Posts Tagged ‘biocarburanti’

Microbolle al servizio delle alghe destinate ai biocarburanti ( Econota 107 )

Mag 31, 2013

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Le microbolle consentono una produzione più efficiente di alghe destinate ai biocarburanti by Timon Singh

I biocarburanti derivati dalle alghe sono uno dei combustibili alternativi più promettenti sul mercato. Lo svantaggio principale finora è stato l’altoi costo di produzione e l’utilizzo di molta energia. Utilizzando un nuovo ” metodo di raccolta” con microbolle, una squadra della University of Sheffield crede di aver trovato un modo per fare delle alghe una fonte di combustibile commercialmente più valida.

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Il problema principale nella produzione di biocarburanti è rappresentato dalla rimozione delle alghe dall’acqua e in modo che possano essere elaborate in modo efficace. Questo richiede di solito un grande investimento di tempo ed energia. Il team ritiene che producendo microbolle in una soluzione contenente alghe queste possano essere fatte galleggiare sulla superficie dell’acqua rendendole facilmente estraibili.

Secondo il  professore Will Zimmerman  il metodo a microbolle utilizza 1000 volte meno energia rispetto ai metodi precedenti e può essere utilizzato a costi inferiori. Il professor Zimmerman ha detto: “Pensavamo di aver risolto un grave ostacolo per le imprese di trasformazione dei biocarburanti da alghe  quando abbiamo usato microbolle far crescere le alghe più densamente”, “Si è scoperto tuttavia che i biocarburanti  da alghe ancora non potevano essere prodotti economicamente sia a causa della difficoltà nella raccolta che nell’alimentazione delle alghe. Abbiamo dovuto sviluppare una soluzione a questo problema e ancora una volta, le microbolle hanno fornito una soluzione. “

Un certo numero di compagnie aeree, tra cui Lufthansa, British Airways, United, e Virgin, stanno già investendo in biocarburanti da alghe  e il mercato è destinato a crescere in modo esponenziale. Infatti, all’inizio di questa settimana Etihad, compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, ha fatto volare sul Golfo il primo volo di linea alimentato a biocarburante. Anche la US Navy sta sperimentando biocarburanti derivati da alghe.

Ulteriori informazioni sulle ricerche del team si trovano nella rivista Biotecnologie e Bioingegneria

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Lo Stato di Washington afferma ufficialmente che i ciclisti emettono più CO2 degli automobilisti e quindi devono essere tassati; potrebbe succedere anche da noi in Italia?by Tafline Laylin e Paolo Broglio

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Photo via Shutterstock

Nel tentativo di raccogliere fondi per un progetto di legge del valore di 10 miliardi dollari per migliorare il trasporto nello stato di Washington, i legislatori vogliono imporre una tassa di $ 25 su tutte le biciclette che costano più di $ 500. Quando i proprietari di attività commerciali locali e i frequentatori del  blog di Bike Seattle Washington hanno contattato  Ed Orcutt , un membro del Comitato Trasporti di Stato, per mettere in discussione la tassa, Orcutt ha affermato che i ciclisti non stanno contribuendo alla circolazione stradale e per la loro elevata respirazione producono emissioni di carbonio maggiori di automobilisti.

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Photo via Shutterstock

“Mi dispiace ma io credo che i ciclisti devono cominciare a pagare per le strade che percorrono  piuttosto che gli automobilisti “, ha detto Dale Orcutt Carlson, proprietario di Bici a Tacoma, in una e-mail. Il che non sembra una cosa così irragionevole.

“A ciclisti [sic] hanno un aumento della frequenza cardiaca e della respirazione”, ha detto Orcutt. “Ciò significa che i ciclisti sono in realtà inquinanti  “

Proprietari di piccole imprese che vendono biciclette sono preoccupati ; ulteriori costi legati alla nuova legge fiscale farà male il loro business. Altri sottolineano che i ciclisti dello stato di Washington State potrebbero contribuire in altri modi.

“I ciclisti già pagano tasse sostanziali per il nostro sistema di trasporto, comprese le imposte sulle vendite, imposte sulla proprietà e tasse federali che insieme coprono i due terzi di tutte le spese di trasporto a Washington”, ha detto Evan Manvel, uno scrittore per Seattle Club Cascade biciclette .

Nel frattempo ecco una domanda: perché si stanno tassando i ciclisti quando le emissioni di carbonio delle auto sono il vero nemico? Cosa succederebbe in Italia ad una simile proposta ?

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Biocarburanti causa del rialzo dei prezzi degli alimenti ( Econota 75 )

gennaio 13, 2012

Il rialzo dei prezzi degli alimenti causato dai biocarburanti: la World Bank lo sapeva  di Mario Delfino  ( fonte: Blogo.it )

L’anticipazione era stata di The Guardian.

Qualche giorno dopo, è arrivato l’articolo di conferma che riporta il documento della World Bank.

Nel rapporto della World Bank, si analizza il rialzo dei prezzi dei generi alimentari. E si individua la causa principale nei biocarburanti.

Al contrario di quanto affermato dalla Casa Bianca, secondo la quale lincidenza dei biocarburanti sul rialzo dei prezzi degli alimenti sarebbe stata dell’ordine del 2-3%, il rapporto della World Bank sostiene che l’ influenza idei biocarburanti sui prezzi degli alimenti arriva al 75%.

E che l’aumento della domanda di cibo da parte di Cina ed India costituisce un fattore marginale, ai fini dell’aumento dei prezzi.

Il rapporto riporta la data dell’8 aprile 2008, ma è rimasto segreto, perché it was too hot for the Bank to handle.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Mobilità e crisi: un pieno è più caro del pranzo di Natale

( fonte: Last Minute Geek )

 

Per l’ultimo Natale abbiamo speso di più per un pieno di benzina o per il classico pranzo natalizio, magari a Km0 o con prodotti biologici? La risposta non è scontata perché abbiamo speso di più per la benzina e la stima la fa Coldiretti:

Fare il pieno ad un’auto di media cilindrata con un serbatoio di 50 litri costa ben 85 euro, un importo leggermente superiore a quello  destinato in media dalle famiglie italiane per la preparazione del pranzo di Natale.

La manovra Salva Italia perciò potrebbe essere l’occasione giusta per portare un po’ di sobrietà nei consumi di carburante e non solo per l’economia. Roma e Milano hanno già sforato più volte i limiti consentiti di PM10 con le conseguenti giornate interdette al traffico dei veicoli.

Il prezzo della benzina è alle stelle causa accise. Peraltro dal 2012 le Regioni potranno destinare una delle accise del valore di 1 centesimo per litro al sostegno del trasporto pubblico. E io continuo a chiedermi: perché non si riprende a usare massicciamente la bicicletta? perché non si ritorna a camminare a piedi?

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Un ecosistema domestico chiamato ” Microbial Home ” ( Econota 72 )

dicembre 12, 2011

Microbial Home, un ecosistema chiamato casa

Dall’Olanda una sfida : soluzioni progettuali convenzionali per creare un modello abitativo in cui sottoprodotti non sono più rifiuti ma energia per gli altri sistemi domestici

Alla Settimana del Design Olandese ha fatto il suo debutto l’ultima evoluzione concettuale (e tecnologica) di un modello abitativo green ed energicamente autosufficiente. Il merito va alla Philips, la celebre azienda di elettronica, che per l’occasione ha presentato in anteprima la propria Microbial Home, un vero e proprio ecosistema domestico in grado di sfruttare processi biologici per abbattere i comuni sprechi domestici e convertirli in energia.  Nel progetto la casa è interpretata come un sistema integrato ciclico in cui l’output di ogni funzione è l’input di un’altra, una sorta di macchina biologica capace di filtrare, elaborare e riciclare ciò che convenzionalmente viene considerato un rifiuto come gli scarichi, le acque reflue o gli scarti alimentari.

 “I progettisti hanno l’obbligo di esplorare soluzioni che siano per natura meno energivore e inquinanti”, afferma Clive van Heerden, Senior Director of Design presso la compagnia. “Abbiamo bisogno di spingerci a ripensare completamente come funzionano gli elettrodomestici, come le case consumano energia e come intere comunità possono unire le risorse”.

 Microbial HomeAlveare UrbanoBiolightpaternoster

Il fulcro del progetto è il Bio-digester Island, un impianto che raccoglie i rifiuti solidi degli scarichi sanitari e gli scarti alimentari e li converte in metano grazie all’attività metabolica dei batteri. Il biogas risultante dal materiale organico decomposto si presta ad alimentare una serie di concept legati all’isola, come i fornelli della cucina, le luci e il riscaldamento dell’acqua, mentre il residuo dei fanghi disidratati dal digestore può essere rimosso e utilizzato come compost. “Bio” è anche il nuovo concetto di dispensa progettata come un sistema in grado di mantenere vivi gli alimenti freschi grazie a processi naturali come il raffreddamento evaporativo. Completamente integrata nel tavolo da pranzo sfrutta il calore del biometano generato dall’Isola per innescare un meccanismo di evaporazione che conserva frutta e verdura a diverse temperature.

Sulla stessa linea, il sistema di illuminazione Bio-light che sfrutta il fenomeno della luminescenza per produrre luce a basse temperature. Il progetto mostra una parete di celle di vetro contenente una coltura di microorganismi bioluminescenti capaci di una morbida luce verde; ogni cella è collegato alle altre tramite tubi in silicio per trasferire il materiale nutritivo, a sua volta ottenibile dai fanghi dal digestore. In alternativa il modulo può essere riempito con proteine fluorescenti che emettono frequenze di luce diverse.

Nello speciale ecosistema domestico non possono mancare l’Alveare Urbano e il Paternoster plastic waste up-cycler, un trita-rifiuti vivente che sfruttando le capacità di particolari miceti è in capace di scomporre e metabolizzare i rifiuti plastici “Ci vogliono diverse settimane per degradare la plastica. Nelle ultime fasi del ciclo i materiali sono esposti alla luce solare (tramite un diaframma) e all’aria permettendo al fungo di germogliare”.

( fonte: Rinnovabili.it )

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

 Giappone: i reggiseni si trasformano in biofuel

 

Una curiosa iniziativa giapponese sta suggerendo alle donne di “donare” la propria biancheria intima contribuendo così alla produzione di RPF.

( Rinnovabili.it ) La nuova tendenza per la produzione di biocarburanti ad uso industriale arriva dal Giappone, dove le donne sono state invitate a raccogliere la propria biancheria intima, primi tra tutti i reggiseni, e donarli per una causa green. Per portare avanti questo curioso progetto hanno unito le forzela Triumph International, produttrice di biancheria intima, e la Wacaol che stanno suggerendo alle giapponesi di  contribuire a salvare l’ambiente semplicemente disfandosi della biancheria che non utilizzano più.

Le due società stanno infatti raccogliendo i reggiseni e procedendo all’estrazione del metallo, della carta e del tessuto per poi trasformarli in biofuel (RPF- refuse paper and plastic fuel) adatto all’alimentazione di caldaie industriali e generatori.

La campagna ha fino ad ora raccolto 380mila reggiseni per un totale di 32 tonnellate di  RPF con un rendimento paragonabile a quello derivante dalla combustione del carbone, ma a minor costo. Il RPF può peraltro essere prodotto partendo da diversi materiali di scarto tra cui carta plastificata, pellicola e PET. Oltre a raccogliere la biancheria in Giappone la Wacaol ha esportato l’iniziativa nei suoi negozi di Taiwan attraverso il programma che, oltre a rappresentare un’iniziativa di riciclaggio e raccolta differenziata, si sta trasformano anche in un beneficio ambientale.

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

I biocarburanti possono aumentare le emissioni di CO2 ( Econota 69 )

novembre 8, 2011

Ma i biocarburanti non sono «carbon neutral»

 
Dibattito su «Eai» dell’Enea ( fonte: Villaggio Globale )

Aumentano le emissioni di anidride carbonica atmosferica, a meno che i biocombustibili non vengano ottenuti da biomasse coltivate su terreni desertici o marginali privi di «carbon stocks» e incapaci naturalmente di essere «carbon sinks». Lettera di scienziati alla Commissione europea e altre prese di posizione

È polemica aperta sulla decisione europea a proposito dei biocarburanti. Il dibattito sta trovando spazio sulle colonne della rivista dell’Enea, «Eai».

Tutto parte in seguito del parere espresso il 15 settembre dal Consiglio scientifico della Easecondo cui i biocombustibili non sono «carbon neutral» ma aumentano le emissioni di anidride carbonica atmosferica, a meno che i biocombustibili non vengano ottenuti da biomasse coltivate su terreni desertici o marginali privi di «carbon stocks» e incapaci naturalmente di essere «carbon sinks», inizia a divampare una polemica internazionale perché la Commissione europea, sembra, non abbia dato eccessivamente peso al parere della Eea.
Ora un centinaio di scienziati di tutto il mondo hanno scritto una lettera, nella quale affermano che la Commissione europea, nel considerare i biocombustibili come «verdi» attribuendo loro la caratteristica di essere «carbon neutral», commette un errore perché non c’è alcuna evidenza scientifica che giustifichi questa decisione che, peraltro, è diventata legge europea. Definire i biocombustibili come ecologici, verdi o carbon neutral comporta anche un danno perché incentiva la distruzione dell’agricoltura e delle foreste (che sono carbon sinks e producono carbon stock) per far spazio alla coltivazione delle biomasse (che sono «carbon neutral» solo perché non sono «carbon sink», ma contemporaneamente, però, distruggono i «carbon stocks»).
Su questo aspetto (biocombustibili non verdi) la Rivista «Enea Eai» pubblica su Focus del numero che sta per uscire, il parere di Lorenzo Ciccarese, un esperto agroforestale di Ispra su «carbon stocks» e «carbon sinks». Ciccarese dice in sintesi che il Consiglio scientifico (e quindi anche questi 100 scienziati) hanno ragione, ma fino ad un certo punto, perché, esclusi i terreni desertici (incapaci di essere carbon sink) e privi di carbon stock, dove sicuramente la Eea e gli altri scienziati hanno ragione, è necessario, per tutti gli altri suoli fare, invece, un bilancio fra i vari «pool» di carbonio (emissioni, assorbimenti, accumuli come sink e accumuli come stock) per valutare se effettivamente la coltivazione di biomasse per biocombustibili aumenta o meno le emissioni di anidride carbonica in atmosfera.

Sicuramente il dibattito tenderà ad amplificarsi e a diventare conflittuale, anche in considerazione del fatto che l’Unione europea, sulla ipotesi che i biocombustibili siano «carbon neutral» cioè ecologici e verdi, ha basato anche le sue strategie di riduzione delle emissioni nelle politiche energetiche, ad esempio: quella del Set plan 20-20-20, quella dei trasporti per utilizzare una certa quota di biocombustibili al 2018.
Inoltre, molti produttori di biocombustibili hanno già pianificato le loro attività e messo a punto i loro piani di sviluppo industriale per i prossimi anni in funzione delle strategie europee sui biocombustibili e del mercato che si prospetta per il commercio di biocombustibili.
Si profilano, insomma, grosse battaglie ed è bene sottolineare che la criticità di questo argomento già dal 15 settembre scorso, è stato portato alla conoscenza dei lettori del numero che sta per uscire.

Infine c’è da segnalare la presa di posizione dell’European Biodisel Board sulla introduzione nella direttiva biocombustibili del Iluc per tener conto dei possibili danni all’agricoltura derivanti dalla coltivazione di biomasse per biocombustibili. Anche l’Iluc adottato dalla Commissione europea in una sua direttiva non è scientificamente provata, secondo questo comunicato. Nella conversione dei suoli da agroalimentare a produzione di biocombustibili, così come tra deforestazione di un suolo per convertirlo produzione di biocombustibili non c’è alcuna correlazione, sempre secondo questo position paper. Insomma, bisogna produrre biocombustibili come era previsto inizialmente dalla Commissione, senza introdurre fattori correttivi come Iluc. È una posizione contro gli scienziati e contro la Commissione che nell’ultima direttiva aveva introdotto fattori correttivi. La polemica va avanti.

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Dall’industria del formaggio il packaging eco-sostenibile

A Barcellona, alcuni scienziati avrebbero da poco scoperto che le proteine del siero di latte si possono trasformare in una speciale plastica sostenibile

 Abbiamo sentito spesso parlare delle “Whey protein“, ossia delle “proteine del siero di latte”, un mix proteico in polvere ottenuto dal liquido (o siero appunto) usato per la lavorazione del formaggio. Spesso utilizzate come additivo per un’ampia gamma di prodotti alimentari (tra cui pastine, creme, budini e prodotti da forno), le Whey protein hanno trovato da pochi giorni anche un altro impiego: l’imballaggio.

Sembra infatti che a Barcellona, alcuni scienziati abbiano da poco scoperto che queste proteine possano essere trasformate in una speciale plastica sostenibile, perfetta per le confezioni di generi alimentari. La ricerca, denominata “WheyLayer“ è stata finanziata interamente dalla Commissione Europea per trovare un’alternativa alle fonti di petrolio nel packaging alimentare. Grazie a questo progetto quindi, è stato possibile intuire che le proteine del siero di latte potrebbero sostituire completamente alcuni prodotti sintetici a base di petrolio. Una scoperta che non solo renderà più economico il processo di produzione degli imballaggi, ma che faciliterà enormemente il riciclo delle confezioni sintetiche.

Fonte: Le Rinnovabili

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Un primato mondiale per l’Italia: zuccheri e altri importanti derivati vengono ricavati dagli scarti agronomici come paglia, pula di riso e stocchi di mais. ( Econota 23 )

giugno 12, 2010

Risolto il problema della sostenibilità dei biocarburanti e della bioplastica ?

 Il Gruppo chimico Mossi & Ghisolfi  (tra i leader mondiali nella produzione di polietilene ) ha dimostrato recentemente la possibilità di ottenere zuccheri e glicoli partendo dagli scarti agronomici come paglia, pula di riso, stocchi di mais e altre biomasse considerate di scarto o di basso valore. La polemica ( sempre in agguato… ) attualmente in atto riguarda lo spreco di risorse alimentari che viene attualmente  perpetuato utilizzando farine di mais o di cereali in genere per ottenere biocarburanti o bioplastiche… (more…)

Fame – I biocarburanti sotto accusa ( Econota 6 )

febbraio 13, 2010

Il Congresso Fao del 2008 – una importante indicazione che tende ad essere dimenticata

 

Positive le iniziative di tante nazioni che prendono decisioni concrete per il flagello della fame che è anche una minaccia per la pace. Lula, che ha favorito la deforestazione dell’Amazzonia, scansa le accuse sul bioetanolo e accusa i petrolieri

Roma ha accolto il Congresso Fao su sicurezza alimentare, cambiamenti climatici e biocarburanti. La presenza di oltre 20 presidenti della Repubblica, primi ministri e quasi 5.000 delegati provenienti da 186 paesi di tutto il mondo ha fatto di questo summit un vero e proprio vertice mondiale. Dichiarazioni di Ahmadinejad a parte, i partecipanti discutono sulle misure da adottare per affrontare il nodo della crisi alimentare mondiale innescata dall’impennata dei prezzi di grano, riso e generi di primo consumo. Il tutto potrebbe ulteriormente peggiorare a causa dei cambiamenti climatici in corso. (more…)