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Sistema per la produzione ottimale delle alghe e ” L’abbracciapalo ” : largo ai giovani! ( Econota 109 )

luglio 22, 2013

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Una sedicenne mette a punto l’ennesimo sistema per la produzione ottimale di alghe

Morgana Matus fonte: Inhabitots

Se vi sentite un po’ pessimisti circa il futuro ricordate che ci sono brillanti giovani che sono disposti a prendere in carico e sviluppare soluzioni per le grandi sfide del mondo. 16 anni, Evie Sobczak da St. Petersburg, Florida ha progettato un nuovo metodo di trasformare le alghe in biocarburante. Ha determinato un nuovo e più efficiente modo per far crescere i organismi vegetali, estrarre l’olio e utilizzare il prodotto come biodiesel. Il suo metodo non utilizza agenti chimici e crea olio per un 20 per cento in più rispetto alle attuali tecnologie. Grazie ai suoi sforzi ha vinto il suo primo posto di Intel International Science and Engineering Fair. Il Progetto di  Sobczak, dalle alghe all’ olio via coltivazione foto autotrofica e osmotica, è il più recente nella sua lunga serie di sforzi scientifici. Ha già realizzato un orologio che era alimentato dall’acido proveniente da arance, un generatore di energia a pale per il vento. Evie ha iniziato il suo lavoro con le lghe in terza media e ha lavorato per quattro anni per perfezionare la sua tecnica.

“Credo davvero che le alghe potrebbero essere la nostra prossima fonte di combustibile, perché non ci vuole un sacco di terra e non si consumano nostre fonti di cibo. Se si utilizzasse i miei processi, così da non usare prodotti chimici, non danneggeremmo il nostro ambiente. Io vivo in Florida, quindi abbiamo un sacco di problemi di alghe, così ho pensato : perché non utilizzare qualcosa di negativo per aiutare il nostro mondo? “.

Oltre a formare un nuovo metodo per la generazione di biodiesel, ha progettato tutta la propria attrezzatura compreso un bioreattore, cellulosa blaster e vasi.  Evie è già un bioingegnere brillante ; non vediamo l’ora di vedere che cosa ci farà vedere Sobczak all’Università.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

L’abbracciapalo

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Un’idea semplice e alla portata di tutti perché ognuno possa concorrere a migliorare la città. Nasce da un paio di ragazzi amanti del verde e del “bene comune”. Facciamola vivere tutti insieme nelle nostre strade, la prossima DomenicAspasso. Tutto è nato da due ragazzi con percorsi di studio diversi, ma una comune passione per il verde e la sua cura e la voglia di ideare qualcosa di concreto per abbellire la città.
Nasce così l’idea dell’”abbracciapalo” (questo è il nome del progetto che si può guardare nel dettaglio sul blog blogspot.it/”>http://abbracciapalo.blogspot.it/), un’idea semplice, caratteristica, poco costosa e facilmente condivisibile per gli spazi pubblici di Milano. Un’idea che è piaciuta agli amici, tanto da decidere di proporla al Comune di Milano, attraverso alcuni Consigli di Zona, con l’intento di partecipare attivamente alla prossima “DomenicAspasso”. La funzione principale di “abbracciapalo” è quella di andare a “colpire” le periferie, le zone più bisognose di un tocco di verde e colore. Bastano un contenitore riciclato (ad es. una latta di passata), un po’ di terriccio, una piantina e un laccio e ognuno può regalare una pennellata di bellezza e di grazia allo spazio comune.
Il progetto è nato per affrontare il tema del verde in città, ma anche quello del proprio essere cittadino in modo più attivo e partecipato. Piccole azioni individuali a bassissimo costo, sparse sul territorio, che cambiano il volto della propria via, del quartiere, della città.
L’idea vive sull’impegno di ognuno di noi, senza dover aspettare ingenti risorse, patrocini e permessi. L’azione è molto semplice quanto intelligente: utilizzare contenitori di scarto di piccole/medie dimensioni (come le latte, piccole ceste di legno o vimini, ecc), abbellirli, riempirli di terra e metterci una piantina. Può essere un’erba aromatica, fiori (possibilmente non troppo fragili) o piante grasse. Una volta pronta, si lega il barattolo con un laccio a un palo, a una ringhiera o in tanti altri posti, in tutti quei punti della città particolarmente grigi o da recuperare, per dar loro un tocco di verde o una nota olfattiva.L’abbracciapalo è un progetto che muta a seconda di chi lo fa: può arricchire di aromi il quartiere regalando a tutti i profumi della natura, può colorare una zona con piante fiorite, può creare un percorso di piante da scoprire per adulti e bambini, può essere un momento di scambio di semi, di talee, di consigli.L’idea, quindi, è proprio questa: ognuno può fare una piccola cosa per migliorare la propria città e, in fin dei conti, la qualità della vita di tutti.

Ci piacerebbe molto riuscire a portare l’iniziativa anche in zona 3.

Gli amici di “abbracciapalo” ( fonte: www.100ambiente.it)

 

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

E’ possibile calcolare l’impronta idrica delle proprie scelte alimentari ( Econota 67 )

ottobre 15, 2011

 

L’impronta idrica della coltivazione dei pomodori. Quanta acqua si consuma? ( by 100ambiente )

Una collaborazione tra la nota azienda italiana Mutti e WWF. Uno studio per calcolare l’impatto che la coltivazione di pomodori ha nel consumo dell’acqua.
Per la prima volta in Italia, e tra le poche al mondo, lo studio ha voluto calcolare i consumi di acqua nella produzione (dalla coltivazione del pomodoro al prodotto finito), avvalendosi del supporto scientifico del WWF e del Dipartimento di Ecologia Forestale della Facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia (Viterbo). L’obiettivo di questa indagine, a cui si affianca quella sulle emissioni di CO2, è produrre pomodori che approdino dai campi alle nostre tavole con un minore impatto ambientale, secondo target di riduzione che verranno annunciati nei prossimi mesi dalla medesima Mutti. Non solo. Da oggi tutti potranno calcolare l’impronta idrica delle proprie scelte alimentari grazie al nuovo “Carrello della Spesa virtuale”, online sul sito del WWF,  per imparare, approfittando della stagione estiva, a ridurre i litri di acqua “nascosta” che mettiamo ogni giorno nel piatto.

Ebbene: ecco i risultati sorprendenti.

L’analisi della Water Footprint dell’azienda parmense è avvenuta analizzando la filiera completa della catena di produzione, considerando tutte le linee produttive degli impianti dalla coltivazione della materia prima, alla trasformazione dei prodotti, fino alla realizzazione degli imballaggi, in modo da calcolare la quantità di acqua “nascosta”, virtualmente “immagazzinata” in ogni prodotto Mutti. E così è stato calcolato che per produrre un chilo di pomodoro fresco ci vogliono 156 litri di acqua, per una bottiglia di passata Mutti (compresi contenitore ed etichetta – 720 gr) ce ne vogliono 172 litri, mentre si arriva a 223 litri per un barattolo di polpa da 400 grammi. (Come termine di paragone, ci vogliono 200 litri di acqua per “produrre” un uovo, 900 per un chilo di patate, 3400 per un chilo di riso, e fino a 2.400 litri per un hamburger da 150 grammi). Mutti partirà da qui per stabilire i propri obiettivi di riduzione, in un percorso di sostenibilità insieme al WWF Italia. Se si considera che l’85% dell’impronta idrica umana è legata alla produzione agro alimentare, il 10% alla produzione industriale e il 5% al consumo domestico, come documenta il maggior esperto mondiale di impronta idrica Arjem Hoekstra, l’iniziativa riveste un ruolo particolarmente rilevante: a fronte del calcolo della Water Footprint, Mutti sta infatti definendo in collaborazione con il WWF anche gli obiettivi di riduzione dei consumi, soprattutto per quanto concerne la catena di fornitura, sensibilizzando i coltivatori che forniscono il prodotto fresco ad adottare pratiche agricole maggiormente rispettose dell’ambiente.

Oltre all’impronta idrica, sempre in collaborazione con il WWF Mutti ha calcolato anche l’impronta di carbonio della propria attività produttiva, secondo il GHG Protocol, ossia il protocollo internazionale messo a punto dal World Resource Institute. Attraverso il calcolo della Carbon Footprint e l’analisi delle potenzialità di riduzione dei consumi di energia e combustibili fossili da parte degli impianti di produzione, Mutti stabilirà degli obiettivi di riduzione anche per questa impronta, che permetteranno di migliorare le performance ambientali e l’impatto complessivo che i suoi prodotti avranno sull’ambiente.

 di Luca De Nardo

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Erbe naturali per curare le vaginiti

 

Per molte donne una vaginite è un vero e proprio tormento. Calcolate che circa il 75% delle donne ha avuto o avrà almeno un episodio di micosi vulvovaginale causata la maggior parte delle volte da Candida Albicans.
Per combattere la vaginite e prevenire possibili ricadute le piante possono essere buone alleate.
Per contrastare rossore e bruciore, si può ricorrere a piante ricche di mucillagini come malva o calendula oppure idraste. In caso di prurito è indicato il centocchio (stellaria media). Queste piante sono ideali per infusi da usare a temperatura ambiente e per lavaggi da praticare 2 volte al giorno.
Se le perdite sono giallastre non irritanti ma fastidiose, allora utile è l’agnocasto, una pianta ricca di principi attivi che stimolano la produzione di progesterone: 30 gocce in poca acqua da bere al mattino.
A questi rimedi si può associare l’azione di essenze estratte da lavanda o dall’albero del tè: per una cura locare diluire 5-6 gocce di mezzo litro d’acqua tiepida bollita.
Ancora una alternativa potrebbero essere i semi di pompelmo, considerati un antisettico ad ampio spettro: in fase acuta 2 compresse 2 volte al giorno per 4-5 giorni, successivamente 2 compresse al giorno per un mese.
Ricordatevi che sono indicazioni di base, il vostro erborista di fiducia vi saprà sicuramente aiutare. E non sostituite mai una cura naturale con il parere del vostro ginecologo personale.

Ad integrazione/sostituzione di questa cura naturale è possibile utilizzare “ olio d’oliva ozonizzato “ che ha dato risultati sorprendenti in questa patologia. Il “ rimedio” non è però facilmente reperibile e i prodotti pubblicizzati su Internet non danno affidamento. Se siete interessate ad avere più informazioni su questo rimedio ( molto efficace anche su erpes ed  emorroidi ) scrivete a Famiglie d’Italia.

 di Marina Morelli  con appendice di Paolo Broglio

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Addio Antartide… oppure no ( Econota 65 )

settembre 13, 2011

fonte: 100ambiente

Lo scioglimento dei ghiacci è irreversibile o potrebbe presto fermarsi?

Un recente studio suggerisce che, nonostante l’attuale rapido ritiro dei ghiacci del Polo nord, nei prossimi decenni potremmo anche assistere a un incremento della superficie ghiacciata del Mare Artico.
Jennifer Kay, Marika Holland e Alexandra Jahn, ricercatrici del National Center for Atmospheric Research di Boulder (Colorado) hanno provato ad applicare uno tra i più promettenti modelli climatici alla situazione del mare Artico nei prossimi decenni.

Dopo aver verificato l’affidabilità del software, noto come Community Climate System Model, mettendo a confronto i risultati delle simulazioni con le osservazioni sul campo, le ricercatrici hanno voluto indagare quale peso potessero avere le attività umane e quanto invece dipendesse dalla variabilità intrinseca del ciclo climatico.

Nello studio, pubblicato su Geophysical Research Letters, si suggerisce che l’attuale ritmo di scioglimento dell’Artico è per metà riconducibile alle attività umane mentre l’altra metà dipende dalle variabili climatiche.

Le simulazioni, inoltre, hanno mostrato che nel breve periodo le variazioni delle condizioni atmosferiche potrebbero fermare lo scioglimento dei ghiacci o addirittura aumentare la loro estensione. Quando, però, l’analisi si spinge a più lungo termine – 50 o 60 anni – non c’è assolutamente via di scampo per la sparizione dei ghiacci nel periodo estivo.

 di Claudio Elidoro

Miniatura5:38Addio Antartide di Gisella Pagano

Lo scioglimento dei ghiacciai con la scomparsa conseguente della flora e della fauna. Un grido d’allarme che non deve passare invano.

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

Si è “costituita” in una fattoria Yvonne, la mucca ribelle evasa da un allevamento ( fonte: ecologia-ambiente:ultimaoranotizie.it )

E’ finita nel pomeriggio la fuga di Yvonne, la mucca ribelle, la primula rossa delle mucche.

Di lei hanno parlato i giornali di tutto il mondo: per oltre tre mesi si è nascosta nei boschi della Baviera dopo essere scappata da una allevamento, probabilmente accorgendosi che stavano per mandarla al macello.

Ma oggi Yvonne ha deciso di “costituirsi” saltando dentro il recinto di una fattoria in cui stavano pascolando alcuni suoi simili.

I proprietari hanno chiamato il rifugio per animali Gut Aiderbichl, che aveva acquistato Yvonne dal legittimo proprietario e che da tempo stava cercando di catturarla con tutti i mezzi per offrirle pascolo e protezione vita natural durante.

Sulla mucca pendeva addirittura la condanna a morte, ma ieri le autorità tedesche hanno revocato il permesso di spararle a vista: Yvonne si comportava ormai come un animale totalmente selvatico e non come una mucca. Non c’era più motivo dunque di ritenere che attraversasse all’improvviso una strada e che causasse un incidente.

L’esame dell’ “orecchino” (una sorta di carta di identità dei bovini) ha accertato che la mucca entrata nel pascolo della fattoria è proprio di Yvonne. Ora sembra tranquilla e in buona salute. Rimarrà con gli uomini dunque, vivrà dentro un recinto. Ma se non altro l’ha deciso lei.

Su Associated Press (via Washington Post) rintracciata Yvonne, la mucca fuggitiva

L’annuncio sul sito internet del rifugio Gut Aiderbichl ecco Yvonne

Su Npr sospesa la condanna a morte di Yvonne

L’immagine è tratta da questo video di Euronews

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

L’uomo è più aggressivo ed inquinante della donna ( Econota 52 )

marzo 10, 2011

Gli uomini inquinano fino al 350% in più delle donne

Soprattutto se sono single e nei paesi dell’Europa del Sud.  ( fonte: 100ambiente )

Gli uomini sono notoriamente più aggressivi delle donne, ma soprattutto, secondo le ultime ricerche, inquinano di più, spesso molto di più, soprattutto se sono single: è quanto emerge da uno studio dell’Agenzia svedese per la Difesa, riportato oggi dal quotidiano spagnolo El Pais, condotto in Svezia, Norvegia, Germania e Grecia. (more…)

La RIVE (Rete Italiana Villaggi Ecologici) ( Econota 50 )

febbraio 21, 2011

Comunità ed Ecovillaggi – Network Comunitari
La Rete italiana dei villaggi ecologici (Rive) è nata nel dicembre 1996 ad Alessano (Lecce), in occasione del convegno “Ecovillaggi: una soluzione per il futuro del pianeta” organizzata dall’ Amministrazione Comunale di Alessano e dal Centro Studi Cosmòs di Milano.
Scopo della rete è fare conoscere le esperienze comunitarie, ritenute fertili laboratori di sperimentazione sociale ed economica, dove è possibile da subito vivere l’utopia, per quanto in scala ridotta, di una società basata sulla solidarietà, la cooperazione e l’ecologia. (more…)

Premio Ambientalista dell’anno 2010 ( Econota 39 )

novembre 15, 2010

Yassouf Amini, un giovane rifugiato politico dell’Afghanistan che fa volontariato; Giorgio Crepaldi, il portavoce di un comitato cittadino contro la costruzione di una centrale a carbone; Antonio Diana, imprenditore lungimirante che ha saputo investire, con dieci anni di anticipo, nella green economy; Donne contro l’Ilva, le sei donne combattive che hanno deciso di ribellarsi al potere devastante dell’acciaieria più inquinante d’Europa. (more…)

VII Rapporto sulla sicurezza alimentare: come mangia l’Italia ( Econota 34 )

ottobre 9, 2010

Italia a tavola 2010: VII Rapporto sulla sicurezza alimentare

 

Le frodi alimentari si moltiplicano mettendo sempre più a repentaglio la sicurezza e la qualità del cibo italiani. Non solo i casi delle “mozzarelle colorate” ma anche sequestri di latte qualificato come 100% italiano, e in realtà prodotto da una miscela di latte ungherese e italiano, allevamenti dopati con ormoni, vini e prodotti di qualità falsi.
Carni, allevamenti e prodotti lattiero caseari e Made in Italy sono i settori più nel mirino dei contraffattori del cibo. (more…)

Foreste ancestrali… addio ( Econota 28 )

luglio 17, 2010

In Papua Nuova Guinea attacco alle foreste ancestrali

Le piantagioni su vasta scala di palma da olio, promosse da prestiti della Banca Mondiale, e alimentate dal nuovo business del biodiesel, hanno visto una rapida espansione ai danni delle terre comunitarie e dell’agricoltura di sussistenza. La Papua Nuova Guinea è forse l’ultimo paese al mondo in cui la carta costituzionale assicura la proprietà della terra (e della foresta) alle comunità tribali. Per decenni le comunità native hanno protetto le loro foreste ancestrali dalle brame delle multinazionali malesi del legno e dell’espansione delle piantagioni di palma da olio. Ora non sarà più possibile: il Parlamento ha modificato l’Environment and Conservation Act 2000, che regola la gestione delle risorse del paese, e le nuove norme assegnano al Direttorato Ambiente e Conservazione ampi poteri di autorizzare progetti presentati dagli investitori. L’autorità concessa è così ampia che la decisione finale non può essere rimessa in discussione neppure da un tribunale. (more…)