei quali teneva il manico fermo a terra.

– La quarta la porterai in regalo ai nostri vicini – disse a Felle: – anch’essi hanno diritto di godersi la festa.
Tutto contento, Felle prese per la zampa la coscia bella e grassa e uscì nel cortile.
La notte era gelida ma calma, e d’un tratto pareva che il paese tutto si fosse destato, in quel chiarore fantastico di neve, perché, oltre al suono delle campane, si sentivano canti e grida.

Nella casetta del vicino, invece, adesso, tutti tacevano: anche le bambine ancora accovacciate intorno al focolare pareva si fossero addormentate aspettando però ancora, in sogno, un dono meraviglioso.
All’entrata di Felle si scossero, guardarono la coscia del porchetto che egli scuoteva di qua e di là come un incensiere, ma non parlarono: no, non era quello il regalo che aspettavano. Intanto Lia era scesa di corsa dalla cameretta di sopra: prese senza fare complimenti il dono, e alle domande di Felle rispose con impazienza:

– La mamma si sente male: ed il babbo è andato a comprare una bella cosa. Vattene.

Egli rientrò pensieroso a casa sua. Là non c’erano misteri né dolori: tutto era vita, movimento e gioia. Mai un Natale era stato così bello, neppure quando viveva ancora il padre: Felle però si sentiva in fondo un po’ triste, pensando alla festa strana della casa dei vicini.
Al terzo tocco della messa, il nonno del fidanzato batté il suo bastone sulla pietra del focolare.

– Oh, ragazzi, su, in fila.

E tutti si alzarono per andare alla messa. In casa rimase solo la madre, per badare agli spiedi che girava lentamente accanto al fuoco per far bene arrostire la carne del porchetto.

I figli, dunque, i fidanzati e il nonno, che pareva guidasse la compagnia, andavano in chiesa. La neve attutiva i loro passi: figure imbacuccate sbucavano da tutte le parti, con lanterne in mano, destando intorno ombre e chiarori fantastici. Si scambiavano saluti, si batteva alle porte chiuse, per chiamare tutti alla messa.
Felle camminava come in sogno; e non aveva freddo; anzi gli alberi bianchi, intorno alla chiesa, gli sembravano mandorli fioriti. Si sentiva insomma, sotto le sue vesti lanose, caldo e felice come un agnellino al sole di maggio: i suoi capelli, freschi di quell’aria di neve, gli sembravano fatti di erba. Pensava alle cose buone che avrebbe mangiato al ritorno dalla messa, nella sua casa riscaldata, e ricordando che Gesù invece doveva nascere in una fredda stalla, nudo e digiuno, gli veniva voglia di piangere, di coprirlo con le sue vesti, di portarselo a casa sua.

Dentro la chiesa continuava l’illusione della primavera: l’altare era tutto adorno di rami di corbezzolo coi frutti rossi, di mirto e di alloro: i ceri brillavano tra le fronde e l’ombra di queste si disegnavano sulle pareti come sui muri di un giardino.

In una cappella sorgeva il presepio, con una montagna fatta di sughero e rivestita di musco: i Re Magi scendevano cauti da un sentiero erto, e una cometa d’oro illuminava loro la via.
Tutto era bello, tutto era luce e gioia. I Re potenti scendevano dai loro troni per portare in dono il loro amore e le loro ricchezze al figlio dei poveri, a Gesù nato in una stalla; gli astri li guidavano; il sangue di Cristo, morto poi per la felicità degli uomini, pioveva sui cespugli e faceva sbocciare le rose; pioveva sugli alberi per far maturare i frutti.
Così la madre aveva insegnato a Felle e così era.

– Gloria, gloria – cantavano i preti sull’altare: e il popolo rispondeva:
– Gloria a Dio nel più alto dei cieli.
E pace in terra agli uomini di buona volontà.

Felle cantava anche lui, e sentiva che questa gioia che gli riempiva il cuore era il più bel dono che Gesù gli mandava.
All’uscita di chiesa sentì un po’ freddo, perché era stato sempre inginocchiato sul pavimento nudo: ma la sua gioia non diminuiva; anzi aumentava. Nel sentire l’odore d’arrosto che usciva dalle case, apriva le narici come un cagnolino affamato; e si mise a correre per arrivare in tempo per aiutare la mamma ad apparecchiare per la cena. Ma già tutto era pronto. La madre aveva steso una tovaglia di lino, per terra, su una stuoia di giunco, e altre stuoie attorno. E, secondo l’uso antico, aveva messo fuori, sotto la tettoia del cortile, un piatto di carne e un vaso di vino cotto dove galleggiavano fette di buccia d’arancio, perché l’anima del marito, se mai tornava in questo mondo, avesse da sfamarsi.

Felle andò a vedere: collocò il piatto ed il vaso più in alto, sopra un’asse della tettoia, perché i cani randagi non li toccassero; poi guardò ancora verso la casa dei vicini. Si vedeva sempre luce alla finestra, ma tutto era silenzio; il padre non doveva essere ancora tornato col suo regalo misterioso.
Felle rientrò in casa, e prese parte attiva alla cena.

In mezzo alla mensa sorgeva una piccola torre di focacce tonde e lucide che parevano d’avorio: ciascuno dei commensali ogni tanto si sporgeva in avanti e ne tirava una a sé: anche l’arrosto, tagliato a grosse fette, stava in certi larghi vassoi di legno e di creta: e ognuno si serviva da sé, a sua volontà.

Felle, seduto accanto alla madre, aveva tirato davanti a sé tutto un vassoio per conto suo, e mangiava senza badare più a nulla: attraverso lo scricchiolìo della cotenna abbrustolita del porchetto, i discorsi dei grandi gli parevano lontani, e non lo interessavano più.
Quando poi venne in tavola la torta gialla e calda come il sole, e intorno apparvero i dolci in forma di cuori, di uccelli, di frutta e di fiori, egli si sentì svenire: chiuse gli occhi e si piegò sulla spalla della madre. Ella credette che egli piangesse: invece rideva per il piacere.

Ma quando fu sazio e sentì bisogno di muoversi, ripensò ai suoi vicini di casa: che mai accadeva da loro? E il padre era tornato col dono?
Una curiosità invincibile lo spinse ad uscire ancora nel cortile, ad avvicinarsi e spiare. Del resto la porticina era socchiusa: dentro la cucina le bambine stavano ancora intorno al focolare ed il padre, arrivato tardi ma sempre in tempo, arrostiva allo spiedo la coscia del porchetto donato dai vicini di casa.

Ma il regalo comprato da lui, dal padre, dov’era?

– Vieni avanti, e va su a vedere – gli disse l’uomo, indovinando il pensiero di lui.

Felle entrò, salì la scaletta di legno, e nella cameretta su, vide la madre di Lia assopita nel letto di legno, e Lia inginocchiata davanti ad un canestro.
E dentro il canestro, fra pannolini caldi, stava un bambino appena nato, un bel bambino rosso, con due riccioli sulle tempie e gli occhi già aperti.

– È il nostro primo fratellino – mormorò Lia. – Mio padre l’ha comprato a mezzanotte precisa, mentre le campane suonavano il “Gloria”. Le sue ossa, quindi, non si disgiungeranno mai, ed egli le ritroverà intatte, il giorno del Giudizio Universale. Ecco il dono che Gesù ci ha fatto questa notte.

(Brano di Natale di Grazia Deledda )

 Buone Feste

Famiglie  d’Italia

Geotermia: 5 progetti tra Ecuador e Colombia da non dimenticare ( Econota 114 )

maggio 29, 2014

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Il governo dell’Ecuador ha annunciato che stanno per essere completati gli studi di fattibilità che analizzando il potenziale geotermico del paese getteranno le basi per nuovi progetti rinnovabili.

( Fonte:  Rinnovabili.it | Il Quotidiano sulla sostenibilità ambientale con commento di Paolo Broglio) – Largo spazio alle rinnovabili in Ecuador. Il governo ha dato il via libera a 5 progetti che sfrutteranno la geotermia del territorio per ampliare la percentuale di energia generata da fonte alternativa. Secondo quanto dichiarato da Édgar Montalvo, Project Manager del Progetto Geotermico del Ministero dell’Elettricità e dell’Energia Rinnovabile (MEER), gli studi di fattibilità completati hanno dato buoni esiti evidenziando le potenzialità dell’area del Cachimbiro dove è stato calcolato un potenziale da 113 MW. Uno dei vantaggi di utilizzare il calore dalle rocce e delle acque sotterranee è che l’energia è pulita, non ci sono emissioni di inquinanti e in Ecuador ci sono 11 possibili fonti da analizzare per poi sfruttarne il potenziale. Ramiro Cuapaz, specialista delle energie rinnovabili, ha osservato che usare la geotermia è un vantaggio poiché produce un impatto ambientale minimo, a differenza dei combustibili fossili. Secondo l’Instituto Nacional de Preinversión (INP) nel mese di aprile verranno avviati diversi studi di prefattibilità a Chalpatán, nella provincia di Carchi, la cui area ha un potenziale stimato tra i 60-130 MW studi che avranno un costo stimato in 1,1 milioni di dollari. Un altro progetto in corso è il Tufiño-Chiles, al confine tra Ecuador e Colombia, la cui area di interesse è di cinque ettari, vicino al vulcano Chiles. La realizzazione dell’impianto coinvolge quindi due nazioni e cerca di stabilire un modello globale geotermica tra la Electricity Corporation dell’Ecuador (Celec) e la Società di produzione di energia della Colombia con un investimento iniziale di due milioni e 500 mila dollari nella prima fase. Il potenziale energetico stimato è di 138 MW, sufficiente a fornire elettrica alla città di Tulcan, capitale della provincia Carchi.Il quinto e ultimo progetto verrà invece definito entro aprile, quando verranno completati e consegnati gli studi di fattibilità del progetto Chacana ubicato tra le province di Napo e Pichincha dove il potenziale stimato è pari a 318 MW.

Ma in Italia, Paese dall’ambio potenziale geotermico, quando riusciremo ad imitare Colombia ed Equador ?

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

L’Organizzazione ONG Maya Pedal trasforma vecchie biciclette in pompe idriche a pedale, frullatori e ancora altro ( by Daniel Blaustein-Rejto )

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Recentemente abbiamo visto alcune incredibili innovazioni nella tecnologia della bicicletta . Ma cosa succede a queste biciclette quando i loro proprietari non le utilizzano più ? Ecco, dove la guatemalteca ONG Maya Pedal arriva – si trasformano le biciclette donate in macchine a pedali, tra cui pompe per l’acqua, miscelatori e produttori di piastrelle per l’uso in cui l’elettricità è troppo costosa o inaccessibili. Il grande potere del pedalare ( nomen omen ): Maya Pedal!

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

The Conspirator… dall’immaginario alla realtà

novembre 22, 2013

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Ieri sera ho scelto di guardare su Rai 3 il film The Conspirator, un film storico, nel quale si è cimentato come regista il noto attore Robert Redford, che racconta la storia di una donna che ingiustamente viene condannata ed impiccata dopo l’assassinio del presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln. La Nazione è da poco faticosamente nata ed è reduce da una guerra sanguinosa e fratricida. Il Sud ha perso ma molti “ribelli ” ancora non si arrendono e tramano nell’ombra. Sette uomini ed una donna vengono accusati di tale orrendo delitto e l’eco e la rabbia si diffondono in modo esponenziale. Per il potere politico è necessario arrivare immediatamente al verdetto per placare gli animi instaurando un tribunale militare che giudicherà a senso unico infischiandosene delle prove mancanti, soprattutto per quanto riguarda la donna. La donna verrà impiccata innocente per ragioni di Stato!

Al termine della proiezione sono andato a letto ed ho cominciato a meditare su quanto visto arrivando alla conclusione dell’ennesima conferma di quanto noi popolo poco contiamo e di quanti soprusi nel corso dei secoli siamo stati costretti a subire ed ancora subiamo per colpa di un potere politico troppo attaccato alla poltrona che non riesce ad evolvere in egual misura all’evolversi dei tempi. Si è fermato al periodo dei barbari, degli intrighi di corte… altro che uomo nello spazio!

Diamo un’occhiata agli ultimi eventi e traiamo le conclusioni:

– nella Finanza, per lo più falliamo e moriamo perché inadempienti verso lo Stato e verso tutti a causa delle inadempienze dello Stato stesso per il quale abbiamo anticipato, lavorato, pagato dazi e gabelle, senza venire alla fine saldati delle nostre spettanze per un marchingegno sadicamente ideato, dettosi Patto di Stabilità interno fra Regioni e Comuni, per cui, anche se esistono fondi per pagare i propri debiti, questi vengono congelati in attesa di disposizioni dall’alto.

– nel Lavoro, in un’ Italia nella quale proprio il primo articolo della Costituzione ne esalta le fondamenta dichiarandola basata proprio sul lavoro, questo, se considerato nel suo valore più dignitoso, è diventato ormai un lusso a disposizione di pochi eletti…. e per i fortunati arrivati al termine del ciclo lavorativo ultimamente accadono delle sorprese impreviste ed immaginabili, per cui per aver seguito correttamente le disposizioni di un governo precedente, alcuni si ritrovano con quello successivo in una specie di ” limbo ” senza lavoro e senza pensione, praticamente con il sedere per terra!

– nella Giustizia, la confusione e l’ingiustizia regnano sovrane. Assistiamo a casi analoghi considerati e giudicati in modo totalmente opposti, a seconda a quale fazione appartengano gli inquisiti. I casi recenti sono evidenti come evidente ormai appare al cittadino semplice e normale che non sempre la legge sia uguale per tutti.

– nella Comunicazione, ognuno, ed ultimamente ancor di più, dice la sua a seconda dell’umore e delle direttive provenienti dagli alti piani di appartenenza politica dell’editore, facendo passare per cretino chi la pensa in modo opposto… e con questo ho detto tutto.

Mi limito a questi quattro esempi, ma sono infiniti, e tutto questo porta al disorientamento e disgregazione della comunità, con caduta vertiginosa di valori e tradizioni. La Famiglia, quella composta da madre, padre regolarmente sposati davanti a Dio ed allo Stato con relativa prole è in fase di estinzione. Ormai vengono privilegiate le coppie di fatto, miste, libere… ma non protette! Già, non protette, perché se la famiglia regolare andrà sempre più a diminuire, lo Stato probabilmente risparmierà un sacco di soldi (destinandoli ad altri usi) nel calo delle pensioni da retribuire ai coniugi regolari rimasti in vita in caso di decesso di uno dei due. Oddio, il mio è un pensiero assurdo… perché se vero significherebbe cadere ancor di più nel mare dei sospetti alla ricerca del The Conspirator occulto, ma che, ragionandoci sopra, alla fine tanto occulto non è.

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Roma devastata dai Black Bloc… siamo proprio ” indignados ” !

ottobre 16, 2011

Cari amici, quanto è successo ieri a Roma conferma che è in atto un attacco premeditato e pianificato al nostro Paese. In centinaia di città del mondo si è svolta  in modo civile una marcia di protesta di cittadini indignati da politiche finanziarie senza scrupoli. In una sola città, Roma, tale marcia si è trasformata in un incendio violento, fuori tema e disonesto… una battaglia inaudita, una battaglia che si ripete e della quale siamo stanchi. Siamo diventati la discarica del mondo: i politici ci uccidono lentamente, gli avvoltoi della finanza ci spolpano e i black bloc ci sotterrano… fino a quando noi cittadini dovremo sopportare ingiustizie, disagi e palate di merda provenienti da più parti differenti e collegate?… In questa guerra assurda non siamo ne rappresentati ne difesi: come si permettono questi sfigati neri a distruggerci macchine e vetrine che con tanti sacrifici ci siamo comperati?… e come si permettono le autorità garanti a permettere che tutto ciò avvenga impunemente?… siamo veramente ” indignados ” , perché ci è negato perfino manifestare in santa pace. I nostri pacifici cortei sfilano tra infiltrati ed ali di poliziotti impotenti e inadeguati, ma quello che ci rende ancora più ” indignados” è che in centomila non riusciamo a trovare insieme il coraggio per liberarci a calci nel sedere di quei cinquecento infiltrati mascherati da babau. E’ tutto così illogico, che sembra… volutamente voluto!

 

Umberto Napolitano

 
Famiglie  d’Italia

 

E’ possibile calcolare l’impronta idrica delle proprie scelte alimentari ( Econota 67 )

ottobre 15, 2011

 

L’impronta idrica della coltivazione dei pomodori. Quanta acqua si consuma? ( by 100ambiente )

Una collaborazione tra la nota azienda italiana Mutti e WWF. Uno studio per calcolare l’impatto che la coltivazione di pomodori ha nel consumo dell’acqua.
Per la prima volta in Italia, e tra le poche al mondo, lo studio ha voluto calcolare i consumi di acqua nella produzione (dalla coltivazione del pomodoro al prodotto finito), avvalendosi del supporto scientifico del WWF e del Dipartimento di Ecologia Forestale della Facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia (Viterbo). L’obiettivo di questa indagine, a cui si affianca quella sulle emissioni di CO2, è produrre pomodori che approdino dai campi alle nostre tavole con un minore impatto ambientale, secondo target di riduzione che verranno annunciati nei prossimi mesi dalla medesima Mutti. Non solo. Da oggi tutti potranno calcolare l’impronta idrica delle proprie scelte alimentari grazie al nuovo “Carrello della Spesa virtuale”, online sul sito del WWF,  per imparare, approfittando della stagione estiva, a ridurre i litri di acqua “nascosta” che mettiamo ogni giorno nel piatto.

Ebbene: ecco i risultati sorprendenti.

L’analisi della Water Footprint dell’azienda parmense è avvenuta analizzando la filiera completa della catena di produzione, considerando tutte le linee produttive degli impianti dalla coltivazione della materia prima, alla trasformazione dei prodotti, fino alla realizzazione degli imballaggi, in modo da calcolare la quantità di acqua “nascosta”, virtualmente “immagazzinata” in ogni prodotto Mutti. E così è stato calcolato che per produrre un chilo di pomodoro fresco ci vogliono 156 litri di acqua, per una bottiglia di passata Mutti (compresi contenitore ed etichetta – 720 gr) ce ne vogliono 172 litri, mentre si arriva a 223 litri per un barattolo di polpa da 400 grammi. (Come termine di paragone, ci vogliono 200 litri di acqua per “produrre” un uovo, 900 per un chilo di patate, 3400 per un chilo di riso, e fino a 2.400 litri per un hamburger da 150 grammi). Mutti partirà da qui per stabilire i propri obiettivi di riduzione, in un percorso di sostenibilità insieme al WWF Italia. Se si considera che l’85% dell’impronta idrica umana è legata alla produzione agro alimentare, il 10% alla produzione industriale e il 5% al consumo domestico, come documenta il maggior esperto mondiale di impronta idrica Arjem Hoekstra, l’iniziativa riveste un ruolo particolarmente rilevante: a fronte del calcolo della Water Footprint, Mutti sta infatti definendo in collaborazione con il WWF anche gli obiettivi di riduzione dei consumi, soprattutto per quanto concerne la catena di fornitura, sensibilizzando i coltivatori che forniscono il prodotto fresco ad adottare pratiche agricole maggiormente rispettose dell’ambiente.

Oltre all’impronta idrica, sempre in collaborazione con il WWF Mutti ha calcolato anche l’impronta di carbonio della propria attività produttiva, secondo il GHG Protocol, ossia il protocollo internazionale messo a punto dal World Resource Institute. Attraverso il calcolo della Carbon Footprint e l’analisi delle potenzialità di riduzione dei consumi di energia e combustibili fossili da parte degli impianti di produzione, Mutti stabilirà degli obiettivi di riduzione anche per questa impronta, che permetteranno di migliorare le performance ambientali e l’impatto complessivo che i suoi prodotti avranno sull’ambiente.

 di Luca De Nardo

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Erbe naturali per curare le vaginiti

 

Per molte donne una vaginite è un vero e proprio tormento. Calcolate che circa il 75% delle donne ha avuto o avrà almeno un episodio di micosi vulvovaginale causata la maggior parte delle volte da Candida Albicans.
Per combattere la vaginite e prevenire possibili ricadute le piante possono essere buone alleate.
Per contrastare rossore e bruciore, si può ricorrere a piante ricche di mucillagini come malva o calendula oppure idraste. In caso di prurito è indicato il centocchio (stellaria media). Queste piante sono ideali per infusi da usare a temperatura ambiente e per lavaggi da praticare 2 volte al giorno.
Se le perdite sono giallastre non irritanti ma fastidiose, allora utile è l’agnocasto, una pianta ricca di principi attivi che stimolano la produzione di progesterone: 30 gocce in poca acqua da bere al mattino.
A questi rimedi si può associare l’azione di essenze estratte da lavanda o dall’albero del tè: per una cura locare diluire 5-6 gocce di mezzo litro d’acqua tiepida bollita.
Ancora una alternativa potrebbero essere i semi di pompelmo, considerati un antisettico ad ampio spettro: in fase acuta 2 compresse 2 volte al giorno per 4-5 giorni, successivamente 2 compresse al giorno per un mese.
Ricordatevi che sono indicazioni di base, il vostro erborista di fiducia vi saprà sicuramente aiutare. E non sostituite mai una cura naturale con il parere del vostro ginecologo personale.

Ad integrazione/sostituzione di questa cura naturale è possibile utilizzare “ olio d’oliva ozonizzato “ che ha dato risultati sorprendenti in questa patologia. Il “ rimedio” non è però facilmente reperibile e i prodotti pubblicizzati su Internet non danno affidamento. Se siete interessate ad avere più informazioni su questo rimedio ( molto efficace anche su erpes ed  emorroidi ) scrivete a Famiglie d’Italia.

 di Marina Morelli  con appendice di Paolo Broglio

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Zuppa di miso: potente antidoto contro le radiazioni ( Econota 60 )

giugno 29, 2011

La catena di eventi disastrosi derivanti dal terremoto  a magnitudo 9,0 e il successivo tsunami che ha colpito il Giappone ha sollevato la preoccupazione per le possibili ramificazioni della radiazione effettuate attraverso il Pacifico su correnti di vento.

Secondo il New York Times, anche nel caso migliore, il rilascio di vapore radioattivo proveniente dagli impianti potrebbe andare avanti per settimane, mesi o addirittura anni. Una buona piccola notizia in tanto disastro è che sembra si sia constatato che le persone che mangiano regolarmente miso possono essere fino a cinque volte più resistenti alle radiazioni rispetto a quelli che non mangiano miso. Questa è la conclusione di un team di ricercatori della Hiroshima University, centro di ricerca sulle radiazioni atomiche.

Il dr. Kazumitsu Watanabe, docente di ricerca sul cancro indotto da radiazione ha studiato l’effetto radioprotettivo di miso, un prodotto di fermentazione della soia, per mezzo di esperimenti di piccole cellule nell’intestino dei topi di laboratorio. Queste cellule assorbiscono le sostanze nutritive e sono particolarmente sensibili alle radiazioni ( possono facilmente distruggere queste cellule ).

Le vittime di Hiroshima e Nagasaki hanno sofferto di grave diarrea dopo le esplosioni della bomba atomica a causa della massiccia distruzione di queste cellule a causa delle radiazioni.

Anche quando i raggi X a livelli letali per l’uomo sono state somministrate ai topi il 60 per cento di loro è sopravvissuto al contrario del nove per cento dei topi che non sono stati nutriti zuppa di miso.

Akihiro Ito, capo di uno dei gruppi di ricerca a Hiroshima University, ha scoperto che il miso aiuta ad eliminare le tossine dal corpo attraverso la stimolazione del sistema circolatorio e metabolico, rivelandosi particolarmente utile quando un paziente è sottoposto a chemioterapia.

Un pilastro della cucina giapponese il miso è un come un essere vivente; è alimento naturale, ricco di enzimi e batteri benefici. Il Miso è disponibile in una varietà di sapori diversi, ciascuno con un distinto sapore, colore, consistenza e aroma. In Giappone oltre il 70 per cento della popolazione inizia la giornata con una tazza di zuppa di miso, invece di caffè. La zuppa di miso ha una salutare funzione di riscaldamento e un effetto alcalinizzante sullo stomaco fornendo un apporto duraturo di energia.

by Oser Marie

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Cosa non buttare nel lavandino

US Geological Survey (USGS)

La nostra spazzatura che va affrontata.  Non abbiamo altra scelta se non affrontarla. Sia che si tratti di trasportarla in bidoni sul marciapiede o portarla ad un centro di riciclaggio è una sempre una massa di spazzatura che dobbiamo gestire.

I rifiuti liquidi  poi sono i più semplici da eliminare d’altro canto; vengono semplicemente lasciati andare giù per lo scarico. Tutto ciò è nascosto agli occhi di tutti i servizi sanitari ! Inoltre potrebbe scatenare ondate di caos ambientale per non parlare di che cosa potrebbe fare ai vostri tubi. Noi spesso non ci rendiamo conto del danno che stiamo facendo da ciò che risciacquiamo nei nostri lavelli da cucina, bagno, doccia e scarichi e anche ciò che gettiamo dai nostri bagni.

In uno studio pubblicato nel 2002, l’US Geological Survey (USGS) ha raccolto e analizzato campioni di acqua da 139 corsi d’acqua in 30 stati. L’obiettivo dello studio è stato quello di misurare le concentrazioni di 95 sostanze chimiche delle acque reflue relativi organici nelle acque. E indovinate cosa? Uno o più di questi prodotti chimici sono stati trovati nel 80 per cento dei flussi di campionato. La metà dei corsi d’acqua conteneva sette o più di queste sostanze chimiche e circa un terzo dei corsi d’acqua conteneva 10 o più di queste sostanze chimiche. Prodotti farmaceutici e prodotti per la cura personale sono alcune delle sostanze chimiche trovate nello studio USGS. La ricerca ha dimostrato che ci possono essere effetti sugli organismi acquatici come i pesci e rane.

Ma un altro ambito di preoccupazione sono i rifiuti di cucina  cioè grassi, oli e grassi che non possono solo bloccare i tubi ma sono di difficile “digestione “ per i sistemi di depurazione.

Una causa comune di  incidente è il  blocco dei tubi di fogna dal grasso e questo si traduce in un trabocco di liquami in casa o in casa del tuo vicino oltre ad una pulitura costosa e sgradevole che spesso deve essere pagati da voi, il padrone di casa.

a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Aids: il nemico della porta accanto colpisce ancora

giugno 4, 2011

 Il 5 giugno del 1981 sull‘Mmwr (Morbility and Morbidity Weekly Report), un opuscolo diffuso dal quartier generale del centro per le malattie degli Stati Uniti di Atlanta, apparve uno scarno comunicato di tre paginette che segnalava ai centri sentinella americani che 5 giovani omosessuali maschi residenti nelle grandi aree urbane di Los Angeles e di New York avevano contratto delle ” inusuali ” malattie e presentavano una polmonite e un raro tumore della pelle. Bastarono due mesi perché i casi segnalati diventassero 41 e quelle segnalazioni sono considerate l’inizio ufficiale dell’epidemia di Aids, una malattia che, come viene evidenziato dalla foto in alto, ci rese tutti uguali nella nostra  fragilità dall’esserne esenti se malauguratamente colpiti. come  Domani saranno 30 anni esatti dalla sua ” nascita ” ed io dedicherò attraverso questo blog un post particolare per fornirvi notizie ed informazioni che ancora possono esservi sfuggite. Posso anticiparvi solo questo: la medicina ha fatto degli enormi progressi e, in qualche modo, è in grado di curare la malattia, ma non ancora di debellarla, per cui ogni giorno si ammalano inconsapevolmente ancora migliaia di persone al mondo ( in Italia una ogni due ore ), perché molti non si rendono ancora conto, o, se ne sono completamente dimenticati, che l’Aids, sempre e più di prima, è il nemico della porta accanto che subdolamente colpisce ancora.

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Il baratto, le sue origini… la sua importanza

marzo 28, 2011

Il baratto è generalmente considerato la prima forma storica dello scambio commerciale di beni, ed è dunque ben anteriore alle forme di scambio monetario. In economia, il baratto è un’operazione di scambio bilaterale o multilaterale di beni o servizi fra due o più soggetti economici (individui, imprese, enti, governi, ecc.) senza uso di moneta. Nel diritto civile, il baratto viene classificato sotto la denominazione di permuta.(more…)

Progetto «Intamap», l’inquinamento in tempo reale ( Econota 42 )

dicembre 8, 2010

Mappe d’inquinamento in tempo reale (www.vglobale.it )

Grazie al software Intamap ora è possibile l’elaborazione di mappe dell’inquinamento di una determinata area in tempo reale. Utile ai decisori ma anche ai cittadini per scegliere il tragitto a piedi o in bicicletta «più pulito».

Dopo tre anni di ricerca (dal 2006 al 2009) sono ora disponibili le mappe in tempo reale sullo stato dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo grazie ad un software 100% open-source, messo a punto da un team di ricercatori di nove centri di ricerca provenienti da Austria, Belgio, Germania, Grecia, Paesi Bassi e Regno Unito. Questo progetto «Intamap», è stato finanziato nell’ambito del Sesto programma quadro (6°Pq) di ricerca dell’Ue con 1,8 milioni di euro. L’acronimo sta per Interoperability and automated mapping (Interoperabilità e mappatura automatizzata). «L’applicazione dei risultati della ricerca Information and communication technology (Tic) a beneficio dei cittadini e delle imprese dell’Ue è uno degli elementi fondamentali dell’Agenda digitale per l’Europa, adottata dalla Commissione nel maggio 2010» ha spiegato la Commissione Ue. (more…)

E’ morto Francesco Cossiga, ricordiamolo con rispetto

agosto 18, 2010

  Ieri si è spento Francesco Cossiga, uno degli ultimi e rari politici che hanno sempre preferito al ” politichese ” il saper parlare chiaro, senza fronzoli e, soprattutto, senza possibilità di non essere capiti. Per una facile rispolverata della sua storia politica vi invito a cliccare su Francesco Cossiga – Wikipedia , ma per rendervi un’immagine più evidente del suo carattere schietto e sanguigno, fra le varie interviste della sua lunga carriera politica, ve ne propongo una di Claudio Sabelli Fioretti , affermato giornalista e scrittore italiano. (more…)

Alla Love Parade di Duisburg come all’ Heysel di Bruxelles: the show must go on!

luglio 26, 2010

Esattamente come il 29 maggio 1985, quando poco prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni di calcio tra Juventus e Liverpool allo stadio Heysel di Bruxelles, in cui morirono 39 persone, di cui 32 italiani, e ne rimasero ferite oltre 600, la partita fu regolarmente disputata con festeggiamenti ed ovazioni varie… così l’altro ieri, 24 luglio 2010, alla Love Parade di Duisburg, benché la consapevolezza di una disgrazia che già contava numerose vittime e feriti… la manifestazione è andata avanti come nulla fosse accaduto e le scuse sono ancora le stesse di 25 anni fa: per evitare panico ed altri morti non c’è che una soluzione…the show must go on!

… Preghiamo per le povere vittime e per la stoltezza umana capace di mettere in  piedi business colossali, guadagnare barche di denaro, ma assolutamente inetta nel costruire la benché minima zattera in grado di offrire rifugio ed assistenza in momenti di emergenza e di panico collettivo.

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

 

Mi abbandoni tu?… Tu sei una bestia!

luglio 1, 2009

gat can Siamo prossimi alle grandi partenze estive e molti nostri cari amici, animali domestici, verranno abbandonati ovunque come spazzatura ingombrante della quale disfarsi. Per fortuna non tutti sono delinquenti ma, proprio contro questi, chi è sano si mobilita e dà, come l’Associazione Fare Ambiente, il proprio contributo con una campagna di prevenzione e sensibilizzazione. (more…)

ATTENZIONE!!! AVVOLTOI IN AUTOSTRADA – GRAZIE UOMINI DELL’AUTOSTRADA

febbraio 12, 2009

Questa è una nuova rubrica che abbiamo chiamato Area di Servizio, contiene tutti i racconti di disavventure sulle autostrade e strade italiane, scritte da voi. Con le varie possibili soluzioni o risposte.

Area di Servizio Monte Baldo Ovest A4 – ATTENZIONE AVVOLTOI IN AUTOSTRADA

area-di-servizio-cartelloMercoledì 11 febbraio 2009, autostrada A4, direzione Milano, fermata obbligatoria per rabbocco carburante, Area Sosta Monte Baldo Ovest, sono le ore 19:45.
Il veicolo si ferma, le persone scendono, chi pensa al rifornimento, chi fuma una sigaretta, chi si reca ai servizi igienici.
Serata fredda, un po’ ventosa, sentiamo il rumore degli pneumatici che rotolano sull’asfalto, alla nostra sinistra, che proseguono il loro viaggio in direzione Milano.
Siamo stanchi, provati dal viaggio, non ci manca molto per arrivare a meta, sentiamo già il profumo di casa, di un buon caffé, delle coperte calde.
Paghiamo, le portiere si chiudono sbattendo, la spia arancione delle candelette diesel si spegne, giro di chiave, e il motore singhiozza, non parte, la batteria non ha spunto sufficiente per accendere il motore.
Scendiamo, e chiediamo all’uomo del distributore se può aiutarci. Cominciano le prime domande e gli sguardi d’intesa con gli altri colleghi, che come avvoltoi sostano sull’ingresso del negozio, dove di solito si va a pagare.
<<e come facciamo ad aiutarvi? Non abbiamo niente per aiutarvi>> chiediamo gentilmente se qualcuno può avvicinare un veicolo, in quanto abbiamo i cavi da collegare alla batteria. In un primo momento sembra esserci collaborazione, poi dopo vari sguardi d’intesa con i colleghi, <<no non si puo’, e poi a chi possiamo chiedere, non possiamo fermare le macchine che vanno all’autogrill>> I loro sguardi mi rendono estremamente nervoso, ma sto al gioco, voglio vedere dove vogliono arrivare. Prendo il marsupio, e prendo in mano il portafoglio in bella vista, mentre mi dirigo verso il negozio. Gli occhi dei tre condor che sostavano all’ingresso si trasformano, sembrano il gatto e la volpe di Pinocchio. <<non può lasciare lì il veicolo, deve spostarlo>> Chiedo se i lor signori abbiano un sistema per far partire un’autovettura con la batteria un po’ scarica, di norma è capitato altre volte di vedere macchine ferme al distributore, che venivano fatte ripartire con sistemi molto semplici, chiamati booster. <<no noi non abbiamo niente per fa ripartire le autovetture>> Sto per entrare e varcare la soglia, e mi cade l’occhio sul pavimento, sono stoccate circa quaranta batterie una sull’altra che ingombrano letteralmente l’ingresso. Chiedo se è possibile acquistarne una, la più piccola, in quanto la mia batteria non ha lo spunto, ma funziona. <<per il suo veicolo deve montare questa batteria>> guardo la batteria, è metà della mia come grandezza, e anche come amperaggio, ma sto al gioco: quanto mi costa? Dopo aver armeggiato con la batteria, alzato e ribassato i coperchi dei contatti, verificato che non ci siano cartellini dei prezzi, arriva la sparata:<<duecentotrenta euro>>. Chiedo anche il prezzo della più piccola batteria che c’è, sembra quella di una moto, ma a noi sarebbe bastata. Dopo lo stesso rituale con le mani, alza e abbassa i coperchi, guarda sotto, <<centodieci euro>> mi sta per scappare un: mi fa vedere il listino? Ma siamo nei guai, e devo stare zitto. I lor signori avvoltoi, hanno capito come fare il business, e lavorando di squadra come il gatto e la volpe, gira e rigira, essendo l’automobilista in difficoltà, trovano sempre il modo di guadagnare sulle disgrazie altrui. Ma noi a differenza dei normali consumatori, siamo anche profondi conoscitori dei raggiri, ed eccoti qua la mia risposta: mi costa meno chiamare l’ACI, che senso ha spendere duecentotrenta euro?
Disperazione nei loro volti, faccio per uscire e mi viene spiegato che i prezzi in autostrada sono quelli, non c’è nessun imbroglio, e il mio veicolo dev’essere spostato.
Come nelle migliori famiglie d’Italia, il diavolo fa le pentole e non i coperchi: vediamo all’ingresso dell’ Area di Servizio, luci lampeggianti arancioni, è il furgone della Società Autostrade, il furgone giallo fosforescente. Quando si affianca, apre il finestrino, e due persone sorridenti si sporgono chiedendo se avessimo bisogno d’aiuto. QUESTI SONO ITALIANI
Dopo una breve spiegazione, dopo che i quattro avvoltoi si sono piazzati fuori dal negozio, in attesa di poter saltare di nuovo sulla preda, i NOSTRI EROI, hanno girato il furgone, muso contro muso, e dopo aver attaccato i cavi, abbiamo girato la chiave e il rumore soave del motore ha zittito tutti i rapaci in zona, che immobili nella loro sporca coscienza, hanno perso la dignità, la bevuta offerta al bar, la mancia; ma soprattutto hanno subito i nostri sguardi ed il mezzo sorriso, oltre al finestrino, di soddisfazione, per essere riusciti con la solidarietà di quei due eroi, ad evitare le grinfie degli avvoltoi, che dureranno poco, in quanto non eravamo i primi ad avere bisogno, e ad essere capitati nel loro distributore.
ATTENZIONE A CHI SI FERMA SULL’AUTOSTRADA A4, ALL’AREA DI SERVIZIO MONTE BALDO OVEST, CI SONO AVVOLTOI IN AGUATO, SE VI CAPITA, SCRIVETECI COSA VI HANNO FATTO, E CI OCCUPEREMO DEL CASO.

Un GRAZIE di cuore agli eroi della Società Autostrade, perché se l’Italia va a rotoli, è per questi rintronati, che credono di essere furbi, ma che sembrano Mister Tarocò ricordate DriveIn? “sono mister tarocò con l’accento sulla Q, che l’esperimento lo cucchi questa volta, e non lo cucchi più” a proposito di Ezio Greggio, chissà se Striscia la Notizia vorrà approfondire la questione, lo saprete nei prossimi giorni.

A titolo informativo, la batteria doveva essere venduta ad €. 107,00 e stiamo parlando di quella più grande che c’era lì, la stessa che gli avvoltoi volevano rifilare a duecentotrenta euro.

Spero che questa comunicazione di servizio, serva per creare una nuova sezione, nella quale inseriremo tutti i disguidi sulle strade italiane, e soprattutto con certi AVVOLTOI, che a volte al posto di spennare, rimangono con il becco asciutto.

ANDREA BEN LEVA