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25 aprile, festa della liberazione e della riconciliazione… una volta per tutte!

aprile 25, 2015

bambini

Festa della liberazione, perché si festeggia il 25 aprile

Oggi 25 aprile, Festa della Liberazione, una festa importantissima per la nostra Repubblica, una festa che deve appartenere a tutti perché questa data segna l’inizio di un grande periodo di pace fra gli Stati europei, una pace, quindi, che ” non appartiene a un marchio o a giri intorno a un cerchio, ma è un bene universale che unisce e non può far del male ” , come ben canterò a squarcia gola in una nuova versione di un mio brano di prossima uscita, ” Chitarre contro la guerra “, un brano da me scritto e interpretato 50 anni fa, ma attualissimo finché non tutti vorranno prendere atto che la pace e riconciliazione sono atti dovuti e necessari in una società che vuole avanzare e progredire.

Grazie a San Google e a Santa Wikipedia sono in grado di attingere e raggruppare tutta una serie di informazioni che mi permettono di offrirvi notizie storiche interessanti ed istruttive riguardanti date importanti come quella di oggi 25 aprile, che deve rappresentare la Festa della Liberazione  e della riconciliazione, una volta per tutte!

Il periodo storico individuato comunemente come Resistenza italiana inizia, per convenzione storiografica ormai consolidata, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e termina alla fine del mese di aprile 1945. La scelta di celebrare la fine di quel periodo con il 25 aprile 1945 fu riferito dal CLNAI con la data dell’appello per l’insurrezione armata della città di Milano, sede del comando partigiano. La Resistenza italiana fu solo la prima parte del cosiddetto periodo costituzionale transitorio. In termini politici questo periodo si concluse con la nomina del primo governo Parri del 21 giugno 1945. La seconda parte terminerà il 1º gennaio 1948, giorno dell’applicazione della nuova Costituzione Italiana.

Ripercorriamo il periodo che va dal 10 luglio 1943 al 25 aprile 1945( fonte www.leggievai.it  )

Il 10 luglio 1943 gli Alleati sbarcavano in Siciliaal comando del generale George Patton.
Era l’inizio della liberazione d’Italia, come disse il generale Eisenhower, per “ristorare l’Italia come nazione libera”.
Tutto cominciò con la presa di Pantelleria, poi, nell’arco di un mese, le forze anglo-americane liberarono l’intera isola, giungendo a Messina il 17 agosto.

Il 3 settembre l’ottava armata inglese di Montgomery sbarcava inCalabria, sei giorni dopo gli americani al comando del generale Clarkprendevano terra a Salerno.
Il 1° ottobre Napoli viene liberata, ma la linea Gustav, all’altezza diMontecassino, blocca l’avanzata alleata fino alla primavera del ‘44.
A giugno l’avanzata alleata libera Roma, ma è ancora arrestata dal secondo poderoso baluardo difensivo tedesco, la linea Gotica.
Solo nella primavera del ‘45 la linea cade, la Toscana è libera e le truppe alleate irrompono nel Nord Italia.
Il 21 aprile le truppe del generale Alexander entrano a Bologna, nei giorni successivi gli Alleati raggiungono Milano, Genova, Venezia e trovano le città già liberate dalle truppe partigiane del Comitato di Liberazione Nazionale.
Nelle città la popolazione insorge contro le truppe d’occupazione nazista e contro i fiancheggiatori fascisti.
I tedeschi sono in rotta verso i valichi alpini e a Dongo, sul lago di Como, Mussolini viene catturato dai partigiani.
Una ventina di righe servono solo a ricordare la cronaca dellaCampagna d’Italia, ma non rendono conto delle sofferenze e dei dolori patiti in quegli anni dalla popolazione civile.

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione e rappresenta il passaggio dalla dittatura alla democrazia, per cui appartiene di diritto a tutto il popolo italiano e non solo ad una parte di esso: è una festa che deve unire e non dividere e ricordarci sempre che uomini e donne di tutte le età sono morti allora, per garantirci i diritti democratici dei quali oggi godiamo… grazie a loro.

 

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25 aprile 1945: Milano scrive il finale di un’orrenda storia ( Post Rewind )

aprile 25, 2014

Oggi, 25 aprile 2014, apro questo blog con la prima pagina di uno storico quotidiano datata 26 aprile 1945. Le ricerche su Google mi hanno permesso di trovare un’interessante cronistoria sui fatti avvenuti a Milano il 25 aprile di 69 anni fa, fatti che, come evidenziato nel titolo, contribuirono a scrivere i ” titoli di coda ” di un film terribilmente   reale e tragico che vide protagonista, almeno per quanto riguarda l’Italia, l’intero suo popolo.

Da “Resistenza, album della guerra di Liberazione” di Raimondo Luraghi cronologia degli eventi,ora per ora, strada per strada

 

ore 06:00, via Pergolesi. Leo Valiani incontra Mario Rollier e gli consegna l’ordine insurrezionale da far pervenire a Egidio Liberti, capo di stato maggiore delle formazioni Giustizia e libertà.

all’incirca alla stessa ora,viale Monte Nero 82. Lelio Basso e Corrado Bonfantini, dalla sede insurrezionale del comando generale delle brigate Matteotti, diramano l’ordine di insorgere alle formazioni organizzate dal partito socialista.

ore 08:00, via Copernico. Il Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia si riunisce presso il collegio dei Salesiani. Rodolfo Morandi viene nominato presidente del Clnai. Approvata all’unanimità la proclamazione dell’insurrezione. Viene inoltre redatto il decreto dell’assunzione di tutti i poteri da parte del Clnai e dei Cln regionali, provinciali e cittadini. Con un altro decreto vengono nominate le commissioni di Giustizia per la funzione inquirente, i Tribunali di guerra e le Corti d’assise popolari per quella giudicante. Il decreto, che verrà ripetutamente trasmesso radiofonicamente, recita:
«I membri del governo fascista ed i gerarchi del fascismo colpevoli di aver soppresso le garanzie costituzionali e di aver distrutto le libertà popolari, creato il regime fascista, compromesso e tradito le sorti del Paese e di averlo condotto all’attuale catastrofe, sono puniti con la pena di morte e nei casi meno gravi con l’ergastolo».
Tutti gli altri reati saranno puniti con il codice penale del 1889, rispettivamente secondo le leggi militari di guerra vigenti l’8 settembre 1943. Un terzo decreto riconosce i Consigli di fabbrica con controllo sulla produzione.

corso di Porta Magenta 79. Il Comando generale del Corpo volontari della libertà si riunisce presso il convento delle Suore della Riparazione.

via Carlo Poma. Il Comando piazza di Milano fissa provvisoriamente la propria sede operativa nel commissariato di zona. Gli agenti di Ps, da tempo contattati da rappresentanti delle Matteotti, non oppongono resistenza.

via Vittor Pisani, caffè Bellotti. Riccardo Lombardi riceve il proclama insurrezionale del Clnai e lo dirama attraverso le staffette del Comitato. Nel frattempo ha concordato con il colonnello Alfredo Malgeri la mobilitazione dei militi della Guardia di finanza che, dopo il calar del sole, dovranno muovere dalla caserma di via Melchiorre Gioia e procedere all’occupazione della prefettura e degli edifici pubblici.

ore 8:00 circa, zona Città studi. Prima ancora di ricevere le direttive insurrezionali la 116ª brigata Garibaldi Sap occupa il Politecnico per farne la base delle operazioni. Agli ordini del comandante Bruno Galbiati («Marino») la brigata ha sfilato da viale Campania a piazza Leonardo da Vinci senza incontrare resistenza: 340 uomini inquadrati con 5 mitra, 17 fucili, 56 pistole e bombe a mano.

ore 8:30, viale Monza. Riferisce Bruto Mauri, comandante la IX divisione Garibaldi di Sesto San Giovanni: «tutto sembra normale. Nulla di nuovo anche dalla radio».

ore 10:00, zona Loreto. In via Venini angolo via Sauli, davanti ai capannoni della Necchi i tedeschi caricano frettolosamente su alcuni camion materiale vario, in gran parte pneumatici.

zona Stazione centrale. nulla di anormale.

ore 10:00, Niguarda. Elementi della 113ª Garibaldi Sap e alcuni gappisti, disarmano i militi di un posto di blocco recuperando tre mitra, tre fucili e una pistola Beretta.

ore 11:00 circa, Sesto San Giovanni. Il comando della IX divisione garibaldina di Sesto San Giovanni riceve l’ordine di mettere immediatamente in atto il previsto piano di difesa delle fabbriche.

ore 11:30 circa, viale Monza. Sotto i portoni e agli angoli delle strade, aumentano i capannelli di persone. Davanti alla Ercole Marelli di Sesto è già sorto un posto di blocco partigiano. Assembramenti davanti alla fabbrica. Parecchi impiegati salgono di corsa sul “tram bianco” che sta partendo per Milano. Sarà l’ultima corsa della giornata.

piazza del Duomo si presenta deserta.

ora imprecisata, Porta Ticinese. L’ufficiale di collegamento del Comando piazza comunica ai membri del comando unificato del Ticinese l’ordine insurrezionale. Manca solo il rappresentante democristiano che ha peraltro funzioni di vicecomandante. Si farà vivo il 4 maggio dichiarandosi «pronto a collaborare ma senza nessuna formazione sua».

ore 12:00, Parma. gli alleati entrano nella città, ormai sotto il controllo partigiano. Godfrey Talbot comunica a radio Londra: «l’ordine è perfetto». Permane la minaccia di tre divisioni tedesche chiuse nella sacca di Fornovo.

ore 12:05, Sesto San Giovanni. Al pervenire dell’ordine insurrezionale alla Pirelli alcuni partigiani si recano a intimare la resa al comando germanico all’interno della fabbrica. Il comandante del presidio, maresciallo Blum, reagisce e viene ucciso, due tedeschi sono feriti e gli altri fatti prigionieri. E’ l’inizio dell’insurrezione armata nella cittadella rossa.

ore 12:15 circa, zona Stazione centrale. Allo stabilimento Pirelli di via Fabio Filzi, diviso in due fabbricati denominati Brusada e Sede, giunge l’ordine di iniziare lo sciopero insurrezionale alla ripresa pomeridiana del lavoro. I responsabili del 6° distaccamento della 110ª Garibaldi Beppe dispongono di 36 garibaldini più una trentina di volontari con quindici moschetti, venti pistole, una mitraglia da 12,7 mm (ma inutilizzabile perché senza treppiede) e una ventina di bombe a mano, il tutto con un’autonomia di fuoco di circa mezz’ora. Nell’ora successiva il disarmo di alcuni nazifascisti bloccati nelle vie adiacenti frutta qualche mitra e qualche altra pistola.

ore 13:00. Inizia lo sciopero insurrezionale. In realtà in numerose fabbriche gli operai hanno già cominciato ad astenersi dal lavoro e a organizzare la difesa degli stabilimenti.

ore 13:00, Bresso. Il 2° distaccamento Dino Giani della 110ª brigata Garibaldi cattura e fucila il vicecomandante della brigata nera Aldo Resega, il comandante della compagnia Oberdan, che ancora il 23 aprile in via Cadamosto aveva fatto fucilare il gappista Giancarlo Brugnolotti, e un altro brigatista nero già segnalato come criminale di guerra. Per tutto il pomeriggio vengono fermati, a volte con brevi scaramucce, automezzi nemici.

ore 13:00 circa, Sesto San Giovanni. Dal cavalcavia sulla ferrovia sfreccia in direzione di Milano un camion di mutini che con una mitraglia sparano sugli operai assembratisi davanti alla Marelli causando un morto e alcuni feriti. Il camion si dilegua.

ore 13:00, Innocenti di Lambrate. L’ordine insurrezionale giunge al distaccamento della 118ª brigata Garibaldi all’interno della fabbrica. Tutto si svolge senza incidenti: bloccati centralino e uscite, viene occupata l’armeria e fatti prigionieri 15 nazifascisti. Due mitragliere da 20 mm vengono piazzate a difesa della fabbrica. Imprudentemente il comando ha precedentemente lasciato uscire la maggior parte dei sappisti e gli operai, riconvocandoli per le ore18:00.


Volantino del Comitato d’Agitazione
dei ferrovieri (archivio ISMEC)

ora imprecisata, Zona Ticinese. Il Comando unificato di settore si stabilisce provvisoriamente alla Borletti. La 113ª brigata Garibaldi è concentrata alla Sisma di via Savona, la 122ª alla Borletti in via Washimgton, la 42ª Matteotti nelle scuole di via Gentilino, le brigate GL Max Masia e Sergio Kasman nella ditta Fasani di via Pioppette e nelle fabbriche Riva e Tallero.

ore 13:00, Innocenti di Lambrate. L’ordine insurrezionale giunge al distaccamento della 118ª brigata Garibaldi all’interno della fabbrica. Tutto si svolge senza incidenti: bloccati centralino e uscite, viene occupata l’armeria e fatti prigionieri 15 nazifascisti. Due mitragliere da 20 mm vengono piazzate a difesa della fabbrica. Imprudentemente il comando ha precedentemente lasciato uscire la maggior parte dei sappisti e gli operai, riconvocandoli per le ore18:00.

le zone Monforte, Vittoria e Venezia sono percorse da un camioncino con a bordo sappisti dell’officina Atm di via Teodosio che disarmando i fascisti che incontrano e portando poi le armi agli operai dell’officina.

ore 13:30, Crescenzago. Aldo Giovenzana, comandante la 110ª brigata Garibaldi Sap, ordina a Giuseppe Martino («Antonio»), comandante il 1° distaccamento Censo, di occupare la sede fascista Aldo Sette in via Padova. e di sbarrare la strada con un camion. Iniziano le operazioni di fermo delle macchine che tentano di allontanarsi da Milano.

ore 13:30 circa, zona Corvetto. Matteottini e garibaldini disarmano il presidio fascista all’interno della Motomeccanica in via Oglio e respingono un attacco all’ingresso di via Mincio.

ora imprecisata del primo pomeriggio, 2° settore, zona Sempione-Gallaratese.il 1° e il 2° distaccamento della 111ª brigata Garibaldi Sap occupano la Pracchi e il deposito benzina Petrolea, il 3° l’Alfa Romeo, il 6° la Face, mentre il 7° nel pomeriggio sostiene uno scontro a fuoco con un automezzo della Muti e dopo una breve sparatoria respinge un’autocolonna fascista che tenta di abbandonare la città seguendo la via Comasina.

ore 14:00, zona Stazione centrale. La Pirelli di via Fabio Filzi è circondata dai fascisti che tirano con una mitragliera da 20 mm I sappisti rispondono risparmiando le poche munizioni e fino all’esaurimento delle bombe a mano.

ore 14:00, Pratocentenaro. Il 5° distaccamento Mandelli della 110ª brigata Garibaldi Sap blocca viale Sarca e viale Fulvio Testi all’altezza di via Pianell e viale Suzzani all’altezza di via De Angelis. Scambio di colpi con i fascisti attestati nelle casermette di viale Suzzani e con alcuni automezzi che cercano di guadagnare la periferia. Cade il garibaldino Guglielmo Baccalini ed è ferito il commissario di distaccamento Germano Grassi.

Greco. Occupato in modo incruento il deposito locomotive.

Turro. La 130ª brigata Garibaldi Sap occupa la fabbrica Magnaghi e rastrella il quartiere.

ore 14:00 circavia Tortona. I fascisti, per intimorire gli scioperanti della Cge, hanno fucilato due patrioti davanti ai cancelli della fabbrica. Informato dell’accaduto, Sandro Pertini vi si reca e tiene un comizio alle maestranze.

ora imprecisata, piazza Sicilia. Quattro fascisti a bordo di una macchina irrompono nella piazza esplodendo raffiche di mitra. Cadono colpiti a morte i matteottini Bartolo Bertelli e Carlo Dones, altri 4 rimangono feriti insieme ad alcuni civili.

ora imprecisata, via Bergognone. Militi fascisti arrivano improvvisamente davanti alla Cge e fucilano Enrico Torchio e Umberto Retta, appartenente all’Organizzazione Franchi. Dalla fabbrica, nel tentativo di impedire l’esecuzione, viene lanciata una bomba a mano che però non esplode.

zona Porta Romana-Vigentina. Distaccamenti della 114ª e della 115ª brigata Garibaldi Sap, in collaborazione con squadre matteottine, occupano il Tibb, le Smalterie italiane, la Om, la Centrale del latte e il panificio militare di via Quaranta.

zona Porta Romana-Vigentina. Sparatorie nel quartiere attorno alla Motomeccanica e alla Om dove per circa quattro ore giellisti, matteottini e garibaldini sostengono un aspro combattimento contro nazifascisti che sparano sulla fabbrica con mitragliatrici pesanti. Cinque operai feriti.

ore 14:30 circa, zona Calvairate. nelle prime ore del pomeriggio il 2° distaccamento della 124ª brigata Garibaldi Sap occupa l’autorimessa dell’Atm in viale Molise.

  • ore 15:00 circa, zona Sempione. Sull’angolo di viale Certosa sappisti dell’Alfa Romeo catturano cinque ufficiali tedeschi in fuga su una automobile.
  • Sesto San Giovanni. Approntate le misure difensive e istituiti posti di blocco partigiani attorno ai quattro stabilimenti Falck. Alla Ercole Marelli si preparano i turni di guardia per la notte e si costituisce il reparto da inviare come rinforzo alla Pirelli. Occupate anche la Magneti Marelli, la Gabbioneta, la Sapsa e la Osva.

ore 15:00, Crescenzago. Un’autocolonna di SS e marò della X Mas con un’autoblinda si presenta al posto di blocco garibaldino in fondo a via Padova. Dopo un breve parlamentare si apre il fuoco da entrambe le parti. I garibaldini sono a corto di munizioni e non hanno armi pesanti: i nazifascisti superano il blocco e si allontanano. Nello scontro cade il sappista Valentino Cerchierini, «Tino», detto anche «el gatt».

ore 15:00, Precotto. Il 3° distaccamento della 110ª Brigata Garibaldi Sap, comandato da Santo Bonaita, forma un posto di blocco in piazza Precotto; scambio di qualche fucilata con alcuni automezzi nazifascisti transitanti in viale Monza.

ora imprecisata, Caproni di Taliedo. Il distaccamento della 116ª brigata Garibaldi Sap costituito alla Caproni, insieme a sappisti della 54ª e 55ª brigata Matteotti e a un distaccamento delle brigate Giustizia e libertà, prende possesso della fabbrica.

ore 16:00, zona Stazione centrale. Un carro armato tedesco sfonda il cancello della Brusada e poi della Sede, i due stabilimenti Pirelli di via Fabio Filzi dove i partigiani stanno resistendo da circa due ore. I difensori, ormai senza proiettili, nascondono le armi e si arrendono. Alcuni operai, condotti all’hôtel Gallia e minacciati di fucilazione dai brigatisti neri, vengono lasciati in libertà alle 18:00 in seguito all’arrivo di due ufficiali tedeschi i quali si dichiarano «convinti che il personale della Pirelli era stato vittima di un colpo di mano di partigiani esterni». La città è ormai in subbuglio e la fucilazione dei rastrellati può costare cara.

ore 17:00, Bicocca. Bruto Mauri, comandante la 109ª brigata Garibaldi Sap arriva davanti all’ingresso della Pirelli ostruito con un vecchio locomotore disposto trasversalmente. Chiama due operai in tuta e armati che sporgono dal muro e, per poco, non viene preso a fucilate: nella precipitazione degli eventi nessuno ha pensato alla parola d’ordine. Alla fine, riconosciuto da «Marco», comandante dei sappisti della Pirelli, gli viene gettata una scala per scavalcare il muro di cinta.

ora imprecisata, Taliedo. Sappisti della 125ª brigata Garibaldi Sap occupano l’aeroporto di Taliedo catturando il presidio germanico. Squadre delle brigate Mazzini controllano la zona di Taliedo, viale Corsica e viale Campania.

ora imprecisata, 6° settore (Zona Centro). La 120ª brigata Garibaldi Sap impone la resa ai nazifascisti dislocati in Foro Buonaparte, occupa il commissariato di Ps di via Pezzoni e la sede della Muti di via Rovello 2, già abbandonata dai mutini.

ore 17:00, piazza Fontana. Attraverso la mediazione del cardinale Schuster, impegnato fino all’ultimo a scongiurare quella che ritiene un’insurrezione comunista, Mussolini, sperando di poter ancora patteggiare la resa, si incontra con alcuni rappresentanti del Clnai e il generale Cadorna, comandante il Corpo volontari della libertà. Il duce è accompagnato dal maresciallo Graziani, dal ministro Zerbino, dal sottosegretario Barracu e dal prefetto Bassi. Per il Clnai sono presenti Achille Lombardi (partito d’azione), Achille Marazza (democrazia cristiana) e Guido Arpesani (partito liberale). Informato che la resa dei fascisti deve essere incondizionata e che i tedeschi stanno trattando con gli americani, Mussolini dichiara di voler ritornare in prefettura per riprendersi – dice – la libertà d’azione con i tedeschi. Si impegna a ritornare all’arcivescovado entro un’ora per concludere le trattative di resa.

ora imprecisata del pomeriggio: occupate le sedi del Corriere della Sera, dellaGazzetta dello Sport e del Popolo d’Italia in piazza Cavour. Si utilizzano gli impianti per stampare le edizioni insurrezionali de l’Unità, dell’Avanti e di Italia libera, organo del partito d’azione. Gappisti a protezione della sede del Corriere.

ore 17:30, zona Ticinese. Due squadre della 113ª brigata Garibaldi Sap, in collaborazione con elementi della 48ª brigata Matteotti, presidiano le centrali zonali dell’energia elettrica e dell’acqua potabile.

  

ora imprecisata, zona Lambrate-Ortica. Squadre delle brigate Matteotti occupano la stazione ferroviaria e la caserma del 3° Autieri in via Pitteri.

  • ore 18:00 circa, Sesto San Giovanni. Basilio Pitea, commissario politico della IX divisione Garibaldi Sap, arriva alla Pirelli con due camion carichi di garibaldini della Ercole Marelli.

ore 18:30 circa, zona Calvairate. Il 2° distaccamento della 124ª brigata Garibaldi Sap respinge un’attacco tedesco al deposito Atm di viale Molise. Si spara per circa un’ora fra viale Molise, via del Turchino e via Monte Velino. I tedeschi abbandonano la zona.

ore 19:00, Sesto San Giovanni. Il cielo è annuvolato ed a tratti pioviggina. All’interno della Pirelli fervono i preparativi. Viene approntato il servizio sanitario con una cinquantina di persone fra medici e infermieri. Le cucine sono pronte per servire una minestra calda ai volontari.

ore 19:00 circa, corso Monforte. Mussolini (probabilmente l’ultima foto da vivo ) lascia il palazzo della prefettura e si dirige verso Como con il pretesto di un’estrema difesa in Valtellina, in realtà con l’intenzione di riparare in Svizzera. Lo seguono Graziani, Pavolini, il comandante della Muti Franco Colombo, numerosi gerarchi e una scorta di SS che deve sorvegliarne i movimenti e impedirgli di espatriare o di consegnarsi agli alleati.

ora imprecisata della sera, zona Centro. Attorno alla sede fascista di piazza San Sepolcro scontri tra repubblichini e squadre della 54ª e 55ª brigate Matteotti. In via del Bollo cadono i sappisti matteottini Natale Mapelli e Giuseppe Taviano.

ore 20:00. Distaccamenti della 124ª brigata Garibaldi Sap occupano il Mercato pollame e Ponte Lambro.

ore 20:00, via Valtellina angolo via Jenner. Scontro a fuoco tra garibaldini del 7° distaccamento della 111ª brigata Garibaldi sap e fascisti a bordo di un’auto. Il garibaldino Ugo Zagaria cade nel tentativo di portarsi a distanza utile per scagliare una bomba a mano.

ore 21:00, zona Baggio-via Forze Armate. Il 1° distaccamento della 112ª Garibaldi Sap disarma i fascisti del presidio della Bernardi recuperando una mitraglia, quattro mitra e una trentina di fucili con abbondante munizionamento. Il 2° distaccamento occupa Villa Feltrinelli, adibita a deposito della SS tedesca. Il 3° distaccamento, con alcuni sappisti della fabbrica Violini, occupa il distaccamento bersaglieri di via Vittoria Colonna e si impadronisce di 43 fucili e parecchie casse di munizioni con cui vengono armati gli operai della Violini, della Salmoiraghi e della Bergomi. Il 4° distaccamento occupa Baggio e prende possesso della caserma della Gnr e della casa del fascio. Non si segnalano scontri.

ore 21:00, zona Bicocca. Lungo viale Zara, all’altezza della Pirelli, sono fermi un autobus di linea e diversi camion con circa duecento baschi neri della milizia fascista francese di Darnand, la cui fama è peggiore di quella dei repubblichini. Probabilmente intendevano accodarsi alle colonne fasciste dirette in Valtellina ma hanno sbagliato strada e non sanno che direzione prendere.

ore 22:00. Una delegazione garibaldina porta l’intimazione di resa ai francesi che la respingono e cominciano a sparare con mitragliatrici pesanti scaricate dai camion. I proiettili prendono d’infilata tutti gli spazi che dividono i capannoni della Pirelli disposti trasversalmente al viale Zara. Alcuni feriti leggeri tra gli operai. I collegamenti fra i vari punti del quadrilatero vengono effettuati attraverso i magazzini interrati che corrono sotto gli stabilimenti.

  • tarda serata, zona Naviglio Grande. 35 sappisti della 113ª brigata Garibaldi Sap attaccano di sorpresa e disarmano il presidio tedesco della stazione di San Cristoforo salvando tutti gli impianti.
  • tarda serata, zona Naviglio Grande. Luigi Maradini, comandante della 113ª brigata Garibaldi Sap, ordina il blocco della nazionale per Alessandria all’altezza di Ronchetto sul Naviglio: una sessantina di garibaldini con solo 5 mitra, dieci moschetti, una decina di bombe a mano e «numerosissime rivoltelle non completamente cariche». Sopraggiunge, puntando sulla città, una forte autocolonna tedesca che viene investita da lancio di bombe a mano e raffiche di mitra. Ne nasce un violento scontro che si protrae per un’ora finché, esaurite le munizioni, i partigiani devono ritirarsi. Anche la colonna germanica fa marcia indietro dirigendo verso Corsico e poi verso Baggio. I tedeschi lasciano sul terreno diversi morti tra cui due ufficiali. Nel combattimento sono caduti i garibaldini Domenico Bernori, Idelio Fantoni e Giovanni Paghini. Feriti Scipione Grossi, Paolo Mignosi e Antonio Besana.

ore 24:00, Sesto San Giovanni. Alla Pirelli garibaldini, matteottini e repubblicani della 21ª brigata Mazzini continuano il combattimento con i miliziani francesi. Viene approntata una specie di locomotiva blindata applicando dei lamieroni sulle fiancate di una vecchia vaporiera che serve per il traino dei vagoni all’interno dello stabilimento e la macchina viene avviata su un binario che sbuca su viale Sarca. Tolto lo sbarramento al cancello di uscita, la locomotiva parte sbuffando e sprigionando bagliori di fuoco; l’accompagnano nutrite scariche di fucileria esplose da alcuni sappisti accodatisi alla vaporiera e dai vicini posti di guardia. Poco dopo i francesi alzano bandiera bianca e si danno prigionieri. Ingente il bottino: 20 mitragliere da 20 mm, un intero camion di munizioni, armi automatiche individuali e due cannoncini anticarro.

( fonte un sito che si firma così: Ricordi resistentifatti, uomini e donne della guerra di liberazione )

Famiglie                     d’Italia

 Umberto Napolitano

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

 

Mercoledì 25 aprile 1945: Milano scrive il finale di un’orrenda storia

aprile 26, 2010

Oggi, 26 aprile 2010, apro questo blog con la prima pagina di uno storico quotidiano datata 26 aprile 1945. Le ricerche su Google mi hanno permesso di trovare un’interessante cronistoria sui fatti avvenuti a Milano il 25 aprile di 65 anni da, fatti che, come evidenziato nel titolo, contribuirono a scrivere i ” titoli di coda ” di un film terribilmente   reale e tragico che vide protagonista, almeno per quanto riguarda l’Italia, l’intero suo popolo.

 

Da “Resistenza, album della guerra di Liberazione” di Raimondo Luraghi cronologia degli eventi,ora per ora, strada per strada

 

ore 06:00, via Pergolesi. Leo Valiani incontra Mario Rollier e gli consegna l’ordine insurrezionale da far pervenire a Egidio Liberti, capo di stato maggiore delle formazioni Giustizia e libertà.

all’incirca alla stessa ora,viale Monte Nero 82. Lelio Basso e Corrado Bonfantini, dalla sede insurrezionale del comando generale delle brigate Matteotti, diramano l’ordine di insorgere alle formazioni organizzate dal partito socialista.

ore 08:00, via Copernico. Il Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia si riunisce presso il collegio dei Salesiani. Rodolfo Morandi viene nominato presidente del Clnai. Approvata all’unanimità la proclamazione dell’insurrezione. Viene inoltre redatto il decreto dell’assunzione di tutti i poteri da parte del Clnai e dei Cln regionali, provinciali e cittadini. Con un altro decreto vengono nominate le commissioni di Giustizia per la funzione inquirente, i Tribunali di guerra e le Corti d’assise popolari per quella giudicante. Il decreto, che verrà ripetutamente trasmesso radiofonicamente, recita: (more…)

Festa della liberazione, perché si festeggia il 25 aprile

aprile 25, 2010

Grazie a San Google e a Santa Wikipedia sono in grado di attingere e raggruppare tutta una serie di informazioni che mi permettono di offrirvi notizie storiche interessanti ed istruttive riguardanti date importanti come quella di oggi 25 aprile, Festa della Liberazione 

Il periodo storico individuato comunemente come Resistenza italiana inizia, per convenzione storiografica ormai consolidata, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e termina alla fine del mese di aprile 1945. La scelta di celebrare la fine di quel periodo con il 25 aprile 1945 fu riferito dal CLNAI con la data dell’appello per l’insurrezione armata della città di Milano, sede del comando partigiano. La Resistenza italiana fu solo la prima parte del cosiddetto periodo costituzionale transitorio. In termini politici questo periodo si concluse con la nomina del primo governo Parri del 21 giugno 1945. La seconda parte terminerà il 1º gennaio 1948, giorno dell’applicazione della nuova Costituzione Italiana. (more…)