Posts Tagged ‘Avvenire’

Saremo mai liberi di essere noi stessi?… Asia Noreen Bibi lo sogna da una cella senza finestre

dicembre 11, 2012

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Se mi convertissi sarei libera, preferisco morire cristiana

Scrivo da una cella senza finestre ( fonte: Avvenire )

Mi chiamo Asia Noreen Bibi. Scrivo agli uomini e alle donne di buo­na volontà dalla mia cella senza finestre, nel modulo di isolamen­to della prigione di Sheikhupura, in Pakistan, e non so se leggerete mai questa lettera. Sono rinchiusa qui dal giugno del 2009. Sono stata con­dannata a morte mediante impiccagione per blasfemia contro il profe­ta Maometto.

Dio sa che è una sentenza ingiusta e che il mio unico de­­litto, in questo mio grande Paese che amo tanto, è di essere cattolica. Non so se queste parole usciranno da questa prigione. Se il Signore miseri­cordioso vuole che ciò avvenga, chiedo agli spagnoli (il 15 dicembre, il marito di Asia ritirerà a Madrid il premio dell’associazione HazteOir, n­dr ) di pregare per me e intercedere presso il presidente del mio bellissi­mo Paese affinché io possa recuperare la libertà e tornare dalla mia fa­miglia che mi manca tanto. Sono sposata con un uomo buono che si chiama Ashiq Masih. Abbia­mo cinque figli, benedizione del cielo: un maschio, Imran, e quattro ra­gazze, Nasima, Isha, Sidra e la piccola Isham. Voglio soltanto tornare da loro, vedere il loro sorriso e riportare la serenità. Stanno soffrendo a cau­sa mia, perché sanno che sono in prigione senza giustizia. E temono per la mia vita. Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nel­la mia cella e, dopo avermi condannata a una morte orribile, mi ha of­ferto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam. Io l’ho rin­graziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta one­stà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musul­mana. «Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto –. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui».

Due uomini giusti sono stati assassinati per aver chiesto per me giusti­zia e libertà. Il loro destino mi tormenta il cuore. Salman Taseer, gover­natore della mia regione, il Punjab, venne assassinato il 4 gennaio 2011 da un membro della sua scorta, semplicemente perché aveva chiesto al governo che fossi rilasciata e perché si era opposto alla legge sulla bla­sfemia in vigore in Pakistan. Due mesi dopo un ministro del governo na­zionale, Shahbaz Bhatti, cristiano come me, fu ucciso per lo stesso mo­tivo. Circondarono la sua auto e gli spararono con ferocia.

Mi chiedo quante altre persone debbano morire a causa della giustizia. Prego in ogni momento perché Dio misericordioso illumini il giudizio delle nostre autorità e le leggi ristabiliscano l’antica armonia che ha sempre regnato fra persone di differenti religioni nel mio grande Pae­se. Gesù, nostro Signore e Salvatore, ci ama come esseri liberi e credo che la libertà di coscienza sia uno dei tesori più preziosi che il nostro Creatore ci ha dato, un tesoro che dobbiamo proteggere. Ho provato u­na grande emozione quando ho saputo che il Santo Padre Benedetto XVI era intervenuto a mio favore. Dio mi permetta di vivere abbastan­za per andare in pellegrinaggio fino a Roma e, se possibile, ringraziarlo personalmente.

Penso alla mia famiglia, lo faccio in ogni momento. Vivo con il ricordo di mio marito e dei miei figli e chiedo a Dio misericordioso che mi per­metta di tornare da loro. Amico o amica a cui scrivo, non so se questa lettera ti giungerà mai. Ma se accadrà, ricordati che ci sono persone nel mondo che sono perseguitate a causa della loro fede e – se puoi – prega il Signore per noi e scrivi al presidente del Pakistan per chiedergli che mi faccia ritornare dai miei familiari. Se leggi questa lettera, è perché Dio lo avrà reso possibile. Lui, che è buono e giusto, ti colmi con la sua Grazia.

Asia Noreeen Bibi – Prigione di Sheikhupura, Pakistan​ 

Famiglie                        d’Italia

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Le sorprese ” pro-life ” di Aldo Giovanni e Giacomo

febbraio 3, 2010

 

Il  mio amico Andrea tutti i giorni mi invia delle mail con argomenti con i quali aggiorno la pagina di ” Movimento per la vita “. L’articolo di oggi, a firma di Carlo Bellieni e pubblicato su Avvenire, mi è parso meritevole di essere riportato come post odierno: sono sulla sua stessa linea di pensiero e non avrei saputo esprimerla meglio. Buona lettura da Umberto Napolitano e Famiglie d’Italia (more…)

La politica?.. La politica non esiste più!

settembre 5, 2009

Stamattina, accompagnando il mio barboncino Ginger nella sua prima passeggiata giornaliera, ho incrociato  Bruno, vicino di casa del secondo piano, anche lui impegnato in quella della sua boxerina Trudy. E ‘ stata, come nostra abitudine, l’occasione per scambiare due chiacchiere a commento degli ultimi eventi. Di solito il mio amico è loquace e mi offre spunti per considerazioni che poi trasferisco in parte nei miei articoli, questa volta mi ha liquidato con due frasi concise e secche  e, come sempre, esplicative: la politica?… La politica non esiste più! (more…)

Caro Don Angelo Gornati…ti ci metti anche tu?

agosto 14, 2009

donLettera di don Angelo Gornati, deluso dal silenzio dell’Avvenire …  click on

Io sono un cristiano, credente… benché a volte il tutto è dovuto soprattutto alla mia fede interiore, che è più forte degli esempi che mi arrivano da coloro che questa fede dovrebbero rafforzare in me. Invece, spesso, si impegnano con il loro comportamento a far sì che i dubbi si insinuino dentro come i fiocchi di pioppo fanno a primavera aggredendo le narici degli individui allergicamente predisposti. Sì, perché noi di questi tempi siamo deboli e con difese personali insufficienti. Sono mesi, con tutti i problemi che abbiamo, che veniamo aggrediti giornalmente da fatti privati che poco ci tangono e che impediscono un sereno confronto politico costruttivo. (more…)

Da Beppino Englaro a Cesare Lia: due decisioni differenti, un solo eroe

marzo 12, 2009

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Credevo che potesse calare definitivamente il sipario sulla triste storia di Eluana Englaro  e di suo padre Beppino: ma purtroppo non è così, e non  per colpa del prolungato iter parlamentare relativo alla legge testamento biologico e delle conseguenti spaccature e polemiche, ma per atteggiamenti completamente opposti tenuti nei confronti di chi in silenzio ha deciso di percorrere itinerari diversi nell’affrontare due disgrazie simili e  tremende… Ho ricevuto via mail dall’amico Andrea Mondinelli, Presidente dell’associazione Movimento per la Vita, copia di un articolo pubblicato ieri dall’ Avvenire e che oggi vi ripropongo pari pari, lasciando a voi commenti e sensazioni. Mentre per il caso Englaro ho potuto scegliere, dato il clamore, fra più immagini per pubblicarne una, per il caso di Emanuela Lia e di suo padre Cesare posso offrirvi solo una cornice vuota e silente al pari del vuoto silente che l’ha accompagnata.

Umberto Napolitano

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Avvenire 11/03/09

Nello stesso giorno in cui il Comu­ne di Firenze ha deciso di confe­rire la cittadinanza onoraria a Beppi­no Englaro, il signor Cesare Lia di Tri­case, in Puglia, ha ricevuto una lettera dall’Inps. La raccomandata chiedeva, col consueto stile anonimo degli uffi­ci pubblici, notizie urgenti sul reddito della figlia di Cesare, Emanuela Lia, 37 anni; altrimenti, si minacciava, le sa­rebbe stata sospesa la pensione di in­validità. Ma Emanuela Lia è dal 1993 in stato vegetativo dopo un incidente. Un’altra Eluana, solo che la sua fami­glia non chiede che possa morire, ma da sedici anni combatte perché viva. La contemporaneità dei due episodi ­la cittadinanza di Firenze sortita dal voto di una maggioranza risicata e con una spaccatura all’interno del Pd, e la distrattamente spietata lettera dell’In­ps – fa pensare.

Al padre che ha com­battuto perché la figlia in stato vegeta­tivo morisse, un’onorificenza. A quel­lo che con la sua famiglia ogni giorno legge brani di libri a Emanuela, e non la lascia mai sola, l’intimazione di un ente burosaurico, viene da dire, tanto cieca e goffa appare quella raccoman­data che pretende il reddito di una donna in coma da 16 anni. Non è un caso, questa doppia misura. L’incensamento di Englaro, l’onorifi­cenza, sono l’altra faccia della solitu­dine e spesso dell’abbandono in cui vengono lasciate in Italia migliaia di fa­miglie con un malato o handicappato grave in casa. Perché oggi chi vuole ” staccare spine ” è funzionale a un cer­to atteggiamento, e allora va in tv; chi invece con coraggio, e spesso con e­roismo, si tiene in casa quel figlio, quel­la madre, non fa notizia. E per di più è lasciato solo ad affrontare Inps, Asl, Co­muni: che scrivono un sacco di racco­mandate, tutti gli anni, come ignoran­do che una donna in stato vegetativo al girare dell’anno non cambia il pro­prio stato.

E allora questa differenza di trattamento suona affronto, per citare un termine usato ieri dall’arcivescovo di Firenze, Betori. Affronto magari bi­slaccamente distratto, di certo ideolo­gico, a tutti quelli che il loro caro se lo tengono, se lo curano, sacrificando vi­ta e lavoro, semplicemente perché lo a­mano così, malato com’è. Il signor Englaro ha detto di sua figlia in un’intervista: ” Ogni volta che la guardavo, avrei spaccato il mondo per la rabbia. (…) La mia creatura era vitti­ma di violenza inaudita, anche se a toc­carla erano le mani delle suore “. E ha condotto fino in fondo la sua batta­glia, nel segno della ribellione al de­stino toccato a sua figlia, e a lui. Ha vinto, a suo modo, ed è diventato un alfiere della libertà – nel senso in cui si intende oggi questa parola. A Firenze l’hanno detto chiaro: Beppe Englaro, in sostanza, è un eroe, o almeno un modello.

E poi ci sono mille Cesare Lia. Le loro storie restano oscure. Che notizia c’è in una malata immobile nel suo letto e a­morevolmente accudita? La notizia ta­ciuta è l’infinita fatica e dedizione, e a­more, che mille e mille italiani dedica­no ai loro cari. Non riceveranno, dalle loro città, alcuna cittadinanza onora­ria. Invece, tanta posta: richieste di cer­tificati, grane, ingiunzioni – la macchi­na della burocrazia che si inceppa e si accanisce. Con l’onoreficenza di Firenze Englaro è un modello, un maestro. E’, quella pergamena, cosa ben diversa dal mo­strare solidarietà umana o pietà per la sua drammatica storia. Firenze mate­rializza in una sorta di medaglia al va­lore il sentire di una parte del Paese: minoranza forse, però rumorosa.

Gli altri, i Lia e quelli come lui, militi ignoti di una paziente oscura guerra, che con­tinuino a combattere, perfino con l’In­ps, senza riconoscimenti. Quella fati­ca, quel dolore che non diventa rab­bia, non piacciono. L’ordine è: stacca­re la spina. E questo tempo si sceglie dunque i suoi eroi.

Marina Corradi