Posts Tagged ‘Adriano Celentano’

Cosa pensi del Festival di Sanremo?…

febbraio 15, 2012

Mi sono arrivate molte telefonate da amici che chiedevano il mio parere sull’edizione del Festival di Sanremo di quest’anno: cosa posso dirvi?… non molto… credo, però, che non sia troppo etico e giustificato da parte dello Stato insistere nel promuovere il pagamento del canone televisivo, sottolineando il termine ” tributo “, con l’aggiunta di una sovrattassa entro fine febbraio, dopo uno spot negativo e assurdo come quello andato in onda ieri sera su Rai Uno… un programma chiamato Festival di Sanremo, ma che di festival della canzone italiana ha ormai ben poco… canzoni arrivate sul palco selezionate da chi?… Non certo da giurie qualificate, ma da decisioni di pochi eletti attraverso meccanismi “ strani ” e discriminanti per quasi tutti  gli altri artisti… canzoni non credo rappresentanti il meglio della produzione italiana, con melodie e testi ancor più strani, contornati da atmosfere non certo miranti al ” positivo ” … però c’è stato il mega-show di Adriano Celentano, la cui coerenza nel lungo intervento non sempre mi è stato facile seguire… ma mi sono consolato nel sapere che, per fortuna, qualcuno beneficerà del suo oneroso compenso… compenso ricavato dai tributi dei cittadini e giustificato dalla possibilità incontrollata di un grande artista al quale è stato permesso di porsi al di sopra di ” tutto e di tutti “, consentendogli anche di dare del deficiente, se non ho sentito male, davanti a milioni e milioni di persone, al giornalista Aldo Grasso che, in quel momento, non poteva certo replicare… ma in ogni caso difeso e rivalutato in qualche modo dal disagio e dal rossore mio e di molti altri come me nel sentire proprio ” quel deficiente ” rintronare nell’aria…

Cosa penso del Festival di Sanremo?… A parte, a proposito di moralità, il dissentire dalle espressioni volgari eccessive sentite in un programma di prima serata con molti ragazzini all’ascolto… penso che ho cose molto più serie a cui pensare, per cui non penso proprio niente, ma aggiungo, però, che  l’ho seguito solo su internet perché il televisore l’ho ” piombato ” personalmente già da tempo, rinunciando al decoder del digitale da apporre al mio televisore di non ultima generazione, senza aspettare, quindi, che lo facciano un giorno coloro che verranno a reclamare il mio pagamento del canone!

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Caro Adriano, ” facciamo finta che sia vero ” e… che tu abbia scherzato

dicembre 10, 2011

E’ uscito il nuovo album di Adriano Celentano e nelle radio imperversa ” Non so più cosa fare “…  “ mi fa schifo anche il mare e   un poquito anche te  ( ? )”… ( forse un poquito la fede in Dio o in Dio stesso … speriamo di no e che sia solo una mia interpretazione sbagliata causata dalla confusione, mia….anche mia ).

Nel bene e nel male Adriano Celentano ci accompagna da oltre mezzo secolo… ecco lui forse è il volto più rappresentativo dell’italiano vero… sveglio e intraprendente, che capisce e conosce i mali del mondo, ci sguazza dentro, cerca di evitarli…anzi ti avverte anche… ma quasi sempre non va oltre!… Evidenzio alcuni passaggi:  ” sento che sto precipitando in un acquario senza pesci “… ” e laggiù la pace ancora non c’è “… ed è colpa della ” Radio ” che racconta sempre le stesse cose ” ( ma non solo lei, Adriano )… ” e non so più cosa fare, non so più  cosa  sono “… però,  “ non fare il mutuo e non cercare di comprare quello che non puoi, i debiti uccidono ”  ( anche l’insoddisfazione uccide )… ” sento che stai precipitando in un acquario senza pesci ” … ” e il cuore è un serbatoio pieno di rabbia e di pietà ” … per cui… ” mi fa schifo anche il mare e d un poquito anche te ( ? ) “… e, con mie parole riassuntive, concludo con ” facciamo finta che sia vero che vi dica… ma è giusto essere governati… anche se siamo nel peggior stile di vita nelle mani di insensati governanti che si danno il turno mentre navighiamo senza più comando in preda alla tempesta… quando ero giovane sognavo….  ecc… com’era bella Milano negli anni ’60…  sognavo, etc… “

Eh no Adriano… belle parole, musica e arrangiamenti con monologhi suggestivi… ma non basta più!…Cambia il mondo “… e sta cambiando davvero. Io ti adoro come artista, sei stato un innovatore e mi hai ispirato ed accompagnato per quasi tutto il percorso della mia vita, nel senso che c’eri e nessuno poteva e può negarlo… da ” Rock around the clock ” al ” Il ragazzo della via Gluck ” a ” Un albero di 30 piani ” a ” Joan Lui “… forse il tuo figlio prediletto, ma il più ingrato, per arrivare………………. ( il tuo percorso è lunghissimo ) a ” Facciamo finta che sia vero “… Però qui, mi pare che, come in Joan Lui, forse tu sia andato oltre… cioè…oltre quello che vorresti veramente esprimere… non ho capito bene cosa  ” volasse su Milano negli anni ’60 “, sinceramente potrebbero essere Ufo o bombe atomiche, ripeto… non ho capito, ma so, forse anche se non centra nel contesto, che MILANO NON ERA BELLA NEGLI ANNI  ’60… il ’68 non è stato bello, perché è stato un sogno ed anche un fallimento… noi giovani siamo stati illusi… ci hanno permesso di dire belle parole e proporre grandi cambiamenti e poi, noi stessi, crescendo, abbiamo permesso che tutto ciò si perdesse nel vento… ed ora, alcuni di noi, figli di quel ” quanto era bella Milano, o l’Italia, o il mondo negli anni ’60 ” comandano, peggio dei predecessori combattuti, questa Milano, questa Italia, questo mondo… totalmente dimentichi di quanto predicato, diventati anche noi ” servi del potere e di quattro soldi “

Grazie Adriano, sei stato un grande e sincero predicatore, ma oggi non basta più predicare! L’uomo non ha più bisogno di prediche, ma di esempi e fatti reali. Tu dici, proprio in quest’ultimo tuo album, che non sei un qualunquista…e allora, devi dimostrarlo davvero… non basta più lanciare il sasso ed osservare, dire  che bisogna svegliarci e reagire… devi anche provare a sforzarti e a dirci come… perché non è ancora troppo tardi!  Con degli esempi!… quali?… beh, ti devi ingegnare…

… tu, noi… dobbiamo cominciare ad istruire le nuove generazioni e creare alternative ad un mondo che procede solo mosso da fili ben comandati da abili burattinai… occorre andare avanti, guardando indietro e recuperando il meglio. Rimandare, per esempio, il nuovo ragazzo della via Gluck in campagna, dove viveva Serafino, e, rispiegargli l’importanza della terra ed insegnargli a coltivarla, anche se nel frattempo è diventato un dottore… ma se non trova lavoro come dottore, vuol dire che non ha eccelso negli studi per cui ora, se non raccomandato, non emerge rispetto a chi si è impegnato di più ( è già dura per lui )… allora, la cultura e ciò che ha appreso, non gli faranno mai male e non saranno andate del tutto perse, perché gli faranno meglio comprendere e coltivare la terra, o essere un migliore lavoratore manuale… sì, manuale, perché anche quello serve e fa progredire… dobbiamo riproporre la scienza del lav0ro fisico e non solo di quello pensante, perché non è inferiore o cosa di cui ci si debba vergognare ( affermo ciò perché l’ho provato personalmente sulla mia persona dal giorno in cui 20 anni fa ho smesso di fare il cantante e di scrivere canzoni… ed ora posso permettermi di riprovarci, sentendomi completato e migliorato ). Bisogna smettere di illudere la gente che il mondo possa cambiare solo schiacciando un interruttore, spegnendo una luce per accenderne un’altra! Il nostro risveglio sta nel prendere prima di tutto in considerazione la forza e la volontà che è in ognuno di noi. Sforzarci di offrire alternative mettendo in piedi iniziative senza aspettare un movimento di filo che venga dall’alto... occorre essere consapevoli di poter diventare i burattinai di noi stessi!

Ecco Adriano, questo è quanto volevo dirti da questo blog che con serenità porto avanti da tempo. Sono ben consapevole di non essere ” il verbo ” ne di avere la certezza delle risposte in mano, ma sono anche conscio ed orgoglioso delle mie riflessioni quando affermo che di parole se ne sono dette e se ne dicono troppe, e quando immagino quel che tu potresti dire e dare ancora di più. Le parole e gli sfoghi senza spiragli di soluzioni  alternative positive “ ci  riempiono il cuore di rabbia e di pietà ” … mentre il nostro cuore deve essere rigonfio di amore, di speranza, di buona volontà e soprattutto di… fiducia in noi stessi e nel Creato che ci circonda.

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

Io,Umberto Napolitano: la mia storia

maggio 25, 2011

Prefazione

Per la prima volta decido di raccontare qualcosa della mia vita artistica, non per motivi di esaltazione personale … ma per rispondere in qualche modo a coloro che si chiesero un giorno sul perché del mio ritiro e che ora si chiedono su quello del mio rientro.

Sono nato nella caserma del III Bersaglieri di Brescia  il 25 maggio 1947 e vissuto i primi 18 anni della mia vita tra caserme e case militari sparse per il Nord Italia. Il 26 giugno1965 a 18 anni, un mese ed un giorno, preso possesso della patente alla scuola guida, decisi di lasciare Torino, i miei genitori e l’ultimo anno di ragioneria, per intraprendere il viaggio alla conquista della metropoli musicale italiana: Milano.

Avevo iniziato a calcare le scene fin da piccolo: alla Rai di Torino con Febo Conti ed Enza Sampò nella trasmissione pomeridiana “ Il circolo dei castori “e come chitarrista/cantante a 15 anni in un’orchestra da sala da ballo, tanto per ricordare le situazioni più importanti.

Ma il sogno era Milano: 20.000 lire in tasca, una Fiat 500 acquistata con i risparmi e … via all’avventura!

Fui subito accolto dalle braccia paterne di FRANCO NEBBIA ( nella foto ), uno dei padri del cabaret milanese, confrontandomi con artisti affermati sotto la sapiente regia di un giovane ed emergente regista, quale Enrico Vaime.

Mi imposi come cantautore impegnato socialmente e fui subito notato da una casa discografica importantissima: la Jolly records. Con questa etichetta incisi il mio primo singolo da adulto ( infatti da bambino, a15 anni, accompagnato dal mio papà maresciallo dell’esercito, dietro indicazione di Adriano Celentano che aveva fatto il militare nella sua caserma, approdai alla Vedette records, incidendo un singolo prodotto da Gian Pieretti e dal titolo “ La croce di un uomo “ e “ Ti prego,torna “, nascosto dietro lo pseudonimo Umberto May.  Esperienza nata e morta nel volgere di un’estate ).

Il primo singolo con la Jolly conteneva due brani: “ Guarda il mondo “ e “ La vita del bar “e mi presentai al grande pubblico con il nome d’arte Umberto.

Il 1966 fu un anno importantissimo. Il famoso produttore Nanni Ricordi decise di accogliermi nella sua scuderia e con la canzone “ Chitarre contro la guerra “, da me scritta, vinsi il premio della critica al Festival delle Rose di Roma, interpretandola insieme a Carmen Villani, e mi feci conoscere, oltre che in Italia, anche in gran parte dell’ Europa.

Cominciai, inoltre, a scrivere canzoni per altri interpreti, ma col sorgere dei primi problemi  affiorarono anche i primi contrasti nella mia coscienza di artista libero. Fui preso come bandiera dei cantautori di sinistra. Mio padre fu accusato dai suoi superiori di avere un figlio comunista e minacciato di trasferimenti vari se non fosse riuscito a farmi cambiare atteggiamenti ed ideologie …

Erano altri tempi. In realtà mio padre si guardò bene dall’intromettersi nella mia vita privata ed artistica. Era un grande uomo, ancora adesso ben presente e vivo nella mia memoria e nel mio cuore, benché io abbia già da tempo virato la boa dei 60 anni.

“ Ma io, mi sentivo davvero un comunista o ero semplicemente un pacco sul quale avevano appiccicato frettolosamente un’etichetta? “  

Avevo i miei dubbi: credevo nei valori della vita, nella fede in un Essere superiore che ci aveva creati tutti uguali, ma liberi di crescere, di evolversi, di migliorare … o di cadere. Odiavo la guerra, ma ero consapevole che una chitarra o una manifestazione pacifista non avrebbero risolto molto senza un impegno comune che avesse visto alleati  uomini eterogenei, ma fratelli e uniti nello scopo. La mia bandiera era esclusivamente rossa o aveva i colori del buon senso e dell’amore?

Tutto il fermento che si muoveva nel mondo giovanile e studentesco avrebbe portato a risultati positivi o a semplici cambi di rotta per interessi superiori e difficilmente individuabili? Avrei dormito sereno la notte, consapevole di avere barattato i miei dubbi con patti politici che mi avrebbero aperto le porte del successo e dei facili guadagni?

Non ero pronto e lo dissi al mio produttore che, naturalmente, mi abbandonò alle mie elucubrazioni:

prendere o lasciare!… Molti lo fecero, presero … per pentirsi poi in tempi recenti, io no! Ero un artista, un artista vero … libero, coerente e fuori mercato.

E così che scrissi “ Il cammino di ogni speranza “, canzone presentata al festival di Sanremo nell’edizione 1967, interpretata da Caterina Caselli e Sonny & Cher. Canzone con la quale davo l’addio al sogno della speranza nei grandi cambiamenti, speranza che si era manifestata per qualche momento  per poi dileguarsi quasi subito, inesorabilmente … come purtroppo accadde qualche tempo dopo con la constatazione del fallimento di un’utopia: la rivoluzione del 68!

Ormai in contrasto con Nanni Ricordi, che ho rispettato e rispetto per l’onestà del suo credo politico, partecipai alla manifestazione “ Un disco per l’estate “ nel 1967 con il brano “ Gioventù “, ottenendo un buon successo, ma la mia sorte era ormai segnata: niente compromessi … niente successi.

Seguirono un paio d’anni di tentativi vari con etichette discografiche diverse, ma avendo abbandonato il filone della canzone sociale, mi spensi lentamente insieme alla mia creatività.

Seguirono alcuni anni, chiamiamoli, di “ riflessione “. Avevo guadagnato un po’ di soldi ed i diritti SIAE mi permettevano di sopravvivere. Inoltre, cominciai a collaborare come sceneggiatore di fumetti in voga a quei tempi, con discreti successi e soddisfazioni finanziarie. Per un paio di stagioni feci pure l’impresario, collaborando con uno dei “ grandi “ di allora “ Luigi Canzi “, occupandomi di “ ex colleghi “ di una certa caratura come Al Bano, Romina Power e Iva Zanicchi.

Nel frattempo mi ero fidanzato e sposato con la mia splendida Natalina, la quale ha condiviso con me, e continua tuttora a condividere, gioie ed apprensioni.

Spinto dai genitori e dai suoceri, con la nascita del mio primogenito Pierluca, decisi di affrontare l’ultimo anno di ragioneria che avevo lasciato in stand-by ed ottenni il diploma frequentando un  corso normale in una scuola pubblica di Milano, il Pietro Custodi.

Avevo 27 anni ed i miei compagni 18: una differenza che non avvertimmo, legammo e … per incanto si risvegliò la mia vena poetica e musicale.

Grazie al mio nuovo produttore, Silvio Crippa, fui ingaggiato dalla Warner Bros italiana, con la quale inanellai una serie di hit dal 1976 al 1979 ( Ora il disco va, Oggi settembre 26, Con te ci sto, Come ti chiami, Hey musino, Amiamoci, Bimba mia ), alcune delle quali interpretate da altri artisti( Senza discutere/Nomadi, Meglio Libera/Loredana Bertè, etc. ), fino a che non fondai una mia etichetta l’ “Amiamoci “, con la quale continuai con discreta fortuna fino al 1983.

Chiaramente le canzoni non erano politicamente impegnate, ma avevano un linguaggio che penetrava facilmente fra i giovani e poi … io mi divertivo a lanciare, ben sapientemente celati, messaggi che sublimemente si intrufolavano nell’anima. Come?… in modo semplice, attraverso la rappresentazione di fatti della vita di tutti i giorni.

Rischiai anche di vincere un paio di Festival di San Remo con canzoni come “ Con te ci sto “  “ Bimba mia “, ma i giochi erano troppo ” complicati “: fui confortato da ottime vendite. Nel 1981, grazie all’abilità e determinazione del mio manager ed impresario Dino Vitola, con il quale ho diviso le tappe più importanti della mia carriera di quegli anni, ebbi anche la grande soddisfazione di partecipare al Festival di Sanremo in tripla veste… cantante, autore e discografico: la canzone era Mille volte ti amo e l’etichetta, naturalmente, la ” mitica ” Amiamoci.

Nel 1983, dopo un successo internazionale con la canzone “ Un estate d’amore “, scritta in Calabria in un villaggio turistico storico  che ricordo con commozione,” Il lido degli Aranci “, vedendo che la mia vita si era ridotta ad una continua corsa tra una tournée e l’altra, e non riuscendo a trovare sbocchi “ intelligenti “ senza dovermi scontrare con i soliti compromessi ( insomma, stufo di fare canzonette ed impossibilitato a scriverne più impegnate per i noti motivi ), ed essendo nel frattempo nata la mia secondogenita “ Alessia “, e … … decisi che molto presto avrei appeso l’ugola al chiodo per dedicarmi ad attività alternative che avrei scoperto nel tempo.

Mi sono sottratto, quindi, alle sirene del revival anni ’60/’70 per un senso di rispetto per quanto di buono avevo creato nell’arco della mia carriera … dentro di me speravo sempre di poter rientrare un giorno con qualcosa di nuovo ed “ intelligente “: stavo per riuscirci nel 1989 con uno degli album più belli e d’avanguardia della mia carriera, sul tema dell’ecologia, dal titolo “ … al mio caro pianeta terra “. Per uno di quei motivi strani, ma che nel mondo artistico si ripetono abbastanza frequentemente, questo album fu completamente ignorato … praticamente non uscì mai! Da qui la scelta definitiva.

Smesso di cantare, ho fatto altri mestieri, spaziando dal marketing aziendale a consulenze varie. Mi sono trasferito per qualche periodo negli Stati Uniti, collaborando come corrispondente europeo per una società americana, e questo per una decina d’anni; per un altro paio residente in Francia, sempre per motivi di lavoro, ma la Francia è Europa … e la mia presenza in Italia, sempre più frequente, favorì il rientro definitivo nei patri confini all’inizio del 2010.

Ho scoperto recentemente l’importanza e la forza della rete telematica: con alcuni amici ho creato un’associazione per riunire altri amici che sentano come me l’importanza di concetti e valori vicini alla famiglia, alla nostra identità italiana e al nostro credo cristiano. Ho creato “ Famiglie d’Italia “ ed un blog, questo, ( www.famiglieditalia.it ) attraverso il quale vengono promossi comportamenti sani, ecologici ed iniziative aggregative. Mi è ripresa la voglia di scrivere canzoni, articoli, libri e, di conseguenza, … la spinta irrefrenabile di ritornare a cantare per proporre le mie iniziative in piena libertà, senza vincoli o catene di appartenenza a nessun partito politico. La mia presa di posizione non è qualunquista, bensì rappresenta la consapevolezza raggiunta con la maturità, e cioè, che ciò che contano sono i fatti e non gli slogan:

le idee sono racchiuse e vissute nell’animo di ognuno di noi … e nessuno può impedirci, crescendo, di poterle liberamente cambiare, convinti di migliorarle.

 ” Volerò ” è il titolo del brano col quale mi ripresento, un brano dedicato a valori che si sono persi nel tempo, specialmente in tutti quei giovani “ di un’isola e di un giorno “ ( la famosa Isola di Wight di una canzone ) che sognavano di cambiare il mondo e che ora questo mondo guidano con molti scheletri nell’armadio, dimentichi di tante buone intenzioni. “ Volerò “ è un invito a guardarsi dentro, a ritrovare quelle speranze e quei valori capendo ” la differenza tra chi ama e … un’anima senza “.

E non permettere più “, l’ultima mia proposta, inno della associazione Avisl ( Associazione vittime della strada e del lavoro ), brano che tratta del disagio giovanile causato da tutti coloro che speculano sulle debolezze ed insicurezze proprio dei giovani, chiudendo loro ogni porta aperta alla “ speranza “ di un futuro dignitoso e costruttivo, accompagnandoli all’autodistruzione.

Con questo mio racconto vi ho presentato un cantante autore con lo spirito dell’ imprenditore, ma ancor di più  uno spirito libero, per il quale la vita non comincia ne a 40  ne a 60 anni, bensì in qualsiasi momento si decida se lucidità ed energia lo consentono.

 Bene, spero di non aver ecceduto nei personalismi e di non essere caduto nel patetico:

vi ho raccontato di ieri, di oggi e di domani … e di dopodomani?… ai posteri la risposta!

Questo è quanto vi dovevo, ciao.           

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia