Archive for the ‘Ridere un po’’ Category

La sapete l’ultima?… Berlusconi indagato a Trani

marzo 16, 2010

Per escogitare un qualcosa di diverso e magari più grottesco della stessa politica che ispira gran parte di questo blog, ho immaginato  un botta e risposta tra il sottoscritto che scrive e le famiglie che leggono.

 

La sapete l’ultima?…Berlusconi  è indagato a Trani!… Beh, perché sbadigliate, la  cosa non vi sorprende, non vi interessa?

Boh, a dire il vero, neanche un po’! Un’ indagine in più o una in meno, a questo punto, cosa vuoi che  causi … al massimo un po’ di can can e tanta pubblicità in più.

Ma quale pubblicità, con le elezioni che si avvicinano questa è una sonora mazzata… e di quelle toste!  Chi volete che voti ancora uno con tutti questi sospetti sul groppone?!

Ma quelli di destra, no… così quelli di sinistra schiumano ancora di più!. E poi, a te che  importa… non sei neutrale, tu? (more…)

Italia, la bella addormentata nel bosco

febbraio 1, 2009

 

Avevo https://i0.wp.com/lnx.ginevra2000.it/Disney/biancaneve1/snowprince22.gifpromesso per oggi il lieto fine della favola raccontata ieri, quella relativa alle cicale, alle formiche e ai gufi. Ci ho pensato a lungo e poi ho deciso di trovarlo in un’altra favola, in quella che adesso vi andrò a narrare, e dal titolo : Italia, la bella addormentata nel bosco.

C’era una volta una grande Nazione, il suo nome era Italia. Era giovane e bella come i suoi abitanti, per la maggior parte brava gente. Erano considerati dei grandi lavoratori, geniali e creativi, aperti ed ospitali. Non avevano pretese, la famiglia era al centro: tutto il resto solo un contorno. Nascevano i figli, crescevano onesti; un regalo a Natale per essere felici. Studiare, lavorare e sapersi accontentare. La sera tutti uniti, magari un  ” Padre nostro “, un piatto di minestra  e scambiarsi due parole. Poi arrivò il televisore a dare immagini al parlare, per scoprire che nel mondo c’era un altro mondo, e tutto nuovo. Non bastava più un canale, ognuno aveva la sua scelta; il film d’amore per la madre, lo sport al padre e ai figli la musica e i cartoon. Per cui non più un  televisore, ma due o tre ed anche quattro…cinque, sei. Ed al dialogo serale seguì il  rumore e… un gran silenzio. Ognuno perso nel suo video, con tante cose da guardare. Tante cose da scoprire, da sognare e da comprare. Solo un auto?… ma siamo matti! Una a testa, con la moto e pure il van… per la domenica. Un vestito non firmato era come andare nudi. E poi ancora altre cose belle: cellulari, playstation, iPhone, smartphone…un’infinità di meraviglie da non lasciarsi mai scappare, farli propri ad ogni costo: darsi da fare tutti quanti, anche  uno o due lavori a testa; per pagare le scadenze e gli interessi degli interessi. Una corsa senza fine, con affanno e con tensione, a volte con disperazione…

                                        

Se la rideva la vecchia strega, che tutto ciò aveva ideato. Un popolo sveglio e intraprendente valeva ben un sortilegio. Bastava dargli l’ illusione che la felicità è nel consumo di tutto ciò che può dar gioia. Senza un legame, usa e getta…l’affetto è un vincolo ingombrante, per chi si evolve  è solo un freno… E allora via, ancor più forte e più veloce! E stare attenti a non  fermarsi, per non farsi sorpassare… per non farsi sopraffare. Fino a perdere il controllo, a sentire il fiato grosso… e restare senza  forze e cadere in mezzo al bosco; sopraffatti e scoraggiati, lasciarsi andare e…addormentarsi.

E’ fu così che la Bella Italia, intrappolata dall’inganno, si ritrovò assopita nel sonno eterno che solo un  principe avrebbe vinto… Ma occorreva un principe speciale, che non venisse da lontano ma partorisse dall’interno, dal corpo stesso della dormiente Italia…

Passò l’estate e, poi, l’autunno ed anche il freddo di un lungo inverno, ma a primavera, al primo sole,  dal seno della bella addormentata spuntò un fiore… azzurro, come il colore del nostro antico orgoglio. E crebbe in fretta, mutando aspetto, fino a trasformarsi in un principe perfetto. Questi si stropicciò gli occhi, si guardò intorno e vide il corpo della bella addormentata che lo aveva generato. Si chinò sul   viso e le sfiorò le labbra con un dolce  bacio, fino a destarla e a sussurrarle in un orecchio: Ciao Italia, sono il principe Buonsenso… era ora che ci incontrassimo!

Quello che poi è successo lo lascio immaginare a voi; ognuno scelga il suo finale, ma, in ogni caso un lieto fine…perché dove c’è il buonsenso, c’è la soluzione.

Umberto Napolitano

Le cicale, le formiche e i gufi.

gennaio 31, 2009

                                        

Quest’oggi ho voglia di fare un esperimento. Raccontare una favola, cercarne una morale e, se possibile, magari un lieto fine.

 Ormai sono mesi che le cicale hanno interrotto il loro canto per lasciar posto ai gufi e ai loro lugubri concerti.  Grida di sgomento si alzano da varie parti del mondo, e cifre a nove  zeri in dollari e in euro vengono sparate a gettito continuo… eppure fino a un anno fa questo panorama era del tutto imprevedibile. Noi formichine lavoravamo alacremente, sfiorate a mala pena dal frinire gioioso e rumoroso delle cicale inneggianti al sole, mentre ostentavano lusso e ingenti lucri di una baldanza gonfiata, ma non per questo, in qualche modo timorata.  Chissà come, ma sembrava quasi possedessero la bacchetta magica nel creare  soldi a tonnellate dal nulla, lasciando a noi raccogliere soltanto  le poche briciole cadute e che, per fortuna,  cominciavamo  a salvaguardare un po’ di più, perché la puzza di bruciato, forse nell’aria, aleggiava già. Ed iniziando, proprio, a spendere   di meno levammo alle cicale  la certezza di un pozzo senza fine a cui attingere in eterno. Una parte di noi si ritrovò spezzata, travolta dagli inganni e dagli sprechi procurati; la maggior parte, però, prudente ed assennata, si chiuse in una tana a riccio, in attesa del sereno… E a questa attesa del sereno venne attribuito un nome antico, un nome scritto negli annali, ma ormai da tempo dimenticato. Un nome strano… che al solo udirlo fa tremar le madri e i loro bimbi appesi al  seno. Un nome lungo… come la fame e la paura. Un nome serio…come la voce di chi lo intona: recessione!

                                        

La morale della storia è sotto gli occhi di tutti. Le cicale cui è stato permesso di speculare e prendersi gioco di noi ora sono alla gogna, ma ben poche alla sbarra, e molte con i soldi in tasca. Noi formichine inermi, che non ci siamo fatte ancora travolgere, siamo qui in attesa e ci lecchiamo le ferite. E i nostri governanti, quelli col timone in mano, studiano le carte, cercano le rotte…brancolano nel buio, criticati ed attaccati  da chi non offre alternative, e i gufi… sono li che attendono  con pazienza che tutto vada a picco  per raccoglierne i rottami e cominciar da capo. 

Questa è la favola con la sua trama e la  sua morale… e il lieto fine?… Ve lo racconterò, se riuscirò a scriverlo, domani.

                                      

Umberto Napolitano