Posts Tagged ‘Alzheimer’

Alzheimer, imboccata la strada della prevenzione ( Famiglie d’Italia salute news )

marzo 12, 2014

alzheimer

Tra le notizie più interessanti di questi giorni inerenti alla nostra salute: l’Alzheimer, una delle malattie più tremende che possa colpire un uomo in senilità, in quanto gli cancella progressivamente i ricordi di tutta una vita, specialmente quelli affettivi, potrà essere individuato in tempo. con conseguente innalzamento di difese in tempi non sospetti. In tema vi poniamo all’attenzione un post pubblicato da VitadiDonna Community

   Alzheimer, con analisi del sangue diagnosi 3 anni prima

Pubblicato 11 Marzo 2014
Di Antonio Luzi

Il morbo di Alzheimer provoca una demenza progressiva che colpisce attualmente oltre 35 milioni di persone in tutto il mondo e si prevede colpirà, entro il 2050, 115 milioni di soggetti.

A tutt’oggi non abbiamo né cure per guarire né terapie specifiche che possano perlomeno rallentare il decorso progressivo ed inarrestabile della malattia, e forse questa situazione é dovuta anche alla nostra incapacità, fino ad oggi, di individuare la malattia in fase precoce, prima che si presentino i primi segnali del declino.

Per questa ragione la ricerca di segnalatori, i cosiddetti biomarkers, che ci aiutino ad individuare i soggetti che andranno incontro alla sindrome, sono in questo momento al centro delle attività di ricerca in molti laboratori ed università del mondo.

L’individuazione di questi biomarkers sarà fondamentale non solo per mettere in atto una serie di soluzioni terapeutiche che possano bloccare l’insorgere della malattia, ma, probabilmente, ci permetterà anche di individuare terapie in grado di iniziare ad arrestare il cammino inesorabile dell’Alzheimer.

Per questa ragione l’annuncio fatto da un gruppo di ricercatori della Georgetown University di Washington, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, ha suscitato enorme interesse.

Nell’articolo in questione essi hanno spiegato di aver messo a punto un test ematico nel quale vengono individuati dieci diversi tipi di lipidi presenti, e la loro individuazione è in grado di predire, con tre anni di anticipo e con una probabilità di esattezza del 90%, l’insorgenza della malattia di Alzheimer.

Questi dieci fosfolipidi, deriverebbero dalla precoce distruzione delle membrane delle cellule cerebrali coinvolte nella malattia, ed i ricercatori hanno studiato 525 persone ultrasettantenni per un periodo di cinque anni, individuando 53 soggetti che hanno poi sviluppato i sintomi dell’Alzheimer.

Il profilo lipidico di questi soggetti è stato confrontato con quello di altrettanti soggetti che non avevano presentato segni o sintomi della malattia, riuscendo in questa maniera ad identificare quelli che erano a rischio.

Bisogna però essere ben chiari sul significato di questa scoperta e sui risultati che essa potrà produrre, e che saranno non quelli di aver un trattamento farmacologico preventivo della patologia, o di poter intervenire una volta la malattia sia conclamata, ma essi serviranno per potere dire, ad alcuni soggetti che hanno un grande rischio di poter sviluppare la sindrome, se siano interessati o meno a far parte di uno studio clinico per valutare la reale efficacia di alcuni farmaci nel rallentare il progresso della malattia.

L’Alzheimer è molto probabilmente la malattia che più provocherà disastri nei prossimi anni non solo dal punto di vista strettamente clinico con milioni di persone che perderanno le loro capacità mentali, ma anche e soprattutto per gli enormi costi sociali che essa provocherà.

Nel 2012 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), insieme all’ Alzheimer’s Disease International” ha pubblicato un rapporto intitolato “Dementia: a public health priority”.

Lo scopo di questo rapporto era è quello di aumentare la consapevolezza dell’Alzheimer come una priorità di salute pubblica, di articolare un approccio di salute pubblica e di sostenere un’azione a livello internazionale e nazionale per individuare strategie e linee guida per combatter questa malattia.

La demenza è una sindrome, come scriveva il WHO, che colpisce la memoria, il pensiero, il comportamento e la capacità di svolgere le normali attività quotidiane.

Il numero di persone affette da demenza in tutto il mondo è attualmente stimato (nel 2012) in 35,6 milioni di soggetti e questo numero raddoppierà entro il 2030 e crescerà di più del triplo entro il 2050.

La demenza è una malattia che sconvolge e travolge non solo le persone che ne vengono colpite, ma anche le famiglie e tutti coloro che, o per familiarità o per professione, si prendono cura di loro.

Secondo il WHO c’è una mancanza di consapevolezza e comprensione della demenza nella maggior parte dei paesi, con conseguente stigmatizzazione della malattia quasi a colpevolizzare chi ne è colpito, moltissimi ostacoli nel trattamento terapeutico dei malati per l’assoluta non conoscenza dell’Alzheimer , ed infine per l’enorme costo che si scarica sulle famiglie non solo da un punto di vista emotivo e psicologico ma anche economico.

IN ARGOMENTO:

Parkinson e Alzheimer, la ricerca per una diagnosi precoce

Alzheimer, un kit diagnostico per la diagnosi della malattia al primo stadio

fonte: VitadiDonna Community

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Mangiare troppa carne non fa certo bene ( Famiglie d’Italia News )

febbraio 26, 2014

Muscolo-di-Grano-011

Quest’oggi l’attenzione di Famiglie d’Italia si sofferma su due post del giorno che, a seguito di ricerche e studi approfonditi sul tema, consigliano di non abusare del consumo di carne animale per non mettere a rischio la propria salute. Alternativa, prodotti al Seitan o, meglio ancora,  Muscolo di Grano, foto in alto, la carne vegetale che vediamo mentre viene affettata dal suo inventore Enzo Marascio, ( cliccare sul link per meglio comprendere ) aiutano a risolvere i dubbi e… a stare meglio.

vegetariani

analisi su 258 studi dagli anni ‘50 ad oggi

La dieta vegetariana abbassa la pressione

Chi non mangia carne ha una massima di 7 mmHg più bassa e una minima di 5 mmHg inferiore

( fonte: CORRIERE DELLA SERA.it ) Rinunciare alla carne a mangiare vegetariano potrebbe aiutare gli ipertesi ad abbassare la pressione del sangue. Lo dimostra una corposa analisi su 258 ricerche che hanno studiato vegetariani e onnivori dagli anni ‘50 ad oggi (inclusi 32 studi osservazionali e sette trial controllati), diretta dai ricercatori giapponesi delle Università di Osaka e Tokyo insieme a colleghi di Washington e Pittsburgh. L’analisi è stata pubblicata su Jama Internal Medicine.

I NUMERI – Gli studi osservazionali hanno mostrato che i vegetariani avevano una pressione sistolica (massima) di 7 mmHg più bassa rispetto ai mangiatori di carne e una pressione diastolica (minima) di 5 mmHg inferiore. I partecipanti vegetariani ai trial clinici avevano invece, rispettivamente, una pressione di 5 e 2 mmHg inferiore rispetto ai non vegetariani.

FIBRE E POTASSIO – «Consumare frutta, verdura, cereali e legumi significa aumentare il contenuto di fibre e di potassio, elementi in grado di ridurre i valori sistolici e diastolici – scrivono gli autori -. Per alcune persone correggere l’alimentazione può bastare a mantenere la pressione nella norma senza ricorrere ai farmaci».

CORRIERE DELLA SERA.it

LA CARNE COTTA FAVORISCE L’ALZHEIMER

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25/02/2014 | a cura di Matteo Testa

 ( fonte: Data Manager Online )

Secondo una ricerca USA, mangiare carne di animali alimentati con AGEs può portare a lungo termine all’insorgenza di Alzhaimer e malattie degenerative del cervello

Arrivano brutte notizie per gli amanti della carne. Secondo i ricercatori dell’Icahn School of Medicine di Mount Sinai, l’assunzione di bistecche e simili favorirebbe l’insorgenza della demenza e dell’Alzheimer, una delle malattie simbolo del 21esimo secolo. La causa di questa problematica è legata agli AGEs, una sostanza che si crea quando le proteine e i grassi reagiscono con lo zucchero.
La carne è nemica del cervello

Dallo studio dei ricercatori statunitensi è emerso che gli animali nutriti con alimenti ad alto contenuto di AGEs registravano un aumento allarmante delle proteine marcatrici dell’Alzheimer nel cervello e mostravano dei primi sintomi della demenza. “Ingeriamo queste tossine in enormi quantità nel corso della nostra vita. – ha spiegato Helen Vlassara, il primo fra gli autori della ricerca – Il problema principale non è tanto l’assunzione di queste sostanze, ma l’accumulo, che con il tempo e l’età può promuovere l’infiammazione cronica nel corpo”.

Gli esperti non vogliono certo spingere verso l’adozione di una dieta vegetariana, che comunque ha effetti benefici comprovati, ma consigliano comunque di aumentare le dosi di frutta e verdura nella propria dieta. Per quanto riguarda la cura per l’Alzheimer, che pare sia favorito anche da elevati livelli di stress, i ricercatori hanno sperimentato con un discreto successo l’uso del resveratrolo, una sostanza contenuta nella buccia dell’uva.

Data Manager Online

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

Alzheimer, da Milano un’ottima iniziativa

maggio 17, 2013
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Alzheimer, Milano Lancia il ” Piano ” per assistere famiglie e malati ( fonteVitadiDonna Community )
Pubblicato 16 Maggio 2013
Di Antonio Luzi
La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante, con esordio prevalentemente senile (oltre i 65 anni, ma può manifestarsi anche in epoca precedente) e con un tempo di vita media di circa sette anni.

Meno del 3% della popolazione vive più di quattordici anni dopo la diagnosi.

L’aspettativa di vita è particolarmente ridotta rispetto alla popolazione sana quando la malattia di Alzheimer colpisce i più giovani. Gli uomini hanno una prognosi di sopravvivenza meno favorevole rispetto alle donne.

La malattia è la causa di morte nel 70% dei casi. La polmonite e la disidratazione sono le cause immediate più frequenti di morte.

Al momento non ci sono prove definitive per sostenere l’efficacia di una qualsiasi misura preventiva o curativa per la malattia di Alzheimer.

Una diagnosi tempestiva è estremamente importante perché permette di formare in modo corretto e completo i familiari, programmare gli interventi assistenziali, distinguere la malattia di Alzheimer da altre forme di demenza e di impostare subito il trattamento farmacologico.

In Italia si calcola che esistano 600.000 malati di Alzheimer. Un numero, secondo alcuni, in costante aumento che ha fatto si che questa malattia sia un fenomeno sociale importante e che sempre più peserà nel futuro sulla nostra assistenza sanitaria.

Per questa ragione iniziative come quella del Comune di Milano, che ha annunciato attraverso l’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino il lancio di un  “Piano Alzheimer”, sono estremamente importanti.

Le azioni che verranno svolte dal “Piano Alzheimer” sono il frutto del lavoro delle otto associazioni di volontariato che nel comune di Milano si occupano della malattia.

Majorino ha spiegato che “a Milano ci sono 14 mila persone malate di Alzheimer e ogni anno si registrano circa mille nuovi casi”, ed ha aggiunto “vogliamo che Milano si attrezzi ad affrontare per tempo e in modo lungimirante una situazione che altrimenti potrebbe diventare emergenza”.

Il piano prevede quattro tipi di azioni che possano aiutare i malati di Alzheimer e le loro famiglie.

  • Il primo è quello di una linea telefonica che darà informazioni ai cittadini;
  • verranno poi aperti otto nuovi centri di ascolto e accompagnamento per fornire assistenza psicologica alle famiglie dei malati che non sono stati ancora riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale; 
  • verranno aumentati i centri di ritrovo dedicati a malati e familiari; 
  • il comune di Milano aprirà dei corsi di formazione per badanti specializzate nella cura dei pazienti di Alzheimer che verranno inserite in un albo di riferimento.

fonteVitadiDonna Community 

Famiglie  d’Italia

Cibo spazzatura e cibo buono: a noi la scelta! ( Estate Ecologica News )

settembre 5, 2012

Il cibo spazzatura provoca l’Alzheimer

Sapete cosa succede quando si alimenta un topo per nove mesi con del cibo ad alto contenuto di grassi e di zuccheri? Insomma, quando si alimenta con del cibo spazzatura? Sviluppa i segni del morbo di Alzheimer.

Questo è quello che i ricercatori svedesi hanno scoperto in recenti studi pubblicati dal Karolinska Institutet dell’Alzheimer Disease Research.

I ricercatori stavano cercando di verificare gli effetti dei fast food e del cibo spazzatura su persone con la variante del gene apoE4, che è presente dal 15 al 20 per cento degli esseri umani e cosa hanno scoperto? Che esso favorisce lo sviluppo del morbo di Alzheimer.   

I topi con la variante del gene stesso, utilizzati per l’esperimento, sono stati alimentati per nove mesi con del cibo classico da fast food,e dopo il periodo di tempo indicato, si è notato che essi sviluppavano i grovigli cerebrali anomali e delle modificazioni chimiche indicative della malattia di Alzheimer.In altre parole, fuori dal regno del linguaggio scientifico: i fast food rendono stupidi! O almeno rendono i topi stupidi.

Gli esperimenti umani sono in corso in America fin dagli albori dell’industria del fast food e il fatto che il fast food renda la gente stupida non è esattamente una novità. In altre parole, rimpinzarsi di cibo spazzatura non solo fa ingrassare, ma potrebbe anche portare a demenza, avvelenando il cervello.

Per la precisione grosse quantità di alimenti grassi e zuccherati danneggiano il cervello interrompendo il suo approvvigionamento di insulina. Nel diabete di tipo 2, la forma più comune della malattia, i cibi non sani portano  le cellule del corpo a diventare resistenti all’insulina di cui hanno bisogno per convertire lo zucchero in energia.

La rivista New Scientist, ha dichiarato che qualcosa di simile potrebbe accadere nella malattia di Alzheimer,  dove a causa di una cattiva alimentazione, verrebbe impedito alle cellule del cervello di rispondere adeguatamente all’insulina. L’insulina è necessaria per la regolamentare delle sostanze chimiche del cervello, a loro volta fondamentali per la memoria e l’apprendimento, per fare e rafforzare le connessioni tra le cellule del cervello e per mantenere in salute i vasi sanguigni che alimentano il cervello di sangue e ossigeno.

( di Patrizia Musso: fonte Mamme Oggi )

Cibo e benessere: i capperi

I capperi, pianta tipica delle regioni meridionali  italiane, cresce spontanea nei luoghi aridi  e la si può riconoscere in primavera per la presenza di caratteristici fiori di grand dimensioni  di colore banco tendente al rosato:  sono proprio i fiori ancora chiusi che vengono staccati dalle piante in primavera per essere utilizzati in cucina.

i capperi migliori sono quelli di piccole dimensioni, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, perché sono molto più ricchi di sapore  di quelli più grandi. In commercio si trovano  conservati sotto slae, in salamoia o sott’aceto: sicuramente i migliori sono quelli sotto sale perché questo metodo di conservazione consente  di mantenere inalterato tutto il loro sapore. Bisogna solo fare attenzione  alla quantità di sale da aggiungere nella preparazione, perchè i capperi sono già abbastanza saporiti, specialmente se abbinati  con acciughe sotto sale  o sott’olio e olive.

Con olive epomodori rappresentano uno dei simboli della cucina mediterranea. Grazie alla loro verstilità, conviene tenerne sempre in dispensa un barattolino:  si conservano a lungo senza problemi e possono essere utilizzati  per preparare veloci condimenti per pasta, carni e pesci gustose salsine per verdure e antipasti.

Comunque siano conservati, prima delll’utilizzo vanno  sciacquati bene sotto l’acqua corrente e asciugati con cura. I  capperi vanno aggiunti preferibilmente a fine cottura, in modo che il loro sapore rimanga inalterato, salvo diversamente indicato.

I capperi hanno proprietà digestive, diuretiche e protettive del fegato. Sono consigliati anche a chi sofre di digestione lenta e sonnolenza dopo i pasti.

fonte: Genius Food

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Dormire bene tiene lontano l’Alzheimer

febbraio 20, 2012

Famiglie d’Italia è sempre vigile e pronta ad offrirvi informazioni utili alla salute. Oggi vi propone uno studio della Washington University School of Medicine St. Louis sulle conseguenze negative di un dormire disordinato sullo sviluppo della malattia dell’Alzheimer, studio proposto da un post a firma Francesca Mancuso e pubblicato da NextMe

Alzheimer: dormire bene aiuta a prevenirlo

Il sonno fa bene alla salute e ci tiene lontani anche dall’Alzheimer. Ne sono certi gli scienziati della Washington University School of Medicine St. Louis, secondo i quali, dormire poco e male aumenta il rischio di sviluppare la malattia neurodegenerativa.

Essi hanno infatti scoperto che le persone con un sonno disturbato avevano un maggiore accumulo di placche amiloidi, ossia ammassi di proteine che sono un indicatore chiave del morbo di Alzheimer. Il team ha monitorato per 14 notti il sonno di 100 volontari sani di età compresa tra i 45 e 80. Metà di essi avevano una storia familiare di Alzheimer. Dagli esami è emerso che coloro che si svegliavano più di cinque volte all’ora avevano una maggiore probabilità di accumulo di placche amiloidi nel cervello, rispetto invece a quelli che non si erano svegliati.

Il dottor Yo-El Ju, autore principale dello studio, ha spiegato: “Un sonno turbato sembra essere associato all’accumulo di placche amiloidi, un marker distintivo della malattia di Alzheimer, nel cervello di persone senza problemi di memoria.

Sembra dunque che la perdita di sonno, o comunque un ritmo non regolare, possano influire nello sviluppo della malattia. Ma si tratta ancora di ipotesi da verificare ulteriormente. “Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare perché questo accada e se le modifiche del sonno possono predire il declino cognitivo” ha spiegato Ju. “L’associazione tra il sonno interrotto e placche amiloidi è interessante, ma le informazioni tratte da questo studio non sono ancora in grado di determinare un rapporto di causa-effetto”.

Gli autori dello studio, che presenteranno la ricerca presso l’incontro dell’American Academy of Neurology a New Orleans nel mese di aprile, hanno aggiunto che le loro scoperte potrebbero però fornire le basi per indagare se modificare il ritmo del sonno di una persona potrebbe rallentare o prevenire l’Alzheimer.

by Francesca Mancuso ( fonte NextMe )

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

E’ possibile cancellare i brutti ricordi ( Famiglie d’Italia news )

settembre 22, 2011

Brutti ricordi, si potranno cancellare?

Cancellare dalla memoria ricordi e circostanze negative o rinforzare la memoria a breve termine, quella che ci consente di trattenere per circa 20 secondi molte informazioni “di servizio”, quella minacciata dall’Alzheimer. Due obiettivi contrapposti che si potrebbero raggiungere.

Nel corso VII conferenza ‘The future of science’ tenuto a Venezia, sono stati presentati i primi test eseguiti sui topi.

Gli studi, che vengono condotti da un team di ricercatori della Mount Sinai University di New York, coordinato da Cristina Alberini, presentano risultati piuttosto interessanti.

In sostanza, quello che si è capito è che le emozioni, come ad esempio il panico, sono una specie di “colla” per la memoria. Per potersi “fissare” è necessaria l’azione di alcuni ormoni come l’adrenalina e il cortisolo.

Pertanto agendo su questi è possibile percorrere due strade, cancellare un ricordo o fissarlo più saldamente alla memoria.

In sintesi i ricercatori agiscono sulla struttura che serve a “montare” un ricordo nel cervello. La struttura, a seconda degli obiettivi, può essere rinforzata o indebolita.

I campi di applicazione potrebbero essere molti, tra questi la cura delle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

fonte: Vita di Donna Community

Famiglie  d’Italia

Alzheimer, una brutta bestia che è possibile domare in tempo… ( Famiglie d’Italia news )

agosto 26, 2011

Notizia importantissima che apre nuovi spiragli di speranza in una malattia devastante come l’Alzheimer capace di cancellare ricordi ed affetti di un’intera vita. La scienza, nel campo della medicina, sta facendo enormi progressi per prevenire ancor prima di curare. E’ necessario che tutte queste nuove opportunità vengano promulgate in modo efficiente affinché, essendo informato, ognuno di noi possa intervenire in tempo per scrivere il proprio futuro  nel modo migliore e sereno possibile. Noi di Famiglie d’Italia cerchiamo di tenere sempre alta l’attenzione per informarvi riproponendovi notizie essenziali, ma che spesso scivolano  inghiottite come una tavola di surf  fra le onde.

 

 

Test per identificare i malati di Alzheimer ancora senza sintomi

Ricercatori Usa al lavoro su una strategia per l’identificazione precoce dei pazienti

by LASTAMPA.it

Potrebbe aiutare a identificare le persone a rischio Alzheimer prima che sia troppo tardi. È un test messo a punto da un gruppo di neurologi della Mayo Clinic statunitense e presentato in uno studio pubblicato online su Neurology, la rivista dell’American Academy of Neurology.

I camici bianchi hanno usato un’avanzata tecnica di imaging chiamata spettroscopia protonica con risonanza magnetica per capire se 311 anziani fra i 70 e gli 80 anni senza particolari problemi cognitivi (selezionati attraverso lo studio sull’invecchiamento condotto dalla Mayo Clinic) mostrassero anomalie in diversi metaboliti del cervello che potrebbero essere biomarker per l’Alzheimer. I pazienti reclutati sono stati anche sottoposti a una Pet per valutare l’entità dei depositi di beta-amiloide, o placche nel cervello – primo segnale della malattia – e a un test su memoria, linguaggio e altre abilità.

La conclusione a cui sono arrivati i ricercatori è che «ci sono evidenze crescenti del fatto che l’Alzheimer è associato a cambiamenti del cervello che cominciano molti anni prima della comparsa dei sintomi», spiega Jonathan M. Schott del Dementia Research Centre dell’University College London, membro dell’American Academy of Neurology e autore di un editoriale che accompagna lo studio.

«Identificare le persone malate quando ancora i sintomi non si sono sviluppati – osserva – potrebbe aprire una finestra per nuovi trattamenti finalizzati a prevenire o ritardare l’inizio della perdita di memoria e del declino cognitivo».

I ricercatori hanno scoperto che il 33% dei soggetti osservati aveva livelli significativamente alti di depositi di beta-amiloide nel cervello. Questi pazienti tendevano inoltre ad avere alti livelli di particolari metaboliti del cervello, myo inositolo/creatina e colina/creatina. Quelli con alti livelli di colina/creatina avevano il più delle volte anche più bassi punteggi su molti dei test cognitivi, indipendentemente dai depositi di beta-amiloide.

«Questa relazione fra i depositi di beta-amiloide e i cambiamenti metabolici nel cervello rappresenta l’evidenza del fatto che alcune di queste persone si trovano allo stadio iniziale della malattia», sottolinea Kejal Kantarci della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota), autrice dello studio.

«Serve comunque un’ulteriore ricerca che segua i pazienti negli anni per precisare quali di loro svilupperanno l’Alzheimer e qual è l’esatta relazione fra depositi amiloidi e metaboliti», conclude.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

 

Sla, scoperta la causa del suo insorgere ( Famiglie d’Italia news )

agosto 24, 2011

Finalmente oggi una buona notizia che riempie di speranza tutti coloro che in qualche modo temono o convivono con gli effetti devastanti di una malattia terribile come la Sla ( Sclerosi laterale amiotrofica ) che aggredisce circa 350mila persone in tutto il mondo, di ogni età, ed almeno la metà di essi muore entro i primi  tre anni dal suo insorgere. La Sla è anche tristemente nota perché colpisce maggiormente  nel mondo del gioco del calcio per un’incidenza di circa 24 volte superiore a quella del resto della popolazione, vedi i casi di Stefano Borgonovo ( nella foto con Roberto Baggio ) e Gianluca Signorini, recentemente scomparso. La Sla è legata a guasti nel riciclaggio dei neuroni, per cui nel Dna dei pazienti colpiti  è alterato il gene che controlla la produzione della ubiquilina2, proteina fondamentale per dirigere i processi di smaltimento. Il post scelto oggi per documentarvi meglio è firmato da Silvia Soligon e pubblicato da Salute 24.

Sla, scovato il meccanismo molecolare che la causa

Identificato il processo alla base della sclerosi laterale amiotrofica (Sla): secondo uno studio pubblicato da Nature all’origine di qualsiasi forma di questa malattia – che sia familiare, sporadica o associata alla demenza – c’è il mancato funzionamento del sistema cellulare di «riciclaggio» delle proteine nel midollo spinale e nel cervello, un meccanismo che, nelle cellule sane, permette di «rimpiazzare» le proteine danneggiate.

Secondo i ricercatori della Feinberg School of Medicine della Northwestern University (Chicago, Stati Uniti) è la mancata attività della proteina ubiquilina 2 a non garantire il funzionamento del sistema di riciclaggio. La principale conseguenza è l’accumulo delle proteine danneggiate e della ubiquilina 2 in vere e proprie «matasse» che causano la degenerazione dei neuroni.

Secondo Teepu Siddique, supervisore dello studio, “questi risultati aprono un nuovo scenario nella ricerca di trattamento efficace per la Sla. Ora sarà possibile testare nuovi farmaci che, regolando questo sistema o ottimizzandolo, facciano funzionare il tutto nel modo corretto”. E non si escludono risvolti positivi anche nella cura di altre patologie neurodegenerative, come l’Alzheimer e il Parkinson, in cui la rimozione delle proteine danneggiate è essenziale per il corretto funzionamento dei neuroni.

di Silvia Soligon (23/08/2011)

introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

La vitamina B per combattere l’Alzheimer ( Famiglie d’Italia news )

settembre 13, 2010

Continua da parte di questo blog la pubblicazione di notizie ed informazioni  su nuove scoperte scientifiche in grado di dare risposte e speranze a malattie devastanti, come appunto l‘Alzheimer. L’attenzione di oggi è rivolta ad un post proposto da LASTAMPA.it benessere.

UNA NUOVA POTENTE ARMA CONTRO L’ALZHEIMER: LA VITAMINA B

Rallentare o addirittura arrestare la progressione devastante della malattia di Alzheimer utilizzando una vitamina. Lo studio

Sembrerebbe una soluzione troppo semplice, facile. Eppure è quanto hanno scoperto scienziati britannici: la vitamina B può rallentare o arrestare la progressione della demenza, o malattia di Alzheimer. (more…)

La proteina Gm-Csf per curare l’Alzheimer ( Famiglie d’Italia news )

agosto 25, 2010

Oggi mi pare giusto dare risalto ad una notizia che trovo importantissima ed in grado di ridare qualche speranza alle centinaia di migliaia di famiglie che sono costrette a convivere giornalmente con l’Alzheimer ed i suoi drammi nefasti. Tra i vari post che trattano l’argomento ho scelto quello edito da LASTAMPA.it , dal titolo:

” UNA PROTEINA PRODOTTA DALL’ ARTRITE COMBATTE L’ALZEHIMER ” (more…)