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Cosa significa essere gesuiti

marzo 18, 2013

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In questi giorni, dopo l’elezione di Papa Francesco I, il termine ” gesuita ” è sulla bocca di tutti. Alcuni lo pronunciano addirittura con timore come nascondesse chissà quale oscuro messaggio o significato. Invece l’immagine che ha fornito di sé Jorge Mario Bergoglio ha ben poco di oscuro, anzi: dai suoi occhi e dalle sue parole emerge un messaggio chiaro e semplice che parla di pace, amore e solidarietà verso i deboli. Comunque, come uso fare in questo blog, sono andato alla ricerca di informazioni tramite Google entrando direttamente nel sito Gesuiti.it, dal quale ho tratto quanto segue.

“Anzitutto, chi sono i gesuiti? Sono “religiosi”, cioè persone consacrate con voti all’amore e al servizio di Dio, della Chiesa e degli uomini. Soltanto che, oltre ai tre voti di povertà, castità e obbedienza comuni a tutti i religiosi, i gesuiti “professi” fanno un quarto voto di speciale obbedienza al Papa, il quale in forza di tale voto può mandarli in ogni parte del mondo e affidare loro qualsiasi “missione” egli ritenga necessaria o utile per il bene della Chiesa.

In quanto religiosi, i gesuiti fanno parte di un particolare Ordine religioso, che si chiama la “Compagnia di Gesù” (in latino, Societas Iesu; in sigla “S.I.” Quando la traduzione ufficiale latina del Vangelo utilizzava la lettera “J” per il nome di Gesù, Jesus, la sigla dei Gesuiti era “S.J.”).

È importante notare che il termine “Compagnia” non ha un significato militare (come alcuni pensano, parlando dei gesuiti come dei “soldati del Papa”), ma significa soltanto un gruppo di persone che stanno insieme per il raggiungimento di uno scopo. Invece, nell’espressione “Compagnia di Gesù” il termine significativo è “di Gesù”: esso vuol dire, infatti, che i gesuiti fanno di Gesù il centro e lo scopo della loro vita, vogliono essere “compagni di Gesù”, cercando in ogni modo di imitarlo nella sua vita e nella sua morte; vogliono lavorare con Lui nella vita apostolica e vogliono servirlo nella sua Chiesa con la maggiore dedizione possibile, a costo di ogni sacrificio, fino a quello della vita. Questo è il nucleo essenziale della spiritualità dei gesuiti, che essi attingono anche dagli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio di Loyola, loro fondatore, ed è la spiegazione ultima di quanto c’è di grande e di eroico nella loro storia.

Certamente in questa storia non tutto è grande ed eroico. Ci sono deficienze, miserie, infedeltà al Vangelo, come in ogni gruppo di uomini, segnati dai peccati dell’orgoglio, dell’ambizione, dalla ricerca dei propri interessi umani e mondani. Ma quello che stupisce chi ripercorre anche frettolosamente la storia della Compagnia di Gesù è che in essa è fiorita in modo eccezionale la santità cristiana: sono oltre 50 i gesuiti che la Chiesa ha proclamati “santi” e oltre 150 quelli proclamati “beati”. La maggior parte di essi hanno sofferto il martirio per la fede. A questi santi e beati va aggiunta una moltitudine immensa di gesuiti che, in ogni parte del mondo, hanno sofferto il martirio o hanno vissuto santamente secondo il Vangelo. “

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

L’esaltazione dei gesti nell’umiltà del pontificato di Papa Bergoglio

marzo 15, 2013

Fede

Una svolta, una rivoluzione, un riavvicinarsi della Chiesa al popolo nell’esaltazione dei gesti come messaggio di cambiamento e di esempio per un pontificato che abbandoni gli sfarzi per ricongiungersi ai poveri e soccorrerli spiritualmente e materialmente. Papa Bergoglio lascia il crocifisso d’oro per indossarne uno di ferro che più si avvicini al martirio di Cristo, usa il pulmino per spostarsi e si propone per pagare il conto dell’albergo dove ha alloggiato. Un insieme di gesti come messaggio, d’ora in avanti, di un comportamento più umano  della Chiese che esce dal suo isolamento aureo per riconquistare l’uomo, per accompagnarlo in una preghiera reciproca che serva a riavvicinarci tutti a Dio ed al riuso del buon senso. Papa Francesco  riarma il popolo per aiutarlo a ribellarsi alla schiavitù materialistica, come fece la Compagnia di Gesù con gli indios nella loro rivolta alle repressioni dei conquistadores. Ma questa volta niente più uso della spada, solo il rinnovo della fede nella Croce per ritornare soldati di Gesù e riaffidarsi a Dio e riprendersi la vita.

Che non succeda come allora quando infine prevalse l’ingordigia dei conquistadores con il ripristino della schiavitù dei poveri indios, ma confidiamo in questo nuovo papa rifuggendo messaggi nefasti di chi tenta di offuscarne, per timore del cambiamento, immagine e propositi riesumando storie vecchie, solo raccontate e non provate, o predizioni nefaste che lo abbinino in qualche modo al temuto avvento di un Papa Nero…  Papa Francesco I si è presentato vestito di bianco per illuminare in pochi attimi le nostre anime e le nostre speranze.

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia