Posts Tagged ‘biofuel’

Un ecosistema domestico chiamato ” Microbial Home ” ( Econota 72 )

dicembre 12, 2011

Microbial Home, un ecosistema chiamato casa

Dall’Olanda una sfida : soluzioni progettuali convenzionali per creare un modello abitativo in cui sottoprodotti non sono più rifiuti ma energia per gli altri sistemi domestici

Alla Settimana del Design Olandese ha fatto il suo debutto l’ultima evoluzione concettuale (e tecnologica) di un modello abitativo green ed energicamente autosufficiente. Il merito va alla Philips, la celebre azienda di elettronica, che per l’occasione ha presentato in anteprima la propria Microbial Home, un vero e proprio ecosistema domestico in grado di sfruttare processi biologici per abbattere i comuni sprechi domestici e convertirli in energia.  Nel progetto la casa è interpretata come un sistema integrato ciclico in cui l’output di ogni funzione è l’input di un’altra, una sorta di macchina biologica capace di filtrare, elaborare e riciclare ciò che convenzionalmente viene considerato un rifiuto come gli scarichi, le acque reflue o gli scarti alimentari.

 “I progettisti hanno l’obbligo di esplorare soluzioni che siano per natura meno energivore e inquinanti”, afferma Clive van Heerden, Senior Director of Design presso la compagnia. “Abbiamo bisogno di spingerci a ripensare completamente come funzionano gli elettrodomestici, come le case consumano energia e come intere comunità possono unire le risorse”.

 Microbial HomeAlveare UrbanoBiolightpaternoster

Il fulcro del progetto è il Bio-digester Island, un impianto che raccoglie i rifiuti solidi degli scarichi sanitari e gli scarti alimentari e li converte in metano grazie all’attività metabolica dei batteri. Il biogas risultante dal materiale organico decomposto si presta ad alimentare una serie di concept legati all’isola, come i fornelli della cucina, le luci e il riscaldamento dell’acqua, mentre il residuo dei fanghi disidratati dal digestore può essere rimosso e utilizzato come compost. “Bio” è anche il nuovo concetto di dispensa progettata come un sistema in grado di mantenere vivi gli alimenti freschi grazie a processi naturali come il raffreddamento evaporativo. Completamente integrata nel tavolo da pranzo sfrutta il calore del biometano generato dall’Isola per innescare un meccanismo di evaporazione che conserva frutta e verdura a diverse temperature.

Sulla stessa linea, il sistema di illuminazione Bio-light che sfrutta il fenomeno della luminescenza per produrre luce a basse temperature. Il progetto mostra una parete di celle di vetro contenente una coltura di microorganismi bioluminescenti capaci di una morbida luce verde; ogni cella è collegato alle altre tramite tubi in silicio per trasferire il materiale nutritivo, a sua volta ottenibile dai fanghi dal digestore. In alternativa il modulo può essere riempito con proteine fluorescenti che emettono frequenze di luce diverse.

Nello speciale ecosistema domestico non possono mancare l’Alveare Urbano e il Paternoster plastic waste up-cycler, un trita-rifiuti vivente che sfruttando le capacità di particolari miceti è in capace di scomporre e metabolizzare i rifiuti plastici “Ci vogliono diverse settimane per degradare la plastica. Nelle ultime fasi del ciclo i materiali sono esposti alla luce solare (tramite un diaframma) e all’aria permettendo al fungo di germogliare”.

( fonte: Rinnovabili.it )

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

 Giappone: i reggiseni si trasformano in biofuel

 

Una curiosa iniziativa giapponese sta suggerendo alle donne di “donare” la propria biancheria intima contribuendo così alla produzione di RPF.

( Rinnovabili.it ) La nuova tendenza per la produzione di biocarburanti ad uso industriale arriva dal Giappone, dove le donne sono state invitate a raccogliere la propria biancheria intima, primi tra tutti i reggiseni, e donarli per una causa green. Per portare avanti questo curioso progetto hanno unito le forzela Triumph International, produttrice di biancheria intima, e la Wacaol che stanno suggerendo alle giapponesi di  contribuire a salvare l’ambiente semplicemente disfandosi della biancheria che non utilizzano più.

Le due società stanno infatti raccogliendo i reggiseni e procedendo all’estrazione del metallo, della carta e del tessuto per poi trasformarli in biofuel (RPF- refuse paper and plastic fuel) adatto all’alimentazione di caldaie industriali e generatori.

La campagna ha fino ad ora raccolto 380mila reggiseni per un totale di 32 tonnellate di  RPF con un rendimento paragonabile a quello derivante dalla combustione del carbone, ma a minor costo. Il RPF può peraltro essere prodotto partendo da diversi materiali di scarto tra cui carta plastificata, pellicola e PET. Oltre a raccogliere la biancheria in Giappone la Wacaol ha esportato l’iniziativa nei suoi negozi di Taiwan attraverso il programma che, oltre a rappresentare un’iniziativa di riciclaggio e raccolta differenziata, si sta trasformano anche in un beneficio ambientale.

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

Dalle alghe il biodiesel e la pulizia delle acque ( Econota 55 )

aprile 19, 2011

 

Ricercatori Usa e Italiani: alghe per il trattamento delle acque reflue e generare Biofuel

Le alghe sono molto di più che filamenti fastidiosi nel tuo acquario – i ricercatori del Rochester Institute of Technology stanno utilizzando le alghe coltivate in impianti di trattamento delle acque reflue per sintetizzare il biodiesel . Impianti di trattamento delle acque reflue utilizzano le alghe per rimuovere ammoniaca, nitrati e fosfati dalle acque di scarico prima di essere raccolte e utilizzate come fonte di carburante. (more…)

Microalghe nel nostro futuro… ( econota 2 )

gennaio 16, 2010

 Econote a cura di Paolo Broglio

Il Progetto Mare (Micro Algae Renewable Energy), il più importante progetto  di ricerca  e sviluppo industriale presentato al bando 2008 Efficienza Energetica di Industria 2015, vuole dimostrare la fattibilità industriale di un processo di produzione di biodiesel da microalghe di seconda generazione e sviluppare impianti che si adattino alle condizioni climatiche del territorio italiano, dalla Lombardia alla Sicilia, con l’utilizzo di tecnologie e materiali innovativi, aumentare la produttività e ottimizzare le fasi dell’intero processo in modo che il biodiesel non superi il costo industriale di 100 dollari al barile.   <<Le microalghe? spiega il dott. Mario Renna – sono in grado di realizzare il processo di fotosintesi con un’efficienza di conversione dell’energia solare superiore alle materie prime agricole tradizionali e sono caratterizzate da un alto contenuto di lipidi, fino al 60 per cento della biomassa, utilizzabili come biocarburante. (more…)